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Studio individuale assistito: valutazione

 

Quesito del 13/07/2019

Gradirei avere un parere in merito alla valutazione dello studio individuale assistito. Io ritengo che debba essere valutato (giudizio) così come l'attività formativa e ovviamente l'IRC. Mi pare che l'O.M. 350/2018,i art. 8 c. 17 vada in questa direzione, ma nell’OM 205/2019 questo comma non è più stato citato.

«Sempre ai fini dell’attribuzione del credito scolastico, nell’ambito della banda di oscillazione, il consiglio di classe tiene conto anche dell’interesse manifestato e del profitto raggiunto dagli alunni che hanno seguito, in luogo dell’insegnamento della religione cattolica, attività di studio individuale, traendone un arricchimento culturale o disciplinare specifico, certificato e valutato dalla scuola, secondo modalità deliberate dalla istituzione scolastica medesima.
Nel caso in cui l’alunno abbia scelto di assentarsi dalla scuola per partecipare ad iniziative formative, in ambito extrascolastico, potrà far valere tali attività come crediti formativi qualora presentino i requisiti previsti dal decreto ministeriale n. 49 del 24 febbraio 2000».

 

Risposta

Anche se l'O.M. 205/2019 non riporta espressamene il testo della precedente O.M. 350/2018, ma nemmeno lo abroga, se ne ritiene la piena validità nella valutazione dello studio individuale assistito ai fini dell'attribuzione del credito scolastico, peraltro coerente con il Regolamento sulla Valutazione di cui al DPR 122 del 22 giugno 2009.

L’O.M. 257 del 04.05.2017 precisa inoltre che il credito scolastico va attribuito nell’ambito della banda di oscillazione, anche per l’attività alternativa: i docenti di religione cattolica partecipano a pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti l’attribuzione, nell’ambito della banda di oscillazione, del credito scolastico agli alunni che si avvalgono di tale insegnamento, esprimendosi in relazione all’interesse con il quale l’alunno ha seguito l’insegnamento e al profitto che ne ha tratto. Analogamente, partecipano a pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe, concernenti l’attribuzione del credito scolastico, nell’ambito della banda di oscillazione, i docenti delle attività didattiche e formative alternative all’insegnamento della religione cattolica. Detti docenti si esprimono sull’interesse manifestato e sul profitto raggiunto, limitatamente agli alunni che abbiano seguito tali attività.

 

 

Competenze a formulare l'orario delle lezioni

 

Quesito del 10/07/2019

Vorrei avere chiarimenti in merito alla procedura da seguire per il caso sottocitato.

Nel mese di aprile ho somministarto ai genitori delle classi 5 della scuola primaria e ai genitori della classi 1 e 2 della scuola secondaria un questionario in cui chiedevo la preferenza rispetto al tempo scuola articolato su 6 giorni o 5 giorni settimanali... preciso che nel mio istituto è attivo il tempo scuola a 36 ore... Sempre nel mese di aprile ho provveduto a fare un incontro con le famiglie in cui spiegavo il tutto... Ho effettuato la raccolta dati insieme al Presidente del Consiglio del Consiglio di istituto al fine di garantire la massima trasparenza, e il risultato è stato il seguente il 50% dei genitori era favorevole all'articolazione oraria in 5 giorni e l'altro 50% a 6 giorni. I dati del monitoraggio sono stati discussi nel mese di maggio in collegio, il quale si è orientato a maggioranza sull'organizzazione oraria a 5 giorni: tre giorni dalle 8.00 alle 14.00, e due giorni dalle 8.00 alle 17.00, con il sabato libero e la chiusura di tutti gli uffici.

La proposta è stata discussa in consiglio, il quale a maggioranza ha deliberato l'articolazione oraria in 5 giorni, con l' orario sopraccitato.

Allo stato attuale i genitori non favorevoli a questa articolazione oraria, soprattutto le classi seconde, future terze stanno chiedendo

- i verbali del consiglio di istituto, è legittimo consegnarli? Devo consegnare i verbali con gli omissis? devo oscurare i nomi di coloro che hanno fatto gli interventi? Il verbale deve essere completo in tutte le sue parti? Prima di consegnarlo non lo devo approvare prima al prossimo consiglio?

- mi chiedono gli esiti del monitoraggio classe per classe, posso consegnare?

- so che stanno raccogliendo le firme per una petizione da presentare in consiglio, il Consiglio può nuovamente deliberare? Si può annullare una delibera esistente? Bisogna riconvocare prima anche il collegio?

Si rimane in attesa degli utili suggerimenti...

Grazie.

 

Risposta

Occorre preventivamente precisare che l'orario delle lezioni, essendo un’incombenza gestionale/amministrativa, è di competenza esclusiva del DS.

Infatti l’art. 5 comma 2 del D.Lgs. n. 165 del 2001, come modificato dall'articolo 34 del D.Lgs. n. 150 del 2009 e dall’art. 2, comma 17 della legge 135/2012, ha disposto che “Nell’ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all’articolo 2, comma 1, le determinazioni per l’organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatti salvi la sola informazione ai sindacati per le determinazioni relative all’organizzazione degli uffici ovvero, limitatamente alle misure riguardanti i rapporti di lavoro, l’esame congiunto, ove previsti nei contratti di cui all’articolo 9. Rientrano, in particolare, nell’esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità nonché la direzione, l’organizzazione del lavoro nell’ambito degli uffici”.

Questo significa che la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza del dirigente e, tra questi, anche quelli relativi alla formulazione dell’orario delle lezioni.

Di conseguenza, tutte le norme preesistenti sull’argomento, o anche se non sono state abrogate esplicitamente, debbono intendersi sovrascritte da questa disposizione successiva, compreso l’art. 7, comma 2 lett. b) del D.Lgs. 297/94 che attribuiva al collegio docenti il compito di formulare proposte al direttore didattico per la formulazione dell’orario delle lezioni. Essa, come altre del genere, si deve intendere pertanto sovrascritta dalla nuova disposizione contenuta nell’art. 5/2 del D.Lgs. n. 165/2001 cit.

Ciò precisato e venendo al caso rappresentato, si è del parere che il DS possa prendere in esame  i dati raccolti sull'argomento insieme al Presidente del Consiglio del Consiglio di istituto al fine di garantire la massima trasparenza. Detti dati offrono una maggioranza del CdI e del collegio docenti per una organizzazione oraria su 5 giorni: tre giorni dalle 8.00 alle 14.00, e due giorni dalle 8.00 alle 17.00, con il sabato libero e la chiusura di tutti gli uffici.

A tale orientamento il DS può appoggiarsi per la formulazione dell'orario delle lezioni che, tuttava e come detto, è sua precisa ed esclusiva competenza.

In ordine alla richiesta di accedere agli atti (verbali del CdI, monitoraggio delle classi...), va osservato che chi intende accedere agli atti in possesso della scuola deve presentarne una richiesta, ai sensi dell誕rt. 22 della legge 241/90 e successive modificazioni e integrazioni, dimostrando l弾sistenza di un suo reale interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale ・ chiesto l誕ccesso, fermo restando che non ・ consentito l誕ccesso al solo scopo di sottoporre a un controllo generalizzato l誕ttivit・ della P.A.

Nel caso rappresentato non pare ricorrano le condizioni per accedere agli atti.

Da ultimo, circa la possibilità del Consiglio di deliberare nuovamente su un tema già deciso o di annullare una delibera esistente, occorre l'unanimità dei membri del consiglio stesso.

 

 

Ripetizioni ad alunno dell'istituto diretto dalla madre

 

Quesito del 9/07/2019

Mia figlia, neolaureata in matematica, ha ricevuto richiesta di dare ripetizioni da un allievo dell'Istituto che dirigo.

Naturalmente io considero la cosa inopportuna però mia figlia non intende rifiutare la richiesta a meno che non esista proprio un divieto in tal senso.

Come mi devo comportare? Cosa dice la normativa?

 

Risposta

Il divieto di impartire lezioni private ad alunni del proprio istituto, posto dall'art. 508 del D.Lgs 297/94, concerne esclusivamente il personale docente della scuola.

Nel caso proposto è la figlia del DS che ha avuto richiesta di dare ripetizioni private ad un allievo dell'istituto diretto dalla madre.

Avendo la figlia del DS titolo ad insegnare, non esiste normativa che lo vieti, né pare ravvedersi un'eventuale inopportunità nel darvi seguito, soprattutto se le lezioni non si svolgono nella scuola ma in dimore private.

 

 

Istruzione parentale: fornitura gratuita dei libri

 

Quesito del 8/07/2019

Una bambina che usufruisce della scuola parentale ha diritto ai libri gratuitamente forniti dal comune di residenza oppure deve acquistarli la famiglia?

 

Risposta

Premesso che l’istruzione parentale o famigliare si riferisce all'assolvimento del diritto-dovere all'istruzione e alla formazione al di fuori del sistema educativo delle scuole provinciali e paritarie, si ritiene che i bambini che ne fruiscono abbiano hanno titolo a fruire dei benifici di cui godono tutti gli altri alunni, pertanto anche ai libri forniti gratuitamente dal comune di residenza.

 

 

Docente in part time: collaboratrice del DS

 

Quesito del 8/07/2019

Docente di scuola primaria in part time a 18 ore. Posso proporle l’incarico di collaboratrice del ds? Magari con un piccolo distacco di 6 ore da compensare con l’organico di potenziamento. Ma il part time è compatibile con incarichi a pagamento?

 

Risposta

L’art. 39 del CCNL/2017 prevede, per il personale docente con rapporto di lavoro a tempo parziale, la sola esclusione dalle attività aggiuntive di insegnamento aventi carattere continuativo. Consente invece l'esercizio di altre prestazioni di lavoro che non arrechino pregiudizio alle esigenze di servizio e non siano incompatibili con le attività d'istituto.

Si ritiene pertanto possibile assegnare alla docente del quesito l'incarico di collaboratrice del DS da compensare  con 6 ore dell’organico di potenziamento.

 

 

Assenza per esami del sangue

 

Quesito del 8/07/2019

Un collaboratore scolastico si assenta almeno due volte al mese per l’intera giornata lavorativa per fare gli esami del sangue. E’ legittimo comunicare/richiedere una giornata intera di assenza per salute?

 

Risposta

La nota del Miur prot. n. 7457 del 06 maggio 2015, ha precisato che le assenze dal lavoro per espletare terapie, visite mediche, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici (ecografie, prelievo del sangue, ecc.) debbano essere ricondotte alla normativa di cui all’art 55 septies, comma 5 ter, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

Detta norma prevede che “Nel caso in cui l'assenza per malattia abbia luogo per l'espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici il permesso è giustificato mediante la presentazione di attestazione, anche in ordine all'orario, rilasciata dal medico o dalla struttura, anche privati, che hanno svolto la visita o la prestazione o trasmessa da questi ultimi mediante posta alettronica”.

La disposizione non dà indicazioni circa la durata dell'assenza, se sia cioè riferita alle sole ore del prelievo del sangue o anche all'intera giornata, che si ritiene essere nella facoltà del dipendente indicare.

 

 

Regolamento per acquisto di beni e servizi: criterio della territorialità

 

Quesito del 8/07/2019

Regolamento interno per acquisti deliberato dal Consiglio di Istituto. Tra i criteri per selezionare i fornitori è corretto prevedere la territorialità a livello di zona o di provincia? Tale aspetto può essere rilevante in caso di fornitura e installazione di dotazioni informatiche, che richiedono interventi diretti di personale qualificato.

 

Risposta

Si condivide il criterio adottato dal vostro CdI di prevedere la territorialità a livello di zona o di provincia in caso di fornitura e installazione di dotazioni informatiche.

Esso infatti è opportunamento motivato dalla necessià di avere interventi diretti ed efficaci di personale qualificato che garantisca di essere presente tempestivamente in caso di necessità e urgenza, condizioni non facilmente soddisfacibili da chi non opera in zona.

 

 

 

Bonus docenti: destinatari

 

Quesito del 7/07/2019

Ti disturbo perchè vorrei essere certa a chi si rivolga quest'anno 2018/19 il bonus premiale. Ho guardato su internet un po' di circolari dei miei colleghi e vedo che alcuni si rivolgono "Ai docenti" (per cui si desume che ci si rivolga anche ai docenti non di ruolo) e altri "Ai docenti di ruolo". Per cui vorrei capire se il bonus sia rivolto o meno ai docenti non di ruolo e se si' se anche ai supplenti fino al 30 giugno o al 31 agosto. Grazie!

 

Risposta

Il comma 128 dell’articolo 1 della legge 107/2015 prevede che “La somma di cui al comma 127, definita bonus, è destinata a valorizzare il merito del personale docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e ha natura di retribuzione accessoria”.

Si ritiene pertanto che solo i docenti di ruolo, IRC compresi, possano accedere al bonus in questione e non anche quelli non di ruolo.

 

 

Accompagnatore di un alunno D.A. in visite e viaggi di istruzione

 

Quesito del 27/06/2019

La questione è quella dell’accompagnatore, in visite guidate e viaggi d'istruzione, di un alunno D.A., nel caso di specie con disturbi psicotici. Verificata l’assenza del Comune e degli altri Enti, registrata la non disponibilità dell’intera comunità scolastica (docenti, anche di sostegno, personale A.T.A., alunni maggiorenni…), l’unica strada percorribile resta quella della disponibilità di un genitore. In questo caso – che pur la normativa consente - , la quota di partecipazione, e penso ad un viaggio d’istruzione di più giorni, deve essere a carico della scuola, ai sensi della L. 67 del 2006?

So bene della possibilità di ricorrere ad una figura specialistica (come un educatore...) da ingaggiare con contratto a termine da pagare con fondi speciali (sponsorizzazioni, premi vinti…), ma stiamo parlando di eventualità altamente improbabili.

La mia personale opinione è quella di ricorrere al parente accompagnatore e che sia più che opportuno che la sua quota di partecipazione, per non discriminare il disabile, sia a carico della scuola, ma, che, per lo stesso principio, l’alunno disabile sia tenuto a pagare la sua personale quota.

Mi conforta in questa interpretazione?

Grazie

Risposta

Si condivide l'opinione che in caso di assenza di disponibilità di personale della scuola ad accompagnare a un viaggio di istruzione un alunno D.A., con disturbi psicotici, sia possibile ricorrere a un parente accompagnatore con oneri a carico della scuola, mentre l’alunno disabile sia tenuto a pagare la sua personale quota.

Per il futuro, si suggerisce di inserire nel regolamento d’istituto (o in uno specifico regolamento delle uscite didattiche) una qualche forma di regolamentazione dell’accompagnamento, che preveda la preventiva dichiarazione di disponibilità dei docenti per l’autorizzazione ad effettuare le uscite. Troppo facile altrimenti votare a favore, con la riserva mentale di “sfilarsi” in seguito. Se riserve – o veri e propri impedimenti – ci sono, vanno dichiarati in anticipo. Se sono di natura dirimente (cioè rendono impossibile svolgere l’attività), non ha senso programmarla. Ognuno ha diritto al rispetto dei propri problemi, purché assicuri fino in fondo l’esercizio dei propri doveri e mantenga gli impegni assunti.

 

Uso del mezzo proprio: rimborsi

 

Quesito del 27/06/2019

Nell'ambito del progetto Erasmus Ka 1 cioè mobilità dei docenti per formazione all'estero si pone il problema dell'uso del mezzo proprio per raggiungere gli aeroporti.

Nella nota Prot. nr. 96465 del 13 settembre 2011, ministero economia e finanze, si legge: ai dipendenti inviati in missione e autorizzati all'uso del proprio mezzo di trasporto, ai soli fini della copertura assicurativa, un indennizzo corrispondente alla somma che il dipendente avrebbe speso ove fosse ricorso ai mezzi pubblici.

La domanda è: cosa si intende ai soli fini della copertura assicurativa? assicurazione del dipendente (rca, infortuni, Kasko) o della scuola?

Forse la soluzione potrebbe essere il noleggio di un auto per gli spostamenti all'aeroporto?

Grazie.

 

Risposta

A seguito dell'entrata in vigore dell’articolo 6, comma 12 del decreto legge n. 78 del 2010, convertito dalla legge n. 122 del 2010, che ha disapplicato gli articoli 15 della legge n. 836 del 1973 e 8 della legge 417 del 1978, l'uso del mezzo proprio può essere autorizzato solo ai fini della copertura assicurativa, con esclusione di qualsiasi possibilità di rimborso della spesa per tale utilizzo.

Ciò è espressamente previsto dalla circolare MEF Dipartimento della RGS – I.G.O.P. - n. 36 del 22/10/2010.

Pertanto, i docenti in questione non hanno diritto ad alcun rimborso dalla Pubblica Amministrazione delle spese sostenute per l'uso del mezzo proprio, ma, in applicazione della nota MEF Prot. nr. 96465 del 13 settembre 2011, solo a un indennizzo corrispondente alla somma che il dipendente avrebbe speso qualora fosse ricorso ai mezzi pubblici.

 

 

Festività del santo patrono coincidente con altra festività

 

Quesito del 25/06/2019

Fruizione della giornata del Santo Patrono.

Nella nostra città il Santo Patrono coincide con la festività (non soppressa) dell'Immacolata Concezione, 8 dicembre.

Il contratto non prevede il pagamento "doppio della Giornata". I dipendenti, quindi, fruiscono della giornata dell'8 dicembre come festività soppressa perdendo in tal caso quella del Santo Patrono. Viene in tal caso decurtato un giorno rispetto ai dipendenti pubblici in cui il S. Patrono non coincide con la chiusura per festività.

Come comportarci?

Grazie.

 

Risposta

La Festività Patronale o Santo Patrono, è una festività che viene riconosciuta al lavoratore in busta paga nel Comune dove è situata l’azienda e dove si lavora.

Se la Festività Patronale o Santo Patrono, capita di domenica, si applica la retribuzione spettante quando la festività cade di domenica. I lavoratori retribuiti in maniera fissa hanno diritto, se lo prevede il CCNL, ad una quota aggiuntiva di retribuzione 1/26 della retribuzione mensile.

Se la festività capita di sabato la festività viene retribuita in modo normale senza aggiunta di una quota in più.

Tuttavia, l'art. 14/1 del CCNL/2007 dispone che “E' altresì considerata giorno festivo la ricorrenza del Santo Patrono della località in cui il dipendente presta servizio, purché ricadente in giorno lavorativo”.

Pertanto poiché nel caso proposto, in cui la festa del santo patrono non ricade in giorno lavorativo ma coincide con la festa dell'Immacolata, non si dà luogo a risarcimento alcuno.

 

 

Assunzioni: comunicazione al Centro per l'Impiego

 

Quesito del 25/06/019

Nella scuola di reggenza mi sono accorta che le comunicazioni al Centro per l’Impiego delle assunzioni effettuate sono state inviate dall’a.a. addetta con enorme ritardo.

Cosa comporta questo errore?

Che multe ci sono?

In caso i docenti interessati abbiano percepito indebitamente l’indennità di disoccupazione, possono anche rivalersi sulla scuola?

L’assicurazione dell’ANP copre in tutto o in parte l’eventuale esborso?

Grazie.

 

Risposta

Dal 1° gennaio 2007 la Legge Finanziaria 2007 ha previsto l'obbligo di comunicazione al Centro per l'Impiego delle assunzioni entro il giorno antecedente a quello di instaurazione del rapporto di lavoro.

La Pubblica Amministrazione è tenuta ad effettuare le comunicazioni obbligatorie al servizio per l’impiego, entro il ventesimo giorno del mese successivo alla data di assunzione, di proroga, di trasformazione e di cessazione dei rapporti.

In caso di omessa o ritardata comunicazione è prevista una sanzione amministrativa di importo variabile da 100 a 500 euro per ogni lavoratore interessato. Detta sanzione viene posta a carico del responsabile della struttura.

L'intervento del fondo di solidarietà della nostra Associazione avviene secondo le regole previste dal Regolamento per la gestione degli interventi atti a sostenere i soci in difficoltà ai sensi dell'art. 2, comma 1, lett.n), dello Statuto dell’Associazione nazionale, rinvenibile alla pagina

http://www.anp.it/wp-content/uploads/2018/04/anp_regolamento_fondo_solidariet_approvato_cnaz_29_aprile_20_26345.pdf

alle cui norme è opportuno attenersi.

 

 

Dottorato di ricerca all'estero

 

Quesito del 23/06/2019

Un docente ha chiesto un congedo per dottorato di ricerca all’estero senza borsa di studio a partire dal 01-09-2019 per la durata di tre anni.

Facendo riferimento alla Circolare del USR Lazio Prot. 28256 del 04 Ottobre - è l’ultimo  riferimento normativo da prendere come guida? - la scuola sta provvedendo agli adempimenti di verifica necessari per l’eventuale provvedimento di concessione del congedo.

La docente però risulta già iscritta dal 01-09-2018 al primo anno di dottorato all’estero. (La scuola non ne era a conoscenza e la docente ha espletato il servizio regolarmente in questo anno scolastico).
L’eventuale congedo a partire dal 01-09-2019 dovrà essere quindi di tre anni o ridotto a due anni vista questa situazione?

Per la verità riterrei "più prudente" emanare un congedo della durata di un solo anno... che ne pensi?

 

Risposta

In linea di principio, l’aspettativa per dottorato di ricerca viene concessa previa verifica della compatibilità con le esigenze di servizio dell’amministrazione.

Infatti il dirigente scolastico può respingere la domanda esclusivamente per motivi di servizio, che vanno ovviamente indicati nel provvedimento.

Riguardo al trattamento economico spettante al dipendente pubblico che fruisce dell’aspettativa, occorre distinguere: il dottorato con borsa e senza borsa.

Nel primo caso, cioè quando il corso di dottorato di ricerca prevede un assegno mensile a carico dell’università, il pubblico dipendente viene collocato in aspettativa senza assegni, cioè in aspettativa senza retribuzione a carico dell’amministrazione pubblica di appartenenza.

Qualora, invece, il pubblico dipendente venga ammesso ad un corso di dottorato senza borsa, l’amministrazione di appartenenza è tenuta a concedere l’aspettativa retribuita, cioè con la retribuzione mensile ordinariamente versata al dipendente.

Il periodo di aspettativa è utile ai fini della progressione di carriera e ai fini pensionistici (sia per la pensione che per la liquidazione).

La circolare dell' USR Lazio Prot. 28256 del 04 Ottobre 2017 fornisce una ricognizione normativa della materia e indicazioni operative utili per le scuole.

Essa evidenzia la necessità di richiedere, ai fini del riconoscimento del Dottorato e del conseguente esonero, la valutazione preventiva (che deve essere favorevole) della competente Autorità ministeriale. Tale intermediazione ministeriale si esplica mediante la presentazione di una “richiesta di valutazione” di equipollenza da formulare al M.I.U.R. - Dipartimento per la formazione superiore e la ricerca - Direzione Generale per lo studente, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della formazione superiore corredata dalla seguente documentazione:

a) dichiarazione dell’Organo diplomatico-consolare italiano competente per il territorio ove ha sede l’Università estera, che espliciti l’appartenenza dell’Università presso cui si intende seguire il percorso dottorale , all’Ordinamento universitario del proprio Paese e la durata minima normale degli studi di dottorato secondo le leggi dello stesso Paese;

b) certificazione dell’Università presso cui è in essere il dottorato, dalla quale risulti la denominazione ufficiale del corso dottorale, l’iscrizione senza borsa e la durata prevista degli studi, secondo il progetto di ricerca approvato;

c) presentazione del progetto di ricerca dottorale come approvato dall’organo competente dell’Università (ove questo sia previsto ai fini dell’ammissione al dottorato).

La circolare, alla luce della specificità di quanto rappresentato e dei possibili effetti, anche erariali, ritiene opportuno monitorare il fenomeno di cui trattasi. Per tale ragione, invita i DS, a fronte di istanze di congedo straordinario per dottorato presso università non italiane, ad emettere il relativo Decreto di concessione aspettativa, solo dopo aver ricevuto la certificazione di equipollenza sopra descritta, fornendone immediata comunicazione all’USR.

Si condivide il proposito di essere prudente nell'autorizzazione del congedo limitandosi dapprima alla concessione di un solo anno.

 

 

Traferimento su cattedra orario interna

 

Quesito del 22/06/2019

Nella scuola di attuale titolarità ho chiesto l'anno scorso trasferimento volontario su coe con art.21. Ho diritto quest'anno a passare sulla coi occupata lo scorso anno dalla precedente titolare della stessa coe passata sulla coi per assorbimento su pensionamento?

Grazie.

 

Risposta

Una docente di ruolo può chiedere il trasferimento sulla cattedra orario interna (coi) ricorrendo alle normali procedure previste dall'ordinanza annuale relativa (O.M. 203 del 8/03/2019).

 

 

 

Ricevimento genitori: sospensione

 

Quesito del 22/06/2019

Desideravo avere un riferimento normativo, che non riesco a rinvenire, in relazione alla consuetudine di sospendere, a circa un mese dalla fine dell'anno scolastico, il ricevimento settimanale dei genitori, salvo casi particolari e/o convocazione dei medesimi da parte dei docenti.

In assenza di tale indicazione, ritieni sufficiente l'inserimento di tale decisione nel regolamento d'istituto?

 

Risposta

Si conferma che non esiste una norma specifica che regolamenti il caso, tuttavia frequente in tante scuole.

Si ritiene sufficiente sottoporre la questione al consiglio di istituto, sentito anche il collegio docenti. potrà decidere in merito, decisione che potrà poi essere inserita nel regolamento di istituto.

 

 

Accesso agli atti: non ammissibilità

 

Quesito del 19/06/2019

Un genitore mi scrive:

Con la presente, ai sensi della L. 241/90, si richiede l'accesso degli atti contenenti verifiche/valuta-zioni di alunne e alunni della xx che sono stati promossi nonostante al primo trimestre avessero l'in-sufficienza in più materie (in particolar modo nelle materie di yy e zz) e di quelle alunne e alunni le cui famiglie hanno ricevuto dopo l’ultimo Consiglio di classe del zz 2019 (in cui ero presente in qualità di rappresentante di classe) lettera di segnalazioni sulla gravità di profitto su più di tre materie.

La richiesta si fonda sull'interesse legittimo di genitore ai sensi dell'art. 22 della citata Legge.

Sono tenuto ad adempiere a tale richiesta?

Si rimane in attesa di riscontro.

 

Risposta

Chi intende accedere agli atti in possesso della scuola deve presentarne una richiesta, ai sensi dell’art. 22 della legge 241/90 e successive modificazioni e integrazioni, dimostrando l’esistenza di un suo reale interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso, fermo restando che non è consentito l’accesso al solo scopo di sottoporre a un controllo generalizzato l’attività della P.A.

Se l’istanza coinvolge controinteressati, l’amministrazione è tenuta a dare comunicazione agli stessi, mediante invio di copia con raccomandata con avviso di ricevimento, o per via telematica per coloro che abbiano consentito tale forma di comunicazione (DPR 184/06, art 3). Il telefax sarà utilizzabile solo previa adozione di cautele “atte ad evitare che la riservatezza non venga esposta oltre misura: rispetto al plico raccomandato e alla posta elettronica, infatti, il fax non assicura sempre la medesima confidenzialità prima di pervenire al controinteressato” (Garante per la protezione dei dati personali, parere 23 marzo 2006).

Si è del parere che nel caso rappresentato il ricorrente intenda sottoporre l'attività della P.A. a un controllo generalizzato, non consentito dalla norma, come detto.

In linea di principio il Consiglio di classe gode del diritto di valutazione degli alunni in modo autonomo e indipendente ai sensi del DPR 122/2009.

Pertanto non pare possibile accontentare l'istante.

 

 

Supplenza temporanea su ore eccedenti: termine

 

Quesito del 18/06/2019

Su 6 ore sett.li di lezione di a027 - matematica e fisica indicate come residue in organico di diritto a.s.2018/19 per il corso serale è stato sottoscritto con una docente supplente presente nella graduatoria II fascia d'istituto, in ottobre 2018, un "contratto individuale di lavoro a tempo determinato in qualità di docente supplente fino al termine delle attività didattiche (30/06/2019)"; la docente richiamando il d.m. 172/2007 -regolamento supplenze docenti- segnala che il termine del contratto debba essere il 31 agosto e non il 30 giugno in quanto supplenza annuale su cattedra o posto d'insegnamento vacante e disponibile entro il 31 dicembre (art.1  c.1 lett.a).

Si precisa che le 6 ore sono ore residue in organico di diritto e non concorrono a costituire cattedra o posto orario in organico di diritto.

In sintesi il contratto per la supplenza indicata deve avere come termine il 30 giugno o il 31 agosto?

Grazie.

 

Risposta

Si conferma che  le 6 ore ore residue in organico di diritto che non concorrono a costituire cattedra o posto orario in organico di diritto sono da considerare ore eccedenti. Con nota prot. n. 32509 del 6 aprile 2016, il MEF ha chiarito che le ore eccedenti devono avere decorrenza dall’inizio dell’effettiva  prestazione e concludersi al 30 giugno.

La supplenza per tali ore deve avere identico termine: 30 giugno.

Lo conferma l'art. 7 del DM 131/2007, che prescrive: “Il conferimento delle supplenze si attua mediante la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, sottoscritti dal dirigente scolastico e dal docente interessato, che hanno effetti esclusivi dal giorno dell’assunzione in servizio e termine: a. per le supplenze annuali il 31 agosto; b. per le supplenze temporanee fino al termine delle attività didattiche, il giorno annualmente indicato dal relativo calendario scolastico quale termine delle attività didattiche; c. per le supplenze temporanee l’ultimo giorno di effettiva permanenza delle esigenze di servizio”.

Si conferma pertanto che tale posto comporta l'assegnazione di una supplenza temporanea fino al termine delle attività didattiche, cioè il giorno annualmente indicato dal relativo calendario scolastico quale termine delle attività didattiche (DM 131/2007, art. 7).

 

 

Docenti di matematica e scienze

 

Quesito del 15/06/2019

L’ordinamento non specifica quante devono essere le ore di scienze e quante di matematica.

Grazie.


Risposta

I programmi della Scuola Media (D. M. 9 febbraio 1979) relativamene alle Scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali in merito alla ripartizione oraria sabiliscono che “La matematica e le scienze sperimentali concorrono unitariamente a realizzare gli obiettivi dell'educazione scientifica; ciò non esclude la specificità dei contributi che esse autonomamente recano. Pertanto i programmi che seguono sono articolati secondo le due componenti predette”.

Tuttavia, “dati i frequenti collegamenti e la costante integrazione prevista nel lavoro di classe fra la matematica e le scienze sperimentali, non è possibile stabilire una rigida ripartizione dell'orario settimanale fra le due aree. Appare tuttavia necessario prevedere per ciascun anno una distribuzione equilibrata dei tempi da dedicare rispettivamente alla matematica e alle scienze sperimentali”.

Pertanto si ritiene che sia compito dei docenti della disciplina e dei rispettivi consigli di classe stabilire tale distribuzione.

 

 

Presidenza esami I ciclo di collaboratori del dirigente

 

Quesito dell'11/06/2019

Sono stata nominata Presidente di Commissione per gli esami di I ciclo della mia scuola in qualità di collaboratrice del vicario della sede distaccata.

Nessun accenno nel decreto di nomina a remunerazione alcuna. È così? I docenti collaboratori che sostituiranno i presidi non avranno diritto ad alcun compenso?

 

Risposta

Si conferma che non è previsto compenso specifico alcuno per i collaboratori che sostituiscono i dirigenti chiamati ad espletare le funzioni di presidenti degli esami di stato.

La funzione rientra tra quelle dei collaboratori DS per la quale l'interessato già fruisce di remunerazione.

 

 

Esami di stato: ammissione

 

Quesito dell'11/06/2019

Come noto, per il nuovo Esame di Stato è possibile l'ammissione di uno studente anche in presenza di una disciplina insufficiente.

In questo caso nel tabellone dei voti finali va indicata questa insufficienza alla pari di tutti gli altri voti positivi o si deve provvedere in altro modo in analogia a quanto si fa per le classi intermedie?

Grazie davvero.

 

Risposta

Si conferma che l'art. 2/1 dell'O.M. 205 dell'11/3/2019, contenente le istruzioni e modalità organizzative e operative per lo svolgimento dell'esame di Stato conclusivo dei corsi di studio di istruzione secondaria di secondo grado nelle scuole statali e paritarie - anno scolastico 2018/2019, prevede che nel caso di votazione inferiore a sei decimi in una disciplina o in un gruppo di discipline, il consiglio di classe può deliberare, con adeguata motivazione, l'ammissione all'esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.

Anche l'art. 2/1 precisa che nel caso di votazione inferiore a sei decimi in una disciplina o in un gruppo di discipline, il consiglio di classe può deliberare, con adeguata motivazione, l'ammissione all'esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione.

E l'art. 2/2 dispone che l'esito della valutazione si rende pubblico, se positivo, riportando all'albo dell'istituto sede d'esame il voto di ciascuna disciplina e del comportamento, il punteggio relativo al credito scolastico dell'ultimo anno e il credito scolastico complessivo, seguiti dalla dicitura "ammesso"; se negativo, riportando solo la dicitura "non ammesso", senza pubblicazione di voti e punteggi.

Si è del parere che sul tabellone vada indicata l'insufficienza con la dicitura “Ammesso”.

 

 

Richiesta di visita medica collegiale

 

Quesito dell'11/06/20019

Vorrei sottoporre il caso di una docente di scuola primaria, di ruolo, che ha problemi di salute. A causa di ciò è molto in difficoltà nella gestione della classe, in quanto fatica ad organizzarsi, è confusionaria e confusa, tende ad innervosirsi e a perdere il controllo della situazione, nonché a mettersi sul piano dei bambini, non facendo altro che aumentare la conflittualità. I genitori sono molto allarmati e l'ultimo episodio (crisi epilettica) preoccupa gli stessi anche per quanto attiene la stessa sicurezza dei figli. Non ho mai avuto lamentele scritte da parte dei colleghi, ma spesso mi hanno manifestato la loro preoccupazione. I genitori, al contrario, mi hanno anche scritto in quanto ritengono la maestra inaffidabile sul piano della sorveglianza, e della gestione generale degli allievi. Posso pensare alla richiesta di visita presso la Commissione medica, senza incorrere in una sorta di abuso di potere?

A livello più generale, quando si può chiedere Visita medica Collegiale per problemi psicologici? Si tratta di una docente che mostra evidenti squilibri legati a significativa ipocondria.

Grazie.

 

Risposta

La visita medica collegiale va richiesta per stabilire l'idoneità al servizio di un dipendente, anche nel caso di problemi psicologici o di preoccupazione morbosa della propria salute.

La richiesta va indirizzata alla Commissione medica di verifica (CMV) operante presso le sedi decentrate del MEF. Così prevede il Decreto del Ministero dell’economia e delle Finanze del 12/02/2004, commentato dalla Circolare del MEF n. 426 del 26/04/2004. La circostanza è stata ancora fatta oggetto di ulteriore circolare del MEF n. 868 del 20/01/2009.

La visita medica collegiale mira a stabilire la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro o dei requisiti fisici temporanei e/o permanenti di idoneità allo svolgimento della funzione.

Competente a richiederla è il dirigente scolastico, ai sensi dell'art. 14 del DPR 275/1999. Della richiesta va informato il dipendente, con l’avvertenza esplicita che potrà farsi assistere da un sanitario di sua fiducia.

La richiesta va accompagnata da un riepilogo delle assenze per malattia dell’ultimo triennio e da idonea, documentata relazione, che fornisca tutti gli elementi utili alla CMV per porre una corretta diagnosi e assumere un provvedimento conseguente.

 

 

Dottorato di ricerca all'estero

 

Quesito del 10/05/2019

Un docente ha chiesto un congedo per dottorato di ricerca all’estero senza borsa di studio a partire dal 01-09-2019 per la durata di tre anni.

Facendo riferimento alla Circolare del USR Lazio Prot. 28256 del 04 Ottobre - è l’ultimo  riferimento normativo da prendere come guida? - la scuola sta provvedendo agli adempimenti di verifica necessari per l’eventuale provvedimento di concessione del congedo.

La docente però risulta già iscritta dal 01-09-2018 al primo anno di dottorato all’estero. (La scuola non ne era a conoscenza e la docente ha espletato il servizio regolarmente in questo anno scolastico).
L’eventuale congedo a partire dal 01-09-2019 dovrà essere quindi di tre anni o ridotto a due anni vista questa situazione?

Per la verità riterrei "più prudente" emanare un congedo della durata di un solo anno... che ne pensi?

 

Risposta

In linea di principio, l’aspettativa per dottorato di ricerca viene concessa previa verifica della compatibilità con le esigenze di servizio dell’amministrazione.

Infatti il dirigente scolastico può respingere la domanda esclusivamente per motivi di servizio, che vanno ovviamente indicati nel provvedimento.

Riguardo al trattamento economico spettante al dipendente pubblico che fruisce dell’aspettativa, occorre distinguere: il dottorato con borsa e senza borsa.

Nel primo caso, cioè quando il corso di dottorato di ricerca prevede un assegno mensile a carico dell’università, il pubblico dipendente viene collocato in aspettativa senza assegni, cioè in aspettativa senza retribuzione a carico dell’amministrazione pubblica di appartenenza.

Qualora, invece, il pubblico dipendente venga ammesso ad un corso di dottorato senza borsa, l’amministrazione di appartenenza è tenuta a concedere l’aspettativa retribuita, cioè con la retribuzione mensile ordinariamente versata al dipendente.

Il periodo di aspettativa è utile ai fini della progressione di carriera e ai fini pensionistici (sia per la pensione che per la liquidazione).

La circolare dell' USR Lazio Prot. 28256 del 04 Ottobre 2017 fornisce una ricognizione normativa della materia e indicazioni operative utili per le scuole.

Essa evidenzia la necessità di richiedere, ai fini del riconoscimento del Dottorato e del conseguente esonero, la valutazione preventiva (che deve essere favorevole) della competente Autorità ministeriale. Tale intermediazione ministeriale si esplica mediante la presentazione di una “richiesta di valutazione” di equipollenza da formulare al M.I.U.R. - Dipartimento per la formazione superiore e la ricerca - Direzione Generale per lo studente, lo sviluppo e l’internazionalizzazione della formazione superiore corredata dalla seguente documentazione:

a) dichiarazione dell’Organo diplomatico-consolare italiano competente per il territorio ove ha sede l’Università estera, che espliciti l’appartenenza dell’Università presso cui si intende seguire il percorso dottorale , all’Ordinamento universitario del proprio Paese e la durata minima normale degli studi di dottorato secondo le leggi dello stesso Paese;

b) certificazione dell’Università presso cui è in essere il dottorato, dalla quale risulti la denominazione ufficiale del corso dottorale, l’iscrizione senza borsa e la durata prevista degli studi, secondo il progetto di ricerca approvato;

c) presentazione del progetto di ricerca dottorale come approvato dall’organo competente dell’Università (ove questo sia previsto ai fini dell’ammissione al dottorato).

La circolare, alla luce della specificità di quanto rappresentato e dei possibili effetti, anche erariali, ritiene opportuno monitorare il fenomeno di cui trattasi. Per tale ragione, invita i DS, a fronte di istanze di congedo straordinario per dottorato presso università non italiane, ad emettere il relativo Decreto di concessione aspettativa, solo dopo aver ricevuto la certificazione di equipollenza sopra descritta, fornendone immediata comunicazione all’USR.

Si condivide il proposito di essere prudente nell'autorizzazione del congedo limitandosi dapprima alla concessione di un solo anno.

 

 

Bonus docenti, assegnazione

 

Quesito del 7/06/2019

Lo scorso anno non siamo riusciti a pagare il “bonus” docenti, per una serie di sfortunate concomitanze (ritardo nelle dichiarazioni, assenza del DSGA con doppia sostituzione…).

L’attuale DSGA mi ha assicurato che l’importo assegnato alla scuola per l’a.s. scorso (2017/18) sarà riassegnato in aggiunta all’importo previsto per quest’anno scolastico, 2018/19.

E’ una corretta lettura?

Diversamente, quali sono le procedure per l’eventuale recupero del “bonus” dello scorso anno scolastico?
Grazie.

Risposta

L'art. 1, commi 121 e 123 della legge 107 del 13 luglio 2015, al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, ha istituito la Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado autorizzando la spesa di euro 381,137 milioni annui a decorrere dall'anno 2015 dell'importo nominale di euro 500 annui per ciascun anno scolastico.

Pertanto si conferma che, qualora non venga pagato il bonus in un certo anno, l'importo corrispondente viene riassegnato alla scuola in aggiunta all'importo previsto per l'anno successivo.

