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Assenza per malattia: tempistica della comunicazione

 

Quesito del 2/12/2018

In caso di assenza per malattia, entro quanto tempo un dipendente deve comunicare in segreteria il codice del certificato medico telematico?

 

Risposta

In generale, il comportamento che il dipendente deve tenere durante la malattia va improntato al dovere della diligenza. In questo senso è l’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione con sentenza del 14/05/1997.

Il dovere di diligenza consiste nel comunicare tempestivamente (cioè nella stessa giornata in cui si è verificato l'evento) l’assenza, corredata dal codice del certificato medico telematico, per consentire l’effettuazione della visita di controllo con la garanzia della reperibilità al domicilio e per permettere alla scuola di provvedere alla sostituzione dell'interessato.

 

 

Docenti: pagamento ore aggiuntive

 

Quesito del 2/12/2018

Per il pagamento delle ore aggiuntive del personale docente si fa riferimento alle quote di 17,50 euro per ore funzionali e di 35 euro per ore di docenza. Ma nel precedente contratto 2006/09, tabella 5, è riportato l’ulteriore importo di 50 euro per il pagamento di ore aggiuntive dei docenti per i corsi di recupero. Occorre attenersi a quest’ultimo importo per i progetti di recupero (per i quali ho sempre attribuito fin ora la quota oraria di 35 euro)?

 

Risposta

Si conferma che la tab. 5 allegata al CCNL/2007 prevede € 35,00 per compensare le ore aggiuntive di insegnamento, € 17,50 per le ore aggiuntive non di insegnamento e € 50 per le ore aggiuntive corsi recupero.

Sul tema l’art. 10 dell’O.M. 92 del 2007 aveva disposto che gli interventi didattico-educativi di sostegno e recupero costituiscono attività aggiuntiva di insegnamento sia nel caso in cui siano svolti all’interno del calendario scolastico delle lezioni, sia nel caso in cui abbiano luogo al di fuori di detto periodo.

In merito al compenso orario da corrispondere per tali attività si precisa che l'art. 88 comma 2 lett. b del CCNL/2007 stabiliva che le ore aggiuntive di insegnamento dei docenti della scuola, “oltre l’orario obbligatorio di insegnamento e fino ad un massimo di 6 ore settimanali, di interventi didattici volti all’arricchimento e alla personalizzazione dell’offerta formativa, con esclusione delle attività aggiuntive di insegnamento previste dall’art. 70 del CCNL del 4 agosto 1995 e di quelle previste dal precedente art. 86” sono retribuite con un compenso stabilito tabella 5 allegata al contratto.

Tale tabella che, come detto, prevede una tariffa di € 50,00 per “ore aggiuntive corsi di recupero” e di € 35,00 per “ore aggiuntive di insegnamento” è stata oggetto di intenso dibattito da parte dei dirigenti scolastici e degli esperti.

L'orientamento prevalente è di retribuire nella misura oraria di € 50,00 l'attività didattica prestata esclusivamente nei corsi di recupero dei debiti tenuti in applicazione del D.M. 80/2007 e dell'O.M. 92/2007, svolti sia in corso d’anno sia nel periodo estivo.

Tutta la restante attività didattica di sostegno e recupero breve (sportelli didattici, interventi personalizzati, percorsi di studio assistito, ecc.), non avente le caratteristiche proprie di un "corso di recupero" (durata, numero degli studenti, prove finali, ecc.), va retribuita nella misura massima di € 35,00.

 

 

L’iter procedurale per l’intitolazione di una scuola…

 

Quesito del 2/12/2018

Qual è la procedura corretta per l’intitolazione a una persona autorevole del passato di un plesso dell’istituto?

 

Risposta

Di norma il plesso di un istituto conserva l'intitolazione della sede principale, con l'aggiunta “sede/sezione staccata”.

Per completezza di informazione, qui di seguito viene esposto l'iter procedurale per l'intitolazione di una scuola o il suo mutamento. Esso è stato stabilito dalla CM 12.11.1980 n. 313 (“Intitolazione di scuole, di aule scolastiche e di locali interni alle scuole”), che resta tuttora valida.

Detta circolare prevede che l'intitolazione può essere riferita soltanto a persone decedute, ai sensi dell'art. 3 della legge 23 giugno 1927, n. 1188.

Essa esamina due casi:

a) Intitolazione a persone decedute da oltre 10 anni.

L'intitolazione della scuola viene deliberata dal consiglio di istituto, sentito il collegio dei docenti.

La circolare prevedeva che la deliberazione venisse successivamente inviata al Provveditore agli studi, che acquisisce le valutazioni del Prefetto e della Giunta comunale.

Si ritiene che, ai sensi dell'art. 14 del DPR 275/1999, debba essere il Dirigente scolastico ad acquisire direttamente tali valutazioni e se esse sono favorevoli egli stesso emani il decreto di intitolazione inviandolo poi integralmente al Ministero (Direzioni Generali, Ispettorati e Servizio competenti) e agli Uffici scolastici periferici.

Se le valutazioni del Prefetto e della Giunta comunale, o anche una sola di esse, non fossero favorevoli, il consiglio di istituto riesamina la decisione.

Se quest'ultimo conferma la propria deliberazione, il Dirigente emana il decreto di intitolazione, a meno che, sentiti nuovamente il Prefetto e la Giunta comunale, non ravvisi elementi di particolare gravità (ad es. intitolazione a persona che, per fatti compiuti in violazione della legge penale e dell'ordine costituzionale, sia suscettibile di determinare nella scuola o fuori della scuola, elementi di turbativa per la convivenza civile) tali da indurre il consiglio di istituto a sostituire il nominativo.

Nell'ipotesi in cui il consiglio di istituto intenda, in caso di valutazione contraria del Prefetto o della Giunta comunale (o di entrambi), sostituire la persona a cui intitolare la scuola, dovrà essere ripresa dall'inizio la procedura stabilita dalla circolare medesima.

b) Intitolazione a persone decedute da meno di 10 anni.

Valgono le stesse disposizioni indicate nella precedente lett. a), con le variazioni seguenti: il Dirigente scolastico, acquisita la valutazione della Giunta comunale, interessa il Prefetto (inviandogli la documentazione completa) che riferisce al Ministero dell'Interno - Direzione Generale dell'Amministrazione civile. Il Ministero dell'Interno, valutata la fattispecie, comunica al Prefetto le proprie determinazioni. Il Prefetto provvede a comunicare le decisioni del Ministero dell'Interno al Dirigente scolastico.

Questi, qualora il Ministero dell'Interno abbia concesso la deroga prevista dall'art. 4, ultimo comma, della Legge 23 giugno 1927, n. 1188, emana il decreto di intitolazione.

Pareri facoltativi

Il Dirigente scolastico può acquisire il parere della Deputazione di storia patria o (dove questa manchi) della Società storica del luogo o della Regione e della Sovrintendenza ai beni culturali e ambientali.

In tal caso, copia del parere è inviata al Prefetto unitamente alla richiesta di valutazione sulla intitolazione deliberata dal consiglio di istituto.

 

Servizio di cassa: affidamento

 

Quesito del 1/12/2018

         L'Istituto da me diretto in data 17.10.2018 ha avviato la procedura per l'affidamento del servizio di cassa, per il quadriennio 2019-2022, secondo quanto previsto dalla normativa allora vigente.

         A oggi si è proceduto con la proposta di aggiudicazione all'istituto bancario risultante 1° classificato e si stanno espletando i controlli previsti dal D.Lgs 50/2016.

         Considerato che, con nota Prot. N. 24078 del 30.11.2018, è pervenuta alle istituzioni scolastiche la nuova procedura di "Affidamento del servizio di cassa, ai sensi dell'art. 20, commi 3 e 5 del Decreto Interministeriale 28 agosto 2018, n. 129, avente ad oggetto il “Regolamento recante istruzioni generali sulla gestione amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell'articolo 1, comma 143, della legge 13 luglio 2015, n. 107, Trasmissione Schema di convenzione e Schemi di atti di gara”, le chiedo se l'istituzione scolastica possa legittimamente procedere alla stipula della convenzione di cassa, secondo la procedura seguita precedentemente, o debba effettuare in autotutela l'annullamento di quanto espletato per avviare una nuova procedura, secondo le appena pervenute indicazioni, che le allego alla presente.

         La ringrazio per l’attenzione.

        

         Risposta

         Poiché la scuola ha già a tuo tempo avviato la procedura per l'affidamento del servizio di cassa per il quadriennio 2019-2022 secondo la previsione normativa al momento vigente e ha già proposto l'aggiudicazione all'istituto bancario risultante 1° classificato, mentre si stanno soltanto più espletando i controlli previsti dal D.Lgs 50/2016, si ritiene necessario concludere con tale istituto l'aggiudicazione, escludendone l'annullabilità in autotutela.

         Le norme successive in merito, quale la Nota prot. n. 24078 del 30 novembre 2018 citata nel quesito, hanno valore per le iniziative da porre in essere dal momento della loro pubblicazione, non sono retroattive e non comportano l'annullabilità di atti posti in essere in osservanza di disposizioni precedenti nemmeno con il pretesto dell'autotutela.

In caso contrario si rischia un ricorso dell'istituto bancario 1° classificato non facilmente sostenibile e dall'esito prevedibilmente infausto.

 

L'accompagnare gli studenti in viaggi di istruzione all'estero non è per il docente esercizio di libera professione

 

Quesito del 26/11/2018

Nella mia scuola un'insegnante di lingue accompagna ogni estate un gruppo di studenti per un viaggio studio in Inghilterra. Essendo una attività indipendente dalla scuola il dirigente ha richiesto all'insegnante di presentare domanda di autorizzazione per svolgimento attività di libera  professione. L'insegnante sostiene che essendo una attività occasionale (svolta solo una volta all'anno), non sia necessaria alcuna autorizzazione.

Chi ha ragione?

Grazie anticipatamente.

 

Risposta

Va premesso che che il divieto per il personale docente, direttivo e ispettivo di esercitare attività commerciale, industriale e professionaldee previsto dall’art. 508, comma 10 del D.Lgs. 297/1994, trova un’unica eccezione nel comma 15 dello stesso articolo, che consente al personale docente l’esercizio della libera professione purché non sia di pregiudizio alla funzione docente (comprensiva di tutte le attività ad essa riferite), sia pienamente compatibile con l'orario di insegnamento e di servizio e sia esplicata previa autorizzazione del capo di istituto.

La libera professione è un’attività svolta in maniera autonoma, a livello professionale, normalmente per più committenti.

L’attività in parola dev’essere riconducibile alla regolazione giuridica della “professione intellettuale” di cui agli artt. 2229 e seg. del codice civile che attribuiscono alla legge stabilire quali siano le professioni intellettuali per il cui esercizio è necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi, previo iter formativo stabilito dalla legge e superamento di un esame di abilitazione.

Tuttavia, per svolgere la gran parte delle libere professioni non è richiesto l'iscrizione ad un albo professionale. Infatti, le cosiddette "attività riservate" a soggetti iscritti in albi o collegi sono precisamente indicate dalle leggi e costituiscono un elenco limitato rispetto al vasto campo di servizi professionali centrati sull'apporto intellettuale.

Quando si iscrive a un albo professionale, il libero professionista diventa "professionista protetto" o appartenente al sistema ordinistico.

Con la legge 14 gennaio 2013, n. 4 sono state disciplinate le professioni non regolamentate.

La richiesta dei docenti all'esercizio della libera professione va presentata e autorizzata ogni anno.

Infatti, poiché le situazioni individuali dei docenti possono mutare come pure le necessità della scuola, è bene che l'autorizzazione ad esercitare la libera professione venga rilasciata annualmente dietro richiesta dei docenti interessati. E' opportuno, anzi, che la circostanza venga disciplinata nel regolamento di istituto.

Una volta ricevuta la richiesta scritta dal docente, al Dirigente compete l’onere di autorizzarla per iscritto indicando che essa viene concessa ai sensi dell’art. 508, comma 15 del D.Lgs. 297/94, alla condizione cioè che non sia di pregiudizio all’assolvimento di tutte le attività inerenti alla funzione docente e sia compatibile con l’orario di insegnamento e di servizio.

Tutto ciò premesso, si ritiene tuttavia che l'accompagnare gli studenti in viaggi di studio all'estero, anche se effettuato tutti gli anni, non costituisca esercizio di libera professione, ma lo svolgimento di attività aggiuntive previste dall'art. 30 del CCNL/2007 e dall'art. 28 del CCNL del Comparto Istruzione e Ricerca triennio 2016-2028, per il cui esercizio è previsto soltanto il benestare del DS.

 

 

Richiesta di visita medica collegiale

 

Quesito del 22/11/2018

Ho assunto una docente inserita in GAE con riserva su posto annuale al 30.6. La signora, come molti altri, ha "tirato fuori dal cassetto" un diploma magistrale dopo tanti anni ed è perciò alla prima esperienza.
Presenta evidenti difficoltà, è molto lenta, ha problemi di orientamento nello spazio e nel tempo, non ha la minima idea degli ordinamenti e dell'organizzazione della scuola attuale (ha chiesto alla collega di classe V come stesse preparando gli alunni all'esame...). L'impressione è che assuma psicofarmaci o abbia qualche altro problema di tipo psichico.

Provando a colloquiare con lei sull'esperienza di questi mesi non mostra alcuna consapevolezza dei suoi limiti. La gestione della classe è nulla, si occupa di un alunno per volta e non si rende conto dei pericoli cui possono incorrere gli allievi (classe prima scuola primaria) a causa di una sorveglianza poco puntuale. Ho avviato un procedimento disciplinare (è uscita a prendere un caffè in orario di servizio, mentre gli alunni erano in palestra con un esperto esterno e l'insegnante di sostegno), ma temo che una sanzione non la tocchi più di tanto.

Che posso fare?

Sto verbalizzando le osservazioni che faccio e pensavo di fargliele controfirmare.

Visita medico collegiale? Richiesta visita ispettiva? E come la metto con il fatto che io non potrei

andare a osservarla in classe?

Scusate ma sono proprio demoralizzata, perchè questi problemi si aggiungono alla mole di lavoro che ogni dirigente affronta quotidianamente.

Grazie.

Risposta

La situazione prospettata è veramente demoralizzante. Tuttavia occorre porvi un argine per tutelare i diritti degli alunni a un insegnamento efficace. Esaminiamo le varie proposte indicate nel quesito.

Com'è noto, la visita medica collegiale va richiesta per stabilire l'idoneità al servizio di un dipendente.

La richiesta va indirizzata alla Commissione medica di verifica (CMV) operante presso le sedi decentrate del MEF. Così prevede il Decreto del Ministero dell’economia e delle Finanze del 12/02/2004, commentato dalla Circolare del MEF n. 426 del 26/04/2004. La circostanza è stata ancora fatta oggetto di ulteriore circolare del MEF n. 868 del 20/01/2009.

La visita medica collegiale mira a stabilire la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro o dei requisiti fisici temporanei e/o permanenti di idoneità allo svolgimento della funzione.

Competente a richiederla è il dirigente scolastico, ai sensi dell'art. 14 del DPR 275/1999. Della richiesta va informato il dipendente, con l’avvertenza esplicita che potrà farsi assistere da un sanitario di sua fiducia.

La richiesta va accompagnata da un riepilogo delle assenze per malattia dell’ultimo triennio e da idonea, documentata relazione, che fornisca tutti gli elementi utili alla CMV per porre una corretta diagnosi e assumere un provvedimento conseguente.

La visita ispettiva consiste invece in verifiche e ispezioni concernenti specifiche situazioni disposte dal Ministro e dagli uffici periferici dell’Amministrazione scolastica.

Cosa consigliare nel caso prospettato?

Considerata la necessità di assicurare all'utenza un servizio efficace, si ritiene necessaria la richiesta di visita medica collegiale tesa a stabilire l'idoneità al servizio della docente, da richiedere con le modalità indicate in precedenza.

 

 

Indennità di direzione spettante al DSGA e al suo sostituto

 

Quesito del 22/11/2018

Sono assistente amm.va e incaricata DSGA dall'USP di .......... su posto vacante presso un Istituto Comprensivo Statale di ..........

Vorrei sapere come fare per recuperare l'indennità di direzione parte fissa spettante al DSGA
incaricato per a.s. 2016/2017 e a.s. 2017/2018 in quanto per buona fede non li ho conteggiati e quindi non percepiti. Questo a.s. 2018/2019 li  ho calcolati insieme all'indennità di Direzione parte variabile e le RSU non sono d'accordo in quanto dicono che la parte fissa spetti solo ai DSGA di ruolo.

Qual è la  normativa in merito?

 

Risposta

La premessa è che l'art. 56 del CCNL/2007 prevede che ai DSGA delle scuole di ogni ordine e grado e delle istituzioni educative è corrisposta un’indennità di direzione come nella misura prevista dalla Tabella 9.  La stessa indennità è corrisposta, a carico del fondo di cui all’art. 88, comma 2, lettera i), al personale che, in base alla normativa vigente, sostituisce la predetta figura professionale o ne svolge le funzioni. 

L’indennità di direzione si compone di una parte fissa, corrisposta dalla Direzione provinciale del Tesoro (DPT) unitamente alla retribuzione principale sulla partita di spesa fissa dei dsga, e di una parte variabile a seconda della tipologia dell’istituzione scolastica presso la quale il dsga presta servizio.

I parametri per il calcolo dell’indennità di direzione sono contenuti nella Tabella 9, come rideterminata in sede di sequenza contrattuale del personale ata di cui all’art. 62 del CCNL.

Già la nota MIUR Prot. n. 10773 dell’11 novembre 2010 aveva stabilito che l’indennità di direzione al sostituto del DSGA, sia nella parte fissa che in quella variabile, è a carico del fondo dell’istituzione scolastica.

 La Circolare della Ragioneria Generale dello Stato 7 dicembre 2012, n. 104476 ha precisato che:

- l'indennità di direzione, parte fissa, all'assistente amministrativo che sostituisce, oppure sia incaricato od utilizzato per l'intero anno scolastico nella funzione di direttore dei servizi generali ed amministrativi, compete a carico del fondo di istituto ed il relativo controllo amministrativo contabile è di competenza dei revisori dei conti dell'istituzione scolastica;

- l'indennità di funzioni superiori a carico del MEF spetta solo per gli incarichi annuali su posto di DSGA vacante e disponibile o comunque solo disponibile entro il 31 dicembre; viene escluso quindi che a tale compenso possa accedere il personale che eserciti una sostituzione temporanea;

- la predetta indennità di funzioni superiori è pari, complessivamente, al differenziale retributivo, individuato tra il valore iniziale delle posizioni stipendiali del Direttore dei servizi generali ed amministrativi e dell'Assistente amministrativo; naturalmente, il personale beneficiario della 1^ e della 2^ posizione economica, ex art. 2 della sequenza contrattuale ai sensi dell'art. 62 del CCNL 29 novembre 2007, sottoscritta il 25 luglio 2008 (c.d. compenso per la valorizzazione professionale ATA), percepirà l'emolumento in parola, detratte le somme a quel titolo corrisposte, in quanto l'indennità per funzioni superiori già remunera e valorizza le ulteriori responsabilità assunte dall'assistente amministrativo;

- l'indennità per l'espletamento di funzioni superiori (dalla quale, come detto, detrarre l'eventuale emolumento percepito in base alla posizione economica orizzontale) va liquidata mensilmente agli Conseguentemente è acclarato che l'indennità di direzione, parte fissa e parte variabile, spetta anche al DSGA che sostituisce il titolare, a carico del fondo d'istituto.

Quanto agli emolumenti dovuti ma non corrisposti a tuo tempo, si ritiene sia nelle facoltà del Consiglio di Istituto, su proposta del D.S., disporne la liquidazione sia per la parte fissa che per la variabile, ai sensi della nota MIUR 10773/2010 dianzi citata

 

Comitato di valutazione: elezioni

 

Quesito del 18/11/2018

Come è noto l'art. 129 c.2. della Legge 107 del 2015 afferma che il Comitato di valutazione ha durata di tre anni scolastici. Pertanto occorre rieleggerlo obbligatoriamente ora all'interno del Collegio docenti e del Consiglio di Istituto per la propria competenza o occorre attendere le Linee guida che dovevano uscire?

 

Risposta

Si conferma che l'art. 129 della legge 107/2015 dispone che “Dall'inizio dell'anno scolastico successivo a quello in  corso alla data di entrata in vigore della presente  legge [cioè 16/7/2015], l'articolo  11 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, è sostituito dal seguente...”.

Si omettono le indicazioni successive.

Poiché il Comitato ha durata di tre anni scolastici, dal 1/9/2018 è trascorso il triennio di durata del Comitato di valutazione in essere.

Dalla stessa data si deve quindi dar luogo alla nuova nomina dello stesso attenendosi alle disposizioni contenute nei successivi commi dell'art. 129 citato, senza dover attendere eventuali linee guida in merito.

 

 

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Uso del mezzo proprio

 

Quesito del 18/11/2018

In questo istituto comprensivo dovremmo attivare un progetto di istruzione domiciliare con un
alunno disabile che sarà allettato a casa per un periodo di circa due mesi.
Famiglia e docente di sostegno sono d'accordo all'attivazione dell'istruzione domicilare per un paio di giorni alla settimana. Il consiglio di Istituto ne è informato e nel PAI della scuola si parla della possibilità di attivare percorsi di istruzione domiciliare.

Il dubbio mi sorge rispetto al fatto che il bambino abita in un altro comune di residenza rispetto a dove è collocata la scuola e l'insegnante dovrà utilizzare il mezzo proprio per recarsi al domicilio dell'alunno.
Non ci sono mezzi pubblici che possano essere utilmente utilizzati.

Considerando il tragitto dalla scuola alla residenza dell'alunno, posso essere garantita che tale percorso, qualora la docente incappasse in un incidente, sia coperto dall'assicurazione?

 

Risposta

A seguito dell'entrata in vigore dell’articolo 6, comma 12 del decreto legge n. 78 del 2010, convertito dalla legge n. 122 del 2010, che ha disapplicato gli articoli 15 della legge n. 836 del 1973 e 8 della legge 417 del 1978, l'uso del mezzo proprio può essere autorizzato ai soli fini della copertura assicurativa, con esclusione di qualsiasi indennità a titolo di rimborso spese.

Ciò è espressamente previsto dalla circolare MEF Dipartimento della RGS – I.G.O.P. - n. 36 del 22/10/2010.

Pertanto, la docente in questione non ha diritto ad alcun rimborso dalla Pubblica Amministrazione delle spese sostenute per l'uso del mezzo proprio, né possono esserle rimborsate quelle eventualmente sostenute per riaversi dall'incidente occorsole.

 

 

 

 

Bonus docenti

 

Quesito del 16/11/2018

Quesiti in merito al bonus merito dell'a.s. 2017/18 alla luce delle note ARAN prot. 13929 del 2018 e di quella di precisazioni del 29 /08/18:
- il bonus 2017/18 va quindi contrattato con le rsu? Dalle vecchie o nuove RSU?
- il bonus 2017/18 va distribuito solo ai docenti di Ruolo o anche ai docenti NON di ruolo?

Risposta

Si conferma che l’ARAN il 29 agosto 2018 ha pubblicato la nota n. 15209 a proposito della contrattazione integrativa sui criteri generali per la determinazione del bonus merito, rettificando la precedente nota n. 13929 del 13 luglio.

In tale nota si afferma che anche per l’anno scolastico 2017-2018 deve essere avviata la contrattazione sui criteri generali per l’erogazione del bonus, contrariamente a quanto affermato nella nota precedente.

A queste disposizioni il Dirigente Scolastico deve attenersi per l’attuazione degli incombenze derivanti da quanto previsto nei commi 126 e 127 della L. 107/2015 e dall’art. 40 del CCNL/2018.

Peraltro con le RSU si contrattano esclusivamente i criteri generali per l'erogazione del bonus. In un'informazione successiva vengono loro comunicati i soli nominativi dei docenti destinatari del bonus e non anche gli importi erogati ai singoli.

Le RSU interessate sono quelle in essere nell'anno cui si riferisce il bonus.

In merito ai fruitori del bonus va precisato che il comma 128 dell’articolo 1 della legge 107/2015 prevede che “La somma di cui al comma 127, definita bonus, è destinata a valorizzare il merito del personale docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e ha natura di retribuzione accessoria”.

Pertanto solo i docenti di ruolo, IRC compresi, possono accedere al bonus in questione e non anche quelli non di ruolo.

 

 

Aspettativa ed esercizio di altro lavoro

 

Quesito del 10/11/2018

Una docente scuola primaria mi ha chiesto aspettativa per motivi personali (già l'anno scorso l'aveva richiesta alla precedente ds, interrompendo a natale e poi ripartendo nuovamente sino a giugno).

Io l'ho concessa.

Ora mi chiede autorizzazione ad esercitare altro lavoro (attività sporadica di formatrice a docenti).

Mi sorge il dubbio...

Può fruire di quanto tempo di aspettativa (mi pare 2 anni e mezzo su 5)?

E devo autorizzarla a svolgere attività sporadica o no, visto che non lavora e quindi non interferisce con attività lavorativa?

 

Risposta

Va premesso che l’art. 18 del CCNL/2007 recita:

“1. L'aspettativa per motivi di famiglia o personali continua ad essere regolata dagli artt. 69 e 70 del T.U. approvato con D.P.R. n. 3 del 10 gennaio 1957 e dalle leggi speciali che a tale istituto si richiamano. L'aspettativa è erogata dal dirigente scolastico al personale docente ed ATA. 

L'aspettativa è erogata anche ai docenti di religione cattolica di cui all'art. 3, comma 6 e 7 del D.P.R. n. 399/1988, ed al personale di cui al comma 3 dell'art. 19 del presente CCNL, limitatamente alla durata dell'incarico. 

2.Ai sensi della predetta norma il dipendente può essere collocato in aspettativa anche per motivi di studio, ricerca o dottorato di ricerca. Per gli incarichi e le borse di studio resta in vigore l'art. 453 del D.P.R. n. 297 del 1994.

3. Il dipendente è inoltre collocato in aspettativa, a domanda, per un anno scolastico senza assegni per realizzare, l’esperienza di una diversa attività lavorativa o per superare un periodo di prova.”

L’aspettativa in questione può essere richiesta senza soluzione di continuità o per periodi frazionati.

- Se fruita senza soluzione di continuità, non può avere una durata superiore a 12 mesi.

- Se fruita per periodi spezzettati o frazionati non può superare in ogni caso, nell’arco temporale di un quinquennio, la durata massima di due anni e mezzo (30 mesi).

Il docente in aspettativa conserva lo status di dipendente della P.A. e conseguentemente è soggetto a tutti gli oneri che ne derivano, salvo quello della prestazione del servizio. Egli pertanto è anche soggetto al regime delle incompatibilità che vincolano i pubblici dipendenti, che sono regolate dall'art. 60 del TU 3/1957, nonché dall'art. 53 del D.Lgs. 165/2001 e dall'art. 508 del D.Lgs. 297/1994.

In specie l'art. 53 del D.Lgs. 165/2001 prevede che gli incarichi retribuiti conferiti ai pubblici dipendenti devono essere previamente autorizzati dall'Amministrazione di appartenenza. Tali incarichi sono quelli, anche occasionali, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, per i quali è previsto, sotto qualsiasi forma, un compenso.

Tra queste rientra anche il dovere della richiesta di autorizzazione a svolgere altro lavoro o ad esercitare altre attività come quella di formatrice docenti.

 

 

Supplenze: uso delle graduatorie di istituto

 

Quesito del 10/1172018

Un tecnico di laboratorio della scuola ha preso un'aspettativa art. 59 fino al 31 Agosto 2019 per insegnare presso un'altra Istituzione Scolastica.

Nel chiamare il supplente per un contratto fino al 30 Giugno 2019 (giusto?) si deve convocare a partire dalle graduatorie provinciali che però sono state esaurite al momento delle nomine di fine settembre perché il posto si è reso libero successivamente (fine ottobre), oppure si deve far riferimento unicamente alle graduatorie di istituto?

 

Risposta

Trattandosi di nomina di un supplente fino al 30 giugno da parte della scuola, le graduatorie di riferimento sono esclusivamente quelle di istituto, da conferire ai sensi dell'art. 7 del  Regolamento adottato con D.M. n. 131 del 13 giugno 2007, come richiamato dalla nota MIUR 0037381 del 29-08-2017 contenente le Istruzioni e indicazioni operative in materia di supplenze al personale docente, educativo ed A.T.A. per l'a.sc. 2017/2018.

 

 

I diritti del dirigente sindacale

 

Quesito del 9/11/2018

Una docente è stata nominata dal sindacato....... dirigente sindacale di tipo terminale associativo.

Le chiedo, in sede di contrattazione, quali diritti ha?

L'interessata sostiene di potere votare.

Quali sono i riferimenti di legge cui mi posso riferire?

 

Risposta

L'ARAN, “Orientamenti applicativi RS148: Il dirigente del terminale associativo partecipa alle trattative?” precisa: “Vale la pena di chiarire ulteriormente la figura del terminale associativo. I dipendenti ad esso addetti sono considerati dirigenti sindacali a tutti gli effetti dall’art. 10 del CCNQ del 7 agosto 1998, purché nominati dalle organizzazioni sindacali rappresentative, ma la natura di mera struttura organizzativa non assegna loro un potere contrattuale. In tal senso, affinché il terminale associativo possa partecipare ai tavoli negoziali della contrattazione integrativa, occorre che lo stesso sia anche formalmente accreditato quale componente della delegazione trattante da parte della organizzazione sindacale titolata”.

Il sindacato in questione ha firmato il CCNL Istruzione e Ricerca sottoscritto il 19 aprile 2018 e pertanto gode dei diritti conseguenti, tra i quali l'espressione del voto nella contrattazione di istituto.

Tuttavia, poiché la vostra docente possa godere di questi diritti deve essere formalmente accreditata allo scopo dal sindacato di appartenenza

 

 

Istruzione parentale: esami di idoneità

 

Quesito del 6/11/2018

Nella mia attuale sede di lavoro a partire dall’anno in corso vi è un alunno di 14 anni in istruzione parentale da più anni ormai. Anche quest’anno la famiglia ha presentato comunicazione di assolvere

all’obbligo scolastico del proprio figlio attraverso l’istruzione parentale. Controllando la documentazione agli atti dell’Istituto ho verificato che l’ultimo esame sostenuto dall’alunno risale al 2013/2014 ed attesta l’idoneità alla classe quarta primaria. Negli anni successivi ci sono stati vari tentativi di far sottoporre l’alunno ad esame di idoneità da parte della scuola, ma i vari esami programmati non sono mai stati svolti, per lo più perché l’alunno non si è presentato, motivando ciò per problematiche di salute attestate dal medico di base.

Quando sono venuta a conoscenza della situazione illustrata ho convocato i genitori invitando anche il sindaco per comprendere meglio la situazione.

I genitori solo ora sembra siano disposti a far sostenere un esame di idoneità al proprio figlio.

Vorrei sapere:

- se a parer suo, data la situazione, anche al fine di verificare la situazione scolastica dell’alunno, posso far svolgere l’esame di idoneità in corso d’anno oppure necessariamente vanno rispettati i tempi stabiliti per norma;

- se è più opportuno sottoporre l’alunno a una verifica generale, tramite colloquio, per poi programmare l’esame a fine anno: giugno;

- se, data l’età, la preparazione lo consentisse è possibile fare un esame unico di idoneità alla prima classe di scuola secondaria e quindi verificare le competenze delle due classi ossia quarta e quinta primaria;

- se è il caso di segnalare a chi di competenza da subito il mancato assolvimento dell’obbligo dato che non vi sono stati accertamenti tramite esame da vari anni.

 

Risposta

In merito al tema trattato pare necessario fare una premessa di ordine generale.

Le annuali circolari che disciplinano le iscrizioni hanno sempre richiamato l’attenzione sui comportamenti che devono essere tenuti dai genitori che intendono avvalersi dell'istruzione parentale. Citando la più recente, relativa alle iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2018/2019 (Nota MIUR 14659 del 13/11/2017) essa dispone al punto 4.2 per la scuola primaria

“Al fine di garantire l’assolvimento dell’obbligo di istruzione, i genitori che intendono avvalersi dell’istruzione parentale presentano specifica dichiarazione direttamente alla scuola primaria statale viciniore, dimostrando di possedere le competenze tecniche e i mezzi materiali per provvedere, in proprio o mediante frequenza di una istituzione non statale non paritaria, all’istruzione dell’alunno. Sulla base di tale dichiarazione, il dirigente dell’istituzione scolastica prende atto che l’assolvimento dell’obbligo di istruzione viene effettuato mediante l’istruzione parentale, comunicando, altresì ai genitori che, prima dell’inizio delle lezioni del successivo anno scolastico, l’alunno dovrà sostenere il prescritto esame di idoneità alla classe seconda”.

La circolare tratta allo stesso modo l'eventuale iscrizione alla scuola secondaria di primo grado (punto 4.3).

Ciò premesso, poiché il vostro alunno di 14 anni, in istruzione parentale da più anni, è stato sottoposto alla sola idoneità alla classe quarta primaria, qualora la sua preparazione lo consenta, potrà essere ammesso all'esame di idoneità della classe corrispondente alla sua età anagrafica, sulle discipline caratterizzanti tale percorso, senza necessariamente scindere la prova nei diversi anni di studio mancanti.

 

 

Supplenza ATA: abbandono per altro lavoro

 

Quesito del 6/11/2018

Un collaboratore scolastico in servizio presso il CPIA con una supplenza annuale a tempo determinato da terza fascia vorrebbe dimettersi da gennaio per svolgere un altro lavoro all'estero. Vorrebbe, però, mantenere la possibilità di proseguire la supplenza qualora l'iter per il nuovo lavoro non andasse a buon fine, oppure di rientrare e di poter accedere ad altre supplenze nel prossimo anno scolastico. Una eventuale domanda di dimissioni presentata ora (quindi con due mesi di preavviso) potrebbe essere successivamente annullata, qualora il nuovo lavoro non dovesse concretizzarsi? E potrebbe comunque il collaboratore rimanere in graduatoria per il prossimo anno? Oppure quali altre modalità potrebbe utilizzare per provare il nuovo lavoro e rimanere in graduatoria? Sarebbe possibile una aspettativa per provare il nuovo lavoro?

 

Risposta

Il Regolamento per le supplenze ATA all'art. 7 (Effetti del mancato perfezionamento del rapporto di lavoro) prevede:

1. L'esito negativo di una proposta di assunzione a tempo determinato comporta i seguenti effetti:

A) Per supplenze conferite sulla base delle graduatorie di cui all'articolo 2, comma 1:

1) la rinuncia ad una proposta di assunzione o la mancata assunzione di servizio comportano la perdita della possibilità di conseguire analoghi rapporti di lavoro sulla base delle graduatorie di cui all'articolo 2, per l'anno scolastico successivo;

2) l’abbandono del servizio comporta sia l'effetto di cui al punto 1) sia la perdita della possibilità di conseguire qualsiasi tipo di supplenza, conferita sia sulla base delle graduatorie permanenti che delle graduatorie di circolo e di istituto, per l'anno scolastico in corso.

Poiché il collaboratore scolastico di cui al quesito si presume essere stato assunto sulla base delle graduatorie di cui all'art. 2/1 [“graduatorie permanenti dei concorsi provinciali per titoli”], la sua eventuale dimissione per svolgere un altro lavoro all'estero comporterebbe le conseguenze previste da entrambi i punti 1 e 2 citati.

Se invece la sua supplenza fosse stata conferita sulla base delle graduatorie di circolo e di istituto di cui al punto B, l'abbandono della supplenza comporterebbe la perdita della possibilità di conseguire qualsiasi tipo di supplenza conferita, sia sulla base delle graduatorie di cui all'articolo 2, che delle graduatorie di circolo e di istituto, per l'anno scolastico in corso.

 

 

Congedo obbligatorio e facoltativo fruibili dal padre lavoratore

 

Quesito del 5/11/2018

Docente a tempo determinato diventa padre. La moglie non ha attività lavorative.

Si può applicare quanto previsto dalla legge di bilancio 2017 che ha previsto, per l’anno solare 2018, l’aumento del congedo obbligatorio da due a quattro giorni?

Mi risulta che tale disposizione dovesse essere recepita dal CCNL in quanto sia la Funzione Pubblica che l’ INPS ritengono tale normativa non applicabile al comparto scuola.

E per quanto riguarda il congedo parentale facoltativo? Quali sono le possibilità di usufruirne da parte del padre?

Grazie.

 

Risposta

Si conferma che il congedo di paternità disposto in via sperimentale dalla legge 28 giugno 2012, n. 92, per gli anni 2013-2015, e poi per l’anno 2016, dall’articolo 1, comma 205, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, che comprendeva inizialmente due giorni di congedo obbligatorio e uno o due giorni di congedo facoltativo da fruire entro il quinto mese di vita del bambino e quindi durante il congedo di maternità della madre lavoratrice, non è neanche per il 2018 applicabile ai dipendenti della scuola fino alla entrata in vigore del nuovo CCNL che dovrà necessariamente prevedere tale possibilità.

Infatti sia la Funzione Pubblica che l’INPS ritengono tale normativa non applicabile al comparto scuola, nonostante ci sia la Direttiva 2010/18/Ue del Consiglio dell’8 marzo 2010 e nonostante la stessa legge del 2012 non faccia alcuna differenza tra dipendenti pubblici e privati.

In particolare, la nota prot. DFP n. 8629 del 20 marzo 2013 del Dipartimento della Funzione Pubblica, in merito al congedo obbligatorio ed al congedo facoltativo del padre lavoratore aveva allora affermato: “…la normativa in questione non è direttamente applicabile ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001, atteso che, come disposto dall’art. 1, commi 7 e 8, della citata Legge n. 92/2012, tale applicazione è subordinata all’approvazione di apposita normativa su iniziativa del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. Pertanto, per i dipendenti pubblici rimangono validi ed applicabili gli ordinari istituti disciplinati nel d.lgs. n. 151 del 2001 e nei CCNL di comparto”.

Pertanto, dal momento che il Contratto Scuola non prevede quanto disposto dalla legge in merito al congedo obbligatorio per il padre, quanto detto non è al momento applicabile al comparto Scuola, atteso che la legge di stabilità non ha introdotto una nuova fattispecie ma ha solo “allungato” per un altro anno le stesse possibilità che sarebbero terminate prima entro il 2015 e successivamente per il 2016, poi  previste per il 2017 (due giorni) e per il 2018 (quattro giorni).

La fruizione, da parte del padre lavoratore dipendente anche adottivo e affidatario, del congedo facoltativo, di uno o due giorni, anche continuativi, è condizionata alla scelta della madre lavoratrice di non fruire di altrettanti giorni del proprio congedo di maternità, con conseguente anticipazione del termine finale del congedo post partum della madre per un numero di giorni pari al numero di giorni fruiti dal padre.

Questo congedo facoltativo è fruibile dal padre anche contemporaneamente all'astensione della madre.

Si precisa che il congedo facoltativo dovrà essere fruito dal padre comunque entro il quinto mese dalla data di nascita del figlio indipendentemente dal termine ultimo del periodo di astensione obbligatoria spettante alla madre a fronte di una preventiva rinuncia della stessa di un equivalente periodo (uno o due giorni). Si precisa che il congedo facoltativo spetta anche se la madre, pur avendone diritto, non si avvale del congedo di maternità.

 

 

Docente: rientro anticipato in servizio

 

Quesito del 31/10/2018

Un docente che aveva richiesto dal 01-10-2018 al 30-06-2019 un periodo di congedo straordinario per assistenza familiare L. 104 rientra in servizio per decesso del genitore. Al rientro del suddetto docente titolare il docente supplente (nominato dal 08-10-2018 al 10-06-2019) viene mantenuto in servizio - il contratto non può essere cessato… - e resta ad insegnare nelle classi fino alla fine delle lezioni compresi gli scrutini?

Il docente rientrato anticipatamente essendo venuto meno il presupposto per il congedo viene contestualmente utilizzato dalla scuola a disposizione per tutto l'anno?

Grazie come sempre della grande disponibilità.

Dubbi e perplessità sulla normativa non mancano mai!

 

Risposta

La soluzione ai due casi rappresentati è proprio quella individuata: il supplente di un docente nominato fino al 10 giugno non può essere licenziato per il rientro anticipato del titolare e ha diritto a svolgere il servizio nelle classi assegnate fino alla fine delle lezioni compresi gli scrutini (CCNL/2007, art. 37), mentre il titolare viene utilizzato nella scuola per tutto l'anno nello svolgimento delle attività previste dal precedente art. 28, espressamente richiamati dagli artt. 1/10 e 28/1 dell'ipotesi di CCNL del comparto scuola sottoscritto il 9 di febbraio 2018.

 

 

Estratto Conto Previdenziale

 

Quesito del 28/10/2018

Per quanto riguarda i colleghi in servizio, è sempre necessario verificare ed eventualmente aggiornare entro il 31 dicembre l'Estratto Conto Previdenziale? Non sono previste deroghe alla scadenza?

Ho sentito sostenere da qualcuno che la cosa non riguarderebbe i lavoratori del Pubblico Impiego. E' vero?

Grazie!

 

Risposta

L’Inps, con la circolare n. 169 del 15 novembre 2017, ha fornito apposite indicazioni in merito alla prescrizione dei contributi pensionistici dovuti alle Gestioni pubbliche

I dipendenti hanno tempo fino al 31 dicembre 2018 per verificare se il proprio “estratto conto INPS/INPDAP” sia aggiornato con tutti i contributi previdenziali versati. La nuova data deriva dalla circolare INPS n. 169 del 15 novembre 2017, che ha prorogato i termini inizialmente fissati al 31 dicembre 2017.

I dipendenti dello Stato vi sono rientrati a pieno titolo a seguito dell’istituzione della CTPS presso il disciolto Istituto di previdenza INPDAP.

 

 

Quote ore aggiuntive docenti

 

Quesito del 27/11/2018

Per il pagamento delle ore aggiuntive del personale docente restano in vigore le quote di 17,50 euro per ore funzionali e di 35 euro per ore di docenza? Con il nuovo contratto cambia qualcosa?

 

Risposta

Le quote previste per il pagamento delle ore aggiuntive in parola non risultano ad oggi essere state modificate.

Le disposizioni in materia devono essere impartite dal MEF o dai suoi organismi periferici.

 

 

Proroga del periodo di prova

 

Quesito del 27/11/2018

Durante il periodo di prova di un collaboratore scolastico immesso in ruolo, il dipendente viola con il suo comportamento gli obblighi previsti dal codice disciplinare (assenza ingiustificata dal servizio) e si rende necessario avviare un procedimento disciplinare. Ciò giustifica il rinvio o la proroga del periodo di prova? Come si può comunicare tale evenienza?

 

Risposta

L’art. 30 della nuova Ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto scuola sottoscritto il 9 di febbraio 2018, riconferma che il personale ATA assunto in servizio a tempo indeterminato è soggetto ad un periodo di prova la cui durata è stabilita come segue: due mesi per i dipendenti inquadrati nelle aree A e A super (Collaboratore Scolastico e Collaboratore scolastico addetto all’azienda agraria, Collaboratore Scolastico addetto ai servizi).

Il periodo di prova può essere rinnovato o prorogato alla scadenza per una sola volta (nel vecchio contratto non era specificato il numero di volte di rinnovo/proroghe).

L'assenza ingiustificata dal servizio comporta l'assunzione di un provvedimento disciplinare da avviare con le modalità previste dall'art. art. 55-bis del D.Lgs. 105/2001 e cioè: contestazione degli addebiti entro 20 giorni da quando si è avuto notizia del fatto.

I passi successivi sono i seguenti:

- convocazione del dipendente per il contraddittorio a difesa con un preavviso di almeno 10 giorni;

- conclusione del procedimento entro 60 giorni, salvo che non sia stato richiesto e accordato (per gravi e oggettivi impedimenti) un rinvio della convocazione per più di 10 giorni; in tal caso la durata del rinvio si somma al limite di 60 giorni;

- possibilità di un unico rinvio nel corso del procedimento, che si deve quindi concludere necessariamente.

I termini suddetti sono perentori.

I tempi necessari all'espletamento di questa procedura comportano di fatto la proroga del periodo di prova, che si ritiene vada comunicata all'interessato contestualmente all'assunzione del provve-dimento disciplinare.

 

Sanzione disciplinare del rimprovero verbale

 

Quesito del 27/11/2018

In merito alle sanzioni disciplinari irrogabili al personale ATA, secondo le disposizioni del nuovo contratto, il rimprovero verbale richiede l’avvio del procedimento disciplinare? Oppure basta convocare il dipendente, richiamare il fatto e impartire a voce il rimprovero verbale, che va poi riportato su un verbale scritto?

 

Risposta

L’art. 55-bis, comma 1, del d.lgs. n. 165/2001 dispone: “Per le infrazioni di minore gravità, per le quali è prevista l'irrogazione della sanzione del rimprovero verbale, il procedimento disciplinare è di competenza del responsabile della struttura presso cui presta servizio il dipendente. Alle infrazioni per le quali è previsto il rimprovero verbale si applica la disciplina stabilita dal contratto collettivo”.

L'art. 12 comma 4 del CCNL Comparto Istruzione e Ricerca, relativo al triennio 2016-2018, prevede:

“4. Il responsabile della struttura presso cui presta servizio il dipendente procede all’irrogazione della sanzione del rimprovero verbale. L’irrogazione della sanzione deve risultare nel fascicolo personale”.

Si ritiene pertanto che la sanzione del rimprovero verbale venga comminata verbalmente dal DS in presenza di un testimone (ad es. il direttore dei servizi generali e amministrativi, che poi verbalizza la circostanza e inserisce la nota nel fascicolo personale del dipendente).

 

 

Collaborazioni plurime personale docente e ATA

 

Quesito del 27/11/2018

Sono ancora ammesse le collaborazione plurime del personale docente e ATA, previste dagli artt. 35 e 57 del CCNL del comparto scuola 2006-2009? In caso di risposta positiva si possono retribuire con il FIS dell’istituto in cui svolgono l’attività?

 

Risposta

L'art. 35 del CCNL/2007 consentiva ai docenti di collaborare con altre scuole statali per realizzare specifici progetti. Tale possibilità veniva anche consentita al personale ATA dal successivo art. 57.

Se tali attività sono state svolte nel periodo di vigenza del precedente contratto si ritiene che possano ancora essere retribuite con il FIS di istituto.

Se effettuate invece nel regime del corrente contratto sottoscritto il 19/04/2018 (CCNL del Comparto Istruzione e Ricerca relativo al triennio 2016-2018), si ritiene che possano essere retribuite qualora eccedenti quelle funzionali e non ricomprese nell’orario di servizio (art. 28/3).

 

 

Gestione di ore di  insegnamento restituite alla scuola

 

Quesito del 24/10/2018

Alla scuola dopo tutte le operazioni di inizio anno sono state restituite 2 ore di Lingua Tedesca da gestire autonomamente.

Una docente di lingua tedesca supplente fino al 30 Giugno con 8 ore nella nostra scuola e 9 in altro istituto è stata l'unica a dare la disponibilità ad assumere l'incarico per queste due ore.
Chiedo se è corretto assegnare queste due ore alla docente con questa modalità: un contratto di un'ora da supplente fino al 30 giugno a completamento del suo orario complessivo di 17 ore sulle due scuole di servizio un incarico di 1 ora aggiuntiva di insegnamento fino al 30 Giugno.

 

Risposta

La soluzione da voi prospettata di assegnazione delle due ore di supplenza non osta con alcuna disposizione di norma in merito ed è del tutto condivisibile poiché garantisce agli alunni quella continuità di insegnamento sempre auspicata.

 

 

Adesione a sciopero e svolgimento lezioni

 

Quesito del 23/10/20

Un insegnante nel nostro istituto vorrebbe aderire ad una giornata di sciopero, ma, per evitare perdite di ore di lezione agli studenti, pur non firmando la presenza a scuola e non firmando il registro, svolgerebbe le sue normali ore di lezione, nonostante la trattenuta dello stipendio per l'intera giornata. Vi chiedo se tale procedura è possibile o se andrebbe incontro a qualche violazione normativa.
Grazie.

Risposta

In premessa vanno sottolineate le carenze dell’attuale normativa concernente l’esercizio del diritto di sciopero nei pubblici servizi (e in particolare nella scuola).

Tuttavia l'adesione formale ad uno sciopero comporta l'astensione dalle attività connesse con la propria funzione. Si ritiene pertanto che lo svolgimento delle lezioni in caso di adesione di un docente ad uno sciopero sia quantomeno incongruente se non contraddittoria. Di certo non può comportare quelle attività che abbiano valenza esterna, come interrogazioni, compiti scritti, ecc., i cui esiti potrebbero essere impugnati proprio a causa di tale adesione.

 

 

Istruzione parentale: inserimento alunni

 

Quesito del 22/20/2018

Un alunno che per età anagrafica dovrebbe essere iscritto in classe terza della Scuola Secondaria di primo grado si avvale da un anno dell'istruzione parentale. L'anno prima ancora (2016-17), tuttavia, non era stato scrutinato a causa dell'elevato numero di assenze. Al termine dello scorso anno scolastico non si è presentato a sostenere l'esame (nonostante la famiglia abbia formalmente ricevuto lettera di convocazione). Ora la famiglia ha ripresentato comunicazione che intende avvalersi dell'istruzione parentale, senza precisare l'anno di corso. In che punto del percorso lo dobbiamo inserire?

Molte grazie.

 

Risposta

Si ritiene che l'alunno in questione vada inserito nella classe corrispondente alla sua età anagrafica.

Informazioni utili relative all'istruzione parentale sono contenute nel DM 13 dicembre 2001, n. 489 (“Regolamento concernente l’integrazione, a norma dell’articolo 1, comma 6, della legge 20 gennaio 1999, n. 9, delle norme relative alla vigilanza sull’adempimento dell’obbligo scolastico”).

 

 

Formazione sicurezza

 

Quesito del 17/10/2018

Le pongo i seguenti quesiti:

1) L'articolo 37, comma 12 del D.Lgs 81/2008 stabilisce che la formazione del personale avvenga in orario di servizio; capita però spesso che non riuscendo a sostituire i docenti, io disponga la formazione in coda o prima della giornata lavorativa, consentendo il recupero delle ore di formazione in periodi di minore intensità lavorativa. E' giusta questa procedura, o il giorno del corso la frequenza dello stesso sostituisce la prestazione lavorativa, o, se inferiore alla prestazione lavorativa, comporta lo svolgimento delle sole ore di differenza (la mia giornata prevede 5 ore di servizio, ne faccio 4 di formazione, lavoro per 1 sola)?

2) Si potrebbe inserire la formazione sicurezza nel Piano annuale delle attività?

Spesso i docenti di primaria ed infanzia con intersezioni e interclassi non raggiungono il monte ore delle 40.

3) Le chiedo inoltre se si debba fare una distinzione tra la formazione ai sensi dell'accordo Stato regione del dicembre 2011 ( 4 ore di base + 8 h di formazione specifica con retraining di 6 H ogni 5 anni) e la formazione del primo soccorso/prevenzione, lotta antincendio, ovvero se l'obbligo della formazione con le conseguenze di cui sopra riguardi solo la prima o anche la seconda.

(si fa nelle ore di servizio solo quella di base e specifica, quella del primo soccorso antincendio può essere espletata oltre l'orario di servizio?)

 

Risposta

La formazione sulla sicurezza cui va sottoposto obbligatoriamente tutto il personale della scuola per un monte ore fissato dall’Accordo Stato-Regioni del 21 Dicembre 2011 deve avvenire nell’ambito degli impegni lavorativi degli stessi e non può comportare oneri a carico dei lavoratori (D.Lgs. 81/08, art. 37, comma 12).

Tuttavia, in merito alla partecipazione dei dipendenti alla predetta formazione, si precisa che, mentre per il personale ATA le stesse ore essendo considerate ore di servizio vanno recuperate (con ore di permesso, ferie, ecc.), per i docenti (responsabili della Salute e della Sicurezza nei confronti degli alunni quando sono in aula, nei laboratori, in palestra, ecc.), la partecipazione rientra tra le attività previste dall’art. 29, comma 1 del CCNL/2007 “Attività funzionali all’insegnamento”, ovvero tra gli impegni lavorativi di “aggiornamento e formazione”, considerati “servizio a tutti gli effetti”, come disposto dal successivo art. 64, comma 3, in quanto prestati all’interno dei propri impegni lavorativi senza limiti di orario.

A supporto di quanto detto interviene anche la Sentenza del Consiglio di Stato n. 1425, del 23 Marzo 2007, nella quale è riportato che l’attività di aggiornamento e formazione “costituisce attività funzionalizzata all’insegnamento, e la relativa frequenza costituisce, quindi, obbligo di servizio”.

Quando una norma definisce un diritto come “funzionale” a qualche obiettivo, esso è automaticamente anche un dovere ed infatti il successivo art. 65, comma 1 del CCNL, stabilisce che le istituzioni scolastiche devono predisporre i contenuti della formazione che sia “funzionale” alla realizzazione degli obiettivi individuati nel POF.

La stessa Sentenza del Consiglio di Stato precisa che esso è un diritto “funzionale all’insegnamento” e quindi rientra negli obblighi di servizio, previsti contrattualmente.

Pertanto è pienamente legittimo che tali ore di formazione per i docenti avvengano in orari non di lezione o in giorni di vacanza e non comportino retribuzione aggiuntiva e non vengano nemmeno conteggiate tra le 40 ore delle attività collegiali di cui all’art. 29, comma 3, lettera a).

Ciò premesso, in ordine agli specifici quesiti posti, si precisa;

1) è pienamente legittimo che le ore di formazione sulla sicurezza per i docenti avvengano in orari non di lezione o in giorni di vacanza e non comportino retribuzione aggiuntiva e non vengano nemmeno conteggiate tra le 40 ore delle attività collegiali di cui all’art. 29, comma 3, lettera a);

2) la formazione sicurezza può legittimamente essere inserita nel Piano annuale delle attività se i docenti di primaria ed infanzia non raggiungono il monte delle 40 ore;

3) non si ritiene doversi fare distinzione alcuna tra le diverse ore dovute di formazione: sono tutte obbligatorie allo stesso modo sia se svolte in orario di servizio od oltre l'orario stesso.

 

 

Istruzione parentale

 

Quesito del 16/10/2018

Quale DPR regolamenta l'istruzione parentale? Un genitore mi chiede l'iscrizione della figlia presso la mia scuola ma la vuole istruire lui e far dare gli esami al termine dell'anno presso la scuola. Ci sono vincoli particolari?

 

Risposta

L'istruzione parentale è regolamentata dal DM 13 dicembre 2001, n. 489 (“Regolamento concernente l’integrazione, a norma dell’articolo 1, comma 6, della legge 20 gennaio 1999, n. 9, delle norme relative alla vigilanza sull’adempimento dell’obbligo scolastico”).

La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale deve vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. La competenza è del dirigente scolastico.

Tuttavia, a vigilare non è soltanto il dirigente della scuola ma anche il sindaco, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del DM medesimo, che prevede:

“Alla vigilanza sull’adempimento dell’obbligo di istruzione provvedono secondo quanto previsto dal presente regolamento:

a) il sindaco, o un suo delegato, del comune ove hanno la residenza i giovani che, in virtù delle disposizioni vigenti, sono soggetti al predetto obbligo di istruzione;

b) i dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado statali, paritarie.”

Il successivo comma 3 dispone gli oneri che incombono sulle scuole, precisando che i responsabili delle istituzioni scolastiche che ricevono le iscrizioni al primo anno dell'istruzione obbligatoria, entro il ventesimo giorno dall'inizio dell'anno scolastico provvedono a darne comunicazione ai comuni di residenza degli obbligati per i necessari riscontri. Per gli anni successivi, tale comunicazione non è dovuta se non nell'ipotesi che gli obbligati abbandonino il corso di studi intrapreso, ovvero abbiano assolto all'obbligo di istruzione. I dirigenti scolastici sono tenuti, in caso di trasferimento dell'obbligato ad altra scuola dello stesso ordine e grado ovvero di passaggio ad altra scuola di ordine e grado diverso, a trasmettere d'ufficio, insieme alla documentazione di rito, il "foglio notizie", già utilizzato dalle scuole, completo dei dati di tutto l'iter scolastico che consente una organica raccolta di notizie sui dati anagrafici, sulle scuole frequentate e sui trasferimenti, nonché il controllo incrociato tra scuola di provenienza e scuola di destinazione. Copia del "foglio notizie", puntualmente aggiornato dagli istituti scolastici di cui al comma 2, viene conservato dalla scuola con l'indicazione della scuola di destinazione.

 

 

Aspettativa per svolgere un periodo di volontariato

 

Quesito del 16/10/2018

Sarei intenzionata a chiedere alla mia scuola un'aspettativa per svolgere un periodo di volontariato. Non ho capito, pero', come funziona... Devo trovare io l'associazione di volontariato o esiste un elenco? Se volessi farlo all'estero, sarebbe comunque retribuita? Esiste una normativa che posso consultare? Spero nel suo prezioso consiglio. Grazie.

 

Risposta

L'aspettativa del personale della scuola è regolata dall'art. 18 del CCNL/2007 il quale prevede che l'aspettativa per motivi di famiglia o personali continua ad essere regolata dagli artt. 69 e 70 del T.U. approvato con D.P.R. n. 3 del 10 gennaio 1957 e dalle leggi speciali che a tale istituto si richiamano. L'aspettativa è erogata dal dirigente scolastico al personale docente ed ATA. 

Ai sensi della predetta norma il dipendente può essere collocato in aspettativa anche per motivi di studio, ricerca o dottorato di ricerca. Per gli incarichi e le borse di studio resta in vigore l'art. 453 del D.P.R. n. 297 del 1994.

Il dipendente è inoltre collocato in aspettativa, a domanda, per un anno scolastico senza assegni per realizzare, l’esperienza di una diversa attività lavorativa o per superare un periodo di prova.

Si è del parere lo svolgimento di un'esperienza di volontariato in Italia o all'estero rientri nella fattispecie di diversa attività lavorativa e pertanto comporti la mancata erogazione di assegni.

Esistono in rete elenchi di associazione di volontariato, come ad esempio quello della protezione civile al sito http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/elenco_centrale_delle_org.wp

 

 

Divieto di sostituire i collaboratori scolastici nei primi sette giorni di assenza

Quesito del 14/10/2018

 

Un collaboratore scolastico ha chiesto il congedo biennale in forma
frammentata per assistere coniuge disabile per un mese dal prossimo 20
Ottobre.
La scuola può chiamare il supplente con contratto fin dal 20 Ottobre o
deve aspettare anche in questo caso di "assenza programmata e conosciuta
da tempo" i primi 7 giorni di divieto e chiamare con contratto dal 27
Ottobre?

 

Risposta

Il MIUR con la nota 2116 del 30-09-2015 ha affrontato la questione per far fronte delle segnalazioni, con le quali numerosi dirigenti scolastici avevano portato alla sua attenzione le situazioni problematiche in cui venivano a trovarsi le istituzioni scolastiche a seguito del divieto di cui all'art. 1, commi 332 e 333, della legge  1940/2014 del conferimento di supplenze brevi per la sostituzione di personale docente e del personale A.T.A.

In particolare, per quanto riguarda il personale A.T.A. ha precisato che il divieto di sostituire il personale appartenente al profilo di collaboratore scolastico nei primi sette giorni di assenza, può essere superato laddove il dirigente scolastico, sotto la propria esclusiva responsabilità, con determinazione congruamente motivata e dopo aver prioritariamente posto in essere tutte le misure organizzative complessive che vedano coinvolta l'organizzazione dell'intera Istituzione Scolastica con un'attenzione, quindi, non limitata al solo plesso interessato dall'assenza del collaboratore scolastico, raggiunga la certezza che:

l'assenza del collaboratore scolastico determinerebbe delle urgenze che non potrebbero trovare alcuna altra risposta atta a garantire la incolumità e la sicurezza degli alunni, nonché la indispensabile assistenza agli alunni diversamente abili determinando, inoltre, necessità obiettive non procrastinabili, improrogabili e non diversamente rimediabili, che renderebbero impossibile assicurare le condizioni minime di funzionamento del servizio scolastico tanto da compromettere in modo determinante il diritto allo studio costituzionalmente garantito.

Si ritiene pertanto che anche in caso di “assenza programmata e conosciuta da tempo”, la scuola debba attenersi alle indicazioni di cui alla nota citata.

 

 

 

Sostituzione del docente di sostegno

 

Quesito dell'11/10/2018

In caso di assenza dell’alunno H assegnato, il docente di sostegno può essere utilizzato solo ed esclusivamente per sostituire altro docente di sostegno assente?

Visto che un docente di sostegno, in quanto dotato di una specifica specializzazione non può essere sostituito da un qualsiasi docente curricolare ma solo da un altro in possesso della stessa specializzazione, un ordine di servizio in tal senso è pienamente legittimo o è necessaria la preventiva disponibilità del docente sostituente.

Oppure è del tutto illegittimo e il docente di sostegno è tenuto a restare in classe anche in assenza dell’alunno H assegnato? In questo caso da chi può essere sostituito un docente di sostegno assente con la conseguenza di lasciare senza supporto l’alunno H?

Nell’uno e nell’altro caso, può essere indicata la normativa di conforto, senza il richiamo alla famigerata ma non esaustiva né indiscutibile nota MIUR n. 9839 dell’8.11.2010?

Grazie.

 

Risposta

In assenza dell'alunno H il docente di sostegno può essere utilizzato per la sostituzione di qualsiasi docente fornito dello stesso titolo di studio di cui egli è in possesso (lettere, lingue straniere, diritto, ecc.), senza la sua preventiva disponibilità.

La disposizione normativa che lo  impone è l’art. 5/2 del D.lgs. 165/2001: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Tale nuova distribuzione delle competenze, per effetto della stessa legge, è imperativa, cioè sovrascrive ed annulla ogni diversa previsione legislativa o contrattuale preesistente o successiva.

Pertanto, la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza esclusiva del dirigente e, tra questi, anche quelli relativi all'utilizzazione del docente di sostegno in caso di assenza dell'alunno H.

Qualora sia assente il docente di sostegno, sarà ancora incombenza del DS provvedere al meglio all'alunno H.

 

 

Docenti: fruizione delle ferie durante l'anno scolastico

 

Quesito del 10/10/2018

L'art. 13/9 del CCNL/2007 prevede che i docenti possano chiedere durante l'anno scolastico 6 giorni di ferie purché non vengano a determinarsi costi aggiuntivi per l'amministrazione. L'ARAN con parere del 2 febbraio 2011 afferma che i docenti possano usufruire (esauriti i 3 gg per motivi personali o familiari) di 6 giorni di ferie durante l'attività didattica indipendentemente dalle condizioni previste dall'art. 13 comma 9.

Domanda: Cade quindi il vincolo di non determinare oneri aggiuntivi per l'amministrazione?

 

Risposta

L'art. 13/9 del CCNL/2007 precisa che “Le ferie devono essere fruite dal personale docente durante i periodi di sospensione delle attività didattiche; durante la rimanente parte dell'anno, la fruizione delle ferie è consentita al personale docente per un periodo non superiore a sei giornate lavorative. Per il personale docente la fruibilità dei predetti sei giorni è subordinata alla possibilità di sostituire il personale che se ne avvale con altro personale in servizio nella stessa sede e, comunque, alla condizione che non vengano a determinarsi oneri aggiuntivi anche per l'eventuale corresponsione di compensi per ore eccedenti, salvo quanto previsto dall’art. 15, comma 2”.

E l'art. 15/2 stabilisce che “Il dipendente, inoltre, ha diritto, a domanda, nell'anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, sono fruiti i sei giorni di  ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma”.

Dalla lettura sistematica dei testi in questione si evince che la fruizione delle ferie da parte dei docenti in corso d'anno non deve determinare ulteriori oneri per sostituire chi se ne avvale.

