Sezione regionale del Piemonte

c/o L.S.  "Galileo Ferraris", C.so Montevecchio 67
10128 Torino - tel.  3313483342

 e-mail: c.colombano@virgilio.it

 

:: home :: | :: info :: | :: news :: | :: normativa :: | :: servizi :: | :: links :: | :: wap :: | :: forum :: | :: blog ::

 

:: forum ANP Piemonte :: febbraio 2007 :..

Vuoi porre un quesito o fare un commento? Invia una mail a: colombanoc@hotmail.com

Il tuo quesito e la relativa risposta o il tuo commento saranno presto pubblicati su questa pagina.

Ogni dato comunicato verrà trattato ai sensi della normativa vigente.

 

::[Alunno non classificato allo scrutinio quadrimestrale: è legittimo?]::.. 28/02/2007

Alcuni alunni di questa scuola non sono stati classificati in informatica in occasione dello scrutinio quadrimestrale poiché sono state rubate le strumentazioni sulle quali si esercitavano e il docente non era in possesso di sufficienti elementi di valutazione. Un genitore minaccia di fare ricorso contro il consiglio di classe poiché ritiene illegittima la non classificazione a fronte di elementi di cui il professore poteva venire in possesso pur senza utilizzare i P.C. E’ legittima questa posizione? Come la scuola può tutelarsi in caso di ricorso del genitore?

>>>>>>| R i s p o s t a | ::

Il “non classificato” non è ammissibile alla fine dell’anno scolastico in quanto sussiste l’obbligo per il docente della valutazione (artt. 26 e 27 del CCNL/2003); solo nel caso di alunno risultato sempre fisicamente assente o per il quale non sussistano conferme di valutazioni isolate è contemplabile una non classificazione finale, con il risultato della non ammissione alla classe successiva.
Anche la C.M. 31/05/1999 n. 139 (“Quesiti relativi al nuovo esame di Stato”) in risposta al quesito: “Un alunno presentato allo scrutinio finale con proposta di non classificazione in una o più discipline può sostenere l'esame di Stato?”, aveva precisato: “Il Consiglio di classe, in sede di scrutinio finale, esaminerà attentamente le motivazioni poste alla base delle proposte di non classificazione in qualche disciplina; dopo aver considerato tutti gli elementi a disposizione delibererà se procedere o meno alla valutazione dell'alunno in questione in tutte le discipline. In caso affermativo, sulla base degli elementi di valutazione a disposizione del Consiglio di classe, l'allievo sarà valutato e potrà sostenere l'esame di Stato”.
Una valutazione è pertanto sempre necessaria. Il voto infatti deve rappresentare la sintesi della valutazione sommativa (voti delle verifiche) e della valutazione formativa (che considera il trend evidenziato dall'allievo nel corso dell'anno scolastico). E’ quindi sempre possibile e doveroso esprimere un giudizio valutativo sullo studente.
L’espressione “non classificato” deve utilizzarsi solo quando, a causa delle eccessive assenze, i docenti non sono in grado di esprimere un giudizio documentato sul profitto e gli apprendimenti degli alunni.
Questa regola è valida anche negli scrutini del primo quadrimestre. Pertanto, il docente in questione, pur sprovvisto degli strumenti didattici necessari allo svolgimento coerente del proprio programma, avrebbe dovuto venire in possesso di elementi valutativi tali da consentirgli di esprimere un giudizio in merito a ogni singolo alunno sulla base della programmazione didattica svolta nel periodo.
Pertanto, pur ammettendo la buona fede del docente e del consiglio di classe, a fronte di un ricorso circostanziato del genitore, la scuola dovrebbe porvi rimedio riconvocando il consiglio di classe con il compito di rimediare all’errore compiuto.

 

::[E’ possibile nominare un assistente amministrativo licenziato quale collaboratore scolastico?]::.. 24/02/2007

Ti trasmetto in copia il quesito sottoposto all'attenzione della Direzione Generale di Torino. Ti sarò grato se mi farai conoscere il tuo parere in merito. Ti ringrazio.

