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:: forum ANP Piemonte :: maggio 2015 :..

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Il tuo quesito e la relativa risposta o il tuo commento saranno presto pubblicati su questa pagina.

Ogni dato comunicato verrà trattato ai sensi della normativa vigente.

 

 

 

Esami preliminari: materie da sostenere

 

Quesito del 21/05/2015

Un ex alunno, che ha frequentato il Liceo artistico pre-riforma Gelmini, vuole fare gli esami preliminari all’esame di stato (solo per la classe quinta, in quanto lui aveva già frequentato con promozione la 4^). E’ corretto fargli semplicemente fare gli esami relativi a programmi e materie di quinta, o bisogna anche andare a recuperare quelle parti di materie che sono state svolte, allora, con un programma diverso (es. ora c’è - solo in 3^ e 4^ - “Chimica dei materiali”, mentre lui ha affrontato la chimica organica e inorganica, in forma non approfondita, nell’ambito del normale programma di Scienze. Inoltre anche le Materie artistiche hanno cambiato nome e, ma solo in parte, anche fisionomia). Per gli alunni ripetenti - a scavalco tra vecchio e nuovo ordinamento - il MIUR aveva chiarito che era sufficiente all’inizio del nuovo anno un colloquio sulle materie o parti di materie non svolte (con eventuali corsi di recupero nel caso mancassero conoscenze/competenze irrinunciabili per poter frequentare il  nuovo anno; ma nel caso in oggetto?).

 

Risposta

Premesso che ad oggi non è ancora stata emanata la consueta O.M. relativa agli esami di stato per l'a.sc. in corso, ci si deve rifare a quella dell'anno precedente, con l'avvertenza che quanto qui affermato potrebbe essere modificato dalla nuova O.M.

L'ammissione di tale candidato, ai sensi dell'art. 7 dell'O.M. 37/2014, è sempre subordinata al superamento di un esame preliminare inteso ad accertare, attraverso prove scritte, grafiche, scritto-grafiche, pratiche e orali, secondo quanto previsto dal piano di studi, la sua preparazione sulle materie dell'anno o degli anni per i quali non è in possesso della promozione o dell'idoneità alla classe successiva, nonché su quelle previste dal piano di studi dell’ultimo anno.

In particolare, sostengono l’esame preliminare sulle materie previste dal piano di studi dell’ultimo anno i candidati in possesso di idoneità o di promozione all’ultimo anno, anche riferita ad un corso di studi di un paese appartenente all’Unione Europea di tipo e livello equivalente, che non hanno frequentato il predetto anno ovvero che non hanno comunque titolo per essere scrutinati per l’ammissione all’esame.

I candidati in possesso di altro titolo conseguito al termine di un corso di studi di istruzione secondaria di secondo grado di durata almeno quadriennale, di cui all'articolo 3, comma 1, lettera d) e comma 2, lettera d) sostengono l'esame preliminare solo sulle materie e sulle parti di programma non coincidenti con quelle del corso già seguito, con riferimento sia alle classi precedenti l’ultima sia all’ultimo anno. Analogamente, i candidati in possesso di promozione o idoneità a una classe di altro corso di studio sostengono l'esame preliminare solo sulle materie e sulle parti di programma non coincidenti con quelle del corso già seguito, con riferimento sia alle classi precedenti l’ultima sia all’ultimo anno (cfr. articolo 3, comma 6 decreto del Presidente della Repubblica n.323 del 1998).

       L'esame preliminare è sostenuto nel mese di maggio e, comunque, non oltre il termine delle lezioni, davanti al consiglio della classe collegata alla commissione alla quale il candidato esterno è stato assegnato. Il consiglio di classe, ove necessario, è integrato dai docenti delle materie insegnate negli anni precedenti l'ultimo.

A queste disposizioni la scuola dovrà attenersi nel predisporre le prove preliminari che il candidato dovrà sostenere.

 

 

I compensi dovuti al docente in part time nominato membro interno

 

Quesito del 31/05/2015

Sono un docente con contratto di part time in una classe terminale dei corso di studio di istruzione secondaria di secondo grado di un IIS.

Sono stato nominato dal Consiglio di Classe membro interno.

Sono stato nominato dal DS componente della commissione per gli esami preliminari all’Esame di Stato dei candidati privatisti, assegnati alla Commissione alla quale la mia classe è collegata.

E’ pacifico, ai sensi dell’art. 12, comma 1 e 3 dell’Ordinanza Ministeriale n. 446 del 22.7.1997, che durante gli Esami di Maturità (attuali Esami di Stato) al docente part time spetta la retribuzione che percepirebbe senza la riduzione di orario.

Vorrei sapere se anche durante gli esami preliminari (visto che nella predetta OM si fa riferimento ai membri aggregati) si applica la disciplina della “retribuzione piena”.

In caso di risposta affermativa, si applicherebbe per tutta la durata degli esami o solo per le giornate di effettivo impegno?

In caso di risposta negativa, quale sarebbe la ratio di una simile disparità di trattamento fra il docente part time e quello a tempo pieno, a parità di attività lavorativa?

Ringrazio fin da ora per la cortese attenzione.

 

Risposta

La premessa è che la C.M. 5/2015 prevede che i docenti con rapporto di lavoro a tempo parziale hanno la facoltà di presentare la scheda di partecipazione alla commissione d’esame in qualità di presidenti e/o commissario esterno e possono essere designati commissari interni.

Quindi la sua designazione è pienamente legittima.

Già l'art. 14 del D.M. 6/2007, avente carattere permanente, disponeva, rispondendo così anche ai dubbi rappresentati nel quesito:

“1. I docenti con rapporto di lavoro a tempo parziale possono essere designati a svolgere la funzione di commissario interno. I medesimi docenti, qualora ne abbiano titolo, hanno facoltà di presentare la scheda di partecipazione agli esami di Stato come presidenti o commissari esterni.

2. Qualora vengano nominati, i docenti con rapporto di lavoro a tempo parziale sono tenuti a prestare servizio secondo l'orario previsto per il rapporto di lavoro a tempo pieno e ai medesimi vengono corrisposti, per il periodo dell'effettiva partecipazione agli esami, la stessa retribuzione e lo stesso trattamento economico che percepirebbero senza la riduzione dell'attività lavorativa”.

Pertanto spetta la retribuzione intera per tutta la durata degli esami preliminari.

 

 

Aspettativa per anno sabbatico

 

Quesito del 31/05/015

Sono una docente di scuola secondaria di primo grado e la scorsa settimana ho presentato presso la segreteria della scuola la richiesta di poter usufruite di un anno sabbatico a partire dal prossimo 1° Settembre.

Il Dirigente scolastico non ha avuto nulla da eccepire ed ha dato mandato alla segreteria di inoltrare la richiesta (già protocollata e di cui serbo una copia) agli enti preposti (uffici provinciali scuola e tesoro).

Ho ora due quesiti da porre:

1) Devo quindi considerare la mia richiesta comunque già ufficialmente approvata dal Dirigente scolastico e quindi posso iniziare ad informare i ragazzi e le famiglie che l’anno prossimo sarò per un anno in aspettativa o la richiesta potrebbe essere rifiutata dagli “enti preposti”?

2) Riceverò una notifica formale di accettazione della mia richiesta di anno sabbatico (come ad esempio per le richieste di part time) dagli enti preposti o dal Dirigente scolastico, o devo comunque considerare formalmente accettata la mia richiesta per il semplice fatto che il Dirigente scolastico ha dato un nulla osta verbale a procedere con la trasmissione della richiesta protocollata agli enti?

Grazie.

 

Risposta

L'aspettativa per anno sabbatico è regolata dall’art. 26, comma 14 delle legge 23/12/1998 n. 448, che prevede: “I docenti e i dirigenti scolastici che hanno superato il periodo di prova possono usufruire di un periodo di aspettativa non retribuita della durata massima di un anno scolastico ogni dieci anni. Per i detti periodi i docenti e i dirigenti possono provvedere a loro spese alla copertura degli oneri previdenziali”.

Il beneficio in questione spetta a tutto il personale docente e dirigente della scuola, a condizione del superamento del periodo di prova e consiste in un'aspettativa non retribuita fino a un massimo di 1 anno ogni 10 (compreso il primo decennio).

La C.M. n. 96 del 28/03/2000 ha chiarito che: a) la richiesta è sottratta all'apprezzamento discrezionale dell'amministrazione; b) tale aspettativa non può essere oggetto di frazionamento, sicché la fruizione di un periodo inferiore esaurisce il diritto.

L’istanza, che non abbisogna di altri riferimenti normativi oltre quello della legge 448/1998, va presentata alla scuola senza il dovere di indicare i motivi per i quali l’interessato intende fruirne né dove.

L'aspettativa interrompe l’anzianità di servizio, ma i relativi periodi possono essere riscattati a spese dell’interessato.

L'istanza in questione può quindi essere ufficialmente approvata dalla scuola anche senza una formale notifica di accettazione.

 

 

Il voto del docente di religione nello scrutinio finale

 

Quesito del 29/05/2015

Vorrei sottoporLe il seguente quesito relativo alla valenza del voto espresso dal docente di religione all'interno dello scrutinio finale.

La normativa dice che "nel caso di deliberazione da adottarsi a maggioranza il voto espresso dall'insegnante di religione, se determinante, diviene un giudizio motivato e viene riportato nel verbale " (D.Lgs. n. 297/94 art. 309).

Tuttavia, sulla qualificazione di "determinante" trovo le seguenti interpretazioni:

- consigli di classe di numero PARI: determinante quando coincide con quello del Presidente ES. 4 VOTANO PER AMMISSIONE (tra cui DS e Religione) e 4 per la non ammissione

- voto di religione si "toglie" e si trascrive come giudizio motivato - restano 3 voti per ammissione e 4 per la non ammissione - l'alunno non sarà ammesso

- consigli di classe di numero DISPARI: determinante quando religione vota per la maggioranza e il DS per la minoranza Es. 5 votano per l'ammissione (tra cui DS) e 6 per la non ammissione (tra cui religione) - il voto di religione si "toglie" e si trascrive come giudizio motivato - restano 5 per il sì e 5 per il no ma passa l'ammissione poiché voto DS vale doppio.

Simili interpretazioni possono ritenersi valide?

Grazie.

 

Risposta

La questione è di vecchia data e, purtroppo, non è possibile dare una risposta in termini di certezza.

Si ritiene opportuno, al fine di fare un po' di chiarezza, una breve cronistoria degli interventi normativi, degli interventi ministeriali e delle pronunce giurisprudenziali.

Secondo il D.Lg. 297 del 16 aprile 1994, art. 309 comma 3, “I docenti incaricati dell’insegnamento della religione cattolica fanno parte della componente docenti negli organi scolastici con gli stessi diritti e doveri degli altri docenti, ma partecipano alle valutazioni periodiche e finali solo per gli alunni che si sono avvalsi dell’insegnamento della religione cattolica”.

Secondo la dizione di tale articolo sembra che il docente di IRC, al pari degli altri insegnanti, possa determinare promozione e bocciature degli avvalentisi.

Tuttavia altre normative sono meno chiare.

In particolare l’Intesa fra il Ministro della Pubblica Istruzione e il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, firmata il 13 giugno 1990, convalidata dal D.P.R. 23 giugno 1990, n. 202, recita al punto 2.7 “Nello scrutinio finale, nel caso in cui la normativa statale richieda una valutazione da adottarsi a maggioranza, il voto espresso dall’insegnante di religione cattolica, se determinante, diviene un giudizio motivato iscritto a verbale”.

La dizione usata contiene un notevole margine di ambiguità: il giudizio che deve essere messo a verbale ha carattere decisionale e costitutivo delle maggioranze oppure no?

