Sezione regionale del Piemonte

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:: forum ANP Piemonte :: gennaio 2010 :..

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Ogni dato comunicato verrà trattato ai sensi della normativa vigente.

 

 

 

I bambini della scuola dell'infanzia sono tenuti all'iscrizione nella scuola primaria dell'istituto comprensivo frequentato?

 

Quesito del 30/01/2010

Tenuto conto che la C.M. n. 4 del 15.01.2010 - Iscrizioni a.s. 2010-2011 - non si esprime in merito, in quanto al punto n. 4 "Istituti Comprensivi" è previsto solo l'iscrizione d'ufficio nel passaggio dalla scuola elementare alla prima media dello stesso istituto, a meno che la famiglia non esprima la volontà di iscrivere il figlio ad altro istituto e per di più senza chiede alcun nulla osta o autorizzazione, si chiede: il genitore il cui figlio termina la scuola dell'infanzia in un istituto comprensivo ed intende iscrivere il figlio alla primaria di altro istituto, quale procedura deve seguire?

- comunicare all'istituto comprensivo di attuale appartenenza l'iscrizione del figlio ad altro istituto chiedendo nulla osta o autorizzazioni di sorta?

- o trattandosi di scuola dell'infanzia, e pertanto non obbligatoria, iscrive il figlio alla scuola primaria di altro istituto senza chiedere autorizzazioni a nessuno, esercitando il diritto della famiglia di offrire al proprio figlio l'offerta formativa più convincente presente sul territorio?

- oppure, come sostiene un mio collega, resta iscritto d'ufficio all'istituto comprensivo di attuale appartenenza ed è obbligato a soggiacere alla volontà del dirigente se dargli o meno il nulla osta, cosa che poi risulta sempre molto difficile? E' possibile avere altri riferimento normativi in vigore che disciplinano il caso?

Grazie per la disponibilità.

 

Risposta

Al tema può essere applicato il Brocardo: “Quod voluit dixit, quod non dixit noluit”. Pertanto, siccome la C.M. 4/2010 non si è espressa sull'argomento, si ritiene che i genitori dei figli che hanno frequentato o frequentino la scuola dell'infanzia in un istituto comprensivo possano iscrivere i propri figli alla scuola primaria che ritengono più confacente alle proprie esigenze ed aspettative, attenendosi esclusivamente all'indicazione della C.M. in parola, che così precisa al punto 1 (“Scuola primaria”): “I genitori o i soggetti esercenti la potestà genitoriale debbono iscrivere alla classe prima della scuola primaria i bambini che compiono sei anni di età entro il 31 dicembre 2010. Gli stessi hanno la possibilità di iscrivere anticipatamente anche i bambini che compiono sei anni di età entro il 30 aprile 2011. A tale ultimo riguardo, per una scelta attenta e consapevole, i genitori si avvalgono anche delle indicazioni e degli orientamenti forniti dai docenti delle scuole dell’infanzia frequentate dai propri figli”.

Le indicazioni e gli orientamenti dei docenti di cui parla l'ultimo periodo citato è riferito esclusivamente alla scelta attenta e consapevole dei genitori degli anticipatari che è bene venga fatta in coerenza con i giudizi espressi dagli insegnanti dei loro figli.

Peraltro, il rilievo del dirigente che scrive circa le modalità di iscrizione agli "Istituti Comprensivi", di cui al punto 4 della circolare, è corretto e condivisibile.

Anche il DPR 89/2009 (“Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione”) nulla dice al riguardo.

Pertanto si ribadisce il diritto del genitore, anche del figlio che frequenta una scuola dell'infanzia in un istituto comprensivo, alla scelta della scuola primaria senza vincoli di sorta.

L'istituto comprensivo in questione potrebbe solo richiedere che il genitore attesti di aver assolto l'obbligo di iscrizione del minore alla scuola primaria.

 

Un assistente amministrativo in part time può svolgere la libera professione

 

Quesito del 30/01/2010

Le chiedo se è possibile per un'assistente amministrativa a t.d. fino al 30/6 per n. 12 ore settimanali su 36 (presta servizio due giorni alla settimana), può essere iscritto all'albo dei geometri ed esercitare la libera professione.

Non ho trovato nel D.Lgs. 165/2001 all'art. 53 e nel recente aggiornamento del 27/10/09 n. 150, alcun riferimento in merito al personale ATA.

 

Risposta

In linea di principio, si precisa che l'esercizio della libera professione è consentito soltanto al personale docente, come prevede l'art. 508/15 del D.Lgs. 297/94: “Al personale docente è consentito, previa autorizzazione del direttore didattico o del preside, l'esercizio di libere professioni che non siano di pregiudizio all'assolvimento di tutte le attività inerenti alla funzione docente e siano compatibili con l'orario di insegnamento e di servizio”.

Con questa norma il legislatore non ha inteso (come hanno avuto modo di sottolineare i giudici della Sez. VI del Consiglio di stato in una decisione del 30/04/1994 n. 645) attribuire ai docenti, consentendo loro l’esercizio della libera professione, un ingiustificato privilegio rispetto a tutti gli altri pubblici dipendenti. Ha semplicemente riconosciuto che l’esercizio della libera professione poteva accrescere l’esperienza del docente anche in funzione dell’attività didattica da svolgere in classe, di qui la deroga al principio generale della incompatibilità tra attività alle dipendenze dello stato e altre.

Pertanto, tutti gli altri pubblici dipendenti sono vincolati alle norme dell'incompatibilità previste dal l'art. 60 del TU 3/1957, nonché dall’art. 53 del D.Lgs. 165/2001.

Da esse si ricavano alcuni principi fondamentali che possiamo così sintetizzare:

1) il pubblico dipendente ha dovere di esclusività di prestazione rispetto ad altri rapporti di prestazione lavorativa sia subordinata che autonoma;

2) eccezioni al divieto di cui sopra sono stabilite per i casi in cui la legge o altra fonte normativa ne faccia specifica espressione: è il caso, in particolare, del part time, dello svolgimento di libere professioni (in relazione ai docenti) e delle prestazioni rese a titolo gratuito presso associazioni di volontariato o cooperative a carattere socio-assistenziale;

3) gli eventuali incarichi retribuiti conferiti ai pubblici dipendenti devono essere previamente autorizzati dall’Amministrazione di appartenenza. Tali incarichi sono quelli, anche occasionali, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, per i quali è previsto, sotto qualsiasi forma, un compenso.

Il caso esaminato tuttavia concerne un'assistente amministrativa in regime di fatto di part time, con nomina per 12/36 ore di servizio, pari a un terzo di quello previsto ordinariamente.

Ai sensi dell'art. 58/9 del CCNL/2007, “Al personale interessato è consentito, previa autorizzazione del dirigente scolastico, l'esercizio di altre prestazioni di lavoro che non arrechino pregiudizio alle esigenze di servizio e non siano incompatibili con le attività d'istituto della stessa Amministrazione. L’assunzione di altro lavoro, o la variazione della seconda attività da parte del dipendente con rapporto di lavoro a tempo parziale, deve essere comunicata al dirigente scolastico entro 15 giorni”. In proposito, vedi ancora l'art. 1/58 della legge 662/1996: “La trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale avviene automaticamente entro sessanta giorni dalla domanda, nella quale è indicata l'eventuale attività di lavoro subordinato o autonomo che il dipendente intende svolgere. L'amministrazione, entro il predetto termine, nega la trasformazione del rapporto nel caso in cui l'attività lavorativa di lavoro autonomo o subordinato comporti un conflitto di interessi con la specifica attività di servizio svolta dal dipendente”).

Pertanto, si ritiene possibile autorizzare detto dipendente, in regime di part time di fatto, all'esercizio della libera professione di geometra, a condizione che tale esercizio non sia di pregiudizio alle esigenze di servizio e sia compatibile con le attività d'istituto.

 

I ricoveri ospedalieri e i giorni di convalescenza non sono soggetti a decurtazione

 

Quesito del 29/01/2010

Nei giorni scorsi nella scuola si è tenuta una assemblea di una organizzazione sindacale (SNALS) durante la quale è emerso il problema della decurtazione in caso di assenze per malattia. Se un dipendente è assente per un intervento, la decurtazione deve essere o no applicata per i giorni di ricovero e post-ricovero?

Mi sono stati forniti materiali (sentenze e pareri) in cui a seguito dell'entrata in vigore dell'art. 71 del D.Lgs 112 del 25 giugno 2008 ci si interroga se sia ancora applicabile la disciplina di cui all'art. 17 comma 8 del CCNL/2007 o se quanto valido per il comparto ministeri sia estendibile anche alla scuola.

Grazie per la risposta.

 

Risposta

L’art. 71, comma 1 del decreto 112/08 convertito nella legge 133/08 prevede che per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni nei primi dieci giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio. Resta fermo il trattamento più favorevole eventualmente previsto dai contratti collettivi o dalle specifiche normative di settore per le assenze per malattia dovute ad infortunio sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero ospedaliero o a day hospital, nonché per le assenze relative a patologie gravi che richiedano terapie salvavita.

Pertanto, il periodo di ricovero ospedaliero non è soggetto alle decurtazioni economiche ivi previste.

Per quanto concerne il trattamento inerente i giorni di convalescenza, l'Ufficio personale Pubbliche Amministrazioni - Servizio trattamento del personale - del Dipartimento della Funzione Pubblica, con il parere n. 53/2008, ha fornito uno specifico chiarimento.

In realtà, la richiesta inviata alla Funzione pubblica riguardava il comparto ministeri, ma si ritiene che il parere espresso possa essere esteso anche ai dipendenti pubblici di altri Comparti.

Nel parere citato viene ricordato che, secondo l’espressa previsione contenuta nel secondo periodo del comma 1 dell’art. 71 citato, nel caso di ricovero ospedaliero è fatto salvo “il trattamento più favorevole eventualmente previsto dai contratti collettivi o dalle specifiche normative di settore”.

Ad avviso della Funzione Pubblica, il rinvio dinamico alla previsione dei contratti collettivi non riguarda in senso stretto soltanto i giorni di ricovero, ma concerne il regime più favorevole previsto per le “assenze per malattia dovute (…) a ricovero ospedaliero”, con ciò comprendendo anche l’eventuale regolamentazione più vantaggiosa inerente il post ricovero.

Il parere prosegue affermando: “Pertanto nel caso di ricovero ospedaliero e per il successivo periodo di convalescenza post ricovero, al dipendente del comparto ministeri compete anche la corresponsione dell’indennità di amministrazione, come previsto dal CCNL [...] Considerato il carattere economico della questione, al Ministero dell’economia e delle finanze in indirizzo è chiesto di far conoscere entro breve termine il proprio eventuale diverso avviso rispetto a quanto rappresentato”.

Si ritiene che le precisazioni fornite dalla Funzione Pubblica, in virtù di una interpretazione estensiva, siano applicabili anche al personale del comparto scuola, poiché vi si parla di “rinvio dinamico alla previsione dei contratti collettivi inclusa la regolamentazione più vantaggiosa inerente il post ricovero”.

Nel merito, l'art. 17, comma 8 del CCNL 2007 prevede che "Il trattamento economico spettante al dipendente, nel caso di assenza per malattia nel triennio di cui al comma 1, è il seguente:

a) intera retribuzione fissa mensile, ivi compresa la retribuzione professionale docenti ed il compenso individuale accessorio, con esclusione di ogni altro compenso accessorio, comunque denominato, per i primi nove mesi di assenza. Nell'ambito di tale periodo per le malattie superiori a 15 gg. lavorativi o in caso di ricovero ospedaliero e per il successivo periodo di convalescenza post-ricovero, al dipendente compete anche ogni trattamento economico accessorio a carattere fisso e continuativo;

b) 90% della retribuzione di cui alla lett. a) per i successivi 3 mesi di assenza;

c) 50% della retribuzione di cui alla lett. a) per gli ulteriori 6 mesi del periodo di conservazione del posto previsto nel comma 1".

Pertanto, in virtù del suddetto parere, applicato in via estensiva anche ai dipendenti del Comparto Scuola, il periodo di convalescenza post-operatoria non è soggetto alle decurtazioni economiche di cui all’art. 71 citato.

Si ribadisce, comunque, che si tratta di una interpretazione, condivisa tuttavia da vari commentatori, in attesa di un intervento chiarificatore sull’argomento da parte della Funzione Pubblica o del MIUR.

 

Indennità sostitutiva di preavviso

 

Quesito del 28/01/2010

Il Dirigente Scolastico deve pagare l’indennità di mancato preavviso ai dipendenti che chiedono di andare in pensione dal 01/09/2010?

 

Risposta

L'istituto dell'indennità sostitutiva di preavviso è stato introdotto per la prima volta nel CCNL/1995, art. 29, ed era già previsto nel rapporto di lavoro dipendente privato dall'art. 2118 del codice civile. Esso prevede, in caso di recesso improvviso dal contratto di lavoro a tempo indeterminato di una delle parti o per decesso in servizio del lavoratore, l'obbligo dell'Amministrazione di corrispondere al dipendente un'indennità pari all'importo della retribuzione per il periodo di mancato preavviso.

Il CCNL vigente regolamenta l'istituto del preavviso all'art. 23.

Tuttavia, nessuna indennità di preavviso è dovuta ai dipendenti che chiedono volontariamente di andare in pensione, non trattandosi di recesso improvviso dal contratto, ma di cessazione dal servizio al compimento del limite massimo di età o di anzianità di servizio.

 

Riconoscimento giuridico ed economico della domenica

 

Quesito del 28/01/2009

Le chiedo un chiarimento in merito al riconoscimento giuridico ed economico della domenica ad una supplente con contratto a determinato inserita nell’elenco salva precari, l’insegnate  ha prestato servizio nella settimana dal 18/01/10 al 23/01/2010 come sotto elencato:

lunedì 18 nella scuola primaria c/o la mia scuola

martedì 19 nella scuola primaria

mercoledì 20 nella scuola infanzia

giovedì 21 nella scuola infanzia

venerdì 22 nella scuola primaria

sabato 23 nella scuola primaria c/o la mia scuola.

Il mio dubbio nasce dal servizio prestato in due ordini diversi di scuola.

La suddetta lavoratrice rientra  nell’ipotesi del completamento dell’orario previsto dall’art. 40 comma 3 de CCNL o è comunque tutelata dall’art. 2109 comma 1 del codice civile?

 

Risposta

L'art. 40/3 del CCNL/2007 stabilisce: “Le domeniche, le festività infrasettimanali e il giorno libero dell'attività di insegnamento, ricadenti nel periodo di durata del rapporto medesimo, sono retribuite e da computarsi nell'anzianità di servizio. Nell’ipotesi che il docente completi tutto l’orario settimanale ordinario, ha ugualmente diritto al pagamento della domenica ai sensi dell’art. 2109, comma 1, del codice civile”.

Poiché la docente in questione ha completato l'orario settimanale ordinario dal lunedì al sabato, anche se lo ha svolto in ordini diversi di scuola, essa ha titolo al pagamento della domenica, che va computata anche nell'anzianità di servizio.

Tale interpretazione è suffragata dall’autorevole parere dell’ARAN, che, in risposta ad un quesito del M.P.I., ha argomentato nel modo seguente: “La formulazione dell’art. 40, comma 3 del CCNL 29-11-2007 del comparto scuola, secondo cui “nell’ipotesi che il docente completi tutto l’orario settimanale ordinario, ha ugualmente diritto al pagamento della domenica ai sensi dell’art. 2109, comma 1, del codice civile” trova la sua radice, oltre che nella su citata norma codicistica, nell’art. 36 della Costituzione. Dal combinato disposto delle due norme, infatti, deriva sia il diritto del lavoratore ad un giorno di riposo ogni settimana, di regola in coincidenza con la domenica, sia il diritto alla retribuzione, come conseguenza naturale del riconoscimento degli effetti giuridici di un periodo di servizio per il quale il lavoratore ha stipulato un contratto… dunque… a condizione che il docente supplente abbia svolto tutto l’orario settimanale proprio del docente titolare che va a sostituire, va retribuita non solo la giornata festiva della domenica, ma anche la giornata del sabato, ancorché non lavorativa”.

 

Modalità di fruizione dei permessi per diritto allo studio

 

Quesito del 27/01/2010

Il docente autorizzato dall'Ufficio Scolastico Provinciale ad usufruire dei permessi (150 ore) per diritto allo studio è tenuto a giustificare le assenze? Con quale modalità? E' valida l'autocertifcazione? Come possono essere utilizzate le 150 ore e quali percentuale del monte ore può essere richiesta per lo studio individuale? Qualora il corso è strutturato con modalità e-Learning quale sarebbe la modalità di giustificazione? Non si comprende perché debba concedere 4 giorni di permesso ad un docente che vuole recarsi a Napoli per seguire con modalità e-Learning, il corso al quale è regolarmente iscritto. Ancora una volta poveri ragazzi! Sarebbe opportuno che il lavoratore usufruisse dei permessi solo per gli incontri in presenza e per sostenere gli esami. Non vorrei che in realtà il diritto allo studio si sia trasformato in un grande business. Ormai molte università organizzano con modalità e-Learning corsi a distanza (dove non occorre la presenza) a colpi di centinaia di euro in cambio di qualche misero punto in graduatoria provinciale per il malcapitato docente che per non vedersi scavalcare in graduatoria si adegua al comune discutibile agire. Povera scuola. Siamo ormai nel pozzo. Grazie per l'attenzione.

 

Risposta

Si condivide l'amarezza del dirigente che scrive per le modalità con cui vengono organizzati questi corsi e per come si utilizzano i permessi per il diritto allo studio da parte di alcuni docenti. E ci si interroga anche se non sia voluta l'ambiguità delle norme che regolamentano la materia.

I permessi straordinari per diritto allo studio, nella misura massima di 150 ore annue individuali, sono regolati dall'art. 3 del DPR 395 del 23.08.1988.

Ai sensi dell'art. 4/4 del CCNL/2007, i criteri per la fruizione dei permessi per il diritto allo studio sono definiti nell’ambito della contrattazione decentrata presso gli uffici scolastici regionali con cadenza quadriennale.

Le modalità di fruizione di tali permessi per la Regione Piemonte sono state definite dal CCDR sottoscritto il 27/10/2006, artt. 5 e 6, che qui si trascrivono:

“Art. 5 - Modalità di fruizione

I permessi per diritto allo studio sono concessi al personale dirigente, docente, educativo ed ATA con contratto a tempo indeterminato e determinato, sia con regime orario full-time che part-time, nella misura di 150 ore individuali annue riferite all’anno solare (dal 1 gennaio al 31 dicembre).

Nell’ambito delle 150 ore individuali deve essere compreso il tempo necessario per raggiungere la sede di svolgimento dei corsi o degli esami. Il personale beneficiario dei permessi retribuiti oggetto del presente contratto ha diritto, per quanto possibile, a turni di lavoro che agevolino la frequenza dei corsi e la preparazione degli esami. Detto personale inoltre non è obbligato a prestazioni di lavoro straordinario. La fruizione di ore di permesso per la preparazione agli esami va contenuta entro il limite del 20% delle ore di permesso concesso e va documentata mediante autocertificazione.

Art. 6 - Sostituzione del personale

Atteso che i nominativi compresi negli elenchi pubblicati dai singoli U.S.P. hanno diritto ad usufruire dei permessi concessi, sarà cura del dirigente scolastico procedere alla sostituzione del personale docente e ATA con il conferimento di supplenze, esperite tutte le modalità organizzative previste.

Art.7 - Certificazione

La certificazione relativa alla frequenza dei corsi e al sostenimento degli esami va presentata al dirigente scolastico della scuola di servizio dopo la fruizione dei permessi e comunque non oltre i tre mesi dalla stessa fruizione. Il personale con contratto a tempo determinato, qualora la data dell’esame finale fosse collocata successivamente al termine del contratto, dovrà produrre la completa documentazione immediatamente dopo l’esame finale. Il personale dirigente scolastico presenterà la certificazione all’Ufficio Scolastico Regionale. Per il personale assunto con contratto a tempo indeterminato, la mancata produzione della certificazione nei tempi prescritti comporterà automaticamente la trasformazione del permesso retribuito già concesso in aspettativa senza assegni, con relativo recupero delle somme indebitamente corrisposte; per il personale assunto con contratto a tempo determinato, la mancata produzione della certificazione nei tempi previsti comporterà la trasformazione del permesso retribuito in assenza senza retribuzione, entro i limiti previsti dall’art. 19 del CCNL Comparto Scuola”.

In questo contesto occorre muoversi. Pertanto,

1) Le assenze vanno giustificate con certificazione delle frequenza dei corsi e del sostenimento degli esami non oltre tre mesi dalla fruizione.

2) La percentuale del monte ore destinato allo studio individuale va contenuta entro il limite del 20% delle ore di permesso concesso (pari a 30 ore) e va documentata mediante autocertificazione.

3) Le modalità di fruizione del corso e-learning non sono state definite dal contratto né la documentazione che ne attesti la frequenza, pertanto si ritiene valida quella stabilita dalle università che hanno bandito tali corsi e che dovrebbero rendere nota.

Avuta notizia del decreto di ammissione alla fruizione dei permessi retribuiti per diritto allo studio dall'USP competente, il dirigente scolastico emette i singoli provvedimenti formali di concessione dei permessi stessi.

E' opportuno che al decreto in parola vengano allegati gli art. 5 e 7 del CCDR cit., cui gli interessati dovranno attenersi.

A tal fine si suggerisce di richiedere agli stessi una pianificazione mensile delle attività di studio per la conseguente organizzazione didattica (nel caso di personale docente) e dei servizi (nel caso di personale ATA).

Si sottolinea, infine, che il Contratto del Piemonte non prevede la possibilità di cumulo dei permessi in un’unica soluzione.

 

Il supplente nominato su una maternità

 

Quesito del 27/01/2010

Può accettare la supplenza un'insegnante nominata su una maternità?

Al momento è stata nominata fino al 13 marzo (data presunta del parto), seguirà poi il periodo di puerperio obbligatorio (una supplenza di durata sino al termine delle lezioni).

Per continuità è obbligata a rimanere nella stessa classe o può rinunciare per una nomina temporanea su di un posto vacante fino al 12 giugno?

Grazie.

 

Risposta

L'art. 8/2 del D.M.131/2007 prevede: “Il personale che non sia già in servizio per supplenze di durata sino al termine delle lezioni od oltre ha facoltà, nel periodo dell’anno scolastico che va fino al 30 di aprile, di risolvere anticipatamente il proprio rapporto di lavoro per accettarne un altro di durata sino al termine delle lezioni od oltre”.

Il supplente nominato su una maternità fino al 13 marzo (data presunta del parto), rientra in questa fattispecie. Il suo contratto infatti si limita al 13 marzo, anche se la supplenza potrebbe durare fino al termine delle lezioni se la docente titolare fruirà del puerperio obbligatorio (circostanza oggi non certa e sulla quale non si estende ancora la supplenza).

Pertanto, oggi egli è titolare di una supplenza inferiore al termine delle lezioni, a cui può rinunciare per un'altra di tale durata.

Nella circostanza egli va interpellato, anche se non è obbligato ad accettare la supplenza che gli viene offerta.

 

Le decurtazioni in vigore per i primi 10 giorni di assenza per malattia

 

Quesito del 27/01/2010

In seguito al decreto 78 anticrisi del mese di luglio 2009, ci è sorto il dubbio circa la continuazione della applicazione della riduzione dei compensi CIA e RPD, nel caso di assenza per malattia, del personale della scuola?

Potrebbe, per favore, chiarirci se tale decurtazione è ancora in vigore?

 

Risposta

L’art. 71, comma 1 del decreto 112/08 convertito nella legge 133/08 prevede che per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni nei primi dieci giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio.