Il parere ARAN 2898 del 2/2/2011 conferma quanto precisato in merito: “Il secondo periodo dello stesso comma consente al personale docente - con la stessa modalità (richiesta) e allo stesso titolo (motivi personali o familiari) - la fruizione dei sei giorni di ferie durante l'attività didattica indipendentemente dalle condizioni previste dall'art. 13, comma 9 (ferie)”.

Viene pertanto confermato il vincolo di non determinare oneri aggiuntivi per l'amministrazione.

 

 

Istruzione parentale: vigilanza sull'assolvimento dell'obbligo scolastico

 

Quesito del 10/10/2018

La famiglia di uno studente non promosso l'a.s. scorso alla conclusione della classe prima, quest'anno ha chiesto il ritiro dal liceo per fa seguire al ragazzo quindicenne e quindi in obbligo scolastico un percorso di studi in scuola privata … modalità telematica ... per cercare di recuperare l'anno perso.

Se non sbaglio è l'opzione di istruzione parentale. Per quanto concerne la vigilanza sull'assolvimento dell'obbligo scolastico cosa deve fare la scuola?

Grazie.

 

Risposta

La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale deve vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. La competenza è del dirigente scolastico.

Tuttavia, a vigilare non è soltanto il dirigente della scuola ma anche il sindaco, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del DM 489/2001, che prevede:

“Alla vigilanza sull’adempimento dell’obbligo di istruzione provvedono secondo quanto previsto dal presente regolamento:

a) il sindaco, o un suo delegato, del comune ove hanno la residenza i giovani che, in virtù delle disposizioni vigenti, sono soggetti al predetto obbligo di istruzione;

b) i dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado statali, paritarie.”

Il successivo comma 3 dispone gli oneri che incombono sulle scuole, precisando che i responsabili delle istituzioni scolastiche che ricevono le iscrizioni al primo anno dell'istruzione obbligatoria, entro il ventesimo giorno dall'inizio dell'anno scolastico provvedono a darne comunicazione ai comuni di residenza degli obbligati per i necessari riscontri. Per gli anni successivi, tale comunicazione non è dovuta se non nell'ipotesi che gli obbligati abbandonino il corso di studi intrapreso, ovvero abbiano assolto all'obbligo di istruzione. I dirigenti scolastici sono tenuti, in caso di trasferimento dell'obbligato ad altra scuola dello stesso ordine e grado ovvero di passaggio ad altra scuola di ordine e grado diverso, a trasmettere d'ufficio, insieme alla documentazione di rito, il "foglio notizie", già utilizzato dalle scuole, completo dei dati di tutto l'iter scolastico che consente una organica raccolta di notizie sui dati anagrafici, sulle scuole frequentate e sui trasferimenti, nonché il controllo incrociato tra scuola di provenienza e scuola di destinazione. Copia del "foglio notizie", puntualmente aggiornato dagli istituti scolastici di cui al comma 2, viene conservato dalla scuola con l'indicazione della scuola di destinazione.

 

 

Abbandono di supplenza

 

Quesito del 10/10/2018

Se un docente da graduatoria incrociata di 3^ fascia accetta supplenza di 12 h scuola primaria posto sostegno fino al 30/6, può lasciare se riceve convocazione per la sua classe di concorso?

Anche per periodi inferiori al 30/6?

Grazie.

 

Risposta

L'art. 8 del D.M. 131/2007 (“Regolamento supplenze docenti”) prevede norme sanzionatorie nei confronti del personale che, che avendo accettato un rapporto di lavoro, non lo perfezionino con la presa di servizio o lo abbandonino dopo l’assunzione.

Tali comportamenti infatti, pregiudicano il regolare svolgimento dell’attività didattica, obbligando la scuola alla ripetizione delle operazioni di interpello che per le modalità con le quali devono essere condotte non sempre sono di esito rapido.

L’art. 8, comma 1, lett. b del citato decreto prevede che: “Per le supplenze conferite sulla base delle graduatorie di circolo e di istituto:

1. la rinuncia ad una proposta contrattuale o alla sua proroga o conferma ripetuta per due volte nella medesima scuola comporta, esclusivamente per gli aspiranti totalmente inoccupati al momento dell’offerta di supplenza, la collocazione in coda alla relativa graduatoria di terza fascia;

2. la mancata assunzione in servizio dopo l’accettazione comporta la perdita della possibilità di conseguire supplenze per il medesimo insegnamento in tutte le scuole in cui si è inclusi nelle relative graduatorie;

3. l’abbandono del servizio comporta la perdita della possibilità di conseguire supplenze, conferite sulla base delle graduatorie di circolo e di istituto, per tutte le graduatorie di insegnamento”.

Come si evince dalle norme, l’abbandono del servizio è sanzionato in maniera molto rigida, impedendo al candidato dimissionario la possibilità di rimanere in graduatorie ed essere titolare di altri contratti a tempo determinato anche per diverse discipline di insegnamento.

I successivi commi 2 e 3 dispongono:

2. Il personale che non sia già in servizio per supplenze di durata sino al termine delle lezioni od oltre ha facoltà, nel periodo dell’anno scolastico che va fino al 30 di aprile, di risolvere anticipatamente il proprio rapporto di lavoro per accettarne un altro di durata sino al termine delle lezioni od oltre.

3. Il personale in servizio per supplenza conferita sulla base delle graduatorie di istituto ha comunque facoltà di lasciare tale supplenza per accettarne altra attribuita sulla base delle graduatorie ad esaurimento.

Queste disposizioni vanno applicate anche ai casi rappresentati.

 

 

Sostituzione di docente ricoverato in ospedale

 

Quesito del 9/10/2018

Un docente titolare è ricoverato da giorni in ospedale e non si sa purtroppo quando sarà dimesso e tanto meno quando potrà tornare a scuola.

La segreteria del liceo ha solo il certificato di ricovero nella struttura ospedaliera e niente altro.

Come provvedere alla sostituzione del docente?

È corretto nominare un supplente per pochi giorni con contratto a scadenza "fittizia" e poi prorogare fino a notizie migliori del titolare?

Grazie davvero.

 

Risposta

Viste le condizioni del docente ricoverato da giorni in ospedale e di cui si ignora la data delle dimissioni e del rientro a scuola, si ritiene legittimo nominare un supplente di tale docente “fino al rientro del titolare” per non privare ulteriormente l'utenza di un servizio ritenuto indispensabile alla sua formazione.

Si è infatti dell'avviso che l'espressione “fino al rientro del titolare” possa costituire una data certa del termine della supplenza, condizione richiesta per la validità della supplenza che richiede un terminus a quo e uno ad quem per la sua regolarità.

 

 

Formazione sulla sicurezza

 

Quesito dell'8/10/2018

ti sottopongo nuovamente per la questione della formazione sulla sicurezza. Il sindacato.... non molla e addirittura adesso è arrivata la seguente diffida:.........

Cosa ne pensi? Come mi conviene fare? Posso rispondere al legale, ribadendo la mia posizione e riportando i riferimenti normativi da te citati nella tua risposta al precedente quesito?

 

Risposta

Occorre premettere che, come disposto dall’art. 37, comma 12 del D.Lgs. 81/08, la formazione obbligatoria in materia di sicurezza dei lavoratori, dei preposti, dirigenti in materia di sicurezza, addetti antincendio, addetti al Primo Soccorso, RSPP, ASPP, RLS, quindi anche dei docenti e del personale ATA, “deve avvenire durante l’orario di lavoro e non può comportare oneri economici a carico dei lavoratori”.

Mentre nei confronti del personale ATA non sussistono problemi, in quanto se la loro partecipazione ai Corsi di Formazione avviene al di fuori dell’orario di lavoro le ore aggiuntive prestate vengono recuperate con ore di permesso o con ferie, nei confronti dei docenti la partecipazione alla stessa formazione sulla Sicurezza assume aspetti diversi.

Infatti, sulla questione afferente alla qualificazione delle ore di frequenza dei docenti ai suddetti Corsi di Formazione, il Tribunale di Verona – Sez. Lavoro, con Sentenza 20 Gennaio 2011, n. 46, ha accolto il ricorso di un gruppo di docenti che avevano partecipato, su espressa disposizione del proprio Dirigente scolastico, ad un Corso di Formazione di Primo Soccorso della durata di 12 ore, al di fuori dell’orario di lavoro.

Lo stesso Organo Giudiziario, non condividendo quanto sostenuto dal Ministero convenuto (quest’ultimo ha posto in evidenza che le attività di formazione rientrano nelle attività funzionali all’insegnamento per le quali la contrattazione collettiva non prevede un orario definito – art. 29 CCNL 29.11.2007), ha condannato l’Amministrazione al pagamento in favore degli stessi della somma di € 197,28 ciascuno, oltre agli interessi e rivalutazione monetaria, in quanto ha considerato che il Corso di Formazione, della durata di 12 ore, “è stato tenuto al di fuori dell’orario di insegnamento”.

In altri termini, il Tribunale di Verona ha qualificato le 12 ore di partecipazione al Corso “come vere e proprie ore di lavoro aggiuntive rispetto a quelle contrattualmente previste”.

Con pronuncia diametralmente opposta, per un’analoga questione, si è espresso il Tribunale di Modena con Sentenza del 4 Ottobre 2011, n. 277.

In questo caso la docente ricorrente, avendo frequentato un Corso di Formazione di 52 ore per Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione (ASPP), ha chiesto la condanna del Ministero al pagamento di € 562,12 quale corrispettivo delle ore eccedenti l’orario normale. La stessa docente ha sostenuto, nella fattispecie, che le 52 ore sono state prestate al di fuori del proprio orario di lavoro e che, come tali, devono essere retribuite ai sensi dell’art. 30 CCNL 29.11.2007.

Il Ministero convenuto, a questo proposito, dopo aver posto in evidenza che nel corso dell’anno scolastico la docente aveva partecipato in tutto a 27 ore e 45 minuti delle 80 ore (40 + 40) previste dall’art. 29, comma 3, lett. a) e lett. b), CCNL 29.11.2007, ha specificato al Giudice del Lavoro che poteva esigere dalla ricorrente attività di servizio per le ore necessarie, fino al raggiungimento delle 80 ore. Lo stesso Ministero ha, in definitiva, sostenuto che le 52 ore impegnate per la frequenza del Corso di Formazione potevano essere legittimamente imputate al monte ore di cui al citato art. 29 CCNL, senza che sia dovuto alcun compenso aggiuntivo.

Il Tribunale di Modena ha, quindi, respinto la domanda della ricorrente.

Come si rileva, gli stessi Organi Giudiziari non sono tra loro in sintonia su come debbano essere qualificate le ore di partecipazione dei docenti agli obbligatori Corsi di Formazione sulla Sicurezza, sia che gli stessi frequentino in qualità di Lavoratori sia come Preposti, Addetti al Primo Soccorso, Addetti Antincendio, ASPP, RSPP, RLS.

Quindi, ad oggi, non si è in grado di stabilire con certezza come debbano essere intese le suddette ore di frequenza del docente alla Formazione sulla Sicurezza. Sono ore di lavoro “aggiuntive”, che vanno retribuite, o sono ore di servizio dovute dall’insegnante all’interno delle 80 ore contrattualmente previste?

In attesa che gli Organi Giudiziari chiariscano “definitivamente” la questione nell’uno o nell’altro senso (entrambe le Sentenze, nel frattempo, sono state appellate …), pare opportuno attestarsi su una posizione meramente prudenziale, per la quale le suddette ore di formazione possano, attualmente, imputarsi al monte delle 80 ore di cui all’art. 29/3 del CCNL/2007.

 

 

Supplente ATA: abbandono di parte del contratto

 

Quesito del 5/10/2018

Ancora una volta approfitto della preziosa disponibilità e presento una situazione che si sta verificando nella mia scuola.

Un’assistente amministrativa ha stipulato presso la nostra scuola un contratto di 14 ore (part time) fino al 30 giugno e successivamente di 18 ore fine al 30 giugno in altra scuola.

Ora intende lasciare il contratto di 14 ore presso la nostra scuola mantenendo quello di 18 ore.

Come si può configurare? Si tratta di abbandono di contratto o può essere considerato come richiesta di contratto part time? O forse altro?

Ringrazio in anticipo.

 

Risposta

L'eventuale abbandono del contratto di 14 ore presso la vostra scuola comporta le conseguenze previste dall'art. 7 del D.M. 430/2000 (“Regolamento supplenze ATA”) per l'abbandono del servizio. Esso dispone:

“1. L'esito negativo di una proposta di assunzione a tempo determinato comporta i seguenti effetti:

A) Per supplenze conferite sulla base delle graduatorie di cui all'articolo 2, comma 1:

1) la rinuncia ad una proposta di assunzione o la mancata assunzione di servizio comportano la perdita della possibilità di conseguire analoghi rapporti di lavoro sulla base delle graduatorie di cui all'articolo 2, per l'anno scolastico successivo;

2) l'abbandono del servizio comporta sia l'effetto di cui al punto 1) sia la perdita della possibilità di conseguire qualsiasi tipo di supplenza, conferita sia sulla base delle graduatorie permanenti che delle graduatorie di circolo e di istituto, per l'anno scolastico in corso”.

Pertanto l'assistente amministrativa in parola non può lasciare il contratto di 14 ore presso la vostra scuola senza subire le conseguenze di cui si è detto.

 

Nomina del DPO (Data Protection Officier)

 

Quesito del 4/10/2018

Come regolarsi per procedere alla nomina del DPO?

Le sono grato per la consueta disponibilità e per i suggerimenti, sempre illuminanti, per potere agire correttamente.

Grazie.

 

Risposta

Il DPO (Data Protection Officier) è un supervisore indipendente, designato obbligatoriamente dai soggetti apicali di tutte le pubbliche amministrazioni. L'obbligo è previsto nel caso in cui “il trattamento è effettuato da un’autorità pubblica o da un organismo pubblico, eccettuate le autorità giurisdizionali quando esercitano le loro funzioni giurisdizionali” (linee guida pubblicate dal Gruppo europeo dei Garanti, art. 29).

Tra i compiti del DPO rientrano:

1) informare e fornire consulenza a titolare e al responsabile del trattamento nonché ai dipendenti degli obblighi derivanti dal regolamento;

2) sorvegliare l’osservanza del regolamento, nonché delle altre disposizioni europee o di diritto interno in materia di protezione dati;

3) sorvegliare sulle attribuzioni delle responsabilità, sulle attività di sensibilizzazione, formazione e attività di controllo;

4) fornire pareri e sorvegliare alla redazione della Data protection impact assessment (c.d. Dpia);

5) fungere da punto di contatto e collaborare con l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali;

6) controllare che le violazioni dei dati personali siano documentate, notificate e comunicate.

Il DPO può essere un dipendente dell’organizzazione oppure esterno in forza di un contratto di servizi.

Anche qualora la designazione del DPO sia accompagnata da una semplificazione in termini di designazione condivisa tra i diversi enti pubblici, questo adempimento comporta certamente maggiori oneri per le finanze pubbliche.

Si tratta quindi di una figura professionale nuova sul mercato, sebbene diversi grandi enti ed operatori si siano dotati da diversi anni di una funzione privacy che svolge compiti assimilabili al DPO, che necessita di una preparazione specialistica e una formazione continua ma anche di un’esperienza concreta sul campo per supportare adeguatamente le organizzazioni nell’ambito di un mercato unico digitale europeo.

 

 

DSGA: orario di servizio

 

Quesito del 4/10/2018

Il d.sga attribuisce a se stesso nella proposta di piano ata l'orario 7,15-13,15 dal lunedì al sabato.

Chiestagli la disponibilità ad essere maggiormente flessibile, prevedendo ad esempio un pomeriggio a sua scelta a settimana, si rifiuta di modificare.

La mia richiesta è motivata da:

- la scuola sede della segreteria funziona dal lunedì al venerdì dalle 7,30 alle 17,30;

- nei plessi di scuola primaria la chiusura è alle 18;

- il pomeriggio è più facile ritagliare degli spazi di colloquio anche per me, d.s, con anche una reggenza in altra scuola.

Quali azioni posso opportunamente fare, oltre all'intervento verbale senza esito, prima di adottare un Piano ATA che non approvo solo in merito all'orario di servizio del d.sga?

Ringrazio per la collaborazione.

 

Risposta

L’art. 5/2 del D.lgs. 165/2001 dispone: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Tale nuova distribuzione delle competenze, per effetto della stessa legge, è imperativa, cioè sovrascrive ed annulla ogni diversa previsione legislativa o contrattuale preesistente o successiva.

Pertanto, la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza esclusiva del dirigente e, tra questi, anche quelli relativi all'orario di servizio dei dipendenti, DSGA compreso.

Pertanto al DS, su queste basi giuridiche e per le ragioni presenti nel quesito, compete il diritto-dovere di imporre al DSGA un orario maggiormente flessibile, che comporti la sua presenza in istituto almeno un pomeriggio a sua scelta a settimana.

 

Attività extrascolastiche nella scuola primaria

 

Quesito del 29/09/2018

Le attività extrascolastiche nella scuola primaria, svolte dalle ore 16.30 in poi, devono essere deliberate dal Consiglio di Istituto per ciò che concerne l'uso degli spazi.

Occorre però avere tre preventivi per ogni attività o posso far partire quelle sul territorio da anni?

Vorrei fare le cose senza svantaggiare nessuno, ma i genitori premono per fare iniziare già lunedì le attività!!!

 

Risposta

Al potere regolamentare del consiglio di istituto compete, ai sensi del D.Lgs. 297/1994 (art. 10 comma 3 lettera e), la delibera sui criteri per “la programmazione e l’attuazione delle attività parascolastiche, interscolastiche, extrascolastiche”.

Anche l’ammissione di alunni ad attività di arricchimento dell’offerta formativa ricade, in linea generale, nella potestà regolamentare delle istituzioni scolastiche autonome.

Tanto premesso, si ritiene che per avviare ogni attività in parola che comporti esborsi di denaro, occorra sempre essere in possesso di tre preventivi, salvo che non si tratti di attività di durata pluriennale a suo tempo deliberata come tale.

 

 

 

Accettazione di bimbo non vaccinato

 

Ancora vaccini.

Scuola di reggenza, verificato che agli atti della scuola esiste la risposta dell’ASL inerente i bambini non vaccinati.

A seguito dell’entrata in vigore del decreto milleproroghe, la mamma di un bimbo di scuola dell’infanzia (non vaccinato) produce l’autocertificazione di prenotazione di appuntamento presso l’ASL, priva di qualsiasi data e/o riferimento, e vuole che il bambino sia inserito in sezione.

Minaccia denuncia, intervento della stampa…

Respingo la richiesta ma, secondo alcuni colleghi, devo accettare il bambino in scuola perché comunque la signora ha autocertificato la prenotazione.

Sono io che sbaglio?

Grazie per il costante supporto.

 

Risposta

Si condivide la proposta di accettare il bambino a scuola sulla scorta dell'autocertificazione di prenotazione di appuntamento presso l’ASL, che porterà quantomeno la data del protocollo di arrivo a scuola. Ciò in attuazione della nota MIUR prot. 8221 del 3/02/2018.

 

 

Gestione mensa scuola dell'infanzia

 

Quesiti del 28/09/2018

Ti formulo ancora un quesito per la gestione della mensa alla scuola dell’infanzia, riportandoti qui di seguito un passaggio della circolare sulle disposizioni alle insegnanti:

“Per assicurare una migliore assistenza e scongiurare pericoli di soffocamento da cibo, secondo quanto indicato dal medico competente, si raccomanda agli insegnanti di consumare il pasto sedendo al tavolo accanto ai bambini, evitando di mangiare in un tavolo separato.

I docenti di sezione e di sostegno consumano il pasto a mensa se svolgono il secondo turno, mangiando accanto ai loro alunni. Se effettuano il primo turno (fino al limite orario delle ore 13:30), garantiscono l’assistenza degli alunni e non consumano il pasto a mensa”.

E’ legittimo richiedere alle maestre di mangiare al tavolo con i bambini?

E’ corretto il criterio di far consumare il pasto a scuola solo al personale che presta servizio per il secondo turno, fissando un limite orario per chi fa il primo turno e quindi non mangia?

 

Risposta

Le indicazioni della circolare rivolta ai docenti non contrastano con alcuna norma contrattuale e sono dettate da buon senso. Pertanto sono corrette e condivisibili.

E' quindi legittimo richiedere alle maestre di mangiare al tavolo con i bambini e far consumare il pasto a scuola solo al personale che presta servizio per il secondo turno, mentre quello del primo turno non mangia a scuola.

 

 

 

Sostituzione DSGA

 

Quesito del 26/09/2018

La DSGA è in ferie ma non ha nominato un suo sostituto.

Ho chiesto al personale presente chi lo volesse fare ma tutti si rifiutano di farlo, adducendo che non hanno titolo per svolgere tale funzione.

Cosa è opportuno fare?

Vorrei evitare ordini di servizio.

Qualora però ne fossi costretta, quale criterio utilizzare per eventuale ordine di servizio? (anzianità, competenza ...)

Grazie mille!

 

Risposta

Sull'argomento l’art. 47, comma 3 del CCNL/2007 precisa:“L’attribuzione degli incarichi, di cui al comma 1 lettera b) ['incarichi specifici che, nei limiti delle disponibilità e nell’ambito dei profili professionali, comportano l’assunzione di responsabilità ulteriori, e dallo svolgimento di compiti di particolare responsabilità, rischio o disagio, necessari per la realizzazione del piano dell’offerta formativa'] è effettuata dal dirigente scolastico, secondo le modalità, i criteri e i compensi definiti dalla contrattazione di istituto nell’ambito del piano delle attività”.

E', dunque, la contrattazione d’Istituto che stabilisce i criteri per l’assegnazione dell’incarico di sostituzione, in base alle posizioni giuridiche di cui si è beneficiari. L’incarico di sostituzione del DSGA su posto disponibile (per malattia, ferie) deve essere attribuito all’Assistente Amministrativo titolare di 2^ posizione economica, trattandosi di sostituzione temporanea (vedere nota MIUR 9067 dell'8 ottobre 2010, la quale ha precisato che non sussiste uno specifico obbligo di sostituzione in capo alla 2^ posizione economica su posto vacante per l’intero anno scolastico, ma solo per sostituzione temporanea). In assenza di beneficiari di 2^ posizione economica all’interno dell’Istituzione scolastica, tale incarico può essere conferito all’Assistente Amministrativo titolare di 1^ posizione economica, che ne fa richiesta, ovvero all’aspirante disponibile in base all’art. 47 del CCNL.

Precisata la legislazione in merito anche al personale ATA interessato, pare legittimo ricorrere all'ordine di servizio, che in caso di mancata disponibilità degli amministrativi a svolgere la funzione, il DS, al quale la legge impone il compito di garantire il servizio, la attribuirà alla persona che riterrà più competente a espletarlo.

 

 

Vigilanza degli alunni prima e dopo le lezioni

 

Quesito del 26/09/2017

Con la presente si richiede un approfondimento in riferimento alle responsabilità sulla vigilanza degli alunni nell’intervallo precedente l’inizio delle attività scolastiche.

A seguito di colloquio richiesto dall’Assessore del Comune (presso il quale si trova la sede dell'IC che dirigo) con la Scrivente, ci è stato richiesto di rendere il cortile scolastico della S. Primaria e Secondaria di 1 grado accessibile ad alunni e genitori 30 minuti prima dell’inizio delle attività scolastiche e 10 minuti dopo la conclusione delle stesse, con l’impegno di stipulare una Convenzione (si allega copia vecchia Convezione sottoscritta con precedente Dirigente Scolastico) che a loro dire esonera la scuola da ogni responsabilità sulle persone a cui è consentito l’accesso nello spazio su citato nell’intervallo di tempo richiesto.

La domanda è:

tale Convenzione (aggiornata e sottoscritta) potrebbe risolvere il problema?

come dovrebbe essere modificata l'allegata Convenzione per esonerare la scuola da ogni responsabilità sulle persone che accedono al cortile scolastico nel caso di concessione accesso? La scuola è fiancheggiata da una strada che non consente la permanenza in sicurezza di persone al di fuori della recinzione del cortile scolastico. Il Comune ha attivato un servizio di prescuola a pagamento per la S. Primaria che non ha risolto il problema.

In attesa di urgente riscontro si porgono cordiali saluti.

 

Risposta

La responsabilità del dirigente in ordine alla vigilanza negli spazi esterni della scuola (le cosiddette pertinenze) è oggetto di valutazione in sede giurisdizionale in relazione a cause originate da infortuni o danni subiti dagli alunni nel periodo antecedente l’inizio delle lezioni e quello susseguente al loro termine.

In base al prevalente orientamento giurisprudenziale, in particolare della Corte di Cassazione, la riferita proposta dell’ente locale (qualificazione con provvedimento sindacale delle pertinenze della scuola come spazio pubblico nel tempo precedente l’inizio delle lezioni e in quello successivo alla fine) non può non suscitare forti perplessità in ordine all’esonero della responsabilità del dirigente circa la mancata predisposizione e organizzazione del servizio di vigilanza.

E’ noto che, secondo l’orientamento della Suprema Corte, la scuola è tenuta a predisporre tutti gli accorgimenti necessari al fine di evitare che l’allievo procuri danno a se stesso, sia all’interno dell’edificio sia nelle pertinenze scolastiche, di cui abbia a qualsiasi titolo la custodia e che siano messe a disposizione per l’esecuzione della propria prestazione.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione che con la sentenza n. 22752 del 4 ottobre 2013 è intervenuta sul caso di una bambina che, essendo aperti i cancelli, scendendo dallo scuolabus era entrata nel piazzale antistante la scuola elementare che frequentava ed era caduta da un muretto che delimitava l’area sottostante, dove si trovava l’ingresso del seminterrato locale caldaia, riportando la frattura della tibia.

Come più volte ribadito dalla stessa Corte, in ipotesi di danno cagionato dall’alunno a sé stesso, l’accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell’allievo a scuola, determina l’instaurazione di un vincolo negoziale dal quale sorge a carico della medesima scuola l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo per il tempo in cui questi fruisce, in tutte le sue espressioni, della prestazione scolastica.

È dunque compreso anche il cortile antistante l’edificio scolastico, del quale la scuola ha la disponibilità e qualora venga consentito il regolamentato accesso e lo stazionamento degli utenti, e in particolare degli alunni, prima di entrarvi.

La Corte ha dunque ribadito che lo svolgimento del rapporto si estende a tutto il tempo in cui l’alunno fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, e pertanto sin dal momento in cui con l’apertura dei cancelli risulta consentito l’ingresso e la permanenza degli alunni nel piazzale antistante la scuola.

Il fatto che con un’ordinanza il sindaco stabilisca che, nel periodo antecedente le lezioni e successivo alla loro fine, il cortile, che è stato oggetto di concessione alla scuola unitamente all’edificio scolastico, diventi spazio pubblico (con possibilità indiscriminata di accesso) non può non apparire contraddittoria rispetto alla funzione che la predetta pertinenza ha al fine della accoglienza degli utenti, in particolare dei piccoli alunni, prima delle lezioni e della loro ordinata riconsegna ai genitori (o delegati) che li vengono a prendere alla fine delle lezioni.

Secondo la proposta, il cortile, diventando spazio pubblico prima dell’inizio delle lezioni e dopo la loro fine, diventerebbe accessibile non solo, come è giusto per la protezione degli alunni, ai loro genitori o accompagnatori, ma a qualsiasi persona, anche non ben intenzionata, senza peraltro che sia disposta una adeguata sorveglianza per gli alunni da parte della scuola o da parte di personale messo a disposizione dal comune.

Quindi si determinerebbe un incremento dei rischi per piccoli alunni e contestualmente si abolirebbe la vigilanza della scuola; soluzione che non appare convincente. Pertanto la scuola dovrà adeguarsi a queste indicazioni.

 

 

Trasformazione tempo scuola

 

Quesito del 25/09/2018

I genitori di 2 classi di 2^ primaria, in data 18 settembre u.s., quindi ad anno scolastico avviato, mi presentano la richiesta di trasformazione del tempo scuola dalle attuali 27 a 28 ore settimanali e di contestuale fruizione del pasto domestico. Al momento dell'iscrizione alla classe prima, questi genitori chiesero la 28 ore settimanali, che prevedono un'articolazione oraria su 5 gg., di cui 4 dalle ore 8:30 alle ore 13:30 e un giorno dalle ore 8:30 alle ore 16:30 con fruizione del servizio mensa gestito dal Comune. Per una questione di tagli e di scelte politiche, il Comune non autorizzò il servizio mensa per queste 2 classi che, con grande malumore dei genitori, dovettero fare le 27 ore settimanali, articolate su 5 gg., di cui 4 dalle ore 8:30 alle ore 13:30 e un giorno dalle ore 8:30 alle ore 13:30, con un rientro dalle ore 14:30 alle 16:30, quindi senza servizio mensa. Molti genitori, per non rientrare a prendere i figli alle 13:30 e riportarli a scuola alle 14:30, in quella giornata si avvalevano del servizio di accoglienza, gestito da esterni e a totale carico delle famiglie.

Ora, sulla scia della sentenza del Consiglio di Stato che ha dato ragione ai genitori che ricorrevano contro il Comune di ....., tornano alla carica, ma siccome il Comune non autorizzerà il servizio mensa per le loro classi, mi chiedono di attivare SUBITO il tempo a 28 ore, così gli alunni non rientreranno a casa ma staranno a scuola vigilati dagli insegnanti, e porteranno il pasto domestico.

Sperando di essere stata chiara nell'illustrarLe la situazione le chiedo:

è possibile autorizzare la richiesta di cambio tempo scuola in questo momento dell'anno (spererei di no perché sarebbe un terribile precedente)?

devo dare l'eventuale diniego io direttamente, o devo sottoporre la questione al Collegio e al Consiglio?

 

Risposta

Non si ritiene possibile autorizzare il cambio tempo scuola ad a. sc. avviato poiché in contrasto con il dettato della circolare nazionale sulle iscrizioni (Nota MIUR prot. 0014659 del 13-11-2017).

La competenza a segnalare il diniego è del DS, cui l'art. 5/2 del D.lgs. 165/2001 affida la micro-organizzazione della scuola e tutti gli atti gestionali che la realizzano, con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro.

 

 

Formazione sulla sicurezza

 

Quesito del 22/09/2018

Formazione in tema di sicurezza per addetti anticendio e primo soccorso. Secondo il D. Lgs. n. 81/2008 va svolta in orario di servizio. Ma come è possibile regolarsi per le docenti di scuola dell’infanzia (vedi monosezioni o insegnanti di sostegno di alunni disabili gravi), se il loro turno di servizio coincide con le lezioni del corso? A parere del RSSP la scuola non può sospendere il servizio scolastico. Pertanto posso chiedere alle docenti di cambiare il turno di servizio per garantire la presenza al corso? Nello specifico si tratta di un corso di primo soccorso di 12 ore per i nuovi addetti e di 4 ore per l’aggiornamento di chi è già formato. Alle docenti che invece fanno coincidere il corso con l’orario di servizio posso chiedere di recuperare le ore di servizio non prestate?

 

Risposta

La formazione sulla sicurezza cui va sottoposto obbligatoriamente tutto il personale della scuola per un monte ore fissato dall’Accordo Stato-Regioni del 21 Dicembre 2011 deve avvenire nell’ambito degli impegni lavorativi degli stessi e non può comportare oneri a carico dei lavoratori (D.Lgs. 81/08, art. 37, comma 12).

Tuttavia, in merito alla partecipazione dei dipendenti alla predetta formazione, si precisa che, mentre per il personale ATA le stesse ore essendo considerate ore di servizio vanno recuperate (con ore di permesso, ferie, ecc.), per i docenti (responsabili della Salute e della Sicurezza nei confronti degli alunni quando sono in aula, nei laboratori, in palestra, ecc.), la partecipazione rientra tra le attività previste dall’art. 29, comma 1 del CCNL/2007 “Attività funzionali all’insegnamento”, ovvero tra gli impegni lavorativi di “aggiornamento e formazione”, considerati “servizio a tutti gli effetti”, come disposto dal successivo art. 64, comma 3, in quanto prestati all’interno dei propri impegni lavorativi senza limiti di orario.

A supporto di quanto detto interviene anche la Sentenza del Consiglio di Stato n. 1425, del 23 Marzo 2007, nella quale è riportato che l’attività di aggiornamento e formazione “costituisce attività funzionalizzata all’insegnamento, e la relativa frequenza costituisce, quindi, obbligo di servizio”.

Quando una norma definisce un diritto come “funzionale” a qualche obiettivo, esso è automaticamente anche un dovere ed infatti il successivo art. 65, comma 1 del CCNL, stabilisce che le istituzioni scolastiche devono predisporre i contenuti della formazione che sia “funzionale” alla realizzazione degli obiettivi individuati nel POF.

La stessa Sentenza del Consiglio di Stato precisa che esso è un diritto “funzionale all’insegnamento” e quindi rientra negli obblighi di servizio, previsti contrattualmente.

Pertanto è pienamente legittimo che tali ore di formazione per i docenti avvengano in orari non di lezione o in giorni di vacanza e non comportino retribuzione aggiuntiva e non vengano nemmeno conteggiate tra le 40 ore delle attività collegiali di cui all’art. 29, comma 3, lettera a).

 

 

Piano annuale delle attività dei docenti

 

Quesito del 22/09/2018

Piano Annuale delle Attività dei docenti. Come negli anni precedenti l’ho predisposto sulla base della verifica delle attività dello scorso anno scolastico e presentato al Collegio Docenti di settembre. La RSU sostiene che il nuovo contratto prevede la delibera del Collegio, così come il precedente CCNL. Ma il Piano deve essere deliberato formalmente con una votazione del Collegio oppure è sufficiente che il ds lo illustri in sede di organo collegiale. Il D.Lgs 165/2001 non attribuisce al ds i compiti organizzativi?

 

Risposta

Si conferma che l'art. 5/2 del D.lgs. 165/2001 dispone: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Tale nuova distribuzione delle competenze, per effetto della stessa legge, è imperativa, cioè sovrascrive ed annulla ogni diversa previsione legislativa o contrattuale preesistente o successiva.

Pertanto, la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza esclusiva del dirigente e, tra questi, anche il piano annuale delle attività, che il DS comunicherà al collegio docenti.

 

 

Scuola dell'infanzia: orario docenti

 

Quesito del 22/09/2018

Per le insegnanti della scuola dell’infanzia è prevista l’articolazione oraria non superiore alle 6 ore giornaliere? Norme o contratti fissano questo limite orario giornaliero?

 

Risposta

Per i docenti, a differenza del personale ATA, il contratto nazionale non stabilisce quale debba essere l'orario di lavoro giornaliero massimo, perciò è opportuno stabilirlo nel contratto di scuola prendendo in considerazione la somma delle ore di insegnamento e delle attività funzionali della giornata nonché delle richieste delle famiglie. Nel contratto vanno fissate alcune norme di garanzia, come ad es la definizione di un tetto massimo giornaliero di ore complessive derivanti dalla somma degli impegni d'insegnamento e funzionali all'insegnamento che nessun docente può superare.

 

 

Docenti precari: nomina

 

Quesito del 21/09/2018

Alcuni genitori, citando articolo di Orizzonte Scuola Dlgs n 66/17 sull’Inclusione, chiedono conferma per continuità didattica dei docenti PRECARI avuti l’anno scorso. In un caso il docente è in seconda fascia, nell’altro è preso da MAD (messa a disposizione).

È possibile procedere in tal senso?

Grazie!

 

Risposta

L'assegnazione dei docenti non di ruolo (precari) alle scuole non è di competenza del Dirigente scolastico ma dell'USR. Pertanto la richiesta dei genitori non è di facile realizzazione.

 

 

Licenziamento docenti

 

Quesito del 21/09/2018

Docente scuola primaria di ruolo che per motivi familiari ha intenzione di licenziarsi. Deve dare preavviso e ho letto che l'effetto è dall'anno scolastico successivo. Ma la signora, terminata l'aspettativa, non ha intenzione di presentarsi al lavoro. Mi pare che in questo caso non si possa nominare il supplente, il che creerebbe un ulteriore problema.

Avrei bisogno di qualche ragguaglio.

Grazie.

 

Risposta

Si conferma che l'eventuale dichiarazione di licenziamento della docente in questione può avere effetto solo dal 1 settembre successivo.

Se però la stessa non si presentasse a scuola al termine dell'aspettativa si dovrà avviare il provvedimento di licenziamento per uno degli illeciti disciplinari cui la legge fa conseguire lo scioglimento del rapporto di lavoro, tra cui “l'assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell'arco di un biennio o comunque per più di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall'amministrazione” (art. 55-quater - Licenziamento disciplinare, aggiunto dall’art. 69 del D. Lgs. n. 150/2009; modificato ed integrato dal D. Lgs. n. 116/2016; modificato ed integrato dall’art. 15, comma 1, del D. Lgs. n. 75/2017; modificato ed integrato dal D. Lgs. n. 118/2017).

La competenza in tema di licenziamento disciplinare dell’insegnante spetta all’U.S.R. e, in particolare, all’ufficio procedimenti disciplinari incardinato presso tale struttura. Il provvedimento finale, dunque, è firmato non dal preside, ma dal direttore generale dell’U.S.R.

Nell'attesa che il provvedimento in questione faccia il suo corso, per garantire il servizio dovuto all'utenza, fine primario della scuola, può essere nominato un supplente tratto dalle graduatorie di istituto.

 

 

Richiesta di esonero dall'IRC ad a.sc. avviato

 

Quesito del 21/09/2018

Le scrivo per un parere in merito alle richieste di esonero dalla Religione Cattolica ad anno scolastico avviato.

Alcuni genitori di alunni iscritti alla classe prima della scuola primaria, chiedono oggi di poter modificare la scelta da loro effettuata all’atto di iscrizione in merito alla possibilità di avvalersi o meno dell’IRC.

Infatti, a febbraio la loro scelta fu di avvalersi e, di conseguenza, ho richiesto le necessarie risorse.

Ho fatto notare loro che l’art. 310 del D.lgs. 297/1994 riconosce a famiglie e studenti il diritto di scegliere se avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica unicamente all’atto dell’iscrizione a scuola, in applicazione degli accordi intercorrenti tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede, ratificati con la Legge n. 121/1985. Tale disposizione è ripresa in maniera esplicita anche dalla Circolare Ministeriale sulle iscrizioni n. 10 del 15.11.2016. Ne dovrebbe conseguire che il diritto di scelta in argomento si “esaurisce” all’atto delle iscrizioni e non può essere esercitato nuovamente nel corso dell’anno scolastico con effetto all’interno dello stesso.

Nella stessa classe prima, però, c’è un altro alunno che invece è esonerato (per la scelta effettuata all’atto di iscrizione), per il quale sono state programmate le attività alternative. Pertanto, i genitori di cui sopra sostengono di poter cambiare idea per motivi personali in qualsiasi momento dell’anno e che, comunque, anche i loro figli potrebbero seguire le stesse attività programmate per l’altro alunno. E ciò è vero… ma il punto è che in questo modo la mia “deroga” farebbe sentire anche gli altri genitori autorizzati a richiedere il cambio della scelta precedentemente effettuata.

Il nostro USR in merito ci ha evidenziato che considerato che le operazioni di determinazione dell’organico del personale docente di religione cattolica e le relative operazioni di mobilità e reclutamento, si fondano sul fabbisogno calcolato a seguito del numero di iscrizioni degli alunni che si intendono avvalere di tale insegnamento, appare evidente che l’indebita concessione degli esoneri effettuata nel corso d’anno, risulta idonea a determinare un danno all’erario, oltre a costituire fattispecie valutabile sotto il profilo disciplinare e dirigenziale.

Cosa rispondere alle suddette richieste?

 

Risposta

L’Accordo sottoscritto tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede il 18 febbraio 1984 e ratificato con legge 25 marzo 1985 n. 121 consente a genitori e studenti di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica.

Il diritto degli studenti di ogni ordine e grado di scegliere se avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica è stato oggetto dell’art. 310 del D.Lgs. 297/94.

Le modalità concrete di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica vengono annualmente indicate nella circolare ministeriale sulle iscrizioni (per l’a.sc. 2018/2019, CM 14659 del 13-11-2017).

Il punto 10 di quest’ultima circolare dispone che la facoltà di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica viene esercitata dai genitori (o dagli studenti negli istituti di istruzione secondaria superiore), al momento dell’iscrizione, mediante la compilazione dell’apposita sezione on line. La scelta ha valore per l’intero corso di studi e, comunque, in tutti i casi in cui sia prevista l'iscrizione d'ufficio, fatto salvo il diritto di modificare tale scelta per l’anno successivo entro il termine delle iscrizioni esclusivamente su iniziativa degli interessati.

Sulla base di tale scelte le scuole prevedono l’organico anche per l’IRC.

Pertanto in corso d’anno non è ammesso il cambiamento della scelta operata di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica che, come detto, ha valore per l’intero corso di studi e può essere modificata solo per l’anno scolastico successivo entro il termine delle iscrizioni al medesimo (di norma il mese di febbraio). Operare altrimenti potrebbe offrire il fianco ad accuse di comportamenti imparziali anche da parte dei docenti di religione operanti nella scuola.

Si ritiene pertanto che non sia possibile autorizzare l'esonero dall'ora di religione ad anno scolastico iniziato. Inoltre, tale possibilità, se avallata dalla scuola, potrebbe innescare una catena di richieste dello stesso tenore non facilmente gestibile.

 

 

Festa del Santo Patrono

 

Quesito del 20/09/2018

Nel mio istituto i plessi hanno la festa del santo patrono in giorni differenti. Ogni plesso chiude nel giorno del proprio Santo Patrono. Cosa si fa quando è la festa del Santo Patrono del plesso sede Segreteria? Gli altri plessi possono restare aperti? Il CI ha deliberato un solo giorno per tutti i plessi coincidente con il Santo Patrono del plesso sede Segreteria. È corretto? Una RSU contesta la delibera e propone la chiusura di tutti i plessi nel giorno del S. Patrono della sede e la chiusura dei plessi nel giorno del proprio Santo Patrono.

 

Risposta

L’art. 14, primo comma del CCNL/2007 prevede che è considerata giorno festivo la ricorrenza del Santo Patrono della località in cui il dipendente presta servizio, purché ricadente in giorno lavorativo.

Pertanto anche in occasione della festa del Santo Patrono del plesso sede di segreteria gli altri plessi devono restare aperti poiché i dipendenti di tali sedi non prestano servizio nel plesso sede di segreteria.

Ciò fissato, né la delibera del CI né la contestazione della RSU paiono corrette.

 

 

Passaggio di ruolo da docente ad ATA

 

Quesito del 19/09/2018

Sono un'insegnante di ruolo da 15 anni nella Scuola Primaria.

Mi sono regolarmente iscritta nelle graduatorie d'istituto di terza fascia come assistente amministrativa.

Avrei il desiderio di poter avere un'altra esperienza lavorativa sempre nel Comparto Scuola ma come assistente amministrativa e la cosa mi piacerebbe molto, rispetto all'insegnamento.

Ultimamente sono stata individuata come assegnataria di una supplenza fino al 30 giugno 2019, tra l'altro nella mia stessa scuola di servizio, ed ho anche accettato subito.

Quando però sono andata a sostenere il colloquio con la mia Dirigente Scolastica, alla quale avrebbe fatto molto piacere che fossi io a prendere l'incarico, nello stesso tempo ha nutrito forti dubbi sulla fattibilità della cosa, nonostante facesse riferimento anche lei, all'art.36 del CCNL.

Quindi adesso mi ritrovo in posizione "di attesa" dovendo la scuola stessa verificare sulla fattibilità della cosa... alla ragioneria provinciale.

La mia domanda è: a quale articolo di legge si fa riferimento nel caso in cui un Docente di ruolo volesse accettare un incarico annuale come assistente amministrativo nello stesso Comparto Scuola?

So che uscire dalla scuola tramite Mobilità Intercompartimentale non è possibile, ragion per cui mi domandavo a quale articolo di legge si fa riferimento per poter accettare incarichi annuali sempre nello stesso Comparto Scuola ma come assistente amministrativa.

Mi auguro che potrete darmi dei ragguagli in merito.

 

Risposta

Risulta che soltanto i docenti inidonei per motivi di salute possano transitare nei ruoli del personale ATA (assistenti amministrativi e/o assistenti tecnici). Essi mantengono il maggior trattamento economico in godimento come docenti mediante l’attribuzione di un assegno ad personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici acquisiti a qualsiasi titolo così come previsto dall’art. 4 comma 1 del D.M. n. 79 del 12/9/2011.

Nella circostanza occorre emettere un provvedimento di inquadramento nel ruolo degli assistenti amministrativi, provvedimento che non può essere elaborato tramite SIDI in quanto tra le funzioni rilasciate dal MIUR non sono disponibili quelle in cui c’è un passaggio da un ruolo superiore ad uno inferiore, e, quindi, si dovrà procedere con un decreto elaborato manualmente.

L’inquadramento spettante nel ruolo degli assistenti amministrativi è nella posizione stipendiale in godimento come docente all’atto del passaggio di ruolo con lo stipendio corrispondente a detta posizione stipendiale come assistente amministrativo.

La differenza tra lo stipendio e gli altri emolumenti a carattere fisso e continuativo deve essere attribuita come assegno ad personam da riassorbire sia con i successivi passaggi di posizione stipendiale sia con gli aumenti contrattuali

 

 

Scuole a tempo pieno: modificazione orario

 

Quesito del 16/09/2018

Nella mia nuova scuola vi è la consuetudine, per le classi a tempo pieno, di svolgere, in alcune giornate dell'anno, l'orario antimeridiano, per consentire la realizzazione di attività e/o uscite didattiche che richiedono la compresenza. Io ritengo che non sia legittimo ridurre il tempo scuola ma gli OO.CC. condividono da sempre questa prassi.

Purtroppo non riesco a trovare norme specifiche a supporto della mia idea.

Anche l'agire dei dirigenti Scolastici non è uniforme. In molte scuole la riduzione dell'orario in "giornate speciali" è addirittura inserito nel Regolamento di Istituto.

Cosa fare?

 

Risposta

La consuetudine, per le classi a tempo pieno, di svolgere, in alcune giornate dell'anno, l'orario antimeridiano, per consentire la realizzazione di attività e/o uscite didattiche che richiedono la compresenza dei docenti di classe è ormai invalsa in tante scuole senza che gli organi superiori ne abbiano vietato l'uso.

In verità, infatti, non si tratta di sottrarre agli alunni il tempo scuola loro dovuto poiché lo svolgimento di tali attività va considerato tempo scuola a tutti gli effetti, e pertanto nella pratica legittimo.

 

 

Sostituzione di DSGA

 

Quesito del 14/09/2018

Dirigo un istituto comprensivo privo di Dsga da due anni. Lo scorso a.s. ha svolto la funzione un assistente amministrativo non più disponibile per evidenti ragioni economiche.

Da settimane sto consultando, a titolo personale e per le vie brevi, le scuole della provincia e delle provincie viciniori alla vana ricerca di una persona disponibile all'incarico di reggenza.

Tale modalità, oltre che avvilente è anche infruttuosa, pertanto chiedo quali conseguenze ritiene ipotizzabili, in assenza di interventi da parte del Miur, qualora la situazione non si risolva, non potendo io adempiere a tutte le funzioni proprie di altra figura con qualifica direttiva e specifiche competenze.

Pur sapendo quanto sia faticosa la reggenza di altro istituto, mi chiedo perchè anche i Dsga, a differenza dei dirigenti scolastici, non siano tenuti ad accettare tale incarico. Grazie e buon lavoro.

 

Risposta

In linea di principio si ricorda che, a norma del dettato contrattuale, l’assistente amministrativo titolare della seconda posizione economica, ai sensi dell’art. 2, comma 4 della sequenza contrattuale sottoscritta il 25 luglio 2008 (che sostituisce l’art. 50 del CCNL sottoscritto il 29/11/2007), ha l’obbligo di sostituire il DSGA (“Il titolare della posizione è tenuto alla sostituzione del DSGA”).

La relativa attribuzione è effettuata dal dirigente scolastico, nell’ambito del piano delle attività di cui all’art. 47 comma 2 del CCNL/2007.

A lui compete l'indennità di direzione da dedurre dal fondo di istituto per gli importi previsti dall'art. art. 88/2, lett. i del CCNL/2017, cioè: “il compenso spettante al personale che in base alla normativa vigente sostituisce il DSGA o ne svolge le funzioni ai sensi dell’art.56, comma 1, del presente CCNL, detratto l’importo del CIA già in godimento”. L'art. 56/1 recita: “Ai DSGA delle scuole di ogni ordine e grado e delle istituzioni educative è corrisposta un’indennità di direzione come nella misura prevista dalla Tabella 9. La stessa indennità è corrisposta, a carico del fondo di cui all’art. 88, comma 2, lettera i), al personale che, in base alla normativa vigente, sostituisce la predetta figura professionale o ne svolge le funzioni”. 

E' consigliabile che l'incarico venga disposto per iscritto per ricordarne il carattere vincolante.

Non è prevista dal contratto, in assenza di apposita contrattazione regionale sul tema, la possibilità di attribuire ad un DSGA la reggenza di altra scuola come avviene per il DS.

 

 

DS: competenze

 

Quesito del 12/09/2918

L'ufficio del personale della segreteria della mia scuola si occupa della chiamata dei supplenti, in caso di assenza del personale docente dopo il primo giorno di assenza.

Per quanto riguardo l'assenza dell'insegnante del primo giorno, fino all'anno scorso, se ne occupava la referente del plesso.

Da quest'anno le insegnanti non si vogliono prendere carico di queste sostituzioni, ritenendole gravose e non compito dell'insegnante. La commissione orario preparerà un prospetto con le disponibilità alla sostituzione che verrà consegnato in segreteria.

L'assistente amministrativa assegnata all'ufficio del personale non vuole fare questo lavoro perché lo ritiene non di competenza della segreteria.

Tu come procederesti?

Grazie per la tua consueta disponibilità e collaborazione.

 

Risposta

L’art. 5/2 del D.lgs. 165/2001 dispone: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Tale nuova distribuzione delle competenze, per effetto della stessa legge, è imperativa, cioè sovrascrive ed annulla ogni diversa previsione legislativa o contrattuale preesistente o successiva.

Pertanto, la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza esclusiva del dirigente e, tra questi, anche quelli relativi alla chiamata dei supplenti.

In primis quindi il dirigente chiamerà in causa il referente di plesso che, su delega del DS, non potrà sottrarsi all'onere e successivamente anche l'assistente amministrativo.

 

 

Richiesta documenti alunni disabili

 

Quesito del 5/09/2018

Un docente ha avanzato la seguente richiesta: “Il sottoscritto…………, docente di scuola secondaria presso…….. CHIEDE con la presente scrittura, in vista degli impegni previsti per i Consigli di Classe di appartenenza, di potere riceve secondo la formula “copia conforme alla originale depositata agli atti” copia fotostatica di tutti i documenti depositati con il relativo numero del protocollo e quindi agli atti della amministrazione, inerenti gli alunni, ricadenti sotto il proprio ufficio:

1. con diagnosi ASL e/o certificazione della commissione Medica Invalidi Civili (Legge 104/1992); 2. in possesso di una diagnosi di DSA rilasciata da una struttura privata o specialisti privati e/o pubblica (Legge 170/2010);

3. senza certificazione e/o diagnosi come definito dalla C.M. numero 8 del 6 marzo 2013 riguardante le indicazioni operative sulla Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012 “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”, inclusi gli alunni Attention Deficit Hyperactivity Disorder (Nota M.I.U.R. prot. n. 4089 del -15 giugno 2010).

In attesa della documentazione richiesta, fondamentale per l’esercizio funzionale e proficuo della propria attività educativa e formativa, si porgono deferenti saluti.

Dichiara, inoltre, di aver preso visione dell’informativa di codesta Scuola ai sensi del D.Lgs. 196/2003 «Codice in materia di protezione dei dati personali». Di essere informato che i dati sopra conferiti sono prescritti dalle disposizioni vigenti ai fini del procedimento per il quale sono richiesti. Che verranno utilizzati esclusivamente per tale scopo e nei limiti stabiliti da tale D.Lgs, nonché dal Decreto Ministero della Pubblica Istruzione numero 305/2006 «Regolamento recante identificazione dei dati sensibili e giudiziari...».”

Considerato che: in questo istituto tutti i docenti del consiglio di classe, docenti coordinatori e/o di sostegno, possono visionare i suddetti documenti durante le riunioni del consiglio di classe e durante gli incontri del GLHO e ogni qualvolta ne facciano richiesta anche a livello individuale, si chiede se sia legittimo che il docente possa avere copia dei suddetti documenti e eventualmente si chiedono alla S.V. suggerimenti utili per dare risposta all’insegnante.

 

Risposta

Poiché i documenti richiesti possono essere visionati durante le riunioni del consiglio di classe e durante gli incontri del GLHO e ogni qualvolta i professori ne facciano richiesta anche a livello individuale, non si vede una motivazione sufficiente produrli in copia al docente richiedente.

Peraltro si tratta di documenti che richiedono idonea riservatezza e quindi non pare possano essere trasmessi in copia al richiedente. E ciò anche per prevenire eventuali obiezioni di legittimità nel differente operare.

 

 

Congedo biennale legge 104

 

Quesito del 4/09/2018

Una docente ha presentato domanda di fruizione di alcuni mesi del congedo biennale legge 104/92 per assistere il padre portatore di handicap grave certificato art.33, comma3.

La docente risiede nello stesso Comune e nella stessa via del padre ma in 2 numeri civici diversi.

Si chiede gentilmente se, stante la normativa vigente, alla stessa può essere concesso il congedo di cui all'oggetto.

 

Risposta

Il requisito di convivenza o coabitazione è indispensabile per usufruire del congedo straordinario legge 104/92.

In merito la Funzione Pubblica (circolare n. 1 del 3 febbraio 2012) ha precisato che: “Questo requisito è provato mediante la produzione di dichiarazioni sostitutive, rese ai sensi degli artt. 46 e 47 d.P.R. n. 445 del 2000, dalle quali risulti la concomitanza della residenza anagrafica e della convivenza, ossia della coabitazione (art. 4 del d.P.R. n. 223 del 1989). In linea con l'orientamento già espresso in precedenza, al fine di venire incontro all'esigenza di tutela delle persone disabili, il requisito della convivenza previsto nella norma si intende soddisfatto anche nel caso in cui la dimora abituale del dipendente e della persona in situazione di handicap grave siano nello stesso stabile (appartamenti distinti nell'ambito dello stesso numero civico) ma non nello stesso interno. Sempre al fine di agevolare l'assistenza della persona disabile, il requisito della convivenza potrà ritenersi soddisfatto anche nei casi in cui sia attestata, mediante la dovuta dichiarazione sostitutiva, la dimora temporanea, ossia l'iscrizione nello schedario della popolazione temporanea di cui all'art. 32 del d.P.R. n. 223 del 1989, pur risultando diversa la dimora abituale (residenza) del dipendente o del disabile. Le amministrazioni disporranno per gli usuali controlli al fine di verificare la veridicità delle dichiarazioni (art. 71 del citato d.P.R. n. 445 del 2000)”.

Attenendosi a queste disposizioni si ritiene che la docente di cui al quesito possa fruire del congedo biennale legge 104/92.

 

 

Docente vicario: esonero dall'insegnamento

 

Quesito del 4/09/2018

Sono docente vicario di scuola secondaria di II grado in reggenza. Ho una cattedra di 20 ore. La reggente mi vuole dare l'esonero totale essendo presente un docente di potenziamento. Posso mantenere la cattedra di 20 ore, o devo prendere una cattedra da 18 ore, rinunciando ad un incremento di stipendio?

 

Risposta

L'esonero totale dal servizio comporta l'esenzione dal numero di ore cattedra costituito dalle ordinarie 18 ore.

Il docente vicario svolge peraltro una funzione che comporta anche dei vantaggi ai fini ad esempio del concorso per la dirigenza.

E' nella sua facoltà, tuttavia, non accettare l'esonero e rinunciare pertanto all'incarico, con le conseguenze relative di cui si è detto.

 

DS: Assegnazione delle cattedre

 

Quesito del 30/08/2018

Un docente di una disciplina curricolare dell'Istituto che dirigo ha perso il posto dopo numerosi anni e ha avuto la titolarità in un altro liceo dello stesso comune. Ha fatto domanda di utilizzo e, non potendo richiederlo per la materia, lo ha chiesto e ottenuto su una cattedra di sostegno. Frattanto la cattedra della materia si è ricostituita, per effetto del part time di un collega ed è rimasta vacante, anche dopo le operazioni di utilizzo e assegnazione provvisoria.

Sarebbe possibile ora assegnare la cattedra sulla materia al docente e rendere disponibile per le prossime operazioni di nomina a tempo determinato la cattedra di sostegno, in virtù del comma 5 della legge 107/2015, che prevede: “Al fine di dare piena attuazione al processo di realizzazione dell’autonomia e di riorganizzazione dell’intero sistema di istruzione, è istituito per l’intera istituzione scolastica, o istituto comprensivo, e per tutti gli indirizzi degli istituti secondari di secondo grado afferenti alla medesima istituzione scolastica l’organico dell’autonomia, funzionale alle esigenze didattiche, organizzative e progettuali delle istituzioni scolastiche come emergenti dal piano triennale dell’offerta formativa predisposto ai sensi del comma 14. I docenti dell’organico dell’autonomia concorrono alla realizzazione del piano triennale dell’offerta formativa con attività di insegnamento, di potenziamento, di sostegno, di organizzazione, di progettazione e di coordinamento”?

Forse sarebbe una forzatura eccessiva, ma consentirebbe di salvaguardare gli studenti in considerazione della professionalità del docente e della continuità didattica.

 

Risposta

Le innovazioni apportate sia dall’art. 4, comma 2 del D.lgs. 165/2001, sia dal successivo art. 5, comma 2, come modificato dal D.lgs. 150/2009, attribuiscono in via esclusiva al dirigente scolastico le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro, fatta salva la sola informazione alla parte sindacale.

In particolare l’art. 5/2 cit. prevede: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Tale nuova distribuzione delle competenze, per effetto della stessa legge, è imperativa, cioè sovrascrive ed annulla ogni diversa previsione legislativa o contrattuale preesistente o successiva.

Pertanto, la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza esclusiva del dirigente e, tra questi, anche quelli relativi all'assegnazione delle cattedre ai docenti.

Pertanto si condivide il proposito del dirigente di assegnare motivatamente la cattedra sulla materia al docente utilizzato sul sostegno e rendere disponibile per le prossime operazioni di nomina a tempo determinato la cattedra di sostegno.

Il dirigente deve tuttavia fornire informazione alla parte sindacale su tutti gli atti gestionali, quindi anche su questo. E' opportuno che l'informazione sia preventiva, in modo che il DS possa esplicitare i criteri che ha adottato in sede di predisposizione del provvedimento e possa anche recepire, se del caso, eventuali osservazioni che possano provenire da parte sindacale.

 

 

Esonero dall'insegnamento IRC

 

Quesito del 28/08/2018

Mi è arrivata una richiesta di esonero dall'insegnamento di Religione da parte di un genitore di un alunno che il prossimo anno dovrà frequentare la classe 4 primaria. E' legittimo concedere l'esonero? e le attività alternative? La richiesta non è valida all'atto dell'iscrizione? O appena termina l' anno scolastico?

 

Risposta

La CM 14659 del 13-11-2017 (“Iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2018/2019”) è estremamente precisa sull'argomento: “La facoltà di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica è esercitata dai genitori di alunne e alunni che si iscrivono alla prima classe della scuola primaria o secondaria di primo grado al momento dell’iscrizione, mediante la compilazione dell’apposita sezione on line”.

Pertanto, una volta fatta la scelta dai genitori, alla scuola non compete altra facoltà.

In merito poi alla scelta delle attività alternative, essa è operata, all’interno di ciascuna scuola, attraverso il modello nazionale di cui alla scheda che il MIUR trasmetterà con successiva comunicazione. Tale allegato deve essere compilato, da parte degli interessati, all’avvio dell’anno scolastico, in attuazione della programmazione di inizio d’anno da parte degli organi collegiali, e trova concreta attuazione nelle seguenti opzioni:

• attività didattiche e formative;

• attività di studio e/o di ricerca individuale con assistenza di personale docente;

• libera attività di studio e/o di ricerca individuale senza assistenza di personale docente (per studenti delle istituzioni scolastiche di istruzione secondaria di secondo grado);

• non frequenza della scuola nelle ore di insegnamento della religione cattolica.

Fatte queste precisazioni, il genitore dell'alunno in questione ha pieno diritto a richiedere l'esonero dall'IRC all'atto dell'iscrizione (da effettuarsi dal 16 gennaio 2018 al 6 febbraio 2018).

 

 

 

Consumo di pasti a scuola

 

Quesito del 24/08/018

Problema legato al panino domestico. Alcuni genitori che hanno scelto il tempo pieno per i propri figli, si rifiutano di avvalersi del servizio mensa e pretendono di far consumare il pasto (non si capisce se panino o pasto completo) ai minori per tutti e 5 i giorni della settimana. La richiesta di specifici locali al Comune non ottiene risposta e il problema ricade, così, nella completa responsabilità della scuola. Come fare?

Questi i dubbi:

In caso di assenza di appositi locali, è consentito far mangiare il "panino domestico" nel locale mensa? La ASL lo consente?

In caso di locali distinti, chi dovrebbe vigilare su questi bambini, anche in considerazione della carenza di organico?

E' ammesso il consumo di pasti completi o solo del panino?

E' possibile negare la richiesta di panino domestico in assenza delle condizioni di sicurezza laddove richieste (es. mancanza di appositi locali se previsti)?

 

Risposta

Il servizio di refezione scolastica è normalmente disciplinato dai regolamenti di igiene adottati dalle singole ASL. Alla stessa Azienda compete l’attività di controllo sulle mense scolastiche, sulle ditte che erogano pasti, sulla idoneità dei locali nei quali gli alunni li consumano. Recentemente la Corte d’Appello di Torino, annullando una precedente pronuncia del TAR Piemonte, ha emesso una propria Ordinanza (n. 1049 del 21 giugno 2016) che riconosce agli alunni il diritto di portarsi il cibo da casa e di consumarlo nel refettorio insieme agli altri alunni che invece usufruiscono del servizio mensa. La stessa Corte ha inoltre respinto il reclamo presentato dal MIUR sulla materia, per cui essa sarà definitivamente disciplinata in sede di Cassazione.

Nel frattempo il MIUR ha diramato una propria Nota (n. 348 del 3 marzo 2017) con la quale ha fornito agli Uffici Scolastici regionali le direttive in caso di consumo del pasto a scuola anche se preparato a casa. Presso il MIUR è stato inoltre istituito un tavolo tecnico con il compito di aggiornare le linee-guida relative alla refezione scolastica.

Nel frattempo la Nota citata assegna alle scuole la competenza a valutare ed adottare le soluzioni più idonee a far consumare agli alunni il pasto domestico, garantendo l’assistenza da parte dei docenti e la massima sicurezza igienico-sanitaria, anche al fine di evitare qualsiasi forma di contaminazione e di scambio tra gli alimenti.

Alla luce di quanto riportato, è possibile fornire le seguenti indicazioni:

1. In tutti i casi in cui siano previsti prolungamenti pomeridiani dell’attività didattica la scuola può chiedere all’amministrazione comunale di organizzare un servizio di refezione scolastica, a gestione diretta o in appalto a ditta specializzata. Il servizio è da intendersi a domanda individuale da parte dei genitori dell’alunno e quindi non obbligatorio.

2. Le famiglie che non intendono aderire al servizio mensa comunale possono richiedere alla scuola che i propri figli consumino durante la pausa pranzo cibi propri portati da casa, oppure possono ritirare gli alunni al termine delle lezioni antimeridiane e ricondurli a scuole per l’inizio di quelle pomeridiane.