Ma il TAR Puglia sez. Lecce, con sentenza n. 6 del 5 gennaio 1994, facendo leva sull’ambiguità del termine “espresso”, accoglieva un ricorso presentato dalla Curia di Lecce, sentenziando che il giudizio degli insegnanti di religione cattolica iscritto a verbale doveva “mantenere un carattere decisionale e costitutivo della maggioranza”. E dunque valido per determinare la promozione o la bocciatura.

L’anno successivo, rispondendo a un’interrogazione parlamentare dell’on. Nadia Masini, il Ministro Lombardi prendeva le distanze dalla citata sentenza del TAR Puglia, osservando che “una siffatta interpretazione non pare possa invero essere condivisa, ove si consideri che proprio il fatto che l’Autorità scolastica italiana e la CEI abbiano avvertito la necessità di aggiungere al precedente Accordo del 1985 la precisazione in questione sta evidentemente a significare la volontà delle parti di trattare in maniera differenziata i docenti di religione nella fase dello scrutinio finale.

La normativa in esame non può che essere, ad avviso di questa amministrazione, nel senso che quando il voto dei docenti in parola diviene determinante, esso deve trasformarsi in giudizio motivato che non rientra nel conteggio e che, di conseguenza, non ha riflesso sulla promovibilità dell’alunno alla classe successiva e sulla ammissione agli esami”.

Sulla stessa linea interpretativa del TAR Puglia, sez. Lecce, si è collocato, il TAR Toscana (sentenza 1089 del 20 dicembre 1999; sentenza 5528 del 3 novembre 2005).

Ma in senso contrario ha avuto modo di esprimersi, con sentenza 780 del 16 ottobre 1996, la prima sezione del TAR del Piemonte.

Per le predette ragioni si registrano, sul territorio nazionale, prassi fra loro difformi.

In sostanza, nell’incertezza, è il dirigente scolastico che è chiamato ad assumere, quale presidente del Consiglio di classe, una sua motivata posizione, che può essere discussa e contestata, ma che – alla fine – dovrà trovare applicazione.

Ovviamente, una volta adottata una soluzione, valida sia per l’insegnamento di religione cattolica che di materie alternative, questa va mantenuta in tutti i casi.

Circa il giudizio motivato, esso consiste nella dichiarazione (e puntuale verbalizzazione) delle motivazioni che supportano la posizione (favorevole o contraria alla proposta messa in votazione dal presidente del consiglio) espressa in sede di scrutinio finale dal docente di religione (e nel caso degli studenti non avvalentesi, dal docente della materia alternativa e, a parere dello scrivente, anche dal docente che ha assistito allo studio individuale).

 

 

Il ricorso ad esperti esterni è subordinato alla mancanza di risorse interne

 

Quesito del 29/05/2015

Nell’Istituto comprensivo che dirigo dal corrente anno scolastico, si effettuano corsi finanziati dalle famiglie, in orario extrascolastico, per la certificazione linguistica KET, PET e DELE, tenuti dai docenti interni della scuola e rivolti ai nostri alunni, con risultati eccellenti.

I Revisori dei conti hanno obiettato che, trattandosi di fondi privati, per effettuare tali corsi si debba ricorrere ad esperti esterni, selezionati con regolare bando di gara. Poiché nei bandi per esperti esterni si è soliti dichiarare in premessa che: “accertata che tra i docenti interni dell’Istituto non si ravvisa il possesso dei requisiti necessari al progetto ai sensi dell’art. 7 del D.lgs 165/2001” si chiede se il rilievo dei Revisori dei Conti sia legittimo. Si precisa che i fondi vengono regolarmente introitati e gestiti in bilancio.

La ringrazio per l'attenzione.

 

Risposta

Si conferma che l'art. 7 del D.Lgs. 265/2001 dispone che per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo, di natura occasionale o coordinata e continuativa, ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria, in presenza dei alcuni presupposti di legittimità, tra cui si esplicita che l'amministrazione deve avere preliminarmente accertato l'impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno.

Pertanto si ritiene che il ricorso ad esperti esterni per la certificazione linguistica KET, PET e DELE debba essere subordinata alla mancata presenza di competenze interne.

Se tali energie risultano disponibili e comprovate da pregressi risultati eccellenti si ritene che ad esse debba essere prioritariamente fatto ricorso, nonostante il parere contrario dei revisori dei conti. La motivazione che i finanziamenti derivino da fondi privati non esime la scuola dall'osservanza dell'art. 7 citato.

 

 

Il rientro anticipato del titolare non legittima il licenziamento del supplente

 

Quesito del 27/05/2015

Una docente ha chiesto aspettativa per motivi di famiglia; è stata nominata una supplente.

Sono venuti meno i motivi per l'aspettativa e la titolare ha chiesto di rientrare. E' stato rescisso il contratto della supplente (dopo una ventina di giorni di servizio).

Ora la supplente (iscritta all'ANIEF) chiede "almeno il riconoscimento giuridico" della nomina fino al termine inizialmente previsto nella nomina (quaranta giorni).

E' una richiesta legittima?

Grazie.

 

Risposta

La posizione prevalente in giurisprudenza e dottrina è contraria alla risoluzione di un contratto di supplenza a seguito del venir meno del presupposto giuridico del congedo del titolare (ad es. per il suo rientro anticipato).

Si osserva, infatti, che soltanto il CCNL Scuola del 1995 prevedeva espressamente la risoluzione del contratto per rientro anticipato del titolare, mentre analoga previsione non è stata riportata nei successivi CCNL del 1999, 2003 e 2007.

    Lo ha ricordato anche recentemente l’ARAN nell’Orientamento applicativo SCU_069 del 14/06/2013, nel quale alla domanda: Il contratto stipulato con il supplente si risolve nel caso di rientro anticipato del titolare?” ha risposto:Si fa presente che l’art. 18 comma 2 lett c) del CCNL 04/08/1995 prevedeva espressamente la risoluzione del contratto stipulato con il supplente a seguito del “rientro anticipato del titolare”, questa norma non è stata più ripresa dai successivi CCNL per cui si deve considerare non più applicabile”.

In dottrina è stato osservato che la clausola “fino al rientro del titolare”, che a volte si trova ancora indicata sui contratti individuali di lavoro è annullabile perché viola il dettato del CCNL nella parte in cui prescrive, per il personale a tempo determinato, la esplicita indicazione della data di inizio e di fine del rapporto di lavoro (cfr art. 25, comma 4, lett. b) e c) del CCNL/2007).

Il vigente CCNL Scuola prevede che “Il contratto individuale specifica le cause che ne costituiscono condizioni risolutive e specifica, altresì, che il rapporto di lavoro è regolato dalla disciplina del presente CCNL. E' comunque causa di risoluzione del contratto l'annullamento della procedura di reclutamento che ne costituisce il presupposto” (art. 25/5 per il personale docente e art. 44/7 per il personale ATA).

Nel caso sottoposto la risoluzione del contratto sarebbe determinata non dall’annullamento della procedura, bensì dal rientro anticipato del titolare, condizione non specificata nel contratto di lavoro.

Il dirigente scolastico può risolvere anticipatamente un contratto soltanto per i seguenti motivi:

- superamento del limite massimo di assenze consentito;

- provvedimenti disciplinari che si concludono con la sanzione del licenziamento;

- annullamento della procedura amministrativa che ha portato all’assunzione del lavoratore.

In giurisprudenza, invece, è stato affermato che non è possibile licenziare il lavoratore a tempo determinato qualora vengano meno le esigenze per cui era stato assunto qual è, per l’appunto, il rientro anticipato del titolare (cfr. tribunale Pordenone, sentenza n. 12/2004; Corte d'Appello di Trieste, sentenza n. 160 del 2005).

Infatti i contratti individuali di lavoro costituiscono un obbligo da ottemperare per entrambi i contraenti e una rescissione unilaterale di tale obbligo non prevista dallo stesso contratto non è legittima e può essere impugnata dinanzi al giudice ordinario.

Alla luce di quanto sopra, si ritiene che la scuola non possa procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro con il supplente per decadenza del presupposto giuridico del congedo del titolare e conseguente rientro anticipato in servizio, ma debba procedere alla relativa utilizzazione per la durata del contratto stipulato in precedenza.

Anche il docente che rientra anticipatamente dal servizio viene utilizzato secondo le necessità della scuola con le modalità previste dall’art. 28 del CCNL/2007: interventi didattici ed educativi integrativi, eventuali supplenze e, in mancanza, rimanendo a disposizione anche per attività parascolastiche ed interscolastiche.

 

 

Il diritto alla mensa gratuita

 

Quesito del 27/05/2015

Contrattualmente tutti gli insegnanti hanno diritto alla mensa durante le ore di servizio. In una scuola dell'infanzia il Comune garantisce un solo pasto anche se alle ore 12.00 sono in servizio due insegnanti. Chi ha ragione? Posso fare pressione sul Comune?

 

Risposta

L’art. 21 del CCNL/2007 prevede che il diritto alla fruizione del servizio di mensa gratuita riguarda il personale docente in servizio in ciascuna classe o sezione durante la refezione.

Laddove, per effetto dell’orario di funzionamento adottato dalle singole scuole, nella sezione risultino presenti contemporaneamente due insegnanti, entrambi hanno diritto al servizio di mensa.

Pertanto si ritiene che il DS abbia titolo a richiedere al Comune il rispetto della norma contrattuale in parola.

 

La riduzione delle mansioni di un collaboratore scolastico

 

Quesito del 27/05/2015

Il quesito è relativo alla procedura da mettere in atto in caso di richiesta di riduzione del carico di lavoro di un collaboratore scolastico. La richiesta è supportata da certificazione di medico privato, specialista in medicina del lavoro. Di conseguenza, il lavoratore pretende l’immediata sospensione da lavori “gravosi”, quali il lavaggio di vetri e pavimenti o il sollevamento di un secchio di acqua. Tuttavia, poiché ritengo che i passaggi procedurali per la verifica della inidoneità parziale siano:

 visita medica per sorveglianza sanitaria del medico competente

 utilizzo del lavoratore a mansioni equivalenti

 eventuale richiesta di visita collegiale

chiedo se sia invece sufficiente il certificato di cui sopra.

Poiché, di fatto, i compiti dei collaboratori prevedono in larga parte mansioni come quelle di cui il lavoratore in oggetto chiede la sospensione e visto che nell’economia dell’Istituto risulta difficile adibire lo stesso lavoratore ad altre mansioni, si chiede se il maggior carico di lavoro ricadente sull’unico collega del plesso, benché incentivato, non rappresenti, in quanto continuativo, un danno fisico e psicologico per lo stesso.

Grazie.

 

Risposta

Nella generalità dei casi, per poter esonerare un collaboratore scolastico da determinate mansioni occorre sottoporre l’interessato quantomeno a sorveglianza sanitaria. Allo scopo non è sufficiente  una certificazione di medico privato.

Detta sorveglianza, ai sensi dell’art. 41 del D.Lgs. 81/08, consiste in una visita medica preventiva intesa a constatare l’assenza di controindicazioni al lavoro cui il lavoratore è destinato al fine di valutare la sua idoneità alla mansione specifica.

Le visite mediche preventive possono essere svolte, su scelta del datore di lavoro, dal medico competente se nominato dalla scuola o dai dipartimenti di prevenzione delle ASL.

Nei casi più gravi è necessario inviare il dipendente alla Commissione Medica di Verifica (CMV) operante presso le sedi decentrate del Ministero del Tesoro. Così prevede il Decreto del Ministero dell’economia e delle Finanze del 12/02/2004, commentato dalla Circolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze n. 426 del 26/04/2004. La circostanza è stata ancora fatta oggetto di ulteriore circolare del MEF n. 868 del 20/01/2009.

Qualora tale certificazione medica stabilisca la riduzione delle mansioni occorrerà stipulare con il dipendente un nuovo contratto individuale di utilizzo in funzioni parziali, come previsto dal contratto nazionale integrativo del 25/06/2008.