Il 30/07/2008 il Ministero dell’Economia e delle finanze, con una Informativa inviata a tutti gli utenti SPT, ha precisato che per il personale della scuola si riducono: la retribuzione professionale docenti, il compenso individuale accessorio e l’indennità di direzione del Dsga. (La decurtazione va calcolata in trentesimi per le voci “Retribuzione professionale docenti (RPD)” e “Compenso individuale accessorio (CIA)” del personale ATA. I compensi mensili sono quelli previsti dalle tabelle n. 3 e 4 del CCNL/2007. Per i DSGA la trattenuta va calcolata sulla quota di indennità di direzione).

Il comma 23 dell’articolo 17 del Decreto legge 78/2009, convertito nella legge 102/2009, ha abrogato interamente il comma 5 dell’articolo 71 citato. Questa disposizione prevedeva che le assenze dal servizio dei dipendenti non sono equiparate alla presenza in servizio ai fini della distribuzione delle somme dei fondi per la contrattazione integrativa. Fanno eccezione le assenze per congedo di maternità, compresa l'interdizione anticipata dal lavoro, e per congedo di paternità, le assenze dovute alla fruizione di permessi per lutto, per citazione a testimoniare e per l'espletamento delle funzioni di giudice popolare, nonché le assenze previste dall'articolo 4, comma 1, della legge 53/2000, e per i soli dipendenti portatori di handicap grave, i permessi di cui all'articolo 33, comma 6, della legge 104/1992.

Si trattava quindi della  norma che poneva un vincolo all’amministrazione in sede di contrattazione integrativa con la conseguenza che i dipendenti dovevano essere valutati per le attività svolte ed i risultati conseguiti, ed avevano diritto ad essere retribuiti con compensi integrativi (comunque denominati) solo in misura corrispondente alle attività effettivamente svolte ed ai risultati effettivamente conseguiti.

In relazione al quesito posto si precisa, quindi, che è tuttora in vigore l’art. 71 comma 1 del decreto 112/08, convertito nella legge 133/08, che prevede la decurtazione economica per i primi dieci giorni di assenza di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio, cioè la retribuzione professionale docenti (RPD), il compenso individuale accessorio (CIA) degli ATA e l’indennità di direzione del Dsga.

 

Siti web delle istituzioni scolastiche

 

Quesito del 26/01/2010

Il sito web della scuola è per disposizioni normative specifiche tenuto all'osservanza di particolare disciplina di scelte grafiche, accessibilità e, soprattutto, contenuti?

La domanda sorge osservando la grande varietà di siti, il loro grado si aggiornamento, la diversissima quantità di informazioni presentate.

Grazie della risposta.

 

Risposta

In merito all'argomento oggetto del quesito, il Dipartimento della Funzione Pubblica ha emanato il 26/11/2009 la Direttiva n. 8/2009 (“Direttiva del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione per la riduzione dei siti web delle pubbliche amministrazioni e per il miglioramento della qualità dei servizi e delle informazioni on line al cittadino”). Essa è indirizzata alle amministrazione pubbliche di cui all'art. 1, comma 2 del D.Lgs. 165/2001 (in cui sono ricomprese anche le istituzioni scolastiche).

La direttiva è rinvenibile alla pagina http://www.cnipa.gov.it/html/docs/dir_n_8_09_sitiPA.gov.pdf

Con tale direttiva il Ministro Brunetta intende operare una drastica razionalizzazione dei siti web delle pubbliche amministrazioni al fine di migliorare i servizi e le informazioni che vengono resi al cittadino attraverso la comunicazione internet.

Infatti uno dei principali strumenti per veicolare informazioni e servizi ai cittadini è quello del sito web istituzionale. Ma fino ad oggi la loro realizzazione “è nata dalla singola iniziativa con modalità spesso eterogenee”. Pertanto, scopo della direttiva è fissare delle regole in merito al corretto uso della rete da parte delle PA.

Le amministrazioni pubbliche dovranno iscrivere al dominio gov.it, gestito dal CNIPA (Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione) i siti internet istituzionali che intenderanno mantenere attivi.

Il dominio “gov.it” costituisce l’unico punto di “riconoscibilità, usabilità e accessibilità” in quanto permette al cittadino di rendersi immediatamente conto che si trova davanti ad un sito della pubblica amministrazione.

Tutte le amministrazioni dovranno al più presto effettuare una ricognizione dei siti che intendono mantenere attivi (cioè rintracciabili sulla rete) e provvedere alla loro iscrizione con il dominio “gov.it”. L’obiettivo è quello di sviluppare, promuovere e diffondere un accesso diretto, semplificato e qualitativamente valido alle informazioni che, attraverso il mezzo telematico, vengono rese all’utenza.

Nel contempo, tutti i vecchi siti internet, per i quali le stesse amministrazioni pubbliche proprietarie non ritengono più opportuno il loro mantenimento, dovranno essere cancellati. Le PA dovranno rendere noto al dicastero della Funzione Pubblica l’elenco dei siti che intendono dismettere.

Inoltre, attraverso i successivi documenti: “Linee Guida” e “Vademecum”, la direttiva intende formulare regole e processi standardizzati per l’attivazione di nuovi siti e per la registrazione di nuovi domini, suggerendo alle pubbliche amministrazioni come salvaguardare i contenuti ancora fruibili.

Forniamo qui di seguito le procedure CNIPA relative al dominio gov.it (per accedervi basta inserire sulla barra di Google la frase sottolineata in blu col copia/incolla):

Procedura per le Amministrazioni richiedenti

La modalità di assegnazione e gestione dei nomi nel dominio gov.it è analoga a quanto ad oggi avviene per la registrazione di nomi nel dominio .it o sotto la sua struttura geografica predefinita.

Le procedure operative che le amministrazioni devono seguire per richiedere al CNIPA la registrazione di un nuovo sottodominio di terzo livello gov.it oppure la variazione delle caratteristiche e degli attributi di sottodomini già registrati, sono descritte nel documento Procedura per la gestione delle registrazioni dei sottodomini di terzo livello gov.it (DOC).

 

Documentazione per la richiesta di Registrazione

Lettera di Richiesta di Registrazione e di Assunzione di Responsabilità (LAR) (DOC)

Modulo di Richiesta di Registrazione e Variazione

Quesito B.1

Documentazione per la richiesta di Variazione

Modulo di Richiesta di Registrazione e Variazione

Lettera di Assunzione di Responsabilità da parte di un nuovo Referente Amministrativo (DOC)

Lettera di Richiesta di Cancellazione

Check list per l’autovalutazione dei siti

Lista dei punti controllo (PDF)

 

Modalità di sostituzione dei docenti per brevi periodi negli I.C. e negli I.I.S.

 

Quesito del 26/01/2010

In un istituto comprensivo è possibile provvedere alla sostituzione di un docente di scuola secondaria con una docente di scuola primaria laureata?

 

Risposta

Di norma, la sostituzione dei docenti assenti per brevi periodi negli istituti comprensivi verticali (scuola materna, elementare e media) o negli istituti di istruzione superiore costituiti da ordini diversi di scuole (licei, istituti tecnici e professionali) avviene con colleghi dello stesso ordine e grado di scuola per ragioni di competenze disciplinari, eccetto che si tratti di una situazione di emergenza temporanea, che richiede un immediato provvedimento al fine di garantire la sicurezza degli alunni. In questo caso è opportuno che il Dirigente, o il collaboratore a ciò delegato, proceda con ordine di servizio motivato.

Tuttavia, anche nell'ottica di utilizzare al meglio le risorse della scuola soprattutto in questo momento di scarse disponibilità finanziarie compatibilmente con l'esigenza dei docenti di non veder menomate le loro prerogative, si ritiene cosa migliore demandare la soluzione della questione alla contrattazione integrativa di istituto competente, ai sensi dell'art. 6, comma 2 lett. h)  del CCNL/2007, a stabilire le “modalità di utilizzazione del personale docente in rapporto al piano dell’offerta formativa”.

 

Valutazione primo quadrimestre alunno con frequenza saltuaria

 

Quesito del 26/01/2010

In occasione dello scrutinio si è posto il problema della valutazione, in diverse discipline, di alunni per mancanza di rilevazioni, prove orali o scritte, a causa delle assenze numerose e saltuarie anche coincidenti con interrogazioni o verifiche programmate (organizzate per dar loro possibilità di essere preparati). I docenti esprimono l'impossibilità di dare un giudizio e propongono la dicitura "non classificabile". Mi chiedo se sia possibile utilizzare tale giudizio oppure occorra dare una valutazione in termini numerici (negativa) per mancanza di impegno nei momenti di presenza e mancanza di senso di responsabilità?

 

Risposta

Se al termine del primo o secondo trimestre, ovvero ancora del primo quadrimestre, un docente non ha elementi di valutazione di un alunno, il consiglio delibererà l’annotazione di “non classificato” nella relativa disciplina: non è possibile l’attribuzione di una valutazione insufficiente, che scaturirebbe da una semplice presunzione qualora la mancanza (o insufficienza) di elementi valutativi dipenda dalla situazione dell’alunno (es. prolungate assenze giustificate; assenze ripetute nei giorni nei quali era in orario la disciplina in cui, al termine del periodo valutativo, l’insegnante non ha elementi sufficienti per esprimere un voto) o, anche, come qualche volta succede, perché il docente, per le assenze sue o per la ripetuta sospensione delle lezioni nelle ore in cui avrebbe dovuto essere presente nella classe, non è in grado di proporre al Consiglio un voto sulla base di un “un giudizio brevemente motivato desunto da un congruo numero di interrogazioni e di esercizi scritti, grafici o pratici fatti in casa o a scuola, corretti e classificati durante il trimestre o durante l'ultimo periodo delle lezioni”, come prescrive il R.D. 653/1925, art. 79/3 (che regola tuttora, negli elementi essenziali, le operazioni di scrutinio), ovvero – ancora, per tutte due le ragioni.

Circa la determinazione del “congruo numero” di elementi per la proposta di voto, la cosa dovrebbe essere regolata nei criteri di valutazione che ogni scuola deve darsi ai sensi del D.P.R. 275, art, 4 comma 4; in mancanza ci si rimetterà al prudente apprezzamento del docente della disciplina e del Consiglio di classe (con necessaria verbalizzazione della decisione assunta e delle relative motivazioni).

Non pare possibile, invece, una valutazione negativa fondata solo sul presupposto della mancanza di impegno nei momenti di presenza e mancanza di senso di responsabilità (componenti da tener presenti nell'assegnazione del voto di condotta), ma non suffragata da elementi valutativi negativi registrati dal docente a seguito di chiamata dell'alunno per l'interrogazione o di valutazione di compiti fatti in casa o a scuola.

 

“Pausa didattica” e calendario scolastico

 

Quesito del 26/01/2010

In relazione alle problematiche sollevate in Liguria circa la legalità della sospensione delle lezioni nella pausa didattica, settimana indicata dall'USP, le chiedo di darmi un giudizio in merito alle responsabilità a carico del Dirigente se il Consiglio di Istituto si è espresso in tal senso e se i genitori da precedenti sondaggi avevano espresso a maggioranza tale richiesta. I docenti devono essere chiamati in servizio oppure ricorrere alle ferie? Occorre comunque comunicare ai genitori che la scuola è aperta per recuperi e approfondimenti?

Grazie.

 

Risposta

Si premette che le regioni hanno il potere di “determinare” il calendario scolastico (“Ai sensi dell'articolo 118, comma secondo, della Costituzione, sono delegate alle regioni le seguenti funzioni amministrative: [...] d) la determinazione del calendario scolastico”, D.Lgs. 112/98, art. 138/1 lett, d), mentre le scuole autonome hanno un potere di "adattamento" del calendario regionale ("Gli adattamenti del calendario scolastico sono stabiliti dalle istituzioni scolastiche in relazione alle esigenze derivanti dal piano dell'offerta formativa, nel rispetto delle funzioni in materia di determinazione del calendario scolastico esercitate dalle Regioni”, DPR 275/99, art.5).

Le regioni, inoltre, nell’assumere le proprie determinazioni, hanno un doppio vincolo: quello che discende dal comma 3 dell’art. 74 del D.Lgs. 297/1994 e quello che deriva dall’art. 7 bis del medesimo decreto legislativo. Cioè le Regioni devono prevedere, in aggiunta ai 200 giorni minimi di lezione, “un congruo numero di giorni per lo svolgimento, anche antimeridiano, degli interventi di cui al citato art. 193 bis comma 1” del citato T.U.

Le istituzioni scolastiche, in base al potere di “adattamento” possono variare le date di inizio e termine delle lezioni, ovvero stabilire qualche giorno di chiusura intermedio, ma senza alterare la misura complessiva dell’offerta formativa in termini di attività scolastiche fissati dal calendario regionale. In altri parole la regione non può imporre in via assoluta un divieto allo “spostamento” del periodo delle lezioni, ma la scuola non può a sua volta ridurre la misura dell’offerta scolastica stabilita dalla regione, non potendo estendersi il potere di adattamento al potere di riduzione.

La Giunta Regionale della Liguria, con delibera n. 518 del 30/04/2009, al punto 2 dà atto “che ciascuna Istituzione Scolastica Autonoma, in relazione alle esigenze dell’offerta formativa, può definire eventuali adattamenti del calendario scolastico regionale all’interno dei 208 giorni di attività didattica stabiliti dal presente provvedimento, tenendo conto dei giorni di festa e di vacanza scolastica nello stesso indicati e nel rispetto del numero minimo di 200 giorni di lezione previsto dalla normativa vigente”.

Ma nel preambolo della delibera stessa, la Giunta, motivando tale previsione di 208 giorni (“al fine di consentire alle Istituzioni Scolastiche di definire gli adattamenti più opportuni alle esigenze del piano dell’offerta formativa, di prevedere eventuali pause didattiche, nonché per far fronte all’eventuale necessità di sospendere o ridurre il servizio scolastico a causa di eventi imprevedibili”) introduce con la locuzione “pausa didattica” un elemento di confusione e di equivoco, che ha determinato molti contrasti fra gli organi collegiali (in genere Collegio dei docenti e Consiglio di istituto) nonché fra organi collegiali e dirigente scolastico, tenuto ad assicurare la legittimità dell’azione amministrativa e la regolarità del servizio.

Generalmente infatti i Collegi dei docenti  avvalorano la tesi che la “pausa didattica” equivale alla “sospensione di ogni attività didattica” e quindi a giorni di vacanza: gli alunni restano a casa e i docenti non sono tenuti ad alcuna prestazione, né di insegnamento né funzionale all’insegnamento.

Tale interpretazione non appare coerente con le considerazioni generali sviluppate in precedenza secondo le quali, applicate alla delibera della Giunta Regione Liguria, ogni scuola dovrebbe assicurare almeno 200 giorni alle lezioni ordinarie con la possibilità di destinare i residui 8 ad attività didattiche o riconducibili alla didattica (es. corsi di recupero e/o di approfondimento, viaggi di istruzione) e a compensazioni di prevedibili chiusure della scuola (es. chiusura della scuola per operazioni elettorali, essendo quest’anno previste le elezioni regionali) o imprevedibili (es. sospensione lezioni o chiusura scuola per eccezionali eventi atmosferici).

Non si ignora, tuttavia, che nella prassi di molte scuole della regione da anni viene attuata, nei giorni della “pausa didattica”, la sospensione di ogni attività didattica o ad essa riconducibile, in contrasto con quanto andrebbe operato.

 

Il dipendente condannato con i benefici della non menzione

 

Quesito del 25/01/2010

Quest'anno con il nuovo Comprensivo abbiamo aggiornato lo stato personale di tutti. Un collaboratore scolastico mi ha dichiarato di non avere riportato condanne penali.

E' stato poi effettuato il controllo a campione e sul suo certificato del casellario giudiziale è riportato che ha subito una condanna di 8 mesi e 5 giorni per... con benefici: non menzione (art 175 CP) e sospensione condizionale della pena art 163 CP.

Controllo della veridicità della dichiarazione art 43, 46 e 71 del DPR 445 del 28 dicembre 2000. Secondo te, nella dichiarazione resa alla scuola, non lo doveva scrivere oppure...

 

Risposta

L’esistenza di una sentenza penale definitiva di condanna assume rilievo, ex art. 2, comma 3, del DPR 487/1994, quando abbia determinato la perdita dell'elettorato politico attivo o la “destituzione” dall'impiego presso una pubblica amministrazione, nonché quando, previa valutazione del caso concreto da parte della P.A., la sentenza sarebbe idonea a comportare il licenziamento del lavoratore, se già in servizio, o a impedire la costituzione di un nuovo rapporto di lavoro.

Una condanna con i benefici della non menzione (art 175 CP) e sospensione condizionale della pena (art 163 CP) non integra il caso del DPR 487/1994, anzi si ritiene che non ne comporti nemmeno la dichiarazione proprio per il beneficio della non menzione, come precisato dallo stesso arti 175 CP: “Se, con una prima condanna, è inflitta una pena detentiva non superiore a due anni, ovvero una pena pecuniaria non superiore a un milione, il giudice, avuto riguardo alle circostanze indicate nell'articolo 133, può ordinare in sentenza che non sia fatta menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale, spedito a richiesta di privati, non per ragione di diritto elettorale”.

 

 

Le retribuzioni per supplenze temporanee su posti disponibili dopo il 31 dicembre sono a carico delle scuole

 

Quesito del 25/01/2010

Nel mio istituto è deceduto un docente a tempo indeterminato il 21/01/2010. Il supplente deve essere nominato dalle graduatorie del DM 82/09 (precedenza assoluta) o dalle graduatorie di istituto?

Siccome è un posto vacante dopo il 31/12 da chi deve essere retribuito dal MEF o dalla scuola?

Grazie.

 

Risposta

Il supplente da nominare anche su un posto resosi disponibile dopo il 31 dicembre e fino al termine delle lezioni va individuato dalle graduatorie previste dal D.M. 82/09, con precedenza assoluta rispetto al personale inserito nelle graduatorie di circolo o di istituto (art. 2/1).

In merito alla sua retribuzione, trattandosi di posto resosi disponibile dopo il 31 dicembre, occorre riferirsi al D.M. n. 131 del 13/06/2007, che contiene il regolamento delle graduatorie di circolo e d’istituto del personale docente ed educativo.

Ai sensi dell'art. 1, le supplenze si distinguono in:

a) supplenze annuali per la copertura delle cattedre e posti d’insegnamento vacanti e disponibili entro la data del 31 dicembre e che rimangano presumibilmente tali per tutto l’anno scolastico.

b) supplenze temporanee sino al termine delle attività didattiche per la copertura di cattedre e posti d’insegnamento non vacanti, di fatto disponibili entro la data del 31 dicembre e fino al termine dell’anno scolastico e per le ore di insegnamento che non concorrano a costituire cattedre o posti orario.

c) supplenze temporanee per ogni altra necessità di supplenza diversa dai casi precedenti, secondo quanto specificato al successivo articolo 7.

Sono pagate dalla DPT quelle rientranti nei punti a) e b) cioè le supplenze annuali (che durano fino al 31/8) e le supplenze fino al termine dell'anno scolastico (cioè fino al 30/6), mentre sono pagate dalle scuole con fondi appositamente erogati dal MIUR le supplenze temporanee, cioè quelle disposte per ogni altra necessità di supplenza diversa dai casi precedenti (quelle del punto c), tra le quali rientra anche il caso in esame, il cui termine non è il 30 giugno ma la data di conclusione delle lezioni disposta da ciascun calendario scolastico regionale.

La circostanza è stata confermata anche dalla Circolare Interministeriale, Prot. MIUR n. 771 del 4/08/2008, la quale ricorda che rientrano tra le supplenze temporanee con retribuzione a carico delle istituzioni scolastiche i contratti a t.d. per la sostituzione del “personale temporaneamente assente e per la copertura di posti resisi disponibili dopo il 31 dicembre”.

La disposizione è stata ulteriormente ribadita dalla nota MIUR 1533 del 5.02.2009 che richiama “l’art.4, comma 2, della legge 3 maggio 1999, n. 124 che tratta dei posti non vacanti resisi di fatto disponibili dopo la data del 31 dicembre, cioè di quei posti la cui disponibilità di fatto consegue generalmente ad una qualche causa interruttiva del precedente rapporto d’impiego (decesso, dimissioni) per i quali gli oneri derivanti dal successivo contratto resosi necessario sono rimessi alla competenza del rispettivo bilancio delle istituzioni scolastiche”.

 

Quando il vicario può sostituire il dirigente assente

 

Quesito del 25/01/2010

Durante gli scrutini, per convocazione del Dirigente Regionale, posso delegare il vicario?

 

Risposta

1) Il collaboratore vicario può legittimamente sostituire il dirigente scolastico in tutte le mansioni proprie della funzione soltanto quando questi è assente dal servizio perché collocato in particolari posizioni di status (assenza per malattia, ferie, ecc.) che gli impediscono di svolgerne i compiti. Nel caso il collaboratore con funzione vicariale assume “ipso facto” le funzioni del dirigente con tutte le connesse responsabilità (esclusa, per l’esercizio limitato nel tempo, la responsabilità dirigenziale). Per questo è necessario che il dirigente dia tempestivamente comunicazione di tale sua assenza al collaboratore vicario e al DSGA che, pertanto, saprà che tutti gli atti, in arrivo e partenza, dovranno essere sottoposti al collaboratore vicario che potrà firmare tutti i provvedimenti (assumendone la responsabilità).

2) Quando invece il dirigente è giuridicamente in servizio, ma non presente in ufficio (o perché impegnato in altra sede o in attività esterna o per altre ragioni, come quella rappresentata di convocazione dal Direttore regionale), i collaboratori sono tenuti a svolgere ordinariamente al di fuori del proprio orario di lezione “gli specifici compiti” nell’ambito delle “funzioni organizzative e amministrative” che il dirigente scolastico ha loro delegato ai sensi dell’art. 25/5 del D.Lgs. 165/2001, come richiamato dall’art. 34 del CCNL/2007 nonché, ove non espressamente delegati, gli eventuali provvedimenti di emergenza a salvaguardia della pubblica incolumità, dell’integrità fisica delle persone e del patrimonio.

In questi casi il vicario non può essere delegato a presiedere gli scrutini, salvo delle classi dove insegna. Tale delega va attribuita, invece, a un docente della classe.

 

Calendario scolastico e “pausa didattica”

 

Quesito del 25/01/2010

In provincia di Imperia vige da anni la settimana di sospensione delle attività didattiche senza scendere ovviamente sotto i 200 giorni.

Per i docenti sta diventando quasi... un diritto. Io lotto da anni ma inutilmente. Sulla Repubblica di domenica 17 gennaio sono apparsi alcuni articoli sulla sua illegittimità: cosa ne pensi?

I docenti devono recuperare le ore di questa settimana? Non sono certo in ferie.

 

Risposta

Preliminarmente occorre precisare che le regioni hanno il potere di “determinare” il calendario scolastico (“Ai sensi dell'articolo 118, comma secondo, della Costituzione, sono delegate alle regioni le seguenti funzioni amministrative: [...] d) la determinazione del calendario scolastico”, D.Lgs. 112/98, art. 138/1 lett, d), mentre le scuole autonome hanno il potere di "adattamento" del calendario regionale ("Gli adattamenti del calendario scolastico sono stabiliti dalle istituzioni scolastiche in relazione alle esigenze derivanti dal piano dell'offerta formativa, nel rispetto delle funzioni in materia di determinazione del calendario scolastico esercitate dalle Regioni”, DPR 275/99, art.5).

Le regioni, inoltre, nell’assumere le proprie determinazioni, hanno un doppio vincolo: quello che discende dal comma 3 dell’art. 74 del D.Lgs. 297/1994 e quello che deriva dall’art. 7 bis del medesimo decreto legislativo. Cioè le Regioni devono prevedere, in aggiunta ai 200 giorni minimi di lezione, “un congruo numero di giorni per lo svolgimento, anche antimeridiano, degli interventi di cui al citato art. 193 bis comma 1” del citato T.U.