Oggetto: Nomina assistente amministrativo.
Il nostro Istituto si trova nella necessità di assegnare una supplenza breve dal 26 febbraio al 15 marzo 2007 ad un aspirante assistente amministrativo, con lo scorrimento della graduatoria di terza fascia. Siamo in dubbio se contattare la sig.ra _______________, che risulta oggetto di provvedimento di licenziamento come collaboratore scolastico, come risulta dal decreto prot. n.8802/p del 06 luglio 2006 a noi pervenuta. L’Ufficio USP al quale ci siamo rivolti ci ha suggerito di formulare un quesito alla Direzione Regionale per sapere se il provvedimento di licenziamento sia estensibile anche alla graduatoria degli assistenti amministrativi o se sia invece obbligatorio proporre il contratto di lavoro temporaneo alla sig.ra ____________.
In attesa di un vostro riscontro si porgono distinti saluti, ringraziando per la fattiva collaborazione.

Il Dirigente Scolastico

>>>>>>| R i s p o s t a | ::

Per rispondere coerentemente sarebbe necessario conoscere le motivazioni che hanno indotto l’amministrazione ad assumere il decreto di licenziamento del soggetto in questione. Tale provvedimento non figura però tra quelli presenti sul sito regionale né fra quelli del sito dell’USP di Cuneo.
Tuttavia il nome dell’interessata è presente nella graduatoria permanente del personale ATA pubblicata su quest’ultimo sito il 23/06/2005 nel profilo “Collaboratore scolastico” al posto ___ con punti ____, mentre non vi figura più in quella pubblicata l’8/07/2006 (in data posteriore cioè al suo licenziamento).
Essa però potrebbe aver prodotto domanda di inclusione nella graduatoria di terza fascia di assistente amministrativo ai sensi del D.M. n. 5 del 9/06/2005 (“Graduatorie di terza fascia per il conferimento di supplenze temporanee al personale ATA”). L’art. 3 riporta i requisiti generali di ammissione precisando che “3.3 - Non possono partecipare alla procedura in esame: […] b) - coloro che siano stati destituiti o dispensati dall’impiego presso una pubblica amministrazione per persistente insufficiente rendimento; c) - coloro che siano stati dichiarati decaduti da un impiego presso la pubblica amministrazione, per aver conseguito l’impiego mediante la produzione di documenti falsi o viziati da invalidità non sanabile o siano incorsi nelle sanzioni disciplinari previste dai vigenti contratti collettivi nazionali (licenziamento con preavviso e licenziamento senza preavviso)”. Il successivo art. 7 prevede che “L'amministrazione, in qualsiasi momento, può disporre, con provvedimento motivato, l'esclusione dei candidati non in possesso dei citati requisiti di ammissione”.
Ecco perché è indispensabile conoscere le motivazioni del licenziamento dell’interessata, poiché la sua inclusione nella terza fascia di assistente amministrativo potrebbe essere viziata da inammissibilità o la stessa potrebbe essere esclusa, con decreto motivato, dalla graduatoria medesima.
Poiché però la scuola che ci interpella è in possesso di tale provvedimento, essa può operare conseguentemente, alla luce delle indicazioni qui date.

 