L’art. 4, comma 2 ha stabilito che qualora l’autorità sanitaria abbia dichiarato il dipendente idoneo a svolgere soltanto alcune delle mansioni del proprio profilo di appartenenza, possa essere disposta l’utilizzazione sulla base di criteri definiti in sede di contrattazione di istituto, in funzioni parziali del suddetto profilo che siano comunque coerenti con le attività e l’organizzazione del lavoro della scuola.

In merito si precisa che il passaggio in contrattazione non è più necessario alla luce dell'articolo 40, comma 1 del d.lgs. 165/2001 che esclude dalla contrattazione tutte le materie afferenti alle attinenti all'organizzazione degli uffici e alle prerogative dirigenziali. Al dirigente incombe solo l’onere dell’informativa alla parte sindacale.

Tra le mansioni del collaboratore scolastico previste dalla Tabella A (“Profili di area del personale ATA”) allegata al CCNL/2007 è prevista la pulizia dei locali, degli spazi scolastici e degli arredi, che costituisce la gran parte delle sue incombenze nell’ordinarietà dei casi, ma anche l’accoglienza e sorveglianza nei confronti degli alunni, nei periodi immediatamente antecedenti e successivi all’orario delle attività didattiche e durante la ricreazione, e del pubblico; la vigilanza sugli alunni, compresa l’ordinaria vigilanza e l’assistenza necessaria durante il pasto nelle mense scolastiche; la custodia e sorveglianza generica sui locali scolastici, la collaborazione con i docenti; l’ausilio materiale agli alunni portatori di handicap nell'accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche, all’interno e nell'uscita da esse.

Il nuovo contratto di lavoro da stipulare con il dipendente dovrà specificare a quale di queste mansioni verrà adibito.

Da ultimo si segnala che la scuola deve inserire nel sistema informativo del Miur (SIDI) il nominativo del dipendente, con il codice P065 nell’area “Gestione Assenze Esoneri” con la dicitura: Personale ATA inidoneo utilizzazione in altro profilo ovvero con mansioni ridotte nel profilo di titolarità.

Tale rilevazione è prevista nella C.M. 18 del 4/07/2013 sull’adeguamento dell’organico di diritto alla situazione di fatto, allo scopo di procedere ad eventuale assegnazione di posti in più, per compensare la ridotta capacità lavorativa di personale in servizio.

Non si ritiene che il maggior carico di lavoro ricadente sull’unico collega del plesso, benché incentivato, rappresenti, in quanto continuativo, un danno fisico e psicologico per lo stesso. Qualora si dovesse verificare la circostanza, si dovrebbe sottoporre lo stesso dipendente a una visita di controllo dei dipartimenti di prevenzione delle ASL.

 

 

Aspettativa senza retribuzione e aspettativa per anno sabbatico

 

Quesito del 27/05/2015

Avrei bisogno di alcuni chiarimenti in merito alle richieste di due insegnanti.

Una mi ha chiesto, per motivi personali, un periodo di aspettativa senza retribuzione. Che differenza intercorre tra aspettativa senza retribuzione e anno sabbatico? E' vincolante il parere favorevole del dirigente o deve essere comunque concesso? Mi ha anche chiesto se nel periodo di aspettativa può comunque lavorare altrove. Credo di avere intuito che voglia fare qualche altra esperienza lavorativa prima di decidere se continuare ad insegnare tutta la vita. Avrebbe intenzione di assentarsi per un periodo di alcuni mesi.

L'altra, invece, beneficiaria della L.104 per il figlio, mi ha chiesto se è possibile nei tre giorni mensili partecipare ad alcune riunioni/seminari di un'associazione che si occupa della malattia rara di cui è affetto il figlio. Non penso che si tratti di incontri di un paio di ore, altrimenti non me lo avrebbe neppure comunicato. Forse sono seminari che avranno luogo in città diverse da quella in cui lei risiede. E' stata molto vaga però credo che quei tre giorni servano per l'assistenza ai figli disabili e non sia contemplato quello che lei richiede. Non essendo però sicura ho preferito prendere tempo.

Grazie.

 

Risposta

1) L’aspettativa per un anno scolastico senza assegni per realizzare l’esperienza di una diversa attività lavorativa è regolata dall’art. 18, comma 3 del CCNL/2007.

La concessione di tale aspettativa non è discrezionale, in quanto la norma prevede testualmente che il dipendente, “a domanda, è collocato”, non lasciando, pertanto, alla scuola alcun margine di discrezionalità legato a esigenze di servizio. Naturalmente nella domanda il docente dovrà precisare ed attestare l’esperienza lavorativa per la quale chiede di essere collocato in aspettativa. 
Tuttavia tale aspettativa può essere concessa solo per un anno scolastico e non può essere prorogata.

In alternativa il docente in questione potrebbe richiedere l'aspettativa per anno sabbatico, regolata dall’art. 26, comma 14 delle legge 23/12/1998 n. 448, che prevede: “I docenti e i dirigenti scolastici che hanno superato il periodo di prova possono usufruire di un periodo di aspettativa non retribuita della durata massima di un anno scolastico ogni dieci anni. Per i detti periodi i docenti e i dirigenti possono provvedere a loro spese alla copertura degli oneri previdenziali”.

Il beneficio in questione spetta a tutto il personale docente e dirigente della scuola, a condizione del superamento del periodo di prova e consiste in un'aspettativa non retribuita fino a un massimo di 1 anno ogni 10 (compreso il primo decennio).

La C.M. n. 96 del 28/03/2000 ha chiarito che: a) la richiesta è sottratta all'apprezzamento discrezionale dell'amministrazione; b) tale aspettativa non può essere oggetto di frazionamento, sicché la fruizione di un periodo inferiore esaurisce il diritto.

L’istanza, che non abbisogna di altri riferimenti normativi oltre quello della legge 448/1998, va presentata alla scuola senza il dovere di indicare i motivi per i quali l’interessato intende fruirne né dove.

L'aspettativa interrompe l’anzianità di servizio, ma i relativi periodi possono essere riscattati a spese dell’interessato.

In assenza di norma in contrario, l’aspettativa per svolgere una diversa attività lavorativa e quella per anno sabbatico possono essere fruite in maniera continuativa. L’art. 70 del DPR 3/57 esclude il cumulo delle aspettative qualora non intercorra un periodo di servizio attivo superiore a sei mesi soltanto nel caso di aspettative per motivi di famiglia regolate dal precedente art. 69.

2) In merito alle modalità di utilizzo della legge 104, non si ritiene che l'Amministrazione possa verificare o richiedere al lavoratore una documentazione o un'autocertificazione della modalità relative.

Ai sensi della circolare della Funzione Pubblica n. 13 del 6 dicembre 2010 relativa alle modifiche contenute nell’art. 24 della legge 183/2010, al punto 7 (“Oneri del dipendente interessato ai permessi”), la scuola può soltanto chiedere, a corredo dell'istanza opportunamente documentata, che l'interessato presenti una dichiarazione sottoscritta di responsabilità e consapevolezza dalla quale risulti che:

- il dipendente presta assistenza nei confronti del disabile per il quale sono chieste le agevolazioni;

- il dipendente è consapevole che le agevolazioni sono uno strumento di assistenza del disabile e, pertanto, il riconoscimento delle agevolazioni stesse comporta la conferma dell'impegno - morale oltre che giuridico - a prestare effettivamente la propria opera di assistenza;

- il dipendente è consapevole che la possibilità di fruire delle agevolazioni comporta un onere per l'amministrazione e un impegno di spesa pubblica che lo Stato e la collettività sopportano solo per l'effettiva tutela dei disabile.

Pertanto la docente che fruisce della legge 104 può partecipare a riunioni di un'associazione che si occupa della malattia rara di cui è affetto il figlio.

 

 

Anticipazione degli scrutini finali

 

Quesito del 25/05/2015

Riguardo lo scrutinio scuola primaria io e molte colleghe abbiamo fissato la data degli scrutini scuola primaria 8, 9, 10 giugno. Considerata la situazione calda che sta vivendo la scuola ultimamente stanno arrivando dai sindacati parecchie diffide ai DS che anticipano gli scrutini visto che le attività didattiche terminano in Sardegna, il 10 giugno... Dal punto di vista normativo non abbiamo trovato nessun riferimento che ci obbliga a fare gli scrutini dopo la chiusura della scuola, anzi o.m 90 stabilisce che gli "scrutini per le classi prima-seconda terza e quarta si effettuano e son pubblicati entro i termini stabiliti dal calendario scolastico regionale..." a questo punto che cosa ci consigli di fare?

Ringrazio per la preziosa consulenza.

 

Risposta

In linea di principio si ritiene che l'anticipazione degli scrutini finali prima del termine delle lezioni potrebbe non essere legittima poiché contrasterebbe con il calendario scolastico regionale. Esso, infatti, come la data di inizio delle lezioni, è vincolante per tutte le scuole della regione.

Il profilo di illegittimità dell’anticipo degli scrutini deriverebbe da una norma (D.Lgs. 297/94, art. 193) la quale prevede che “i voti di profitto e di condotta degli alunni, ai fini della promozione alle classi successive alla prima, sono deliberati dal consiglio di classe al termine delle lezioni”. Dunque, si potrebbe sostenere (e viene di fatto sostenuto regolarmente nei ricorsi conseguenti a bocciature) che sia illegittimo svolgere gli scrutini prima del termine delle lezioni.

Al riguardo, si possono muovere i seguenti rilievi:

1) la norma in questione è ormai residuale, cioè si applica ad esaurimento solo alle classi “di vecchio ordinamento” degli istituti secondari superiori. Ciò per l’espressa previsione dell’art. 31, comma 2 del D.Lgs. 226/05, entrato in vigore – dopo una lunga moratoria – con il primo settembre 2010. Quando i nuovi ordinamenti saranno a regime (e con l’a.s 2014/2015 lo sono), l’art. 193, insieme con numerose altre norme richiamate dal D.Lgs. 226, sarà abrogato e si applicheranno solo le norme del DPR 122/09 (peraltro già in vigore), che non prevedono questo vincolo; vincolo che per le scuole secondarie di I grado non esiste già da ora;

2) se è vero che nei ricorsi contro le bocciature l’eventuale anticipazione dello scrutinio viene regolarmente evocata come causa di nullità, è altrettanto vero che la giurisprudenza non è affatto allineata a questa tesi. In molti casi, la questione è stata ritenuta ininfluente (in quanto assorbita da altre argomentazioni, favorevoli o contrarie, di maggior rilevanza giuridica o sostanziale), oppure risolta in senso negativo: doversi cioè aver riguardo alla durata minima del periodo delle lezioni fissato dalle norme e non all’ultimo giorno di calendario scolastico. E quindi ai 200 giorni o al monte orario equivalente;

3) di solito, l’anticipazione di parte degli scrutini nasce dall’esigenza pratica di consentire lo svolgimento degli stessi in tempi ragionevoli, compatibilmente con il numero complessivo delle classi da scrutinare, con la presenza di docenti impegnati su più scuole e con la necessità che siano tutti presieduti dal DS per assicurare unitarietà di comportamenti ai vari CdC. Negli istituti complessi, questa è quasi una regola. Per svolgerli nell’intervallo di tempo fra il termine delle lezioni e l’inizio degli esami, bisognerebbe contrarre i tempi di ogni consiglio di classe, a discapito della possibilità di esaminare le singole situazioni con la serenità e l’attenzione necessarie ed adeguate alla delicatezza delle decisioni da assumere. Un tale scrutinio potrebbe risultare “formalmente” regolare quanto al calendario, ma sarebbe invece certamente impugnabile con buone prospettive di successo sul piano della regolarità sostanziale delle operazioni valutative;

4) in casi del genere, la giurisprudenza opera con il criterio del “bilanciamento degli interessi” o, come si potrebbe dire con formula più comune, “del male minore”. Tale è quindi anche il criterio cui si suggerisce che si attengano i dirigenti delle scuole. Se cioè sono sui piatti della bilancia due esigenze: quella formale del rispetto di un termine “ordinatorio” che non incide su diritti soggettivi (posto che la durata minima legale del periodo delle lezioni sia stata rispettata) e quella sostanziale del diritto di tutti gli studenti (non solo quelli della classe interessata al ricorso) a vedersi giudicati in tempi ragionevoli e con l’attenzione dovuta, la pesatura degli interessi pende decisamente in favore della seconda esigenza.