Le istituzioni scolastiche, in base al potere di “adattamento” possono variare le date di inizio e termine delle lezioni, ovvero stabilire qualche giorno di chiusura intermedio, ma senza alterare la misura complessiva dell’offerta formativa in termini di attività scolastiche fissati dal calendario regionale. In altri parole la regione non può imporre in via assoluta un divieto allo “spostamento” del periodo delle lezioni, ma la scuola non può a sua volta ridurre la misura dell’offerta scolastica stabilita dalla regione, non potendo estendersi il potere di adattamento al potere di riduzione.

La Giunta Regionale della Liguria, con delibera n. 518 del 30/04/2009, al punto 2 dà atto “che ciascuna Istituzione Scolastica Autonoma, in relazione alle esigenze dell’offerta formativa, può definire eventuali adattamenti del calendario scolastico regionale all’interno dei 208 giorni di attività didattica stabiliti dal presente provvedimento, tenendo conto dei giorni di festa e di vacanza scolastica nello stesso indicati e nel rispetto del numero minimo di 200 giorni di lezione previsto dalla normativa vigente”.

Ma nel preambolo della delibera stessa, la Giunta, dando motivazione della predetta previsione di 208 giorni (“al fine di consentire alle Istituzioni Scolastiche di definire gli adattamenti più opportuni alle esigenze del piano dell’offerta formativa, di prevedere eventuali pause didattiche, nonché per far fronte all’eventuale necessità di sospendere o ridurre il servizio scolastico a causa di eventi imprevedibili”) introduce con la locuzione “pausa didattica” un elemento di confusione e di equivoco, che ha determinato molti contrasti fra gli organi collegiali (in genere Collegio dei docenti e Consiglio di istituto) nonché fra organi collegiali e dirigente scolastico, tenuto ad assicurare la legittimità dell’azione amministrativa e la regolarità del servizio.

Generalmente infatti i Collegi dei docenti  avvalorano la tesi che la “pausa didattica” equivale alla “sospensione di ogni attività didattica” e quindi a giorni di vacanza: gli alunni restano a casa e i docenti non sono tenuti ad alcuna prestazione, né di insegnamento né funzionale all’insegnamento.

Tale interpretazione non appare coerente con le considerazioni generali sviluppate in precedenza secondo le quali, applicate alla delibera della Giunta Regione Liguria, ogni scuola dovrebbe assicurare almeno 200 giorni alle lezioni ordinarie con la possibilità di destinare i residui 8 ad attività didattiche o riconducibili alla didattica (es. viaggi di istruzione) e a compensazioni di prevedibili chiusure della scuola (es. chiusura della scuola per operazioni elettorali, essendo quest’anno previste le elezioni regionali) o imprevedibili (es. sospensione lezioni o chiusura scuola per eccezionali eventi atmosferici).

Non si ignora, tuttavia, che nella prassi di molte scuole della regione, in particolare del primo ciclo,  da anni viene attuata, nei giorni della “pausa didattica”, la sospensione di ogni attività di insegnamento.

 

Permessi per mandato amministrativo in comuni con meno di 15.000 abitanti

 

Quesito del 24/01/2010

Il quesito è relativo all'esonero per mandato politico. Mi riferisco al D.L.vo 267/2000 art. 79, in cui si dice: "I componenti degli organi esecutivi dei comuni, delle province, delle città metropolitane, delle unioni di comuni, delle comunità montane e dei consorzi fra enti locali, e i presidenti dei consigli comunali, provinciali e circoscrizionali, nonché i presidenti dei gruppi consiliari delle province e dei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti, hanno diritto, oltre ai permessi di cui ai precedenti commi, di assentarsi dai rispettivi posti di lavoro per un massimo di 24 ore lavorative al mese, elevate a 48 ore per i sindaci, presidenti delle province, sindaci metropolitani, presidenti delle comunità montane, presidenti dei consigli provinciali e dei comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti".

Mi chiedo se possono godere dell'esonero di 24 ore al mese anche i Vice-sindaci o i sindaci di comuni con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti.

 

Risposta

La risposta va ricercata in un'attenta lettura del comma 4 dell'art. 79 del D.Lgs. 18.8.2000, n. 267, riportata nel quesito.

Il limite dei 15.000 abitanti, come si può vedere attribuendo il giusto valore all'apposizione delle virgole nel testo di cui sopra, non si riferisce ai sindaci, bensì ai "presidenti dei gruppi consiliari delle province e dei comuni"; stesso discorso vale per la parte del comma che fissa un limite di 30.000, riferito non già ai sindaci ma ad altre figure ("presidenti dei consigli provinciali e dei comuni"; si ricorda, di passaggio, che i consigli provinciali e comunali hanno oggi presidenti non coincidenti con la figura del presidente della provincia o, rispettivamente, del sindaco del comune). Peraltro, la previgente normativa (art. 4 della Legge 27.12.1985, n. 816) prevedeva per tutti i sindaci, indipendentemente dal numero degli abitanti del comune, la possibilità di fruire del permesso di 48 ore lavorative retribuite per mese.

L'art. 38 del CCNL/2007 richiama le disposizioni normative qui citate e fissa le modalità operative di fruizione dei permessi da parte del personale docente che si trovi nelle condizioni previste dalle norme stesse.

In sintesi, il personale della scuola e i dipendenti pubblici in genere chiamati a ricoprire cariche pubbliche nelle amministrazioni degli enti locali che non beneficiano o che non possono beneficiare del collocamento in aspettativa non retribuita prevista dell’art. 81 del D.Lgs. stesso, possono fruire dei permessi retribuiti e non retribuiti di cui all'art. 79.

Essi, anche nei comuni con meno di 15.000 abitanti, hanno diritto alla fruizione di un permesso per l'intera giornata in cui sono convocati i rispettivi consigli o per partecipare alle riunioni degli organi di cui fanno parte per la loro effettiva durata. Il diritto di assentarsi comprende il tempo per raggiungere il luogo della riunione e rientrare al posto di lavoro. Nel caso in cui i consigli si svolgano in orario serale e si concludano prima della mezzanotte gli interessati hanno diritto a non riprendere il servizio prima delle ore 8 del giorno successivo. Qualora invece i lavori del consiglio si dovessero protrarre oltre la mezzanotte hanno diritto di assentarsi per l'intera giornata successiva.

Essi, inoltre, hanno diritto di assentarsi dai rispettivi posti di lavoro per un massimo di 24 ore lavorative al mese e ad ulteriori permessi non retribuiti fino a un massimo di 24 ore lavorative mensili, qualora risultino necessari all'espletamento del mandato.

 

Graduatoria individuazione docenti soprannumerari

 

Quesito del 24/01/2010

Sto procedendo ad emanare la circolare per l'individuazione degli eventuali docenti soprannumerari. Ho due dubbi in merito:

1. per il calcolo del punteggio vanno allegate le tre schede dell'Allegato D del CCNI Mobilità 2009/2010?

2. La fruizione della 104 è titolo di precedenza? (nell'allegato D vengono assegnanti 6 punti a questa esigenza di famiglia).

 

Risposta

La graduatoria per l'individuazione dei docenti soprannumerari va compilata secondo le norme contenute nell'art. 23 del CCNI sottoscritto il 12/02/2009 (non essendo ad oggi ancora sottoscritto il nuovo contratto per il prossimo a.sc.).

In specie, il comma3 prescrive: “I dirigenti scolastici, entro i 15 giorni successivi alla scadenza delle domande di trasferimento, formulano e affiggono all’Albo le graduatorie per l'individuazione dei soprannumerari in base alla sopracitata tabella con le precisazioni concernenti i trasferimenti d'ufficio, tenendo presente che debbono essere valutati soltanto i titoli in possesso degli interessati entro il termine previsto per la presentazione della domanda di trasferimento. Ai fini dell'esclusione dalla graduatoria d'istituto per l'identificazione dei perdenti posto da trasferire d'ufficio dei soggetti beneficiari delle precedenze di cui ai punti I), III), V) e VII) dell'art.7 – sistema delle precedenze - del Titolo I del presente contratto, debbono essere prese in considerazione le situazioni che vengano a verificarsi entro i termini di presentazione delle domande di trasferimento previsti dall'O.M. sulla mobilità del personale della scuola. Qualora l'interessato non abbia provveduto a dichiarare o a documentare i titoli valutabili ai fini della formazione della graduatoria di cui sopra, il dirigente scolastico provvede d'ufficio all'attribuzione del punteggio spettante sulla base degli atti in suo possesso. A parità di punteggio, la precedenza è determinata in base alla maggiore età anagrafica”.

In ordine alle specifiche domande si precisa:

1) La scheda di valutazione contenuta nell'Allegato D è la Tabella “A di valutazione dei titoli ai fini dei trasferimenti a domanda e d'ufficio del personale docente ed educativo”.

2) La fruizione della legge 104/92 per sé o per i famigliari (di cui all'art. 7, punto I “Disabilità e gravi motivi di salute”, punto III “Personale disabile e personale che ha bisogno di particolari cure continuative” e punto V “Assistenza al coniuge, ed al figlio disabile, ovvero assistenza del figlio unico al genitore disabile”), comporta l'esclusione del docente che ne beneficia dalla graduatoria dei soprannumerari.

 

Iscrizione in corso d'anno di alunna italiana che proviene dall'estero

 

Quesito del 24/01/2010

Mi permetto di sottoporre un quesito per un problema che devo risolvere con la massima urgenza: studentessa con cittadinanza italiana frequenta una scuola in Svizzera (classe seconda corrispondente alla nostra scuola superiore).

Per ragioni familiari chiede in questo periodo dell'anno di essere ammessa alla classe terza (Erica). Il piano di studio della scuola svizzera corrisponde, ma nei due anni precedenti (vale a dire la prima e la seconda superiore secondo la scansione italiana) il piano di studi della scuola svizzera non prevedeva Diritto e trattamento testi (materia che non sono comunque più presenti anche nell'Erica in terza).

Che fare? E possibile un'ammissione alla classe terza anche in presenza materia mancanti per le due classi precedenti?

 

Risposta

Se l'alunna in questione fosse una cittadina straniera sarebbe agevolata poiché esiste una specifica normativa che regola l'iscrizione di alunni stranieri alle scuole italiane. Infatti le “Linee guida per l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri”, trasmesse con la nota del MIUR – Direzione Generale per lo studente - prot.829/A6 del 16/02/2006, costituiscono ancora il punto di riferimento per trattare tutti i problemi relativi. Vedi la pagina web http://www.pubblica.istruzione.it/news/2006/allegati/cm24_06all.pdf

All’atto dell’iscrizione, devono essere richiesti i documenti appresso elencati:

a) Permesso di soggiorno e documenti anagrafici

Il permesso di soggiorno viene rilasciato direttamente all’alunno straniero che abbia compiuto il 14° anno d’età, in caso contrario ad uno dei due genitori.

Per i documenti anagrafici (carta di identità, codice fiscale, certificato di nascita, atto di cittadinanza) la recente normativa estende ai cittadini stranieri, regolarmente soggiornanti, il diritto all’autocertificazione (Leggi n. 15/68 e n. 127/97, D.P.R. n. 403/98), fermo restando il dovere di esibire il documento di riferimento, se richiesto e se reperibile agli atti di uffici italiani.

b) Documenti scolastici

E’ richiesto il certificato attestante gli studi compiuti nel paese d´origine, o la dichiarazione del genitore dell’alunno o di chi ha la responsabilità del minore, attestante la classe e il tipo d´istituto frequentato. Il dirigente scolastico, per le informazioni e le conferme del caso, può prendere contatto con l´autorità diplomatica o consolare italiana che rilascia una dichiarazione sul carattere legale della scuola estera di provenienza dell’alunno.

Sarà il consiglio della classe in cui lo studente straniero chiede di essere inserito ad esaminare i titoli di studio da lui posseduti e verificarne la congruenza, in termini di programmi e di contenuti svolti, con la classe nella quale lo studente verrà inserito. In genere il numero di anni di scolarità effettuata nel paese d’origine consente l’inserimento nella classe corrispondente della scuola italiana (otto anni di scolarità consentono l’iscrizione in prima scuola secondaria di II grado, nove in seconda, ecc.). Il tipo di scuola dovrà essere congruente con la pregressa scolarità (ad esempio, studi tecnici industriali consentono preferibilmente l’iscrizione in un istituto tecnico industriale, studi tecnici commerciali in un istituto tecnico commerciale, e così via). I consigli di classe nello specifico stabiliranno quali parti di programmi dovranno essere eventualmente recuperati dagli interessati, programmando eventuali idonee iniziative di recupero (nel caso specifico Diritto e Trattamento testi, qualora le altre discipline studiate dall'interessata corrispondano al percorso di studi previsto per il corso Erica).

 

Il caso di una cittadina italiana che sta compiendo studi all'estero e che per gravi ragioni familiari chiede di iscriversi in una scuola italiana può essere assimilato, per analogia, al precedente?

Si ignora l'esistenza di specifiche norme al riguardo, pertanto si ritiene che l'alunna in questione possa essere trattata alla stessa stregua. Altrimenti essa, costretta si presume per problemi irrisolvibili a trovarsi in questa situazione, dovrebbe essere privata del diritto allo studio, costituzionalmente garantito?

Solo il riconoscimento dei titoli di studio finali conseguiti all'estero sono regolati da una disciplina specifica (artt. dal 377 al 393 del D.Lgs. 297/94). Ma il caso proposto non rientra in quelli non essendo l'alunna in possesso di titolo di studio finale.

 

Denuncia all'Inps di rinuncia immotivata a contratti del personale beneficiario di precedenza assoluta

 

Quesito del 23/01/2010

Vorrei porre un quesito relativo alla Circolare INPS 16 dicembre 2009 n. 125: l'obbligo di segnalazione all'INPS della rinuncia di un docente a una proposta di incarico riguarda tutti gli aspiranti o solo i docenti inseriti nelle graduatorie permanenti? Nella fattispecie preciso che ho proposto a un docente in terza fascia una cattedra intera fino al termine delle lezione. Il docente ha rifiutato la proposta dichiarando di percepire una indennità di disoccupazione e sostiene che non sia necessaria la comunicazione di rinuncia all'INPS. Come agire?

 

Risposta

La circolare INPS 16/12/2009 n. 125 è volta a normare la Convenzione 5/08/2009 fra INPS, MIUR e Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche sociali relativa al personale docente e ATA, già destinatario nell’anno scolastico 2008/2009 di contratto di supplenza annuale o fino al termine delle attività didattiche, che non ha avuto, nel corrente anno scolastico, la possibilità di stipulare analogo contratto, a seguito degli interventi di razionalizzazione della spesa previsti dall’art. 64 del decreto legge 112/2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 133/2008.

A detto personale spetta, per i periodi di utilizzo, il trattamento economico previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro del comparto scuola, da corrispondersi a carico dello stato di previsione del bilancio del MIUR, con riferimento alle ore di servizio effettivamente svolte.

Per i periodi di “non lavoro” durante l’anno solare, il personale precario docente e ATA avrà diritto all’indennità ordinaria di disoccupazione.

E’ intervenuto, successivamente, il Decreto Legge n. 134/2009 il quale prevede che “l’amministrazione scolastica assegni le supplenze, con precedenza assoluta ed a prescindere dall’inserimento nelle graduatorie di Istituto, al personale inserito nelle graduatorie ad esaurimento.

L’amministrazione scolastica può promuovere, in collaborazione con le Regioni, progetti della durata di tre mesi, prorogabili a otto, da realizzarsi prioritariamente mediante l’utilizzo dei lavoratori precari della scuola, percettori dell’indennità di disoccupazione, a cui può essere corrisposta un’indennità di partecipazione a carico delle risorse messe a disposizione delle Regioni”.

I soggetti interessati sono i docenti e gli ATA delle Istituzioni Scolastiche già titolari di un contratto di supplenza annuale o sino al termine delle attività didattiche nell’anno scolastico 2008/2009 che non otterranno un analogo nuovo contratto nell’anno scolastico 2009/2010. Come è noto questi lavoratori sono assicurati contro la disoccupazione involontaria ed ai medesimi, ricorrendone le condizioni, spetta l’indennità di disoccupazione ordinaria.

Ai sensi dell’art. 19 comma 10 del D.L. n. 185/2008, convertito nella Legge n. 2/2009 nonché del punto 4 della Convenzione citata per beneficiare della prestazione, il lavoratore deve sottoscrivere la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro o ad un percorso di riqualificazione professionale, pena la relativa decadenza utilizzando l’apposito campo del modello di domanda.

Per ottenere la prestazione di disoccupazione, i lavoratori devono presentare la domanda utilizzando l’apposito modello DS21, scaricabile dal sito www.inps.it.

Le singole Istituzioni Scolastiche, al fine di garantire la regolarità della erogazione della prestazione da parte dell’INPS, devono tempestivamente comunicare all’Istituto, attraverso UNILAV ed Emens, come prevede il punto 3 della convenzione, il conferimento di supplenze temporanee di qualsiasi durata e la data di cessazione delle medesime.

E’ data facoltà, comunque, al lavoratore, di comunicare alla Struttura INPS di residenza, la supplenza o la cessazione della medesima.

Inoltre, le Istituzioni Scolastiche, devono tempestivamente comunicare alla Struttura INPS di residenza del lavoratore, in via cartacea ed in attesa di concordare le modalità per lo scambio telematico dei flussi informativi, i casi di rifiuto immotivato delle offerte di contratti di supplenza temporanea, con l’indicazione dei dati anagrafici del lavoratore (compreso il codice fiscale), e della data del rifiuto.

Il mancato puntuale invio di dette informazioni per l’aggiornamento degli archivi sopra indicati, può comportare, ai sensi dell’articolo 12, comma 3 del D.I. 19 maggio 2009, responsabilità per danno erariale.

Tuttavia, la nota MIUR 19232 del 17/12/2009 precisa che la rinuncia, la mancata presa di servizio e l'abbandono “producono effetti sanzionatori (impossibilità di stipulare ulteriori contratti dalla fascia prioritaria per tutte le graduatorie comprese nell’elenco prioritario), mentre sono senza effetti e quindi la sanzione non si applica, nei casi previsti dall’art. 5, commi 3 e 4 del DM 82/09 [“3) Nessuna penalizzazione viene applicata nel caso in cui il personale rinunci alla supplenza, anche in corso, per accettare un incarico annuale o fino al termine delle attività didattiche resosi disponibile successivamente o in quanto destinatario di progetti ai sensi di specifiche convenzioni stipulate tra questo Ministero e le Regioni. 4) Nessuna penalizzazione viene applicata, altresì, in caso di rinuncia per l’essere impegnati nell’espletamento di supplenza temporanea conferita in virtù di legittima inclusione nelle graduatorie di circolo o di istituto”], o dall’art. 8 commi 2 e 3 del Regolamento sul conferimento delle supplenze (D.M. 131/07) [“2. Il personale che non sia già in servizio per supplenze di durata sino al termine delle lezioni od oltre ha facoltà, nel periodo dell’anno scolastico che va fino al 30 di aprile, di risolvere anticipatamente il proprio rapporto di lavoro per accettarne un altro di durata sino al termine delle lezioni od oltre. 3. Il personale in servizio per supplenza conferita sulla base delle graduatorie di istituto ha comunque facoltà di lasciare tale supplenza per accettarne altra attribuita sulla base delle graduatorie ad esaurimento”], ovvero nei casi specificati dall’ultimo capoverso del punto 4) della nota prot. n. 19212 del 17 dicembre 2009 [“nel caso l’indennità di disoccupazione sia fissata al 60% della retribuzione percepita per orario intero nell’anno scolastico precedente, si possono rifiutare, nella scuola secondaria di I e II grado sino a 10 ore, nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, fino a 14 ore e, per il personale ATA, fino a 21 ore”].

Se il docente del quesito è beneficiario di precedenza assoluta non pare rientrare in nessuno dei casi di mancata penalizzazione per rinuncia alla supplenza di una cattedra intera. Si ritiene pertanto che la sua rinuncia sia immotivata e vada non solo segnalata all'Inps, ma comporti anche le conseguenze stabilite dall'art. 5, commi 1 e 2 del D.M. 82/09: “1. Il personale che produce istanza ai sensi del presente decreto è obbligato ad accettare qualunque proposta di supplenza, all’interno delle preferenze espresse nella domanda, salvo quella che, ai sensi del precedente articolo, viene offerta in corso di altro contratto. 2. La rinuncia immotivata o senza giustificato motivo a una proposta di contratto comporta la decadenza dal diritto ad essere interpellato per ulteriori proposte di contratto secondo le procedure di cui al presente decreto, la conseguente perdita del diritto all’attribuzione del punteggio relativo all’anno scolastico, salvo il diritto all’attribuzione di quello maturato in ragione del servizio effettivamente svolto, nonché la perdita del diritto all’indennità di disoccupazione di cui all’art. 1 quinquies del decreto legge 5 ottobre 2004, n. 249, convertito con modificazioni dalla legge 3 dicembre 2004, n. 291, eventualmente percepita”.

 

Come pagare i progetti della scuola inseriti nel POF

 

Quesito del 21/01/2010

Desidero porre due quesiti che hanno a che fare con il pagamento delle attività eccedenti svolte dal personale interno:

1. Nel mio istituto era consuetudine retribuire il DSGA per alcune prestazioni (in particolare quelle connesse al trattamento dei dati personali) attraverso fondi ricavati dal funzionamento amministrativo generale della scuola, in quanto all’epoca l’accesso al Fondo d’Istituto era limitato per il DSGA alle 100 ore di straordinario (possibilità ora abolita dall’ultima sequenza contrattuale). La stessa procedura veniva utilizzata anche per i compensi al docente che gestisce la rete informatica dell’istituto e all’assistente tecnico che lo coadiuva. A me è sempre parso che questa procedure fosse illecita, perché di fatto aggira quanto previsto dal CCNL, eludendo la contrattazione dei compensi con la RSU o addirittura prevedendo compensi là dove il CCNL li esclude (come nel caso del DSGA). Ho quindi evitato fino a oggi di far ricorso a pagamenti a personale interno a carico del Funzionamento amministrativo generale.

Oggi però mi trovo in difficoltà a far quadrare i conti del Fondo d’Istituto e quindi mi farebbe comodo effettuare qualche pagamento come si usava nel passato della scuola. Chiedo però se ciò può essere considerato lecito o se invece non lo è, come purtroppo suppongo;

2. Vorrei sapere se è possibile retribuire con il Fondo d’Istituto l’autoformazione che un gruppo di docenti sta effettuando per studiare nuovi programmi di gestione dei siti informatici, in vista della ristrutturazione del sito dell’istituto che è ormai improrogabile. Qualora ciò fosse possibile: qual è la norma che lo consente? Esistono limiti o vincoli per il pagamento dell’autoformazione?

 

Risposta

Le indennità e i compensi a carico del fondo d’istituto sono quelli previsti dall'art. 88 del CCNL/2007.

In merito ai finanziamenti e all'utilizzo del FIS può essere utile avere presente la recente C.R. n. 367 del 19/11/2009, soprattutto là dove sinteticamente precisa: “Da una lettura sistematica del 2 comma dell’art. 1 del D.I. 44/2001, dell’art. 2 comma 3 del D.M. n. 21/2007 nonché dei commi 3 e 4 dell’art. 83 del CCNL 2002/2005 emerge come  le risorse finanziarie assegnate e iscritte nelle Entrate – aggregato 02 – voce 01 del programma annuale delle istituzioni scolastiche potranno essere utilizzate dalle scuola senza ulteriori vincoli di destinazione oltre quelli derivanti dalla vigente normativa contrattuale, per quanto riguarda il Fondo di Istituto, e da obbligazioni giuridiche già assunte da parte delle scuole medesime.

Con riferimento all’oggetto ne consegue, in estrema sintesi, che i fondi di cui all’art. 2 comma 3 del D.M. n. 21/2007, all’art. 22 comma 6 della legge 448/2001, nonché le  economie sul fondo di istituto dell’anno restano vincolate  per compensare le fattispecie retribuite con il fondo d’istituto”.