 

 

Alunni: sospensione dalle lezioni ad anno scolastico concluso

 

Quesito del 5/06/2019

E’ stata comminata una sanzione di 15 gg. di allontanamento senza obbligo di frequenza ad un alunno per una gravissima condotta. La decorrenza della stessa è dal 6 giugno. Pertanto entro la conclusione delle lezioni, sarà possibile “scontare” solo un minimo periodo. Il restante deve essere “scontato” il prossimo anno scolastico, qualunque sarà l’istituto frequentato, visto che i genitori hanno manifestato la volontà di cambiare scuola?

Grazie.

 

Risposta

.

Gli effetti dei provvedimenti disciplinari sono limitati all’anno scolastico. In caso di trasferimento in corso d’anno dell’alunno ad altra scuola, la sanzione viene comunicata all’Istituto che lo accoglie.

Se invece il trasferimento avviene ad anno scolastico concluso e senza che la sanzione sia stata interamente scontata, l'Istituto di destinazione è competente ad assumere i provvedimenti che riterrà più opportuni.

 

 

Docenti di matematica e scienze

 

Quesito del 4/06/2019

Docente di matematica e scienze scuola secondaria di primo grado: è possibile separare matematica dalle scienze su 2 docenti nella stessa classe?

Se sì, come dividere le ore.

Grazie.

 

Risposta

Il caso si riferisce a docenti della classe di concorso A-28 I GRADO Matematica e scienze.

Si ritiene possibile scindere l'una dall'altra disciplina attribuendo all'uno o all'altro docente esclusivamente le ore previste dall'ordinamento per l'una o per l'altra materia rispettivamente.

 

 

I giorni di ferie dei docenti

 

Quesito del 3/06/2019

Qualche docente sostiene che i 6 giorni di ferie durante l'anno scolastico non devono essere sottratti dai 32 giorni spettanti durante i mesi estivi. Cosa ne pensi di questa interpretazione?

 

Risposta

L'art. 13/2 del CCNL/2007 dispone categoricamente che la durata delle ferie è di 32 giorni lavorativi comprensivi delle due giornate previste dall'art. 1, comma 1, lett. a), della legge 23 dicembre 1977, n. 937”.

Il successivo comma 9 prevede che “Le ferie devono essere fruite dal personale docente durante i periodi di sospensione delle attività didattiche; durante la rimanente parte dell'anno, la fruizione delle ferie è consentita al personale docente per un periodo non superiore a sei giornate lavorative”. Con la limitazione che “Per il personale docente la fruibilità dei predetti sei giorni è subordinata alla possibilità di sostituire il personale che se ne avvale con altro personale in servizio nella stessa sede e, comunque, alla condizione che non vengano a determinarsi oneri aggiuntivi anche per l'eventuale corresponsione di compensi per ore eccedenti”.

Da ciò si evince che gli eventuali sei giorni fruiti in corso d'anno non possono aggiungersi a 32 destinati in modo categorico alle ferie, ma sottratti dalle stesse.

 

 

Priorità tra scrutini ed esami di licenza media

 

Quesito del 3/06/2019

Docente su due scuole.

Preliminare esami licenza media e scrutini.

Date non slittabili.

Quale priorità?

 

Risposta

Si ritiene che la priorità vada data agli scrutini. Infatti il Consiglio di classe riunito per lo scrutinio, intermedio e finale è un organo collegiale giudicante perfetto, che esige cioè la presenza di tutti i suoi componenti per la validità delle deliberazioni da assumere.

Per la riunione preliminare agli esami di licenza media non è richiesta invece la stessa condizione.

 

 

Uso della casella di posta elettronica della scuola

 

Quesito del 27/05/2019

Una ex docente in pensione utilizza ancora la casella di posta elettronica della scuola (casella “.Istruzione.it”) e scrive utilizzando la stessa a vari enti e istituzioni per esporre proprie problematiche personali.

Un Comandante mi chiede pertanto se sia possibile che la signora la utilizzi ancora ...

Grazie!

 

Risposta

La casella di posta elettronica della scuola va riservata ad atti formulati dalla scuola medesima e non può essere utilizzata da soggetti non formalmente investiti da apposita qualifica, tanto più se non più parte della stessa, come un'ex docente oggi in pensione. La circostanza è tanto più grave se rilevata da un Comandante della Polizia locale,

La ex docente in parola va quindi diffidata formalmente a desistere da tale uso da ritenersi del tutto ingiustificato e illegittimo.

 

Orario estivo del personale ATA

 

Quesito del 27/05/2019

All'inizio dell'anno il Consiglio di Circolo ha deliberato a favore della settimana corta anche per la segreteria in quanto tutte le classi del Circolo effettuano l'orario su 5 giorni alla settimana. Ora si pone il problema dell'orario estivo per gli ATA che vorrebbero continuare a fare i rientri e, pertanto, svolgere le 36 ore settimanali su 5 giorni come nel corso dell'anno. Io, invece, ritengo che i rientri, nel mese di luglio e agosto, non siano funzionali in quanto anche l'affluenza del pubblico è irrisoria e vorrei che facessero orario dalle 8:00 alle 14:00, dal lunedì al venerdì, chiedendo la giornata del sabato come ferie o recupero.

Che ne pensa? In questo caso è necessaria una nuova delibera del consiglio di Circolo?


Risposta

L’ 5/2 del D.lgs. 165/2001 dispone: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Tale nuova distribuzione delle competenze, per effetto della stessa legge, è imperativa, cioè sovrascrive ed annulla ogni diversa previsione legislativa o contrattuale preesistente o successiva.

Pertanto, la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza esclusiva del dirigente e, tra questi, anche quelli relativi all'orario del personale dipendente.

E'  quindi nelle sue competenze disporre nei mesi di luglio e agosto l'orario dalle 8:00 alle 14:00, dal lunedì al venerdì, considerando la giornata del sabato come ferie o recupero.

Essendo la disposizione ampiamente motivata non pare nemmeno necessario ricorrere a nuova delibera del Cd'I.

 

 

Rientro in servizio dopo il 30 aprile...

 

Quesito del 17/05/2019

Un docente è stato assente per vari motivi: ferie, motivi personali, malattia, lutto ma anche per sciopero, ed ora rientra.

La serie di assenze è stata senza soluzione di continuità a parte le vacanze di Natale che comunque credo vanno sempre conteggiate nel calcolo dei 150 giorni continuativi da verificare per mantenere il supplente ed utilizzare il docente che rientra dopo il 30 aprile a disposizione.

Il dubbio è se i giorni di sciopero sono da considerare allo stesso modo delle altre tipologie di assenze e contribuiscono al "cumulo" per la soglia 150. Un giorno di sciopero tra giorni di ferie in questo caso ha interrotto la continuità delle assenze portando il loro numero sotto soglia?

Grazie.

 

Risposta

Si conferma che l'art. 37 del CCNL/2007 dispone che “Al fine di garantire la continuità didattica, il personale docente che sia stato assente, con diritto alla conservazione del posto, per un periodo non inferiore a centocinquanta giorni continuativi nell'anno scolastico, ivi compresi i periodi di sospensione dell’attività didattica, e rientri in servizio dopo il 30 aprile, è impiegato nella scuola sede di servizio in supplenze o nello svolgimento di interventi didattici ed educativi integrativi e di altri compiti connessi con il funzionamento della scuola medesima”.

Tuttavia, ci viene richiesto se nel novero delle assenze da considerare per la soglia 150 rientrino anche i giorni di sciopero.

In mancanza di una definizione e di una disciplina legislativa, è stata la giurisprudenza ad individuare la nozione ed i limiti dello sciopero.

La Corte di Cassazione nella Sentenza del 16 settembre 2016, n. 18195, evidenzia l’ontologica differenza tra il diritto di sciopero e le altre ipotesi di assenza giustificata dal lavoro. Contrariamente a fattispecie quali astensione dovuta a malattia o infortunio, lo sciopero costituisce “una delle pochissime ipotesi di “autotutela” di bisogni e pretese individuali e collettive di rilievo primario che determina la sospensione degli obblighi contrattuali tra le parti”.

Lo sciopero è da intendersi come un'astensione e non un'assenza dal lavoro.

Pertanto, non essendo un'assenza, i giorni di sciopero non possono rientrare nel novero dei 150 giorni in parola.

 

 

Maturazione delle ferie del personale ATA a t.d.

 

Quesito del 14/05/2019

Un collaboratore scolastico, con incarico a tempo determinato fino al 31 agosto, è rimasto in congedo parentale per sette mesi e rientrerà nei prossimi giorni. Quanti giorni di ferie ha maturato? Secondo il parere dell'ARAN (https://www.aranagenzia.it/orientamenti applicativi/comparti/scuola/3711-scuola-ferie-festivita/879-scu011orientamenti-applicativi.html) dovrebbe aver maturato solo le ferie corrispondenti al primo mese, retribuito al 100 % e non per i mesi successivi. Tuttavia il collaboratore ha ricevuto una diversa indicazione da parte di un sindacato e anche le interpretazioni fornite da alcune riviste telematiche appaiono in contrasto. Come ritieni che sia opportuno procedere?

 

Risposta

L’art. 19/2 del CCNL/2007 dispone che “Le ferie del personale assunto a tempo determinato sono proporzionali al servizio prestato”, quindi 2,666 giorni per ogni 30 giorni di servizio.

La formula per calcolare le ferie è la seguente:

360 : 30 = n° dei giorni di servizio : x (30 per il numero di giorni prestati diviso 360).

Si ricorda che le ferie spettanti devono essere calcolate non in base all’orario di servizio settimanale (che può essere anche uno spezzone orario) ma in riferimento al totale dei giorni inclusi nel contratto (sono ovviamente esclusi eventuali giorni non retribuiti es. permessi per motivi personali, aspettativa per famiglia ecc.).

 

 

Utilizzazione delle graduatorie delle scuole viciniori

 

Quesito del 13/05/2019

Per individuare un supplente di lettere al liceo si sono esaurite le graduatorie della scuola senza alcun risultato.

Si è pertanto passati ad esaminare le graduatorie delle scuole "viciniori" effettuando una convocazione sulla base degli aspiranti supplenti presenti a livello provinciale incrociando le varie graduatorie di istituto.

La domanda è: tra questi due docenti a chi spetta la supplenza:

Docente A: con punti 70 nella graduatoria di una scuola "distante" fuori dal comune del nostro liceo.

Docente B: con punti 25 nella graduatoria di una scuola "vicina" nel comune del nostro liceo.
In definitiva, il criterio di viciniorietà è prevalente a quello del punteggio in graduatoria oppure no?

Ho anche perplessità su come considerare scuole site nello stesso comune...

 

Risposta

Nel caso specifico, si è del parere che, esaurite inutilmente le graduatorie della propria scuola, qualora si debba ricorrere a quelle delle scuole "viciniori", il punteggio in graduatoria sia prevalente sul criterio della vicinorietà, per premiare il merito di chi possiede titoli di servizio poziori.

 

 

Individuazione docenti soprannumerari: classi di concorso atipiche

 

Quesito del 12/05/2019

In riferimento a un precedente quesito sul tema, desidero chiederle ancora qualche ulteriore delucidazione:

1. Qual è la modalità corretta, all’interno di una I.S., per individuare una classe di concorso atipica?2. Una docente titolare, in possesso della laurea in Economia e Commercio e abilitata all’insegnamento nella classe di concorso A-47 (Scienze Matematiche Applicate), se dovesse essere individuata come soprannumeraria, potrebbe recuperare delle ore insegnando in un corso diverso e in una classe di concorso diversa (A-26)? Mi pare che la laurea in Economia e Commercio non abiliti per la classe di concorso A-26. Per salvaguardare la titolarità della docente, è ammissibile una tale "forzatura"?

 

Risposta

Il MIUR con la nota 2320 del 29 marzo 2012 aveva trattato ampiamente la materia.

Per molti insegnamenti sono previste numerose "atipicità". Con le "atipicità" si assegna l'insegnamento di una stessa disciplina a più classi di concorso, e si lascia alle scuole l'onere di decidere a quale classe di concorso specifica, fra quelle indicate, vada assegnato, fermo restando l'obbligo ad assegnare queste ore al personale attualmente in servizio presso quella istituzione scolastica.

Nella nota viene indicata anche la procedura da adottare in presenza di più titolari per le varie classi di concorso nel caso degli insegnamenti "atipici" (graduatorie interne incrociate) al fine di evitare il determinarsi di contenzioso e discrezionalità.

Viene anche chiarito che, in assenza di esigenze di tutela della titolarità, l'assegnazione deve avvenire in coerenza con il POF della scuola sulla base del parere del Collegio docenti ed assicurando una adeguata assegnazione dei posti alle classi di concorso al fine di venire incontro alle aspettative dei docenti inclusi nelle graduatorie ad esaurimento evitando di assegnare tutte le ore ad una classe di concorso a scapito di altre.

Nella nota si precisa che, qualora in determinate sperimentazioni esistano classi di concorso già assegnate a determinate discipline e non previste nelle attuali tabelle, le si possa assegnare come ulteriore atipicità, previo accordo con i referenti provinciali in materia di organici.

Pertanto non è lasciata alla singola I.S. la modalità  per individuare una classe di concorso atipica.

 

 

Congedo biennale per assistenza a familiare ricoverato a tempo pieno

 

Quesito del 9/05/2019

Applicazione Legge 104/92. Un'insegnante di scuola dell'infanzia usufruisce dei tre giorni di permesso ai sensi della Legge 104/92 per assistere il padre ricoverato in struttura. Il padre attualmente è ricoverato in ospedale e da parte dell'ospedale è richiesta l'assistenza da parte dei familiari. L'insegnante chiede se ha diritto al congedo biennale per assistenza a familiare portatore di handicap, in presenza della mamma ancora in vita, ma con età superiore ai 65 anni

 

Risposta
Va premesso che sul tema del ricovero a tempo pieno di un individuo è intervenuta autorevolmente la circolare della Funzione Pubblica n. 13 del 6 dicembre 2010.

Essa precisa che per ricovero a tempo pieno si intende il ricovero per le intere 24 ore. Chiarisce inoltre che il ricovero rilevante ai fini della norma è quello che avviene presso le strutture ospedaliere o comunque le strutture pubbliche o private che assicurano assistenza sanitaria.

Dal momento in cui avviene il ricovero a tempo pieno dell’assistito il familiare perde il diritto al congedo biennale per assistenza a familiare handicap.

Tuttavia il Decreto Legislativo 119/2011, riformulando l’articolo 42 del Decreto Legislativo 151/2001, ha introdotto l’eccezione a questo requisito nel caso in cui la presenza del familiare sia richiesta dalla struttura sanitaria. Questa eccezione, consente la concessione dei congedi nei casi di ricovero ospedaliero, momento in cui la persona può necessitare, spesso ancora più del solito, della vicinanza di un parente.

 

Presidenza esami di Stato scuole primo ciclo

 

Quesito del 9/05/2019

Funzione di presidente degli esami di Stato nelle scuole del primo ciclo. Nella circolare del Miur su "Indicazioni in merito allo svolgimento degli Esami di Stato nelle scuole del primo ciclo di istruzione e alla certificazione delle competenze. Anno scolastico 2018/2019" (prot. n. 5772 del 04-04-2019) si legge che "in caso di assenza o impedimento o reggenza del dirigente scolastico, compresa la sua eventuale nomina come presidente di commissione per l'esame di Stato conclusivo del secondo ciclo, le funzioni di presidente della commissione d'esame per il primo ciclo di istruzione sono assegnate ad un docente collaboratore non necessariamente di ruolo nella scuola secondaria di primo grado". Posso interpretare che il presidente della commissione nella scuola di reggenza potrà essere la mia collaboratrice anche se docente di scuola primaria?


Risposta

Si ritiene legittimo interpretare il testo della circolare MIUR 5772/2019 assegnando il compito di presidente  della commissione nella scuola di reggenza alla docente collaboratrice docente di scuola primaria.

Essa è infatti svolge la funzione di collaboratrice del DS, anche se non necessariamente di ruolo nella scuola secondaria di primo grado, come precisa la circolare medesima.

 

 

Individuazione docenti soprannumerari

 

Quesito del 9/05/2019

Le sottopongo il seguente quesito al fine di poter individuare correttamente eventuali docenti soprannumerari nella mia scuola, per l'anno scolastico 2019-2020:

"Un docente laureato in Economia e Commercio, titolare a tempo indeterminato di A047 Scienze Matematiche Applicate, perdente posto, può essere assegnato all’insegnamento in altro corso di studio in cui è previsto l’insegnamento di A026 MATEMATICA, nel caso in cui quest’ultima viene dichiarata classe di concorso atipica?

E in caso di risposta affermativa, l’atipicità è limitata solo al 1° biennio o può essere estesa al 2° biennio e al 5° anno?

E sempre nel caso in cui sia possibile essere assegnati all’insegnamento in altro corso di studio, in cui è previsto l’insegnamento di A026 MATEMATICA, basta solo il titolo di studio o occorre anche il possesso dell’abilitazione all’insegnamento di A026 MATEMATICA?"

 

Risposta

Si è del parere che il docente titolare della classe A047 perdente posto abbia titolo ad essere assegnato all'insegnamento della classe A026 qualora essa venga dichiarata classe di concorso atipica. Ciò per salvaguardare la titolarità dei docenti presenti nella istituzione scolastica, la ottimale determinazione delle cattedre e la continuità didattica.

In assenza di titolari da “salvaguardare” l’attribuzione dovrà avvenire prioritariamente, previa intesa con l’Ufficio scolastico territoriale, scegliendo le classi di concorso in esubero a livello provinciale.

L'atipicità in questione è riferibile a tutti gli anni del corso.

Qualora il docente venga assegnato in altro corso di studio ove si insegni la A026 è sufficiente il titolo di studio.

 

 

Gita scolastica in occasione delle elezioni

 

Quesito del 2/05/2019

Elezioni amministrative/regionali/europee prossime: l'Istituto non è chiuso (Ufficio in funzione, ecc.), MA una classe di un plesso CHIUSO (per richiesta locali da parte del Comune) aveva previsto una gita scolastica. La gita può essere effettuata oppure no?

 

Risposta

La gita scolastica in questione può essere effettuata, anche se nella circostanza il plesso relativo rimane chiuso, perché la scuola può fissare il ritrovo degli alunni nei pressi dell'edificio stesso, senza che debbano entrarvi.

 

 

Contratti a tempo determinato del personale ATA

 

Quesito del 26/04/2019

Un tecnico di laboratorio che è al terzo anno consecutivo di servizio nella nostra scuola, per questo anno scolastico in corso ha chiesto ed ottenuto il suo quarto anno di aspettativa per art. 59 (Il primo anno di aspettativa lo aveva ottenuto nella scuola di precedente titolarità prima di trasferirsi nel nostro istituto).

Il tecnico ha perso la titolarità e non fa più parte dell'organico della scuola dal prossimo 01-09-2019 o visto che è da soli tre anni nella nostra scuola resta ancora titolare per il prossimo anno scolastico?

Mi spiego meglio: la "regola" della quarta richiesta di aspettativa con perdita di titolarità vale solo se si conteggiano gli anni di aspettativa nella scuola di ultima titolarità o fanno cumulo anche gli anni di aspettativa ottenuti in precedenti scuole?

 

Risposta

Si è del parere che i contratti a tempo determinato del personale ATA di durata non inferiore ad un anno, mantenendo senza assegni, complessivamente per tre anni, la titolarità della sede, di cui all'art. 59 del CCNL/20007, si comulino anche se prestati in scuole diverse.

Pertanto, nel caso rappresentato, il tecnico di laboratorio perderà la titolarità e non farà più parte dell'organico della scuola dal prossimo 01-09-2019.

 

 

Attività alternativa all'IRC/studio assistito: valutazione alunni e durata contratti

 

Quesito del 23/04/2019

Valutazione degli alunni

La Circ. USR Piemonte prot. n. 15750 del 15.10.2018, avente per oggetto "Indicazioni operative nomina docenti per svolgimento attività alternative all’insegnamento della religione cattolica a.s. 2018/19" riporta in particolare quanto segue:

"Si segnala che i docenti che svolgono attività alternativa alla religione cattolica, come i docenti incaricati dell’insegnamento della religione cattolica, partecipano a pieno titolo ai lavori di tutti gli organi collegiali della scuola, ivi comprese le operazioni relative alla valutazione periodica e finale dei rispettivi studenti che si avvalgono di detti insegnamenti (cfr. Capo IV della c.m. 316 del 28.10.1987). Al riguardo si fa riferimento alla C.R. n. 112 del 24.2.2012, con la quale è stata diramata la nota del MIUR del 9.2.2012 n. 695 che chiarisce che i docenti di attività alternativa partecipano a pieno titolo ai consigli di classe per gli scrutini finali, nonché all’attribuzione del credito scolastico relativamente agli studenti di scuola secondaria di I e II grado che seguono le attività medesime.

Si ritiene utile evidenziare che quanto riportato nella presente nota si applica anche nel caso in cui la scelta di coloro che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica riguardi lo studio e le altre attività individuali da svolgersi con l’assistenza di personale docente, per quanto previsto dalla C.M. n. 316 del 28 ottobre 1987".

A riguardo, accertato da risposte fornite nel Vs. forum che i docenti che svolgono Attività Alternative all'IRC devono partecipare agli esami di terza media, si deve intendere che anche i docenti che svolgono studio assistito (di cui all'ultimo capoverso dell'estratto della nota USR n. 15750/2018 sopra riportato) debbano partecipare agli esami di terza media?

Durata contratti

Riguardo al contratto dei docenti individuati per l'AA/studio assistito, nel caso in cui questo abbia decorrenza successiva al 1^ gennaio 2019, la data di "chiusura" del contratto dovrà coincidere con il termine delle lezioni (7 giugno 2019), con successiva proroga per gli scrutini convocati in data successiva (e sino al termine degli esami, in caso di risposta affermativa al quesito di cui sopra)?

Oppure il contratto, nel caso specifico dell'AA/studio assistito, va comunque stipulato fino al 30 giugno, anche se la decorrenza del medesimo parte da gennaio?

 

Risposta

Si risponde affermativamente ad entrambi i quesiti proposti.

I docenti che svolgono studio assistito devono partecipare agli esami di terza media.

Lo stabilisce la nota del MIUR del 9.2.2012 n. 695, riferendosi alla sentenza n. 33433 del 15.11.2011 del  TAR del Lazio, conclude: “i docenti di attività alternativa partecipano a pieno titolo ai consigli di classe per gli scrutini periodici e finali nonché all’attribuzione del credito scolastico per gli studenti di scuola secondaria di II grado, limitatamente agli alunni che seguono le attività medesime”.

Qualora poi il contratto abbia decorrenza successiva al 1° gennaio, la chiusura del contratto dovrà coincidere con il termine delle lezioni, cioè il giorno annualmente indicato dal relativo calendario scolastico quale termine delle attività didattiche, con successiva proroga per gli scrutini convocati in data successiva e sino al termine degli esami (DM 131/2007, art. 7).

 

 

Supplenza: verifica della legittimità dell'inserimento in graduatoria

 

Quesito del 17/04/2019

Un'assistente tecnica supplente di 3^ fascia d'istituto è stata convocata e nominata per la prima volta da un istituto che ci ha richiesto, essendo noi la scuola che ha gestito la domanda, copia della domanda di inserimento 3^ fascia d'istituto triennio 2017/2020: è lecita la richiesta?

Grazie.

Izzo

 

Risposta

La richiesta della scuola che ha nominato la supplente assistenze tecnica in questione è ammessa proprio per verificare la legittimità dell'inserimento, che ne ha motivato la nomina.

 

 

Le competenze del DS

Quesito del 16/04/2019

La mia RSU sostiene che i collaboratori del DS (seppur provvisti di specifica nomina) non possano provvedere alle sostituzioni dei docenti assenti. Ancora sostengono che il docente di potenziamento, in presenza di progetto approvato dal Collegio non possa essere utilizzato per le sostituzioni dei docenti assenti così come gli insegnanti in contemporaneità. Qualora ciò avvenisse deve esserci un ordine di servizio firmato dal DS. Il loro riferimento è la Legge Bassanini (fatico a trovare in questa le disposizioni sostenute dalla RSU), il Dlgs 165/01 e tutte le altre norme successive che prevedono la competenza del DS nell'organizzazione degli uffici.

Che ne pensa?

 

Risposta

L'art. 5/2 del D.lgs. 165/2001 dispone: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Tale nuova distribuzione delle competenze, per effetto della stessa legge, è imperativa, cioè sovrascrive ed annulla ogni diversa previsione legislativa o contrattuale preesistente o successiva.

Pertanto, la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza esclusiva del dirigente e, tra questi, anche la delega ai collaboratori del DS a provvedere alle sostituzioni dei docenti assenti e l'assegnazione di altre incombenze di pertinenza del DS.

 

 

Licenziamento disciplinare

 

Quesito del 13/04/2019

La disturbo per un parere in merito a un provvedimento del mio Ufficio Scolastico Provinciale.
Due anni fa, in seguito alla quarta visita medica collegiale, una docente della scuola dell’infanzia dell’istituto che dirigo è stata dichiarata inidonea permanente all’insegnamento, idonea ad altre mansioni.
Premetto che a questo si arrivò dopo 4 anni terribili, durante i quali la sanzionai più volte, anche sospendendola 10 giorni.

La docente aggrediva verbalmente colleghi, alunni, non vigilava e, come ultimo episodio, sfondò una porta e lanciò un abaco agli alunni, in presenza di altre colleghe. Provai anche a spostarla di plesso, in quanto affermava che le colleghe complottavano nei suoi confronti, ma ovviamente reiterava questi suoi comportamenti.

In seguito all’esito della commissione medica è stata utilizzata in altri due istituti, dove ovviamente non sono mancati gli episodi che ti ho sopra descritto.

A settembre 2018 ha preso servizio in un terzo istituto nel quale la situazione non è per niente migliorata, fino a che la scorsa settimana c’è stato un grave episodio, per il quale la dirigente ha chiesto che venisse mandata altrove.

L’Ufficio Scolastico ha quindi indirizzato una nota alla docente, e p.c. alla collega dell’istituto in cui l’ins. presta servizio, e a me, come dirigente della scuola di ultima titolarità della medesima docente. Nella nota le si comunica l’interruzione del suo contratto e la si invita la docente a presentare un elenco di sedi nei prossimi 10 gg, diversamente dovrà tornare nella mia scuola.

Le posso già dire che, conoscendo la situazione, nessun DS accetterà di averla nel proprio istituto, pertanto è abbastanza scontato che tornerà da me: la situazione è davvero delicata, perché avrai ben capito che l’insegnante è interessata da una patologia psichiatrica, per la quale pare non segua alcuna terapia.

L’Ufficio scolastico è in possesso anche della relazione della collega DS, dove viene evidenziata la pericolosità di questa persona, nonché le quotidiane aggressioni verbali e maledizioni che riserva a me e al mio personale, considerati causa del suo male.

Detto ciò, a me preoccupa perché a scuola ci sono i bambini e questa persona non può essere utilizzata né in segreteria né in biblioteca, in quanto ha sempre rifiutato ogni compito, con le solite urla e minacce.

A me sembra assurdo che possano solo pensare di restituirla alla mia scuola, come a qualsiasi altra istituzione scolastica, per questo Le chiedo un parere sulla procedura descritta sopra.
Vorrei relazionare all’ufficio scolastico, anche se il Dirigente telefonicamente è stato categorico su questa decisione.

Che ne pensa?

Grazie per la disponibilità.

 

Risposta

Il comportamento messo in essere dalla dipendente in questione è passibile di grave sanzione disciplinare, fino al licenziamento, come prevede l'art. 55-quater “Licenziamento disciplinare” del D.Lgs. 165/2001, che dispone: “Ferma la disciplina in tema di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo e salve ulteriori ipotesi previste dal contratto collettivo, si applica comunque la sanzione disciplinare del licenziamento nei seguenti casi: [...]

e) reiterazione nell'ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell'onore e della dignità personale altrui”.

Tali sono le modalità comportamentati della docente in parola.

Si suggerisce pertanto di rappresentare al Dirigente dell'USP la normativa citata, chiedendone l'applicazione.

 

 

Contrasti tra insegnanti e genitori: accesso agli atti

 

Quesito del 12/04/2019

In riferimento alla situazione già illustrata precedentemente, La aggiorno sui fatti e Le chiedo un ulteriore parere.

Ho convocato l'insegnante (si è presentata con una sindacalista) e abbiamo concordato sull'opportunità di fare un incontro chiarificatore con i genitori per poter superare le ostilità e riprendere una fattiva collaborazione, anche a tutela della serenità dell'alunna. La docente si è presentata all'incontro con un atteggiamento di totale chiusura, affermando di essere presente solo per ricevere le scuse dei genitori. Questi ultimi hanno espresso il loro disappunto dicendo che l'insegnante avrebbe dovuto prima scusarsi con la loro figlia. L'insegnante quindi ha abbandonato la riunione. I genitori, oltre ad essere stupiti e infastiditi per l'atteggiamento dell'insegnante, hanno espresso preoccupazione per una possibile ricaduta negativa di tale atteggiamento sulla loro bambina. Li ho rassicurati ma, dopo qualche giorno, mi hanno chiesto il trasferimento dell'alunna in un altro plesso e ho autorizzato.

Oggi l'insegnante mi ha inviato una email nella quale chiede i verbali dei due incontri. Sono tenuta a darle i verbali?

La ringrazio per l'attenzione.

 

Risposta

Va premesso che il comportamento della docente che si è allontanata dall'incontro chiarificatore con i genitori da lei richiesto e opportunamente concordato è del tutto censurabile e passibile quindi anche di provvedimento disciplinare per mancanza agli adempimenti dovuti dai docenti, tra cui rientrano anche i “rapporti individuali con le famiglie” (CCNL/2007, art. 29/2 c).

La richiesta della docente di venire in possesso dei verbali degli incontri con i genitori dell'alunna è assimilabile a una richiesta di accesso agli atti.

In linea di principio, chi intende accedere agli atti in possesso della scuola deve presentarne una richiesta, ai sensi dell’art. 22 della legge 241/90 e successive modificazioni e integrazioni, dimostrando l’esistenza di un suo reale interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso.

Se l’istanza coinvolge controinteressati, l’amministrazione è tenuta a dare comunicazione agli stessi, mediante invio di copia con raccomandata con avviso di ricevimento, o per via telematica per coloro che abbiano consentito tale forma di comunicazione (DPR 184/06, art 3).

Si è del parere che nel caso rappresentato ricorrano le condizioni perché la docente possa accedere ai verbali in questione, con contestuale comunicazione dell'istanza ai genitori interessati.

 

 

Provvedimento disciplinare nei confronti di una docente inadeguata al ruolo

 

Quesito del 10/04/2019

Riscontrando reiterate inadempienze nella gestione della classe e nel rapporto con gli studenti di una insegnante della scuola secondaria di primo grado, desidero richiedere la visita dell'ispettore tecnico. Le chiedo se la domanda che allego è formulata correttamente; nello specifico non so se i riferimenti a norma di legge siano corretti o da integrare, se la domanda vada maggiormente circostanziata.

Preciso che allegherei una serie di verbali relativi a miei interventi nella classe, a richieste delle famiglie, a segnalazione degli amministrativi

Chiedo anche quale può essere il seguito di una visita ispettiva qualora si avessero riscontri negativi e venisse confermato un giudizio di inadeguate competenze professionali della docente.

__________________

 

Alla Attenzione del dirigente vicario dell’USR...

Oggetto: Richiesta di accertamenti ispettivi.

Risulta alla scrivente, a seguito di reiterati interventi effettuati nelle classi della docente XXX YYY, spesso su richiesta della interessata e di segnalazioni effettuate dal personale docente ed amministrativo, nonché dai genitori, che la stessa attesti difficoltà nella conduzione dei gruppi classe a lei affidati.

Si rilevano inoltre competenze professionali non adeguate sul profilo psicopedagogico, metodologico didattico, organizzativo e relazionale, non riuscendo la docente a motivare, coinvolgere ed ad interessare gli studenti, a rendere interattiva la lezione, a stabilire relazioni costruttive e significative con gli alunni.

Pertanto

VISTO l’articolo 29 del C.C. N.L. comparto scuola del 27/11/2009;

VISTO l’articolo 25, comma 3 del D.Lgs. 165 2001 “Nell'esercizio delle competenze di cui al comma 2, il dirigente scolastico promuove gli interventi per assicurare la qualità dei processi formativi…”;

VISTE le finalità espresse dal PTOF di istituto;

VISTO il titolo III, capo 1 del regolamento di Istituto;

VISTO il Decreto MIUR 28.12.2017, prot. n. 1046;

si chiede, sussistendo segnali di disagio e problematicità che potrebbero compromettere la qualità dell’ offerta formativa e del servizio di questo istituto, un accertamento ispettivo.

Si allega documentazione in merito.

Restando a disposizione, si saluta cordialmente.

Il dirigente scolastico

 

Risposta

La lettera indirizzata al Dirigente dell'USR è idonea a motivare la richiesta di ispezione nei confronti della docente in questione.

Qualora, a seguito anche della visita ispettiva, venissero confermate le inadeguate competenze professionali della docente, al DS non competerebbe altro che avviare nei confronti della stessa il procedimento per irrogare una delle sanzioni disciplinari previste dall’art. 55-bis del D.Lgs. 165/2001, come inserite dall’art. 69 del D.Lgs. 150/2009 e con le modalità ivi indicate.

Si riassume qui la procedura:

- indirizzare all’insegnante (mediante raccomandata a mano) una lettera di contestazione di addebito entro venti giorni dalla conclusione della visita ispettiva;

- la lettera deve qualificarsi fin dall’oggetto come “contestazione di addebito disciplinare” e deve contenere una menzione del tipo “la presente costituisce avviso di avvio di procedimento disciplinare ai sensi delle norme vigenti”;

- nella stessa lettera di contestazione si descriveranno succintamente i fatti con la formula “risulta a questo ufficio che la S.V. avrebbe... (descrizione al condizionale dei fatti, in modo succinto, senza troppi dettagli). Il condizionale è d’obbligo perché altrimenti i fatti vengono dati per accertati prima ancora che il procedimento si apra, mentre la contestazione ha il fine di garantire all’interessato il diritto alla difesa;

- sempre nella lettera, si convocherà la docente “ad una audizione personale per essere sentito a propria difesa”. L’audizione sarà fissata per una data successiva di almeno dieci giorni a quella della contestazione. L’interessata sarà avvertita che può farsi assistere in quella sede da un procuratore legale ovvero da un rappresentante del sindacato cui aderisce o a cui abbia conferito mandato;

- le si ricorderà che ha facoltà – ove non intenda presentarsi – di produrre entro gli stessi termini una memoria scritta a propria difesa;

- le si ricorderà che ove non si presenti e non produca memoria, il procedimento sarà comunque concluso;

- le si ricorderà che in caso di grave ed oggettivo impedimento (da documentare) ha facoltà di chiedere esplicitamente un differimento dell’audizione, per una sola volta. Non è sufficiente che sia assente per aver titolo al differimento (potrebbe produrre una memoria scritta): deve chiederlo formalmente e la richiesta va vagliata dal dirigente ed altrettanto formalmente accolta o respinta;

- il dirigente chiamerà ad assistere all’audizione uno dei propri collaboratori (per evitare di essere “solo contro due” nel corso della audizione, se la docente viene con l’avvocato) più il DSGA o un assistente amministrativo per verbalizzare l’audizione. Il verbale va redatto contestualmente e sottoscritto da tutti i presenti. Se qualcuno si rifiuta, deve indicarne i motivi. Del rifiuto e dei motivi addotti si dà atto nel verbale stesso a firma degli altri;

- il dirigente aprirà l’audizione dando lettura della lettera di contestazione e chiedendo alla dipendente cosa ha da dire a propria difesa. Ascolterà, per quanto possibile, senza rispondere o controbattere e comunque senza instaurare un battibecco. Al termine, chiederà esplicitamente se vuole aggiungere altro e si riserverà di valutare e prendere le proprie decisioni;

- dopo aver lasciato trascorrere qualche giorno (per poter argomentare di aver pesato attentamente tutti gli atti e le circostanze), prenderà la propria decisione, che dovrà essere formalizzata per iscritto, con una sanzione o con l’archiviazione del procedimento;

- tutto il procedimento – dal momento della contestazione a quello della sanzione – si deve chiudere entro sessanta giorni, a pena di decadenza.

 

 

Esami di stato: presidenza

 

Quesito del 9/04/2019

Dato che sono passata titolare in un Istituto superiore dovrei quest'anno presentare domanda per Presidente d'Esami di Stato on line entro venerdì. Ho visto che l'Ordinanza sulle Commissioni d'esame dice testualmente: "Hanno facoltà di presentare domanda da Presidente i dirigenti scolastici in situazione di disabilità o che usufruiscono delle agevolazioni di cui all'art. 33 della l. 104/92".

Io ho una invalidità civile del 46 per cento.

Penso che possa rientrare in questa deroga per non presentare domanda pier gli Esami di stato delle superiori.

 

Risposta

Si conferma che la nota MIUR 4537 del 16/03/2018, punto 2.c.b precisa che  hanno facoltà di presentare domanda come presidente […] 13. i dirigenti scolastici e i docenti in situazione di disabilità o che usufruiscono delle agevolazioni di cui all’art. 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 e modificazioni”.

Tuttavia l’invalidità civile e la legge 104 anche se sono correlate, non dipendono una dall’altra.

Non pare pertanto che il DS a cui è stata riconosciuta un’invalidità civile ma non la disabilità venga esentato dalla presentazione della domanda per gli esami di stato.

 

Supplenza: proroga contratto

 

Quesito dell'8/04/2019

Un supplente avente diritto a proroga di contratto per continuità didattica su assenza del titolare fino a venerdì e poi di nuovo assente dal lunedì successivo (sabato giorno libero) ha dichiarato di essere
malato proprio dal lunedì. Ha manifestato l'intenzione di accettare la proroga ma potrà prendere
nuovamente servizio solo quando guarito.

È corretto che il suo nuovo contratto con valore sia economico che giuridico inizi senza soluzione di continuità dal precedente cioè da sabato e dal punto di vista retributivo si applichi solamente la
decurtazione del 50% per i giorni di malattia?

La situazione della proroga di contratto è diversa dal caso di un'accettazione di supplenza senza presa di servizio per malattia per cui si ha un contratto con valore solo giuridico fino all'effettivo inizio del servizio... Giusto?

Grazie.

 

Risposta

Va premesso che l’art. 40/3 del CCNL/2007 prevede che “le domeniche, le festività infrasettimanali e il giorno libero dell'attività di insegnamento, ricadenti nel periodo di durata del rapporto medesimo, sono retribuite e da computarsi nell'anzianità di servizio. Nell’ipotesi che il docente completi tutto l’orario settimanale ordinario, ha ugualmente diritto al pagamento della domenica ai sensi dell’art. 2109, comma 1, del codice civile”.

La disposizione trova applicazione anche nel caso in cui un docente a tempo determinato abbia completato l’orario settimanale ordinario sulla base di due o più contratti nella stessa scuola o in istituti diversi.

Pertanto il contratto deve comprendere il sabato e la domenica, con il relativo pagamento, qualora il supplente abbia completato tutto l’orario di servizio settimanale.

Il dato oggettivo è rappresentato dal fatto che la retribuzione del sabato e della domenica è subordinata al completamento dell’orario settimanale ordinario, indipendentemente da dove sia stato svolto. Per orario settimanale ordinario si intende quello previsto dal CCNL/2007 art. 28, cioè diciotto, ventiquattro o venticinque ore a seconda dell'ordine e grado di scuola.

Si conferma che il supplente in questione ha titolo alla proroga del contratto dal sabato agli effetti giuridici ed economici, anche se la sua presa di servizio avverrà solo alla sua guarigione, con decuratazione del 50% per i giorni di malattia.

 

 

Inidoneità al servizio del personale scolastico

 

Quesito del 4/04/2019

Si rappresenta la seguente situazione e si chiede parere in merito:

Collaboratrice scolastica con contratto a t.i. sta esaurendo i 18 mesi di malattia con decurtazione stipendio (mancano pochi giorni). La sottoscritta ha provveduto a inviare alla dipendente comunicazione con il computo delle assenze e l’informazione della prossimità di risoluzione del contratto, fatta salva la possibilità di fare richiesta di conservazione del posto (art. 17 c. 1 e 2 CCNL 2006-09). Nel contempo è stata inviata richiesta alla Commissione Medica per visita di inidoneità/inabilità. In attesa di responso, e dal giorno successivo al raggiungimento dei 18 mesi, come si deve agire? La dipendente è collocata in aspettativa senza retribuzione per ulteriori 18 mesi e resta a casa fino all’esito della visita? Quali le conseguenze nei seguenti casi:

- inidoneità totale

- inidoneità parziale

- inidoneità temporanea

- inidoneità permanente

eventualmente dichiarate dalla Commissione Medica?