Pertanto, l’obiezione della irregolarità formale dello scrutinio anticipato può essere agevolmente respinta qualora i 200 giorni effettivi di scuola assegnati dall’art. 74, comma 3 del D.Lgs. 297/94 siano stati assicurati.

E i dirigenti possono legittimamente scrutinare, di pomeriggio, nei giorni 8, 9, 10 giugno.

 

 

Il collegio docenti delibera l'adozione dei libri di testo anche in difformità dalle proposte del consiglio di classe

 

Quesito del 24/05/2015

Nell'ultimo Collegio per deliberare i libri di testo per il prossimo a.s., è venuto fuori che le insegnanti della primaria nel consiglio di interclasse hanno confermato i testi già in uso mentre poi nel Collegio hanno proposto nuove adozioni...

Il Collegio può deliberare lo stesso in tal senso?

Grazie!

 

Risposta

L'atto formale di adozione dei libri di testo è dato dalla deliberazione del collegio docenti, che ai sensi dell'art. 7 del D. Lgs. 297/94, “Provvede all'adozione dei libri di testo, sentiti i consigli di interclasse o di classe”.

Pertanto è legittimo che tale deliberazione diverga da quella proposta dal consiglio di interclasse.

 

 

 

I docenti hanno l'obbligo della prestazione del proprio orario completo di lezioni dal primo giorno di scuola

 

Quesito del 23/05/2015

Ti interpello per chiederti un parere sulle modalità di recupero da parte dei docenti di scuola media delle ore di servizio non prestate in determinati momenti dell’anno scolastico: le visite di istruzione degli alunni, che sono accompagnati solo da alcuni insegnanti, e l’orario ridotto delle prime settimane di scuola dovuto al ritardo delle nomine dei supplenti. In questi frangenti alcuni docenti accumulano da 6 a 15 ore di servizio non prestato; la maggior parte recupera volentieri per le sostituzioni, ma altri storcono il naso e non intendono restituire le ore.

Occorre regolamentare la gestione delle ore non prestate nell’informativa? Oppure è bene parlarne con le RSU in sede di contrattazione? Quali criteri si possono fissare per garantire questa flessibilità?

Grazie.

 

Risposta

I docenti hanno l'obbligo della prestazione del proprio orario completo di lezioni dal primo giorno di scuola. Qualora ne siano impediti per mancanza degli alunni essi devono restare a disposizione della scuola per tutte le attività relative al funzionamento della stessa: sostituzione di colleghi assenti o quantomeno permanendo a scuola secondo l'orario quotidiano previsto per ciascuno di essi.

Non è necessario che la circostanza venga posta in contrattazione essendo contrattualmente prevista: sarà sufficiente che il dirigente lo ricordi in un nota di funzionamento della scuola di inizio d'anno.

 

 

Il collaboratore vicario non può presiedere gli scrutini nell'istituto dato in reggenza se non è membro del CdC

 

Quesito del 23/05/2015

L'istituto di cui sono collaboratore vicario è stato affidato in reggenza il 15 maggio. Il nuovo dirigente reggente si trova a dover presiedere gli scrutini del suo istituto (56 classi) e dell'istituto dato in reggenza (30 classi). L'ovvia sovrapposizione che ne deriva anche a causa del ristretto lasso temporale permette di delegare legittimamente il collaboratore vicario a presiede gli scrutini finali nell'istituto dato in reggenza?

Ringrazio per l'attenzione.

 

Risposta

Ferma restando l’opportunità che i consigli di classe in sede di scrutinio siano presieduti – per assicurare la massima omogeneità valutativa – dal dirigente, qualora ciò risulti impossibile o di difficile realizzazione, il dirigente stesso può delegare la presidenza del consiglio di classe a un docente della classe medesima.

Ciò deriva dalla disposizione del D.Lgs. 297/1994, art. 5 comma 8: “I consigli di intersezione, di interclasse e di classe sono presieduti rispettivamente dal direttore didattico, dal preside, oppure da un docente, membro del Consiglio, loro delegato”. Pertanto la previsione dell’art. 77 del R.D. 653/1925 è stata riformulata e meglio chiarita da questa successiva disposizione.

Pertanto si avanzano forti riserve sulla prassi, cui talvolta ricorrono i dirigenti scolastici, di delegare la presidenza del consiglio di classe al collaboratore con funzione vicaria, ancorché non facente parte del consiglio.

Tale prassi, di cui si cerca di dare giustificazione col riferimento all’art. 25 comma 5 del D.Lgs. 165/2001 (“Nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative e amministrative il dirigente può avvalersi di docenti da lui individuati, ai quali possono essere delegati specifici compiti”) non appare corretta per le seguenti ragioni:

1) In primo luogo è piuttosto difficile inquadrare la “delega” eventualmente conferita al collaboratore con funzione vicaria per la presidenza di un consiglio (di cui non fa parte) in sede di scrutinio, come delega di “specifici compiti” nello svolgimento di quelle “funzioni organizzative e amministrative” di cui al citato articolo 25/5 del D.Lgs. 165/2001;

2) Quand’anche poi si ritenesse la delega alla presidenza del consiglio di classe, riunito per operazioni di scrutinio, riconducibile all’ambito delle deleghe ammissibili ai sensi del D.Lgs. 165/2001, art. 25/5, si può obiettare che il ricorso alla delega ai collaboratori trova dei limiti sulle materie ammissibili, limiti che discendono direttamente da norme di rango primario, come, nel caso in questione, dal D.Lgs 297/1994, art. 5/8.

 

Esami I ciclo

 

Quesito del 23/05/2015

Tra un po' presiederò gli esami conclusivi del primo ciclo di istruzione in un istituto Omnicomprensivo di montagna. Tra le informazioni che ho attinto dalla scuola, in una pluriclasse c'è una sola ragazzina di terza. I genitori vorrebbero che sostenesse tutte le prove d'esame nella sede del suo paesello... da sola... Ecco: su questo punto nasce la mia perplessità, anche perché avevo già pensato di farle sostenere gli esami insieme alla terza classe del plesso più vicino, proprio per evitare situazioni deteriori e far sì che anche lei sostenesse un esame normale. Come devo comportarmi, visto che so già che i genitori faranno di tutto per non farla muovere da lì?

Attendo risposta.

 

Risposta

Anche per un migliore impiego delle risorse docenti durante gli esami si ritiene condivisibile il proposito di far sostenere all'alunna in questione le prove d'esame nella terza classe del plesso più vicino. La circostanza andrà preventivamente e adeguatamente motivata ai genitori della stessa.

 

Anticipazione degli scrutini finali

 

Quesito del 22/05/2015

Ho inviato all'USP di riferimento la richiesta di chiarimenti che trascrivo:

"Con riferimento alla comunicazione/diffida sul presunto illegittimo anticipo delle operazioni di scrutinio finale rispetto alla data di fine delle lezioni, sarebbe gradito da parte della S.V. un parere in merito alla posizione assunta dai COBAS e dai CUB e sulle possibili eventuali azioni da intraprendere da parte del dirigente a tutela degli interessi dell’utenza.

In considerazione della circostanza che la riunione preliminare per gli esami di stato è prevista per il 15 giugno e che la fine delle lezioni è fissata per il giorno 11, gli spazi utilizzabili per le operazioni di scrutinio sono, quest’anno, ridotti al minimo.

Preciso che il calendario annuale delle attività è stato approvato dal collegio dei docenti in data 30 settembre. In tale sede non sono emerse perplessità in merito all’applicazione dell’art. 192 c. 7 del D.Lgs 197/94 e dell’art. 4 c. 5 del DPR 122/09 cui fanno riferimento le OO.SS. citate.

In tale piano sono state definite e calendarizzate le operazioni di scrutinio di tutte le classi (ben 56) con precedenza per le classi quinte.

Aggiungo altresì che tale piano non ha subito in corso d’anno alcuna modifica e che tiene conto degli impegni dei docenti spezzonisti. Ripensare oggi ad una nuova pianificazione del calendario francamente appare una operazione del tutto proibitiva in considerazione dei tempi molto ridotti a disposizione.

Pertanto si chiede:

1) se la normativa in vigore sull’autonomia, che elegge il collegio dei docenti quale organo deputato a deliberare il piano annuale, può derogare dai vincoli imposti, secondo le OO.SS. in questione, dalla normativa sopra citata. Infatti il collegio dei docenti con l’approvazione del piano annuale implicitamente afferma che alla data dell’8 giugno (primo giorno previsto per la valutazione finale) i consigli di classe abbiano ogni elemento utile per esprimere una valutazione non solo esaustiva, ma anche rispettosa delle esigenze, peraltro più volte manifestate, degli studenti delle classi finali  e delle loro famiglie. In tal caso la diffida sarebbe ignorata e ogni anticipazione dello scrutinio finale non comporterebbe attività “antisindacale” essendo stata ratificata dall’organo collegiale deputato;

2) inoltre, nell’ipotesi in cui i docenti aderissero alle due giornate di sciopero del 12 e 13 giugno, se il piano degli scrutini possa essere ricomposto utilizzando anche la fascia serale (20 – 23) e il giorno festivo della domenica dando precedenza ovviamente alle classi terminali (per le quali è prevista la precettazione).

In attesa di riscontro saluto e ringrazio."

 

Risposta

In attesa che l'USP appositamente interpellato si esprima, in linea di principio si ritiene che  l'anticipazione degli scrutini finali prima del termine delle lezioni potrebbe non essere legittima poiché contrasterebbe con il calendario scolastico regionale. Esso, infatti, come la data di inizio delle lezioni, è vincolante per tutte le scuole della regione.

Il profilo di illegittimità dell’anticipo degli scrutini deriverebbe da una norma (D.Lgs. 297/94, art. 193) la quale prevede che “i voti di profitto e di condotta degli alunni, ai fini della promozione alle classi successive alla prima, sono deliberati dal consiglio di classe al termine delle lezioni”. Dunque, si potrebbe sostenere (e viene di fatto sostenuto regolarmente nei ricorsi conseguenti a bocciature) che sia illegittimo svolgere gli scrutini prima del termine delle lezioni.

