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:: forum ANP Piemonte :: ottobre 2011 :..

I docenti in esubero non possono insegnare religione cattolica

 

Quesito del 30/10/2011

Essendo prevista la possibilità per gli insegnanti di religione, se dovessero ricorrere talune condizioni, di poter essere utilizzati nell’insegnamento di materie affini, mi chiedo se, parimenti, un docente di ruolo in una qualsiasi classe di concorso in esubero, munito di titolo valido per l’insegnamento della religione, possa insegnare tale disciplina, mantenendo lo status di ruolo, o se tale prospettiva non sia mai stata considerata neanche in via di principio.

Grazie.

 

Risposta

La circostanza in esame non pare essere realizzabile.

Infatti non risulta nemmeno che i docenti di IRC possano essere utilizzati nell’insegnamento di materie affini. Sia il CCNI sulla mobilità del personale della scuola sottoscritto il 22/02/2011, che l’OM 29/2011 relativa alla mobilità del personale docente di religione cattolica, che l’OM 64/2011 concernente le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie del personale scolastico non prevedono tale possibilità.

In specie il CCNI/2011 sulla mobilità, art. 37 bis “Mobilità insegnanti religione cattolica” prevede che gli insegnanti di religione cattolica, immessi in ruolo ai sensi della legge 18 luglio 2003 n. 186, partecipano alle operazioni di mobilità territoriale a domanda, secondo quanto previsto dal CCNI/2011, tanto per transitare nel contingente di diocesi diversa da quella di appartenenza ubicata nella stessa regione di titolarità che per acquisire la titolarità in diversa regione e conseguente assegnazione al contingente della diocesi richiesta; ferma restando, in entrambe le ipotesi, la collocazione dell’insegnante nel settore formativo di appartenenza. L’art. 1, comma 6 dell’OM 29/2011 precisa i contenuti della mobilità professionale degli insegnanti di religione cattolica: essa, ai sensi dell’art. 4/1, della legge 186/03, è limitata al passaggio dal settore formativo corrispondente al ruolo per l’insegnamento della religione cattolica nella scuola dell’infanzia e primaria al settore formativo corrispondente al ruolo per l’insegnamento della religione cattolica nella scuola secondaria di primo e secondo grado, o viceversa. Possono partecipare a detta mobilità professionale gli insegnanti che, avendo superato il periodo di prova, siano in possesso dell’idoneità concorsuale anche per il settore formativo richiesto e dell’idoneità ecclesiastica rilasciata, per l’ordine e grado di scuola richiesto, dall’ordinario diocesano competente.

Soltanto l’art. 2, comma 5 dell’OM 64/2011 prevede che negli istituti di istruzione secondaria il docente titolare di cattedra o posto di insegnamento, i docenti di sostegno nonché i docenti di religione cattolica che trovino nella scuola di titolarità una riduzione dell'orario obbligatorio di insegnamento fino ad un quinto, ove non completino l'orario nella scuola medesima, sono utilizzati nell'ambito della scuola di titolarità, per le ore mancanti, nelle attività specifiche della scuola e, prioritariamente, per lo svolgimento di supplenze temporanee. Tale normativa si applica anche agli insegnanti di religione cattolica della scuola dell’infanzia e primaria.

Si tratta pertanto di possibilità di utilizzazione nelle attività specifiche della scuola e, prioritariamente, per lo svolgimento di supplenze temporanee nel caso di riduzione dell'orario obbligatorio di insegnamento fino ad un quinto e non di utilizzazione su materie affini. Non è prevista tuttavia la reciprocità, che cioè i docenti di altra classe concorso in esubero, munito di titolo valido per l’insegnamento della religione, possa insegnare tale disciplina.

Infatti i docenti di religione, ai sensi del successivo comma 11, possono chiedere l’utilizzazione esclusivamente nell’ambito dell’insegnamento della religione cattolica, a domanda, in una diversa sede scolastica nell’ambito dello stesso settore formativo della diocesi in cui sono titolari. I medesimi, inoltre, possono anche chiedere l’utilizzazione, a domanda, per diverso settore formativo, sempre nell’ambito dell’insegnamento della religione cattolica e purché in possesso della idoneità concorsuale e della idoneità rilasciata dall’Ordinario Diocesano.

E il successivo art. 3 bis “Utilizzazioni e assegnazioni provvisorie degli IRC” prevede che le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie degli insegnanti di religione cattolica sono effettuate d’intesa tra il Direttore Generale Regionale e l’Ordinario Diocesano competente, avendo riguardo alla ripartizione del territorio in diocesi, nel quadro delle disponibilità, comprensivo di tutti i posti di insegnamento della religione cattolica complessivamente funzionanti.

In nessuna delle disposizioni sull’argomento della mobilità è previsto che i docenti di ruolo in una qualsiasi classe di concorso in esubero, munito di titolo valido per l’insegnamento della religione, possa insegnare tale disciplina, mantenendo lo status di insegnante di ruolo. E’ di ostacolo anche la normativa sulle nomine dei docenti di IRC. Infatti dall'entrata in vigore della legge 186 del 18/07/2003 la nomina dei docenti di IRC compete, come avviene per la totalità degli altri insegnanti, per il 70% delle cattedre complessive all'USR d'intesa con l'Ordinario Diocesano, riguardante i soli docenti che hanno superato il concorso. La nomina del restante 30% è lasciato alla discrezione della curia diocesana e alla conferma del dirigente scolastico.

 

Modalità di assegnazione delle ore eccedenti

 

Quesito del 29/10/2011

In qualità di Dirigente di un Istituto Comprensivo, chiedo delucidazioni in questo caso di assegnazione di ore eccedenti che mi si è presentato.

Dovendo procedere all'assegnazione di n. 2 ore di educazione fisica eccedenti l'orario cattedra - a seguito liberatoria dell'Ufficio provinciale - ho emanato circolare con richiesta di disponibilità ad effettuarle. Hanno richiesto l'assegnazione di tali ore due docenti di sostegno a tempo indeterminato. Uno di essi, in possesso di L.104, sostiene - insieme al sindacato - di averne diritto essendo il primo in graduatoria di Istituto proprio in virtù di tale legge. Cosa potete suggerirmi a riguardo?

 

Risposta

L’assegnazione di ore di insegnamento pari o inferiori a 6 ore settimanali è regolata dall’annuale circolare sulle supplenze che quest’anno è stata diffusa con nota n. 6635 del 10/08/2011. Il Miur dispone che tali ore, che non concorrono a costituire cattedre o posti orario, non facciano parte del piano di disponibilità provinciale da ricoprire in base allo scorrimento delle graduatorie ad esaurimento, ma restino nella competenza dell’istituzione scolastica ove si verifica la disponibilità degli spezzoni. La predetta istituzione provvede, ai sensi della legge 448/2001, alla copertura delle ore, attribuendole, con il loro consenso, ai docenti in servizio nella scuola medesima, forniti di specifica abilitazione per l’insegnamento di cui trattasi, prioritariamente al personale con contratto a tempo determinato avente titolo al completamento di orario e successivamente al personale ad orario completo - prima al personale con contratto a tempo indeterminato e poi a quello con contratto a tempo determinato - fino al limite di 24 ore settimanali.

La circolare non esplicita ulteriori modalità nell’assegnazione di tali ore. Si ritiene che questa rientri nelle competenze attribuite in via esclusiva al dirigente di una pubblica amministrazione dall'art. 5, comma 2, del D.Lgs. 165/01, dopo la modifica sostanziale introdotta dal D.Lgs. 150/09: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Riteniamo che, con l'inizio di questo nuovo anno scolastico, visti i nuovi elementi interpretativi che si sono sostanziati rispetto all'anno scolastico precedente (D.Lgs. 141/2011 interpretativo del D,Lgs 150/2009, orientamenti giurisprudenziali, posizione della funzione pubblica sulla questione dell'assegnazione dei docenti ai plessi e alle sedi, ecc.) si abbiano elementi valutativi importanti per aderire con maggiore certezza a questa visione dell'assetto organizzativo interno. Pertanto, nell’assegnazione di ore eccedenti il DS non è tenuto al rispetto di graduatorie o altro, salvo che ciò rientri tra i criteri che si è dato.

Il dirigente dovrà soltanto fornire adeguata preventiva informazione alla parte sindacale circa i criteri che hanno ispirato le decisioni che intende adottare, per recepire suggerimenti di chi rappresenta il personale.

 

I docenti di sostegno assegnati ad aree non di pertinenza

 

Quesito del 29/10/2011

Gradirei mi togliessi un dubbio che credo riguardi purtroppo molti docenti di sostegno. Quest’anno ho ricevuto incarico dall’USP per una cattedra di sostegno in AD02 (area umanistica, alla quale appartengo con la mia classe di concorso “Storia dell’arte”): preso servizio presso la scuola, la coordinatrice del sostegno mi ha assegnato però solo poche ore di quest’area, mentre per il resto mi è stato imposto di seguire dei ragazzi di quinta superiore in materie come elettronica o programmazione informatica che nulla hanno a che spartire con l’area umanistica. Mi chiedo il senso di tale pratica visto che non posso essere d’aiuto all’alunno per mia evidente mancata conoscenza dei contenuti disciplinari (ed infatti uno di questi alunni mi allontana perché vuole “persone competenti” al suo fianco): potresti rispondermi che infatti ben altro è il ruolo del docente di sostegno – promuovere l’integrazione – però capisci anche tu che per proporre percorsi o qualsiasi altra attività di condivisione tra alunno disabile e classe un minimo di conoscenza della materia ci vorrebbe (altrimenti il docente curricolare può vedere queste attività solo come ore “perse” al suo insegnamento).

La domanda è: che senso ha che una scuola richieda tot ore per un’area se poi il docente che arriva viene dirottato in altre aree? E’ legale tutto ciò?

Grazie.

 

Risposta

L’assegnazione dei docenti di sostegno alle classi dovrebbe essere corrispondente alle aree e alle ore di sostegno a suo tempo richieste dalla scuola per ciascuno degli studenti certificati.

Come è noto, le aree del sostegno sono l'Area Umanistica, l'Area Scientifica, l'Area Tecnico-professionale e artistica e l'Area Psicomotoria. L'art. 13 comma 5 della legge 104/92 prevede che “Nella scuola secondaria di primo e secondo grado sono garantite attività didattiche di sostegno, [...] realizzate con docenti di sostegno specializzati, nelle aree disciplinari individuate sulla base del profilo dinamico-funzionale e del conseguente piano educativo individualizzato”.

E’ pertanto il consiglio di classe, quando predispone il progetto educativo individuale di cui all'art. 41 del D.M. 24 luglio 1998, n. 331, a proporre l'area.

Infatti il PEI di ciascun alunno disabile, cioè la concreta definizione dei bisogni effettivi di formazione, stabilisce il numero delle ore di sostegno necessarie e la determinazione dell’area di interesse prevalente sulla quale richiedere l’assegnazione del docente di sostegno. Competente a definire il PEI è il consiglio della classe in cui è inserito lo studente. Tale determinazione deve essere concordata con il dirigente scolastico ai fini della formalizzazione della richiesta all'USP competente.

Nell’assegnazione dei docenti agli alunni disabili occorre pertanto garantire a ciascuno di essi il maggior numero di ore in proporzione delle loro esigenze, rispettando per quanto possibile le aree di appartenenza dei docenti. D'altronde gli insegnanti di sostegno devono essere in possesso, oltre che di conoscenze disciplinari corrispondenti alla loro specializzazione, soprattutto di competenze metodologiche trasversali con le quali possono far fronte a molte delle esigenze manifestate dagli studenti loro assegnati.

Qualora, come nel caso esposto, un docente venga assegnato ad un’area diversa dalla propria e per la quale non sia in possesso di competenze disciplinari specifiche, si ritiene essere suo dovere adeguarvisi seguendo insieme all’allievo disabile i contenuti presentati nel corso delle lezioni in modo che il sostegno da prestare a quest’ultimo possa essere il più efficace possibile.

 

Le assenze per malattia del personale neo immesso in ruolo

 

Quesito del 28/10/2011

Salve, sono un ass.tecnico neo immessa in ruolo per l'anno scolastico in corso...

Vorrei un chiarimento: la malattia di quest'anno parte da zero o deve essere cumulata ai tre anni precedenti come da supplente a tempo determinato?

 

Risposta

Le assenze del personale a t.d. sono regolate dall’art. 19 del CCNL/2007, mentre quelle del personale a t.i. sono disciplinate dal precedente art. 17.

Pertanto la disposizione dell’art. 17/1 “Il dipendente assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di diciotto mesi. Ai fini della maturazione del predetto periodo, si sommano, alle assenze dovute all'ultimo episodio morboso, le assenze per malattia verificatesi nel triennio precedente” si riferisce soltanto al personale a t.i. a partire dalla sua immissione in ruolo.

Di conseguenza il periodo di malattia di chi è immesso in ruolo parte da zero, essendo venuto a modificarsi il suo stato giuridico.

 

Fruizione dell’orario settimanale di 35 ore

 

Quesito del 28/10/2011

Un collaboratore scolastico con nomina a tempo determinato fino al 30 Giugno è stato assegnato a due istituzioni scolastiche con un carico orario rispettivamente di 18 ore per ciascuna scuola.

Entrambe le scuole hanno strutturato un orario di servizio giornaliero superiore alle dieci ore per almeno tre giorni alla settimana.

Il suo orario risulta essere il seguente:

Lunedi 7.00-10.30 nella prima scuola e 14.30-18.00 nella seconda

Martedi idem

Mercoledi 7.30-11.00 nella seconda scuola e 11.30- 15.00 nella prima

Giovedi 14.30-18.00 nella seconda e 7.00-10.30 nella prima

Venerdi 7.30-11.30 nella seconda e 14.00-18.00 nella prima

L’orario rimane fisso così per tutto l’anno scolastico.

Esistono i presupposti per concedere la riduzione alla 35^ ora?

 

Risposta

L’art. 55/1 del CCNL/2007 prevede che il personale ATA destinatario della riduzione d’orario a 35 ore settimanali è quello adibito a regimi di orario articolati su più turni o coinvolto in sistemi d’orario comportanti significative oscillazioni degli orari individuali, rispetto all’orario ordinario, finalizzati all’ampliamento dei servizi all’utenza e/o comprendenti particolari gravosità.

Destinatari della riduzione oraria di lavoro a 35 ore settimanali sono pertanto i dipendenti che si trovano ad operare in una istituzione scolastica con un orario di servizio giornaliero superiore alle dieci ore per almeno tre giorni alla settimana (caratteristiche oggettive), e che, pur non potendosi considerare turnisti nel senso stretto, siano comunque coinvolti in sistemi orari di lavoro che, a causa delle significative oscillazioni degli orari individuali di lavoro programmate, vengano accomunati al turnista quanto al disagio psico-fisico derivatone e quindi ai benefici compensativi correlati (caratteristiche soggettive).

Il caso rappresentato ha le caratteristiche suddette. In particolare, il dipendente per tutto l’anno svolge il proprio orario in due scuole diverse in cui deve spostarsi tutti i giorni con turni diversi in quasi tutti i giorni della settimana. Si ritiene pertanto che egli possa beneficiare della riduzione d’orario a 35 ore settimanali.

 

Fruizione dei permessi della legge 104 ad ore

 

Quesito del 28/10/2011

L'INPS con circolare del 1 marzo 2011 avente per oggetto: "Permessi a favore di persone con disabilità grave. Art. 33 della legge n. 104/992”, alla pag. 5, p. 2 - modalità di fruizione dei permessi comunica che "Il dipendente per l'assistenza a ciascun familiare in situazione di disabilità grave ha la possibilità di fruire alternativamente di: 3 giorni interi di permesso al mese; 18 ore mensili da ripartire nelle giornate lavorative secondo le esigenze personali, frazionabili e fruibili per un tempo pari o superiore ad un'ora; le predette ore, se fruite per l'intera giornata, comporteranno un abbattimento dell'orario teorico giornaliero (pari a 7 ore e 12 minuti)".

La presente interpretazione normativa della L.104, applicata alla scuola, implicherebbe che per il personale della scuola: "i riposi orari sono rapportati alla durata dell'orario giornaliero di lavoro; 2 ore per un orario corrispondente o superiore alle sei ore, 1 ora in caso contrario". Inoltre: "i permessi sono senza limiti ovvero le ore di permesso retribuito vanno intese per ogni giornata lavorativa del mese".

Una dipendente assistente amm.va mi chiede di fruire secondo modalità abbastanza definite di permessi, nell'ambito della L.104, di mezz'ora per accompagnare un congiunto a fare prelievi.

Io penso che il permesso debba avere il minimo di utilizzabilità di un'ora. Tu che ne pensi?

Una seconda dipendente mi chiede anziché 2 (due) ore di permesso, sempre nell'ambito della L. 104, 3 (tre) ore. Anche in questo caso io riterrei di attenermi alle indicazioni concedendo il n. di ore massimo di 2 ore di permesso per un orario lavorativo di sei ore quotidiane. Qual è il tuo avviso?

 

Risposta

Si premette che le circolari INPS si applicano ai dipendenti privati e non ai pubblici, per i quali le disposizioni al riguardo vengono impartite dall’INPDAP.

L’art. 33/3 della legge 104/92 non prevede la fruibilità di detto permesso ad ore ma solo a giorni. Tuttavia in alcuni contratti collettivi, quali ad esempio quello del comparto Ministeri ed Autonomie, per venire incontro alle esigenze dei lavoratori che prestano assistenza, è stato stabilito che tali permessi giornalieri possono essere fruiti anche in maniera frazionata, cioè ad ore.

Il contingente massimo di ore fissato è pari a 18 ore mensili per un orario di lavoro di 36 ore settimanali. Concetti ribaditi anche nella circolare Funzione Pubblica n. 8 del 6/09/2008, che non ha modificato la materia trattata ma, ha semplicemente fissato e fatto chiarezza nelle sole regole applicative.

Il CCNL comparto scuola vigente non ha previsto l'eventualità di frazionare i giorni in ore per i permessi in argomento.

Si ritiene tuttavia che il Dirigente, nella sua autonomia, valutate le singole richieste, possa accordare eccezionalmente questa possibilità anche per garantire la funzionalità dei servizi.

 

L’esonero del vicario di una scuola in reggenza

 

Quesito del 28/10/2011

Nel caso di dirigente reggente il vicario ha diritto all'orario ridotto, anche a fronte della nuova normativa?

 

Risposta

Con l'introduzione del comma 6 dell'art. 19 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito nella legge n. 111 del 15 luglio 2011, l’esonero o il semiesonero dall’insegnamento dei docenti con funzioni vicarie possono essere disposti esclusivamente sulla base dei criteri contenuti nell'art. 459, commi 2 e 3 del TU riformulato dalla legge 350/03, che dispongono:

“2. I docenti di scuola dell’infanzia ed elementare possono ottenere l’esonero quando si tratti di circolo didattico con almeno ottanta classi.

3. I docenti di scuola media, di istituti comprensivi, di istituti di istruzione secondaria di secondo grado e di istituti comprensivi di scuole di tutti i gradi di istruzione possono ottenere l’esonero quando si tratti di istituti e scuole con almeno cinquantacinque classi, o il semiesonero quando si tratti di istituti e scuole con almeno quaranta classi”.

Ne consegue che l’esonero o il semiesonero dall’insegnamento dei docenti con funzioni vicarie possono essere disposti esclusivamente sulla base di tali criteri; in particolare, per i docenti di scuola dell’infanzia o elementare dovrà trattarsi di circolo didattico con almeno 80 classi, mentre i docenti di scuola media, di istituti comprensivi e di istituti di istruzione secondaria di secondo grado potranno ottenere l’esonero nel caso di istituti e scuole con almeno 55 classi, o il semiesonero con almeno 40 classi.

Si ritiene che il numero delle classi vada conteggiato distintamente per ogni singola istituzione scolastica e non sommato, anche nel caso di istituti dati in reggenza. Pertanto, ad esempio, il DS titolare di un scuola con 40 o più classi che ne abbia in reggenza un'altra con 30 classi ha diritto al semiesonero per la scuola di titolarità, ma non può assommare alle 40 classi di titolarità le 30 della scuola in reggenza per fruire così di un esonero totale da ripartire tra i due istituti.

Con 40 e 30 classi, rispettivamente, solo la prima delle due istituzioni ha titolo al semiesonero, né, allo stato, paiono possibili interpretazioni più “favorevoli” della norma.

Questo indirizzo di rigore è stato tenuto anche da diversi Uffici Scolastici Regionali (vedi ad es. la nota dell'USR per la Lombardia n. 7408 del 13/07/2011 e le note 262 del 18/07/2011 e 264 del 19/07/2011 dell'USR per il Piemonte).

 

La valutazione del servizio prestato in part time

 

Quesito del 27/10/2011

Chiedo chiarimenti e riferimenti normativi se possibile in merito al seguente quesito: il servizio prestato dal personale ATA di ruolo in part time verticale 18 ore sett ai fini della valutazione del servizio prestato (anzianità di servizio) nelle graduatorie interne di individuazione dei soprannumerari viene valutato per intero o ridotto della metà?

 

Risposta

Il servizio prestato in part time verticale è valutato per intero ai fini dell’anzianità di servizio e di carriera del personale della scuola, quindi altresì per l’inserimento nella graduatoria interna di individuazione dei soprannumerari. Infatti il CCNI sulla mobilità del personale della scuola sottoscritto il 25/02/2011 non accenna ad alcuna riduzione nel caso.

Gli anni di servizio prestati a tempo parziale sono utili per intero anche ai fini del diritto di quiescenza e di previdenza.

Tali anni sono proporzionalmente ridotti in rapporto all’orario effettivamente svolto soltanto per determinare l’importo della pensione e dell’indennità di buonuscita (art. 8 legge 554/88).

 

 

Le indennità dovute al collaboratore vicario di una scuola in reggenza

 

Quesito del 27/10/2011

Sono un docente di scuola secondaria di secondo grado, collaboratore vicario già da alcuni anni.

Lo scorso anno scolastico (2010/2011), a partire dal mese di febbraio, la mia scuola venne affidata in reggenza ad un Preside già Dirigente di altra istituzione scolastica, il quale mi confermò la nomina e, relativamente alla remunerazione, precisò quanto segue:

“In base all’art. 69 del CCNL del 1995, al citato docente vicario, essendo l’istituzione scolastica affidata in reggenza, verrà corrisposta:

a) la stessa indennità assegnata al DS e cioè pari al 50% dell’indennità per funzioni superiori, in relazione ai giorni di servizio effettivamente prestati;

b) in caso di assenza o di impedimento del DS reggente per periodi superiori a 15 giorni al citato docente vicario è attribuito l’intero importo (100%) dell’indennità stessa per tutto il periodo della sostituzione. Il DSGA che legge per conoscenza, provvederà a determinare l’indennità di cui sopra e a predisporre l’addebito sull’apposito capitolo di spesa per le supplenze;

c) oltre alle predette indennità, al Vicario verrà corrisposta, per il maggior impegno, anche una quota del F.I. che sarà concordata nella contrattazione di istituto”.

Ovviamente, con lo stipendio di agosto o di settembre, mi aspettavo di percepire una certa sommetta che invece non ho mai percepito.

Il DSGA si giustifica dicendo che, dal 2007, la corresponsione di questi emolumenti, pur essendo prevista dalle norme contrattuali, di fatto viene negata.

Di conseguenza, fino a questo momento io ho percepito solo il compenso concordato nella contrattazione di istituto (F.I.) e niente altro.

Le mie domande sono:

1) È possibile che io debba rassegnarmi a non vedere un centesimo della cosiddetta indennità di reggenza? Cosa posso fare per ottenere ciò che mi è stato “promesso” e che con tutta onestà penso di aver meritato?

2) Nel momento in cui il DS ha trasmesso al DSGA (11 febbraio 2011) la copia della mia nomina con la citata specifica, perché il DSGA non ha fatto presente l’impossibilità di ottemperarvi?

3) Tenendo presente che subito dopo il termine degli scrutini (18 giugno 2011) sono stato impegnato come Presidente di commissione in altro comune (fino al 9 luglio), che dal 4 al 25 di agosto ho sostituito il DS, assente per ferie, e che negli ultimi giorni di agosto si sono svolti gli esami per gli alunni che a giugno hanno avuto il giudizio sospeso, è possibile che anche per il periodo 4-25 agosto io non abbia diritto ad una retribuzione aggiuntiva?

 

Risposta

Al collaboratore vicario di una scuola data in reggenza compete il 50% dell'indennità di reggenza prevista dall'art. 69 comma 2 del CCNL/95 (come richiamato dall'art. 146, comma 1 lett. g) punto 7 del CCNL/2007), nei seguenti termini: “Qualora si dia luogo all’affidamento in reggenza degli uffici di cui al comma 1, ai titolari che assumono la reggenza è corrisposta un’indennità di reggenza pari al 50% di quella prevista per gli incarichi o le sostituzioni, così come definita nel comma medesimo. In tal caso al docente vicario è corrisposta un’indennità di pari importo”.

Pertanto, al vicario del dirigente di una scuola data in reggenza compete il 50% dell'indennità di funzioni superiori, costituita dal differenziale dei livelli iniziali di inquadramento dirigente-docente. Inoltre, in caso di assenza del titolare, al vicario reggente compete l'indennità di direzione (art. 21, CCNL/1999) e, in caso di assenza superiore a 15 giorni, l'ulteriore 50% dell’indennità di funzioni superiori (art. 69, comma 1, CCNL/95).

La liquidazione di tali indennità in passato era disposta direttamente dall’istituzione scolastica su specifici fondi assegnati dal MIUR previo apposito monitoraggio finalizzato alla quantificazione della spesa in questione. In particolare l’indennità di reggenza veniva corrisposta mensilmente agli aventi diritto, anche se il criterio per la sua determinazione è stabilito su base annua.

Sull'argomento può essere utile la lettura del documento allegato alla circolare dell'USR per il Piemonte n. 193 del 1/07/2009 (“Indennità di funzioni superiori e di reggenza”).

Tuttavia in questo momento le indennità di funzioni superiori e di reggenza mancano di specifica copertura finanziaria. Infatti il CCNL scuola vigente, all’art. 146, richiama esplicitamente in vigore le norme citate, ma aggiunge: “fondi non a carico del CCNL della scuola”.

D’altra parte, i trasferimenti ordinari alle scuole per il 2011 (vedi nota MIUR Prot. n. 10773 dell’11 novembre 2010 inviata per e-mail alle singole scuole sulla rispettiva casella istituzionale) non recano nessuna esplicita previsione di un finanziamento destinato a questi fini e tale materia è rimessa ad apposito confronto con le OO.SS, tuttora rimasto senza esito, con l’impegno del MIUR di richiedere all’Aran un intervento chiarificatore di quale ministero (MEF o MIUR) sia competente a finanziarlo.

Pertanto, anche se pare paradossale, finché la questione non trovi una soluzione non è possibile corrispondere ai vicari le indennità loro dovute.

 

 

Le modalità di fruizione dei permessi della legge 104/92, art. 33/3

 

Quesito del 25/10/2011

Una docente chiede di usufruire delle legge 104 per il marito, che ha una forma rarissima di tumore che gli sta devastando il volto. Mi porta un primo 'certificato provvisorio' con l’indicazione che è una persona in situazione di handicap e in condizione di gravità ai sensi dell'art. 3 comma 3 della legge 104/92 e quindi è tutto a posto.

Successivamente me ne porta un altro, quello definitivo, che reca il titolo generale di 'Invalidità civile - Legge 104'. In esso il marito viene definito 'invalido con totale e permanente inabilità lavorativa al 100% (art 2 e 12 della L 118/71).

Al di là di alcuni errori contenuti nel certificato (il marito è definito lavoratore agricolo anziché dirigente industriale) e della ovvia condizione di infermità, un tale certificato è titolo sufficiente per l'attribuzione dei diritti previsti da una legge che lì non è nemmeno citata?

 

Risposta

Si premette che l’art. 3, comma 1 della legge 104/92 definisce persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.

Il successivo art. 4 stabilisce che gli accertamenti relativi a queste minorazioni sono effettuati dalle unità sanitarie locali mediante le commissioni mediche di cui all'articolo 1 della legge 15 ottobre 1990, n. 295, che sono integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le unità sanitarie locali.

Per richiedere di fruire dei permessi previsti dall'art. 33/3 della legge medesima il dipendente deve produrre alla scuola i seguenti documenti:

1) Verbale rilasciato dalla competente ASL di accertamento del disabile in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3 commi 1 e 3;

2) dichiarazione sostitutiva resa dall’interessato, ai sensi degli artt. 46 e 47 del DPR 445/2000, e sottoscritta ai sensi dell’art. 76, attestante:

a) il grado di parentela o affinità con il disabile in situazione di gravità;

b) che il disabile non è ricoverato a tempo pieno presso un istituto specializzato;

c) di garantire al familiare disabile assistenza con continuità ed esclusività;

d) che non ci sono altri familiari in grado di prestare assistenza e che nessun altro familiare beneficia dello stesso oggetto e delle stesse condizioni;

e) l’impegno a comunicare eventuali variazioni delle precedenti condizioni.