 

Risposta

Si conferma che l'art. 17 del CCNL/2017 dispone che il dipendente assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di diciotto mesi.

Superato tal periodo, al lavoratore che ne faccia richiesta è concesso di assentarsi per un ulteriore periodo di 18 mesi in casi particolarmente gravi, senza diritto ad alcun trattamento retributivo. 
Va confermata anche la legittimità e doverosità della richiesta alla Commissione Medica di visita di inidoneità/inabilità, per stabilire l'idoneità al servizio della dipendente.

La richiesta va indirizzata alla Commissione medica di verifica (CMV) operante presso le sedi decentrate del MEF. Così prevede il Decreto del Ministero dell’economia e delle Finanze del 12/02/2004, commentato dalla Circolare del MEF n. 426 del 26/04/2004. La circostanza è stata ancora fatta oggetto di ulteriore circolare del MEF n. 868 del 20/01/2009.

La visita medica collegiale mira a stabilire la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro o dei requisiti fisici temporanei e/o permanenti di idoneità allo svolgimento della funzione.

Competente a richiederla è il dirigente scolastico, ai sensi dell'art. 14 del DPR 275/1999. Della richiesta va informato la dipendente, con l’avvertenza esplicita che potrà farsi assistere da un sanitario di sua fiducia.

La richiesta va accompagnata da un riepilogo delle assenze per malattia dell’ultimo triennio e da idonea, documentata relazione, che fornisca tutti gli elementi utili alla CMV per porre una corretta diagnosi e assumere un provvedimento conseguente.

Con il DPR 27 luglio 2011, n. 171, in ottemperanza alla previsione di cui all'articolo 55-octies del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, è stato introdotto il “Regolamento di attuazione in materia di risoluzione del rapporto di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche dello Stato e degli enti pubblici nazionali in caso di permanente inidoneità psicofisica”. Il citato regolamento disciplina la procedura, gli effetti ed il trattamento giuridico ed economico relativi all'accertamento della permanente inidoneità psicofisica dei dipendenti.

Nel Regolamento stesso viene previsto che la pubblica amministrazione (nel caso delle scuole il dirigente scolastico) avvia la procedura per l'accertamento dell'inidoneità psicofisica del dipendente, in qualsiasi momento successivo al superamento del periodo di prova, nei seguenti casi:

a) assenza del dipendente per malattia, superato il primo periodo di conservazione del posto previsto nei contratti collettivi di riferimento (per i dipendenti delle scuole il riferimento è all'art. 17 del CCNL/2007);

b) disturbi del comportamento gravi, evidenti e ripetuti, che fanno fondatamente presumere l'esistenza dell'inidoneità psichica permanente assoluta o relativa al servizio;

c) condizioni fisiche che facciano presumere l'inidoneità fisica permanente assoluta o relativa al servizio.
Se l’inidoneità permanente assoluta al servizio è accertata, l’amministrazione lo comunica al lavoratore (entro 30 giorni dal ricevimento del verbale medico), risolve il rapporto di lavoro e corrisponde l’indennità sostitutiva del preavviso, se dovuta.

Quindi, ferma restando la possibilità di risoluzione del rapporto di lavoro in caso di superamento del periodo di comporto previsto dal CCNL vigente, la scuola procede alla risoluzione del rapporto di lavoro se a seguito all'accertamento medico emerge un'inidoneità permanente psicofisica assoluta.
Se, invece, si accerta un’inidoneità permanentemente relativa, scatta la procedura di cui all'art. 7 del D.P.R. 171/2011: l’amministrazione ha la facoltà di adibire il lavoratore a mansioni inferiori o equivalenti di altro profilo o area. Qualora comunque si adibisca il dipendente a mansioni inferiori, a quest'ultimo spetta il mantenimento del medesimo trattamento economico fisso e continuativo corrispondente all'area ed alla fascia economica di provenienza mediante la corresponsione di un assegno ad personam riassorbibile con ogni successivo miglioramento economico (art. 7/4). Tuttavia il D.P.R. citato prevede che restano ferme le disposizioni vigenti in materia di trattamenti pensionistici d’inabilità, ivi compresa la disciplina di cui alla legge 8 agosto 1995, n. 335 e al D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1092.

Per ottenere la pensione di inabilità a qualsiasi attività lavorativa occorrono i seguenti requisiti:
• riconoscimento medico legale redatto da parte delle competenti Commissioni dal quale risulti che il dipendente è permanentemente impossibilitato a svolgere qualsiasi attività lavorativa a causa di difetto fisico o mentale;

• anzianità contributiva di 15 anni ovvero di almeno 5 anni, di cui almeno 3 nel quinquennio precedente alla decorrenza della pensione di inabilità;

• risoluzione del rapporto di lavoro per infermità, non dipendente da causa di servizio, che determina uno stato di assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa.

 

 

Esame di stato: membri interni

 

Quesito del 2/04/2019

In un nostro consiglio di classe del corso serale vi sono solo due docenti disponibili come commissari interni, dal momento che un docente di filosofia intende rinunciare alla designazione (l. 104/92) e gli altri docenti insegnano discipline assegnate ai commissari esterni.

Come deve procedere il ds? Il consiglio lo autorizzerà ad individuare come commissario interno un docente dell'Istituto ma esterno al consiglio e al corso serale?


Risposta

I commisari interni agli esami di stato devono essere necessariamente docenti della classe, anche se di disciplina assegnata a commissari esterni. Lo stabilisce l'art. 9 dell'O.M. 11/03/2019 relativa, che richiama integralmente le disposizioni dell'art. 16/4 del DM 62/2017, il quale precisa: “Presso le istituzioni scolastiche statali e  paritarie  sede  di esami sono costituite  commissioni  d'esame,  una  ogni  due  classi, presiedute da un  presidente  esterno  all'istituzione  scolastica  e composte da tre membri esterni e per ciascuna delle due classi da tre membri  interni.  In  ogni  caso,  è  assicurata  la  presenza   dei commissari delle materie oggetto di prima e seconda prova scritta”.

I “membri interni” non possono che essere docenti della classe e non di altre.

 

 

Sostituzione assistente amministrativo

 

Quesito del 29/03/2019

E’ possibile nominare un supplente breve ATA, Assistente Amministrativo, fino al 30 giugno 2019 sul posto del titolare A.A. a T.I. collocato in part-time ciclico dal 01/03/2019 al 31/08/2019? Resta inteso che l’eventuale supplenza inizierebbe dopo il 1° aprile 2019.

 

Risposta

La supplenza breve in questione può essere conferita ai sensi dell'art. 6 del DM 13/12/2000, n. 430.

Si tratta infatti di sostituzione di personale temporaneamente assente per la copertura di posti resisi disponibili, per qualsiasi causa, dopo il 31 dicembre di ciascun anno (comma 1).

Essa va pertanto conferita in prima istanza fino al termine delle lezioni.

Qualora l'assenza di tale assistente amministrativo, nel periodo intercorrente tra questo termine e la conclusione delle attività didattiche, compresi gli esami, determini nella scuola la impossibilità di assicurare lo svolgimento delle ulteriori attività indispensabili, il dirigente scolastico può, con determinazione motivata, prorogare la data di scadenza della supplenza per il periodo di effettiva permanenza delle esigenze di servizio (comma 4).

A queste condizioni la supplenza può essere ulteriormente prorogata fino al 30 giugno.

 

 

Esami di Stato: Presidenza

 

Quesito del 24/03/2019

Ci si chiede se un docente in quiescenza da 1 anno abbia titolo a produrre domanda come Presidente di Commissione negli Esami di Stato (come già fatto in servizio attivo) per Scuole che rientrano nel distretto della scuola di titolarità all'atto del pensionamento.

 

Risposta

l'art. 16/4 del D.Lgs. 62/2017, né l'O.M. 0000350 del 02/05/2018, relativi all'argomento, escludono che un docente in quiescenza da 1 anno abbia titolo a produrre domanda come Presidente di Commissione negli Esami di Stato.

Si ritiene pertanto che la cosa possa aver luogo.

 

 

DS: assegnazione dei docenti alle sedi

 

Quesito del 23/03/2019

Ritorno sulla questione relativa all’assegnazione di una docente di scuola media alla cattedra interna o esterna di tecnologia.

A parere dell’UST di ………… i criteri di assegnazione sulle sedi in comuni diversi devono essere deliberati dal Consiglio di Istituto. Nel caso specifico, infatti, la cattedra esterna, a cui è assegnata attualmente la docente, prevede 12 ore nel commune di XXX e 6 ore nel comune di YYY.

Questi i criteri di assegnazione previsti nell’informativa per il corrente anno scolastico:

1. L’assegnazione dei docenti alle diverse sedi è effettuata all’inizio di ogni anno scolastico, prima dell’inizio delle lezioni, e dura per tutto l’anno.

2. Il Dirigente Scolastico assegna i docenti ai plessi sulla base dei seguenti criteri generali:

a) la valorizzazione delle specifiche competenze professionali dei docenti, in coerenza con quanto previsto dalla progettazione didattica e organizzativa dell’istituto;

b) il rispetto della continuità educativo-didattica per gli alunni e la stabilità delle classi;

c) l’equità nella suddivisione del carico di lavoro.

Se il Consiglio di Istituto li conferma, prevale il principio della continuità e pertanto la docente resta sulla sua cattedra esterna. Se invece si integra il principio dell’anzianità di servizio, come previsto dal contratto e dalla titolarità di istituto, la professoressa deve essere assegnata sulla cattedra interna.

Come è meglio procedere? Conviene solo attenersi alla sola titolarità di istituto e al punteggio della docente, senza modificare i criteri? Fermo restando che l’assegnazione compete al ds e avrà effetto dal prossimo anno scolastico.

 

Risposta

L'assegnazione dei docenti alle singole sedi è competenza esclusiva del dirigente del DS (come previsto dall'art. 5/2 del D.lgs. 165/2001). Tale nuova distribuzione delle competenze, per effetto della stessa legge, è imperativa, cioè sovrascrive ed annulla ogni diversa previsione legislativa o contrattuale preesistente o successiva. Pertanto  si ritiene che al DS spetti anche il diritto di dar corso all'assegnazione per il prossimo anno della docente in questione, in coerenza anche con i criteri del Cd'I, tra cui è individuato il rispetto della continuità educativo-didattica per gli alunni.

 

 

 

 

Domanda di trasferimento del docente di potenziamento

 

Quesito del 22/03/2019

Ho una docente di potenziamento scuola secondaria Educazione Musicale. Il docente titolare dell'unica cattedra nel comune di XXX (9 classi 3 corsi) andrà in pensione dal 1° settembre. La docente è titolare nello stesso comune, ma sull' organico di potenziamento. Per occupare la cattedra che si renderà libera deve fare domanda di trasferimento o è sufficiente una comunicazione all'UST di competenza?

Grazie.

 

Risposta

La docente sull' organico di potenziamento dovrà fare regolare domanda di trasferimento per poter occupare la cattedra di Educazione Musicale che si renderà libera dal prossimo 1° settembre.

 

 

Soluzione di contrasti tra insegnanti e genitori

 

Quesito del 21/03/2019

Le chiedo cortesemente un parere in merito ad una situazione scaturita da un'accesa discussione tra un'insegnante della scuola primaria che dirigo e la madre di un'alunna, iniziata nel cancello della scuola al momento dell'uscita degli alunni e terminata nel mio ufficio.

Descrivo sinteticamente i fatti:

1 - Il motivo della discussione nasce dalla richiesta di spiegazioni fatta dalla madre alla maestra, sui motivi per i quali quaest'ultima avrebbe detto all'alunna, il giorno prima…………..

Giunte nel mio ufficio, insieme all'alunna e al compagno della madre, ho interrotto il battibeccare tra la madre e la maestra………….. ho cercato di riappacificare gli animi dicendo ai presenti che si stava dando un'interpretazione di una frase estrapolandola da un contesto e che, sicuramente, anche qualora la frase fosse stata pronunciata esattamente in quei termini, non vi era l'intenzione, con i toni e con i modi, di offendere la bambina.

2 - Il giorno successivo, l'insegnante mi ha inviato una relazione (tramite PEC del sindacato…) nella quale lamenta di essere stata vittima di aggressione verbale e calunnie da parte della madre dell'alunna, durante lo svolgimento delle proprie funzioni in qualità di pubblico ufficiale. Inoltre, esprime disappunto per non essere stata difesa da me davanti alla madre e all'alunna (in realtà il genitore, davanti a me, non ha manifestato aggressività verbale, né ha espresso calunnie). Inoltre, al termine della relazione chiede di essere tutelata e comunica che, qualora non dovessi provvedere, agirà lei nelle sedi opportune contro la madre.

3 - Ho chiesto per iscritto all'insegnante di esplicitare il contenuto delle aggressioni verbali e spiegare concretamente quali fossero le calunnie al fine di individuare la forma di tutela adeguata.

4 - L'insegnante risponde ribadendo più o meno gli stessi concetti, aggiunge particolari relativi alla comunicazione non verbale della signora e cita una sentenza della Corte di Cassazione con la quale "è stato sancito che si rischia una condanna penale quando si punta minacciosamente il dito indice contro una persona, figurarsi contro un Pubblico Ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni". Ribadisce che, davanti anche agli altri genitori (era il momento dell'uscita degli alunni), è stata accusata di essere falsa e bugiarda e ciò ha comportato conseguenze sulla propria autorevolezza e auspica, per il futuro, di essere maggiormente tutelata dall'Istituzione Scolastica o si vedrà costretta a tutelarsi in altra sede.

Alla luce di quanto descritto, Le chiedo un parere sull'eventuale necessità di inviare alla Procura della Repubblica, per dovere d'ufficio e per le valutazioni di competenza, le due relazioni dell'insegnante, nonostante io non veda ipotesi di oltraggio a pubblico ufficiale.

Sarei più propensa a convocare formalmente l'insegnante per capire a quali forme di tutela si riferisca e per proporle di risolvere la situazione con un incontro tra lei e la madre dell'alunna, in mia presenza, per poter chiarire "a freddo" ciò che è accaduto.

La ringrazio per l'attenzione.

 

Risposta

Nell'esaminare il caso proposto, si condivide la mancanza di oltraggio a pubblico ufficiale e l'avviso di  convocare formalmente l'insegnante per capire a quali forme di tutela si riferisca e per proporle di risolvere la situazione con un incontro tra lei e la madre dell'alunna, in presenza del DS, per poter chiarire senza animosità ciò che è accaduto. Dar tempo al tempo è sempre una modalità opportuna e utile per far sbollire gli animi.

Ciò evidentemente senza coinvolgere la Procura della Repubblica che ha ben altri e più seri e gravi problemi da affrontare e risolvere.

 

 

 

Assenza per malattia superiore ai 18 mesi

 

Quesito del 19/03/2019

Una docente della Scuola dell’Infanzia, con contratto a tempo indeterminato, ha fruito di tutto il periodo possibile di assenza per malattia. Ha terminato i 18 mesi possibili nel triennio e non ha chiesto l’ulteriore periodo di 18 mesi che, su richiesta specifica del dipendente in casi particolarmente gravi, sono concedibili senza retribuzione, ma sono utili solo per la conservazione del posto. L’ultimo certificato medico supera il 18-esimo mese di assenza.

Come si deve procedere?
Grazie per il continuo supporto.

Risposta

Si conferma che l'art. 17 del CCNL/2017 dispone che il dipendente assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di diciotto mesi.

Superato tal periodo, al lavoratore che ne faccia richiesta è concesso di assentarsi per un ulteriore periodo di 18 mesi in casi particolarmente gravi, senza diritto ad alcun trattamento retributivo. 
Pertanto nel caso prospettato, alla docente, previa visita medica collegiale, può essere concesso un ulteriore periodo di assenza senza retribuzione per un'assenza non superiore ad altri 18 mesi.

 

 

Assenza per malattia: durata

 

Quesito del 18/03/2019

Un docente supplente temporaneo con orario di 14 ore settimanali ha presentato certificato medico per un  venerdì e poi per il lunedì successivo rientrando in servizio il martedì.

Il suo orario settimanale prevedeva il sabato (oltre al giovedì) non lavorativi.

La decurtazione dello stipendio al 50% va fatta su quattro giorni comprendendo sabato e domenica o solo per due giorni il venerdì ed il lunedì essendo un contratto non su cattedra intera?
Grazie.

 

Risposta

I giorni festivi che si collocano fra due periodi di assenza per malattia fruiti senza interruzione vanno compresi nel computo della durata del periodo di assenza per malattia.

In tal senso è la risposta della Ragioneria Generale dello Stato (nota n. 101446 del 17/07/1997) al quesito posto dall’allora MPI circa il modo in cui andasse considerato il dipendente che, in caso di assenza per malattia, dopo aver presentato una certificazione medica attestante una prognosi pari alla durata della settimana lavorativa, escludendo pertanto il sabato e la domenica, rimanesse ancora assente per malattia anche per tutta la successiva settimana lavorativa, la Ragioneria Generale dello Stato precisava che i giorni di sabato e domenica sono da ricomprendere e computare senza soluzione di continuità in un unico periodo di assenza per malattia.

Dello stesso tenore la nota prot. 108127 del 15/6/1999 della Ragioneria Generale dello Stato: essa ha ribadito che i giorni festivi interposti senza soluzione di continuità tra due periodi di malattia giustificati da due separati certificati che non lo contemplino sono comunque da considerare assenza per malattia e si cumulano con i periodi inclusi nei certificati stessi.

Pertanto nel caso sottoposto la decurtazione dello stipendio al 50% è relativa a quattro giorni, comprensivi di sabato e domenica.

Nulla incide che si tratti di supplente temporaneo con orario di 14 ore settimanali, cioè con cattedra non intera.

 

 

Aspettativa senza assegni: durata

 

Quesito dell'11/03/2019

Professoressa di scuola secondaria di I grado attualmente in aspettativa senza assegni per un anno scolastico dal 1 luglio 2018 al 30 giugno 2019 in quanto vincitrice di assegno di ricerca presso l’università ai sensi dell’art. 22 della legge n. 240 del 30 dicembre 2010. In precedenza ha svolto il dottorato di ricerca conseguendo il titolo nel febbraio 2016. Ha manifestato intenzione di chiedere ulteriore aspettativa senza assegni per un altro anno a partire dal 1 luglio 2019 poiché probabilmente le verrà rinnovato l’assegno di ricerca. Leggendo la normativa sembrerebbe di capire che la docente può assentarsi per un totale di 2 anni e sei mesi nell’arco di tempo di cinque anni ma dovrebbe riprendere servizio per almeno sei mesi tra un’assenza e la successiva. D’altro canto pare che vi siano sentenze che in casi analoghi hanno dato ragione al docente che quindi ha potuto protrarre il periodo di impiego all’università. La docente non ha ancora presentato la domanda ma lo farà presto. Vorrei farmi trovare preparato e poter fornire la corretta risposta.

 

Risposta

L’art. 70 del DPR 10.1.1957, n. 3, dispone che “Due periodi di aspettativa per motivi di famiglia si sommano, agli effetti della determinazione del limite massimo di durata previsto dall'art. 69, quando tra essi non interceda un periodo di servizio attivo superiore a sei mesi; due periodi di aspettativa per motivi di salute si sommano, agli effetti della determinazione del limite massimo di durata previsto dal terzo comma dell'art. 68, quando tra essi non interceda un periodo di servizio attivo superiore a tre mesi.

La durata complessiva dell'aspettativa per motivi di famiglia e per infermità non può superare in ogni caso due anni e mezzo in un quinquennio. Per motivi di particolare gravità il Consiglio di amministrazione può consentire all'impiegato, che abbia raggiunto i limiti previsti dai commi precedenti e ne faccia richiesta, un ulteriore periodo di aspettativa senza assegni di durata non superiore a sei mesi”.

Nei motivi di famiglia genericamente intesi rientra anche la partecipazione al dottorato di ricerca. Poiché la docente in questione ha svolto un anno di aspettativa senza assegni, può certamente svolgerne ancora un altro ai sensi della norma citata.

 

 

 

Scuola secondaria primo grado_Orario di frequenza

 

Quesito del 7/03/2019

Nella scuola secondaria di primo grado che dirigo, nel corrente a.s. 21 classi sono a settimana corta (frequenza da lunedì a venerdì) e 3 a settimana lunga (frequenza da lunedì a sabato); in entrambi i casi per 30 ore settimanali.

Per il prossimo anno scolastico si prospetta la seguente situazione:

23 classi settimana corta;

1 classe, attuale seconda che diventerà terza, settimana lunga.

Ho proposto alle famiglie di quest'ultima classe di adeguarsi alla settimana corta; le ragioni sono di ordine esclusivamente di economia di gestione di risorse, sia di personale sia economiche. La maggior parte dei genitori ha compreso l'esigenza, ma al momento c'è ancora qualcuno che si oppone al cambiamento sostenendo, a ragione, di aver effettuato una scelta al momento dell'iscrizione e di non avere soggettivamente motivazioni per disattenderla.

Qual è la procedura corretta per gestire la situazione? E' ovvio che se ci fosse un parere unanime non sarei in difficoltà e soprattutto vorrei scongiurare contenziosi.

 

Risposta

In linea di principio non pare possibile modificare d'ufficio la scelta della settimana lunga effettuata  dalle famiglie all'atto dell'iscrizione dei propri figli.

Tuttavia le ragioni di economia di gestione delle risorse, sia di personale sia economiche, possono giustificare un ulteriore sforzo per convincere i resistenti ad adeguarsi alla maggioranza dell'utenza, iniziativa che potrebbe partire dal Consiglio di istituto in cui sono presenti diversi genitori, la cui opera di convincimento dei colleghi renitenti potrebbe essere più efficace.

 

 

Personale ATA: godimento ferie residue

 

Quesito del 6/03/2019

Collaboratore scolastico chiede di poter posticipare oltre il 30 aprile '19 le ferie residue dell'anno scolastico 17/18 "non usufruite nello scorso anno a causa di assenze protratte per malattia".

La perplessità è legata al "di norma" dell'art. 13, comma 10: "... In analoga situazione, il personale A.T.A. fruirà delle ferie non godute di norma non oltre il mese di aprile dell’anno successivo, sentito il parere del DSGA".

Grazie per l'attenzione

 

Risposta

La locuzione “di norma” sta ad indicare “nella generalità dei casi”, senza escludere situazioni dovute a causa di forza maggiore, come potrebbe essere un'assenza motivata da malattia, come nel caso prospettato. 

Si è del parere quindi che il dipendente in questione possa legittimamente fruire dopo il 30 aprile delle ferie non godute a causa di malattia.

 

 

Bambini non vaccinati: diritto all'istruzione

 

Quesito del 5/03/2019

Situazione: quattro famiglie i cui figli sono iscritti alla nostra scuola dell'infanzia non hanno ancora regolarizzato gli adempimenti vaccinali previsti dalle normative vigenti (una famiglia ha regolarizzato solo una parte di quelle previste).

Secondo l'emendamento dello scorso 6 settembre al decreto milleproroghe e come ricordato nell'ultima conferenza di servizio per i dirigenti scolastici, le dichiarazioni sostitutive di notorietà portate alle segreterie ai fini dell'accesso dei minori alla scuola dell'infanzia lo scorso settembre con il 10 marzo perderanno validità per cui i bambini non in regola non potranno più frequentare.

Avendo sentore che, nonostante i diversi solleciti inviati in tal senso alle famiglie (l'ultimo per iscritto lo scorso venerdì 1 marzo), tali famiglie pretenderanno l'accesso alla scuola, si segnala prudenzialmente tale situazione per avere se possibile delucidazioni su come meglio agire.

 

Risposta

La scadenza del 10 marzo riguarda solo i bambini per cui all’inizio dell’a.s. i genitori hanno prodotto la dichiarazione sostitutiva che entro il 10 marzo va suffragata con la presentazione del relativo certificato.

Pertanto dall’11 marzo, i genitori che non hanno presentato alle scuole la certificazione originale sulle vaccinazioni dei figli vanno incontro alle sanzioni previste dalla legge Lorenzin, che arrivano fino all’esclusione da scuola per i nidi e quelle dell'infanzia. Nel frattempo è allo studio un nuovo provvedimento, che prevederebbe il cosiddetto “obbligo flessibile”.

Se negli asili, dunque, i bambini non in regola con le 10 vaccinazioni previste dalla legge del 2017 non potranno entrare, nelle altre scuole - elementari e medie - è prevista una sanzione per le famiglie inadempienti che può arrivare fino a 500 euro.

“Lunedì prossimo, per chi non si presenterà a scuola con il certificato richiesto, applicheremo semplicemente la legge”, fanno sapere i presidi aderenti all’Anp. Che avvertono: il problema “è soprattutto nella scuola primaria, dove i bambini non vaccinati potrebbero restare a contatto con gli immunodepressi, i quali non sono tutelati da questo tipo di previsione normativa”.

 

 

 

Supplenza: revoca

 

Quesito del 28/02/2019

Un docente supplente inserito in graduatoria d’istituto di altra scuola della provincia viene individuato quale destinatario di supplenza temporanea a scavalco fra due Istituti limitrofi. L’insegnante accetta l’inviduazione per le ore proposte: si presenta nella scuola A (Istituto che individua) ed assume servizio; nel giorno in cui avrebbe dovuto assumere Servizio nella scuola B non si presenta né produce documentazione atta a giustificare l’assenza.

La scuola B può far valere il principio della perdita della possibilità di conseguire altre Supplenze per il medesimo insegnamento in tutte le scuole in cui il docente è incluso in graduatoria? Quale provvedimento è possibile assumere?

Ringrazio.

 

Risposta

Il DM 374/2017, con riferimento  all'art. 8 del DM 13 giugno 2007 n. 131, dispone la risoluzione anticipata della supplenza nell'ipotesi di mancata assunzione di servizio dopo l'accettazione.

Poiché la nomina della supplente in questione è unica e comprende entrambe le scuole ove essa deve espletarsi, al momento in cui la docente non assume servizio nella scuola di completamento perde ogni diritto a proseguire l'intera supplenza.

Essa va pertanto revocata dal DS che l'ha disposta, con la conseguenza che la docente perde la possibilità di  conseguire altre supplenze per il medesimo insegnamento in tutte le scuole in cui è inclusa in graduatoria (DM 131/2007, art. 8, 1/b2).

 

 

Docenti: riabilitazione

 

Quesito del 27/02/2019

Vorrei un chiarimento riguardo la riabilitazione: una docente richiede la riabilitazione ai sensi del comma 1 dell’art. 501 del decreto legislativo 297. Considerata l’abrogazione dell’art. 505 del Decreto legislativo 297 si chiede di sapere chi è che deve adottare il procedimento della riabilitazione. Si precisa che la docente è stata sospesa dal servizio per un fatto gravissimo per tre giorni. Mi chiedo se devo convocare il comitato di valutazione al completo o solo con la componente docente? se la condotta della docente non è meritevole nel senso che ha fatto semplicemente il suo lavoro e niente di più che devo fare?

In attesa si un suo puntuale riscontro le invio i miei saluti.

 

Risposta

La riabilitazione del personale docente è prevista dall’articolo 501 del decreto legislativo n. 297/94 in questi termini:

1. Trascorsi due anni dalla data dell’atto con cui fu inflitta la sanzione disciplinare, il dipendente che, a giudizio del comitato per la valutazione del servizio, abbia mantenuto condotta meritevole, può chiedere che siano resi nulli gli effetti della sanzione, esclusa ogni efficacia retroattiva.

2. Il termine di cui al comma 1 è fissato in cinque anni per il personale che ha riportato la sanzione di cui all’articolo 492, comma 2, lettera d).

Le sanzioni per e quali si può chiedere la riabilitazione sono indicate all’articolo 492:

a) la censura;

b) la sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio fino a un mese;

c) la sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio da oltre un mese a sei mesi;

d) la sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio per un periodo di sei mesi e l’utilizzazione, trascorso il tempo di sospensione, per lo svolgimento di compiti diversi da quelli inerenti alla funzione docente o direttiva;

e) la destituzione.

La legge n. 107/2015, relativamente alla riabilitazione del personale docente, si limita ad indicare che il Comitato per la valutazione dei docenti (composto come prevede il comma 129 della legge medesima) esercita le competenze per la citata riabilitazione previste dall’articolo 501 del D.L. 297/94.

Poiché l'art 505 del D.Lgs 297/94 è stato abrogato daIl'art. 72 D.Lgs n. 150/2009, le relative incombenze sono diventate competenze dei dirigenti scolastici che le esercitano con le modalità stabilite dall'art. 25 del D.Lgs. 165/2001.

Pertanto al DS compete anche la riabilitazione del personale docente, che ha effetto ex nunc,ossia dal momento in cui è disposta.

La constatazione che la docente abbia svolto semplicemente il proprio lavoro e nulla più può altresì comportare la riabilitazione.

 

 

Supplenza di sostegno: modalità di conferimento

 

Quesito del 12/02/2019

All’inizio dell’anno scolastico la scuola ha chiesto un posto aggiuntivo di sostegno (18 ore cattedra) per due nuovi iscritti alla medie con disabilità lieve ma che non avevano rinnovato la loro certificazione L104 scaduta da più di un anno.

L’Ufficio Scolastico Territoriale ha concesso fin da Novembre 2018 una cattedra di sostegno aggiuntiva in deroga all’organico di fatto.

Prima di chiamare il docente supplente per questo posto aggiuntivo si è tuttavia atteso la conclusione delle pratiche di rinnovo delle L104 da parte degli interessati.

A Gennaio uno dei due alunni, per altri motivi, si è trasferito ad altra scuola.

Per il secondo caso invece, ai primi di questo mese, è stata rilasciata dal INPS la documentazione di conferma della Legge 104 lieve e pertanto si intende chiamare il docente supplente che accompagni l’alunno in questa fine dell’anno scolastico.

La domanda:

E’ corretto che il contratto di supplenza debba essere stipulato fino al 30-06-2019 essendo il posto aggiuntivo in deroga all'organico di fatto ovviamente senza titolare ed assegnato ad ottobre 2018?

Inoltre l’incarico sarà per 9 ore settimanali essendo rimasto solo un alunno disabile da assistere?

Con quale ordine si procede per la individuazione del supplente?

1- Graduatorie ad esaurimento provinciali di sostegno

2- Graduatoria di Istituto 1-2-3-fascia sostegno

3- Graduatorie di istituto 1-2-3- fascia sostegno scuole viciniori della provincia

4- Mad sostegno

5- Graduatorie provinciali non specializzati delle classi di insegnamento scuola media incrociate

6- Graduatorie di istituto non specializzati delle classi di insegnamento scuola media incrociate.

7- Mad comuni

 

Risposta

Per le ragioni esposte, si ritiene che il contratto di supplenza vada stipulato per sole 9 ore fino al 30-06-2019.

Con riferimento al D.M. 374 del 1 giugno 2017, si è del parere che l'ordine con cui si procede all'individuazione del supplente debba essere quello indicato nella domanda.

 

 

Iscrizione alunni scuola infanzia: autocertificazione vaccinazioni

 

Quesito dell'11/02/2019

Nuove iscrizioni di alunni di scuola dell’infanzia. Ai genitori che autocertificano la vaccinazione occorre richiedere il documento originale (libretto vaccinale o attestazione dell’Asl) entro il 10 luglio 2019? Invece per gli alunni già frequentanti la scuola dell’infanzia la scadenza per produrre l’autocertificazione resta il 10 marzo 2019?

 

Risposta

La normativa in merito è soggetta a continui aggiornamenti conseguenti a decisioni assunte dalla maggioranza di governo.

Si può tuttavia affermare che il disegno di legge (“Disposizioni in materia di prevenzione vaccinale”) non assegna compiti alle istituzioni scolastiche e affida i controlli esclusivamente alle ASL.

Soltanto nei casi in cui si renda necessario l’obbligo, ossia nei casi di scostamenti significativi dagli obiettivi fissati nel PNPV, alle scuole può essere chiesto di adottare ogni misura idonea a tutelare la salute degli iscritti non vaccinabili, anche assicurando che tali soggetti siano inseriti in classi nelle quali siano presenti solo minori vaccinati o immunizzati, fermo restando il numero delle classi determinato secondo la normativa vigente.

Le istituzioni scolastiche, in definitiva, nel caso si rendano obbligatori i vaccini, possono essere chiamate dai succitati Piani Straordinari d’Intervento a tutelare i bambini/studenti che non si possono vaccinare (per condizioni legate al proprio stato di salute).

In conclusione, pare legittimo confermare che ai genitori che autocertificano la vaccinazione occorre richiedere il documento originale (libretto vaccinale o attestazione dell’Asl) entro il 10 luglio 2019 e che invece per gli alunni già frequentanti la scuola dell’infanzia la scadenza per produrre l’autocertificazione resta il 10 marzo 2019.

 

 

 

Docente di sostegno: utilizzazione in caso di assenza del disabile

 

Quesito dell'11/02/2019

Se un docente di sostegno è libero in quanto il proprio alunno disabile è assente per alcuni giorni può essere utilizzato per le sostituzioni brevi di colleghi assenti? Può sostituire solo nella proprio classe oppure nel proprio plesso di servizio oppure anche in altre sedi dell’istituto, in cui è necessario garantire la sostituzione dell’insegnante assente? E’ legittimo farlo spostare in plessi situati anche in comuni diversi dell’istituto, rispetto a quello a cui è stato assegnato a inizio anno scolastico? Oppure è opportuno affidargli la sostituzione in una sede che si trova lungo il suo regolare tragitto stradale verso la sua sede di servizio? Occorre acquisire inizialmente la sua disponibilità e predisporre un incarico scritto? In caso di incidente durante lo spostamento il docente può essere considerato in servizio?

 

Risposta

L'utilizzazione del docente in questione in supplenze di colleghi assenti è pienamente legittima, anzi doverosa.

Tale orientamento è stato espresso ad esempio dall’USP di Padova (nota 000447/C24 del 26 gennaio 2006) e dal Dirigente dell’USP di Vicenza con nota prot. 4152 dell’11 marzo 2010, ove si afferma che “l’utilizzo degli insegnanti di sostegno per svolgere attività di supporto in classi diverse è possibile solo quando l’alunno con disabilità, destinatario del progetto di integrazione, risulta assente; sono fatte salve situazioni di particolare eccezionalità ed urgenza valutate di volta in volta, nella sua discrezionalità, dal Dirigente Scolastico”.La possibilità di utilizzarlo anche in plessi diversi da quello di titolarità non pare invece possibile se non con il consenso dell'interessato e con formale disposizione scritta del DS. In questo caso può essere considerato in servizio in caso di incidente durante lo spostamento.

 

 

DS: competenze

 

Quesito del 6/02/2019

Ho assegnato a un aiutante tecnico di fiducia il compito di coordinare l'attività dei collaboratori scolastici in collaborazione con il DSGA.

I componenti delle RSU contestano la decisione e mi invitano a rivederla.

Ho agito legittimamente?

 

Risposta

Al caso proposto si può applicare l’art. 5/2 del D.lgs. 165/2001 il quale dispone che “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Tale nuova distribuzione delle competenze, per effetto della stessa legge, è imperativa, cioè sovrascrive ed annulla ogni diversa previsione legislativa o contrattuale preesistente o successiva.

Pertanto, la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza esclusiva del dirigente e, tra questi, anche quelli relativi all'organizzazione del lavoro dei dipendenti.

Quindi il dirigente, in accordo con il DSGA, può legittimamente assegnare a un dipendente di sua fiducia il compito di coordinare il lavoro dei collaboratori scolastici.

 

 

 

Esami di stato: nomina del commissario interno

 

Quesito del 4/02/2019

In una classe quinta del liceo scientifico la matematica e la fisica sono insegnate da due docenti diversi entrambi però della classe di concorso A027 ex A049 Matematica e Fisica.

Per la scelta relativa al commissario - interno - i che dovrà-dovranno correggere la seconda prova "mista" di matematica e fisica è corretto che il consiglio di classe ha la competenza per adottare la soluzione ritenuta migliore tra le tre possibili?

- Un commissaro interno: l'insegnante di matematica che all'esame si occuperà anche della disciplina fisica

-  Un commissario interno: l'insegnante di fisica che all'esame si occuperà anche della disciplina matematica

- Due commissari interni: l'insegnante di matematica e l'insegnante di fisica (visto che sono due gli insegnanti curricolari sulle due discipline ma entrambi con competenze sulle due materie) ciascuno per la propria disciplina.

La differenza tra le suddette "varianti" influenza ovviamente non poco la composizione complessiva della commissione...

 

Risposta

In linea di principio tutte le soluzioni proposte potrebbero risultare corrette poiché rispondenti alle norme di nomina dei rappresentanti di classe in sede di commissione d'esame.

Tuttavia, al fine di assicurare il giusto equilibrio tra le componenti esterna ed interna della commissione, come richiesto costantemente  dalle circolari ministeriali in materia e per ragioni di economità che deve presiedere a tutto l'operato della pubblica amministrazione, si è del parere che possa essere praticata soltanto una delle prime due proposte. Infatti il commissario così nominato risulta competente a valutare su entrambe le discipline.

 

 

Consiglio di istituto: rinnovo deliberazione

 

Quesito del 3/02/2019

Ho un grosso problema in merito a una delibera del CDI. Nella seduta è stata deliberata a maggioranza la sospensione dell'attività didattica per un giorno, non era un punto all'odg ma nessuno si è opposto a trattarlo in seno al Consiglio.

Successivamente alcuni componenti del Consiglio di Istituto hanno detto che hanno sbagliato nella votazione in quanto pensavano che la proposta del giorno al CDI derivasse da una delibera del Collegio docenti plenario e non da quello delle medie dato che un componente dei docenti ha dato un'informazione sbagliata e io non ho potuto verificarla sul momento dato che ero assente al Collegio.
Alle famiglie è già stata comunicato il giorno che sarà fra una quindicina di giorni.
Cosa mi consigli? Riunire nuovamente il CDI per rideliberare come mi richiedono diversi docenti con raccolta firme?

O poi qualcuno mi contesta la seconda delibera?

 

Risposta

In linea di principio si ritiene che il CDI possa motivatamente rivedere una delibera assunta in precedenza.

Nel caso esposto alcuni componenti del CDI hanno dichiarato di aver sbagliato nella votazione in quanto erroneamente pensavano che la proposta della sospensione dell'attività didattica per un giorno derivasse da una delibera del Collegio docenti plenario e non da quello delle medie, indotti in ciò da una disinformazione di un membro del consiglio stesso e ora pertanto ne richiedono una nuova deliberazione

Qualora, infatti, per tale motivazione il CDI intendesse ritornare sulla delibera potrebbe legittimamente operare, senza rischio di contestazione alcuna.

 

 

Bonus docenti: assenza per invalidità temporanea

 

Quesito del 30/1/2019

Restituzione compenso bonus /docente, as 2017-2018

La DS di un IC, con lettera consegnata pro manibus comunica ad una docente “l’annullamento ed il recupero” della somma incassata dalla stessa, quale “bonus”, as 2017-2018. Nel testo si leggono i seguenti preamboli: “Vista la nota del docente X..”; “Visti i criteri del CVD…”. Da precisare che il primo dei criteri, mai pubblicati, individuati dal CVD, che ostacola l’attribuzione premiale sono le assenze del docente se eccedenti il 15% delle giornate dell’anno scolastico, tranne che per motivi di gravi patologie.

La docente in questione è stata assente per 49 gg., a seguito di intervento chirurgico al piede, che le impediva la deambulazione. Le assenze sono state certificate ed a norma comunicate. Qualche domanda:

è anche compito del CVD stabilire a norma della legge 107, se il ricovero in ospedale per intervento chirurgico ad un piede, con seguente immobilità deambulatoria, non essendo assimilabile ad una grave patologia, costituisce motivo di rimborso dell’attribuzione premiale, per la qualità dell’insegnamento, la capacità di contribuire costruttivamente con le famiglie, alunni e docenti, alla qualità dell’offerta formativa? Il criterio “assenze”, potrebbe aver un senso se inteso come assenteismo, ritardi, ma non quando è imputabile eccezionalmente a cause oggettive, documentate. Il compito del DS in tutto il processo/percorso, probabilmente non è stato espletato con la necessaria attenzione, di vigilanza e responsabilità.