Al riguardo, si possono muovere i seguenti rilievi:

1) la norma in questione è ormai residuale, cioè si applica ad esaurimento solo alle classi “di vecchio ordinamento” degli istituti secondari superiori. Ciò per l’espressa previsione dell’art. 31, comma 2 del D.Lgs. 226/05, entrato in vigore – dopo una lunga moratoria – con il primo settembre 2010. Quando i nuovi ordinamenti saranno a regime (e con l’a.s 2014/2015 lo sono), l’art. 193, insieme con numerose altre norme richiamate dal D.Lgs. 226, sarà abrogato e si applicheranno solo le norme del DPR 122/09 (peraltro già in vigore), che non prevedono questo vincolo; vincolo che per le scuole secondarie di I grado non esiste già da ora;

2) se è vero che nei ricorsi contro le bocciature l’eventuale anticipazione dello scrutinio viene regolarmente evocata come causa di nullità, è altrettanto vero che la giurisprudenza non è affatto allineata a questa tesi. In molti casi, la questione è stata ritenuta ininfluente (in quanto assorbita da altre argomentazioni, favorevoli o contrarie, di maggior rilevanza giuridica o sostanziale), oppure risolta in senso negativo: doversi cioè aver riguardo alla durata minima del periodo delle lezioni fissato dalle norme e non all’ultimo giorno di calendario scolastico. E quindi ai 200 giorni o al monte orario equivalente;

3) di solito, l’anticipazione di parte degli scrutini nasce dall’esigenza pratica di consentire lo svolgimento degli stessi in tempi ragionevoli, compatibilmente con il numero complessivo delle classi da scrutinare, con la presenza di docenti impegnati su più scuole e con la necessità che siano tutti presieduti dal DS per assicurare unitarietà di comportamenti ai vari CdC. Negli istituti complessi, questa è quasi una regola. Per svolgerli nell’intervallo di tempo fra il termine delle lezioni e l’inizio degli esami, bisognerebbe contrarre i tempi di ogni consiglio di classe, a discapito della possibilità di esaminare le singole situazioni con la serenità e l’attenzione necessarie ed adeguate alla delicatezza delle decisioni da assumere. Un tale scrutinio potrebbe risultare “formalmente” regolare quanto al calendario, ma sarebbe invece certamente impugnabile con buone prospettive di successo sul piano della regolarità sostanziale delle operazioni valutative;

4) in casi del genere, la giurisprudenza opera con il criterio del “bilanciamento degli interessi” o, come si potrebbe dire con formula più comune, “del male minore”. Tale è quindi anche il criterio cui si suggerisce che si attenga il dirigente della scuola. Se cioè sono sui piatti della bilancia due esigenze: quella formale del rispetto di un termine “ordinatorio” che non incide su diritti soggettivi (posto che la durata minima legale del periodo delle lezioni sia stata rispettata) e quella sostanziale del diritto di tutti gli studenti (non solo quelli della classe interessata al ricorso) a vedersi giudicati in tempi ragionevoli e con l’attenzione dovuta, la pesatura degli interessi pende decisamente in favore della seconda esigenza.

Pertanto, l’obiezione della irregolarità formale dello scrutinio anticipato può essere agevolmente respinta qualora i 200 giorni effettivi di scuola assegnati dall’art. 74, comma 3 del D.Lgs. 297/94 siano stati assicurati.

E il Dirigente che scrive può legittimamente scrutinare, di pomeriggio, già qualche giorno prima della data della fine delle attività didattiche, cominciando dalle classi terminali interessate all’esame di Stato ed a seguire con quelle intermedie.

 

 

L'orario docenti tra due sedi non comporta l'attribuzione di ore eccedenti

 

Quesito del 22/05/2015

Sono un docente di informatica presso un istituto tecnico commerciale.

L'istituto è di recente costituzione, ed è nato dall'accorpamento di due scuole indipendenti, che dopo il calo di iscrizioni, sono state appunto unite.

Di conseguenza la nuova scuola ha due sedi.

Durante l'anno scolastico 2013/2014, mi sono state assegnate complessivamente quattro classi, due in una sede, e due nell'altra.

L'orario settimanale non è stato organizzato in modo che la mia giornata lavorativa si svolgesse interamente in una sede o nell'altra, ma al contrario è stato organizzato in modo che nella stessa giornata fossi costretto a spostarmi da una sede all'altra.

Poiché l'orario settimanale copriva le intere 18 ore effettive in classe, sono state inserite nell'orario delle ore eccedenti, per consentire gli spostamenti da una sede all'altra.

Questo succedeva due giorni alla settimana, totalizzando quindi 63 ore eccedenti nell'arco dell'intero anno scolastico.

Alla luce di questi fatti, ed alla luce di sentenze che riconoscono tali ore eccedenti come ore straordinarie - mi riferisco alla pronuncia della cass. civ. n. 17511/2010, che peraltro confermava un orientamento costante della cass. civ. n. 5496/2006 - poiché funzionali all'attività lavorativa, in quanto dedicate quasi interamente allo spostamento di sede, tra l'altro con mezzo proprio.

Le chiedo se questo orientamento della giurisprudenza sia applicabile nell'istituzione scolastica, al fine di capire se ho il diritto alla retribuzione delle 63 ore eccedenti. Mi può indicare eventuali sentenze dei tribunali di merito che si sono pronunciate sul punto, o altri insegnanti o gruppi di insegnanti che hanno fatto ricorso per vedere riconosciuta la retribuzione di dette ore.

La ringrazio anticipatamente per la cortese risposta che vorrà dare al mio quesito.

 

Risposta

Non risulta esistano norme che prevedano di considerare come ore eccedenti quelle necessarie per il trasferimento tra una sede e l'altra di un istituto nel quale è costituito l'orario di un insegnante, come nel caso rappresentato. Pertanto esse non possono nemmeno essere retribuite.

 

 

Rientro dopo il 30 aprile di docente che svolge servizio contemporaneo in classi terminali e non terminali

 

Quesito del 22/05/2015

È il caso del docente titolare che insegna in due classi, e (comunque una classe non terminale V superiore (comunque classe terminale) e ha effettuato nella classe non terminale un numero giorni di assenza continuativi inferiori ai 150, mentre nella classe terminale ha effettuato un numero di giorni di assenza continuativi superiori ai 90 giorni.

Il titolare fino al suo rientro è sostituito da un solo supplente in tutte le classi.

Si chiede al rientro dopo il 30 aprile in quali classi avverrà la sua messa a disposizione e come verrà utilizzato il supplente che l’ha sostituito.

Se al rientro dopo il 30 aprile il docente titolare avrà totalizzato, nella classe NON TERMINALE, un numero di giorni di assenza continuativa inferiore a 150 giorni, dovrà riprendere effettivo servizio nella classe non terminale, mentre il supplente, in presenza dell’assenza continuativa di almeno 90 giorni, proseguirà l’insegnamento solo nella classe TERMINALE.

Il supplente, quindi, non decade dalla supplenza e mantiene la continuità didattica nella classe terminale ma non in quella non terminale.

Nel caso in cui fossero due supplenti a sostituire il titolare fino al suo rientro (uno nella classe terminale e un altro nella classe non terminale), quello della classe non terminale decade dalla supplenza.

Rientro al 23 maggio dopo 134 gg di assenza.

Supplente per classe terminale e per le altre? Grazie.

 

Risposta

L’art. 37 del CCNL/2007 dispone che, al fine di garantire la continuità didattica, il personale docente che sia stato assente, con diritto alla conservazione del posto, per un periodo non inferiore a centocinquanta giorni continuativi nell'anno scolastico, ivi compresi i periodi di sospensione dell’attività didattica, e rientri in servizio dopo il 30 aprile, è impiegato nella scuola sede di servizio in supplenze o nello svolgimento di interventi didattici ed educativi integrativi e di altri compiti connessi con il funzionamento della scuola medesima. Per le medesime ragioni di continuità didattica il supplente del titolare che rientra dopo il 30 aprile è mantenuto in servizio per gli scrutini e le valutazioni finali. Il predetto periodo di centocinquanta giorni è ridotto a novanta nel caso di docenti delle classi terminali.

Pertanto il diritto del docente, assente continuativamente per 150 giorni (90 nella classi terminali) e che rientri in servizio dopo il 30 aprile, di non riprendere le sue classi è determinato dal fine di garantire alle classi medesime la continuità didattica del supplente. Il titolare pertanto viene impiegato nella scuola in supplenze o nello svolgimento di interventi didattici ed educativi integrativi e di altri compiti connessi con il funzionamento della scuola medesima.

Qualora fossero due i supplenti a sostituire il titolare (uno nella classe terminale e un altro nella classe non terminale), quello della classe non terminale decadrebbe dalla supplenza.

 

Esami di stato: alunno in possesso di altro diploma

 

Quesito del 22/05/2015

Come posso assegnare il credito all’alunno che è stato ammesso all’esame preliminare in virtù del fatto che già possiede un diploma statale, ovviamente di corso diverso? Posso riconoscere i crediti degli anni terzo e quarto dell’istituto di provenienza? Posso fargli sostenere le prove solo nelle materie di indirizzo (come recitava la normativa l’anno precedente) anche se la Riforma ha cambiato l’impostazione alle materie dei nuovi diplomati?

Grazie.

 

Risposta

In assenza di disposizioni riferite all'a.sc. 2015/2016, si ritiene necessario riferirsi all'O.M. 37/2014 contenente le Istruzioni e modalità organizzative ed operative per lo svolgimento degli esami di Stato a.sc. 2014/2015. Essa prevedeva che i candidati in possesso di altro titolo conseguito al termine di un corso di studi di istruzione secondaria di secondo grado di durata almeno quadriennale, di cui all'articolo 3, comma 1, lettera d) e comma 2, lettera d) sostengono l'esame preliminare solo sulle materie e sulle parti di programma non coincidenti con quelle del corso già seguito, con riferimento sia alle classi precedenti l’ultima sia all’ultimo anno (art. 7, comma 2).

Il successivo art. 8, comma 8 stabiliva che ai candidati esterni il credito scolastico è attribuito dal Consiglio di classe davanti al quale sostengono l’esame preliminare di cui all’articolo 7, sulla base della documentazione del curriculum scolastico, dei crediti formativi e dei risultati delle prove preliminari. Le esperienze professionali documentabili possono essere valutate come crediti formativi. I crediti formativi devono essere opportunamente certificati e ritenuti coerenti con il tipo di corso cui si riferisce l’esame. Il Consiglio di classe stabilisce preventivamente i criteri per l’attribuzione del credito scolastico e formativo. L’attribuzione del credito deve essere deliberata, motivata e verbalizzata. Il punteggio attribuito quale credito scolastico è pubblicato all'albo dell'Istituto sede d'esame. Si precisa che il punteggio attribuito nell’ambito delle bande di oscillazione, indicate nella Tabella C, andrà moltiplicato per due nel caso di prove preliminari relative agli ultimi due anni e per tre nel caso di prove preliminari relative agli ultimi tre anni.

A queste disposizioni si ritiene necessario attenersi.

 

Accesso agli atti

 

Quesito del 21/05/2015

Ho contestato un addebito disciplinare ad un insegnante che avrebbe trattato bruscamente alcuni alunni durante un'ora di lezione. I genitori hanno denunciato il fatto tramite una lettera firmata nella quale hanno indicato i nomi degli alunni e ciò che avrebbero subito.

L'insegnante in questione ha fatto richiesta di accesso agli atti in merito a questa lettera. Per tutelare l'identità dei segnalanti gli è stato fornito il documento oscurando i nomi degli alunni. Nel corso dell'audizione l'avvocato del docente ha chiesto di aver accesso al documento nella sua forma originale per poter esercitare pienamente il diritto di difesa. Come mi devo comportare?

Grazie.

 

Risposta

Si ritiene prevalente l'interesse del docente alla propria difesa e pertanto ad avere accesso al documento nella sua forma originale. Evidentemente anche su di lui grava l'onere della tutela della privacy dei propri alunni.

 

 

La RSU non può esporre in bacheca i nominativi del personale con i compensi del FIS

 

Quesito del 20/05/2015

La RSU della scuola può esporre nella propria bacheca i nominativi del personale con accanto i compensi ricevuti per incarichi espletati nella scuola stessa (ex funzioni aggiuntive)?

Grazie.

 

Risposta

In aderenza a quanto stabilito dalla giurisprudenza amministrativa, la scuola deve fornire, in sede di informazione successiva, le tabelle con i nominativi specifici del personale utilizzato nelle attività retribuite con il fondo di istituto.

Infatti in giurisprudenza è stato affermato che l’interesse conoscitivo dell’esponente sindacale, per quanto attiene alla documentazione afferente i compensi a carico del Fondo d’Istituto, deve ritenersi prevalente su quello alla privacy dei singoli dipendenti, il diritto alla riservatezza dei quali trova adeguata tutela nel divieto per l’esponente sindacale di dare pubblicità ai dati ricavabili dalla documentazione ottenuta in visione e riflettenti la sfera giuridica e patrimoniale di ciascuno di essi. (cfr. TAR Puglia - Bari sentenza n. 5206 del 27 novembre 2002).