3. La scuola non può far consumare i pasti (comunali o propri) all’interno delle aule didattiche, in quanto i regolamenti d’igiene vietano che nei locali adibiti a mensa possano essere svolte altre attività non legate al consumo di alimenti.

4. La scuola deve quindi disporre di un locale mensa (che, di norma, deve essere abilitato dalla ASL) e individuare un’area della stessa da destinare agli alunni che usufruiscono del servizio mensa e un’altra area (distinta, anche se non separata da divisori) agli alunni che consumano cibi propri.

5. A tutti gli alunni deve essere garantito lo stesso servizio di assistenza da parte dei docenti incaricati.

 

 

Divulgazione di dati sensibili: contestazione

 

Quesito del 24/08/2018

Nel recente passato, poco prima dell'entrata in vigore del regolamento europeo sulla privacy, la RSU di Istituto ha divulgato un dato sensibile riguardante una docente (nello specifico ha informato le OO.SS. della tipologia dell'assenza, permesso per L. 104, richiesta da una docente). Posto che l'interessata non ha autorizzato alcuno a tale divulgazione e ritenendo che tale comportamento si configuri come una violazione della privacy, il DS ha provveduto a segnalare il fatto ai carabinieri nella convinzione che questi procedessero nei confronti della RSU. Il maresciallo, invece, sostiene che procederanno solamente nel caso in cui la docente interessata si dichiarerà parte lesa (cosa che non farà per non opporsi ai colleghi) o in caso di formale querela da parte dell'Amministrazione.

E' corretto? La Pubblica Amministrazione deve procedere con querela di parte? Non è sufficiente la segnalazione formale per l'avvio del procedimento da parte dei carabinieri? Quali i riferimenti normativi?

 

Risposta

Nel caso sottoposto la scuola, anziché ricorrere ai carabinieri, ha tutti i titoli per avviare una contestazione di addebiti ai componenti della RSU per violazione della privacy come previsto dagli artt. 492 e seguenti del D.Lgs. 297/94 e dagli artt. 55 e seguenti del D.Lgs. n. 165/2001, così come modificato dal D.Lgs. n. 150/2009 (artt. 68 e 69).

Il comportamento di tali soggetti appare violare gli obblighi di servizio che li legano all'Amministrazione e potrebbe integrare una delle fattispecie sanzionatorie previste dall’art. 492 del D.Lgs. 297/94.

Essi vanno pertanto invitati a presentarsi in un giorno [non prima di 10 giorni dalla notifica della contestazione] presso l'ufficio del dirigente, per essere sentiti a propria difesa. In alternativa si segnala loro che essi hanno facoltà di:

- rinunciare per iscritto ad essere sentiti a propria difesa;

- essere assistiti durante l’audizione, da un procuratore o un rappresentante sindacale;

- inviare giustificazioni scritte entro la data dell’audizione;

- prendere visione e ottenere copia degli atti del procedimento.

Essi vengono invitati infine a restituire, datata e firmata per ricevuta, una copia della nota stessa.

 

 

 

Inabilità parziale: assegnazione compiti

 

Quesito del 10/08/2018

Sono una docente di scuola dell'Infanzia, classe 1961, entrata in ruolo per superamento di concorso ordinario, con decorrenza giuridica ed economica dal 01/09/1981, ho quindi maturato, allo stato attuale, un’anzianità di servizio pari a 37 anni. All'inizio del mese di agosto ho fatto domanda alla mia DS, dopo essermi consultata con Lei, per essere sottoposta a visita medica presso la CMV per l'utilizzazione temporanea in altri compiti per motivi di salute, come richiesto da un medico legale con certificato del 07/07/2018 poiché affetta da un grave quadro artosico degenerativo del rachide e delle ginocchia.

Ho ricoperto, praticamente da sempre, incarichi di supporto organizzativo quali coordinatore di plesso, collaboratore del DS, referente per le scuole dell'Infanzia dell'Istituto, funzione strumentale, addetta al SPP e preposto, tutor aziendale nell'Alternanza Scuola/Lavoro e con stagisti universitari, tutor d'aula nei progetti PON, collaboro alla stesura degli stessi, ho fatto parte di molte commissioni interne all'Istituto.

Partecipo con interesse e motivazione alle iniziative di aggiornamento promosse dall'ambito di appartenenza ma anche da Agenzie formative accreditate (circa 100/125 ore annue negli ultimi anni). Non usufruisco di permessi per motivi di salute (nel corrente a.sc. 1 solo giorno).

Qualora la CMV riconoscesse la fondatezza della mia richiesta e concedesse una inabilità parziale permanente con una utilizzazione temporanea posso mantenere queste incarichi? Se si quali esattamente? In quali compiti potrei semmai supportare il DS o lavorare le mie 36 ore settimanali che sembra dovrei accettare?

Grazie per l'attenzione.

 

Risposta

Si è del parere che sarà la CMV a stabilire, insieme con il disposto dell'inabilità parziale permanente, anche i compiti cui la docente potrà essere preposta.

Se ciò non dovesse avvenire, sarà il dirigente dell'istituto, cui sia l’art. 4, comma 2 del D.lgs. 165/2001, sia il successivo art. 5, comma 2, come modificato dal D.lgs. 150/2009 attribuiscono, in via esclusiva le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro, a concordare con la docente gli incarichi da assegnarle.

 

 

 

Bando di gara: rotazione

 

Quesito del 5/08/2018

Mi rivolgo a lei per un ulteriore quesito in materia di attività negoziale.

Le chiedo se ed a che condizioni sia possibile inserire nel bando di gara (procedura negoziata semplice di cui all'art. 36 del Codice degli appalti) la possibilità di ripetere un contratto che abbia ad oggetto l'affidamento del servizio ad una scuola estera per la realizzazione di un soggiorno studio.

Nella nostra scuola infatti i docenti di lingue straniere sentono l'esigenza, pur nel rispetto del principio della rotazione, di limitare almeno biennalmente la scelta della scuola estera in cui svolgere i soggiorni studio con gruppi consistenti di studenti: ciò per motivi di qualità e di sicurezza. Si noti che, pur rimanendo costanti i criteri di qualità richiesti (ore settimanali di lezione, accomodation in famiglia, social program e quant'altro), ogni anno i numeri dei partecipanti cambiano sulla base delle adesioni delle famiglie.

Confidando nella sua attenzione, rimango in attesa di cortese riscontro.

 

Risposta

L'art. 36/1 del D. Lgs. 18 aprile 2016 n. 50 dispone che l'affidamento e l'esecuzione di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie di cui all'articolo 35 avvengono nel rispetto del principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti e in modo da assicurare l'effettiva possibilità di partecipazione delle microimprese, piccole e medie imprese.

Nulla osta che la rotazione degli inviti possa essere biennale, poiché di rotazione comunque trattasi.

 

 

Attività negoziali sotto soglia

 

Quesito del 4/08/2018

Mi permetto di disturbarla per rivolgerle il seguente quesito, concernente le attività negoziali per la fornitura di beni e servizi (appalti sotto soglia comunitaria).

Anche alla luce del quadro di riferimento per le attività negoziali fornito dalla Delibera ANAC n. 206 del 1 marzo 2018, le chiedo - in caso di procedura negoziata semplificata ai sensi dell'art. 36 del Codice degli appalti (quindi non affidamento diretto) - se, una volta affissa all'Albo dell'Istituto la richiesta di manifestazione di interesse aperta a tutti i soggetti interessati e pervengano solo un paio di candidature (comunque meno di 5), si possa procedere inoltrando le lettere di invito ai soli candidati o se l'amministrazione debba procedere in altro modo a reperire i mancanti, in modo da assicurare l'invito ad almeno 5 possibili fornitori.

Le chiedo inoltre il rinvio ai precisi articoli del Codice degli appalti che disciplinano le procedure negoziate semplificate (tempistica, modalità comunicative in uscita ed ingresso, istituzione del seggio di gara e quant'altro), distinguendole dalle procedure ordinarie.

Confido nel suo consueto e competenze riscontro e la ringrazio anticipatamente.

 

Risposta

Una volta affissa all'albo dell'istituto la richiesta di manifestazione di interesse aperta a tutti i soggetti interessati e qualora pervengano soltanto un paio di candidature, si ritiene che l'amministrazione possa procedere inoltrando le lettere di invito a tali soli candidati, anche se inferiori a cinque. Infatti il Codice degli appalti, in casi simili, precisa sempre “ove esistenti”.

L'art. 36 di tale Codice (D. Lgs. 18 aprile 2016 n. 50) disciplina le procedure negoziali semplificate e le ordinarie.

 

 

Bonus premiale: destinatari

 

Quesito del 2/08/2018

Ti disturbo per chiederti in relazione al bonus premiale se possano partecipare alla richiesta, dopo la definizione dei criteri da parte del Comitato di valutazione, oltre ai docenti di ruolo, ai docenti di religione, anche i docenti a tempo determinato per l'anno scolastico 2017/18.

Vorrei informazioni in merito all'assegnazione delle somme saldo 2015/16 e 2016/17 in quanto a suo tempo, nei termini prescritti dal Miur, le mie segreterie stavano accingendosi a inserire in piattaforma i dati necessari, ma le funzioni sono state chiuse prima della data di scadenza pertanto i miei docenti assegnatari del bonus non sono stati pagati ad ora e non si sa più niente in merito.

 

Risposta

Il comma 128 dell’articolo 1 della legge 107/2015 prevede che “La somma di cui al comma 127, definita bonus, è destinata a valorizzare il merito del personale docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e ha natura di retribuzione accessoria”.

Si ritiene pertanto che solo i docenti di ruolo, IRC compresi, possano accedere al bonus in questione.

Si è del parere che sia necessario esporre dettagliatamente il caso al MIUR affinché provveda in merito.

 

 

Servizio prestato di fatto

 

Quesito del 25/07/2018

Sono un ITP attualmente inserito in 2° fascia grazie alla sentenza del TAR.

In quest'anno scolastico (2017-2018) grazie all'inserimento in 2° fascia ho svolto servizio sul sostegno.

Il MIUR si è appellato al Consiglio di Stato alla decisione del TAR, volevo sapere, nel caso di contenzioso sfavorevole che potrebbe determinare il declassamento in 3° fascia, il punteggio di servizio maturato in quell'anno scolastico (in 2° fascia), mi verrà riconosciuto oppure no quando dovrò aggiornare il punteggio di servizio tra due anni (ipoteticamente in 3°fascia)?

 

Risposta

In caso di contenzioso sfavorevole con conseguente declassamento dalla seconda alla terza fascia, il servizio compiuto in seconda fascia va riconosciuto di fatto e non di diritto.

Il servizio svolto di fatto e non di diritto comporta la sola corresponsione dello stipendio senza l'acquisizione di punteggio alcuno.

Il D.M. 640/2017, come il precedente D.M. 717/2014 (che dispongono l’aggiornamento delle graduatorie di istituto per due diversi trienni), prevedono una fase di controllo delle posizioni dei candidati, con conseguente convalida dei dati ed eventuale rideterminazione dei punteggi in graduatoria. Nell’ambio di tali verifiche è espressamente previsto che in caso di convalida negativa, il servizio reso possa essere riconosciuto come prestato di fatto e non diritto.

 

 

Aspettativa per svolgere altro lavoro

 

Quesito del 24/07/2018

Una docente assunta di ruolo con riserva, nell’anno scolastico 2017/18, in quanto inserita nelle graduatorie GAE, ha usufruito di un periodo di aspettativa per svolgere un altro lavoro presso l’asl come dipendente a tempo determinato. L’aspettativa scade il 31-08-2018, la docente vorrebbe continuare a lavorare alla ASL, ma a questo punto credo che debba chiedere la risoluzione del contratto di lavoro dalla scuola? Non è possibile usufruire di un'altra proroga? Entro quando la docente deve presentare la comunicazione di rinuncia all’insegnamento?

 

Risposta

L'art. 18/3 del CCNL/2007 dispone che il dipendente è collocato in aspettativa, a domanda, per un anno scolastico senza assegni per realizzare l’esperienza di una diversa attività lavorativa o per superare un periodo di prova. E' quanto ha fatto la vostra docente.

Ai sensi degli articoli 69 e 70 del DPR 3/57 il periodo di aspettativa non può eccedere la durata di un anno.

Due periodi di aspettativa per motivi di famiglia (l'aspettativa per svolgere una diversa attività di lavoro rientra tra queste) si sommano, agli effetti della determinazione del limite massimo di durata previsto dall'art. 69, quando tra essi non interceda un periodo di servizio attivo superiore a sei mesi. La durata complessiva dell'aspettativa per motivi di famiglia non può superare in ogni caso due anni e mezzo in un quinquennio.

In sintesi:

a) due aspettative inferiori all'anno si considerano un unico periodo se il periodo di lavoro tra essi non supera i 6 mesi (art.70/1 DPR 3/57);

b) non si possono prendere aspettative per più di 2 anni e mezzo in 5 anni (art.70/2 DPR 3/57);

c) per motivi particolarmente gravi si può chiedere un ulteriore periodo di 6 mesi (art.70/3 DPR 3/57).

Quindi, l’aspettativa per motivi personali o di famiglia (regolata dagli art. 69-70 del DPR 3/1957) viene attribuita per un periodo massimo di 12 mesi, da fruire in maniera continuativa o frazionata.

Per interrompere l’aspettativa, e quindi per ripristinare il diritto a chiedere altri 12 mesi, è necessario il rientro in servizio attivo superiore a 6 mesi; in ogni caso il limite massimo non può essere superiore a 2 anni e 6 mesi in un quinquennio.

In definitiva, l'aspettativa per motivi di famiglia non può avere una durata superiore a 12 mesi se fruita senza soluzione di continuità; se fruita, invece a periodi separati non può oltrepassare, in ogni caso, nell'arco temporale di un quinquennio la durata massima di due anni e mezzo.

Infine, l’art. 70 citato prevede che “per motivi di particolare gravità il Consiglio di amministrazione (ora il riferimento è ovviamente al DS) può consentire all'impiegato, che abbia raggiunto i limiti previsti dai commi precedenti e ne faccia richiesta, un ulteriore periodo di aspettativa senza assegni di durata non superiore a sei mesi”.

Pertanto la docente in questione non può ottenere la prosecuzione dell'aspettativa senza il rientro in servizio. Se questo non avviene, essa perde il diritto a svolgere la funzione docente, che il dirigente ha titolo a dichiarare.

 

Anche se l'interessata non dovesse comunicare le sue dimissioni, la dichiarazione che essa perde il diritto a svolgere la funzione docente è di competenza del dirigente e non dell'USP, in virtù sia dell’art. 4, comma 2, che dell’art. 5, comma 2, del D.Lgs. 165/2001 (come modificato dal D.Lgs. 150/2009) i quali attribuiscono in via esclusiva al DS le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro.

 

 

Superamento di norma

 

Quesito del 13/07/2018

Propongo una questione puramente teorica. Il nuovo decreto legislativo n. 62 del 13 aprile 2017, attuativo della Legge 107/2015, ha superato del tutto il regolamento di valutazione DPR 122 del 2009? Oppure alcune sue parti sono ancora in vigore?

 

Risposta

Poiché nelle premesse al D.Lgs. 62/2017 si fa espresso riferimento al DPR 62/2017 [“Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 122, concernente regolamento recante coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni”] si ritiene che esso abbia superato del tutto il precedente e che le norme contenutevi siano le sole cui fare riferimento dalla data della sua emissione.

 

 

Prove integrative finali: intercambiabilità discipline affini

 

Quesito del 12/07/2018

Dovendo espletare le prove integrative finali di sospensione del giudizio di discipline giuridiche (c.c.A046) la cui docente titolare è stata in servizio quale supplente fino al termine delle attività didattiche 30/06/2018 e che, contattata ha dichiarato la sua indisponibilità in quanto all'estero, si desidera sapere se può essere sostituita da un docente con contratto a tempo indeterminato ma di classe di concorso affine (A045- discipline economiche aziendali).

Grazie.

 

Risposta

La sostituzione di un docente di discipline giuridiche con uno di discipline economico-aziendali nelle prove integrative finali di sospensione del giudizio è del tutto legittima, essendo tali materie appartenenti a classi di concorso affini ai sensi del D.M. n. 354/1998. Infatti, la preparazione universitaria in ambedue le discipline comprende esami di discipline giuridiche, che garantiscono un'idonea competenza nel settore.

 

 

Insegnamento di storia della musica

 

Quesito del 6/07/2018

Ci siamo accorti - con la segreteria - che un docente a tempo det., di bravura straordinaria - a noi già nota - non ha entrambi i requisiti per l'insegnamento di Storia della musica (A029). Il pasticcio è nato per il modo in cui il MIUR aveva definito le nuove classi di concorso (tutte quelle delle materie musicali del Liceo musicale). Sembrava che per quell'insegnamento non fosse più necessario avere la laurea in Musicologia o DAMS (con esami specifici di musica) congiunta a un diploma di strumento musicale, ma che bastasse la prima. Successivamente sono arrivati dei chiarimenti MIUR, (anzi, ho dovuto cercarli, per dubbi sorti dopo la nomina da graduatoria di 3^ fascia). Il professore è preparatissimo, fa amare la sua materia (nella quale i ragazzi risultano molto preparati, finalmente, dopo anni in cui in quella materia ho avuto degli incapaci), ma, ... a questo punto dovrei non convalidare la sua domanda presentata la scorsa estate per la formulazione delle graduatorie con validità triennale (ho già aspettato perché era commissario interno all'esame di Stato). Lui non ha dichiarato il falso, ma non ha il diploma di strumento (non ha terminato il Conservatorio, anche se suona bene il piano).

A questo punto, che fare? Le conseguenze della non convalida sarebbero gravi: punteggio non riconosciuto, dichiarazione a tutte le scuole con espulsione da quella graduatoria e non so cos'altro. Terribile.

D'altra parte non posso neanche convalidare la sua idoneità, vista la mancanza di uno dei due titoli richiesti. Aggiungo che so per certo (ho un supplente di strumento in comune con una scuola della Lombardia) che le graduatorie di Storia della musica sono piene di errori (es. docenti col solo diploma in strumento che insegnano storia della musica: l'inverso del mio docente).

Come attenuare i danni per lui e per noi? Anche per la scuola la sua perdita sarebbe grave, perché ha già presentato eccellenti progetti di ampliamento dell'offerta formativa per il prossimo a.s.

 

Risposta

In esito al quesito proposto, pare utile riportare la nota Prot. n. 9727 del 30 luglio 2012 dell'USR per la Lombardia che tratta dei requisiti per l’insegnamento delle discipline musicali nei licei musicali.

Nello specifico, tra i requisiti per l'insegnamento della Musica negli istituti di istruzione secondaria di II grado prevede il possesso di tutti i titoli sotto indicati:

STORIA DELLA MUSICA

1) possesso dell’abilitazione per la classe di concorso 31/A;

2) possesso della laurea in musicologia e beni musicali (laurea magistrale classe LM-45) o titoli equiparati ai sensi del D.I. del 9 luglio 2009 (pubbl. G.U. 7.10.2009, n. 233);

3) possesso del diploma di conservatorio.

Il raffronto dei titoli in possesso del vostro docente con queste indicazioni può offrire una strada per la corretta soluzione del caso, anche se potrà essere spiacevole per uno o entrambi gli interessati.

 

 

Sostituto del DSGA: indennità di direzione

 

Quesito del 30/06/2018

I giorni in cui il Dsga si assenta per riposo compensativo, rientrano nel calcolo ai fini del pagamento delle indennità di direzione al sostituto del Dsga?

 

Risposta

All’assistente amministrativo che svolge le funzioni di Direttore spetta l’indennità di direzione per i giorni di effettiva sostituzione, indipendentemente dalle motivazioni che hanno determinato l'assenza del DSGA, comprese pertanto anche le assenze per riposo compensativo.

 

 

Retribuzione supplente di IRC

 

Quesito del 29/06/2018

Una docente supplente di IRC ha preso servizio nel mese di febbraio e al momento non è stato ancora possibile formalizzare il contratto a causa di un problema tecnico del sistema informatico. La Ragioneria ha respinto il primo contratto che doveva essere stipulato al 30 giugno e non al 31 agosto e, nonostante la correzione, la pratica non è andata a buon fine. Nei mesi scorsi abbiamo sollecitato innumerevoli volte diversi enti a intervenire. Allo stato attuale la situazione è la seguente:

- il gestore SIDI, contattato dall'USR di Torino, comunica che purtroppo non può fare nulla, in quanto i contratti inviati si trovano tuttora nello stato “In elaborazione da NoiPA” e fintanto che non riceve un esito positivo o negativo, non può agire su questi RDL

- da parte sua la Ragioneria Provinciale dello Stato di Cuneo non ritiene possibile alcuna trattazione manuale della pratica.

Ora la docente, ancora senza contratto e stipendio, ha inviato la diffida che ti allego. Cosa posso fare per risolvere il problema e regolarizzare il contratto? Cosa devo rispondere all’insegnante (che si è rivolta ai sindacati i quali le hanno consigliato di riversare sul ds la responsabilità esclusiva di quanto accaduto)?

 

Risposta

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) e il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR), grazie ad un sistema integrato di colloquio tra le banche dati SIDI e NoiPA, basato sui principi della cooperazione applicativa, hanno dato vita a nuove procedure e nuove funzioni per la gestione giuridica e contabile dei rapporti di lavoro del personale scolastico.

In una prima fase le nuove procedure hanno consentito la gestione dei contratti di supplenza breve, degli incarichi di religione e delle indennità di maternità fuori nomina a seguito di contratti di supplenza breve, maternità o incarichi di religione.

Questo sistema consente alla scuola di gestire in modo autonomo i contratti senza dover più rivolgersi alle Ragionerie Territoriali dello Stato.

Inoltre, direttamente e unicamente dalle funzioni del SIDI, la scuola effettua la stipula dei contratti, le variazioni di stato giuridico e l'autorizzazione ai pagamenti. Le segreterie scolastiche sono inoltre state sollevate dalla gestione economica dei contratti; NoiPA provvede a calcolare le competenze spettanti (con esclusione degli assegni al nucleo familiare) e dopo aver verificato la congruità dei dati, Il Direttore dei servizi Generali ed Amministrativi ed il Dirigente Scolastico inviano a NoiPA, attraverso il SIDI, l'autorizzazione al pagamento.

A queste disposizioni si ritiene che debba rifarsi la scuola e provvedere conseguentemente al pagamento del contratto in parola.

 

 

Applicabilità D.Lgs 62/2017

 

Quesito del 29/06/2018

Il nuovo decreto legislativo n. 62 del 13 aprile 2017, attuativo della Legge 107/2015, ha superato del tutto il regolamento di valutazione DPR 122 del 2009? Oppure alcune sue parti sono ancora in vigore?

 

Risposta

Il decreto legislativo n. 62 del 13 aprile 2017 non ha espressamente abrogato il DPR 122 del 2009, tuttavia in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo e negli esami di Stato si ritiene che ci si debba attenere esclusivamente ad esso, cioè al D.Lgs. 62/2017.

 

 

Esame di Stato 2° ciclo Indirizzo IPSSS: definizione della terza prova scritta

 

Quesito del 26 giugno 2018

La Presidente della Commissione e la Commissione possono definire la struttura della Terza Prova Scritta ignorando l’art. 9 dell’OM n.350 del 5 maggio 2018 ed in particolare l’art 6 della medesima OM?

Le simulazioni di terza prova somministrate durante l’anno scolastico e presenti nel “documento 15 maggio” sono state strutturate secondo la tipologia C (quesiti da 30-40) con durata di 90 minuti; le discipline 5:

1. storia

2. diritto/legislazione socio-sanitaria

3. scienze motorie

4. igiene e cultura medico-sanitaria

5. inglese: tipologia mista c/b

Come fare, per salvaguardare la serenità delle candidate e di tutti?

 

Risposta

Si premette che l'art. 19, c. 1 dell'O.M. 350 del 02/05/2018 relativa alla terza prova richiama il precedente art. 14, c. 1 che attribuisce a ciascuna commissione il compito di definire collegialmente la struttura della terza prova scritta, in coerenza con il documento del consiglio di classe di cui all'art. 6 della medesima ordinanza. Ogni commissione, tenendo presente quanto attestato nel predetto documento del consiglio di classe, predispone collegialmente il testo della terza prova scritta sulla base delle proposte avanzate da ciascun componente.

Nella terza prova possono essere coinvolte, non più di cinque discipline come previsto dall'articolo 3, comma 2, del D.M. 20/11/2000, n. 429, purché sia presente in commissione personale docente fornito di titolo ai sensi della vigente normativa.

Il testo prosegue precisando che la terza prova non deve vertere su più di 5 materie, né su meno di 4 per ragioni di correttezza didattica. Le tipologie di domanda possono essere scelte tra le seguenti:

- trattazione sintetica degli argomenti (tipologia A), con massimo di cinque argomenti

- quesiti a risposta singola (tipologia B), da 10 a 15 quesiti a risposta singola

- quesiti a risposta multipla (tipologia C), da 30 a 40 quesiti

- problemi a soluzione rapida (tipologia D), non più di due problemi scientifici a soluzione rapida

- analisi di casi pratici e professionali (tipologia E), non più di due casi pratici e professionali

- sviluppo di progetti (tipologia F), un solo progetto.

Le Tipologie B e C possono essere usate anche comulativamente insieme. In quest'ultimo caso, il numero dei quesiti a risposta singola non può essere inferiore a 8 e il numero dei quesiti a risposta multipla non può essere inferiore a 16.

Pertanto, osservando queste disposizioni, la commissione è legittimata a proporre modalità di svolgimento della terza prova anche eventualmente differenti da quelle in uso nella scuola.

 

 

I bambini in istruzione parentale non fanno parte dell'istituto

 

Quesito del 26/06/2018

I bambini che si iscrivono presso un istituto comprensivo e poi optano per l'istruzione parentale, possono essere considerati in organico dall'istituto che deve comunque seguirne il percorso scolastico? Ho in un plesso una classe piccola e mi farebbe gioco poter fare così. Grazie.

 

Risposta

Sul tema non si è finora espresso il Miur, circostanza indispensabile per avere certezze in merito. Ancora la C.M. la circolare ministeriale sulle iscrizioni per l’anno scolastico 2018/19 (prot. 14659 del 13/11/2017) nulla dice in merito.

Si è pertanto del parere che i bambini che optano per l'istruzione parentale non possano essere considerati nell'organico dell'istituto nonostante che questo debba seguirne il percorso scolastico con modalità che non implicano tuttavia  l'appartenenza ad esso.

 

 

Terminale Associativo Sindacale

 

Quesito del 25/06/2018

A seguito dell’ultima elezione delle rappresentanze sindacali, ho rinnovato le RSU della scuola. Un docente, non eletto, viene nominato dal suo sindacato in qualità di TAS (Terminale Associativo Sindacale).

Quali sono i compiti di queste figure? Hanno solo il compito di sorvegliare che sia rispettato il CCNL sottoscritto a livello nazionale, credo, in quanto i lavoratori, non hanno dato loro alcun mandato merito alla contrattazione integrativa. Sbaglio?

 

Risposta

L'Aran nell'orientamento applicativo RS 147 ha precisato che i terminali associativi previsti dall’art. 10 dell'Accordo quadro del 7 agosto 1998 sulla costituzione delle RSU sono delle mere strutture organizzative delle organizzazioni sindacali di categoria contemplate dalla clausola contrattuale suddetta. Tutte le organizzazioni sindacali, pertanto, possono comunicare all’amministrazione i nominativi dei dirigenti sindacali dei propri terminali associativi. Tuttavia, nel caso in cui una organizzazione sindacale, che non sia rappresentativa e conseguentemente non sia titolare di prerogative, comunichi il proprio terminale associativo all’amministrazione, questa ultima ne prende atto semplicemente ai fini conoscitivi. Infatti solo le organizzazioni sindacali rappresentative sono titolari di prerogative sindacali come si evince dal CCNQ del 7 agosto 1998 in tema di diritti e prerogative sindacali.

E nel successivo orientamento applicativo RS 148 ha chiarito che i dipendenti addetti al terminale associativo sono considerati dirigenti sindacali a tutti gli effetti dall’art. 10 del CCNQ del 7 agosto 1998, purché nominati dalle organizzazioni sindacali rappresentative, ma la natura di mera struttura organizzativa non assegna loro un potere contrattuale. In tal senso, affinché il terminale associativo possa partecipare ai tavoli negoziali della contrattazione integrativa, occorre che lo stesso sia anche formalmente accreditato quale componente della delegazione trattante da parte della organizzazione sindacale titolata.

Essi pertanto, se privi di specifico mandato, non vengono ammessi alla contrattazione integrativa.

 

 

Assemblea sindacale: partecipazione del dirigente scolastico

 

Quesito del 22/06/2018

La RSU della mia scuola (COBAS) ha chiesto un'assemblea sindacale per la prossima settimana su problemi organizzativi del lavoro e in particolare su orario docenti e ATA.

E' prevista dal punto di vista sindacale la presenza del Dirigente Scolastico all'assemblea?

 

Risposta

Va premesso che il diritto di assemblea sindacale è disciplinato dallo Statuto dei lavoratori (Legge 300/1970) il quale, all’art. 20, prevede il diritto dei lavoratori a riunirsi, nell’unità produttiva in cui prestano la loro opera.

Pertanto l’assemblea sindacale costituisce un diritto di tutti i lavoratori a riunirsi, nel luogo ove prestano la loro opera, per trattare un ordine del giorno prestabilito e vertente su materie di interesse sindacale e del lavoro.

Tale diritto non può in alcun modo essere limitato e pertanto a detta assemblea possono partecipare tutti i dipendenti della scuola, dirigente scolastico compreso, con diritto anche di parola, come avviene di norma per tutti i partecipanti.

 

 

Nomina del Commissario straordinario

 

Quesito del 22/06/2018

La mia scuola è coinvolta nel processo di dimensionamento scolastico, pertanto da settembre passerà da Direzione Didattica a Istituto Comprensivo.

La nomina del Commissario straordinario spetta al DS? La figura più indicata è il Presidente del Consiglio di Circolo uscente? La nomina deve avvenire dopo il 1 settembre?

 

Risposta

Poiché l’istituto comprensivo è di nuova istituzione (il che presuppone anche l’assegnazione di un nuovo codice meccanografico) le funzioni del consiglio d’istituto, fino all’insediamento del nuovo organo d’indirizzo, sono attribuite ad un Commissario straordinario.

La nomina è contemplata dall’art. 9 del D.I. 28 maggio 1975.

La successiva C.M. n.177/1975, ribadisce che il Commissario surroga i poteri dell’organo “col compito di preparare immediatamente le elezioni e di provvedere agli improrogabili atti di amministrazione”.

L'O.M. n. 215/1991, art. 5, comma 6, riprende la norma precedente stabilendo che il provveditore agli studi nomina, fino all’insediamento del nuovo consiglio d’istituto, il commissario per l’amministrazione straordinaria di cui all’art. 9 del decreto interministeriale 28/5/1975.

A seguito delle successive attribuzioni delle competenze degli organi amministrativi decentrati, i poteri di nomina sono attribuiti al direttore dell’USR, o al dirigente territoriale dallo stesso delegato.

Le norme di riferimento non consentono, dunque, che il Commissario assuma competenze che non afferiscono direttamente alle funzioni amministrative e finanziarie. Ovviamente questo provoca un vuoto di competenza per quanto riguarda le decisioni in rapporto alla definizione dell’offerta formativa, senza per questo che se ne possa dedurre un passaggio di attribuzioni al collegio docenti, che resta organo tecnico di programmazione educativa e non organo d’indirizzo.

Pertanto il buon senso porta a ritenere che le decisioni di natura organizzativo-didattica non rinviabili all’insediamento del nuovo consiglio d’istituto siano assunte dal dirigente scolastico, in quanto responsabile della gestione dell’istituto, dopo aver acquisito il parere del collegio docenti e dopo averne semplicemente informato il Commissario straordinario. Nel caso in cui tali decisioni abbiano riflessi sull’organizzazione del lavoro e sulla gestione del personale scolastico, sarà dovere del dirigente fornire l’informazione alla parte sindacale, in modo tale da esplicitare i criteri e le finalità che sottostanno alle decisioni stesse. Qualora, inoltre, tale scelte vadano a modificare impegni assunti in fase di iscrizione degli alunni, sarà necessario dare adeguata comunicazione motivata alle famiglie.

 

 

Stesura verbale collegio docenti e valutazione degli astenuti

 

Quesito del 16/06/2018

Attualmente ho RSU COBAS (docente), più due ATA (UIL e CGL)...

Vorrei essere certa della procedura di stesura dei verbali relativi al collegio docenti ...

Il verbale viene redatto da un segretario che tramite mail me lo invia, io lo correggo (nella forma e specificando meglio alcuni argomenti cercando di mantenere ovviamente fede a ciò che è stato detto) e nella seduta successiva viene letto.

Si contesta che venga da me modificato... anche se nell'ottica descritta.

Gli astenuti in caso di problemi nella delibera del progetto, come li conteggio?

Si tratta del PON … opportunità di finanziamento per la scuola...

 

Risposta

La modalità descritta di verbalizzazione del collegio docenti è legittima e risulta anche essere praticata in varie scuole. Si tratta infatti soltanto di correzioni formali e di precisazioni sui contenuti dei temi trattati da dirigente, presidente del collegio.

Indipendentemente dal motivo della convocazione (non rileva, infatti, la tipologia degli argomenti posti all'odg) per la validità delle sedute di un organo collegiale occorre la presenza della maggioranza assoluta (la metà + 1) dei componenti (cioè la metà più uno di tutti i docenti che fanno parte, di fatto, dell'organico della scuola al momento della riunione dell'organo); a tale regola fanno eccezione gli organi che si riuniscono in funzione giudicante, per i quali occorre la presenza di tutti i membri (c.d. "collegio perfetto"), come avviene per i consigli di classe quando sono convocati per la valutazione degli alunni.

D'altra parte, la partecipazione alle riunioni del collegio costituisce obbligo di servizio per i docenti, che sono quindi tenuti ad essere presenti, salvo legittimi impedimenti: è ovvio, quindi, che possono esservi assenze legittime di uno o più docenti (per malattia o altre cause – generalmente si tratta delle assenze previste dal vigente CCNL - oppure anche dovute a precedenti impegni di servizio esterni, che ovviamente sono stati attribuiti dal dirigente); oppure si può registrare in quella sede l'assenza non giustificata (non prevista) di alcuni componenti; in ogni caso, la seduta è legalmente valida se si raggiunge il limite cui si accennava, cioè la metà più uno dei componenti.

Una volta aperta la riunione e costatata la presenza del numero legale come sopra, le eventuali deliberazioni vengono adottate con la maggioranza dei voti validi favorevoli, poiché non si conteggiano come voti espressi quelli di coloro che si astengono. A parità di voti validi favorevoli e contrari ad una determinata deliberazione, prevale il voto del presidente dell'organo.

Così è possibile che su un collegio, ad esempio, composto da 70 componenti, ve ne siano presenti 60 (10 essendo assenti) ed una deliberazione (p.es. l'adozione di un testo) essere adottata con l'espressione favorevole di soli 20 voti, essendosi gli altri 40 astenuti.

In sintesi, i voti di coloro che si astengono vengono considerati come non si fossero espressi, per essi quindi vale il vecchio brocardo “tamquam non essent”.

 

 

Richiesta danni in tempi non soggetti a prescrizione

 

Quesito del 16/06/2018

Un procedimento disciplinare ad un ATA fatto tre anni fa, purtroppo nullo per vizio di forma (9 g invece di 10 giorni, per richiesta chiarimenti), non è stato da me archiviato … mi ero a suo tempo confrontata con usr e non ricordo indicazioni in tal senso... essendo nullo per vizio di forma.

Ora suo legale mi chiede i danni... (con fattura mi pare datata 2 anni dopo).

Può? Quando scatta la prescrizione?

 

Risposta

La prescrizione è un istituto di ordine pubblico per effetto del quale i diritti si estinguono se il titolare degli stessi non li esercita per il tempo stabilito dalla legge.

Il termine ordinario della prescrizione è di anni 10 (art. 2946 c.c.).

Nel caso rappresentato i termini per la prescrizione del diritto al compenso non sono trascorsi e pertanto la scuola è tenuta a soddisfare la richiesta dei danni vantata dall'avente titolo.

Nulla incide che il procedimento disciplinare fosse nullo per vizio di forma, tuttavia non definito nei tempi dovuti.

 

 

Festività soppresse: diniego motivato alla concessione

 

Quesito del 14/06/2018

Una docente a tempo indeterminato chiede n. 4 giorni di festività soppresse dal 25 al 28 giugno compresi. Vengono autorizzate solo le prime due giornate richieste in quanto il 27 è prevista la discussione del documento di valutazione (la consegna avviene tramite registro elettronico) e il 28 potrebbe esserci il collegio dei docenti. Il collegio, al momento, non è stato convocato perché il dirigente è in attesa di definire il calendario degli esami di Stato, in quanto Presidente di Commissione. La docente insiste sulla concessione delle festività soppresse in quanto ha organizzato un viaggio con la famiglia: biglietti acquistati, alberghi prenotati, ecc. (ovviamente senza aver avuto alcuna autorizzazione). Contesta anche il fatto di aver presentato la domanda il 9 giugno mentre la circolare sulla consegna delle schede, prevista nel piano annuale, è datata 13 giugno e chiede diniego scritto.

Il rifiuto è legittimo?

 

Risposta

L’art. 14 del CCNL 2007 prevede che le quattro giornate di riposo, ai sensi ed alle condizioni previste dalla legge 23 dicembre 1977, n. 937 (“Attribuzione di giornate di riposo ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni”), sono fruite nel corso dell'anno scolastico cui si riferiscono e, in ogni caso, dal personale docente esclusivamente durante il periodo tra il termine delle lezioni e degli esami e l'inizio delle lezioni dell'anno scolastico successivo, ovvero durante i periodi di sospensione delle lezioni.

Le festività soppresse maturano proporzionalmente al servizio prestato.

In particolare l'art. 1. comma 54 della legge 228 dispone: “Il personale docente di tutti i gradi di istruzione fruisce delle ferie nei giorni di sospensione delle lezioni definiti dai calendari scolastici regionali, ad esclusione di quelli destinati agli scrutini, agli esami di Stato e alle attività valutative. Durante la rimanente parte dell'anno la fruizione delle ferie è consentita per un periodo non superiore a sei giornate lavorative subordinatamente alla possibilità di sostituire il personale che se ne avvale senza che vengano a determinarsi oneri aggiuntivi per la finanza pubblica”.

Poiché nella vostra scuola è stato programmata la discussione del documento di valutazione il 27 giugno e il 28 si terrà il collegio dei docenti, il diniego pare legittimo.

 

 

 

Termini della validità della diagnosi di DSA

 

Quesito del 12/06/2018

Un docente della scuola secondaria primo grado, rifiuta di sottoscrivere un PDP a seguito di diagnosi emessa dall'ASL nel mese di aprile.

L'interessata sostiene che in sindacato le abbiano detto che per le diagnosi pervenute dopo il 31 marzo non si debba procedere. Ciò senza fornire il minimo riferimento.

Io immagino che si alluda alla nota MIUR 6/03/13 che recita: circ. 8 del 6.03.2013 prot. 561?

Negli anni terminali di ciascun ciclo scolastico, in ragione degli adempimenti connessi agli esami di Stato, le certificazioni dovranno essere presentate entro il termine del 31 marzo, come previsto all’art.1 dell’Accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni sulle certificazioni per i DSA (R.A. n. 140 del 25 luglio 2012).

Le chiedo:

1) se ragionevolmente questo termine possa non essere preso in considerazione per gli alunni delle altre classi, posto che in molti casi vengono assunte misure dispensative e compensative dai consigli di classe in attesa di emissione della diagnosi. Il nostro PTOF fa del supporto agli alunni BES uno dei suoi punti di forza.

2) Se il riferimento sia stato superato dalle normative successive o se comunque, visto il rango delle fonti, quanto disposto dalla nota MIUR non sia vincolante;

3) se per gli alunni delle classi terze della secondaria di primo grado permanga questo vincolo, posto che la nota MIUR 9705/18 recita:

"Per gli alunni con bisogni educativi speciali (BES) che non rientrano nelle tutele della legge n. 104/1992 e della legge n. 170/2010 non sono previste misure dispensative - peraltro non contemplate nemmeno dalla previgente normativa – né gli strumenti compensativi di cui alla nota 3 giugno 2014, n. 3587, superata dal nuovo quadro normativo. Tuttavia, la commissione, in sede di riunione preliminare, nell’individuare gli eventuali strumenti che le alunne e gli alunni possono utilizzare per le prove scritte, potrà prevederne l’uso per tutti gli alunni se funzionali allo svolgimento della prova assegnata".

La ringrazio anticipatamente.

 

Risposta

Si conferma che l'art. 1, comma 3 dell'Accordo citato dispone che la diagnosi di DSA deve essere prodotta in tempo utile per l'attivazione delle misure didattiche e delle modalità di valutazione previste, quindi, di norma, non oltre il 31 marzo per gli alunni che frequentano gli anni terminali di ciascun ciclo scolastico, in ragione degli adempimenti connessi agli esami di Stato.

In ordine alle specifiche richieste:

1) si è del parere che questo termine non sia applicabile agli alunni delle altre classi per le ragioni indicate nel quesito;

2) non si è a conoscenza che il riferimento sia stato superato dalle normative successive e comunque quanto disposto dalla nota MIUR non pare vincolante;

3) si ritiene che il vincolo previsto dalla norma perduri per gli alunni delle classi terze.

In conclusione, si è del parere che la docente del quesito non abbia motivo per sottrarsi alla norma.

 

 

Assenza del dipendente alla visita fiscale

 

Quesito del 11/06/2018

Docente assente per malattia, segnala di avere campanello guasto.

Nell'invio di richiesta all'Inps di visita fiscale la segreteria mette la nota apposita e inserisce il numero di telefono del docente. L'esito è docente assente dal domicilio. L'insegnante afferma di essere stato a casa e non aver ricevuto alcuna chiamata. Qualora decidessi di non accettare la giustificazione qual è la corretta procedura? Devo considerare assenza ingiustificata tutto il periodo di malattia o solo il giorno del controllo? posso procedere con la decurtazione dello stipendio o devo avviare una procedura disciplinare?

Grazie.

 

Risposta

La norma che disciplina il controllo sulle assenze per malattia è costituisca dall'art. 18 del D.Lgs. n. 75 del 2017 che ha modificato l’articolo 55-septies del D.Lgs. n. 165 del 2001.

Spetta al datore di lavoro valutare se l’assenza risulti giustificata o meno.

Qualora il lavoratore sia assente alla visita di controllo senza giustificato motivo, decade dal diritto a qualsiasi trattamento economico per l’intero periodo sino a dieci giorni e nella misura della metà per l’ulteriore periodo, esclusi quelli di ricovero ospedaliero o già accertati da precedente visita di controllo.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 78 del 1988, ha confermato la regola della perdita del trattamento economico per i primi dieci giorni, ma ha stabilito che per quelli successivi la decadenza dal medesimo diritto nella misura del 50% si verifichi soltanto nel caso di assenza ingiustificata a una seconda visita di controllo.

Nel caso in cui il dipendente risulti assente alla visita fiscale, lo stesso viene invitato dal medico fiscale a presentarsi per la visita ambulatoriale; la visita ambulatoriale non ha lo scopo di sanare l’assenza dal domicilio ma solo quello di certificare la malattia e il suo decorso (Cfr. Cass. 14 settembre 1993 n. 9523).

L’INPS, con il Messaggio n. 3265 del 9 agosto 2017, ha fornito le prime indicazioni operative sull’applicazione della nuova normativa entrata in vigore il 1° settembre del 2017 con l’attribuzione all’Istituto della competenza esclusiva ad effettuare visite mediche di controllo (VMC) sia su richiesta delle Pubbliche Amministrazioni, in qualità di datori di lavoro, sia d’ufficio.

Qualora il dipendente risulti assente alla visita fiscale, lo stesso viene invitato dal medico fiscale a presentarsi per la visita ambulatoriale; la visita ambulatoriale non ha lo scopo di sanare l’assenza dal domicilio ma solo quello di certificare la malattia e il suo decorso (Cfr. Cass. 14 settembre 1993 n. 9523).

Spetta al datore di lavoro (dirigente scolastico) valutare se l’assenza risulti giustificata o meno.

Il dirigente quindi, una volta venuto a conoscenza dell'assenza del proprio dipendente alla visita fiscale, deve concedere allo stesso un termine per giustificare detta assenza.

A seconda dei motivi addotti dal dipendente il dirigente dovrà valutare se l'assenza alla visita fiscale risulti giustificata o meno e agire di conseguenza applicando le disposizioni indicate, senza tuttavia dover avviare nei suoi confronti una procedura disciplinare.

 

 

Ferie: periodo di sospensione attività didattiche

 

Quesito del 6/06/2018

Una docente di scuola primaria lo scorso anno scolastico è entrata in maternità anticipata per gravidanza a rischio e non ha goduto dei 32 giorni di ferie. Ora ha richiesto di fruire delle ferie arretrate nel periodo di sospensione delle attività didattiche. Per tale periodo va inteso anche il mese di giugno una volta terminate le lezioni? Si considera la porzione di mese dal 10 al 30 giugno o solo i giorni in cui sono calendarizzate le riunioni di fine anno scolastico? Oppure per periodo di sospensione delle attività didattiche vanno intesi solo i mesi di luglio e agosto?

 

Risposta

Con riferimento alle ferie del personale scolastico, per periodi di sospensione delle attività didattiche si ritiene vadano intesi prioritariamente i mesi di luglio e agosto negli istituti in cui non si svolgono esami di stato.

 

 

Scuola secondaria I grado: composizione commissione esami

 

Quesito del 6/06/2018

I docenti di potenziamento assegnati alle classi terze di scuola media fanno parte della commissione d’esame e partecipano a tutte le prove delle classi a cui sono assegnati?

 

Risposta

L'art. 2, comma 3 del D.Lgs. 62/2017 dispone che i docenti che svolgono insegnamenti curricolari per gruppi di alunne e di alunni, i docenti incaricati dell'insegnamento della religione cattolica e di attività alternative all'insegnamento della religione cattolica partecipano alla valutazione delle alunne e degli alunni che si avvalgono dei suddetti insegnamenti. La valutazione è integrata dalla descrizione del processo e del livello globale di sviluppo degli apprendimenti raggiunto. I docenti, anche di altro grado scolastico, che svolgono attività e insegnamenti per tutte le alunne e tutti gli alunni o per gruppi degli stessi, finalizzati all'ampliamento e all'arricchimento dell'offerta formativa, forniscono elementi conoscitivi sull'interesse manifestato e sul profitto conseguito da ciascun alunno.

Detti docenti pertanto prendono parte a pieno titolo agli scrutini e agli esami degli alunni che si avvalgono di tali insegnamenti.

Le stesse norme paiono applicabili anche ai docenti di potenziamento assegnati alle classi terze di scuola media.

 

 

Diritti del supplente in servizio dopo il 30 aprile

 

Quesito del 6/06/2018

Il titolare di Scuola Primaria è stata assente dal 22 settembre al 24 dicembre 2017 e successivamente dal 08 gennaio 2018 al 10 giugno 2018 e sostituita dallo stesso supplente per gli interi periodi.

Considerato che la titolare non è intenzionata a rientrare in servizio ma ha già comunicato, in modo informale alla segreteria, che vorrebbe chiedere ferie dal 10 giugno 2018.

Si chiede:

1. Se lo scrivente possa rifiutare alla stessa le ferie almeno nei giorni del mese di giugno in cui sono previste, come da calendario, attività per i docenti;

2. Se il supplente debba essere confermato in servizio (visto il rientro della titolare dopo il 30 aprile) e fino a che data: fino agli scrutini, o alla consegna delle schede alle famiglie, o al collegio dei docenti di fine anno o al 30 giugno.

 

Risposta

1) Si ritiene che il DS possa rifiutare la concessione delle ferie nei giorni del mese di giugno in cui sono previste attività didattiche programmate nel piano annuale delle attività.

2) Il termine della supplenza è così stabilito dall'art. 1, comma del D.M. 131/2007, che dispone: “Il conferimento delle supplenze si attua mediante la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, sottoscritti dal dirigente scolastico e dal docente interessato, che hanno effetti esclusivi dal giorno dell’assunzione in servizio e termine: […] per le supplenze temporanee fino al termine delle attività didattiche, il giorno annualmente indicato dal relativo calendario scolastico quale termine delle attività didattiche”.

 

 

Dimensionamento scuole: adempimenti

 

Quesito del 6/06/2018

La scuola in reggenza è soggetta a dimensionamento per l’a.s.2018/19. Cesserà di esistere in quanto circolo didattico per trasformarsi in istituto comprensivo.

La sede della dirigenza e degli uffici sarà nell’attuale scuola secondaria di primo grado la quale ultima viene “smembrata”: uno dei tre attuali plessi scolastici farà parte di un comprensivo, gli altri due di un altro.

Le due direzioni didattiche attuali invece non subiscono perdite di plessi.

Per riassumere :

DD attuale + 1 plesso di SMS= nuovo IC

Altra DD attuale + 2 plessi di SMS= nuovo IC

Ed ecco i quesiti che pongo :

1) I docenti delle due direzioni didattiche già in servizio che non mutano il proprio incarico devono formalmente assumere servizio nel nuovo IC il 1° settembre 2018? Sicuramente devono farlo i docenti della SMS ed il personale ATA che hanno dovuto optare per uno dei due comprensivi.

2) Problema più spinoso: le due dd posseggono la documentazione riservata riguardante i dati vaccinali degli alunni. Come trasmettere tale documentazione alle segreterie dei nuovi IC? Con il verbale di passeggio di consegna dei dirigenti scolastici oppure è necessaria esplicita e formalizzata autorizzazione da parte dei genitori?

 

Risposta

1) Si conferma che tutto il personale delle due direzioni didattiche già in servizio che non muta il proprio incarico deve formalmente assumere servizio nel nuovo IC il 1° settembre 2018.

2) Tutta la documentazione (compresa quella riservata riguardante i dati vaccinali degli alunni) va trasmessa con il verbale di passaggio di consegna dei dirigenti scolastici, senza esplicita e formalizzata autorizzazione da parte dei genitori.

 

 

Docente: cambio di classe

 

Quesito del 6/06/2018

Sono una docente di ruolo di scuola primaria che gode di 104 art.3 coma 1 (invalidità all'80 per cento, quindi art.21, ho una grave patologia, cancro al seno ed ho effettuato terapie salvavita (chemioterapia, terapia biologica) e ormonoterapia per cinque anni, quest'anno ho insegnato in una classe prima, l'anno prossimo vorrebbero formare una pluriclasse con 10 bambini di seconda, più cinque bambini di prima, più un bambino disabile grave, un autistico, potrei chiedere alla Dirigente di cambiare classe, per gravi motivi di salute? Grazie.

 

Risposta

La sua richiesta alla dirigente di cambio di classe pare motivata e pertanto legittima. Alla dirigente medesima, cui l’art. 5/2 del D.Lgs. 165/2001 (come modificato dal D.Lgs. 150/2009) attribuisce, tra l’altro, in via esclusiva le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro, fatta salva la sola informazione alla parte sindacale, il compito di soddisfarla avute presenti le necessità generali della scuola.

 

 

Pubblicazione degli esiti degli esami

 

Quesito del 5/06/2018

Nei giorni scorsi già due alunni mi hanno chiesto se sia possibile non pubblicare gli esiti di ammissione all'esame di Stato (uno perché quasi sicuramente non sarà ammesso, l'altra per motivi più vaghi).

Ho risposto che l'Ordinanza ministeriale prevede che siano pubblicati i risultati (nel caso del non ammesso, senza alcun voto).

Si potrebbero appellare ad una violazione del loro diritto alla privacy?

Mi puoi indicare la normativa?

Grazie mille.

 

Risposta

Si conferma che l'art. 28, comma 1 dell'O.M. 350 del 2/05/2018 dispone che l'esito dell'esame con l'indicazione del punteggio finale conseguito, inclusa la menzione della lode qualora attribuita dalla Commissione, è pubblicato, contestualmente, per tutti i candidati delle due classi costituenti la commissione, nell'albo dell'istituto sede della commissione, con la sola indicazione della dizione ESITO NEGATIVO nel caso di mancato superamento dell'esame stesso (cfr. articolo 6, comma 4, D.P.R. n. 122/2009).

Quest'ultimo stabilisce che “Gli esiti finali degli esami sono resi pubblici mediante affissione all'albo della scuola, ai sensi dell'articolo 96, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196”.

Pertanto l'O.M. si fa scudo di una disposizione di legge e ne acquisisce pari efficacia.

Fatta questa premessa che riporta la normativa in merito alla pubblicazione degli esiti finali, non si rileva alcuna violazione della privacy nel darvi corso e pertanto non pare nemmeno legittimo appellarvisi contro.

 

 

Continuità di servizio

 

Quesito del 4/06/2018

Un docente di lingua francese titolare dal 1998 presso questa scuola e perdente posto nel 2009 presenta sempre domanda di trasferimento per il rientro. Nel 2012 presenta domanda di trasferimento e passaggio di cattedra. Ottiene il passaggio, in questa scuola, alla lingua inglese e nel 2013 non presenta più domanda di trasferimento per rientrare nella lingua francese. La continuità deve essere sempre conteggiata dal 1998 o inizia dal 2012?

 

Risposta

La continuità di servizio non va riferita alla classe di concorso di appartenenza ma al servizio svolto nella scuola.

Pertanto la docente in oggetto ha titolo a veder riconosciuto il servizio nell'attuale istituzione scolastica dal 1998.

 

 

Graduatoria interna: ricorso

 

Quesito del 31/05/2018

Un nostro docente ha presentato ricorso alla graduatoria interna obiettando il fatto che la continuità del servizio è stata valutata a partire dall’a.s. 2012/2013 anno in cui ha richiesto volontariamente e ottenuto il passaggio di cattedra dalla classe di concorso A072 alla classe di concorso A071. Secondo la sua osservazione, con l’unificazione delle classi di concorso dopo la . 105 questa distinzione di valutazione dovrebbe decadere e rivalutare la continuità nella scuola a partire dalla prima titolarità ottenuta nella classe di concorso A072. Leggendo il CCNI non si trovano spiegazioni in merito; si può equiparare questo caso al punto in cui viene precisata il modo di valutazione tra le classi ex A076 e A075?

Pur avendo ottenuto il passaggio di cui sopra, lo stesso sostiene che non perde il diritto all’attribuzione del punteggio una tantum perché il passaggio non è avvenuto nel periodo tra il 2000 e il 2008 ma successivamente. Questa interpretazione, a mio parere non trova fondamento nel CCNI perché semplicemente viene spiegato che si perde nel caso in cui si ottiene il passaggio senza fornire lassi temporali.

 

Risposta

Poiché il docente in questione è stato sempre in servizio nella stessa scuola, si conviene che egli abbia titolo a vedersi conteggiata la continuità di servizio dalla prima titolarità ottenuta nella classe di concorso A072.

La tabella di valutazione dei titoli, di cui al CCNI 2018/2019 sottoscritto il 17/03/2018 che proroga il CCNI relativo alla mobilità del personale scolastico a.s. 2017/18 sia ai fini del trasferimento che della mobilità professionale, presenta al punto D) la possibilità di un punteggio aggiuntivo di 10 punti. Requisito: non aver presentato domanda di trasferimento o passaggio provinciale (o averla revocata entro i termini stabiliti annualmente) per un triennio dall'a.s. 2000/01 all'a.s. 2007/08.

Ciò precisato, si condivide la proposta del docente in parola.

 

 

Scuola primaria: consiglio di classe

 

Quesito del 30/05/2018

Le chiedo chiarimenti in merito alla seguente questione:

per gli scrutini sono solita predisporre un modello di verbale. Nella presentazione, uso la dicitura "si è riunito il consiglio della classe", volutamente non Consiglio di Classe, perché un docente Cobas sostiene che tale dicitura non è consentita nella scuola primaria.

E' una questione di lana caprina o è realmente vietata tale denominazione per la scuola primaria? Ma sei i docenti di classe si riuniscono in organo perfetto, non costituiscono un Consiglio?

 

Risposta

Non risulta il divieto espresso a denominare consiglio di classe anche la riunione dei docenti di una classe di scuola primaria.

Peraltro, logica vuole che tali riunioni costituiscano una modalità con la quale la scuola opera.

Si conviene quindi che il problema sorto sia più di lana caprina che di sostanza.

 

 

Pubblicazione di immagini dell'Istituzione Scolastica: consenso degli interessati

 

Quesito del 29/05/2018

In occasione dello spettacolo finale di un progetto promosso da nota associazione, viene richiesto ai genitori il consenso a riprese e foto.

La manifestazione, essendo appunto finanziata da un famoso ente, viene poi fatta oggetto di articoli giornalistici in testate locali.

Il docente referente non si accorge, per mero errore materiale, che non tutti i genitori della classe partecipante abbiano dato il relativo consenso alla realizzazione ed alla diffusione di immagini.

Durante lo spettacolo, questi ultimi non fanno rimostranze.

Mi vengono in seguito richieste spiegazioni sul mancato rispetto della decisione da parte di una famiglia che non aveva dato il consenso, prima a voce, poi ora con mail che preannuncia il ricorso al legale.

Mi sono affrettata, appena avuta notizia del problema, a richiedere agli organizzatori di non pubblicare le immagini e di rimuovere quelle pubblicate in cui sia ritratta la classe, ma ovviamente resta evidente la nostra mancanza.

Il docente in questione è solitamente molto scrupoloso, ed è profondamente dispiaciuto. Io non ho avuto possibilità di controllare a suo tempo, questo aspetto per il notevole carico di lavoro.

Cosa suggerisci di fare, oltre ad aver informato i genitori interessati del fatto che ho richiesto la rimozione delle foto?

In concreto cosa si rischia?

 

Risposta

Occorre premettere che la pubblicazione di foto ed immagini da parte dell'Istituzione Scolastica (su bacheche in classe; sul sito istituzionale; su bacheche all’interno della scuola; su pubblicazioni) è ammessa quando è legata alle funzioni istituzionali dell'ente, anche in difetto di specifica autorizzazione degli interessati.

In termini generali, infatti, la non necessità dell'acquisizione del consenso è prevista dall'art. 18, comma 4 del D.Lgs. 196/2003: “... i soggetti pubblici non devono richiedere il consenso dell'interessato”.

È necessario, tuttavia, fornire agli interessati una adeguata informativa preventiva ai sensi dell’art. 13 del Decreto medesimo.

Pertanto, la pubblicazione di fotografie relative alla vita scolastica ed attinenti ad attività poste in essere dalla scuola e rientranti quindi nell’attività istituzionale della stessa deve rispettare certi limiti ed essere adeguatamente anticipata nell’informativa sulla riservatezza prevista dall’art. 13 del D.Lgs. 196/2003, ma in generale un trattamento di questo tipo è legittimo.

Quindi, come chiarito dal Garante Privacy anche con specifico riferimento alla pubblicazione sul sito ma i cui principi sono applicabili ad ogni modalità di pubblicazione:

- non è necessario il consenso alla pubblicazione: l’art. 18, comma 4 del D.Lgs. 196/2003 chiarisce che le scuole, in quanto soggetti pubblici, non hanno necessità di acquisire il consenso, purché (comma 2) perseguano una funzione istituzionale quale potrebbe essere senz’altro quella con la pubblicazione di materiali e documenti attinenti la vita scolastica o altre iniziative poste in essere dalla scuola;

- è invece necessaria una corretta informativa (prevista dall’art. 13 del D.Lgs. 196/2003), che chiarisca l’ambito, l’estensione e i limiti della pubblicazione: occorrerà applicare integralmente il 1° comma dell’art. 13 e specificare agli alunni, alle famiglie ed a tutti i soggetti coinvolti nella pubblicazione tutte le informazioni necessarie per un corretto trattamento (fra le informazioni più importanti: finalità e modalità del trattamento, informare esplicitamente della eventuale pubblicazione sul sito web, specificare i diritti degli interessati, ecc.): in caso di pubblicazione sul sito sarà utile anche specificare che il trattamento avrà natura temporanea, ovvero che immagini e video resteranno sul sito della scuola solo per il tempo necessario per la finalità cui sono destinati;

- qualora i video e le immagini ritraggano minori si dovrà prestare una maggiore attenzione al contenuto sostanziale delle immagini e dei video, assicurandosi che siano ritratti solo momenti “positivi” (questa la terminologia utilizzata dal Garante) legati alla vita della scuola: apprendimento, recite scolastiche, competizioni sportive, ecc.

Tutto ciò premesso, si ritiene che la scuola non debba porre in essere ulteriori iniziative al riguardo.

 

Scuola secondaria di I grado: esame di stato

 

Quesito del 26/05/2017

Le pongo alcuni quesiti sull'esame di stato.

1) la prova di lingua 2 comporta per gli studenti la possibilità di optare tra 2 o più tipologie per ciascuna lingua, oppure la commissione in sede di preliminare definisce una tipologia unica per Francese e una per Inglese senza possibilità di scelta per gli studenti?

Dalla lettura del DLgs 62, del DM 741, della Cm 1865 e della recente nota Miur non si desume con chiarezza.

2) L' insegnante di alternativa, fa parte della commissione? Se sì, partecipa a tutte le sedute della sottocommissione, essendo questa organo perfetto, o solo a quelle in cui ci sono gli alunni della ARC?

3) Insegnante RC e ARC possono inserirsi nel colloquio pluridisciplinare, ponendo quesiti non afferenti religione e alternativa (che non sono materia di esame), ma le altre discipline?

Grazie e a presto.

 

Risposta

1) La nota MIUR n.1865 del 10 ottobre 2017 stabilisce che per la prova scritta relativa alle lingue straniere, che si articola in due sezioni distinte ed è intesa ad accertare le competenze di comprensione e produzione scritta riconducibili al Livello A2 per l'inglese e al Livello Al per la seconda lingua comunitaria, come previsto dalle Indicazioni nazionali, le commissioni predispongono almeno tre tracce I, costruite sulla base dei due livelli di riferimento (A2 per inglese e A l per la seconda lingua), scegliendo tra le seguenti tipologie, che possono essere anche Ira loro combinate all'interno della stessa traccia: 1. Questionario di comprensione di un testo 2. Completamento. riscrittura o trasformazione di un testo 3. Elaborazione di un dialogo 4. Lettera o email personale 5. Sintesi di un testo.

- Nel giorno calendarizzato per l’effettuazione della prova, la commissione sorteggia la traccia che sarà proposta ai candidati riferita sia all’inglese che alla seconda lingua studiata.

Da ciò si evince che, sorteggiata la traccia tra quelle proposte, ciascuna delle quali può contenere quesiti e richieste anche di diversa tipologia, il candidato sarà tenuto a svolgere quella sorteggiata.

2) L'art. 2, comma 3 del D.Lgs. 62/2017 dispone che i docenti incaricati dell'insegnamento della religione cattolica e di attività alternative all'insegnamento della religione cattolica partecipano alla valutazione delle alunne e degli alunni che si avvalgono dei suddetti insegnamenti.

Essi pertanto prendono parte a pieno titolo agli scrutini e agli esami degli alunni che si avvalgono di tali insegnamenti.

3) Essendo tali docenti membri della commissione d'esame nulla vieta che questi possano interagire con gli alunni. , la mancata partecipazione degli Insegnanti RC e ARC al colloquio finale rende invalido l’esame stesso.

 

 

 

Ferie commutate in malattia

 

Quesito del 26/05/2018

Un' assistente amministrativa il giorno sabato 19 maggio ha chiesto un giorno di ferie (orario di servizio 7.30 13.30) il giorno lunedì chiama a scuola e avverte che sabato è caduta procurandosi una frattura alle ore 16.00. Presenta un certificato del proprio medico datato 21 maggio in cui le assegnata la malattia dal 19 maggio al 20 giugno (confermando quanto dichiarato nel certificato del pronto soccorso che la dipendente non ha mai presentato). Allo stato attuale il giorno di ferie si deve concedere o decurtare?