 

 

La contrattazione di istituto ove è rimasto in carica una sola RSU

 

Quesito del 25/10/2011

Quest'anno nella mia scuola è rimasto un solo componente della RSU. Secondo l'art. 7 della sottoscrizione 7 agosto 1998, "le dimissioni e conseguenti sostituzioni dei componenti le RSU non possono concernere un numero superiore al 50% degli stessi, pena la decadenza della RSU". Quindi dovrei dedurre che la RSU è decaduta. D'altra parte secondo l'art. 7 del CCNL, il contratto integrativo di istituto è valido se firmato dalla RSU (che decide a maggioranza) e dai rappresentanti territoriali delle organizzazioni sindacali di categoria. Domande:

1) è lecito fare la contrattazione in presenza dell'unico componente RSU rimasto e di un rappresentante territoriale della stessa organizzazione sindacale?

2) Se la risposta è "si", chi firma il contratto?

3) Se la risposta è "no", come mi devo comportare, considerando che ho già fatto la prima riunione con i due membri anzidetti?

 

Risposta

In assenza di RSU (e il caso di un solo componente è assimilato all’assenza) le relazioni sindacali sono svolte con le 5 organizzazioni firmatarie del CCNL di comparto: FLC/CGIL, CISL/SCUOLA, UIL/SCUOLA, SNALS/CONFSAL, GILDA/UNAMS e con l’eventuale RSU rimasta in carica.

Se le sigle sindacali, regolarmente convocate, non si presentano non si dà luogo alla contrattazione. Parimenti non si stipulano accordi se non firmati dalla maggioranza delle sigle stesse, cioè almeno tre.

Si rileva tuttavia che, decorsi 20 giorni dalla presentazione della proposta di contratto senza che sia stato raggiunto l’accordo, il dirigente ha facoltà di adottare un atto unilaterale sulle materie oggetto di contrattazione. L’adozione dell’atto non preclude un successivo accordo su tutte o parte delle materie oggetto di contrattazione.

 

 

La contrattazione di istituto in assenza della RSU

 

Quesito del 25/10/2011

Vorrei avere un preciso quadro riassuntivo su tempi e modalità di contrattazione nel caso di assenza di RSU nell'Istituto (manca anche RLS). Preciso che l'assenza è dovuta a trasferimento di tutti i componenti.

Ringrazio.

 

Risposta

Il riferimento normativo è costituito dalla nota ARAN 3072 dell’8 aprile 2004 che così si esprime: “Indipendentemente dalla motivazione della decadenza dei suoi componenti (dimissioni, incompatibilità, pensionamento ecc), se la RSU si trova nella condizione di non poter provvedere alla loro sostituzione e da ciò derivi il venir meno del numero legale previsto per il suo funzionamento e per l’assunzione delle decisioni (cfr. art. 8 Accordo quadro 7 agosto 1998), poiché la RSU è uno dei soggetti necessari alla contrattazione integrativa, le organizzazioni sindacali rappresentative dovranno essere invitate ad indire nuovamente le elezioni”.

Pertanto, il dirigente dà comunicazione formale alle OO.SS. legittimate a indire le elezioni suppletive affinché provvedano in tal senso.

Nelle more delle elezioni suppletive e dell’integrazione della RSU, le relazioni sindacali si svolgeranno secondo le indicazioni della nota ARAN 4949 del 30 marzo 2001, nella quale si prevede:

“a) la rielezione della RSU entro i cinquanta giorni immediatamente successivi alla decadenza (attivando le procedure entro cinque giorni da quest’ultima);

b) nell’attesa, la prosecuzione delle relazioni sindacali con le organizzazioni di categoria firmatarie del CCNL e con gli eventuali componenti della RSU in carica;

c) la possibilità che, nel periodo di cui al punto precedente, si possa pervenire alla sottoscrizione dei contratti integrativi con i componenti della RSU rimasti in carica e le organizzazioni sindacali di categoria sopracitate”.

Il MIUR poi, con nota 4163 del 30 marzo 2009 ha precisato che “solo nel corso di tale periodo [della tempistica entro cui procedere alla sostituzione della RSU] è consentita la prosecuzione delle relazioni sindacali con le sigle firmatarie del CCNL e con gli eventuali componenti della RSU rimasti in carica”.

Con la conclusione che “nessuna norma legittima la prosecuzione delle trattative con le sole OO.SS., laddove le stesse non provvedano ad indire nuove elezioni”.

Il MIUR, nella citata nota, e facendo proprio il contenuto della nota ARAN del 10 marzo 2009, ha affermato che: “in assenza di attivazione della contrattazione, l’ultrattività comporta come diretta conseguenza l’impossibilità di modifiche unilaterali di clausole pattuite; conseguentemente, nelle more della definizione del contratto integrativo di istituto, potrà applicarsi l’accordo dell’anno precedente ma, con i limiti anche economici, ivi individuati”.

Si osserva tuttavia che l’applicazione del principio della ultrattività non trova concorde la giurisprudenza, in ragione della lesione dell’autonomia negoziale delle parti e, proprio in considerazione di tale autonomia, appare di problematico coordinamento sistematico con alcuni punti del CCNL comparto scuola oggi vigente.

 

 

 

 

 

L’assegnazione dei compiti in classe

 

Quesito del 25/10/2011

Esiste un riferimento normativo che prevede che due docenti di discipline diverse non possano stabilire lo svolgimento di due compiti in classe nello stesso giorno nella stessa classe?

 

Risposta

Non esistono norme di legge che regolino il caso proposto. La sua soluzione è rimessa al collegio docenti, che ha potere deliberante in materia di funzionamento didattico dell’istituto (D.Lgs. 297/94, art. 7, comma 2, lett. a).

E’ pertanto onere di tale organo collegiale darsi delle regole anche su questa tematica, regole che devono rispondere alle singole specifiche realtà (scuole di primo o secondo grado, natura delle discipline, ecc.). Esse tuttavia non possono essere tassative, ma devono costituire una linea di indirizzo da seguire possibilmente da tutti i docenti.

 

La collaboratrice scolastica che vende occasionalmente prodotti di bellezza…

 

Quesito del 24/10/2011

Una collaboratrice scolastica a t.d. richiede l'autorizzazione a compiere attività occasionali quale promotrice nei supermercati e venditrice di prodotti di bellezza. L'attività si svolgerebbe di solito nei fine settimana e comunque non inciderebbe sullo svolgimento delle funzioni proprie del ruolo.

Fatte salve le garanzie richieste dalla norma, è autorizzabile tale richiesta?

Grazie.

 

Risposta

 

L’art. 53 del D.Lgs. 165/2001 dispone che resta ferma per tutti i dipendenti pubblici la disciplina delle incompatibilità dettata dagli articoli 60 e seguenti del DPR 10/01/1957, n. 3. Sono previste alcune deroghe, la più importante delle quali riguarda i rapporti di lavoro a tempo parziale.

Lo stesso articolo prevede che gli incarichi retribuiti conferiti ai pubblici dipendenti devono essere previamente autorizzati dall’Amministrazione di appartenenza. Tali incarichi sono quelli, anche occasionali, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, per i quali è previsto, sotto qualsiasi forma, un compenso.

Le condizioni per cui possono essere autorizzati altri incarichi di lavoro sono le seguenti:

- la temporaneità e l'occasionalità dell'incarico. Sono, quindi, autorizzabili le attività non di lavoro subordinato esercitate sporadicamente ed occasionalmente, anche se eseguite periodicamente e retribuite, qualora per l’aspetto quantitativo e per la mancanza di abitualità, non diano luogo ad interferenze con l’impiego;

- il non conflitto con gli interessi dell’amministrazione e con il principio del buon andamento della pubblica amministrazione;

- la compatibilità dell'impegno lavorativo derivante dall'incarico con l'attività lavorativa di servizio cui il dipendente è addetto tale da non pregiudicarne il regolare svolgimento. L’attività deve essere svolta al di fuori dell’orario di servizio.

Significativo appare inoltre quanto contenuto nella circolare n. 3/97 emanata il 19/02/1997 dal Dipartimento della Funzione Pubblica, nella quale si legge che “le attività extra istituzionali sono da considerarsi incompatibili quando: 1) oltrepassano i limiti della saltuarietà e occasionalità; 2) si riferiscono allo svolgimento di libere professioni” e che “le attività consentite sono, comunque, un’eccezione rispetto al prevalente e generale principio di incompatibilità. Per questo, il potere di autorizzazione delle amministrazioni deve essere esercitato secondo criteri oggettivi e idonei a verificare la compatibilità dell’attività extra istituzionale in base alla natura della stessa, alle modalità di svolgimento e all’impegno richiesto”.

Nel caso prospettato si parla di una prestazione occasionale svolta dalla dipendente “quale promotrice nei supermercati e venditrice di prodotti di bellezza”, di solito nei fine settimana e che non inciderebbe sullo svolgimento delle funzioni proprie del ruolo.

Essa pertanto pare essere autorizzabile.

 

La predisposizione dell’orario delle lezioni

 

Quesito del 24/10/2011

Vorrei sapere se esiste un regolamento a cui la scuola deve attenersi per la compilazione dell'orario scolastico e cosa si intende per orario definitivo (norme e scadenze).

Siamo alla fine di ottobre e dopo aver divulgato un orario "Definitivo" ... viene annunciata una modifica ... che prevede un allungamento dell'orario al pomeriggio.

Vorrei sapere se tutto questo è possibile e se non c'e una data massima per poter modificare l'orario.

Tutto questo comporta non pochi problemi agli studenti che hanno preso impegni di vario tipo.

Grazie.

 

Risposta

Non esiste una normativa specifica sulla compilazione dell’orario scolastico. L’importante è che l’orario delle lezioni fin dall’inizio dell’anno garantisca agli studenti il tempo scuola loro dovuto in corrispondenza dei quadri orario di ciascun corso di studi, fornendo loro il monte ore settimanale previsto dai tali ordinamenti.

La predisposizione dell’orario delle lezioni, essendo un’incombenza gestionale/amministrativa, è di competenza del DS che lo predispone in prima persona o, di norma, ne demanda la stesura a un collaboratore o a una commissione ad hoc cui indica specifici criteri e pone limiti determinati tra cui quello di renderlo definitivo non appena l’organico di fatto dell’istituto sia stato adeguato.

La necessità di una sua eventuale revisione è determinata nella maggioranza dei casi dalla nomina di docenti in comunione con altre scuole, con le conseguenti necessità di adeguare quello già previsto agli incastri che ne derivano.

Tuttavia protrarre la definizione dell’orario definitivo delle lezioni alla fine di ottobre pare un’anomalia che non ci risulta essere frequente.

 

 

L’orario del docente a tempo parziale viene concordato con il dirigente

 

Quesito del 24/10/2011

Un docente di ruolo di scuola media superiore a tempo parziale mi chiede se il numero delle ore settimanale di servizio possa essere concesso per un numero inferiore di nove ore settimanali ritengo che la lettura dell' art.4 dell'O.M. 55 del 1998 non sembra consentire deroghe.

 

Risposta

Per la costituzione di rapporti di lavoro a tempo parziale del personale docente l’art. 39, comma 3 del CCNL/2007 prevede che si debba tener conto delle particolari esigenze di ciascun grado di istruzione, anche in relazione alle singole classi di concorso a cattedre o posti, ed assicurare l'unicità del docente, per ciascun insegnamento e in ciascuna classe o sezioni di scuola dell’infanzia, nei casi previsti dagli ordinamenti didattici, prevedendo a tal fine le ore di insegnamento che costituiscono la cattedra a tempo parziale.

Anche l’art. 4 dell’OM 55/98 citata nel quesito prevede che per il personale docente il limite del 50% dell’orario pieno deve essere osservato compatibilmente con la scindibilità dell’orario di cattedra e la salvaguardia del principio dell’unicità del docente per ciascun insegnamento e in ciascuna classe o sezione di scuola materna e secondo i criteri indicati all’articolo 7 dell’OM 446/97.

Pertanto, a queste condizioni, il tempo parziale può essere concesso anche per un numero di ore inferiore o superiore alla metà dell’orario istituzionalmente previsto per le varie cattedre. Esso viene concordato tra il dirigente e l’interessato.

Peraltro, il relativo trattamento economico è proporzionale alla prestazione lavorativa.

 

Per fruire dell’astensione facoltativa occorre la presa di servizio per almeno un giorno

 

Quesito del 24/10/2011

Se una docente accetta una supplenza e si presenta a scuola richiedendo, al momento della firma del contratto di lavoro, l’astensione facoltativa (post-partum) prevista dalla legge, può usufruirne immediatamente o deve prestare servizio almeno per un paio di giorni?

E’ possibile conoscere, cortesemente, la legislazione vigente alla quale fare riferimento?

 

Risposta

Soltanto l’astensione obbligatoria costituisce un “obbligo” per il lavoratore di astenersi dalla prestazione lavorativa e quindi condizione per procrastinare la presa di servizio; l’astensione facoltativa essendo una scelta del lavoratore comporta invece la presa di servizio.

Infatti la giurisprudenza ha riconosciuto il diritto alla retribuzione intera in caso di astensione obbligatoria, anche senza l’assunzione in servizio (Consiglio di Stato, sentenza 2479/2009) e tale orientamento era già stato affermato dalla Corte Costituzionale (ordinanza 337/2003). La giurisprudenza ha pertanto inteso dare una particolare tutela al periodo di astensione obbligatoria, che è di fatto considerato “servizio a tutti gli effetti”, anche ai fini economici e anche in mancanza dell’atto fondamentale che perfeziona il rapporto di lavoro, ossia l’assunzione in servizio.

Secondo la normativa e la costante giurisprudenza la fruizione di astensione facoltativa non è invece motivazione sufficiente per prorogare la presa di servizio.

L’astensione facoltativa, pur essendo un diritto del lavoratore o lavoratrice, per le caratteristiche proprie, non può prescindere dagli obblighi del perfezionamento del rapporto di lavoro, cioè dalla presa di servizio per almeno un giorno.

Infatti l’art. 12 del CCNL/2007, che disciplina i congedi parentali di cui al Dlgs 151/2001, dispone al comma 7 che il lavoratore o la lavoratrice, in caso di richiesta di astensione facoltativa, presentino la preventiva domanda, di norma 15 giorni prima e in casi di particolari e comprovate situazioni personali, entro le 48 ore precedenti l’inizio del periodo di astensione.

Pertanto si ribadisce che, ai fini della validità giuridica ed economica del contratto, la docente che richiede l’astensione facoltativa deve prendere servizio almeno per un giorno.

 

Ancora sugli atti da pubblicare sul sito web della scuola

 

Quesito del 23/10/2011

Ho letto la risposta relativa agli atti da pubblicare sul sito web della scuola.

In questa fase di transizione in cui le norme e le procedure non sono debitamente definite, ho interpretato e applicato in questo modo le nuove disposizioni al riguardo: nei Collegi del 01 e 09 settembre 2011 ho comunicato ufficialmente ai docenti che tutti gli atti scolastici sarebbero stati, dal 1 settembre in poi, pubblicati sul sito scolastico eliminando quindi il cartaceo; ho inoltre invitato i nuovi docenti a fare richiesta di password per accedere ad una area riservata docenti dove vengono invece pubblicati, già dallo scorso anno, i documenti soggetti al rispetto della privacy.

Estratto verbale 01 settembre 2011

Il Dirigente Scolastico ricorda che le Pubbliche Amministrazioni ai sensi di quanto espressamente disposto dall’articolo 32 comma I (“Eliminazione degli sprechi relativi al mantenimento di documenti in forma cartacea”) della Legge 18 giugno 2009 n. 69 (“Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile”) dal 1 gennaio 2010 hanno l’obbligo di pubblicare gli atti e i provvedimenti amministrativi nei propri siti informatici.

Estratto verbale 09 settembre 2011

Il dirigente ricorda ai docenti che le circolari sono pubblicate, secondo la recente normativa, esclusivamente all’albo circolari del sito della scuola; i verbali dei Collegi ed eventuali circolari legate alla privacy, sono pubblicate nell’area riservata docenti a cui si accede con password personale. Invita pertanto i nuovi docenti a richiedere la password via mail.

La CGIL scuola in data 14 settembre, mi ha diffidato per condotta antisindacale in quanto, secondo loro, la circolare di indizione dell’assemblea non è stata portata a conoscenza del personale, nel rispetto delle norme contrattuali, ma semplicemente pubblicata sul sito internet della scuola, considerato che per i lavoratori non esiste l’obbligo di avere un computer personale con abbonamento ad internet.

Ho risposto alla CGIL che è sicuramente vero che per i lavoratori non esiste l’obbligo di avere un computer personale con abbonamento ad internet ma è anche vero che il nostro istituto dispone, per ciascun plesso, di un’aula informatica dotata di collegamento ad internet a cui accedono volontariamente e liberamente per qualsiasi attività scolastica o meno che richieda l’utilizzo di internet e ciò, perché convinta, dopo tanti corsi di alfabetizzazione informatica che ai docenti debba essere concesso di familiarizzare con le nuove tecnologie.

Un docente iscritto alla CGIL non sta partecipando agli organi collegiali (terzo collegio e primo consiglio di interclasse) perché secondo lui è illegale la procedura da me adottata; inoltre, nel collegio del 1 settembre, a cui tale docente era presente, è stato approvato all'unanimità il piano annuale delle attività in cui si esplicitavano tutte le date ed impegni collegiali per l'intero anno scolastico 2011-2012.

Nel secondo collegio, al quale il docente in questione era presente, è stato approvato all'unanimità il verbale della seduta precedente. Non c'è stata nessuna contestazione né richiesta di chiarimenti in merito né impugnazione della decisione del DS di pubblicare solo on line le circolari.

Mi trovo costretta quindi a procedere alla contestazione di addebito nei confronti di tale docente che arbitrariamente si è assentato dagli organi collegiali senza altra motivazione se non quella della forma di comunicazione on line.

 

Risposta

Per rispondere al quesito proposto è preliminarmente necessario richiamare il quadro normativo che disciplina la pubblicità legale nelle amministrazioni pubbliche.

La disposizione di cui all’art 32 della Legge 69/2009, invocata dal dirigente scolastico a sostegno della sua scelta di fare ampio uso del sito informatico della scuola, così recita: “A far data dal 1° gennaio 2010, gli obblighi di pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicità legale si intendono assolti con la pubblicazione nei propri siti informatici da parte delle amministrazioni e degli enti pubblici obbligati”.

Essa si riferisce, in tutta evidenza, agli “atti e provvedimenti” emanati dalle amministrazioni pubbliche nell'ambito delle loro competenze di natura pubblicistica e, comunque, a tutti quelli che necessitano di “pubblicità legale” per acquistare efficacia giuridica. A titolo esemplificativo si possono citare il Programma Annuale, il Conto Consuntivo, le delibere del Consiglio d’Istituto, le graduatorie dei supplenti.

Tra essi, però, non pare possibile annoverare le circolari interne dirette al personale dipendente docente e ATA, che pertanto continuano ad essere veicolate in formato cartaceo e controfirmate dai dipendenti per presa visione.

Che la scuola abbia riservato nel proprio sito web una pagina destinata alla circolari interne è una buona prassi innovativa che va nell’ottica di abituare i docenti a fruire dei sistemi informatici per le comunicazioni, ma non può essere loro imposto in assenza di una disposizione specifica, che non è quella di cui all’art 32 della Legge 69/2009.

Pertanto non si ritiene opportuno avviare un provvedimento disciplinare nei confronti del docente assente dal collegio e dai consigli per non aver potuto controfirmare per presa visione le circolari di indizione di tali riunioni. Nel caso di probabile contestazione del provvedimento la scuola correrebbe il serio rischio di essere soccombente.

 

 

 

 

 

Comunicazioni scuola-famiglia di studenti maggiorenni

 

Quesito del 22/10/2011

Ti sarei molto grato se potessi darmi qualche informazione sul delicato tema della comunicazione ai genitori dell'andamento scolastico degli alunni maggiorenni, con particolare riferimento a situazioni gravi e particolari (assenze prolungate, elevato rischio di non promozione o ammissione all'esame di Stato, gravi mancanze e conseguenti provvedimenti disciplinari...).

In casi rilevanti, e quindi non relativi alla normalità quotidiana (giustificazione di assenze, ritardi, ecc.), ho sempre ritenuto che le famiglie degli alunni maggiorenni che vivono in famiglia e non sono economicamente indipendenti dovessero essere avvisate dalla scuola, ma spesso mi trovo di fronte alla reazione degli alunni che, comprensibilmente, non condividono questa linea. Mi pare che ci sia una sentenza di qualche anno fa con la quale la Cassazione ha dato ragione ai genitori, o alla scuola (non ricordo bene), portati in giudizio da un ragazzo che in nome del proprio diritto alla privacy contestava le informazioni fornite alla famiglia dalla scuola, ma non sono riuscito a trovarla.

Puoi darmi qualche ragguaglio? Ti risultano precedenti giurisprudenziali in proposito?

Grazie.

 

Risposta

In premessa è opportuno chiarire che, con il raggiungimento della maggiore età, lo studente acquisisce una capacità di agire che lo rende soggetto di diritto a tutti gli effetti. Tuttavia l'esercizio di tale diritto si colloca all'interno di un sistema di diritti e di doveri di altri soggetti, rispetto ai quali la scuola è parimenti obbligata. Fra tali soggetti rientrano i genitori, ai quali le norme della Costituzione (art. 30) e del Codice Civile (artt. 147, 148 e 155 e art. 6 della legge 1/12/1970 n. 188) richiedono di fornire un'educazione e un'istruzione adeguata ai propri figli. Si tratta nel loro caso di un diritto-dovere che richiede la possibilità di conoscere le informazioni scolastiche relative al proprio figlio, alle assenze prolungate, all’elevato rischio di non promozione o ammissione all'esame di Stato, alle gravi mancanze e conseguenti provvedimenti disciplinari, ecc.

Pertanto, il solo fatto del raggiungimento della maggiore età non genera un diritto alla riservatezza del figlio sufficiente ad escludere la famiglia dalle informazioni relative al suo rendimento scolastico.

A tale conclusione è pervenuta la Corte di Cassazione con una sentenza resa in tema di mantenimento dei figli e considerata dagli interpreti come applicabile alla materia della privacy (Corte di Cassazione, Sez. I – sentenza n. 4765 del 3 aprile 2002).

La chiave interpretativa della questione è infatti la considerazione che il figlio, benché maggiorenne, resta un figlio, ed è pertanto soggetto all'obbligo imposto sul genitore dal disposto dell'art. 147 del Codice Civile, ovvero il dovere “di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli”. Tale obbligo di mantenimento/istruzione/educazione è peraltro ribadito all’art. 155 quinquies del Codice Civile con particolare riferimento ai figli maggiorenni.

E' infatti innegabile, in senso logico prima che giuridico, che il dovere di educazione necessita della conoscenza del rendimento scolastico del figlio e del suo comportamento a scuola quale strumento insostituibile per il suo corretto esercizio.

La riservatezza dell'alunno non potrà, pertanto, trovare tutela presso la scuola, almeno fino a quando non si dovessero realizzare i requisiti che la Corte ritiene sufficienti per l'affrancamento dalla dimensione familiare, come l'autonomia economica e sociale (requisito che ben di rado si realizza in un adolescente in età scolare).

La sentenza citata è disponibile, nel testo integrale, all’interno della “Banca dati normativa e giurisprudenziale per il mondo della scuola", ad accesso riservato ai dirigenti in servizio, presente sul sito dell’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica (ex Indire: www.indire.it).

 

I progetti di ampliamento dell'offerta formativa vanno svolti in aggiunta all’orario scolastico

 

Quesito del 21/10/2011

Nella scuola che dirigo, è prassi effettuare, nella scuola primaria e dell'infanzia, i progetti di ampliamento dell'offerta formativa in orario extra scolastico per le classi a tempo normale e in orario scolastico per le classi a tempo pieno con la seguente motivazione: andare oltre le 8 ore giornaliere previste per il tempo pieno è poco produttivo per gli alunni. Gli insegnanti, inoltre, non sono disponibili il sabato mattina.

Ritiene che tale ampliamento dell'offerta formativa in orario scolastico sia legittima?

 

Risposta

L'art. 4, comma 3 del DPR 89 del 20 marzo 2009 definisce il tempo scuola della primaria, costituito dall'orario scolastico settimanale a 24, 27, e sino a 30 ore, nei limiti delle risorse dell'organico assegnato e il modello delle 40 ore, corrispondente al tempo pieno.

In aggiunta a tale curricolo obbligatorio, non riducibile o modificabile, i singoli istituti, nell'ambito dell'autonomia organizzativa e didattica loro riconosciuta dal DPR 275 dell'8 marzo 1999, possono deliberare e attuare, secondo il POF, insegnamenti e attività costituenti arricchimento dell'offerta formativa, insegnamenti e attività che non hanno carattere obbligatorio, ma possono essere scelti dalle famiglie secondo forme e modalità stabilite nel POF stesso.

Pertanto queste ultime attività vanno svolte in aggiunta all’orario obbligatorio e non in sostituzione di esso.

 

 

Requisiti per realizzare un progetto di ampliamento dell’offerta formativa

 

Quesito del 21/10/2011

Si chiede se per realizzare un progetto di ampliamento dell'offerta formativa di canto, l'esperto debba avere titoli adeguati. Nello specifico, una docente interna alla scuola si propone per realizzare il progetto in parola, e quindi chiede di accedere al Fis, avendo solo esperienza didattica ma nessun titolo culturale relativo al progetto stesso.

 

Risposta

Per realizzare un progetto di ampliamento dell'offerta formativa di canto, la scuola può servirsi di un docente interno allorché questi abbia le competenze professionali necessarie che dovranno corrispondere a quelle richieste dalla istituzione scolastica stessa nel bando del progetto medesimo.

Anzi, la scuola non solo può ma deve prioritariamente rivolgersi ad un docente interno.

Infatti, l’art. 7, comma 6, del D.Lgs. n. 165 del 2001, disciplina i presupposti ed i criteri per le P.A. di ricorrere ad esperti esterni prevedendo che per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo, di natura occasionale o coordinata e continuativa, ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria, in presenza dei seguenti presupposti di legittimità:

a) l'oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall'ordinamento all'amministrazione conferente, ad obiettivi e progetti specifici e determinati e deve risultare coerente con le esigenze di funzionalità dell'amministrazione conferente;

b) l'amministrazione deve avere preliminarmente accertato l'impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno;

c) la prestazione deve essere di natura temporanea e altamente qualificata;

d) devono essere preventivamente determinati durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione.

Quindi la scuola, per realizzare il progetto di ampliamento dell'offerta formativa di canto, dovrà preliminarmente definire sia le attività in cui esso si concretizza che i requisiti professionali del soggetto che dovrà porre in essere dette attività.

Conseguentemente, alla luce del disposto dell’art. 7 comma 6 sopra citato, in presenza di un docente che abbia tutti i requisiti per prestare l’attività di cui al progetto, si ritiene che la scuola debba prioritariamente rivolgersi a lui per il conferimento dell’incarico.

Ciò premesso, si rileva tuttavia che l’attività svolta dal docente non è inerente alla sua attività di insegnamento ma viene posta in essere quale esperto della materia.

Quindi, il pagamento non potrà essere a carico del FIS non rinvenendosi alcuna delle fattispecie di cui all’art. 88 del CCNL 2007 (che disciplina le indennità ed i compensi a carico del fondo), ma il compenso sarà a carico dei fondi con i quali è stato finanziato il progetto in questione.

 

 

Modalità di svolgimento del contraddittorio a difesa nel procedimento disciplinare

 

Quesito del 21/10/2011

Durante la convocazione a difesa per una contestazione di addebiti, il procuratore che assiste il docente, può sostituirsi a quest'ultimo per esporre gli argomenti della difesa o questo compito spetta esclusivamente all'interessato? Inoltre nel caso in cui il procuratore intenda dettare al segretario verbalizzante gli argomenti a difesa, il DS può vietarlo e richiedere, anche nel corso dell'incontro, una memoria scritta?

 

Risposta

Il procedimento in questione è stato disposto dall’art. 55 bis, comma 2 del D.Lgs. 165/01 che stabilisce: “Il responsabile, con qualifica dirigenziale, della struttura in cui il dipendente lavora, anche in posizione di comando o di fuori ruolo, quando ha notizia di comportamenti punibili con taluna delle sanzioni disciplinari di cui al comma 1, primo periodo, senza indugio e comunque non oltre venti giorni contesta per iscritto l'addebito al dipendente medesimo e lo convoca per il contraddittorio a sua difesa, con l'eventuale assistenza di un procuratore ovvero di un rappresentante dell'associazione sindacale cui il lavoratore aderisce o conferisce mandato, con un preavviso di almeno dieci giorni”.

Le modalità di svolgimento del contraddittorio non sono stabilite da norme specifiche. In analogia, si può far riferimento alla prassi vigente nel processi giurisdizionali in cui il procuratore ha titolo ad esprimersi in nome e per conto dell’assistito. E’ anche legittimo che il procuratore detti al segretario verbalizzante gli argomenti a difesa.