 

Risposta

Va premesso che la legge 107/2015 (art. 1, comma 129) ha istituito il comitato di valutazione dei docenti, finalizzato sia alla valutazione del personale neo immesso che all’elaborazione dei criteri di assegnazione del bonus premiale. Il comitato ha durata di tre anni scolastici, è presieduto dal dirigente scolastico ed è costituito da tre docenti (di cui due scelti dal collegio dei docenti e uno dal consiglio di istituto), due rappresentanti dei genitori (o da un rappresentante degli studenti e un rappresentante dei genitori, scelti dal consiglio di istituto), un componente esterno individuato dall’ufficio scolastico regionale. Il comitato (che nella sola componente docenti valuta l'anno di prova dei docenti neo immessi in ruolo) ha il compito di individuare i criteri per la valorizzazione dei docenti (e per la conseguente assegnazione di un bonus premiale) che afferiscano a tre macroaree sulla base: a) della qualità dell’insegnamento e del contributo al miglioramento dell’istituzione scolastica, nonché del successo formativo e scolastico degli studenti; b) dei risultati ottenuti dal docente o dal gruppo di docenti in relazione al potenziamento delle competenze degli alunni e dell’innovazione didattica e metodologica, nonché della collaborazione alla ricerca didattica, alla documentazione e alla diffusione di buone pratiche didattiche; c) delle responsabilità assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale.

Numerosi Comitati hanno stabilito come prerequisiti di accesso al bonus il numero di assenze e le sanzioni disciplinari.

Tuttavia, stabilire una percentuale massima di assenze per accedere al bonus significa discriminare, dando un implicito giudizio negativo, coloro che a qualunque titolo si sono assentati per un certo numero di giorni: dalle donne in gravidanza ai genitori in congedo parentale fino a chi soffre di patologie e usufruisce delle tutele garantite anche da leggi speciali (L. 104/92). La valutazione della qualità del proprio insegnamento non può essere inficiata da un numero di assenze che non necessariamente compromettono il proprio lavoro in classe e nella scuola. Ma alcuni comitati ribadiscono che le assenze costituiscono un prerequisito di accesso, “a qualunque titolo siano  effettuate”. In media si consente il 20% di assenze, in alcuni casi riferite agli ultimi 3 anni di servizio.

Venendo al caso proposto si precisa che l’art. 17 del CCNL/2017 parla di “gravi patologie” classificandole come malattie che richiedono “terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti”.

Si ritiene pertanto che nell'elencazione di tali patologie vadano incluse tutte le infermità che comportino un'invalidità temporale e/o parziale.

L'intervento chirurgico ad un piede, con seguente immobilità deambulatoria, comporta l'impossibilità di usare del piede per un certo periodo di tempo, assimilabile quindi a una grave patologia.

Pertanto il docente in questione, assente per 49 gg, non dovrebbe essere privato del bonus premiale poiché tali assenze sono imputabili ad un'invalidità temporanea e non raggiungono comunque il 20% di assenze nel corso dell'anno.

 

 

Esame di licenza media di candidato privatista: territorio di residenza

 

Quesito del 28/01/2019

Esame di licenza dopo percorso di istruzione parentale. Una minore ammessa alla classe 3^ di scuola secondaria di primo grado, residente nel Comune di .........., segue un percorso di istruzione parentale e intende svolgere l’esame di licenza presso il nostro Istituto Comprensivo, n. 1  della città di residenza. La collega dirigente dell’altro Istituto Comprensivo (n. 2) della città in questione mi ha comunicato che la ragazza risiede nel bacino di utenza del suo istituto e che a suo parere la minore dovrebbe fare l’esame di terza media presso la sua scuola.

Nella circolare ministeriale relativa alle iscrizioni si indica che “i genitori che intendano avvalersi dell'istruzione parentale presentano comunicazione preventiva direttamente alla scuola secondaria di primo grado del territorio di residenza”, ma non si fa riferimento a bacini di utenza relativi al luogo di abitazione. Pertanto è sufficiente che la ragazza sia residente nel Comune di .........? La scelta della scuola da parte dei genitori è libera o vincolata al bacino di utenza relativo alla residenza?

Risposta

Si conferma che la CM 0018902 del 07-11-2018 relativa alle iscrizioni per l'a.sc. 2019/2020 non parla di bacini di utenza ma soltanto di “territorio di residenza”.

Anche nella CM 9 del 3/11/2017 relativa agli esami di stato non si fa menzione alcuna di bacini di utenza ai fini dell'ammissione agli esami di candidati esterni.

Pertanto la scelta della scuola da parte dei genitori è libera e non vincolata al bacino di utenza relativo alla residenza.

 

 

Affidamento servizio di cassa

 

Quesito del 28/01/2019

Disposizioni ministeriali per affidamento del servizio di cassa. La Dsga della scuola in reggenza mi chiede se occorre utilizzare la documentazione così come è stata inviata dal Miur (qui allegata) oppure se è possibile semplificare le comunicazioni, visto che la lettera di invito supera le 60 pagine...

 

Risposta

Nella premessa dell'affidamento del servizio di cassa, si ritiene sufficiente far riferimento al documento ministeriale (Allegato 1 alla Lettera di Invito), semplificando le comunicazioni lì contenute e adeguandole alla realtà della scuola e alle sue esigenze.

 

 

Vigilanza degli alunni dell'infanzia in dormitorio

 

Quesito del 28/01/2019

Vigilanza degli alunni di Scuola dell'Infanzia in dormitorio. Vige la consuetudine per i bambini di tre anni di riposare al pomeriggio in dormitorio. Dopo che gli alunni si sono addormentati alla presenza delle maestre, in dormitorio si ferma la collaboratrice scolastica per vigilare sui bambini. In quel momento è sua la responsabilità degli alunni? Oppure resta sempre in capo alle insegnanti di sezione?

Risposta

La Tab. A allegata al CCNL/2007, con riferimento alle attività previste dall'art. 47 del contratto stesso, prevede per il personale dell'Area A (collaboratori scolastici), compiti di accoglienza e di sorveglianza nei confronti degli alunni, nei periodi immediatamente antecedenti e successivi all’orario delle attività didattiche e durante la ricreazione.

E' pertanto legittimo affidare il compito di vigilanza sui bambini durante il riposo pomeridiano in dormitorio ai collaboratori scolastici .

 

 

Permessi per svolgere cariche pubbliche

 

Quesito del 20/01/2019

Sono un'insegnante di ruolo e all'ultima tornata elettorale comunale sono stata eletta consigliere e di seguito nominata assessore nel mio comune di 3500 abitanti. Però non mi è chiaro di quali permessi posso usufruire e come prenderli o se vi è un monte ore mensile per poter espletare il mio mandato.

Grazie.

 

Risposta

La normativa generale è contenuta negli artt. 77, 79, 80 e 81 del D.Lgs. n. 267/2000, come modificati dalla Legge n. 244/2007, dall’art. 16/21 del D.L. n. 138/2011, convertito nelle Legge n. 148/2011 e dall’art. 2 bis della Legge n. 26/2001; art. 68 del D.Lgs. n. 165/2001.

In particolare, ai sensi dell’art. 77, commi 1 e 2 del D.Lgs. n. 267/2000:

1. la Repubblica tutela il diritto di ogni cittadino chiamato a ricoprire cariche pubbliche nelle amministrazioni degli enti locali ad espletare il mandato, disponendo del tempo, dei servizi e delle risorse necessari ed usufruendo di indennità e di rimborsi spese nei modi e nei limiti previsti dalla legge.

2. Il presente capo disciplina il regime delle aspettative, dei permessi e delle indennità degli amministratori degli enti locali. Per amministratori si intendono, ai soli fini del presente capo, i sindaci, anche metropolitani, i presidenti delle province, i consiglieri dei comuni anche metropolitani e delle province, i componenti delle giunte comunali, metropolitane e provinciali, i presidenti dei consigli comunali, metropolitani e provinciali, i presidenti, i consiglieri e gli assessori delle comunità montane, i componenti degli organi delle unioni di comuni e dei consorzi fra enti locali, nonché i componenti degli organi di decentramento.

Di seguito i permessi di cui può fruire il dipendente di cui al quesito.

L'art. 79 nei commi 1, 3, 4 e 5, prevede:

- comma 1: permessi retribuiti per lavori consiliari, attribuiti per l’intera giornata in cui si esercita la funzione: riguardano lavoratori dipendenti, pubblici e privati, componenti dei consigli comunali, provinciali, metropolitani, delle comunità montane e delle unioni di comuni, nonché dei consigli circoscrizionali dei comuni con popolazione superiore a 500.000 abitanti, hanno diritto di assentarsi dal servizio per il tempo strettamente necessario per la partecipazione a ciascuna seduta dei rispettivi consigli e per il raggiungimento del luogo di suo svolgimento.

Nel caso in cui i consigli si svolgano in orario serale, i predetti lavoratori hanno diritto di non riprendere il lavoro prima delle ore 8 del giorno successivo; nel caso in cui i lavori dei consigli si protraggano oltre la mezzanotte, hanno diritto di assentarsi dal servizio per l’intera giornata successiva.

- comma 3: permessi retribuiti per lavori di giunta o di organi esecutivi o di commissioni consiliari o circoscrizionali formalmente istituite, attribuiti per partecipare alle riunioni degli organi di cui fanno parte per la loro effettiva durata: riguardano i lavoratori facenti parte delle giunte comunali, provinciali, metropolitane, delle comunità montane, nonché degli organi esecutivi dei consigli circoscrizionali, dei municipi, delle unioni di comuni e dei consorzi fra enti locali, ovvero facenti parte delle commissioni consiliari o circoscrizionali formalmente istituite nonché delle commissioni comunali previste per legge, ovvero membri delle conferenze dei capogruppo e degli organismi di pari opportunità, previsti dagli statuti e dai regolamenti consiliari.

Essi hanno diritto di assentarsi dal servizio per partecipare alle riunioni degli organi di cui fanno parte per la loro effettiva durata. Il diritto di assentarsi comprende il tempo per raggiungere il luogo della riunione e rientrare al posto di lavoro. Lo stesso diritto spetta altresì ai militari di leva o a coloro che sono richiamati o che svolgono il servizio sostitutivo.

- comma 4: forfettari aggiuntivi rispetto ai precedenti: fino a 24 ore lavorative al mese ai componenti degli organi esecutivi dei comuni, delle province, delle città metropolitane, delle unioni di comuni, delle comunità montane e dei consorzi fra enti locali, e ai presidenti dei consigli comunali, provinciali e circoscrizionali, nonché ai presidenti dei gruppi consiliari delle province e dei comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti. Ai sensi dell’art. 27 della legge n. 265/1999, spettano anche ai componenti dei consigli di amministrazione delle aziende speciali anche consortili.

Tali permessi sono elevati fino a 48 ore lavorative al mese: ai sindaci, presidenti delle province, sindaci metropolitani, presidenti delle comunità montane, presidenti dei consigli provinciali e dei comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti.

- comma 5: Permessi ulteriori fino ad un massimo di 24 ore lavorative al mese. I permessi suddetti spettano, qualora siano necessari per l’espletamento del mandato, e sono aggiuntivi rispetto ai precedenti ma non sono retribuiti.

Per il personale della scuola, in particolare docente, l’art. 38 del CCNL/2007 prevede:

1. Nei confronti del personale docente chiamato a ricoprire cariche elettive, si applicano le norme di cui al d.lgs 18.08.2000, n.267 e di cui all’art. 68 del d.lgs. 30 marzo 2001, n.165. Il personale che si avvalga del regime delle assenze e dei permessi di cui alle leggi predette, è tenuto a presentare, ogni trimestre, a partire dall'inizio dell'anno scolastico, alla scuola in cui presta servizio, apposita dichiarazione circa gli impegni connessi alla carica ricoperta, da assolvere nel trimestre successivo, nonché a comunicare mensilmente alla stessa scuola la conferma o le eventuali variazioni degli impegni già dichiarati. 

2. Nel caso in cui il docente presti servizio in più scuole, la predetta dichiarazione va presentata a tutte le scuole interessate. 

3. Qualora le assenze dal servizio derivanti dall'assolvimento degli impegni dichiarati non consentano al docente di assicurare la necessaria continuità didattica nella classe o nelle classi cui sia assegnato può farsi luogo alla nomina di un supplente per il periodo strettamente indispensabile e, comunque, sino al massimo di un mese, durata prorogabile soltanto ove se ne ponga l'esigenza in relazione a quanto dichiarato nella comunicazione mensile di cui al comma 1, sempreché non sia possibile provvedere con altro personale docente in soprannumero o a disposizione. 

4. Per tutta la durata della nomina del supplente il docente, nei periodi in cui non sia impegnato nell'assolvimento dei compiti connessi alla carica ricoperta, è utilizzato nell'ambito della scuola e per le esigenze di essa, nei limiti dell'orario obbligatorio di servizio. prioritariamente per le supplenze e per i corsi di recupero.

4. La programmazione delle assenze di cui ai precedenti commi 1 e 2 non ha alcun valore sostitutivo della documentazione espressamente richiesta dal D.lgs. n.267/2000, che dovrà essere prodotta tempestivamente dall'interessato.

 

 

Uso del cellulare a scuola

 

Quesito del 1701/2019

Stiamo rivedendo il regolamento interno sull'uso del cellulare per quanto riguarda la scuola secondaria di primo grado.

In che misura la disposizione del ritiro del cellulare, in caso di uso in classe da parte degli alunni, può essere considerata giuridicamente non adeguata, configurandosi come sequestro di un bene personale? E' possibile, applicando il principio di proporzionalità e progressività delle sanzioni, prevederla come terza misura, in seguito a:

1) richiamo e nota sul diario

2) nota sul registro elettronico e convocazione della famiglia?

Qual è il corretto protocollo a cui attenersi per non commettere illeciti e allo stesso tempo impedire che i ragazzi usino impropriamente tale strumento nell'orario di lezione?

 

Risposta

Come avviene ormai in quasi tutti i Paesi europei, anche in Italia l’uso del cellulare a scuola è vietato. Lo ha disposto il Ministro dell’istruzione con una direttiva del 15 marzo 2007, impegnando tutte le istituzioni scolastiche a regolamentare l’uso a scuola, con esplicito divieto durante le lezioni.

La direttiva citata dispone infatti esplicitamente che “è necessario che nei regolamenti di istituto siano previste adeguate sanzioni secondo il criterio di proporzionalità, ivi compresa quella del ritiro temporaneo del telefono cellulare durante le ore di lezione, in caso di uso scorretto dello stesso”.

Riguardo al sequestro, è bene precisare che la scuola non può trattenere il cellulare sequestrato oltre il termine dell’attività didattica, ma, in casi di scorretto comportamento dell’alunno, può anche decidere di restituirlo direttamente ed esclusivamente nelle mani dei genitori.

                                                                                      

 

Astensione obbligatoria: durata e diritti connessi

 

Quesito del 16/01/2019

Una collaboratrice scolastica è stata assunta in data 04.10.2018 per una supplenza breve (fino al 7/6/2019, per 12 h settimanali); la collaboratrice in questione si trovava, al momento dell’assun-zione, in astensione obbligatoria per puerperio (data di nascita del bambino: 14.09.2018) e pertanto non ha assunto servizio. Al termine del periodo di astensione obbligatoria per puerperio (ultimo giorno: 14.12.2018), ha usufruito di un mese di congedo parentale retribuito al 100% (dal 15.12.2018 al 14.01.2019), sempre senza assumere servizio.

La collaboratrice può usufruire di alcuni giorni di permesso retribuito per malattia del figlio ad esempio dal 15.01.2019 senza aver assunto servizio e dal 20.01.2019 proseguire con il congedo parentale retribuito al 30%?

 

Risposta

Si conferma che la supplente in questione aveva titolo all'astensione per puerperio e per congedo parentale retribuito previsti dal Decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, senza assumere servizio.

Essa può inoltre fruire di alcuni giorni di permesso retribuito per malattia del figlio anche senza aver assunto servizio e successivamente proseguire con il congedo parentale retribuito al 30%.

 

 

 

Corrispondenza di congedo per malattia a certificazione medica e relativa supplenza

 

Quesito del 16/01/2019

Si chiedono chiarimenti in merito a docente TD part time verticale 12 h SSPG che presenta certificato di malattia comprendente anche i giorni nei quali non è in servizio. Il dubbio è se considerare il periodo di malattia nel suo complesso o computare solo i giorni coincidenti con il servizio. Il problema si pone soprattutto per chiamare supplente. Le continue assenze a singhiozzo mi spingono a individuare comunque personale supplente per garantire il diritto allo studio degli allievi. Pertanto, se viene frazionato il periodo di malattia, questo comporterà anche il frazionamento del contratto di supplenza, dato che il Sistema obbliga a questa procedura?

Grazie.

 

Risposta

Il congedo per malattia dev'essere corrispondente alla certificazione medica prodotta, comprendente pertanto anche i giorni nei quali il dipendente non è in servizio.

L'eventuale supplenza va conferita in corrispondenza del servizio da garantire all'utenza, nei limiti tuttavia del certificato medico presentato.

 

 

 

Proroga incarico di DPO

 

Quesito del 12/01/2019

Per la nomina del RPD della scuola (anche se in ritardo) ho pubblicato un bando.

A seguito della graduatoria provvisoria degli aspiranti sono pervenute istanze di accesso agli atti e la situazione pare essere molto conflittuale e confusa.

Da Maggio 2018, in fase temporanea, prima del bando e fino al 31 Dicembre ho incaricato l'RSPP della scuola, avente titolo ed esperienza professionale adeguata, ad assumere anche il ruolo di DPO per adempiere agli obblighi normativi.

Ho fatto bene? Ed ora posso prorogare questo incarico in attesa si risolva la procedura del bando che tra l'altro sembra andare verso un annullamento in autotutela?

Grazie.

Risposta

Il DPO è un professionista che deve avere un ruolo aziendale (sia esso soggetto interno o esterno) con competenze giuridiche, informatiche, di risk minanagement e di analisi dei processi. La sua responsabilità principale è quella di osservare, valutare e organizzare la gestione del trattamento di dati personali (e dunque la loro protezione) all’interno di un’azienda (sia essa pubblica che privata), affinché questi siano trattati nel rispetto delle normative privacy europee e nazionali.

Si ritiene che un valido RSPP possa anche assumere il compito di DPO.

La proroga dell'incarico è possibile alle condizioni dettate dall'art.106, comma 11, del d.lgs. 50/2016 che impone di contenere la eventuale proroga del contratto in essere “al tempo strettamente necessario alla conclusione delle procedure necessarie per l’individuazione di un nuovo contraente” senza fissare una durata massima della proroga, che dunque deve ritenersi ammissibile sino a definizione della nuova procedura di affidamento.

 

 

Archiviazione di provvedimento disciplinare

 

Quesito del 26/12/2018

1) Un’assistente amministrativa supplente ha comunicato telefonicamente alla segreteria che non stava bene, ma successivamente non ha informato in merito al numero di giorni di assenza e al codice del certificato medico telematico, che non compariva nella piattaforma Inps. Ho avviato un procedimento disciplinare e la dipendente non si è presentata all’audizione, ma ha inviato copia dell’attestato medico telematico effettivamente emesso per i giorni di assenza. Visto che l’assistente ha giustificato la sua assenza e ora non lavora più in ufficio poiché non ha accettato la proroga della sua supplenza, dispongo l’archiviazione del procedimento?

 

Risposta

Si concorda sull'opportunità di archiviare il procedimento per le motivazioni presenti nel quesito (l’assistente ha giustificato la sua assenza e ora non lavora più in ufficio non avendo accettato la proroga di supplenza).

 

 

Docente vicario del DS: ore eccedenti

 

Quesito del 19/12/2018

Nel mio istituto i docenti della classe di concorso A012 coprono completamente il fabbisogno didattico. Tra i docenti di potenziamento assegnati all’istituto è presente una classe di concorso A012.

Uno dei miei collaboratori è docente di italiano ed ho provveduto a destinarlo integralmente a gestire le questioni organizzative dell’istituto essendo il sottoscritto, tra l’altro, assegnatario di una reggenza fuori provincia. Quindi il docente di potenziamento di italiano ricopre l’intera cattedra del mio collaboratore.

Allo stesso docente collaboratore sono state poi assegnate 1 ora di insegnamento sul corso serale e 2 ore di materia alternativa sul diurno da considerarsi come ore eccedenti.

Il rilievo fattomi dalla Ragioneria è legato alla supposta incompatibilità tra ruolo di collaboratore del dirigente e possibilità di svolgere ore eccedenti.

Premetto che le ore sono state assegnate in ultima battuta dopo aver soddisfatto le richieste di tutti coloro che ne avevano fatto richiesta.

Ringrazio per l’attenzione.

 

Risposta

Si conferma l'illogicità e quindi l'impossibilità di assegnare ore eccedenti al collaboratore vicario esonerato dall'insegnamento, per il quale l'esonero per coadiuvare il DS comporta l'espletamento di compiti e impegni che ne dovrebbero assorbire tutte le energie.

Anche le e annuali circolari ministeriali sulle supplenze lo chiariscono.

 

 

Conferma di supplenza in occasione di vacanze

 

Quesito del 18/12/2018

Un docente titolare è assente da fine Novembre 2018 e ha presentato un certificato medico con continuazione dell'assenza senza interruzioni fino a Domenica-13-Gennaio-2019.

Il contratto del supplente, con scadenza venerdì 21 Dicembre 2018, ultimo giorno di lezioni prima delle feste natalizie, va prorogato comprendendo i giorni di interruzione didattica fino al 11-Gennaio-2019 (insegnante di scuola primaria con settimana corta e quindi con ultimo giorno di
attività didattiche settimanali il venerdì) oppure si deve solo procedere con la conferma del contratto al rientro a scuola da lunedì 07 a venerdì 09 Gennaio?

Sono perplesso se in questo particolare caso (certificato medico che finisce domenica 13 Gennaio e rientro del titolare lunedì 14 Gennaio) sia soddisfatto il requisito di 7 giorni di assenza del docente dopo il primo giorno di rientro dalle vacanze, condizione necessaria per la proroga del contratto del supplente comprensivo del periodo natalizio.

 

Risposta

L'art. 7, commi 4 e 5, del D.M. 131/2007 dispone:

“4. Per ragioni di continuità didattica, ove al primo periodo di assenza del titolare ne consegua un altro, o più altri, senza soluzione di continuità o interrotto solo da giorno festivo o da giorno libero dall’insegnamento, ovvero da entrambi, la supplenza temporanea viene prorogata nei riguardi del medesimo supplente già in servizio, a decorrere dal giorno successivo a quello di scadenza del precedente contratto.

5. Nel caso in cui ad un primo periodo di assenza del titolare ne consegua un altro intervallato da un periodo di sospensione delle lezioni si procede alla conferma del supplente già in servizio; in tal caso il nuovo contratto decorre dal primo giorno di effettivo servizio dopo la ripresa delle lezioni”.

Si ritiene che al caso rappresentato vada applicato la disposizione del comma 5 e pertanto la nomina del medesimo supplente va effettuata dal primo giorno di ripresa delle lezioni senza il pagamento del periodo natalizio di interruzione delle lezioni.

Ciò viene confermato anche dall'art. 40/3 del CCNL/2007, che prevede altre condizioni non presenti nel caso in esame: “qualora il docente titolare si assenti in un'unica soluzione a decorrere da una data anteriore di almeno sette giorni all'inizio di un periodo predeterminato di sospensione delle lezioni e fino a una data non inferiore a sette giorni successivi a quello di ripresa delle lezioni, il rapporto di lavoro a tempo determinato è costituito per l'intera durata dell'assenza. Rileva esclusivamente l’oggettiva e continuativa assenza del titolare, indipendentemente dalle sottostanti procedure giustificative dell’assenza del titolare medesimo. Le domeniche, le festività infrasettimanali e il giorno libero dell'attività di insegnamento, ricadenti nel periodo di durata del rapporto medesimo, sono retribuite e da computarsi nell'anzianità di servizio. Nell’ipotesi che il docente completi tutto l’orario settimanale ordinario, ha ugualmente diritto al pagamento della domenica ai sensi dell’art. 2109, comma 1, del codice civile”.

 

 

Viaggio di istruzione: corso serale e diurno

 

Quesito del 18/12/2018

Avendo il corso serale, è legittimo, previe ovvie delibere degli OO.CC., consentire la partecipazione degli alunni del serale - vista l'età di gran parte di loro - al viaggio d'istruzione organizzato per la classe corrispondente del corso "mattutino"?

Grazie.

 

Risposta

Alle condizioni idicate nel quesito è senz'altro possibile consentire la partecipazione degli alunni del serale al viaggio d'istruzione organizzato per la classe corrispondente del corso diurno.

 

 

Legge 104: preavviso di fruizione

 

Una docente di scuola dell’infanzia, che usufruisce di legge 104 per un famigliare, ha richiesto uno dei tre giorni mensili di permesso, comunicandolo via mail in segreteria la sera precedente rispetto al giorno richiesto, ma ha avvisato la collega di sezione solo il mattino seguente con un messaggio sul cellulare. Poiché doveva svolgere il primo turno in una mono sezione, la circostanza ha creato disagio per la sua sostituzione. Trattandosi di permessi per legge 104, posso richiedere alla docente di comunicare l’assenza con un certo preavviso e di informare tempestivamente la collega di sezione?

 

Risposta

Ai sensi della circolare della Funzione Pubblica n. 13 del 6 dicembre 2010 relativa alle modifiche contenute nell’art. 24 della legge 183/2010, al punto 7 (“Oneri del dipendente interessato ai permessi”), la scuola può chiedere, a corredo dell'istanza opportunamente documentata, che l'interessato presenti una dichiarazione sottoscritta di responsabilità e consapevolezza dalla quale risulti che:

- il dipendente presta assistenza nei confronti del disabile per il quale sono chieste le agevolazioni;

- il dipendente è consapevole che le agevolazioni sono uno strumento di assistenza del disabile e, pertanto, il riconoscimento delle agevolazioni stesse comporta la conferma dell'impegno - morale oltre che giuridico - a prestare effettivamente la propria opera di assistenza;

- il dipendente è consapevole che la possibilità di fruire delle agevolazioni comporta un onere per l'amministrazione e un impegno di spesa pubblica che lo Stato e la collettività sopportano solo per l'effettiva tutela dei disabile.

Ciò precisato, non si ritiene illegittimo richiedere al dipendente di comunicare l’assenza con un certo preavviso e di informare tempestivamente la collega di sezione.

 

 

Sciopero ATA: comportamenti della scuola

 

Quesito del 13/12/2018

Lunedì sciopero ata.

Ho solo 2 collaboratori scolastici in tutta la scuola (sede centrale)

Sono in servizio entrambi al mattino.

Posso fare cambiare ad uno dei due il turno, in modo da garantire apertura della scuola?

Grazie mille.

 

Risposta

In occasione di uno sciopero il DS deve sostanzialmente cercare di contemperare tre esigenze e, sopratutto, tre diritti diversi: a) il diritto dell'utenza al servizio che può essere assicurato nel rispetto del diritto di sciopero dei lavoratori; b) il diritto del personale non scioperante alla prestazione dovuta nella giornata in cui è stato proclamato lo sciopero; c) il diritto di sciopero dei lavoratori che hanno aderito all'astensione dal lavoro legittimamente proclamata dai sindacati (obbligo di astensione da comportamenti lesivi dei diritti sindacali).

I riferimenti normativi sono costituiti dalla legge 146/1990 e successiva modificazione e, in particolare per il comparto scuola, dall'allegato al CCNL del 26/05/1999.

Alla luce di tale normativa, nonché dei prevalenti orientamenti giurisprudenziali, si ritiene che, come per i docenti, anche per il personale ATA sia consentita la riorganizzazione del servizio dei non scioperanti, rimodulando l’orario di servizio e solo per le ore di servizio previste per quel giorno da ciascuno di loro. Essa è riconosciuta legittima (ovvero non comportante comportamento antisindacale) da un costante orientamento giurisprudenziale (in ultimo Corte di Cassazione, Sez. lavoro, sentenza 15782 del 19/07/2011).

E' pertanto possibile fare cambiare ad uno dei due collaboratori scolastici il turno, in modo da garantire apertura e chiusura della scuola.

 

 

Supplenze: pagamento del sabato e della domenica

 

Quesito del 10/12/2018

Il quesito riguarda un dubbio di una assistente amministrativa molto precisa. Contratti stipulati su assenze temporanee quali malattia (da lunedì al sabato) o su astensione obbligatoria con scadenza nella giornata di domenica.

Considerando che la scuola deve nominare per il tempo strettamente necessario, i contratti si devono interrompere il venerdì con pagamento del sabato e della domenica o devono seguire l'assenza e quindi comprendere il sabato e domenica come servizio?

 

Risposta

L’art. 40/3 del CCNL/2007 prevede che “le domeniche, le festività infrasettimanali e il giorno libero dell'attività di insegnamento, ricadenti nel periodo di durata del rapporto medesimo, sono retribuite e da computarsi nell'anzianità di servizio. Nell’ipotesi che il docente completi tutto l’orario settimanale ordinario, ha ugualmente diritto al pagamento della domenica ai sensi dell’art. 2109, comma 1, del codice civile”.

La disposizione trova applicazione anche nel caso in cui un docente a tempo determinato abbia completato l’orario settimanale ordinario sulla base di due o più contratti nella stessa scuola o in istituti diversi.

Pertanto il contratto deve comprendere il sabato e la domenica, con il relativo pagamento, qualora il supplente abbia completato tutto l’orario di servizio settimanale.

Il dato oggettivo è rappresentato dal fatto che la retribuzione del sabato e della domenica è subordinata al completamento dell’orario settimanale ordinario, indipendentemente da dove sia stato svolto. Per orario settimanale ordinario si intende quello previsto dal CCNL/2007 art. 28, cioè diciotto, ventiquattro o venticinque ore a seconda dell'ordine e grado di scuola.

 

 

Supplenti: convalida titoli

 

Quesito del 10/12/2018

Mi trovo alle prese con una convalida titoli per una collaboratrice scolastica a T. D. che ha ricevuto un incarico di supplenza come assistente amministrativa fino al 31 agosto.

La signora, in fase di inserimento nelle graduatorie di terza fascia ha dichiarato dei servizi, in qualità di docente, presso il C.I.O.F.S.- FP (Centro Italiano Opere Femminili Salesiane), ente convenzionato ed accreditato presso la Regione Basilicata fino al 2015.

Le chiedo se tale servizio può essere considerato valido secondo l'allegato A (tabella di valutazione dei titoli) al DM 640 del 30/08/2017.

 

Risposta

L'allegato A (tabella di valutazione dei titoli) al DM 640 del 30/08/2017, al punto F delle Avvertenze prevede: “F Qualora il servizio sia stato prestato in scuole non statali paritarie, in scuole dell'infanzia non statali autorizzate, in scuole parificate, convenzionate, sussidiarie o sussidiate, se istruzione secondaria o artistica in scuole non statali pareggiate, legalmente riconosciute, il punteggio assegnato al servizio è ridotto alla metà. Tale servizio non costituisce requisito di accesso”.

Poiché il servizio dichiarato è stato prestato presso un ente accreditato presso la Regione Basilicata, esso è da considerare valutabile se prestato prima del 2015.

 

 

Diritti della madre lavoratrice

 

Quesito del 10/12/2018

Docente di scuola dell'infanzia a casa per maternità. Terminata l'obbligatoria chiede di poter usufruire di estensione del congedo di maternità per allattamento per rischio biologico. Ho già interrogato l'RSPP il quale mi ha risposto che la docente non ne ha diritto (come riportato sul DVR). La docente lavora su posto comune ed in una scuola dell'infanzia non sono presenti agenti chimici... che possano interferire con l'allattamento. Ha comunque inviato la richiesta all'ispettorato del Lavoro, il quale ha chiesto chiarimenti alla scuola. La signora non demorde e chiede eventualmente (ne ha diritto?) la destinazione ad altre mansioni. Ma non finisce qui... perché, se destinata ad altra mansione, chiede di poter usufruire delle ferie maturate e non godute, perché in obbligatoria.

 

Risposta

L’incompatibilità tra lavoro post partum e allattamento può dipendere da vari fattori: agenti fisici. biologici, chimici, ecc.

Un caso particolare è presente nella scuola dell'infanzia: le maestre possono essere a rischio di agenti biologici (stando a contatto con bambini affetti ad esempio da malattie infettive).

Il datore può concordare con la lavoratrice mansioni diverse per questo periodo.

Se destinata ad altra mansione, può fruire legittimamente delle ferie maturate e non godute, essendo in maternità obbligatoria.

 

 

Assenza per malattia: tempistica della comunicazione

 

Quesito del 2/12/2018

In caso di assenza per malattia, entro quanto tempo un dipendente deve comunicare in segreteria il codice del certificato medico telematico?

 

Risposta

In generale, il comportamento che il dipendente deve tenere durante la malattia va improntato al dovere della diligenza. In questo senso è l’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione con sentenza del 14/05/1997.

Il dovere di diligenza consiste nel comunicare tempestivamente (cioè nella stessa giornata in cui si è verificato l'evento) l’assenza, corredata dal codice del certificato medico telematico, per consentire l’effettuazione della visita di controllo con la garanzia della reperibilità al domicilio e per permettere alla scuola di provvedere alla sostituzione dell'interessato.

 

 

Docenti: pagamento ore aggiuntive

 

Quesito del 2/12/2018

Per il pagamento delle ore aggiuntive del personale docente si fa riferimento alle quote di 17,50 euro per ore funzionali e di 35 euro per ore di docenza. Ma nel precedente contratto 2006/09, tabella 5, è riportato l’ulteriore importo di 50 euro per il pagamento di ore aggiuntive dei docenti per i corsi di recupero. Occorre attenersi a quest’ultimo importo per i progetti di recupero (per i quali ho sempre attribuito fin ora la quota oraria di 35 euro)?

 

Risposta

Si conferma che la tab. 5 allegata al CCNL/2007 prevede € 35,00 per compensare le ore aggiuntive di insegnamento, € 17,50 per le ore aggiuntive non di insegnamento e € 50 per le ore aggiuntive corsi recupero.

Sul tema l’art. 10 dell’O.M. 92 del 2007 aveva disposto che gli interventi didattico-educativi di sostegno e recupero costituiscono attività aggiuntiva di insegnamento sia nel caso in cui siano svolti all’interno del calendario scolastico delle lezioni, sia nel caso in cui abbiano luogo al di fuori di detto periodo.

In merito al compenso orario da corrispondere per tali attività si precisa che l'art. 88 comma 2 lett. b del CCNL/2007 stabiliva che le ore aggiuntive di insegnamento dei docenti della scuola, “oltre l’orario obbligatorio di insegnamento e fino ad un massimo di 6 ore settimanali, di interventi didattici volti all’arricchimento e alla personalizzazione dell’offerta formativa, con esclusione delle attività aggiuntive di insegnamento previste dall’art. 70 del CCNL del 4 agosto 1995 e di quelle previste dal precedente art. 86” sono retribuite con un compenso stabilito tabella 5 allegata al contratto.

Tale tabella che, come detto, prevede una tariffa di € 50,00 per “ore aggiuntive corsi di recupero” e di € 35,00 per “ore aggiuntive di insegnamento” è stata oggetto di intenso dibattito da parte dei dirigenti scolastici e degli esperti.

L'orientamento prevalente è di retribuire nella misura oraria di € 50,00 l'attività didattica prestata esclusivamente nei corsi di recupero dei debiti tenuti in applicazione del D.M. 80/2007 e dell'O.M. 92/2007, svolti sia in corso d’anno sia nel periodo estivo.

Tutta la restante attività didattica di sostegno e recupero breve (sportelli didattici, interventi personalizzati, percorsi di studio assistito, ecc.), non avente le caratteristiche proprie di un "corso di recupero" (durata, numero degli studenti, prove finali, ecc.), va retribuita nella misura massima di € 35,00.

 

 

L’iter procedurale per l’intitolazione di una scuola…

 

Quesito del 2/12/2018

Qual è la procedura corretta per l’intitolazione a una persona autorevole del passato di un plesso dell’istituto?

 

Risposta

Di norma il plesso di un istituto conserva l'intitolazione della sede principale, con l'aggiunta “sede/sezione staccata”.

Per completezza di informazione, qui di seguito viene esposto l'iter procedurale per l'intitolazione di una scuola o il suo mutamento. Esso è stato stabilito dalla CM 12.11.1980 n. 313 (“Intitolazione di scuole, di aule scolastiche e di locali interni alle scuole”), che resta tuttora valida.

Detta circolare prevede che l'intitolazione può essere riferita soltanto a persone decedute, ai sensi dell'art. 3 della legge 23 giugno 1927, n. 1188.

Essa esamina due casi:

a) Intitolazione a persone decedute da oltre 10 anni.

L'intitolazione della scuola viene deliberata dal consiglio di istituto, sentito il collegio dei docenti.

La circolare prevedeva che la deliberazione venisse successivamente inviata al Provveditore agli studi, che acquisisce le valutazioni del Prefetto e della Giunta comunale.

Si ritiene che, ai sensi dell'art. 14 del DPR 275/1999, debba essere il Dirigente scolastico ad acquisire direttamente tali valutazioni e se esse sono favorevoli egli stesso emani il decreto di intitolazione inviandolo poi integralmente al Ministero (Direzioni Generali, Ispettorati e Servizio competenti) e agli Uffici scolastici periferici.

Se le valutazioni del Prefetto e della Giunta comunale, o anche una sola di esse, non fossero favorevoli, il consiglio di istituto riesamina la decisione.

Se quest'ultimo conferma la propria deliberazione, il Dirigente emana il decreto di intitolazione, a meno che, sentiti nuovamente il Prefetto e la Giunta comunale, non ravvisi elementi di particolare gravità (ad es. intitolazione a persona che, per fatti compiuti in violazione della legge penale e dell'ordine costituzionale, sia suscettibile di determinare nella scuola o fuori della scuola, elementi di turbativa per la convivenza civile) tali da indurre il consiglio di istituto a sostituire il nominativo.

Nell'ipotesi in cui il consiglio di istituto intenda, in caso di valutazione contraria del Prefetto o della Giunta comunale (o di entrambi), sostituire la persona a cui intitolare la scuola, dovrà essere ripresa dall'inizio la procedura stabilita dalla circolare medesima.

b) Intitolazione a persone decedute da meno di 10 anni.

Valgono le stesse disposizioni indicate nella precedente lett. a), con le variazioni seguenti: il Dirigente scolastico, acquisita la valutazione della Giunta comunale, interessa il Prefetto (inviandogli la documentazione completa) che riferisce al Ministero dell'Interno - Direzione Generale dell'Amministrazione civile. Il Ministero dell'Interno, valutata la fattispecie, comunica al Prefetto le proprie determinazioni. Il Prefetto provvede a comunicare le decisioni del Ministero dell'Interno al Dirigente scolastico.

Questi, qualora il Ministero dell'Interno abbia concesso la deroga prevista dall'art. 4, ultimo comma, della Legge 23 giugno 1927, n. 1188, emana il decreto di intitolazione.

Pareri facoltativi

Il Dirigente scolastico può acquisire il parere della Deputazione di storia patria o (dove questa manchi) della Società storica del luogo o della Regione e della Sovrintendenza ai beni culturali e ambientali.

In tal caso, copia del parere è inviata al Prefetto unitamente alla richiesta di valutazione sulla intitolazione deliberata dal consiglio di istituto.

 

Servizio di cassa: affidamento

 

Quesito del 1/12/2018

         L'Istituto da me diretto in data 17.10.2018 ha avviato la procedura per l'affidamento del servizio di cassa, per il quadriennio 2019-2022, secondo quanto previsto dalla normativa allora vigente.

         A oggi si è proceduto con la proposta di aggiudicazione all'istituto bancario risultante 1° classificato e si stanno espletando i controlli previsti dal D.Lgs 50/2016.

         Considerato che, con nota Prot. N. 24078 del 30.11.2018, è pervenuta alle istituzioni scolastiche la nuova procedura di "Affidamento del servizio di cassa, ai sensi dell'art. 20, commi 3 e 5 del Decreto Interministeriale 28 agosto 2018, n. 129, avente ad oggetto il “Regolamento recante istruzioni generali sulla gestione amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell'articolo 1, comma 143, della legge 13 luglio 2015, n. 107, Trasmissione Schema di convenzione e Schemi di atti di gara”, le chiedo se l'istituzione scolastica possa legittimamente procedere alla stipula della convenzione di cassa, secondo la procedura seguita precedentemente, o debba effettuare in autotutela l'annullamento di quanto espletato per avviare una nuova procedura, secondo le appena pervenute indicazioni, che le allego alla presente.

         La ringrazio per l’attenzione.

        

         Risposta

         Poiché la scuola ha già a tuo tempo avviato la procedura per l'affidamento del servizio di cassa per il quadriennio 2019-2022 secondo la previsione normativa al momento vigente e ha già proposto l'aggiudicazione all'istituto bancario risultante 1° classificato, mentre si stanno soltanto più espletando i controlli previsti dal D.Lgs 50/2016, si ritiene necessario concludere con tale istituto l'aggiudicazione, escludendone l'annullabilità in autotutela.