E' possibile procedere alla nomina di una supplente considerato che siamo affannati in segreteria con tutte le pratiche da sbrigare?

 

Risposta

L'art. 13 del CCNL/2007 prevede l'interruzione delle ferie per motivi di servizio (comma 12) o per malattia insorta durante la fruizione delle ferie stesse (comma 13).

Per interromperle nel secondo caso occorre che la malattia sopraggiunta determini il ricovero ospedaliero o si protragga per più di tre giorni. In presenza di tali ipotesi non vi è alcun potere discrezionale da parte del dirigente scolastico nell'accordare l'interruzione delle ferie: essa è automatica. L'amministrazione deve solo essere messa in condizioni di effettuare tempestivamente gli accertamenti fiscali al fine di verificare l'esistenza della malattia. A tal scopo il dipendente è tenuto a comunicare e documentare tempestivamente il proprio stato di salute.

Pertanto, poiché la dipendente ha prodotto un certificato medico attestante malattia superiore a 3 giorni (dal 19 maggio al 20 giugno), il giorno di ferie richiesto va commutato in malattia. Nulla incide la mancanza del certificato del pronto soccorso.

Le norme da applicare al caso in questione in ordine alla nomina di un supplente sono contenute nell'art. 1, comma 602 della legge 27 dicembre 2017, n. 205 il quale prevede che le istituzioni scolastiche statali possono conferire incarichi per supplenze brevi e saltuarie ai sensi dell'articolo 1, comma 78, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, in sostituzione degli assistenti amministrativi e tecnici assenti, a decorrere dal trentesimo giorno di assenza, in deroga all'articolo 1, comma 332, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

 

 

Recupero dei debiti

 

Quesito del 24/05/2018

Premetto che nella mia scuola calendarizziamo gli esami di recupero dei debiti nell'ultima settimana di agosto, come prevede la normativa.

Alcuni allievi extracomunitari (marocchini, indiani, ecc), che rientrano nel paese di origine durante  il periodo estivo, mi presentano richiesta di poter effettuare le prove a settembre, che naturalmente rifiuto in quanto non è possibile effettuare una gestione personalizzata degli esami.

In tutte le comunicazioni ho precisato che eventuali assenze dovranno essere giustificate con certificato medico, altrimenti l'assenza verrà equiparata a mancato superamento del debito.

L'anno scorso di fronte al mio diniego alcuni alunni hanno inviato il certificato di un medico del paese di origine.

Temo che quest'anno la situazione possa ripresentarsi visti i precedenti. Come posso evitare queste incresciose situazioni?

Il Certificato medico del paese di origine è valido? Posso pretendere un certificato italiano? Posso far deliberare dal Consiglio di Istituto un regolamento che preveda in questi casi il rientro in Italia almeno una settimana prima della verifica?

 

Risposta

Di norma, in caso di malattia durante lo svolgimento degli esami i candidati vengono ammessi a una sessione suppletiva o a una sessione straordinaria previa visita fiscale (vedi O.M. 13/2013, art. 19, per gli esami finali del II ciclo; C.M. 48 del 31/05/2012 che detta istruzioni a carattere permanente per gli esami finali del I ciclo). Per gli esami di idoneità l'art. 18/1 dell'OM 90/2001 prevede l’unicità della sessione, che può svolgersi anche nel mese di settembre, purché prima dell’inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo.

Poiché le operazioni di recupero dei debiti devono concludersi, improrogabilmente, entro la data di inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo (O.M. 92/2007, art. 8, comma 1), non pare possibile ricorrere a sessioni suppletive oltre tale data. Pertanto, nel caso di studenti che siano impediti a svolgere le verifiche finali dei debiti formativi per gravi ragioni di salute debitamente documentate e comprovate da visita fiscale, pare possibile ricorrere, in analogia, al disposto dell’art. 19, comma 8 dell’O.M. 13/2013: “In casi eccezionali, ove nel corso dello svolgimento delle prove d'esame un candidato sia impedito in tutto o in parte di proseguire o di completare le prove stesse secondo il calendario prestabilito, il presidente, con propria deliberazione, stabilisce in qual modo l'esame stesso debba proseguire o essere completato, ovvero se il candidato debba essere rinviato alle prove suppletive per la prosecuzione o per il completamento”.

Qualora ad esempio l'alunno sia ricoverato poiché coinvolto in incidente stradale si ritiene che la scuola possa anche disporre che la prova di verifica dei debiti venga effettuata con modalità semplificate (ad es. solo prove orali) da una commissione di due o più docenti presso la sede dell’ospedale ove il ragazzo è ricoverato o presso l’abitazione del medesimo. La condizione è che l’alunno sia nelle condizioni fisiche e psichiche che gli consentano di sostenerla. In alcune scuole, in casi simili, si è cercato di andare incontro ai ragazzi che erano stati coinvolti in incidenti, concedendo anche qualche giorno dopo l'inizio dell'anno scolastico, proprio per non far perdere loro l'anno.

In riferimento poi alle specifiche richieste, si precisa che in caso di certificazione di malattia insorta all’estero il certificato medico è valido se si tratta di Paesi appartenenti all’Unione Europea. Invece per Paesi non facenti parte della Comunità Europea, o Paesi che non hanno stipulato con l’Italia convenzioni e accordi specifici che regolano la materia, la certificazione sanitaria deve essere legalizzata e tradotta in lingua italiana dalla locale rappresentanza diplomatica o consolare italiana operante nel territorio estero.

Pare anche possibile richiedere un certificato medico italiano o far deliberare dal Consiglio di Istituto un regolamento che preveda in questi casi il rientro in Italia almeno una settimana prima della verifica.

 

 

Graduatoria soprannumerari: esclusione

 

Quesito del 22/05/2018

Esclusione dalla graduatoria: La normativa prevede che l’esclusione dalla graduatoria per i beneficiari della precedenza di cui al punto V si applica solo se si è titolari nella stessa provincia del domicilio dell’assistito. Il punto successivo però dice che qualora la scuola di titolarità sia in un comune diverso da quello dell’assistito, l’esclusione dalla graduatoria interna si applica solo a condizione che sia stata presentata, per l’ a.s. 2014/15, la domanda volontaria di trasferimento per l’intero comune. I due punti non sono in contraddizione? In poche parole per usufruire della precedenza di cui al punto V è indispensabile che la sede della scuola di titolarità e il domicilio dell’assistito devono essere ubicati nella stessa provincia e anche nello stesso comune?

 

Risposta

Il 7 marzo 2018 è stato sottoscritto in via definitiva l'Accordo Ponte relativo alla mobilità del personale scolastico a.s. 2018/19 che proroga il CCNI relativo alla mobilità del personale scolastico a.s. 2017/18.

Si conferma che i beneficiari della precedenza di cui al punto V “Assistenza al coniuge, ed al figlio con disabilità; assistenza da parte del figlio referente unico al genitore con disabilità; assistenza da parte di chi esercita la tutela legale” del CCNI fruiscono della precedenza limitatamente ai trasferimenti all'interno e per la provincia o diocesi, per gli insegnanti di religione cattolica, che comprende il comune ove risulti domiciliato il soggetto disabile ed a condizione che abbia espresso il predetto comune o distretto sub comunale in caso di comuni con più distretti.

Si conferma altresì che qualora la scuola di titolarità sia in comune diverso o distretto sub comunale diverso da quello dell’assistito, l’esclusione dalla graduatoria interna per l’individuazione del perdente posto si applica solo a condizione che sia stata presentata, per l’anno scolastico 2014/2015, domanda volontaria di trasferimento per l’intero comune o distretto sub comunale del domicilio dell’assistito o, in assenza di posti richiedibili, per il comune o il distretto sub comunale viciniore a quello del domicilio dell’assistito con posti richiedibili (Per posto richiedibile si intende l’esistenza nel comune di una istituzione scolastica corrispondente al ruolo di appartenenza dell’interessato, a prescindere dall’effettiva vacanza di un posto o di una cattedra assegnabile per trasferimento al medesimo).

Quanto sopra non si applica qualora la scuola di titolarità comprenda sedi (plessi, sezioni associate) ubicate nel comune o distretto sub comunale del domicilio del familiare assistito.

Non si riscontrano contraddizioni tra le due disposizioni.

 

 

 

Nomina dei RLS (Responsabili dei lavoratori per la sicurezza)

 

Quesito del 21/05/2018

In caso di non disponibilità di RLS interne, è sufficiente che il ds lo comunichi alle OOss territoriali? E all'INAIL?

Grazie.

 

Risposta

Tra i diversi obblighi dei lavoratori, previsti dall’art. 20, comma 1, del D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico della Sicurezze a), si rileva in maniera inequivocabile che gli stessi devono in particolare: a) contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all'adempimento degli obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro; b) osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale; c) utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e miscele pericolose, i mezzi di trasporto, nonché i dispositivi di sicurezza; d) utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione; […] h) partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro.

Al DS, quale datore di lavoro, sono state attribuite in via esclusiva le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro, fatta salva la sola informazione alla parte sindacale (art. 4, comma 2, art. 5, comma 2, del D.Lgs. 165/2001, come modificato dal D.Lgs. 150/2009).

Egli pertanto designa preventivamente i lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell'emergenza (art. 18, comma b)

I lavoratori non possono, se non per giustificato motivo, rifiutare la designazione. Essi devono essere formati, essere in numero sufficiente e disporre di attrezzature adeguate, tenendo conto delle dimensioni e dei rischi specifici dell'azienda o dell'unità produttiva (art. 43, comma 3, D.Lgs. 81/08).

Tutto ciò premesso, al DS incombe l'onere di nominare tra il personale dell'istituzione scolastica i Responsabili dei lavoratori per la sicurezza. Il personale non può rifiutarsi se non per giustificato motivo da documentare e da valutare opportunamente dal DS.

 

 

Supplenze: limite di 30 giorni di assenza

 

Quesito del 21/05/2018

Si pone il seguente quesito:

Docente scuola dell’infanzia in servizio

- dal 15/01/2018 al 30/06/2018 su posto sostegno per n. ore 9.5 (supplenza copertura posto disponibile dopo il 31/12)

- dal 08/02/2018 al 30/06/2018 su posto sostegno per n. ore 5.0 (supplenza copertura posto disponibile dopo il 31/12)

chiede di assentarsi per malattia:

- dal 29/01/2018 al 31/01/2018 stipendio al 50% gg. 3

- dal 23/02/2018 al 20/03/2018 stipendio al 50% gg. 26

- dal 07/05/2018 al 07/05/2018 stipendio al 50% gg. 1 (tot. gg. 30)

- dal 08/05/2018 al 11/05/2018 malattia-ricovero ospedaliero per intervento

- dal 12/05/2018 al 27/05/2018 malattia post ricovero ospedaliero per intervento.

Come evidenziato il 07/05/2018 ha esaurito i 30 giorni con retribuzione al 50%. Pertanto come da normativa “il personale assunto dal dirigente per supplenza temporanea ha diritto alla conservazione del posto per un periodo non superiore a 30 giorni all’anno, con retribuzione al 50%, nei limiti della durata del rapporto di lavoro”. Dobbiamo revocare il contratto a decorrere dal 08/05/2018?

 

Risposta

Si conferma che l'art. 19/10 del CCNL/2007 dispone che “Nei casi di assenza dal servizio per malattia del personale docente ed ATA, assunto con contratto a tempo determinato stipulato dal dirigente scolastico, si applica l'art. 5 del D.L. 12 settembre 1983, n. 463, convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 1983, n. 638. Tale personale ha comunque diritto, nei limiti di durata del contratto medesimo, alla conservazione del posto per un periodo non superiore a 30 giorni annuali, retribuiti al 50%”.

Pertanto, superati i 30 giorni di assenza, detto personale va licenziato. Non esistono deroghe alla disposizione.

Nel caso esposto quindi, il contratto va revocato a decorrere dal 08/05/2018.

 

 

La legge antimafia va applicata negli acquisti delle scuole?

 

Quesito del 19/05/2018

La scuola che dirigo ha organizzato, in rete con un altro istituto, un progetto cinema finanziato dalla Regione. In occasione della proiezione di un film presso la nostra scuola, preceduta da una conferenza di esperti storici e dei propri collaboratori, al nostro istituto alberghiero è stato chiesto, previo preventivo si spese, di organizzare un brunch nella pausa dei lavori. Le spese hanno interessato gli acquisti di derrate alimentari e i compensi per il personale docente e ata coinvolto, per un totale di 200,00 euro.

La scuola capofila che ha richiesto il preventivo e ha proceduto al successivo incarico scritto all'istituto alberghiero, chiede che quest'ultimo le invii il modulo di tracciabilità dei flussi indicando il relativo conto dedicato e il modulo relativo al patto di integrità.

Finora, in casi analoghi di collaborazione fra scuole o altri Enti quali Prefettura, Comune USR, ATS... la procedura seguita dal mio istituto è stata quella di firmare una convenzione e di rilasciare, dopo il versamento della cifra pattuita sul conto della scuola tramite bonifico, una ricevuta semplice.

Chiedo quale sia la procedura da seguire, nella convinzione di aver agito sempre correttamente e che le scuole nei rapporti fra esse e fra Enti siano escluse dall’ambito di applicazione della legge n. 136/2010.

La ringrazio per la risposta.

 

Risposta

La legge 136/2010 (“Piano straordinario contro le mafie, nonché delega al Governo in materia di normativa antimafia”) delega il Governo ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge stessa, un decreto legislativo recante il codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione.

In linea generale, in considerazione del fatto che la normativa in esame ha finalità antimafia e che la normativa antimafia trova applicazione generalizzata ai contratti pubblici, sono senz’altro tenuti all’osservanza degli obblighi di tracciabilità tutti i soggetti sottoposti all’applicazione del Codice; di conseguenza l’articolo 3 della legge n. 136 si applica alle stazioni appaltanti di cui all’art. 3, comma 1, dalla lett. a) alla lett. o) del D.Lgs. n. 50 del 18/4/2016.

Le scuole dovrebbero rientrarvi. Tuttavia, fino alla determinazione che il MIUR dovrebbe assumere in merito, comunicandola alle amministrazioni scolastiche dipendenti, si ritiene legittimo che le scuole operino come per il passato.

 

 

Esami di stato scuola I grado

 

Quesito del 18/05/2018

Le pongo alcuni quesiti sull'esame di stato.

1) la prova di lingua 2 comporta per gli studenti la possibilità di optare tra 2 o più tipologie per ciascuna lingua, oppure la commissione in sede di preliminare definisce una tipologia unica per Francese e una per Inglese senza possibilità di scelta per gli studenti?

Dalla lettura del DLgs 62, del DM 741, della Cm 1865 e della recente nota Miur non si desume con chiarezza.

2) L'insegnante di alternativa, fa parte della commissione? Se sì, partecipa a tutte le sedute della sottocommissione, essendo questa organo perfetto, o solo a quelle in cui ci sono gli alunni della ARC?

3) Insegnante RC e ARC possono inserirsi nel colloquio pluridisciplinare, ponendo quesiti non afferenti religione e alternativa (che non sono materia di esame), ma le altre discipline?

Grazie.

 

Risposta

1) La nota MIUR 0001865 del 10-10-2017, contenente indicazioni in merito a valutazione, certificazione delle competenze ed Esame di Stato nelle scuole del primo ciclo di istruzione, dispone:

Per la prova scritta relativa alle lingue straniere, che si articola in due sezioni distinte ed è intesa ad accertare le competenze di comprensione e produzione scritta riconducibili al Livello A2 per l'inglese e al Livello Al per la seconda lingua comunitaria, come previsto dalle Indicazioni nazionali, le commissioni predispongono almeno tre tracce, costruite sulla base dei due livelli di riferimento (A2 per inglese e A l per la seconda lingua), scegliendo tra le seguenti tipologie, che possono essere anche Ira loro combinate all'interno della stessa traccia:

1. Questionario di comprensione di un testo

2. Completamento. riscrittura o trasformazione di un testo

3. Elaborazione di un dialogo

4. Lettera o email personale

5. Sintesi di un testo.

La nota non fornisce ulteriori indicazioni, tuttavia si ritiene che le commissioni d'esame possano legittimamente optare tra 2 o più tipologie per ciascuna lingua.

2) L'art. 2, comma 3 del D.Lgs. 62/2017 dispone che i docenti incaricati dell'insegnamento della religione cattolica e di attività alternative all'insegnamento della religione cattolica partecipano alla valutazione delle alunne e degli alunni che si avvalgono dei suddetti insegnamenti.

Essi pertanto partecipano a pieno titolo agli scrutini degli alunni che si avvalgono di tali insegnamenti.

3) Essendo tali docenti membri della commissione d'esame nulla vieta che questi possa interagire con gli alunni durante il colloquio finale.

Anzi, la non partecipazione degli insegnanti di religione al colloquio finale rende non valido l’esame stesso.

 

 

Supplenze: valutazione presenza figli

 

Quesito del 16/05/2018

Per sostituzione di un docente di sostegno assente dal 2/05 al 8/06 (non essendovi più disponibilità  di docenti provvisti del titolo) è stata predisposta dalla mia segreteria la graduatoria incrociata delle diverse classi di concorso.

Nella graduatoria così ottenuta, due aspiranti con punti 33 erano disponibili. La supplenza è stata attribuita al più giovane per età, applicando la L. 127/1997 art. 3 comma 7, come modificato dall'art. 2, L. 16 giugno 1998, n. 191.

Perviene oggi reclamo e richiesta di annullamento dalla docente ML, con la motivazione secondo cui, benché più anziana, la preferenza R (figli a carico) avrebbe dovuto garantire a lei l'incarico. Preciso che entrambi i docenti sono inclusi in graduatorie di classi di concorso presenti nella scuola.

Non trovo né nel DM del 13/06/2007 né nel decreto n. 374 2017 una disciplina dell'applicazione delle preferenze al momento dell'attribuzione dell'incarico, anzi l'elenco delle preferenze non è neppure riportato nel decreto, ma solo nel modulo di domanda.

Controllando nel SIDI la modalità di generazione delle graduatorie di terza fascia per singola classe di concorso, in effetti, il più anziano per età precede se ha dichiarato un titolo di preferenza.

La spiegazione sta forse nel seguente DPR, che però è relativo ai pubblici concorsi, e non alle graduatorie per supplenze. Tuttavia, prima di procedere ad un annullamento in autotutela, vorrei un tuo parere. Grazie.

 

Risposta

Si conferma che la L. 127/1997 art. 3 comma 7 dispone l'abolizione dei titoli preferenziali relativi all'età, mentre restano fermi le altre limitazioni e i requisiti previsti dalle leggi e dai regolamenti per l'ammissione ai concorsi pubblici. Anzi, “se due o più candidati ottengono, a conclusione delle operazioni di valutazione dei titoli e delle prove di esame, pari punteggio, è preferito il candidato più giovane di età”.

Tuttavia, il Regolamento delle supplenze adottato con D.M. n. 131 del 13 giugno 2007, precisa che la presenza di figli non dà punteggio nelle graduatorie di istituto, ma solo preferenza a parità di punteggio, elencata con la lettera R. Le preferenze valgono nell’ordine in cui sono inserite, così ad es. la preferenza Q “aver prestato servizio senza demerito, a qualunque titolo, ivi inclusi i docenti, per non meno di un anno alle dipendenze del Miur” precede la preferenza R “numero dei figli a carico”.

La definizione di “figlio a carico” infatti non è di tipo fiscale (circostanza che potrebbe anche variare), ma fa riferimento al nucleo familiare.

I figli, anche se naturali riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati, sono considerati a carico di ciascun genitore se fino alla scadenza del termine di presentazione della domanda non hanno un reddito complessivo superiore ad 2.840,51 €.

Venendo pertanto al caso rappresentato si ritiene che la presenza di figli, a parità di punteggio, comporti la preferenza e quindi la precedenza nell'assegnazione della supplenza.

 

 

 

Graduatoria soprannumerari: valutazione servizio

 

Quesito del 16/05/2018

Gradirei un vostro parere su quanto mi sta accadendo in merito alla graduatoria interna per l'individuazione dei soprannumerari.

Espongo il caso:

Sono un diplomato e per 25 anni sono stato un docente ITP ex classe di concorso 320, successivamente due anni fa dopo aver partecipato con profitto al corso di riconversione professionale per acquisire il titolo di sostegno, son transitato a partire dallo anno scolastico 2016/17 sulla scuola secondaria di II grado sul sostegno.

Ora nella Graduatoria Interna per l'individuazione dei soprannumerari la scuola di titolarità mi valuta 25 anni da ITP 3 punti ad anno e non sei.

La risposta datami è che quegli anni sono stati svolti su altro ruolo (dei diplomati). L'anno 2016/17 sul sostengo sempre 3 punti + 3 perché sul sostegno.

25x3 = 75

1x3   = 3

Punteggio aggiuntivo 3 (servizio su sostegno). Totale punti 78.

Io ritengo la valutazione errata. Ho chiesto di rettificare assegnandomi il seguente punteggio:

25 x 6 = 150 (servizio sempre di ruolo ITP classe di concorso 320);

1   x 6 = 6 (servizio anno scolastico 2016/17).

Punteggio aggiuntivo (servizio anno scolastico 2016/17 sostegno) 6 Totale Punti 162.

Con la valutazione datami dalla scuola risulterò Perdente Posto, prima di inoltrare eventualmente un contenzioso gradirei un vostro parere.

 

Risposta

Se la scuola di sua attuale titolarità è istituto di istruzione superiore, quindi di 2° grado, si ritiene che la valutazione del suo servizio sia quella da lei conteggiata.

 

 

Scuola primaria: iscrizione alunni HC

 

Quesito del 15/05/2018

Ho 23 alunni iscritti a classe prima modulare di scuola primaria. Tra questi ci sono 2 HC di cui uno grave. Le aule sono piccole (capienza 21 persone) e non possono assolutamente accogliere tutti gli alunni, docente di classe e 2 docenti di sostegno. L'ufficio non concede sdoppiamento classe ma consiglia di spostare l'HC meno grave ad altro plesso (situato nello stesso comune a poche centinaia di metri, a tempo pieno con classe di 23 alunni) per consentire all'alunno più grave di rimanere in una classe di 22 alunni ex DPR 81/09

Avvertita oggi di questa possibilità la madre ha minacciato denuncia ai carabinieri nonostante le rassicurazioni sulla possibilità di mantenere l'orario del modulo. Nei criteri per l'accoglienza delle domande d'iscrizione non è contemplata l'ipotesi di spostamento di alunni hc.

Compio un atto illegittimo disponendo lo spostamento dell'alunno in nome della sicurezza e dell'inclusione?

Grazie per l'attenzione

 

Risposta

Prima di avviare qualsiasi iniziativa pare opportuno che venga riconvocato l'organo che ha regolato i criteri dell'accoglienza delle domande di iscrizione invitandolo a pronunciarsi anche in merito allo spostamento di alunni hc in nome della sicurezza e dell'inclusione.

Solo dopo sarà possibile mettere in atto le azioni conseguenti.

 

 

Soglia a disposizione del DS per le negoziazioni dirette

 

Quesito del 15/05/2018

Come è noto, il Codice degli Appalti consente l'acquisto diretto da un unico fornitore per somme sotto la soglia di 40.000 euro.

Al contrario quella a disposizione del Dirigente Scolastico per le negoziazioni dirette risulta nettamente inferiore (2.000 euro o analoghe cifre come da delibere correttive del Consiglio di Istituto.)

Quale dei due limiti si deve considerare per poter operare acquisti diretti rivolgendosi ad un solo fornitore senza alcun altro vincolo?

Grazie.

 

Risposta

La soglia a disposizione del Dirigente Scolastico per le negoziazioni dirette è quella deliberata dal Consiglio di istituto ai sensi dell'art. 33 del DI 44/2001, che può essere anche superiore a 2.000 euro con il limite i 40.000 euro.

 

 

Sostituzione di docente assente continuativamente oltre il 30 aprile

 

Quesito del 11/05/2018

Una nostra docente è assente dal 05.12.2017 e con ogni probabilità rientrerà in data 19.05.2018. La stessa non vuole rientrare sulle classi ma rimanere a disposizione. Il periodo di assenza è stato coperto da un primo supplente fino al 11.04.2018 che in quella data ha rinunciato alla proroga. Dal 12.04.2018 è stato un secondo supplente.

Si chiede se al secondo supplente possa essere conferita la nomina fino al 30 di giugno.

 

Risposta

La risposta al quesito è contenuta nell’art. 37 del CCNL/2007 che dispone: “Al fine di garantire la continuità didattica, il personale docente che sia stato assente, con diritto alla conservazione del posto, per un periodo non inferiore a centocinquanta giorni continuativi nell’anno scolastico, ivi compresi i periodi di sospensione dell’attività didattica, e rientri in servizio dopo il 30 aprile, è impiegato nella scuola sede di servizio in supplenze o nello svolgimento di interventi didattici ed educativi integrativi e di altri compiti connessi con il funzionamento della scuola medesima. Per le medesime ragioni di continuità didattica il supplente del titolare che rientra dopo il 30 aprile è mantenuto in servizio per gli scrutini e le valutazioni finali. Il predetto periodo di centocinquanta giorni è ridotto a novanta nel caso di docenti delle classi terminali.”

Pertanto, per ragioni di continuità didattica, al secondo supplente va conferita la proroga fino al 30 giugno.

 

 

Adozione libri di testo: strumenti alternativi

 

Quesito del 9/05/2018

Il problema riguarda l'adozione dei libri di testo.

Grazie alla possibilità di avere un potenziamento di arte, due insegnanti hanno realizzato una serie di dispense che andrebbero a sostituire il libro di testo. Le dispense avrebbero come prezzo il solo costo netto di stampa, con significativo risparmio per le famiglie.

La domanda è: l'unica norma di riferimento è il punto 2 della nota MIUR 2581 del 9 aprile 2014, cioè serve solo delibera del Collegio docenti per adozione "strumenti alternativi"?

In verità, non si può neanche parlare di utilizzazione economica di opere di ingegno (art. 33, comma f, D. Interministeriale 44 2001, in quanto la Scuola non guadagna nulla.

 

Risposta

Non risulta l'esistenza di altra disposizione ministeriale sull'argomento, oltre il punto 2 della nota MIUR 2581 del 9 aprile 2014 sull'argomento che dispone:

“2. Scelta dei testi scolastici (art. 6, comma 1, legge n. 128/2013)

Il collegio dei docenti può adottare, con formale delibera, libri di testo ovvero strumenti alternativi, in coerenza con il piano dell'offerta formativa, con l'ordinamento scolastico e con il limite di spesa stabilito per ciascuna classe di corso”.

Pertanto, a queste condizioni e modalità, pare possibile l'adozione delle dispense realizzate da tali due insegnanti in sostituzione del libro di testo.

 

 

Certitificazione versamenti effettuati alla scuola

 

Quesito del 4/05/2018

Alla scuola arrivano in questi giorni numerose istanze di genitori per avere una certificazione del versamento a suo tempo effettuato quale contributo volontario all'atto della iscrizione.

Viene affermato dai richiedenti che tale certificazione risulta necessaria per la dichiarazione dei redditi.

Chiedo: la scuola è OBBLIGATA a tale certificazione?

Per la dichiarazione dei redditi non serve unicamente la ricevuta di versamento alla scuola tramite bollettino postale o bonifico bancario con debita causale di cui deve essere in possesso la famiglia?

Posso pertanto rifiutare la certificazione?

 

Risposta

In linea di principio la scuola non è obbligata a fornire la certificazione in parola per le ragioni esposte nel quesito, tuttavia pare consigliabile, per ragioni di opportunità e per fornire all'utenza un servizio corrispondente alle aspettative, riscontrare positivamente l'istanza (che comunque richiede una risposta), che peraltro non comporta un eccessivo aggravio di lavoro per la scuola, essendo i versamenti in questione registrati in appositi elenchi in suo possesso.

 

 

Prove Invalsi: obbligatorietà

 

Quesito del 4/05/2018

Le scrivo per un parere in merito a una situazione che sto affrontando in questi giorni.

PROVE INVALSI: come ogni anno, ho previsto in contrattazione un numero di ore congrue per retribuire i docenti che volontariamente si prestano alla correzione e tabulazione degli esiti delle prove INVALSI. Poiché il decreto n. 62/2017 stabilisce che tutte le attività relative allo svolgimento delle prove Invalsi sono attività ordinarie di istituto, probabilmente ho sbagliato a inserire queste attività tra le ore aggiuntive da retribuire.

La contrattazione, vista dai revisori, è stata firmata. A questo punto mi chiedo cosa sia più corretto fare: lasciare la situazione così per quest’anno scolastico e modificare dal prossimo? Intervenire con una modifica nella contrattazione, sentita la RSU? Il problema è che ieri un gruppo di docenti ha già proceduto alla correzione delle prove di inglese e le prossime prove sono nei prossimi giorni… Che fare?

 

Risposta

Si conferma che il D.Lgs. 62/2017, attuativo della legge n. 107/2015, stabilisce che tutte le attività relative allo svolgimento delle prove Invalsi sono attività ordinarie di istituto. Il nuovo dettato normativo sembra non lasciare dubbi sugli obblighi dei docenti in relazione alla somministrazione e correzione delle prove.

La circostanza è stata anche ribadita dalla nota Miur n. 2992 del 20 aprile 2017, precisando che: “In linea di coerenza anche il piano annuale delle attività, predisposto dal dirigente scolastico e deliberato dal collegio dei docenti, ai sensi dell’art 28, comma 4, del vigente C.C.N.L non può non contemplare tra gli impegni aggiuntivi dei docenti, anche se a carattere ricorrente, le attività di somministrazione e correzione delle prove INVALSI”.

Le predette attività di somministrazione e correzione, dunque, rientrano tra gli impegni aggiuntivi dei docenti.

Ciò precisato, poiché tali attività non sono tra le ore aggiuntive da retribuire, nel caso sottoposto si conviene sull'opportunità di intervenire con una modifica nella contrattazione, sentita la RSU.

La circostanza andrà chiarita ai docenti che hanno già avviato l'attività e a quelli che la proseguiranno.

 

 

Somministrazione e correzione prove Invalsi

 

Quesito del 3/05/2018

Con la mia RSU non corre buon sangue e ogni occasione è buona per ostacolarmi. L'ultima trovata riguarda la correzione delle prove invalsi. Sulla scia del Dlgs n. 62 sulla valutazione, che al punto 3 dell'art. 4 considera tali prove attività ordinarie......"

Che fare?

 

Risposta

Il D.Lgs. 62/2017, attuativo della legge n. 107/2015, ha introdotto delle importanti novità riguardo alle Prove Invalsi, entrate in vigore nel 2017/18 per il primo ciclo, nel 2018/19 per il secondo.

Il decreto stabilisce che tutte le attività relative allo svolgimento delle prove Invalsi sono attività ordinarie di istituto.

Il nuovo dettato normativo sembra non lasciare dubbi su quelli che sono gli obblighi dei docenti in relazione alla somministrazione e correzione delle prove.

Nel 2011, il Miur era intervenuto in merito con la nota n. 2992 del 20 aprile, volta a fornire precisazioni in merito alle rilevazioni nazionali.

Nella nota vengono riportate le norme entro le quali si collocano le rilevazioni, per poi sottolineare che:

Da quanto finora detto emerge con assoluta chiarezza che l’ordinamento scolastico richiede alle scuole la partecipazione, anzi il concorso istituzionale, alle rilevazioni periodiche e di sistema.”

Riguardo alla somministrazione e correzione della prova da parte degli insegnanti stabilisce: “In linea di coerenza anche il piano annuale delle attività, predisposto dal dirigente scolastico e deliberato dal collegio dei docenti, ai sensi dell’art 28, comma 4, del vigente C.C.N.L non può non contemplare tra gli impegni aggiuntivi dei docenti, anche se a carattere ricorrente, le attività di somministrazione e correzione delle prove INVALSI”.

Le predette attività di somministrazione e correzione, dunque, rientrano tra gli impegni aggiuntivi dei docenti.

Le nuove disposizioni dettate dal decreto legislativo n. 62/2017 ridefiniscono la natura delle attività connesse allo svolgimento delle Prove, che sono non più aggiuntive ma ordinarie. Il nuovo dettato normativo non si riferisce soltanto ai docenti ma alla scuola nel suo insieme, riferendosi quindi anche alle attività svolte dalle segreterie.

 

Così, infatti, leggiamo agli articoli 4/3 e 7/5: “Le azioni relative allo svolgimento delle rilevazioni nazionali costituiscono per le istituzioni scolastiche attività ordinarie d’istituto”.

Per le ragioni qui indicate si ritiene pertanto legittimo imporre ai docenti l'onere della somministrazione e della correzione delle prove Invalsi.

 

 

Correzione prove Invalsi alunni di Scuola Primaria

 

Quesito del 22/04/2018

Se i docenti somministratori effettuano ore aggiuntive rispetto al loro normale orario di servizio, vengono compensate come ore eccedenti. Fino all’anno scorso la correzione delle prove avveniva durante l’incontro di programmazione settimanale. Ma, poiché il D.Lgs. n. 62 del 13 aprile 2017, art. 4 comma 3 prevede che “le azioni relative allo svolgimento delle rilevazioni nazionali costituiscono per le istituzioni scolastiche attività ordinarie d'istituto”, posso far svolgere la correzione al di fuori dell’orario della programmazione (pur pagando le ore aggiuntive per la somministrazione)?

 

Risposta

Il parere è che sia possibile far correggere tali prove al di fuori dell'orario della programmazione, essendo esse “attività ordinario d'istituto” e come tali da programmare e svolgere.

 

 

Formazione docenti non di ruolo

 

Quesito del 22/04/2018

Il Collegio Docenti ha deliberato il Piano di formazione di istituto, in cui è previsto un percorso formativo di 8 ore sulla valutazione condotto da una docente universitaria. Alcuni docenti supplenti dichiarano che non intendono partecipare al corso di formazione, richiamando il comma 124 della Legge 107/2015: "Nell'ambito degli adempimenti connessi alla funzione docente, la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale." E’ accettabile questa giustificazione per l’assenza dal corso, visto che il Collegio Docenti lo ha approvato per gli insegnanti in servizio nell’istituto? Se così fosse è opportuno precisare a questi docenti che la formazione rappresenta un’opportunità preziosa in vista della loro futura immissione in ruolo?

 

Risposta

Si condivide la dichiarazione che la formazione in servizio dei docenti rappresenta per i supplenti un’opportunità preziosa anche in vista della loro futura vita professionale, a cominciare dall'immissione in ruolo.

Che il comma 124 della legge 107/2015 si riferisca espressamente ai docenti di ruolo non comporta che dalla formazione siano esclusi quelli non di ruolo.

Tuttavia poiché il collegio docenti ha deliberato il Piano di formazione per gli insegnanti dell'istituto, obbligatoria per tutti, in cui è previsto tale percorso formativo di 8 ore, non possono venirvi esclusi i supplenti nel periodo in cui sono in servizio nella scuola, formazione pertanto obbligatoria anche per essi.

 

 

Supplenze di sostegno

 

Quesito del 22/04/2018

Nella scuola di reggenza a febbraio ho nominato una supplente di sostegno sulla base della graduatoria vigente: contratto fino al 30 giugno. Contestualmente richiedevo conferma dei punti alla scuola che ne aveva determinato il punteggio. Qualche giorno dopo, un docente che seguiva in graduatoria ha richiesto la revisione del proprio punteggio sempre alla propria scuola capofila. La rideterminazione del suo punteggio gli faceva scavalcare in graduatoria chi prima lo precedeva. Mi faceva quindi istanza perché io facessi decadere la collega e assegnassi a lui il posto. Io non l’ho fatto attendendo anche per la collega la risposta della propria rideterminazione: questa è arrivata a metà aprile e retrocede ulteriormente la docente. Ora devo procedere ad annullare il contratto che feci a febbraio e riassegno al pretendente? Quando però feci il contratto, chiamai regolarmente chi si trovava davanti in graduatoria…

 

Risposta

Le procedure da seguire da parte delle scuole per le chiamate degli aspiranti a supplenze sono stabilite dagli artt. 10 e 11 del DM 374/2017 relativo alle graduatorie di istituto per gli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019 e 2019/2020.

La vostra scuola avrebbe dovuto pertanto utilizzare la procedura informatica di consultazione delle proprie graduatorie che rende possibile la prospettazione della situazione di occupazione totale o parziale ovvero di inoccupazione degli aspiranti e, conseguentemente, di procedere all’interpello e convocazione dei soli aspiranti che siano nella condizione di accettare la supplenza stessa.

La supplenza così conferita aveva piena validità per la durata del suo conferimento.

Non si vede perché abbiate poi richiesto conferma dei punti alla scuola che ne aveva determinato il punteggio mettendovi così nella condizione di dover rivedere il vostro operato a vantaggio di chi dalla rivalutazione potesse vantare titoli poziori.

 

 

Docente: mancanze ai doveri d'ufficio

 

Quesito del 19/04/2018

Ho un docente di ........., in ruolo dal 2004, che manca gravemente ai suoi doveri. Elenco i problemi maggiori, ......................

Tu come procederesti? Tiene presente che sta rovinando la fama della scuola e anche la mia, visto che dovrei essere garante del diritto all'apprendimento degli alunni, oltre che del corretto comportamento dei docenti! Grazie in anticipo.

 

Risposta

Si conferma che i comportamenti tenuti dal docente in parola sono passibili di procedimento disciplinare, da attivare dal DS.

Tuttavia, se si ritiene di dover intraprendere tale strada, occorre tener presenti due aspetti:

- il decreto legislativo 150/2009 amplia di molto i poteri del dirigente ed al tempo stesso rende le procedure più stringenti. Nel complesso, si tratta di uno strumento molto più efficace che in passato, ma che deve essere utilizzato con particolare attenzione e con rigore concettuale ed amministrativo;

- proprio per questo, è meglio scegliere, per un eventuale intervento sanzionatorio, un singolo evento di evidente rilevanza, piuttosto che disperdersi su questioni di minor peso. Visto che ormai è possibile irrogare anche sanzioni “pesanti”, che in passato erano precluse al dirigente scolastico, è bene evitare di logorarne l’efficacia contrastando episodi di minore evidenza.

 

 

Consumo di pasti domestici a scuola

 

Quesito del 18/04/2018

Avrei necessità di un parere in merito ad una situazione creatasi nella mia Direzione Didattica.

Nei primi giorni di marzo i genitori di una classe 4^ a tempo pieno hanno deciso di mettere in atto una protesta contro il servizio mensa, del quale lamentano la scarsa qualità, scarsa igiene e pasti freddi. Mi hanno comunicato con una nota che da una certa data avrebbero fornito ai figli un panino. Ho riunito immediatamente i genitori per comprendere meglio le ragioni del malcontento, per rassicurarli comunicando che non sono mai pervenute segnalazioni di fatti che giustificassero una protesta di quel genere e spiegare loro quali fossero le difficoltà della scuola in quella situazione (carenza di spazi, di risorse per la vigilanza, ecc.). Vista la nota del MIUR n. 348 del 3.3.2017 non ho ritenuto opportuno fare un'azione di forza per vietare l'iniziativa e ho chiesto al Comune e all'Ufficio Igiene della ASSL il previsto supporto per l'individuazione di spazi idonei e corrette procedure per la consumazione del pasto domestico. Il Comune, come era prevedibile, ha risposto negativamente sulla concessione di uno spazio all'interno della sala mensa (in concessione alla ditta che ha in appalto il servizio) e la ASSL, nonostante i solleciti, non ha dato risposta.

Attualmente la protesta si è ridotta a due famiglie, che hanno ora comunicato al Comune la disdetta del servizio sino a quando "avremo rassicurazioni concrete in merito alle segnalazioni fatte e alle richieste esposte". Faccio presente che il 6 aprile c'è stato un controllo del SIAN (a seguito dell'esposto di una delle mamme dei due alunni che non stanno usufruendo del servizio), il quale ha rilevato l'assoluta conformità delle condizioni e delle procedure adottate nell'erogazione del servizio. Ho comunicato l'esito del sopralluogo a docenti e genitori al fine di poter tranquillizzare chi ancora avesse qualche dubbio. Le due famiglie continuano a portare avanti la protesta (ormai totalmente infondata visto il riscontro avuto dal SIAN) e, fatto che aggrava la situazione, non rispettano quanto hanno dichiarato nella nota, ovvero che i figli avrebbero consumato un panino, ma forniscono il pasto domestico. Ho più volte comunicato loro la necessità di rispettare quanto dichiarato, poiché la scuola non possiede attrezzature idonee alla conservazione di cibi cotti né attualmente ha messo a punto procedure che possano escludere il rischio di contaminazione, in attesa del parere della ASSL. Inoltre, nelle mie comunicazioni li ho sempre sollecitati a evitare il coinvolgimento dei bambini nelle loro azioni di protesta e a presentare le istanze nelle sedi competenti, fornendo loro tutte le informazioni relative ai diversi ruoli e alle diverse competenze, non essendo la scuola stazione appaltante del servizio. In breve, le azioni persuasive, in particolare nei confronti della mamma "leader", non hanno dato l'esito sperato ed è chiaro, da una serie di ulteriori elementi a contorno della vicenda, che stia cercando lo scontro, un'azione eclatante che le dia l'occasione per mettersi in luce (a giugno ci saranno le elezioni amministrative).

Con il perdurare della situazione, ritengo, a questo punto, che si stiano violando pesantemente anche i diritti dei due alunni ad usufruire, con il resto della classe, dell'intero tempo scuola, scelto e sottoscritto in fase di iscrizione, ossia 40 ore comprensive della mensa scolastica.

Le chiedo cortesemente un parere per poter valutare altre modalità che non lascino spazio a comportamenti ostinati e irragionevoli.

 

Risposta

Il comportamento adottato dalla dirigenza di codesta istituzione scolastica è piamente condivisibile.

Infatti è vero che la nota del MIUR n. 348 del 3.3.2017 invita le istituzioni scolastiche ad adottare, in presenza di alunni o studenti ammessi a consumare cibi preparati da casa, precauzioni analoghe a quelle adottate nell'ipotesi di somministrazione dei c.d. pasti speciali. Nell'ambito dell'organizzazione di tali procedure ed ai fini del controllo delle eventuali fonti di pericolo, le istituzioni scolastiche potranno richiedere supporto al Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione attivo presso la ASL competente per territorio.

Tra le indicazioni che vengono date per evitare situazioni di criticità c’è quella di attivare procedure atte ad evitare possibilità di scambio di alimenti e conseguenti contaminazioni, adottando nei confronti di studenti ammessi al pasto domestico precauzioni analoghe a quelle previste nell’ipotesi di somministrazione dei cd pasti speciali, anche chiedendo il supporto del Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione presso l’Asl territoriale. L’assimilazione del pasto domestico al pasto speciale (in caso ad esempio di celiachia e/o di intolleranze alimentari) di fatto risolve in senso positivo la questione sollevata in merito alla possibilità del consumo del pasto domestico nel refettorio o comunque insieme a chi utilizza il servizio di refezione, dal momento che non è contestato che gli alunni con pasti speciali – per i quali pure sussiste un rischio di contaminazione – pranzino insieme agli altri.

 

 

Piano annuale delle attività del personale docente

 

Questo del 14/04/2018

La RSU ..... di questa istituzione scolastica mi ha inviato una mail in cui in relazione al "Piano Annuale delle Attività.........., si chiede cortesemente di attenersi alla calendarizzazione prevista dal Piano già approvato in modo da consentire a tutti i docenti la partecipazione alle attività collegiali."

 

Risposta

Il testo della RSU fa riferimento all'art. 28, comma 4 del CCNL/2007.

Tuttavia, il Piano annuale delle attività del personale docente rientra nelle competenze che l'art. 5, comma 2, del d.lgs. 165/01, dopo la modifica sostanziale introdotta dal d.lgs. 150/09, assegna in via esclusiva al dirigente di una pubblica amministrazione. Visti i nuovi elementi interpretativi (Decreto interpretativo del dlgs 150/2009, orientamenti giurisprudenziali, posizione della funzione pubblica sulla questione dell'assegnazione dei docenti ai plessi e alle sedi, ecc.) si hanno elementi valutativi importanti per aderire con maggiore certezza a questa visione dell'assetto organizzativo interno.

Il Piano costituisce quindi provvedimento gestionale attraverso il quale il dirigente provvede ad organizzare il lavoro e a gestire le risorse umane assegnate in organico all'istituto. Il dirigente pertanto assume la responsabilità di tale pianificazione e del funzionigramma, che costituisce parte fondamentale del Piano, assicurando in questo modo un'organizzazione del personale che sia funzionale alla realizzazione degli obiettivi strategici definiti all'interno del POF, e sempre il dirigente risponde dei risultati conseguiti.

Nella predisposizione del provvedimento gestionale il dirigente dovrà opportunamente avvalersi del contributo dei suoi collaboratori e potrà anche acquisire il parere del collegio docenti, qualora lo ritenga opportuno, ma la sua decisione finale non potrà essere subordinata alla delibera del collegio, come previsto dal CCNL del comparto scuola, che in questo caso risulta sovrascritto dal d.lgs. 150/09, che ha carattere di norma imperativa.

Il dirigente è invece tenuto per legge a fornire informazione alla parte sindacale su tutti gli atti gestionali, quindi anche sul Piano annuale delle attività del personale docente. In questo caso è consigliabile che l'informazione abbia carattere preventivo, in modo che il dirigente possa esplicitare i criteri che ha adottato in sede di predisposizione del provvedimento e possa anche recepire, se del caso, eventuali osservazioni che possano provenire da parte sindacale.

In conclusione, questi sono gli elementi per impostare una risposta responsabile e coerente alla richiesta della RSU.

 

 

Inidoneità temporanea al servizio

 

Quesito del 10/04/2018

Si chiede in quale tipologia di assenza va inquadrata una docente dichiarata dalla commissione medica di verifica NON IDONEA TEMPORANEAMENTE AL SERVIZIO IN MODO ASSOLUTO FINO AL 30/07/2018.

Si chiede inoltre, quali sono gli adempimenti successivi della scuola.

 

Risposta

La dichiarazione della commissione medica in parola comporta l'allontanamento temporaneo dalla scuola della docente interessata.

Al DS incombe l'obbligo di collocare, con apposito provvedimento, la dipendente interessata in malattia di ufficio.

Il periodo di assenza per malattia d'ufficio va valutato quale assenza per malattia, sia ai fini della retribuzione che in merito al superamento del periodo di comporto ai sensi dell’art. 17 del CCNL 2007, non essendo stata prevista dal legislatore alcuna esclusione dal suddetto computo e dalla decurtazione della retribuzione, come invece ha fatto in altre occasioni (es. assenza per gravi patologie ai sensi dell’art. 17 comma 9 del CCNL 2007).

Pertanto, il periodo trascorso in malattia d’ufficio si deve cumulare con le altre assenze per malattia (nel triennio precedente la visita medica collegiale) ai fini del calcolo della durata massima dell’assenza.

In merito alla questione del comporto, l’art. 17 comma 1 del CCNL 2007 prevede che il dipendente assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di diciotto mesi. Ai fini della maturazione del predetto periodo, si sommano, alle assenze dovute all'ultimo episodio morboso, le assenze per malattia verificatesi nel triennio precedente.

Il secondo comma dispone che, superato il periodo previsto dal comma 1, al lavoratore che ne faccia richiesta è concesso di assentarsi per un ulteriore periodo di 18 mesi in casi particolarmente gravi, senza diritto ad alcun trattamento retributivo.

Il terzo comma prevede che, prima di concedere su richiesta del dipendente l'ulteriore periodo di assenza di cui al comma secondo l'amministrazione procede all'accertamento delle sue condizioni di salute, per il tramite del competente organo sanitario ai sensi delle vigenti disposizioni, al fine di stabilire la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro.

Superati i periodi di conservazione del posto previsti dai commi 1 e 2, oppure nel caso che, a seguito dell'accertamento disposto ai sensi del comma 3, il dipendente sia dichiarato permanentemente inidoneo a svolgere qualsiasi proficuo lavoro, l'amministrazione può procedere, salvo quanto previsto dal successivo comma 5, alla risoluzione del rapporto corrispondendo al dipendente l'indennità sostitutiva del preavviso.

In materia è successivamente intervenuto il DPR 27 luglio 2011, n. 171 con il quale, in ottemperanza alla previsione di cui all'articolo 55-octies del D.Lsg. 30 marzo 2001, n. 165, è stato introdotto il “Regolamento di attuazione in materia di risoluzione del rapporto di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche dello Stato e degli enti pubblici nazionali in caso di permanente inidoneità psicofisica”. Il citato regolamento disciplina la procedura, gli effetti ed il trattamento giuridico ed economico relativi all'accertamento della permanente inidoneità psicofisica dei dipendenti, anche con qualifica dirigenziale, delle amministrazioni dello Stato.

Le disposizioni del decreto in argomento si applicano in via automatica, ai sensi dell’art. 2 comma 3 bis, del D.Lgs. 165/2001 e, pertanto, abrogano le precedenti disposizioni anche di natura contrattuale.

Nel citato Regolamento viene previsto che la pubblica amministrazione avvia la procedura per l'accertamento dell'inidoneità psicofisica del dipendente, in qualsiasi momento successivo al superamento del periodo di prova, in caso assenza del dipendente per malattia, superato il primo periodo di conservazione del posto previsto nei contratti collettivi di riferimento.

In detta ipotesi la scuola, prima di concedere l'eventuale ulteriore periodo di assenza per malattia, dandone preventiva comunicazione all'interessato, procede all'accertamento delle condizioni di salute dello stesso, per il tramite dell'organo medico competente, al fine di stabilire la sussistenza di eventuali cause di permanente inidoneità psicofisica assoluta o relativa. Ferma restando la possibilità di risoluzione del rapporto di lavoro in caso di superamento del periodo di comporto previsto dal CCNL vigente, la scuola procede alla risoluzione del rapporto di lavoro se a seguito all'accertamento medico emerge un'inidoneità permanente psicofisica assoluta.

 

 

Esami di Stato: documento del 15 maggio e privacy

 

Quesito del 13/04/2018

Desidero chiedere una vostra opinione sulla legittimità di inserire nel documento del 15 maggio l'elenco dei nominativi degli alunni componenti la classe e una ulteriore tabella che riguarda le ore e i progetti che questi hanno affrontato nel corso del triennio relativamente all'alternanza scuola  lavoro. Dal momento che i documenti vanno pubblicati all'albo on line e quindi visibili a tutti ci sono problemi legati alla privacy o queste informazioni presenti nel documento sono eccedenti? Grazie per il parere.

 

Risposta

Sul tema è intervenuto il Garante della privacy con la nota prot. n. 10719 del 21marzo 2017 con la quale fornisce, nell’Allegato n.1, le indicazioni operative per la corretta redazione del documento del 15 maggio, con l’obiettivo di garantire la protezione dei dati personali degli studenti.

Il Garante, nella nota citata, sottolinea l’importante ruolo delle scuole che, nello svolgimento delle proprie funzioni istituzionali, devono agire nel pieno rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità degli studenti, anche con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali.

In base a questa necessaria e doverosa tutela per gli studenti ed evidenziando che alcuni modelli di documento predisposti da alcune scuole, una parte reperibile anche in rete, non è rispettosa del diritto alla tutela dei dati personali e, quindi, della privacy degli studenti, il Garante stabilisce quanto segue:

[…] non si ha alcuna ragionevole evidenza della necessita di fornire alla commissione esaminatrice dati personali riferiti agli studenti in un documento finalizzato ad orientare tale commissione nella redazione del testo della terza prova che sia il più adeguato possibile agli studenti esaminandi.

E chiaro, infatti, che il senso del documento sia quello di mettere in evidenza i1 percorso didattico e formative di ciascuna classe, prescindendo dalle peculiarità dei singoli elementi che la compongono.

Lo stesso dato normativo, nonché le successive indicazioni ministeriali al riguardo, non lasciano margini a un’interpretazione estensiva circa il contenuto del documento tale da comprendere anche riferimenti ai singoli studenti, risultando quindi priva del necessaria fondamento normative la diffusione di un documento così redatto”.

Tutti i consigli di classe che sono chiamati all’elaborazione del documento del 15 maggio, sono tenuti, quindi, a seguire e rispettare le indicazioni fornite dal Garante a tutela della privacy degli studenti frequentanti l’ultimo anno di corso della scuola secondaria II grado e che, in seguito all’ammissione, dovranno sostenere l’Esame di Stato.

 

 

Supplenza di docente in maternità

 

Quesito del 11/04/2018

Una docente a t.i. ha una cattedra di 20 ore. La docente usufruisce della riduzione di 5 ore per allattamento.

Sulle 5 ore viene nominata una supplente, chiamiamola supplente 1, che dopo poco tempo si mette in maternità. Viene nominato sulle 5 ore un altro supplente, supplente due.

La docente titolare da oggi, avendo il bimbo superato un anno di età, è in congedo parentale per 20 giorni.

1. Il supplente 2 ha diritto di priorità sulla supplenza di 20 giorni?

2. Oppure per conferire la supplenza la scuola deve fare una nuova convocazione?

3. Quali diritti mantiene la supplente 1, che è in maternità?

 

Risposta

Nell'ipotesi che la supplente 2 sia tuttora in servizio per le 5 ore, ad essa compete il diritto alla sostituzione della titolare per 20 giorni sulla base dell'art. 7/4 del DM 131/2007, il quale dispone che “Per ragioni di continuità didattica, ove al primo periodo di assenza del titolare ne consegua un altro, o più altri, senza soluzione di continuità o interrotto solo da giorno festivo o da giorno libero dall’insegnamento, ovvero da entrambi, la supplenza temporanea viene prorogata nei riguardi del medesimo supplente già in servizio, a decorrere dal giorno successivo a quello di scadenza del precedente contratto”.

La proroga di tale supplenza avviene di diritto, senza necessità di fare una nuova convocazione.

Alla supplente 1, in maternità, ai sensi dell'art. 12, comma 2 del CCNL/2007, spetta “l'intera retribuzione fissa mensile nonché le quote di salario accessorio fisse e ricorrenti che competono nei casi di malattia superiore a 15 giorni consecutivi o in caso di ricovero ospedaliero e per il successivo periodo di convalescenza post-ricovero, secondo la disciplina di cui all'art. 17, comma 8. Durante il medesimo periodo di astensione, tale periodo è da considerarsi servizio effettivamente prestato anche per quanto concerne l’eventuale proroga dell’incarico di supplenza”.

Pertanto, alla supplente 1 in maternità, va conferita anche una nomina per tutto il periodo di astensione obbligatoria a tale titolo, con l'attribuzione dei conseguenti diritti di cui all'art. 12/2 del CCNL/2007.

 

 

Uscita didattica durante l'orario delle lezioni

 

Quesito del 11/04/2018

Una docente ha organizzato un'uscita didattica accordandosi con i genitori che sono disposti ad accompagnare gli alunni. Mi chiedo se una tale modalità sia legittima e non esponga, in caso di incidente, a reato di lesioni colpose o di grave colpa organizzativa per non aver prevenuto nel miglior modo i possibili danni. Il viaggio in questione si svolgerebbe in orario didattico. Il mio RSPP sostiene che se gli alunni si ritrovano direttamente sul posto senza passare dalla scuola e poi rientrano sempre, senza transitare da scuola, il problema non si pone e la responsabilità cade esclusivamente su colui che guida l'auto.

Grazie.

 

Risposta

Non pare possibile escludere la scuola con le conseguenti responsibilità dall'attività in questione, organizzata da una docente in orario didattico, anche se gli alunni, accompagnati dai genitori, si ritrovano direttamente sul posto senza passare dalla scuola e poi rientrano, senza transitare da scuola.

In merito, va premesso infatti che, con l'entrata in vigore del DPR 8/03/1999 n. 275, le istituzioni scolastiche hanno completa autonomia in materia di organizzazione e responsabilità delle visite guidate e dei viaggi di istruzione.

Per questo la regolamentazione di tutte le tipologie di “uscita” dalla scuola (viaggi di integrazione culturale, viaggi di integrazione della preparazione di indirizzo, stage, viaggi connessi ad attività sportive, settimane bianche, visite guidate, partecipazione a gare nazionali o internazionali) è di competenza degli organi scolastici che ne regolano anche le modalità, in quanto tutte quelle (anche particolareggiate) indicate nelle circolari ministeriali precedenti (in particolare C.M. 14/10/1992 n. 291 e C.M. del 2/10/1996 n. 623), assumono oramai la funzione di opportuno riferimento per orientamenti e suggerimenti operativi, ma non rivestono più carattere prescrittivo. La circostanza è stata ancora ribadita nella nota MIUR prot. n. 2209 del 11/04/2012.

Spetta in particolare al Consiglio di Istituto approvare uno specifico Regolamento o comunque fissare i criteri generali organizzativi delle attività in parola, al Collegio dei docenti ed ai Consigli di classe la loro programmazione didattica.

In tale regolamento andranno ricompresi pure i viaggi di uno o più giorni che è nella piena disponibilità e responsabilità della scuola programmare.

 

 

Legge 104/92: Fruizione personale supplente

 

Quesito del 11/04/2018

Sono una collaboratrice scolastica e usufruisco della legge 104 per mia madre (alzaimer) che da circa 1 anno è in una struttura privata (i tre giorni di permesso li ho potuti usufruire per una dichiarazione di assistenza fornitami dalla struttura stessa).

Sono stata inserita nella graduatoria della scuola ma esclusa dalla precedente di cui usufruivo della legge 104.

Se lei mi darà una risposta in merito può per favore dirmi se è giusto o sbagliato e di quale articolo in merito si tratta.

 

Risposta

La possibilità di fruire della legge 104 non è legata alla sede di servizio. Pertanto a qualunque scuola lei venga assegnata può fruirne alle condizioni stabilite dall'art. 33, comma 3 della legge 104/92. Esso dispone che a condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa.

Per fruire dei permessi previsti dall'art. 33/3 della legge medesima il dipendente deve produrre alla scuola

1) il verbale rilasciato dalla competente ASL di accertamento del disabile in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3 commi 1 e 3.

2) dichiarazione sostitutiva resa dall’interessa, ai sensi degli artt. 46 e 47 del DPR 445/2000, e sottoscritta ai sensi dell’art. 76, attestante:

a) che il disabile non è ricoverato a tempo pieno presso un istituto specializzato;

b) l’impegno a comunicare eventuali variazioni delle precedenti condizioni.

Poiché la legge nulla dice sulla qualità del lavoro del dipendente, anche il supplente temporaneo ha  titolo a fruire del diritto relativo.

 

 

Graduatoria tutor bando PON

 

Quesito del 7/04/2018

Una docente del mio Istituto ha presentato ricorso avverso le graduatorie provvisorie per la selezione di Tutor interni nei moduli previsti dal bando PON (Inclusione e lotta al disagio) che allego alla presente.

Le chiedo: Il riscontro al ricorso (impostato dallo scrivente e che le allego), le sembra formalmente corretto? E’ necessario indicare alla ricorrente anche gli eventuali successivi step per poter impugnare le citate graduatorie?

Respinto il ricorso, possiamo passare alla pubblicazione delle graduatorie definitive per la selezione di Esperti/Tutor interni? Il procedimento può ritenersi concluso? Quale altre azioni potrebbe intraprendere la ricorrente per impugnare anche le graduatorie definitive?

 

Risposta

Si condivide il risconto al ricorso della docente in parola. Non pare necessario indicare i successivi passaggi per impugnare le graduatorie (che l'interessata deve conoscere poiché indicati nel bando relativo).

Respinto il ricorso, è possibile pubblicare le graduatorie definitive relative al caso.

E' nella facoltà della ricorrente intraprendere ulteriori iniziative cui si potrà rispondere sulla base delle argomentazioni prodotte.

 

 

Elezioni RSU: elettorato passivo

 

Quesito del 6/04/2018

Per essere in lista come rsu occorre essere di ruolo?

In due liste differenti ho un ata (dsga) che è assistente amministrativa con incarico dsga (ma non vi è certezza che rimanga... nel caso dovesse arrivare uno di ruolo), l'altra è una docente che è supplente temporanea...

Mi è venuto il dubbio...

Infatti non avrebbe senso eleggere componenti di cui non si ha certezza di stabilità...

Attendo tue delucidazioni.

Grazie mille.

 

Risposta

La Circolare ARAN n. 1 del 1918 ha indetto le elezioni delle RSU nei giorni 17-19 aprile 2018 richiamando la normativa che disciplina attualmente la materia (CCNQ del 10 luglio 1996, Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e suc. mod. ed integrazioni).

L'elettorato passivo interessa tutto il personale in servizio a tempo indeterminato (sia a tempo pieno che a tempo parziale).

Pertanto, indipendentemente dalla stabilità nella vostra istituzione scolastica, l'assistente amministrativa di ruolo con incarico dsga ha titolo all'elettorato passivo, mentre non lo ha la supplente temporanea che si ritiene essere docente non di ruolo.

 

L'amministrazione comunale richiede il registro degli ingressi a scuola

 

Quesito del 6/04/2018

Relativamente ad un plesso di scuola del I ciclo, l’Amministrazione comunale, Ente proprietario dell’edificio, mi richiede copia del registro degli ingressi nell’edificio (registro dei visitatori, sul quale si registrano e firmano le persone esterne alla scuola ammesse a vario titolo nell’edificio), relativamente ad un periodo di qualche mese, con la motivazione generica di conoscere l’accesso di estranei alla scuola.

Le mie perplessità a dar corso alla richiesta sono ovviamente relative alla possibile violazione della privacy delle persone registrate (data e ora, firma, motivo della visita). Per contro, la considerazione che il registro degli ingressi è uno strumento per la sicurezza, per la quale collaborano la scuola e l’Ente proprietario.

Come procedere? Quale normativa eventualmente opporre?

Grazie.

 

Risposta

Si ritiene legittima la richiesta dell'ente locale anche se la motivazione è generica. Infatti l'Amministrazione comunale, in ragione della proprietà dell'edificio, ha interesse a conoscere chi vi accede, per motivi di sicurezza, la cui garanzia è anche sua specifica competenza.

Semmai, per tutelare la privacy, si potrebbero oscurare i soli nomi dei visitatori.

 

 

Docente: incompatibilità

 

Quesito del 6/04/2018

Un docente titolare di ruolo con orario completo 18 ore chiede la formale autorizzazione a stipulare un Contratto di "Lavoro Intermittente" con una Associazione Privata per attività che non interferiscono con il servizio scolastico.

E' ammissibile che un docente a tempo pieno possa svolgere un secondo lavoro di questa particolare tipologia (in ogni caso lavoro subordinato) o solamente tale possibilità è limitata a docenti a tempo parziale (9 ore )?

 

Risposta

Il tema delle incompatibilità professionali o lavorative del personale in servizio presso le pubbliche amministrazioni, compresa la scuola, è un argomento complesso e molto delicato.

L’incompatibilità si riferisce ai doveri di esclusività delle prestazioni del pubblico dipendente (obbligo di dedicare le proprie energie lavorative soltanto alla funzione). Tale esclusività può essere assoluta (vieta qualsiasi altra attività), o relativa (anche se in astratto ammessa, rende di fatto inconciliabile con la funzione principale qualsiasi altra attività). Tra queste ultime rientrano le ipotesi di incompatibilità condizionata (realizzabili a determinate condizioni, ad es. con l’autorizzazione preventiva).

Sull’argomento ciascuna amministrazione ha margini di autonomia decisionale e ha facoltà di adottare un proprio regolamento per individuare le attività non consentite e le procedure amministrative di autorizzazione (Circ. Funzione Pubblica n. 6 del 18/07/1997). Il M.P.I. finora non ha assolto a tale adempimento sicché per il personale scolastico manca un regolamento organico in materia.