L'audizione a difesa del dipendente consiste in un momento di tipo “passivo” o di ascolto da parte dell’autorità disciplinare, destinato a vivere nel procedimento attraverso la sua “cartolarizzazione” nel verbale dell’audizione, che viene sottoscritto dalle parti seduta stante (pena nullità del procedimento): dirigente scolastico, verbalizzante, dipendente, procuratore.

 

 

 

 

Assenze del personale in part time verticale

 

Quesito del 21/10/2011

Un assistente amministrativo con contratto di lavoro a tempo indeterminato in part-time verticale su tre giorni settimanali, che ha usufruito del seguente periodo di assenza per malattia: dal 27.09.2011 al 05.10.2011 ha diritto al completo periodo di assenza per malattia oppure devono essere computati solo i giorni in cui avrebbe dovuto svolgere attività lavorativa? Un dipendente con contratto di lavoro part-time verticale ha diritto ad usufruire dello stesso periodo di malattia di un dipendente part-time orizzontale?

Può beneficiare dei tre giorni di permesso mensile previsto dalla legge 104/92?

Grazie.

 

Risposta

Si premette che, ai sensi dell’art. 58 comma 7, del CCNL/2007, il tempo parziale può essere realizzato:

a) con articolazione della prestazione di servizio ridotta in tutti i giorni lavorativi (tempo parziale orizzontale);

b) con articolazione della prestazione su alcuni giorni della settimana del mese, o di determinati periodi dell'anno (tempo parziale verticale);

c) con articolazione della prestazione risultante dalla combinazione delle due modalità indicate alle lettere a e b (tempo parziale misto), come previsto dal d.lgs. 25.02.2000, n. 61.

In relazione al quesito posto si osserva che mancano indicazioni operative fornite dalle Amministrazioni competenti.

Tuttavia, si ritiene che per il lavoratore a tempo parziale verticale il periodo di conservazione del posto di lavoro debba essere proporzionalmente ridotto in misura della prestazione lavorativa ed il conteggio della malattia debba essere effettuato ai fini del trattamento economico solamente in base ai giorni di effettiva assenza.

Infatti, il principio della proporzionalità è insito nello stesso rapporto di lavoro a tempo parziale, in quanto la sua ratio sembra rinvenirsi nella necessità di mantenere un quadro di generale equilibrio delle tutele previste per i dipendenti a prescindere dalla diversità delle tipologie del rapporto di lavoro instaurato. Una diversa interpretazione comporterebbe un ingiustificato vantaggio per il personale in part time, con la conseguente penalizzazione dei dipendenti a tempo pieno.

Proprio per queste considerazioni la regolamentazione del tempo parziale ha previsto e prevede nei contratti collettivi nazionali di lavoro, l'applicazione di tale criterio che, anche se non esplicitamente disciplinato, viene richiamato nella parte del successivo comma 8 della norma pattizia medesima, in cui si fa riferimento all'applicabilità al personale a tempo parziale degli istituti contrattuali compatibili, tenendo conto “della ridotta durata della prestazione e della peculiarità del suo svolgimento”.

Quindi, il personale ATA in servizio a part-time verticale deve rispondere delle attività lavorative e quindi delle assenze soltanto per il periodo per cui è previsto svolga attività di lavoro: se il servizio è articolato su tre giorni (come nel caso di cui al quesito) le assenze dovranno essere computate rispetto allo stesso periodo e non per i giorni per i quali il dipendente, contrattualmente, non risulta avere obblighi di servizio con l'Amministrazione di appartenenza.

D’altra parte è irrilevante per la scuola che il certificato copre anche giorni in cui il dipendente non ha servizio in quella Istituzione Scolastica; infatti, il certificato esprime una prognosi di assenza e la scuola dovrà esclusivamente calcolare i giorni di assenza in cui l’assistente doveva prestare servizio.

Si precisa,infine che in conseguenza del riproporzionamento del periodo massimo di conservazione del posto, ai fini della verifica del suo eventuale superamento, si computano solo i giorni di malattia del lavoratore coincidenti con quelli nei quali, in base all’articolazione dell’orario del rapporto di lavoro a tempo parziale, è tenuto a rendere la sua prestazione lavorativa.

Da queste premesse deriva che, per il lavoratore a tempo parziale verticale il periodo di conservazione del posto di lavoro (c.d. periodo di comporto di cui all’art. 17 del contratto medesimo) deve essere proporzionalmente ridotto in misura della prestazione lavorativa e pertanto egli non ha diritto ad usufruire dello stesso periodo di malattia di un dipendente part-time orizzontale.

Anche il personale in part time verticale può beneficiare dei permessi previsti dalla legge 104/92. Tuttavia i giorni di permesso devono essere rapportati ai giorni di servizio effettivo e pertanto ridotti in misura proporzionale.

 

Assegnazione di ore eccedenti

 

Quesito del 21/10/2011

Vorrei porre alla sua cortese attenzione la situazione che si è venuta a creare all’interno della mia scuola.

Un collega di elettronica (classe di concorso A034) chiede ed ottiene il part time; una parte delle ore residue (6) sono giustamente, assegnate dall'USP ad un docente di elettronica in utilizzazione per il completamento della cattedra; le rimanenti ore (3) sono, invece, assegnate dal dirigente scolastico ad un docente di elettrotecnica (classe di concorso A035).

Premesso che le 3 ore sono in una disciplina atipica alla quale entrambe le classi di concorso possono insegnarvi chiedo: può il dirigente scolastico assegnarle ad un docente con classe di concorso (A035) diversa da quella del docente in part time (A034)?

N.B. Altri docenti della stessa disciplina hanno dato disponibilità a fare le tre ore residue.

 

Risposta

L’assegnazione di ore di insegnamento pari o inferiori a 6 ore settimanali è regolata dall’annuale circolare sulle supplenze che quest’anno è stata diffusa con nota n. 6635 del 10/08/2011. Il Miur dispone che tali ore, che non concorrono a costituire cattedre o posti orario, non facciano parte del piano di disponibilità provinciale da ricoprire in base allo scorrimento delle graduatorie ad esaurimento, ma restino nella competenza dell’istituzione scolastica ove si verifica la disponibilità degli spezzoni. La predetta istituzione provvede, ai sensi della legge 448/2001, alla copertura delle ore, attribuendole, con il loro consenso, ai docenti in servizio nella scuola medesima, forniti di specifica abilitazione per l’insegnamento di cui trattasi, prioritariamente al personale con contratto a tempo determinato avente titolo al completamento di orario e successivamente al personale ad orario completo - prima al personale con contratto a tempo indeterminato e poi a quello con contratto a tempo determinato - fino al limite di 24 ore settimanali.

La circolare non esplicita ulteriori modalità nell’assegnazione di tali ore. Si ritiene che questa rientri nelle competenze attribuite in via esclusiva al dirigente di una pubblica amministrazione dall'art. 5, comma 2, del D.Lgs. 165/01, dopo la modifica sostanziale introdotta dal D.Lgs. 150/09: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Riteniamo che, con l'inizio di questo nuovo anno scolastico, visti i nuovi elementi interpretativi che si sono sostanziati rispetto all'anno scolastico precedente (D.Lgs. 141/2011 interpretativo del D,Lgs 150/2009, orientamenti giurisprudenziali, posizione della funzione pubblica sulla questione dell'assegnazione dei docenti ai plessi e alle sedi, ecc.) si abbiano elementi valutativi importanti per aderire con maggiore certezza a questa visione dell'assetto organizzativo interno.

Il dirigente dovrà soltanto fornire adeguata preventiva informazione alla parte sindacale circa i criteri che hanno ispirato le decisioni adottate, per recepire suggerimenti di chi rappresenta il personale.

 

Fruizione dei permessi per assistenza all’handicap ad ore

 

Quesito del 21/10/2011

Un ATA mi ha chiesto di frazionare il permesso legge 104 (18 ore al mese) come consigliato dai sindacati visto che il CCNL scuola non lo prevede e il dirigente potrebbe anche concederlo. Nel caso in cui ciò fosse possibile, il dipendente potrebbe anche prendere più di tre giorni al mese in quanto attualmente il suo orario settimanale prevede un giorno la settimana con meno di 6 ore di lavoro. Quale potrebbe essere il comportamento anche legalmente più corretto?

 

Risposta

Da parte di molti familiari viene espressa l'esigenza di poter frazionare in ore i tre giorni di permesso previsti dall’art. 33/3 della legge 104/92.

In verità tale legge non prevede la fruibilità di detto permesso ad ore ma solo a giorni. Tuttavia in alcuni contratti collettivi, quali ad esempio quello del comparto Ministeri ed Autonomie, per venire incontro alle esigenze dei lavoratori che prestano assistenza, è stato stabilito che tali permessi giornalieri possono essere fruiti anche in maniera frazionata, cioè ad ore.

Il contingente massimo di ore fissato è pari a 18 ore mensili per un orario di lavoro di 36 ore settimanali. Concetti ribaditi anche nella circolare Funzione Pubblica n. 8 del 6/09/2008, che non ha modificato la materia trattata ma, ha semplicemente fissato e fatto chiarezza nelle sole regole applicative.

Il CCNL comparto scuola vigente non ha previsto l'eventualità di frazionare i giorni in ore per i permessi in argomento.

Si ritiene tuttavia che il Dirigente, nella sua autonomia, valutate attentamente le singole richieste, possa accordare in via del tutto eccezionale questa possibilità anche in funzione di una migliore funzionalità dei servizi e dell’offerta formativa della scuola.

 

L’assistente amministrativo che sostituisce il DSGA

 

Quesito del 21/10/2011

Sono un'assistente amm.vo, beneficiario della seconda posizione economica e a breve dovrò sostituire, per una lunga assenza per malattia, l'attuale beneficiaria della seconda posizione economica nonché sostituta del D.S.G.A. titolare della nostra scuola ma distaccato all'estero già dall'anno scorso (dall'a.s. 2010/11). Quindi siamo due assistenti amm.vi beneficiari della seconda posizione economica ma con due tipi diversi di nomina contratto se ho capito bene.

Il mio quesito è il seguente: che tipo di passaggio di consegne debbo avere, visto che la mia trattasi di supplenza breve e saltuaria? Purtroppo, per questa materia così complessa non credo che possa bastare una formazione, molto teorica a mio avviso, effettuata per il superamento delle prove per ottenere il beneficio, visto che la sottoscritta ha svolto altre mansioni e non le è stata accolta, negli anni precedenti, la richiesta di lavorare nell'area amministrativa contabile e fiscale come prevede la sostituzione del D.S.G.A. Inoltre vorrei sapere quali sono le indennità economiche che mi spettano e da quali fondi attingono e le differenze se ci sono, fra le relative nomine da sostitute D.S.G.A.. Grazie mille.

 

Risposta

Si conferma che i beneficiari della seconda posizione economica per l’area amministrativa sono tenuti a sostituire il DSGA, ai sensi dell’art. 50 del CCNL/2007, come riformato dall’articolo 2 della sequenza contrattuale sottoscritta il 25 luglio 2008.

Se si tratta di sostituire, per una lunga assenza per malattia, l'attuale sostituta del DSGA, sarà opportuno che venga fatto il passaggio di consegne tra le due dipendenti.

Il trattamento economico spettante all’assistente amministrativa che sostituisce il DSGA è il seguente:

1) posizione economica di cui è titolare;

2) indennità di funzioni superiori di cui all’art. 69 del CCNL del 4 agosto 1995 (richiamato dall’art. 146 lett. g punto 7 del CCNL vigente).

Con la nota Prot. n. 10773 dell’11 novembre 2010 il MIUR ha fornito alle scuole le indicazioni per la predisposizione del programma annuale per l’anno finanziario 2011.

Con detta nota sono state comunicate, ai sensi dell'art. 2 comma 7 del D.I. n. 44/2001, sia la risorsa finanziaria assegnata a ciascuna scuola per l'anno 2011, calcolata sulla base del decreto ministeriale n. 21/2007, sia l’ulteriore somma assegnata quale dotazione finanziaria finalizzata al pagamento degli istituti contrattuali relativi al periodo da gennaio ad agosto 2011.

Tuttavia, era stato precisato che per le indennità di funzioni superiori, di direzione e di reggenza, che non gravano sul FIS, non era disponibile una specifica risorsa finanziaria, ma che l’argomento sarebbe stato oggetto di confronto sindacale a livello nazionale.

Da quel che si è appreso da fonti sindacali, in data 1° marzo si è svolto al MIUR l’incontro richiesto dai sindacati sulle funzioni superiori.

Dall’incontro si evince che, per quanto riguarda le funzioni superiori svolte dagli assistenti amministrativi in sostituzione dei DSGA, i compensi dovrebbero essere posti a carico delle spese fisse per il personale; permangono, invece, resistenze del MIUR e del MEF a riconoscere l’obbligo di retribuire i docenti nello stesso modo degli assistenti amministrativi.

Atteso ciò, si ritiene che allo stato attuale, in merito al pagamento delle funzioni superiori, occorre necessariamente attendere le indicazioni che il MIUR fornirà su eventuali finanziamenti e sulla corretta imputazione di bilancio della voce relativa.

 

 

Regolarizzazione di una domanda di inclusione nelle graduatorie di istituto

 

Quesito del 21/10/2011

Un docente chiede, con riferimento al D.P.R. n.455/2000, sez IV, artt. 45,46,48 di essere integrato nell’elenco della graduatoria d’istituto con il punteggio assegnato nelle graduatorie ad esaurimento provinciale per le classi di concorso A016 e A071, per il periodo di validità previsto e di comunicare l’eventuale variazione alle scuole interessate come da modello B.

Motiva la richiesta dichiarando di aver compilato in maniera incompleta il Modello B di scelta delle istituzioni scolastiche per gli anni 2011/14 a causa di una errata interpretazione della sez. B del suddetto modello: in particolare non ha indicato la richiesta di inserimento per le classi di concorso per cui è inserito in graduatoria ad esaurimento della provincia di XXXXXX.

Inoltre precisa che ha preso atto dell’errore al momento della pubblicazione delle graduatorie d’istituto di prima fascia, le quali erano state pubblicate direttamente in via definitiva e non provvisoria e pertanto non gli è stato possibile sanare il difetto di compilazione per via telematica (rif.: Decreto Ministeriale 62 del 13 luglio 2011 per l'aggiornamento/integrazione delle graduatorie di circolo e d'istituto dei docenti per il triennio 2011/2014).

Lo scrivente ha chiesto un parere all’UST. L’ufficio di competenza ha risposto, verbalmente, che è del Dirigente a decidere se emettere o meno un decreto d’inserimento.

E’ in potere del Dirigente scolastico emettere un decreto d’inserimento?

Quali sono i riferimenti normativi?

 

Risposta

Il DM 62/2011, all’art. 8 (“Esclusioni – Regolarizzazioni”), comma 7 prevede che “E’ ammessa la regolarizzazione, previa la fissazione, da parte della scuola, di un breve periodo per l’adempimento, delle domande presentate in forma incompleta o parziale”.

Si reputa che la scuola vi abbia a suo tempo ottemperato. Peraltro l’interessata si è accorta del suo errore solo al momento della pubblicazione delle graduatorie di prima fascia, che sono definitive (art. 9/1).

Si ritiene pertanto che alla ricorrente non rimanga altra via che quella del ricorso al giudice del lavoro, come precisa il successivo comma 2 del medesimo articolo: “avverso le graduatorie medesime è esperibile impugnativa innanzi al giudice ordinario, in funzione di giudice di lavoro, ai sensi e per gli effetti dell'art.63 del decreto legislativo 30 marzo 2001 n.165".

Pertanto, costui soltanto e non la scuola potrà disporre l’inserimento dell’interessata nelle graduatorie d’istituto di prima fascia.

 

Ancora sul diritto di accesso

 

Quesito del 21/10/2011

Un docente ha chiesto di accedere alle domande di aggiornamento delle graduatorie di istituto di terza fascia del 2004 e del 2007 di un collega con tutti i suoi certificati di servizio.

Il richiedente motiva l'accesso agli atti ritenendo che allora l'aggiornamento dei punteggi al collega era stato errato dalla scuola.

Il contro-interessato si oppone all'accesso affermando che non è supportato da interesse diretto in quanto il richiedente non è inserito in due graduatorie di cui viene richiesta documentazione e per altre due non è attuale in quanto lo stesso è passato dal 2008 nella graduatoria di prima fascia.

Altresì viene indicato che il punteggio assegnato in terza fascia al 2007 non ha comportato servizi in quell'anno scolastico che hanno influenzato il successivo punteggio attribuito dall’UST al contro-interessato al momento del suo inserimento in prima fascia sempre dal 2008.

La situazione è sicuramente ingarbugliata in quanto riferita a quattro anni fa.

Cosa fare? Tutelare considerando prioritario il diritto di accesso agli atti e quindi non accettare l'opposizione del contro-interessato?

Spero di essere stato chiaro a sufficienza.

 

Risposta

Si condivide l’opinione che la richiesta di accesso non sia supportata da interesse diretto. Anzi, essa pare inficiata dal vizio di controllo generalizzato dell'operato delle pubbliche amministrazioni, che l’art. 24/3 della legge 241/90 dichiara inammissibile.

Il DS può uscirne lasciando trascorrere 30 giorni dalla richiesta senza darvi seguito. Da tale data, ai sensi del successivo art. 25/4, questa si intende respinta.

 

Inopportunità di revisione della formazione classi

 

Quesito del 21/10/2011

A distanza di circa un mese dalla formazione delle classi 1^ della scuola primaria, una docente chiede di rivedere la distribuzione degli alunni a causa del numero elevato di casi problematici rivelatisi nella classe di titolarità. Si precisa che la formazione delle classi è avvenuta dopo circa 2 settimane di lavoro per gruppi aperti, allo scopo di valutare gli alunni e costituire classi omogenee, pur nella loro diversità, e che il DS ha provveduto alla costituzione delle sezioni su suggerimento degli insegnanti. Ritiene che tale richiesta, dopo tutto questo tempo e anche in considerazione del numero ridotto di alunni (15 in una classe e 13 nell'altra), sia accoglibile?

 

Risposta

Per le ragioni rappresentate nel quesito (formazione delle classi dopo 2 settimane di lavoro per gruppi aperti e su suggerimento dei docenti, esiguo numero di alunni per classe) non si ritiene opportuno a oltre un mese dall’inizio delle lezioni, quando anche i rapporti tra gli alunni si sono consolidati, dar seguito alla richiesta della docente di revisione della distribuzione degli stessi.

 

Non c’è conflitto di interesse nell’adottare un libro di testo di un professore della scuola

 

Quesito del 21/10/2011

Alcuni genitori mi stanno telefonando ritenendo inadeguata l'adozione del libro di narrativa di una docente di lettere, autrice del libro stesso (alcune scene di violenza e di sesso).

La docente aveva tentato di far adottare lo stesso libro in altri corsi, ma le colleghe, perplesse (non avevano ancora letto il libro, appena presentato, non ancora in commercio) si erano rivolte a me ed avevamo superato l'imbarazzo optando per la non adozione.

Io avevo letto il primo libro della docente, anche questo discutibile per il tema della violenza di un padre sulla figlia, e le avevo chiesto se riteneva questo secondo proponibile.

Alla luce dei problemi emersi ho parlato con l'insegnante pregandola di evitare la lettura dei punti più critici, ma da ulteriori telefonate sembra che abbia continuato con la lettura in classe.

Nell'incontro per l'elezione dei rappresentanti di classe di martedì prossimo sicuramente qualche genitore solleverà il problema.

C'è un conflitto di interesse nell'adottare un libro di cui sei l'autore?

Il testo unico, art. 157 dice che è vietato esercitare il commercio di libri di testo...

è applicabile a questa situazione?

Grazie.

 

Risposta

La compilazione di un libro di testo è un’attività legittimamente svolta da un docente. Infatti, sono compatibili e possono essere svolte senza alcuna autorizzazione, le attività, anche con compenso, che siano espressione di diritti della personalità e di manifestazione del pensiero, costituzionalmente protetti (collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili). E quindi non sono vietate né la redazione di libri di testo né l’utilizzazione da parte dell’autore di opere del proprio ingegno.

Pertanto, queste attività sono svolte legittimamente qualora siano saltuarie e occasionali e non in conflitto con quella ordinaria, né di esse pare necessario informare il dirigente scolastico o richiedere l’autorizzazione allo svolgimento, poiché non costituiscono esercizio di libera professione.

In ordine poi all’adozione di un libro di testo compilato da un professore della scuola, si ricorda che in regime di autonomia didattica la materia è demandata al collegio dei docenti, ai sensi dell'art. 151 del D.Lgs. 297/94.

Il collegio è chiamato, in sintesi, a dotarsi di un regolamento utile per la scelta dei libri di testo.

Il collegio dei docenti, pertanto, potrebbe - se lo ritenesse opportuno - stabilire autonomamente il divieto di adozione di testi curati in tutto o in parte da docenti in servizio nella scuola.

In linea generale è da tenere presente che il R.D. 696/34 fa divieto di adottare testi scolastici compilati (anche in veste di collaboratori) da personale investito, a causa delle loro attribuzioni, di una funzione direttiva o ispettiva nelle scuole statali e non statali di scuola secondaria.

Nulla dice però dei docenti, cui comunque l'art. 157 del D.Lgs. 297/94 fa comunque divieto di esercitare il commercio di libri di testo.

L'esercizio del commercio è però azione giuridicamente diversa dalla compilazione di un testo che viene poi messo in commercio da una casa editrice.

Pertanto il collegio dei docenti, se lo ritiene opportuno, con adeguata motivazione, può adottare testi di docenti in servizio nella scuola. 

Però, anche con particolare riferimento al codice di comportamento inserito come allegato 2 nel CCNL/2007, appare necessario che il docente, autore o collaboratore del testo proposto per l'adozione nella scuola in cui presta servizio, lasci la seduta al momento della votazione o, ancora meglio, essendo egli a conoscenza che il testo da lui compilato sarà proposto per l'adozione, al momento cui il presidente del collegio darà inizio all'esame del punto dell'ordine del giorno relativo all'adozione dei testi.

 

Indennità di missione per i viaggi di istruzione all’estero

 

Quesito del 20/10/2011

Abbiamo trovato il Decreto interministeriale MAE, MEF a firma Frattini, Tremonti del 23 marzo 2011 registrato il 20 maggio 2011 che indica all'art. 1: “Ai dipendenti pubblici di cui agli articoli 2 e 3 del decreto legislativo 30 marzo 2011, n. 165, inviati in missione all'estero viene riconosciuto in base al'accorpamento degli Stati di destinazione parametrato sui costi in loco di cui alla tabella A, oltre al rimborso del viaggio secondo la normativa vigente, il rimborso delle seguenti spese su presentazione di idonea documentazione comprovante la resa del servizio alberghiero e di ristorazione: (... ) - seguono poi le voci previste.

Poi all'art. 4 “Trattamento alternativo di missione”

1. L'amministrazione, a richiesta dell'interessato, autorizza preventivamente, oltre al rimborso delle spese di viaggio ed in caso di missioni superiori ad un giorno, inclusive del viaggio, la corresponsione a titolo di quota di rimborso di una somma, come determinata nellì'allegata tabella C, per ogni ventiquattro ore compiute di missione, in alternativa al trattamento economico di missione di cui all'articolo 1 e 2 del presente decreto.

(...segue articolato)

Crediamo dunque che con questo nuovo decreto sia di nuovo possibile su richiesta dell'interessato provvedere con il trattamento alternativo di missione.

 

Risposta

Il Decreto MAE del 23 marzo 2011 è stato emanato in applicazione dell’articolo 6, comma 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito nella legge 30 luglio 2010 n. 122, il quale prevedeva che la regolamentazione del limite massimo del rimborso giornaliero per le spese di vitto e di alloggio per il personale inviato in missione all'estero venisse adottata con decreto interministeriale del Ministero degli affari esteri di concerto con il Ministero per l'economia e delle finanze.

L'art. 1 concerne il “Trattamento di missione con rimborso documentato” e prevede che ai dipendenti pubblici di cui agli articoli 2 e 3 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, inviati in missione all'estero viene riconosciuto, in base all'accorpamento degli Stati di destinazione parametrato sui costi in loco di cui alla tabella A, oltre al rimborso del viaggio secondo la normativa vigente, il rimborso delle seguenti spese su presentazione di idonea documentazione comprovante la resa del servizio alberghiero e di ristorazione:

a) spese alberghiere, nel limite della I categoria, non di lusso, per il personale della dirigenza, categorie equiparate ed aree funzionali non inferiore alla III, F4; seconda categoria per il rimanente personale, fatto salvo quanto previsto all'art. 2 in caso di lunga missione;

b) rimborso delle spese relative al vitto nel limite giornaliero seguente:

- dirigenza e categorie equiparate in regime di diritto pubblico: nei limiti massimi giornalieri previsti dalla tabella allegata B (classe 1), per la fruizione di uno o due pasti per ogni giorno di missione;

- rimanente personale e categorie equiparate in regime di diritto pubblico: nei limiti massimi giornalieri previsti dalla tabella allegata B (classe 2), per la fruizione di uno o due pasti per ogni giorno di missione;

c) rimborso delle spese per i mezzi di trasporto urbano o del taxi per le tratte di andata e ritorno verso aeroporti, stazioni e porti, in Italia ed all'estero, verso le sedi di svolgimento delle missioni, nei casi previsti dai contratti collettivi e dalle disposizioni di recepimento di accordi sindacali per il personale in regime di diritto pubblico;

d) rimborso delle spese di taxi, nei casi previsti dai contratti collettivi e dalle disposizioni di recepimento di accordi sindacali per il personale in regime di diritto pubblico, per gli spostamenti nell'area urbana di svolgimento delle missioni nel limite massimo giornaliero di E 25,00.

L'art. 4 è relativo al “trattamento alternativo di missione” e stabilisce che l'amministrazione, a richiesta dell'interessato, autorizza preventivamente, oltre al rimborso delle spese di viaggio ed in caso di missioni superiori ad un giorno, inclusive del viaggio, la corresponsione a titolo di quota di rimborso di una somma, come determinata nell'allegata tabella C, per ogni ventiquattro ore compiute di missione, in alternativa al trattamento economico di missione di cui all'articolo 1 e 2 del decreto medesimo.

La quota di rimborso non compete qualora il personale fruisca di alloggio a carico dell'Amministrazione, di Istituzioni comunitarie o di Stati esteri. In tale caso competono unicamente i rimborsi delle spese di viaggio e di vitto se non prestato gratuitamente dall'Amministrazione o da terzi, come determinati all'art. 1 del presente decreto.

A richiesta è concesso l'anticipo delle spese di viaggio e del 90 per cento della somma di cui al comma 1 del presente articolo.

In caso di prosecuzione della missione per periodi non inferiori alle 12 ore continuative è corrisposta, a titolo di quota di rimborso, una ulteriore somma pari alla metà di quelle determinate nell'allegata tabella relativamente al periodo di continuazione.

Resta fermo quanto previsto in tema di esclusione del beneficio in caso di fruizione di alloggio a carico dell'Amministrazione, di Istituzioni comunitarie o di Stati esteri e circa la concessione delle spese di viaggio.

Nel caso di fruizione della quota di rimborso di cui al presente articolo, non compete alcun rimborso per l'utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici urbani o del taxi utilizzati in occasione della missione svolta.

Nelle premesse del decreto si chiarisce che “in analogia ad altre categorie di personale si ritiene opportuno prevedere anche un sistema alternativo rispetto al rimborso documentato, in quanto più economico per le amministrazioni”.

Pertanto, si reputa che il trattamento alternativo di missione di cui all'art. 4 dovrebbe essere più conveniente per l'amministrazione e quindi favorito.

Queste disposizioni sono applicabile anche ai docenti che accompagnano gli studenti in viaggi di istruzione all’estero.

 

 

 

 

L’orario settimanale di lezioni su cinque giorni

 

Quesito del 20/10/2011

Se in una scuola, in virtù dell’autonomia scolastica, si attua la flessibilità organizzativa e didattica, deliberata dagli organi collegiali competenti, con un’offerta formativa articolata su cinque giorni alla settimana, con unità oraria di 55’, per un tempo scuola complessivo di 990 ore di lezione, il monte ore annuale di insegnamento dei docenti va calcolato in rapporto al monte ore annuale di lezione degli alunni, nel rispetto del curricolo delle singole discipline e del corrispondente orario cattedra annuale di 594 ore, oppure deve tener necessariamente conto dei 204 giorni indicati dal calendario scolastico regionale e, quindi, i docenti sarebbero tenuti a recuperare ore di lezione? Grazie.

 

Risposta

Lo svolgimento dell’orario delle lezioni in cinque giorni settimanali, anziché su sei, discende dall'art. 5, comma 3 del DPR 275/99 che attribuisce alle istituzioni scolastiche la possibilità  di organizzare in modo flessibile l'orario complessivo del curricolo e quello destinato alle singole discipline e attività, anche sulla base di una programmazione plurisettimanale, fermi restando l'articolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali e nel rispetto del monte ore annuale, pluriennale o di ciclo previsto per le singole discipline e attività obbligatorie.