::[Obbligo scolastico e Finanziaria 2007]::.. 17/02/2007

Ho un alunno straniero frequentante la Scuola media da un anno e mezzo e iscritto alla classe terza, purtroppo con risultati non ancora soddisfacenti da essere ammesso all'esame di licenza in quanto non ha ancora acquisito gli strumenti linguistici necessari per una piena comprensione della nostra lingua. Il padre del ragazzo ci ha chiesto di poterlo ritirare da scuola avendo già compiuto i 15 anni ed iscriverlo ad un corso di alfabetizzazione per adulti al CTP dove potrebbe acquisire le strumentalità necessarie. Specifico che per quest'anno presso il CTP non acquisirebbe la licenza media. Nel mese di settembre si iscriverebbe all'Apro che è un'agenzia professionale, anche senza la licenza media, che prenderebbe poi contestualmente entro i tre anni necessari per la qualifica professionale, potendo frequentare, grazie ad una convenzione fra Apro e CTP, i corsi del CTP per la licenza media. Mi chiedo:ai sensi della finanziaria, l'obbligo scolastico per quest'anno scolastico è a 15 o a 16 anni? Il ragazzo si può ritirare avendo 15 anni? Il ragazzo comunque era già iscritto presso la scuola media dall'anno scorso.
Grazie.

>>>>>>| R i s p o s t a | ::

Il riferimento normativo in questione è il comma 622 della legge 27/12/2006, n. 296 (Finanziaria 2007): “L'istruzione impartita per almeno dieci anni è obbligatoria ed è finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età. L'età per l'accesso al lavoro è conseguentemente elevata da quindici a sedici anni. Resta fermo il regime di gratuità ai sensi degli articoli 28, comma 1, e 30, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226. L'adempimento dell'obbligo di istruzione deve consentire, una volta conseguito il titolo di studio conclusivo del primo ciclo, l'acquisizione dei saperi e delle competenze previste dai curricula relativi ai primi due anni degli istituti di istruzione secondaria superiore, sulla base di un apposito regolamento adottato dal Ministro della pubblica istruzione ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400. Nel rispetto degli obiettivi di apprendimento generali e specifici previsti dai predetti curricula, possono essere concordati tra il Ministero della pubblica istruzione e le singole regioni percorsi e progetti che, fatta salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche, siano in grado di prevenire e contrastare la dispersione e di favorire il successo nell'assolvimento dell'obbligo di istruzione. Le strutture formative che concorrono alla realizzazione dei predetti percorsi e progetti devono essere inserite in un apposito elenco predisposto con decreto del Ministro della pubblica istruzione. Il predetto decreto è redatto sulla base di criteri predefiniti con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Sono fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, in conformità ai rispettivi statuti e alle relative norme di attuazione, nonché alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. L'innalzamento dell'obbligo di istruzione decorre dall'anno scolastico 2007/2008”.
Poiché l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 16 anni decorrerà dal prossimo anno scolastico, la richiesta del padre del ragazzo in parola, che ha ormai compiuto i 15 anni, può essere accolta.

 

::[Consiglio di disciplina degli alunni]::.. 17/02/2007

Un alunno di questo liceo è stato sospeso dalle lezioni per 15 giorni a seguito di comportamenti violenti reiterati. Il padre dell’alunno ha incaricato un amico di famiglia del compito di ricorrere a suo nome e per suo conto contro il provvedimento, cosa che ha puntualmente fatto. Nel momento di convocare l’organo di garanzia previsto dal regolamento di disciplina degli alunni mi sono accorta che la rappresentanza studentesca nell’organo stesso era decaduta e pertanto è stato convocato il consiglio di istituto con il compito di nominare i sostituti. Avrei potuto ugualmente riunire l’organo stesso o attendere che venisse reintegrato? Io ho scelto questa seconda strada per consentire alla componente studentesca la sua piena rappresentatività.

>>>>>>| R i s p o s t a | ::