Tuttavia la disciplina delle incompatibilità riferita alle scuole è rinvenibile nell’art. 60 del D.P.R. n. 3 del 10/01/1957, nell'art. 508 del D.Lgs. 297 del 16/04/1994; nell'articolo 53 del D.Lgs n. 165 del 30/03/2001 e in alcune clausole dei contratti collettivi in vigore nel comparto (per il part time vedi ad es. l’art. 36, 9 del CCNL/2003).

Ancora la nota MIUR Prot. n. 1584/Dip/Segr. del 29.07.2005 ha disposto: “Oggetto: Esercizio di attività incompatibili con la funzione docente. In relazione a ricorrenti quesiti concernenti la materia in oggetto, si fa presente che, ai sensi del disposto di cui all’articolo 508, comma 10 del D.L.vo n. 297/94 (Testo Unico), il personale docente non può esercitare attività commerciale, industriale o professionale, né può accettare o mantenere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fini di lucro, tranne che si tratti di cariche in società od enti per i quali la nomina è riservata allo Stato.

Tale divieto non si applica nel caso di personale nei cui confronti sia stata disposta la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale, con una prestazione lavorativa  non superiore al 50 per cento di quella a tempo pieno. Tale personale è tuttavia tenuto a comunicare lo svolgimento dell’attività aggiuntiva, a pena di decadenza dall’impiego, secondo quanto previsto dall’articolo 1, comma 61, della legge n. 662 del 23.12.1996 (finanziaria 1997).

Al personale docente è consentito, previa autorizzazione del dirigente scolastico, l’esercizio della libera professione a condizione che non sia di pregiudizio all’ordinato e completo assolvimento delle attività inerenti alla funzione docente e che risulti, comunque, coerente con l’insegnamento impartito”.

I citati enunciati giuridici dispongono per il personale con rapporto a tempo pieno l'assoluta incompatibilità nei seguenti casi:

- attività, onerose o gratuite, che oltrepassino i limiti della saltuarietà e occasionalità;

- cariche in società costituite a fini di lucro;

- libere professioni (salvo i casi riferiti a personale in part-time e quelli ammessi da regimi normativi speciali, come per es. per i docenti).

Sono, invece, compatibili e possono essere svolte senza alcuna autorizzazione:

- le attività rese a titolo gratuito presso associazioni di volontariato o cooperative a carattere socio/assistenziale senza scopo di lucro;

- le attività, anche con compenso, che siano espressive di diritti della personalità, di associazione e di manifestazione del pensiero, costituzionalmente protetti (collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili); l'utilizzazione economica da parte dell'autore o inventore di opere dell'ingegno o di invenzioni industriali; la partecipazione a convegni e seminari; gli incarichi per i quali sia corrisposto solo il rimborso delle spese documentate; gli incarichi per lo svolgimento dei quali il dipendente è posto in posizione di aspettativa, di comando o di fuori ruolo; gli incarichi conferiti dalle organizzazioni sindacali a dipendenti presso di esse distaccati o in aspettativa non retribuita; le partecipazioni a società a titolo di semplice socio (arg. da art. 58, comma 6, 2° periodo, D.Lgs. n. 29/1993).

Da ultimo, sono astrattamente compatibili, ma devono essere preventivamente autorizzati:

- gli incarichi, anche occasionali, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, per i quali sia previsto sotto qualsiasi forma un compenso;

- gli incarichi conferiti da altre amministrazioni pubbliche (commissioni tributarie, consulenze tecniche, consigli di amministrazione, collegi sindacali, commissioni di vigilanza, collaborazioni, ecc.) per i quali deve essere valutata la non interferenza con l'attività principale;

- le partecipazioni attive a società agricole a conduzione familiare, quando l'impegno richiesto sia modesto e non abituale o continuato durante l'anno;

- le cariche in società cooperative ovvero enti per i quali la nomina sia riservata allo Stato (art. 60 D.P.R. n. 3/1957 e legge n. 59/1992 sulle società cooperative). In particolare, le partecipazioni attive a società cooperative, ivi comprese casse rurali, sono ammesse purché l'impegno e le modalità di svolgimento siano inidonee ad interferire con l'attività ordinaria;

- le partecipazioni in qualità di amministratore a società cooperative, ivi comprese casse rurali, purché non vi sia conflitto di interessi tra attività gestionale del dipendente e competenze dell'amministrazione;

- l'attività di amministratore di condominio, purché l'impegno riguardi la cura dei propri interessi;

- altre attività rese anche a titolo gratuito, delle quali va valutata caso per caso la compatibilità con il rapporto di lavoro principale.

In relazione al caso prospettato, non pare ammissibile che un docente a tempo pieno possa svolgere un secondo lavoro di tale particolare tipologia rivestendo esso la natura di lavoro subordinato.

 

 

Alternanza scuola-lavoro

 

Quesito del 4/04/2018

Buongiorno. Sono una mamma che vorrebbe avere delle informazioni sull'alternanza scuola lavoro. Mio figlio frequenta la classe terza di un Liceo Scientifico e quest'anno deve svolgere le attività relative all'alternanza scuola lavoro. La scuola ha proposto un'alternanza scuola lavoro interregionale in un periodo in cui mio figlio è, per motivi strettamente familiari, impossibilitato a parteciparvi. Essendo le ore di alternanza obbligatorie e incidenti nella valutazione di fine anno non vorrei mettere in difficoltà mio figlio. Esiste la possibilità che l'alternanza scuola lavoro possa essere svolta in un altro modo? Ovvero può il genitore organizzare un percorso di alternanza scuola lavoro alternativo a quello della scuola e riconosciuto dalla stessa? E se la legge consente tale possibilità, quali sono gli obblighi del genitore e le modalità per poterlo organizzare? Qual è l'iter da seguire?

 

Risposta

La legge 107/2015, nei commi dal 33 al 43 dell’articolo 1, sistematizza l’alternanza scuola lavoro dall’a.s. 2015-2016 nel secondo ciclo di istruzione, attraverso: la previsione di percorsi obbligatori di alternanza nel secondo biennio e nell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, con una differente durata complessiva rispetto agli ordinamenti: almeno 400 ore negli istituti tecnici e professionali e almeno 200 ore nei licei, da inserire nel Piano triennale dell’offerta formativa.

Le ore di alternanza possono anche essere effettuate in periodo estivo. In questo modo l’alternanza scuola lavoro diventa parte integrante del curricolo di ogni studente e non più un fatto facoltativo ed aggiuntivo.

Qualora lo studente sia impossibilitato a partecipare all'attività di alternanza proposta dalla scuola, il consiglio di classe può approvare per lui un percorso specifico presentato da lui e dalla famiglia che presenti le caratteristiche simili a quelle proposte per i compagni di classe sia circa il monte ore, sia circa i contenuti del percorso.

Prima della conclusione dell'anno scolastico, l'alunno dovrà produrre al consiglio di classe una relazione, sottoscritta anche da genitori, concernente l'esperienza formativa svolta e le competenze acquisite.

 

 

Alunni: istruzione domiciliare

 

Quesito del 2/04/2018

Ho due alunni di scuola secondaria di primo grado con problemi psicologici che in questo ultimo periodo non frequentano le lezioni scolastiche. Gli specialisti della NPI consigliano un intervento di istruzione domiciliare al fine di evitare contatti diretti con l’ambiente scolastico. Sto verificando con l'Ufficio Scolastico Regionale se la situazione rientra tra quelle ammissibili per l'istruzione domiciliare. Secondo te ci sono le condizioni per attivare un tale intervento? In alternativa alcuni docenti propongono il ritiro da scuola (che va richiesto dalla famiglia entro il 15 marzo?), l'istruzione privata a carico dei genitori e poi l’esame di idoneità per l'ammissione alla classe successiva. A mio parere non ritengo opportuna questa seconda modalità, considerata la particolare situazione di disagio degli alunni in questione e preferirei programmare un intervento domiciliare con alcuni insegnanti.

 

Risposta

L’istruzione domiciliare si propone di garantire il diritto all’apprendimento, nonché di prevenire le difficoltà degli studenti e delle studentesse colpiti da gravi patologie o impediti a frequentare la scuola per un periodo di almeno trenta giorni, anche se non continuativi, durante l’anno scolastico.

Il MIUR con la circolare n. 56 del 4 luglio 2003 ha pubblicato un vademecum dettagliato in cui sono riportate le principali azioni da adottare da parte delle Istituzioni scolastiche.

L’istruzione domiciliare permette di garantire agli alunni, che si trovano nell’impossibilità di recarsi a scuola per gravi motivi di salute, il diritto all’Istruzione e all’Educazione.

Il servizio didattico offerto si presenta come parte integrante del processo terapeutico e non risponde solo ad un diritto costituzionalmente garantito; esso contribuisce, infatti, al mantenimento e al recupero psicofisico degli alunni, tenendo il più possibile vivo il tessuto di rapporti dell’alunno stesso con il suo mondo scolastico ed il sistema di relazioni sociali ed amicali da esso derivanti. L’importanza dell’istruzione domiciliare, dunque, non è relativa soltanto al diritto all’istruzione ma anche al recupero psicofisico dell’alunno grazie al mantenimento dei rapporti con il mondo della scuola: insegnanti e compagni.

Pertanto, l’istituzione scolastica di appartenenza dell’alunno, previo consenso dei genitori e su loro specifica richiesta, attiva un progetto di Istruzione domiciliare secondo la procedura e i documenti necessari descritti nel vademecum del MIUR e i singoli UU.SS.RR. disciplinano annualmente le modalità per accedere ai fidanzamenti da destinare alle scuole per attivare i singoli percorsi di istruzione domiciliare.

Di norma sono i docenti dell’istituzione scolastica di appartenenza che effettueranno gli interventi domiciliari per un monte ore massimo così ripartito:

• scuola primaria: massimo 4 ore settimanali in presenza

• scuola secondaria di 1^ grado: massimo 5 ore settimanali in presenza

• scuola secondaria di 2^ grado: fino a 6/7 ore settimanali in presenza

Oltre all’azione in presenza, necessariamente limitata nel tempo, è possibile prevedere attività didattiche che utilizzino differenti tecnologie (sincrone e asincrone), allo scopo di consentire agli studenti (in particolare ai più grandi) un contatto più continuo e collaborativo con il proprio gruppo-classe.

Le patologie, che consentono l’attivazione dell’istruzione domiciliare, dopo che l’alunno sia stato ricoverato in ospedale, sono quelle di seguito elencate:

- Patologie onco–ematologiche;

- Patologie croniche invalidanti, che comportano l’allontanamento periodico dalla scuola;

- Malattie o traumi acuti temporaneamente invalidanti;

- Patologie o procedure terapeutiche che richiedono una terapia immunosoppressiva prolungata, oltre il periodo di ospedalizzazione, tale da impedire una normale vita di relazione, per l’aumentato rischio di infezioni.

Le suddette patologie devono essere dettagliatamente certificate dalla struttura ospedaliera in cui l’alunno è stato ricoverato, così come il periodo di impedimento alla frequenza scolastica.

Ciò precisato non pare possibile attivare l'istruzione domiciliare nei casi rappresentati.

Tuttavia, vista la situazione economica disagiata delle famiglie e il termine per il ritiro da scuola ormai scaduto, si potrebbe suggerire ad alcuni docenti volonterosi di avviare iniziative didattiche che utilizzino le differenti tecnologie di cui si è detto.

 

 

Accesso agli atti: ammissibilità

 

Quesito del 2/04/2018

La famiglia di un alunno mi chiede un accesso agli atti per visionare la relazione di un’insegnante in merito a un episodio avvenuto all’uscita da scuola, quando una maestra ha parlato con il padre di un alunno di difficoltà comportamentali del figlio e poi ne è scaturito un diverbio. Successivamente lo stesso padre è stato ricevuto prima dalle maestre e poi da me per chiarimenti sull’episodio. Nonostante ciò vuole sapere se la maestra ha relazionato in modo corretto e completo quanto è avvenuto. Sono tenuta a consegnarli copia della relazione predisposta dall’insegnante?

 

Risposta

Chi intende accedere agli atti in possesso della scuola deve presentarne una richiesta, ai sensi dell’art. 22 della legge 241/90 e successive modificazioni e integrazioni, dimostrando l’esistenza di un suo reale interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso, fermo restando che non è consentito l’accesso al solo scopo di sottoporre a un controllo generalizzato l’attività della P.A.

Se l’istanza coinvolge controinteressati, l’amministrazione è tenuta a dare comunicazione agli stessi, mediante invio di copia con raccomandata con avviso di ricevimento, o per via telematica per coloro che abbiano consentito tale forma di comunicazione (DPR 184/06, art 3). Il telefax sarà utilizzabile solo previa adozione di cautele “atte ad evitare che la riservatezza non venga esposta oltre misura: rispetto al plico raccomandato e alla posta elettronica, infatti, il fax non assicura sempre la medesima confidenzialità prima di pervenire al controinteressato” (Garante per la protezione dei dati personali, parere 23 marzo 2006).

Si è del parere che nel caso rappresentato ricorrano le condizioni perché il genitore possa accedere alla relazione in questione, con contestuale comunicazione dell'istanza alla docente interessata.

 

 

ATA: ferie

 

Quesito del 27/03/2018

Ti scrivo per ricevere una cortese tua opinione rispetto al seguente tema:

ferie personale ATA in un contesto lavorativo che prevede 5 gg. di lavoro 36 ore settimanali, giornata del sabato.

Il dubbio che mantengo concerne le richieste di congedo del personale ATA, e la loro concessione da parte mia, che tendono a considerare il sabato, in un contesto lavorativo di cinque giorni settimanali, come automaticamente non spendibile come congedo, in quanto già ritenuto di chiusura settimanale della scuola. Ovviamente il personale risolve il tema delle trentasei ore di lavoro settimanali in cinque giorni lavorativi con l’applicazione della formula 32+4, in considerazione del sabato sussunto in quanto riposo anche nel periodo di congedo. Di fronte alla certezza da parte del personale amministrativo di non conteggiare il sabato come giorno di congedo, quando esso si trova all’interno di un contesto complessivo di un periodo di congedo anche lungo, conservo ancora delle perplessità nonostante il parere dell’ARAN teso a convalidare l’opinione del personale del mio istituto.

Qual è la tua opinione al riguardo?

 

Risposta

Il MPI già con CM n.155 del 6 maggio 1989 affermava che, indipendentemente dalle turnazioni effettuate (su 6 o su 5 giorni lavorativi), la formale settimana lavorativa del personale scolastico rimane stabilita in 6 giorni settimanali. I CCNL del personale scolastico nulla hanno innovato in materia, in particolare in essi viene ribadito quanto già affermato dal MPI con la circolare citata. Ad esempio l’art. 13, comma 5 del CCNL/2007 recita: “Nell’ipotesi che il POF d’istituto preveda la settimana articolata su cinque giorni di attività, per il personale ATA il sesto è comunque considerato lavorativo ai fini del computo delle ferie e i giorni di ferie goduti per frazioni inferiori alla settimana vengono calcolati in ragione di 1,2 per ciascun giorno.”

Va fatta salva la regola che se il personale ATA è stato assunto da meno di 3 anni ha diritto a 30 giorni di ferie all’anno, che diventano 32, dopo tre anni di contratto.

Risulta pertanto evidente che le ferie del personale ATA, indipendentemente dall’orario settimanale effettuato, devono essere sempre rapportate a 32 (o 30) giorni effettivi, escludendo quindi tutte le festività ricadenti nel periodo di ferie richiesto (domeniche e quant’altro), ma non il giorno lavorativo in cui il dipendente non è in servizio. Solo in caso di ferie usufruite per limitati periodi, meno di 6 giorni nell’arco settimanale, non comprendenti il “giorno libero” di un determinata settimana, queste comportano un computo maggiorato del 20% (1,2). Ad esempio, se un ATA ha usufruito, nell’ a.s., dei seguenti periodi di ferie: dal lun. 15 al ven. 19 marzo e dal lun. 10 al ven. 14 maggio (per un totale di 10 giorni), le ferie rimanenti corrispondono a: 32 – (10 x 1,2) = 20 giorni (in caso di dipendente con diritto a 32 giorni di ferie). La norma vuole, evidentemente, impedire la sperequazione rispetto a coloro che richiedono periodi di ferie al cui interno è collocato il giorno lavorativo in cui i dipendenti non sono in servizio (di norma il sabato) che, come detto, deve essere incluso nei 32 giorni di ferie spettanti.

 

 

Congedo parentale a ore

 

Quesito del 29/03/2018

Una docente della scuola in reggenza il giorno 8 aprile, al compimento dell'anno del suo bambino dovrebbe rientrare ad orario completo. Fino ad ora ha usufruito di 5 ore di allattamento. In realtà noi abbiamo nominato per 6 ore, a fronte dell'unitarietà dell'insegnamento, lei ha svolto il servizio su due classi (12 ore) dando un'ora di disponibilità alla scuola. Ora vorrebbe terminare l'anno scolastico (per il prossimo ha fatto domanda di part-time) usufruendo del congedo parentale a ore (per queste 6 ore) in modo che le supplenti terminino l'anno scolastico. Ho letto che ciò è possibile, ma la segreteria non sa come stipulare il contratto ai supplenti.

Come una assenza, quindi giorno per giorno, ma allora sul primo giorno non si nomina, oppure trovare un modo per fare un unico contratto per due giorni alla settimana (o 1/3 di 18 ore o 1/3 di 5 giorni)?

 

Risposta

La legge 24 dicembre 2012, n.228 ha introdotto la possibilità di frazionare ad ore la fruizione del congedo parentale, rinviando tuttavia alla contrattazione collettiva di settore il compito di stabilire le modalità di fruizione del congedo stesso su base oraria, nonché i criteri di calcolo della base oraria e l'equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa.

Il decreto legislativo del 15 giugno 2015, n. 80, attuativo della delega contenuta nel Jobs Act, prevede che i genitori lavoratori dipendenti, in assenza di contrattazione collettiva, anche di livello aziendale, possano fruire del congedo parentale su base oraria in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha inizio il congedo parentale.

Già l'art. 32, comma 1-ter del D.Lgs. 151/2001, valido anche per il comparto scuola precisava: "In caso di mancata regolamentazione, da parte della contrattazione collettiva, anche di livello aziendale, delle modalità di fruizione del congedo parentale su base oraria, ciascun genitore può scegliere tra la fruizione giornaliera e quella oraria. La fruizione su base oraria è consentita in misura pari alla metà dell'orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha inizio il congedo parentale. Nei casi di cui al presente comma è esclusa la cumulabilità della fruizione oraria del congedo parentale con permessi o riposi di cui al presente decreto legislativo”.

La supplenza da conferire per la copertura del congedo parentale a ore va assegnata con le stesse modalità con cui le supplenti hanno sostituito finora la collega.

 

 

Inidoneità all'insegnamento: passaggio ad altro ruolo

 

Quesito del 23/03/2018

Ritiene possibile che un docente di sostegno scuola primaria dichiarato non idoneo all'insegnamento dalla CMV, ma idoneo ad altri compiti, faccia ricorso (cosa prevista) ritenendosi danneggiato dal giudizio e dal conseguente passaggio ad altri compiti di tipo organizzativo/amministrativo, pur avendo dato il proprio consenso alla VMC?

Dopo aver inviato all'Ufficio Scolastico provinciale il verbale con l'esito e un progetto contenente compiti e obiettivi da perseguire per il docente, quali ulteriori adempimenti possono essere intrapresi, visto il contenzioso che presumibilmente sarà avviato?

Preciso che ancor prima di richiedere la VMC, sentito il medico competente e il Rspp di istituto, ho predisposto un piano di lavoro con e per il docente in questione contenente limitazioni ed indicazioni volte a tutelarlo da possibili rischi.

La ringrazio del riscontro anche circa le ultime indicazioni normative in materia.

 

Risposta

L'art. 15, ai commi 4 e seguenti, del D.L. n. 104 del 12.09.2013, convertito con modificazioni in Legge n. 128/2013, dispone che nei confronti del personale docente della scuola dichiarato, successivamente al 1 gennaio 2014, permanentemente inidoneo alla propria funzione per motivi di salute, ma idoneo ad altri compiti, trova applicazione la procedura di cui all'articolo 19, commi da 12 a 14 del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, con conseguente assunzione, su istanza di parte, della qualifica di assistente amministrativo o di assistente tecnico.

Non esistono ulteriori disposizioni sull’argomento e pertanto la scuola ha agito in piena legittimità.

 

 

Esami I ciclo: prova scritta lingua inglese

 

Quesito del 21/03/2018

Avrei un quesito da porre per la questione della prova scritta esame primo ciclo.

La questione è la seguente: le docenti del gruppo disciplinare chiedono di poter differenziare le due prove scritte di inglese tra le sezioni di inglese potenziato e bilinguismo, in altre parole vorrebbero aggiungere un supplemento di prova per gli alunni che hanno frequentato le 5 ore alla settimana.

La DS l'anno scorso presidente esame da me aveva già cassato questa possibilità adducendo il fatto che le 2 ore in più la settimana sono finalizzate all'ascolto e alla conversazione e per questo non trova ragion d'essere un supplemento di prova scritta d'esame.

Se mai, in sede di colloquio, trova spazio la valutazione di questi aspetti.

Non riesco a trovare l'appiglio normativo.

Se potessi avere un'indicazione per come meglio agire...

Grazie.

 

Risposta

La nota MIUR Prot. n. 0000741 del 3/10/2017 relativa all'Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione, art. 9 (Prova scritta relativa alle competenze nelle lingue straniere) dispone:

“l. La prova scritta relativa alle lingue straniere accerta le competenze di comprensione e produzione scritta riconducibili ai livelli del Quadro Comune Europeo di riferimento per le lingue del Consiglio d'Europa, di cui alle Indicazioni nazionali per il curricolo e, in particolare, al Livello A2 per l'inglese e al Livello Al per la seconda lingua comunitaria.

2. La prova scritta è articolata in due sezioni distinte, rispettivamente, per l'inglese c per la seconda lingua comunitaria.

3. La commissione predispone almeno tre tracce in coerenza con il profilo dello studente e i traguardi di sviluppo delle competenze delle Indicazioni nazionali per il curricolo, con riferimento alle tipologie in elenco ponderate sui due livelli di riferimento: a) questionario di comprensione di un testo a risposta chiusa e aperta; b) completamento di un testo in cui siano state omesse parole singole o gruppi di parole, oppure riordino e riscrittura o trasformazione di un testo; c) elaborazione di un dialogo su traccia articolata che indichi chiaramente situazione, personaggi e sviluppo degli argomenti; d) lettera o email personale su traccia riguardante argomenti di carattere familiare o di vita quotidiana; e) sintesi di un testo che evidenzi gli elementi e le informazioni principali.

4. Per le alunne e gli alunni che utilizzano le due ore settimanali di insegnamento della seconda lingua comunitaria per il potenziamento della lingua inglese o per potenziare l'insegnamento dell'italiano per gli alunni stranieri, la prova scritta fa riferimento ad una sola lingua straniera.

5. Nel giorno di effettuazione della prova la commissione sorteggia la traccia che viene proposta ai candidati”.

Alla luce di queste indicazioni, si condivide la modalità di svolgimento della prova di inglese già utilizzata negli esami del precedente anno scolastico.

 

 

Infortuno in itinere: mancata denuncia all'INAIL

 

Quesito del 19/03/2018

In data 26 febbraio una docente ha avuto un infortunio nel percorso casa-scuola. Il 27 febbraio, ricevuta la documentazione, una assistente amministrativa ha provveduto a caricare l'infortunio a SIDI.

Venerdì scorso (16 marzo) scopro che la denuncia di infortunio non è mai pervenuta all'INAIL.

Da verifica fatta, l'assistente amministrativa non aveva completato la pratica: la sua motivazione è stata che in quei giorni il SIDI funzionava male ma, dalla risposta pervenuta dal ticket aperto su SIDI, risulta che non è stato fatto l'invio di quanto caricato.

Come mi devo comportare? In caso di sanzione potrò rivalermi sulla assistente?

Può essere utile una lettera di spiegazioni all'INAIL?

Grazie per il costante supporto.

 

Risposta

L'assistente amministrativa in questione ha contravvenuto a un suo specifico dovere. Essa è pertanto passibile di sanzione che andrà attivata con le modalità previste dall'art. art. 55-bis del D.Lgs. 105/2001 e cioè: contestazione degli addebiti entro 20 giorni da quando si è avuto notizia del fatto.

I passi successivi sono i seguenti:

- convocazione del dipendente per il contraddittorio a difesa con un preavviso di almeno 10 giorni;

- conclusione del procedimento entro 60 giorni, salvo che non sia stato richiesto e accordato (per gravi e oggettivi impedimenti) un rinvio della convocazione per più di 10 giorni; in tal caso la durata del rinvio si somma al limite di 60 giorni;

- possibilità di un unico rinvio nel corso del procedimento, che si deve quindi concludere necessariamente.

I termini suddetti sono perentori.

In linea generale, la competenza del dirigente in fatti di natura disciplinare si estende, in una logica di progressività, dall’avvertimento scritto alla censura fino alla sospensione dal servizio e dalla retribuzione per un massimo di 10 giorni.

Si ritiene inutile o quantomeno inopportuna una lettera di spiegazioni all'INAIL che è un ente autonomo nell'assunzione di iniziative sul caso rappresentato.

La “rivalsa” nei confronti dell’effettivo responsabile materiale della violazione cui potrebbe  scaturire una sanzione amministrativa, assume sul piano qualificatorio le forme dell’ordinaria azione civile risarcitoria davanti al giudice civile. Azione extracontrattuale regolata dall’art 2043 c.c., nel caso, non sussistendo alcun rapporto contrattuale diretto tra il dirigente scolastico ed il personale della scuola (unico rapporto contrattuale è quello con l’amministrazione, che non diventa mai rapporto trilaterale).

Azione nella quale, in concreto, il dipendente convenuto potrebbe comunque opporre, per ridurre la propria responsabilità ex art 1226 c.c., quale fatto colposo del creditore (nel caso il dirigente scolastico) la mancata attivazione di poteri di direttiva e di successivo controllo a questi spettante in quanto dirigente. Trattasi dunque di fattispecie giuridica incerta sotto il profilo giuridico, cosicché la sua convenienza in concreto andrà valutata attentamente da parte del dirigente scolastico.

 

 

Locali e arredi scolastici: uso da parte dell'ente locale

 

Quesito del 19/03/2018

La scuola che dirigo possiede un auditorium realizzato con finanziamento europeo Asse II.

In origine il locale era una palestra in disuso e si è approfittato del finanziamento europeo per effettuarne la trasformazione e acquistare le attrezzature e gli arredi.

L’auditorium de quo è dotato anche di attrezzature audio fisse, acquistate in proprio dalla Scuola.

Il Comune, in qualità di ente proprietario dei locali scolastici, accampa il diritto d’uso dell’auditorium così realizzato, per attività della comunità locale, da concedere a terzi.

La Scuola con il teatro ha maggiori potenzialità e vorrebbe poterne godere a lungo per il futuro e non vanificare le energie spese per la realizzazione del progetto che, tra l’altro, non è ancora ultimato nella fase amministrativa.

Ho bisogno di ragguagli in materia e conoscere la normativa applicabile.

 

Risposta

Occorre rilevare che l'auditorium realizzato nella scuola è ubicato in un locale di proprietà del comune, mentre soltanto le attrezzature e gli arredi sono proprietà dell'istituzione scolastica.

A fronte della richiesta dell'ente locale di usare dell'auditorium per le attività della comunità locale, si suggerisce di stipulare una convenzione con il comune per l’uso di tali locali al di fuori dell’orario delle attività didattiche, per attività compatibili con quelle scolastiche, da parte di associazioni, enti, persone ed altri soggetti che abbiano per fine istituzionale la promozione sociale, culturale, civile e sportiva dei cittadini.

La convenzione andrà accompagnata da una dichiarazione di assunzione, per le attività da svolgersi negli spazi e con le attrezzature concessi in uso, di tutte le responsabilità sia civili che penali (comprese quelle per eventuali infortuni subiti dagli addetti ai lavori e dai partecipanti), dalle quali sono sollevati il dirigente scolastico e il personale della scuola.

La gestione di tali attività potrebbe generare anche un utile per la scuola, se opportunamente inserito nella convenzione.

 

 

Presidenza degli esami di stato

 

Quesito del 19/03/2018

Sono dirigente scolastico titolare di un liceo con reggenza di un istituto comprensivo.

In relazione agli esami di stato conclusivi del primo ciclo ed agli esami di maturità non mi è chiaro cosa mi compete.

Riferendomi rispettivamente all'art. 8 comma 2 del D.lgvo 13 Aprile 2017 n.62 (Esami di scuola media) e art 2 par 2.d.b pag. 21 disposizioni particolari della Circolare MIUR 4537 del 16-03-2018 (Formazione delle commissioni di esame di maturità) devo fare il presidente di esami presso la scuola media di reggenza o devo fare la domanda di presidente degli esami di maturità presso istituti superiori di secondo grado?

Grazie della disponibilità.

 

Risposta

Poiché le disposizioni citate non paiono sufficientemente chiare e tali da dissipare ogni equivoco nella loro applicazione, si ritiene più coerente che il dirigente titolare di un liceo  e soltanto reggente di un istituto comprensivo possa optare per la presidenza degli esami di stato conclusivi dei corsi di studio d’istruzione secondaria di secondo grado, pur non precludendogli l'opzione per la presidenza degli esami di stato delle scuole secondarie di primo grado.

In ultima analisi, però, la soluzione è data dagli uffici centrali e periferici del MIUR cui è affidata la nomina dei componenti le commissioni d'esame.

 

 

Il diploma ISSR non è riconosciuto diploma di laurea

 

Quesito del 17/03/2018

Il diploma accademico ISSR (Istituto Superiore di Scienze Religiose) abilita “esclusivamente all’insegnamento della religione cattolica” (Cfr. Consiglio di Stato – Adunanza della sezione seconda in data 1 aprile 1998 – Parere numero 365/98). Sempre lo stesso parere del Consiglio di Stato, all’ultimo comma recita “… non essendo stato equiparato ad un diploma di laurea rilasciato dall’università italiana non può conferire titolo all’attribuzione del punteggio …”.

Cortesemente, mi può dire se bisogna attribuire il punteggio per il diploma di laurea?

La ringrazio per il prezioso chiarimento che riterrà di inviarmi.

 

Risposta

Qualora il docente di IRC fosse in possesso di un attestato di laurea diverso dal diploma accademico  ISSR avrebbe titolo a vedersi attribuito il punteggio corrispondente.

Punteggio che non può vedersi invece assegnare per il solo il diploma accademico in scienze religiose (ISSR) perché esso non equivale a laurea riconosciuta dallo Stato italiano (non perché non ha contenuti tali da essere riconosciuto laurea), ma perché le facoltà teologiche lo considerano preliminare al baccalaureato e alla licenza.

 

 

Compiti della scuola nella somministrazione dei pasti ai bambini della scuola dell'infanzia

 

Quesito del 16/03/2018

Vorrei sapere quale è il ruolo specifico dell'insegnante durante la somministrazione dei pasti ai bambini nella scuola dell'infanzia, cioè devono tagliare la carne, devono sbucciare la frutta, devono spiattare, oppure devono solo vigilare sui bambini?

Grazie.

 

Risposta

I docenti della scuola dell'infanzia svolgono un’importante funzione di assistenza educativa durante la consumazione del pasto dal momento che il tempo della mensa è incluso nel loro orario di servizio “frontale”.

In particolare, durante la refezione scolastica i collaboratori scolastici statali non "sostituiscono" i docenti, ma si "affiancano" ad essi. Le classi, durante questo intervallo di tempo, sono gestite dai rispettivi insegnanti e i collaboratori scolastici possono svolgere un ruolo di vigilanza e assistenza (in particolare nella scuola materna) in compresenza e a supporto dei docenti. Nella scuola dell'infanzia questo dovrebbe risolvere, come giustamente ebbe modo di sottolineare l'ANCI, un vecchio contenzioso (chi deve versare l'acqua, tagliare la carne o sbucciare la frutta ai bambini, ecc.). E' importante comunque rilevare che si tratta sempre di "collaborazione" con i docenti e che i collaboratori scolastici non sostituiscono mai gli stessi nelle loro funzioni educative. Non solo: la competenza delle mansioni relative alla predisposizione delle porzioni e alla distribuzione delle stesse agli utenti della mensa scolastica (scodellamento) rimane all'ente locale; al collaboratore scolastico, e quindi alla scuola, compete l'“ordinaria vigilanza e assistenza degli alunni”.

 

 

Accesso agli atti: compensi dipendenti

 

Quesito del 15/03/2018

Ho ricevuto tramite PEC dall'avvocato di un collaboratore scolastico una richiesta di accesso agli atti della documentazione di dettaglio relativa al pagamento delle attività di manutenzione (retribuite con FIS a.s. 2016-17) sia del dipendente sia di un collega, con l'indicazione/riepilogo della manutenzione svolta da ognuno dei collaboratori presso ciascuna scuola dell'IC.

Punto 1: è lecito che un dipendente chieda di avere accesso al compenso di un collega (E' stata data informazione successiva in sede di contrattazione con nominativi del personale che ha avuto accesso e compensi espressi in forma aggregata)? Se sì, il collega è controintressato e quindi devo avviare tutta la procedura relativa prevista dalla normativa?

Punto 2: il documento di riepilogo della manutenzione effettuata non è documento in possesso dell'amministrazione in quanto l'incarico ha compenso forfettario differenziato in base al carico di lavoro e non alle singole manutenzioni effettuate (n. e complessità dei plessi di competenza e svolgimento di attività volte al mantenimento della sicurezza). Che risposta posso fornire all'avvocato in merito?

 

Risposta

Punto 1:

Il dipendente che volesse accedere ai compensi di un collega dovrebbe presentare una richiesta di accesso, ai sensi dell’art. 22 della legge 241/90 e successive modificazioni e integrazioni, dimostrando l’esistenza di un suo reale interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso, fermo restando che non è consentito l’accesso al solo scopo di sottoporre a un controllo generalizzato l’attività della P.A.

Se l’istanza coinvolge controinteressati, l’amministrazione è tenuta a dare comunicazione agli stessi, mediante invio di copia con raccomandata con avviso di ricevimento, o per via telematica per coloro che abbiano consentito tale forma di comunicazione (DPR 184/06, art 3). Il telefax sarà utilizzabile solo previa adozione di cautele “atte ad evitare che la riservatezza non venga esposta oltre misura: rispetto al plico raccomandato e alla posta elettronica, infatti, il fax non assicura sempre la medesima confidenzialità prima di pervenire al controinteressato” (Garante per la protezione dei dati personali, parere 23 marzo 2006).

Punto 2:

Se l'amministrazione non è in possesso del documento di riepilogo della manutenzione effettuata, il Dirigente ne indicherà all'avvocato di parte le ragioni che non consentono di fornire una risposta esaustiva. Esse sono così precisate nel testo fornito: l'incarico ha compenso forfettario differenziato in base al carico di lavoro e non alle singole manutenzioni effettuate (n. e complessità dei plessi  di competenza e svolgimento di attività volte al mantenimento della sicurezza).

 

 

Giustificazione incompleta di assenza

 

Quesito del 13/03/2018

Chiedo gentilmente il Suo parere su una questione sorta con un'insegnante che, dopo essersi assentata alcune volte per visita specialistica, puntualmente ha presentato una attestazione della visita effettuata, ma senza l'indicazione dell'orario. Alla richiesta verbale, fatta dall'assistente amministrativo, di perfezionamento della certificazione, la docente ha risposto dicendo che la cosa è irrilevante e chiede che le venga messa per iscritto. Io ho già diramato a Settembre una circolare sulle assenze che, per quanto concerne la tipologia di assenza in oggetto, fa esplicito riferimento al Decreto Legislativo, all'articolo e al comma che prevede l'attestazione indicante anche l'orario della visita effettuata, quindi non vedo la necessità di scrivere alcunché.

A questo punto, devo considerare l'assenza come ingiustificata?

 

Risposta

Si condivide il parere che la circolare sulle assenze diramata a suo tempo dalla Dirigente ne prevedeva tutte le modalità.

Tuttavia, per prevenire eventuali ricorsi contro un'assenza considerata ingiustificata, si suggerisce di rispondere per iscritto alla dipendente richiamando le dettagliate disposizioni impartite a suo tempo dalla Dirigenza, che giustificano l'immotivazione dell'assenza.

 

 

Chiusura scuole per maltempo

 

Quesito del 13/03/2018

La nostra scuola, al pari delle altre del territorio, è rimasta chiusa, per effetto di un’ordinanza sindacale, emanata per il maltempo, per tre giorni per i quali alcuni docenti avevano chiesto ed ottenuto permessi per visita specialistica e ferie. Detti permessi sono da ritenersi nulli?

Devono essere annullati dal D.S. con apposito atto o sono da registrare come visita specialistica, ferie…?

Grazie.

 

Risposta

Il tema della chiusura temporanea delle sedi scolastiche quando ha ripercussioni sul rapporto di lavoro intercorrente con i lavoratori, trova il proprio fondamento giuridico e normativo nei principi giuridici del Contratto di lavoro.

Nella fattispecie, l’interruzione dell’erogazione del servizio per qualsiasi causa esterna di forza maggiore, configura sicuramente una situazione di inadempimento derivante da cause non imputabili al prestatore (lavoratore), che, impossibilitato a svolgere i propri obblighi contrattuali, è legittimato ad assentarsi senza alcun vincolo di restituzione e/o recupero delle relative ore/giornate.

Nelle cause esterne di forza maggiore è opinione consolidata considerare la chiusura temporanea delle Istituzioni scolastiche e/o di plessi singoli appartenenti alle medesime per ordinanza del Prefetto o del Sindaco a causa di maltempo.

Essendo il rapporto di lavoro del Comparto Scuola di natura civilistica e obbligazionaria tra le parti che lo sottoscrivono, il principio giuridico di riferimento è l’art. 1256 del Codice civile, che recita: “L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore [il lavoratore], la prestazione diventa impossibile. Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore, finché essa perdura, non è responsabile del ritardo dell’adempimento”.

Pertanto, tutto il personale scolastico non è tenuto al servizio qualora i locali dove abitualmente lavora siano inaccessibili in virtù dell’ordinanza prefettizia o sindacale che ha disposto la chiusura della Istituzione Scolastica per eventi atmosferici avversi.

Si ritiene che anche coloro che hanno richiesto permessi retribuiti o ferie rientrino nella fattispecie e pertanto le loro domande e i relativi decreti vadano annullati d'ufficio.

 

 

Alunni: servizio mensa

 

Quesito del 10/03/2018

Nel Comune dove è ubicata la mia Direzione, ogni giorno si assiste a malumori e proteste dei genitori nei confronti del servizio mensa. Dopo aver lottato e ottenuto il mantenimento del Tempo pieno nella scuola primaria, si è scatenata la protesta, ormai incontenibile, dei genitori nei confronti dei costi del pasto, della qualità del servizio mensa, tanto da far vociferare che molte famiglie stiano pensando al famoso "pasto domestico". Martedì 13 marzo p.v., è stato proclamato lo sciopero dei dipendenti della Ditta aggiudicataria del servizio per questioni legate al pagamento dello straordinario. Io ho diramato una circolare con cui informo famiglie e personale dello sciopero e autorizzo i genitori a ritirare i propri figli durante l'ora di mensa per riportarli alla ripresa dell'attività pomeridiana. Immediata la reazione dei genitori: tutti i rappresentanti comunicano che lasceranno i bambini a scuola per tutto il tempo e forniranno loro un panino come pranzo.

E' legittimo? Gli insegnanti in servizio durante la mensa, sono tenuti a vigilare sugli alunni mentre mangiano il panino?

 

Risposta

La Nota MIUR n. 348 del 3 marzo 2017 ha fornito agli Uffici Scolastici regionali le direttive in caso di consumo del pasto a scuola, anche se preparato a casa.

Essa assegna alle scuole la competenza a valutare ed adottare le soluzioni più idonee a far consumare agli alunni il pasto domestico, garantendo l’assistenza da parte dei docenti e la massima sicurezza igienico-sanitaria, anche al fine di evitare qualsiasi forma di contaminazione e di scambio tra gli alimenti.

Da ciò si evince il diritto dei genitori a far consumare a scuola il pasto fornito ai propri figli e il dovere della scuola di disporre di un locale mensa e individuare un’area della stessa da destinare agli alunni che usufruiscono del servizio mensa e un’altra area (distinta, anche se non separata da divisori) agli alunni che consumano cibi propri.

A tutti gli alunni deve essere garantito lo stesso servizio di assistenza da parte dei docenti incaricati.

 

 

Graduatoria interna: l'anno di sospensione dal servizio non va valutato

 

Quesito del 9/03/2018

Una docente è stata sospesa dal servizio dal 28 agosto 2017 al 31 agosto 2018 a seguito di un provvedimento disciplinare del'UPD. Ai fini della graduatoria interna per l'individuazione di eventuali soprannumerari, l'anno scolastico 2017-2018 deve essere contato o no? qual è il riferimento normativo?

 

Risposta

L'art. 497 del D.Lgs. tratta degli effetti della sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio. In particolare i commi 5 e 6 rispondono al quesito:

“5. Il tempo di sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio è detratto dal computo dell'anzianità di carriera.

6. Il servizio prestato nell'anno non viene valutato ai fini della progressione economica e dell'anzianità richiesta per l'ammissione ai concorsi direttivo e ispettivo nei confronti del personale che abbia riportato in quell'anno una sanzione disciplinare superiore alla censura, salvo i maggiori effetti della sanzione irrogata”.

Pertanto l'anno di sospensione dall'insegnamento non può essere valutato nemmeno fini della graduatoria interna per l'individuazione di eventuali soprannumerari.

 

 

Alunni: visite di istruzione

 

Quesito del 8/03/2018

Sempre più frequentemente pervengono richieste da parte dei genitori volte ad ottenere per i loro figli, partecipanti a visite di istruzione, l'autorizzazione al rientro a casa da soli dalla città oggetto della visita, in diverse forme:

trattenersi a Milano nel pomeriggio o in serata dopo il termine della visita;

scendere dalla metro o dal mezzo pubblico alla fermata vicino alla casa dei nonni;

scendere dal treno nella stazione del paese di residenza, sita sul percorso del rientro a Novara, anziché rientrare a Novara (termine della visita didattica) e riprendere il treno sulla stessa linea per fare ritorno al proprio domicilio.

Finora ho sostenuto la linea della unitarietà della visita di istruzione, che ha inizio e termine uguale per tutti secondo quanto comunicato alle famiglie (ad es.: partenza dalla stazione ferroviaria e rientro alla stazione ferroviaria, oppure partenza da scuola e termine della visita alla stazione dei bus, ecc.) e sotto la responsabilità del docente.

Intenderei proseguire su questa linea anche per i maggiorenni, salvo rarissime e gravissime eccezioni da valutare volta per volta (es.: alunno il cui padre è stato ricoverato d'urgenza e la madre non ha possibilità di prelevare il figlio al rientro e non ha possibilità di delegare, o simili...), anche se i genitori fanno pressioni in senso opposto, talvolta non scoraggiati dai docenti, che forse non sono sufficientemente consapevoli delle proprie responsabilità ai sensi del 2048 C.P.

Chiedo un tuo parere sulla questione.

Grazie.

 

Risposta

Alla luce delle responsabilità poste in capo anche al personale scolastico dall'art. 2018 del Codice civile, si condivide appieno la linea adottata dalla dirigenza della unitarietà della visita di istruzione, che ha inizio e termine uguale per tutti secondo quanto comunicato alle famiglie (ad es.: partenza dalla stazione ferroviaria e rientro alla stazione ferroviaria, oppure partenza da scuola e termine della visita alla stazione dei bus, ecc.) e sotto la responsabilità del docente. Linea adottata anche per i maggiorenni, salvo rarissime e gravissime eccezioni da valutare volta per volta.

 

 

PON: selezione esperti

 

Quesito del 8/03/2018

Devo sottoporle due quesiti.

Il Primo

Un docente RSU può essere nominato dal Dirigente Scolastico membro della commissione che valuta le candidature pervenute per il PON Inclusione e lotta al disagio, a seguito di avviso pubblico, per la selezione interna di esperti e tutor?

Il secondo

E' stata avviata nella mia scuola la procedura per la selezione di esperti e tutor per il PON Inclusione e lotta al disagio.

Se nella tabella di valutazione dei titoli per esperto si specifica che i Master o titoli di perfezionamento devono essere coerenti con l'oggetto del bando, un master in Storia del Novecento è per lei coerente, considerato che il docente concorre per un modulo di italiano dal titolo "Caro amico ti scrivo".

Spero in un riscontro per avere un po' di chiarezza

Grazie!

 

Risposta

1) Non esistono preclusioni alla nomina di un docente RSU a far parte della commissione di valutazione delle candidature per la nomina di esperti PON, non essendo essa inclusa tra le incompatibilità previste dall'art 9 dell'Accordo collettivo quadro per la costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie per il personale dei comparti delle pubbliche amministrazioni siglato il 7/8/1998.

2) Si ritiene che chi è in possesso di un master in Storia del Novecento sia legittimato a concorrere per il modulo di italiano in questione. Infatti il corso universitario di Storia comprende anche insegnamenti di lingua italiana.

 

 

Dimissioni dal servizio di un dipendente di ruolo

 

Quesito del 6/03/2018

Sono un assistente amministrativo in ruolo da circa 5 anni. Mi si è presentata l'opportunità di poter avviare un'attività in proprio, sognata da tanti anni. Dopo vari ripensamenti (decidere di lasciare un lavoro sicuro per intraprendere una nuova attività senza sicurezza di continuità non è così facile), ho deciso di presentare le dimissioni a far data dal 1° settembre 2018. Non so però che procedura bisogna fare. Ho chiesto informazioni ma nessuno mi è stato preciso in merito.

La ringrazio per l'attenzione che vorrà porre alla presente.

 

Risposta

L'art. 1 del DPR 28/4/1998, n. 351 prevede: “Le dimissioni dall'impiego del personale del comparto "Scuola" con rapporto di lavoro a tempo indeterminato decorrono dall'inizio dell'anno scolastico o accademico successivo alla data in cui la domanda è stata presentata”.

Il 23 novembre 2017 è stata pubblicata la circolare operativa (nota 50436/17) relativa ai pensionamenti dal 1 settembre 2018, in attuazione del D.M. 919/17.

Tuttavia il caso rappresentato si riferisce a una cessazione non per pensionamento ma per intraprendere altra attività di lavoro.

Il principio che le dimissioni del personale a t.i. decorrono dal 1 settembre dell'anno scolastico successivo si applica anche al caso rappresentato.

Da quella data è pertanto possibile accettare incarichi annuali in altro profilo o altra attività di lavoro.

La procedura è quella di presentare le dimissioni al capo del servizio di appartenenza (nel caso della scuola è il Dirigente scolastico). Allo scadere della data delle dimissioni è possibile intraprendere una nuova attività di lavoro.

I termini di preavviso per le dimissioni volontarie vanno osservati ai sensi dell’art. 2118 del codice civile e sono quelli stabiliti dai contratti nazionali di comparto che nel caso specifico sono contenuti nell’art. 23 del CCNL del comparto scuola attualmente vigente nei seguenti termini: “In tutti i casi in cui il presente contratto prevede la risoluzione del rapporto con preavviso o con corresponsione dell'indennità sostitutiva dello stesso, i relativi termini sono fissati come segue: 

- 2 mesi per dipendenti con anzianità di servizio fino a 5 anni; 

- 3 mesi per dipendenti con anzianità di servizio fino a 10 anni; 

- 4 mesi per dipendenti con anzianità di servizio oltre 10 anni”.

Nel caso rappresentato sono sufficienti 2 mesi.

 

 

Scuola dell'infanzia: servizio mensa

 

Quesito del 5/03/2018

Dirigo una Direzione Didattica che si costituisce di n. 6 plessi, 3 dei quali di scuola dell’infanzia.

Negli ultimi due anni ho rilevato una frequenza irregolare al servizio mensa da parte degli alunni di due plessi della scuola dell’infanzia, dislocati nei quartieri meno abbienti della cittadina.

Lo scorso anno il Comune assegnò l’appalto del suddetto servizio a una nuova ditta: dopo poco più di un mese ci furono le proteste dei genitori in merito alla qualità del cibo.

Pertanto, le frequenze registrate si aggiravano attorno al 60% degli iscritti al servizio.

A ottobre 2017 la ditta ha cambiato il personale e la qualità del cibo è migliorata notevolmente. Di contro, io continuo a registrare una frequenza irregolare da parte dei piccoli alunni.

Un mese fa ho inviato una comunicazione ai genitori, richiedendo la collaborazione degli stessi affinché vi sia da parte degli allievi la partecipazione costante alla mensa scolastica, evidenziando l’importante momento educativo e, quindi, formativo, per la crescita degli scolari, ancor di più in questa fascia d’età.

Ho incontrato le docenti per esaminare la situazione e le stesse hanno rilevato che il problema è essenzialmente di natura economica. I genitori sono stati indirizzati all’apposito ufficio comunale, ma non sto qui a descriverLe quanto talvolta un modello ISEE si scontri con la situazione economica concreta delle famiglie.

Il discorso è che tutti, proprio tutti i genitori, continuano a scegliere il tempo pieno, sia all’atto dell’iscrizione che nelle riconferme annuali. Io, pertanto, richiedo l’organico in base alle domande delle famiglie (che poi, correttamente, iscrivono gli alunni al servizio mensa comunale), ma di fatto la frequenza, per il 40% degli stessi, è pari a zero per alcuni, mentre per altri si registra a giorni alterni.

Sollecitati a richiedere il tempo pieno solo se motivati a frequentare la mensa, gli stessi genitori rispondono che loro selezionano il tempo pieno nella speranza di poterlo far frequentare al proprio figlio l’anno successivo.

Considerata la situazione, esposta anche all’Ufficio competente del Comune, che altro posso fare?

Le mie perplessità nascono dal fatto che io richiedo puntualmente l'organico per un tempo pieno che, poi, potrebbe non essere frequentato da tutti.

Io più che incontrare le famiglie, ricordare loro che la domanda di iscrizione rappresenta un impegno, attivare iniziative per rendere più “appetibile” la permanenza a scuola, non saprei…

Al contempo, non posso negare l’uscita anticipata a un alunno il cui genitore si presenta alle 13.00 a scuola e non posso richiedere sezioni a orario antimeridiano se i genitori persistono nella loro richiesta del tempo pieno.

Ha qualche suggerimento in merito?

 

Risposta

L'operato della Dirigente che scrive è pienamente condivisibile perché coerente con le norme stabilite annualmente dalla circolare ministeriale sulle iscrizioni (la più recente è la Nota prot.n. 14659 del 13 novembre 2017: “Iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2018/2019”.

Non pare necessario né opportuno fornire ulteriori informazioni in merito.

 

Docenti: supplenze in altro plesso

 

Quesito del 1/03/2019

Scuola dell’Infanzia. In assenza di una docente nei plessi con una sola sezione, per garantire il servizio per l’intera giornata, alcune volte l’altra insegnante copre l’intero orario. In alternativa, per non gravare su un’unica persona, si chiede a una docente in servizio in un altro plesso dell’istituto (il più grande con 5 sezioni) di provvedere alla sostituzione, nell’ambito del suo orario giornaliero senza prestare ore aggiuntive. Se però nessuna docente si rende disponibile ad andare nell’altro plesso, come mi devo regolare? Posso fare un ordine di servizio per garantire la sostituzione?

 

Risposta

L’assegnazione dei docenti ai plessi è demandata alla competenza del dirigente scolastico, che ai sensi del decreto legge 150/2009 è responsabile della gestione del personale e dell’organizzazione del servizio.

Tuttavia, una volta fatta l’assegnazione ai vari plessi, eventuali disponibilità orarie dei docenti nel’ambito dell’orario settimanale obbligatorio non dedicate all’insegnamento frontale non possono essere impiegate per sostituire colleghi assenti in altro plesso dello stesso istituto.

Infatti l’art. 28 comma 5 del CCNL/2007 prevede espressamente che nel caso in cui il collegio dei docenti non abbia impegnato totalmente la quota oraria eccedente l'attività frontale e di assistenza alla mensa, “tali ore saranno destinate per supplenze in sostituzione di docenti assenti fino ad un massimo di cinque giorni nell'ambito del plesso di servizio”.

Il limite previsto dalle disposizioni contrattuali relativo alle supplenze nel plesso di servizio non è stato modificato da alcuna disposizione successiva, né è stato abrogato da analoghe norme contrattuali.

Pertanto nel caso in questione, la docente non può essere impiegata con ordine di servizio per supplenze in altro plesso. L'eventuale utilizzazione può essere solo manifestazione di personale disponibilità.

 

 

Supplenza: indicazione di erronea cessazione

 

Quesito del 25/02/2018

E' stato stipulato un contratto di lavoro a tempo determinato con una data di cessazione del rapporto errata. Più specificatamente è stato indicato il termine 30/06 per una sostituzione di un docente in aspettativa che dovrebbe rientrare in servizio ai primi di aprile. E' corretto affermare che in questo caso non è possibile recedere unilateralmente in applicazione del principio dell'autotutela? Se sì come si può procedere?

Grazie mille.

 

Risposta

L'erronea indicazione del termine di una supplenza non ne legittima l'interruzione prima della sua scadenza naturale.

Infatti la posizione prevalente in giurisprudenza e dottrina è contraria alla risoluzione di un contratto di supplenza a seguito del venir meno del presupposto giuridico del congedo del titolare (ad es. per il suo rientro anticipato).

Soltanto il CCNL Scuola del 1995 prevedeva espressamente la risoluzione del contratto per rientro anticipato del titolare, mentre analoga previsione non è stata riportata nei successivi CCNL del 1999, 2003 e 2007.

       Lo ha ricordato anche l’ARAN nell’Orientamento applicativo SCU_069 del 14/06/2013, nel quale alla domanda: “Il contratto stipulato con il supplente si risolve nel caso di rientro anticipato del titolare?” ha risposto: “Si fa presente che l’art. 18 comma 2 lett c) del CCNL 04/08/1995 prevedeva espressamente la risoluzione del contratto stipulato con il supplente a seguito del “rientro anticipato del titolare”, questa norma non è stata più ripresa dai successivi CCNL per cui si deve considerare non più applicabile”.

Il vigente CCNL/2017 Scuola (art. 25/5 per il personale docente e art. 44/7 per il personale ATA) prevede che “Il contratto individuale specifica le cause che ne costituiscono condizioni risolutive e specifica, altresì, che il rapporto di lavoro è regolato dalla disciplina del presente CCNL. E' comunque causa di risoluzione del contratto l'annullamento della procedura di reclutamento che ne costituisce il presupposto”.

Nel caso sottoposto la risoluzione del contratto sarebbe determinata non dall’annullamento della procedura, bensì dal rientro anticipato del titolare, condizione non specificata nel contratto di lavoro.

Il dirigente scolastico può risolvere anticipatamente un contratto soltanto per i seguenti motivi:

- superamento del limite massimo di assenze consentito;

- provvedimenti disciplinari che si concludono con la sanzione del licenziamento;

- annullamento della procedura amministrativa che ha portato all’assunzione del lavoratore.

In giurisprudenza, invece, è stato affermato che non è possibile licenziare il lavoratore a tempo determinato qualora vengano meno le esigenze per cui era stato assunto qual è, per l’appunto, il rientro anticipato del titolare (cfr. tribunale Pordenone, sentenza n. 12/2004; Corte d'Appello di Trieste, sentenza n. 160 del 2005).

Infatti i contratti individuali di lavoro costituiscono un obbligo da ottemperare per entrambi i contraenti e una rescissione unilaterale di tale obbligo non prevista dallo stesso contratto non è legittima e può essere impugnata dinanzi al giudice ordinario.

Alla luce di quanto sopra, si ritiene che la scuola non possa procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro con il supplente per decadenza del presupposto giuridico del congedo del titolare e conseguente rientro anticipato in servizio, ma debba procedere alla relativa utilizzazione per la durata del contratto stipulato in precedenza.

Anche il dipendente che rientra anticipatamente dal servizio viene utilizzato secondo le necessità della scuola con le modalità previste dall’art. 47 del CCNL/2007:

- attività e mansioni  espressamente previste dall’area di appartenenza;

- incarichi specifici che, nei limiti delle disponibilità e nell’ambito dei profili professionali, comportano l’assunzione di responsabilità ulteriori,

- svolgimento di compiti di particolare responsabilità, rischio o disagio, necessari per la realizzazione del piano dell’offerta formativa. Tali attività saranno particolarmente finalizzate per l’area A nell’assolvimento dei compiti legati all’assistenza alla persona, all’assistenza agli alunni diversamente abili e al pronto soccorso.

 

 

Fruizione della legge 104 da parte di un nipote

 

Quesito del 25/02/2018

Ho una zia, "sorella di mia madre", la quale usufruisce della legge 104 art. 3 comma 3. Questa mia zia è vedova e ha due figli disoccupati non conviventi in quanto coniugati. Posso usufruire della legge 104 in qualità di nipote? I figli eventualmente devono firmare qualche documento di impossibilità all'assistenza della madre?

 

Risposta

Va premesso che, per fruire dei benefici dell'art. 33/3 della legge 104/92, devono essere prodotti alla scuola i seguenti documenti:

1) verbale rilasciato dalla competente ASL di accertamento del disabile in situazione di gravità  ai sensi dell’art. 3 commi 1 e 3;

2) dichiarazione sostitutiva resa dall’interessato, ai sensi degli artt. 46 e 47 del DPR 445/2000 e sottoscritta ai sensi dell’art. 76, attestante:

a. il grado di parentela o affinità con il disabile in situazione di gravità;

b. che il disabile non è ricoverato a tempo pieno presso un Istituto specializzato;

c. di non essere convivente ma di garantire al familiare disabile assistenza con continuità ed esclusività;

d. che non ci sono altri familiari in grado di prestare assistenza e che nessun altro familiare beneficia dello stesso oggetto e delle stesse condizioni;

e. l’impegno a comunicare eventuali variazioni delle precedenti condizioni.

In aggiunta a quanto previsto per i figli dei portatori di handicap in situazione di gravità dall'art. 33/3 della legge 104/92, gli artt. 19 e 20 della legge 53/2000 hanno riconosciuto anche ai parenti o affini entro il terzo grado, conviventi e non, che prestano assistenza con esclusività e continuità al familiare disabile in situazione di gravità che non sia ricoverato a tempo pieno, il diritto alla fruizione dei 3 giorni di permesso mensile.

L'art. 74 del codice civile definisce la parentela il vincolo tra le persone che discendono da uno

stesso stipite (quindi legate da un vincolo di consanguineità); mentre l'art. 78 definisce l'affinità il incolo tra un coniuge e i parenti dell'altro coniuge.

In applicazione dell’art. 75, il grado di parentela è così rappresentato:

a) sono parenti in linea retta le persone che discendono l’una dall’altra (genitore-figlio);

b) sono parenti in linea collaterale coloro che, pur avendo uno stipite comune (ad esempio il padre o il nonno), non discendono l’una dall’altra (fratelli e sorelle o cugini);

c) gli affini sono uniti da un vincolo di parentela con i parenti dell’altro coniuge (suocera/o, nuora/genero, cognati, moglie e marito dello zio o zia, moglie e marito del nipote o della nipote). L’affinità non cessa per la morte, anche  senza prole, del coniuge da cui deriva.

Pertanto, il nipote di una persona handicappata può fruire dei permessi previsti dalla legge 104 alle condizioni rappresentate nella premessa.

 

 

Il docente responsabile dell'Ufficio Tecnico

 

Quesito del 24/02/2018

Sono un insegnante tecnico pratico in ruolo, presso un Istituto Tecnico, nel Corso di Istruzione degli Adulti.

In occasione del pensionamento del docente responsabile dell'Ufficio Tecnico dell'istituto, ed appartenendo alla stessa classe di concorso, ho deciso di presentare la mia candidatura alla copertura di tale ruolo.

Nell'esporre questa mia intenzione al Dirigente Scolastico e al DSGA mi è stato detto che l'essere in organico nel Corso di Istruzione degli Adulti non mi consente di presentare la candidatura a tale incarico, ma che essa è aperta solo ai docenti del diurno in quanto codici meccanografici diversi.

Malgrado abbia sostenuto che tale ufficio è operativo sia per il diurno che per il serale, che gli ex "corsi serali", da normativa, sono incardinati agli Istituti di secondaria superiore da cui dipendono (quindi parte dell'istituzione scolastica) e facendo riferimento all'art. 8 comma 4 del DPR 88/2010 che dispone "i posti relativi all'Ufficio Tecnico debbono essere coperti, prioritariamente, con personale titolare nell'istituzione scolastica ...", mi è stata confermata l'incandidabilità a meno che non chieda, ed ottenga, il trasferimento al diurno.

Ritenendo discriminante questo impedimento chiedo un Vostro parere sulla questione.

 

Risposta

Il docente responsabile dell’ufficio tecnico è un un insegnante di laboratorio individuato dal dirigente scolastico. L’art. 4 comma 3 del DPR n. 88 del 15.3.2010 prevede che: "Gli istituti tecnici per il settore tecnologico sono dotati di un ufficio tecnico con il compito di sostenere la migliore organizzazione e funzionalità dei laboratori a fini didattici e il loro adeguamento in relazione alle esigenze poste dall’innovazione tecnologica, nonché per la sicurezza delle persone e dell’ambiente. Per i relativi posti, si fa riferimento a quelli già previsti, secondo il previgente ordinamento, dai decreti istitutivi degli istituti tecnici confluiti negli ordinamenti di cui al presente regolamento in base alla tabella di cui all’Allegato D."

L’art 8, comma 4 dello stesso DPR n. 88/2010 afferma che “I posti relativi all’Ufficio tecnico di cui all’articolo 4, comma 3, sono coperti prioritariamente con personale titolare nell’istituzione scolastica e in mancanza, con personale appartenente a classe di concorso in esubero con modalità da definire in sede di contrattazione collettiva nazionale integrativa sulla mobilità e sulle utilizzazioni”.

Il responsabile dell’Ufficio Tecnico ha il compito di collaborazione con la direzione dell’Istituto ed è di raccordo con gli insegnanti nello svolgimento delle esercitazioni pratiche con il personale A.T.A.

Ha un ruolo rilevante per lo sviluppo e il funzionamento ottimale delle attrezzature tecnologiche e delle strumentazioni necessarie a supporto della didattica.

Il responsabile dell’Ufficio Tecnico lavora in stretto coordinamento con il Dirigente Scolastico e i suoi collaboratori, fa parte del Servizio di Prevenzione e Sicurezza, si raccorda con il D.S.G.A. per gli aspetti amministrativi e contrattuali, è punto di riferimento per i Responsabili dei Laboratori, per gli Assistenti Tecnici, per i Direttori di Dipartimento e le Funzioni Strumentali al Piano dell'Offerta Formativa, per i referenti di Commissioni, di progetti, del Comitato Tecnico Scientifico, del Centro Sportivo scolastico. Interviene nelle riunioni dello Staff del Dirigente.

In linea di massima, il responsabile dell'Ufficio Tecnico svolge incombenze di natura tecnica relative alla gestione delle risorse, con riferimento alle seguenti aree:

- Area didattico-educativa: come coadiuvante dei docenti interessati nell'attuazione della programmazione didattico-educativa dell'Istituto, soprattutto per quanto riguarda le attività dei laboratori;

- Area tecnico-amministrativa: con funzione consultiva per competenti valutazioni strettamente tecnico-amministrative, in rapporto con il Responsabile Amministrativo e l'assistente addetto all'Ufficio di Magazzino.

Il responsabile dell'Ufficio Tecnico, inoltre, segnala alla Provincia, proprietaria dell'edificio scolastico, guasti o inefficienze di natura tecnica e/o dei locali.

L’ITP addetto all’ufficio tecnico riveste la figura giuridica del docente, e a lui si applicano le disposizioni contrattuali relative: gli ITP sono insegnanti di scuole secondarie di secondo grado, per i quali vige in via generale l’obbligo di prestare 18 ore di servizio di insegnamento.