         Le norme successive in merito, quale la Nota prot. n. 24078 del 30 novembre 2018 citata nel quesito, hanno valore per le iniziative da porre in essere dal momento della loro pubblicazione, non sono retroattive e non comportano l'annullabilità di atti posti in essere in osservanza di disposizioni precedenti nemmeno con il pretesto dell'autotutela.

In caso contrario si rischia un ricorso dell'istituto bancario 1° classificato non facilmente sostenibile e dall'esito prevedibilmente infausto.

 

L'accompagnare gli studenti in viaggi di istruzione all'estero non è per il docente esercizio di libera professione

 

Quesito del 26/11/2018

Nella mia scuola un'insegnante di lingue accompagna ogni estate un gruppo di studenti per un viaggio studio in Inghilterra. Essendo una attività indipendente dalla scuola il dirigente ha richiesto all'insegnante di presentare domanda di autorizzazione per svolgimento attività di libera  professione. L'insegnante sostiene che essendo una attività occasionale (svolta solo una volta all'anno), non sia necessaria alcuna autorizzazione.

Chi ha ragione?

Grazie anticipatamente.

 

Risposta

Va premesso che che il divieto per il personale docente, direttivo e ispettivo di esercitare attività commerciale, industriale e professionaldee previsto dall’art. 508, comma 10 del D.Lgs. 297/1994, trova un’unica eccezione nel comma 15 dello stesso articolo, che consente al personale docente l’esercizio della libera professione purché non sia di pregiudizio alla funzione docente (comprensiva di tutte le attività ad essa riferite), sia pienamente compatibile con l'orario di insegnamento e di servizio e sia esplicata previa autorizzazione del capo di istituto.

La libera professione è un’attività svolta in maniera autonoma, a livello professionale, normalmente per più committenti.

L’attività in parola dev’essere riconducibile alla regolazione giuridica della “professione intellettuale” di cui agli artt. 2229 e seg. del codice civile che attribuiscono alla legge stabilire quali siano le professioni intellettuali per il cui esercizio è necessaria l’iscrizione in appositi albi o elenchi, previo iter formativo stabilito dalla legge e superamento di un esame di abilitazione.

Tuttavia, per svolgere la gran parte delle libere professioni non è richiesto l'iscrizione ad un albo professionale. Infatti, le cosiddette "attività riservate" a soggetti iscritti in albi o collegi sono precisamente indicate dalle leggi e costituiscono un elenco limitato rispetto al vasto campo di servizi professionali centrati sull'apporto intellettuale.

Quando si iscrive a un albo professionale, il libero professionista diventa "professionista protetto" o appartenente al sistema ordinistico.

Con la legge 14 gennaio 2013, n. 4 sono state disciplinate le professioni non regolamentate.

La richiesta dei docenti all'esercizio della libera professione va presentata e autorizzata ogni anno.

Infatti, poiché le situazioni individuali dei docenti possono mutare come pure le necessità della scuola, è bene che l'autorizzazione ad esercitare la libera professione venga rilasciata annualmente dietro richiesta dei docenti interessati. E' opportuno, anzi, che la circostanza venga disciplinata nel regolamento di istituto.

Una volta ricevuta la richiesta scritta dal docente, al Dirigente compete l’onere di autorizzarla per iscritto indicando che essa viene concessa ai sensi dell’art. 508, comma 15 del D.Lgs. 297/94, alla condizione cioè che non sia di pregiudizio all’assolvimento di tutte le attività inerenti alla funzione docente e sia compatibile con l’orario di insegnamento e di servizio.

Tutto ciò premesso, si ritiene tuttavia che l'accompagnare gli studenti in viaggi di studio all'estero, anche se effettuato tutti gli anni, non costituisca esercizio di libera professione, ma lo svolgimento di attività aggiuntive previste dall'art. 30 del CCNL/2007 e dall'art. 28 del CCNL del Comparto Istruzione e Ricerca triennio 2016-2028, per il cui esercizio è previsto soltanto il benestare del DS.

 

 

Richiesta di visita medica collegiale

 

Quesito del 22/11/2018

Ho assunto una docente inserita in GAE con riserva su posto annuale al 30.6. La signora, come molti altri, ha "tirato fuori dal cassetto" un diploma magistrale dopo tanti anni ed è perciò alla prima esperienza.
Presenta evidenti difficoltà, è molto lenta, ha problemi di orientamento nello spazio e nel tempo, non ha la minima idea degli ordinamenti e dell'organizzazione della scuola attuale (ha chiesto alla collega di classe V come stesse preparando gli alunni all'esame...). L'impressione è che assuma psicofarmaci o abbia qualche altro problema di tipo psichico.

Provando a colloquiare con lei sull'esperienza di questi mesi non mostra alcuna consapevolezza dei suoi limiti. La gestione della classe è nulla, si occupa di un alunno per volta e non si rende conto dei pericoli cui possono incorrere gli allievi (classe prima scuola primaria) a causa di una sorveglianza poco puntuale. Ho avviato un procedimento disciplinare (è uscita a prendere un caffè in orario di servizio, mentre gli alunni erano in palestra con un esperto esterno e l'insegnante di sostegno), ma temo che una sanzione non la tocchi più di tanto.

Che posso fare?

Sto verbalizzando le osservazioni che faccio e pensavo di fargliele controfirmare.

Visita medico collegiale? Richiesta visita ispettiva? E come la metto con il fatto che io non potrei

andare a osservarla in classe?

Scusate ma sono proprio demoralizzata, perchè questi problemi si aggiungono alla mole di lavoro che ogni dirigente affronta quotidianamente.

Grazie.

Risposta

La situazione prospettata è veramente demoralizzante. Tuttavia occorre porvi un argine per tutelare i diritti degli alunni a un insegnamento efficace. Esaminiamo le varie proposte indicate nel quesito.

Com'è noto, la visita medica collegiale va richiesta per stabilire l'idoneità al servizio di un dipendente.

La richiesta va indirizzata alla Commissione medica di verifica (CMV) operante presso le sedi decentrate del MEF. Così prevede il Decreto del Ministero dell’economia e delle Finanze del 12/02/2004, commentato dalla Circolare del MEF n. 426 del 26/04/2004. La circostanza è stata ancora fatta oggetto di ulteriore circolare del MEF n. 868 del 20/01/2009.

La visita medica collegiale mira a stabilire la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro o dei requisiti fisici temporanei e/o permanenti di idoneità allo svolgimento della funzione.

Competente a richiederla è il dirigente scolastico, ai sensi dell'art. 14 del DPR 275/1999. Della richiesta va informato il dipendente, con l’avvertenza esplicita che potrà farsi assistere da un sanitario di sua fiducia.

La richiesta va accompagnata da un riepilogo delle assenze per malattia dell’ultimo triennio e da idonea, documentata relazione, che fornisca tutti gli elementi utili alla CMV per porre una corretta diagnosi e assumere un provvedimento conseguente.

La visita ispettiva consiste invece in verifiche e ispezioni concernenti specifiche situazioni disposte dal Ministro e dagli uffici periferici dell’Amministrazione scolastica.

Cosa consigliare nel caso prospettato?

Considerata la necessità di assicurare all'utenza un servizio efficace, si ritiene necessaria la richiesta di visita medica collegiale tesa a stabilire l'idoneità al servizio della docente, da richiedere con le modalità indicate in precedenza.

 

 

Indennità di direzione spettante al DSGA e al suo sostituto

 

Quesito del 22/11/2018

Sono assistente amm.va e incaricata DSGA dall'USP di .......... su posto vacante presso un Istituto Comprensivo Statale di ..........

Vorrei sapere come fare per recuperare l'indennità di direzione parte fissa spettante al DSGA
incaricato per a.s. 2016/2017 e a.s. 2017/2018 in quanto per buona fede non li ho conteggiati e quindi non percepiti. Questo a.s. 2018/2019 li  ho calcolati insieme all'indennità di Direzione parte variabile e le RSU non sono d'accordo in quanto dicono che la parte fissa spetti solo ai DSGA di ruolo.

Qual è la  normativa in merito?

 

Risposta

La premessa è che l'art. 56 del CCNL/2007 prevede che ai DSGA delle scuole di ogni ordine e grado e delle istituzioni educative è corrisposta un’indennità di direzione come nella misura prevista dalla Tabella 9.  La stessa indennità è corrisposta, a carico del fondo di cui all’art. 88, comma 2, lettera i), al personale che, in base alla normativa vigente, sostituisce la predetta figura professionale o ne svolge le funzioni. 

L’indennità di direzione si compone di una parte fissa, corrisposta dalla Direzione provinciale del Tesoro (DPT) unitamente alla retribuzione principale sulla partita di spesa fissa dei dsga, e di una parte variabile a seconda della tipologia dell’istituzione scolastica presso la quale il dsga presta servizio.

I parametri per il calcolo dell’indennità di direzione sono contenuti nella Tabella 9, come rideterminata in sede di sequenza contrattuale del personale ata di cui all’art. 62 del CCNL.

Già la nota MIUR Prot. n. 10773 dell’11 novembre 2010 aveva stabilito che l’indennità di direzione al sostituto del DSGA, sia nella parte fissa che in quella variabile, è a carico del fondo dell’istituzione scolastica.

 La Circolare della Ragioneria Generale dello Stato 7 dicembre 2012, n. 104476 ha precisato che:

- l'indennità di direzione, parte fissa, all'assistente amministrativo che sostituisce, oppure sia incaricato od utilizzato per l'intero anno scolastico nella funzione di direttore dei servizi generali ed amministrativi, compete a carico del fondo di istituto ed il relativo controllo amministrativo contabile è di competenza dei revisori dei conti dell'istituzione scolastica;

- l'indennità di funzioni superiori a carico del MEF spetta solo per gli incarichi annuali su posto di DSGA vacante e disponibile o comunque solo disponibile entro il 31 dicembre; viene escluso quindi che a tale compenso possa accedere il personale che eserciti una sostituzione temporanea;

- la predetta indennità di funzioni superiori è pari, complessivamente, al differenziale retributivo, individuato tra il valore iniziale delle posizioni stipendiali del Direttore dei servizi generali ed amministrativi e dell'Assistente amministrativo; naturalmente, il personale beneficiario della 1^ e della 2^ posizione economica, ex art. 2 della sequenza contrattuale ai sensi dell'art. 62 del CCNL 29 novembre 2007, sottoscritta il 25 luglio 2008 (c.d. compenso per la valorizzazione professionale ATA), percepirà l'emolumento in parola, detratte le somme a quel titolo corrisposte, in quanto l'indennità per funzioni superiori già remunera e valorizza le ulteriori responsabilità assunte dall'assistente amministrativo;

- l'indennità per l'espletamento di funzioni superiori (dalla quale, come detto, detrarre l'eventuale emolumento percepito in base alla posizione economica orizzontale) va liquidata mensilmente agli Conseguentemente è acclarato che l'indennità di direzione, parte fissa e parte variabile, spetta anche al DSGA che sostituisce il titolare, a carico del fondo d'istituto.

Quanto agli emolumenti dovuti ma non corrisposti a tuo tempo, si ritiene sia nelle facoltà del Consiglio di Istituto, su proposta del D.S., disporne la liquidazione sia per la parte fissa che per la variabile, ai sensi della nota MIUR 10773/2010 dianzi citata

 

Comitato di valutazione: elezioni

 

Quesito del 18/11/2018

Come è noto l'art. 129 c.2. della Legge 107 del 2015 afferma che il Comitato di valutazione ha durata di tre anni scolastici. Pertanto occorre rieleggerlo obbligatoriamente ora all'interno del Collegio docenti e del Consiglio di Istituto per la propria competenza o occorre attendere le Linee guida che dovevano uscire?

 

Risposta

Si conferma che l'art. 129 della legge 107/2015 dispone che “Dall'inizio dell'anno scolastico successivo a quello in  corso alla data di entrata in vigore della presente  legge [cioè 16/7/2015], l'articolo  11 del testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, è sostituito dal seguente...”.

Si omettono le indicazioni successive.

Poiché il Comitato ha durata di tre anni scolastici, dal 1/9/2018 è trascorso il triennio di durata del Comitato di valutazione in essere.

Dalla stessa data si deve quindi dar luogo alla nuova nomina dello stesso attenendosi alle disposizioni contenute nei successivi commi dell'art. 129 citato, senza dover attendere eventuali linee guida in merito.

 

 

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Uso del mezzo proprio

 

Quesito del 18/11/2018

In questo istituto comprensivo dovremmo attivare un progetto di istruzione domiciliare con un
alunno disabile che sarà allettato a casa per un periodo di circa due mesi.
Famiglia e docente di sostegno sono d'accordo all'attivazione dell'istruzione domicilare per un paio di giorni alla settimana. Il consiglio di Istituto ne è informato e nel PAI della scuola si parla della possibilità di attivare percorsi di istruzione domiciliare.

Il dubbio mi sorge rispetto al fatto che il bambino abita in un altro comune di residenza rispetto a dove è collocata la scuola e l'insegnante dovrà utilizzare il mezzo proprio per recarsi al domicilio dell'alunno.
Non ci sono mezzi pubblici che possano essere utilmente utilizzati.

Considerando il tragitto dalla scuola alla residenza dell'alunno, posso essere garantita che tale percorso, qualora la docente incappasse in un incidente, sia coperto dall'assicurazione?

 

Risposta

A seguito dell'entrata in vigore dell’articolo 6, comma 12 del decreto legge n. 78 del 2010, convertito dalla legge n. 122 del 2010, che ha disapplicato gli articoli 15 della legge n. 836 del 1973 e 8 della legge 417 del 1978, l'uso del mezzo proprio può essere autorizzato ai soli fini della copertura assicurativa, con esclusione di qualsiasi indennità a titolo di rimborso spese.

Ciò è espressamente previsto dalla circolare MEF Dipartimento della RGS – I.G.O.P. - n. 36 del 22/10/2010.

Pertanto, la docente in questione non ha diritto ad alcun rimborso dalla Pubblica Amministrazione delle spese sostenute per l'uso del mezzo proprio, né possono esserle rimborsate quelle eventualmente sostenute per riaversi dall'incidente occorsole.

 

 

 

 

Bonus docenti

 

Quesito del 16/11/2018

Quesiti in merito al bonus merito dell'a.s. 2017/18 alla luce delle note ARAN prot. 13929 del 2018 e di quella di precisazioni del 29 /08/18:
- il bonus 2017/18 va quindi contrattato con le rsu? Dalle vecchie o nuove RSU?
- il bonus 2017/18 va distribuito solo ai docenti di Ruolo o anche ai docenti NON di ruolo?

Risposta

Si conferma che l’ARAN il 29 agosto 2018 ha pubblicato la nota n. 15209 a proposito della contrattazione integrativa sui criteri generali per la determinazione del bonus merito, rettificando la precedente nota n. 13929 del 13 luglio.

In tale nota si afferma che anche per l’anno scolastico 2017-2018 deve essere avviata la contrattazione sui criteri generali per l’erogazione del bonus, contrariamente a quanto affermato nella nota precedente.

A queste disposizioni il Dirigente Scolastico deve attenersi per l’attuazione degli incombenze derivanti da quanto previsto nei commi 126 e 127 della L. 107/2015 e dall’art. 40 del CCNL/2018.

Peraltro con le RSU si contrattano esclusivamente i criteri generali per l'erogazione del bonus. In un'informazione successiva vengono loro comunicati i soli nominativi dei docenti destinatari del bonus e non anche gli importi erogati ai singoli.

Le RSU interessate sono quelle in essere nell'anno cui si riferisce il bonus.

In merito ai fruitori del bonus va precisato che il comma 128 dell’articolo 1 della legge 107/2015 prevede che “La somma di cui al comma 127, definita bonus, è destinata a valorizzare il merito del personale docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e ha natura di retribuzione accessoria”.

Pertanto solo i docenti di ruolo, IRC compresi, possono accedere al bonus in questione e non anche quelli non di ruolo.

 

 

Aspettativa ed esercizio di altro lavoro

 

Quesito del 10/11/2018

Una docente scuola primaria mi ha chiesto aspettativa per motivi personali (già l'anno scorso l'aveva richiesta alla precedente ds, interrompendo a natale e poi ripartendo nuovamente sino a giugno).

Io l'ho concessa.

Ora mi chiede autorizzazione ad esercitare altro lavoro (attività sporadica di formatrice a docenti).

Mi sorge il dubbio...

Può fruire di quanto tempo di aspettativa (mi pare 2 anni e mezzo su 5)?

E devo autorizzarla a svolgere attività sporadica o no, visto che non lavora e quindi non interferisce con attività lavorativa?

 

Risposta

Va premesso che l’art. 18 del CCNL/2007 recita:

“1. L'aspettativa per motivi di famiglia o personali continua ad essere regolata dagli artt. 69 e 70 del T.U. approvato con D.P.R. n. 3 del 10 gennaio 1957 e dalle leggi speciali che a tale istituto si richiamano. L'aspettativa è erogata dal dirigente scolastico al personale docente ed ATA. 

L'aspettativa è erogata anche ai docenti di religione cattolica di cui all'art. 3, comma 6 e 7 del D.P.R. n. 399/1988, ed al personale di cui al comma 3 dell'art. 19 del presente CCNL, limitatamente alla durata dell'incarico. 

2.Ai sensi della predetta norma il dipendente può essere collocato in aspettativa anche per motivi di studio, ricerca o dottorato di ricerca. Per gli incarichi e le borse di studio resta in vigore l'art. 453 del D.P.R. n. 297 del 1994.

3. Il dipendente è inoltre collocato in aspettativa, a domanda, per un anno scolastico senza assegni per realizzare, l’esperienza di una diversa attività lavorativa o per superare un periodo di prova.”

L’aspettativa in questione può essere richiesta senza soluzione di continuità o per periodi frazionati.

- Se fruita senza soluzione di continuità, non può avere una durata superiore a 12 mesi.

- Se fruita per periodi spezzettati o frazionati non può superare in ogni caso, nell’arco temporale di un quinquennio, la durata massima di due anni e mezzo (30 mesi).

Il docente in aspettativa conserva lo status di dipendente della P.A. e conseguentemente è soggetto a tutti gli oneri che ne derivano, salvo quello della prestazione del servizio. Egli pertanto è anche soggetto al regime delle incompatibilità che vincolano i pubblici dipendenti, che sono regolate dall'art. 60 del TU 3/1957, nonché dall'art. 53 del D.Lgs. 165/2001 e dall'art. 508 del D.Lgs. 297/1994.

In specie l'art. 53 del D.Lgs. 165/2001 prevede che gli incarichi retribuiti conferiti ai pubblici dipendenti devono essere previamente autorizzati dall'Amministrazione di appartenenza. Tali incarichi sono quelli, anche occasionali, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, per i quali è previsto, sotto qualsiasi forma, un compenso.

Tra queste rientra anche il dovere della richiesta di autorizzazione a svolgere altro lavoro o ad esercitare altre attività come quella di formatrice docenti.

 

 

Supplenze: uso delle graduatorie di istituto

 

Quesito del 10/1172018

Un tecnico di laboratorio della scuola ha preso un'aspettativa art. 59 fino al 31 Agosto 2019 per insegnare presso un'altra Istituzione Scolastica.

Nel chiamare il supplente per un contratto fino al 30 Giugno 2019 (giusto?) si deve convocare a partire dalle graduatorie provinciali che però sono state esaurite al momento delle nomine di fine settembre perché il posto si è reso libero successivamente (fine ottobre), oppure si deve far riferimento unicamente alle graduatorie di istituto?

 

Risposta

Trattandosi di nomina di un supplente fino al 30 giugno da parte della scuola, le graduatorie di riferimento sono esclusivamente quelle di istituto, da conferire ai sensi dell'art. 7 del  Regolamento adottato con D.M. n. 131 del 13 giugno 2007, come richiamato dalla nota MIUR 0037381 del 29-08-2017 contenente le Istruzioni e indicazioni operative in materia di supplenze al personale docente, educativo ed A.T.A. per l'a.sc. 2017/2018.

 

 

I diritti del dirigente sindacale

 

Quesito del 9/11/2018

Una docente è stata nominata dal sindacato....... dirigente sindacale di tipo terminale associativo.

Le chiedo, in sede di contrattazione, quali diritti ha?

L'interessata sostiene di potere votare.

Quali sono i riferimenti di legge cui mi posso riferire?

 

Risposta

L'ARAN, “Orientamenti applicativi RS148: Il dirigente del terminale associativo partecipa alle trattative?” precisa: “Vale la pena di chiarire ulteriormente la figura del terminale associativo. I dipendenti ad esso addetti sono considerati dirigenti sindacali a tutti gli effetti dall’art. 10 del CCNQ del 7 agosto 1998, purché nominati dalle organizzazioni sindacali rappresentative, ma la natura di mera struttura organizzativa non assegna loro un potere contrattuale. In tal senso, affinché il terminale associativo possa partecipare ai tavoli negoziali della contrattazione integrativa, occorre che lo stesso sia anche formalmente accreditato quale componente della delegazione trattante da parte della organizzazione sindacale titolata”.

Il sindacato in questione ha firmato il CCNL Istruzione e Ricerca sottoscritto il 19 aprile 2018 e pertanto gode dei diritti conseguenti, tra i quali l'espressione del voto nella contrattazione di istituto.

Tuttavia, poiché la vostra docente possa godere di questi diritti deve essere formalmente accreditata allo scopo dal sindacato di appartenenza

 

 

Istruzione parentale: esami di idoneità

 

Quesito del 6/11/2018

Nella mia attuale sede di lavoro a partire dall’anno in corso vi è un alunno di 14 anni in istruzione parentale da più anni ormai. Anche quest’anno la famiglia ha presentato comunicazione di assolvere

all’obbligo scolastico del proprio figlio attraverso l’istruzione parentale. Controllando la documentazione agli atti dell’Istituto ho verificato che l’ultimo esame sostenuto dall’alunno risale al 2013/2014 ed attesta l’idoneità alla classe quarta primaria. Negli anni successivi ci sono stati vari tentativi di far sottoporre l’alunno ad esame di idoneità da parte della scuola, ma i vari esami programmati non sono mai stati svolti, per lo più perché l’alunno non si è presentato, motivando ciò per problematiche di salute attestate dal medico di base.

Quando sono venuta a conoscenza della situazione illustrata ho convocato i genitori invitando anche il sindaco per comprendere meglio la situazione.

I genitori solo ora sembra siano disposti a far sostenere un esame di idoneità al proprio figlio.

Vorrei sapere:

- se a parer suo, data la situazione, anche al fine di verificare la situazione scolastica dell’alunno, posso far svolgere l’esame di idoneità in corso d’anno oppure necessariamente vanno rispettati i tempi stabiliti per norma;

- se è più opportuno sottoporre l’alunno a una verifica generale, tramite colloquio, per poi programmare l’esame a fine anno: giugno;

- se, data l’età, la preparazione lo consentisse è possibile fare un esame unico di idoneità alla prima classe di scuola secondaria e quindi verificare le competenze delle due classi ossia quarta e quinta primaria;

- se è il caso di segnalare a chi di competenza da subito il mancato assolvimento dell’obbligo dato che non vi sono stati accertamenti tramite esame da vari anni.

 

Risposta

In merito al tema trattato pare necessario fare una premessa di ordine generale.

Le annuali circolari che disciplinano le iscrizioni hanno sempre richiamato l’attenzione sui comportamenti che devono essere tenuti dai genitori che intendono avvalersi dell'istruzione parentale. Citando la più recente, relativa alle iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2018/2019 (Nota MIUR 14659 del 13/11/2017) essa dispone al punto 4.2 per la scuola primaria

“Al fine di garantire l’assolvimento dell’obbligo di istruzione, i genitori che intendono avvalersi dell’istruzione parentale presentano specifica dichiarazione direttamente alla scuola primaria statale viciniore, dimostrando di possedere le competenze tecniche e i mezzi materiali per provvedere, in proprio o mediante frequenza di una istituzione non statale non paritaria, all’istruzione dell’alunno. Sulla base di tale dichiarazione, il dirigente dell’istituzione scolastica prende atto che l’assolvimento dell’obbligo di istruzione viene effettuato mediante l’istruzione parentale, comunicando, altresì ai genitori che, prima dell’inizio delle lezioni del successivo anno scolastico, l’alunno dovrà sostenere il prescritto esame di idoneità alla classe seconda”.

La circolare tratta allo stesso modo l'eventuale iscrizione alla scuola secondaria di primo grado (punto 4.3).

Ciò premesso, poiché il vostro alunno di 14 anni, in istruzione parentale da più anni, è stato sottoposto alla sola idoneità alla classe quarta primaria, qualora la sua preparazione lo consenta, potrà essere ammesso all'esame di idoneità della classe corrispondente alla sua età anagrafica, sulle discipline caratterizzanti tale percorso, senza necessariamente scindere la prova nei diversi anni di studio mancanti.

 

 

Supplenza ATA: abbandono per altro lavoro

 

Quesito del 6/11/2018

Un collaboratore scolastico in servizio presso il CPIA con una supplenza annuale a tempo determinato da terza fascia vorrebbe dimettersi da gennaio per svolgere un altro lavoro all'estero. Vorrebbe, però, mantenere la possibilità di proseguire la supplenza qualora l'iter per il nuovo lavoro non andasse a buon fine, oppure di rientrare e di poter accedere ad altre supplenze nel prossimo anno scolastico. Una eventuale domanda di dimissioni presentata ora (quindi con due mesi di preavviso) potrebbe essere successivamente annullata, qualora il nuovo lavoro non dovesse concretizzarsi? E potrebbe comunque il collaboratore rimanere in graduatoria per il prossimo anno? Oppure quali altre modalità potrebbe utilizzare per provare il nuovo lavoro e rimanere in graduatoria? Sarebbe possibile una aspettativa per provare il nuovo lavoro?

 

Risposta

Il Regolamento per le supplenze ATA all'art. 7 (Effetti del mancato perfezionamento del rapporto di lavoro) prevede:

1. L'esito negativo di una proposta di assunzione a tempo determinato comporta i seguenti effetti:

A) Per supplenze conferite sulla base delle graduatorie di cui all'articolo 2, comma 1:

1) la rinuncia ad una proposta di assunzione o la mancata assunzione di servizio comportano la perdita della possibilità di conseguire analoghi rapporti di lavoro sulla base delle graduatorie di cui all'articolo 2, per l'anno scolastico successivo;

2) l’abbandono del servizio comporta sia l'effetto di cui al punto 1) sia la perdita della possibilità di conseguire qualsiasi tipo di supplenza, conferita sia sulla base delle graduatorie permanenti che delle graduatorie di circolo e di istituto, per l'anno scolastico in corso.

Poiché il collaboratore scolastico di cui al quesito si presume essere stato assunto sulla base delle graduatorie di cui all'art. 2/1 [“graduatorie permanenti dei concorsi provinciali per titoli”], la sua eventuale dimissione per svolgere un altro lavoro all'estero comporterebbe le conseguenze previste da entrambi i punti 1 e 2 citati.

Se invece la sua supplenza fosse stata conferita sulla base delle graduatorie di circolo e di istituto di cui al punto B, l'abbandono della supplenza comporterebbe la perdita della possibilità di conseguire qualsiasi tipo di supplenza conferita, sia sulla base delle graduatorie di cui all'articolo 2, che delle graduatorie di circolo e di istituto, per l'anno scolastico in corso.

 

 

Congedo obbligatorio e facoltativo fruibili dal padre lavoratore

 

Quesito del 5/11/2018

Docente a tempo determinato diventa padre. La moglie non ha attività lavorative.

Si può applicare quanto previsto dalla legge di bilancio 2017 che ha previsto, per l’anno solare 2018, l’aumento del congedo obbligatorio da due a quattro giorni?

Mi risulta che tale disposizione dovesse essere recepita dal CCNL in quanto sia la Funzione Pubblica che l’ INPS ritengono tale normativa non applicabile al comparto scuola.

E per quanto riguarda il congedo parentale facoltativo? Quali sono le possibilità di usufruirne da parte del padre?

Grazie.

 

Risposta

Si conferma che il congedo di paternità disposto in via sperimentale dalla legge 28 giugno 2012, n. 92, per gli anni 2013-2015, e poi per l’anno 2016, dall’articolo 1, comma 205, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, che comprendeva inizialmente due giorni di congedo obbligatorio e uno o due giorni di congedo facoltativo da fruire entro il quinto mese di vita del bambino e quindi durante il congedo di maternità della madre lavoratrice, non è neanche per il 2018 applicabile ai dipendenti della scuola fino alla entrata in vigore del nuovo CCNL che dovrà necessariamente prevedere tale possibilità.

Infatti sia la Funzione Pubblica che l’INPS ritengono tale normativa non applicabile al comparto scuola, nonostante ci sia la Direttiva 2010/18/Ue del Consiglio dell’8 marzo 2010 e nonostante la stessa legge del 2012 non faccia alcuna differenza tra dipendenti pubblici e privati.

In particolare, la nota prot. DFP n. 8629 del 20 marzo 2013 del Dipartimento della Funzione Pubblica, in merito al congedo obbligatorio ed al congedo facoltativo del padre lavoratore aveva allora affermato: “…la normativa in questione non è direttamente applicabile ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 165 del 2001, atteso che, come disposto dall’art. 1, commi 7 e 8, della citata Legge n. 92/2012, tale applicazione è subordinata all’approvazione di apposita normativa su iniziativa del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. Pertanto, per i dipendenti pubblici rimangono validi ed applicabili gli ordinari istituti disciplinati nel d.lgs. n. 151 del 2001 e nei CCNL di comparto”.

Pertanto, dal momento che il Contratto Scuola non prevede quanto disposto dalla legge in merito al congedo obbligatorio per il padre, quanto detto non è al momento applicabile al comparto Scuola, atteso che la legge di stabilità non ha introdotto una nuova fattispecie ma ha solo “allungato” per un altro anno le stesse possibilità che sarebbero terminate prima entro il 2015 e successivamente per il 2016, poi  previste per il 2017 (due giorni) e per il 2018 (quattro giorni).

La fruizione, da parte del padre lavoratore dipendente anche adottivo e affidatario, del congedo facoltativo, di uno o due giorni, anche continuativi, è condizionata alla scelta della madre lavoratrice di non fruire di altrettanti giorni del proprio congedo di maternità, con conseguente anticipazione del termine finale del congedo post partum della madre per un numero di giorni pari al numero di giorni fruiti dal padre.

Questo congedo facoltativo è fruibile dal padre anche contemporaneamente all'astensione della madre.

Si precisa che il congedo facoltativo dovrà essere fruito dal padre comunque entro il quinto mese dalla data di nascita del figlio indipendentemente dal termine ultimo del periodo di astensione obbligatoria spettante alla madre a fronte di una preventiva rinuncia della stessa di un equivalente periodo (uno o due giorni). Si precisa che il congedo facoltativo spetta anche se la madre, pur avendone diritto, non si avvale del congedo di maternità.

 

 

Docente: rientro anticipato in servizio

 

Quesito del 31/10/2018

Un docente che aveva richiesto dal 01-10-2018 al 30-06-2019 un periodo di congedo straordinario per assistenza familiare L. 104 rientra in servizio per decesso del genitore. Al rientro del suddetto docente titolare il docente supplente (nominato dal 08-10-2018 al 10-06-2019) viene mantenuto in servizio - il contratto non può essere cessato… - e resta ad insegnare nelle classi fino alla fine delle lezioni compresi gli scrutini?

Il docente rientrato anticipatamente essendo venuto meno il presupposto per il congedo viene contestualmente utilizzato dalla scuola a disposizione per tutto l'anno?

Grazie come sempre della grande disponibilità.

Dubbi e perplessità sulla normativa non mancano mai!

 

Risposta

La soluzione ai due casi rappresentati è proprio quella individuata: il supplente di un docente nominato fino al 10 giugno non può essere licenziato per il rientro anticipato del titolare e ha diritto a svolgere il servizio nelle classi assegnate fino alla fine delle lezioni compresi gli scrutini (CCNL/2007, art. 37), mentre il titolare viene utilizzato nella scuola per tutto l'anno nello svolgimento delle attività previste dal precedente art. 28, espressamente richiamati dagli artt. 1/10 e 28/1 dell'ipotesi di CCNL del comparto scuola sottoscritto il 9 di febbraio 2018.

 

 

Estratto Conto Previdenziale

 

Quesito del 28/10/2018

Per quanto riguarda i colleghi in servizio, è sempre necessario verificare ed eventualmente aggiornare entro il 31 dicembre l'Estratto Conto Previdenziale? Non sono previste deroghe alla scadenza?

Ho sentito sostenere da qualcuno che la cosa non riguarderebbe i lavoratori del Pubblico Impiego. E' vero?

Grazie!

 

Risposta

L’Inps, con la circolare n. 169 del 15 novembre 2017, ha fornito apposite indicazioni in merito alla prescrizione dei contributi pensionistici dovuti alle Gestioni pubbliche

I dipendenti hanno tempo fino al 31 dicembre 2018 per verificare se il proprio “estratto conto INPS/INPDAP” sia aggiornato con tutti i contributi previdenziali versati. La nuova data deriva dalla circolare INPS n. 169 del 15 novembre 2017, che ha prorogato i termini inizialmente fissati al 31 dicembre 2017.

I dipendenti dello Stato vi sono rientrati a pieno titolo a seguito dell’istituzione della CTPS presso il disciolto Istituto di previdenza INPDAP.

 

 

Quote ore aggiuntive docenti

 

Quesito del 27/11/2018

Per il pagamento delle ore aggiuntive del personale docente restano in vigore le quote di 17,50 euro per ore funzionali e di 35 euro per ore di docenza? Con il nuovo contratto cambia qualcosa?

 

Risposta

Le quote previste per il pagamento delle ore aggiuntive in parola non risultano ad oggi essere state modificate.

Le disposizioni in materia devono essere impartite dal MEF o dai suoi organismi periferici.

 

 

Proroga del periodo di prova

 

Quesito del 27/11/2018

Durante il periodo di prova di un collaboratore scolastico immesso in ruolo, il dipendente viola con il suo comportamento gli obblighi previsti dal codice disciplinare (assenza ingiustificata dal servizio) e si rende necessario avviare un procedimento disciplinare. Ciò giustifica il rinvio o la proroga del periodo di prova? Come si può comunicare tale evenienza?

 

Risposta

L’art. 30 della nuova Ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto scuola sottoscritto il 9 di febbraio 2018, riconferma che il personale ATA assunto in servizio a tempo indeterminato è soggetto ad un periodo di prova la cui durata è stabilita come segue: due mesi per i dipendenti inquadrati nelle aree A e A super (Collaboratore Scolastico e Collaboratore scolastico addetto all’azienda agraria, Collaboratore Scolastico addetto ai servizi).

Il periodo di prova può essere rinnovato o prorogato alla scadenza per una sola volta (nel vecchio contratto non era specificato il numero di volte di rinnovo/proroghe).

L'assenza ingiustificata dal servizio comporta l'assunzione di un provvedimento disciplinare da avviare con le modalità previste dall'art. art. 55-bis del D.Lgs. 105/2001 e cioè: contestazione degli addebiti entro 20 giorni da quando si è avuto notizia del fatto.

I passi successivi sono i seguenti:

- convocazione del dipendente per il contraddittorio a difesa con un preavviso di almeno 10 giorni;

- conclusione del procedimento entro 60 giorni, salvo che non sia stato richiesto e accordato (per gravi e oggettivi impedimenti) un rinvio della convocazione per più di 10 giorni; in tal caso la durata del rinvio si somma al limite di 60 giorni;

- possibilità di un unico rinvio nel corso del procedimento, che si deve quindi concludere necessariamente.

I termini suddetti sono perentori.

I tempi necessari all'espletamento di questa procedura comportano di fatto la proroga del periodo di prova, che si ritiene vada comunicata all'interessato contestualmente all'assunzione del provve-dimento disciplinare.

 

Sanzione disciplinare del rimprovero verbale

 

Quesito del 27/11/2018

In merito alle sanzioni disciplinari irrogabili al personale ATA, secondo le disposizioni del nuovo contratto, il rimprovero verbale richiede l’avvio del procedimento disciplinare? Oppure basta convocare il dipendente, richiamare il fatto e impartire a voce il rimprovero verbale, che va poi riportato su un verbale scritto?

 

Risposta

L’art. 55-bis, comma 1, del d.lgs. n. 165/2001 dispone: “Per le infrazioni di minore gravità, per le quali è prevista l'irrogazione della sanzione del rimprovero verbale, il procedimento disciplinare è di competenza del responsabile della struttura presso cui presta servizio il dipendente. Alle infrazioni per le quali è previsto il rimprovero verbale si applica la disciplina stabilita dal contratto collettivo”.

L'art. 12 comma 4 del CCNL Comparto Istruzione e Ricerca, relativo al triennio 2016-2018, prevede:

“4. Il responsabile della struttura presso cui presta servizio il dipendente procede all’irrogazione della sanzione del rimprovero verbale. L’irrogazione della sanzione deve risultare nel fascicolo personale”.

Si ritiene pertanto che la sanzione del rimprovero verbale venga comminata verbalmente dal DS in presenza di un testimone (ad es. il direttore dei servizi generali e amministrativi, che poi verbalizza la circostanza e inserisce la nota nel fascicolo personale del dipendente).

 

 

Collaborazioni plurime personale docente e ATA

 

Quesito del 27/11/2018

Sono ancora ammesse le collaborazione plurime del personale docente e ATA, previste dagli artt. 35 e 57 del CCNL del comparto scuola 2006-2009? In caso di risposta positiva si possono retribuire con il FIS dell’istituto in cui svolgono l’attività?

 

Risposta

L'art. 35 del CCNL/2007 consentiva ai docenti di collaborare con altre scuole statali per realizzare specifici progetti. Tale possibilità veniva anche consentita al personale ATA dal successivo art. 57.

Se tali attività sono state svolte nel periodo di vigenza del precedente contratto si ritiene che possano ancora essere retribuite con il FIS di istituto.

Se effettuate invece nel regime del corrente contratto sottoscritto il 19/04/2018 (CCNL del Comparto Istruzione e Ricerca relativo al triennio 2016-2018), si ritiene che possano essere retribuite qualora eccedenti quelle funzionali e non ricomprese nell’orario di servizio (art. 28/3).

 

 

Gestione di ore di  insegnamento restituite alla scuola

 

Quesito del 24/10/2018

Alla scuola dopo tutte le operazioni di inizio anno sono state restituite 2 ore di Lingua Tedesca da gestire autonomamente.

Una docente di lingua tedesca supplente fino al 30 Giugno con 8 ore nella nostra scuola e 9 in altro istituto è stata l'unica a dare la disponibilità ad assumere l'incarico per queste due ore.
Chiedo se è corretto assegnare queste due ore alla docente con questa modalità: un contratto di un'ora da supplente fino al 30 giugno a completamento del suo orario complessivo di 17 ore sulle due scuole di servizio un incarico di 1 ora aggiuntiva di insegnamento fino al 30 Giugno.

 

Risposta

La soluzione da voi prospettata di assegnazione delle due ore di supplenza non osta con alcuna disposizione di norma in merito ed è del tutto condivisibile poiché garantisce agli alunni quella continuità di insegnamento sempre auspicata.

 

 

Adesione a sciopero e svolgimento lezioni

 

Quesito del 23/10/20

Un insegnante nel nostro istituto vorrebbe aderire ad una giornata di sciopero, ma, per evitare perdite di ore di lezione agli studenti, pur non firmando la presenza a scuola e non firmando il registro, svolgerebbe le sue normali ore di lezione, nonostante la trattenuta dello stipendio per l'intera giornata. Vi chiedo se tale procedura è possibile o se andrebbe incontro a qualche violazione normativa.
Grazie.

Risposta

In premessa vanno sottolineate le carenze dell’attuale normativa concernente l’esercizio del diritto di sciopero nei pubblici servizi (e in particolare nella scuola).

Tuttavia l'adesione formale ad uno sciopero comporta l'astensione dalle attività connesse con la propria funzione. Si ritiene pertanto che lo svolgimento delle lezioni in caso di adesione di un docente ad uno sciopero sia quantomeno incongruente se non contraddittoria. Di certo non può comportare quelle attività che abbiano valenza esterna, come interrogazioni, compiti scritti, ecc., i cui esiti potrebbero essere impugnati proprio a causa di tale adesione.

 

 

Istruzione parentale: inserimento alunni

 

Quesito del 22/20/2018

Un alunno che per età anagrafica dovrebbe essere iscritto in classe terza della Scuola Secondaria di primo grado si avvale da un anno dell'istruzione parentale. L'anno prima ancora (2016-17), tuttavia, non era stato scrutinato a causa dell'elevato numero di assenze. Al termine dello scorso anno scolastico non si è presentato a sostenere l'esame (nonostante la famiglia abbia formalmente ricevuto lettera di convocazione). Ora la famiglia ha ripresentato comunicazione che intende avvalersi dell'istruzione parentale, senza precisare l'anno di corso. In che punto del percorso lo dobbiamo inserire?