Tale flessibilità soggiace alla procedura di approvazione del Piano dell’offerta formativa definita dall’art. 3 comma 3 del citato DPR 275/99: elaborazione da parte del collegio dei docenti sulla base degli indirizzi generali per le attività della scuola e delle scelte generali di gestione e di amministrazione definiti dal consiglio di istituto, tenuto conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni anche di fatto dei genitori e, per le scuole secondarie superiori, degli studenti. Il Piano è adottato dal consiglio di istituto.

Come detto, il rispetto del monte ore annuale previsto per le singole discipline e attività obbligatorie è il vincolo per l'adozione dell'orario settimanale in cinque anziché in sei giorni all'interno del calendario scolastico regionale, che è facoltà delle scuole adattare in relazione alle esigenze derivanti dal piano dell'offerta formativa ("Gli adattamenti del calendario scolastico sono stabiliti dalle istituzioni scolastiche in relazione alle esigenze derivanti dal piano dell'offerta formativa, nel rispetto delle funzioni in materia di determinazione del calendario scolastico esercitate dalle Regioni a norma dell'art. 138, comma 1 lett. d) del decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 112", Ibid., art. 5/2).

A ciò ottemperato, non è richiesto ai docenti alcun recupero ulteriore.

 

Gli atti da pubblicare sul sito web della scuola

 

Quesito del 19/10/2011

Con l'informatizzazione della Pubblica Amministrazione acquista sempre maggior rilievo il sito web della scuola. L'obbligo dell'Albo Pretorio, con la conseguente perdita di valore dell'albo cartaceo, richiede che diversi documenti debbano, per avere valore legale, essere pubblicati sul sito, pena la loro nullità. Pertanto si chiede se anche le circolari debbano essere pubblicate sul sito e come debba avvenire la comunicazione interna. Nello specifico il D.S. deve pubblicare tutto sul sito e il personale ha l'obbligo di consultarlo, oppure tutto deve essere comunicato ancora tramite circolare da controfirmare per presa visione?

 

Risposta

Con nota del 3 febbraio 2011 prot. n. 9869, il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Tecnologica ha precisato che dal 1 gennaio 2011 è entrato in vigore l’art. 32 della legge n. 69 del 2009.

Tutte le amministrazioni pubbliche hanno l’obbligo di pubblicare sul proprio sito tutti gli atti e le notizie che necessitano di pubblicità legale.

L’art. 32 citato prevede che gli obblighi di pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicità legale si intendono assolti con la pubblicazione nei propri siti informatici da parte delle amministrazioni e degli enti pubblici obbligati.

Tuttavia, in mancanza di indicazioni specifiche da parte dei Ministeri competenti, si ritiene che l'individuazione di provvedimenti per i quali sia prevista la pubblicità legale non sia facile in relazione a quella che è l’attività propria delle scuole.

Pertanto, occorre distinguere due tipologie di atti e documenti che vanno pubblicati sul sito istituzionale della scuola.

Una prima tipologia riguarda quegli atti per cui la pubblicazione era già obbligatoria per legge, a prescindere delle disposizioni sull'albo on-line. Ci sono, infatti, atti e documenti che devono essere pubblicati sul sito istituzionale della scuola in virtù di specifiche disposizioni di legge (es. contratti con gli esperti esterni, codice disciplinare, programma annuale e conto consuntivo, indirizzo PEC, ecc.).

La seconda tipologia concerne tutti gli altri atti, per i quali non esiste un esplicito obbligo normativo di pubblicazione on-line ma che devono essere pubblicati in quanto “necessitano di pubblicità legale”. Si ritiene trattarsi degli atti per i quali c'è una sorta di obbligo di pubblicità costitutiva in relazione all'albo tradizionale.

Dunque, si può pensare di inserire nell'albo on line quegli atti per i quali una norma preveda l'obbligo di pubblicazione sull'albo tradizionale cartaceo a pena di illegittimità o di non costituzione degli effetti giuridici della relativa procedura (es. delibere del CdI, atti amministrativi a rilevante contenuto esterno, graduatorie, copia dei contratti e delle convenzioni conclusi con l'ordinaria contrattazione, ecc.).

Tra queste categorie di atti non si ritiene siano ricomprese le circolari interne del DS, che pertanto continuano ad essere controfirmate dai dipendenti per presa visione.

 

 

 

 

Il docente che affigge a scuola una lettera aperta contenente critiche e insinuazioni…

 

Quesito del 18/10/2011

Mi risulta che un docente non possa affiggere, senza autorizzazione, in corridoi o in altri ambienti dell’Istituto una propria lettera aperta, indirizzata a più componenti interne ed esterne alla scuola, per spiegare proprie posizioni e dissensi circa decisioni o aspetti organizzativi della scuola stessa; la lettera in questione contiene anche critiche e insinuazioni, peraltro non dimostrate, di mal governo o mal funzionamento della scuola e lesive anche dell’immagine dell’istituto comprensivo. Da parte sindacale mi si dice che potrei, anzi dovrei procedere immediatamente con contestazione di addebito. Vorrei sapere, circa questo caso specifico, a quali norme (non generiche) si deve far riferimento per la contestazione di addebito.

 

Risposta

Per consolidata prassi nelle scuole esistono l’albo di istituto nel quale vengono affissi i documenti ufficiali delle scuole e l’albo sindacale in cui i sindacati e i loro rappresentanti possono esporre i rispettivi materiali.

Non è pertanto consentito ad altri esporre di propria iniziativa qualsiasi altro documento. Ove ciò avvenga, il responsabile viene invitato dal dirigente a ritirarlo.

Se poi questo documento contenesse notizie false o diffamatorie sulla situazione della scuola o comunque tali da lederne l’immagine, un richiamo formale è legittimo e doveroso da parte del dirigente. Anzi, se esso riportasse anche vere e proprie calunnie il DS è legittimato a ricorrere a una denuncia all’autorità di pubblica sicurezza contro l’autore delle stesse.

Tuttavia, avviare un procedimento disciplinare pare inopportuno, non essendoci una norma esplicita che faccia divieto di affiggere, senza autorizzazione, documenti in corridoi o in altri ambienti dell’Istituto.

Né si ritiene possibile procedere disciplinarmente nei confronti di un dipendente per affermazioni ritenute non veritiere se non provate come tali. Va infatti sottolineato che, quando si incide sulla libertà di pensiero o di espressione (che sono diritti soggettivi costituzionalmente riconosciuti), occorre essere molto cauti nel valutare le circostanze.

 

 

 

In caso di assenze improvvise di docenti è possibile accorpare più classi ai fini della vigilanza

 

Quesito del 18/10/2011

Chiedo gentilmente se ricorrono provvedimenti normativi che consentono al dirigente scolastico, nel caso di assenze del personale, di procedere all'accorpamento delle classi affidando al docente in servizio un'ulteriore classe oltre a quella che normalmente dovrebbe avere.

Grazie.

 

Risposta

In caso di assenze improvvise e brevi di docenti, che non possano essere sostituite immediatamente con supplenti, al D.S. incombe l’onere di garantire agli alunni innanzitutto la vigilanza, prevista dall’art. 2048 del codice civile, e poi un servizio quanto più possibile adeguato in termini di qualità e quantità, ricorrendo a tutte le misure organizzative atte allo scopo, come ad esempio la suddivisione della classe in più gruppi da aggregare ad altre classi o abbinandola a un classe poco numerosa.

Negli istituti di II grado è anche possibile raggruppare due/tre classi in aula magna o in altro locale idoneo a contenerle in condizioni di accettabile sicurezza. Disponendo di un locale video, si può pensare ad un ciclo programmato ad inizio d’anno di videocassette didattiche su un tema coerente con i diversi anni di corso: scientifico, storico o altro. Prevedendo per ogni “livello” di classe una serie di quindici-venti videocassette scelte con opportuno criterio in sede di programmazione e tenendo una sorta di registro relativo al procedere delle proiezioni per ogni classe, si potrebbe realizzare una sorta di didattica alternativa per immagini, con la semplice disponibilità di un aiutante tecnico o di un altro addetto alla proiezione, che – incidentalmente, ma non esplicitamente – assicurerebbe anche la vigilanza (incidentalmente sia perché non è proprio del profilo professionale in questione, sia perché si configura comunque come soluzione di emergenza). Una sorta di insegnamento integrativo, con orario non prefissato, che si sviluppa quando le circostanze lo richiedono o lo consentono.

O ancora: una classe cui sia assegnato un docente di sostegno può essergli affidata in toto quando manchi l’insegnante disciplinare: l’insegnante di sostegno è infatti assegnato alla classe e non al singolo alunno (vedi D.Lgs. 297/1994, art. 315/5).

In ogni caso si ribadisce che il DS deve assicurare agli alunni della scuola la vigilanza prevista dall’art. 2048 del codice civile, che costituisce la fonte della responsabilità civile per culpa in vigilando da parte dei dirigenti e docenti, individuata genericamente “nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza”.

 

I compensi dei presidenti e commissari degli esami di stato per l’abilitazione all’esercizio delle libere professioni

 

Quesito del 16/10/2011

Rieccomi. Questa volta, però, non nella veste di Dirigente sc. del Liceo***, bensì in quella di Presidente di una Commissione Esame di Stato per l'abilitazione all'esercizio della libera professione di Perito Industriale per le provincie di ***.

Le scrivo per attirare la Sua attenzione e quella dell'ANP nazionale sui lauti compensi dovuti al Presidente e ai Commissari: Compenso fisso al lordo delle ritenute: Presidente 495,8 euro; Commissari 413,17 euro. Compenso aggiuntivo: Presidente e Commissari euro 1,29 per ogni candidato di cui vengono corrette le due prove scritte; euro 1,29 per ogni candidato che sostiene la prova orale.

Un compenso, come ben vede, appetibile per una fatica (e che fatica e che responsabilità!) di DUE mesi.

E poi si dice...

Mi chiedo e Le chiedo: ma il Ministro Gelmini e l'ANP nazionale sanno di questa vergogna?

Aveva ragione Totò: meglio buttarsi in politica e... a sinistra.

 

Risposta

Purtroppo la cosa è nota, ma il problema dell’adeguamento dei compensi di tali esami non pare interessare nessuno nella considerazione che dirigenti e docenti impegnativi godono di esonero dal servizio.

Per i liberi professionisti occupati negli esami medesimi risulta che i Collegi dei periti, geometri, ecc. provvedano a integrare adeguatamente i lauti compensi…

 

Negli istituti comprensivi si svolgono le regolari elezioni per il CdI

 

Quesito del 16/10/2011

Sono la docente vicaria di un Istituto comprensivo di nuova formazione a Roma.

Dovendo procedere alle elezioni per il rinnovo degli organi collegiali triennali decaduti, chiedo delucidazioni in merito.

Mi riferisco alla circolare n. 78 prot 5825 dell'08/09/2011, poiché nell'istituto comprensivo funzionante dal 1° settembre sono presenti i seguenti ordini di scuola: infanzia, primaria e secondaria di primo grado, la data per le elezioni sarà quella del 21/22 novembre p.v. oppure, come nuova Istituzione dovrà operare ancora il Commissario Straordinario in assenza della soluzione normativa?

 

Risposta

Ai sensi della CM 78/2011 continua ad operare il commissario straordinario soltanto “nelle istituzioni scolastiche che comprendono al loro interno sia scuole dell’infanzia, primaria e/o secondaria di I grado sia scuole secondarie di II grado”, cioè nelle scuole verticalizzate comprensive anche delle scuole secondarie di II grado, non invece negli istituti comprensivi di scuole di I grado, per i quali dovranno svolgersi le normali elezioni per il CdI.

 

Conservazione degli elaborati degli alunni

 

Quesito del 16/10/2011

Una studentessa, già diplomata del Liceo scientifico, ha fatto richiesta, per telefono al momento, alla segreteria di avere alcuni suoi disegni (ignoro le ragioni, forse erano belli e ben valutati); con ogni probabilità erano dei compiti in classe. Si riferiscono all'a.s 2008-2009.

Mi chiedo innanzi tutto se è possibile darglieli, ammesso che si trovino e non siano stati eliminati, in quanto - se ben ricordo - gli elaborati, che non siano quelli dell'esame di Stato - possono essere conservati un anno solo e poi possono essere scartati.

Dovrei chiedere anche la motivazione della richiesta?

Grazie.

 

Risposta

Sul tema è tuttora in vigore l'art. 101 del R.D. 653/1925: “I documenti relativi all'inscrizione ad esami che non siano di maturità e di abilitazione sono conservati nell'archivio dell'istituto per il periodo indicato nell'art. 13 [“I documenti relativi alle inscrizioni sono conservati nell'archivio dell'istituto finché l'alunno vi rimanga inscritto e per cinque anni successivi; dopo di che sono tenuti per un altro anno a disposizione degli interessati”]. I documenti relativi alla inscrizione ad esami di maturità ed abilitazione sono restituiti dal presidente della Commissione al preside cui fu presentata la domanda, il quale ne curerà la conservazione per il periodo sopra indicato. Gli elaborati delle prove scritte, grafiche e pratiche di qualsiasi esame sono conservati per tutto l'anno scolastico successivo nell'istituto presso il quale l'esame si è svolto”.

La norma in questione vale, analogicamente, per i compiti in classe o per gli elaborati pratici svolti con tale finalità.

La materia relativa alla conservazione e allo scarto di documenti e atti d'archivio è disciplinata dalla circolare prot. n. 24575/99 (“Circolare sugli atti dei Provveditorati agli studi relativi agli istituti d’Istruzione”) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, cui sono state demandate le competenze in merito.

Dalla lettura di queste norme si evince che la scuola debba:

1) archiviare gli elaborati svolti come “compiti in classe” e conservarli per tutto l'anno scolastico successivo nell'istituto e poi consegnarli se richiesti dagli studenti o darli al macero;

2) conservare una campionatura degli elaborati scolastici relativi al tema di italiano e alla materia specifica che connota i diversi corsi dell’istituto nella misura di una sezione ogni quinquennio;

3) con il consenso degli studenti può usare i loro elaborati come materiale illustrativo negli open day di orientamento per esemplificare il lavoro che viene svolto negli indirizzi e per adornare le pareti della scuola.

Se pertanto a scuola non esistono più gli elaborati relativi all'a.s 2008-2009, nulla può essere oggi imputato alla scuola medesima.

 

I permessi per assistenza HC e le riunioni del collegio docenti

 

Quesito del 15/10/2011

Sono una docente di scuola media superiore e vorrei porle due quesiti.

Il primo riguarda il fatto che avendo un figlio disabile usufruisco dei benefici della legge 104. Vorrei sapere se quando mi reco presso gli uffici quali inps, cpi, assistenti sociali che mi possono ricevere solo il mattino queste attività, non sempre svolte con la presenza fisica di mio figlio rientrano comunque nell'ambito della dicitura assistenza al disabile. A buonsenso ritengo di sì ma vorrei una risposta dal punto di vista giuridico.

Secondo quesito è possibile delegare un collega a rappresentarmi al Collegio dei docenti?

Grazie.

 

Risposta

I 3 giorni di permesso mensili previsti dall’art. 33/3 della legge 104/92 possono essere fruiti dal personale dipendente per tutte le necessità collegate all’assistenza della persona disabile, comprese quelle descritte nel quesito.

L’istituto della delega non è previsto per le riunioni del collegio docenti che sono un obbligo di servizio previsto dall’art. 29/3 del CCNL/2007, alla cui partecipazione i professori sono tenuti in prima persona, salvo che ne siano impediti per gravi ragioni e allora ne risultano assenti giustificati, ma non possono delegare ad altri l’incombenza.

 

Il docente convocato dal dirigente durante le ore di lezione…

 

Quesito del 15/10/2011

Vorrei sapere se è obbligatorio per un insegnante andare dal dirigente quando quest'ultimo lo chiama durante le ore di lezione.

Grazie.

 

Risposta

Nella normalità delle occasioni non si ritiene opportuno abbandonare la classe per recarsi dal dirigente: ciò potrà essere fatto a conclusione delle proprie ore di lezione.

In casi eccezionali e urgenti la circostanza può essere ammissibile a condizione che la classe sia idoneamente vigilata da personale scolastico.

 

A chi compete la pulizia corporale degli alunni HC incontinenti?

 

Quesito del 15/10/2011

Nella scuola, a chi compete la pulizia corporale degli alunni HC incontinenti? I collaboratori scolastici (art. 7) possono rifiutarsi di assolvere tale compito? Preciso che la fascia di età cui mi riferisco va dai 3 ai 14 anni.

Grazie.

 

Risposta

Il CCNL/2007 alla tabella A – Profili di area del persona ATA – riporta le competenze specifiche dei vari profili professionali del personale ATA; in particolare per quanto riguarda quello del collaboratore scolastico si afferma, riguardo al tema del quesito: “Presta ausilio materiale agli alunni portatori di handicap nell'accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche, all’interno e nell'uscita da esse, nonché nell’uso dei servizi igienici e nella cura dell’igiene personale anche con riferimento alle attività previste dall'art. 47”.

Pertanto l'assistenza ai disabili nei loro bisogni fisiologici rientra tra i compiti dei collaboratori scolastici soprattutto nel caso che qualcuno di costoro venga anche individuato quale destinatario di incarico specifico di cui all’art. 47 del CCNL citato. Costui quindi non può limitarsi ad accompagnare il disabile in bagno ma deve anche assisterlo nei suoi bisogni fisiologici.

Peraltro, per lo svolgimento dell'incarico in questione è previsto anche un compenso definito dalla contrattazione di istituto.

 

Somministrazione di farmaci a scuola

 

Quesito del 15/10/2011

Alcuni alunni del mio Istituto hanno bisogno di assumere farmaci salvavita (non richiedono di essere iniettati), solo in casi di necessità e in situazioni di emergenza. Può il personale, soprattutto quello che ha frequentato corsi di primo soccorso, rifiutarsi di somministrare tali farmaci?

 

Risposta

Nel disciplinare la materia (somministrazione di farmaci a studenti da parte degli operatori scolastici e precisazioni dettagliate dell’onere della mansione) sarebbero necessarie delle prescrizioni di carattere amministrativo adeguate, considerata la rilevanza delle questioni, rispetto alle “raccomandazioni” contenute nelle Linee guida emanate dal Ministero dell’Istruzione e della salute il 25 novembre 2005 per la definizione degli interventi finalizzati all’assistenza di studenti che necessitano di farmaci in orario scolastico al fine di tutelarne il diritto allo studio, la salute ed il benessere all’interno della comunità scolastica.

Le citate linee rimandano a specifici protocolli di intesa a livello locale, che spesso mancano; in tal caso tuttavia le linee guida individuano una sorta di procedura per il dirigente scolastico atta ad aiutarlo nell’individuazione della tipologia degli interventi e dei soggetti da coinvolgere, ciascuno per le proprie responsabilità e competenze.

Con riferimento alle modalità di intervento, le linee guida ricordano che la somministrazione di farmaci in orario scolastico debba essere richiesta dai genitori degli alunni, a fronte della presentazione di una certificazione medica attestante lo stato di malattia dell’alunno con la prescrizione specifica dei farmaci da assumere (modalità e tempi di somministrazione, posologia, conservazione).

Ciò che è importante notare è che alla scuola, il cui personale non ha alcuna competenza sanitaria, non deve essere lasciato alcun margine discrezionale in ordine a tali aspetti, con la conseguenza che la certificazione medica dovrà attestare non solo l’assoluta necessità ed indispensabilità della somministrazione del farmaco durante l’orario scolastico, ma anche il tempo e il modo della somministrazione, la posologia ed infine la fattibilità della somministrazione da parte di personale non sanitario, che viene in conseguenza abilitato all’intervento.

In merito l’art. 2 delle citate raccomandazioni indica chiaramente che deve trattarsi di interventi che non richiedano “il possesso di cognizioni specialistiche di tipo sanitario né l’esercizio di discrezionalità tecnica da parte dell’adulto somministratore”.

Alla luce di quanto sopra, i limiti dell’onere di tali mansioni per gli operatori scolastici che somministrano farmaci sono rinvenibili nel rispetto delle prescrizioni mediche, integralmente loro fornite (e applicabili da ciascuno), sulla base delle indicazioni del predetto protocollo.

Pertanto il personale designato dal DS all’incombenza, soprattutto quello che ha frequentato corsi di primo soccorso, non può rifiutarsi di somministrare detti farmaci.

 

 

 

 

Ancora conflittualità in merito alle prove Invalsi

 

Quesito del 15/10/2011

Il Collegio dei docenti, spinto da un gruppo di insegnanti COBAS, ha manifestato la volontà di non somministrare le prove INVALSI, di non inserirle nel Piano Annuale delle Attività e di non avvalersi di alcun Referente, sia esso Funzione Strumentale che semplice coordinatore dell'attività.

Il Dirigente, nonostante la forte conflittualità con tale gruppo di docenti, non ha consentito che si deliberasse sulla questione, motivando la decisione col fatto che tale argomento non sia di competenza del Collegio.

In previsione dell'approvazione del POF, si chiede se sia possibile inserirvi dette prove e, in caso affermativo, come si dovrà comportare il D.S. in caso in cui il Collegio si rifiutasse di approvare il documento in parola.

 

Risposta

In un simile contesto conflittuale forse è inopportuno inserire nel POF la questione, poiché il collegio, cui ne è demandata dall’art. 3/3 del DPR 275/99 l’elaborazione, potrebbe ancora boicottarlo.

La diatriba verrà risolta probabilmente con l’applicazione delle Direttive MIUR n. 87 e 88 del 3/10/2011 (rinvenibili in rete) che fissano, rispettivamente, i criteri per la predisposizione da parte dell’Invalsi dei testi della prova scritta a carattere nazionale nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione e gli obiettivi delle rilevazioni nazionali Invalsi sugli apprendimenti degli studenti per l’a.c. 2011/2012.

In particolare appare molto positivo l’anticipo della data di diffusione delle informazioni e delle modalità di somministrazione delle prove contenuto nelle Direttive citate, secondo il principio che la programmazione delle attività va fatta all’inizio dell’anno scolastico anche per includerla nel piano annuale delle attività che è di competenza del DS.

 

Esame di idoneità alla classe prima di scuola secondaria di I grado

 

Quesito del 14/10/2011

Le sottopongo il seguente "problema": un genitore di un'alunna di classe 4^ mi chiede di poter far sostenere alla propria figlia (ha perso un anno nell'inserimento nel sistema scolastico italiano) l'esame di idoneità alla classe prima della scuola secondaria di 1° grado. Secondo la circ.min. n° 27 del 5 aprile 2011, a mio parere, non potrebbe sostenere l'esame, salvo il ritiro dalla classe 4^ entro il 15 marzo 2012. In questo modo, assumendo i genitori la responsabilità di scuola parentale, potrebbe sostenere le due ammissioni (una alla classe quinta e una alla classe successiva)?

Mi sembra un po' arduo, ma forse è possibile.

 

Risposta

Si conferma che le disposizioni ministeriali per sostenere esami di idoneità nel primo ciclo di istruzione sono contenute nella CM 27/2011.

Essa prevede che per sostenere gli esami di idoneità in qualità di candidati esterni gli alunni devono essere ritirati da scuola prima del 15 marzo.

L’accesso all’esame di idoneità per la prima classe della scuola secondaria di primo grado è consentito a coloro che, entro il 31 dicembre dello stesso anno in cui sostengono l’esame, abbiano compiuto o compiano il decimo anno di età.

L’alunna in questione, che ha perso un anno nel percorso scolastico, ha i requisiti di età per sostenere direttamente l’esame di idoneità alla prima classe della scuola secondaria di I grado, senza dover anche sostenere separatamente l’idoneità alla classe quinta della scuola primaria.

Le prove degli esami di idoneità vertono sui piani di studio delle classi per le quali i candidati non siano in possesso di promozione o di idoneità (nello specifico: classe quarta e quinta di scuola primaria).

L’esame di idoneità alla prima classe della scuola secondaria di I grado consiste in due prove scritte, riguardanti, rispettivamente l’area linguistica e l’area matematica ed in un colloquio inteso ad accertare l’idoneità dell’alunno alla frequenza della classe per la quale sostiene l’esame.

 

I compensi dovuti al collaboratore vicario di una scuola in reggenza

 

Quesito del 13/10/2011

Sono un docente con funzioni di collaboratore vicario del Dirigente Scolastico.

Per il corrente anno scolastico la scuola è stata affidata ad un Dirigente Scolastico in reggenza.

La scuola dove insegno è formata da 15 classi quindi non ho diritto all'esonero e al semiesonero.

Vorrei sapere se è previsto una retribuzione per la gravosità del compito che mi troverò ad eseguire oppure non è previsto alcun compenso come per le sostituzioni superiori a 15 gg del Dirigente Scolastico.

 

Risposta

Al collaboratore vicario di una scuola data in reggenza compete il 50% dell'indennità di reggenza prevista dall'art. 69 comma 2 del CCNL/95 (come richiamato dall'art. 146, comma 1 lett. g) punto 7 del CCNL/2007), nei seguenti termini: “Qualora si dia luogo all’affidamento in reggenza degli uffici di cui al comma 1, ai titolari che assumono la reggenza è corrisposta un’indennità di reggenza pari al 50% di quella prevista per gli incarichi o le sostituzioni, così come definita nel comma medesimo. In tal caso al docente vicario è corrisposta un’indennità di pari importo”.

Pertanto, al vicario del dirigente di una scuola data in reggenza compete il 50% dell'indennità di funzioni superiori, costituita dal differenziale dei livelli iniziali di inquadramento dirigente-docente. Inoltre, in caso di assenza del titolare, al vicario reggente compete l'indennità di direzione (art. 21, CCNL/1999) e, in caso di assenza superiore a 15 giorni, l'ulteriore 50% dell’indennità di funzioni superiori (art. 69, comma 1, CCNL/95).

La liquidazione di tali indennità fino al 2009 era disposta direttamente dall’istituzione scolastica su specifici fondi assegnati dal MIUR previo apposito monitoraggio finalizzato alla quantificazione della spesa in questione. In particolare l’indennità di reggenza veniva corrisposta mensilmente agli aventi diritto, anche se il criterio per la sua determinazione è stabilito su base annua.

Sull'argomento può essere utile la lettura del documento allegato alla circolare dell'USR per il Piemonte n. 193 del 1/07/2009 (“Indennità di funzioni superiori e di reggenza”).

Tuttavia in questo momento le indennità di funzioni superiori e di reggenza mancano di specifica copertura finanziaria. Infatti il CCNL scuola vigente, all’art. 146, richiama esplicitamente in vigore le norme citate, ma aggiunge: “fondi non a carico del CCNL della scuola”.

D’altra parte, i trasferimenti ordinari alle scuole per il 2011 (vedi nota MIUR Prot. n. 10773 dell’11 novembre 2010 inviata per e-mail alle singole scuole sulla rispettiva casella istituzionale) non recano nessuna esplicita previsione di un finanziamento destinato a questi fini e tale materia è rimessa ad apposito confronto con le OO.SS, tuttora rimasto senza esito, con l’impegno del MIUR di richiedere all’Aran un intervento chiarificatore di quale ministero (MEF o MIUR) sia competente a finanziarlo.

Pertanto, anche se pare paradossale, finché la questione non trovi una soluzione non è possibile corrispondere ai vicari le indennità loro dovute.

 

Surroga membri cessati del CdI

 

Quesito del 12/10/2011

Avrei bisogno di sapere se è possibile convocare il Consiglio di Istituto prima della elezione della componente studenti che tutti gli anni bisogna nominare. Ovviamente le altre componenti sono ancora in carica.

Ancora: devo rifare le elezioni nel caso in cui la componente insegnanti non abbia nessuna surroga per sostituire un insegnante che non c'è più.

Grazie.

 

Risposta

Le norme di riferimento sono rinvenibili dell’OM 215/91 e successive modifiche e integrazioni.

Esse precisano che il CdI può essere convocato prima dell’elezione della componente studenti purché siano ancora in carica almeno tre componenti (art. 50/2).

I membri dei consigli di circolo o di istituto, cessati dalla carica per qualsiasi causa, devono essere sostituiti con il procedimento della surrogazione. Solo in caso di impossibilità di procedere alla surrogazione per esaurimento delle rispettive liste non si può ricorrere ad altre liste, ma i posti vacanti devono essere ricoperti mediante elezioni suppletive. Pur essendo valida la costituzione del consiglio anche nel caso in cui non tutte le componenti abbiano espresso la propria rappresentanza, si dà luogo a elezioni suppletive qualora manchi la rappresentanza della componente genitori, nell'ambito della quale deve essere eletto il presidente del consiglio di istituto (art. 53/1-2).

 

L’insegnamento dell’inglese nella scuola primaria

 

Quesito del 12/10/2011

E' corretto l'utilizzo dei docenti specialisti o specializzati in lingua inglese anche su una classe oltre a quella su cui sono docenti? Tale organizzazione, messa a punto dal Collegio il passato anno scolastico, accettata all'inizio del presente a.s. viene adesso impugnata da un docente che ne contesta la legittimità.