Si ritiene che tutte le attività previste nel quesito possano essere gestite con specifici progetti del POF descritti in apposite schede finanziarie (all. B) del programma annuale. I compensi previsti nei progetti sono soggetti alla contrattazione integrativa di istituto.

a) L'impegno del DSGA nell'ambito della legge sulla privacy (D.Lgs. 196/03) all'interno della scuola potrebbe essere retribuito con i fondi messi a disposizione per uno specifico progetto del POF (esempio: progetto privacy).

La misura del compenso va adeguatamente ponderata sulla base delle attività che sono indicate nell'atto di nomina a responsabile. Si evidenzia come, una volta "messa a norma" l'Istituzione scolastica, il numero di ore necessarie all'espletamento dell'attività di responsabile va progressivamente a diminuire, in quanto si tratta di attività di controllo e aggiornamento del lavoro fatto. Il "grosso" del lavoro sta soprattutto nell'impianto delle misure necessarie, fatto all'inizio.

Poiché la riformulazione dell’art. 89 del CCNL/2007 operata in sede di sequenza contrattuale del 25/07/2008 ha escluso totalmente i DSGA dall’accesso al FIS, i fondi per il relativo pagamento possono essere individuati in contributi da privati, Banca, donazioni e sponsorizzazioni, o finanziamenti da enti locali su specifico progetto.

b) Anche l'incarico conferito al docente che gestisce la rete informatica dell’istituto e all’assistente tecnico che lo coadiuva e i compensi loro destinati potrebbe essere oggetto di uno specifico progetto del POF descritto in una scheda finanziaria del programma annuale. I compensi sono a carico del FIS.

c) Alla stessa stregua andrebbe trattato il progetto di autoformazione del gruppo di docenti che si dedicano allo studio dei nuovi programmi di gestione dei siti informatici. Anche in questo caso i compensi sono a carico del FIS.

 

Esame preliminare dei candidati privatisti

 

Quesito del 21/01/2010

Al mio Liceo viene assegnata, per l'esame nell'indirizzo socio psico pedagogico, una candidata esterna ventiseienne in possesso di diploma di liceo classico e di laurea magistrale in lettere.

Deve a tuo avviso sostenere l'esame preliminare (sul programma di cinque anni ovviamente) nelle discipline non affrontate durante il suo corso di studi?

 

Risposta

Il D.L. 25/09/2009 n. 134, convertito dalla legge 24/11/2009 n. 167, all'art. 1-quinquies prevede una modifica dell'articolo 2, comma 3, della legge 10/12/1997 n. 425, concernente l’esame di stato della scuola secondaria di II grado.

Pertanto il testo integrale dell'art. 2, comma 3 della legge 425/97 risulta il seguente:

“Fermo restando quanto disposto dall'articolo 7, l'ammissione dei candidati esterni che non siano in possesso di promozione all'ultima classe è subordinata al superamento di un esame preliminare inteso ad accertare la loro preparazione sulle materie previste dal piano di studi dell'anno o degli anni per i quali non siano in possesso della promozione o dell'idoneità alla classe successiva. Si tiene conto anche di crediti formativi eventualmente acquisiti. Il superamento dell'esame preliminare, anche in caso di mancato superamento dell'esame di Stato, vale come idoneità all'ultima classe. L'esame preliminare è sostenuto davanti al consiglio della classe dell'istituto statale collegata alla Commissione alla quale il candidato è stato assegnato; il candidato è ammesso all'esame di Stato se consegue un punteggio minimo di sei decimi in ciascuna delle prove cui è sottoposto” (art. 2, comma 3 originario della legge 425/97).

"Sostengono altresì l’esame preliminare, sulle materie previste dal piano di studi dell’ultimo anno, i candidati in possesso di idoneità o di promozione all’ultimo anno che non hanno frequentato il predetto anno ovvero che non hanno comunque titolo per essere scrutinati per l’ammissione all’esame" (art. 1-quinquies della legge 167/09).

La disposizione è stata richiamata ancora dalla nota MIUR n. 236 del 14/01/2010.

E' stato pertanto introdotto l’obbligo per i candidati privatisti, pur provvisti di idoneità alla classe quinta ma che non hanno frequentato l’ultimo anno o che non hanno comunque titolo per essere scrutinati per l'ammissione all'esame, di sostenere l’esame preliminare sulle relative materie.

Questa normativa ovvia alla precedente disparità di trattamento nell’ammissione all’esame tra i candidati esterni non in possesso di idoneità e promozione all’ultimo anno, che dovevano sostenere l’esame preliminare anche sulle materie della classe quinta, e i candidati esterni muniti di tale requisito che, invece, venivano ammessi “di diritto” all’esame stesso; come disparità si poteva anche ravvisare fra questi ultimi e i candidati interni, per i quali vige l’obbligo dell’ammissione all’esame da parte del CdC in relazione ai risultati conseguiti durante l’anno scolastico, previo superamento dei debiti pregressi.

Pertanto,

1) i candidati in possesso di idoneità o promozione all'ultimo anno che non hanno frequentato il predetto anno ovvero comunque non hanno titolo per essere scrutinati per l'ammissione all'esame devono sostenere l'esame preliminare su tutte le materie di studio previste dal piano di studi dell'ultimo anno, oltre a quello relativo alle discipline degli anni precedenti l'ultimo non previste dal percorso scolastico di ciascuno;

2) stando alla lettera del nuova norma (“ovvero che non hanno comunque titolo per essere scrutinati per l’ammissione all’esame”), anche il candidato privatista già in possesso di maturità o di laurea dovrebbe sostenere l'esame preliminare di tutte le materie previste nel piano di studi della quinta classe della nuova maturità cui aspira, oltre che sulle materie e sulle parti di programma delle classi  precedenti non coincidenti con quelle del corso già seguito.

Riteniamo tuttavia che sarebbe equo, perché conforme a buon senso e al principio ormai consolidato nell'ordinamento del riconoscimenti dei crediti, che dall'esame preliminare venissero escluse le materie già presenti nel corso di studio relativo alla maturità conseguita (ad es. italiano, storia, filosofia per chi possiede una maturità classica o una laurea in lettere), perché costituirebbe un duplicato inutile un esame preliminare su conoscenze ampiamente verificate.

Ovviamente, per confermare pienamente l’orientamento qui esplicitato occorrerà attendere l’emanazione dell’annuale ordinanza ministeriale sugli esami di Stato che, relativamente ai prossimi esami, dovrà recepire la nuova norma legislativa, ma l’invio tempestivo della nota ministeriale n. 236 – che comprensibilmente si limita a richiamare l’attenzione sulla medesima – sembra in qualche modo anticipatamente confermare che l’applicazione della norma dovrà essere rigorosa.

 

Assenza di candidati alle elezioni suppletive RSU

 

Quesito del 20/01/2010

A fronte della situazione di assenza di candidati per le elezioni suppletive RSU, oltre la necessaria elezione che dovrà essere riproposta dalle OO.SS., si chiede di evidenziare gli ulteriori effetti che ne derivino. Grazie.

 

Risposta

L'art. 7 dell'Accordo Quadro per la costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie del 7 agosto 1998, prevede:

“1. I componenti della RSU restano in carica per tre anni, al termine dei quali decadono automaticamente con esclusione della prorogabilità.

2. In caso di dimissioni di uno dei componenti, lo stesso sarà sostituito dal primo dei non eletti appartenente alla medesima lista.

3. Le dimissioni e conseguenti sostituzioni dei componenti le RSU non possono concernere un numero superiore al 50% degli stessi, pena la decadenza della RSU con conseguente obbligo di procedere al suo rinnovo, secondo le modalità previste dal presente Regolamento”.

Se non è possibile procedere alla sostituzione per assenza di candidati per le elezioni suppletive, in considerazione che il D.Lgs. 150/2009 ha prorogato di un anno le RSU e le prossime elezioni dovranno svolgersi entro il 30 novembre 2010, per quanto riguarda la conduzione delle relazioni sindacali di istituto soccorre la nota ARAN 22 maggio 2001 n. 3072 (ripresa anche dalla nota ARAN 3072 dell’8/04/2004) che così si esprime: “In tal caso (decadenza della RSU nel corso del triennio ed eventuale proroga, come si è verificato in virtù del D.Lgs. 150/2009) occorre fare riferimento a quanto stabilito nell’Accordo di interpretazione autentica del 13 febbraio 2001 che prevede: a) la rielezione della RSU entro i cinquanta giorni immediatamente successivi alla decadenza; b) nell’attesa, la prosecuzione delle relazioni sindacali con le organizzazioni di categoria firmatarie del CCNL e con gli eventuali componenti della RSU rimasti in carica; c) la possibilità che, nel periodo di cui al punto precedente, si possa pervenire alla sottoscrizione dei contratti integrativi con i componenti della RSU rimasti in carica e le organizzazioni di categoria sopracitate”.

Pertanto, in attesa che vengano indette le prossime elezioni previste entro il 30 novembre 2010 (sempre che nel frattempo le OO.SS. non indicano ulteriori elezioni suppletive), il dirigente potrà continuare le relazioni sindacali di istituto con gli eventuali membri della RSU risultanti e con le OO.SS. firmatarie del CCNL.

 

Termini di iscrizione dei bambini alla scuola primaria

 

Quesito del 19/01/2010

Un genitore mi chiede di poter accettare come uditore nella classe prima il figlio nato oltre il termine 30 aprile 2005 previsto per gli anticipatari (precisamente nel luglio 2005). Intende poi, al termine dell'anno, fargli sostenere l'esame di idoneità per la seconda. Come rispondere a tale richiesta?

Grazie.

 

Risposta

L'art. 4 del DPR 89/2009 prescrive:

“1. Sono iscritti alla scuola primaria le bambine e i bambini che compiono sei anni di età entro il 31 dicembre dell'anno scolastico di riferimento.

2. Possono, altresì, essere iscritti alla scuola primaria, su richiesta delle famiglie, le bambine e i bambini che compiono sei anni di età entro il 30 aprile dell'anno scolastico di riferimento”.

La C.M. n. 4 del 15/01/2010, relativa alle iscrizioni alle scuole dell'obbligo per l'a.sc. 2010/2011 prevede: “I genitori o i soggetti esercenti la potestà genitoriale debbono iscrivere alla classe prima della scuola primaria i bambini che compiono sei anni di età entro il 31 dicembre 2010. Gli stessi hanno la possibilità di iscrivere anticipatamente anche i bambini che compiono sei anni di età entro il 30 aprile 2011. A tale ultimo riguardo, per una scelta attenta e consapevole, i genitori si avvalgono anche delle indicazioni e degli orientamenti forniti dai docenti delle scuole dell’infanzia frequentate dai propri figli”.

Pertanto la richiesta di iscrizione anticipata alla scuola primaria di un bambino nato nel luglio 2005 non può essere accolta, nemmeno quale “uditore”, poiché questa figura non è ammessa nell'ordinamento della scuola pubblica (“Non […] sono ammessi uditori”, R.D. 4/05/1925, n. 653 art. 1).

La C.M. 32 del 13/03/2009 relativa agli esami di idoneità per l'a.sc. 2009/10 prescriveva: “Le iscrizioni agli esami di idoneità per le classi seconda, terza, quarta e quinta della scuola primaria e per il primo anno della scuola secondaria di primo grado sono consentite ai candidati privatisti che abbiano compiuto o compiano entro il 31 dicembre 2009, rispettivamente, il sesto, il settimo, l’ottavo, il nono e il decimo anno di età. Gli esami di idoneità si svolgono dinanzi alla commissione composta da tre insegnanti nominati dal dirigente tra i designati dal collegio dei docenti”.

Per il 2010/11 pertanto, possono sostenere esami di idoneità alla classe seconda della scuola primaria i bambini che compiano entro il 31 dicembre 2010 il sesto anno di età o anticipatamente anche quelli che compiono sei anni di età entro il 30 aprile 2011.

Il bambino nato nel luglio 2005 non rientra tra costoro e pertanto non può nemmeno sostenere gli esami di idoneità alla classe seconda per l'a.sc. 2010/11.

 

 

Durata del rinnovo dell'incarico dirigenziale

 

Quesito del 19/01/2010

Avrei bisogno di una informazione circa la mia destinazione dal prossimo anno, dato che finisce il triennio per cui avevo firmato il contratto.

Poniamo che io scelga di rimanere nella mia sede attuale: questa eventuale scelta è inevitabilmente di nuovo triennale?

Grazie.

 

Risposta

La risposta è affermativa, infatti gli incarichi dirigenziali vengono conferiti ai sensi dell'art. 11 del CCNL Area V del 11/04/2006, che al comma 4 precisa: “L’incarico è conferito dal Direttore scolastico regionale nell'ambito della dotazione dei rispettivi ruoli regionali della dirigenza con le modalità e alle condizioni previste dal D.Lgs. n.165/2001. Ai dirigenti scolastici utilizzati presso l'Amministrazione centrale e regionale gli incarichi sono conferiti dai responsabili dei relativi Uffici.

Esso ha la durata minima di tre anni e massima di cinque, decorrendo comunque dall’inizio dell’anno scolastico o accademico.

In via eccezionale l’incarico o il rinnovo può essere di durata inferiore a tre anni nel caso di collocamento a riposo del dirigente in data antecedente ai predetti tre anni”.

 

Il diritto alla formazione dei docenti non deve penalizzare gli studenti

 

Quesito del 18/01/2010

Un insegnate mi ha chiesto di frequentare un corso di aggiornamento di più giorni senza recuperare le ore impiegate. Effettivamente l'art 64 comma 5 del CCNL, che norma la formazione e l'aggiornamento, prevede questa modalità. Come conciliare però il comma 5 con il comma 2 del medesimo articolo? Viste le cattive acque in cui navighiamo in merito alle sostituzioni come possiamo autorizzare l'assenza dalle lezioni?

Grazie.

 

Risposta

L'art. 64/2 del CCNL/2007 stabilisce il principio generale che “Le iniziative formative, ordinariamente, si svolgono fuori dell'orario di insegnamento”.

Un'eccezione ad esso è contenuta nel comma 5: “Gli insegnanti hanno diritto alla fruizione di cinque giorni nel corso dell’anno scolastico per la partecipazione a iniziative di formazione con l’esonero dal servizio e con sostituzione ai sensi della normativa sulle supplenze brevi vigente nei diversi gradi scolastici”.

Tuttavia compete al dirigente scolastico stabilire i criteri per la fruizione del permessi per l'aggiornamento (comma 13), di cui fornisce un'informazione preventiva in sede di contrattazione di istituto ai sensi dell'art. 6/2 lett. d) del contratto medesimo.

Questi criteri dovranno anche stabilire le modalità di conciliazione del diritto all'aggiornamento con quello altrettanto cogente degli studenti alla formazione completa in termini di quantità e qualità del servizio loro dovuto. Potranno pertanto essere stabiliti principi di flessibilità dell'orario di lavoro dei docenti, con loro eventualmente anche concordati, che garantiscano la fruizione dell'aggiornamento senza privare gli alunni delle lezioni.

 

Indennità sostitutiva del preavviso

 

Quesito del 18/01/2010

Sono un docente a tempo indeterminato a cui, con decreto del Dirigente Scolastico è stato risolto il rapporto di lavoro per inidoneità fisica permanente a decorrere dal 17/02/2009. Preciso che non ho superato il periodo di comporto ma sono stato dichiarato permanentemente inidoneo all'insegnamento per inidoneità fisica permanente. Ho richiesto l'indennità sostitutiva del preavviso. Il dirigente scolastico in prima istanza ha emesso il decreto con cui mi veniva concessa la suddetta indennità, successivamente ha ritirato il decreto con la motivazione che in allegati le invio. Desidero sapere se l'indennità di cui all'oggetto mi spetta e in base a quale normativa, e cosa debbo fare per ottenerla.

 

Risposta

Il CCNL/2007, all'art. 23 (“Termini di preavviso”), precisa:

“1. In tutti i casi in cui il presente contratto prevede la risoluzione del rapporto con preavviso o con corresponsione dell'indennità sostitutiva dello stesso, i relativi termini sono fissati come segue:

- 2 mesi per dipendenti con anzianità di servizio fino a 5 anni;

- 3 mesi per dipendenti con anzianità di servizio fino a 10 anni;

- 4 mesi per dipendenti con anzianità di servizio oltre 10 anni”.

L'art. 17/4 prevede l'indennità sostitutiva di preavviso alle condizioni indicate nei precedenti commi 1-3, che si riportano qui di seguito integralmente:

“1. Il dipendente assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di diciotto mesi. Ai fini della maturazione del predetto periodo, si sommano, alle assenze dovute all'ultimo episodio morboso, le assenze per malattia verificatesi nel triennio precedente.

2. Superato il periodo previsto dal comma 1, al lavoratore che ne faccia richiesta è concesso di assentarsi per un ulteriore periodo di 18 mesi in casi particolarmente gravi, senza diritto ad alcun trattamento retributivo.

3. Prima di concedere su richiesta del dipendente l'ulteriore periodo di assenza di cui al comma 2 l'amministrazione procede all'accertamento delle sue condizioni di salute, per il tramite del competente organo sanitario ai sensi delle vigenti disposizioni, al fine di stabilire la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro.

4. Superati i periodi di conservazione del posto previsti dai commi 1 e 2, oppure nel caso che, a seguito dell'accertamento disposto ai sensi del comma 3, il dipendente sia dichiarato permanentemente inidoneo a svolgere qualsiasi proficuo lavoro, l'amministrazione può procedere, salvo quanto previsto dal successivo comma 5, alla risoluzione del rapporto corrispondendo al dipendente l'indennità sostitutiva del preavviso.

5. Il personale docente dichiarato inidoneo alla sua funzione per motivi di salute può a domanda essere collocato fuori ruolo e/o utilizzato in altri compiti tenuto conto della sua preparazione culturale e professionale. Tale utilizzazione è disposta dal Direttore regionale sulla base di criteri definiti in sede di contrattazione integrativa nazionale”.

Il periodo definito comunemente “periodo di comporto” è quello durante il quale vige il divieto di licenziamento del lavoratore, assente per malattia o infortunio, ai sensi e per gli effetti dell'art. 2110 del Codice civile; esso viene stabilito dai contratti collettivi, che per la scuola è quello precisato dall'art. 17 su riportato.

Se il nostro corrispondente non ha superato il periodo di comporto prima della risoluzione del rapporto di lavoro per inidoneità fisica permanente, non ha titolo all'indennità sostitutiva del preavviso.

Ciò è stato anche precisato da un'interpretazione autentica dell'ARAN dell'art. 23 del CCNL 4/08/1995 Comparto scuola del 7/04/2003: “L'istituto giuridico della dispensa dal servizio per assoluta e permanente inidoneità fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro, prevista dall'art. 512 del TU 297/1994, non è stata disapplicato dall'art.23, commi 1,2,3 e 4, del CCNL 4-8-1995 del comparto scuola. Infatti quest'ultimo articolo ha solamente stabilito, aggiuntivamente rispetto al dettato del citato art. 512 del TU 297/1994, che, ricorrendo l'ipotesi, si paghi al lavoratore 1'indennità sostitutiva del preavviso. Peraltro il comma 4 dell'art. 23, nel riferirsi al precedente comma 3, intende esclusivamente richiamare le modalità con le quali viene disposto l'accertamento”.

 

Iscrizione di un alunno straniero alla scuola primaria

 

Quesito del 18/01/2010

Il D.Lgs. 59/2004 dice che sono iscritti al primo anno della scuola primaria i bambini che compiono i sei anni di età entro il 31 agosto dell’anno di riferimento, lasciando la libertà di iscrizione a quelli nati entro il 30 aprile.

Il DPR 89/2009 art 4 dice che “sono iscritti alla scuola primaria le bambine e i bambini che compiono sei anni di età entro il 31 dicembre dell’anno scolastico di riferimento.

Un genitore straniero chiede di non iscrivere il proprio figlio nato il 25 dicembre alla classe prima della scuola primaria perché lo ritiene non maturo.

Quale dei due atti legislativi va applicato?

 

Risposta

L'art. 6 del D.Lgs. 59/2004 prevede:

“1. Sono iscritti al primo anno della scuola primaria le bambine e i bambini che compiono i sei anni di età entro il 31 agosto dell'anno di riferimento.

2. Possono essere iscritti al primo anno della scuola primaria anche le bambine e i bambini che compiono i sei anni di età entro il 30 aprile dell'anno scolastico di riferimento”.

L'art. 4 del DPR 89/2009 prescrive:

“1. Sono iscritti alla scuola primaria le bambine e i bambini che compiono sei anni di età entro il 31 dicembre dell'anno scolastico di riferimento.

2. Possono, altresì, essere iscritti alla scuola primaria, su richiesta delle famiglie, le bambine e i bambini che compiono sei anni di età entro il 30 aprile dell'anno scolastico di riferimento”.

Pertanto, il DPR 89/09 ha modificato il D.Lgs. 59/04 portando dal 31 agosto al 31 dicembre il compimento dei sei anni per l'obbligo di iscrizione. Di conseguenza, per l'a.sc. 2010/2011 vanno obbligatoriamente iscritti i bimbi che compiono i 6 anni entro il 31 dicembre 2004 o possono essere iscritti anticipatamente i nati entro il 30 aprile 2005.

La circostanza è confermata dalla C.M. n. 4 del 15/01/2010, relativa alle iscrizioni alle scuole dell'obbligo per l'a.sc. 2010/2011 che prevede: “I genitori o i soggetti esercenti la potestà genitoriale debbono iscrivere alla classe prima della scuola primaria i bambini che compiono sei anni di età entro il 31 dicembre 2010. Gli stessi hanno la possibilità di iscrivere anticipatamente anche i bambini che compiono sei anni di età entro il 30 aprile 2011. A tale ultimo riguardo, per una scelta attenta e consapevole, i genitori si avvalgono anche delle indicazioni e degli orientamenti forniti dai docenti delle scuole dell’infanzia frequentate dai propri figli”.

Trattandosi nello specifico di un bambino straniero, si ricorda che l'art. 45/1 del DPR 394/99 prevede per lui gli stessi diritti/doveri dei bambini italiani: “I minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all'istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. Essi sono soggetti all'obbligo scolastico secondo le disposizioni vigenti in materia. L'iscrizione dei minori stranieri nelle scuole italiane di ogni ordine e grado avviene nei modi e alle condizioni previsti per i minori italiani”.

Pertanto la sua iscrizione non può essere differita perché i genitori lo ritengono immaturo.

Diverso sarebbe il caso di un alunno frequentante la scuola dell'infanzia per il quale sia stata trasmessa una diagnosi clinico-funzionale di disabilità e i genitori ne richiedano la permanenza presso la scuola medesima motivandola in rapporto alle potenzialità dell'alunno e all'assenza dei prerequisiti essenziali per il passaggio alla scuola primaria. Ma sono i servizi sanitari che hanno certificato l'handicap (servizio di neuropsichiatria infantile o equivalente) che devono condividere tale scelta.

La scuola, una volta in possesso della comunicazione della ASL e del parere conforme dei genitori, acquisisce la delibera di disponibilità  a trattenere l'alunno da parte del collegio docenti della scuola dell'infanzia e la delibera di differimento dell'iscrizione alla classe prima da parte del collegio dei docenti della scuola primaria.

Di tutti questi adempimenti deve essere mantenuta traccia agli atti dell'istituto.

 

La funzione strumentale in congedo per dottorato di ricerca...

 

Quesito del 17/01/2010

Se una funzione strumentale viene messa in congedo per dottorato di ricerca dal 1 gennaio 2010 automaticamente decade la sua nomina di funzione strumentale o il collegio può deliberare che, avendo la stessa già assolto alla maggior parte degli incarichi assegnati e avendo dato la disponibilità a portare a termine il lavoro ancora da concludere, possa mantenere tale incarico per l'intero anno scolastico?

Esistono precedenti delibere collegiali in merito, anche legate ad altre forme di congedo? a quale normativa occorre far riferimento?