Molte grazie.

 

Risposta

Si ritiene che l'alunno in questione vada inserito nella classe corrispondente alla sua età anagrafica.

Informazioni utili relative all'istruzione parentale sono contenute nel DM 13 dicembre 2001, n. 489 (“Regolamento concernente l’integrazione, a norma dell’articolo 1, comma 6, della legge 20 gennaio 1999, n. 9, delle norme relative alla vigilanza sull’adempimento dell’obbligo scolastico”).

 

 

Formazione sicurezza

 

Quesito del 17/10/2018

Le pongo i seguenti quesiti:

1) L'articolo 37, comma 12 del D.Lgs 81/2008 stabilisce che la formazione del personale avvenga in orario di servizio; capita però spesso che non riuscendo a sostituire i docenti, io disponga la formazione in coda o prima della giornata lavorativa, consentendo il recupero delle ore di formazione in periodi di minore intensità lavorativa. E' giusta questa procedura, o il giorno del corso la frequenza dello stesso sostituisce la prestazione lavorativa, o, se inferiore alla prestazione lavorativa, comporta lo svolgimento delle sole ore di differenza (la mia giornata prevede 5 ore di servizio, ne faccio 4 di formazione, lavoro per 1 sola)?

2) Si potrebbe inserire la formazione sicurezza nel Piano annuale delle attività?

Spesso i docenti di primaria ed infanzia con intersezioni e interclassi non raggiungono il monte ore delle 40.

3) Le chiedo inoltre se si debba fare una distinzione tra la formazione ai sensi dell'accordo Stato regione del dicembre 2011 ( 4 ore di base + 8 h di formazione specifica con retraining di 6 H ogni 5 anni) e la formazione del primo soccorso/prevenzione, lotta antincendio, ovvero se l'obbligo della formazione con le conseguenze di cui sopra riguardi solo la prima o anche la seconda.

(si fa nelle ore di servizio solo quella di base e specifica, quella del primo soccorso antincendio può essere espletata oltre l'orario di servizio?)

 

Risposta

La formazione sulla sicurezza cui va sottoposto obbligatoriamente tutto il personale della scuola per un monte ore fissato dall’Accordo Stato-Regioni del 21 Dicembre 2011 deve avvenire nell’ambito degli impegni lavorativi degli stessi e non può comportare oneri a carico dei lavoratori (D.Lgs. 81/08, art. 37, comma 12).

Tuttavia, in merito alla partecipazione dei dipendenti alla predetta formazione, si precisa che, mentre per il personale ATA le stesse ore essendo considerate ore di servizio vanno recuperate (con ore di permesso, ferie, ecc.), per i docenti (responsabili della Salute e della Sicurezza nei confronti degli alunni quando sono in aula, nei laboratori, in palestra, ecc.), la partecipazione rientra tra le attività previste dall’art. 29, comma 1 del CCNL/2007 “Attività funzionali all’insegnamento”, ovvero tra gli impegni lavorativi di “aggiornamento e formazione”, considerati “servizio a tutti gli effetti”, come disposto dal successivo art. 64, comma 3, in quanto prestati all’interno dei propri impegni lavorativi senza limiti di orario.

A supporto di quanto detto interviene anche la Sentenza del Consiglio di Stato n. 1425, del 23 Marzo 2007, nella quale è riportato che l’attività di aggiornamento e formazione “costituisce attività funzionalizzata all’insegnamento, e la relativa frequenza costituisce, quindi, obbligo di servizio”.

Quando una norma definisce un diritto come “funzionale” a qualche obiettivo, esso è automaticamente anche un dovere ed infatti il successivo art. 65, comma 1 del CCNL, stabilisce che le istituzioni scolastiche devono predisporre i contenuti della formazione che sia “funzionale” alla realizzazione degli obiettivi individuati nel POF.

La stessa Sentenza del Consiglio di Stato precisa che esso è un diritto “funzionale all’insegnamento” e quindi rientra negli obblighi di servizio, previsti contrattualmente.

Pertanto è pienamente legittimo che tali ore di formazione per i docenti avvengano in orari non di lezione o in giorni di vacanza e non comportino retribuzione aggiuntiva e non vengano nemmeno conteggiate tra le 40 ore delle attività collegiali di cui all’art. 29, comma 3, lettera a).

Ciò premesso, in ordine agli specifici quesiti posti, si precisa;

1) è pienamente legittimo che le ore di formazione sulla sicurezza per i docenti avvengano in orari non di lezione o in giorni di vacanza e non comportino retribuzione aggiuntiva e non vengano nemmeno conteggiate tra le 40 ore delle attività collegiali di cui all’art. 29, comma 3, lettera a);

2) la formazione sicurezza può legittimamente essere inserita nel Piano annuale delle attività se i docenti di primaria ed infanzia non raggiungono il monte delle 40 ore;

3) non si ritiene doversi fare distinzione alcuna tra le diverse ore dovute di formazione: sono tutte obbligatorie allo stesso modo sia se svolte in orario di servizio od oltre l'orario stesso.

 

 

Istruzione parentale

 

Quesito del 16/10/2018

Quale DPR regolamenta l'istruzione parentale? Un genitore mi chiede l'iscrizione della figlia presso la mia scuola ma la vuole istruire lui e far dare gli esami al termine dell'anno presso la scuola. Ci sono vincoli particolari?

 

Risposta

L'istruzione parentale è regolamentata dal DM 13 dicembre 2001, n. 489 (“Regolamento concernente l’integrazione, a norma dell’articolo 1, comma 6, della legge 20 gennaio 1999, n. 9, delle norme relative alla vigilanza sull’adempimento dell’obbligo scolastico”).

La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale deve vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. La competenza è del dirigente scolastico.

Tuttavia, a vigilare non è soltanto il dirigente della scuola ma anche il sindaco, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del DM medesimo, che prevede:

“Alla vigilanza sull’adempimento dell’obbligo di istruzione provvedono secondo quanto previsto dal presente regolamento:

a) il sindaco, o un suo delegato, del comune ove hanno la residenza i giovani che, in virtù delle disposizioni vigenti, sono soggetti al predetto obbligo di istruzione;

b) i dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado statali, paritarie.”

Il successivo comma 3 dispone gli oneri che incombono sulle scuole, precisando che i responsabili delle istituzioni scolastiche che ricevono le iscrizioni al primo anno dell'istruzione obbligatoria, entro il ventesimo giorno dall'inizio dell'anno scolastico provvedono a darne comunicazione ai comuni di residenza degli obbligati per i necessari riscontri. Per gli anni successivi, tale comunicazione non è dovuta se non nell'ipotesi che gli obbligati abbandonino il corso di studi intrapreso, ovvero abbiano assolto all'obbligo di istruzione. I dirigenti scolastici sono tenuti, in caso di trasferimento dell'obbligato ad altra scuola dello stesso ordine e grado ovvero di passaggio ad altra scuola di ordine e grado diverso, a trasmettere d'ufficio, insieme alla documentazione di rito, il "foglio notizie", già utilizzato dalle scuole, completo dei dati di tutto l'iter scolastico che consente una organica raccolta di notizie sui dati anagrafici, sulle scuole frequentate e sui trasferimenti, nonché il controllo incrociato tra scuola di provenienza e scuola di destinazione. Copia del "foglio notizie", puntualmente aggiornato dagli istituti scolastici di cui al comma 2, viene conservato dalla scuola con l'indicazione della scuola di destinazione.

 

 

Aspettativa per svolgere un periodo di volontariato

 

Quesito del 16/10/2018

Sarei intenzionata a chiedere alla mia scuola un'aspettativa per svolgere un periodo di volontariato. Non ho capito, pero', come funziona... Devo trovare io l'associazione di volontariato o esiste un elenco? Se volessi farlo all'estero, sarebbe comunque retribuita? Esiste una normativa che posso consultare? Spero nel suo prezioso consiglio. Grazie.

 

Risposta

L'aspettativa del personale della scuola è regolata dall'art. 18 del CCNL/2007 il quale prevede che l'aspettativa per motivi di famiglia o personali continua ad essere regolata dagli artt. 69 e 70 del T.U. approvato con D.P.R. n. 3 del 10 gennaio 1957 e dalle leggi speciali che a tale istituto si richiamano. L'aspettativa è erogata dal dirigente scolastico al personale docente ed ATA. 

Ai sensi della predetta norma il dipendente può essere collocato in aspettativa anche per motivi di studio, ricerca o dottorato di ricerca. Per gli incarichi e le borse di studio resta in vigore l'art. 453 del D.P.R. n. 297 del 1994.

Il dipendente è inoltre collocato in aspettativa, a domanda, per un anno scolastico senza assegni per realizzare, l’esperienza di una diversa attività lavorativa o per superare un periodo di prova.

Si è del parere lo svolgimento di un'esperienza di volontariato in Italia o all'estero rientri nella fattispecie di diversa attività lavorativa e pertanto comporti la mancata erogazione di assegni.

Esistono in rete elenchi di associazione di volontariato, come ad esempio quello della protezione civile al sito http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/elenco_centrale_delle_org.wp

 

 

Divieto di sostituire i collaboratori scolastici nei primi sette giorni di assenza

Quesito del 14/10/2018

 

Un collaboratore scolastico ha chiesto il congedo biennale in forma
frammentata per assistere coniuge disabile per un mese dal prossimo 20
Ottobre.
La scuola può chiamare il supplente con contratto fin dal 20 Ottobre o
deve aspettare anche in questo caso di "assenza programmata e conosciuta
da tempo" i primi 7 giorni di divieto e chiamare con contratto dal 27
Ottobre?

 

Risposta

Il MIUR con la nota 2116 del 30-09-2015 ha affrontato la questione per far fronte delle segnalazioni, con le quali numerosi dirigenti scolastici avevano portato alla sua attenzione le situazioni problematiche in cui venivano a trovarsi le istituzioni scolastiche a seguito del divieto di cui all'art. 1, commi 332 e 333, della legge  1940/2014 del conferimento di supplenze brevi per la sostituzione di personale docente e del personale A.T.A.

In particolare, per quanto riguarda il personale A.T.A. ha precisato che il divieto di sostituire il personale appartenente al profilo di collaboratore scolastico nei primi sette giorni di assenza, può essere superato laddove il dirigente scolastico, sotto la propria esclusiva responsabilità, con determinazione congruamente motivata e dopo aver prioritariamente posto in essere tutte le misure organizzative complessive che vedano coinvolta l'organizzazione dell'intera Istituzione Scolastica con un'attenzione, quindi, non limitata al solo plesso interessato dall'assenza del collaboratore scolastico, raggiunga la certezza che:

l'assenza del collaboratore scolastico determinerebbe delle urgenze che non potrebbero trovare alcuna altra risposta atta a garantire la incolumità e la sicurezza degli alunni, nonché la indispensabile assistenza agli alunni diversamente abili determinando, inoltre, necessità obiettive non procrastinabili, improrogabili e non diversamente rimediabili, che renderebbero impossibile assicurare le condizioni minime di funzionamento del servizio scolastico tanto da compromettere in modo determinante il diritto allo studio costituzionalmente garantito.

Si ritiene pertanto che anche in caso di “assenza programmata e conosciuta da tempo”, la scuola debba attenersi alle indicazioni di cui alla nota citata.

 

 

 

Sostituzione del docente di sostegno

 

Quesito dell'11/10/2018

In caso di assenza dell’alunno H assegnato, il docente di sostegno può essere utilizzato solo ed esclusivamente per sostituire altro docente di sostegno assente?

Visto che un docente di sostegno, in quanto dotato di una specifica specializzazione non può essere sostituito da un qualsiasi docente curricolare ma solo da un altro in possesso della stessa specializzazione, un ordine di servizio in tal senso è pienamente legittimo o è necessaria la preventiva disponibilità del docente sostituente.

Oppure è del tutto illegittimo e il docente di sostegno è tenuto a restare in classe anche in assenza dell’alunno H assegnato? In questo caso da chi può essere sostituito un docente di sostegno assente con la conseguenza di lasciare senza supporto l’alunno H?

Nell’uno e nell’altro caso, può essere indicata la normativa di conforto, senza il richiamo alla famigerata ma non esaustiva né indiscutibile nota MIUR n. 9839 dell’8.11.2010?

Grazie.

 

Risposta

In assenza dell'alunno H il docente di sostegno può essere utilizzato per la sostituzione di qualsiasi docente fornito dello stesso titolo di studio di cui egli è in possesso (lettere, lingue straniere, diritto, ecc.), senza la sua preventiva disponibilità.

La disposizione normativa che lo  impone è l’art. 5/2 del D.lgs. 165/2001: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Tale nuova distribuzione delle competenze, per effetto della stessa legge, è imperativa, cioè sovrascrive ed annulla ogni diversa previsione legislativa o contrattuale preesistente o successiva.

Pertanto, la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza esclusiva del dirigente e, tra questi, anche quelli relativi all'utilizzazione del docente di sostegno in caso di assenza dell'alunno H.

Qualora sia assente il docente di sostegno, sarà ancora incombenza del DS provvedere al meglio all'alunno H.

 

 

Docenti: fruizione delle ferie durante l'anno scolastico

 

Quesito del 10/10/2018

L'art. 13/9 del CCNL/2007 prevede che i docenti possano chiedere durante l'anno scolastico 6 giorni di ferie purché non vengano a determinarsi costi aggiuntivi per l'amministrazione. L'ARAN con parere del 2 febbraio 2011 afferma che i docenti possano usufruire (esauriti i 3 gg per motivi personali o familiari) di 6 giorni di ferie durante l'attività didattica indipendentemente dalle condizioni previste dall'art. 13 comma 9.

Domanda: Cade quindi il vincolo di non determinare oneri aggiuntivi per l'amministrazione?

 

Risposta

L'art. 13/9 del CCNL/2007 precisa che “Le ferie devono essere fruite dal personale docente durante i periodi di sospensione delle attività didattiche; durante la rimanente parte dell'anno, la fruizione delle ferie è consentita al personale docente per un periodo non superiore a sei giornate lavorative. Per il personale docente la fruibilità dei predetti sei giorni è subordinata alla possibilità di sostituire il personale che se ne avvale con altro personale in servizio nella stessa sede e, comunque, alla condizione che non vengano a determinarsi oneri aggiuntivi anche per l'eventuale corresponsione di compensi per ore eccedenti, salvo quanto previsto dall’art. 15, comma 2”.

E l'art. 15/2 stabilisce che “Il dipendente, inoltre, ha diritto, a domanda, nell'anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, sono fruiti i sei giorni di  ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma”.

Dalla lettura sistematica dei testi in questione si evince che la fruizione delle ferie da parte dei docenti in corso d'anno non deve determinare ulteriori oneri per sostituire chi se ne avvale.

Il parere ARAN 2898 del 2/2/2011 conferma quanto precisato in merito: “Il secondo periodo dello stesso comma consente al personale docente - con la stessa modalità (richiesta) e allo stesso titolo (motivi personali o familiari) - la fruizione dei sei giorni di ferie durante l'attività didattica indipendentemente dalle condizioni previste dall'art. 13, comma 9 (ferie)”.

Viene pertanto confermato il vincolo di non determinare oneri aggiuntivi per l'amministrazione.

 

 

Istruzione parentale: vigilanza sull'assolvimento dell'obbligo scolastico

 

Quesito del 10/10/2018

La famiglia di uno studente non promosso l'a.s. scorso alla conclusione della classe prima, quest'anno ha chiesto il ritiro dal liceo per fa seguire al ragazzo quindicenne e quindi in obbligo scolastico un percorso di studi in scuola privata … modalità telematica ... per cercare di recuperare l'anno perso.

Se non sbaglio è l'opzione di istruzione parentale. Per quanto concerne la vigilanza sull'assolvimento dell'obbligo scolastico cosa deve fare la scuola?

Grazie.

 

Risposta

La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale deve vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. La competenza è del dirigente scolastico.

Tuttavia, a vigilare non è soltanto il dirigente della scuola ma anche il sindaco, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del DM 489/2001, che prevede:

“Alla vigilanza sull’adempimento dell’obbligo di istruzione provvedono secondo quanto previsto dal presente regolamento:

a) il sindaco, o un suo delegato, del comune ove hanno la residenza i giovani che, in virtù delle disposizioni vigenti, sono soggetti al predetto obbligo di istruzione;

b) i dirigenti scolastici delle scuole di ogni ordine e grado statali, paritarie.”

Il successivo comma 3 dispone gli oneri che incombono sulle scuole, precisando che i responsabili delle istituzioni scolastiche che ricevono le iscrizioni al primo anno dell'istruzione obbligatoria, entro il ventesimo giorno dall'inizio dell'anno scolastico provvedono a darne comunicazione ai comuni di residenza degli obbligati per i necessari riscontri. Per gli anni successivi, tale comunicazione non è dovuta se non nell'ipotesi che gli obbligati abbandonino il corso di studi intrapreso, ovvero abbiano assolto all'obbligo di istruzione. I dirigenti scolastici sono tenuti, in caso di trasferimento dell'obbligato ad altra scuola dello stesso ordine e grado ovvero di passaggio ad altra scuola di ordine e grado diverso, a trasmettere d'ufficio, insieme alla documentazione di rito, il "foglio notizie", già utilizzato dalle scuole, completo dei dati di tutto l'iter scolastico che consente una organica raccolta di notizie sui dati anagrafici, sulle scuole frequentate e sui trasferimenti, nonché il controllo incrociato tra scuola di provenienza e scuola di destinazione. Copia del "foglio notizie", puntualmente aggiornato dagli istituti scolastici di cui al comma 2, viene conservato dalla scuola con l'indicazione della scuola di destinazione.

 

 

Abbandono di supplenza

 

Quesito del 10/10/2018

Se un docente da graduatoria incrociata di 3^ fascia accetta supplenza di 12 h scuola primaria posto sostegno fino al 30/6, può lasciare se riceve convocazione per la sua classe di concorso?

Anche per periodi inferiori al 30/6?

Grazie.

 

Risposta

L'art. 8 del D.M. 131/2007 (“Regolamento supplenze docenti”) prevede norme sanzionatorie nei confronti del personale che, che avendo accettato un rapporto di lavoro, non lo perfezionino con la presa di servizio o lo abbandonino dopo l’assunzione.

Tali comportamenti infatti, pregiudicano il regolare svolgimento dell’attività didattica, obbligando la scuola alla ripetizione delle operazioni di interpello che per le modalità con le quali devono essere condotte non sempre sono di esito rapido.

L’art. 8, comma 1, lett. b del citato decreto prevede che: “Per le supplenze conferite sulla base delle graduatorie di circolo e di istituto:

1. la rinuncia ad una proposta contrattuale o alla sua proroga o conferma ripetuta per due volte nella medesima scuola comporta, esclusivamente per gli aspiranti totalmente inoccupati al momento dell’offerta di supplenza, la collocazione in coda alla relativa graduatoria di terza fascia;

2. la mancata assunzione in servizio dopo l’accettazione comporta la perdita della possibilità di conseguire supplenze per il medesimo insegnamento in tutte le scuole in cui si è inclusi nelle relative graduatorie;

3. l’abbandono del servizio comporta la perdita della possibilità di conseguire supplenze, conferite sulla base delle graduatorie di circolo e di istituto, per tutte le graduatorie di insegnamento”.

Come si evince dalle norme, l’abbandono del servizio è sanzionato in maniera molto rigida, impedendo al candidato dimissionario la possibilità di rimanere in graduatorie ed essere titolare di altri contratti a tempo determinato anche per diverse discipline di insegnamento.

I successivi commi 2 e 3 dispongono:

2. Il personale che non sia già in servizio per supplenze di durata sino al termine delle lezioni od oltre ha facoltà, nel periodo dell’anno scolastico che va fino al 30 di aprile, di risolvere anticipatamente il proprio rapporto di lavoro per accettarne un altro di durata sino al termine delle lezioni od oltre.

3. Il personale in servizio per supplenza conferita sulla base delle graduatorie di istituto ha comunque facoltà di lasciare tale supplenza per accettarne altra attribuita sulla base delle graduatorie ad esaurimento.

Queste disposizioni vanno applicate anche ai casi rappresentati.

 

 

Sostituzione di docente ricoverato in ospedale

 

Quesito del 9/10/2018

Un docente titolare è ricoverato da giorni in ospedale e non si sa purtroppo quando sarà dimesso e tanto meno quando potrà tornare a scuola.

La segreteria del liceo ha solo il certificato di ricovero nella struttura ospedaliera e niente altro.

Come provvedere alla sostituzione del docente?

È corretto nominare un supplente per pochi giorni con contratto a scadenza "fittizia" e poi prorogare fino a notizie migliori del titolare?

Grazie davvero.

 

Risposta

Viste le condizioni del docente ricoverato da giorni in ospedale e di cui si ignora la data delle dimissioni e del rientro a scuola, si ritiene legittimo nominare un supplente di tale docente “fino al rientro del titolare” per non privare ulteriormente l'utenza di un servizio ritenuto indispensabile alla sua formazione.

Si è infatti dell'avviso che l'espressione “fino al rientro del titolare” possa costituire una data certa del termine della supplenza, condizione richiesta per la validità della supplenza che richiede un terminus a quo e uno ad quem per la sua regolarità.

 

 

Formazione sulla sicurezza

 

Quesito dell'8/10/2018

ti sottopongo nuovamente per la questione della formazione sulla sicurezza. Il sindacato.... non molla e addirittura adesso è arrivata la seguente diffida:.........

Cosa ne pensi? Come mi conviene fare? Posso rispondere al legale, ribadendo la mia posizione e riportando i riferimenti normativi da te citati nella tua risposta al precedente quesito?

 

Risposta

Occorre premettere che, come disposto dall’art. 37, comma 12 del D.Lgs. 81/08, la formazione obbligatoria in materia di sicurezza dei lavoratori, dei preposti, dirigenti in materia di sicurezza, addetti antincendio, addetti al Primo Soccorso, RSPP, ASPP, RLS, quindi anche dei docenti e del personale ATA, “deve avvenire durante l’orario di lavoro e non può comportare oneri economici a carico dei lavoratori”.

Mentre nei confronti del personale ATA non sussistono problemi, in quanto se la loro partecipazione ai Corsi di Formazione avviene al di fuori dell’orario di lavoro le ore aggiuntive prestate vengono recuperate con ore di permesso o con ferie, nei confronti dei docenti la partecipazione alla stessa formazione sulla Sicurezza assume aspetti diversi.

Infatti, sulla questione afferente alla qualificazione delle ore di frequenza dei docenti ai suddetti Corsi di Formazione, il Tribunale di Verona – Sez. Lavoro, con Sentenza 20 Gennaio 2011, n. 46, ha accolto il ricorso di un gruppo di docenti che avevano partecipato, su espressa disposizione del proprio Dirigente scolastico, ad un Corso di Formazione di Primo Soccorso della durata di 12 ore, al di fuori dell’orario di lavoro.

Lo stesso Organo Giudiziario, non condividendo quanto sostenuto dal Ministero convenuto (quest’ultimo ha posto in evidenza che le attività di formazione rientrano nelle attività funzionali all’insegnamento per le quali la contrattazione collettiva non prevede un orario definito – art. 29 CCNL 29.11.2007), ha condannato l’Amministrazione al pagamento in favore degli stessi della somma di € 197,28 ciascuno, oltre agli interessi e rivalutazione monetaria, in quanto ha considerato che il Corso di Formazione, della durata di 12 ore, “è stato tenuto al di fuori dell’orario di insegnamento”.

In altri termini, il Tribunale di Verona ha qualificato le 12 ore di partecipazione al Corso “come vere e proprie ore di lavoro aggiuntive rispetto a quelle contrattualmente previste”.

Con pronuncia diametralmente opposta, per un’analoga questione, si è espresso il Tribunale di Modena con Sentenza del 4 Ottobre 2011, n. 277.

In questo caso la docente ricorrente, avendo frequentato un Corso di Formazione di 52 ore per Addetto al Servizio di Prevenzione e Protezione (ASPP), ha chiesto la condanna del Ministero al pagamento di € 562,12 quale corrispettivo delle ore eccedenti l’orario normale. La stessa docente ha sostenuto, nella fattispecie, che le 52 ore sono state prestate al di fuori del proprio orario di lavoro e che, come tali, devono essere retribuite ai sensi dell’art. 30 CCNL 29.11.2007.

Il Ministero convenuto, a questo proposito, dopo aver posto in evidenza che nel corso dell’anno scolastico la docente aveva partecipato in tutto a 27 ore e 45 minuti delle 80 ore (40 + 40) previste dall’art. 29, comma 3, lett. a) e lett. b), CCNL 29.11.2007, ha specificato al Giudice del Lavoro che poteva esigere dalla ricorrente attività di servizio per le ore necessarie, fino al raggiungimento delle 80 ore. Lo stesso Ministero ha, in definitiva, sostenuto che le 52 ore impegnate per la frequenza del Corso di Formazione potevano essere legittimamente imputate al monte ore di cui al citato art. 29 CCNL, senza che sia dovuto alcun compenso aggiuntivo.

Il Tribunale di Modena ha, quindi, respinto la domanda della ricorrente.

Come si rileva, gli stessi Organi Giudiziari non sono tra loro in sintonia su come debbano essere qualificate le ore di partecipazione dei docenti agli obbligatori Corsi di Formazione sulla Sicurezza, sia che gli stessi frequentino in qualità di Lavoratori sia come Preposti, Addetti al Primo Soccorso, Addetti Antincendio, ASPP, RSPP, RLS.

Quindi, ad oggi, non si è in grado di stabilire con certezza come debbano essere intese le suddette ore di frequenza del docente alla Formazione sulla Sicurezza. Sono ore di lavoro “aggiuntive”, che vanno retribuite, o sono ore di servizio dovute dall’insegnante all’interno delle 80 ore contrattualmente previste?

In attesa che gli Organi Giudiziari chiariscano “definitivamente” la questione nell’uno o nell’altro senso (entrambe le Sentenze, nel frattempo, sono state appellate …), pare opportuno attestarsi su una posizione meramente prudenziale, per la quale le suddette ore di formazione possano, attualmente, imputarsi al monte delle 80 ore di cui all’art. 29/3 del CCNL/2007.

 

 

Supplente ATA: abbandono di parte del contratto

 

Quesito del 5/10/2018

Ancora una volta approfitto della preziosa disponibilità e presento una situazione che si sta verificando nella mia scuola.

Un’assistente amministrativa ha stipulato presso la nostra scuola un contratto di 14 ore (part time) fino al 30 giugno e successivamente di 18 ore fine al 30 giugno in altra scuola.

Ora intende lasciare il contratto di 14 ore presso la nostra scuola mantenendo quello di 18 ore.

Come si può configurare? Si tratta di abbandono di contratto o può essere considerato come richiesta di contratto part time? O forse altro?

Ringrazio in anticipo.

 

Risposta

L'eventuale abbandono del contratto di 14 ore presso la vostra scuola comporta le conseguenze previste dall'art. 7 del D.M. 430/2000 (“Regolamento supplenze ATA”) per l'abbandono del servizio. Esso dispone:

“1. L'esito negativo di una proposta di assunzione a tempo determinato comporta i seguenti effetti:

A) Per supplenze conferite sulla base delle graduatorie di cui all'articolo 2, comma 1:

1) la rinuncia ad una proposta di assunzione o la mancata assunzione di servizio comportano la perdita della possibilità di conseguire analoghi rapporti di lavoro sulla base delle graduatorie di cui all'articolo 2, per l'anno scolastico successivo;

2) l'abbandono del servizio comporta sia l'effetto di cui al punto 1) sia la perdita della possibilità di conseguire qualsiasi tipo di supplenza, conferita sia sulla base delle graduatorie permanenti che delle graduatorie di circolo e di istituto, per l'anno scolastico in corso”.

Pertanto l'assistente amministrativa in parola non può lasciare il contratto di 14 ore presso la vostra scuola senza subire le conseguenze di cui si è detto.

 

Nomina del DPO (Data Protection Officier)

 

Quesito del 4/10/2018

Come regolarsi per procedere alla nomina del DPO?

Le sono grato per la consueta disponibilità e per i suggerimenti, sempre illuminanti, per potere agire correttamente.

Grazie.

 

Risposta

Il DPO (Data Protection Officier) è un supervisore indipendente, designato obbligatoriamente dai soggetti apicali di tutte le pubbliche amministrazioni. L'obbligo è previsto nel caso in cui “il trattamento è effettuato da un’autorità pubblica o da un organismo pubblico, eccettuate le autorità giurisdizionali quando esercitano le loro funzioni giurisdizionali” (linee guida pubblicate dal Gruppo europeo dei Garanti, art. 29).

Tra i compiti del DPO rientrano:

1) informare e fornire consulenza a titolare e al responsabile del trattamento nonché ai dipendenti degli obblighi derivanti dal regolamento;

2) sorvegliare l’osservanza del regolamento, nonché delle altre disposizioni europee o di diritto interno in materia di protezione dati;

3) sorvegliare sulle attribuzioni delle responsabilità, sulle attività di sensibilizzazione, formazione e attività di controllo;

4) fornire pareri e sorvegliare alla redazione della Data protection impact assessment (c.d. Dpia);

5) fungere da punto di contatto e collaborare con l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali;

6) controllare che le violazioni dei dati personali siano documentate, notificate e comunicate.

Il DPO può essere un dipendente dell’organizzazione oppure esterno in forza di un contratto di servizi.

Anche qualora la designazione del DPO sia accompagnata da una semplificazione in termini di designazione condivisa tra i diversi enti pubblici, questo adempimento comporta certamente maggiori oneri per le finanze pubbliche.

Si tratta quindi di una figura professionale nuova sul mercato, sebbene diversi grandi enti ed operatori si siano dotati da diversi anni di una funzione privacy che svolge compiti assimilabili al DPO, che necessita di una preparazione specialistica e una formazione continua ma anche di un’esperienza concreta sul campo per supportare adeguatamente le organizzazioni nell’ambito di un mercato unico digitale europeo.

 

 

DSGA: orario di servizio

 

Quesito del 4/10/2018

Il d.sga attribuisce a se stesso nella proposta di piano ata l'orario 7,15-13,15 dal lunedì al sabato.

Chiestagli la disponibilità ad essere maggiormente flessibile, prevedendo ad esempio un pomeriggio a sua scelta a settimana, si rifiuta di modificare.

La mia richiesta è motivata da:

- la scuola sede della segreteria funziona dal lunedì al venerdì dalle 7,30 alle 17,30;

- nei plessi di scuola primaria la chiusura è alle 18;

- il pomeriggio è più facile ritagliare degli spazi di colloquio anche per me, d.s, con anche una reggenza in altra scuola.

Quali azioni posso opportunamente fare, oltre all'intervento verbale senza esito, prima di adottare un Piano ATA che non approvo solo in merito all'orario di servizio del d.sga?

Ringrazio per la collaborazione.

 

Risposta

L’art. 5/2 del D.lgs. 165/2001 dispone: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Tale nuova distribuzione delle competenze, per effetto della stessa legge, è imperativa, cioè sovrascrive ed annulla ogni diversa previsione legislativa o contrattuale preesistente o successiva.

Pertanto, la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza esclusiva del dirigente e, tra questi, anche quelli relativi all'orario di servizio dei dipendenti, DSGA compreso.

Pertanto al DS, su queste basi giuridiche e per le ragioni presenti nel quesito, compete il diritto-dovere di imporre al DSGA un orario maggiormente flessibile, che comporti la sua presenza in istituto almeno un pomeriggio a sua scelta a settimana.

 

Attività extrascolastiche nella scuola primaria

 

Quesito del 29/09/2018

Le attività extrascolastiche nella scuola primaria, svolte dalle ore 16.30 in poi, devono essere deliberate dal Consiglio di Istituto per ciò che concerne l'uso degli spazi.

Occorre però avere tre preventivi per ogni attività o posso far partire quelle sul territorio da anni?

Vorrei fare le cose senza svantaggiare nessuno, ma i genitori premono per fare iniziare già lunedì le attività!!!

 

Risposta

Al potere regolamentare del consiglio di istituto compete, ai sensi del D.Lgs. 297/1994 (art. 10 comma 3 lettera e), la delibera sui criteri per “la programmazione e l’attuazione delle attività parascolastiche, interscolastiche, extrascolastiche”.

Anche l’ammissione di alunni ad attività di arricchimento dell’offerta formativa ricade, in linea generale, nella potestà regolamentare delle istituzioni scolastiche autonome.

Tanto premesso, si ritiene che per avviare ogni attività in parola che comporti esborsi di denaro, occorra sempre essere in possesso di tre preventivi, salvo che non si tratti di attività di durata pluriennale a suo tempo deliberata come tale.

 

 

 

Accettazione di bimbo non vaccinato

 

Ancora vaccini.

Scuola di reggenza, verificato che agli atti della scuola esiste la risposta dell’ASL inerente i bambini non vaccinati.

A seguito dell’entrata in vigore del decreto milleproroghe, la mamma di un bimbo di scuola dell’infanzia (non vaccinato) produce l’autocertificazione di prenotazione di appuntamento presso l’ASL, priva di qualsiasi data e/o riferimento, e vuole che il bambino sia inserito in sezione.

Minaccia denuncia, intervento della stampa…

Respingo la richiesta ma, secondo alcuni colleghi, devo accettare il bambino in scuola perché comunque la signora ha autocertificato la prenotazione.

Sono io che sbaglio?

Grazie per il costante supporto.

 

Risposta

Si condivide la proposta di accettare il bambino a scuola sulla scorta dell'autocertificazione di prenotazione di appuntamento presso l’ASL, che porterà quantomeno la data del protocollo di arrivo a scuola. Ciò in attuazione della nota MIUR prot. 8221 del 3/02/2018.

 

 

Gestione mensa scuola dell'infanzia

 

Quesiti del 28/09/2018

Ti formulo ancora un quesito per la gestione della mensa alla scuola dell’infanzia, riportandoti qui di seguito un passaggio della circolare sulle disposizioni alle insegnanti:

“Per assicurare una migliore assistenza e scongiurare pericoli di soffocamento da cibo, secondo quanto indicato dal medico competente, si raccomanda agli insegnanti di consumare il pasto sedendo al tavolo accanto ai bambini, evitando di mangiare in un tavolo separato.

I docenti di sezione e di sostegno consumano il pasto a mensa se svolgono il secondo turno, mangiando accanto ai loro alunni. Se effettuano il primo turno (fino al limite orario delle ore 13:30), garantiscono l’assistenza degli alunni e non consumano il pasto a mensa”.

E’ legittimo richiedere alle maestre di mangiare al tavolo con i bambini?

E’ corretto il criterio di far consumare il pasto a scuola solo al personale che presta servizio per il secondo turno, fissando un limite orario per chi fa il primo turno e quindi non mangia?

 

Risposta

Le indicazioni della circolare rivolta ai docenti non contrastano con alcuna norma contrattuale e sono dettate da buon senso. Pertanto sono corrette e condivisibili.

E' quindi legittimo richiedere alle maestre di mangiare al tavolo con i bambini e far consumare il pasto a scuola solo al personale che presta servizio per il secondo turno, mentre quello del primo turno non mangia a scuola.

 

 

 

Sostituzione DSGA

 

Quesito del 26/09/2018

La DSGA è in ferie ma non ha nominato un suo sostituto.

Ho chiesto al personale presente chi lo volesse fare ma tutti si rifiutano di farlo, adducendo che non hanno titolo per svolgere tale funzione.

Cosa è opportuno fare?

Vorrei evitare ordini di servizio.

Qualora però ne fossi costretta, quale criterio utilizzare per eventuale ordine di servizio? (anzianità, competenza ...)

Grazie mille!

 

Risposta

Sull'argomento l’art. 47, comma 3 del CCNL/2007 precisa:“L’attribuzione degli incarichi, di cui al comma 1 lettera b) ['incarichi specifici che, nei limiti delle disponibilità e nell’ambito dei profili professionali, comportano l’assunzione di responsabilità ulteriori, e dallo svolgimento di compiti di particolare responsabilità, rischio o disagio, necessari per la realizzazione del piano dell’offerta formativa'] è effettuata dal dirigente scolastico, secondo le modalità, i criteri e i compensi definiti dalla contrattazione di istituto nell’ambito del piano delle attività”.

E', dunque, la contrattazione d’Istituto che stabilisce i criteri per l’assegnazione dell’incarico di sostituzione, in base alle posizioni giuridiche di cui si è beneficiari. L’incarico di sostituzione del DSGA su posto disponibile (per malattia, ferie) deve essere attribuito all’Assistente Amministrativo titolare di 2^ posizione economica, trattandosi di sostituzione temporanea (vedere nota MIUR 9067 dell'8 ottobre 2010, la quale ha precisato che non sussiste uno specifico obbligo di sostituzione in capo alla 2^ posizione economica su posto vacante per l’intero anno scolastico, ma solo per sostituzione temporanea). In assenza di beneficiari di 2^ posizione economica all’interno dell’Istituzione scolastica, tale incarico può essere conferito all’Assistente Amministrativo titolare di 1^ posizione economica, che ne fa richiesta, ovvero all’aspirante disponibile in base all’art. 47 del CCNL.

Precisata la legislazione in merito anche al personale ATA interessato, pare legittimo ricorrere all'ordine di servizio, che in caso di mancata disponibilità degli amministrativi a svolgere la funzione, il DS, al quale la legge impone il compito di garantire il servizio, la attribuirà alla persona che riterrà più competente a espletarlo.

 

 

Vigilanza degli alunni prima e dopo le lezioni

 

Quesito del 26/09/2017

Con la presente si richiede un approfondimento in riferimento alle responsabilità sulla vigilanza degli alunni nell’intervallo precedente l’inizio delle attività scolastiche.

A seguito di colloquio richiesto dall’Assessore del Comune (presso il quale si trova la sede dell'IC che dirigo) con la Scrivente, ci è stato richiesto di rendere il cortile scolastico della S. Primaria e Secondaria di 1 grado accessibile ad alunni e genitori 30 minuti prima dell’inizio delle attività scolastiche e 10 minuti dopo la conclusione delle stesse, con l’impegno di stipulare una Convenzione (si allega copia vecchia Convezione sottoscritta con precedente Dirigente Scolastico) che a loro dire esonera la scuola da ogni responsabilità sulle persone a cui è consentito l’accesso nello spazio su citato nell’intervallo di tempo richiesto.

La domanda è:

tale Convenzione (aggiornata e sottoscritta) potrebbe risolvere il problema?

come dovrebbe essere modificata l'allegata Convenzione per esonerare la scuola da ogni responsabilità sulle persone che accedono al cortile scolastico nel caso di concessione accesso? La scuola è fiancheggiata da una strada che non consente la permanenza in sicurezza di persone al di fuori della recinzione del cortile scolastico. Il Comune ha attivato un servizio di prescuola a pagamento per la S. Primaria che non ha risolto il problema.

In attesa di urgente riscontro si porgono cordiali saluti.

 

Risposta

La responsabilità del dirigente in ordine alla vigilanza negli spazi esterni della scuola (le cosiddette pertinenze) è oggetto di valutazione in sede giurisdizionale in relazione a cause originate da infortuni o danni subiti dagli alunni nel periodo antecedente l’inizio delle lezioni e quello susseguente al loro termine.

In base al prevalente orientamento giurisprudenziale, in particolare della Corte di Cassazione, la riferita proposta dell’ente locale (qualificazione con provvedimento sindacale delle pertinenze della scuola come spazio pubblico nel tempo precedente l’inizio delle lezioni e in quello successivo alla fine) non può non suscitare forti perplessità in ordine all’esonero della responsabilità del dirigente circa la mancata predisposizione e organizzazione del servizio di vigilanza.

E’ noto che, secondo l’orientamento della Suprema Corte, la scuola è tenuta a predisporre tutti gli accorgimenti necessari al fine di evitare che l’allievo procuri danno a se stesso, sia all’interno dell’edificio sia nelle pertinenze scolastiche, di cui abbia a qualsiasi titolo la custodia e che siano messe a disposizione per l’esecuzione della propria prestazione.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione che con la sentenza n. 22752 del 4 ottobre 2013 è intervenuta sul caso di una bambina che, essendo aperti i cancelli, scendendo dallo scuolabus era entrata nel piazzale antistante la scuola elementare che frequentava ed era caduta da un muretto che delimitava l’area sottostante, dove si trovava l’ingresso del seminterrato locale caldaia, riportando la frattura della tibia.

Come più volte ribadito dalla stessa Corte, in ipotesi di danno cagionato dall’alunno a sé stesso, l’accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell’allievo a scuola, determina l’instaurazione di un vincolo negoziale dal quale sorge a carico della medesima scuola l’obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l’incolumità dell’allievo per il tempo in cui questi fruisce, in tutte le sue espressioni, della prestazione scolastica.