Mi puoi dare qualche indicazione sul problema?

Grazie.

 

Risposta

Per affrontare la questione sollevata nel quesito è necessario fare riferimento a due provvedimenti del MIUR, che hanno modificato la precedente disciplina e che hanno prodotto i loro effetti dall'anno scolastico 2009/10.

Il primo è costituito dal “Piano Programmatico di interventi volti alla razionalizzazione delle risorse umane e strumentali del sistema scolastico”. Il Piano era previsto dall'art. 64 della legge 133/08 e, in riferimento all'insegnamento della lingua inglese nella scuola primaria, recita: “L’insegnamento della lingua inglese è affidato ad un insegnante di classe opportunamente specializzato. Si dovrà prevedere, pertanto, un piano di formazione linguistica obbligatoria della durata di 150/200 ore attraverso l’utilizzo, come formatori, di docenti specializzati e di docenti di lingua della scuola secondaria di I grado. I docenti in tal modo formati, saranno preferibilmente impiegati, già dall’anno scolastico 2009/2010, nelle prime due classi della scuola primaria e saranno assistiti da interventi periodici di formazione. Potrà altresì essere previsto, in via transitoria, un affiancamento da parte di un nucleo di docenti specializzati operanti presso ogni scuola, nonché, negli istituti comprensivi, da parte di docenti di lingua inglese”.

Il secondo documento è rappresentato dalla CM 21 del 14/03/2011 (“Dotazioni organiche del personale docente per l’anno scolastico 2011/2012”), paragrafo “Scuola primaria”, che prevede: “L’insegnamento della lingua inglese è impartito in maniera generalizzata, nell’ambito delle classi loro assegnate, dai docenti in possesso dei requisiti richiesti, per le ore previste dalla normativa vigente (un’ora settimanale nelle classi prime, due ore nella classi seconde, tre ore nelle restanti classi). A tal fine il dirigente scolastico, sentito il collegio dei docenti, adotta le soluzioni organizzative utili a garantire in tutte le classi l’assegnazione di un docente in possesso dei titoli per tale insegnamento. […] Solo per le ore di insegnamento di lingua straniera che non sia stato possibile, in nessun modo, coprire attraverso l’equa distribuzione dei carichi orario, sono istituiti posti per docenti specialisti, nel limite del contingente regionale. Di regola viene costituito un posto ogni 7 o 8 classi, sempreché per ciascun posto si raggiungano almeno 18 ore di insegnamento settimanali”.

Da questi documenti si può dedurre che il dirigente, rispetto all'organico di diritto assegnato, dovrà organizzare l'attività sulle classi preoccupandosi di impegnare sull'insegnamento della lingua inglese tutti i docenti specializzati, facendo in modo che ognuno di essi segua almeno due classi. Fatta questa sistemazione si dovrà procedere alla verifica delle ore di inglese che rimangono scoperte. Qualora ve ne fossero, e raggiungano almeno 18 ore complessive, si potrà chiedere che in sede di organico di fatto sia assegnato alla scuola uno o più docenti specialisti. In merito va tenuto presente che si possono chiedere anche spezzoni, cioè docenti specialisti da condividere con una scuola limitrofa.

 

 

L Accesso al fondo di solidarietà ANP

 

Quesito del 12/10/2011

Mi è stato notificato oggi quanto ti allego [si tratta di 7 verbali ASL di contestazione di inadempienze che comportano sanzioni amministrative]. Forse ricorderai che nel 2010, mentre ero ancora alla ________, avevo avuto delle ispezioni a seguito di una segnalazione alla Procura da parte di un genitore.

Di che morte dovrò morire secondo te?

Ho telefonato all'ispettore facendogli presente che non sono più in quella scuola e quindi non in grado di ottemperare alle prescrizioni; lui mi ha detto che non devo fare nulla: loro faranno un sopralluogo per accertare lo stato delle cose e poi mi arriverà la sanzione che dovrò comunque pagare (ovviamente i problemi nascono dal fatto che il Comune di Torino era inadempiente rispetto alla sostituzione dei canestri incriminati, che poi abbiamo sostituito noi...).

Ho controllato quale è l'importo che dovrei (dovrò?) pagare per le violazioni contestate. L'ammontare dei massimi è di 39000 euro, quindi, pagandone 1/4, sarebbero 9750 euro...

Sono piuttosto preoccupata e depressa. Forse opterò per essere incarcerata…

 

Risposta

Quello descritto è il tipico caso di danno subito dal dirigente in conseguenza del suo lavoro. Suggeriamo di attendere un po’ fatalisticamente gli eventi, pagare le eventuali sanzioni comminate e poi ricorrere al fondo di garanzia e solidarietà dell’ANP.

Infatti, fin dal Congresso nazionale del 1999 ANP ha inserito nel proprio Statuto, tra le finalità istituzionali, anche un comma relativo alla promozione di “interventi atti a sostenere i soci in difficoltà” (iniziativa confermata ancora nello Statuto approvato nell'VIII Congresso nazionale il 14 dicembre 2008, art. 2, lett. j).

Nel bilancio preventivo dell'esercizio finanziario 2011 sono stati stanziati allo scopo 50.000,00 euro. L'importo è stato confermato rispetto a quello iscritto negli esercizi precedenti, che è finora risultato sufficiente.

In concreto, Anp elargisce ai soci contributi, su domanda, per eventi dannosi, non altrimenti risarcibili, legati alla loro attività professionale.

Un caso frequente è proprio quello del rimborso delle sanzioni amministrative pecuniarie che vengono irrogate personalmente al dirigente scolastico, trattandosi di responsabilità personale di chi aveva l'obbligo di attenersi a specifiche prescrizioni di legge e non vi ha ottemperato, non trasferibile a terzi (nemmeno al bilancio della scuola) e non assicurabile. Proprio perché la fattispecie non è assicurabile, la polizza ANP non può essere invocata.

Tuttavia, ANP ha creato tale fondo di solidarietà e garanzia, al quale è possibile accedere anche nel caso di rimborso delle sanzioni amministrative, motivando la richiesta indirizzata al Presidente e inviandola a ANP - Segreteria amministrativa, Viale del Policlinico 129/A 00161 ROMA, Fax 06/44254516, allegando la quietanza della sanzione pagata dal D.S.

 

La partecipazione ad attività organizzate da federazioni riconosciute dal Coni costituisce deroga al limite minimo di presenza per la validità dell’a.c.

 

Quesito del 12/10/2011

Diversi genitori di alunni di scuola media datami in reggenza mi stanno chiedendo di non far seguire il rientro pomeridiano o di farlo seguire in parte, in modo da poter partecipare ad attività sportive varie di associazioni UISP o Federazioni o Coni.

Alla luce della C.M. 20/2011 (“Validità dell'anno scolastico per la valutazione nella scuola secondaria di primo e secondo grado”), in cui viene affermato che fra i criteri che legittimano la deroga al limite minimo di presenze a scuola c'è "Partecipazioni ad attività sportive e agonistiche organizzate da federazioni riconosciute dal Coni" ed alla luce della lettera inviata ai Dirigenti scolastici provinciali e p.c. al Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano Oggetto: D.P.R. 22.6.2009 n. 122 - massimo assenze annuali e svolgimento pratica sportiva agonistica, mi chiedo come poter discernere fra le varie attività sportive: solo quelle agonistiche? Ma se fossero solo agonistiche basta che gli alunni siano iscritti ad una Federazione o al Coni? Non vorrei che tutte le associazioni sportive sul nostro territorio facessero in qualche misura parte di una federazione o del Coni anche lontanamente. Molti mi hanno chiesto di assentarsi per le partite di calcio! Che documenti potrei chiedere alle famiglie?

 

Risposta

L’art. 2/10 del DPR 122/2009 stabilisce che nella scuola secondaria di primo grado, ferma restando la frequenza richiesta dall’articolo 11, comma 1, del D.Lgs. 59/2004 e successive modificazioni, ai fini della validità dell’anno scolastico e per la valutazione degli alunni, le motivate deroghe in casi eccezionali, previsti dal medesimo comma 1, sono deliberate dal collegio dei docenti a condizione che le assenze complessive non pregiudichino la possibilità di procedere alla valutazione stessa.

La CM 20/2011 conferma che spetta al collegio dei docenti definire i criteri generali e le fattispecie che legittimano la deroga al limite minimo di presenza. Tale deroga è prevista per casi eccezionali, certi e documentati. Essa ritiene che rientrino fra le casistiche apprezzabili ai fini delle deroghe previste, tra le altre, le assenze dovute alla partecipazione ad attività sportive e agonistiche organizzate da federazioni riconosciute dal Coni.

Pare pertanto quest’ultima la condizione per legittimare l’assenza, insieme con il mancato pregiudizio della possibilità di valutare gli alunni.

Si ritiene che le famiglie debbano produrre alla scuola una dichiarazione, rilasciata dalla società sportiva nella quale milita il figlio, di appartenenza a una federazione riconosciuta dal Coni.

 

I docenti di sostegno sono assegnati a tutta la classe

 

Quesito dell’11/10/2011

L'insegnante di sostegno in rapporto 1:1 può essere considerato ad personam o può lavorare con la classe? Esistono sentenze in cui si è stabilito che l'insegnante sia solo su un alunno?

Grazie.

 

Risposta

Il docente di sostegno anche in rapporto 1:1 viene assegnato alla classe in cui è inserito l’alunno disabile che necessita di sostegno. Lo stabilisce l’art. 315/5 del D.Lgs. 297/94: “I docenti di sostegno assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di intersezione, di interclasse, di classe e dei collegi dei docenti”.

 

Ancora sulla revoca dell’aspettativa per il ricongiungimento del coniuge all’estero

 

Quesito del 11/10/2011

La docente in aspettativa non vuole rientrare ma l'avvocato del marito mi ha scritto, e l'ha comunicato per conoscenza all'USP, che il tribunale ha deciso che la signora deve risiedere in Italia con i figli, quindi di valutare se esistono i presupposti per la continuazione dell'aspettativa visto che all'estero la moglie non ci sarà più. Quindi se intimo a lei di rientrare, dopo aver acquisito tutta la documentazione, lei si opporrà, se non lo faccio mi denuncia il marito per danno erariale e per i soldi che deve pagare lui. Che faccio ? Come mi difenderete?

 

Risposta

Il quesito fa seguito a quello del 6/10/2011 relativo all’eventuale revoca dell’aspettativa per il ricongiungimento del coniuge all’estero di una docente.

Si ritiene che il DS, prima di revocare l’aspettativa concessa, debba venire in possesso del pronuncia del tribunale che disporrebbe che “la signora deve risiedere in Italia con i figli”. Ed è l’avvocato del marito a doverla produrre.

Solo allora la scuola sarà legittimata a revocarla.

Se la docente non vi ottempererà, dovrà ricorrere ad altra legittima motivazione per non riprendere servizio, altrimenti sarà passibile anche di provvedimento disciplinare.

 

L'A.A. che sostituisce il DSGA va a sua volta sostituito

 

Quesito dell’11/10/2011

Il mio DSGA si assenterà per due mesi - congedo biennale L.104 - lo sostituirà l'Ass. Ammin. in servizio nella nostra scuola, beneficiario della II posizione; in base all'11 bis comma 7 CCNI 26/08/2009 "gli assistenti amministrativi di cui al comma 3 sono sostituiti, nelle scuole di provenienza, con personale supplente..." (un'integrazione all'art. 11bis, chiarisce che la sostituzione dell' A.A. è a prescindere che sia interno o esterno alla scuola); il comma 3 però fa riferimento alla copertura di posti vacanti e/o disponibili per tutto l'anno scolastico.

La domanda: posso nominare un supplente al posto dell'Ass. Amministr. che sostituisce il DSGA assente per due mesi?

Grazie per la sua cortesia

 

Risposta

La norma di riferimento per il caso in questione è rappresentata dall’art. 56 comma 4 del CCNL/2007: “Il direttore dei servizi generali ed amministrativi è sostituito, nei casi di assenza, dal coordinatore amministrativo che, a sua volta, è sostituito secondo le vigenti disposizioni in materia di supplenze. Fino alla concreta e completa attivazione del profilo del coordinatore amministrativo, il DSGA è sostituito dall’assistente amministrativo con incarico conferito ai sensi dell’art. 47”.

Dalla lettura della disposizione pattizia riportata si deduce che l’assistente amministrativo che sostituisce il DSGA va a propria volta sostituito da altro assistente amministrativo secondo le vigenti disposizioni in materia di supplenza.

 

Pagamento supplenze su congedo facoltativo

 

Quesito dell’11/10/2011

Il supplente su cinque ore di allattamento deve essere pagato con il fondo d'istituto o dal tesoro?

 

Risposta

Il supplente temporaneo nominato anche per sole 5 ore in sostituzione di un docente in congedo facoltativo va retribuito dalla scuola con finanziamenti assegnati ad hoc dal MIUR e non con il fondo di istituto.

La nota MIUR prot. 1977 del 12 ottobre 2007 accolla al MEF esclusivamente le supplenze in sostituzione del personale in congedo di maternità o collocato in astensione obbligatoria.

 

Quanti accompagnatori occorrono per uno stage all’estero?

 

Quesito dell’11/10/2011

Sono una professoressa di spagnolo di un liceo linguistico in provincia di Firenze. Da anni accompagno i miei studenti a stage linguistici in Spagna, anche in presenza di alunni disabili. Finora ci siamo comportati così con gruppi di 20/22 studenti + un disabile: la sottoscritta come accompagnatrice "ufficiale" in quanto docente di spagnolo e l'insegnante di sostegno, in veste di secondo accompagnatore della classe in quanto l'alunno disabile è affiancato 24 ore su 24 da un operatore sociale indicato dalla famiglia (e che lo segue anche durante l'orario scolastico) che provvede interamente alle sue spese (vitto, alloggio, trasferimento).

Abbiamo avuto un cambio di presidenza e il nuovo DS ha bloccato il nostro progetto di andare in Spagna perché dice che ci vogliono due docenti accompagnatori + un docente di sostegno + l'operatore sociale. Quindi, dovendo spalmare le nostre spese sugli alunni partecipanti, le famiglie si vedono gravate di circa ulteriori 100 euro a testa per poter pagare vitto, alloggio, trasferimento del terzo accompagnatore...

Dove sta la cosa giusta? E' stata questione di buon senso del vecchio DS che ci ha permesso di viaggiare sempre in due accompagnatori + operatore sociale o abbiamo fatto qualcosa di non legale?

Se la famiglia fa assumere all'operatore sociale la responsabilità totale per quanto riguarda la vigilanza sull'alunno disabile, possiamo ritenerci nel giusto?

Aspetto fiduciosa una risposta...

 

Risposta

Con l'entrata in vigore del DPR 8/03/1999 n. 275, le istituzioni scolastiche hanno completa autonomia in materia di organizzazione e responsabilità delle visite guidate e viaggi di istruzione.

Per questo la regolamentazione di tutte le tipologie di “uscita” dalla scuola (viaggi di integrazione culturale, viaggi di integrazione della preparazione di indirizzo, stage, viaggi connessi ad attività sportive, settimane bianche, visite guidate, partecipazione a gare nazionali o internazionali) è di competenza degli organi scolastici che ne regolano anche le modalità, in quanto tutte quelle (anche particolareggiate) indicate nelle circolari ministeriali precedenti (in particolare C.M. 14/10/1992 n. 291 e C.M. del 2/10/1996 n. 623), assumono oramai la funzione di suggerimenti di comportamento.

Spetta in particolare al Consiglio di Istituto approvare uno specifico Regolamento o comunque fissare i criteri generali organizzativi delle attività in parola, al Collegio dei docenti ed ai Consigli di classe la loro programmazione didattica.

Pertanto, va considerato come suggerimento anche la disposizione della C.M. 291/1992, punto 8.2 che prevede: “Quanto al numero (gli accompagnatori debbono essere menzionati nella deliberazione del consiglio di circolo o di istituto), mentre da un lato si ritiene che la più ampia partecipazione serva a soddisfare al meglio le necessità della sorveglianza e dell’apporto didattico, non si può d’altro canto non tener conto delle inderogabili esigenze di contenimento della spesa pubblica.

Alla luce di tali considerazioni, si conviene che nella programmazione dei viaggi debba essere prevista la presenza di almeno un accompagnatore ogni quindici alunni, fermo restando che l’eventuale elevazione di una unità e fino ad un massimo di tre unità complessivamente per classe può essere deliberata, sempre che ricorrano effettive esigenze connesse con il numero degli studenti e il bilancio dell’istituzione scolastica lo consenta. […]

Nel caso di partecipazione di uno o più alunni in situazione di handicap, si demanda alla ponderata valutazione dei competenti organi collegiali di provvedere, in via prioritaria, alla designazione di un qualificato accompagnatore contemplato al primo capoverso del presente punto, nonché di predisporre ogni altra misura di sostegno commisurata alla gravità della menomazione”.

Fatto salvo il regolamento di istituto di cui si è detto, si ritiene che per accompagnare una classe di 22 alunni maturi e responsabili più un alunno disabile in occasione di uno stage linguistico in Spagna possano essere sufficienti il docente di spagnolo, quello di sostegno e l’operatore sociale.

 

Nelle elezioni degli OO.CC. non è previsto il voto per delega

 

Quesito del 10/10/2011

Un genitore mi ha chiesto se è possibile il giorno 21 ottobre, data stabilita per le elezioni dei rappresentanti dei genitori nei consigli di classe, dei rappresentanti degli alunni in Consiglio di Istituto ed in Consiglio di Classe, se esiste la possibilità di votare per delega. Io conosco l'art. 24 del DPR 416 del 1974 dove non si fa cenno a questa possibilità. Lui dice che per l'elezione di certi organismi assembleari e condominii ciò è possibile. Io ritengo che, trattandosi nel nostro caso di elezioni istituzionali, dove vengono eletti dei rappresentanti che in quanto parte dei consigli di classe hanno potere di voto e quindi decisionale occorre che il voto sia singolarmente dato dagli aventi diritto.

Qual è il tuo avviso al riguardo?

 

Risposta

Le elezione degli organi collegiali di istituto sono regolati, oltre che dagli artt. 5, 6, 8 e 9 del D.Lgs. 297/94, dall’OM 215/91 e successive modificazioni e integrazioni, che regolano in maniera permanente le elezioni degli organi collegiali a livello di circolo-istituto.

L’art. 40 comma 8 dell’OM cit. prevede espressamente che “non è ammesso l'esercizio del diritto di voto per delega, dato che il voto ha sempre carattere personale”.

Poiché le elezioni medesime sono rette da una propria autonoma normativa, ad esse non possono applicarsi, in analogia, disposizioni previste per altri organismi assembleari.

 

 

Non è consentito sostenere nella stessa sessione due diversi esami anche in istituti di diverso tipo

 

Quesito del 10/10/2011

E' possibile che uno studente, nello stesso anno scolastico in cui sostiene, da alunno interno, l'esame di stato al liceo scientifico, venga ammesso a sostenere, da privatista, l'esame di qualifica professionale di addetto ai servizi di cucina presso un istituto alberghiero? Cosa dice la normativa in proposito?

Grazie.

 

Risposta

La circostanza non è ammissibile. Infatti l’art. 192, comma 5 del D.Lgs. 297/94 prevede: “È consentito, subordinatamente alla decorrenza dell'intervallo prescritto, sostenere nello stesso anno, ma non nella stessa sessione, due diversi esami, anche in istituti di diverso tipo. A tale effetto lo scrutinio finale per la promozione non si considera come sessione di esame”.

Pertanto non è consentito sostenere a giugno sia l’esame di qualifica professionale come candidato esterno sia quello di fine del II ciclo di istruzione come alunno interno.

 

Passaggio di consegne tra DSGA

 

Quesito del 10/10/2011

Nella scuola che dirigo il posto di Dsga risulta vacante in quanto il Dsga è in pensionamento dal 01/09/2011 e si è in attesa delle immissioni in ruolo o, a residuo, di eventuali incarichi. Intanto ho nominato un sostituto Dsga, per quanto non avente art. 7 o art. 2 per mobilità professionale.

Premesso, allora, che il Dsga uscente, essendosi assentato dal dicembre dello scorso anno fino alla fine dell’anno scolastico, è stato sostituito da un assistente amministrativo art. 7 che a sua volta è in pensionamento dal 01/09/2011, mi chiedo se le consegne da farsi tra Dsga uscente e subentrante debbano avvenire tra il titolare (sostituito lo scorso anno scolastico da ass. ammin. ora in pensione) e il subentrante (quando sarà assegnato alla scuola) oppure tra titolare e sostituto attuale, o ancora tra i due sostituti (scorso e attuale)?

Ringrazio anticipatamente.

 

Risposta

Si ritiene che il passaggio di consegne vada fatto tra i due sostituti del DSGA attualmente in quiescenza, sempre che tale incombenza sia stata espletata a suo tempo tra il DSGA titolare e il suo sostituto.

Altrimenti esso deve avvenire tra il titolare e il sostituto attuale.

 

La fruizione del giorno libero non può essere imposta alla scuola

 

Quesito del 10/10/2011

Mi è arrivata una lettera da parte di una docente di religione che mi accusa dicendomi che ho inserito le due ore di religione il sabato in modo che i genitori dell'alunno che non si avvale possano accompagnarlo alle 10.30. La docente chiede il giorno libero il sabato. Parto dal presupposto che l'orario è di competenza del Dirigente e il mio obbiettivo è quello di utilizzare al meglio le poche risorse presenti nella scuola, abbiamo per 6 classi solo 9 ore di compresenza per cui ritengo utile utilizzare le ore per effettuare supplenze o recuperare i bambini in difficoltà.

Che mi dice in merito?

Aspettando una sua cortese risposta.

 

Risposta

Si conferma che la formulazione dell’orario delle classi e dei docenti è un’incombenza in capo al DS, che la esercita direttamente o per interposta persona cui assegna specifici confini come quelli indicati nel quesito. E ciò tanto più dopo le modifiche apportate dal D.Lgs. 150/09 all'articolo 5, comma 2 del D.Lgs. 165/01, relativo alle prerogative che attengono all'organizzazione del lavoro e alla gestione delle risorse umane poste in capo ai dirigenti delle amministrazioni pubbliche.

La fruizione del giorno libero è condizionata alle esigenze complessive di funzionamento della scuola e il giorno di godimento può essere richiesto ma non imposto.

 

Il docente neo immesso in ruolo che non ha ancora sottoscritto il contratto…

 

Quesito del 9/10/2011

Sono un docente che ha ottenuto il passaggio di ruolo nel sostegno scuola media dal 1° settembre 2011 dopo aver consegnata tutta la documentazione richiestami dall’USP abbondantemente entro i 30 giorni richiesti, mi trovo dopo 40 giorni a non aver firmato il contratto perché l'USP non ha autorizzato la scuola a stampare il contratto. Cosa posso fare per far valere i miei diritti per la firma del contratto ed il riconoscimento delle mensilità già lavorate.

Grazie.

 

Risposta

Si assume che si tratti di immissione in ruolo (e non di “passaggio di ruolo”, cioè da uno all’altro grado di scuola di un docente già in ruolo, che non comporta alcuna firma di contratto).

Non si capisce perché l’USP non autorizzi la scuola a stampare il contratto. Comunque la scuola dovrebbe giustificarne il motivo o documentarsi al riguardo.

Dopo aver inutilmente richiesto per le vie brevi alla scuola di provvedervi, si suggerisce di scrivere al DS una lettera di diffida a procedere alla sottoscrizione del contratto per averne i benefici giuridici ed economici conseguenti. Copia delle lettera va inviata pure al locale USP.

 

Le indennità di funzioni superiori e di reggenza dovute ai collaboratori vicari

 

Quesito del 9/10/2011

Il revisore dei conti mi ha “invitato” a non imputare più le spese per la sostituzione del DS e per la reggenza al capitolo delle supplenze.

Secondo lui non dovrei pagarle fino all’invio del finanziamento ad hoc, o, al massimo potrei caricarle sul fondo di istituto. Considerando che sul FIS non vi sono economie (in ogni caso l'imputazione al FIS dell’indennità di reggenza implicherebbe una sua consistente riduzione) e che, a quanto mi risulta, il MIUR non invierà mai finanziamenti con questa specifica finalità, cosa fare?

 

Risposta

Le indennità di funzioni superiori e di reggenza dovute al collaboratore vicario previste dall'art. 69 comma 3 del CCNL/95 (come richiamato dall'art. 146, comma 1 lett. g) punto 7 del CCNL/2007), non vanno imputate né al capitolo delle supplenze né al FIS.

La liquidazione di tali indennità fino al 2009 era disposta direttamente dall’istituzione scolastica su specifici fondi assegnati dal MIUR previo apposito monitoraggio finalizzato alla quantificazione della spesa in questione. In particolare l’indennità di reggenza veniva corrisposta mensilmente agli aventi diritto, anche se il criterio per la sua determinazione è stabilito su base annua.

Sull'argomento può essere utile la lettura del documento allegato alla circolare dell'USR per il Piemonte n. 193 del 1/07/2009 (“Indennità di funzioni superiori e di reggenza”).

Tuttavia in questo momento le indennità di funzioni superiori e di reggenza mancano di specifica copertura finanziaria. Infatti il CCNL scuola vigente, all’art. 146, richiama esplicitamente in vigore le norme citate, ma aggiunge: “fondi non a carico del CCNL della scuola”.

D’altra parte, i trasferimenti ordinari alle scuole per il 2011 (vedi nota MIUR Prot. n. 10773 dell’11 novembre 2010 inviata per e-mail alle singole scuole sulla rispettiva casella istituzionale) non recano nessuna esplicita previsione di un finanziamento destinato a questi fini e tale materia è rimessa ad apposito confronto con le OO.SS, tuttora rimasto senza esito, con l’impegno del MIUR di richiedere all’Aran un intervento chiarificatore di quale ministero (MEF o MIUR) sia competente a finanziarlo.

Pertanto, anche se pare paradossale, finché la questione non trovi una soluzione non è possibile corrispondere ai vicari le indennità loro dovute.

 

I contratti di supplenza entrano in vigore con la loro sottoscrizione

 

Quesito dell’8/10/2011

Nella nota del 10 agosto relativa al conferimento delle supplenze c’è scritto che “Si richiama l’attenzione sul disposto dell’art. 3, comma 5, del citato Regolamento che consente, unicamente durante il periodo di espletamento delle operazioni di attribuzione di supplenze e prima della stipula dei relativi contratti, che l’aspirante rinunci, senza alcun tipo di penalizzazione, ad una proposta contrattuale già accettata, relativa a supplenza temporanea sino al termine delle attività didattiche, esclusivamente per l’accettazione successiva di proposta contrattuale per supplenza annuale, per il medesimo o diverso insegnamento”.

Come bisogna secondo Lei interpretare la dicitura “prima della stipula dei relativi contratti”?

Perché nelle ultime convocazioni di ottobre c’è stato il caso di alcuni docenti che, con il benestare dell’UST (ma non dei sindacati che si sono opposti ma senza riuscirci), hanno lasciato l’incarico al 30/6 ottenuto qualche giorno prima per un altro al 31/8, dopo aver quindi effettuato la presa di servizio a scuola ma senza aver ancora firmato il contratto. Ora molti docenti interessati alla relativa graduatoria e che si sono visti “sottratti” il posto intendono avviare ricorso ritenendo che la presa di servizio equivale alla stipula del contratto, e che tale operazione non doveva essere consentita perché i docenti in questione prestavano già servizio nella scuola del primo incarico ricevuto, anche se ancora non firmatari del contratto.

Volevo il suo autorevole parere sulla questione. Grazie.

 

Risposta

Il testo della nota 6635 del 10/08/2011 riportato nel quesito richiama l’art. 3, comma 5 del DM 131/2007, che recita: “Durante il periodo occorrente per il completamento delle operazioni ed esclusivamente prima della stipula dei relativi contratti, è ammessa la rinuncia ad una proposta di assunzione per supplenza temporanea sino al termine delle attività didattiche per l’accettazione successiva di supplenza annuale per il medesimo o diverso insegnamento”.

Si ritiene che debba intendersi possibile rinunciare a una proposta di supplenza durante tutto il periodo destinato dall’USP alle operazioni di nomina su una determinata graduatoria e comunque prima della stipula dei contratti, indipendentemente che si sia assunto di fatto servizio nella scuola assegnata.

Infatti il perfezionamento del contratto avviene con la sottoscrizione dello stesso, come prevede l’art. 25 comma 3 del CCNL/2007: “I rapporti individuali di lavoro a tempo indeterminato o determinato del personale docente ed educativo degli istituti e scuole statali di ogni ordine e grado, sono costituiti e regolati da contratti individuali, nel rispetto delle disposizioni di legge, della normativa comunitaria e del contratto collettivo nazionale vigente”.

In specie, da quando con l’articolo 2 della legge delega n. 421 del 1992, attuato dal decreto delegato n. 29 del 1993, i rapporti di lavoro e di impiego dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni sono stati ricondotti sotto la disciplina del diritto civile e regolati mediante contratti individuali e collettivi, anche il contratto in questione è regolato dal codice civile, in particolare dal libro IV, titolo II.