 

Risposta

In merito all'argomento, il riferimento normativo è l'art. 33/2 del CCNL/2007 che si limita a precisare che: “Tali funzioni strumentali sono identificate con delibera del collegio dei docenti in coerenza con il piano dell’offerta formativa che, contestualmente, ne definisce criteri di attribuzione, numero e destinatari. Le stesse non possono comportare esoneri totali dall’insegnamento e i relativi compensi sono definiti dalla contrattazione d’istituto”.

Poiché la docente in questione ha dato la propria disponibilità a completare l'incarico assegnato, peraltro già assolto in massima parte, non pare ci siano ragioni ostative alla prosecuzione dello stesso se il collegio lo ritiene opportuno.

 

Sostituzione di docente deceduto in vigenza di supplenza temporanea

 

Quesito del 16/01/2010

Se sul posto del titolare assente ho nominato dagli elenchi prioritari e intanto il titolare è morto, allo scadere del contratto del supplente, torno ad attingere dalle graduatorie di istituto?

Posso avere una risposta veloce, anche un monosillabo?

Grazie per il tuo impareggiabile contributo.

 

Risposta

Occorre più di un monosillabo per rispondere al quesito posto. Il riferimento normativo fondamentale è il D.M. 131 del 13/06/2007 (“Regolamento per il conferimento delle supplenze al personale docente ed educativo ai sensi dell’articolo 4 della legge 3 maggio 1999, n. 124”).

I fatti: un posto occupato per supplenza temporanea assegnata a un docente tratto dagli elenchi prioritari di cui al D.M. 82/2009, a gennaio 2010 diventa “vacante” e disponibile in conseguenza del decesso del docente titolare. Conseguentemente, trattandosi “di posti resisi disponibili, per qualsiasi causa, dopo il 31 dicembre di ciascun anno” (art. 7/1 D.M. cit.), si dà luogo a una supplenza temporanea fino al termine delle lezioni, di competenza del dirigente scolastico.

Sul posto in questione si procede a una nuova nomina (appunto su posto vacante, fino al termine delle lezioni), nomina che va attribuita, per ragioni di continuità didattica, al docente in servizio fino a quel momento, come vuole il successivo comma 3: “Per ragioni di continuità didattica, ove al primo periodo di assenza del titolare ne consegua un altro, o più altri, senza soluzione di continuità o interrotto solo da giorno festivo o da giorno libero dall’insegnamento, ovvero da entrambi, la supplenza temporanea viene prorogata nei riguardi del medesimo supplente già in servizio, a decorrere dal giorno successivo a quello di scadenza del precedente contratto”.

Pertanto, in caso di decesso del titolare durante la vigenza di un contratto a tempo determinato di un supplente, con questo (nello specifico il docente già nominato dagli elenchi prioritari) dovrà essere risolto il precedente rapporto e stipulato un nuovo contratto fino al termine delle lezioni.

Tale termine resta valido anche nel caso in cui il docente sia tenuto alla partecipazione agli esami di licenza media. Nella circostanza si ricorrerà alla alla nota MIUR prot. 8556 del 10/06/2009 che prescrive: “L’art.37 del vigente C.C.N.L. del personale del comparto scuola, nel disciplinare i casi di rientro del docente titolare dopo il 30 aprile, dispone che , per ragioni di continuità didattica, ove l’assenza del titolare si sia prolungata per periodi non inferiori a 150 giorni, ridotti a 90 per le classi terminali, il supplente sia mantenuto in servizio per gli scrutini e le valutazioni finali.

Tale disposizione - estensibile, ovviamente, alla generalità del personale docente supplente temporaneo in servizio sino al termine delle lezioni che abbia l’incombenza della partecipazione agli scrutini e alle valutazioni finali - comporta che l’eventuale contratto del supplente originariamente previsto fino al termine delle lezioni debba essere prorogato fino al termine delle operazioni di scrutinio o di esami (diversi da quelli di maturità) del mese di giugno cui ha titolo a partecipare il supplente medesimo”.

 

E' incompatibile per un docente la presidenza di un'azienda partecipata di un comune

Quesito del 16/01/2010

Riprendo un quesito posto da pochi giorni sulla compatibilità tra lavoro nella Pubblica Amministrazione e altre attività.

In questi giorni un docente della mia scuola mi ha chiesto l'autorizzazione a svolgere l' attività di "Presidente" di una azienda partecipata del Comune, per la quale percepisce un compenso annuo.

Io ho qualche perplessità. E' vero che si tratta di un incarico che può essere revocato, ma è comunque continuativo.

Cosa ne pensi?

 

Risposta

Le principali norme di riferimento relative alle incompatibilità cui sono vincolati i pubblici dipendenti, compresi i docenti, sono l’art. 53 del D.Lgs. 30.03.2001, n. 165, nonché l'art. 60 del TU 3/1957 e l’art. 508 del D.Lgs. 297/1994.

Da esse si ricavano alcuni principi fondamentali che possiamo così sintetizzare:

1) il pubblico dipendente ha dovere di esclusività di prestazione rispetto ad altri rapporti di prestazione lavorativa sia subordinata che autonoma;

2) eccezioni al divieto di cui sopra sono stabilite per i casi in cui la legge o altra fonte normativa ne faccia specifica espressione: è il caso, in particolare, del part time, dello svolgimento di libere professioni (in relazione ai docenti) e delle prestazioni rese a titolo gratuito presso associazioni di volontariato o cooperative a carattere socio-assistenziale.

Tuttavia, si ritiene che l'incarico di Presidente di una azienda partecipata del Comune non sia consentita ai docenti anche autorizzati ad esercitare la libera professione, ai sensi dell'art. 508/10 del D.Lgs. 297/1994 che prescrive: “Il personale di cui al presente titolo non può esercitare attività commerciale, industriale e professionale, ne può assumere o mantenere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro, tranne che si tratti di cariche in società od enti per i quali la nomina è riservata allo Stato e sia intervenuta l'autorizzazione del Ministero della pubblica istruzione”.

Il docente in questione pertanto non può essere autorizzato ad accettare tale incarico, che comporta compiti di gestione e assunzione di responsabilità; in un'azienda partecipata del Comune costituita a fine di lucro.

A tali conclusioni è giunto anche l'USR Emilia-Romagna nella Nota 2456 del 9 febbraio 2007.

 

Nuova procedura relativa ai provvedimenti disciplinari prevista dal D.Lgs. 150/2009

 

Quesito del 16/01/2010

In base all'art.69 (55 bis) del D.Lgs 150 anche la censura e la sospensione fino a 10 gg per i docenti possono essere sanzionate dal D.S.

Ti chiedo un parere relativamente al provvedimento disciplinare, che vorrei forte (3 gg di sospensione), per un docente precedentemente sanzionato con A.S. (ottenuto in fase di conciliazione al posto della censura a.s. 2004/05), per una identica infrazione.

Ho letto il tuo schema di contestazione di addebito disciplinare (novembre 09 antecedente 15 nov). Lo devo integrare con la dicitura "potrà farsi accompagnare da ........, cosi come indicato nelle procedure previste dal decreto?

 

Risposta

La nuova procedura relativa ai procedimenti disciplinari è descritta nell'art. 55bis del D.Lgs. n. 165/2001, introdotto dall'art. 69 del D.Lgs. n. 150/2009.

In sintesi, per quanto attiene alle competenze del dirigente scolastico:

- la procedura è la stessa per il personale ATA e per i docenti;

- la competenza del dirigente si estende fino alla sospensione dal servizio e dalla retribuzione per un massimo di 10 giorni; per infrazioni che comportassero sanzioni superiori, la competenza è del direttore dell'USR, al quale il dirigente scolastico trasmette gli atti entro 5 giorni dalla notizia del fatto, dandone comunicazione al dipendente;

- la contestazione degli addebiti va fatta entro 20 giorni da quando si ha notizia del fatto;

- il dipendente va convocato per il contraddittorio a difesa con un preavviso di almeno 10 giorni

- il procedimento si deve concludere entro 60 giorni, salvo che non sia stato richiesto e accordato (per gravi e oggettivi impedimenti) un rinvio della convocazione per più di 10 giorni; in tal caso la durata del rinvio si somma al limite di 60 giorni;

- è possibile un unico rinvio nel corso del procedimento, che si deve quindi concludere necessariamente.

I termini previsti sono perentori.

 

Assenze per malattia del personale ATA nominato dal D.S.

 

Quesito del 15/01/2010

Vorrei avere gentilmente informazioni riguardo l’assenza per malattia del personale ATA con contratto di lavoro a tempo determinato stipulato col Dirigente Scolastico per la sostituzione di una maternità, retribuito dalla Direzione Territoriale dell'Economia e delle Finanze.

- Nel caso di assenza per malattia ha diritto alla conservazione del posto per un periodo non superiore a 30 gg annuali retribuiti al 50%?

- Ha diritto alla decurtazione dello stipendio per i primi 10 giorni di assenza per malattia prevista dall’art. 71 del D.L. 112/2008?

 

Risposta

Si confermano ambedue le ipotesi formulate nel quesito:

1) Le assenze per malattia del personale ATA nominato dal D.S. sono regolate dall'art. 19, commi 10 e 11 del CCNL/2007:

“10. Nei casi di assenza dal servizio per malattia del personale docente ed ATA, assunto con contratto a tempo determinato stipulato dal dirigente scolastico, si applica l'art. 5 del D.L. 12 settembre 1983, n. 463, convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 1983, n. 638.

Tale personale ha comunque diritto, nei limiti di durata del contratto medesimo, alla conservazione del posto per un periodo non superiore a 30 giorni annuali, retribuiti al 50%.

11. I periodi di assenza parzialmente retribuiti di cui al precedente comma 10 non interrompono la maturazione dell'anzianità di servizio a tutti gli effetti”.

2) L’art. 71, primo comma, del decreto 112/08 convertito in legge 133/08 prevede che per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nei primi dieci giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e c

 

Uso del sito web della scuola da parte della RSU

 

Quesito del 14/01/2010

In sede di contrattazione d'Istituto, un membro (COBAS) delle RSU, sostenuto dagli altri due membri (CGIL), mi ha contestato per aver fatto cancellare (a suo dire, per aver censurato) dal sito del Liceo che dirigo (spazio RSU) alcuni scritti sindacalisti di ieri e di oggi: una lunga requisitoria contro l'O.M. 92/2007 del Ministro Fioroni, il referto di un sitin con lezione in piazza di alcuni docenti del Liceo sempre contro il Ministro Fioroni, una stroncatura prettamente sindacalista della Riforma dei Licei e dei Tecnici, una articolessa anti-Brunetta, eccetera eccetera.

Le chiedo:

1) può il sito di una scuola ospitare nello spazio RSU un materiale siffatto?

2) cosa può contenere lo spazio RSU oltre la contrattazione d'Istituto, Regolamento RSU, diritti sindacali, codice disciplinare, circolari di convocazione RSU, risultati della trattativa interna?

 

Risposta

Il tema trattato non risulta essere stato oggetto di normativa specifica. Pertanto ci si limiterà a riassumere genericamente i diritti della RSU, alcuni dei quali potrebbero essere, per analogia, applicati all'argomento.

Nelle scuole con almeno 200 dipendenti la RSU ha diritto all'assegnazione di un locale in via permanente; nelle scuole con meno di 200 dipendenti essa ha facoltà di richiederlo, ma il dirigente può, senza obbligo di motivazione, negarne l'assegnazione in via permanente e concederlo, invece, di volta in volta, a seconda della disponibilità. In mancanza di un proprio locale, può richiedere di utilizzare un armadio per la raccolta del materiale.

La RSU può chiedere l'accesso alla rete internet al fine di collegarsi ai siti sindacali. Essa esercita il diritto di comunicazione ai lavoratori di notizie e materiale sindacale. A tal fine dispone di un proprio albo (o bacheca) distinto da quello sindacale, in ogni plesso facente capo all'istituzione scolastica. Il diritto di affiggere e togliere dalla bacheca il materiale spetta alla RSU. L'affissione non è subordinata al visto preventivo del dirigente, il quale, qualora ritenga il materiale in contrasto con la legge, può rivolgere alla RSU l'invito a staccarlo, fermo restando l'obbligo di rapporto all'autorità giudiziaria, ove nel fatto si possa ravvisare un reato. Qualora la richiesta di rimozione non abbia avuto seguito, può essere attivato il ricorso d'urgenza (ex art. 700 codice di procedura civile), affinché il giudice disponga con ordinanza il distacco.

Il diritto di critica è riconosciuto come facoltà di estrinsecare il proprio pensiero, anche contrastante con interpretazioni e comportamenti adottati dall'Amministrazione, senza tuttavia travalicare dalla discussione del fatto (o dell'operato) nella sua oggettività ad aspetti che riguardano la persona (e le sue qualità umane e professionali) che ha svolto l'attività (oggetto della critica) nell'esercizio della funzione rivestita. Questo limite si deve intendere di fatto superato allorché la critica trascenda in attacchi personali, diretti a colpire su un piano individuale la figura morale del soggetto criticato. Anche se espressa dal sindacalista, la critica si traduce in un atto illecito qualora determini la compromissione di altri diritti o valori (di rilievo costituzionale al pari dell'esercizio della libertà e attività sindacale), sconfinando nell'ingiuria o nella diffamazione. Essa, inoltre, non può superare la soglia del rispetto della verità oggettiva, mediante diffusione di notizie false o distorte, che possono determinare un pregiudizio al prestigio e alla reputazione della persona criticata.

Ciò posto, si deve ribadire che il dirigente non può staccare personalmente o fare staccare il materiale affisso nella bacheca sindacale. Tale atto costituirebbe un comportamento antisindacale, perseguibile con ricorso (di urgenza) ex art. 28 statuto dei lavoratori, al tribunale, in funzione di giudice del lavoro.

Con decreto, il giudice adito, riconosciuta l'antisindacalità della condotta, ne ordina la cessazione. Al provvedimento di urgenza può far seguito l'accertamento e la condanna al risarcimento del danno, in favore del sindacato danneggiato dall'ingiusta limitazione o cancellazione dell'esercizio della libertà sindacale.

Che lo spazio RSU riservato nel sito web dell'istituzione scolastica possa essere equiparato alla bacheca sindacale, tuttavia, non è facilmente dimostrabile.

Per dare certezze agli operatori della scuola e prevenire contenziosi sarebbe comunque opportuno che l'uso del sito venisse regolamentato dal Consiglio di istituto, dando precise indicazioni di quale materiale vi possa figurare, anche relativamente allo spazio RSU, nel quale legittimamente possono essere inseriti contrattazione d'Istituto, Regolamento RSU, diritti sindacali, codice disciplinare, circolari di convocazione RSU, risultati della trattativa interna.

 

Scuola media: iscrizioni tempo prolungato

 

Quesito del 13/01/2009

A proposito dell'organizzazione della scuola per il prossimo anno scolastico Le chiedo chiarimenti circa la flessibilità organizzativa relativamente ad un ordine di scuola che ho il compito di gestire solo da quest'anno. Le spiego che la mia Scuola Secondaria ha una storia di organizzazione improntata alla flessibilità, ovvero i tempi scuola sono gestiti tramite impostazione laboratoriale che superano l'unità e la rigidità del gruppo classe. Questo in passato ha voluto dire costruzione di sezioni eterogenee e di una didattica flessibile sulle attività e sulla costruzione dei gruppi. E' ancora possibile che gli iscritti in classe prima al tempo prolungato non appartengano alla classe del tempo prolungato ma siano un gruppo eterogeneo costruito tra tutte le classi prime (30 ore e 36)? Nel momento in cui ricevo l'autorizzazione ad una sezione di tempo prolungato posso cioè costruire il gruppo delle 36 ore riunendo gli alunni tra tutte le classi prime?

Insomma la legge dell'Autonomia scolastica permette ancora questa flessibilità nell'attivazione del Tempo Scuola?

La ringrazio e attendo con fiducia la Sua risposta.

 

Risposta

La risposta è purtroppo negativa. Ormai da due anni, per le classi prime della scuola secondaria di primo grado, non è più possibile costituire che due tipi di classe (a parte lo strumento musicale): a 30 ore o a 36 (compresa la mensa), o, meglio, rispettivamente 990 o 1188 ore annuali. Molte scuole hanno una storia, quando ciò era possibile, di orari intermedi, tipicamente 33 ore settimanali - con attività laboratoriali - per più alunni, con le risorse di organico provenienti da una o più classi dichiarate di 36 ore, ma oggi il dirigente che dichiarasse una classe a tempo prolungato, che prevede tra l’altro una distribuzione oraria prestabilita normativamente per le varie discipline (tranne le possibili modifiche legate all’autonomia, entro il 20% del monte orario), laddove le iscrizioni non lo confermassero, non seguirebbe le indicazioni per la richiesta dell’organico.

Si ritiene che tale rigidità contrasti con quanto previsto dal DPR 275/99, ma le recenti normative vanno, purtroppo, in tale senso.

La flessibilità si può esercitare, oltre che con il 20% di variazioni all’interno del curricolo, con la definizione dell’unità oraria diversa da 60 minuti, nel rispetto del monte ore annuale, e con altre forme di distribuzione dell’orario nel corso dell’anno.

Una volta definito l’organico, i gruppi classe possono essere diversamente organizzati, mantenendo però la caratterizzazione oraria d’origine (o tempo normale o tempo prolungato).

 

Certificazioni in materia di sicurezza degli edifici scolastici

 

Quesito del 13/01/2010

Tutto è cominciato con una spregevole lettera anonima che ha dato luogo ad una visita ispettiva dell'USL (Dipartimento prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro) presso la Sede succursale dell'Ipsia ________ di __________. Uno stabile vetusto, ottocentesco, credo.

A seguito della visita ispettiva, mi è stata chiesta una relazione sulla situazione dello stabile. La relazione è stata stilata di concerto con i tecnici della Provincia e con l'RSPP.

Sembrava tutto a posto e, invece, il 22 Dicembre, sono stata convocata nella sede dell'ASL e mi è stata fatta formale richiesta di tutta una serie di certificazioni (prevenzione incendi, conformità impianto elettrico, ecc, ecc, ecc) che non erano state richieste in prima battuta. La relazione che avevamo stilato, infatti, non ha soddisfatto il funzionario.

Alcune delle certificazioni (le più importanti, tra l'altro, prevenzione incendi, conformità impianto elettrico, messa a terra, scariche atmosferiche)... non mi sono state mai fornite dall'Ente proprietario dello stabile (la Provincia). Il fatto che quasi nessun'altra scuola superiore le abbia, nella fattispecie, non è di aiuto.

La questione potrebbe forse risolversi, cercando di "strappare" una dichiarazione di intenti (scritta) da parte dell'Ente proprietario sulle certificazioni che mancano... ma l'USL ormai preme e vuole risposte chiare e, soprattutto, scritte... domani.

Ho cercato di allungare i tempi in tutti i modi, ma stamattina il funzionario dell'USL è stato cortese, cordiale, ma perentorio. Domani.

La domanda che mi sono posta è la seguente:

Cosa rischio io?

Se non riesco a farmi dare dalla provincia delle "pezze d'appoggio", è preferibile tenere aperta la sede, in attesa di sanzioni certe (a mio carico o a carico della Provincia? amministrativo-pecuniarie e/o penali?), o è meglio chiudere la sede in via preventiva?

Le sede è una succursale dove esistono solo tre laboratori. Non vi è nessuna classe in pianta stabile.

 

Risposta

Le certificazioni in materia di sicurezza, relative a ciascun edificio scolastico di pertinenza, che il Dirigente scolastico è tenuto a richiedere all’Ente proprietario qualora non ne fosse già in possesso (ma il 70% delle scuole ne è ancora sprovvisto…), sono le seguenti:

- Certificato di agibilità/abitabilità statica

- Certificato di idoneità igienico-sanitaria

- Certificato di Prevenzione Incendi (C.P.I.) o Nulla Osta Provvisorio (solo per edifici con più di 100 persone presenti)

- Dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico

- Denuncia impianto di messa a terra

- Denuncia di impianto di protezione contro le scariche atmosferiche

- Certificato di collaudo impianto termico

- Planimetria dell’edificio aggiornata con destinazione d’uso dei locali

- La concessione d’uso dell’immobile da parte dell’Ente proprietario

- Certificato di collaudo della scale esterne di emergenza

- Certificato di collaudo della rete idrica antincendio, se esistente

- Certificato di collaudo ascensori/montacarichi, se presenti.

In mancanza delle stesse certificazioni, o anche solo di alcune, è indispensabile che il Dirigente scolastico richieda periodicamente all’Amministrazione proprietaria dell’edificio, almeno una volta all’anno (con Raccomandata A.R.), il rilascio della stessa documentazione. L'esibizione di tali richieste scagiona il dirigente da ogni responsabilità che potrebbe essergli imputata. Le eventuali sanzioni a carico del D.S. inadempiente sono amministrative pecuniarie.

A questo proposito, in occasione dei fatti gravissimi successi nella Scuola di S. Giuliano di Puglia, il Dirigente scolastico interessato fu totalmente scagionato da ogni responsabilità poiché dimostrò di aver a suo tempo diligentemente richiesto al Comune tutta la documentazione prevista per accertare la sicurezza dell’edificio poi crollato interamente.

A fronte di qualche rilievo, in merito al prosieguo dell’attività scolastica anche in assenza della documentazione prevista, il Dirigente scolastico potrà sempre giustificarsi affermando che ha operato in quel certo modo per non essere denunciato per interruzione di pubblico servizio e per aver negato il diritto allo studio costituzionalmente protetto.

 

Il Diploma triennale ISEF consente l'ammissione al concorso D.S.

 

Quesito del 13/01/2010

Sono una docente preiscritta al corso di preparazione del concorso per dirigenti scolastici.

Sono un'insegnante di educazione fisica in possesso del diploma ISEF conseguito nel 1989. Ho poi conseguito il quarto anno presso l'Università Claude Bernard di Lione (che ha realizzato il corso in collaborazione con l'Isef di Torino).

Vorrei sapere se il titolo ISEF (triennale) è stato equiparato e, pertanto, dà accesso alla preselezione o se è necessario aver conseguito il quarto anno. (Pongo la domanda anche a nome di colleghi che non hanno conseguito il quarto anno).

Se potesse suggerirmi anche qualche riferimento normativo in merito, gliene sarei molto grata.

 

Risposta

L'art. 4 del DPR 140 del 10/07/2008 (“Regolamento recante “Disciplina del reclutamento dei dirigenti scolastici, ai sensi dell’articolo 1, comma 618, della legge 27.12.2006, n. 296”) stabilisce i requisiti di accesso ai concorsi in questione nei seguenti termini:

         “Partecipa al concorso di cui all’articolo 3, comma 1, il personale docente ed educativo in servizio nelle istituzioni scolastiche ed educative statali, in possesso dei seguenti requisiti:

         a) servizio effettivamente prestato, dopo la nomina in ruolo, di almeno cinque anni in qualsiasi ordine di scuola;

         b) laurea magistrale o titolo equiparato ovvero laurea conseguita in base al precedente ordinamento”.

         Pertanto, il titolo culturale da possedere è la laurea o titolo equiparato o laurea conseguita in base al precedente ordinamento, detta anche di secondo livello.

         Specifica eccezione è stata fatta dalla legge 18/06/2002 n. 136 che ha equiparato il diploma in educazione fisica rilasciato dagli istituti superiori di educazione fisica alla laurea in scienze delle attività motorie e sportive, consentendo a chi è in possesso anche del solo diploma triennale rilasciato dall'Isef di partecipare al concorso per il reclutamento dei dirigenti scolastici.

Si riporta qui di seguito integralmente il testo della legge 18 Giugno 2002, n. 136 (“Equiparazione tra il diploma in educazione fisica e la laurea in scienze delle attività motorie e sportive”)

Art. 1.