L’art. 14, c. 1 del D.P.R. 275 del 8/03/1999 ha attribuito alle istituzioni scolastiche le funzioni già di competenza dell'Amministrazione centrale e periferica relative alla carriera scolastica e al rapporto con gli alunni, a partire dal 1/09/2000. In specie, l’art. 17 ha abolito l’art. 328, commi 2, 3, 4, 5 e 6 del D.Lgs. 297/1994 relativo alle sanzioni disciplinari degli alunni e ai relativi ricorsi.
Tuttavia, in sostituzione della normativa abolita, l’art. 14, c. 2 del D.P.R. 275/1999 ha previsto che le istituzioni scolastiche adottino il regolamento di disciplina degli alunni, a norma dell'articolo 4 del regolamento recante lo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria, approvato con D.P.R. 24/06/1998 n. 249.
Esse pertanto devono dotarsi di un regolamento di disciplina degli alunni esemplato su questo, che preveda diritti e doveri, sanzioni in caso di violazione di questi e un organo di garanzia interno alla scuola stessa con il compito di dirimere le controversie relative alle sanzioni disciplinari, di cui deve far parte “almeno un rappresentante degli studenti nella scuola secondaria superiore e dei genitori nella scuola media” (art. 5, c. 2).
In ogni caso può essere fatto ricorso al dirigente dell'Amministrazione scolastica periferica che decide in via definitiva sui reclami proposti dagli studenti della scuola secondaria superiore o da chiunque vi abbia interesse, contro le violazioni contenute nei regolamenti degli istituti. La decisione è assunta previo parere vincolante di un organo di garanzia composto per la scuola secondaria superiore da due studenti designati dalla consulta provinciale, da tre docenti e da un genitore designati dal consiglio scolastico provinciale, e presieduto da una persona di elevate qualità morali e civili nominata dal dirigente dell'Amministrazione scolastica periferica. Per la scuola media in luogo degli studenti sono designati altri due genitori (art. 5, c. 4).
Venendo ora al quesito posto si precisa che l’organo di garanzia di istituto avrebbe potuto essere convocato anche in assenza degli studenti purché il numero dei presenti fosse tale da rendere legittima la riunione. Ciò a pari con le riunioni del consiglio di istituto e degli altri organi collegiali della scuola le cui adunanze hanno piena validità quando sia presente la metà più uno dei componenti in carica (D.Lgs. 297/1994, art. 37, c. 2). Tuttavia si condividono le motivazioni della collega che ha preferito procrastinare la riunione al momento in cui la componente studentesca fosse pienamente rappresentata in seno all’organismo di tutela.
L’organismo così convocato esamina il ricorso dello studente contro la sanzione disciplinare inflitta ed esprime parere motivato sul provvedimento disciplinare adottato.
Contro il provvedimento assunto dalla scuola è ammesso ulteriore ricorso al Dirigente dell’U.S.P cui spetta la decisione in via definitiva sul reclamo avanzato.

 

::[DSGA e fruizione dell’art. 58 del CCNL/2003]::.. 12/02/2007

Il DSGA può accettare un incarico di docenza a tempo determinato ai sensi dell’art. 58 del CCNL2003? A me pare di sì non essendo prevista esplicitamente l’esclusione di tale personale dal beneficio in questione.

>>>>>>| R i s p o s t a | ::

Si conviene con il parere del nostro interlocutore. L’art. 58 del CCNL/2003 prevede infatti che “1. Il personale ATA può accettare, nell’ambito del comparto scuola, contratti a tempo determinato di durata non inferiore ad un anno, mantenendo senza assegni, complessivamente per tre anni, la titolarità del proprio posto. 2. L’accettazione dell’incarico comporta l’applicazione della relativa disciplina prevista dal presente CCNL per il personale assunto a tempo determinato”.
Il contratto parla di “personale ATA” senza ulteriori specificazioni. Il DSGA è collocato nella distinta area contrattuale del personale ATA normata dal cap. V del contratto stesso e pertanto soggiace a tutti i doveri e i diritti lì contenuti, tra cui quelli dell’art. 58. Quando la norma pattizia lo sottrae a qualche beneficio lo dice esplicitamente: è il caso ad esempio del part-time che esclude specificamente il DSGA dal fruirne (art. 57, c. 1).
Pertanto il DSGA, qualora ne abbia titolo, può accettare una supplenza di docente a t.d., che tuttavia deve protrarsi per almeno un anno.