Il docente assegnato all’ufficio tecnico non perde per tale ragione la sua qualifica giuridica d’insegnante tecnico pratico, né può essere sottratto alle prerogative e agli obblighi che ne conseguono.

Il suo orario resta quindi quello previsto dagli artt. 27 e 28 del CCNL/2007, costituito da 18 ore settimanali di lezione, passate però nella conduzione dell’ufficio tecnico.

Da queste premesse non si evince come l'essere in organico nel Corso di Istruzione degli Adulti sia di ostacolo alla presentazione della candidatura a tale incarico in un istituto tecnico o professionale dotato di corso diurno e serale, con codici meccanografici diversi, che sarebbe aperta solo ai docenti del diurno.

Se è vero infatti che i codici meccanografici degli istituti sono diversi tra i corsi diurni e serali, la classe di concorso degli ITP è la stessa. E l'appartenenza a tale classe di concorso costituisce il titolo per l'accesso al compito di responsabile dell'Ufficio Tecnico.

Semmai potrebbe essere di ostacolo al buon funzionamento dell'Ufficio Tecnico stesso se il suo titolare prestasse servizio soltanto durante l'orario serale e non anche in quello diurno. E tale potrebbe essere la ragione per la sua esclusione dall'assegnazione. L'alternativa potrebbe essere che egli garantisca la sua presenza anche durante l'orario diurno, tuttavia con oneri a suo carico esclusivo.

 

 

Scuola del carcere: sostituzione docenti assenti

 

Quesito del 20/02/2018

In caso di assenza prolungata dei docenti della scuola del carcere (5 giorni o più), al fine di non far saltare le lezioni ai detenuti, ho richiesto ai docenti, che in orario risultano in compresenza, di spostarsi nelle classi dei colleghi assenti o di dichiararsi disponibili ad effettuare ore eccedenti l’orario di servizio o, dove è possibile, di accorpare le classi (alcune classi sono formate da 3/4 studenti)

Non ho ancora condiviso tali criteri con il collegio docenti, ma, confrontandomi con i referenti di sede degli altri plessi, ho appreso che utilizzavano i medesimi criteri.

I docenti del carcere si sono appellati alla nota del Miur 9839 dell’8 novembre 2010 per rimarcare che non è legittimo richiedere loro l’interruzione delle compresenza per effettuare la sostituzione dei colleghi assenti.

Non essendoci nemmeno nel nuovo CCNL riferimenti alla specificità della sede carceraria, ti chiedo come procederesti.

Purtroppo in questo gioca un ruolo determinante la sede...

Per ottenere l'autorizzazione all'ingresso in carcere infatti occorre quasi una settimana; va da sé che non sarebbe percorribile coprire con un supplente le assenze di pochi giorni.

Se però i docenti si rifiutano, dicendo che in quelle ore di compresenza hanno un progetto (non si quale!) devo ricorrere ad ordine di servizio?

Grazie per la tua consueta disponibilità e collaborazione!

 

Risposta

E' indubbio che il dirigente può nominare un docente supplente anche per assenze di un giorno.

Secondo la nota MIUR n. 9839 dell’8/11/2010, “Nel caso in cui le soluzioni indicate (sostituzione con personale in esubero, con ore a disposizione, con attribuzione di ore eccedenti nel limite delle risorse assegnate) non risultino praticabili o sufficienti, i dirigenti scolastici, al fine di garantire ed assicurare il prioritario obiettivo del diritto allo studio e della piena funzionalità delle attività didattiche, possono provvedere alla nomina di personale supplente in ogni ordine e grado di scuola anche nel caso di assenza del titolare per periodi inferiori a 5 giorni nella scuola primaria, come previsto dall’art. 28, c. 5 del CCNL e a 15 giorni nella scuola secondaria”.

Bisogna inoltre considerare che sull’argomento “ore eccedenti” la stessa Nota 9839/2010 ha chiarito che: “l’istituto delle ore eccedenti, considerato l’ammontare limitato delle risorse disponibili, annualmente definito e di celere esaurimento, ha natura emergenziale ed ha come finalità lo specifico obiettivo di consentire la sostituzione immediata e limitata nel tempo del docente assente, in attesa della nomina del supplente temporaneo avente diritto”.

Pertanto, se l’assenza del titolare è superiore ai 15 giorni non vi è dubbio che si deve nominare un supplente; se invece l’assenza è fino ai 15 gg. è possibile anche sostituire il titolare assente con personale interno, fermo restando il monito del Ministero sulle ore eccedenti e la possibilità comunque di nominare il supplente anche per un giorno di assenza del titolare.

Tuttavia considerando anche che per l'autorizzazione all'ingresso in carcere occorrono più giorni, non è possibile nominare un supplente per pochi giorni. Pertanto il DS, per garantire il servizio agli alunni, ha titolo a ricorrere a un ordine di servizio ai sensi sia dell’art. 4, comma 2, che dell’art. 5, comma 2, del D.Lgs. 165/2001 (come modificato dal D.Lgs. 150/2009) i quali attribuiscono in via esclusiva al dirigente scolastico le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro, fatta salva la sola informazione alla parte sindacale.

In particolare l’art. 5/2 cit. prevede: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Questo significa che la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza del dirigente e, tra questi, altresì quelli relativi all'organizzazione della didattica, che è la sostanza della vita della scuola, ivi compreso quanto concerne le modalità di impiego a tal fine dei docenti.

Il dirigente deve tuttavia fornire informazione alla parte sindacale su tutti gli atti gestionali, quindi anche su questo. E' opportuno che l'informazione sia preventiva, in modo che il DS possa esplicitare i criteri che ha adottato in sede di predisposizione del provvedimento e possa anche recepire, se del caso, eventuali osservazioni che possano provenire da parte sindacale.

Pertanto nel caso rappresentato è nella piena facoltà del DS conferire un ordine di servizio al docente in compresenza di coprire la classe scoperta, eventualmente anche accorpando classi poco numerose. Il diritto degli alunni alla didattica è prioritario nei confronti di qualunque altro interesse.

 

 

Concorso docenti 2018

 

Quesito del 21/02/2018

Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Economiche (classe LM-56); sto conseguendo i 24CFU, non ho alcuna abilitazione; vorrei chiederle se posso partecipare al concorso che è uscito ora o debbo aspettare il prossimo, in quanto alcuni colleghi mi parlavano di un ricorso da dover fare per poter entrare in II fascia e partecipare al concorso.

Inoltre mio marito ha il diploma di maturità tecnica industriale specializzazione tecnologie alimentari; ha fatto domanda di inclusione in III fascia nella provincia di Roma ed ha in atto il ricorso per il passaggio in II fascia, nel suo caso è possibile fare questo primo concorso con riserva?

 

Risposta

È stato pubblicato in GU n. 14 del 16/02/2018 il Bando di concorso per posti di docente nella scuola secondaria di I e II grado, cui possono partecipare coloro che hanno conseguito l'abilitazione all'insegnamento entro il 31 maggio 2017.

L’obiettivo è quello di permettere ai docenti abilitati di partecipare alle procedure di immissione in ruolo già a partire dall’Anno Scolastico 2018/19.

Alcune categorie (Laureati non abilitati e Diplomati ITP) sono state escluse dalla partecipazione alla procedura concorsuale e private della possibilità di cogliere questa occasione. La decisione è stata presa dal Ministero nonostante queste categorie non abbiano ad oggi alcuna possibilità di abilitarsi.

Risulta che alcuni sindacati hanno attivato un ricorso per la partecipazione alla procedura concorsuale dei Laureati non Abilitati e dei Diplomati ITP, estendendo i termini di adesione fino al Giorno 28 Febbraio (data di spedizione della documentazione).

 

 

Scuola dell'infanzia: orario delle lezioni

 

Quesito del 18/02/2018

Volevo capire se un dirigente scolastico può decidere autonomamente sulle turnazioni dei docenti della scuola dell'infanzia con turnazioni, a mio avviso, che non rispettano le esigenze dei docenti stessi, tipo quella di fare i turni quadrimestralmente con lo stesso orario pomeridiano mentre i colleghi per quattro mesi turnano di mattina.

Chiedo se vi è una normativa specifica che regolamenti l'orario.

Grazie.

 

Risposta

L’orario delle lezioni, essendo un’incombenza gestionale/amministrativa, è di competenza del DS.

Infatti l’art. 5 comma 2 del D.Lgs. n. 165 del 2001, come modificato dall'articolo 34 del D.Lgs. n. 150 del 2009 e dall’art. 2, comma 17 della legge 135/2012, ha disposto che “Nell’ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all’articolo 2, comma 1, le determinazioni per l’organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatti salvi la sola informazione ai sindacati per le determinazioni relative all’organizzazione degli uffici ovvero, limitatamente alle misure riguardanti i rapporti di lavoro, l’esame congiunto, ove previsti nei contratti di cui all’articolo 9. Rientrano, in particolare, nell’esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità nonché la direzione, l’organizzazione del lavoro nell’ambito degli uffici”.

Questo significa che la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza del dirigente e, tra questi, anche quelli relativi alla formulazione dell’orario delle lezioni.

Di conseguenza, tutte le norme preesistenti sull’argomento, o anche se non sono state abrogate esplicitamente, debbono intendersi sovrascritte da questa disposizione successiva, compreso l’art. 7, comma 2 lett. b) del D.Lgs. 297/94 che attribuiva al collegio docenti il compito di formulare proposte al direttore didattico per la formulazione dell’orario delle lezioni. Essa, come altre del genere, si deve intendere pertanto sovrascritta dalla nuova disposizione contenuta nell’art. 5/2 del D.Lgs. n. 165/2001 cit.

Ciò precisato, l'operato del DS di cui al quesito è del tutto legittimo.

 

 

Assegnazione reggenze a presidi incaricati?

 

Quesito del 16/02/2018

Vorrei sapere se sia possibile dare una reggenza ai presidi incaricati, anche se in passato non è stata loro conferita. Infatti è impensabile dare 4 reggenze a un DS. Anche perché noi DS a questo punto ci potremmo anche rifiutare di averla.

 

Risposta

L'ultima norma in ordine di tempo ad occuparsi di reggenza è stato l'art. 1-sexies della legge 31 marzo 2005 n. 43 (di conversione del DL 31 gennaio 2005 n. 7). In detto comma si stabiliva che:

"A decorrere dall'anno scolastico 2006-2007 non sono più conferiti nuovi incarichi di presidenza, fatta salva la conferma degli incarichi già conferiti. I posti vacanti di dirigente scolastico sono conferiti con incarico di reggenza."

La reggenza di altra istituzione scolastica è un incarico aggiuntivo previsto dall’art. 19 del CCNL dell’area V sottoscritto l’11/04/2006 che il dirigente è tenuto ad accettare [CCNL 11 aprile 2006, Art. 19, Incarichi aggiuntivi (art. 26 del CCNL 01.03.02):

1. Il MIUR e le Direzioni regionali, sulla base delle norme vigenti, possono formalmente conferire i seguenti incarichi, che il dirigente è tenuto ad accettare:

b) reggenza di altra istituzione scolastica, oltre quella affidata con incarico dirigenziale”. [...].

5. Nell'attribuzione degli incarichi aggiuntivi gli Uffici scolastici regionali seguono criteri che tengono contro degli obiettivi, priorità e programmi assegnati al dirigente, del relativo impegno e responsabilità, delle capacità professionali dei singoli, assicurando altresì il criterio della rotazione”.

Pertanto la reggenza di altra istituzione scolastica è un incarico aggiuntivo che il dirigente è tenuto ad accettare. E' quindi un incarico obbligatorio e non declinabile. Nella prassi la reggenza viene assegnata se è il dirigente che ne fa richiesta o se all'atto della attribuzione il DS è d'accordo. Ma in ogni caso se assegnata non si può rifiutare.

Pertanto, nel confermare l'illegittimità del conferimento di reggenze ai presidi incaricati, si ritiene sempre possibile che un DS faccia motivate insistenze presso l'USR per esserne esonerato.

Da ultimo è altrettanto possibile aderire allo stato di agitazione della categoria proclamato recentemente da ANP che comprende anche la motivata indisponibilità ad assumere reggenze di altre istituzioni scolastiche.

 

DS: assegnazione reggenze

 

Quesito del 16/02/2018

E' possibile verificare che nessun preside incaricato in Italia abbia assunto reggenze di Istituti?

Te lo chiedo perché la situazione nella mia provincia è gravissima dato che noi dirigenti di ruolo abbiamo tutti due reggenze (oltre all'Istituto di titolarità) e con il pensionamento a breve di due colleghi avremo sicuramente anche una terza reggenza a testa con tutte le responsabilità che ne seguono.

Anche se ciò non sia mai avvenuto, ti chiedo se fosse possibile chiedere all'USR di orientarsi verso questa direzione. Ti preciso che nella mia provincia ci sono due Presidi incaricati.

Grazie!

 

Risposta

Non risulta che ai presidi incaricati siano state assegnate reggenze di altre istituzioni scolastiche né si presume che ciò possa avvenire.

Qualora infatti risultino disponibili sedi di dirigenza, da almeno una decina d’anni tali posti vengono coperti con le reggenze.

 

 

Graduatoria B08: titoli di ammissione

 

Quesito del 16/02/2018

Due aspiranti supplenti hanno dichiarato nella domanda di inserimento in graduatoria iii fascia docenti itp di essere in possesso dei seguenti titoli di studio:

1) diploma di arte della ceramica;

2) diploma di tecnico delle arti ceramiche: tali titoli dichiarati sono validi per la classe di concorso b08?

Grazie.

 

Risposta

I titoli richiesti per l'ammissione alla classe di concorso B08 (Esercitazioni ceramiche di decorazione) sono:

Diploma di istruzione professionale, settore Industria e Artigianato

- indirizzo Produzioni industriali e artigianali articolazione Artigianato purché congiunto a certificazione delle competenze per la ceramica acquisite nel secondo biennio e ultimo anno del percorso formativo

- indirizzo Produzioni industriali e artigianali articolazione Artigianato opzione Produzioni artigianali del territorio purché congiunto a certificazione delle competenze per la ceramica acquisite nel secondo biennio e ultimo anno del percorso formativo

Si ritiene che i titoli prodotti da tali aspiranti supplenti siano validi per l'inserimento nella graduatoria della classe di concorso B08.

 

 

Alunno disabile: ripetenza classe

 

Quesito del 15/02/2018

In una scuola secondaria di primo grado un alunno, con una grave disabilità intellettiva e motoria, frequenta la classe terza e a giugno dovrà sostenere gli esami di licenza.

I genitori, tramite formale comunicazione al dirigente scolastico, hanno chiesto che il proprio figlio possa permanere nella scuola attuale, dichiarando di voler dare l'opportunità di acquisire una maggiore autonomia.

Tale richiesta è stata avallata anche da una breve relazione del centro riabilitativo a firma degli specialisti che seguono il ragazzo.

Alla luce delle nuove disposizioni introdotte dall'art. 11 del decreto 62, comma 8, il gruppo di lavoro formato dal consiglio di classe, dagli specialisti ASL, dai sevizi sociali del comune e dalla famiglia, può elaborare un progetto di permanenza nella classe 3^ secondaria di primo grado per l'allievo e far approvare tale progetto dal Collegio dei docenti per l'inserimento nel PTOF?

 

Risposta

Va premesso che l'art. 11, comma 8 del D.Lgs. 62/2017 dispone che “Alle alunne e agli alunni con disabilità che non si presentano agli esami viene rilasciato un attestato di credito formativo. Tale attestato è comunque titolo per l'iscrizione e la frequenza della scuola secondaria di secondo grado ovvero dei corsi di istruzione e formazione professionale, ai soli fini del riconoscimento di ulteriori crediti formativi da valere anche per percorsi integrati di istruzione e formazione”.

Competente a valutare se un alunno sia o meno da ammettere all’esame di licenza è soltanto il CdC e non i genitori né gli specialisti che lo hanno in cura. Le ragioni di questi ultimi vanno tenute in conto dal CdC ma è questo che istituzionalmente ha titolo a valutare se gli obiettivi didattici e formativi previsti dal Piano educativo individualizzato dell'alunno siano o meno stati da lui raggiunti. Infatti non avrebbe fondamento né giustificazione una ripetenza della classe terza nel caso in cui fossero stati raggiunti gli obiettivi del PEI.

Pertanto, dal punto di vista della scuola (consiglio di classe) si tratta di valutare con serenità e rigore quale sviluppo cognitivo e di maturazione personale è possibile, da parte dell’allievo, con un anno di ripetenza; e ciò al fine di evitare che, assecondando acriticamente le pressioni della famiglia, la scuola risolva la propria finalità formativa in una semplice funzione di accoglienza.

Se quindi il CdC ritenesse che gli obiettivi del PEI non sono stati del tutto raggiunti dall’alunno potrà anche deliberarne motivatamente la non ammissione all’esame.

Se invece l’eventuale permanenza a scuola dell’alunno non gli garantisse un ulteriore sviluppo cognitivo e di maturazione personale la scuola dovrà motivatamente ammetterlo all’esame ed esplicitarne chiaramente alla famiglia le ragioni.

 

 

Istruzione parentale

 

Quesito del 14/02/2018

Nella zona dove opero come DS è stata aperta una scuola di ispirazione montessoriana che accoglie alcuni allievi precedentemente iscritti negli istituti statali comprensivi che dirigo. In realtà si tratta di istruzione parentale svolta presso questa struttura, anche per evitare l'obbligo vaccinale che alcune famiglie osteggiano. I genitori a inizio di ogni anno scolastico mi presentano la dichiarazione che vogliono avvalersi della facoltà di istruire privatamente i propri figli ed alla fine di ogni anno i bambini sostengono l'esame previsto presso una scuola statale dei dintorni. Oggi mi è però sorto un dubbio che ti sottopongo. Insieme alla dichiarazione i genitori in passato hanno anche chiesto il nulla osta che il collega che mi ha preceduto ed anch'io abbiamo firmato forse con leggerezza. Mi chiedo e ti chiedo (una risposta chiara nella normativa non l'ho trovata): i bambini che si avvalgono dell'istruzione parentale devono rimanere in carico alla scuola presso cui si sono iscritti? Oppure abbiamo correttamente rilasciato il nulla osta? La scuola incaricata della vigilanza sull'adempimento dell'obbligo è la scuola presso cui si erano iscritti o la scuola statale presso cui dichiarano che faranno ogni anno gli esami? Grazie per la tua disponibilità e per le preziose risposte che saprai darmi.

 

Risposta

Nel confermare la mancata normativa su tema, si ritiene che la scuola incaricata della vigilanza sull'adempimento dell'obbligo sia la scuola statale presso cui si svolgono gli esami.

Infatti la scuola in cui detto alunno si è iscritto non è più in possesso dei documenti relativi al percorso successivo all'iscrizione stessa.

 

 

ITP: nomina a commissario interno

 

Quesito del 14/02/2018

Ho un quesito sulla nomina del commissario interno.

Il consiglio di classe decide di nominare come commissario interno un docente tecnico pratico (itp) che ha delle ore di insegnamento autonomo oltre a quelle di compresenza. A questo punto che materia va indicata per l'itp? Non esiste la disciplina di laboratorio, cosa si mette a verbale?

Ci sono dei riferimenti normativi?

Grazie.

 

Risposta

Poiché l'ITP in questione ha svolto ore di insegnamento autonomo, appartenente a una determinata classe di concorso, si ritiene che tale disciplina vada indicata nel verbale di nomina del commissario interno.

 

 

Mancata vigilanza alunni: provvedimento disciplinare

 

Quesito del 14/02/2018

Vorrei un chiarimento in merito ad un problema: una docente di scuola primaria, assegnata ad un gruppo di alunni per attività alternativa all'IRC si è trovata a dover andare in un'altra classe per supplire una docente assente. La referente di plesso le ha detto di portarsi gli alunni dell'alternativa nell'altra classe di supplenza.

La docente ha deciso di lasciarli in un'aula vicino, assegnare loro dei compiti. Peccato che non si sia presa cura di loro. Addirittura nessuno è andato al momento dell'uscita.

Una mamma dei  bambini lasciati soli nell'aula mi scrive inviperita dicendo, appunto, che nessuno si è preso cura di loro.

Ritenete sia opportuno procedere con una contestazione di addebito? Certamente la docente ha mancato al dovere di vigilanza sugli alunni etc.etc.

 

Risposta

Si conferma che la docente che non ha ottemperato all'invito della referente di plesso di portarsi gli alunni dell'alternativa nella classe assegnatale in supplenza ha mancato gravemente ai propri doveri di vigilanza sugli alunni e pertanto va sottoposta a un provvedimento disciplinare conseguente, da assumere con le modalità previste dall'art. art. 55-bis del D.Lgs. 105/2001 e cioè: contestazione degli addebiti entro 20 giorni da quando si è avuto notizia del fatto. E poi,

- convocazione della dipendente per il contraddittorio a difesa con un preavviso di almeno 10 giorni;

- conclusione del procedimento entro 60 giorni, salvo che non sia stato richiesto e accordato (per gravi e oggettivi impedimenti) un rinvio della convocazione per più di 10 giorni; in tal caso la durata del rinvio si somma al limite di 60 giorni;

- possibilità di un unico rinvio nel corso del procedimento, che si deve quindi concludere necessariamente.

I termini suddetti sono perentori.

In linea generale, la competenza del dirigente in fatti di natura disciplinare si estende, in una logica di progressività, dall’avvertimento scritto alla censura fino alla sospensione dal servizio e dalla retribuzione per un massimo di 10 giorni; per infrazioni che comportassero sanzioni superiori, la competenza è del direttore dell'USR, al quale il dirigente scolastico trasmette gli atti entro 5 giorni dalla notizia del fatto, dandone informazione al dipendente.

 

 

Chiusura temporanea di un plesso

 

Quesito del 11/02/2018

In nome di una perizia che a dire il vero non è così allarmante, un Sindaco vuole chiudere un edificio scolastico e spostare tra una settimana (pochissimo preavviso) tutti gli alunni suddividendoli in altri plessi (addirittura alunni di una scuola primaria di un Istituto comprensivo dentro i locali di un altro Istituto comprensivo!)

Ho saputo che però non vorrebbe emettere un'ordinanza ma solo una delibera di giunta. Il fatto che manderebbe via gli alunni fra una settimana ma lascerebbe l'edificio disponibile per le elezioni politiche del 4/3.

Forse non vuole emettere l'ordinanza perché così non potrebbe permettere le elezioni nel plesso?

Mi risulta che solo con ordinanza temporanea il Sindaco possa chiudere un plesso e non con delibera di giunta che darebbe solo delle linee di indirizzo allo spostamento.

Vorrei una consulenza in merito dato che i tempi sono molto stretti e non saprei come comportarmi se mi arrivasse nei prossimi giorni una delibera e non so se sia valida e debba per forza spostare gli alunni.

Ringrazio come sempre la disponibilità.

 

Risposta

Va premesso che le ordinanze sono i provvedimenti tipici del Sindaco e di solito contengono un dovere di condotta positiva (comando) o negativa (divieto). Possono essere ordinarie o contingibili e urgenti; queste ultime sono emanate per far fronte a situazioni di emergenza sanitaria o di igiene pubblica, nonché per prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità dei cittadini.

La delibera (o più propriamente deliberazione) è l'atto tipico con cui il Consiglio comunale e la Giunta assumono le loro decisioni nelle materie di competenza.

Fino ad un recente passato era adottata con deliberazione di giunta la maggior parte degli atti amministrativi del Comune. Oggi, invece, a seguito delle riforme amministrative degli scorsi anni novanta, con deliberazione degli organi politici sono adottati i soli atti di indirizzo politico-amministrativo e gli altri atti riservati a tali organi, mentre i rimanenti atti amministrativi sono di competenza dei responsabili dei servizi (e sono per lo più denominati determinazioni o, nel linguaggio corrente, determine). In particolare, sono tuttora approvati con deliberazione i bilanci dell'ente, i regolamenti e gli strumenti di pianificazione (ad esempio i piani regolatori), il cui testo viene allegato alla deliberazione stessa "per farne parte integrante e sostanziale".

Poiché la chiusura anche solo temporanea di un plesso è competenza dell'ente locale, nel caso proposto occorrerebbe apposita determina motivata del responsabile del servizio dell'ente locale.

 

 

Procedimento disciplinare nei confronti di un docente a tempo determinato

 

Quesito del 8/02/2018

Le allego la nota pervenuta due giorni fa da parte dei rappresentanti di classe. Che cosa mi suggerisce? Vorrei fare contestazione e evitare visita ispettiva. Il docente è supplente e ha il contratto fino al 30 giugno.

Attendo sue notizie.

 

Risposta

Il testo sottoscritto dai rappresentanti di classe presenta gravi lacune nel comportamento del professore di matematica che non possono essere disattese.

Si suggerire alla Dirigente di raccogliere ulteriori e specifiche dirette informazioni sull'attività di tale soggetto che, se confermate, non possono che comportare il ricorso a una sanzione disciplinare.

Ai sensi dell'art. 535 del D.Lgs. 297/94 il Dirigente può infliggere ai docenti non di ruolo le sanzioni disciplinari dell'ammonizione e della censura.

Esse possono essere assunte previa contestazione degli addebiti da effettuare con le modalità previste dall'art. 55-bis, comma 2 del DLgs. 165/01, che si riassumono qui si seguito:

- indirizzare al dipendente una lettera di contestazione di addebito entro venti giorni dai fatti contestati;

- la lettera deve qualificarsi fin dall’oggetto come “contestazione di addebito disciplinare” e deve contenere una menzione del tipo “la presente costituisce avviso di avvio di procedimento disciplinare ai sensi delle norme vigenti”;

- nella stessa lettera di contestazione si descriveranno succintamente i fatti con la formula “risulta a questo ufficio che la S.V. ha tenuto ripetutamente comportamenti lesivi della suo status professionale e specificamente: [elencare alcune delle mancanze rilevate nella lettera dei rappresentanti di classe e confermate dalle informazioni dirette]”. Il condizionale è d’obbligo perché altrimenti i fatti vengono dati per accertati prima ancora che il procedimento si apra, mentre la contestazione ha il fine di garantire all’interessato il diritto alla difesa;

- sempre nella lettera, si convocherà l'interessato “ad una audizione personale per essere sentito a propria difesa”. L’audizione sarà fissata per una data successiva di almeno dieci giorni a quella della contestazione. L’interessato sarà avvertito che può farsi assistere in quella sede da un procuratore legale ovvero da un rappresentante del sindacato cui aderisce o a cui abbia conferito mandato;

- gli si ricorderà che ha facoltà – ove non intenda presentarsi – di produrre entro gli stessi termini una memoria scritta a propria difesa; e che, qualora non si presenti e non produca memoria, il procedimento sarà comunque concluso; inoltre che in caso di grave ed oggettivo impedimento (da documentare) ha facoltà di chiedere esplicitamente un differimento dell’audizione, per una sola volta. Non è sufficiente che sia assente per aver titolo al differimento (potrebbe produrre una memoria scritta): deve chiederlo formalmente e la richiesta va vagliata dal dirigente ed altrettanto formalmente accolta o respinta;

- il dirigente chiamerà ad assistere all’audizione uno dei propri collaboratori (per evitare di essere “solo contro due” nel corso della discussione, se il dipendente viene con l’avvocato), oltre un assistente amministrativo per verbalizzare l’audizione. Il verbale va redatto contestualmente e sottoscritto da tutti i presenti, compreso l'avvocato di parte. Se qualcuno si rifiuta, deve indicarne i motivi. Del rifiuto e dei motivi addotti si dà atto nel verbale stesso a firma degli altri;

- il dirigente aprirà l’audizione dando lettura della lettera di contestazione e chiedendo al dipendente cosa ha da dire a propria difesa. Ascolterà, per quanto possibile, senza rispondere o controbattere e comunque senza instaurare un battibecco. Al termine, chiederà esplicitamente se vuole aggiungere altro e si riserverà di valutare e prendere le proprie decisioni;

- dopo aver lasciato trascorrere qualche giorno (per poter argomentare di aver pesato attentamente tutti gli atti e le circostanze), prenderà la propria decisione, che dovrà essere formalizzata per iscritto, con una sanzione o con l’archiviazione del procedimento;

- tutto il procedimento – dal momento della contestazione a quello della sanzione – si deve chiudere entro sessanta giorni, a pena di decadenza.

 

 

Dimissioni di un supplente

 

Quesito del 7/02/2018

La disturbo per un quesito che ha carattere di urgenza e, più precisamente, per avere consulenza sulle corrette azioni da intraprendere in seguito alla richiesta di dimissioni di un docente nella quale vengono formulate contestazioni gravi e infondate nei miei confronti.

E' stata inviata da parte del docente mail di preannuncio dimissioni.

Le dimissioni formali, nelle quali si annuncia azione legale nei miei confronti, per demansionamento, manifesta ostilità e condotta vessatoria, sono state inviate nella stessa data. Nel documento si chiede di esprimere formale accettazione.

La prima questione che pongo è: con che forma acquisire/accettare le dimissioni?

E’ opportuno accettare le dimissioni e ricusare le contestazioni?

Ci sono i presupposti per una controquerela?

Certa che, come sempre, mi fornirà preziosi consigli, La ringrazio.

 

Risposta

Con la privatizzazione del rapporto di pubblico impiego, a seguito del Dlgs 29/1993, le dimissioni sono regolate dalle norme del codice civile e dalle leggi civili sul lavoro. Pertanto le dimissioni costituiscono un atto unilaterale idoneo a determinare la risoluzione del rapporto di lavoro e non necessitano di un provvedimento di accettazione da parte della pubblica amministrazione.

In risposta al dipendente andrà chiarita la circostanza.

Contestualmente è opportuno ricusare le contestazioni di demansionamento, manifesta ostilità e condotta vessatoria per difetto di legittimazione passiva della dirigenza scolastica chiamata in causa.

Non pare opportuno avviare una controquerela per le lungaggini burocratiche conseguenti. Peraltro l'interessato non verrà ulteriormente contattato dalla scuola.

 

 

Scuola media: iscrizioni e scelta di una nuova seconda lingua

 

Quesito del 7/02/2018

Per le future nuove classi prime della scuola media il consiglio di istituto ha deliberato a dicembre l'introduzione della possibilità dello spagnolo in alternativa al tedesco come seconda lingua comunitaria.

Il Collegio dei docenti a Gennaio non ha approvato. Tuttavia nelle iscrizioni la quasi totalità delle scelte condizionate da "eventuale approvazione ed attuazione dello spagnolo" è andata allo spagnolo.

Ieri ho informato dei dati delle iscrizioni il collegio che ha chiesto di rivedere la delibera negativa e dopo accesa discussione ha approvato a larga maggioranza l'introduzione dello spagnolo in alternativa al tedesco ribaltando la decisione presa a Gennaio.

Naturalmente sarebbero salvaguardati come di norma i posti dei titolari di lingua tedesca e chiesta l'autorizzazione all'Ambito Territoriale dopo il passaggio informativo e parere del RSU di scuola. Tuttavia è stata posta la questione dai docenti di tedesco (contrari ) di illegittimità della delibera in quanto secondo loro:

- non è possibile la revisione e rettifica di una delibera già presa anche perché all'ordine del giorno del collegio di ieri era prevista "l'informativa sulle iscrizioni" e la richiesta di revisione della decisione con la nuova votazione è stata fatta solo durante la seduta.

- nel Pof della scuola ad oggi non è indicata come seconda lingua lo spagnolo ma solo il tedesco

- ribaltare una determinazione del collegio dopo le richieste dei genitori sarebbe un atto che "esautora" la funzione docente.

Ora, per evitare la "fuga" dalla scuola degli iscritti con opzione spagnolo procedo accettando le loro iscrizioni ma rischiando un eventuale ricorso amministrativo per illegittimità procedurale?

Oppure devo annullare subito la determinazione del collegio per illegittimità della procedura formale seguita andando contro il chiaro volere dei genitori e del consiglio di istituto rigettando quasi tutte le iscrizioni contro l'interesse della scuola ed il buon senso?

La decisione va presa subito... grazie davvero.

 

Risposta

Ai sensi dell'art. 10/4 del Dlgs 297/1974, il consiglio di istituto indica i criteri generali relativi alla formazione delle classi, all'assegnazione ad esse dei singoli docenti, all'adattamento dell'orario delle lezioni e delle altre attività scolastiche alle condizioni ambientali.

Mentre il collegio docenti formula proposte al direttore didattico o al preside per la formazione, la composizione delle classi e l'assegnazione ad esse dei docenti, per la formulazione dell'orario delle lezioni e per lo svolgimento delle altre attività scolastiche, tenuto conto dei criteri generali indicati dal consiglio d'istituto (art. 7/2).

Le deliberazioni assunte da entrambi questi organi possono essere modificate in ordine alle esigenze della scuola o alle cambiate realtà che si verificano nel tempo.

Pertanto anche le decisioni da assumere in ordine all'introduzione dello spagnolo in alternativa al tedesco conseguenti alle iscrizioni pervenute alla scuola possono essere modificate dagli organismi competenti a seguito delle iscrizioni stesse, senza con ciò esautorare alcuna componente della scuola.

 

 

Docente ITP non laureato designato membro interno

 

Quesito del 2/02/2018

Un docente ITP classe di concorso B-14 ex C430, non laureato, può essere nominato membro interno per esempio per la disciplina Gestione del Cantiere, visto che l'insegnante curriculare della materia, titolare di Progettazione e anche di Gestione del Cantiere, sarà nominato membro interno per Progettazione?

 

Risposta

Premesso che le commissioni d'esame sono composte da tre membri esterni e tre interni (più un presidente esterno), si ritiene legittima la designazione quale membro interno di un docente ITP classe di concorso B-14 ex C430, non laureato, purché abbia svolto la funzione di docente con insegnamento autonomo nella classe interessata.

 

 

Compensi PON-FSE

 

Quesito del 1/02/2018

Sui compensi PON-FSE c'è una questione da dirimere con urgenza. L'Autorità di Gestione, facendo riferimento alla circolare del Ministero del Lavoro n.2 del 2-2-2009, indica il compenso in 150 euro lordi ogni 6 ore, ossia 25 euro lorde l'ora: meno di un tutor! (vedi ad esempio pag.2 dell'allegato 3 all'avviso sulle "Competenze di base").

Tale compenso, oltre ad essere in sé scandaloso, è anche SBAGLIATO proprio ai sensi della citata circolare del Ministero del Lavoro.

L'AdG, infatti, fa erroneamente riferimento a quanto indicato a pag. 21 della circolare, che indica in 150 euro ogni 6 ore il compenso PER L'ATTIVITA' DI COORDINAMENTO SVOLTA NELL'AMBITO DI UN CONTRATTO DI PRESTAZIONE D'OPERA. Il personale interno (e dunque il DS) va retribuito secondo quanto indicato nel paragrafo B.1 della suddetta circolare (pag. 17): il costo orario "deve essere determinato tenendo conto del costo giornaliero del dipendente, quale si ottiene suddividendo la somma degli emolumenti lordi annui fissi corrisposti al dipendente in base alla sua posizione organica nel periodo progettuale, dei contributi previdenziali annuali, della quota di indennità di fine rapporto per il numero dei giorni lavorativi previsti dal contratto".

Inoltre "qualora il computo annuale non dovesse consentire la determinazione del costo orario in ragione del sistema di contabilizzazione delle spese adottato dall'ente" si deve fare riferimento al CCNL 8 giugno 2010 (quindi DOPO la circolare del Ministero del Lavoro) il MIUR, in risposta ad un quesito posto dalla UIL, indicava in 80 euro il compenso lordo orario da corrispondere al DS per il coordinamento dei progetti PON:http://www.uilscuolabari.it/index.php?option=com_content&view=article&id=162&Itemid=167

L'ANP deve difendere la dignità professionale dei suoi soci (e dei DS in generale), attivandosi affinché questo compenso:

sia riconosciuto in via forfettaria, sul totale dell'importo finanziato; non vedo infatti cosa ci sia da rendicontare: qualcuno pensa che un progetto PON possa venire realizzato senza il lavoro del DS? In subordine l'ANP dovrebbe

pretendere che il compenso orario sia quello indicato dal CCNL e dalla stessa circolare del Ministero del Lavoro citata dall'AdG, ossia 80 euro l'ora.

Secondo me, in assenza di risposte da parte del MIUR, l'ANP dovrebbe promuovere il boicottaggio dei progetti PON-FSE.

Due anni fa, per 2 progetti PON-FESR ho percepito un compenso di 380 euro complessivi a fronte di tantissime ore di lavoro e preoccupazioni: non voglio che accada ancora. Se mi limitassi a non portare avanti i PON finanziati nelle mie due scuole (titolarità e reggenza) ne guadagnerei in salute ma la categoria rimarrebbe vessata e la questione si riproporrebbe per tutti i prossimi progetti PON. Non credi anche tu che sia da preferire un'azione collettiva?

Fammi sapere, per mail o telefono: 328 5808 921

Buon lavoro.

 

Risposta

Nel testo del quesito si rileva un'imprecisione che lo condiziona là dove si scrive che “qualora il computo annuale non dovesse consentire la determinazione del costo orario in ragione del sistema di contabilizzazione delle spese adottato dall’ente e/o di necessità dettate dal sistema di rilevazione dei costi da trasmettere alla Pubblica Amministrazione ai fini dei pagamenti intermedi”, il testo corretto prosegue: “si deve fare riferimento al trattamento economico mensile di cui al CCNL, tenendo presente che nel computo del costo orario ordinario deve essere escluso ogni emolumento ad personam (indennità di trasferta, lavoro straordinario, assegni familiari, premi di varia natura, ecc.)”.

Il contratto in questione è quello dei Dirigenti scolastici e non il CCNL 8 giugno 2010 che è il CCNL integrativo dell'Area della dirigenza dei ruoli sanitario, professionale, tecnico ed amministrativo.

Il contratto dei DS non parla dei PON-FSE né della misura dei loro compensi.

Da ultimo, la nota MIUR AOODGPER 16139 del 6/10/2008 dispone che "ai dirigenti delle scuole che partecipano ai progetti in oggetto spetti l'importo del contributo nella sua integrità, fatte salve le ritenute previdenziali ed assistenziali. Nella sede contrattuale competente saranno rimesse eventuali diverse interpretazioni o gli adattamenti ai regolamenti europei in materia di fondi strutturali".

Si condividono le considerazioni sull'inadeguatezza di tali compensi e anche sull'esigenza espressa di azioni nelle sedi appropriate.

 

 

Part time: fruizione legge 104/92

 

Quesito del 29/01/2018

Un docente con contratto a tempo determinato di 8 ore settimanali ha diritto ai permessi per assistere un familiare L104.

Il suo impegno a scuola però è di tre giorni su sei a settimana.

Chiedo se bisogna calcolare in proporzione i giorni di diritto ai permessi L 104 mensili oppure i tre giorni non sono riducibili in quanto il CCNL della Scuola non prevede riproporzionamenti per tutti gli istituti giuridici ad eccezione di ferie e festività soppresse?

Grazie.

 

Risposta

Il contratto in questione è assimilabile a un contratto di part time.

Il contratto di lavoro a tempo parziale orizzontale è quello in cui si ha una riduzione di orario giornaliero rispetto al tempo pieno (per esempio 6 ore di lavoro giornaliero invece di 8).

Il contratto di lavoro a tempo parziale verticale è quello in cui si ha un’attività lavorativa solo in alcuni giorni della settimana (per esempio il lunedì, il martedì e il giovedì e non invece dal lunedì al venerdì o al sabato nel caso di settimana lunga.

Nel caso di contratto di lavoro a tempo parziale, INPS e INPDAP hanno regolamentato con apposite circolari il godimento dei giorni di permesso previsti dalla Legge 104/1992.

Per i dipendenti pubblici la Circolare dell’INPDAP n. 34/2000 prevede quanto segue:

a) Part time orizzontale:

- permesso giornaliero ridotto in proporzione alle ore lavorate, (pertanto, nel caso di prestazione lavorativa inferiore alle 6 ore, il permesso giornaliero si riduce ad 1 sola ora);

- permesso mensile di tre giorni resta per intero indipendentemente dall’orario di lavoro.

b) Part time verticale:

- permesso giornaliero di due ore per ogni giorno di servizio prestato;

- permesso mensile di tre giorni ridotto proporzionalmente alle giornate effettivamente lavorate.

 

 

Chi è legittimato a fregiarsi del titolo di 'professore'

 

Quesito del 30/01/2018

Chi è legittimato a fregiarsi del titolo/appellativo di 'professore'?

Credo che a diversi livelli sia importante un chiarimento in merito.

 

Risposta

Il titolo di professore designa gli eruditi esperti in un settore o in una disciplina e che esercitano attività di insegnamento nel campo dell'istruzione media, superiore, e a livello universitario.

Indica una figura professionale che appartiene all'ambito dei lavoratori della conoscenza ed opera principalmente nel settore delle istituzioni dell'educazione formale come risorsa umana appartenente ad uno specifico progetto educativo.

Il titolo di professore viene utilizzato per gli insegnanti di entrambi i gradi della scuola secondaria. Esso è accordato sia a quanti siano assunti in ruolo, a tempo indeterminato, sia a quanti ricevano un incarico di insegnamento a tempo determinato. Viene usato anche per riferirsi ad un insegnante tecnico pratico (ITP).

Da un punto di vista formale, il titolo denota le persone che abbiano superato un esame che abilita alla professione corrispondente (in questo caso l'esame di abilitazione all'insegnamento); quindi è analogo agli altri titoli professionali come biologo, medico, infermiere, farmacista, avvocato, ingegnere, architetto, dottore commercialista.

Secondo l'attuale normativa, per accedere al concorso abilitante, denominato FIT ("Formazione Iniziale e Tirocinio"), è necessaria una laurea magistrale (o una laurea triennale nel caso degli ITP), a seconda della classe di concorso (correlata alla disciplina insegnata).

 

 

Assenza temporanea di un membro della giunta esecutiva

 

Quesito del 25/01/2018

E' previsto un sostituto di uno dei membri della giunta esecutiva in caso di impedimento momentaneo di uno dei componenti della stessa?

Grazie.

 

Risposta

L'O.M. 215/1991, che regola in maniera permanente le elezioni degli organi collegiali, all'art. 47 prevede soltanto atti di surrogazione di consiglieri che abbiano rinunciato alla nomina o che siano cessati dalla carica per qualsiasi causa.

E all'art. 50 dispone che i consigli di circolo o di istituto possono funzionare anche se privi di alcuni membri cessati per perdita dei requisiti, purché quelli in carica non siano inferiori a tre, in attesa dell'insediamento dei nuovi eletti.

Inoltre all'art. 53 prevede che i membri dei consigli di circolo o di istituto, cessati dalla carica per qualsiasi causa, devono essere sostituiti con il procedimento della surrogazione.

Nulla precisa invece relativamente all'assenza temporanea di qualsiasi membro degli organi stessi, né alla sua sostituzione, che vanno regolati pertanto ai sensi della maggioranza dei componenti degli organi collegiali.

Il funzionamento della giunta esecutiva è pertanto legittimo a condizione che sia presente la maggioranza dei suoi componenti.

 

 

La formazione è un obbligo per i docenti

 

Quesito del 25/01/2018

Ho organizzato per domani un corso di h1,30 sulla privacy (anche in funzione della normativa europea che da maggio dovrebbe entrare in vigore).

Ora siccome il DS è tenuto a formare (e non solo informare) il personale (docente/ATA) sul trattamento dei dati (so di una collega DS che ha avuto 8.000 euro di sanzione per questo), ho pensato con un formatore esterno, di offrire questa opportunità al personale.

Il Piano delle attività deliberato dal CD è di 36+38h (abbiamo lasciato spazi orari per eventuali urgenze).

Tale formazione non è stata oggetto di delibera del C.D.

Ora un gruppo di docenti mi chiede di non venire, in quanto non obbligato dal contratto.

Come posso fare, per tutelarmi e parallelamente far capire loro la responsabilità che hanno come pubblici ufficiali?

Di oggi dovrei mandare risposta!

Grazie mille!!

 

Risposta

La materia della formazione in servizio del personale scolastico è regolata dal CCNL/2007, in particolare dagli articoli 63-66.

Va sottolineato in particolare che la formazione costituisce una leva strategica fondamentale per lo sviluppo professionale del personale, per il necessario sostegno agli obiettivi di cambiamento, per un’efficace politica di sviluppo delle risorse umane. L’Amministrazione è tenuta a fornire strumenti, risorse e opportunità che garantiscano la formazione in servizio.

La partecipazione ad attività di formazione e di aggiornamento costituisce un diritto per il personale in quanto funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo delle proprie professionalità.

Con la legge 107/2005 la formazione diventa “obbligatoria, permanente e strutturale” (comma 124).

Ogni docente dispone di un portfolio digitale che raccoglie esperienze professionali, qualifiche, certificazioni, attività di ricerca e pubblicazioni, storia formativa. La formazione potrà svolgersi in modo diversificato: con lezioni in presenza o a distanza, attraverso una documentata sperimentazione didattica, attraverso la progettazione.

La legge 107 ha disposto la Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione dei docenti che comprende un voucher di 500 euro all’anno da utilizzare per l’aggiornamento professionale attraverso l’acquisto di libri, testi, strumenti digitali, iscrizione a corsi, ingressi a mostre ed eventi culturali, hardware e software. Può essere utilizzata anche per l’iscrizione a master e corsi post lauream. La card spetta ai docenti di ruolo delle istituzioni di ogni ordine e grado.

Alla luce di queste considerazioni la proposta formativa in questione si ritiene obbligatoria per tutti i docenti della scuola.

 

 

Scrutini: sostituzione docente che presta servizio solo in codocenza

 

Quesito del 23/01/2018

Docente, assegnato in codocenza in due classi ha richiesto e ottenuto aspettativa per 104 a partire dal 15 gennaio 2018 (accudimento padre : 6 mesi): non si è ritenuto di dover procedere con nomina supplente in quanto lo stesso docente prestava servizio unicamente in codocenza e veniva utilizzato per sostituzioni. Ci si chiede se nei prossimi scrutini, essendo il codocente assente, si debba, per la perfezione dell'organo, procedere con la sua sostituzione.

 

Risposta

Se la scuola ha ritenuto di non dovere sostituire il docente in aspettativa per la legge 104 con un supplente, non è nemmeno necessario che venga sostituito negli scrutini. L'organo è legittimamente costituito anche senza di lui.

 

 

Scrutini: docenti di laboratorio

 

Quesito del 22/01/2018

Dopo un'attenta analisi del Dlgs 62 del 2017 sulla valutazione, mi è rimasto un dubbio riguardante le/i docenti di laboratorio nel tempo prolungato (36 ore) che in alcune classi svolgono solo le ore dedicate ai laboratori, non so se tali docenti sono tenuti a partecipare agli scrutini con diritto di voto. Invece le/i docenti dell'organico potenziato che svolgono attività di ampliamento e potenziamento dell'offerta formativa per gruppi di alunne/i hanno l'obbligo di partecipare agli scrutini e hanno diritto di voto.

 

Risposta

I docenti di laboratorio nel tempo prolungato (36 ore) che in alcune classi svolgono solo le ore dedicate ai laboratori sono tenuti a partecipare agli scrutini con diritto di voto, limitatamente agli alunni che abbiano seguito tali attività.

Si riporta, per analogia, la sentenza n. 33433 del 15.11.2010 del TAR Lazio che ha dichiarato inapplicabili gli articoli del DPR 122/2009 contenenti una disciplina ritenuta discriminatoria per i docenti delle attività alternative all’IRC rispetto ai docenti di religione cattolica. In conseguenza la sentenza impone di ristabilire parità di trattamento tra le due categorie di docenti, attraverso l’adozione delle medesime prassi. Tali docenti partecipano pertanto a pieno titolo alle attività di scrutinio degli alunni. Allo stesso modo partecipano allo scrutino anche i docenti che svolgono attività o insegnamenti per l'ampliamento e il potenziamento dell'offerta formativa, come quello di cui al quesito.

La sentenza è stata fatta propria dall’amministrazione in più circostanze, ad es. nell’attribuzione del credito scolastico agli alunni delle scuole secondarie di secondo grado: l’art. 8, commi 13 e 14 dell’OM 13/2013, contenente le istruzioni e modalità organizzative ed operative per lo svolgimento degli esami di Stato, precisa che i docenti di Religione Cattolica partecipano a pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti l’attribuzione del credito scolastico agli alunni che si avvalgono di tale insegnamento, esprimendosi in relazione all’interesse con il quale l’alunno ha seguito l’insegnamento e al profitto che ne ha tratto. Analogamente, partecipano a pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti l’attribuzione del credito scolastico i docenti delle attività didattiche e formative alternative all’insegnamento della religione cattolica. Detti docenti si esprimono sull’interesse manifestato e sul profitto raggiunto limitatamente agli alunni che abbiano seguito tali attività.

 

 

Alunni: uscita da scuola in caso di genitori separati

 

Quesito del 21/01/2018

Le scrivo per un parere riguardo un mio alunno: sono un’insegnante di scuola secondaria di primo grado e nella mia prima classe c’è un alunno figlio di genitori separati. Dopo le vacanze natalizie, periodo in cui questo alunno ha assistito ad un’aggressione da parte del padre alla madre, al rientro a scuola rifiuta categoricamente di vedere il padre all’uscita. Questo padre genitore affidatario condiviso ha fatto per iscritto una richiesta che richiama il suo diritto (come da sentenza di divorzio) in determinati giorni a prelevare il figlio. Allo stesso tempo, anche la madre di questo alunno ha presentato richiesta affinché per il benessere psicofisico del figlio, che lo stesso non venga consegnato con la forza al padre e di chiamarla se il bambino non vuole andare con il padre. Il padre minaccia di denunciare la scuola e l’insegnante se chiamiamo la madre. Insomma, per dirla in poche parole, il mio alunno all’uscita da scuola piange e ha forti crisi dichiarando apertamente che non vuole andare con il padre e chiede a viva voce di chiamare la madre. Scappa di nuovo dentro la scuola e si chiude in aula piangendo. Cosa devo fare io come insegnante per non beccarmi una denuncia né dal padre né dalla madre che a sua volta sostiene che non dobbiamo obbligare il minore ad andare con il padre? Mi aiuti per favore! Se può mi dia un riferimento di legge a cui posso appellarmi. Grazie!

 

Risposta

Essendo stata emessa una sentenza di divorzio che ha stabilito il diritto del padre a prelevare il figlio da scuola in determinati giorni, occorre che sia lo stesso giudice a modificare detta condizione.

La madre potrà quindi rivolgersi al tribunale minorile o al giudice tutelare perché sia rivista la sentenza.

Nelle more dell'intervento del giudice la madre potrebbe presentarsi a scuola all'uscita del figlio per riportarlo a casa, senza che la scuola venga coinvolta nella questione.

 

 

RSU: Votazioni

 

Quesito del 20/01/2018

Non riesco a trovare una normativa che specifichi se per le elezioni delle rsu scuola, bisogna fare liste separate tra docenti e personale ata e se i docenti possono votare il personale ata o viceversa.

Grazie.

 

Risposta

Il riferimento normativo è dato dall'Accordo collettivo quadro per la costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie per il personale dei comparti delle P.A. e per la definizione del relativo regolamento elettorale del 7 agosto 1998.

L'art. 3 dispone che alla costituzione delle RSU si procede mediante elezione a suffragio universale ed a voto segreto con il metodo proporzionale tra liste concorrenti.

Non occorre fare liste separate tra le varie componenti della scuola e pertanto i docenti possono votare il personale ata e viceversa.

 

 

Legittimità di corrispondere un contributo ad agenzia formativa

 

Quesito del 20/01/2018

Il nostro Liceo si accinge a realizzare un significativo programma di Alternanza Scuola Lavoro. Ferma restando la normata gratuità della stessa, sarebbe nostra intenzione fruire dei servizi di una nota Agenzia del settore, che ci chiede al riguardo un contributo economico. I quesiti sono:

1) Sarebbe legittimo corrispondere all’Agenzia la somma richiesta quale compenso per la coprogettazione o voce simile?

2) Quale sarebbe la corretta procedura amministrativa? È necessaria una determina e poi a seguire una procedura di individuazione?

 

Risposta

L'art. 40 del DM 44/2001 dispone

1. La istituzione scolastica può stipulare contratti di prestazione d'opera con esperti per particolari attività ed insegnamenti, al fine di garantire l'arricchimento dell'offerta formativa, nonché la realizzazione di specifici programmi di ricerca e di sperimentazione.

2. Il Consiglio di istituto, sentito il collegio dei docenti, disciplina nel regolamento di istituto le procedure e i criteri di scelta del contraente, al fine di garantire la qualità della prestazione, nonché il limite massimo dei compensi attribuibili in relazione al tipo di attività e all'impegno professionale richiesto.

Alla luce di queste disposizioni si ritiene legittimo corrispondere all’Agenzia interessata una somma a compenso per la coprogettazione previa deliberazione del Consiglio di istituto.

 

 

Indagine ocse pisa 2018

 

Quesito del 19/01/2018

Sono un dirigente scolastico. Alla mia e mail è arrivato l'avviso che la scuola da me diretta è una delle circa 700 scuole campionata su tutto il territorio nazionale.

La partecipazione della scuola è obbligatoria?

La ringrazio della risposta.

 

Risposta

PISA - acronimo di Programme for International Student Assessment - è un’indagine internazionale promossa dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) oggi alla sua settima edizione (PISA 2018) che coinvolge più di 80 Paesi.

Lo Studio Principale dell'edizione in corso si svolgerà nel 2018, mentre nel 2017 è stata effettuata la Prova sul campo. Gli esiti di questa rilevazione sono particolarmente importanti perché consentono di validare le procedure e di affinare ulteriormente, e in forma definitiva, gli strumenti di rilevazione al fine di garantire risultati validi e comparabili nella fase di Main Study.

PISA ha le seguenti caratteristiche:

- è la più grande indagine internazionale nel campo dell’educazione

- ha come oggetto di indagine gli studenti quindicenni;

- valuta la preparazione degli studenti ad affrontare la vita adulta;

- rileva le competenze degli studenti in matematica, scienze, lettura e in ambito finanziario;

- raccoglie informazioni di contesto sulle pratiche educative nei paesi partecipanti.

È importante partecipare a PISA perché i risultati possono essere utilizzati per:

    - conoscere il livello di preparazione degli studenti in Italia, nel momento in cui questi potrebbero  decidere di lasciare la scuola;

    - permettere a scuole, sistemi di istruzione e governi di individuare di volta in volta gli aspetti da  migliorare;

    - consentire un confronto tra il rendimento degli studenti e i contesti di apprendimento dei diversi Paesi.

Ciò precisato, nonostante gli indubbi vantaggi che provengono dall'adozione del progetto Ocse Pisa, non pare che tale adesione sia obbligatoria per le scuole.

 

 

Insegnamento della materia alternativa alla IRC

 

Quesito del 19/01/2018

Nell'Istituto Comprensivo che ho in reggenza nessun docente dell'organico ha dato la disponibilità a tenere l'insegnamento alternativo alla IRC che pertanto fino ad ora non è stato attivato.

Nella scuola media è obbligatorio l'insegnamento della materia alternativa alla IRC?

In questo caso è legittimo affidarlo d'ufficio ai docenti di "potenziamento"anche in mancanza di una loro disponibilità?

Altrimenti, si può convocare docenti supplenti ad hoc?... e come?... Incrociando le graduatorie disciplinari...

Grazie come sempre!

 

Risposta

Va premesso che l’Accordo tra Repubblica Italiana e Santa Sede, sottoscritto il 18 febbraio 1984 e ratificato con legge 25 marzo 1985 n. 121, consente agli studenti o ai loro genitori, di esercitare la scelta, all’atto dell’iscrizione alle varie Istituzioni Scolastiche, di avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica.

La CM prot. 0014659.13-11-2017 “Iscrizioni alle scuole dell'infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2018/2019” ribadisce che la facoltà di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica è esercitata dai genitori di alunne e alunni che si iscrivono alla prima classe della scuola primaria o secondaria di primo grado al momento dell’iscrizione, mediante la compilazione dell’apposita sezione on line.

La facoltà di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica per studentesse e studenti della scuola secondaria di secondo grado è esercitata dagli stessi all’atto dell’iscrizione da parte dei genitori nella compilazione del modello on-line, ovvero, per le iscrizioni che non siano presentate on line, attraverso la compilazione del modello nazionale di cui alla scheda che sarà allegata a successiva nota.

La scelta ha valore per l’intero corso di studi e in tutti i casi in cui sia prevista l’iscrizione d’ufficio, fatto salvo il diritto di modificare tale scelta per l’anno successivo entro il termine delle iscrizioni, esclusivamente su iniziativa degli interessati.

La scelta di attività alternative è operata, all’interno di ciascuna scuola, attraverso il modello nazionale di cui alla scheda che sarà trasmessa con successiva comunicazione. Si ricorda che tale allegato deve essere compilato, da parte degli interessati, all’avvio dell’anno scolastico, in attuazione della programmazione di inizio d’anno da parte degli organi collegiali, e trova concreta attuazione nelle seguenti opzioni:

• attività didattiche e formative;

• attività di studio e/o di ricerca individuale con assistenza di personale docente;

• libera attività di studio e/o di ricerca individuale senza assistenza di personale docente (per studenti delle istituzioni scolastiche di istruzione secondaria di secondo grado);

• non frequenza della scuola nelle ore di insegnamento della religione cattolica.

Per l’individuazione del personale docente allo scopo, il riferimento è la nota del MEF 7 marzo 2011 prot. n. 26482, trasmessa dal MIUR il 22 marzo 2011 prot. n. 1670 (ribadita con nota MEF per utenti SPT n.87/2012 per l’implementazione delle funzioni SPTweb) che ha fornito gli opportuni chiarimenti in merito alla gestione delle ore alternative all’insegnamento della Religione Cattolica. Innanzitutto si precisa che le ore alternative all’IRC costituiscono un servizio strutturale obbligatorio, che possono essere retribuite a mezzo dei ruoli di spesa fissa.

I docenti destinatari dell’assegnazione possono essere identificati secondo le seguenti tipologie:

a) personale interamente o parzialmente a disposizione della scuola (ore di disponibilità entro l’orario cattedra);

b) docenti dichiaratisi disponibili ad effettuare ore eccedenti l’orario cattedra;

c) personale supplente già titolare di altro contratto con il quale viene stipulato un nuovo contratto a completamento dell’orario d’obbligo;

d) in via residuale, qualora non si possa ricorrere alle tipologie sopra indicate, personale supplente appositamente assunto.

In assenza del personale di cui al punto a) il Dirigente dovrà comunicare formalmente la richiesta di disponibilità a ricoprire ore eccedenti a tutti i docenti in servizio presso l’Istituto. Qualora vi siano docenti disponibili, per quanto riguarda le opzioni “Attività didattiche e formative”, occorre prestare attenzione ad individuare docenti che non insegnano nella classe o nelle classi degli alunni interessati in modo che venga assicurato, per gli alunni avvalentisi e per quelli non avvalentisi, il rispetto del principio della "par condicio". Infatti i docenti che svolgono l’attività didattica e formativa partecipano a pieno titolo allavalutazione intermedia e finale, limitatamente agli alunni che seguono tale attività (O.M. 257/2017 sugli Esami di Stato).

Solo dopo l’accertamento della totale indisponibilità da parte di docenti interni, si procede con l’individuazione di supplenti esterni. Nei provvedimenti di individuazione dei destinatari delle supplenze, il Dirigente dovrà dichiarare sotto la propria responsabilità di non aver potuto provvedere con l’attribuzione di ore eccedenti causa indisponibilità dei docenti interni. Inoltre, nel caso di supplenze in scuole secondarie di I o II grado, le graduatorie di Istituto dalle quali attingere il personale saranno relative alle classi di concorso coerenti con gli obiettivi e i contenuti deliberati dal Collegio in sede di programmazione iniziale (C.M. 302/1986).

Per attuare le procedure sopra indicate non occorre alcuna autorizzazione degli Uffici periferici del MIUR stante la natura obbligatoria di tali attività.

Pertanto è possibile assegnare le attività alternative all’IRC a personale supplente esterno, secondo le modalità indicate. Inoltre, visto che spetta al Dirigente Scolastico, attraverso l’applicazione del principio di pari opportunità e il rispetto della normativa vigente (oltre a quella citata, ricordiamo anche l’art. 5 comma 2 del D.Lgs. 165/2001”Potere di organizzazione”), l’individuazione dei docenti destinatari delle attività alternative, per la verifica delle disponibilità interne si consiglia di procedere con richiesta di disponibilità tramite comunicazione scritta formale a tutti i docenti, indicando anche una scadenza, così da rendere più motivato a livello amministrativo l’eventuale ricorso alle supplenze esterne in caso di indisponibilità, evitando pertanto il ricorso ad una semplice richiesta verbale in seduta di Collegio.

 

 

Valutazione alunni

 

Quesito del 19 gennaio 2018

Riferimenti normativi per l’acquisizione di elementi utili alla valutazione periodica e finale degli alunni della secondaria di secondo grado.

Alla luce della vigente normativa relativa alla valutazione di cui all’oggetto, calata in un IPSSS, la valutazione del processo/percorso educativo formativo, nei casi di alunni con frequenti assenze per motivi di salute, soprattutto nei giorni destinati a verifiche in classe, il docente può/deve acquisire elementi di valutazione anche attraverso compiti somministrati per casa nell’interesse dell’alunno e nel rispetto della normativa vigente? Da sottolineare che nel caso nostro, trattasi di alunna di quinto anno, nella valutazione del primo quadrimestre, con problemi anche di salute.

 

Risposta

Fatta salva la disposizione dell'art. 14, comma 7, del DPR 22 giugno 2009, n. 122 relativa alla  frequenza di almeno tre quarti dell'orario annuale personalizzato per la validità dell'a.sc., per acquisire elementi utili di valutazione si ritiene che sia possibile utilizzare tutti gli strumenti opportuni allo scopo, compresa l'assegnazione di compiti somministrati per casa.

 

 

Congedo per diritto allo studio

 

Quesito del 18/01/2018

Sono un insegnante a tempo indeterminato di scuola primaria. In data 12 dicembre 2017 ho fatto richiesta di congedo per un dottorato da svolgere presso la SEvs (Slovacchia), consegnando tutta la documentazione necessaria per la richiesta. Ad oggi il dirigente non si è espresso in merito e non firmerà nessun decreto con diniego o accettazione fino a quanto non riceverà un parere ex ante da parte del Miur. Da calendario io dovrei sostenere la prima sessione di esami dal 12 al 16 febbraio. La mia domanda è cosa fare se il dirigente ancora per quella data non si è espresso? e se dal Miur non arriva nessun parere in merito o arrivasse oltre la data calendarizzata di esame?

 

Risposta

Va premesso che l'art. 19, comma 3 della legge 240/2010, relativamente alla concessione del congedo per dottorato di ricerca ha introdotto la discrezionalità dell’Amministrazione (per le istituzioni scolastiche del Dirigente scolastico), che, sulla base delle esigenze di servizio, può concedere o meno il congedo stesso.

La CM 15/2011 ha confermato che il congedo straordinario per il borsista è un diritto, ma resta comunque subordinato alla compatibilità con le esigenze dell’Amministrazione.

Nel caso prospettato, in attesa che il DS risolva le sue perplessità, il docente potrebbe richiedere un congedo straordinario per diritto allo studio ai sensi dell'art. 15, comma 1 del CCNL/2007 per sostenere la prima sessione di esami dal 12 al 16 febbraio: “Il dipendente della scuola con contratto di lavoro a tempo indeterminato, ha diritto, sulla base di idonea documentazione anche autocertificata, a permessi retribuiti per i seguenti casi:  - partecipazione a concorsi od esami: gg. 8 complessivi per anno scolastico, ivi compresi quelli eventualmente richiesti per il viaggio”.