1. I diplomi in educazione fisica rilasciati dall'Istituto superiore di educazione fisica statale di Roma e dagli istituti superiori di educazione fisica pareggiati ai sensi dell'articolo 28 della legge 7 febbraio 1958, n. 88, sono equiparati alle lauree afferenti alla classe 33 di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 4 agosto 2000, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 245 del 19 ottobre 2000, ai fini dell'accesso ai pubblici concorsi ed alle attività professionali.

2. Ogni ateneo, nell'ambito della propria autonomia, può definire l'accesso di coloro che sono in possesso del titolo rilasciato dagli istituti di cui all'articolo 1, comma 2, lettera a), del decreto legislativo 8 maggio 1998, n. 178, e di coloro che hanno conseguito il titolo previsto dall'articolo 5, comma 6, del decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 15 gennaio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 18 del 23 gennaio 1999, ai corsi di laurea specialistica afferenti alle classi 53/S, 75/S e 76/S di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 28 novembre 2000, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 18 del 23 gennaio 2001, nonché ai master universitari di primo livello”.

 

Recupero riduzione ora di lezione

 

Quesito del 13/01/2010

Posso tranquillamente fare recuperare i dieci minuti della riduzione di orario nei limiti previsti dalla circolare, trattandosi di decisione del Consiglio di istituto?

 

Risposta

La riduzione dell'ora di lezione resta ancora regolata dalla CC.MM. n. 243 del 22.9.1979 e n. 192 del 3/07/1980 , tuttora in vigore poiché richiamate dall'art. 28/8 del CCNL/2007.

La C.M. 243/79 prevede la possibilità di ridurre la durata dell’ora di lezione fino al limite minimo di cinquanta minuti per cause eccezionali derivanti da “insuperabili difficoltà dei trasporti le quali, insieme alla effettuazione dei doppi turni, debbono essere di regola considerate solo cause determinanti di adozione, comunque del tutto eccezionale, dei provvedimenti medesimi”. Però, “nei giorni della settimana nei quali l’orario delle lezioni è di sei ore, l’autorizzazione alla riduzione può riferirsi alla prima e alla ultima ora di lezione ed eccezionalmente anche alla penultima ora; nei giorni della settimana nei quali l’orario delle lezioni è di sette ore la riduzione può riferirsi alle prime due e alle ultime tre ore”. Per tali ore “non è configurabile alcun obbligo per i docenti di recuperare le frazioni orarie oggetto di riduzione”.

La C.M. 192 del 3/07/1980 ha esteso la possibilità di ridurre l'orario anche nelle ipotesi non contemplate dalla circolare del 1979, cioè altresì per tutte le altre ore di lezione e non solo per le prime e le ultime, in presenza di "particolari situazioni di necessità debitamente rappresentate e documentate".

Pertanto, qualora non si presentino “particolari situazioni di necessità” di cui alla C.M. 192/80, si ricorre alla C.M. 243/79 che consente la riduzione oraria per cause di forza maggiore (rappresentate prevalentemente dal pendolarismo che caratterizza abitualmente le scuole di II grado) relativamente alla prima e alle ultime due ore di lezione giornaliere senza oneri di recupero.

Qualora la riduzione venga estesa anche alle altre ore di lezione (dalla seconda alla quarta ora) essa va recuperata sia dai docenti che dagli studenti, poiché si tratta di flessibilità oraria, oggetto di numerosi interventi normativi. Qui di seguito riportiamo quelli più significativi:

- “Nell'esercizio dell'autonomia didattica le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell'insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune e tra l'altro: […] b) la definizione di unità di insegnamento non coincidenti con l'unità oraria della lezione e l'utilizzazione, nell'ambito del curricolo obbligatorio di cui all'articolo 8, degli spazi orari residui” (D.P.R. 275/1999 art. 4.2).

- “L'orario complessivo del curricolo e quello destinato alle singole discipline e attività sono organizzati in modo flessibile, anche sulla base di una programmazione plurisettimanale, fermi restando l'articolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali e il rispetto del monte ore annuale, pluriennale o di ciclo previsto per le singole discipline e attività obbligatorie” (D.P.R. 275/1999 art. 5.3).

- “L'adozione, nell'ambito del piano dell'offerta formativa, di unità di insegnamento non coincidenti con l'unità oraria non può comportare la riduzione dell'orario obbligatorio annuale, costituito dalle quote di cui ai commi 1 e 2, nell'ambito del quale debbono essere recuperate le residue frazioni di tempo” (D.M. 234/00 art. 3.5).

- “… qualunque riduzione della durata dell'unità oraria di lezione ne comporta il recupero nell’ambito delle attività didattiche programmate dall’istituzione scolastica. La relativa delibera viene assunta dal collegio dei docenti” (CCNL/2007 art. 28.7).

Pertanto, tale riduzione comporta il recupero del tempo scuola, inteso sia come offerta formativa sia come obbligo individuale di servizio di ciascun docente.

La fattispecie di tale recupero è assai variegata: il cardine è che esso vada a beneficio degli studenti, ai quali la scuola deve offrire il recupero del monte ore loro sottratto a causa della riduzione, con attività puntualmente indicate nella delibera del collegio docenti, sia rivolte agli studenti con attività didattiche appositamente programmate per loro, sia riferita alle modalità di restituzione dell'orario dei docenti.

Tra queste ultime attività possiamo registrare, a titolo di esempio, supplenze di colleghi assenti per brevi periodi, sportelli didattici per il recupero disciplinare e/o metodologico, attività di tutor o coordinatore di classe, di riorientamento scolastico o di orientamento professionale, di assistenza allo studio individuale, attività integrative con gruppi di studenti, prolungamento dell’orario di apertura della biblioteca e dei laboratori, compresenza, al di fuori del proprio orario di lezione, in classe con colleghi su temi e con metodi di lavoro precedentemente concordati, disponibilità ad interventi didattici ed educativi non retribuiti, assistenza e vigilanza durante gli intervalli o durante la mensa, ecc. Tutte queste attività non vengono compensate proprio perché effettuate per il recupero della frazione oraria non prestata.

Detta autorizzazione alla riduzione dell'ora di lezione si concreta in un atto formale del dirigente scolastico che, richiamate dette disposizioni e le delibere dei competenti OO.CC., dispone la riduzione dell'ora di lezione da 60 a 50 minuti con le modalità di restituzione del tempo scuola sia dovuto dai docenti sia prestato agli studenti.

Della riduzione oraria risponde, di fronte agli organi di controllo, esclusivamente il dirigente scolastico, cui l’art. 25/4 del D.Lgs. n. 165/2001 affida il compito “di gestione delle risorse e del personale”, al quale dunque spetta una responsabilità precisa, non solo nella gestione del processo decisorio ma anche nel merito della decisione stessa.

Tuttavia, se si tratta di una decisione che contrasta con una consuetudine vigente da anni nella scuola senza che nessuno abbia eccepito alcunché, è consigliabile non arrivare a uno scontro col collegio docenti sul tema. E' opportuno giungervi dopo aver discusso il problema in riunioni ristrette, dapprima con lo staff di presidenza, poi con i responsabili di dipartimento, con i coordinatori di classe, ecc., dai quali il D.S. potrà avere utili suggerimenti sulle modalità di impostazione e soluzione del problema, che va in ogni caso affrontato. Solo successivamente la materia sarà discussa in collegio.

 

 

Il docente di religione può partecipare al concorso D.S.?

 

Quesito del 13/01/2010

Sono una docente che avrebbe intenzione di partecipare al Vs corso di preparazione al concorso per Dirigente Scolastico.

Sono docente di religione cattolica dal 1984 ma sono passata di ruolo solo con il primo concorso indetto per la ns. categoria. Maturerò i 5 anni di ruolo sono al termine dei 180 giorni del presente A.S. per cui Le chiedo:

- Poiché il bando non è stato ancora emanato, è possibile che io non abbia maturato, alla scadenza dello stesso, i giorni necessari per arrivare al requisito dei 5 anni di ruolo

- Posso, con questa “incertezza”, iscrivermi al vostro corso?

 

Risposta

Il punto di riferimento normativo è costituito dal D.P.R. 140 del 10 luglio 2008 (“Regolamento recante la disciplina per il reclutamento dei dirigenti scolastici ai sensi dell'art. 1 comma 618 della legge 296 del 27 dicembre 2006”), in  base al quale saranno emanati i bandi di indizione dei prossimi concorsi a dirigente scolastico.

L'articolo 4 di tale regolamento prevede che può partecipare al concorso a posti di dirigente scolastico “il personale docente ed educativo in servizio  nelle istituzioni scolastiche ed educative statali, in possesso dei seguenti requisiti:

a) servizio effettivamente prestato, dopo la nomina in ruolo, di almeno cinque anni in qualsiasi ordine di scuola;

b) laurea magistrale o titolo equiparato ovvero laurea conseguita in base al precedente ordinamento”.

Pertanto,

a) Se la laurea di cui è in possesso la nostra interlocutrice corrisponde a: laurea magistrale o titolo equiparato ovvero laurea conseguita in base al precedente ordinamento, è in possesso del titolo di studio valido per partecipare al prossimo concorso per dirigenti scolastici.

b) In merito al servizio, il testo del bando di concorso ne espliciterà meglio i termini, come ad es. avvenne per l'ultimo concorso ordinario per il reclutamento dei dirigenti scolastici indetto con DDG del 22/11/2004, che all'art. 4 precisava:

“2. Il servizio effettivamente prestato di cui al comma 1, è valido se effettuato per almeno 180 giorni per anno scolastico.

3. Si considera valido soltanto il servizio effettivamente prestato nelle scuole statali a partire dalla data di effettiva assunzione nel ruolo docente ed educativo con esclusione dei periodi di retrodatazione giuridica.

4. Sono considerati validi ai fini dell'ammissione al concorso i servizi valutabili a tutti gli effetti come servizio d'istituto ai sensi delle disposizioni vigenti.

5. I requisiti prescritti devono essere posseduti alla data di scadenza del termine ultimo per la presentazione della domanda di ammissione”.

I “servizi valutabili a tutti gli effetti come servizio d'istituto” di cui al comma 4 sono quelli validi agli effetti della carriera e previsti dall'art. 485/1 del D.Lgs. 297/1994: “Al personale docente delle scuole di istruzione secondaria ed artistica, il servizio prestato presso le predette scuole statali e pareggiate, comprese quelle all'estero, in qualità di docente non di ruolo, è riconosciuto come servizio di ruolo, ai fini giuridici ed economici, per intero per i primi quattro anni e per i due terzi del periodo eventualmente eccedente, nonché ai soli fini economici per il rimanente terzo. I diritti economici derivanti da detto riconoscimento sono conservati e valutati in tutte le classi di stipendio successive a quella attribuita al momento del riconoscimento medesimo”.

Pertanto se, come si presume, le disposizioni relative non verranno modificate, la nostra interlocutrice, incaricata di religione dal 1984 (si presume in possesso anche del titolo di studio valido per tale insegnamento ai sensi del D.P.R. 16.12.1985 n. 751, servizio pertanto valutabile ai fini della ricostruzione di carriera), è ampiamente in possesso dei titoli di servizio validi per l'ammissione al concorso.

 

Posta Elettronica Certificata (PEC)

 

Quesito del 13/01/2009

Gentile dott. Colombano, intendo ringraziarla per la sua preziosa attività di informazione e consulenza, indispensabile per me che sono da quest'anno Dirigente Scolastico, le sue notizie sono sempre chiare e precise. La mia domanda che vuole farla sorridere ma che nel contenuto cerca di essere seria è: PEC CHE'? Mi spiego: sapevo di avere qualche PEC ma non pensavo di doverne aprire una. Può indicarmi cortesemente la procedura per avere la Posta Elettronica Certificata?

 

Risposta

Le informazioni sotto riportate relative alla PEC (Posta Elettronica Certificata) sono tratte dal sito ufficiale del CNIPA (Cento Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione) che, come è noto, ha l’obiettivo primario di dare supporto alla pubblica amministrazione nell’utilizzo efficace dell’informatica per migliorare la qualità dei servizi e contenere i costi dell’azione amministrativa.

Cos’è

PEC è l’acronimo di Posta Elettronica Certificata. E’ un sistema di “trasporto” di documenti informatici che presenta delle forti similitudini con il servizio di posta elettronica “tradizionale”, cui però sono state aggiunte delle caratteristiche tali da fornire agli utenti la certezza, a valore legale, dell’invio e della consegna (o meno) dei messaggi e-mail al destinatario.

La PEC può essere utilizzata per la trasmissione di tutti i tipi di informazioni e documenti in formato elettronico; consente di certificare l’invio, l’integrità e l’avvenuta consegna del messaggio scambiato tra il Gestore di PEC del mittente e quello del destinatario; ha lo stesso valore legale della tradizionale raccomandata con avviso di ricevimento (garantendo, quindi, l’opponibilità a terzi dell’avvenuta consegna).

Il servizio di PEC, dunque, consente di effettuare l’invio di documenti informatici avendo la garanzia di “certificazione” dell’invio e dell’avvenuta (o mancata) consegna. Il servizio ha, pertanto, tutti i requisiti della raccomandata con A/R cui si aggiungono notevoli vantaggi sia in termini di tempo che di costi.

Come funziona

La PEC funziona sostanzialmente con le stesse modalità della posta elettronica tradizionale.

Caratteristiche e vantaggi

un servizio più completo e sicuro, prevedendo:

livelli minimi di qualità del servizio e di sicurezza stabiliti dalla legge;

certificazione dell’invio e della consegna del messaggio;

l’opponibilità a terzi delle evidenze relative alle operazioni di invio e ricezione di un messaggio.

Chi può utilizzarla

La PEC può essere utilizzata solo dagli utenti in possesso di una propria casella di posta elettronica certificata. Questo servizio è fornito da soggetti (pubblici o privati) autorizzati, i cosiddetti gestori del servizio, che, come detto prima, garantiscono livelli minimi di qualità del servizio e di sicurezza stabiliti dalla legge e rilasciano la ricevuta di accettazione e di avvenuta consegna della e-mail e del suo contenuto.

Procedura per l'attivazione

Per attivare la PEC occorre rivolgersi a un certificatore inserito nell'apposito elenco pubblico dei gestori di Posta Elettronica Certificata, previsto dall'art. 14 del DPR 11/02/2005 n. 68, e pubblicato sul sito del CNIPA al seguente indirizzo

http://www.cnipa.gov.it/site/it-IT/In_primo_piano/Posta_Elettronica_Certificata__(PEC)/Elenco_pubblico_dei_gestori/

 

Cumulo dei permessi per diritto allo studio

 

Quesito del 13/01/2001

Una maestra di scuola primaria ha preso servizio per un giorno nel plesso assegnatole, ritornata a Palermo, non è più tornata in sede con varie motivazioni e certificazioni.

Avendo ottenuto la possibilità di partecipare ad un Corso di perfezionamento con le relative 150 ore di permesso per diritto allo studio, l’insegnante richiede di cumulare le ore e non tornare a scuola per tale tempo.

Chiarisco che il corso non prevede la presenza, ma si svolge on-line.

Io le ho già concesso le 30 ore previste per lo studio individuale in base alla Circ. Reg. n. 236 del 12 giugno 2006, ma ritengo che non possa consumare le 120 ore rimanenti restandosene a casa, visto che essendo un corso on-line può benissimo essere in servizio.

 

Risposta

Le modalità di fruizione dei permessi per il diritto allo studio sono state definite dal CCDR del Piemonte sottoscritto il 27/10/2006, artt. 5 e 6, che qui si trascrivono:

“Art. 5 - Modalità di fruizione

I permessi per diritto allo studio sono concessi al personale dirigente, docente, educativo ed ATA con contratto a tempo indeterminato e determinato, sia con regime orario full-time che part-time, nella misura di 150 ore individuali annue riferite all’anno solare (dal 1 gennaio al 31 dicembre).

Nell’ambito delle 150 ore individuali deve essere compreso il tempo necessario per raggiungere la sede di svolgimento dei corsi o degli esami. Il personale beneficiario dei permessi retribuiti oggetto del presente contratto ha diritto, per quanto possibile, a turni di lavoro che agevolino la frequenza dei corsi e la preparazione degli esami. Detto personale inoltre non è obbligato a prestazioni di lavoro straordinario. La fruizione di ore di permesso per la preparazione agli esami va contenuta entro il limite del 20% delle ore di permesso concesso e va documentata mediante autocertificazione.

Art. 6 - Sostituzione del personale

Atteso che i nominativi compresi negli elenchi pubblicati dai singoli U.S.P. hanno diritto ad usufruire dei permessi concessi, sarà cura del dirigente scolastico procedere alla sostituzione del personale docente e ATA con il conferimento di supplenze, esperite tutte le modalità organizzative previste”.

In questo contesto, pertanto, occorre muoversi.

In merito al cumulo dei permessi in un’unica soluzione si riporta quanto l’USP di Torino, appositamente interpellato da un dirigente scolastico, in data 26/10/2006 rispondeva: “Si premette che i criteri e le modalità per la fruizione dei permessi per diritto allo studio sono stabiliti, oltre che dalla normativa di carattere generale (DPR 395/88 art. 3 – CM 319 del 24/10/1991 e succ. modif. – CM 130 del 21/04/2000) dai CCDR che integrano tali norme, anche per soddisfare esigenze contingenti.

Né le norme soprarichiamate, né il CCDR/Piemonte, attualmente in vigore, prevedono la possibilità di cumulo dei permessi in un’unica soluzione, salvo quanto indicato dall’art. 5, comma 2, ultimo capoverso del CCDR stesso”.

La C.R. 236 del 12/06/2006 che riporta l'interpretazione autentica accordo del 7/11/2005 sulla fruizione dei permessi di studio chiarisce soltanto che "Nel limite del 20% di ore di permessi per la preparazione agli esami … di cui all'art. 5 secondo comma del suddetto accordo, sono da intendersi anche le ore necessarie allo svolgimento degli esami per il personale a tempo determinato".

Pertanto non si ritiene possibile consentire il cumulo delle 120 ore residue alla docente in questione.

In merito ai corsi universitari on line, si ritiene che se essi sono previsti dagli statuti delle università statali o legalmente riconosciute o sono tra quelli indicati dagli artt. 4, 6 e 8 della Legge 341/90 di Riforma degli ordinamenti didattici universitari, la loro frequenza consenta di fruire dei permessi previsti per il diritto allo studio.

 

Esame preliminare all'esame di stato dei candidati privatisti a.s. 2009/2010

 

Quesito del 13/01/2010

Nel testo DL 134/09 si legge: “Art. 1-bis (Disposizioni sugli esami preliminari agli esami di Stato)

1. Dopo il primo periodo dell'articolo 2, comma 3 della legge 10 dicembre 1997, n. 425, è aggiunto il seguente: "Sostengono altresì l'esame preliminare, sulle materie previste dal piano di studi dell'ultimo anno, i candidati in possesso di idoneità o di promozione all'ultimo anno che non hanno frequentato il predetto anno ovvero che non hanno comunque titolo per essere scrutinati per l'ammissione all'esame".

Nell'art 7 della OM 9 aprile 2009 si legge: “11. I candidati esterni provvisti di idoneità o di promozione all'ultima classe, ovvero di ammissione alla frequenza di detta classe, ottenuta in precedenti esami di maturità o di abilitazione ovvero di qualifica professionale quadriennale, dello stesso corso di studio, non devono sostenere l'esame preliminare”.

La domanda è la seguente: i candidati privatisti che hanno già sostenuto un esame di stato e sono stati dichiarati non maturi devono o non devono sostenere l'esame preliminare?

 

Risposta

Il D.L. 25/09/2009 n. 134, convertito dalla Legge 24/11/2009 n. 167, all'art. 1-quinquies prevede una modifica dell'articolo 2, comma 3, della legge 10/12/1997 n. 425, concernente l’esame di stato conclusivo della scuola secondaria di II grado.

E' stato introdotto l’obbligo per i candidati privatisti, pur provvisti di idoneità alla classe quinta ma che non hanno frequentato l’ultimo anno o che non hanno comunque titolo per essere scrutinati per l'ammissione all'esame, di sostenere l’esame preliminare sulle relative materie.

Il testo è quello citato nel quesito.

La disposizione è stata richiamata ancora dalla nota MIUR n. 236 del 14/01/2010.

Pertanto, anche i candidati privatisti reduci da esame di stato con esito negativo debbono sostenere da quest'anno gli esami preliminari sulle materie previste dal piano di studi dell'ultimo anno.

Conseguentemente il testo dell'art 7/11 dell'O.M. 40/2009 verrà coerentemente modificato nella stesura dell'O.M. relativa ai prossimi esami di stato.

 

Studenti HC: pagamento tasse scolastiche

 

Quesito del 13/01/2010

Uno studente con valutazione differenziata deve pagare le tasse di esame per la maturità?

 

Risposta

Gli alunni invalidi civili iscritti alle scuole secondarie superiori che versano in disagiate condizioni economiche godono di esenzione dal pagamento delle tasse scolastiche (comprese quelle d’esame). Poiché l’accertamento delle predette “disagiate condizioni economiche” non è espressamente circostanziato, la prassi adottata dalle scuole è di non richiedere il pagamento delle tasse scolastiche a tutti gli studenti che abbiano un handicap certificato, estendendo di fatto a tutti la dispensa dal pagamento delle tasse scolastiche prevista dall’art. 200/7 del D. Lgs 297/1994 per i ciechi civili.

 

Età per l'ammissione agli esami di idoneità alla classe seconda della scuola primaria

 

Quesito del 12/01/2010

A settembre 2010 è possibile iscrivere un bambino nato a gennaio 2005 alla classe seconda a seguito di superamento di esame di accertamento delle competenze per la classe prima? Grazie.

 

Risposta

L'art. 4 del DPR 89/2009 prescrive:

“1. Sono iscritti alla scuola primaria le bambine e i bambini che compiono sei anni di età entro il 31 dicembre dell'anno scolastico di riferimento.

2. Possono, altresì, essere iscritti alla scuola primaria, su richiesta delle famiglie, le bambine e i bambini che compiono sei anni di età entro il 30 aprile dell'anno scolastico di riferimento.

Poiché l'art. 4 del DPR 89/2009 amplia i termini previsti dall'art. 6 del D.Lgs. 59/2004, di fatto lo riassorbe. A quello pertanto si fa riferimento nel valutare i termini di iscrizione degli alunni della scuola primaria”.

La C.M. n. 4 del 15/01/2010 prevede: “I genitori o i soggetti esercenti la potestà genitoriale debbono iscrivere alla classe prima della scuola primaria i bambini che compiono sei anni di età entro il 31 dicembre 2010. Gli stessi hanno la possibilità di iscrivere anticipatamente anche i bambini che compiono sei anni di età entro il 30 aprile 2011. A tale ultimo riguardo, per una scelta attenta e consapevole, i genitori si avvalgono anche delle indicazioni e degli orientamenti forniti dai docenti delle scuole dell’infanzia frequentate dai propri figli”.

La C.M. 32 del 13/03/2009 relativa agli esami di idoneità per l'a.sc. 2009/10 prescriveva: “Le iscrizioni agli esami di idoneità per le classi seconda, terza, quarta e quinta della scuola primaria e per il primo anno della scuola secondaria di primo grado sono consentite ai candidati privatisti che abbiano compiuto o compiano entro il 31 dicembre 2009, rispettivamente, il sesto, il settimo, l’ottavo, il nono e il decimo anno di età. Gli esami di idoneità si svolgono dinanzi alla commissione composta da tre insegnanti nominati dal dirigente tra i designati dal collegio dei docenti”.

Per il 2010/11 pertanto, possono sostenere esami di idoneità alla classe seconda della scuola primaria i bambini che compiano entro il 31 dicembre 2010 il sesto anno di età o anticipatamente anche quelli che compiono sei anni di età entro il 30 aprile 2011.

Il bambino nato a gennaio 2005 rientra tra costoro e pertanto può sostenere gli esami di idoneità alla classe seconda per l'a.sc. 2010/11.