 

Le formalità delle nomine di supplenza

 

Quesito dell’8/10/2011

Il contratto ad un supplente dalla terza fascia d'Istituto può essere "fino ad avente diritto" oppure deve indicare la data certa di chiusura, se la supplenza è per aspettativa facoltativa o maternità?

Considerato che le graduatorie di terza fascia sono quelle dello scorso anno scolastico e siamo nell’attesa delle nuove graduatorie.

 

Risposta

L’art. 40 (“Rapporto di lavoro a tempo determinato”) del CCNL/2007 rimanda alle disposizioni stabilite in merito stabilite dai commi 2, 3, e 4 del precedente art. 25 relativo al contratto di lavoro.

In particolare il comma 4 prevede che nel contratto di lavoro individuale, per il quale è richiesta la forma scritta, sono, comunque, indicati:

a) tipologia del rapporto di lavoro;

b) data di inizio del rapporto di lavoro;

c) data di cessazione del rapporto di lavoro per il personale a tempo determinato;

d) qualifica di inquadramento professionale e livello retributivo iniziale;

e) compiti e mansioni corrispondenti alla qualifica di assunzione;

f) durata del periodo di prova, per il personale a tempo indeterminato;

g) sede di prima destinazione, ancorché provvisoria, dell'attività lavorativa.

Queste sono pertanto le indicazioni che debbono figurare nel contratto.

E’ legittimo stabilire il termine della supplenza “fino all’avente diritto dalle graduatorie di istituto” quando la nomina viene effettuata sulle graduatorie del precedente a.sc., in attesa della pubblicazione delle nuove graduatorie, anche nel caso di sostituzione di docenti in congedo facoltativo o in maternità, per salvaguardare i diritti degli aventi titolo dalle rinnovellate graduatorie di terza fascia.

 

Ore eccedenti: anche alcuni docenti a t.d. hanno titolo a fruirne

 

Quesito dell’8/10/2011

Sono un docente a TD con nomina per 18 ore fino a gennaio. Mi chiedo se mi spetti la possibilità di svolgere eventuali ore eccedenti l'orario normale di servizio resesi disponibili presso l'istituto nel quale presto servizio fino al termine dell'attività didattica (nei limiti, ovviamente, delle 6 ore aggiuntive) , oppure se tale possibilità sia preclusa ai supplenti temporanei, per cui vadano assegnate tramite normale procedura di convocazione dalle GI (non essendo state accettate da nessun altro docente interno). Quali sono i riferimenti normativi a riguardo?

 

Risposta

L’assegnazione di ore di insegnamento pari o inferiori a 6 ore settimanali è regolata dall’annuale circolare sulle supplenze che quest’anno è stata diffusa con nota n. 6635 del 10/08/2011. Essa contiene un apposito paragrafo al riguardo. Il Miur dispone che tali ore, che non concorrono a costituire cattedre o posti orario, non facciano parte del piano di disponibilità provinciale da ricoprire in base allo scorrimento delle graduatorie ad esaurimento, ma restino nella competenza dell’istituzione scolastica ove si verifica la disponibilità degli spezzoni. La predetta istituzione provvede, ai sensi della legge 448/2001, alla copertura delle ore, attribuendole, con il loro consenso, ai docenti in servizio nella scuola medesima, forniti di specifica abilitazione per l’insegnamento di cui trattasi, prioritariamente al personale con contratto a tempo determinato avente titolo al completamento di orario e successivamente al personale ad orario completo - prima al personale con contratto a tempo indeterminato e poi a quello con contratto a tempo determinato - fino al limite di 24 ore settimanali. Solo in subordine a tali attribuzioni, nei casi in cui rimangano ore che non sia stato possibile assegnare al personale in servizio nella scuola, i dirigenti scolastici provvedono all’assunzione di nuovi supplenti utilizzando le graduatorie di istituto.

Questo è l’ordine di priorità con cui vanno assegnate.

Il MIUR con nota Prot. n. AOODGSPSI217 del 27 gennaio 2009 ha diramato le nuove istruzioni operative per la predisposizione, mediante le funzioni del SIDI, dei contratti di supplenza per il pagamento di ore aggiuntive, elencando i casi in cui il dirigente scolastico può proporre un contratto per uno spezzone residuo fino a 6 ore ai supplenti, già destinatari di contratto a tempo determinato nella stessa scuola:

- supplente annuale, o fino al termine delle attività, o art. 40; il contratto per ore aggiuntive sarà trasmesso a SPT e RTS; gli estremi del servizio devono essere compresi all’interno (o al più coincidere) con quelli del contratto di riferimento;

- incarico di Religione o art. 43-44; il contratto sarà pagato dal Tesoro su base cartacea;

- supplente breve, supplente breve fino all’avente diritto, supplente nominato su posto disponibile dopo il 31-12; il contratto sarà pagato dalla scuola;

- supplente in sostituzione di personale in maternità; al supplente il dirigente scolastico può proporre le ore aggiuntive solo se prestate dalla docente sostituita; il contratto sarà trasmesso a SPT; - astensione obbligatoria durante supplenza breve; il contratto sarà trasmesso a SPT;

- trattamento di indennità fuori nomina; se l’interessata, nei 60 giorni precedenti l’astensione obbligatoria, era destinataria anche di un contratto di ore aggiuntive, l’indennità va calcolata anche su di esse.

Il caso del docente a TD con nomina per 18 ore fino a gennaio non vi è compreso. Pertanto si ritiene che egli non abbia titolo a vedersi assegnare ore eccedenti.

 

La distribuzione dei collaboratori scolastici…

 

Quesito dell’8/10/2011

Può il D.S. utilizzare due collaboratori scolastici in un plesso strutturato su due piani, di cui uno al piano terra con 5 classi della scuola primaria (circa 80 alunni) e uno al primo piano con gli uffici di segreteria e direzione e un solo collaboratore in un plesso di scuola secondaria di primo grado con un piano terra comprendente tre classi (circa 60 alunni di cui 4 diversamente abili), aula docenti, aula di scienze motorie, auletta dove sono ubicati telefono, fax, fotocopiatrice e bagni alunni. Al piano sottostante ci sono 4 classi (90 alunni), laboratorio di scienze e bagni alunni. Le scale di collegamento sono strette e protette da una ringhiera. Ogni piano è provvisto di uscita per gli alunni. Capirà benissimo quali sono i disagi quotidiani di vigilanza sia per mandare gli alunni in bagno, sia per il cambio dei docenti ad ogni ora sui due piani e non per ultimo costretti ad entrare ed uscire tutti dal piano terra facendo scendere e salire tutti gli alunni per le scale.

Consapevoli che l’Istituto ha uno numero inadeguato di collaboratori scolastici, ravvisiamo la necessità di adottare soluzioni differenti da quelle programmate, in considerazione della priorità assoluta di vigilanza degli alunni affidati alla scuola in modo da evitare che si arrechi pregiudizio alle persone o alle cose e diligenza idonea ad impedire il fatto.

 

Risposta

L’organizzazione della scuola e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza del dirigente e, tra questi, anche quelli relativi alla distribuzione dei collaboratori scolastici assegnati in organico, che disporrà con la diretta collaborazione del DSGA.

Evidentemente essi vanno destinati ai piani in modo da garantire in primis la vigilanza degli alunni.

Coloro che lavorano nella scuola e i genitori i cui figli fruiscono del servizio hanno titolo a proporre al DS soluzioni idonee a garantire questa finalità primaria, fatta salva l’esclusiva competenza e conseguente responsabilità in capo al dirigente.

 

Modalità di richiesta del congedo parentale

 

Quesito dell’8/10/2011

Ho urgenza di un chiarimento: mia figlia ha avuto l’incarico annuale su posto di sostegno in prov. di Roma. In data 1 ottobre ha spedito fax con richiesta di congedo parentale dal 18 c.m. e in data 3 ottobre ha spedito la richiesta per raccomandata con a.r. Il dirigente scolastico le ha fatto sapere dall’addetta alla segreteria che lei lo concederà dal 21 perché la raccomandata è arrivata il 6 e che il fax non l’hanno ricevuto. A nulla è valso trasmettere copia della ricevuta del fax da dove si evince che il numero è esatto e che risulta l’OK.

Come risolvere la questione? Il fax è valido a tutti gli effetti? Se si accetta l’inizio del congedo parentale al 21 si può pretendere che i 3 giorni non vengano aggiunti alla fine, avendo chiesto il congedo parentale fino al 21 dicembre per rientrare il 22 e usufruire delle festività natalizie? La comunicazione verbale dell’addetta alla segreteria che valore ha? Lo spostamento della data non dovrebbe essere comunicato per iscritto?

 

Risposta

L’art. 12, comma 7 del CCNL/2007 prevede che ai fini della fruizione, anche frazionata, dei periodi di astensione dal lavoro, di cui all'art. 32, comma 1, del D. Lgs. n.151/2001, la lavoratrice madre o il lavoratore padre presentano la relativa domanda, con l’indicazione della durata, all'ufficio di appartenenza di norma quindici giorni prima della data di decorrenza del periodo di astensione. La domanda può essere inviata anche per mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento purché sia assicurato comunque il rispetto del termine minimo di quindici giorni.

Si ritiene pertanto che la scuola abbia agito correttamente poiché la domanda non è stata prodotta con le modalità indicate dalla norma pattizia (che non prevede l’uso del fax).

Se il congedo parentale è stato richiesto dal 18 ottobre al 22 dicembre, ma la data d’inizio è stata protratta per le ragioni presenti nel quesito, la sua conclusione dovrebbe aver termine il 22 dicembre. Nel caso fossero stati aggiunti 3 giorni successivamente al 22, la docente potrà dichiarare per iscritto alla scuola di essere a disposizione dal 26 dicembre. In tal modo interrompe il congedo parentale e viene considerata in servizio dalla data stessa.

 

La supplenza temporanea sino al termine delle attività didattiche è pagata dalla scuola

 

Quesito dell’8/10/2011

Una nostra docente di religione a t.i. ha accettato di andare in congedo straordinario retribuito per motivi di studio a Roma per tre anni.

La supplente individuata dalla curia, sarà fino alla fine delle lezioni? o fino al 30/06/2012 o fino al 31/08/2012? E da chi sarà pagata, dalla scuola come supplente temporanea o dal tesoro?

 

Risposta

Nel caso in questione, trattandosi di copertura di posto d’insegnamento non vacante, di fatto disponibile entro la data del 31 dicembre e fino al termine dell’anno scolastico, si dispone una supplenza temporanea sino al termine delle attività didattiche (quello cioè indicato dal calendario scolastico regionale), ai sensi dell’art. 1 del DM 131/2007.

La supplenza viene pagata dalla scuola.

 

Le indennità dovute al DS reggente di altra istituzione scolastica

 

Quesito dell’8/10/2011

Oltre al compenso previsto con liquidazione da parte della Ragioneria Territoriale, cosa spetta ad un Preside che ha indubbie spese di trasporto, soggiorno e pernottamento in luogo disagiato dove è chiamato a risolvere enormi problematiche che non possono essere affrontate con confronti a distanza?

Penso che sia una problematica molto attuale e ricorrente, per tale motivo si aspetta urgente delucidazione.

Grazie.

 

Risposta

La reggenza di altra istituzione scolastica, oltre quella affidata con incarico dirigenziale, è un incarico aggiuntivo che il dirigente è tenuto ad accettare ai sensi dell'art. 19, comma 1 lett. b) del CCNL/2006 dell'Area V, non modificato dal successivo contratto sottoscritto il 15/07/2010.

L'indennità di reggenza è stata prevista dall'art. 69/2 del CCNL/95 nei seguenti termini: “Qualora si dia luogo all’affidamento in reggenza degli uffici di cui al comma 1, ai titolari che assumono la reggenza è corrisposta un’indennità di reggenza pari al 50% di quella prevista per gli incarichi o le sostituzioni, così come definita nel comma medesimo”.

I compensi spettanti al dirigente reggente sono composti da:

a) 50% dell'indennità di funzioni superiori, costituita dal differenziale dei livelli iniziali di inquadramento dirigente-docente, corrispondente a circa 750 euro lordi mensili; essa viene pagata mensilmente dal MEF insieme allo stipendio;

b) 80% dell’indennità di posizione della scuola in reggenza. Essa viene liquidata in unica soluzione annuale posticipata; il suo valore è variabile in funzione delle fasce regionali di appartenenza della scuola data in reggenza.

I compensi relativi a tale incarico, in quanto di natura obbligatoria e non declinabile, sono integralmente e direttamente percepiti dal dirigente.

Il DS, inoltre, quando ne ricorrano le condizioni, ha titolo al trattamento di missione, come modificato dai commi 213, 215, 216 e 217 dell’art. 1 della Legge finanziaria 23/12/2005 n. 266.

L’indennità di missione oggi in vigore prevede soltanto il rimborso delle spese di viaggio con mezzi pubblici, di vitto e albergo. Per missioni di durata da 8 a 12 ore viene ammessa a rimborso la spesa di un solo pasto nella misura massima di € 30,55 per il DS. Per le missioni di durata superiore a 12 ore viene ammesso il rimborso di 2 pasti nel limite complessivo di 61,10 per il DS. In caso di pernottamento è consentito l'albergo di seconda categoria.

Presupposto per riscuotere l'ammontare delle spese anzidette è la consegna degli originali dei giustificativi di spesa (biglietti, ricevute o fatturazioni). Il rimborso dei giustificativi compete solo se esibiti in originale (nota Min. Tesoro n. 137828 del 30/03/1982)

A seguito dell'entrata in vigore dell’articolo 6, comma 12 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito nella legge 30 luglio 2010 n. 122, che ha disapplicato gli articoli 15 della legge 18 dicembre 1973, n. 836 e 8 della legge 26 luglio 1978, n. 417, dal 31 maggio 2010 l'uso del mezzo proprio può essere autorizzato solo ai fini della copertura assicurativa, con esclusione di qualsiasi possibilità di rimborso della spesa per tale utilizzo.

 

La valutazione del docente conversatore

 

Quesito dell’8/10/2011

Vorrei sottoporre il seguente quesito in considerazione della diversa interpretazione delle singole scuole in materia:

In un indirizzo linguistico Brocca il docente di conversazione in lingua straniera, che ha solo un’ora settimanale e in co-presenza con il docente titolare dell’insegnamento di lingua straniera, nello scrutinio finale, rispetto all’ammissione o alla non ammissione alla classe successiva, esprime un suo autonomo voto rispetto al docente di lingua straniera oppure lingua straniera esprime un solo voto?

Il richiamo alla C.M. N. 28 del 3.2.2000 non chiarisce completamente la questione.

Grazie.

 

Risposta

I docenti titolari dell’insegnamento di conversazione in lingua straniera sono equiparati agli insegnanti tecnico pratici. Ciò è stato espressamente dichiarato nella C.M. n. 28 del 3/02/2000 che impartiva disposizioni urgenti applicative della legge 3/05/1999 n. 124 relativa ai docenti tecnico pratici: “Si chiarisce che le nuove disposizioni si riferiscono ovviamente anche ai docenti titolari dell'insegnamento di conversazione in lingua straniera, in quanto tale insegnamento fa parte della tabella C allegata al D.M. n. 334 del 24.11.1994”.

L’art. 5 della legge 124/1999 regola i compiti degli ITP in questi termini: “Art. 5 (Insegnanti tecnico-pratici e utilizzazioni presso gli enti e le associazioni di cui all'articolo 456, comma 2, del testo unico) 1. All'articolo 5 del testo unico [è il D.Lgs. 297/1994] sono apportate le seguenti modificazioni: a) dopo il comma 1, è inserito il seguente: "1-bis. Gli insegnanti tecnico-pratici, anche quando il loro insegnamento si svolge in compresenza, fanno parte, a pieno titolo e con pienezza di voto deliberativo, del consiglio di classe. Le proposte di voto per le valutazioni periodiche e finali relative alle materie il cui insegnamento è svolto in compresenza sono autonomamente formulate, per gli ambiti di rispettiva competenza didattica, dal singolo docente, sentito l'altro insegnante. Il voto unico viene assegnato dal consiglio di classe sulla base delle proposte formulate, nonché degli elementi di giudizio forniti dai due docenti interessati."; b) al comma 4, primo periodo, sono soppresse le parole: "i docenti tecnico-pratici e"; al medesimo comma 4, secondo periodo, sono soppresse le parole: "i docenti tecnico-pratici o".

Pertanto i docenti di madre lingua, come gli altri docenti tecnico pratici, sono giuridicamente docenti a tutti gli effetti e ne debbono svolgere le funzioni e gli obblighi conseguenti.

Circa poi le valutazioni periodiche e finali la circolare medesima stabilisce: “Gli insegnanti tecnico pratici, anche quando il loro insegnamento si svolge in compresenza, fanno parte, a pieno titolo e con pienezza di voto deliberativo, del consiglio di classe; le proposte di voto per le valutazioni periodiche e finali relative alle materie il cui insegnamento è svolto in compresenza sono autonomamente formulate, per gli ambiti di rispettiva competenza didattica, dal singolo docente, sentito l'altro insegnante. Il voto unico, poi, viene assegnato dal consiglio di classe sulla base delle proposte formulate nonché degli elementi di giudizio forniti dai due docenti interessati. […] Alla luce delle osservazioni sopra espresse, appare evidente che un'applicazione della nuova normativa coerente con l'attuale organizzazione didattica (che prevede nelle valutazioni intermedie l'assegnazione di voti separati nelle materie con diversità di prove scritte, orali, pratiche e di un voto unico nella valutazione di fine anno) richiede che le relative proposte di voto - basate sulle risultanze del registro personale proprio di ciascun docente - siano adeguate ai seguenti criteri:

- nelle materie insegnate in compresenza, per le quali è prevista anche l'attribuzione del voto pratico, quando si tratti degli scrutini intermedi, in cui i voti rimangono distinti, ciascun docente formula autonomamente la propria proposta di voto, sentito l'altro insegnante;

- quando si tratti degli scrutini finali e anche nelle materie insegnate in compresenza per le quali non è previsto il voto pratico, ferma restando l'autonoma proposta di voto di entrambi i docenti, il Consiglio di classe assegna il voto unico”.

Pertanto i docenti titolari dell’insegnamento dei conversazione in lingua straniera hanno titolo a far parte del consiglio di classe con gli stessi diritti degli altri professori.

In particolare, negli scrutini finali il CdC assegna un voto unico sulla scorta dell’autonoma proposta di voto di entrambi i docenti. In caso di eventuale votazione relativa alla promozione/non promozione di un alunno, ciascun insegnante dispone di un voto.

 

La rinuncia a una supplenza per accettarne un’altra fino al termine delle lezioni e oltre…

 

Quesito del 7/10/2011

Una docente di sostegno che ha accettato una cattedra "congelata" dall'U.S.T. per gli aventi diritto (è in atto un contenzione relativo all'inserimento "a pettine" di docenti provenienti da altre province) ha ricevuto proposta di assunzione a t.d. fino al termine delle attività didattiche per 9 (nove) ore settimanali. Secondo il D.M. 13 giugno 2007 la docente di sostegno AD03 ha diritto ad accettare la supplenza fino al termine delle attività didattiche (Giugno 2012).

Il tema che però è stato posto è il seguente: può nel contempo mantenere di quella cattedra congelata così costituita: 9 ore nel mio istituto + nove ore in altro istituto, parte della cattedra, cioè a dire, nove ore per permetterle di raggiungere le 18 ore cattedra?

Si configurerebbe però una situazione di questo tipo: 9 ore fino a Giugno presso altra sede + 9 ore presso il mio istituto, mentre le altre nove ore attualmente parte della cattedra congelata verrebbero lasciate alla gestione di altra scuola.

La docente dice che l'UST Le ha detto che se lascia la cattedra congelata la deve lasciare tutta intera e non soltanto 9 ore.

La norma, il D.M. 13 giugno 2007 all'art. 4 commi 1 e 2 dice: “1. L'aspirante cui viene conferita, in caso di assenza di posti interi, una supplenza ad orario non intero, anche nei casi di attribuzione di supplenze con orario ridotto in conseguenza della costituzione di posti di lavoro a tempo parziale per il personale di ruolo, conserva titolo, (...) (a conseguire il completamento d'orario (...). 2.Nel predetto limite orario il completamento è conseguibile con più rapporti di lavoro a t.d. da svolgere in contemporaneità esclusivamente per insegnamenti appartenenti alla medesima tipologia, per i quali risulti omogenea la prestazione dell'orario obbligatorio di insegnamento prevista per il corrispondente personale di ruolo”.

Non si trovano cioè riferimenti, almeno io non li ho trovati, relativi alla fattispecie che ti rappresento, anche nel punto più delicato della questione: l'Istituto deve riconvocare i docenti in graduatoria 1 fascia per la scelta della cattedra congelata, oppure la docente che accetta le nove ore in altro istituto fino al termine delle attività didattiche può continuare, come lei vorrebbe, sulle nove ore presso il nostro istituto (con nuovo, ovviamente, dispositivo contrattuale)?

Quest'ultimo nodo problematico è quello non meno rilevante rispetto al quesito principale.

 

Risposta

L’indicazione dell’UST è condivisibile e si basa sull’art. 8 comma 2 del DM 131/2007 che prevede: “Il personale che non sia già in servizio per supplenze di durata sino al termine delle lezioni od oltre ha facoltà, nel periodo dell’anno scolastico che va fino al 30 di aprile, di risolvere anticipatamente il proprio rapporto di lavoro per accettarne un altro di durata sino al termine delle lezioni od oltre”.

La docente pertanto, se intende accettare le 9 ore fino al termine delle lezioni offerte da altra scuola, deve risolvere anticipatamente il proprio rapporto di lavoro che è costituito da una cattedra intera e non soltanto da una parte di essa.

In altri termini: la docente è titolare di un contratto di 18 ore che deve abbandonare in toto se intende accettarne un altro di 9 ore. Essa non può poi vantare il diritto all’assegnazione di 9 ore del precedente contratto appellandosi all’art. 4 poiché in tal modo snaturerebbe il contenuto dell’art. 8/2.

 

Il personale ATA può accettare contratti annuali in altra qualifica mantenendo per tre anni la titolarità della sede

 

Quesito del 7/10/2011

Rivolgo questo quesito in quanto la mia situazione lavorativa è un po’ ingarbugliata:

- dal 97 al 2004 supplente ass. amm.va;

- dal 1/9/2004 ruolo ass. amm.va titolare presso SCUOLA A;

- a.s. 2006-2007 accettazione incarico art. 59 ccnl in qualità di docente fino al 30.06.2007 (titolare SCUOLA A come ass. amm.va);

- dal 1.9.2007 passaggio di profilo ad assistente tecnico titolare SCUOLA B;

- a.s. 2007-2008 accettazione incarico art. 59 ccnl in qualità di docente fino al 31.08.2008 (titolare SCUOLA B come ass. tecnico);

- a.s. 2008-2009 accettazione incarico art. 59 ccnl in qualità di docente fino al 30.06.2009 (titolare SCUOLA B come ass. tecnico);

La mia domanda è questa visto che sto ricevendo proposte da docente: se accettassi per l'a.s. 2011-12 un incarico da docente sarebbe il 4^ anno di accettazione (ma in realtà solo il terzo SCUOLA B) quindi perderei la titolarità oppure (visto che è il terzo anno SCUOLA B) no?

Il CSA ogni anno richiede di segnare in un prospetto a chi si è stato concesso il permesso suddetto, ma ogni anno ho notato che viene omesso l'ultimo in ordine cronologico, cioè nel gennaio 2010 il prospetto partiva dal 2005-2006, nel gennaio 2011 è stato chiesto il prospetto dal 2006-2007, presumo che quest'anno lo chiederà dal 2007-2008: in questo caso se viene conteggiato dal 2007-2008 segnalerebbero per me solo 2 anni di incarico e non tre, per cui potrei accettare ancora 2 volte tranquillamente)....?

Visto che la normativa parla solo di tre anni generici non capisco se posso accettare senza perdere la titolarità (contando anche che il primo anno ero titolare in una scuola con profilo diverso dall'attuale).

Una volta persa la titolarità si ricomincia da capo?

 

Risposta

L’art. 59, comma 1 del CCNL/2007 prevede: “Il personale ATA può accettare, nell’ambito del comparto scuola, contratti a tempo determinato di durata non inferiore ad un anno, mantenendo senza assegni, complessivamente per tre anni, la titolarità della sede”.

La disposizione in questione prevede che la titolarità della sede si perda dopo che per tre anni complessivi un dipendente ATA ha fruito di altro incarico (ad es. di docenza).

Poiché nel caso proposto l’A.T. ha fruito di due soli anni di tale incarico nella scuola B di titolarità, ha diritto ancora ad accettare un terzo incarico annuale di docente.

 

Docente: accesso agli atti per errori di valutazione della domanda di supplenza

 

Quesito del 7/10/2011

Un docente aspirante supplente ha richiesto l'accesso formale agli atti relativi alla domanda di aggiornamento delle graduatorie di terza fascia presentata nel 2007 (!) e relative allegate certificazioni di altro docente della stessa disciplina con richiesta di copia conforme.

La motivazione addotta per la richiesta di accesso agli atti è una supposta errata valutazione di allora del punteggio spettante al suddetto docente cosa che ovviamente lo avrebbe danneggiato in questi anni.

Dopo aver notificato al controinteressato la richiesta di accesso ai suoi atti amministrativi del 2007, trascorsi 10 giorni senza opposizione dalla sua parte, ritengo di dover consegnare copia di tutto il materiale al richiedente eliminando casomai alcuni dati ritenuti sensibili per la privacy. Giusto?

Nel frattempo a seguito dell'indicazione ricevuta è stata rielaborata la valutazione dei servizi della parte controinteressata e sono stati evidenziati errori di non poco conto.

Come procedere dunque in autotutela?

E' corretto modificare d'ufficio nella nuova graduatoria di terza fascia che uscirà a fine mese in forma provvisoria il punteggio del docente controinteressato, ovviamente dopo averlo avvertito?

In ogni caso la docente ricorrente può rivalersi dell'errore del 2007 anche se corretto venuti a conoscenza dell'errore oggi?

 

Risposta

La supplente che richiede l’accesso agli atti va soddisfatta essendo essa interessata a tutelare un suo interesse giuridicamente rilevante, come prevede l'art. 22/1 lett. b) della legge 7/08/1990 n. 241 e successive modificazioni e integrazioni (che intende per “interessati” tutti i soggetti privati, compresi quelli portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso”).

Alla luce degli errori di non poco conto riscontrati nella precedente valutazione dei suoi titoli, è dovere della scuola correggere la nuova graduatoria di terza fascia prima della sua pubblicazione in forma provvisoria.

Sta alla docente valutare quali passi fare a seguito degli errori del 2007. La scuola agirà solo dopo un suo eventuale ricorso a propria tutela al giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro.

 

Modalità di utilizzo dei permessi previsti dall’art. 33/3 della legge 104/92

 

Quesito del 6/10/2011

A proposito della fruizione dei permessi per l'assistenza a familiari con handicap, la circolare della funzione pubblica n. 8 del 2008, all'art. 3 "raccomanda ai dirigenti competenti ... di verificare la sussistenza dei presupposti ..., di chiedere e verificare la documentazione a supporto per la fruizione dei permessi stessi e a giustificazione dell'assenza. ...."

In una sua risposta ad un quesito ho letto che non è previsto chiedere la giustifica per i tre giorni di permesso mensili, che in qualche caso e per qualcuno in quanto "diritto acquisito servono o non servono si prendono e basta!" In realtà non ho trovato scritto, anche nella circolare n. 13 del 2010, a chiare lettere che le assenze di questo tipo non vanno giustificate...

Mi chiedo, non è opportuno capire e sapere come vengono utilizzati i permessi? a tutela di chi si comporta correttamente, nel rispetto di chi è in situazione di handicap, per il diritto allo studio degli alunni e infine anche per contenere i costi. In alcune situazioni, purtroppo, con 6-7 docenti con la "104" e poi qualche ATA, le malattie, il diritto allo studio ecc. ecc., per carità tutte esigenze legittime, diventa difficile a volte garantire il servizio scolastico.

In fondo, chi non ha un genitore ultrasettantenne con gli acciacchi dell'età, o una nonna, zia, ....?

Grazie per l'attenzione e per i suggerimenti.

 

Risposta

Si ritiene che l'amministrazione non possa chiedere al lavoratore una documentazione o un'autocertificazione della modalità di utilizzo permessi previsti dall’art. 33/3 della legge 104/92.