 

 

Due casi di emanazione di provvedimento disciplinare

 

Quesito del 17/01/2018

Avrei bisogno cortesemente di un suo parere su due casi.

1 Caso. docente di matematica e fisica.

I genitori hanno avuto diversi incontri con me e la docente in questione di cui lamentano spiegazioni confusionarie, scarsa disciplina, non disponibilità a far recuperare, non corretta applicazione delle griglie di valutazione di istituto. Anche in presenza di compiti svolti le sue valutazioni hanno come esito uno o due, mentre chiaramente nelle griglie c’è scritto che la valutazione due si dà in caso di prova in bianco.

Queste lamentale sono reiterate negli anni. I genitori hanno ragione, non c’è verso di modificare il comportamento della docente. Come procedere?

2 caso. Docente di italiano supplente che usa un linguaggio scorretto e volgare in classe, dà giudizi negativi pesanti sui colleghi, didatticamente richiede compiti pesantissimi ai ragazzi, fa cercare il significato di parole riguardanti pratiche sessuali particolari sul vocabolario, nascoste tra una cinquantina di parole che dall’oggi al domani gli studenti devono cercare.

L’anno precedente ha avuto con me un forte contenzioso. Devo necessariamente fare una contestazione di addebito o posso direttamente inviargli una lettera di richiamo?

Grazie per la collaborazione.

 

Risposta

In entrambi i casi rappresentati si ritiene necessario avviare dei provvedimenti disciplinari applicando le modalità previste dall'art. 55-bis, comma 2 del DLgs. 165/01, che si riassumono qui si seguito:

- indirizzare al dipendente una lettera di contestazione di addebito entro venti giorni dai fatti contestati;

- la lettera deve qualificarsi fin dall’oggetto come “contestazione di addebito disciplinare” e deve contenere una menzione del tipo “la presente costituisce avviso di avvio di procedimento disciplinare ai sensi delle norme vigenti”;

- nella stessa lettera di contestazione si descriveranno succintamente i fatti con la formula “risulta a questo ufficio che la S.V., ...”. Il condizionale è d’obbligo perché altrimenti i fatti vengono dati per accertati prima ancora che il procedimento si apra, mentre la contestazione ha il fine di garantire all’interessato il diritto alla difesa;

- sempre nella lettera, si convocherà l'interessato “ad una audizione personale per essere sentito a propria difesa”. L’audizione sarà fissata per una data successiva di almeno dieci giorni a quella della contestazione. L’interessato sarà avvertito che può farsi assistere in quella sede da un procuratore legale ovvero da un rappresentante del sindacato cui aderisce o a cui abbia conferito mandato;

- gli si ricorderà che ha facoltà – ove non intenda presentarsi – di produrre entro gli stessi termini una memoria scritta a propria difesa;

- gli si ricorderà che ove non si presenti e non produca memoria, il procedimento sarà comunque concluso;

- gli si ricorderà che in caso di grave ed oggettivo impedimento (da documentare) ha facoltà di chiedere esplicitamente un differimento dell’audizione, per una sola volta. Non è sufficiente che sia assente per aver titolo al differimento (potrebbe produrre una memoria scritta): deve chiederlo formalmente e la richiesta va vagliata dal dirigente ed altrettanto formalmente accolta o respinta;

- il dirigente chiamerà ad assistere all’audizione uno dei propri collaboratori (per evitare di essere “solo contro due” nel corso della discussione, se il dipendente viene con l’avvocato), oltre il DSGA o un assistente amministrativo per verbalizzare l’audizione. Il verbale va redatto contestualmente e sottoscritto da tutti i presenti, compreso l'avvocato di parte. Se qualcuno si rifiuta, deve indicarne i motivi. Del rifiuto e dei motivi addotti si dà atto nel verbale stesso a firma degli altri;

- il dirigente aprirà l’audizione dando lettura della lettera di contestazione e chiedendo al dipendente cosa ha da dire a propria difesa. Ascolterà, per quanto possibile, senza rispondere o controbattere e comunque senza instaurare un battibecco. Al termine, chiederà esplicitamente se vuole aggiungere altro e si riserverà di valutare e prendere le proprie decisioni;

- dopo aver lasciato trascorrere qualche giorno (per poter argomentare di aver pesato attentamente tutti gli atti e le circostanze), prenderà la propria decisione, che dovrà essere formalizzata per iscritto, con una sanzione o con l’archiviazione del procedimento;

- tutto il procedimento – dal momento della contestazione a quello della sanzione – si deve chiudere entro sessanta giorni, a pena di decadenza.

 

 

Assunzione di provvedimento disciplinare

 

Quesito del 17/01/2018

Avrei la necessità di un tuo parere circa un increscioso episodio successo nella tarda mattinata nella mia scuola di titolarità. Io non ero presente perché ero nell'Istituto che mi hanno dato in reggenza. A quanto mi ha riferito la vicepreside, una insegnante di sostegno che, per la verità, aveva già iniziato a litigare da ieri con una collega, questa mattina, dopo un litigio piuttosto violento le avrebbe dato uno schiaffo. A prescindere dall'imbarazzo nel dover gestire una simile situazione, ho pensato di convocarle domani (in separata sede) per chiedere loro cosa è successo e di avviare per entrambe un procedimento disciplinare. Secondo te è corretto?

In tutta franchezza, mi pare non adeguato un semplice rimprovero verbale o scritto anche perché questa insegnante ha una modalità aggressiva di cui tutti si lamentano. Cosa mi consigli di fare?

Grazie anticipatamente.

 

Risposta

Nel caso prospettato occorre assumere un provvedimento disciplinare da avviare con le modalità previste dall'art. art. 55-bis del D.Lgs. 105/2001 e cioè: contestazione degli addebiti entro 20 giorni da quando si è avuto notizia del fatto.

I passi successivi sono i seguenti:

- convocazione del dipendente per il contraddittorio a difesa con un preavviso di almeno 10 giorni;

- conclusione del procedimento entro 60 giorni, salvo che non sia stato richiesto e accordato (per gravi e oggettivi impedimenti) un rinvio della convocazione per più di 10 giorni; in tal caso la durata del rinvio si somma al limite di 60 giorni;

- possibilità di un unico rinvio nel corso del procedimento, che si deve quindi concludere necessariamente.

I termini suddetti sono perentori.

In linea generale, la competenza del dirigente in fatti di natura disciplinare si estende, in una logica di progressività, dall’avvertimento scritto alla censura fino alla sospensione dal servizio e dalla retribuzione per un massimo di 10 giorni; per infrazioni che comportassero sanzioni superiori, la competenza è del direttore dell'USR, al quale il dirigente scolastico trasmette gli atti entro 5 giorni dalla notizia del fatto, dandone informazione al dipendente.

 

 

Supplenza temporanea: termine

 

Quesito del 16/01/2018

Il caso si riferisce a supplenza di alternativa alla religione - scuola primaria - per n. 10 ore, a partire dal giorno 16 gennaio. La domanda è se il contratto debba essere fatto fino al 30 di giugno, cioè fino al termine delle attività didattiche, come da circolare MIUR 9108 del 27/09/2007 o fino al 10 di giugno, cioè fino al termine delle lezioni, come sembrerebbe da DM 131/2007, essendo la stessa supplenza da considerarsi supplenza temporanea data dal DS dopo il 31/12. Il posto si è reso disponibile in seguito a licenziamento del docente che aveva accettato l'incarico e che ha lasciato lo stesso per un posto di sostegno.

 

Risposta

La circolare MIUR 9108 del 27/09/2007 dispone che “I contratti per ore alternative hanno scadenza obbligatoria entro e non oltre il 30 giugno di ogni anno scolastico (conformemente anche al limite generale stabilito dalla nota del Ministero dell’Economia e delle finanze, Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato prot. n. 32509 del 06/04/2016)”.

L'art. 7, comma 1 del DM 131/2007 prevede che “i dirigenti scolastici conferiscono supplenze utilizzando le rispettive graduatorie di circolo e di istituto in relazione alle seguenti situazioni e secondo le correlate tipologie: a. supplenze annuali e temporanee fino al termine delle attività didattiche per posti che non sia stato possibile coprire con il personale incluso nelle graduatorie ad esaurimento”.

La disposizione della CM 9108/2007 non è in contrasto con il DM 131/2007 perché la scadenza entro il 30 giugno non pone un limite temporale assoluto, ma solo che esse non possono superare tale data.

Si conferma che il posto che si è reso disponibile dopo il 31/12 comporta l'assegnazione di una supplenza temporanea fino al termine delle attività didattiche, cioè il giorno annualmente indicato dal relativo calendario scolastico quale termine delle attività didattiche (DM 131/2007, art. 7).

 

 

Come la scuola deve comportarsi in caso di rientro in servizio di chi fruisce della legge 104

 

Quesito del 16/01/2018

Una docente a tempo indeterminato, con permesso annuale sino al 9 giugno per assistenza madre art.4 D.lgs 119/2011, a seguito decesso familiare rientra in servizio a gennaio. Come ci si comporta con la supplente nominata fino al 30 giugno? Grazie.

 

Risposta

Si conferma che la docente che ha fruito del congedo per la legge 104, a seguito decesso familiare deve rientrare in servizio poiché è venuta meno la causa che lo giustificava.

La supplente nominata fino al 30 giugno non può essere licenziata avendo essa titolo al mantenimento della supplenza fino al suo termine naturale.

       Lo ha ricordato l’ARAN nell’Orientamento applicativo SCU_069 del 14/06/2013, nel quale alla domanda: “Il contratto stipulato con il supplente si risolve nel caso di rientro anticipato del titolare?” ha risposto: “Si fa presente che l’art. 18 comma 2 lett c) del CCNL 04/08/1995 prevedeva espressamente la risoluzione del contratto stipulato con il supplente a seguito del “rientro anticipato del titolare”, questa norma non è stata più ripresa dai successivi CCNL per cui si deve considerare non più applicabile”.

Va rilevato infine che la titolare rientrata in servizio non può riprendere le sue classi, ma ai sensi dell'art. 28, comma 6 del CCNL/2017 va utilizzata per la copertura di ore di insegnamento disponibili in classi collaterali non utilizzate per la costituzione di cattedre orario, in interventi didattici ed educativi integrativi, nonché mediante l'utilizzazione in eventuali supplenze e, in mancanza, rimanendo a disposizione anche per attività parascolastiche ed interscolastiche.

 

 

Inabilità temporanea al lavoro

 

Quesito del 12/01/2018

Il caso: docente a cui il medico di base fa una diagnosi di un mese di malattia; il giorno successivo, convocata per visita dal medico competente, visita richiesta dalla sottoscritta su domanda della docente, viene fatta diagnosi di inabilità temporanea al lavoro. Quali sono i successivi passi burocratico-amministrativi? Poiché la situazione è molto delicata, vorrei evitare errori.

Grazie.

 

Risposta

La diagnosi di inabilità temporanea al lavoro di una docente comporta la sua astensione da tutte le attività connesse con la funzione per l'intero periodo previsto dal documento relativo.

Qualora l'attestato non ne stabilisca i termini, la dipendente va inviata dal proprio medico di famiglia affinché ne certifichi la durata.

 

 

La riforma Madia avrebbe ribaltato il D.Lgs 150/2009 (riforma Brunetta)?

 

Quesito del 12/01/2018

"E' vero che la Riforma Madìa (riforma del pubblico impiego) avrebbe 'ribaltato' tutto il 'Brunetta ecc.', riammettendo alla contrattazione tutte le materie elencate nel CCNL e azzerato quanto il 165/2001 conferiva ai dirigenti circa l'organizzazione degli uffici?'

Grazie.

 

Risposta

La legge 124/2015 recante “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, meglio conosciuta come Legge Madia di Riforma della PA, è costituita da 23 articoli, così suddivisi: artt. 1-7: semplificazioni amministrative; artt. 8-10: organizzazione; artt. 11-15: personale; artt. 16-23: deleghe per la semplificazione normativa.

Non si rinvengono in tale legge norme che riformino il D.Lgs. 150/2009 e aboliscano le competenze attribuite ai dirigenti scolastici dall'art 25 del D.Lgs. 165/2001, tra cui in particolare l'organizzazione degli uffici e l'adozione dei provvedimenti di gestione delle risorse e del personale (comma 4).

 

 

Collaboratori scolastici: nota Miur 121/2018

 

Quesito del 9/01/2018

In una scuola dell'infanzia - monosezione con 20 bambini - dispongo di un solo collaboratore scolastico che svolge la sua attività lavorativa su 40 ore settimanali (di cui 4 retribuite dal FIS) per garantire la sorveglianza sull'intera giornata. In realtà, in questo plesso sarebbe necessaria la presenza di 2 collaboratori scolastici. La ripetuta richiesta di potenziamento dell'organico all'UST di competenza è rimasta inevasa. Di conseguenza, mi chiedo se quanto previsto dalla nota Miur 121 del 4 gennaio 2018 - relativamente alla possibilità di ottenere finanziamenti per l'ampliamento dei servizi di ausiliariato - possa trovare applicazione in questo caso. Preciso che la mia scuola non rientra tra quelle destinatarie di accantonamenti nell'organico dei collaboratori scolastici. Tuttavia, sembrerebbe che l'acquisto di tali servizi possa essere effettuato da tutte le istituzioni scolastiche. Mi domando, inoltre, se la soluzione prevista dalla nota in oggetto non produca un sovraccarico amministrativo che azzeri il beneficio auspicato.

 

Risposta

Per ovvie considerazioni oggettive, si condivide la necessità della presenza di due collaboratori scolastici nella vostra scuola dell'infanzia.

In sua mancanza si ritiene legittima l'applicazione della nota Miur 121/2018, la cui tipologia di servizi offerti può essere effettuata da tutte le istituzioni scolastiche, indipendentemente dalla presenza di accantonamenti nell’organico dei collaboratori. Essa deve comunque corrispondere ad una specifica e documentabile esigenza straordinaria dell’istituzione scolastica, che non può essere soddisfatta facendo ricorso alle risorse umane e finanziarie ordinarie già assegnate. Condizione presente nel vostro caso.

E' indubbio che il dettato della nota ministeriale costituisce un aggravio di lavoro per le scuole, ma i benefici conseguenti lo compensano abbondantemente.

 

 

DSGA: illegittimità dello svolgimento della libera professione

 

Quesito del 8/01/2018

Ha accettato una nostra supplenza temporanea di ore 36 come assistente amministrativa fino al 30/06/2018 (su posto di dsga) un avvocato iscritto all’ordine degli avvocati di ...., provincia di ......

Sappiamo che i docenti hanno la facoltà di esercitare anche la libera professione, chiedendo ogni anno l’autorizzazione al dirigente scolastico. Ci chiediamo se questa possibilità può essere estesa anche al personale ATA.

L'assegnataria di tale supplenza può tranquillamente prestare il servizio di ore 36 presso la nostra segreteria?

Grazie mille.

 

Risposta

Il comma 15 dell’art. 508 del D.Lgs. n. 297 del 1994, prevede che al personale docente è consentito, previa autorizzazione del Dirigente Scolastico, l’esercizio della libera professione a condizione che non sia di pregiudizio all’ordinato e completo assolvimento delle attività inerenti alla funzione docente.

Invece, per il personale ATA l'attività libero-professionale è autorizzabile solo se il dipendente si trovi in part time con prestazione lavorativa non superiore al 50% (legge 662 del 1996) e sempre che non arrechi pregiudizio alle esigenze di servizio e non sia incompatibile con l'attività di istituto.

Infatti l’art. 1 comma 56 e seguenti della citata legge 662/1996 consente ai dipendenti pubblici con prestazione di lavoro part-time non superiore al 50% di quella a tempo pieno di svolgere attività libero-professionale ed attività di lavoro subordinato o autonomo.

In tali ipotesi, pertanto, il cumulo di rapporto lavorativo viene legislativamente consentito, con la conseguenza che, per i dipendenti in regime di tempo parziale, non superiore al 50% di quello a tempo pieno, le disposizioni di cui all’art. 53 del decreto legislativo n. 165 del 2001, nonché quelle contenute in leggi o regolamenti che vietano l’iscrizione in albi professionali, risultano inapplicabili.

L’art. 58, comma 1 del CCNL 2007 prevede che per il personale ATA, con esclusione della qualifica di DSGA, possono essere costituiti rapporti di lavoro a tempo parziale.

Pertanto, poiché il DSGA non può essere destinatario di un part time, lo stesso non può esercitare la libera professione in quanto, come già detto, per il personale ATA il requisito necessario è che trattisi di dipenden con rapporto di lavoro a tempo parziale non superiore al 50%.

 

 

Sostituzione ATA assente per più di 30 giorni

 

Quesito del 8/01/2018

In relazione all'art. 1 comma 602 della Legge Finanziaria approvata in via definitiva lo scorso 23.12.2017 che consente la sostituzione del personale tecnico assente per più di 30 giorni, ti chiedo conferma se tale norma può essere applicata per sostituire un tecnico ATA che, ottenuta una supplenza quale docente in altra scuola fino al 30.06.2018 per art. 59 CCNL è assente dai primi di ottobre 2017 e fino al 30 giugno 2018.

In definitiva è possibile la sostituzione di un tecnico Ata per una assenza iniziata da prima della promulgazione della legge finanziaria?

Grazie.

 

Risposta

Si conferma che l'art. 1 comma 602 della legge 27/12/2017, n. 205 dispone che le istituzioni scolastiche ed educative statali possono conferire incarichi per supplenze brevi e saltuarie ai sensi dell'articolo 1, comma 78, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, in sostituzione degli assistenti amministrativi e tecnici assenti, a decorrere dal trentesimo giorno di assenza.

Pertanto si ritiene pienamente legittima la sostituzione dell'A.T. in questione dalla data dell'approvazione della finanziaria, anche se la sua assenza ha avuto una decorrenza dal primi giorni di ottobre 2017, comunque oltre30 giorni antecedenti la nomina di supplenza.

 

 

Alunni maggiorenni: comunicazioni scuola

 

Quesito del 3/01/2018

Purtroppo devo lavorare anche nelle vacanze poiché quest'anno oltre a due Comprensivi ho in reggenza anche un Istituto superiore.

Dato che in questo Istituto superiore ho trovato quasi nessun regolamento e sto poco alla volta provvedendo, mi trovo con questo dubbio: sto provvedendo a redigere la modulistica da dare in caso di provvedimenti disciplinari (lettera di convocazione del Consiglio di classe, lettera alle famiglie degli alunni oggetto di sospensione, lettera di convocazione ai rappresentanti dei genitori e alunni, lettera per la famiglia interessata con l'irrogazione della sanzione).

Nel caso di alunni maggiorenni, la lettera di comunicazione delle infrazioni e di convocazione del consiglio straordinario di sospensione e poi di irrogazione della sanzione le devo indirizzare solo alla famiglia o all'alunno? O a entrambi? La famiglia di un maggiorenne deve essere per forza informata? Cosa mi consigli?

Non vorrei incorrere in errori e poi inficiare il procedimento disciplinare...

Grazie!

 

Risposta

In premessa si ritiene che la lettera di comunicazione delle infrazioni disciplinari commesse da un alunno vada indirizzata sia all'alunno sia alla sua famiglia.

Infatti è opportuno chiarire che, con il raggiungimento della maggiore età, lo studente acquisisce una capacità di agire che lo rende soggetto di diritto a tutti gli effetti. Tuttavia l'esercizio di tale diritto si colloca all'interno di un sistema di diritti e di doveri di altri soggetti, rispetto ai quali la scuola è parimenti obbligata. Fra tali soggetti rientrano i genitori, ai quali le norme della Costituzione (art. 30) e del Codice Civile (artt. 147, 148 e 155 e art. 6 della legge 1/12/1970 n. 188) richiedono di fornire un'educazione e un'istruzione adeguata ai propri figli. Si tratta nel loro caso di un diritto-dovere che richiede la possibilità di conoscere le informazioni scolastiche relative al proprio figlio, alle assenze prolungate, all’elevato rischio di non promozione o ammissione all'esame di Stato, alle gravi mancanze e conseguenti provvedimenti disciplinari, ecc.

Pertanto, il solo fatto del raggiungimento della maggiore età non genera un diritto alla riservatezza del figlio sufficiente ad escludere la famiglia dalle informazioni relative al suo rendimento scolastico.

A tale conclusione è pervenuta la Corte di Cassazione con una sentenza resa in tema di mantenimento dei figli e considerata dagli interpreti come applicabile alla materia della privacy (Corte di Cassazione, Sez. I – sentenza n. 4765 del 3 aprile 2002).

La chiave interpretativa della questione è infatti la considerazione che il figlio, benché maggiorenne, resta un figlio, ed è pertanto soggetto all'obbligo imposto sul genitore dal disposto dell'art. 147 del Codice Civile, ovvero il dovere “di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli”. Tale obbligo di mantenimento/istruzione/educazione è peraltro ribadito all’art. 155 quinquies del Codice Civile con particolare riferimento ai figli maggiorenni.

E' infatti innegabile, in senso logico prima che giuridico, che il dovere di educazione necessita della conoscenza del rendimento scolastico del figlio e del suo comportamento a scuola quale strumento insostituibile per il suo corretto esercizio.

La riservatezza dell'alunno non potrà, pertanto, trovare tutela presso la scuola, almeno fino a quando non si dovessero realizzare i requisiti che la Corte ritiene sufficienti per l'affrancamento dalla dimensione familiare, come l'autonomia economica e sociale (requisito che ben di rado si realizza in un adolescente in età scolare).

Pertanto si ritiene che la lettera di comunicazione delle infrazioni e di convocazione del consiglio straordinario di sospensione e poi di irrogazione della sanzione vada indirizzata sia all'alunno sia alla sua famiglia.

 

 

Ristrutturazione dei locali mensa della scuola

 

Quesito del 21/12/2017

Pongo alla Sua attenzione il seguente caso: i locali mensa della scuola che dirigo sono di proprietà del Comune e concessi in comodato d’uso gratuito alla Provincia e necessitano di una profonda ristrutturazione.

Un imprenditore esterno ha offerto la propria disponibilità a:

1. ristrutturare completamente i locali a proprie spese;

2. mettere a disposizione i locali per le esigenze scolastiche (pasti, attività di alternanza scuola-lavoro…);

3. aprire il locale ad utenza esterna nei momenti di non sovrapposizione con le esigenze didattiche. Naturalmente, come contropartita, chiede la gestione del locale per un certo numero di anni per ripagarsi dell’investimento.

La Provincia si rende disponibile a collaborare nei vari aspetti amministrativi e tecnici nel rispetto dei seguenti vincoli:

A) la ristrutturazione dei locali e l’autorizzazione all’attività dovrà ricevere il nulla osta da parte dei vigili del fuoco

B) il progetto non dovrà comportare oneri o impegni finanziari per la Provincia per autorizzazioni, progettazione, esecuzione lavori, manutenzioni, spese di funzionamento.

La Provincia ha intenzione di lasciare alla scuola la formulazione e l'emissione del bando nel quale è nostra intenzione inserire le esigenze formative e didattiche in particolare legate a:

- fornire occasioni di attività in alternanza scuola-lavoro per gli allievi dell'istituto enogastronomico nonché di svolgimento delle normali attività laboratoriali in orario curricolare;

- alla necessità di fornire adeguata ospitalità ai nostri allievi e a tutto il personale che quotidianamente si ferma a scuola per le attività pomeridiane;

- fornire un servizio di ristorazione di alta qualità e a Km zero utilizzando i prodotti della nostra azienda agraria;

- utilizzare il servizio anche a supporto di diversi progetti avviati dall'istituto.

Quanto illustrato è il quadro di riferimento alla luce del quale si formulano i seguenti quesiti:

1) Il Consiglio di istituto è titolato ad esprimersi su questa materia e se sì, in quali forme?

2) E’ sufficiente una comunicazione scritta della Provincia che esprima parere positivo alla realizzazione dell'iniziativa?

3) Il bando per l'affidamento dell'attività deve essere emanato dalla Provincia o dalla scuola?

4) L'apertura del servizio ristorazione a utenza esterna è compatibile con il ruolo dell'istituzione scolastica?

5) Esiste un quadro normativo di riferimento?

 

Risposta

La disponibilità offerta da un imprenditore esterno a ristrutturare i locali mensa della vostra scuola di proprietà del Comune e concessi in comodato d’uso gratuito alla Provincia può essere da voi accolta ai sensi dell'art. 50 del D.I. 44/2001 che dispone: “1. La utilizzazione temporanea dei locali dell'istituto forniti dall'ente locale competente può essere concessa a terzi, con l'osservanza dell'articolo 33, comma 2, lettera c), a condizione che ciò sia compatibile con la destinazione dell'istituto stesso ai compiti educativi e formativi.

2. Con la attribuzione in uso, l'utilizzatore assume la custodia del bene e risponde, a tutti gli effetti di legge, delle attività e delle destinazioni del bene stesso, tenendo nel contempo esente la scuola e l'ente proprietario dalle spese connesse all'utilizzo.

3. L'edificio scolastico può essere concesso solo per utilizzazioni precarie e previa stipulazione da parte del concessionario, di una polizza per la responsabilità civile con un istituto assicurativo”.

Il Consiglio di istituto ha titolo ad esprimersi sulla materia. Infatti l’art. 10, comma 6 del D.Lgs. 297/94, gli attribuisce l'esercizio delle competenze in materia di uso delle attrezzature e degli edifici scolastici ai sensi dell'art. 94, il cui comma 3 prevede che i rapporti tra ente obbligato ed ente proprietario dei locali da utilizzare, qualora si tratti di enti diversi, sono regolati da apposita convenzione, che può prevedere anche l'assegnazione in uso gratuito”, come nel caso in questione.

E' pertanto opportuno dar corso alla convenzione in parola inserendo in essa le condizioni da voi espresse legate a specifiche esigenze formative e didattiche:

- fornire occasioni di attività in alternanza scuola-lavoro per gli allievi dell'istituto enogastronomico nonché di svolgimento delle normali attività laboratoriali in orario curricolare;

- fornire adeguata ospitalità ai vostri allievi e a tutto il personale che quotidianamente si ferma a scuola per le attività pomeridiane;

- fornire un servizio di ristorazione di alta qualità e a Km zero utilizzando i prodotti della vostra azienda agraria.

La contropartita richiesta dall'imprenditore per ripagarsi dell’investimento e consistente nella gestione del locale per un certo numero di anni è legittima con il consenso dell'amministrazione comunale proprietaria dei locali concessi in comodato d’uso gratuito alla Provincia

Si ritengono sufficienti comunicazioni scritte del Comune e della Provincia che esprimano parere positivo alla realizzazione dell'iniziativa.

Il bando per l'affidamento dell'attività deve essere emanato dalla scuola.

L'apertura del servizio di ristorazione a utenza esterna è compatibile con il ruolo dell'istituzione scolastica, come la prassi instaurata in tante scuole dimostra.

 

 

 

Supplenza temporanea: dimissioni

 

Quesito del 21/12/2017

Le scrivo per un avere un suo parere circa una situazione difficile in cui mio marito si è venuto a trovare. Attualmente ha due incarichi (8 e 9 ore) da graduatoria di istituto in due scuole diverse. In una di queste sta subendo vessazioni e richiami per motivi futili dal DS, che terrorizza tutti i docenti con i suoi comportamenti a dir poco scorretti. Mio marito vorrebbe dimettersi dall'incarico in questa scuola ma non riusciamo a capire a quali sanzioni andrebbe incontro. La normativa fa riferimento sempre all'ipotesi di docenti che abbandonino un unico incarico. Nel suo caso lui conserverebbe l'altro spezzone. Potrebbe ancora accettare supplenze per il completamento? In alternativa cosa ci consiglia di fare? La situazione così come è non è sostenibile. Grazie.

 

Risposta

Il dimettersi anche solo da una parte del contratto comporta le conseguenze dell'abbandono dal servizio come regolato dall'art. 8 del DM 13 giugno 2007 (Regolamento supplenze docenti). Esso dispone che l’abbandono del servizio comporta la perdita della possibilità di conseguire supplenze, conferite sulla base delle graduatorie di circolo e di istituto, per tutte le graduatorie di insegnamento.

Pertanto il titolare della supplenza che intendesse rinunciare a parte di essa, non solo perderebbe anche l'altra parte ma non potrebbe accettare altre supplenze.

Il suggerimento è di adattarsi al meglio alla realtà che sta vivendo.

 

 

Sostituzione assistente amministrativo

 

Quesito del 19/12/2017

Ho un'assistente amministrativa che da pochi giorni ci ha lasciato per assumere il posto di dsga incaricato presso un'altra Istituzione scolastica. Sapevo della legge di stabilità 2016 che non permetteva di sostituire per supplenze brevi il personale di segreteria sopra le tre unità. L'Usr mi ha mandato i riferimenti della legge di stabilità insieme ad una nota in cui si dice di assumersi la responsabilità della nomina di supplente eventualmente nei casi di morte o pensionamento del personale... Vorrei un tuo parere. Grazie.

 

Risposta

Sul tema occorre aver presenti le seguenti indicazioni ministeriali:

1) Nota 37383 del 29/08/2017: “i dirigenti scolastici non possono conferire le supplenze brevi di cui al primo periodo del comma 78 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 1996, n. 662 a:

a) personale appartenente al profilo professionale di assistente amministrativo, salvo che presso le istituzioni scolastiche il cui relativo organico di diritto abbia meno di tre posti”.

2) Nota 10073 del 14/04/2016: “solo qualora ricorrano ipotesi eccezionali e sia irrimediabilmente compromesso il regolare funzionamento delle istituzioni scolastiche, non essendo oggettivamente e altrimenti possibile garantire le condizioni minime indispensabili per l'erogazione del servizio col personale a disposizione, con misure alternative e flessibili di organizzazione dell'attività né con gli istituti contrattualmente previsti, potendosi configurare un'interruzione di pubblico servizio, i dirigenti scolastici valuteranno caso per caso la possibilità di ricorrere alla nomina del supplente sotto propria responsabilità e con adeguato provvedimento che motivi dettagliatamente le cause oggettive di impossibilità di funzionamento del pubblico servizio”.

Alla luce quindi di queste premesse, il dirigente, che conosce dettagliatamente la realtà della sua scuola, valuterà se sia possibile nominare un supplente sotto la propria responsabilità e con provvedimento adeguatamente motivato.

 

 

Alunni: rinuncia alla refezione scolastica

 

Quesito del 18/12/2017

Un genitore, nel formalizzare la richiesta di consumare il pasto domestico, chiede quanto segue:

“1 - che nostra figlia possa portare il pasto domestico nei giorni dove abbiano constatato che la bambina non mangia nulla o quasi, fornendo adeguati contenitori/termos, posate e tovaglietta, e quindi di non aver bisogno di riscaldare o conservare il pasto in forni a microonde, frigoriferi o altri strumenti forniti dalla scuola;

2 – che avvisando per tempo (cioè quando si fa l’appello per la mensa) nei giorni quando si porta il pasto domestico non ci venga addebitato il costo della refezione scolastica;

3 - che nei giorni dove ci sono cibi a lei graditi possa usufruire del pasto della mensa scolastica;

4 – che mangi negli stessi locali dove gli altri usufruiscono del servizio di refezione esterna”.

Leggendo le richieste del genitore si evince che la famiglia chiede di optare per una forma mista: refezione scolastica nei giorni in cui viene servito il cibo gradito dalla bambina, pasto domestico negli altri giorni.

Tenuto conto che tale richiesta potrebbe determinare un effetto “domino” ed essere avanzata con le stesse modalità da altri genitori anche di altre classi, determinando problemi organizzativi per la scuola di difficile gestione, sarei orientata a negare la forma mista, così come richiesto dal genitore, e comunicare al genitore che, per motivi organizzativi, la rinuncia alla refezione scolastica deve riguardare tutti i giorni della settimana.

Quale è la sua opinione in merito? Posso a suo parere negare la forma mista?

 

Risposta

Anche per ovviare all'effetto domino che determinerebbe l'accoglimento della richiesta della madre in questione, si condivide la proposta che la rinuncia alla refezione scolastica deve concernere tutti i giorni della settimana.

Infatti il soddisfacimento della domanda in parola comporterebbe un notevole aggravio organizzativo per la scuola, non facilmente realizzabile con le risorse di cui l'istituzione scolastica  può disporre.

 

 

La semplice convivenza con persona handicappata non implica l'applicazione della legge 104/92

 

Quesito del 15/12/2017

Ho per le mani una situazione alquanto anomala relativa ad un nucleo familiare formato da un genitore, dalla sua figlia docente nella mia scuola e due altre persone che risultano nel nucleo anagrafico ma senza alcun rapporto di parentela espresso. La docente ha richiesto di usufruire dei benefici della L.104. Alla nostra richiesta di dichiarazione a che altri non siano già beneficiari di tale diritto, si è dichiarato che essendo il suo compagno un convivente di fatto non è tenuto a tali dichiarazioni, meno che mai l'altro membro della famiglia (fratello del suo convivente). E' giusta la prassi? Ossia, è normale che se all'interno dello stesso nucleo familiare, attestato dall'ufficio anagrafico, convivano più persone pur senza alcun rapporto di parentela, questi ultimi, pur essendo in condizione di provvedere all'invalido e conviventi sotto lo stesso tetto, siano esentati dalla dichiarazione prevista dalla legge?

Grazie.

 

Rispondi

Il lavoratore che intende fruire dei permessi mensili previsti dall’art. 33, comma 3 della Legge 104/92, deve presentare oltre al verbale rilasciato dalla Commissione Medica, una dichiarazione sostitutiva di certificazione, ai sensi degli artt. 46 e 47 del DPR 445/2000, e sottoscritta ai sensi dell’art. 76, attestante:

1) il grado di parentela o affinità con il disabile in situazione di gravità;

2) che il disabile non è ricoverato a tempo pieno presso un Istituto specializzato;

3) di non essere convivente ma di garantire al familiare disabile assistenza con continuità ed esclusività;

4) che non ci sono altri familiari in grado di prestare assistenza e che nessun altro familiare beneficia dello stesso permesso;

5) l’impegno a comunicare tempestivamente, eventuali variazioni delle condizioni dichiarate.

Viene così affermato il diritto/dovere della Pubblica Amministrazione di verificare la veridicità della documentazione e delle dichiarazioni presentate dal lavoratore (cfr DPR 445/2000) in modo particolare se si nutrono eventuali dubbi sulla veridicità del loro contenuto.

Come è stato evidenziato ai punti 3-4 , tale diritto è condizionato all'inesistenza di altri familiari o affini che siano in grado di occuparsi dell'assistenza al disabile.

Secondo una parte della giurisprudenza, tale condizione può sussistere anche in presenza di altri congiunti i quali, pur teoricamente in grado di prestare assistenza al portatore di handicap, non siano disponibili per impedimenti di natura oggettiva o soggettiva.

Di recente, questo orientamento, non è stato condiviso dal Consiglio di Stato, Sezione IV^, sentenza 825 del 15/02/2010 (già nel passato si erano già pronunciati sia il TAR che altri tribunali (vedi sentenza del Tribunale di Oristano del 26/11/2009) che ritiene necessaria un'interpretazione coerente con la ratio ed il ruolo assolto dall'istituto dell'assistenza ai soggetti svantaggiati nel nostro ordinamento.

Il Supremo Organo ritiene pertanto che "il requisito della esclusività assistenziale può ritenersi integrato solo se l'istante comprova l'inesistenza di altri parenti ed affini in grado di occuparsi dell'assistenza del disabile: e ciò non mediante semplici dichiarazioni di carattere formale, magari attestanti impegni generici, ma attraverso la produzione di dati ed elementi di carattere oggettivo, concernenti eventualmente anche stati psico-fisici connotati da una certa gravità, idonei a giustificare l'indisponibilità sulla base di criteri di ragionevolezza e tali da concretizzare un'effettiva esimente da vincoli di assistenza familiare".

Poiché le disposizioni citate parlano sempre di “parenti ed affini”, non si ritiene che la semplice convivenza con persona handicappata di altri soggetti anche se appartenenti allo stesso nucleo anagrafico ma senza alcun rapporto di parentela espresso siano tenuti all'assistenza e vincolati alle prescrizioni della legge 104/92.

 

 

Provvedimento disciplinare nei confronti di un docente

 

Quesito del 9/12/2017

L'animatore digitale per ragioni a me sconosciute, ma presumibilmente legate ad un compenso FIS ritenuto insufficiente, ha inviato a tutta la comunità scolastica e a mia insaputa la seguente comunicazione: 'Si comunica a tutte le utenze che a breve verranno completamente dismesse le piattaforme online di Google Suite e Microsoft Office 365. Siete invitati a salvare altrove tutto il materiale ivi contenuto, poiché dopo le ore 23:59 del 22 dicembre 2017 verrà cancellato definitivamente; verrà congiuntamente dismesso anche l’indirizzo di posta elettronica di Istituto con dominio @russell-moro.it. Per la didattica digitale rimangono disponibili le numerose piattaforme gratuite presenti sul web: Edmodo, WeSchool, etc, non essendo legate a licenza di utilizzo e fornendo alcuni servizi di posta elettronica alle utenze. Tra queste, Edmodo viene gestita amministrativamente dalla scuola, nella persona dell’Animatore Digitale, come anche Moodle. Qualora se ne presenti la necessità, le modalità di utilizzo di queste piattaforme verranno chiaramente esplicate al personale docente in sede di eventuale seminario informativo, da Pianificare con l’ufficio di Presidenza'.

Ho immediatamente preso le distanze dall'iniziativa con una circolare interna indirizzata al personale in cui assicuro di intraprendere tutte le misure necessarie per risolvere la questione da un punto di vista tecnico e contestualmente mi riservo di valutare ogni possibile profilo di responsabilità conseguente all’iniziativa in oggetto.

Ritieni che si possa procedere da un punto di vista disciplinare?

Grazie mille.

 

Risposta

La comunicazione di tale docente, fatta ad insaputa della dirigente, può costituire un'ingerenza indebita nei suoi confronti e pertanto perseguibile anche disciplinarmente. Infatti l'incarico di animatore digitale da cui è stato delegato non lo esime dai doveri di subordinazione nei confronti del suo diretto superiore, la cui prima manifestazione consiste nel renderla edotta delle iniziative che non sono direttamente connesse con il suo incarico.

Pertanto tale comportamento può essere passibile di provvedimento disciplinare, da assumere con le modalità previste dall'art. art. 55-bis del D.Lgs. 165/2001.

Esso va avviato con la contestazione degli addebiti entro 20 giorni da quando si è avuto notizia del fatto.

I passi successivi sono i seguenti:

- convocazione del dipendente per il contraddittorio a difesa con un preavviso di almeno 10 giorni;

- conclusione del procedimento entro 60 giorni, salvo che non sia stato richiesto e accordato (per gravi e oggettivi impedimenti) un rinvio della convocazione per più di 10 giorni; in tal caso la durata del rinvio si somma al limite di 60 giorni;

- possibilità di un unico rinvio nel corso del procedimento, che si deve quindi concludere necessariamente.

I termini suddetti sono perentori.

In linea generale, la competenza del dirigente in fatti di natura disciplinare si estende, in una logica di progressività, dall’avvertimento scritto alla censura fino alla sospensione dal servizio e dalla retribuzione per un massimo di 10 giorni.

 

 

Recupero delle ore da parte dei docenti

 

Quesito del 7/12/2017

Il problema è il seguente: a seguito delle delibere del C.D. relative all’organizzazione delle attività di alternanza molti docenti non prestano servizio nelle prime due settimane di lezione e nelle ultime due settimane di lezione: svolgono attività per poche ore in quanto tutta la classe è in azienda.

E’ stato previsto che le ore non svolte in detti periodi vengano recuperate con attività pomeridiane che di recupero, eccellenza, supporto agli allievi.

Le organizzazioni sindacali (SNALS E UIL) ritengono che ciò non sia legittimo e sostengono che il recupero non sia ammissibile. Si è concordato di formulare un quesito alla Commissione Regionale a supporto della Contrattazione.

Cosa ne pensi?

 

Risposta

In attesa che la Commissione Regionale coinvolta si esprima, si può formulare la seguente ipotesi di soluzione: i docenti impossibilitati a svolgere le lezioni nelle classi loro assegnate per ragioni obiettive come quelle descritte, sono tenuti a restare a disposizione della scuola per il rispettivo orario della giornata e potranno essere impiegati ai sensi dell'art. 28/6 del CCNL/2007, “mediante l'utilizzazione in eventuali supplenze e, in mancanza, rimanendo a disposizione anche per attività parascolastiche ed interscolastiche”.

L'eventuale diniego alla prestazione o l'abbandono del servizio si configura come inosservanza dei compiti e doveri d'ufficio perseguibile disciplinarmente.

In alternativa il Dirigente, cui l’art. 4, comma 2, e l’art. 5, comma 2, del D.Lgs. 165/2001 (come modificato dal D.Lgs. 150/2009) attribuiscono in via esclusiva le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro, fatta salva la sola informazione alla parte sindacale, può disporre che le ore non svolte in detti periodi vengano recuperate con attività pomeridiane di recupero, eccellenza, supporto agli allievi.

Pertanto la disposizione della scuola è pienamente legittima.

 

 

Part time: modalità di attuazione

 

Quesito del 6/12/2017

Un collaboratore scolastico ha un contratto part-time orizzontale (3h x 6 giorni), in una scuola che ha sei giorni di attività.

Per motivi organizzativi si intende disporre, con la condivisione del collaboratore, un servizio di 3 h e 36 min. su 5 giorni, attivando di fatto un part-time nel contempo orizzontale e verticale.

E' legittimo?

Grazie.

 

Risposta

Con l'assenso del dipendente interessato pare possibile disporre un part time così come proposto. Si tratta infatti sempre di un part time di cui sono state soltanto modificate le modalità di attuazione.

 

 

Ricostruzione di carriera di docente

 

Quesito del 6/12/2017

Docente immessa nel ruolo della scuola primaria nel 2007, ottiene il passaggio di ruolo alla scuola dell'infanzia a partire dal 1° settembre 2010. La docente non ha servizio pre-ruolo. Deve fare la ricostruzione di carriera, con la nuova modalità on-line prevista dalla norma? e quali periodi deve dichiarare, perché se va ad istanze on line risulta solo il periodo in cui ha avuto il passaggio di ruolo, cioè dal 1° settembre 2010. La prego di aiutarmi a chiarire le idee per dare una risposta alla docente interessata. La ringrazio.

 

Risposta

La docente in questione, anche se non ha svolto servizio pre-ruolo, ha titolo alla ricostruzione di carriera a far data dal 1/10/2007 con la nuova modalità on-line in vigore. A tal fine è necessario che la stessa produca un certificato di servizio degli anni precedenti il passaggio nel ruolo attuale.

 

 

Personale non di ruolo: competenze dell'USP in fatti di natura disciplinare

 

Quesito del 5/12/2017

Una supplente di scuola dell'infanzia ha preso servizio il 28 novembre su una maternità.

Ieri, lunedì 4 dicembre, mi giungono voci di un alunno abbandonato all'infanzia, lasciato solo,…

Tramite la referente del plesso riesco a ricostruire quanto avvenuto:

Alle 15,50 una mamma ritira il proprio figlio da una sezione e, avviandosi verso l'uscita, nel corridoio, sente il pianto dirotto di un bambino. Si affaccia nell'aula buia e individua un bambino, lo tranquillizza e lo consegna alle docenti di altre sezioni.

Si tratta di un bambino che frequenta fino alle 16,45 e pertanto le docenti, terminato il servizio alle 16,00, lo lasciano con la collega incaricata del prolungamento.

La mamma che ha "trovato" il bambino e la docente che lo ha ricevuto nel prolungamento hanno relazionato per scritto: non ci sono dubbi è abbandono di minore da parte della supplente.

Considero il fatto molto grave (soprattutto considerata l'età dei bambini).

Procedo io con la contestazione o meglio trasmettere tutto all'Ufficio Scolastico?

Grazie.

 

Risposta

In linea generale, la competenza del dirigente in fatti di natura disciplinare nei confronti del personale non di ruolo si estende, in una logica di progressività, dall’ammonizione alla censura. Le ulteriori sanzioni previste dall'art. 535 del D.Lgs. 297/94 competono al direttore dell'USP, al quale il dirigente scolastico trasmette gli atti, dandone informazione alla dipendente.

Poiché i fatti rappresentati sono di rilevante gravità si ritiene che la pratica vada trasmessa da subito al direttore dell'USP e da lui trattata.

 

 

Enti locali: servizio mensa personale scolastico

 

Quesito del 5/12/2017

Posto che l'art. 21 del CCNL prevede che i docenti e i collaboratori scolastici in servizio durante la mensa abbiano diritto al pasto, può l'Ente Locale limitare la fruizione del pasto stesso a un solo docente per classe (adducendo come giustificazione il fatto che i fondi MIUR rimborsino un solo docente di classe a tempo pieno e della scuola dell'infanzia) ed escludendo i collaboratori scolastici in quanto "mancano motivazioni a termini di legge a che il Comune sostenga questa spesa" e i docenti delle classi a 28 ore (dove si fruisce del pasto una volta alla settimana)?

In questo modo nella scuola dell'infanzia, dove l'orario della mensa coincide con la compresenza dei docenti del 1° e del 2° turno, verrebbero esclusi dal diritto al servizio tutti i docenti del 1° turno e, laddove presente, anche l'insegnante di sostegno.

 

Risposta

La norma dell’art. 21 costituisce uno degli esempi (purtroppo non rari) di formulazione ambigua ed approssimativa del contratto.

Infatti la fruizione della mensa a titolo gratuito, per le categorie di personale di cui all’articolo in questione, può legittimamente costituire una rivendicazione sindacale e come tale può trovare posto in un contratto. Il problema è: quanto costa e chi paga?

I Comuni (cui in ultima analisi spetta fornire i pasti) non sono stati consultati. Questo è un primo limite della clausola: che sarebbe stato superabile se nel testo dell’accordo fosse stato indicato l’onere a carico del MIUR per assicurarne l’applicazione. Ma questo non è stato fatto: e non per caso. Se infatti fosse stata stabilita una cifra, essa avrebbe dovuto gravare sui fondi contrattuali e quindi diminuire le risorse disponibili per gli altri compensi. Il sindacato non ha voluto che ciò accadesse ed ha preferito costituire un obbligo generico in capo al datore di lavoro, senza fissarne la misura. L’ARAN, per parte sua, ha fatto finta di non accorgersi di questa indeterminatezza e lo stesso Ministero ha dato il via libera alla firma senza sollevare obiezioni.

Dopo di che, il MIUR ha iscritto nei propri bilanci una cifra “piccola a piacere”, non avendo un vincolo specifico e dovendo d’altra parte far quadrare i conti generali.

Questa premessa cerca di spiegare come si è arrivati al nodo, ma non può offrire una soluzione, che non è dato individuare nella situazione attuale. Si può dire che – una volta di più – una piccola furbizia contrattuale (su cui sia l’ARAN che le parti sociali hanno trovato comodo trovare un accordo, rimandando ad altri l’onere di farvi fronte) ha finito con lo scaricarsi sui lavoratori, introducendo fra l’altro discriminazioni fra di loro, in dipendenza dal profilo professionale e dal Comune di riferimento.

Cosa possono fare i dirigenti delle scuole? La prima considerazione è che essi non hanno il “dovere” di tutelare in prima persona i lavoratori: compito che spetta ai sindacati. Loro compito è di attuare pienamente le clausole contrattuali che dipendono dal loro potere decisionale ed organizzativo: ma non di sostituirsi all’ARAN (per individuare la misura dell’onere) o al MIUR (per reperire le risorse relative).

Un’azione di supplenza in questo ambito, oltre ad essere non dovuta, è quasi sicuramente votata all’insuccesso. Quel che si può suggerire sono alcune iniziative di buona volontà o di buon senso, con tutti i limiti facilmente individuabili. Per esempio:

- visto che la situazione più critica è quella dei collaboratori scolastici, rispetto ai quali i Comuni oppongono la massima resistenza, cercare di ridurre al minimo il numero di coloro che debbono essere in servizio alla mensa “durante” i pasti. Ciò può essere ottenuto negoziando con le RSU turni ed orari tali da saltare il tempo della mensa, tranne che per i numeri minimi indispensabili. Le pulizie, per esser chiari, si possono fare dopo;

- cercare un accordo con i Comuni, sulla base di una “moral suasion”, ovvero dei buoni rapporti istituzionali, ovvero ancora offrendo una qualche contropartita, naturalmente a condizione di averne una. A titolo indicativo: attuazione di qualche progetto di ampliamento dell’offerta formativa che stia a cuore all’assessore di turno; collaborazione nella gestione dell’integrazione degli studenti immigrati, con l’offerta (gratuita - cioè pagata con il FIS) di qualche servizio extra; maggiore flessibilità nella concessione dell’uso pomeridiano della palestra per iniziative patrocinate dal Comune; altro ancora che si possa individuare nella situazione concreta.

 

 

Sciopero dei collaboratori scolastici e funzionamento di un plesso

 

Quesito del 29/11/2017

Sono la mamma di un bambino che frequenta la primaria in una scuola nella quale il personale ATA ha già scioperato 3 volte dall'inizio del corrente anno scolastico e si sta preparando al prossimo sciopero del 15 dicembre. Ciò ha determinato la chiusura della scuola nelle giornate di sciopero pur in presenza di tutti i docenti. Preciso inoltre che la scuola è dotata di due plessi e che nell'altro plesso il personale ATA non ha scioperato pertanto le lezioni si sono svolte regolarmente.

Domanda: come gruppo rappresentanti dei genitori possiamo chiedere al nostro Dirigente Scolastico di assumersi la responsabilità di garantire comunque le lezioni nei giorni di sciopero del personale ATA? In altri termini, il DS ha l'autonomia di poterci esaudire ovvero di agire in tal senso?

Grazie.

 

Risposta

Sottolineate prioritariamente le carenze dell’attuale normativa concernente l’esercizio del diritto di sciopero nei pubblici servizi (e in particolare nella scuola), in occasione di uno sciopero il dirigente scolastico deve sostanzialmente cercare di contemperare tre esigenze e, sopratutto, tre diritti, diversi: a) il diritto dell'utenza al servizio che può essere assicurato nel rispetto del diritto di sciopero dei lavoratori; b) il diritto del personale non scioperante alla prestazione dovuta nella giornata in cui è stato proclamato lo sciopero; c) il diritto di sciopero dei lavoratori che hanno aderito all'astensione dal lavoro legittimamente proclamata dai sindacati.

I riferimenti normativi sono costituiti dalla legge 146/1990 e successiva modificazione e, in particolare per il comparto scuola, dall'allegato al CCNL del 26/05/1999.

Alla luce di tale normativa, nonché dei prevalenti orientamenti giurisprudenziali, si ritiene che:

1) In caso di sciopero di tutti i collaboratori scolastici (compreso il custode cui compete l'apertura e la chiusura dei locali) il DS, ove ritenga di poter garantire un servizio per tutto l'arco dell'orario o solo per una parte di esso nonostante le assenze constatate, al fine di dare soddisfazione alle prime due esigenze sopra evidenziate può procedere egli stesso all'apertura e chiusura dei locali o delegarne l'incombenza a un suo collaboratore o - se si tratta di succursale o plesso - al responsabile o fiduciario di plesso.

2) Se il dirigente ha ritenuto, assumendosi un certo rischio (accessi incustoditi, mancanza di pulizie, mancanza di assistenza in caso di infortuni o malori di alunni, ecc.) che, date le circostanze concrete, poteva essere assicurato un certo grado di servizio, pur in mancanza dei collaboratori scolastici in sciopero, al fine di evitare la configurazione degli estremi di comportamento antisindacale, l’importante è che, apertura e chiusura a parte, non abbia sostituito nelle loro mansioni (portineria, pulizia, ecc.) i collaboratori scolastici in sciopero.

3) Come per i docenti, anche per il personale ATA è consentita la riorganizzazione del servizio dei non scioperanti, rimodulando l’orario di servizio e solo per le ore di servizio previste per quel giorno da ciascuno di loro. Essa è riconosciuta legittima (ovvero non implicante comportamento antisindacale) da un costante orientamento giurisprudenziale (in ultimo Corte di Cassazione, Sez. lavoro, sentenza 15782 del 19/07/2011).

La richiesta che potreste fare al dirigente della scuola frequentata dai vostri figli potrebbe essere avallata dalle precedenti indicazioni.

 

 

Viaggi di istruzione: utilizzo docenti

 

Quesito del 28/11/2017

Nel nostro istituto è consuetudine disporre che i docenti che non svolgono lezione nei giorni in cui le loro classi sono in viaggio d'istruzione (di norma quelli che durano almeno 4 giorni) recuperino le ore entro due mesi. Si è sempre fatto ricorso ai principi di flessibilità e autonomia organizzativa, stabilendo tramite circolare interna che gli allievi non partecipanti alle gite di più giorni svolgano un orario personalizzato con determinati insegnanti, liberando di conseguenza quelli non impegnati in quanto non presente la/le loro classe/i.

Quest'anno mi è stata fatta pervenire da un docente una dichiarazione di presenza «a disposizione nell'Istituto dalle ore x alle ore x [...] in quanto dipendente pubblico con orario obbligatorio definitivo». E in aggiunta il medesimo docente ha scritto «di non aver avuto nessuna comunicazione scritta che dichiarasse [...] di potersi allontanare od assentare dal proprio posto di lavoro e di non aver avuto indicazione di variazione di orario complessivo settimanale».

Come rispondere a tale dichiarazione? Grazie.

 

Risposta

Va premesso che i docenti hanno l'obbligo della prestazione del proprio orario completo di lezioni fin dal primo giorno di scuola. Qualora ne siano impediti per mancanza degli alunni essi devono stare a disposizione della scuola per tutte le attività relative al funzionamento della stessa: sostituzione di colleghi assenti o quantomeno permanendo a scuola secondo l'orario quotidiano previsto per ciascuno di essi.

Non è necessario che la circostanza venga posta in contrattazione essendo contrattualmente prevista: sarà sufficiente che il dirigente la ricordi in una nota di funzionamento della scuola di inizio d'anno.

Proprio per garantire all'utenza un servizio efficace è del tutto condivisibile la consuetudine praticata nella vostra scuola con ricorso ai principi di flessibilità e autonomia organizzativa e ricordata dal dirigente con circolare interna ad inizio d'anno che i docenti che non svolgono lezione nei giorni in cui le loro classi sono in viaggio d'istruzione di più giorni recuperino le ore entro due mesi.

La dichiarazione di presenza del docente del quesito potrebbe essere giustificata dall'ignoranza della consuetudine della vostra scuola ricordata dal dirigente ad inizio d'anno e pertanto non necessitante di rinnovo in ogni occasione di uscita delle classi o parti di esse.

Questo potrebbe essere lo spunto per la risposta da inviargli.

 

 

 

 

 

 

 

Supplenze di sostegno: modalità assunzione

 

Quesito del 27/11/2017

A seguito di assenza per maternità di una docente di sostegno siamo in difficoltà a trovare supplenti. Nessuno con il titolo e neppure laureati perché tutti impegnati. Dovrei nominare da messe a disposizione di studentesse o persone con titolo non idoneo (lauree varie).

Durante il colloquio con l'ispettrice ..... mi è parso di capire che un docente di un ordine superiore può essere utilizzato in uno inferiore. Nella graduatoria di 3^ fascia della scuola secondaria di primo grado ci sono ovviamente laureati in svariate discipline, tutti senza specializzazione per il sostegno. Mia figlia è in queste graduatorie, è già stata convocata in diversi istituti, ma non si è arrivati a lei nell'assegnazione. Potrei nominarla sulla scuola primaria se toccasse a lei come posizione in graduatoria? mi trovo a far lavorare studentesse al secondo anno di università... quindi senza titolo. Spesso incappiamo anche in persone che vengono da lontano e che sovente si assentano creandoci notevole disagio.

Grazie.

 

Risposta

Ai sensi della C.M. n. 37381 del 29/08/2017, nel caso in cui non sia possibile attribuire una supplenza di sostegno a docenti specializzati, si ricorre alle graduatorie di istituto dei docenti non specializzati. I dirigenti, in questo caso, individuano gli interessati:

- tramite lo scorrimento della graduatoria di riferimento in caso di scuola dell’infanzia e primaria;

- tramite lo scorrimento incrociato delle graduatorie d’istituto, secondo l’ordine prioritario di fascia, in casi di scuola secondaria di primo grado o di secondo grado con gli stessi criteri adottati al riguardo per la formazione degli elenchi del sostegno, senza la distinzione nelle 4 aree.

Pertanto il dirigente che scrive può legittimamente nominare la figlia, iscritta nella graduatoria di 3^ fascia della scuola secondaria di primo grado, quale supplente nella scuola primaria se toccasse a lei come posizione in graduatoria.

 

 

Assegnazione bonus docenti: modalità

 

Quesito del 27/11/2017

Bisogna anche fare una determina complessiva dell’assegnazione bonus con tutti i docenti? Hai un modello?

Grazie!

 

Risposta

Va premesso che i commi 126 e seguenti dell’articolo unico della legge 107/2015 hanno istituito uno specifico fondo dedicato alla valorizzazione del personale docente. Tale fondo è ripartito tra le istituzioni scolastiche in ragione sostanzialmente proporzionale alla consistenza dell’organico docente. Esso deve essere utilizzato dal dirigente per assegnare ai docenti di ruolo una somma a carattere premiale, detta bonus, sulla base dei criteri individuati dal comitato per la valutazione dei docenti (art. 11 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, come novellato dal comma 129 dell’art.1 della Legge n. 107 del 13 luglio 2015) delle tre macro-aree di attività: a) qualità dell'insegnamento e del contributo al miglioramento dell'istituzione scolastica, nonché del successo formativo e scolastico degli studenti; b) risultati ottenuti dal docente o dal gruppo di docenti in relazione al potenziamento delle competenze degli alunni e dell'innovazione didattica e metodologica, nonché collaborazione alla ricerca didattica, alla documentazione e alla diffusione di buone pratiche didattiche; c) responsabilità assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale.

Al dirigente viene conferito il potere-dovere di procedere alla valutazione dei docenti, al fine di: 1) individuarne alcuni da premiare; 2) quantificare l’importo del bonus da assegnare a ciascuno.

I soli nominativi dei docenti destinatari del bonus devono costituire oggetto di informazione successiva nei confronti della parte sindacale in apposito incontro. Non devono essere comunicati gli importi erogati ai singoli.

Inoltre nulla va pubblicato sul sito della scuola relativamente al bonus assegnato ai singoli docenti per valorizzarne il merito.

Tale operazione costituisce la determina complessiva dell’assegnazione bonus.

 

 

Attività alternative alla religione cattolica: supplenza

 

Quesito del 27/11/2017

Salve, sono una docente a tempo determinato della scuola primaria. Mi hanno chiesto di impegnare n. 4 ore delle 22 per cui sono assunta per svolgere attività alternative alla religione cattolica. Sono assunta per il sostegno di cui 11 ore sul potenziamento. Le chiedo se è compatibile quello che mi hanno chiesto di fare con gli alunni che non frequentano la religione cattolica.

Grazie.

 

Risposta

La supplente nominata sul sostegno può essere impiegata anche per svolgere attività alternative alla religione cattolica. Infatti la nota MIUR n. 26482 del 7/03/2011 indica tra i 4 destinatari di tali ore anche il personale supplente già titolate di altro contratto con il quale viene stipulato apposito contratto a completamento dell'orario d'obbligo.

Pertanto la richiesta della sua scuola è legittima e ad essa va dato corso.

 

 

Assenze per malattia

 

Quesito del 27/11/2017

Buongiorno, vorrei sapere quanta malattia ha un collaboratore scolastico assunto su part-time con contratto fino all'avente diritto. Grazie.

 

Risposta

Il caso sottoposto concerne una supplenza breve o temporanea.

Il personale impiegato su supplenze brevi ha diritto, in caso di malattia, alla conservazione del posto per un periodo non superiore a 30 giorni all’anno, con retribuzione al 50%, nei limiti della durata dei rapporto di lavoro.

 

 

Al mercatino natalizio delle scuole non si applica la circolare Gabrielli

 

Quesito del 27/11/2017

Il fatto: richiesta dei genitori di utilizzare, come da tradizione, il cortile della scuola primaria per realizzare il mercatino di Natale.

Il dubbio: va attuata la procedura della Legge Gabrielli? si tenga conto che si tratta di un paesino e che il mercatino natalizio rappresenta un normale momento di aggregazione della Comunità.

Grazie per l'attenzione

 

Risposta

A seguito dei recenti fatti di Torino, dove è morta una ragazza e ci sono stati centinaia di feriti per la calca in piazza, il capo della Polizia Franco Gabrielli ha emanato la circolare NR. 555/0P/0001991/201 del 7/06/2017.

Essa fornisce nuove regole precise per la gestione degli eventi che prevedono un forte afflusso di pubblico e fa una netta distinzione tra safety (responsabilità di Comune, Vigili del fuoco, Polizia municipale, Prefettura, organizzatori) e security (servizi di ordine e sicurezza), fissando e distinguendo di conseguenza i compiti che spettano alle forze di polizia e quelli spettanti alle altre amministrazioni e agli organizzatori.

Il mercatino natalizio offerto dalla vostra scuola non è certamente un evento che preveda un forte afflusso di pubblico e quindi ad esso non si devono applicare le norme della circolare Gabrielli.

 

 

Mensa scolastica: consumo “pasto domestico”

 

Quesito del 25/11/2017

Sottopongo alla sua cortese attenzione, per avere da Lei un parere su una situazione che si è venuta a creare nella scuola da me diretta (Istituto Comprensivo della provincia di Cagliari).

Un genitore di una alunna frequentante la classe 4^ a Tempo Pieno della scuola primaria chiede di non usufruire del servizio mensa scolastica (il cui appalto e organizzazione sono di competenza dell’amministrazione comunale), che la famiglia ha scelto di far frequentare alla propria figlia all’atto di iscrizione.

Nel corrente anno scolastico 2017/2018, durante un colloquio con la scrivente, il genitore ribadisce ciò che ha più volte fatto notare alle insegnanti e cioè che la bambina non gradisce il menù proposto dal servizio mensa; facendo pertanto riferimento alla nota MIUR del 03/03/2017, mi chiede che la propria figlia possa consumare a scuola, in sostituzione del pasto fornito dalla mensa scolastica, il “pasto domestico”.

Il panorama di informazioni, a cui la scrivente ha avuto accesso tramite un confronto con i colleghi dirigenti di altre scuole e informazioni ricercate in rete, è stato variegato e non univoco anche alla luce delle sentenze che su questo argomento sono state emesse da diversi TAR.

Si chiede, pertanto, al suo autorevole parere un suggerimento sulle azioni che la scrivente è chiamata a mettere in atto per dare risposta al genitore.

 

Risposta

Il 13/09/2016 il tribunale di Torino ha rigettato il reclamo presentato dal ministero dell’Istruzione contro l’ordinanza del giugno precedente della Corte d’Appello che riconosceva il diritto di portarsi il pranzo da casa e consumarlo nel refettorio con i compagni. Una interpretazione diversa, precisava il tribunale, “non ha un solido fondamento normativo ed entra in conflitto con gli articoli 3 e 34 della Costituzione. La refezione deve restare una agevolazione alle famiglie, un servizio a domanda individuale. L’unica alternativa, ragionevolmente praticabile, rispettosa dell’articolo 34 della Costituzione, consiste nel consentire agli alunni del tempo pieno che non aderiscono al servizio di refezione di consumare a scuola un pasto domestico”.

La nota MIUR del 03/03/2017 raccomanda di seguire le seguenti indicazioni del Ministero della Salute: “adottare, in presenza di alunni o studenti ammessi a consumare cibi preparati da casa, precauzioni analoghe a quelle adottate nell'ipotesi di somministrazione dei c.d. pasti speciali. Nell'ambito dell'organizzazione di tali procedure ed ai fini del controllo delle eventuali fonti di pericolo, le istituzioni scolastiche potranno richiedere supporto al Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione attivo presso la ASL competente per territorio”.