 

Permessi retribuiti e permessi per diritto allo studio dei docenti in part time

 

Quesito dell'11/01/2010

A norma di contratto i docenti possono usufruire di 3 giorni annuali per motivi personali/familiari e 6 giorni di ferie durante le attività didattiche, indipendentemente dalla possibilità di essere sostituiti, sempre per motivi personali/familiari, anche autocertificati. Il numero di 3 e 6 resta tale anche per i docenti in parti time o si fa una proporzione? Il contratto nulla dice. Analogamente le 150 ore di permesso per diritto allo studio restano tali anche per un docente con orario inferiore a 18 ore?

 

 

Risposta

Ai sensi dell'art. 39 CCNL/2007, il tempo parziale può essere realizzato:

a) con articolazione della prestazione di servizio ridotta in tutti i giorni lavorativi (tempo parziale orizzontale);

b) con articolazione della prestazione su alcuni giorni della settimana del mese, o di determinati periodi dell'anno (tempo parziale verticale), comma 7.

Il successivo comma 11 stabilisce che “I dipendenti a tempo parziale orizzontale hanno diritto ad un numero di giorni di ferie e di festività soppresse pari a quello dei lavoratori a tempo pieno. I lavoratori a tempo parziale verticale hanno diritto ad un numero di giorni proporzionato alle giornate di lavoro prestate nell'anno”.

Per analogia con questa disposizione si ritiene che anche gli altri benefici contrattuali (quali i giorni di permesso retribuito previsti dall'art. 15 del contratto medesimo) seguano la stessa regola: i permessi retribuiti del docente che beneficia del tempo parziale orizzontale sono proporzionati alle giornate di lavoro prestate nell'anno.

Per quanto concerne i permessi per diritto allo studio occorre riferirsi al relativo contratto regionale, considerato che la definizione dei criteri per la fruizione dei permessi straordinari retribuiti per il diritto allo studio è materia demandata alla contrattazione integrativa regionale dall’art. 4/4 del CCNL/2007 (“Presso ciascuna direzione scolastica regionale la contrattazione integrativa si svolge con cadenza quadriennale sulle seguenti materie:

a) criteri per la fruizione dei permessi per il diritto allo studio”).

Il CCND per il Piemonte sottoscritto il 27/10/2006, art. 2/1, prevede tra i destinatari del permesso anche “il personale docente e A.T.A. a tempo indeterminato con rapporto di lavoro a tempo parziale”. Il successivo art. 5 relativo alle modalità di fruizione stabilisce che “I permessi per diritto allo studio sono concessi al personale dirigente, docente, educativo ed ATA con contratto a tempo indeterminato e determinato, sia con regime orario full-time che part-time, nella misura di 150 ore individuali annue riferite all’anno solare (dal 1 gennaio al 31 dicembre)”.

Si ritiene, pertanto, che i docenti fruitori del part-time abbiano titolo a beneficiare di tutte le 150 ore di permesso per diritto allo studio.,

Si è a conoscenza che altri contratti decentrati regionali stabiliscono la possibilità di usufruire del permesso di studio in percentuale alle ore di servizio prestate. Ad esempio il CCDR delle Marche stabilisce all'art. 1: “Per il personale che presta servizio con orario inferiore a quello di cattedra (personale docente) o a quello di servizio (personale ATA ed educativo), le ore di permesso complessivamente fruibili devono essere rapportate all’orario di servizio settimanale di cattedra o di servizio”.

 

Visita medica collegiale

 

Quesito dell'11/01/2010

Nell'istituto che dirigo due insegnanti sin dall'inizio dell'anno scolastico si sono assentati riprendendo servizio il 22 dicembre u.s.; alla riapertura della scuola hanno di nuovo chiesto 30 gg di congedo ciascuno, sempre per motivi di salute. Sono stati sottoposti a visita fiscale che ha confermato la diagnosi del medico di famiglia; desidero, allora, sapere se devo o se sia opportuno richiedere visita collegiale.

 

Risposta

La richiesta di visita medica collegiale mira a stabilire la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro o dei requisiti fisici temporanei e/o permanenti di idoneità allo svolgimento della funzione.

Essa va inoltrata alla Commissione medica di verifica di cui al D.M. Economia e Finanze del 12/02/2004, esistente presso gli uffici provinciali del MEF, ai sensi della circolare del MEF n. 868 del 20/01/2009.

Competente a sottoporre il dipendente a tale accertamento è il dirigente scolastico. La richiesta va accompagnata da idonea motivazione, da un riepilogo delle assenze per malattia dell’ultimo triennio e da ogni documento utile ai fini dell'istruttoria sanitaria.

Ovviamente, dell'avvio del procedimento vanno informati i dipendenti, con l’avvertenza esplicita che potranno farsi assistere da un sanitario di loro fiducia.

La CMV è composta d 3 ufficiali medici, di cui almeno uno preferibilmente specialista in medicina legale e delle assicurazioni. La stessa entro 30 giorni dalla ricezione della documentazione, sottopone a visita l’interessato e redige apposito processo verbale firmato da tutti i componenti. Il verbale viene trasmesso all’amministrazione competente entro 15 giorni dalla visita conclusiva.

 

Presa di servizio dopo un'assenza

 

Quesito dell'11/01/2009

1. Il docente, che viene dimesso dall'ospedale il 24 dicembre e chiede il 7 gennaio dieci giorni di malattia, deve essere considerato in congedo anche durante la pausa didattica? Il docente sostiene di aver inviato il 27 dicembre, che era domenica, alla scuola un fax che recitava "si resta a disposizione per qualsiasi convocazione di servizio". Il docente non aveva comunicato in segreteria le sue dimissioni dall'ospedale avvenute il 24 dic. La scuola non ha ricevuto il fax, né il docente si è preoccupato di informare dell'avvenuto avvio. Alla mia richiesta, il 7 gennaio di coprire i giorni di pausa didattica, perché la presa di servizio non era avvenuta tramite firma a scuola, il docente invia una copia della conferma di invio fax che portava come inizio di trasmissione le 13.25, ma nella parte iniziale di invio l'orario segnalato era diverso: le 17.25, con incongruenza degli orari.

Non ho trovato nessuna normativa che affermi che la presa di servizio durante la pausa didattica deve avvenire tramite firma a scuola. Tuttavia non ritengo che un fax di tal genere, che non ho mai ricevuto possa valere come presa di servizio. Per prassi si viene a scuola a prendere servizio.

In caso di non copertura con certificato medico del periodo devo decurtare i giorni di stipendio relativi?

2. In ben due certificati medici inviatomi dal docente manca il timbro del medico con numero di iscrizione all'albo. Sono medici privati, specialisti, ma chiunque tramite computer potrebbe simulare intestazione e titoli. Si possono i certificati ritenere validi così come sono stati presentati?

 

Risposta

1) E' buona norma che la presa di servizio dopo un'assenza venga disciplinata dal Regolamento di istituto o quantomeno da precise indicazioni scritte del D.S. rivolte a tutto il personale della scuola.

Nel caso esposto il docente sostiene di aver inviato alla scuola un fax di messa a disposizione durante le vacanze natalizie. Di esso tuttavia non c'è traccia. A richiesta, il docente invia copia della conferma di invio fax incongruente negli orari.

Salvo provata natura mendace della dichiarazione, si ritiene inopportuno pretendere la copertura con certificato medico del periodo natalizio o decurtare i giorni di stipendio relativi, non potendosi appellare a disposizioni certe impartite al personale sulle modalità della presa di servizio dopo un'assenza. In un eventuale contenzioso non si è sicuri che la scuola ne esca indenne.

In merito si riporta la nota della Ragioneria Generale dello Stato (prot. 108127 del 15/06/1999) che afferma: "poiché la funzione docente si esplica non solo con l'insegnamento ma anche con la partecipazione ad altre attività individuali e collettive, la sospensione delle attività didattiche di fatto non preclude l'effettiva ripresa del servizio al termine del periodo di assenza. E' appena il caso di precisare che ricade nella responsabilità del capo di istituto la dichiarazione della avvenuta ripresa del servizio".

2) Di norma, nella compilazione di un certificato medico devono essere riportati i seguenti elementi:

- intestazione o timbro del medico certificante;

- generalità del paziente richiedente;

- oggetto della certificazione con prognosi di malattia;

- firma del medico certificante;

- data e luogo di redazione del certificato.

Qualora la scuola nutra dei dubbi fondati sulla veridicità del certificato esibito dal personale può sempre rivolgersi all'Ordine dei medici della provincia per le necessarie verifiche.

 

Il ritardo per cause di forza maggiore va recuperato?

 

Quesito del 10/01/2010

Un insegnante arriva in ritardo di due ore a scuola per cause di forza maggiore (il pullman su cui viaggiava non ha potuto proseguire il viaggio causa neve). Le ore perse vanno recuperate?

 

Risposta

Si ritiene che le ore in questione non vadano recuperate. Essendo infatti il rapporto di lavoro del Comparto Scuola di natura civilistica e obbligazionaria tra le parti che lo sottoscrivono, il principio giuridico di riferimento è l’art. 1256 del Codice civile, laddove recita che: “L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore [il lavoratore], la prestazione diventa impossibile. Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore, finché essa perdura, non è responsabile del ritardo dell’adempimento”.

Pertanto, il personale che si trovi in questi frangenti, esibendo una dichiarazione del gestore del servizio che certifichi la circostanza, si ritiene non debba recuperare le ore perse.

 

Le relazioni sindacali di istituto sono valide anche con due sole RSU

 

Quesito del 10/01/2010

Un rappresentante delle RSU si dimette e non può essere sostituito. Come si può procedere? E' possibile operare con due sole rappresentanze? Si possono avviare elezioni suppletive?

 

Risposta

L'art. 7 dell'Accordo Quadro per la costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie del 7 agosto 1998, prevede:

“1. I componenti della RSU restano in carica per tre anni, al termine dei quali decadono automaticamente con esclusione della prorogabilità.

2. In caso di dimissioni di uno dei componenti, lo stesso sarà sostituito dal primo dei non eletti appartenente alla medesima lista.

3. Le dimissioni e conseguenti sostituzioni dei componenti le RSU non possono concernere un numero superiore al 50% degli stessi, pena la decadenza della RSU con conseguente obbligo di procedere al suo rinnovo, secondo le modalità previste dal presente Regolamento”.

Se non è possibile procedere alla sostituzione, la RSU (e non la scuola), provvederà a dare segnalazione alle OO.SS. per l'indizione di eventuali elezioni suppletive (ma col prossimo anno scolastico l'attuale RSU dovrebbe concludere il mandato e quindi dovrebbe essere eletta, per rinnovo, tutta la RSU).

Nelle more del rinnovo (o delle eventuali elezioni suppletive), il dirigente potrà continuare le relazioni sindacali di istituto con i due membri della RSU; questa infatti, potendo contare su due membri, è ancora in condizione di funzionare ai sensi della normativa vigente.

 

 

Libertà didattica e collegio docenti

 

Quesito del 10/01/2010

Sistemando il verbale del collegio mi è venuto in mente che nell'ultimo collegio alcuni insegnanti mi hanno fatto notare una questione sulla libertà didattica in merito ad una mia affermazione secondo la quale la libertà didattica si gioca all'interno delle decisioni degli organi collegiali (es. approvato in collegio che tutti gli insegnanti devono adottare gli stessi libri per classi parallele, allora tutti gli insegnanti sono tenuti ad attenersi oppure deciso che tutte la prove scritte devono essere inviate a casa come forma di trasparenza, allora tutte le prove devono essere inviate a casa oppure ancora, deciso in collegio un modulo per le relazioni iniziali e/o finali, può un insegnante compilare in altro modo la relazione sintetizzando o non considerando alcuni aspetti? Esiste un criterio o un limite che regola la libertà didattica? Fin dove un insegnante è libero?

 

Risposta

L’autonomia didattica e la libertà d’insegnamento possono infatti esercitarsi solo nell’ambito delle linee indicate dall’organo preposto dalle leggi dello stato a definire le linee educative e didattiche dell’istituto, il collegio dei docenti per l’appunto, ai sensi dell'art. 7/2 D.L. n. 297/1994.

Pertanto, se una delibera del collegio dei docenti è stata assunta con una maggioranza valida, adeguatamente motivata e senza ledere diritti protetti dalle norme vigenti, la delibera non può che ritenersi vincolante ed immediatamente esecutiva sulle materie di competenza dell’organo.

Di conseguenza non può essere accampata la libertà didattica nei casi rappresentati se il collegio docenti ha espresso una sua precisa posizione: essa diventa obbligatoria per tutti i docenti e la sua esecutività non può essere contrastata ricorrendo all'alibi della libertà didattica.

 

Il supplente che beneficia del dottorato di ricerca...

 

Quesito del 9/01/2010

Un docente supplente fino al 30/06/2010 ha chiesto il congedo straordinario per motivi di studio: dottorato di ricerca non coperto da borsa.

Il periodo di aspettativa concesso sarà riconosciuto utile come punteggio per la graduatoria in cui è inserito il supplente?

La questione del mantenimento della retribuzione da docente durante il periodo di aspettativa per dottorato di ricerca senza borsa anche per i supplenti temporanei è da ritenersi risolta definitivamente dalla nota MIUR prot. n. 20106 del 11-12-2008 o presenta ancora incertezze interpretative e/o margini discrezionali da parte del dirigente scolastico... essendo presenti in giurisprudenza molteplici contenziosi con sentenze contraddittorie come: Tribunale di Firenze Ordinanza 07 Dicembre 2005 RG 3107/2005 e Tribunale di Cuneo Ordinanza del 2 Marzo 2007 Cron. 3317?

 

Risposta

Poiché, ai sensi dell'art. 453/6 del D.Lgs. 297/94, richiamato dall'art. 18/2 del CCNL/2007, il periodo trascorso beneficiando del dottorato di ricerca è valido, a tutti gli effetti, come servizio d'istituto nella scuola, esso viene riconosciuto utile altresì come punteggio per la graduatoria in cui è inserito il supplente.

Si ritiene che, per le ragioni già addotte nella precedente risposta del 19/12/2009 relativa all'argomento, la nota MIUR prot. n. 20106 del 11/12/2008 abbia chiarito definitivamente che l'aspettativa con o senza assegni per dottorato di ricerca spetta anche ai docenti a tempo determinato con incarico di supplenza annuale o temporanea. Peraltro, le ordinanze citate nel quesito hanno validità solo per i casi sottoposti ad esame e non sono estensibili erga omnes.

 

Aziende agrarie: orario festivo del personale ATA

 

Quesito del 7/01/2010

In azienda agraria il personale lavora anche a Natale, Pasqua...

Quale è la normativa che regola il pagamento del lavoro nelle predette giornate di festività? Il lavoro durante le predette festività dà diritto a riposi compensativi?

 

Risposta

Il caso è disciplinato dal CCNL/2007 e precisamente dall'art. 53 relativo alle modalità di prestazione dell’orario di lavoro del personale ATA, che al comma 2 prevede, tra le tipologie dell'orario di lavoro, l'orario plurisettimanale (lett. b) e le turnazioni (lett. c):

“b. Orario plurisettimanale:

- la programmazione plurisettimanale dell’orario di lavoro ordinario, è effettuata in relazione a prevedibili periodi nei quali si rileva un’esigenza di maggior intensità delle attività o particolari necessità di servizio in determinati settori dell’istituzione scolastica, con specifico riferimento alle istituzioni con annesse aziende agrarie, tenendo conto delle disponibilità dichiarate dal personale coinvolto.

Ai fini dell’adozione dell’orario di lavoro plurisettimanale devono essere osservati i seguenti criteri:

a. il limite massimo dell’orario di lavoro ordinario settimanale di 36 ore può eccedere fino a un massimo di 6 ore per un totale di 42 ore per non più di 3 settimane continuative;

b. al fine di garantire il rispetto delle 36 ore medie settimanali, i periodi di maggiore e di minore concentrazione dell’orario devono essere individuati contestualmente di anno in anno e, di norma, rispettivamente, non possono superare le 13 settimane nell’anno scolastico.

Le forme di recupero nei periodi di minor carico di lavoro possono essere attuate mediante riduzione giornaliera dell’orario di lavoro ordinario, oppure attraverso la riduzione del numero delle giornate lavorative.

c) turnazioni

- la turnazione è finalizzata a garantire la copertura massima dell’orario di servizio giornaliero e dell’orario di servizio settimanale su cinque o sei giorni per specifiche e definite tipologie di funzioni e di attività. Si fa ricorso alle turnazioni qualora le altre tipologie di orario ordinario non siano sufficienti a coprire le esigenze di servizio.

I criteri che devono essere osservati per l’adozione dell’orario di lavoro su turni sono i seguenti:

- si considera in turno il personale che si avvicenda in modo da coprire a rotazione l’intera durata del servizio;

- la ripartizione del personale nei vari turni dovrà avvenire sulla base delle professionalità necessarie in ciascun turno;

- l’adozione dei turni può prevedere la sovrapposizione tra il personale subentrante e quello del turno precedente;

- un turno serale che vada oltre le ore 20 potrà essere attivato solo in presenza di casi ed esigenze specifiche connesse alle attività didattiche e al funzionamento dell’istituzione scolastica;

- nelle istituzioni educative il numero dei turni notturni effettuabili nell’arco del mese da ciascun dipendente non può, di norma, essere superiore ad otto. Il numero dei turni festivi effettuabili nell’anno da ciascun dipendente non può essere, di norma, superiore ad un terzo dei giorni festivi dell’anno. Nei periodi nei quali i convittori non siano presenti nell’istituzione, il turno notturno è sospeso salvo comprovate esigenze dell’istituzione educativa e previa acquisizione della disponibilità del personale;

- l’orario notturno va dalle ore 22 alle ore 6 del giorno successivo. Per turno notturno festivo si intende quello che cade nel periodo compreso tra le ore 22 del giorno prefestivo e le ore 6 del giorno festivo e dalle ore 22 del giorno festivo alle ore 6 del giorno successivo”.

Pertanto, queste tipologie di orario di lavoro non prevedono compensi aggiuntivi per il lavoro svolto nelle giornate di festività né riposi compensativi, se non quelli ivi regolamentati. La contrattazione di istituto potrà prevedere eventuali compensi forfetari corrispondenti ad intensificazione di prestazioni lavorative dovute a tali particolari forme di organizzazione dell’orario di lavoro, ai sensi dell'art. 88/2 lett. e) del contratto medesimo.

Sono, invece, previsti compensi maggiorati per le prestazioni notturne o festive aggiuntive all'orario d'obbligo, ai sensi della tab. 6 allegata al contratto stesso.

 

Al collaboratore del D.S. può essere anche attribuita una funzione strumentale?

 

Quesito del 6/01/2010

Un collaboratore del D.S. può svolgere anche l'incarico di funzione strumentale?

Grazie

 

Risposta

Si ritiene che il compito di funzione strumentale sia compatibile con quello di collaboratore del dirigente scolastico, perché la premessa al CCNL/2007, che fa parte integrante del contratto stesso, dichiara che le disposizioni contrattuali ivi contenute riportano tutte le norme di fonte negoziale vigenti, sia che si tratti di nuove che di precedenti, queste ultime modificate o meno. Le disposizioni legislative, anche se eventualmente abrogate, sono da considerarsi tuttora in vigore ai fini contrattuali qualora esplicitamente richiamate nel testo stesso, come previsto dall'art. 69 del D.Lgs. 165/2001.

Poiché l'art. 33 del contratto medesimo, a differenza di precedenti contratti, non pone limiti né incompatibilità alcuna all'identificazione da parte del collegio docenti delle figure strumentali (“Tali funzioni strumentali sono identificate con delibera del collegio dei docenti in coerenza con il piano dell’offerta formativa che, contestualmente, ne definisce criteri di attribuzione, numero e destinatari. Le stesse non possono comportare esoneri totali dall’insegnamento e i relativi compensi sono definiti dalla contrattazione d’istituto”), si ritiene compatibile l'incarico di funzione strumentale con quello di collaboratore del dirigente scolastico.

Avuta tuttavia presente la non comulabilità dei relativi compensi stabilita dall'art. 88, comma 2, lett. f) del contratto medesimo, in molte scuole, per non entrare in conflitto con tale disposizione, si assegna, ad esempio, ai collaboratori che svolgono pure la funzione strumentale un compenso leggermente maggiorato (preparando ovviamente il terreno con le RSU). Va da sé che nell'incarico al collaboratore non si fa menzione di quello che dovrebbe fare in qualità di funzione strumentale. E' una sorta di patto tacito. E' chiaro che si tratta di una scelta spesso residuale e di emergenza, relativa magari a funzioni strumentali che nessuno vuole svolgere.

In altre scuole, si assegnano al collaboratore del D.S. altri incarichi retribuiti, senza attribuire formalmente la funzione strumentale, proprio per non "cozzare" con il vincolo contrattuale.

 

Pagamento o recupero delle ore eccedenti prestate dal personale ATA in attività di formazione

 

Quesito del 6/01/2010

Il personale Ata della scuola che io dirigo, se svolge attività di formazione in orario extra-scolastico, pretende il recupero delle ore o della giornata.

Qual è la legge che regola questo diritto?

Grazie.

 

Risposta

Nel caso prospettato assume rilevanza quanto disposto dai seguenti articoli del CCNL/2007:

- Art. 64, comma 4: “Il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, può partecipare, previa autorizzazione del capo d'istituto, in relazione alle esigenze di funzionamento del servizio, ad iniziative o di aggiornamento organizzate dall'amministrazione o svolte dall'Università o da enti accreditati. La partecipazione alle iniziative di aggiornamento avviene nel limite delle ore necessarie alla realizzazione del processo formativo, da utilizzare prioritariamente in relazione all'attuazione dei profili professionali. In quest'ultimo caso il numero di ore può essere aumentato secondo le esigenze, tenendo conto anche del tempo necessario per raggiungere la sede dell’attività di formazione”.

- Art. 51, comma 4: “In quanto autorizzate, compatibilmente con gli stanziamenti d'istituto, le prestazioni eccedenti l'orario di servizio sono retribuite con le modalità definite in sede di contrattazione integrativa d’istituto”.

- Art. 54, comma 3: “In quanto autorizzate, le prestazioni eccedenti l’orario di servizio sono retribuite”.

- Art. 54, comma 4: “Se il dipendente, per esigenze di servizio e previe disposizioni impartite, presta attività oltre l’orario ordinario giornaliero, può richiedere, in luogo della retribuzione, il recupero di tali ore anche in forma di corrispondenti ore e/o giorni di riposo compensativo, compatibilmente con le esigenze organizzative dell’istituzione scolastica o educativa. Le giornate di riposo a tale titolo maturate potranno essere cumulate e usufruite nei periodi estivi o di sospensione delle attività didattiche, sempre con prioritario riguardo alla funzionalità e alla operatività dell’istituzione scolastica”.

Dunque, in caso di autorizzazione preventiva o di disposizioni impartite, il pagamento anche delle ore eccedenti prestate in attività di formazione sembra essere la regola, mentre il recupero una possibilità a seguito di richiesta del dipendente. Ad ogni modo, il pagamento dovrebbe avvenire compatibilmente con gli stanziamenti di istituto e con le modalità definite in sede di contrattazione di istituto, in mancanza delle quali si potrebbe procedere a far recuperare le ore prestate in eccedenza rispetto all’orario ordinario.

 

Il collaboratore scolastico che svolge il lavoro di pizzaiolo presso un locale pubblico...

Quesito del 4/01/2010

Un collaboratore scolastico di scuola dell'infanzia con contratto a tempo indeterminato che espleta le sue 36 ore su 5 giorni alla settimana, chiede l'autorizzazione a poter espletare nel tempo libero, occasionalmente (sabato e domenica) il lavoro di pizzaiolo - cameriere presso un locale pubblico. Il collaboratore scolastico chiede l'autorizzazione per essere in regola in caso di controlli in pizzeria.

Il quesito è questo: può la scuola statale autorizzare un suo dipendente di ruolo a svolgere lavori occasionale remunerati e per i quali saranno pagati altri eventuali contributi fuori dell'orario scolastico?