Pertanto, agli esponenti sindacali deve essere fornita l’informazione analitica inerente i singoli dipendenti utilizzati nelle attività e nei progetti retribuiti con il fondo di istituto ma per costoro vige il divieto di dare successiva pubblicità ai dati ricavabili dalla documentazione.

 

 

Un dipendente comunale in part time può accettare una supplenza breve nella scuola

 

Quesito del 19/05/2015

Una dipendente comunale che ha già un contratto part time a 18 ore può accettare una supplenza breve su posto intero ATA - assistente amministrativo?

Nel caso in cui possa, può chiedere al DS di spezzare il posto prendendo 18 ore?

La persona vorrebbe accettare il posto intero (cosa che non mi pare proprio possibile) e poi chiedere al DS il part time a 18 ore (ma si tratta di supplenza breve).

 

Risposta

La dipendente in questione può accettare una supplenza breve. La circostanza non viene esclusa dal D.M. 430/2000 (Regolamento supplenze ATA). Evidentemente il posto andrà spezzato fino al limite di 18 ore, in modo che l'orario complessivo non superi le 36 ore.

 

 

Il piano delle attività dei docenti è di esclusiva competenza del DS

 

Quesito del 18/05/2015

Insegno nella Scuola Primaria; vorrei sapere se gli impegni, dalla fine delle lezioni fino all’ultimo Collegio Docenti, sono di esclusiva competenza del Dirigente. Grazie.

 

Risposta

L’art. 5, comma 2 del D.Lgs. 165/2001, come novellato dal D.Lgs. 150/2009, ha restituito alla competenza esclusiva del dirigente, il quale agisce coi poteri del privato datore di lavoro, l’organizzazione degli uffici e la gestione del personale.

Il carattere imperativo e inderogabile di tale norma di legge, ha di fatto superato e annullato la disposizione contrattuale (CCNL/2007, art. 6, comma 2, lett. m) che assegna alla contrattazione di istituto di stabilire criteri e modalità relativi alla organizzazione del lavoro e all’articolazione dell’orario del personale docente, educativo ed ATA, che rientra invece a pieno titolo nella competenza del dirigente.

Le organizzazioni sindacali di comparto continuano pervicacemente a sostenere che il CCNL costituisce ancora norma di riferimento sulla materia, ma questa tesi è stata ampiamente smentita dalla giurisprudenza che si è accumulata negli ultimi anni, infatti circa 18 decreti di prima istanza e ben 5 sentenze di primo grado e 2 di secondo grado hanno dichiarato l’insussistenza della tesi sindacale.

D’altra parte anche l’art. 40, comma 1, del D.Lgs 165/2001, anch’esso novellato nel 2009, esclude dalle materie di contrattazione le competenze attribuite alla funzione dirigenziale, derubricandole a semplice materia d’informazione.

Pertanto il dirigente fornisce l’informazione preventiva alla parte sindacale e quindi adotta con propria determina dirigenziale il piano annuale delle attività dei docenti e ne dà comunicazione al personale.

 

 

Richiesta di certificazione riscatti ai fini pensionistici

 

Quesito del 14/05/2015

L'ufficio pensioni dell'Università ha chiesto alla scuola la certificazione del pagamento di una serie di rate di riscatto ai fini pensionistici di un docente che ha prestato servizio in passato presso la scuola. Si parla di pagamenti effettuati dal 1982 al 1986. Si è perplessi sulla capacità di trovare in archivio della scuola documenti comprovanti tali pagamenti anche in considerazione del tempo trascorso. Chiedo se si può risolvere la questione invitando l'ufficio richiedente a rivolgersi direttamente all'INPS per ottenere quanto voluto o suggerendo l'acquisizione di un'autocertificazione del docente.

In generale richieste su atti amministrativi così lontani nel passato creano molte difficoltà per una scuola che tra l'altro ha subito complicate vicende tra cui accorpamenti, trasferimenti e non per ultimo mala-gestione. Come regolarsi?

Grazie.

 

Risposta

Una risposta va data all'Università dopo aver fatto un'opportuna verifica della documentazione esistente nella scuola. Qualora essa sia negativa, si condivide il proposito di invitare l'ufficio richiedente a rivolgersi direttamente all'INPS per ottenere quanto voluto o di suggerire l'acquisizione di un'autocertificazione del docente, motivando l'impossibilità di reperire la documentazione richiesta a causa delle vicende patite dalla scuola negli anni.

 

 

 

Obbligo di reperibilità durante gli orari della visita fiscale

 

Quesito del 13/05/2015

Una docente di ruolo di scuola primaria, a cui è stata riconosciuta dall’INAIL la malattia professionale al 6%, ha diritto ad avere l’esenzione dall’obbligo di reperibilità durante gli orari della visita fiscale? Deve essere sottoposta alle detrazioni prevista dal decreto Brunetta? Questi giorni di malattia rientrano nel computo ordinario delle assenze?

 

Risposta

Il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'innovazione con Decreto del 18 dicembre 2009 n. 206 avente ad oggetto “Determinazione delle fasce orarie di reperibilità per i pubblici dipendenti in caso di assenza per malattia”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 gennaio 2010 ha fissato l'arco temporale di reperibilità al proprio domicilio per consentire agli organi sanitari l'effettuazione della visita medica di controllo in caso di assenza per malattia.

Le fasce orarie di reperibilità sono dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00, per un totale di 7 ore; è da rilevare che l'obbligo di reperibilità sussiste anche nei giorni non lavorativi e festivi.

Le nuove fasce sono operative dal 4 febbraio 2010.

L'art. 2 del D.M. citato prevede che sono esclusi dall'obbligo di reperibilità i dipendenti per i quali l'assenza è riconducibile ad una delle seguenti circostanze:

a) patologie gravi che richiedono terapie salvavita;

b) infortuni sul lavoro

c) malattie per le quali è stata riconosciuta la causa di servizio;

d) stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta.

Il caso rappresentato non pare rientrare tra quelli esclusi dall'obbligo di reperibilità.

I giorni di malattia in questione rientrano nel novero ordinario delle assenze.

 

 

Riduzione oraria delle lezioni

 

Quesito del 13/05/2015

Vorrei sapere se la sentenza del tribunale di Saluzzo del 26/10/2010 ha avuto applicazione oppure è stata impugnata.

Ho la necessità di ricorrere alla riduzione oraria in alcune ore della settimana per effettuare le 32 ore settimanali e alcuni docenti sostengono di non essere obbligati al recupero contestando a ciò che è stato fatto in questo anno scolastico.

Io sarei dell’idea di applicare il recupero della riduzione oraria delle unità di 50 minuti.

Vorrei avere chiarimenti.

Grazie.

 

Risposta

La sentenza in questione dichiara illegittima la delibera del CdI che ha imposto il recupero di 90 minuti in più rispetto alle 18 ore contrattualmente previste per i docenti.

Si ignora se la sentenza sia stata impugnata.

Tuttavia, sul tema si ricorda che la C.M. n. 243/1979 prevede la possibilità di ridurre la durata dell’ora di lezione fino al limite minimo di cinquanta minuti per cause eccezionali derivanti da “insuperabili difficoltà dei trasporti le quali, insieme alla effettuazione dei doppi turni, debbono essere di regola considerate solo cause determinanti di adozione, comunque del tutto eccezionale, dei provvedimenti medesimi”. Però, “nei giorni della settimana nei quali l’orario delle lezioni è di sei ore, l’autorizzazione alla riduzione può riferirsi alla prima e alla ultima ora di lezione ed eccezionalmente anche alla penultima ora; nei giorni della settimana nei quali l’orario delle lezioni è di sette ore la riduzione può riferirsi alle prime due e alle ultime tre ore”. Per tali ore “non è configurabile alcun obbligo per i docenti di recuperare le frazioni orarie oggetto di riduzione”.

La C.M. 192/1980 ha esteso la possibilità di ridurre l'orario anche nelle ipotesi non contemplate dalla circolare del 1979, cioè altresì per tutte le altre ore di lezione e non solo per le prime e le ultime, in presenza di "particolari situazioni di necessità debitamente rappresentate e documentate".

Queste indicazioni risultano anche confermate dalle CC.MM. 281/1987 e 346/94, escludendosi l’obbligo di recupero delle frazioni orarie da parte dei docenti.

Pertanto, in caso di doppi turni e/o di pendolarismo che interessi la maggior parte degli alunni dell'istituto e di insuperabili rigidità orarie dei mezzi di pubblico trasporto locale, si ritiene che il dirigente scolastico, al quale l’art. 25/4 del D.Lgs. n. 165/2001 affida il compito “di gestione delle risorse e del personale”, cui dunque spetta una responsabilità precisa, non solo nella gestione del processo decisorio ma anche nel merito della decisione stessa, possa autorizzare la riduzione dell'ora di lezione ai sensi delle riportate circolari.

La riduzione resta tuttora valida per gli istituti con bacini di utenza molto ampi e per i quali gli enti locali competenti, opportunamente sollecitati, non abbiano provveduto ad adeguare i mezzi di trasporto alle necessità della scuola e per le scuole sottoposte a doppi turni a causa di carenza di aule.

Al Dirigente l'onere della valutazione se si tratti effettivamente di causa di forza maggiore tale da determinare il ricorso alla riduzione di 10 minuti di tutte le ore delle lezioni, che comporta anche per allievi e docenti il non obbligo di recuperare le frazioni orarie oggetto di riduzione.

Se si trattasse invece di riduzione dell’ora di lezione non per motivi di forza maggiore ma per attuare una sorta di orario flessibile, il riferimento normativo è l’art. 5, comma 3 del DPR 275/1999, che consente alle scuole di organizzare l'orario complessivo del curricolo e quello destinato alle singole discipline e attività in modo flessibile, anche sulla base di una programmazione plurisettimanale, fermi restando l'articolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali e il rispetto del monte ore annuale, pluriennale o di ciclo previsto per le singole discipline e attività obbligatorie.

Tale organizzazione, ai sensi del precedente art. 3, comma 3, diventa parte del Piano dell'offerta formativa, che viene elaborato dal collegio dei docenti sulla base degli indirizzi generali per le attività della scuola e delle scelte generali di gestione e di amministrazione definiti dal consiglio di istituto, tenuto conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni anche di fatto dei genitori e, per le scuole secondarie superiori, degli studenti. Il Piano è adottato dal consiglio di istituto.

Pertanto in tal caso i docenti debbono recuperare la riduzione dell'unità di lezione mediante "sportelli" o corsi di recupero, disposti dal DS e calendarizzati nell'orario settimanale del decente.

 

 

Sciopero prove Invalsi

 

Quesito dell'11/05/2015

Confedir sindacato dirigenti scolastici in relazione alle prove Invalsi (sciopero) sta inviando fac simile per ordine di servizio... qual è la procedura esatta?

 

Risposta

Purtroppo le prove Invalsi non sono comprese tra le prestazioni indispensabili che devono essere comunque garantite ai sensi dell’allegato al contratto di comparto del 25/5/1999 relativo all’attuazione nella scuola della legge 146/1990 e successive modificazioni e integrazioni.

Ne discende che nei giorni (o ore) delle prove non è impedito lo sciopero né, in ogni caso, è prevista la precettazione dei dipendenti per assicurare almeno la prestazione inerente allo svolgimento delle prove.

 

 

Integrazione punteggio credito scolastico

 

Quesito dell'11/05/2015

Si richiedono chiarimenti sulla procedura da adottare in sede di scrutinio finale classe 5^ in relazione alla prevista integrazione di punteggio (entro i limiti di 25 punti) di cui all'art. 11, comma 4 del DPR 23 luglio 1998, n. 323.

Si ritiene necessario che sia l'alunno maggiorenne a fare richiesta al consiglio di prendere in esame la possibilità di integrazione con cui raggiungerebbe i 25 punti di credito complessivo, pur non avendo diritto a candidarsi per l'attribuzione della lode?