 

::[A quando i nuovi concorsi per dirigenti scolastici?]::.. 7/02/2007

Credo che altri siano nelle mie condizioni.
Sono da qualche anno collaboratore vicario della mia scuola.
Non avendo all'epoca i requisiti, non ho partecipato al concorso attuale.
Che prospettive ci sono di diventare, un dì, DS?
Uscirà (in teoria, quando?) un altro concorso?
E' l'unico canale?
Per fortuna, insegnare mi piace!

>>>>>>| R i s p o s t a | ::

Le prospettive di carriera per il nostro interlocutore sono positive. Infatti la legge finanziaria 2007 (legge 27/12/2006, n. 296) ha regolato ex novo il reclutamento dei dirigenti scolastici assegnando ad apposito regolamento le modalità delle procedure concorsuali secondo principi che vengono espressamente indicati nel comma 618: “Con regolamento da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono definite le modalità delle procedure concorsuali per il reclutamento dei dirigenti scolastici secondo i seguenti principi: cadenza triennale del concorso su tutti i posti vacanti nel triennio; unificazione dei tre settori di dirigenza scolastica; accesso aperto al personale docente ed educativo delle istituzioni scolastiche ed educative statali, in possesso di laurea, che abbia maturato dopo la nomina in ruolo un servizio effettivamente prestato di almeno cinque anni; previsione di una preselezione mediante prove oggettive di carattere culturale e professionale, in sostituzione dell'attuale preselezione per titoli; svolgimento di una o più prove scritte, cui sono ammessi tutti coloro che superano la preselezione; effettuazione di una prova orale; valutazione dei titoli; formulazione della graduatoria di merito; periodo di formazione e tirocinio, di durata non superiore a quattro mesi, nei limiti dei posti messi a concorso, con conseguente soppressione dell'aliquota aggiuntiva del 10 per cento. Con effetto dalla data di entrata in vigore del regolamento previsto dal presente comma sono abrogate le disposizioni vigenti con esso incompatibili, la cui ricognizione è affidata al regolamento medesimo”.
Pertanto, conclusi i concorsi ordinario e riservato attualmente in corso, e immessi in ruolo dal 1/09/2007 circa 4.000 neo dirigenti scolastici (l’alto numero di posti disponibili è da attribuirsi alla mai sufficientemente deprecata assenza ultradecennale di concorsi ad hoc), dovrebbero riaprirsi nell’arco di un triennio le fasi concorsuali ordinarie per reclutare nuovi dirigenti sulle sedi rimaste via via scoperte per i pensionamenti che interesseranno almeno 250/300 unità per anno. Conseguentemente, se le norme previste dalla legge 296/2006 troveranno puntuale attuazione, a breve (comunque entro i prossimi tre anni) dovrebbero essere svolti nuovi concorsi dirigenziali.

 

::[Trasferimento alunni in corso d’anno]::.. 4/02/2007

Avevo inoltrato un quesito sui passaggi tra scuola e scuola. Solo una conferma: se ho capito bene, in virtù della legge 53, ad oggi è possibile (ad esempio in questo periodo mese di gennaio/febbraio) dalla prima liceo scientifico chiedere di passare alla prima di un ITC, a patto che il Consiglio di Classe ricevente (dell'ITC) esprima parere favorevole ed attivi conseguentemente iniziative di riorientamento attraverso attività di recupero, utili all'inserimento.
E' esatto?
Non lo stesso si può dire per classi successive alla prima per le quali occorre invece concludere l'anno e sostenere prima dell'inizio dell'anno successivo gli esami integrativi sulle materie "mancanti" utili al passaggio.
Giusto?
Grazie ancora.