 

Risposta

Si nutrono dubbi circa la legittimità della prestazione di tale attività da parte di un dipendente a tempo pieno e quindi circa l'autorizzazione a svolgerla.

Come è noto, l’art. 53 del D.Lgs. 165/2001 dispone che resta ferma per tutti i dipendenti pubblici la disciplina delle incompatibilità dettata dagli articoli 60 e seguenti del DPR 10/01/1957, n. 3. Sono previste alcune deroghe, la più importante delle quali riguarda i rapporti di lavoro a tempo parziale.

Lo stesso articolo prevede che gli incarichi retribuiti conferiti ai pubblici dipendenti devono essere previamente autorizzati dall’Amministrazione di appartenenza. Tali incarichi sono quelli, anche occasionali, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, per i quali è previsto, sotto qualsiasi forma, un compenso.

Le condizioni per cui possono essere autorizzati altri incarichi di lavoro sono le seguenti:

- la temporaneità e l'occasionalità dell'incarico. Sono, quindi, autorizzabili le attività non di lavoro subordinato esercitate sporadicamente ed occasionalmente, anche se eseguite periodicamente e retribuite, qualora per l’aspetto quantitativo e per la mancanza di abitualità, non diano luogo ad interferenze con l’impiego;

- il non conflitto con gli interessi dell’amministrazione e con il principio del buon andamento della pubblica amministrazione;

- la compatibilità dell'impegno lavorativo derivante dall'incarico con l'attività lavorativa di servizio cui il dipendente è addetto tale da non pregiudicarne il regolare svolgimento. L’attività deve essere svolta al di fuori dell’orario di servizio.

Nel caso prospettato non si parla di una prestazione occasionale, ma di una attività paragonabile forse a una collaborazione a progetto. Tale forma di collaborazione è stata introdotta dal D.Lgs. n. 276/2003 (c.d. legge Biagi) ed ha sostituito in ambito privato la preesistente collaborazione coordinata e continuativa. Più in particolare la definizione di lavoro a progetto, con la relativa disciplina, è contenuta negli articoli 61-69 del decreto summenzionato.

Significativo appare inoltre quanto contenuto nella circolare n. 3/97 emanata il 19/02/1997 dal Dipartimento della Funzione Pubblica, nella quale si legge che “le attività extra istituzionali sono da considerarsi incompatibili quando: 1) oltrepassano i limiti della saltuarietà e occasionalità; 2) si riferiscono allo svolgimento di libere professioni” e che “le attività consentite sono, comunque, un’eccezione rispetto al prevalente e generale principio di incompatibilità. Per questo, il potere di autorizzazione delle amministrazioni deve essere esercitato secondo criteri oggettivi e idonei a verificare la compatibilità dell’attività extra istituzionale in base alla natura della stessa, alle modalità di svolgimento e all’impegno richiesto”.

Se il lavoro di pizzaiolo/cameriere presso un locale pubblico del collaboratore scolastico in questione si configurasse come lavoro parasubordinato non sarebbe compatibile con lo status di pubblico dipendente a tempo pieno e quindi non sarebbe autorizzabile.

 

Chiusura scuole per neve e conseguenze sui dipendenti

 

Quesito del 4/01/2009

La mia scuola è stata chiusa per neve per tre giorni, in seguito a ordinanza del Sindaco. Chi in precedenza aveva chiesto questi giorni per motivi familiari o per ferie deve annullare la propria richiesta e, di conseguenza, io devo annullare il decreto emesso?

 

Risposta

Il tema della chiusura temporanea delle sedi scolastiche quando ha ripercussioni sul rapporto di lavoro intercorrente con i lavoratori, trova il proprio fondamento giuridico e normativo nei principi giuridici del Contratto di lavoro.

Nella fattispecie, l’interruzione dell’erogazione del servizio per qualsiasi causa esterna di forza maggiore, configura sicuramente una situazione di inadempimento derivante da cause non imputabili al prestatore (lavoratore), che, impossibilitato a svolgere i propri obblighi contrattuali, è legittimato ad assentarsi senza alcun vincolo di restituzione e/o recupero delle relative ore/giornate.

Nelle cause esterne di forza maggiore è opinione consolidata considerare la chiusura temporanea delle Istituzioni scolastiche e/o di plessi singoli appartenenti alle medesime per ordinanza del Sindaco a causa della neve).

Essendo il rapporto di lavoro del Comparto Scuola di natura civilistica e obbligazionaria tra le parti che lo sottoscrivono, il principio giuridico di riferimento è l’art. 1256 del Codice civile, laddove recita che: “L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore [il lavoratore], la prestazione diventa impossibile. Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore, finché essa perdura, non è responsabile del ritardo dell’adempimento”.

Pertanto, tutto il personale scolastico non è tenuto al servizio qualora i locali dove abitualmente lavora siano inaccessibili in virtù dell’ordinanza sindacale che ha disposto la chiusura della Istituzione Scolastica per neve. Si ritiene che anche coloro che hanno richiesto permessi retribuiti o ferie rientrino nella fattispecie e pertanto le loro domande e i relativi decreti vengano annullati d'ufficio.

 

Concorso D.S.: requisiti di accesso

 

Quesito del 4/01/2010

Un mio insegnante vorrebbe fare il concorso da preside ed è in ruolo dal 1 settembre 2005. Nel bando non è precisato se nei cinque anni è compreso l'anno di prova. Mi puoi dire qualcosa?

 

Risposta

L'anno di prova è ricompreso nei cinque anni di ruolo richiesti per l'accesso al concorso a Dirigente scolastico. L'art. 4/1 del DPR 140/2008 relativo ai requisiti accesso al concorso prevede un “servizio effettivamente prestato, dopo la nomina in ruolo, di almeno cinque anni”, comprensivo pertanto anche dell'anno di prova.

 

Concorso D.S.: requisiti di servizio per l'accesso

 

Quesito del 4/01/2010

Avendo letto il regolamento dei requisiti necessari per l'accesso mi è sorto un dubbio riguardo ai 5 anni di servizio effettivo dal ruolo. Io sono entrato in ruolo il 01/09/2005 con alle spalle 14 anni di precariato ed attualmente, dopo la ricostruzione carriera, mi trovo nel quarto scaglione stipendiale con scadenza agosto 2012, nella situazione odierna io rientro nel requisito di 5 anni effettivi?

 

Risposta

Il punto di riferimento normativo è costituito dal D.P.R. 140 del 10 luglio 2008 (“Regolamento recante la disciplina per il reclutamento dei dirigenti scolastici ai sensi dell'art. 1 comma 618 della legge 296 del 27 dicembre 2006”), in  base al quale saranno emanati i bandi di indizione dei prossimi concorsi a dirigente scolastico.

L'articolo 4 di tale regolamento prevede che può partecipare al concorso a posti di dirigente scolastico “il personale docente ed educativo in servizio  nelle istituzioni scolastiche ed educative statali, in possesso dei seguenti requisiti:

a) servizio effettivamente prestato, dopo la nomina in ruolo, di almeno cinque anni in qualsiasi ordine di scuola;

b) laurea magistrale o titolo equiparato ovvero laurea conseguita in base al precedente ordinamento”.

Il testo del bando di concorso dovrà meglio esplicitare i termini di valutazione degli anni di servizio, come ad es. avvenne per l'ultimo concorso ordinario per il reclutamento dei dirigenti scolastici (DDG del 22 novembre 2004), che all'art. 4 precisava:

“2. Il servizio effettivamente prestato di cui al comma 1, è valido se effettuato per almeno 180 giorni per anno scolastico.

3. Si considera valido soltanto il servizio effettivamente prestato nelle scuole statali a partire dalla data di effettiva assunzione nel ruolo docente ed educativo con esclusione dei periodi di retrodatazione giuridica.

4. Sono considerati validi ai fini dell'ammissione al concorso i servizi valutabili a tutti gli effetti come servizio d'istituto ai sensi delle disposizioni vigenti.

5. I requisiti prescritti devono essere posseduti alla data di scadenza del termine ultimo per la presentazione della domanda di ammissione”.

I “servizi valutabili a tutti gli effetti come servizio d'istituto” di cui al comma 4 sono quelli validi agli effetti della carriera e previsti dall'art. 485/1 del D.Lgs. 297/1994: “Al personale docente delle scuole di istruzione secondaria ed artistica, il servizio prestato presso le predette scuole statali e pareggiate, comprese quelle all'estero, in qualità di docente non di ruolo, è riconosciuto come servizio di ruolo, ai fini giuridici ed economici, per intero per i primi quattro anni e per i due terzi del periodo eventualmente eccedente, nonché ai soli fini economici per il rimanente terzo. I diritti economici derivanti da detto riconoscimento sono conservati e valutati in tutte le classi di stipendio successive a quella attribuita al momento del riconoscimento medesimo”.

Pertanto se, come si presume, le disposizioni relative non verranno modificate, il nostro interlocutore, con 14 anni di preruolo, è ampiamente in possesso dei titoli di servizio validi per l'ammissione al concorso.

 

Dimensionamento istituzioni scolastiche: individuazione personale ATA soprannumerario

 

Quesito del 4/01/2010

In caso di accorpamento di scuole, il personale ATA deve fare domanda di trasferimento per rimanere nella sede accorpata?

 

Risposta

Le regole concernenti l'individuazione del personale ATA soprannumerario in caso di dimensionamento delle istituzioni scolastiche sono contenute nell'art. 48 del CCNI relativo alla mobilità del personale scolastico sottoscritto il 12/02/2009.

Si riportano qui di seguito i commi 17-21 riferiti al quesito proposto:

“INDIVIDUAZIONE DEL SOPRANNUMERO CONSEGUENTE AL DIMENSIONAMENTO DELLA RETE SCOLASTICA

17. Nel caso in cui a seguito delle operazioni di dimensionamento della rete scolastica, si realizzino unificazioni o diverse aggregazioni di due o più istituzioni scolastiche di uguale o di diverso ordine e grado, il personale titolare di istituzioni e circoli appartenenti ad un singolo dimensionamento - ad eccezione di quello appartenente al profilo di direttore dei servizi generali ed amministrativi - confluisce in un’unica graduatoria (distinta per profilo) al fine dell’individuazione del personale perdente posto, secondo i criteri previsti dal presente accordo. I Dirigenti Scolastici degli Istituti interessati dal dimensionamento, previa intesa tra loro, provvedono alla compilazione della predetta graduatoria, la pubblicano e ne trasmettono copia all’ufficio territorialmente competente insieme agli eventuali reclami.

18. I dirigenti scolastici, contestualmente alla pubblicazione della graduatoria di cui al comma 17 del presente articolo, rendono disponibili, su richiesta degli interessati, i documenti relativi alla graduatoria stessa. Il personale anzidetto ha facoltà di produrre reclamo all’ufficio territorialmente competente per tramite dei dirigenti scolastici entro 10 giorni dalla pubblicazione della graduatoria il quale nei 10 giorni successivi, comunica agli interessati l’esito del reclamo.

19. L'ufficio territorialmente competente, prima delle operazioni di mobilità, in base alla graduatoria unica di ogni singolo dimensionamento e rispetto all'organico complessivo delle istituzioni e circoli coinvolti dal singolo dimensionamento assegna il personale A.T.A. non perdente posto alle istituzioni scolastiche derivate dal singolo dimensionamento con le seguenti modalità:

I. Riassegnazione del personale non perdente posto alle istituzioni scolastiche (anche trasformate in comprensive) di titolarità nell'anno in corso, nel caso in cui sia accertata la relativa disponibilità.

II. Successivamente alle operazioni di cui sopra, tutto il personale non perdente posto ha diritto ad essere assegnato, a domanda e nel rispetto della graduatoria unica, nell'istituto diverso da quello di attuale titolarità nel quale è confluita la sua sede attuale di servizio (plesso o sezione staccata) sui posti rimasti disponibili.

III. Assegnazione della titolarità al restante personale, non perdente posto – in base alle preferenze espresse e nel rispetto della graduatoria unica – sui posti ancora disponibili, nelle istituzioni scolastiche derivate dal singolo dimensionamento.

IV. Infine, l'ufficio territorialmente competente invita il personale, individuato come perdente posto, a presentare domanda di trasferimento. Il personale non perdente posto coinvolto nei provvedimenti di dimensionamento e assegnato alle scuole con le modalità suddette, può comunque presentare domanda di mobilità.

20. Il personale di cui al punto III del comma 19, del presente articolo può chiedere a domanda di usufruire della precedenza per il rientro nella scuola di titolarità (anche se trasformata in comprensiva) dell'anno in corso. Comunque, tale operazione precede il riassorbimento del personale di cui al punto IV del comma 19 del presente articolo.

21. Il personale di cui al punto IV del comma 19 del presente articolo può chiedere a domanda di usufruire della precedenza per il rientro in una delle istituzioni scolastiche oggetto del singolo dimensionamento che ha coinvolto la propria scuola di titolarità. Tale precedenza opera in subordine a quella prevista dal comma 20, del presente articolo.

22. Qualora dopo la scadenza dei termini per la presentazione della domanda di trasferimento, ma in ogni caso prima dell'inizio delle operazioni di movimento, emergano nuove posizioni di personale perdente posto di cui al comma 19 del presente articolo, gli uffici territorialmente competenti, notificano per iscritto immediatamente agli interessati la loro posizione di soprannumerari e li invitano a presentare domanda di trasferimento e/o di passaggio entro 5 giorni dalla data della predetta notifica. Le eventuali nuove domande sostituiscono integralmente quelle precedenti”.

 

Permessi per svolgere la funzione di Consulente tecnico d'ufficio

 

Quesito del 4/01/2009

Una mia docente part-time, autorizzata a svolgere la libera professione, è stata nominata dal Tribunale come C.T.U. in una causa civile. Per espletare questo incarico mi chiede un giorno di permesso e mi fa notare che non può sottrarsi alla nomina, emessa con un'ordinanza del giudice. Come si configura la sua assenza: ferie, assenza per motivi personali o permesso retribuito previsto da specifiche disposizioni di legge?

 

Risposta

Il consulente tecnico d'ufficio, noto anche con l'acronimo C.T.U., è quella figura professionale dell'ordinamento italiano prevista dall'art. 61/1 del Codice di procedura civile che recita: "Quando è necessario, il giudice può farsi assistere, per il compimento di singoli atti o per tutto il processo, da uno o più consulenti di particolare competenza tecnica".

Il C.T.U., quindi, svolge la funzione di ausiliario del giudice lavorando per lo stesso in un rapporto strettamente fiduciario nell'ambito delle rigide e precise competenze definite dal Codice di procedura civile.

I consulenti tecnici d'ufficio sono iscritti - dopo una procedura di accertamento dell'esperienza - all'interno di specifici Albi, suddivisi per categorie (ad esempio: Architetti, Ingegneri, Periti Industriali, Geometri, Agronomi, Grafologi, Esperti in mobili ed antiquariato, ecc) tenuti dai Tribunali.

La funzione di consulente tecnico d'ufficio si configura quindi come attività professionale che il docente ha titolo ad esercitare con autorizzazione del capo di istituto, a condizione che l’esercizio della funzione stessa non sia di pregiudizio all’assolvimento di tutte le attività inerenti alla mansione docente e sia compatibile con l’orario di insegnamento e di servizio (art. 508, comma 15, D.Lgs. 16/04/1994 n. 297). Essa va quindi svolta in tempi che rispettino l’orario di insegnamento e di servizio cui il docente è prioritariamente tenuto.

In caso di necessità l’interessato potrà ricorrere all’istituto dei permessi retribuiti previsti dall’art. 15, comma 2, del CCNL/2007: “Il dipendente, inoltre, ha diritto, a domanda, nell'anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, sono fruiti i sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma”.

Esauriti tali permessi l'eventuale assenza comporta l'aspettativa senza assegni.

 

Nomina del responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP)

 

Quesito del 2/01/2010

Il contratto stipulato con il RSPP nell'Istituto che dirigo è in scadenza.

In prima battuta ho provveduto a verificare, attraverso una circolare, se all'interno della scuola vi fossero risorse disponibili a candidarsi per svolgere il ruolo di RSPP: nessuno si è candidato.

Ho quindi affisso all'albo della scuola e mandato via e-mail a tutte le scuole della provincia un bando nel quale sono esplicitati requisiti e funzioni richieste oltre che i criteri stabiliti per la individuazione del RSPP.

Per il momento ha risposto al bando solo il RSPP il cui contratto è in scadenza.

Queste le mie domande:

1) La procedura da me seguita è corretta?

2) Qualora rispondessero al bando, entro i termini, anche dipendenti dell'amministrazione, ma con proposte meno vantaggiose rispetto a quella del RSPP il cui contratto è in scadenza, potrei io rinnovare il contratto a quest'ultimo nonostante il comma 8b dell'art. 32 della legge 81preveda come prioritaria la scelta dei dipendenti dell'amministrazione?

3) O forse deve essere ritenuta non legittima, in questa fase, la risposta al bando da parte del RSPP uscente, che potrebbe essere ricoinvolto solo successivamente, inviando a lui e ad altri 2 o 3 professionisti una richiesta di preventivo, ma solo nel caso in cui non arrivassero candidature dalle scuole della provincia?

 

Risposta

L’art. 31/4 del D.Lgs. n. 81 del 9/04/2008 prevede che il ricorso a persone o servizi esterni in materia di prevenzione e protezione è obbligatorio in assenza di dipendenti che, all'interno dell'azienda ovvero dell'unità produttiva, siano in possesso dei requisiti di cui all'articolo 32 del medesimo decreto.

L’art. 32, commi 8 e seguenti, prescrive che negli istituti di istruzione, il datore di lavoro (da identificare per legge nel dirigente scolastico) che non opta per lo svolgimento diretto dei compiti propri del servizio di prevenzione e protezione dei rischi designi il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, individuandolo tra:

a) il personale interno all'unità scolastica in possesso dei requisiti di cui al medesimo articolo che si dichiari a tal fine disponibile;

b) il personale interno ad una unità scolastica in possesso dei requisiti di cui al medesimo articolo che si dichiari disponibile ad operare in una pluralità di istituti.

In assenza di personale di cui alle lettere a) e b) suindicate, gruppi di istituti possono avvalersi in maniera comune dell'opera di un unico esperto esterno, tramite stipula di apposita convenzione, in via prioritaria con gli enti locali proprietari degli edifici scolastici e, in via subordinata, con enti o istituti specializzati in materia di salute e sicurezza sul lavoro o con altro esperto esterno libero professionista.

Per lo svolgimento della funzione di responsabile del servizio prevenzione e protezione, è necessario essere in possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore, possedere un attestato di frequenza, con verifica dell'apprendimento, di specifici corsi di formazione in materia di prevenzione e protezione dei rischi, anche di natura ergonomica e da stress lavoro-correlato di cui all'articolo 28, comma 1, di organizzazione e gestione delle attività tecnico amministrative e di tecniche di comunicazione in azienda e di relazioni sindacali. Possono altresì svolgere le funzioni di responsabile coloro che, pur non essendo in possesso del titolo di studio di cui sopra, dimostrino di aver svolto una delle funzioni richiamate, professionalmente o alle dipendenze di un datore di lavoro, almeno da sei mesi alla data del 13/08/2003 previo svolgimento dei corsi secondo quanto previsto dall'accordo di cui al comma 2.

In caso di ricorso ad esperiti esterni, i criteri e i limiti per la loro scelta da parte delle Pubbliche Amministrazioni sono stabiliti dall’art. 7 comma 6 del D.Lgs. 165/2001 (“Per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire incarichi individuali ad esperti di provata competenza, determinando preventivamente durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione”).

L'iter da seguire in caso di ricorso ad estranei alla P.A. è il seguente:

a) l'oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall'ordinamento all'amministrazione conferente, ad obiettivi e progetti specifici e determinati e deve risultare coerente con le esigenze di funzionalità dell'amministrazione conferente;

b) l'amministrazione deve avere preliminarmente accertato l'impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno;

c) la prestazione deve essere di natura temporanea e altamente qualificata;

d) devono essere preventivamente determinati durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione.

Quindi la scuola, per individuare i soggetti più idonei all’attività da porre in essere, dovrà predisporre un bando ove saranno indicati i requisiti professionali che devono essere in possesso degli aspiranti collaboratori, nonché i criteri che l’Istituzione stessa osserverà nella scelta degli stessi.

Il legislatore in diverse disposizioni ha ribadito la necessità di assicurare l'attuazione del principio di trasparenza nel conferimento di incarichi a soggetti estranei alle pubbliche amministrazioni, intendendosi per tali anche i dipendenti pubblici che siano incaricati da amministrazioni diverse dal proprio datore di lavoro, prevedendone più volte la pubblicità.

In specie il comma 18 dell’articolo 3 della legge finanziaria per il 2008 (legge 24/12/2007, n. 244) ha subordinato l'efficacia dei contratti relativi ai rapporti di collaborazione esterna con le pubbliche amministrazioni all'avvenuta pubblicazione del nominativo del consulente, dell’oggetto dell’incarico e del relativo compenso sul sito istituzionale dell’amministrazione stipulante. Tale vincolo sull'efficacia si applica a tutti gli incarichi sottoscritti dal 1° gennaio 2008, mentre l'obbligo di pubblicazione trova già applicazione sui contratti in essere a tale data.

Alla luce di quanto detto l’Istituzione Scolastica di cui al quesito, prima di ricorrere ad esperti esterni, deve accertarsi, come è avvenuto, che nessuno dei dipendenti interni abbia dato la propria disponibilità a svolgere il suddetto incarico e che lo stesso abbiano fatto i dipendenti delle altre scuole cui si è rivolta.

Relativamente alla retribuzione dovuta a questi ultimi si ritiene che, trattandosi di personale appartenente ad altra istituzione scolastica, sia applicabile l’art. 59 del CCNL/2007 che disciplina le collaborazioni plurime. Tale articolo prevede che i docenti possono prestare la propria collaborazione ad altre scuole statali che, per la realizzazione di specifici progetti deliberati dai competenti organi, abbiano necessità di disporre di particolari competenze professionali non presenti o non disponibili nel corpo docente della istituzione scolastica.

Tale collaborazione non comporta esoneri anche parziali dall’insegnamento nelle scuole di titolarità o di servizio ed è autorizzata dal dirigente scolastico della scuola di appartenenza, a condizione che non interferisca con gli obblighi ordinari di servizio.

Il compenso spettante per prestazioni effettuate in regime di collaborazione plurima rientra nella tipologia di quelli previsti dal contratto e quindi è assoggettato alle ritenute di legge. Le ore di attività svolte dai docenti esterni vanno retribuite nella misura stabilita nella tabella 5 allegata al CCNL/2007. In caso di collaborazione plurima sono richieste l’autorizzazione del dirigente scolastico della scuola di appartenenza e la lettera d’incarico da parte della scuola ove il docente presterà la propria attività.

Per quanto concerne i vincoli di spesa delle P.A. trova ancora applicazione l'articolo 1, comma 9, della legge 23/12/2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), come modificato da ultimo dal decreto legge n.112/2008 convertito con legge 133/2008, in virtù del quale le medesime non potranno sostenere una spesa superiore al 30 per cento di quella sostenuta nell'anno 2004.

Fatta questa premessa, in relazione a quanto richiesto nel quesito si osserva quanto segue.

1) La procedura seguita è in linea di massima corretta, poiché la proposta contrattuale è stata prima formulata ai dipendenti interni e poi a tutte le scuole della provincia.

2) Qualora rispondessero al bando anche dipendenti dell'amministrazione, difficilmente le loro proposte saranno meno vantaggiose rispetto a quella del RSPP il cui contratto è in scadenza, dovendo esse rispettare le norme contrattuali.

3) Se nessun dipendente dell'amministrazione scolastica risponde al bando è legittimo rivolgersi ad esperti esterni, compreso l'attuale RSPP.

In quest'ultimo caso si deve seguire tutto l’iter previsto dalla normativa in tema di collaborazioni con esperti esterni.

 

 

 

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