Si ringrazia e si resta in attesa di gentile riscontro.

 

Risposta

L'art. 11, comma 4 del DPR 323/98 prevede che, fermo restando il massimo dei 20 punti complessivamente attribuibili, il consiglio di classe, nello scrutinio finale dell'ultimo anno, può motivatamente integrare il punteggio complessivo conseguito dall'alunno ai sensi del comma 2 in considerazione del particolare impegno e merito scolastico dimostrati nel recupero di situazioni di svantaggio presentatesi negli anni precedenti in relazione a situazioni familiari o personali dell'alunno stesso, che hanno determinato un minor rendimento.

E' possibile che sia anche l'alunno maggiorenne a farne richiesta, ma la decisione va lasciata al consiglio di classe.

La tabella di corrispondenza attualmente in vigore è quella allegata al DM 99/2009, risultante dalla riforma degli esami di Stato del 2007 (che ha elevato il valore massimo del credito a 25 punti).

 

 

 

Iscrizioni scuola dell'infanzia

 

Quesito del 9/05/2015

Pongo questo quesito relativo al procedimento di iscrizioni alla scuola dell’infanzia, come disposto dalla CM n. 51 del 18 /12/2014.

Il caso che mi trovo ad affrontare è questo:

Contesto: Istituto Comprensivo con 4 plessi di scuola dell’infanzia dislocati su Comuni diversi. I criteri di precedenza per l’ accettazione delle domande formulati dal CdI fanno riferimento a due distinte tabelle, una per i residenti e un’altra per i non residenti. I criteri sono uguali nelle due tabelle, ma i residenti hanno la priorità.

Al termine delle iscrizioni,15 febbraio 2015, 2 plessi su 4 soddisfano tutte le domande, 1 ha una lista d’attesa di 10 bambini e un altro, che chiamiamo X, in cui le sezioni in genere sono composte da 29 alunni, ha 25 iscrizioni.

Al 18 di febbraio viene ad iscrivere il figlio alla scuola dell’infanzia un genitore del plesso in cui vi sono 25 iscrizioni. Come di prassi, gli si fa presente che, essendo stata presentata la domanda dopo il termine previsto, sarà messo momentaneamente in lista d’attesa. Il genitore contesta ma se ne va.

Il 9 aprile 2015 vengono pubblicate le graduatorie (ne viene data comunicazione sul sito): nella sede centrale tutte, con la lista d’attesa graduata per punteggio che comprende TUTTI gli alunni dell’IC; in ciascun plesso quelle degli ammessi alle sezioni del plesso e quelli che hanno richiesto quel plesso e sono rimasti in lista d’attesa. Nel plesso X risultano pertanto 25 ammessi e 1 alunno, quello iscritto dopo il termine, in lista d’attesa. (Viene esplicitata accanto al nome dell’alunno la motivazione dell’esclusione).

Il genitore telefona più volte e fa scenate in segreteria, fa telefonare al DS dal Sindaco del paese per dire di prendere il figlio etc. etc e chiede un appuntamento con il DS. Gli viene concesso per il 29 aprile.

Nel frattempo: a) altri genitori presentano domanda di iscrizione dopo il 15 febbraio e vengono tutti posti in un’unica lista d’attesa

b) 2 genitori i cui figli, già iscritti, risultano collocati in due plessi diversi dell’IC, chiedono di spostarli entrambi in un solo plesso .L’unico plesso disponibile è il plesso X; la domanda viene accolta

c) 2 altri genitori che hanno presentato la domanda nei termini previsti di legge e sono in lista d’attesa nel plesso richiesto, si dichiarano disponibili a portare i figli anche in un altro plesso dell’IC. La domanda viene accolta e quindi vengono inseriti nel plesso X.

Pertanto nel plesso X al 18 di aprile risultano esservi ormai 29 alunni.

Il 20 aprile DS allora invia alla famiglia dell’alunno escluso del plesso X, una comunicazione scritta in cui comunica che il figlio risulta essere in lista d’attesa, in quanto i posti disponibili sono stati coperti dalle iscrizioni pervenute nei termini stabiliti.

Il 21 aprile arriva al DS le lettera di un legale rappresentante della famiglia dell’alunno escluso che contesta al DS:

a) la mancata comunicazione scritta alla famiglia della non ammissione con le motivazioni;

b) la non significatività del ritardo dell’iscrizione per l’ammissione

c) l’esplicitazione delle motivazioni che hanno portato all’esclusione.

Il DS, avendo inviato il giorno prima l’informazione alla famiglia, non risponde, in attesa dell’arrivo della comunicazione della scuola e del colloquio fissato con i genitori per il 29 aprile.

Il 27 aprile l’avvocato della famiglia invia una email chiedendo di spostare la data del colloquio. Non viene concesso. Il 29 aprile i genitori non si presentano all’appuntamento, ma l’avvocato telefona al DS chiedendogli di inviargli, sulla base della sua richiesta del 21 aprile, tutta la documentazione relativa all’alunno escluso .Il DS dichiara di averla già inviata alla famiglia in data precedente alla sua presa in carico del caso e che quindi la scuola ha adempiuto ai suoi obblighi di legge.

L’avvocato contesta brutalmente che questo comportamento a suo dire inconcepibile del DS che, a suo dire, si rifiuta di inviare in via extragiudiziale documenti al legale della famiglia e minaccia, prima verbalmente e poi via email, di segnalare come illegittimo il comportamento del DS ai “ suoi superiori”.

IL 7 maggio perviene all’Istituzione scolastica una lettera dell’avvocato indirizzata al Provveditore agli Studi, al Ministero dell’Istruzione (niente meno!) e pc al DS in cui si chiede agli organi competenti di intervenire nei confronti del DS e del suo comportamento illegittimo.

Ora i quesiti sono i seguenti:

1) è corretta la priorità concessa nella collocazione dei posti disponibili alla scuola dell’infanzia di coloro che avevano presentato la domanda nei termini previsti?

2) E’ obbligato il Ds a rispondere alle richieste del legale, e, come, visto che le motivazioni sono già state esplicitate per iscritto alla famiglia e che nessuno ha chiesto di consultare le graduatorie (che sono pubbliche) né tanto meno (eventualmente) ha fatto richiesta esplicita di accesso agli atti in base agli art. n. 22, 24, 25 della L. 241/90?

 

Risposta

Il D.S. ha agito correttamente e nel rispetto delle norme che regolano la circostanza (C.M. n. 51 del 18/12/2014).

In particolare:

1) è corretta la priorità concessa nella collocazione dei disponibili alla scuola dell’infanzia di coloro che avevano presentato la domanda nei termini previsti, se la circostanza è tra i criteri di preferenza definiti dal Consiglio di istituto (“Qualora il numero delle domande di iscrizione sia superiore al numero dei posti complessivamente disponibili, hanno precedenza le domande relative a coloro che compiono tre anni di età entro il 31 dicembre 2015, tenendo anche conto dei criteri di preferenza definiti dal Consiglio di istituto”, C.M. 51/2014);

2) è opportuno che il DS, anche se non obbligato, risponda alle richieste del legale, rappresentandogli anche che le motivazioni erano già state esplicitate per iscritto alla famiglia.

 

 

Le assenze del dirigente durante gli esami scuola secondaria di primo grado

 

Quesito del 9/05/2015

Vorrei sapere se il dirigente scolastico di un Istituto Comprensivo può chiedere di non svolgere la funzione di Presidente commissione di esami scuola secondaria di primo grado e se la richiesta deve essere prodotta prima dell'individuazione o produrre rinuncia motivata successivamente a formale individuazione.

Preciso che nel periodo in cui il Dirigente scolastico dovrebbe svolgere la funzione di Presidente Commissione di esami scuola secondaria primo grado, dovrebbe sottoporsi ad indagini mediche per eventuale successivo ricovero e comunque fruirebbe di un periodo di assenza per ferie pertanto non dovrebbe presentare certificazione medica anche perché visite private a pagamento.

In considerazione delle prossime individuazioni Presidenti Commissioni di esami gradirei una sua cortese risposta.

Grazie.

 

Risposta

Anche se non è normativamente previsto, è necessario che il presidente nomini nella riunione preliminare un vicepresidente dell’intera commissione d’esame con funzioni di collaborazione organizzativa e di sostituzione del presidente, per le iniziative necessarie, in caso di sua assenza improvvisa ed imprevedibile.

Pertanto, qualora il presidente sia impossibilitato per le cause di forza maggiore all’esercizio della funzione, il vicepresidente lo sostituirà in virtù della delega ricevuta.

Se invece il presidente dovrà assentarsi per un certo numero di giorni, ne darà comunicazione al competente ufficio dell’ambito territoriale di riferimento, che deciderà, sentendo opportunamente il presidente stesso, se sostituirlo o se continuare con l’esercizio delle funzioni presidenziali da parte del vicepresidente.

 

 

Il docente che partecipa a un corso di riconversione ha diritto al rimborso delle spese di viaggio

 

Quesito del 7/05/2015

Un docente del mio istituto dichiarato soprannumerario partecipa al corso di riconversione sul sostegno (nota Miur 0018848 del 11/12/2014); lo stesso ha chiesto il rimborso delle spese di viaggio necessarie per raggiungere la sede del corso avallando l'istanza con il carattere di obbligatorietà dell'iniziativa.

Ho negato per il momento quanto richiesto riservandomi di approfondire il caso. In attesa di conoscere la tua indicazione ti ringrazio come sempre.

 

Risposta

Si ritiene che il docente in questione abbia titolo al rimborso delle spese di viaggio necessarie per raggiungere la sede del corso in oggetto.

Infatti l'art. 64 del CCNL/2007 prevede che la partecipazione ad attività di formazione e di aggiornamento costituisce un diritto per il personale in quanto funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo delle proprie professionalità. Le iniziative formative, ordinariamente, si svolgono fuori dell'orario di insegnamento. Il personale che partecipa ai corsi di formazione organizzati dall'amministrazione a livello centrale o periferico o dalle istituzioni scolastiche è considerato in servizio a tutti gli effetti. Qualora i corsi si svolgano fuori sede, la partecipazione ad essi comporta il rimborso delle spese di viaggio.

 

Adozione libri di testo: abolizione vincolo pluriennale

 

Quesito del 7/05/2015

Come noto, la circolare Miur del 29-04-2015 con oggetto l’adozione dei libri di testo a.s. 2015-2016 conferma quanto disciplinato dall’analoga circolare dello scorso anno n. 2581 del 09 aprile 2014.

Al quarto punto di questa circolare veniva stabilito che, in considerazione dell’abolizione del vincolo pluriennale come da art. 11 Legge 221 del 2012 e per limitare per quanto possibile i costi a carico delle famiglie le scuole superiori di secondo grado potevano procedere a nuove adozioni per le classi prime e terze del ciclo di studi.

Chiedo conferma sulla legittimità di procedere quest’anno a nuove adozioni anche per altre classi (seconde quarte e quinte) nel caso di libri la cui adozione risale a più di sei anni.

 

Risposta

La nota MIUR n. 2581 del 09 aprile 2014 ricordava l'abolizione del vincolo pluriennale di adozione (art. 11, legge n. 221/2012) nei seguenti termini: il vincolo temporale di adozione dei testi scolastici (5 anni per la scuola primaria e 6 anni per la scuola secondaria di primo e di secondo grado) nonché il vincolo quinquennale di immodificabilità dei contenuti dei testi sono abrogati a decorrere dalle adozioni per l'anno scolastico 2014/2015. Pertanto, anche nella prospettiva di limitare, per quanto possibile, i costi a carico delle famiglie, i collegi dei docenti possono confermare i testi scolastici già in uso, ovvero procedere a nuove adozioni per le classi prime e quarte della scuola primaria, per le classi prime della scuola secondaria di primo grado, per le classi prime e terze e, per le sole specifiche discipline in esse previste, per le classi quinte della scuola secondaria di secondo grado. In caso di nuove adozioni, i collegi dei docenti adottano libri nelle versioni digitali o miste, previste nell'allegato al decreto ministeriale n. 781/2013 (versione cartacea accompagnata da contenuti digitali integrativi; versione cartacea e digitale accompagnata da contenuti digitali integrativi; versione digitale accompagnata da contenuti digitali integrativi).