>>>>>>| R i s p o s t a | ::

Si concorda con le opinioni espresse dal nostro interlocutore, tuttavia si ritiene che le scuole, avvalendosi del regolamento contenuto nel DPR 275/1999, in specie nell’art. 4, che ha concesso loro di introdurre nel POF, nell'esercizio della propria autonomia didattica, anche meccanismi per l'accoglienza di alunni da altro indirizzo con attività integrative di recupero dei contenuti disciplinari non svolti nel precedente curricolo, possano gestire trasferimenti da uno a un altro indirizzo di scuola secondaria superiore e non soltanto per le prime classi. Infatti, la necessità di istituire le cosiddette passerelle per il passaggio da un ordine di scuola ad un altro è correlata al principio che occorre garantire allo studente ogni tentativo per non rendere vano un anno scolastico a causa di scelte di indirizzi che poi si sono verificate errate e consentirne la collocazione formativa più congeniale. La certificazione dell'avvenuto possesso di tali contenuti rilasciata dal competente consiglio di classe può essere considerata sostitutiva degli esami integrativi. In caso di mancato raggiungimento degli obiettivi minimi si potranno mettere in atto ulteriori iniziative di recupero in corso d’anno volte al raggiungimento dello scopo.
A noi pare che il regolamento dell’autonomia possa essere invocato anche per gestire i passaggi da un segmento di istruzione all’altro in qualunque momento della formazione dei giovani.
 

::[Limite alla ripetenza di classi]::.. 4/02/2007

Quale è la normativa di riferimento che disciplina l'iscrizione di uno studente pluri-ripetente nella stessa scuola? Quale è il limite superiore di ripetenze possibili?

>>>>>>| R i s p o s t a | ::

La norma in questione è il comma 4 dell’art. 192 del D.Lgs. 16/04/1994 n. 297 che prescrive: “Una stessa classe di istituto o scuola statale, pareggiata o legalmente riconosciuta può frequentarsi soltanto per due anni. In casi assolutamente eccezionali, il collegio dei docenti, sulla proposta del consiglio di classe, con la sola componente dei docenti, ove particolari gravi circostanze lo giustifichino, può consentire, con deliberazione motivata, l'iscrizione per un terzo anno. Qualora si tratti di alunni handicappati, il collegio dei docenti sente, a tal fine, gli specialisti di cui all'articolo 316”.
Interessante sull’argomento un parere richiesto dal Ministero dell’Istruzione al Consiglio di Stato in relazione alla reiterazione della frequenza di corsi di studio di pari livello da parte di alunni diversamente abili. Il parere è stato espresso nell’adunanza del 25/10/2006 (N. Sezione 3333/2006) e trasmesso del MPI con Prot. n. 11699 del 21/127/2006. Esso concerne appunto la possibilità di frequentare un corso di istruzione secondaria superiore da parte di coloro che già hanno frequentato interamente un altro, sia pure di diversa tipologia e siano in possesso del correlato titolo di studio terminato. Ed in particolare nel caso che l’interessato alla reiterazione del corso fosse un disabile, in caso di ammissibilità, se lo Stato deve fornire tutte le provvidenze che normalmente si legano a tale status.
Il Consiglio di Stato premette che l’obbligo scolastico di cui all’art. 34 della Costituzione, nonché l’obbligo formativo introdotto dall’art. 68 della legge 17.5.1999, n. 144, sono stati ridefiniti dal D.Lgs 15.4.2005, n. 76 e in particolare che l’art. 1, comma 3, di tale D.Lgs prevede che la Repubblica assicuri a tutti il diritto all’istruzione ed alla formazione per almeno dodici anni o, comunque, sino al conseguimento di una qualifica di durata almeno triennale, entro il diciottesimo anno di età, la fruizione di tale diritto non è soggetta a tasse di iscrizione e di frequenza e inoltre che nei confronti delle persone in situazione di handicap, attraverso adeguati interventi viene garantita l’integrazione nel sistema educativo di istruzione e formazione.
Da tali principi - ragiona il Consiglio di Stato - sembra emergere che l’obbligo dello Stato di erogare il servizio scolastico si esaurisca al conseguimento del primo titolo. Di conseguenza chi aspiri ad un ulteriore titolo non può farlo attraverso la frequenza di un altro corso ordinario.
La conferma di una volontà del legislatore in tal senso si evince dall’art. 192, comma 4, del D. Lgs 16.4.1994, n. 297 che prevede la frequenza di una stessa classe soltanto per due anni, che possono diventare tre solo in casi eccezionali o, per alunni handicappati, sentito gli specialisti previsti all’art. 316.
La conclusione del parere è di “escludere la possibilità di reiterazione volontaria di un ciclo formativo di pari livello di quello già frequentato con successo, che realizza congiuntamente i diritti di cittadini e gli obblighi dello Stato”.
Si ritiene che il Consiglio di Stato con questo parere abbia voluto porre fine a quanto a volte accade negli istituti d'istruzione secondaria di 2° grado quando un alunno diversamente abile raggiunge il traguardo della qualifica, della maturità o comunque della frequenza di un corso quinquennale e la famiglia, pur di mantenerlo nell'ambiente scolastico, richiede l'iscrizione ad un altro corso di pari livello.
Non invece il caso di chi, non diversamente abile, possiede una maturità diversa da quella che si consegue ad esempio in un istituto professionale e chiede di frequentare un corso serale per ottenere il diploma di qualifica o post qualifica, per acquisire cioè un ulteriore titolo di studio finalizzato a modificare e a volte migliorare il proprio status. Se venisse negata questa possibilità si negherebbe anche l'impegno degli ultimi governi, in aderenza alle richieste della Comunità europea, a far diventare l'apprendimento lungo tutto l'arco della vita (lifelong learning) uno dei cardini più importanti del nuovo sistema educativo.