È dunque compreso anche il cortile antistante l’edificio scolastico, del quale la scuola ha la disponibilità e qualora venga consentito il regolamentato accesso e lo stazionamento degli utenti, e in particolare degli alunni, prima di entrarvi.

La Corte ha dunque ribadito che lo svolgimento del rapporto si estende a tutto il tempo in cui l’alunno fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, e pertanto sin dal momento in cui con l’apertura dei cancelli risulta consentito l’ingresso e la permanenza degli alunni nel piazzale antistante la scuola.

Il fatto che con un’ordinanza il sindaco stabilisca che, nel periodo antecedente le lezioni e successivo alla loro fine, il cortile, che è stato oggetto di concessione alla scuola unitamente all’edificio scolastico, diventi spazio pubblico (con possibilità indiscriminata di accesso) non può non apparire contraddittoria rispetto alla funzione che la predetta pertinenza ha al fine della accoglienza degli utenti, in particolare dei piccoli alunni, prima delle lezioni e della loro ordinata riconsegna ai genitori (o delegati) che li vengono a prendere alla fine delle lezioni.

Secondo la proposta, il cortile, diventando spazio pubblico prima dell’inizio delle lezioni e dopo la loro fine, diventerebbe accessibile non solo, come è giusto per la protezione degli alunni, ai loro genitori o accompagnatori, ma a qualsiasi persona, anche non ben intenzionata, senza peraltro che sia disposta una adeguata sorveglianza per gli alunni da parte della scuola o da parte di personale messo a disposizione dal comune.

Quindi si determinerebbe un incremento dei rischi per piccoli alunni e contestualmente si abolirebbe la vigilanza della scuola; soluzione che non appare convincente. Pertanto la scuola dovrà adeguarsi a queste indicazioni.

 

 

Trasformazione tempo scuola

 

Quesito del 25/09/2018

I genitori di 2 classi di 2^ primaria, in data 18 settembre u.s., quindi ad anno scolastico avviato, mi presentano la richiesta di trasformazione del tempo scuola dalle attuali 27 a 28 ore settimanali e di contestuale fruizione del pasto domestico. Al momento dell'iscrizione alla classe prima, questi genitori chiesero la 28 ore settimanali, che prevedono un'articolazione oraria su 5 gg., di cui 4 dalle ore 8:30 alle ore 13:30 e un giorno dalle ore 8:30 alle ore 16:30 con fruizione del servizio mensa gestito dal Comune. Per una questione di tagli e di scelte politiche, il Comune non autorizzò il servizio mensa per queste 2 classi che, con grande malumore dei genitori, dovettero fare le 27 ore settimanali, articolate su 5 gg., di cui 4 dalle ore 8:30 alle ore 13:30 e un giorno dalle ore 8:30 alle ore 13:30, con un rientro dalle ore 14:30 alle 16:30, quindi senza servizio mensa. Molti genitori, per non rientrare a prendere i figli alle 13:30 e riportarli a scuola alle 14:30, in quella giornata si avvalevano del servizio di accoglienza, gestito da esterni e a totale carico delle famiglie.

Ora, sulla scia della sentenza del Consiglio di Stato che ha dato ragione ai genitori che ricorrevano contro il Comune di ....., tornano alla carica, ma siccome il Comune non autorizzerà il servizio mensa per le loro classi, mi chiedono di attivare SUBITO il tempo a 28 ore, così gli alunni non rientreranno a casa ma staranno a scuola vigilati dagli insegnanti, e porteranno il pasto domestico.

Sperando di essere stata chiara nell'illustrarLe la situazione le chiedo:

è possibile autorizzare la richiesta di cambio tempo scuola in questo momento dell'anno (spererei di no perché sarebbe un terribile precedente)?

devo dare l'eventuale diniego io direttamente, o devo sottoporre la questione al Collegio e al Consiglio?

 

Risposta

Non si ritiene possibile autorizzare il cambio tempo scuola ad a. sc. avviato poiché in contrasto con il dettato della circolare nazionale sulle iscrizioni (Nota MIUR prot. 0014659 del 13-11-2017).

La competenza a segnalare il diniego è del DS, cui l'art. 5/2 del D.lgs. 165/2001 affida la micro-organizzazione della scuola e tutti gli atti gestionali che la realizzano, con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro.

 

 

Formazione sulla sicurezza

 

Quesito del 22/09/2018

Formazione in tema di sicurezza per addetti anticendio e primo soccorso. Secondo il D. Lgs. n. 81/2008 va svolta in orario di servizio. Ma come è possibile regolarsi per le docenti di scuola dell’infanzia (vedi monosezioni o insegnanti di sostegno di alunni disabili gravi), se il loro turno di servizio coincide con le lezioni del corso? A parere del RSSP la scuola non può sospendere il servizio scolastico. Pertanto posso chiedere alle docenti di cambiare il turno di servizio per garantire la presenza al corso? Nello specifico si tratta di un corso di primo soccorso di 12 ore per i nuovi addetti e di 4 ore per l’aggiornamento di chi è già formato. Alle docenti che invece fanno coincidere il corso con l’orario di servizio posso chiedere di recuperare le ore di servizio non prestate?

 

Risposta

La formazione sulla sicurezza cui va sottoposto obbligatoriamente tutto il personale della scuola per un monte ore fissato dall’Accordo Stato-Regioni del 21 Dicembre 2011 deve avvenire nell’ambito degli impegni lavorativi degli stessi e non può comportare oneri a carico dei lavoratori (D.Lgs. 81/08, art. 37, comma 12).

Tuttavia, in merito alla partecipazione dei dipendenti alla predetta formazione, si precisa che, mentre per il personale ATA le stesse ore essendo considerate ore di servizio vanno recuperate (con ore di permesso, ferie, ecc.), per i docenti (responsabili della Salute e della Sicurezza nei confronti degli alunni quando sono in aula, nei laboratori, in palestra, ecc.), la partecipazione rientra tra le attività previste dall’art. 29, comma 1 del CCNL/2007 “Attività funzionali all’insegnamento”, ovvero tra gli impegni lavorativi di “aggiornamento e formazione”, considerati “servizio a tutti gli effetti”, come disposto dal successivo art. 64, comma 3, in quanto prestati all’interno dei propri impegni lavorativi senza limiti di orario.

A supporto di quanto detto interviene anche la Sentenza del Consiglio di Stato n. 1425, del 23 Marzo 2007, nella quale è riportato che l’attività di aggiornamento e formazione “costituisce attività funzionalizzata all’insegnamento, e la relativa frequenza costituisce, quindi, obbligo di servizio”.

Quando una norma definisce un diritto come “funzionale” a qualche obiettivo, esso è automaticamente anche un dovere ed infatti il successivo art. 65, comma 1 del CCNL, stabilisce che le istituzioni scolastiche devono predisporre i contenuti della formazione che sia “funzionale” alla realizzazione degli obiettivi individuati nel POF.

La stessa Sentenza del Consiglio di Stato precisa che esso è un diritto “funzionale all’insegnamento” e quindi rientra negli obblighi di servizio, previsti contrattualmente.

Pertanto è pienamente legittimo che tali ore di formazione per i docenti avvengano in orari non di lezione o in giorni di vacanza e non comportino retribuzione aggiuntiva e non vengano nemmeno conteggiate tra le 40 ore delle attività collegiali di cui all’art. 29, comma 3, lettera a).

 

 

Piano annuale delle attività dei docenti

 

Quesito del 22/09/2018

Piano Annuale delle Attività dei docenti. Come negli anni precedenti l’ho predisposto sulla base della verifica delle attività dello scorso anno scolastico e presentato al Collegio Docenti di settembre. La RSU sostiene che il nuovo contratto prevede la delibera del Collegio, così come il precedente CCNL. Ma il Piano deve essere deliberato formalmente con una votazione del Collegio oppure è sufficiente che il ds lo illustri in sede di organo collegiale. Il D.Lgs 165/2001 non attribuisce al ds i compiti organizzativi?

 

Risposta

Si conferma che l'art. 5/2 del D.lgs. 165/2001 dispone: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Tale nuova distribuzione delle competenze, per effetto della stessa legge, è imperativa, cioè sovrascrive ed annulla ogni diversa previsione legislativa o contrattuale preesistente o successiva.

Pertanto, la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza esclusiva del dirigente e, tra questi, anche il piano annuale delle attività, che il DS comunicherà al collegio docenti.

 

 

Scuola dell'infanzia: orario docenti

 

Quesito del 22/09/2018

Per le insegnanti della scuola dell’infanzia è prevista l’articolazione oraria non superiore alle 6 ore giornaliere? Norme o contratti fissano questo limite orario giornaliero?

 

Risposta

Per i docenti, a differenza del personale ATA, il contratto nazionale non stabilisce quale debba essere l'orario di lavoro giornaliero massimo, perciò è opportuno stabilirlo nel contratto di scuola prendendo in considerazione la somma delle ore di insegnamento e delle attività funzionali della giornata nonché delle richieste delle famiglie. Nel contratto vanno fissate alcune norme di garanzia, come ad es la definizione di un tetto massimo giornaliero di ore complessive derivanti dalla somma degli impegni d'insegnamento e funzionali all'insegnamento che nessun docente può superare.

 

 

Docenti precari: nomina

 

Quesito del 21/09/2018

Alcuni genitori, citando articolo di Orizzonte Scuola Dlgs n 66/17 sull’Inclusione, chiedono conferma per continuità didattica dei docenti PRECARI avuti l’anno scorso. In un caso il docente è in seconda fascia, nell’altro è preso da MAD (messa a disposizione).

È possibile procedere in tal senso?

Grazie!

 

Risposta

L'assegnazione dei docenti non di ruolo (precari) alle scuole non è di competenza del Dirigente scolastico ma dell'USR. Pertanto la richiesta dei genitori non è di facile realizzazione.

 

 

Licenziamento docenti

 

Quesito del 21/09/2018

Docente scuola primaria di ruolo che per motivi familiari ha intenzione di licenziarsi. Deve dare preavviso e ho letto che l'effetto è dall'anno scolastico successivo. Ma la signora, terminata l'aspettativa, non ha intenzione di presentarsi al lavoro. Mi pare che in questo caso non si possa nominare il supplente, il che creerebbe un ulteriore problema.

Avrei bisogno di qualche ragguaglio.

Grazie.

 

Risposta

Si conferma che l'eventuale dichiarazione di licenziamento della docente in questione può avere effetto solo dal 1 settembre successivo.

Se però la stessa non si presentasse a scuola al termine dell'aspettativa si dovrà avviare il provvedimento di licenziamento per uno degli illeciti disciplinari cui la legge fa conseguire lo scioglimento del rapporto di lavoro, tra cui “l'assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell'arco di un biennio o comunque per più di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall'amministrazione” (art. 55-quater - Licenziamento disciplinare, aggiunto dall’art. 69 del D. Lgs. n. 150/2009; modificato ed integrato dal D. Lgs. n. 116/2016; modificato ed integrato dall’art. 15, comma 1, del D. Lgs. n. 75/2017; modificato ed integrato dal D. Lgs. n. 118/2017).

La competenza in tema di licenziamento disciplinare dell’insegnante spetta all’U.S.R. e, in particolare, all’ufficio procedimenti disciplinari incardinato presso tale struttura. Il provvedimento finale, dunque, è firmato non dal preside, ma dal direttore generale dell’U.S.R.

Nell'attesa che il provvedimento in questione faccia il suo corso, per garantire il servizio dovuto all'utenza, fine primario della scuola, può essere nominato un supplente tratto dalle graduatorie di istituto.

 

 

Richiesta di esonero dall'IRC ad a.sc. avviato

 

Quesito del 21/09/2018

Le scrivo per un parere in merito alle richieste di esonero dalla Religione Cattolica ad anno scolastico avviato.

Alcuni genitori di alunni iscritti alla classe prima della scuola primaria, chiedono oggi di poter modificare la scelta da loro effettuata all’atto di iscrizione in merito alla possibilità di avvalersi o meno dell’IRC.

Infatti, a febbraio la loro scelta fu di avvalersi e, di conseguenza, ho richiesto le necessarie risorse.

Ho fatto notare loro che l’art. 310 del D.lgs. 297/1994 riconosce a famiglie e studenti il diritto di scegliere se avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica unicamente all’atto dell’iscrizione a scuola, in applicazione degli accordi intercorrenti tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede, ratificati con la Legge n. 121/1985. Tale disposizione è ripresa in maniera esplicita anche dalla Circolare Ministeriale sulle iscrizioni n. 10 del 15.11.2016. Ne dovrebbe conseguire che il diritto di scelta in argomento si “esaurisce” all’atto delle iscrizioni e non può essere esercitato nuovamente nel corso dell’anno scolastico con effetto all’interno dello stesso.

Nella stessa classe prima, però, c’è un altro alunno che invece è esonerato (per la scelta effettuata all’atto di iscrizione), per il quale sono state programmate le attività alternative. Pertanto, i genitori di cui sopra sostengono di poter cambiare idea per motivi personali in qualsiasi momento dell’anno e che, comunque, anche i loro figli potrebbero seguire le stesse attività programmate per l’altro alunno. E ciò è vero… ma il punto è che in questo modo la mia “deroga” farebbe sentire anche gli altri genitori autorizzati a richiedere il cambio della scelta precedentemente effettuata.

Il nostro USR in merito ci ha evidenziato che considerato che le operazioni di determinazione dell’organico del personale docente di religione cattolica e le relative operazioni di mobilità e reclutamento, si fondano sul fabbisogno calcolato a seguito del numero di iscrizioni degli alunni che si intendono avvalere di tale insegnamento, appare evidente che l’indebita concessione degli esoneri effettuata nel corso d’anno, risulta idonea a determinare un danno all’erario, oltre a costituire fattispecie valutabile sotto il profilo disciplinare e dirigenziale.

Cosa rispondere alle suddette richieste?

 

Risposta

L’Accordo sottoscritto tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede il 18 febbraio 1984 e ratificato con legge 25 marzo 1985 n. 121 consente a genitori e studenti di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica.

Il diritto degli studenti di ogni ordine e grado di scegliere se avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica è stato oggetto dell’art. 310 del D.Lgs. 297/94.

Le modalità concrete di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica vengono annualmente indicate nella circolare ministeriale sulle iscrizioni (per l’a.sc. 2018/2019, CM 14659 del 13-11-2017).

Il punto 10 di quest’ultima circolare dispone che la facoltà di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica viene esercitata dai genitori (o dagli studenti negli istituti di istruzione secondaria superiore), al momento dell’iscrizione, mediante la compilazione dell’apposita sezione on line. La scelta ha valore per l’intero corso di studi e, comunque, in tutti i casi in cui sia prevista l'iscrizione d'ufficio, fatto salvo il diritto di modificare tale scelta per l’anno successivo entro il termine delle iscrizioni esclusivamente su iniziativa degli interessati.

Sulla base di tale scelte le scuole prevedono l’organico anche per l’IRC.

Pertanto in corso d’anno non è ammesso il cambiamento della scelta operata di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica che, come detto, ha valore per l’intero corso di studi e può essere modificata solo per l’anno scolastico successivo entro il termine delle iscrizioni al medesimo (di norma il mese di febbraio). Operare altrimenti potrebbe offrire il fianco ad accuse di comportamenti imparziali anche da parte dei docenti di religione operanti nella scuola.

Si ritiene pertanto che non sia possibile autorizzare l'esonero dall'ora di religione ad anno scolastico iniziato. Inoltre, tale possibilità, se avallata dalla scuola, potrebbe innescare una catena di richieste dello stesso tenore non facilmente gestibile.

 

 

Festa del Santo Patrono

 

Quesito del 20/09/2018

Nel mio istituto i plessi hanno la festa del santo patrono in giorni differenti. Ogni plesso chiude nel giorno del proprio Santo Patrono. Cosa si fa quando è la festa del Santo Patrono del plesso sede Segreteria? Gli altri plessi possono restare aperti? Il CI ha deliberato un solo giorno per tutti i plessi coincidente con il Santo Patrono del plesso sede Segreteria. È corretto? Una RSU contesta la delibera e propone la chiusura di tutti i plessi nel giorno del S. Patrono della sede e la chiusura dei plessi nel giorno del proprio Santo Patrono.

 

Risposta

L’art. 14, primo comma del CCNL/2007 prevede che è considerata giorno festivo la ricorrenza del Santo Patrono della località in cui il dipendente presta servizio, purché ricadente in giorno lavorativo.

Pertanto anche in occasione della festa del Santo Patrono del plesso sede di segreteria gli altri plessi devono restare aperti poiché i dipendenti di tali sedi non prestano servizio nel plesso sede di segreteria.

Ciò fissato, né la delibera del CI né la contestazione della RSU paiono corrette.

 

 

Passaggio di ruolo da docente ad ATA

 

Quesito del 19/09/2018

Sono un'insegnante di ruolo da 15 anni nella Scuola Primaria.

Mi sono regolarmente iscritta nelle graduatorie d'istituto di terza fascia come assistente amministrativa.

Avrei il desiderio di poter avere un'altra esperienza lavorativa sempre nel Comparto Scuola ma come assistente amministrativa e la cosa mi piacerebbe molto, rispetto all'insegnamento.

Ultimamente sono stata individuata come assegnataria di una supplenza fino al 30 giugno 2019, tra l'altro nella mia stessa scuola di servizio, ed ho anche accettato subito.

Quando però sono andata a sostenere il colloquio con la mia Dirigente Scolastica, alla quale avrebbe fatto molto piacere che fossi io a prendere l'incarico, nello stesso tempo ha nutrito forti dubbi sulla fattibilità della cosa, nonostante facesse riferimento anche lei, all'art.36 del CCNL.

Quindi adesso mi ritrovo in posizione "di attesa" dovendo la scuola stessa verificare sulla fattibilità della cosa... alla ragioneria provinciale.

La mia domanda è: a quale articolo di legge si fa riferimento nel caso in cui un Docente di ruolo volesse accettare un incarico annuale come assistente amministrativo nello stesso Comparto Scuola?

So che uscire dalla scuola tramite Mobilità Intercompartimentale non è possibile, ragion per cui mi domandavo a quale articolo di legge si fa riferimento per poter accettare incarichi annuali sempre nello stesso Comparto Scuola ma come assistente amministrativa.

Mi auguro che potrete darmi dei ragguagli in merito.

 

Risposta

Risulta che soltanto i docenti inidonei per motivi di salute possano transitare nei ruoli del personale ATA (assistenti amministrativi e/o assistenti tecnici). Essi mantengono il maggior trattamento economico in godimento come docenti mediante l’attribuzione di un assegno ad personam riassorbibile con i successivi miglioramenti economici acquisiti a qualsiasi titolo così come previsto dall’art. 4 comma 1 del D.M. n. 79 del 12/9/2011.

Nella circostanza occorre emettere un provvedimento di inquadramento nel ruolo degli assistenti amministrativi, provvedimento che non può essere elaborato tramite SIDI in quanto tra le funzioni rilasciate dal MIUR non sono disponibili quelle in cui c’è un passaggio da un ruolo superiore ad uno inferiore, e, quindi, si dovrà procedere con un decreto elaborato manualmente.

L’inquadramento spettante nel ruolo degli assistenti amministrativi è nella posizione stipendiale in godimento come docente all’atto del passaggio di ruolo con lo stipendio corrispondente a detta posizione stipendiale come assistente amministrativo.

La differenza tra lo stipendio e gli altri emolumenti a carattere fisso e continuativo deve essere attribuita come assegno ad personam da riassorbire sia con i successivi passaggi di posizione stipendiale sia con gli aumenti contrattuali

 

 

Scuole a tempo pieno: modificazione orario

 

Quesito del 16/09/2018

Nella mia nuova scuola vi è la consuetudine, per le classi a tempo pieno, di svolgere, in alcune giornate dell'anno, l'orario antimeridiano, per consentire la realizzazione di attività e/o uscite didattiche che richiedono la compresenza. Io ritengo che non sia legittimo ridurre il tempo scuola ma gli OO.CC. condividono da sempre questa prassi.

Purtroppo non riesco a trovare norme specifiche a supporto della mia idea.

Anche l'agire dei dirigenti Scolastici non è uniforme. In molte scuole la riduzione dell'orario in "giornate speciali" è addirittura inserito nel Regolamento di Istituto.

Cosa fare?

 

Risposta

La consuetudine, per le classi a tempo pieno, di svolgere, in alcune giornate dell'anno, l'orario antimeridiano, per consentire la realizzazione di attività e/o uscite didattiche che richiedono la compresenza dei docenti di classe è ormai invalsa in tante scuole senza che gli organi superiori ne abbiano vietato l'uso.

In verità, infatti, non si tratta di sottrarre agli alunni il tempo scuola loro dovuto poiché lo svolgimento di tali attività va considerato tempo scuola a tutti gli effetti, e pertanto nella pratica legittimo.

 

 

Sostituzione di DSGA

 

Quesito del 14/09/2018

Dirigo un istituto comprensivo privo di Dsga da due anni. Lo scorso a.s. ha svolto la funzione un assistente amministrativo non più disponibile per evidenti ragioni economiche.

Da settimane sto consultando, a titolo personale e per le vie brevi, le scuole della provincia e delle provincie viciniori alla vana ricerca di una persona disponibile all'incarico di reggenza.

Tale modalità, oltre che avvilente è anche infruttuosa, pertanto chiedo quali conseguenze ritiene ipotizzabili, in assenza di interventi da parte del Miur, qualora la situazione non si risolva, non potendo io adempiere a tutte le funzioni proprie di altra figura con qualifica direttiva e specifiche competenze.

Pur sapendo quanto sia faticosa la reggenza di altro istituto, mi chiedo perchè anche i Dsga, a differenza dei dirigenti scolastici, non siano tenuti ad accettare tale incarico. Grazie e buon lavoro.

 

Risposta

In linea di principio si ricorda che, a norma del dettato contrattuale, l’assistente amministrativo titolare della seconda posizione economica, ai sensi dell’art. 2, comma 4 della sequenza contrattuale sottoscritta il 25 luglio 2008 (che sostituisce l’art. 50 del CCNL sottoscritto il 29/11/2007), ha l’obbligo di sostituire il DSGA (“Il titolare della posizione è tenuto alla sostituzione del DSGA”).

La relativa attribuzione è effettuata dal dirigente scolastico, nell’ambito del piano delle attività di cui all’art. 47 comma 2 del CCNL/2007.

A lui compete l'indennità di direzione da dedurre dal fondo di istituto per gli importi previsti dall'art. art. 88/2, lett. i del CCNL/2017, cioè: “il compenso spettante al personale che in base alla normativa vigente sostituisce il DSGA o ne svolge le funzioni ai sensi dell’art.56, comma 1, del presente CCNL, detratto l’importo del CIA già in godimento”. L'art. 56/1 recita: “Ai DSGA delle scuole di ogni ordine e grado e delle istituzioni educative è corrisposta un’indennità di direzione come nella misura prevista dalla Tabella 9. La stessa indennità è corrisposta, a carico del fondo di cui all’art. 88, comma 2, lettera i), al personale che, in base alla normativa vigente, sostituisce la predetta figura professionale o ne svolge le funzioni”. 

E' consigliabile che l'incarico venga disposto per iscritto per ricordarne il carattere vincolante.

Non è prevista dal contratto, in assenza di apposita contrattazione regionale sul tema, la possibilità di attribuire ad un DSGA la reggenza di altra scuola come avviene per il DS.

 

 

DS: competenze

 

Quesito del 12/09/2918

L'ufficio del personale della segreteria della mia scuola si occupa della chiamata dei supplenti, in caso di assenza del personale docente dopo il primo giorno di assenza.

Per quanto riguardo l'assenza dell'insegnante del primo giorno, fino all'anno scorso, se ne occupava la referente del plesso.

Da quest'anno le insegnanti non si vogliono prendere carico di queste sostituzioni, ritenendole gravose e non compito dell'insegnante. La commissione orario preparerà un prospetto con le disponibilità alla sostituzione che verrà consegnato in segreteria.

L'assistente amministrativa assegnata all'ufficio del personale non vuole fare questo lavoro perché lo ritiene non di competenza della segreteria.

Tu come procederesti?

Grazie per la tua consueta disponibilità e collaborazione.

 

Risposta

L’art. 5/2 del D.lgs. 165/2001 dispone: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Tale nuova distribuzione delle competenze, per effetto della stessa legge, è imperativa, cioè sovrascrive ed annulla ogni diversa previsione legislativa o contrattuale preesistente o successiva.

Pertanto, la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza esclusiva del dirigente e, tra questi, anche quelli relativi alla chiamata dei supplenti.

In primis quindi il dirigente chiamerà in causa il referente di plesso che, su delega del DS, non potrà sottrarsi all'onere e successivamente anche l'assistente amministrativo.

 

 

Richiesta documenti alunni disabili

 

Quesito del 5/09/2018

Un docente ha avanzato la seguente richiesta: “Il sottoscritto…………, docente di scuola secondaria presso…….. CHIEDE con la presente scrittura, in vista degli impegni previsti per i Consigli di Classe di appartenenza, di potere riceve secondo la formula “copia conforme alla originale depositata agli atti” copia fotostatica di tutti i documenti depositati con il relativo numero del protocollo e quindi agli atti della amministrazione, inerenti gli alunni, ricadenti sotto il proprio ufficio:

1. con diagnosi ASL e/o certificazione della commissione Medica Invalidi Civili (Legge 104/1992); 2. in possesso di una diagnosi di DSA rilasciata da una struttura privata o specialisti privati e/o pubblica (Legge 170/2010);

3. senza certificazione e/o diagnosi come definito dalla C.M. numero 8 del 6 marzo 2013 riguardante le indicazioni operative sulla Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012 “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”, inclusi gli alunni Attention Deficit Hyperactivity Disorder (Nota M.I.U.R. prot. n. 4089 del -15 giugno 2010).

In attesa della documentazione richiesta, fondamentale per l’esercizio funzionale e proficuo della propria attività educativa e formativa, si porgono deferenti saluti.

Dichiara, inoltre, di aver preso visione dell’informativa di codesta Scuola ai sensi del D.Lgs. 196/2003 «Codice in materia di protezione dei dati personali». Di essere informato che i dati sopra conferiti sono prescritti dalle disposizioni vigenti ai fini del procedimento per il quale sono richiesti. Che verranno utilizzati esclusivamente per tale scopo e nei limiti stabiliti da tale D.Lgs, nonché dal Decreto Ministero della Pubblica Istruzione numero 305/2006 «Regolamento recante identificazione dei dati sensibili e giudiziari...».”

Considerato che: in questo istituto tutti i docenti del consiglio di classe, docenti coordinatori e/o di sostegno, possono visionare i suddetti documenti durante le riunioni del consiglio di classe e durante gli incontri del GLHO e ogni qualvolta ne facciano richiesta anche a livello individuale, si chiede se sia legittimo che il docente possa avere copia dei suddetti documenti e eventualmente si chiedono alla S.V. suggerimenti utili per dare risposta all’insegnante.

 

Risposta

Poiché i documenti richiesti possono essere visionati durante le riunioni del consiglio di classe e durante gli incontri del GLHO e ogni qualvolta i professori ne facciano richiesta anche a livello individuale, non si vede una motivazione sufficiente produrli in copia al docente richiedente.

Peraltro si tratta di documenti che richiedono idonea riservatezza e quindi non pare possano essere trasmessi in copia al richiedente. E ciò anche per prevenire eventuali obiezioni di legittimità nel differente operare.

 

 

Congedo biennale legge 104

 

Quesito del 4/09/2018

Una docente ha presentato domanda di fruizione di alcuni mesi del congedo biennale legge 104/92 per assistere il padre portatore di handicap grave certificato art.33, comma3.

La docente risiede nello stesso Comune e nella stessa via del padre ma in 2 numeri civici diversi.

Si chiede gentilmente se, stante la normativa vigente, alla stessa può essere concesso il congedo di cui all'oggetto.

 

Risposta

Il requisito di convivenza o coabitazione è indispensabile per usufruire del congedo straordinario legge 104/92.

In merito la Funzione Pubblica (circolare n. 1 del 3 febbraio 2012) ha precisato che: “Questo requisito è provato mediante la produzione di dichiarazioni sostitutive, rese ai sensi degli artt. 46 e 47 d.P.R. n. 445 del 2000, dalle quali risulti la concomitanza della residenza anagrafica e della convivenza, ossia della coabitazione (art. 4 del d.P.R. n. 223 del 1989). In linea con l'orientamento già espresso in precedenza, al fine di venire incontro all'esigenza di tutela delle persone disabili, il requisito della convivenza previsto nella norma si intende soddisfatto anche nel caso in cui la dimora abituale del dipendente e della persona in situazione di handicap grave siano nello stesso stabile (appartamenti distinti nell'ambito dello stesso numero civico) ma non nello stesso interno. Sempre al fine di agevolare l'assistenza della persona disabile, il requisito della convivenza potrà ritenersi soddisfatto anche nei casi in cui sia attestata, mediante la dovuta dichiarazione sostitutiva, la dimora temporanea, ossia l'iscrizione nello schedario della popolazione temporanea di cui all'art. 32 del d.P.R. n. 223 del 1989, pur risultando diversa la dimora abituale (residenza) del dipendente o del disabile. Le amministrazioni disporranno per gli usuali controlli al fine di verificare la veridicità delle dichiarazioni (art. 71 del citato d.P.R. n. 445 del 2000)”.

Attenendosi a queste disposizioni si ritiene che la docente di cui al quesito possa fruire del congedo biennale legge 104/92.

 

 

Docente vicario: esonero dall'insegnamento

 

Quesito del 4/09/2018

Sono docente vicario di scuola secondaria di II grado in reggenza. Ho una cattedra di 20 ore. La reggente mi vuole dare l'esonero totale essendo presente un docente di potenziamento. Posso mantenere la cattedra di 20 ore, o devo prendere una cattedra da 18 ore, rinunciando ad un incremento di stipendio?

 

Risposta

L'esonero totale dal servizio comporta l'esenzione dal numero di ore cattedra costituito dalle ordinarie 18 ore.

Il docente vicario svolge peraltro una funzione che comporta anche dei vantaggi ai fini ad esempio del concorso per la dirigenza.

E' nella sua facoltà, tuttavia, non accettare l'esonero e rinunciare pertanto all'incarico, con le conseguenze relative di cui si è detto.

 

DS: Assegnazione delle cattedre

 

Quesito del 30/08/2018

Un docente di una disciplina curricolare dell'Istituto che dirigo ha perso il posto dopo numerosi anni e ha avuto la titolarità in un altro liceo dello stesso comune. Ha fatto domanda di utilizzo e, non potendo richiederlo per la materia, lo ha chiesto e ottenuto su una cattedra di sostegno. Frattanto la cattedra della materia si è ricostituita, per effetto del part time di un collega ed è rimasta vacante, anche dopo le operazioni di utilizzo e assegnazione provvisoria.

Sarebbe possibile ora assegnare la cattedra sulla materia al docente e rendere disponibile per le prossime operazioni di nomina a tempo determinato la cattedra di sostegno, in virtù del comma 5 della legge 107/2015, che prevede: “Al fine di dare piena attuazione al processo di realizzazione dell’autonomia e di riorganizzazione dell’intero sistema di istruzione, è istituito per l’intera istituzione scolastica, o istituto comprensivo, e per tutti gli indirizzi degli istituti secondari di secondo grado afferenti alla medesima istituzione scolastica l’organico dell’autonomia, funzionale alle esigenze didattiche, organizzative e progettuali delle istituzioni scolastiche come emergenti dal piano triennale dell’offerta formativa predisposto ai sensi del comma 14. I docenti dell’organico dell’autonomia concorrono alla realizzazione del piano triennale dell’offerta formativa con attività di insegnamento, di potenziamento, di sostegno, di organizzazione, di progettazione e di coordinamento”?

Forse sarebbe una forzatura eccessiva, ma consentirebbe di salvaguardare gli studenti in considerazione della professionalità del docente e della continuità didattica.

 

Risposta

Le innovazioni apportate sia dall’art. 4, comma 2 del D.lgs. 165/2001, sia dal successivo art. 5, comma 2, come modificato dal D.lgs. 150/2009, attribuiscono in via esclusiva al dirigente scolastico le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro, fatta salva la sola informazione alla parte sindacale.

In particolare l’art. 5/2 cit. prevede: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Tale nuova distribuzione delle competenze, per effetto della stessa legge, è imperativa, cioè sovrascrive ed annulla ogni diversa previsione legislativa o contrattuale preesistente o successiva.

Pertanto, la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza esclusiva del dirigente e, tra questi, anche quelli relativi all'assegnazione delle cattedre ai docenti.

Pertanto si condivide il proposito del dirigente di assegnare motivatamente la cattedra sulla materia al docente utilizzato sul sostegno e rendere disponibile per le prossime operazioni di nomina a tempo determinato la cattedra di sostegno.

Il dirigente deve tuttavia fornire informazione alla parte sindacale su tutti gli atti gestionali, quindi anche su questo. E' opportuno che l'informazione sia preventiva, in modo che il DS possa esplicitare i criteri che ha adottato in sede di predisposizione del provvedimento e possa anche recepire, se del caso, eventuali osservazioni che possano provenire da parte sindacale.

 

 

Esonero dall'insegnamento IRC

 

Quesito del 28/08/2018

Mi è arrivata una richiesta di esonero dall'insegnamento di Religione da parte di un genitore di un alunno che il prossimo anno dovrà frequentare la classe 4 primaria. E' legittimo concedere l'esonero? e le attività alternative? La richiesta non è valida all'atto dell'iscrizione? O appena termina l' anno scolastico?

 

Risposta

La CM 14659 del 13-11-2017 (“Iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2018/2019”) è estremamente precisa sull'argomento: “La facoltà di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica è esercitata dai genitori di alunne e alunni che si iscrivono alla prima classe della scuola primaria o secondaria di primo grado al momento dell’iscrizione, mediante la compilazione dell’apposita sezione on line”.

Pertanto, una volta fatta la scelta dai genitori, alla scuola non compete altra facoltà.

In merito poi alla scelta delle attività alternative, essa è operata, all’interno di ciascuna scuola, attraverso il modello nazionale di cui alla scheda che il MIUR trasmetterà con successiva comunicazione. Tale allegato deve essere compilato, da parte degli interessati, all’avvio dell’anno scolastico, in attuazione della programmazione di inizio d’anno da parte degli organi collegiali, e trova concreta attuazione nelle seguenti opzioni:

• attività didattiche e formative;

• attività di studio e/o di ricerca individuale con assistenza di personale docente;

• libera attività di studio e/o di ricerca individuale senza assistenza di personale docente (per studenti delle istituzioni scolastiche di istruzione secondaria di secondo grado);

• non frequenza della scuola nelle ore di insegnamento della religione cattolica.

Fatte queste precisazioni, il genitore dell'alunno in questione ha pieno diritto a richiedere l'esonero dall'IRC all'atto dell'iscrizione (da effettuarsi dal 16 gennaio 2018 al 6 febbraio 2018).

 

 

 

Consumo di pasti a scuola

 

Quesito del 24/08/018

Problema legato al panino domestico. Alcuni genitori che hanno scelto il tempo pieno per i propri figli, si rifiutano di avvalersi del servizio mensa e pretendono di far consumare il pasto (non si capisce se panino o pasto completo) ai minori per tutti e 5 i giorni della settimana. La richiesta di specifici locali al Comune non ottiene risposta e il problema ricade, così, nella completa responsabilità della scuola. Come fare?

Questi i dubbi:

In caso di assenza di appositi locali, è consentito far mangiare il "panino domestico" nel locale mensa? La ASL lo consente?

In caso di locali distinti, chi dovrebbe vigilare su questi bambini, anche in considerazione della carenza di organico?

E' ammesso il consumo di pasti completi o solo del panino?

E' possibile negare la richiesta di panino domestico in assenza delle condizioni di sicurezza laddove richieste (es. mancanza di appositi locali se previsti)?

 

Risposta

Il servizio di refezione scolastica è normalmente disciplinato dai regolamenti di igiene adottati dalle singole ASL. Alla stessa Azienda compete l’attività di controllo sulle mense scolastiche, sulle ditte che erogano pasti, sulla idoneità dei locali nei quali gli alunni li consumano. Recentemente la Corte d’Appello di Torino, annullando una precedente pronuncia del TAR Piemonte, ha emesso una propria Ordinanza (n. 1049 del 21 giugno 2016) che riconosce agli alunni il diritto di portarsi il cibo da casa e di consumarlo nel refettorio insieme agli altri alunni che invece usufruiscono del servizio mensa. La stessa Corte ha inoltre respinto il reclamo presentato dal MIUR sulla materia, per cui essa sarà definitivamente disciplinata in sede di Cassazione.

Nel frattempo il MIUR ha diramato una propria Nota (n. 348 del 3 marzo 2017) con la quale ha fornito agli Uffici Scolastici regionali le direttive in caso di consumo del pasto a scuola anche se preparato a casa. Presso il MIUR è stato inoltre istituito un tavolo tecnico con il compito di aggiornare le linee-guida relative alla refezione scolastica.

Nel frattempo la Nota citata assegna alle scuole la competenza a valutare ed adottare le soluzioni più idonee a far consumare agli alunni il pasto domestico, garantendo l’assistenza da parte dei docenti e la massima sicurezza igienico-sanitaria, anche al fine di evitare qualsiasi forma di contaminazione e di scambio tra gli alimenti.

Alla luce di quanto riportato, è possibile fornire le seguenti indicazioni:

1. In tutti i casi in cui siano previsti prolungamenti pomeridiani dell’attività didattica la scuola può chiedere all’amministrazione comunale di organizzare un servizio di refezione scolastica, a gestione diretta o in appalto a ditta specializzata. Il servizio è da intendersi a domanda individuale da parte dei genitori dell’alunno e quindi non obbligatorio.

2. Le famiglie che non intendono aderire al servizio mensa comunale possono richiedere alla scuola che i propri figli consumino durante la pausa pranzo cibi propri portati da casa, oppure possono ritirare gli alunni al termine delle lezioni antimeridiane e ricondurli a scuole per l’inizio di quelle pomeridiane.

3. La scuola non può far consumare i pasti (comunali o propri) all’interno delle aule didattiche, in quanto i regolamenti d’igiene vietano che nei locali adibiti a mensa possano essere svolte altre attività non legate al consumo di alimenti.

4. La scuola deve quindi disporre di un locale mensa (che, di norma, deve essere abilitato dalla ASL) e individuare un’area della stessa da destinare agli alunni che usufruiscono del servizio mensa e un’altra area (distinta, anche se non separata da divisori) agli alunni che consumano cibi propri.

5. A tutti gli alunni deve essere garantito lo stesso servizio di assistenza da parte dei docenti incaricati.

 

 

Divulgazione di dati sensibili: contestazione

 

Quesito del 24/08/2018

Nel recente passato, poco prima dell'entrata in vigore del regolamento europeo sulla privacy, la RSU di Istituto ha divulgato un dato sensibile riguardante una docente (nello specifico ha informato le OO.SS. della tipologia dell'assenza, permesso per L. 104, richiesta da una docente). Posto che l'interessata non ha autorizzato alcuno a tale divulgazione e ritenendo che tale comportamento si configuri come una violazione della privacy, il DS ha provveduto a segnalare il fatto ai carabinieri nella convinzione che questi procedessero nei confronti della RSU. Il maresciallo, invece, sostiene che procederanno solamente nel caso in cui la docente interessata si dichiarerà parte lesa (cosa che non farà per non opporsi ai colleghi) o in caso di formale querela da parte dell'Amministrazione.

E' corretto? La Pubblica Amministrazione deve procedere con querela di parte? Non è sufficiente la segnalazione formale per l'avvio del procedimento da parte dei carabinieri? Quali i riferimenti normativi?

 

Risposta

Nel caso sottoposto la scuola, anziché ricorrere ai carabinieri, ha tutti i titoli per avviare una contestazione di addebiti ai componenti della RSU per violazione della privacy come previsto dagli artt. 492 e seguenti del D.Lgs. 297/94 e dagli artt. 55 e seguenti del D.Lgs. n. 165/2001, così come modificato dal D.Lgs. n. 150/2009 (artt. 68 e 69).

Il comportamento di tali soggetti appare violare gli obblighi di servizio che li legano all'Amministrazione e potrebbe integrare una delle fattispecie sanzionatorie previste dall’art. 492 del D.Lgs. 297/94.