Anche l'USR Piemonte, con nota 0010849 del 10/10/2016, precisa: “In attesa che sul riconoscimento del diritto alla fruizione del pasto c.d. “domestico” si pronunci definitivamente la Corte di Cassazione, si ritiene che l’unica modalità applicativa idonea a tutelare i diritti e le scelte di tutte le famiglie, salvaguardando al contempo la continuità dell’erogazione dell’offerta formativa e i valori educativi e di socializzazione propri del tempo pieno, sia costituita dalla possibilità di consumare il pasto domestico nei locali adibiti a refezione scolastica, anche attraverso l’individuazione di apposite aree dedicate”.

E ancora: “Il servizio di pulizia, laddove necessario, sarà assicurato dal personale ATA dell’istituzione scolastica negli spazi dedicati al consumo del pasto domestico. A tal fine, qualora non vi sia la possibilità di far fronte a tale specifica necessità con l’organico attualmente assegnato alla scuola, le SS.LL. potranno chiedere, con istanza debitamente motivata da rivolgere al dirigente dell’Ambito territoriale di riferimento, una risorsa aggiuntiva di collaboratore scolastico per garantire il buon andamento del servizio e la tutela della sicurezza di tutti i bambini sotto il profilo igienico sanitario...   La sorveglianza e l’assistenza educativa da parte del personale docente verrà garantita a tutti gli allievi secondo le consuete modalità”.

A fronte di queste autorevoli indicazioni è opportuno consentire all'alunna in parola di consumare a scuola il “pasto domestico”, in sostituzione di quello fornito dalla mensa scolastica.

 

 

 

I contributi volontari delle famiglie possono finanziare solo personale esterno

 

Quesito del 25/11/2017

I docenti di lingua della scuola hanno presentato un progetto di arricchimento formativo che prevede corsi di preparazione alle certificazioni linguistiche offerti liberamente a tutti gli studenti del liceo in orario pomeridiano.

Il numero di adesioni è stato elevato e non risultano sufficienti i fondi progettuali FIS insieme alle ore dedicate alla attività nel loro orario cattedra dai docenti di potenziamento.

E' legittimo utilizzare i fondi dei contributi volontari versati all'atto delle iscrizioni dalle famiglie per pagare ulteriori ore progettuali ai docenti interni (dopo debita delibera del Consiglio di Istituto)?

Il punto è proprio questo: è legittimo utilizzare i contributi volontari dei genitori per pagare attività aggiuntive di arricchimento formativo al PERSONALE INTERNO alla scuola o è unicamente possibile utilizzare i contributi dei genitori per finanziare attività formative svolte da PERSONALE ESTERNO incaricato dopo regolare bando di selezione in assenza di competenze interne.

Nel caso in questione, per esempio, i docenti madrelingua di cui la scuola è sprovvista...

Non ho trovato una norma chiarificatrice ed il comportamento delle scuole non è uniforme.

 

Risposta

Uno dei riferimenti normativi per la soluzione del caso proposto potrebbe essere la C.M. 312/12 che prevede: “Le risorse raccolte con contributi volontari delle famiglie devono essere indirizzate esclusivamente ad interventi di ampliamento dell'offerta culturale e formativa e non ad attività di funzionamento ordinario e amministrativo che hanno una ricaduta soltanto indiretta sull'azione educativa rivolta agli studenti”.

Poiché l'eventuale utilizzo del personale interno alla scuola riveste la caratteristica di un'attività di funzionamento ordinario e amministrativo, pagato con i finanziamenti ministeriali, ad esso non è possibile ricorrere con i contributi volontari delle famiglie, che vanno invece impiegati per compensare personale esterno.

 

 

Consiglio di istituto: elezioni suppletive

 

Quesito del 23/11/2017

Attualmente in Consiglio d’Istituto la componente docenti è carente di due rappresentanti, 1 consigliere si è dimesso, l’altro si è trasferito. La lista è esaurita e quindi non è possibile surrogare. Non ci sono altre liste.

Il Consiglio d’Istituto va a scadenza l’anno prossimo.

Devo obbligatoriamente indire elezioni suppletive pur sapendo che, quasi certamente, non si presenterà alcuna lista?

Posso chiedere al CdI di andare a scadenza senza elezioni? Se invece devo indire le elezioni suppletive quando devo farle e come?

Grazie per la consueta disponibilità.

 

Risposta

In merito alle elezioni suppletive dei consigli di circolo o di istituto resta tuttora in vigore l'Ordinanza Ministeriale 15 luglio 1991 n. 215, che all'art. 53 dispone:

“1. I membri dei consigli di circolo o di istituto, cessati dalla carica per qualsiasi causa, devono essere sostituiti con il procedimento della surrogazione. Un membro dimissionario o decaduto, regolarmente surrogato, viene depennato definitivamente dalla lista. In caso di impossibilità di procedere alla surrogazione suddetta per esaurimento delle rispettive liste non si può ricorrere ad altre liste, ma i posti vacanti devono essere ricoperti mediante elezioni suppletive.

2. Pur essendo valida la costituzione del consiglio anche nel caso in cui non tutte le componenti abbiano espresso la propria rappresentanza (art. 28 D.P.R. 31 maggio 1974, n. 416), si dà luogo a elezioni suppletive, qualora manchi la rappresentanza della componente genitori, nell'ambito della quale deve essere eletto il presidente del consiglio di circolo o istituto.

3. Anche per le elezioni suppletive, tale la facoltà di presentazione di liste contrapposte.

4. Le elezioni suppletive, per motivi di opportunità, debbono essere indette, di norma, all'inizio dell'anno scolastico successivo all'esaurimento delle liste, contestualmente alle elezioni annuali”.

Ciò precisato, pare condivisibile la proposta del dirigente che scrive di non indire elezioni suppletive della componente docenti, nella consapevolezza che, quasi certamente, non si presenterà alcuna lista. Sta a lui acquisire ulteriori discrete informazioni che lo rassicurino sulla sua decisione, anche per prevenire eventuali recriminazioni di chi ne fosse interessato.

 

 

L'assenza ingiustificata ne comporta il mancato pagamento

 

Quesito del 23/11/2017

Ho annullato un decreto di concessione di aspettativa retribuita per dottorato di ricerca avendo appurato che il dottorato in oggetto non ha il riconoscimento del Miur e l'equipollenza... ho invitato la docente a riprendere servizio e a trasformare l'aspettativa in motivi personali familiari e di studio senza assegni. La Stessa ha ripreso servizio ma si rifiuta di trasformare l'aspettativa annullata in aspettativa senza assegni e, pertanto, restando tre mesi in assenza ingiustificata, come è meglio muoversi?

 

Risposta

In caso di annullamento della concessione di aspettativa retribuita per dottorato di ricerca non provvisto di riconoscimento del Miur e di equipollenza, si ritiene che la docente in argomento debba giustificare i tre mesi di assenza ricorrendo alle modalità legittime disposte dalle norme contrattuali vigenti: CCNL/2007, art. 15/2: (“tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, sono fruiti i sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma”) o all'aspettativa per motivi di famiglia o personali (art. 18).

Il rifiuto della dipendente di trasformare l'aspettativa annullata in aspettativa senza assegni comporta l'emissione di un decreto dirigenziale di assenza ingiustificata e la mancata corresponsione degli assegni relativi.

Poiché questo produca i suoi effetti economici, dovrà essere comunicato alla Direzione Provinciale del Tesoro per gli adempimenti di competenza.

 

 

Scuola primaria: servizio mensa

 

Quesito del 21/11/2017

Alcuni genitori di una classe 3^ primaria a 28 ore settimanali (n. 4 giorni dalle ore 8:30 alle ore 13:30 e un giorno dalle ore 8:30 alle ore 16:30 con fruizione del servizio mensa a carico delle famiglie (l'ora della mensa è stata concessa utilizzando le ore eccedenti a disposizione del Circolo) decidono, per attriti con il Comune relativi alla retta, di rinunciare al servizio mensa, ritirare i figli alle ore 13:30 e riportarli alle 14:30.

Le chiedo: è fattibile? Può la scuola negare e costringere i genitori a rispettare il tempo scuola a suo tempo richiesto da loro stessi? Quali le possibilità per la scuola di arginare il fenomeno che, in questa situazione di malcontento verso la politica comunale si estenderebbe a macchia d'olio?

 

Risposta

I nuovi ordinamenti relativi al primo ciclo di istruzione consentono alle famiglie di esprimere diverse opzioni orarie, che la scuola assume per richiedere all’amministrazione scolastica l’organico del personale docente e ATA e che possono essere soddisfatte in ragione dell’organico effettivamente assegnato.

Tra le diverse opzioni è previsto per la scuola primaria il modello a tempo pieno, comprensivo anche dell’orario destinato al servizio mensa

Essendo il tempo della mensa tempo-scuola, la partecipazione dovrebbe essere intesa come obbligatoria e l’eventuale esenzione dalla mensa dovrebbe essere richiesta in forma motivata dalla famiglia ed autorizzata dal dirigente scolastico. Non è invece autorizzabile, secondo le norme sanitarie, la consumazione a scuola di pasti portati da casa, dal momento che la somministrazione di cibo all’interno di una struttura pubblica deve essere sottoposta a specifiche regole igieniche e rispettare alcune condizioni abbastanza vincolanti. Inoltre la differenza tra alunni che consumano il pasto fornito dalla mensa e altri che consumano quanto portato da casa potrebbe risultare problematica e discriminante.

Nella scuola primaria tuttavia, nel caso dell’orario settimanale a 27 ore, estensibile fino a 30 ore, l’attività di mensa non rientra nel tempo-scuola e pertanto le famiglie devono essere considerate libere di usufruire o meno dell’eventuale servizio offerto dall’amministrazione locale.

Pertanto nel caso rappresentato i genitori potrebbero legittimamente rinunciare al servizio mensa, ritirare i figli alle ore 13:30 e riportarli alle 14:30, se l'orario deliberato a suo tempo dalla scuola non vi osti.

 

 

GLHO: comportamento docenti

 

Quesito del 21/11/2017

In relazione alla consegna del PEI, i docenti sono stati invitati, non con circolare ma con comunicazione tramite la Funzione Strumentale che si occupa dell'Handicap, a scannerizzare il documento debitamente sottoscritto e inviarlo alla casella della scuola.

Durante un GLHO, si verifica una situazione alquanto incresciosa: le docenti del team, invitate a scannerizzare il documento per l'invio, in presenza dei genitori e di tutti i componenti del GLHO, si lanciano in lamentele sindacali, sostenendo che non sia un adempimento di propria competenza (fermo restando le disposizioni in merito alla digitalizzazione delle segreterie) e via dicendo.

Che fondamento hanno tali affermazioni? Quali le possibili azioni della scuola che non può consentire queste partacce davanti all'utenza?

 

Risposta

Va premesso che il GLHO è il Gruppo di Lavoro Operativo attivato per ogni allievo disabile iscritto nell’Istituzione scolastica.

Esso è stato previsto dalla Legge 104/1992 e non ha mutato nel tempo la sua funzione, come per altro ricordato dalla Nota ministeriale 22 novembre 2013, n. 2563.

Non sono è previsto per alunni con BES diversi dalla disabilità certificata. Quindi deve essere attivo un GLHO per ciascun alunno certificato ex Legge 104/1992.

Il GLHO è composto dal dirigente scolastico, docente referente per la disabilità, docente o docenti referenti per i BES, docenti di sostegno, rappresentante dei servizi dell’ASL competente per territorio e rappresentante dei genitori. Possono eventualmente farne parte rappresentanti di associazioni o enti.

Esso provvede alla programmazione generale dell’inclusione scolastica nella scuola ed ha il compito di collaborare alle iniziative educative e di integrazione previste dal piano educativo individualizzato (PEI) dei singoli alunni con disabilità ed dal Piano didattico personalizzato dei singoli alunni con altri BES.

Che i docenti componenti del GLHO in presenza dei genitori si siano lamentati dei compiti legittimamente loro assegnati dal DS è azione deprecabile e passibile di invito scritto del DS a comportamenti più responsabili e coerenti con la loro posizione professionale.

 

 

ATA: riduzione orario a 35 ore

 

Quesito del 17/11/2017

Ancora sulla riduzione dell'orario a 35 ore per il personale ATA. Nella scuola in reggenza gli assistenti amministrativi svolgono l'orario, articolato su 5 giorni, con 1 o 2 rientri pomeridiani, a loro scelta. Hanno quindi un orario fisso, senza turni. Mi pare che manchi il requisito della forte oscillazione e scostamento dall'orario ordinario per la concessione della riduzione dell'orario a 35 ore. Mentre è presente quello dell'apertura per almeno 3 giorni per 10 ore. È corretta la mia interpretazione? Inoltre, dove vi fossero i requisiti, la riduzione può essere fruita anche dal DSGA o non è possibile in quanto figura unica? Ovviamente poi tutti vogliono svolgere l'orario di 36 ore con recupero durante i periodi di sospensione dell'attività didattica...

Grazie per l'attenzione.

 

Risposta

Ai sensi dell'art. 55 del CCNL/2007 destinatari della riduzione oraria di lavoro a 35 ore settimanali sono i dipendenti che operino in una istituzione scolastica che presenti sia le caratteristiche oggettive (orario di servizio giornaliero superiore alle dieci ore per almeno tre giorni alla settimana), sia quelle soggettive, essi vengano cioè adibiti a regimi di orario articolati su più turni o coinvolti in sistemi d’orario comportanti significative oscillazioni degli orari individuali, rispetto all’orario ordinario, finalizzati all’ampliamento dei servizi all’utenza e/o comprendenti particolari gravosità.

In merito alle caratteristiche soggettive, il personale che ha diritto alla riduzione dell’orario settimanale di lavoro è quello che, a cagione del predetto ampliamento dei servizi, “subisce” un orario di lavoro “aggravato”.

La nota n. 73072 del 6 giugno 2006 della Ragioneria Generale dello Stato ha precisato che la suddetta riduzione di orario non può essere prevista per il personale che effettua un turno fisso o che solo sporadicamente effettua qualche rientro pomeridiano.

Pertanto, destinatari della riduzione oraria di lavoro a 35 ore settimanali sono i dipendenti che operano in una istituzione scolastica che presenti sia le caratteristiche oggettive di cui si è detto (orario di servizio giornaliero superiore alle dieci ore per almeno tre giorni alla settimana), sia quelle soggettive, essi vengano cioè adibiti a regimi di orario articolati su più turni o coinvolti in sistemi d’orario comportanti significative oscillazioni degli orari individuali, rispetto all’orario ordinario, finalizzati all’ampliamento dei servizi all’utenza e/o comprendenti particolari gravosità.

Quindi, solo se si verificano simultaneamente i due presupposti oggettivi e soggettivi sopra descritti il dirigente scolastico potrà procedere alla individuazione del personale Ata avente diritto alla riduzione dell’orario di lavoro, stante che è da escludersi che il beneficio in esame possa spettare indiscriminatamente a tutto il personale Ata a prescindere dalla valutazione delle singole posizioni individuali.

Non paiono riscontrarsi queste caratteristiche nel lavoro del personale della scuola che ci interpella, che pertanto non può fruirne.

Inoltre, si ritiene che non si possano attribuire le 35 ore settimanali al DSGA poiché in capo a lui manca il requisito soggettivo sopra descritto.

Infatti l’orario dello stesso è strutturato secondo un turno fisso e non è presente, quindi, quella significativa oscillazione dell’orario individuale che rappresenta l’elemento soggettivo necessario ai fini della concessione delle 35 ore settimanali.

 

 

L'orario di lavoro dei collaboratori scolastici

 

Quesito del 14/11/2017

Vorrei chiederle se è possibile per il personale ata, collaboratori scolastici, impegnati in cucina, fare nove ore giornaliere per quattro giorni la settimana e restare a casa il venerdì. Premetto che da noi si lavora con la settimana corta e il rimanente personale fa sette ore e dodici sino a venerdì compreso. Se si possono fare le nove ore bisogna fare una pausa e come farla? Grazie.

 

Risposta

L'art. 51 del CCNL/2007 prevede l’orario ordinario di lavoro di 36 ore, suddivise in sei ore continuative, di norma antimeridiane, o anche pomeridiane per le istituzioni educative e per i convitti annessi agli istituti tecnici e professionali.

Il comma 3 precisa che l’orario di lavoro massimo giornaliero è di nove ore.

Tale previsione è tassativa e non ammette deroga, nemmeno se oggetto di contrattazione integrativa.

In definitiva la durata massima dell'orario di servizio giornaliero è fissata direttamente dal CCNL e non è lasciata alla determinazione tra le parti.

Se la prestazione di lavoro giornaliera eccede le sei ore continuative il personale usufruisce a richiesta di una pausa di almeno 30 minuti al fine del recupero delle energie psicofisiche e dell’eventuale consumazione del pasto.

Tale pausa deve essere comunque prevista se l’orario continuativo di lavoro giornaliero è superiore alle 7 ore e 12 minuti.

Quindi, in base alle norme del contratto,l’orario di 6 ore giornaliere è riferito ad una situazione ordinaria. Tuttavia sono previste forme di flessibilità oraria legata alle esigenze di servizio, che nel contratto sono demandate alla contrattazione integrativa di istituto, ma che a seguito della legge 150/2009, rientrano nell’esclusiva competenza del dirigente scolastico, fatta salva l’informativa sindacale.

Pertanto i diversi casi rappresentati nel quesito vanno risolti dal D.S. cui compete la materia.

 

 

Riforma istituti tecnici

 

Quesito del 13/11/2017

Ti disturbo per chiederti a che punto è la riforma degli Istituti tecnici (da quest'anno oltre a due Istituti comprensivi dirigo anche un Istituto superiore). Ho visto che è uscito un Decreto (n. 134/17 in vigore dal 1/9/17) ma non trovo nulla di esplicativo e non c'è formazione in merito nella mia provincia (ho trovato solo del materiale in merito alla riforma degli istituti professionali). Sai mica riassumermi le principali novità che riguardano i Tecnici e dirmi quando entrerà in vigore il Decreto?

 

Risposta

Il DPR 134/17 reca integrazioni al DPR 15 marzo 2010, n. 88.

Quest'ultimo, all'art. 8 (Passaggio al nuovo ordinamento), disponeva che “Gli attuali istituti tecnici di ogni tipo e indirizzo confluiscono, a partire dall'anno scolastico 2010-2011, negli istituti tecnici di cui al presente regolamento”.

Pertanto quella è la data di partenza del nuovo ordinamento e dei successivi provvedimenti, di cui è parte anche il DPR 134/17.

Le novità del DPR sono contenute nell'art. 1-bis.

L'orario annuale complessivo è definito secondo i seguenti criteri:

a) superamento delle sperimentazioni didattiche già adottate;

b) ripartizione delle ore di laboratorio in maniera da assicurarne una prevalenza nel secondo biennio e nell'ultimo anno;

c) conformazione dei piani di studio in base ad una quota oraria di 60 minuti, fatte salve le forme di flessibilità adottate ai sensi dell'articolo 4, comma 2, lettera b), del DPR 8 marzo 1999, n. 275;

d) ponderazione dei quadri orari tenuto conto, in particolare, della sostenibilità dell'impegno orario richiesto agli studenti e dell'introduzione di metodologie didattiche innovative;

e) definizione di piani di studio il cui impianto curriculare garantisca il raggiungimento dei risultati di apprendimento, declinati in competenze, conoscenze e abilità, attraverso la complementarità tra le diverse discipline;

f) previsione di piani di studio con un numero di ore complessive per ogni disciplina adeguato al conseguimento dei risultati di apprendimento attesi in esito ai corrispondenti percorsi quinquennali; g) adeguata ripartizione tra le discipline dell'area di istruzione generale e dell'area di indirizzo, diversificata in relazione al primo biennio, secondo biennio e quinto anno;

h) dimensionamento dell'orario complessivo annuale e dell'orario settimanale delle lezioni ad un livello tale da garantire un equilibrato assortimento delle discipline di studio, al fine di assicurare, a regime, l'ottimale determinazione delle cattedre, salvaguardando la stabilità dei docenti presenti nell'istituzione scolastica e la loro titolarità in organico e tutelando la continuità didattica nell'ambito dell'intero ciclo di studi.

 

 

Accesso agli atti da parte del Comune

 

Quesito del 10/11/2017

E' prassi che le figure sensibili e gli incaricati della Commissione Sicurezza scrivano al DS, ad ogni inizio anno, un elenco di riparazioni/interventi che ritengono di segnalare. Tali segnalazioni vengono trasmesse al RSPP (esterno) che compila un documento con cognizione di causa ed integrandolo con tutta una serie di richieste specifiche di documentazione (per la quale gli insegnanti non possono essere a conoscenza), il quale, a firma DS-RSPP viene inviato al Comune.

Novità di quest'anno: il Comune richiede, come accesso agli atti, di avere copia degli scritti che il personale ha consegnato al DS.

Il DS è tenuto ad ottemperare alla richiesta?

 

Risposta

L'accesso agli atti è previsto dall'art. 22 della legge 241/1990 che prescrive:

“2. L'accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce principio generale dell'attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l'imparzialità e la trasparenza.

3. Tutti i documenti amministrativi sono accessibili, ad eccezione di quelli indicati all'articolo 24, commi 1, 2, 3, 5 e 6.

6. Il diritto di accesso è esercitabile fino a quando la pubblica amministrazione ha l'obbligo di detenere i documenti amministrativi ai quali si chiede di accedere”.

La richiesta fatta con queste caratteristiche va soddisfatta.

Si ritiene pertanto che anche quella in oggetto vada accolta con la consegna di copie delle segnalazioni di riparazioni/interventi proposte dai docenti della scuola, che peraltro è compito del comune soddisfare.

 

Dottorato di ricerca: differimento di autorizzazione

 

Quesito del 9/11/2017

Sono reggente presso un Itc, e mi trovo alle prese con una docente di ruolo che intende partecipare ad un dottorato di ricerca triennale promosso da un Istituto maltese.

La docente ha allegato alla domanda certificato del Consolato italiano da cui si evince che:

1) la durata legale del dottorato è di tre anni;

2) la data di inizio è il 1 dicembre 2017;

3) la data di completamento è il 30 novembre 2020;

4) il titolo predetto corrisponde al Livello 8 del Quadro maltese delle Qualifiche (a sua volta parametrato al Quadro europeo delle Qualifiche);

5) che l'Istituzione che ha indetto il bando del dottorato di ricerca risulta ufficialmente riconosciuta dalla Commissione Nazionale di Malta per I'Educazione Continuativa e Superiore come Istituzione di Educazione superiore ed è pertanto abilitata a rilasciare titoli accademici validi.

Ho inviato tutta la documentazione al Miur ai fini della valutazione ex ante del Dottorato e mi è stato risposto che: "questa Amministrazione ritiene di non poter esprimere alcun preventivo parere sul futuro riconoscimento di titoli conseguiti presso la suindicata Istituzione straniera di nuova creazione, a fronte della mancanza almeno di una coorte di un primo ciclo dottorale e si riserva di chiedere sul titolo finale il previsto parere al CUN ed eventualmente all'ANVUR".

Che cosa mi consigliate di fare? Non vorrei incorrere in un eventuale danno erariale concedendo l'aspettativa triennale retribuita e non potendo motivare un mancato accoglimento della domanda per esigenze di servizio non vorrei incorrere in un ricorso al tribunale del lavoro.

 

Risposta

In attesa che il MIUR, tempestivamente interessato dalla scuola, sciolga la riserva sul titolo finale del corso, si invita alla cautela nel concedere alla docente l'autorizzazione a partecipare al dottorato di ricerca triennale  in questione.

Si suggerisce anzi di procrastinare l'autorizzazione fino allo scioglimento di detta riserva.

Peraltro l'art. 19, comma 3 della legge 240/2010, relativamente alla concessione del congedo per dottorato di ricerca ha introdotto la discrezionalità dell’Amministrazione (per le istituzioni scolastiche del Dirigente scolastico), che, “compatibilmente con le esigenze dell'amministrazione”, può concedere o meno il congedo stesso.

La CM 15/2011 ha confermato che il congedo straordinario per il borsista è un diritto, ma resta comunque subordinato alla compatibilità con le esigenze dell’Amministrazione.

L'espressione “compatibilmente con le esigenze dell'amministrazione” è molto generica e può comprendere una molteplicità di casi non difficili da dimostrare.

 

 

Locali scolastici: oneri di legge a carico delle Province

 

Quesito del 7/11/2017

Ho un decreto ingiuntivo (c/o tribunale di ........) di pagamento spese arretrate per l'utilizzo del centro sportivo comunale relativo ad anni (2012/13) in cui il liceo non aveva una palestra. La spesa è a carico della Provincia....., ma viene citato il mio Istituto in quanto, per consuetudine ventennale, la Provincia versava i soldi alla scuola che poi li girava al centro sportivo. Ora, l'Avvocatura dello Stato mi chiede i riferimenti normativi in base ai quali le Province sono tenute a fornire alle scuole superiori le strutture necessarie al funzionamento (edifici, palestre, ecc.). Tu li conosci, o li puoi reperire? Grazie davvero.

 

Risposta

I riferimenti normativi in base ai quali le Province sono tenute a fornire alle scuole superiori le strutture necessarie al loro funzionamento sono costituiti principalmente dall'art. 3 della legge 11 gennaio 1996, n. 23, che dispone:

“1. In attuazione dell'articolo 14, comma 1, lettera i), della legge 8 giugno 1990, n. 142, provvedono alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici:

a) i comuni, per quelli da destinare a sede di scuole materne, elementari e medie;

b) le province, per quelli da destinare a sede di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, compresi i licei artistici e gli istituti d'arte, di conservatori di musica, di accademie, di istituti superiori per le industrie artistiche, nonché di convitti e di istituzioni educative statali.

2. In relazione agli obblighi per essi stabiliti dal comma 1, i comuni e le province provvedono altresì alle spese varie di ufficio e per l'arredamento e a quelle per le utenze elettriche e telefoniche, per la provvista dell'acqua e del gas, per il riscaldamento ed ai relativi impianti.

3. Per l'allestimento e l'impianto di materiale didattico e scientifico che implichi il rispetto delle norme sulla sicurezza e sull'adeguamento degli impianti, l'ente locale competente è tenuto a dare alle scuole parere obbligatorio preventivo sull'adeguatezza dei locali ovvero ad assumere formale impegno ad adeguare tali locali contestualmente all'impianto delle attrezzature.

4. Gli enti territoriali competenti possono delegare alle singole istituzioni scolastiche, su loro richiesta, funzioni relative alla manutenzione ordinaria degli edifici destinati ad uso scolastico. A tal fine gli enti territoriali assicurano le risorse finanziarie necessarie per l'esercizio delle funzioni delegate”.

 

 

Collaboratori scolastici: pausa pranzo

 

Quesito del 7/11/2017

Oggetto: due collaboratori scolastici in disaccordo sulla pausa pranzo prevista quando l’orario di servizio supera le 7 ore e 12.

La pausa ovviamente è chiaramente esplicitata nel piano di lavoro della scuola.

Uno dei due collaboratori non effettua la pausa per abbreviare il suo tempo di permanenza a scuola, l’altro minaccia di denunciare il DS per questo mancato rispetto dei diritti del lavoratore.

Quesito: se un collaboratore scolastico effettua sua sponte, otto ore si servizio, senza la pausa dei trenta minuti, sussiste una forma di illegalità da imputarsi alla scuola (DS)?

Ringraziandola anticipatamente per l’attenzione, le porgo distinti saluti.

 

Risposta

L'art. 51, comma 3 del CCNL/2007 dispone che l’orario di lavoro massimo giornaliero del personale ATA è di nove ore. Se la prestazione di lavoro giornaliera eccede le sei ore continuative il personale usufruisce a richiesta di una pausa di almeno 30 minuti al fine del recupero delle energie psicofisiche e dell’eventuale consumazione del pasto. “Tale pausa deve essere comunque prevista se l’orario continuativo di lavoro giornaliero è superiore alle 7 ore e 12 minuti”.

Si ritiene pertanto che, qualora il dipendente svolga un orario di lavoro continuativo di otto ore,  “deve” effettuare la pausa di almeno 30 minuti.

E' compito del D.S., venuto a conoscenza dell'operato del collaboratore in questione, invitarlo per iscritto all'osservanza di tale norma contrattuale.

 

 

Le competenze del commissario straordinario

 

Quesito del 6/11/2017

Il CPIA non ha consiglio d'istituto ma commissariò straordinario... sai dirmi QUALI sono i suoi compiti? Ad esempio è corretto che chieda di intervenire sui criteri di assegnazione dei docenti alle classi? Avrei bisognò che mi dessi chiarimenti in merito.

A mio parere con L 107 l'organizzazione del servizio spetta al ds...

I criteri generali io li ho discussi con rsu e inseriti in contrattazione... 

Grazie mille!

 

Risposta

La nomina del commissario straordinario è contemplata dall’art. 9 del D.I. 28 maggio 1975.

Successive disposizioni ministeriali (C.M. 177/1975, O.M. 215/1991, art. 5, comma 6) riprendono la norma precedente.

Tali direttive non attribuiscono al commissario alcuna competenza che non afferisca direttamente alle funzioni amministrative e finanziarie. Ovviamente questo provoca un vuoto di competenza per quanto riguarda le decisioni in rapporto alla definizione dell’offerta formativa, senza per questo che se ne possa dedurre un passaggio di attribuzioni al collegio docenti, che resta organo tecnico di programmazione educativa e non organo d’indirizzo.

Pertanto le disposizioni di natura organizzativo-didattica vengono assunte dal dirigente scolastico, in quanto responsabile della gestione dell’istituto, dopo aver acquisito il parere del collegio docenti e dopo averne semplicemente informato il commissario straordinario.

Nel caso in cui tali decisioni abbiano riflessi sull’organizzazione del lavoro e sulla gestione del personale scolastico, sarà dovere del dirigente fornire l’informazione alla parte sindacale, in modo da esplicitare i criteri e le finalità che sottostanno alle decisioni stesse.

 

 

Locali scolastici: competenze enti locali e dirigente scolastico

 

Quesito del 31/10/2017

Quali sono le competenze dell'amministrazione comunale e del dirigente scolastico relativamente ai locali scolastici? Quali le norme di riferimento? Grazie.

 

Risposta

Ai sensi dell'art. 3 della legge 11 gennaio 1996, n. 23, provvedono alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici: a) i comuni, per quelli da destinare a sede di scuole materne, elementari e medie; b) le province, per quelli da destinare a sede di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, compresi i licei artistici e gli istituti d'arte, di conservatori di musica, di accademie, di istituti superiori per le industrie artistiche, nonché di convitti e di istituzioni educative statali.

I comuni e le province provvedono altresì alle spese varie di ufficio e per l'arredamento e a quelle per le utenze elettriche e telefoniche, per la provvista dell'acqua e del gas, per il riscaldamento ed ai relativi impianti.

Per l'allestimento e l'impianto di materiale didattico e scientifico che implichi il rispetto delle norme sulla sicurezza e sull'adeguamento degli impianti, l'ente locale competente è tenuto a dare alle scuole parere obbligatorio preventivo sull'adeguatezza dei locali ovvero ad assumere formale impegno ad adeguare tali locali contestualmente all'impianto delle attrezzature.

Gli enti territoriali competenti possono delegare alle singole istituzioni scolastiche, su loro richiesta, funzioni relative alla manutenzione ordinaria degli edifici destinati ad uso scolastico. A tal fine gli enti territoriali assicurano le risorse finanziarie necessarie per l'esercizio delle funzioni delegate.

Le competenze del Dirigente scolastico sui locali assegnati alle scuole si limitano principalmente agli interventi resi necessari dalle leggi sulla prevenzione dei rischi connessi con il funzionamento delle scuole medesime.

 

 

Documentazione di gravi patologie

 

Quesito del 2/11/2017

Sono una dirigente scolastica in servizio in provincia di Cagliari, iscritta all’ANP e abbonata a Italia Scuola.

Le scrivo per avere parere in merito alla seguente situazione: docente di scuola primaria, dal 15 maggio ricoverata in una struttura RAS convenzionata ASL. Il 24 agosto 2017 è pervenuta alla scuola la certificazione medica della neuropsichiatra della ASL che attesta la grave patologia e indica la terapia seguita dalla docente.

In base all'art 17, c. 9 del CCNL Scuola, "In caso di gravi patologie che richiedano terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia, di cui ai commi 1 e 8 del presente articolo, oltre ai giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital anche quelli di assenza dovuti alle conseguenze certificate delle terapie. Pertanto per i giorni anzidetti di assenza spetta l'intera retribuzione"; poiché la docente è in malattia da quasi 500 giorni, la scuola dovrebbe procedere alle eventuali decurtazioni.

Dalla documentazione, che Le allego, non risulta se queste terapie siano temporaneamente e/o parzialmente invalidanti, né viene indicato quando le stesse vengano somministrate.

Dalla lettura può essere desumibile "resistente alle terapie farmacologiche, che comporta una grave compromissione delle capacità lavorative", ma di fatto non è riportato in nessun documento.

Essendo una situazione delicata (la docente è stata appena valutata inidonea permanentemente e in modo assoluto a proficuo lavoro), poiché la scuola sta procedendo alla risoluzione del rapporto di lavoro, avrei bisogno di un parere in merito, al fine di non causare danni alla docente, tanto meno all'Amministrazione.

Infine: ha diritto all’indennità per il mancato preavviso non avendo mai superato l’anno di prova? Dalla Ragioneria Territoriale mi dicono di no, ma nessuno mi dà conferma...

La ringrazio in anticipo.

 

Risposta

Si conferma che l’art. 17 comma 9 del CCNL 2007 prevede che in caso di gravi patologie che richiedano terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia, di cui ai commi 1 e 8 del citato articolo 17 (che disciplinano, rispettivamente, il periodo massimo di comporto e la retribuzione spettante in caso di assenza per malattia), oltre ai giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital anche quelli di assenza dovuti alle conseguenze certificate delle terapie; pertanto per i giorni anzidetti di assenza spetta l'intera retribuzione.

Il CCNL Scuola non opera un elenco delle gravi patologie rilevanti ai fini dell'art. 17 comma 9.

Sono necessarie, quindi, sia una certificazione a monte che riconosca al dipendente una grave patologia (rilasciata dalla ASL o dalla struttura ospedaliera) sia una successiva certificazione (redatta o dal medico curante o dalla struttura ospedaliera presso la quale vengono effettuate le terapie) dalla quale risulti in maniera chiara e inequivocabile che il dipendente sta praticando delle terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti richieste da una grave patologia, indicando chiaramente i periodi di durata di tale invalidità con la conseguenza che, per usufruire dei benefici di cui all’art. 17 comma 9, la certificazione medica deve specificare che si tratta di “grave patologia” ed il tipo di terapia cui il lavoratore è sottoposto ed i suoi eventuali effetti invalidanti (l'assenza, infatti, gode del beneficio contrattuale di cui all'art. 17 comma 9 anche per le conseguenze - certificate - delle terapie invalidanti cui il dipendente si sottopone con riferimento alla grave patologia di cui è affetto).

E' possibile che un intero periodo precedentemente attribuito a malattia possa essere ricondotto a grave patologia se la struttura ospedaliera o il medico curante, sotto la sua responsabilità, rettifichi con nuova certificazione i pregressi periodi attestando che anch'essi sono riconducibili a grave patologia.

Se pertanto la dipendente è in grado di produrre questa documentazione, ad essa è possibile far riferimento per la soluzione del suo caso, altrimenti vanno operate le trattenute previste dal contratto.

Circa il diritto all’indennità per il mancato preavviso non avendo mai superato l’anno di prova, si concorda con il parere negativo espresso dalla Ragioneria Territoriale.

 

 

Gli obblighi dei docenti assegnati alla scuola del carcere

 

Quesito del 30/10/2017

Scrivo nuovamente per l'orario dei docenti in carcere.

Si sono rivolti ad un sindacato che INSISTE dicendo che tali orari sono DI SERVIZIO...

Provo a riassumere il tutto...

Sino ad ora hanno i docenti svolto le 18 ore settimanali (o 22 nel caso di alfabetizzatori) considerando nel proprio orario di servizio anche i tempi di percorrenza (corridoi) o di attesa ai cancelli di sbarramento.

Ciò comporta un orario scritto che parte dalle ore 8,00 e che termina alle ore 11,30.

Si consideri che i detenuti non possono essere presenti in aula se non prima delle 8,30/45 (e in un caso addirittura prima delle 9,30) e che alle ore 1045 (in pochi casi alle ore 11) i detenuti rientrano in cella per il pranzo...

Questo per ciò che concerne le lezioni mattutine (e già si configura, come orario EFFETTIVO di lezione, una discrepanza tra le 3,30 considerate e le ore 2,30/2,45 effettive), al quale si deve aggiungere lo stesso criterio di calcolo per quelle pomeridiane, estese da questo anno sino alle ore 17,00 (si configurerebbe un "buco orario" di 30 minuti , tra le ore 14,45 e le ore 15,15, ora della conta dei detenuti, da parte degli agenti.)

Io vorrei ovviamente utilizzare il buonsenso, senza però incorrere in quello che, a mio parere, si potrebbe configurare come danno erariale...

Come potrei risolvere la situazione?

La pretesa dei docenti di continuare come sino ad oggi hanno sempre fatto, si può avallare o si configura come diritto acquisito ma non legittimato dalla norma?

C'è qualche norma che dà loro ragione (essendo il carcere una situazione particolare?)

Non vorrei incorrere in vertenze sindacali...

Avendo urgenza di definire l'orario definitivo resto in attesa di un parere in merito...

 

Risposta

Sul tema occorre far riferimento ad alcune disposizioni intervenute nel tempo:

- Corte di Cassazione – Sentenza n. 17511 del 27-07-10 / Direttive 2003/88 e 1993/104: “Il tempo necessario al dipendente per recarsi sul luogo di lavoro va considerato lavorativo, se lo spostamento è funzionale alla prestazione”.

- D.M. 12 marzo 2015 - “Linee guida per il passaggio al nuovo ordinamento a sostegno dell’autonomia organizzativa e didattica dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti” (punto 3.6): “La programmazione dei percorsi di istruzione degli adulti negli istituti di prevenzione e pena, fermo restando quanto previsto dal DPR 230/2000, dovrà tenere conto della specificità e distintività dell'istruzione nelle carceri, anche al fine di rendere compatibili i nuovi assetti organizzativi e didattici con i "tempi" e i "luoghi" della detenzione, nonché con la specificità dell'utenza, utilizzando metodi adeguati alla condizione dei soggetti e predisponendo soluzioni organizzative coerenti con il principio di individualizzazione del trattamento penitenziario.

Pertanto, i CPIA e le istituzioni scolastiche di secondo grado a cui sono ricondotti i percorsi di istruzione degli adulti negli istituti di prevenzione e pena, devono attivare - nell'ambito della loro autonomia - misure di sistema finalizzate ad apportare i necessari adattamenti organizzativi in relazione alla specificità della domanda formativa degli adulti in carcere, alla peculiarità dei luoghi di apprendimento, nonché alla variabilità dei tempi di detenzione, fermo restando gli assetti previsti dal Regolamento”.

- CCNL 2007, art 22, lettera d): “l’articolazione dell’orario di rapporto con l’utenza dei docenti in servizio presso i centri territoriali permanenti è definita in base alla programmazione annuale dell’attività e all’articolazione flessibile su base annuale. Nelle funzioni di competenza dei docenti all’interno dell’orario di rapporto con l’utenza si debbono considerare le attività di accoglienza e ascolto, nonché quelle di analisi dei bisogni dei singoli utenti. Per le attività funzionali alla prestazione dell’insegnamento si fa riferimento a quanto stabilito dal successivo art. 29”.

- In merito alla riduzione oraria, è sempre in vigore il testo del CCNL/2017, art. 28, comma 8: “Per quanto attiene la riduzione dell’ora di lezione per cause di forza maggiore determinate da motivi estranei alla didattica, la materia resta regolata dalle circolari ministeriali n. 243 del 22.9.1979 e n.192 del 3.7.1980 nonché dalle ulteriori circolari in materia che le hanno confermate. La relativa  delibera è assunta dal consiglio di circolo o d’istituto”.

 

 

Aspettativa per motivi di lavoro

 

Quesito del 25/10/2017

Spero tanto mi possiate aiutare a sciogliere il seguente quesito: riporto tutti i dati necessari per capire se è possibile concedere o meno ulteriori periodi di aspettativa.

- Docente di musica

- immissione in ruolo 01/09/2006.

Negli anni pregressi ha già usufruito di questa tipologia di assenza, come da prospetto di seguito riportato: .......................

Nella situazione sopra illustrata è possibile concedere l’aspettativa per motivi di lavoro richiesta dal docente?

Qual è il limite massimo fruibile durante l’intera vita lavorativa dell'aspettativa per motivi di lavoro?

 

Risposta

Per impostare una risposta al caso rappresentato soccorrono due orientamenti applicativi dell'ARAN:

- Cosa significano le locuzioni “per un anno scolastico” e “diversa attività lavorativa” espresse all’art. 18, comma 3, del CCNL del 29.11.2007?

- E’ possibile reiterare il periodo di aspettativa di cui al terzo comma dell’art. 18 così come prevedono gli artt. 36 e 59 dello stesso contratto?

Questo è il testo dell'ARAN: “L’art. 18, comma 3 del CCNL del 29.11.2007 del comparto scuola prevede la concessione di un periodo di aspettativa per un tempo corrispondente ad un anno scolastico al dipendente della scuola a tempo indeterminato che volesse realizzare l’esperienza di una diversa attività lavorativa o superare un periodo di prova Tale esperienza può essere effettuata in qualsiasi ambito lavorativo, pubblico o privato.

Gli artt. 36 e 59 del su citato contratto, invece, disciplinano la possibilità per il personale docente ed ATA di accettare, sempre nell’ambito del comparto scuola, rapporti di lavoro a tempo determinato di durata non inferiore ad un anno scolastico, mantenendo, senza assegni la titolarità di sede per un periodo complessivo di anni tre.

Ne consegue che diversa è la species del genus aspettativa di riferimento dei due articoli, e che solo per l’art. 18, comma 3, il periodo è circoscritto ad un anno scolastico.”

Pertanto pare legittimo autorizzare il docente in questione a fruire ancora di Aspettativa per motivi di lavoro per accettare un incarico al Conservatorio di ...........

 

 

Modalità dell'uscita degli alunni dalla scuola e responsabilità di scuola e famiglia

 

Quesito del 25/10/2017

Ho sentito alcuni colleghi e siamo tutti in apprensione per la questione dell'uscita autonoma degli studenti delle scuole medie di I grado a seguito della recente sentenza della cassazione che ha condannato dirigente, docente ecc. per un incidente occorso ad un ragazzo dopo che era uscito da scuola. Oltre a questo oggi ho letto su La Stampa l'articolo che conteneva le proteste dei colleghi rappresentanti Cgil, Cisl e Uil sugli adempimenti che le scuole dovrebbero affrontare per inviare i dati che l'ASL ha recentemente richiesto per la questione vaccini. L'ANP ha in animo analoga protesta? Possiamo inviare solo gli elenchi degli inadempienti per i vaccini? L'ASL ha titolo a richiederci questi dati ed in modo così massiccio? Possiamo trovare una linea comune per l'uscita autonoma degli alunni minori di 14 anni? Lo chiedo a nome mio e di alcuni colleghi della provincia di Torino.

 

Risposta

In seguito ala recente sentenza della Corte di Cassazione, che ha ritenuto responsabili per la tragica morte del ragazzino, investito da una manovra dell’autista dello scuolabus, il Dirigente Scolastico e il docente, oltre al Comune e all’autista dello scuolabus, la questione della sicurezza e dell’incolumità degli studenti all'uscita da scuola ha creato molta apprensione in relazione alle responsabilità del Dirigente Scolastico nella gestione organizzativa della scuola.

Per affrontare insieme le problematiche urgenti e rilevanti dal punto di vista della responsabilità del Dirigente, l'ANP organizza a Torino un incontro specifico sul tema con l’Avvocato Pennisi il 10 novembre prossimo presso l’IIS Bosso Monti dalle 15.00 alle ore 17.00.

 

Sui vaccini la richiesta dei dati dell'USR Piemonte prevede: 1) l'inserimento del codice meccanografico e della denominazione della scuola, email, 2) la tipologia di ordine e grado, 3) n. totale alunni scuola, n. alunni inadempienti, n. alunni con dichiarazioni non conformi ai modelli MIUR/Regione.

Rimane il fatto che all'ASL dovranno essere inviati gli elenchi che l'ente poi tratterà per il controllo.

ANP nell'apposito incontro con l'USR Piemonte ha chiesto di semplificare al massimo la procedura di invio dei dati e continua a sostenerlo controllando tutti i passaggi.

 

 

Alunni: sanzione disciplinare dell'allontanamento da scuola

 

Quesito del 25/10/2017

Sono una DS di un Istituto di Istruzione Superiore, sottopongo alla sua cortese attenzione il seguente quesito. Talvolta capita che gli alunni infrangano le regole previste dal Regolamento Interno di disciplina e che il Consiglio di Classe preveda per gli stessi l’irrogazione di sanzioni disciplinari; ci si domanda se sia possibile prevedere la sospensione dello studente dalle attività didattiche per un certo numero di giorni sulla base di quanto previsto dal regolamento interno oppure come recita lo Statuto degli studenti e delle studentesse “allo studente è sempre offerta la possibilità di convertire le sanzioni in attività in favore della comunità scolastica”? Tenuto conto che in diverse occasioni i ragazzi continuano ad infrangere le regole della scuola perché attribuiscono scarso valore alle attività sociali alternative quali ad esempio pulizia del cortile, riordino delle aule, sistemazione della biblioteca ecc., considerato inoltre che per la scuola non è facile organizzare controllo e vigilanza sugli alunni che effettuano le attività sociali in quanto sia i docenti sia il personale ATA risultano impegnati nello svolgimento del loro ruolo e materialmente impossibilitati;

considerato altresì che non è facile far svolgere ai ragazzi attività sociali presso le associazioni di volontariato poiché queste ultime per problemi di responsabilità si dimostrano poco disponibili ad accogliere i suddetti studenti poco rispettosi delle regole, ci si domanda se davvero devono sempre essere previste sanzioni alternative alle sanzioni disciplinari. In un Consiglio di Classe tenutosi i giorni scorsi i componenti si sono rifiutati di stabilire sanzioni alternative per un alunno che già lo scorso anno sia anche in questo anno scolastico ha messo in atto ripetuti comportamenti offensivi, lesivi della dignità personale dei docenti. Il Consiglio di Classe ha previsto l’allontanamento dell’alunno dalle attività didattiche per sette giorni e nessuna possibilità di convertire la suddetta sospensione in sanzione alternative perché queste ultime adottate più volte lo scorso anno si erano rivelate pienamente inefficaci.

 

Risposta

Il regolamento di disciplina degli alunni che ogni scuola deve darsi dev'essere conforme alle norme contenute nell'art. 4 del DPR 249/98 (come riformato dal DPR 235/2007), che così prescrive:

"Art. 4 (Disciplina). - 1. I regolamenti delle singole istituzioni scolastiche individuano i comporta-menti che configurano mancanze disciplinari con riferimento ai doveri elencati nell'articolo 3, al corretto svolgimento dei rapporti all'interno della comunità scolastica e alle situazioni specifiche di ogni singola scuola, le relative sanzioni, gli organi competenti ad irrogarle e il relativo procedimento, secondo i criteri di seguito indicati.

2. I provvedimenti disciplinari hanno finalità educativa e tendono al rafforzamento del senso di responsabilità ed al ripristino di rapporti corretti all'interno della comunità scolastica, nonché al recupero dello studente attraverso attività di natura sociale, culturale ed in generale a vantaggio della comunità scolastica.

3. La responsabilità disciplinare è personale. Nessuno può essere sottoposto a sanzioni disciplinari senza essere stato prima invitato ad esporre le proprie ragioni. Nessuna infrazione disciplinare connessa al comportamento può influire sulla valutazione del profitto.

4. In nessun caso può essere sanzionata, né direttamente né indirettamente, la libera espressione di opinioni correttamente manifestata e non lesiva dell'altrui personalità.

5. Le sanzioni sono sempre temporanee, proporzionate alla infrazione disciplinare e ispirate al principio di gradualità nonché, per quanto possibile, al principio della riparazione del danno. Esse tengono conto della situazione personale dello studente, della gravità del comportamento e delle conseguenze che da esso derivano.

Allo studente è sempre offerta la possibilità di convertirle in attività in favore della comunità scolastica.

6. Le sanzioni e i provvedimenti che comportano allontanamento dalla comunità scolastica sono adottati dal consiglio di classe. Le sanzioni che comportano l'allontanamento superiore a quindici giorni e quelle che implicano l'esclusione dallo scrutinio finale o la non ammissione all'esame di Stato conclusivo del corso di studi sono adottate dal consiglio di istituto.

7. Il temporaneo allontanamento dello studente dalla comunità scolastica può essere disposto solo in caso di gravi o reiterate infrazioni disciplinari, per periodi non superiori ai quindici giorni.

8. Nei periodi di allontanamento non superiori a quindici giorni deve essere previsto un rapporto con lo studente e con i suoi genitori tale da preparare il rientro nella comunità scolastica. Nei periodi di allontanamento superiori ai quindici giorni, in coordinamento con la famiglia e, ove necessario, anche con i servizi sociali e l'autorità giudiziaria, la scuola promuove un percorso di recupero educativo che miri all'inclusione, alla responsabilizzazione e al reintegro, ove possibile, nella comunità scolastica.

9. L'allontanamento dello studente dalla comunità scolastica può essere disposto anche quando siano stati commessi reati che violano la dignità e il rispetto della persona umana o vi sia pericolo per l'incolumità delle persone. In tale caso, in deroga al limite generale previsto dal comma 7, la durata dell'allontanamento è commisurata alla gravità del reato ovvero al permanere della situazione di pericolo. Si applica, per quanto possibile, il disposto del comma 8.

9-bis. Con riferimento alle fattispecie di cui al comma 9, nei casi di recidiva, di atti di violenza grave, o comunque connotati da una particolare gravità tale da ingenerare un elevato allarme sociale, ove non siano esperibili interventi per un reinserimento responsabile e tempestivo dello studente nella comunità durante l'anno scolastico, la sanzione è costituita dall'allontanamento dalla comunità scolastica con l'esclusione dallo scrutinio finale o la non ammissione all'esame di Stato conclusivo del corso di studi o, nei casi meno gravi, dal solo allontanamento fino al termine dell'anno scolastico.

9-ter. Le sanzioni disciplinari di cui al comma 6 e seguenti possono essere irrogate soltanto previa verifica della sussistenza di elementi concreti e precisi dai quali si desuma che l'infrazione disciplinare sia stata effettivamente commessa da parte dello studente incolpato.

10. Nei casi in cui l'autorità giudiziaria, i servizi sociali o la situazione obiettiva rappresentata dalla famiglia o dallo stesso studente sconsiglino il rientro nella comunità scolastica di appartenenza, allo studente è consentito di iscriversi, anche in corso d'anno, ad altra scuola.

11. Le sanzioni per le mancanze disciplinari commesse durante le sessioni d'esame sono inflitte dalla commissione di esame e sono applicabili anche ai candidati esterni”.

Ai docenti che richiedono interventi disciplinari di sospensione dalle lezioni indiscriminate occorrerà rappresentare il contenuto della normativa su riportata che contiene anche utili elementi di riflessione sulle finalità educative dei provvedimenti disciplinari che tendono al rafforzamento del senso di responsabilità ed al ripristino di rapporti corretti all’interno della comunità scolastica. A tali disposizioni anch'essi hanno il dovere di attenersi. In particolare dovrà loro essere sottolineato il comma 7 che richiede, per il temporaneo allontanamento dello studente dalla comunità scolastica, l'occorrenza di “gravi o reiterate infrazioni disciplinari”. Se le decisioni dei CdC vengono assunte in difformità da essa, non sono legittime e il DS ha il dovere di riconvocare i consigli stessi per rivedere il provvedimento.

 

 

Collegio docenti coincidente con sciopero

 

Quesito del 24/10/2017

E' stato previsto, nel piano delle attività annuali, un collegio dei docenti che adesso vediamo coincidere con una giornata di sciopero generale. Che si fa in questi casi? Si fa lo stesso il Collegio? O serve vedere in quanti scioperano e casomai rimandare ad altra data...

 

Risposta

Sottolineate le carenze dell’attuale normativa concernente l’esercizio del diritto di sciopero nei pubblici servizi (e in particolare nella scuola), in occasione di uno sciopero il dirigente scolastico deve sostanzialmente cercare di contemperare tre esigenze e, sopratutto, tre diritti diversi: a) il diritto dell'utenza al servizio che può essere assicurato nel rispetto del diritto di sciopero dei lavoratori; b) il diritto del personale non scioperante alla prestazione dovuta nella giornata in cui è stato proclamato lo sciopero; c) il diritto di sciopero dei lavoratori che hanno aderito all'astensione dal lavoro legittimamente proclamata dai sindacati (obbligo di astensione da comportamenti lesivi dei diritti sindacali).

I riferimenti normativi sono costituiti dalla legge 146/1990 e successiva modificazione e, in particolare per il comparto scuola, dall'allegato al CCNL del 26/05/1999.

Alla luce di tali disposizioni, nonché dei prevalenti orientamenti giurisprudenziali, si ritiene che in occasione di uno sciopero le attività già programmate non possano essere spostate; qualora non si effettuino per sciopero non vanno riconvocate se non quelle che comportino obblighi imposti da norme specifiche (il caso più frequente è quello delle riunioni del Collegio docenti per l’adozione dei libri di testo, regolata dall’art. 7, comma 2, lett. e) del D.Lgs. 297/1994: qualora si scioperi la riunione va riconvocata).

 

Docente di potenziamento: continuità didattica

 

Quesito del 23/10/2017

A un docente, assegnato l’anno scorso “in potenziamento”, quest’anno ho attribuito 8 ore in Organico di fatto in attesa della nomina dalle GAE da parte dell’ATP dell’USR. Concluse le operazioni di attribuzione, le 8 ore sono state ufficialmente e formalmente restituite alla scuola. Posso nominare fino al 30 giugno su queste 8 ore da destinare al potenziamento stante la volontà di confermare il docente già impegnato sulle classi per 8 ore e che completa con 10 ore “di potenziamento”?

 

Risposta

Si ritiene che la scuola possa legittimamente dar corso alla proposta rappresentata, che garantisce la continuità didattica, elemento prioritario dell'attività docente.

 

 

Progettualità a carico del FIS

 

Quesito del 23/10/2017

Poiché nella mia scuola la progettualità a carico del FIS è molto elevata, mi viene da proporre al Collegio dei Docenti (per poter autorizzare tutti i progetti proposti... italiano per stranieri, aiuto compiti ai DSA, Ket, Delf, laboratori musicali... quindi non progetti di nicchia, ma di ampia ricaduta) l'utilizzo del bonus per la valorizzazione del merito per compensare le persone che si mettono in gioco nell'organizzazione della scuola (collaboratori, responsabili di plesso, tutor, commissione progetti PON, commissione continuità, INVALSI....). Ciò mi sembra coerente con quanto valorizzabile all'art.1 comma 129 punto c.

L'introduzione di tale bonus è sancito all'interno della legge 107. Prima di procedere in questo modo vorrei essere sicura che anche per l'a.s. 2017-18 questi fondi vengano erogati alle scuole.

Grazie.

 

Risposta

Si hanno buoni motivi per ipotizzare che i fondi erogati per il bonus in questione vengano assegnati anche per l'a.s. 2017-18, essendo essi previsti da apposita legge.

Pertanto non si nutrono dubbi per procedere alla proposta al collegio docenti delle iniziative di cui al quesito.

 

 

Assenza alla visita fiscale

 

Quesito del 22/10/2017

Sottopongo alla sua attenzione quanto segue:

1. Docente in malattia risulta assente alla visita fiscale (prontamente effettuata a cura dell'INPS) e fa pervenire in giornata referto di ricovero presso Pronto Soccorso. Ad oggi assente.

2. Docente in malattia risulta assente alla visita fiscale (prontamente effettuata a cura dell'INPS) e comunica telefonicamente a scuola di aver dimenticato di informare del nuovo domicilio a seguito di trasloco. Ad oggi assente.

Si richiedono chiarimenti procedurali in merito.

 

Risposta

L’art. 18 del D.Lgs. n. 75 del 2017 ha modificato l’articolo 55-septies del D.Lgs. n. 165 del 2001, cioè la norma che disciplina il controllo sulle assenze per malattia.

Spetta al datore di lavoro (nel caso il dirigente scolastico) valutare se l’assenza risulti giustificata o meno.

Qualora il lavoratore risulti assente alla visita di controllo senza giustificato motivo, decade dal diritto a qualsiasi trattamento economico per l’intero periodo sino a dieci giorni e nella misura della metà per l’ulteriore periodo, esclusi quelli di ricovero ospedaliero o già accertati da precedente visita di controllo.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 78 del 1988, ha confermato la regola della perdita del trattamento economico per i primi dieci giorni, ma ha stabilito che per quelli successivi la decadenza dal medesimo diritto nella misura del 50% si verifichi soltanto nel caso di assenza ingiustificata a una seconda visita di controllo.

Nel caso in cui il dipendente risulti assente alla visita fiscale, lo stesso viene invitato dal medico fiscale a presentarsi per la visita ambulatoriale; la visita ambulatoriale non ha lo scopo di sanare l’assenza dal domicilio ma solo quello di certificare la malattia e il suo decorso (Cfr. Cass. 14 settembre 1993 n. 9523).

L’INPS, con il Messaggio n. 3265 del 9 agosto 2017, ha fornito le prime indicazioni operative sull’applicazione della nuova normativa entrata in vigore il 1° settembre del 2017 con l’attribuzione all’Istituto della competenza esclusiva ad effettuare visite mediche di controllo (VMC) sia su richiesta delle Pubbliche Amministrazioni, in qualità di datori di lavoro, sia d’ufficio.

Qualora il dipendente risulti assente alla visita fiscale, lo stesso viene invitato dal medico fiscale a presentarsi per la visita ambulatoriale; la visita ambulatoriale non ha lo scopo di sanare l’assenza dal domicilio ma solo quello di certificare la malattia e il suo decorso (Cfr. Cass. 14 settembre 1993 n. 9523).

Spetta al datore di lavoro (dirigente scolastico) valutare se l’assenza risulti giustificata o meno.

Il dirigente quindi, una volta venuto a conoscenza dell'assenza del proprio dipendente alla visita fiscale, deve concedere allo stesso un termine per giustificare detta assenza.

A seconda dei motivi addotti dal dipendente il dirigente dovrà valutare se l'assenza alla visita fiscale è giustificata o meno e agire di conseguenza applicando le disposizioni indicate.

 

 

Esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche

 

Quesito del 22/10/2017

Da giorni mi sta inseguendo per un confronto un genitore che si è accorto che nelle aule delle medie dove risulta iscritto suo figlio non ci sia esposto il crocifisso, mentre in altre scuole del mio Istituto comprensivo, frutto negli anni passati dell'unione due ex scuola medie e di una direzione didattica, è esposto.

Come linea ho sempre tenuto che dove ci fosse non fosse rimosso (richieste in tal senso non ne avevo mai avute) e dove fosse presente rimanesse.

Nella scuola media è stato tolto una decina di anni fa presumo da un precedente dirigente scolastico.

Vorrei un consiglio.

 

Risposta

L'ultima presa di posizione del Ministero dell'Istruzione, in materia si è avuta con la nota prot. 2667 del 3 ottobre 2002 e della Direttiva prot. 2666 di pari data. Nella nota prot. 2667 si afferma che "le disposizioni che disciplinano l'esposizione del Crocifisso nelle aule delle scuole sono contenute nell'art. 118 del R.D. 30 aprile 1924 n. 965 recante disposizioni sull'ordinamento interno degli istituti di istruzione media, nell'art. 119 del R.D. 26 aprile 1928 n. 1297 e nella tabella C allo stesso allegata (Regolamento generale sui servizi dell'istruzione elementare). Tali disposizioni prevedono in particolare che il Crocifisso fa parte dell'ordinario arredamento delle aule scolastiche e che spetta al capo di istituto (art. 10 comma 3 e art. 119 del R.D. 965/1924) assicurare la completezza e la buona conservazione di tutti gli arredi occorrenti. Va precisato che le citate incombenze a carico dei capi di istituto non sono state né abrogate né modificate dalle disposizioni del Testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994 n. 297 e del decreto legislativo 6 marzo 1998 n. 59". Il Ministero supportava la citata presa di posizione con il riferimento al parere n. 63 del 27 aprile 1988 del Consiglio di Stato e al parere dell'Avvocatura dello Stato di Bologna (parere del 16 luglio 2002), entrambi convergenti nell'affezione della permanente vigenza delle citate disposizioni.

Con tale nota il MIUR ribadiva quanto già espresso nella Circolare ministeriale 157 del 9 giugno 1988, con cui si trasmetteva il parere 63/88 del Consiglio di Stato.

E la Direttiva 3 ottobre 2002, prot. 2666 precisava che "Il competente Dipartimento del Ministero dell'Istruzione e della ricerca provvederà ad impartire le occorrenti disposizioni perché: 1) sia assicurata da parte dei dirigenti scolastici l'esposizione del Crocifisso nelle aule scolastiche".

In ultimo è intervenuto sulla questione il Consiglio di Stato che, con sentenza 556 del 15 febbraio 2006, nega che l'esposizione del crocifisso, che - secondo il supremo consesso - non è "un suppellettile" né solo un "oggetto di culto", in quanto "simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili" (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona ecc.) che hanno una origine religiosa ma "che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello stato", intacchi la laicità dello stato; anzi, sottolineano i giudici del Consiglio "Il crocifisso svolgerà una funzione simbolica educativa a prescindere dalla religione professata dagli alunni".

 

 

Assunzione di provvedimenti disciplinari per i docenti

 

Quesito del 20/10/2017

Un docente, già destinatario di un provvedimento disciplinare, continua ad essere poco scrupoloso nell'assolvimento dei suoi doveri professionali. Nell'irrogazione di una eventuale ulteriore sanzione, penso che si debba partire da quella precedentemente irrogata e passare allo "step" successivo. E' corretto?

 

Risposta

Le sanzioni disciplinari previste per i docenti dall'art. 492 del D.Lgs. 297/1994 sono l'avvertimento scritto, la censura, la sospensione dell'insegnamento fino ad un mese, da otre un mese a sei mesi, per un periodo di sei mesi e l'utilizzazione per lo svolgimento di compiti diversi da quelli inerenti alla funzione docente, la destituzione.

Pertanto dopo una prima sanzione, è legittimo assegnarne altra prevista dall'ordinamento, seguendo la progressività stabilita da detta norma, da assumersi con le modalità disposte dall'art. 55 bis, comma 2 del D.Lgs. 165/01.

La procedura da porre in essere è la seguente:

- indirizzare una lettera di contestazione di addebito entro venti giorni dai fatti di cui si è venuti a conoscenza;

- la lettera deve qualificarsi fin dall’oggetto come “contestazione di addebito disciplinare” e deve contenere una menzione del tipo “la presente costituisce avviso di avvio di procedimento disciplinare ai sensi delle norme vigenti”;

- nella stessa lettera di contestazione si descriveranno succintamente i fatti con la formula “risulta a questo ufficio che la S.V. il giorno... si sarebbe ...”. Il condizionale è d’obbligo perché altrimenti i fatti vengono dati per accertati prima ancora che il procedimento si apra, mentre la contestazione ha il fine di garantire all’interessata il diritto alla difesa;

- sempre nella lettera, si convocherà la docente “ad una audizione personale per essere sentita a propria difesa”. L’audizione sarà fissata per una data successiva di almeno dieci giorni a quella della contestazione. L’int