La circolare della Funzione Pubblica n. 13 del 6 dicembre 2010 concernente le modifiche alla disciplina dei permessi per l'assistenza a portatori di handicap in situazione di gravità apportate dall’art. 24 della legge 183/2010, al punto 7 (“Oneri del dipendente interessato ai permessi”), prevede che l’amministrazione può soltanto richiedere, a corredo dell'istanza opportunamente documentata, che l'interessato presenti una dichiarazione sottoscritta di responsabilità dalla quale risulti che:

- il dipendente presta assistenza nei confronti del disabile per il quale sono chieste le agevolazioni;

- il dipendente è consapevole che le agevolazioni sono uno strumento di assistenza del disabile e, pertanto, il riconoscimento delle agevolazioni stesse comporta la conferma dell'impegno - morale oltre che giuridico - a prestare effettivamente la propria opera di assistenza;

- il dipendente è consapevole che la possibilità di fruire delle agevolazioni comporta un onere per l'amministrazione e un impegno di spesa pubblica che lo Stato e la collettività sopportano solo per l'effettiva tutela dei disabile;

- il dipendente si impegna a comunicare tempestivamente ogni variazione della situazione di fatto e di diritto da cui consegua la perdita della legittimazione alle agevolazioni.

Che poi qualcuno faccia un uso improprio di tali permessi a detrimento di tutti quei soggetti che si trovano in situazione di svantaggio per le loro condizioni di salute e ai quali abbiamo il dovere di dare tutto il nostro sostegno non costituisce una ragione per restringerne l’uso.

Il Consiglio di Stato nella sentenza 825/2010 ha dichiarato che con simili comportamenti, “l’assistenza ai soggetti svantaggiati invece di costituire espressione dei valori costituzionali primari di solidarietà familiare e umana finirebbe per snaturarsi e configurarsi come strumento per atteggiamenti egoistici o opportunistici”.

Il punto 8 della circolare medesima prevede che all’amministrazione incombono gli oneri di

- verificare l'adeguatezza e correttezza della documentazione presentata, chiedendone, se del caso, l'integrazione;

- monitorare periodicamente i provvedimenti di accoglimento per ottenere l'aggiornamento della documentazione e verificare l'attualità delle dichiarazioni sostitutive prodotte a supporto dell'istanza.

Qualora nell'ambito o a seguito degli accertamenti emergessero gli estremi di una responsabilità disciplinare del dipendente, l'amministrazione procederà alla tempestiva contestazione degli addebiti per lo svolgimento del relativo procedimento e, se del caso, alla comunicazione alle autorità competenti delle ipotesi di reato.

L'amministrazione, inoltre, dovrà effettuare le comunicazioni dei permessi fruiti dai propri dipendenti per l'inserimento nella banca dati istituita presso il Dipartimento della funzione pubblica ai sensi dell'art. 24, commi da 4 a 6, della l. n. 183 del 2010.

In fase di prima applicazione, ogni amministrazione dovrà procedere a riesaminare i provvedimenti di assenso già adottati per verificare la sussistenza delle condizioni previste dalla nuova legge. In caso di insussistenza dei requisiti, salvo tempestiva integrazione della documentazione prodotta in passato da parte dell'interessato, l'atto di assenso dovrà essere revocato e le agevolazioni non potranno essere più accordate per effetto della decadenza. Naturalmente, il dipendente che si trovi nella condizione di poter fruire dei permessi a diverso titolo in base alla nuova legge avrà l'onere di produrre una nuova istanza accompagnata dalla documentazione di support

 

Docenti neo immessi in ruolo: l’obbligo quinquennale di permanenza provinciale decorre dall’anno di prova

 

Quesito del 6/10/2011

Sono un'insegnante precaria iscritta dall'a.s. 2011-12 nelle graduatoria di Verona. Mi hanno avvisata che avrei buone possibilità di avere il ruolo nella G.E. di Lecco dove ero iscritta fino all'anno scorso.

Il quesito che le pongo riguarda l'obbligo quinquennale di permanenza provinciale, in merito vorrei sapere se la maternità, come i congedi parentali, vengono considerati come anno di servizio, o se si parla di cinque anni di effettiva permanenza, inoltre se il ruolo viene retrodatato con decorrenza giuridica all'a.s. 2010-11 i citati cinque anni devono essere conteggiati da tale anno o dall'anno di prova?

 

Risposta

Si conferma che l'art. 9, comma 21 del D.L. 70/2011, convertito nella legge 106/2011, ha stabilito che “I docenti destinatari di nomina a tempo indeterminato decorrente dall'anno scolastico 2011/2012 possono chiedere il trasferimento, l'assegnazione provvisoria o l'utilizzazione in altra provincia dopo cinque anni di effettivo servizio nella provincia di titolarità”.

Nel merito, la nota MIUR prot. 6705 del 24/08/2011 ha precisato che “La suddetta disposizione si applica anche ai docenti nominati con retrodatazione giuridica al 2010/11, sia dalle graduatorie dei concorsi che da quelle ad esaurimento, in quanto anche nei confronti di tale personale l'assunzione è effettuata nell'anno scolastico 2011/12, a valere sul contingente programmato per gli anni 2011-2013: il comma 17 del citato D.L. n. 70/2011 stabilisce, infatti, che "è definito un piano triennale per gli anni 2011-2013... il piano può prevedere la retrodatazione giuridica dall'a.s. 2010/2011 di quota parte delle assunzioni...".

Pertanto i 5 anni vanno conteggiati dall’anno di prova.

Il periodo di astensione obbligatoria di cui agli articoli 16 e 17 del D. Lgs. n. 151/2001 è considerato servizio a tutti gli effetti; si ritiene che anche il congedo parentale facoltativo, retribuito al 30%, rientri nel computo del quinquennio poiché, ai sensi dell'art. 34 comma 5 del D.Lgs. 151/2001, “I periodi di congedo parentale sono computati nell'anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia”.

 

Disciplina delle incompatibilità del personale docente

 

Quesito del 6/10/2011

Ricevo richieste di autorizzazione a svolgere la libera professione di: pedagogista clinico; consulente letterario editoriale; counsellor; scrittore; pittore. Posso avere un breve riassunto di quello che è autorizzabile?

 

Risposta

Il divieto per il personale docente, direttivo e ispettivo di esercitare attività commerciale, industriale e professionale previsto dall’art. 508, comma 10 del D.Lgs. 297/1994 trova un’unica eccezione nel comma 15 dello stesso articolo, che consente al personale docente l’esercizio della libera professione purché non sia di pregiudizio alla funzione docente (comprensiva di tutte le attività ad essa riferite), sia pienamente compatibile con l'orario di insegnamento e di servizio e sia esplicata previa autorizzazione del capo di istituto.

La libera professione è un’attività svolta in maniera autonoma, a livello professionale, normalmente per più committenti.

L’attività in parola dev’essere riconducibile alla regolazione giuridica della “professione intellettuale” di cui agli artt. 2229 e seg. del codice civile che attribuiscono alla legge stabilire quali siano le professioni intellettuali per il cui esercizio è necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi, previo iter formativo stabilito dalla legge e superamento di un esame di abilitazione.

Con quest’ultima norma il legislatore non ha inteso (come hanno avuto modo di sottolineare i giudici della Sez. VI del Consiglio di stato in una decisione del 30/04/1994 n. 645) attribuire ai docenti, consentendo loro l’esercizio della libera professione, un ingiustificato privilegio rispetto a tutti gli altri pubblici dipendenti. Ha semplicemente riconosciuto che l’esercizio della libera professione poteva accrescere l’esperienza del docente anche in funzione dell’attività didattica da svolgere in classe, di qui la deroga al principio generale della incompatibilità tra attività alle dipendenze dello stato e altre.

I compensi percepiti nell’ambito dell’attività libero professionale devono essere dichiarati al fisco, sono soggetti a contributi previdenziali e all’I.V.A. I redditi derivanti dall’esercizio di attività libero-professionali debitamente autorizzate sono esentati dalla disciplina dell’anagrafe delle prestazioni di cui al comma 14 dell’art. 53 del D.Lgs. 30/03/2001, n. 165.

I docenti libero-professionisti pertanto sono tenuti:

1) all'iscrizione in un albo professionale e/o elenco speciale di cui agli artt. 2229 e seg. del codice civile;

2) all'atto della presentazione della domanda devono indicare il numero di iscrizione all'albo professionale e/o all'elenco speciale cui sono iscritti.

3) L'omessa indicazione o dell'albo professionale o dell'elenco speciale può comportare il diniego dell'autorizzazione.

Qualora un docente non venga autorizzato a svolgere la libera professione, è vincolato alle norme dell'incompatibilità previste dall'art. 60 DPR 3/1957, nonché dall’art. 53 del D.Lgs. 165/2001 e cioè:

a) il pubblico dipendente ha dovere di esclusività di prestazione rispetto ad altri rapporti di prestazione lavorativa sia subordinata che autonoma;

b) eccezioni al divieto di cui sopra sono stabilite per i casi in cui la legge o altra fonte normativa ne faccia specifica espressione: è il caso, in particolare, del part time, dello svolgimento di libere professioni (in relazione ai docenti) e delle prestazioni rese a titolo gratuito presso associazioni di volontariato o cooperative a carattere socio-assistenziale;

c) gli eventuali incarichi retribuiti conferiti ai pubblici dipendenti devono essere previamente autorizzati dall’Amministrazione di appartenenza. Tali incarichi sono quelli, anche occasionali, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, per i quali è previsto, sotto qualsiasi forma, un compenso.

Qualora gli incarichi in questione vengano autorizzati, nel relativo provvedimento va esplicitata la condizione che il suo svolgimento non sia di pregiudizio all’assolvimento di tutte le attività inerenti alla funzione docente e sia compatibile con l’orario di insegnamento e di servizio.

Il TAR Piemonte, con sentenza n. 129/1998, ha affermato che “l'autorizzazione a collaborazioni o consulenze rese all'esterno dell'Amministrazione in modo occasionale e non collidente con gli interessi dell'Amministrazione stessa non può essere negata, se non con provvedimento motivato, che spieghi perché il dipendente richiedente non può svolgere l'incarico”.

 

Trattamento economico del personale con rapporto di lavoro a tempo parziale

 

Quesito del 6/10/2011

Una dipendente a tempo determinato con nomina dal provveditorato fino al termine delle attività didattiche ha un part-time verticale (lavora solo il mercoledì 2 ore e 30minuti, il giovedì e venerdì 10 ore) per un totale di ore 12.30 su 25 (scuola infanzia).

Quando si assenta, il supplente come viene retribuito, in quale percentuale? 12.50/25mi?

Quale è la normativa di riferimento?

Grazie.

 

Risposta

L’art. 39, comma 10 del CCNL/2007 stabilisce che il trattamento economico del personale con rapporto di lavoro a tempo parziale è proporzionale alla prestazione lavorativa.

La disposizione è valida sia per il docente nominato dall’UST fino al termine delle attività didattiche sia per l’eventuale supplente chiamato a sostituirlo in sua assenza

 

Aspettativa per il ricongiungimento del coniuge all’estero: eventuale revoca

 

Quesito del 6/10/2011

Una docente da anni all'inizio di settembre chiede ed ottiene aspettativa non retribuita per ricongiungimento al coniuge diplomatico fino al 31 agosto. Come sempre la disponibilità della cattedra di fatto è stata segnalata all'USP che, con le seconde convocazioni, ha individuato un docente con cui è stato stipulato contratto fino al 30 giugno. Adesso è iniziata una causa di separazione tra la docente ed il marito diplomatico e quest'ultimo esige la 'riassunzione immediata' della moglie che così avrebbe uno stipendio e quindi lui potrebbe 'non darle nulla'. Ho risposto che, dal momento che la moglie non ha chiesto nulla e che comunque esiste già un altro docente con contratto che non posso licenziare, non è possibile per il corrente a. s.. Minaccia azioni legali (sic). Posso stare tranquilla vero?

 

Risposta

Si premette che l’aspettativa per il ricongiungimento del coniuge all’estero è disciplinata dalle leggi nn. 26/80 e 335/85.

Ai sensi dei commi 1 e 2 della legge 26/80, “L'impiegato dello Stato, il cui coniuge - dipendente civile o militare della pubblica amministrazione - presti servizio all'estero, può chiedere di essere collocato in aspettativa qualora l'amministrazione non ritenga di poterlo destinare a prestare servizio nella stessa località in cui si trova il coniuge, o qualora non sussistano i presupposti per un suo trasferimento nella località in questione”.

L’aspettativa “può avere una durata corrispondente al periodo di tempo in cui permane la situazione che l’ha originata. Essa può essere revocata in qualunque momento per ragioni di servizio o in difetto di effettiva permanenza all'estero del dipendente in aspettativa. L'impiegato in aspettativa non ha diritto ad alcun assegno”.

La legge 335/85 ha esteso i benefici di cui alla legge 26/80 ai dipendenti statali il cui coniuge presti servizio all'estero per conto di soggetti non statali.

Si ritiene che la fruizione di tale aspettativa segua le modalità stabilite dall'art. 69 del DPR 3/57 relativa alle aspettative per ragioni di famiglia: “L'amministrazione deve provvedere sulla domanda entro un mese ed ha facoltà, per ragioni di servizio da enunciarsi nel provvedimento, di respingere la domanda, di ritardarne l'accoglimento e di ridurre la durata dell'aspettativa richiesta”.

Poiché è stata avviata una causa di separazione tra la docente ed il marito diplomatico, l’aspettativa in questione potrebbe essere revocata qualora si provasse il difetto di effettiva permanenza all'estero del dipendente in aspettativa. La circostanza potrebbe essere documentata eventualmente dal marito interessato a non mantenere più la moglie. Ma finché la scuola non ha questa prova non può revocare l’aspettativa accordata.

Una notazione a margine della supplenza attivata. Essa non potrà essere revocata qualora la docente titolare rientri in servizio. Infatti nel caso non è intervenuto “l'annullamento della procedura di reclutamento che ne costituisce il presupposto", previsto dall'art. 25/5 del contratto medesimo per la risoluzione del contratto (“Il contratto individuale specifica le cause che ne costituiscono condizioni risolutive e specifica, altresì, che il rapporto di lavoro è regolato dalla disciplina del presente CCNL. E' comunque causa di risoluzione del contratto l'annullamento della procedura di reclutamento che ne costituisce il presupposto”).

La titolare che rientrasse in servizio, invece, rimarrà a disposizione della scuola e verrà utilizzata ai sensi dell'art. 28/6 del CCNL/2007 in copertura di ore di insegnamento disponibili in classi collaterali non utilizzate per la costituzione di cattedre orario, interventi didattici ed educativi integrativi, eventuali supplenze e, in mancanza, rimanendo a disposizione anche per attività parascolastiche ed interscolastiche.

 

Il fruitore di dottorato di ricerca non ha obbligo di presa di servizio

 

Quesito del 5/10/2011

Docente con dottorato di ricerca all'estero: ha l'obbligo di presa di servizio o la non presa di servizio si configura come non perfezionamento e quindi soggetta a essere considerata decaduta?

 

Risposta

Il congedo straordinario per dottorato di ricerca è regolato dall'art. 2 della legge 476/1984, così come modificato dall’art. 52 comma 57 della Legge 448/2001, nei seguenti termini: “Il pubblico dipendente ammesso ai corsi di dottorato di ricerca è collocato a domanda in congedo straordinario per motivi di studio senza assegni per il periodo di durata del corso ed usufruisce della borsa di studio ove ricorrano le condizioni richieste. In caso di ammissione a corsi di dottorato di ricerca senza borsa di studio, o di rinuncia a questa, l'interessato in aspettativa conserva il trattamento economico, previdenziale e di quiescenza in godimento da parte dell'amministrazione pubblica presso la quale è instaurato il rapporto di lavoro”.

La norma non pone limiti geografici rispetto alla sede di frequenza del corso di dottorato. 

Dalla disciplina richiamata nella circolare del M.P.I. n. 120 del 4 novembre 2002 si ricavano i seguenti principi fondamentali:

- il congedo straordinario per il borsista è un diritto e non dipende da alcuna decisione discrezionale dell'Amministrazione (dirigente scolastico);

- la concessione del congedo straordinario non è subordinata all'effettuazione dell'anno di prova;

- la richiesta di congedo non è commisurata a mesi o ad un anno, ma all'intera durata del dottorato;

- il dipendente pubblico che cessa o viene escluso dal dottorato ha il dovere di riassumere immediatamente servizio presso la sede di titolarità;

- il periodo di congedo straordinario è utile ai fini della progressione della carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza, ai sensi del comma 2 dello stesso articolo 2 della legge 476/1984.

Inoltre, il docente beneficiario di dottorato di ricerca non ha l’obbligo della presa di servizio. La circostanza è stata precisata dalla nota prot. n. 20106 dell'11 dicembre 2008 del MIUR - Dipartimento per l’istruzione - Direzione generale per il personale scolastico, riportata dalla nota dell'USP di Pisa prot. 215/C10 del 19/01/2009, che si trascrive:

“Con riferimento alla nota prot. n. 14713/C7a del 19/11/08, si precisa che, ad avviso della scrivente direzione generale, il docente destinatario di contratto a tempo determinato, già vincitore di borsa di studio per dottorato di ricerca ed in servizio presso l’università può accettare la nomina senza perfezionare il rapporto di lavoro. Infatti a norma dell’art. 19, comma 1 del vigente CCNL al personale a tempo determinato si applicano, nei limiti della durata del rapporto di lavoro, le disposizioni in materia di ferie, permessi ed assenze stabilite dal contratto per il personale a tempo indeterminato.

Ugualmente favorevole è l’avviso a porre in congedo straordinario il vincitore di concorso che non può assumere servizio perché impegnato in attività proprie del dottorato di ricerca, come precisato dalla circolare 376 del 4/12/1984, richiamata dalla C.M. 120 prot. n. D.G.P.S.A./Uff VII/450 del 4 novembre 2002.

Riguardo alla valutabilità del periodo di congedo per dottorato senza retribuzione nell’ambito sia delle graduatorie ad esaurimento che in quelle d’istituto, si condivide la posizione assunta da codesto USP di non ritenere utile il periodo in questione, tenuto conto che le norme in materia di dottorato di ricerca limitano la validità del periodo trascorso in dottorato di ricerca ai fini della carriera e della pensione”.

 

Docenti di sostegno: competenze

 

Quesito del 5/10/2011

Nella scuola in cui sono reggente si pone questa questione delicata: se a studenti con dislessia sono stati assegnati docenti di sostegno (e non dovrebbero averne diritto), l'insegnante di sostegno partecipa con gli stessi diritti al consiglio di classe?

 

Risposta

Per i disturbi specifici di apprendimento (DSA), non essendo ancora assimilati a vere e proprie forme di disabilità, le strutture sanitarie pubbliche e convenzionate si limitano, al momento, a rilasciare "relazioni", le quali servono all'istituto per attivare le più opportune forme di intervento didattico compensativo. Pertanto gli studenti affetti da DSA non danno diritto ad avere ore di sostegno (a meno che i disturbi non siano associati ad altri problemi che giustifichino la redazione di una diagnosi clinico-funzionale).

La circostanza va appurata sulla scorta dei documenti agli atti della scuola.

In ogni caso, ai sensi dell’art. 315/5 del D.Lgs. 297 del 16/04/1994, “I docenti di sostegno assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di intersezione, di interclasse, di classe e dei collegi dei docenti”.

In merito alla valutazione, gli artt. 2/5 e 4/1 del DPR 122/2009 prevedono: “I docenti di sostegno, contitolari della classe, partecipano alla valutazione di tutti gli alunni, avendo come oggetto del proprio giudizio, relativamente agli alunni disabili, i criteri a norma dell’articolo 314, comma 2, del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297. Qualora un alunno con disabilità sia affidato a più docenti del sostegno, essi si esprimono con un unico voto”.

I docenti di sostegno, pertanto, partecipano al processo educativo degli studenti di tutta la classe in cui prestano servizio e non solo limitatamente agli studenti disabili della stessa. In relazione a tale principio essi hanno diritto di voto per tutte le situazioni nelle quali, anche formalmente, ad esso si debba far ricorso.

 

Docente di ruolo immesso in ruolo in altra regione

 

Quesito del 5/10/2011

Sono una docente di ruolo su posto di sostegno primaria, sono entrata in ruolo da Graduatoria permanente nella provincia di Ferrara in data 01/09/2008. Nell' a.s. 2008/09 a causa della mia gravidanza ho svolto l'anno di prova ed il corso di formazione (superato). Nell'anno 2009/10 ho richiesto la ricostruzione di carriera. Dal 2009 sono in assegnazione provvisoria nel comune di mia residenza Ragusa (Sicilia). Quest'anno sono stata chiamata in ruolo dalla graduatoria del concorso della mia regione (Sicilia) elenco aggiuntivo di sostegno (stesso ruolo di Ferrara) e mi è stata assegnata la provincia di mia residenza (Ragusa). Ovviamente ho accettato in quanto vi sono scarse possibilità di ottenere il trasferimento da Ferrara a Ragusa. La nuova immissione in ruolo, avvenuta dopo il 20 settembre è con decorrenza giuridica 01/09/2011 ed economica 01/09/2012. L'USP di Ragusa mi ha dato come sede provvisoria la scuola in cui sono in assegnazione provvisoria che deve registrare il nuovo contratto.

A questo punto Le chiedo:

1) Come posso essere immessa giuridicamente dal 01/09/2011 se (contemporaneamente) sono già di ruolo (stesso ruolo) con sede di titolarità in una scuola di Ferrara;

2) devo rifare l'anno di prova e nel caso affermativo il motivo visto che sono stata già dichiarata idonea a ricoprire lo stesso ruolo (ho avuto modo di vedere alcune sentenze del Consiglio di Stato che affermano che per lo stesso ruolo non occorre fare l'anno di prova);

3) la ricostruzione di carriera è quella che sta ultimando la scuola di Ferrara o dovrò richiederla nuovamente nella nuova scuola che mi verrà assegnata. In questo caso gli anni di ruolo effettuati sino ad oggi saranno considerati di preruolo nella nuova ricostruzione (sul WEB anche se non si fa cenno a quale normativa applicata si asserisce che la nuova scuola aggiorna la pratica di ricostruzione di carriera già definita precedentemente;

4) come data di assunzione in ruolo si farà riferimento alla prima (01/09/2008) o a quest'ultima 01/09/2011;

5) alla scuola che sta registrando (sono in assegnazione provvisoria e contestualmente sede provvisoria) il mio contratto devo consegnare un semplice certificato di servizio o nuovamente tutta la documentazione quale certificato di sana e robusta costituzione ecc.;

6) a Febbraio quando dovrò richiedere la sede definitiva nella provincia di Ragusa come scuola di titolarità dovrò indicare Ferrara o la scuola di servizio di Ragusa?

7) l'obbligo dei cinque anni di servizio su sostegno decorrano dal 01/09/2008 o dal 01/09/2011;

8) il dirigente della nuova scuola deve fare un nuovo decreto in quale dichiari l'idoneità all'insegnamento (io ho già un decreto fatto dal dirigente in cui ho svolto l'anno di prova 2010)?

Le rivolgo queste domande in quanto sia i sindacati che funzionari dell'USP di Palermo e Ragusa mi hanno dato risposte completamente diverse e contrastanti tra di loro (sopratutto i due USP).

 

Risposta

Sinteticamente:

1) le immissioni in ruolo sono a livello regionale: è pertanto possibile che un docente già di ruolo, presente nelle graduatorie permanenti di altra regione possa esservi nominata;

2) non si ripete l’anno di prova;

3) verrà effettuata nuova ricostruzione di carriera che considererà di ruolo quelli effettuati come tali;

4) la data di decorrenza nel ruolo è il 01/09/2008;

5) si fa riferimento ai documenti già prodotti a suo tempo;

6) per ottenere la sede definitiva parteciperà alla seconda fase dei movimenti contestualmente all’altro personale titolare nella provincia;

7) il vincolo quinquennale di servizio su sostegno decorre dal 01/09/2008;

8) non è necessario che il dirigente dell’attuale scuola di servizio emetta nuovo decreto di idoneità all'insegnamento.

 

Attività alternative all’IRC: modalità valutative

 

Quesito del 4/10/2011

Ho letto una tua risposta sull'ora alternativa alla religione. Visto che quest'anno ho in reggenza un Istituto comprensivo, ti chiedo se essa vada inserita nella scheda di valutazione (in foglio a parte come la religione) e pertanto valutata come

una qualsiasi altra materia sia per l'infanzia, la primaria e la media?

Grazie.

 

Risposta

La sentenze TAR del Lazio n. 33433 del 15 novembre 2010 e TAR del Lazio n. 924 del 1 febbraio 2011 hanno dichiarato illegittime e pertanto annullato le disposizioni degli artt. 4, comma 1, e 6, comma 3, del DPR n. 122/2009 nella parte in cui prevedono che i docenti incaricati delle attività alternative all’insegnamento della religione cattolica si limitano a "fornire preventivamente ai docenti della classe elementi conoscitivi sull’interesse manifestato e sul profitto raggiunto da ciascun alunno", anziché partecipare anch’essi a pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti l’attribuzione, nell’ambito della banda di oscillazione, del credito scolastico agli alunni che frequentano l’insegnamento alternativo.

Fino a riforma eventuale di tali sentenze, è opportuno attenervisi.

Pertanto i docenti dell’attività alternativa partecipano a pieno titolo agli scrutini degli alunni che hanno scelto tali attività.

Le modalità operative con cui vengono attribuiti i voti relativi (se vadano inseriti nella scheda di valutazione o in foglio a parte come la religione) sono lasciate all’autonomia delle singole istituzioni scolastiche, salvo specifiche indicazioni superiori in merito.

 

Le ore eccedenti possono essere svolte anche dai docenti utilizzati

 

Quesito del 3/10/2011

Il docente di ruolo utilizzato sul sostegno può fare delle ore eccedenti al pari di altri docenti o la sua condizione lo pone dopo tutti gli altri docenti titolari di cattedra? Qual è la corretta procedura nel caso debbano essere assegnate delle ore eccedenti? Il primo a poter scegliere (ovviamente tra tutti gli abilitati) non è quello che ha il maggior punteggio in graduatoria poiché la norma parla solo di personale in servizio?

Grazie.

 

Risposta

Anche il docente utilizzato sul sostegno può svolgere ore eccedenti al pari dei suoi colleghi. L’occasione più frequente è data dall’assegnazione di ore di insegnamento pari o inferiori a 6 ore settimanali regolata dall’annuale circolare sulle supplenze che quest’anno è stata diffusa con nota n. 6635 del 10/08/2011. Essa contiene un apposito paragrafo al riguardo. Il Miur dispone che tali ore, che non concorrono a costituire cattedre o posti orario, non facciano parte del piano di disponibilità provinciale da ricoprire in base allo scorrimento delle graduatorie ad esaurimento, ma restino nella competenza dell’istituzione scolastica ove si verifica la disponibilità degli spezzoni. La predetta istituzione provvede, ai sensi della legge 448/2001, alla copertura delle ore, attribuendole, con il loro consenso, ai docenti in servizio nella scuola medesima, forniti di specifica abilitazione per l’insegnamento di cui trattasi, prioritariamente al personale con contratto a tempo determinato avente titolo al completamento di orario e successivamente al personale ad orario completo - prima al personale con contratto a tempo indeterminato e poi a quello con contratto a tempo determinato - fino al limite di 24 ore settimanali.

La circolare non esplicita ulteriori modalità nell’assegnazione di tali ore. Si ritiene che questa rientri nelle competenze attribuite in via esclusiva al dirigente di una pubblica amministrazione dall'art. 5, comma 2, del D.Lgs. 165/01, dopo la modifica sostanziale introdotta dal D.Lgs. 150/09: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Riteniamo che, con l'inizio di questo nuovo anno scolastico, visti i nuovi elementi interpretativi che si sono sostanziati rispetto all'anno scolastico precedente (D.Lgs. 141/2011 interpretativo del D,Lgs 150/2009, orientamenti giurisprudenziali, posizione della funzione pubblica sulla questione dell'assegnazione dei docenti ai plessi e alle sedi, ecc.) si abbiano elementi valutativi importanti per aderire con maggiore certezza a questa visione dell'assetto organizzativo interno.

Il dirigente dovrà soltanto fornire adeguata preventiva informazione alla parte sindacale circa i criteri che hanno ispirato le decisioni adottate, per recepire suggerimenti di chi rappresenta il personale.

 

 

Al DSGA comandato presso altra amministrazione compete l’indennità di direzione, parte variabile

 

Quesito del 3/10/2011

Sono un DSGA titolare in un C.D. di Roma e comandato dall'a.s. 2007/08 ad oggi presso il MEF. Vorrei sapere se ho diritto alla liquidazione dell'indennità di amministrazione parte variabile da parte della scuola, perché fino ad oggi non ho più percepito detto compenso.

Solo oggi sono venuta a sapere che alcune scuole inseriscono nella contrattazione di istituto il compenso indennità di amministrazione sia per il sostituto del DSGA che per il DSGA comandato indipendentemente dal Ministero in cui presta servizio quale comandato.

La contrattazione integrativa di istituto viene firmata ed approvata sia da RSU che da rappresentanti sindacali provinciali che da Revisori dei conti (che condividono questa modalità) quindi il comandato riceve il compenso, io no.

Quale è la normativa che chiarisce se si ha diritto o meno a tale compenso?

 

Risposta

Si ritiene che il DSGA in posizione di comando presso altra amministrazione dello Stato abbia diritto al pagamento dell’indennità di direzione (parte variabile) con oneri a carico della propria scuola di titolarità.