La disposizione è in vigore anche per le adozioni del 2015/2016.

 

I permessi retribuiti per motivi personali o familiari...

Quesito del 4.05.2015

 

Mi richiedono, oggi, telefonicamente dalla sovraintendenza di aggiungere al certificato medico per un'assenza (permesso retribuito) presa per assistere mio figlio, che ha subito un intervento dentistico un po' delicato, di produrre un ulteriore certificato medico che attesti che mio figlio necessitava di assistenza per tutto il giorno. Il nostro contratto non prevede che entrino nel merito. Ho richiamato dicendo di farmi pervenire la richiesta per iscritto. Aspetto una tua bozza per poter rispondere. Mi hanno contestato telefonicamente anche il fatto che non dovrei concedere permessi retribuiti senza una documentazione che attesti la necessità di assentarsi per l'intera giornata neanche ai docenti. Io non entro nel merito delle richieste... E' loro diritto e se me lo chiedono mi limito a raccogliere la documentazione che producono o anche le autocertificazioni se trattasi di traslochi, lavori in casa ecc. Sbaglio?

Grazie per la cortese attenzione.

 

Risposta

Per quanto concerne i docenti, l’art. 15, comma 2, del CCNL/2007 prevede che il dipendente ha diritto, a domanda, nell'anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, può fruire di sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma.

Quest’ultima possibilità tuttavia è stata esclusa dall’art. 1, comma 54 della legge 228/2012 che ha disposto che il personale docente fruisce delle ferie nei giorni di sospensione delle lezioni definiti dai calendari scolastici regionali, ad esclusione di quelli destinati agli scrutini, agli esami di Stato e alle attività valutative. Durante la rimanente parte dell'anno la fruizione delle ferie è consentita per un periodo non superiore a sei giornate lavorative subordinatamente alla possibilità di sostituire il personale che se ne avvale senza che vengano a determinarsi oneri aggiuntivi per la finanza pubblica.

Il successivo comma 56 prevede che le disposizioni di cui ai commi 54 e 55 non possono essere derogate dai contratti collettivi nazionali di lavoro e le clausole contrattuali contrastanti saranno disapplicate dal 1° settembre 2013.

Sul tema della fruizione dei permessi retribuiti per motivi personali o familiari si è espresso autorevolmente l'Aran in un Orientamento applicativo pubblicato sul sito istituzionale il 17/10/2011, affermando che l’art. 15, comma 2, primo periodo, esplicita chiaramente che il diritto ai permessi retribuiti per motivi personali o familiari (norma comune per il personale docente ed ATA) è subordinata ad una richiesta (...a domanda...) del dipendente documentata “anche mediante autocertificazione”.

La previsione contrattuale generica ed ampia di “motivi personali o familiari” e la possibilità che la richiesta di fruizione del permesso possa essere supportata anche da “autocertificazione”, a parere dell'Agenzia, esclude un potere discrezionale del dirigente scolastico il quale, nell'ambito della propria funzione è preposto al corretto ed efficace funzionamento dell'istituzione scolastica nonché alla gestione organizzativa della stessa.

Le sentenze del Tribunale di Monza (Sent. 288/11, R.G. 595/10 del 12/05/2011) e successivamente quella del Tribunale di Lagonegro (Sent. n. 309/2012 del 4/04/2012), quella del Tribunale di Campobasso (Sent. n. 749 del 27/11/2012) e quella del Tribunale di Potenza (Sent. n. 544/2013 del 4/10/2013) riconoscono ai docenti ricorrenti il diritto a fruire dei 3 giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari previsti all'art. 15 c. 2 del CCNL/2007 e dei 6 giorni di ferie se richiesti a tale scopo. Tale richiesta, se motivata con documentazione o anche con puntuale autocertificazione da parte del docente, non è soggetta a valutazione discrezionale da parte del dirigente scolastico.

In particolare la sentenza di Monza precisa che nessuna discrezionalità è lasciata al dirigente scolastico in merito all'opportunità di autorizzare il permesso e le ferie per queste ipotesi, né, in particolare, gli è consentito di comparare le esigenze scolastiche con le ragioni personali o familiari certificate per cui il permesso è richiesto, ma avrà solo un controllo di tipo formale in merito alla presentazione della domanda ed all'idoneità della documentazione a dimostrare la sussistenza delle ragioni poste a base della domanda; né, tanto meno, è consentito al dirigente scolastico porre delle regole preventive che vietino o restringano la possibilità per i docenti di usufruire dei permessi o delle ferie in periodo di attività didattica, qualora queste siano richieste per motivi personali o familiari.

Si ritiene pertanto che per fruire dei tre giorni di permesso retribuito i docenti debbano preventivamente motivare con documentazione o anche con autocertificazione le ragioni della richiesta, ma il dirigente non ha titolo a valutarla discrezionalmente poiché il suo intervento deve limitarsi a un mero controllo di tipo formale.

Purtroppo il più recente CCNL dell'Area V sottoscritto il 15/07/2010 non si sofferma a trattare della circostanza, limitandosi a esaminare le assenze per malattia (art. 11). Specificamente l'art. 13/4 precisa che i dirigenti si conformano al codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, adottato con DPCM del 28 novembre 2000, in quanto loro applicabile, allegato al contratto stesso. Anche detto codice non tratta specificamente della materia.

Si ritiene tuttavia che, per analogia con i docenti, anche i dirigenti scolastici abbiano titolo a fruire dei tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, possono fruire di sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica.

 

 

Il Consiglio di istituto è competente a stabilire la festività del santo Patrono

 

Quesito del 4/05/2015

Nell’Istituto comprensivo dove opero i giorni di sospensione dall’attività lavorativa per il Santo patrono sono tre: 7 gennaio, 24 giugno e 29 giugno. Il 7 gennaio la Segreteria è costretta a rimanere aperta in quanto gli altri plessi sono funzionanti. Non sarebbe meglio votare un calendario che consenta di uniformare il santo Patrono, verosimilmente al 7 gennaio, data in cui si festeggia nel Comune dove risiede la sede amministrativa e più della metà degli allievi? Le resistenze sono di natura sindacale.

Grazie.

 

Risposta

La proposta è senz'altro condivisibile, tuttavia va attuata con delibera del Consiglio di Istituto competente ad adattare il calendario scolastico in relazione alle esigenze derivanti dal Piano dell'offerta formativa (DPR 275/99, art. 5).

 

 

Costituzione comitato genitori

 

Quesito del 4/05/2015

E’ pervenuta, oggi 4 maggio 2015, al DS di  un Liceo, da parte di 14 genitori su 106 rappresentanti di 53 classi, la richiesta di poter fruire di un’aula, per lo svolgimento di un’assemblea, entro otto giorni, avente all’odg, la costituzione del Comitato dei genitori, ecc. Considerato che l'art. 15, comma 2 del TU 297/94 prevede che “I rappresentanti dei genitori nei consigli di intersezione, di interclasse o di classe possono esprimere un comitato dei genitori del circolo o dell'istituto”, può ritenersi legittima la richiesta avanzata soltanto dai quattordici genitori non tutti rappresentati di classe, in cui si legge testualmente: “E’ gradita la presenza del DS, quella del CI e di tutti i rappresentanti di classe”, questi ultimi declassati al rango di graditi ospiti?

Grato, come sempre.

 

Risposta

L'art. 15/2 del D.Lgs. 297/94 non richiede che la richiesta della costituzione del comitato dei genitori venga posta da tutti i rappresentanti dei genitori nei consigli di classe. Pertanto anche solo una rappresentanza di essi può farsene portavoce. Sta alla scuola valutarne la consistenza, ma in linea di principio si ritiene che essa possa essere accolta. Sarà poi la realtà della partecipazione dei genitori a verificarne la fondatezza.

 

 

Il segreto d'ufficio cui sono tenuti i membri del CdC

 

Quesito del 1/05/2015

Il segreto d'ufficio e discredito di Presidente di commissione Esame di Stato.

Si richiede chiarimento sulla condotta, eventualmente sanzionabile, di un docente che, in classe alla presenza di alunni tutti maggiorenni di quinta liceale, intendendo esprimersi sui criteri di accesso alla lode, possa:

- richiamare con dati facilmente identificabili e di fatto identificati dai presenti fatti discussi nell'ambito di uno scrutinio di Esame di Stato risalente ad anni addietro, svoltosi presso il liceo in cui insegna, con allusione ad un preciso candidato che , a suo dire, non avrebbe ricevuto la lode immeritatamente;

- riferirsi con dati facilmente identificabili e di fatto identificati dagli alunni presenti, al presidente di commissione che "lo ha disgustato" (si cita) per la sua ferma non condivisione dell'attribuzione della lode al candidato di cui sopra;

- rivelare pubblicamente, ad alunni sconcertati, dati coperti da segreto d'ufficio, gettando discredito sullo svolgimento dello scrutinio ed esplicitamente sul presidente, peraltro genitore di un alunno della classe in ascolto, prossimo ad affrontare l'esame di stato con il docente in oggetto, quale membro interno.

 

Risposta

I componenti del consiglio di classe sono tenuti, sotto responsabilità disciplinare, al segreto d’ufficio su quanto deliberato: ivi incluse, ovviamente, le posizioni assunte dai singoli, le argomentazioni esposte e le discussioni intervenute. Precetto, quest’ultimo, che viene non di rado disatteso dagli stessi insegnanti: ma violando un obbligo del proprio stato.

Il comportamento di singoli membri del CdC si presta comunque ad essere ricompreso in una contestazione disciplinare di competenza del dirigente scolastico (si potrebbe valorizzare la previsione contenuta nell’art. 494, primo comma lett b) del D.Lgs n. 297/1994 che sanziona la violazione del segreto d'ufficio inerente ad atti o attività non soggetti a pubblicità, tenendosi conto del principio di proporzionalità.

Qualora il presidente di commissione si ritenga screditato può sempre ricorrere alle difese che la legge gli consente a tutela della sua reputazione.

 

 

Esami di Stato: sostituzione commissario interno

 

Quesito del 1/05/2015

Sottopongo alla sua cortese attenzione quanto segue :

Sostituzione docente individuato quale commissario interno (italiano) per Esame di stato.

Si richiedono chiarimenti sulla procedura da seguire nel caso si renda necessario, prima dell'inizio della sessione d'esame di Stato, sostituire, a cura del dirigente scolastico, un commissario interno (italiano) per i motivi consentiti dalla legge (malattia o incompatibilità con la classe).

 

Risposta

Il riferimento normativo è dato dall'art. 16 del D.M. 6/2007 che contiene i criteri e le modalità di nomina, designazione e sostituzione dei componenti delle commissioni degli esami di Stato.

Esso prevede che il capo d'istituto, al fine della sostituzione del commissario interno, valuta l'opportunità di designare un docente della stessa materia dello stesso corso o di altra classe di diverso corso o un docente di materia non affidata ai commissari esterni, della stessa classe o dello stesso corso o di altra classe di diverso corso del medesimo istituto, anche se svolge detta funzione in altra commissione.

Qualora ciò non si renda possibile, il capo d'istituto designa un docente compreso nelle graduatorie d'istituto della stessa materia del commissario da sostituire o, in mancanza, di materia non rappresentata.

Nelle operazioni di sostituzione deve essere assicurata la presenza in commissione dei docenti delle materie oggetto della prima e seconda prova scritta.