 

::[Assenze dal collegio docenti: modalità di giustificazione]::.. 4/02/2007

Ho un quesito per il forum.
Che tipo di giustificazione devo richiedere ai docenti che si assentano dal Collegio, pur avendo regolarmente fatto lezione quel giorno?
Autocertificazione? Certificato medico?
Oppure l'assenza va gestita come un permesso breve da recuperare, e in che modo?
(Non ho trovato questa domanda sul forum, ma se avete già risposto prego anche solo indicarmi il riferimento alla pagina o il link)
Grazie. Un cordiale saluto.

>>>>>>| R i s p o s t a | ::

Si premette che la partecipazione alle riunioni del collegio costituisce obbligo di servizio per i docenti, che sono quindi tenuti a presenziarvi, salvo legittimi impedimenti.
Tuttavia, le assenze dalle attività di carattere collegiale funzionali all’insegnamento, definite dall’art. 27 del CCNL/2003 e costituite da 40 ore annue per la partecipazione alle riunioni del collegio docenti e 40 ore annue per attività collegiali dei consigli di classe, oltre le ore da destinare allo svolgimento degli scrutini e degli esami, sono assenze riferite soltanto a tali attività e vanno giustificate alla stessa stregua delle assenze dalle attività di insegnamento.
Queste possono essere: assenze per malattia, per motivi personali o familiari.
La giustificazione va basata su idonea documentazione anche autocertificata.
Non esistono disposizioni che prevedano il recupero di tali assenze.
Qualora il dirigente scolastico, nell’ambito della sua discrezionalità, non ritenga giustificanti le motivazioni addotte dal docente potrà procedere alla decurtazione dello stipendio per le ore in parola, comunicando alla competente D.P.T. il numero delle ore non di insegnamento ingiustificatamente non lavorate, dandone ovviamente informazione motivata all'interessato. Viene fatto salvo comunque il diritto/dovere di irrogare eventuali sanzioni disciplinari, soprattutto in caso di assenze reiterate, ai sensi degli artt. 492 e segg. del D.Lgs. 16/04/1994 n. 297.

 

 

Vuoi porre un quesito o fare un commento? Invia una mail a: colombanoc@hotmail.com

Il tuo quesito e la relativa risposta o il tuo commento saranno presto pubblicati su questa pagina.

Ogni dato comunicato verrà trattato ai sensi della normativa vigente.