Detta indennità, infatti, per quanto concerne la sua parte variabile grava sul fondo di istituto ai sensi dell’art. 88 comma 2 lett. j) del CCNL/2007. In caso di assenza (ferie, comando, malattia superiore ai 15 giorni ) dello stesso DSGA titolare è, a carico del fondo, sia l’indennità a questi spettante quale DSGA titolare sia all’A.A. che lo sostituisce (art. 88 lett. i).

La circostanza che non vi sia prestazione da parte del DSGA titolare non rileva in quanto, come detto, in caso di assenza dello stesso sono da imputare a carico del fondo sia l’indennità di direzione del direttore titolare che quella del sostituto.

Si ribadisce pertanto che al DSGA titolare comandato presso altra amministrazione pubblica spetti l’indennità di direzione a carico del FIS della scuola di titolarità, anche per gli anni pregressi.

 

Iscrizioni alle classi nei comuni montani

 

Quesito del 3/10/2011

Una collega, che ha avuto in reggenza una scuola di montagna, si è resa conto solo oggi delle seguenti situazioni:

- una classe di prima media di 11 alunni è stata costituita con l'iscrizione di 3 persone adulte (22, 26, 28 anni);

- una classe di seconda di 9 alunni è stata costituita con l'iscrizione di un adulto (29 anni);

- in altro paese, sempre una classe di prima media di 11 alunni è stata costituita con l'iscrizione di 2 persone adulte (23 e 29 anni).

Naturalmente il tutto riportato nella piattaforma SIDI.

Come deve regolarsi per non incorrere in sanzioni, tenendo anche conto che la situazione è stata gestita da altri e lei ne pagherebbe solo le conseguenze?

 

Risposta

L’art. 8 (“Disposizioni relative a scuole in situazioni disagiate”) del DPR 81/2009 prevede: “Nelle scuole funzionanti nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle zone abitate da minoranze linguistiche, nelle aree a rischio di devianza minorile o caratterizzate dalla rilevante presenza di alunni con particolari difficoltà di apprendimento e di scolarizzazione, possono essere costituite classi uniche per anno di corso e indirizzo di studi con numero di alunni inferiore a quello minimo e massimo stabilito dagli articoli 10, 11 e 16”.

L’art. 11/1 prevede che le classi prime delle scuole secondarie di I grado e delle relative sezioni staccate sono costituite, di norma, con non meno di 18 e non più di 27 alunni, elevabili fino a 28 qualora residuino eventuali resti.

Pertanto classi uniche per anno di corso di scuole secondarie di I grado di comuni montani costituite con 11 o 9 alunni paiono rientrare nella norma.

Tuttavia se l’iscrizione degli adulti è stata fatta per aggirare la norma va contrastata per non mettere la scuola in situazione di illegittimità. Peraltro il DS reggente può facilmente appurarlo verificandone la frequenza e provvedendo a sollecitarne la presenza, coerentemente con l’impegno da costoro assunto con l’iscrizione.

 

I compensi spettanti al dirigente reggente e al vicario della scuola in reggenza

 

Quesito del 3/10/2011

Vorrei capire come dobbiamo muoverci per poter ricompensare coloro che nella scuola data in reggenza svolgono una notevole mole di lavoro, senza i quali noi reggenti saremmo in difficoltà. Al vicario compete la stessa cifra che viene erogata al DS reggente (circa 8000 € lordi annui, 700 € lordi al mese...), ma mentre questa cifra compare nello stipendio del DS, per il vicario, in una nota dello scorso anno, veniva precisato che specifici fondi dovevano essere autorizzati per il pagamento e che non dovevano essere previsti a carico del Fondo di Istituto (è corretto?).

Al momento non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione relativa all'ammontare del Fondo, quindi non è possibile iniziare la contrattazione, e in ogni caso, è possibile sottrarre una cifra così importante da fondi sempre più esigui? Si prevede un compenso ai collaboratori del DS dal Fondo di Istituto, compenso definito in contrattazione, pensato per i collaboratori della scuola di nostra titolarità. E' veramente difficile chiedere alle persone di lavorare senza poter ricompensare il loro servizio.

Inoltre, per capire, ai DS reggenti spetta ancora un compenso pari all'80% della quota relativa alla complessità della scuola che dirige? Questi fondi vengono stanziati nella contrattazione regionale? e quando verranno liquidati?

 

Risposta

Si premette che i compensi spettanti al dirigente reggente sono composti da:

a) 50% dell'indennità di funzioni superiori, costituita dal differenziale dei livelli iniziali di inquadramento dirigente-docente, corrispondente a circa 750 euro lordi mensili; essa viene pagata mensilmente insieme allo stipendio;

b) 80% dell’indennità di posizione della scuola in reggenza. Essa viene liquidata in unica soluzione annuale posticipata dopo la fase di contrattazione regionale dell’Area V; il suo valore è variabile in funzione delle fasce regionali di appartenenza della scuola data in reggenza.

I compensi relativi a tale incarico, in quanto di natura obbligatoria e non declinabile, sono integralmente e direttamente percepiti dal dirigente.

Si conferma che al collaboratore vicario di una scuola data in reggenza compete il 50% dell'indennità di reggenza prevista dall'art. 69 comma 3 del CCNL/95 (come richiamato dall'art. 146, comma 1 lett. g) punto 7 del CCNL/2007), nei seguenti termini: “Qualora si dia luogo all’affidamento in reggenza degli uffici di cui al comma 1, ai titolari che assumono la reggenza è corrisposta un’indennità di reggenza pari al 50% di quella prevista per gli incarichi o le sostituzioni, così come definita nel comma medesimo. In tal caso al docente vicario è corrisposta un’indennità di pari importo”.

Pertanto, al vicario del dirigente di una scuola data in reggenza compete il 50% dell'indennità di funzioni superiori, costituita dal differenziale dei livelli iniziali di inquadramento dirigente-docente. Inoltre, in caso di assenza del titolare, al vicario reggente compete l'indennità di direzione (art. 21, CCNL/1999) e, in caso di assenza superiore a 15 giorni, l'ulteriore 50% dell’indennità di funzioni superiori (art. 69, comma 1, CCNL/95).

Sull'argomento può essere utile la lettura del documento allegato alla circolare dell'USR per il Piemonte n. 193 del 1/07/2009 (“Indennità di funzioni superiori e di reggenza”).

La liquidazione dell'indennità di reggenza è disposta direttamente dall’istituzione scolastica su specifici fondi assegnati dal MIUR previo apposito monitoraggio finalizzato alla quantificazione della spesa in questione. Essa viene corrisposta mensilmente agli aventi diritto, anche se il criterio per la sua determinazione è stabilito su base annua.

Tuttavia in questo momento l’indennità di funzioni superiori e di reggenza dovuta ai collaboratori vicari manca di specifica copertura finanziaria. Infatti il CCNL scuola vigente, all’art. 146, richiama esplicitamente in vigore le norme citate, ma aggiunge: “fondi non a carico del CCNL della scuola”.

D’altra parte, i trasferimenti ordinari alle scuole per il 2011 (vedi nota MIUR Prot. n. 10773 dell’11 novembre 2010 inviata per e-mail alle singole scuole sulla rispettiva casella istituzionale) non recano nessuna esplicita previsione di un finanziamento destinato a questi fini e tale materia è rimessa ad apposito confronto con le OO.SS, tuttora rimasto senza esito.

Si conferma altresì che, in aggiunta a queste indennità, il vicario di una scuola data in reggenza può anche fruire dei compensi previsti per i due collaboratori del D.S., da lui nominati ai sensi dell'art. 34 del CCNL/2007, che infatti sono retribuibili, previa contrattazione di istituto, con i finanziamenti a carico del fondo per le attività aggiuntive previste dall’art. 88, comma 2, lettera e) del contratto medesimo.

La condizione per fruirne è tuttavia che egli sia uno dei due collaboratori individuati dal D.S. e il compenso venga determinato in sede di contrattazione di istituto.

 

Certificato di idoneità all’impiego

 

Quesito del 3/10/2011

Un collaboratore scolastico negli ultimi due anni ha preso servizio nella mia scuola con incarico annuale ma dopo i primi giorni ha sempre presentato certificato medico con necessità di "giorni di riposo per grave patologia in terapia salvavita per tutto il periodo di assenza" (da certificato medico; ultimo certificato è datato 28 agosto 2011). In pratica, a parte due o tre giorni all'inizio dell'a.s., non è mai stato presente ed è stato sostituito da collaboratore nominato dalla scuola. Ora la persona in oggetto è stata assunta a tempo indeterminato e mi ha portato certificato medico di idoneità all'impiego firmato dallo stesso medico (datato 7 settembre 2011). Sta venendo a scuola e svolge il suo lavoro ma già adesso dice che non appena superato il periodo di prova starà di nuovo a casa e mi presenterà di nuovo presumibilmente certificato analogo. Non c'è contraddizione tra le due certificazioni?

 

Risposta

Il certificato di idoneità all’impiego attesta l’idoneità psico-fisica al lavoro, che si ritiene possa coesistere con una grave patologia che richieda il ricorso alle terapie salvavita.

Qualora la dipendente in questione dovesse assentarsi ancora potrebbe essere sottoposta a visita medica collegiale per accertarne l’idoneità al regolare esercizio dei suoi obblighi di servizio e delle funzioni istituzionali.

L’organo competente a sottoporre la dipendente a visita medica collegiale è la Commissione medica di verifica (CMV) operante presso le sedi decentrate del Ministero del Tesoro. Così prevede il Decreto del Ministero dell’economia e delle Finanze del 12/02/2004, commentato dalla Circolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze n. 426 del 26/04/2004. La circostanza è stata ancora fatta oggetto di ulteriore circolare del MEF n. 868 del 20/01/2009.

La visita medica collegiale mira a stabilire la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro o dei requisiti fisici temporanei e/o permanenti di idoneità allo svolgimento della funzione.

Competente a richiedere la visita medica collegiale è il dirigente scolastico, ai sensi dell'art. 14 del DPR 275/1999. Della richiesta va informato il dipendente, con l’avvertenza esplicita che potrà farsi assistere da un sanitario di sua fiducia.

La richiesta va accompagnata da un riepilogo delle assenze per malattia dell’ultimo triennio e da idonea, documentata relazione, fornendo tutti gli elementi utili necessari alla CMV per porre una corretta diagnosi e assumere un provvedimento conseguente.

Ai sensi dell'Informativa Inpdap del 2/04/2003 n. 19, punto 5, l’inidoneità fisica permanente alle funzioni istituzionali, con possibile idoneità ad altri compiti, comporta la dispensa dal servizio per inidoneità fisica permanente (con diritto alla pensione con soli 15 anni di anzianità contributiva), qualora il dipendente non accolta la proposta di utilizzazione in altri compiti regolata dal CCNI del 25/06/2008.

 

Riduzione dell’aspettativa per famiglia

 

Quesito del 3/10/2011

Una docente dell'infanzia dell'Istituto che dirigo mi ha chiesto i primi giorni di settembre l'aspettativa. Le ho illustrato l'art. 18 CCNL 2006-2009 che richiama l'art. 69-70 del T.U. n. 3 del 10.01.1957. Le chiedo di esplicitare una valida motivazione con la possibilità di esercizio di una certa discrezionalità da parte del D.S. Dal colloquio evinco che la motivazione di base è che non vuole viaggiare per raggiungere la sede di titolarità. Altri anni è riuscita a risolvere il suo problema con l'assegnazione provvisoria altrove.

Per aggirare l'eventuale esercizio della discrezionalità nell'accettazione da parte del D.S., dopo essersi consultata con qualche sindacato, mi chiede l'aspettativa per motivo di lavoro (avvio di libera professione: rappresentanza...) per l'intero anno scolastico, 31.08.2012 (art.18, L.183/2010).

Dopo qualche giorno, col decreto già inviato al MEF, ci ripensa e mi chiede di rientrare in servizio. Come mi devo comportare?

Può essere accolta la sua domanda di rientro in servizio o modificata per più brevi periodi, ricorrenti, restando la motivazione di avvio libera professione? Nel caso positivo, quali gli adempimenti verso il MEF a cui ho inviato il decreto di aspettativa per l'intero anno scolastico? Comunico che, vedendo la situazione ancora molto confusa, ho nominato un supplente solo per una settimana, per consentire l'avvio del doppio turno con la mensa.

 

Risposta

Ai sensi dell’art. 69 del DPR 3/57 l’amministrazione ha facoltà di ridurre la durata dell'aspettativa richiesta. Anche quella prevista dall’art. 18 della legge 183/2010, concessa per un periodo massimo di dodici mesi, è soggetta a tale disposizione generale.

Pertanto di fronte una nuova istanza motivata con altro limite temporale (ad esempio un mese) della dipendente, si ritiene possibile che l’amministrazione emetta un nuovo decreto di aspettativa con tale nuovo limite temporale che annulla e sostituisce il precedente e inviarla al MEF per gli adempimenti di competenza.

 

Piano annuale delle attività del personale docente: le competenze del DS

 

Quesito del 2/10/2011

Sono un'insegnante della primaria. Quest’anno la nostra dirigente vuole convocare i collegi docenti nel giorno di sabato senza calendarizzarli e spostandoli dal plesso sede di circolo, peraltro equidistante dai 5 plessi che lo costituiscono. E' stato necessario indire un collegio straordinario sperando di pervenire ad un chiarimento. Abbiamo chiesto di conoscere le sue motivazioni esternando le nostre perplessità e non approvando il nuovo piano annuale delle attività poco chiaro nella definizione degli impegni. Inoltre avendo riscontrato difformità tra il P.A. deliberato lo scorso anno scolastico 2010/2011 e la circolare applicativa delle attività per il mese di giugno (12 ore in riordino materiali, orario delle classi che lei si ostina a definire impegni istituzionali dovuti!) abbiamo chiesto il riconoscimento economico delle ore eccedenti alle 40 come previsto da contratto. Si è riservata di risponderci e adesso dopo 15 giorni con una circolare interna ci viene comunicato che (riporto stralcio del testo) “il suddetto Piano mantiene la ripartizione oraria degli impegni delle attività funzionali nella stessa misura degli anni precedenti”, le date delle sedute del collegio “in rispetto all’art 7 c.4 Dlgvo 297/94 non vengono definite perché possono sempre essere soggette a modifiche in corso d’anno da parte del dirigente per motivi organizzativi o altro”... Continuo da ore a leggere le norme a cui fa riferimento, ma non riesco a interpretarle a suo favore... Può veramente fare tutto questo! Davvero non è tenuta a motivare al collegio le scelte che vuole intraprendere? Quale normativa glielo permette? E' vero che il collegio straordinario non si conteggia nelle 40 ore?

 

Risposta

Il Piano annuale delle attività del personale docente rientra nelle competenze che l'art. 5, comma 2, del D.Lgs. 165/01, dopo la modifica sostanziale introdotta dal D.Lgs. 150/09, assegna in via esclusiva al dirigente di una pubblica amministrazione: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Riteniamo che, con l'inizio di questo nuovo anno scolastico, visti i nuovi elementi interpretativi che si sono sostanziati rispetto all'anno scolastico precedente (D.Lgs. 141/2011 interpretativo del D,Lgs 150/2009, orientamenti giurisprudenziali, posizione della funzione pubblica sulla questione dell'assegnazione dei docenti ai plessi e alle sedi, ecc.) si abbiano elementi valutativi importanti per aderire con maggiore certezza a questa visione dell'assetto organizzativo interno.

Il Piano costituisce quindi provvedimento gestionale attraverso il quale il dirigente provvede ad organizzare il lavoro e a gestire le risorse umane assegnate in organico all'istituto. Il dirigente pertanto assume la responsabilità di tale pianificazione e del funzionigramma, che costituisce parte fondamentale del Piano, assicurando in questo modo un'organizzazione del personale che sia funzionale alla realizzazione degli obiettivi strategici definiti all'interno del POF, e sempre il dirigente risponde dei risultati conseguiti.

Nella predisposizione del provvedimento gestionale il dirigente dovrà opportunamente avvalersi del contributo dei suoi collaboratori e potrà anche acquisire il parere del collegio docenti, qualora lo ritenga opportuno, ma la sua decisione finale non potrà essere subordinata alla delibera del collegio, come previsto dal CCNL del comparto scuola, che in questo caso risulta sovrascritto dal D.Lgs. 150/09, che ha carattere di norma imperativa.

Il dirigente è invece tenuto per legge a fornire informazione alla parte sindacale su tutti gli atti gestionali, quindi anche sul Piano annuale delle attività del personale docente. In questo caso è consigliabile che l'informazione abbia carattere preventivo, in modo che il dirigente possa esplicitare i criteri che ha adottato in sede di predisposizione del provvedimento e possa anche recepire, se del caso, eventuali osservazioni che possano provenire da parte sindacale.

 

La fruizione del part time verticale

 

Quesito del 1/10/2011

Sono una docente di ruolo di lingua inglese in un istituto comprensivo con contratto part-time di tipo verticale di 12 ore con decorrenza a partire da settembre 2010. La presentazione della mia domanda è stata formulata in seguito ad accordi preventivi, antecedenti alla presentazione della richiesta all'Ufficio Scolastico Provinciale (purtroppo solo verbali), di assenso del DS, sui giorni da me prescelti per la collocazione oraria del mio istituto del part-time: martedì-mercoledì-giovedì. Il mio contratto, contrariamente a quanto recita la normativa, ha come unica indicazione sulla collocazione temporale la dicitura "part-time verticale in non meno di tre giorni settimanali". Per il corrente anno a seguito di alcune rimostranze da parte di certi colleghi che temevano di non essere esauditi circa la richiesta del sabato o del lunedì come loro giorni liberi, la DS ha ritenuto opportuno modificare senza il mio consenso, nonostante io abbia cercato di oppormi, il mio orario fissando per il nuovo anno scolastico i giorni di lunedì-mercoledì-venerdì. A tal riguardo le chiedo:

1) Può un DS modificare la collocazione oraria di un part-time verticale come sopra, accettata lo scorso anno e ritenuta all'epoca funzionale al raggiungimento degli obiettivi fissati nel POF del nostro Istituto senza che siano sopraggiunti particolari cambiamenti nell'assetto organizzativo della nostra scuola?

2) E' lecito sostenere che il mio contratto non è formulato in forma corretta in quanto non indica espressamente le giornate concordate verbalmente?

3) Possono i miei colleghi che hanno accettato ore in più (due) rispetto al proprio orario cattedra lamentare il diritto al sabato o al lunedì non avuti lo scorso anno?

Quali sono i passi da fare per vedere ripristinato un mio diritto se, di diritto di tratta?

La ringrazio molto.

 

Risposta

L'art. 39 del CCNL/2007 prevede che il rapporto di lavoro a tempo parziale deve risultare da contratto scritto e deve contenere l'indicazione della durata della prestazione lavorativa. Il tempo parziale verticale può essere articolato su alcuni giorni della settimana, del mese o di determinati periodi dell'anno.

La CM 17 febbraio 2000, n. 45 aveva richiamato l’attenzione delle scuole sulla necessità che nella individuazione delle possibili articolazioni della prestazione lavorativa fosse favorita, nella salvaguardia della esigenza della continuità didattica delle classi e del principio della unicità del docente per ciascun insegnamento, quella segnalata dall'interessato (ad esempio prestazione su tre giorni settimanali invece che su quattro) al fine di rendere meno oneroso l'impegno lavorativo, come già raccomandato nella C.M. n. 62 del 19 febbraio 1998, con la quale era stata trasmessa l'O.M. n. 55 del 13 febbraio 1998.

Pertanto, i provvedimenti ministeriali sopra richiamati prevedono che la scuola, nell’individuare l’articolazione della prestazione lavorativa del docente in part-time verticale, favorisca quella segnalata dal docente, tenuto conto delle esigenze di servizio.

Competente a stabilire in concreto l'orario dei docenti, quelli in part time compresi, è il DS su cui grava l'organizzazione generale della scuola.

In questo contesto

1) non è illegittimo che un orario di part time verticale possa essere modificato di anno in anno in relazione alle esigenze di servizio;

2) il contratto deve limitarsi ad indicare la durata della prestazione lavorativa e non anche i giorni in cui vada resa;

3) la fruizione del giorno libero costituisce da sempre un problema per le scuole. La soluzione ottimale è che si operi una turnazione nella fruizione del sabato o lunedì, in modo da soddisfare nel tempo le richieste di tutti.

Pertanto nel caso in esame non è stato leso alcun diritto della docente in part time.

 

Nomina RSPP

 

Quesito del 1/10/2011

L'anno scorso, in assenza di richieste di docenti interni con relativi requisiti, nominavo un RSPP esterno che aveva fatto richiesta nei modi e nei tempi del bando; quest'anno dovendo procedere al rinnovo, oltre all'RSPP che aveva avuto l'incarico nell'anno trascorso, ha presentato istanza un docente interno, l'importo è di poco superiore a quello richiesto dal RSPP per il rinnovo dell'incarico. Sono tenuto, in ogni caso, a nominare il docente interno? Sono tenuto a corrispondere al docente interno la somma richiesta? Posso procedere al rinnovo dell'incarico allo RSPP dell'anno scorso che ha chiesto un importo inferiore?

La ringrazio.

 

Risposta

L’art. 32, commi 8 e 9 del D.Lgs. 81/2008, prevede che

“8. Negli istituti di istruzione, di formazione professionale e universitari e nelle istituzioni dell’alta formazione artistica e coreutica, il datore di lavoro che non opta per lo svolgimento diretto dei compiti propri del servizio di prevenzione e protezione dei rischi designa il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, individuandolo tra:

a) il personale interno all’unità scolastica in possesso dei requisiti di cui al presente articolo che si dichiari a tal fine disponibile;

b) il personale interno ad una unità scolastica in possesso dei requisiti di cui al presente articolo che si dichiari disponibile ad operare in una pluralità di istituti”.

9. In assenza di personale di cui alle lettere a) e b) del comma 8, gruppi di istituti possono avvalersi in maniera comune dell’opera di un unico esperto esterno, tramite stipula di apposita convenzione, in via prioritaria con gli enti locali proprietari degli edifici scolastici e, in via subordinata, con enti o istituti specializzati in materia di salute e sicurezza sul lavoro o con altro esperto esterno libero professionista”.

Pertanto, di norma, la nomina del RSPP deve ricadere sul personale interno in possesso dei requisiti necessari e solo in sua assenza su altro esperto.

La nomina in questione va tuttavia soggetta alla procedura data dall’art. 34 del DI 44/2001 e cioè la scelta del contraente va preceduta dalla comparazione delle offerte di almeno tre concorrenti direttamente interpellati.

Se quella del docente non è concorrenziale dal punto di vista economico, il contratto può essere conferito ad altro soggetto.

 

Supplenza: completamento cattedra

 

Quesito del 1/10/2011

Un docente ha accettato dall'Ufficio scolastico provinciale 2 spezzoni orario (in assenza di posti interi): 8 ore in altro Istituto sulla A050, 7 ore nella mia scuola sulla A051. Restavano disponibili altre 3 ore sulla A050 nella mia scuola, che però l'UST non gli ha voluto assegnare per il completamento e che sono quindi tornate nella mia disponibilità (preciso che tutte le ore sono nello stesso Comune).

Il docente in questione, in possesso di abilitazione, sia sulla A050, che sulla A051, sostiene di avere diritto al completamento, benché non sia inserito in graduatoria di istituto, in quanto docente interno alla scuola e pertanto col diritto al completamento a prescindere dal fatto che egli non sia in graduatoria di istituto (né quelle vecchie né in quelle in via di elaborazione, in quanto non ha fatto la relativa domanda).

In sostanza: io ritengo di non potergli dare il completamento, nonostante mi farebbe piacere assegnargli anche le 3 ore (perché si tratta di un bravo docente) ai sensi dell'art.4 comma 1 del D.M. 13 giugno 2007): "conserva titolo, in relazione alle utili posizioni occupate nelle varie graduatorie di supplenza, a conseguire il completamento di orario..." (la graduatoria utile, per me, è quella di Istituto).

Lui sostiene di averne diritto ai sensi dell'art. 6 in quanto docente della scuola su spezzone orario e con diritto quindi al completamento, prescindendo dal fatto che si trovi o meno in graduatoria di Istituto. Aggiunge che suoi amici a Torino o provincia, in situazione simile alla sua, hanno avuto il completamento.

 

Risposta

Si ritiene che il docente in questione abbia titolo al completamento cattedra.

La possibilità di conferirgli dette ore è prevista, oltre che dal DM 131/2007, anche dall’annuale circolare sulle supplenze che quest’anno è stata diffusa con nota n. 6635 del 10/08/2011. Nella suddetta nota vi è un apposito paragrafo relativo al conferimento di ore di insegnamento pari o inferiori a 6 ore settimanali. Il Miur dispone che tali ore, che non concorrono a costituire cattedre o posti orario, non facciano parte del piano di disponibilità provinciale da ricoprire in base allo scorrimento delle graduatorie ad esaurimento, ma restino nella competenza dell’istituzione scolastica ove si verifica la disponibilità degli spezzoni. La predetta istituzione provvede, ai sensi della legge 448/2001, alla copertura delle ore, attribuendole, con il loro consenso, ai docenti in servizio nella scuola medesima, forniti di specifica abilitazione per l’insegnamento di cui trattasi, prioritariamente al personale con contratto a tempo determinato avente titolo al completamento di orario e successivamente al personale ad orario completo - prima al personale con contratto a tempo indeterminato e poi a quello con contratto a tempo determinato - fino al limite di 24 ore settimanali.

 

 

Come compensare il DSGA che realizza il sito web per la scuola

 

Quesito del 1/10/2011

Sono un DSGA di un istituto comprensivo.

Nell'istituto dove lavoro dal primo Settembre 2011 non è presente un sito web, e non ci sono competenze all'interno dell'istituto da parte dei docenti in materia di sito web.

Non ci sono fondi per fare un contratto con un fornitore, che comunque chiederebbe sempre un canone annuale di manutenzione del sito.

Ho proposto al mio Dirigente Scolastico, la possibilità che io realizzi il sito web per la scuola, in quanto ne ho le competenze e la capacità.

Il problema è che non sappiamo come retribuire questa attività visto che il DSGA non può accedere al fondo d'istituto.

Teniamo presente che realizzare un sito web richiede molta fatica e lavoro (circa 70-100 ore di attività).

Secondo il vostro parere è possibile retribuire il DSGA con la somma prevista per gli incarichi specifici (in quanto si tratta in effetti di un incarico specifico che il DS fa al DSGA) visto la tale somma non viene utilizzata tutta in quanto il personale ata è già destinatario di prima e seconda posizione economica.

L'alternativa sarebbe accedere ai fondi della L. 440.

Non ritengo opportuno accedere ai finanziamenti per il funzionamento didattico e amministrativo in quanto sono già esigui e a stento si riesce a comprare un po’ di carta e toner.

Grazie in anticipo per la disponibilità.

 

Risposta

L’art. 89 del CCNL/2007, come riformato dalla sequenza contrattuale del 25/07/2008, prevede che al personale DSGA possono essere corrisposti, fatto salvo quanto disposto dall’art. 88, comma 2, lett. j) [“quota variabile della indennità di direzione”] esclusivamente compensi per attività e prestazioni aggiuntive connesse a progetti finanziati dalla UE, da Enti o istituzioni pubblici e privati da non porre a carico delle risorse contrattuali destinate al fondo di istituto.

Scompare, quindi, il concetto di lavoro straordinario (ex 100 ore), ma il DSGA può ovviamente svolgere prestazioni aggiuntive oltre le 36 settimanali, previa contrattazione di istituto, debitamente autorizzate.

In questo caso due sono le possibilità di riconoscere il lavoro svolto:

a) il DSGA, vista la particolarità e la specificità della sua funzione, può recuperare l’eccedenza oraria che diventa uno strumento di flessibilità organizzativa del suo lavoro, tramite la fruizione di giornate di riposo compensativo da usufruire “compatibilmente con le esigenze organizzative dell'istituzione scolastica”, anche cumulandole e usufruendole nei periodi estivi o di sospensione delle attività didattiche (art. 54/4).

b) il DSGA può chiedere il pagamento delle ore prestate in più se si riferiscono a progetti o attività finanziate da fondi diversi da quelli che finanziano il FIS. Infatti, il Fondo di Istituto viene finanziato esclusivamente dal contratto, mentre la scuola, per il miglioramento dell’offerta formativa, dispone di finanziamenti che provengono anche da fonti diverse. In questi casi è previsto per il DSGA il riconoscimento dell’attività svolta dallo stesso in progetti finanziati da altri Enti privati o pubblici. E’ il caso ad esempio dei progetti finanziati da fondi specifici MIUR e da avanzo di amministrazione non vincolato ad economie del FIS, non trattandosi di risorse provenienti dal Fondo di Istituto.

Ovviamente, a tal fine, occorrerà che tale pagamento sia previsto in fase di presentazione ed approvazione del progetto, nonché in sede di contrattazione decentrata di istituto.

La soluzione proposta di utilizzare i finanziamenti per gli incarichi specifici del personale ATA non utilizzati dalla scuola non è percorribile, trattandosi sempre di risorse che confluiscono nel FIS.