Essi vanno pertanto invitati a presentarsi in un giorno [non prima di 10 giorni dalla notifica della contestazione] presso l'ufficio del dirigente, per essere sentiti a propria difesa. In alternativa si segnala loro che essi hanno facoltà di:

- rinunciare per iscritto ad essere sentiti a propria difesa;

- essere assistiti durante l’audizione, da un procuratore o un rappresentante sindacale;

- inviare giustificazioni scritte entro la data dell’audizione;

- prendere visione e ottenere copia degli atti del procedimento.

Essi vengono invitati infine a restituire, datata e firmata per ricevuta, una copia della nota stessa.

 

 

 

Inabilità parziale: assegnazione compiti

 

Quesito del 10/08/2018

Sono una docente di scuola dell'Infanzia, classe 1961, entrata in ruolo per superamento di concorso ordinario, con decorrenza giuridica ed economica dal 01/09/1981, ho quindi maturato, allo stato attuale, un’anzianità di servizio pari a 37 anni. All'inizio del mese di agosto ho fatto domanda alla mia DS, dopo essermi consultata con Lei, per essere sottoposta a visita medica presso la CMV per l'utilizzazione temporanea in altri compiti per motivi di salute, come richiesto da un medico legale con certificato del 07/07/2018 poiché affetta da un grave quadro artosico degenerativo del rachide e delle ginocchia.

Ho ricoperto, praticamente da sempre, incarichi di supporto organizzativo quali coordinatore di plesso, collaboratore del DS, referente per le scuole dell'Infanzia dell'Istituto, funzione strumentale, addetta al SPP e preposto, tutor aziendale nell'Alternanza Scuola/Lavoro e con stagisti universitari, tutor d'aula nei progetti PON, collaboro alla stesura degli stessi, ho fatto parte di molte commissioni interne all'Istituto.

Partecipo con interesse e motivazione alle iniziative di aggiornamento promosse dall'ambito di appartenenza ma anche da Agenzie formative accreditate (circa 100/125 ore annue negli ultimi anni). Non usufruisco di permessi per motivi di salute (nel corrente a.sc. 1 solo giorno).

Qualora la CMV riconoscesse la fondatezza della mia richiesta e concedesse una inabilità parziale permanente con una utilizzazione temporanea posso mantenere queste incarichi? Se si quali esattamente? In quali compiti potrei semmai supportare il DS o lavorare le mie 36 ore settimanali che sembra dovrei accettare?

Grazie per l'attenzione.

 

Risposta

Si è del parere che sarà la CMV a stabilire, insieme con il disposto dell'inabilità parziale permanente, anche i compiti cui la docente potrà essere preposta.

Se ciò non dovesse avvenire, sarà il dirigente dell'istituto, cui sia l’art. 4, comma 2 del D.lgs. 165/2001, sia il successivo art. 5, comma 2, come modificato dal D.lgs. 150/2009 attribuiscono, in via esclusiva le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro, a concordare con la docente gli incarichi da assegnarle.

 

 

 

Bando di gara: rotazione

 

Quesito del 5/08/2018

Mi rivolgo a lei per un ulteriore quesito in materia di attività negoziale.

Le chiedo se ed a che condizioni sia possibile inserire nel bando di gara (procedura negoziata semplice di cui all'art. 36 del Codice degli appalti) la possibilità di ripetere un contratto che abbia ad oggetto l'affidamento del servizio ad una scuola estera per la realizzazione di un soggiorno studio.

Nella nostra scuola infatti i docenti di lingue straniere sentono l'esigenza, pur nel rispetto del principio della rotazione, di limitare almeno biennalmente la scelta della scuola estera in cui svolgere i soggiorni studio con gruppi consistenti di studenti: ciò per motivi di qualità e di sicurezza. Si noti che, pur rimanendo costanti i criteri di qualità richiesti (ore settimanali di lezione, accomodation in famiglia, social program e quant'altro), ogni anno i numeri dei partecipanti cambiano sulla base delle adesioni delle famiglie.

Confidando nella sua attenzione, rimango in attesa di cortese riscontro.

 

Risposta

L'art. 36/1 del D. Lgs. 18 aprile 2016 n. 50 dispone che l'affidamento e l'esecuzione di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie di cui all'articolo 35 avvengono nel rispetto del principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti e in modo da assicurare l'effettiva possibilità di partecipazione delle microimprese, piccole e medie imprese.

Nulla osta che la rotazione degli inviti possa essere biennale, poiché di rotazione comunque trattasi.

 

 

Attività negoziali sotto soglia

 

Quesito del 4/08/2018

Mi permetto di disturbarla per rivolgerle il seguente quesito, concernente le attività negoziali per la fornitura di beni e servizi (appalti sotto soglia comunitaria).

Anche alla luce del quadro di riferimento per le attività negoziali fornito dalla Delibera ANAC n. 206 del 1 marzo 2018, le chiedo - in caso di procedura negoziata semplificata ai sensi dell'art. 36 del Codice degli appalti (quindi non affidamento diretto) - se, una volta affissa all'Albo dell'Istituto la richiesta di manifestazione di interesse aperta a tutti i soggetti interessati e pervengano solo un paio di candidature (comunque meno di 5), si possa procedere inoltrando le lettere di invito ai soli candidati o se l'amministrazione debba procedere in altro modo a reperire i mancanti, in modo da assicurare l'invito ad almeno 5 possibili fornitori.

Le chiedo inoltre il rinvio ai precisi articoli del Codice degli appalti che disciplinano le procedure negoziate semplificate (tempistica, modalità comunicative in uscita ed ingresso, istituzione del seggio di gara e quant'altro), distinguendole dalle procedure ordinarie.

Confido nel suo consueto e competenze riscontro e la ringrazio anticipatamente.

 

Risposta

Una volta affissa all'albo dell'istituto la richiesta di manifestazione di interesse aperta a tutti i soggetti interessati e qualora pervengano soltanto un paio di candidature, si ritiene che l'amministrazione possa procedere inoltrando le lettere di invito a tali soli candidati, anche se inferiori a cinque. Infatti il Codice degli appalti, in casi simili, precisa sempre “ove esistenti”.

L'art. 36 di tale Codice (D. Lgs. 18 aprile 2016 n. 50) disciplina le procedure negoziali semplificate e le ordinarie.

 

 

Bonus premiale: destinatari

 

Quesito del 2/08/2018

Ti disturbo per chiederti in relazione al bonus premiale se possano partecipare alla richiesta, dopo la definizione dei criteri da parte del Comitato di valutazione, oltre ai docenti di ruolo, ai docenti di religione, anche i docenti a tempo determinato per l'anno scolastico 2017/18.

Vorrei informazioni in merito all'assegnazione delle somme saldo 2015/16 e 2016/17 in quanto a suo tempo, nei termini prescritti dal Miur, le mie segreterie stavano accingendosi a inserire in piattaforma i dati necessari, ma le funzioni sono state chiuse prima della data di scadenza pertanto i miei docenti assegnatari del bonus non sono stati pagati ad ora e non si sa più niente in merito.

 

Risposta

Il comma 128 dell’articolo 1 della legge 107/2015 prevede che “La somma di cui al comma 127, definita bonus, è destinata a valorizzare il merito del personale docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e ha natura di retribuzione accessoria”.

Si ritiene pertanto che solo i docenti di ruolo, IRC compresi, possano accedere al bonus in questione.

Si è del parere che sia necessario esporre dettagliatamente il caso al MIUR affinché provveda in merito.

 

 

Servizio prestato di fatto

 

Quesito del 25/07/2018

Sono un ITP attualmente inserito in 2° fascia grazie alla sentenza del TAR.

In quest'anno scolastico (2017-2018) grazie all'inserimento in 2° fascia ho svolto servizio sul sostegno.

Il MIUR si è appellato al Consiglio di Stato alla decisione del TAR, volevo sapere, nel caso di contenzioso sfavorevole che potrebbe determinare il declassamento in 3° fascia, il punteggio di servizio maturato in quell'anno scolastico (in 2° fascia), mi verrà riconosciuto oppure no quando dovrò aggiornare il punteggio di servizio tra due anni (ipoteticamente in 3°fascia)?

 

Risposta

In caso di contenzioso sfavorevole con conseguente declassamento dalla seconda alla terza fascia, il servizio compiuto in seconda fascia va riconosciuto di fatto e non di diritto.

Il servizio svolto di fatto e non di diritto comporta la sola corresponsione dello stipendio senza l'acquisizione di punteggio alcuno.

Il D.M. 640/2017, come il precedente D.M. 717/2014 (che dispongono l’aggiornamento delle graduatorie di istituto per due diversi trienni), prevedono una fase di controllo delle posizioni dei candidati, con conseguente convalida dei dati ed eventuale rideterminazione dei punteggi in graduatoria. Nell’ambio di tali verifiche è espressamente previsto che in caso di convalida negativa, il servizio reso possa essere riconosciuto come prestato di fatto e non diritto.

 

 

Aspettativa per svolgere altro lavoro

 

Quesito del 24/07/2018

Una docente assunta di ruolo con riserva, nell’anno scolastico 2017/18, in quanto inserita nelle graduatorie GAE, ha usufruito di un periodo di aspettativa per svolgere un altro lavoro presso l’asl come dipendente a tempo determinato. L’aspettativa scade il 31-08-2018, la docente vorrebbe continuare a lavorare alla ASL, ma a questo punto credo che debba chiedere la risoluzione del contratto di lavoro dalla scuola? Non è possibile usufruire di un'altra proroga? Entro quando la docente deve presentare la comunicazione di rinuncia all’insegnamento?

 

Risposta

L'art. 18/3 del CCNL/2007 dispone che il dipendente è collocato in aspettativa, a domanda, per un anno scolastico senza assegni per realizzare l’esperienza di una diversa attività lavorativa o per superare un periodo di prova. E' quanto ha fatto la vostra docente.

Ai sensi degli articoli 69 e 70 del DPR 3/57 il periodo di aspettativa non può eccedere la durata di un anno.

Due periodi di aspettativa per motivi di famiglia (l'aspettativa per svolgere una diversa attività di lavoro rientra tra queste) si sommano, agli effetti della determinazione del limite massimo di durata previsto dall'art. 69, quando tra essi non interceda un periodo di servizio attivo superiore a sei mesi. La durata complessiva dell'aspettativa per motivi di famiglia non può superare in ogni caso due anni e mezzo in un quinquennio.

In sintesi:

a) due aspettative inferiori all'anno si considerano un unico periodo se il periodo di lavoro tra essi non supera i 6 mesi (art.70/1 DPR 3/57);

b) non si possono prendere aspettative per più di 2 anni e mezzo in 5 anni (art.70/2 DPR 3/57);

c) per motivi particolarmente gravi si può chiedere un ulteriore periodo di 6 mesi (art.70/3 DPR 3/57).

Quindi, l’aspettativa per motivi personali o di famiglia (regolata dagli art. 69-70 del DPR 3/1957) viene attribuita per un periodo massimo di 12 mesi, da fruire in maniera continuativa o frazionata.

Per interrompere l’aspettativa, e quindi per ripristinare il diritto a chiedere altri 12 mesi, è necessario il rientro in servizio attivo superiore a 6 mesi; in ogni caso il limite massimo non può essere superiore a 2 anni e 6 mesi in un quinquennio.

In definitiva, l'aspettativa per motivi di famiglia non può avere una durata superiore a 12 mesi se fruita senza soluzione di continuità; se fruita, invece a periodi separati non può oltrepassare, in ogni caso, nell'arco temporale di un quinquennio la durata massima di due anni e mezzo.

Infine, l’art. 70 citato prevede che “per motivi di particolare gravità il Consiglio di amministrazione (ora il riferimento è ovviamente al DS) può consentire all'impiegato, che abbia raggiunto i limiti previsti dai commi precedenti e ne faccia richiesta, un ulteriore periodo di aspettativa senza assegni di durata non superiore a sei mesi”.

Pertanto la docente in questione non può ottenere la prosecuzione dell'aspettativa senza il rientro in servizio. Se questo non avviene, essa perde il diritto a svolgere la funzione docente, che il dirigente ha titolo a dichiarare.

 

Anche se l'interessata non dovesse comunicare le sue dimissioni, la dichiarazione che essa perde il diritto a svolgere la funzione docente è di competenza del dirigente e non dell'USP, in virtù sia dell’art. 4, comma 2, che dell’art. 5, comma 2, del D.Lgs. 165/2001 (come modificato dal D.Lgs. 150/2009) i quali attribuiscono in via esclusiva al DS le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro.

 

 

Superamento di norma

 

Quesito del 13/07/2018

Propongo una questione puramente teorica. Il nuovo decreto legislativo n. 62 del 13 aprile 2017, attuativo della Legge 107/2015, ha superato del tutto il regolamento di valutazione DPR 122 del 2009? Oppure alcune sue parti sono ancora in vigore?

 

Risposta

Poiché nelle premesse al D.Lgs. 62/2017 si fa espresso riferimento al DPR 62/2017 [“Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n. 122, concernente regolamento recante coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni”] si ritiene che esso abbia superato del tutto il precedente e che le norme contenutevi siano le sole cui fare riferimento dalla data della sua emissione.

 

 

Prove integrative finali: intercambiabilità discipline affini

 

Quesito del 12/07/2018

Dovendo espletare le prove integrative finali di sospensione del giudizio di discipline giuridiche (c.c.A046) la cui docente titolare è stata in servizio quale supplente fino al termine delle attività didattiche 30/06/2018 e che, contattata ha dichiarato la sua indisponibilità in quanto all'estero, si desidera sapere se può essere sostituita da un docente con contratto a tempo indeterminato ma di classe di concorso affine (A045- discipline economiche aziendali).

Grazie.

 

Risposta

La sostituzione di un docente di discipline giuridiche con uno di discipline economico-aziendali nelle prove integrative finali di sospensione del giudizio è del tutto legittima, essendo tali materie appartenenti a classi di concorso affini ai sensi del D.M. n. 354/1998. Infatti, la preparazione universitaria in ambedue le discipline comprende esami di discipline giuridiche, che garantiscono un'idonea competenza nel settore.

 

 

Insegnamento di storia della musica

 

Quesito del 6/07/2018

Ci siamo accorti - con la segreteria - che un docente a tempo det., di bravura straordinaria - a noi già nota - non ha entrambi i requisiti per l'insegnamento di Storia della musica (A029). Il pasticcio è nato per il modo in cui il MIUR aveva definito le nuove classi di concorso (tutte quelle delle materie musicali del Liceo musicale). Sembrava che per quell'insegnamento non fosse più necessario avere la laurea in Musicologia o DAMS (con esami specifici di musica) congiunta a un diploma di strumento musicale, ma che bastasse la prima. Successivamente sono arrivati dei chiarimenti MIUR, (anzi, ho dovuto cercarli, per dubbi sorti dopo la nomina da graduatoria di 3^ fascia). Il professore è preparatissimo, fa amare la sua materia (nella quale i ragazzi risultano molto preparati, finalmente, dopo anni in cui in quella materia ho avuto degli incapaci), ma, ... a questo punto dovrei non convalidare la sua domanda presentata la scorsa estate per la formulazione delle graduatorie con validità triennale (ho già aspettato perché era commissario interno all'esame di Stato). Lui non ha dichiarato il falso, ma non ha il diploma di strumento (non ha terminato il Conservatorio, anche se suona bene il piano).

A questo punto, che fare? Le conseguenze della non convalida sarebbero gravi: punteggio non riconosciuto, dichiarazione a tutte le scuole con espulsione da quella graduatoria e non so cos'altro. Terribile.

D'altra parte non posso neanche convalidare la sua idoneità, vista la mancanza di uno dei due titoli richiesti. Aggiungo che so per certo (ho un supplente di strumento in comune con una scuola della Lombardia) che le graduatorie di Storia della musica sono piene di errori (es. docenti col solo diploma in strumento che insegnano storia della musica: l'inverso del mio docente).

Come attenuare i danni per lui e per noi? Anche per la scuola la sua perdita sarebbe grave, perché ha già presentato eccellenti progetti di ampliamento dell'offerta formativa per il prossimo a.s.

 

Risposta

In esito al quesito proposto, pare utile riportare la nota Prot. n. 9727 del 30 luglio 2012 dell'USR per la Lombardia che tratta dei requisiti per l’insegnamento delle discipline musicali nei licei musicali.

Nello specifico, tra i requisiti per l'insegnamento della Musica negli istituti di istruzione secondaria di II grado prevede il possesso di tutti i titoli sotto indicati:

STORIA DELLA MUSICA

1) possesso dell’abilitazione per la classe di concorso 31/A;

2) possesso della laurea in musicologia e beni musicali (laurea magistrale classe LM-45) o titoli equiparati ai sensi del D.I. del 9 luglio 2009 (pubbl. G.U. 7.10.2009, n. 233);

3) possesso del diploma di conservatorio.

Il raffronto dei titoli in possesso del vostro docente con queste indicazioni può offrire una strada per la corretta soluzione del caso, anche se potrà essere spiacevole per uno o entrambi gli interessati.

 

 

Sostituto del DSGA: indennità di direzione

 

Quesito del 30/06/2018

I giorni in cui il Dsga si assenta per riposo compensativo, rientrano nel calcolo ai fini del pagamento delle indennità di direzione al sostituto del Dsga?

 

Risposta

All’assistente amministrativo che svolge le funzioni di Direttore spetta l’indennità di direzione per i giorni di effettiva sostituzione, indipendentemente dalle motivazioni che hanno determinato l'assenza del DSGA, comprese pertanto anche le assenze per riposo compensativo.

 

 

Retribuzione supplente di IRC

 

Quesito del 29/06/2018

Una docente supplente di IRC ha preso servizio nel mese di febbraio e al momento non è stato ancora possibile formalizzare il contratto a causa di un problema tecnico del sistema informatico. La Ragioneria ha respinto il primo contratto che doveva essere stipulato al 30 giugno e non al 31 agosto e, nonostante la correzione, la pratica non è andata a buon fine. Nei mesi scorsi abbiamo sollecitato innumerevoli volte diversi enti a intervenire. Allo stato attuale la situazione è la seguente:

- il gestore SIDI, contattato dall'USR di Torino, comunica che purtroppo non può fare nulla, in quanto i contratti inviati si trovano tuttora nello stato “In elaborazione da NoiPA” e fintanto che non riceve un esito positivo o negativo, non può agire su questi RDL

- da parte sua la Ragioneria Provinciale dello Stato di Cuneo non ritiene possibile alcuna trattazione manuale della pratica.

Ora la docente, ancora senza contratto e stipendio, ha inviato la diffida che ti allego. Cosa posso fare per risolvere il problema e regolarizzare il contratto? Cosa devo rispondere all’insegnante (che si è rivolta ai sindacati i quali le hanno consigliato di riversare sul ds la responsabilità esclusiva di quanto accaduto)?

 

Risposta

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) e il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR), grazie ad un sistema integrato di colloquio tra le banche dati SIDI e NoiPA, basato sui principi della cooperazione applicativa, hanno dato vita a nuove procedure e nuove funzioni per la gestione giuridica e contabile dei rapporti di lavoro del personale scolastico.

In una prima fase le nuove procedure hanno consentito la gestione dei contratti di supplenza breve, degli incarichi di religione e delle indennità di maternità fuori nomina a seguito di contratti di supplenza breve, maternità o incarichi di religione.

Questo sistema consente alla scuola di gestire in modo autonomo i contratti senza dover più rivolgersi alle Ragionerie Territoriali dello Stato.

Inoltre, direttamente e unicamente dalle funzioni del SIDI, la scuola effettua la stipula dei contratti, le variazioni di stato giuridico e l'autorizzazione ai pagamenti. Le segreterie scolastiche sono inoltre state sollevate dalla gestione economica dei contratti; NoiPA provvede a calcolare le competenze spettanti (con esclusione degli assegni al nucleo familiare) e dopo aver verificato la congruità dei dati, Il Direttore dei servizi Generali ed Amministrativi ed il Dirigente Scolastico inviano a NoiPA, attraverso il SIDI, l'autorizzazione al pagamento.

A queste disposizioni si ritiene che debba rifarsi la scuola e provvedere conseguentemente al pagamento del contratto in parola.

 

 

Applicabilità D.Lgs 62/2017

 

Quesito del 29/06/2018

Il nuovo decreto legislativo n. 62 del 13 aprile 2017, attuativo della Legge 107/2015, ha superato del tutto il regolamento di valutazione DPR 122 del 2009? Oppure alcune sue parti sono ancora in vigore?

 

Risposta

Il decreto legislativo n. 62 del 13 aprile 2017 non ha espressamente abrogato il DPR 122 del 2009, tuttavia in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo e negli esami di Stato si ritiene che ci si debba attenere esclusivamente ad esso, cioè al D.Lgs. 62/2017.

 

 

Esame di Stato 2° ciclo Indirizzo IPSSS: definizione della terza prova scritta

 

Quesito del 26 giugno 2018

La Presidente della Commissione e la Commissione possono definire la struttura della Terza Prova Scritta ignorando l’art. 9 dell’OM n.350 del 5 maggio 2018 ed in particolare l’art 6 della medesima OM?

Le simulazioni di terza prova somministrate durante l’anno scolastico e presenti nel “documento 15 maggio” sono state strutturate secondo la tipologia C (quesiti da 30-40) con durata di 90 minuti; le discipline 5:

1. storia

2. diritto/legislazione socio-sanitaria

3. scienze motorie

4. igiene e cultura medico-sanitaria

5. inglese: tipologia mista c/b

Come fare, per salvaguardare la serenità delle candidate e di tutti?

 

Risposta

Si premette che l'art. 19, c. 1 dell'O.M. 350 del 02/05/2018 relativa alla terza prova richiama il precedente art. 14, c. 1 che attribuisce a ciascuna commissione il compito di definire collegialmente la struttura della terza prova scritta, in coerenza con il documento del consiglio di classe di cui all'art. 6 della medesima ordinanza. Ogni commissione, tenendo presente quanto attestato nel predetto documento del consiglio di classe, predispone collegialmente il testo della terza prova scritta sulla base delle proposte avanzate da ciascun componente.

Nella terza prova possono essere coinvolte, non più di cinque discipline come previsto dall'articolo 3, comma 2, del D.M. 20/11/2000, n. 429, purché sia presente in commissione personale docente fornito di titolo ai sensi della vigente normativa.

Il testo prosegue precisando che la terza prova non deve vertere su più di 5 materie, né su meno di 4 per ragioni di correttezza didattica. Le tipologie di domanda possono essere scelte tra le seguenti:

- trattazione sintetica degli argomenti (tipologia A), con massimo di cinque argomenti

- quesiti a risposta singola (tipologia B), da 10 a 15 quesiti a risposta singola

- quesiti a risposta multipla (tipologia C), da 30 a 40 quesiti

- problemi a soluzione rapida (tipologia D), non più di due problemi scientifici a soluzione rapida

- analisi di casi pratici e professionali (tipologia E), non più di due casi pratici e professionali

- sviluppo di progetti (tipologia F), un solo progetto.

Le Tipologie B e C possono essere usate anche comulativamente insieme. In quest'ultimo caso, il numero dei quesiti a risposta singola non può essere inferiore a 8 e il numero dei quesiti a risposta multipla non può essere inferiore a 16.

Pertanto, osservando queste disposizioni, la commissione è legittimata a proporre modalità di svolgimento della terza prova anche eventualmente differenti da quelle in uso nella scuola.

 

 

I bambini in istruzione parentale non fanno parte dell'istituto

 

Quesito del 26/06/2018

I bambini che si iscrivono presso un istituto comprensivo e poi optano per l'istruzione parentale, possono essere considerati in organico dall'istituto che deve comunque seguirne il percorso scolastico? Ho in un plesso una classe piccola e mi farebbe gioco poter fare così. Grazie.

 

Risposta

Sul tema non si è finora espresso il Miur, circostanza indispensabile per avere certezze in merito. Ancora la C.M. la circolare ministeriale sulle iscrizioni per l’anno scolastico 2018/19 (prot. 14659 del 13/11/2017) nulla dice in merito.

Si è pertanto del parere che i bambini che optano per l'istruzione parentale non possano essere considerati nell'organico dell'istituto nonostante che questo debba seguirne il percorso scolastico con modalità che non implicano tuttavia  l'appartenenza ad esso.

 

 

Terminale Associativo Sindacale

 

Quesito del 25/06/2018

A seguito dell’ultima elezione delle rappresentanze sindacali, ho rinnovato le RSU della scuola. Un docente, non eletto, viene nominato dal suo sindacato in qualità di TAS (Terminale Associativo Sindacale).

Quali sono i compiti di queste figure? Hanno solo il compito di sorvegliare che sia rispettato il CCNL sottoscritto a livello nazionale, credo, in quanto i lavoratori, non hanno dato loro alcun mandato merito alla contrattazione integrativa. Sbaglio?

 

Risposta

L'Aran nell'orientamento applicativo RS 147 ha precisato che i terminali associativi previsti dall’art. 10 dell'Accordo quadro del 7 agosto 1998 sulla costituzione delle RSU sono delle mere strutture organizzative delle organizzazioni sindacali di categoria contemplate dalla clausola contrattuale suddetta. Tutte le organizzazioni sindacali, pertanto, possono comunicare all’amministrazione i nominativi dei dirigenti sindacali dei propri terminali associativi. Tuttavia, nel caso in cui una organizzazione sindacale, che non sia rappresentativa e conseguentemente non sia titolare di prerogative, comunichi il proprio terminale associativo all’amministrazione, questa ultima ne prende atto semplicemente ai fini conoscitivi. Infatti solo le organizzazioni sindacali rappresentative sono titolari di prerogative sindacali come si evince dal CCNQ del 7 agosto 1998 in tema di diritti e prerogative sindacali.

E nel successivo orientamento applicativo RS 148 ha chiarito che i dipendenti addetti al terminale associativo sono considerati dirigenti sindacali a tutti gli effetti dall’art. 10 del CCNQ del 7 agosto 1998, purché nominati dalle organizzazioni sindacali rappresentative, ma la natura di mera struttura organizzativa non assegna loro un potere contrattuale. In tal senso, affinché il terminale associativo possa partecipare ai tavoli negoziali della contrattazione integrativa, occorre che lo stesso sia anche formalmente accreditato quale componente della delegazione trattante da parte della organizzazione sindacale titolata.

Essi pertanto, se privi di specifico mandato, non vengono ammessi alla contrattazione integrativa.

 

 

Assemblea sindacale: partecipazione del dirigente scolastico

 

Quesito del 22/06/2018

La RSU della mia scuola (COBAS) ha chiesto un'assemblea sindacale per la prossima settimana su problemi organizzativi del lavoro e in particolare su orario docenti e ATA.

E' prevista dal punto di vista sindacale la presenza del Dirigente Scolastico all'assemblea?

 

Risposta

Va premesso che il diritto di assemblea sindacale è disciplinato dallo Statuto dei lavoratori (Legge 300/1970) il quale, all’art. 20, prevede il diritto dei lavoratori a riunirsi, nell’unità produttiva in cui prestano la loro opera.

Pertanto l’assemblea sindacale costituisce un diritto di tutti i lavoratori a riunirsi, nel luogo ove prestano la loro opera, per trattare un ordine del giorno prestabilito e vertente su materie di interesse sindacale e del lavoro.

Tale diritto non può in alcun modo essere limitato e pertanto a detta assemblea possono partecipare tutti i dipendenti della scuola, dirigente scolastico compreso, con diritto anche di parola, come avviene di norma per tutti i partecipanti.

 

 

Nomina del Commissario straordinario

 

Quesito del 22/06/2018

La mia scuola è coinvolta nel processo di dimensionamento scolastico, pertanto da settembre passerà da Direzione Didattica a Istituto Comprensivo.

La nomina del Commissario straordinario spetta al DS? La figura più indicata è il Presidente del Consiglio di Circolo uscente? La nomina deve avvenire dopo il 1 settembre?

 

Risposta

Poiché l’istituto comprensivo è di nuova istituzione (il che presuppone anche l’assegnazione di un nuovo codice meccanografico) le funzioni del consiglio d’istituto, fino all’insediamento del nuovo organo d’indirizzo, sono attribuite ad un Commissario straordinario.

La nomina è contemplata dall’art. 9 del D.I. 28 maggio 1975.

La successiva C.M. n.177/1975, ribadisce che il Commissario surroga i poteri dell’organo “col compito di preparare immediatamente le elezioni e di provvedere agli improrogabili atti di amministrazione”.

L'O.M. n. 215/1991, art. 5, comma 6, riprende la norma precedente stabilendo che il provveditore agli studi nomina, fino all’insediamento del nuovo consiglio d’istituto, il commissario per l’amministrazione straordinaria di cui all’art. 9 del decreto interministeriale 28/5/1975.

A seguito delle successive attribuzioni delle competenze degli organi amministrativi decentrati, i poteri di nomina sono attribuiti al direttore dell’USR, o al dirigente territoriale dallo stesso delegato.

Le norme di riferimento non consentono, dunque, che il Commissario assuma competenze che non afferiscono direttamente alle funzioni amministrative e finanziarie. Ovviamente questo provoca un vuoto di competenza per quanto riguarda le decisioni in rapporto alla definizione dell’offerta formativa, senza per questo che se ne possa dedurre un passaggio di attribuzioni al collegio docenti, che resta organo tecnico di programmazione educativa e non organo d’indirizzo.

Pertanto il buon senso porta a ritenere che le decisioni di natura organizzativo-didattica non rinviabili all’insediamento del nuovo consiglio d’istituto siano assunte dal dirigente scolastico, in quanto responsabile della gestione dell’istituto, dopo aver acquisito il parere del collegio docenti e dopo averne semplicemente informato il Commissario straordinario. Nel caso in cui tali decisioni abbiano riflessi sull’organizzazione del lavoro e sulla gestione del personale scolastico, sarà dovere del dirigente fornire l’informazione alla parte sindacale, in modo tale da esplicitare i criteri e le finalità che sottostanno alle decisioni stesse. Qualora, inoltre, tale scelte vadano a modificare impegni assunti in fase di iscrizione degli alunni, sarà necessario dare adeguata comunicazione motivata alle famiglie.

 

 

Stesura verbale collegio docenti e valutazione degli astenuti

 

Quesito del 16/06/2018

Attualmente ho RSU COBAS (docente), più due ATA (UIL e CGL)...

Vorrei essere certa della procedura di stesura dei verbali relativi al collegio docenti ...

Il verbale viene redatto da un segretario che tramite mail me lo invia, io lo correggo (nella forma e specificando meglio alcuni argomenti cercando di mantenere ovviamente fede a ciò che è stato detto) e nella seduta successiva viene letto.

Si contesta che venga da me modificato... anche se nell'ottica descritta.

Gli astenuti in caso di problemi nella delibera del progetto, come li conteggio?

Si tratta del PON … opportunità di finanziamento per la scuola...

 

Risposta

La modalità descritta di verbalizzazione del collegio docenti è legittima e risulta anche essere praticata in varie scuole. Si tratta infatti soltanto di correzioni formali e di precisazioni sui contenuti dei temi trattati da dirigente, presidente del collegio.

Indipendentemente dal motivo della convocazione (non rileva, infatti, la tipologia degli argomenti posti all'odg) per la validità delle sedute di un organo collegiale occorre la presenza della maggioranza assoluta (la metà + 1) dei componenti (cioè la metà più uno di tutti i docenti che fanno parte, di fatto, dell'organico della scuola al momento della riunione dell'organo); a tale regola fanno eccezione gli organi che si riuniscono in funzione giudicante, per i quali occorre la presenza di tutti i membri (c.d. "collegio perfetto"), come avviene per i consigli di classe quando sono convocati per la valutazione degli alunni.

D'altra parte, la partecipazione alle riunioni del collegio costituisce obbligo di servizio per i docenti, che sono quindi tenuti ad essere presenti, salvo legittimi impedimenti: è ovvio, quindi, che possono esservi assenze legittime di uno o più docenti (per malattia o altre cause – generalmente si tratta delle assenze previste dal vigente CCNL - oppure anche dovute a precedenti impegni di servizio esterni, che ovviamente sono stati attribuiti dal dirigente); oppure si può registrare in quella sede l'assenza non giustificata (non prevista) di alcuni componenti; in ogni caso, la seduta è legalmente valida se si raggiunge il limite cui si accennava, cioè la metà più uno dei componenti.

Una volta aperta la riunione e costatata la presenza del numero legale come sopra, le eventuali deliberazioni vengono adottate con la maggioranza dei voti validi favorevoli, poiché non si conteggiano come voti espressi quelli di coloro che si astengono. A parità di voti validi favorevoli e contrari ad una determinata deliberazione, prevale il voto del presidente dell'organo.

Così è possibile che su un collegio, ad esempio, composto da 70 componenti, ve ne siano presenti 60 (10 essendo assenti) ed una deliberazione (p.es. l'adozione di un testo) essere adottata con l'espressione favorevole di soli 20 voti, essendosi gli altri 40 astenuti.

In sintesi, i voti di coloro che si astengono vengono considerati come non si fossero espressi, per essi quindi vale il vecchio brocardo “tamquam non essent”.

 

 

Richiesta danni in tempi non soggetti a prescrizione

 

Quesito del 16/06/2018

Un procedimento disciplinare ad un ATA fatto tre anni fa, purtroppo nullo per vizio di forma (9 g invece di 10 giorni, per richiesta chiarimenti), non è stato da me archiviato … mi ero a suo tempo confrontata con usr e non ricordo indicazioni in tal senso... essendo nullo per vizio di forma.

Ora suo legale mi chiede i danni... (con fattura mi pare datata 2 anni dopo).

Può? Quando scatta la prescrizione?

 

Risposta

La prescrizione è un istituto di ordine pubblico per effetto del quale i diritti si estinguono se il titolare degli stessi non li esercita per il tempo stabilito dalla legge.

Il termine ordinario della prescrizione è di anni 10 (art. 2946 c.c.).

Nel caso rappresentato i termini per la prescrizione del diritto al compenso non sono trascorsi e pertanto la scuola è tenuta a soddisfare la richiesta dei danni vantata dall'avente titolo.

Nulla incide che il procedimento disciplinare fosse nullo per vizio di forma, tuttavia non definito nei tempi dovuti.

 

 

Festività soppresse: diniego motivato alla concessione

 

Quesito del 14/06/2018

Una docente a tempo indeterminato chiede n. 4 giorni di festività soppresse dal 25 al 28 giugno compresi. Vengono autorizzate solo le prime due giornate richieste in quanto il 27 è prevista la discussione del documento di valutazione (la consegna avviene tramite registro elettronico) e il 28 potrebbe esserci il collegio dei docenti. Il collegio, al momento, non è stato convocato perché il dirigente è in attesa di definire il calendario degli esami di Stato, in quanto Presidente di Commissione. La docente insiste sulla concessione delle festività soppresse in quanto ha organizzato un viaggio con la famiglia: biglietti acquistati, alberghi prenotati, ecc. (ovviamente senza aver avuto alcuna autorizzazione). Contesta anche il fatto di aver presentato la domanda il 9 giugno mentre la circolare sulla consegna delle schede, prevista nel piano annuale, è datata 13 giugno e chiede diniego scritto.

Il rifiuto è legittimo?

 

Risposta

L’art. 14 del CCNL 2007 prevede che le quattro giornate di riposo, ai sensi ed alle condizioni previste dalla legge 23 dicembre 1977, n. 937 (“Attribuzione di giornate di riposo ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni”), sono fruite nel corso dell'anno scolastico cui si riferiscono e, in ogni caso, dal personale docente esclusivamente durante il periodo tra il termine delle lezioni e degli esami e l'inizio delle lezioni dell'anno scolastico successivo, ovvero durante i periodi di sospensione delle lezioni.

Le festività soppresse maturano proporzionalmente al servizio prestato.

In particolare l'art. 1. comma 54 della legge 228 dispone: “Il personale docente di tutti i gradi di istruzione fruisce delle ferie nei giorni di sospensione delle lezioni definiti dai calendari scolastici regionali, ad esclusione di quelli destinati agli scrutini, agli esami di Stato e alle attività valutative. Durante la rimanente parte dell'anno la fruizione delle ferie è consentita per un periodo non superiore a sei giornate lavorative subordinatamente alla possibilità di sostituire il personale che se ne avvale senza che vengano a determinarsi oneri aggiuntivi per la finanza pubblica”.

Poiché nella vostra scuola è stato programmata la discussione del documento di valutazione il 27 giugno e il 28 si terrà il collegio dei docenti, il diniego pare legittimo.

 

 

 

Termini della validità della diagnosi di DSA

 

Quesito del 12/06/2018

Un docente della scuola secondaria primo grado, rifiuta di sottoscrivere un PDP a seguito di diagnosi emessa dall'ASL nel mese di aprile.

L'interessata sostiene che in sindacato le abbiano detto che per le diagnosi pervenute dopo il 31 marzo non si debba procedere. Ciò senza fornire il minimo riferimento.

Io immagino che si alluda alla nota MIUR 6/03/13 che recita: circ. 8 del 6.03.2013 prot. 561?

Negli anni terminali di ciascun ciclo scolastico, in ragione degli adempimenti connessi agli esami di Stato, le certificazioni dovranno essere presentate entro il termine del 31 marzo, come previsto all’art.1 dell’Accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni sulle certificazioni per i DSA (R.A. n. 140 del 25 luglio 2012).

Le chiedo:

1) se ragionevolmente questo termine possa non essere preso in considerazione per gli alunni delle altre classi, posto che in molti casi vengono assunte misure dispensative e compensative dai consigli di classe in attesa di emissione della diagnosi. Il nostro PTOF fa del supporto agli alunni BES uno dei suoi punti di forza.

2) Se il riferimento sia stato superato dalle normative successive o se comunque, visto il rango delle fonti, quanto disposto dalla nota MIUR non sia vincolante;

3) se per gli alunni delle classi terze della secondaria di primo grado permanga questo vincolo, posto che la nota MIUR 9705/18 recita:

"Per gli alunni con bisogni educativi speciali (BES) che non rientrano nelle tutele della legge n. 104/1992 e della legge n. 170/2010 non sono previste misure dispensative - peraltro non contemplate nemmeno dalla previgente normativa – né gli strumenti compensativi di cui alla nota 3 giugno 2014, n. 3587, superata dal nuovo quadro normativo. Tuttavia, la commissione, in sede di riunione preliminare, nell’individuare gli eventuali strumenti che le alunne e gli alunni possono utilizzare per le prove scritte, potrà prevederne l’uso per tutti gli alunni se funzionali allo svolgimento della prova assegnata".

La ringrazio anticipatamente.

 

Risposta

Si conferma che l'art. 1, comma 3 dell'Accordo citato dispone che la diagnosi di DSA deve essere prodotta in tempo utile per l'attivazione delle misure didattiche e delle modalità di valutazione previste, quindi, di norma, non oltre il 31 marzo per gli alunni che frequentano gli anni terminali di ciascun ciclo scolastico, in ragione degli adempimenti connessi agli esami di Stato.

In ordine alle specifiche richieste:

1) si è del parere che questo termine non sia applicabile agli alunni delle altre classi per le ragioni indicate nel quesito;

2) non si è a conoscenza che il riferimento sia stato superato dalle normative successive e comunque quanto disposto dalla nota MIUR non pare vincolante;

3) si ritiene che il vincolo previsto dalla norma perduri per gli alunni delle classi terze.

In conclusione, si è del parere che la docente del quesito non abbia motivo per sottrarsi alla norma.

 

 

Assenza del dipendente alla visita fiscale

 

Quesito del 11/06/2018

Docente assente per malattia, segnala di avere campanello guasto.

Nell'invio di richiesta all'Inps di visita fiscale la segreteria mette la nota apposita e inserisce il numero di telefono del docente. L'esito è docente assente dal domicilio. L'insegnante afferma di essere stato a casa e non aver ricevuto alcuna chiamata. Qualora decidessi di non accettare la giustificazione qual è la corretta procedura? Devo considerare assenza ingiustificata tutto il periodo di malattia o solo il giorno del controllo? posso procedere con la decurtazione dello stipendio o devo avviare una procedura disciplinare?

Grazie.

 

Risposta

La norma che disciplina il controllo sulle assenze per malattia è costituisca dall'art. 18 del D.Lgs. n. 75 del 2017 che ha modificato l’articolo 55-septies del D.Lgs. n. 165 del 2001.

Spetta al datore di lavoro valutare se l’assenza risulti giustificata o meno.

Qualora il lavoratore sia assente alla visita di controllo senza giustificato motivo, decade dal diritto a qualsiasi trattamento economico per l’intero periodo sino a dieci giorni e nella misura della metà per l’ulteriore periodo, esclusi quelli di ricovero ospedaliero o già accertati da precedente visita di controllo.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 78 del 1988, ha confermato la regola della perdita del trattamento economico per i primi dieci giorni, ma ha stabilito che per quelli successivi la decadenza dal medesimo diritto nella misura del 50% si verifichi soltanto nel caso di assenza ingiustificata a una seconda visita di controllo.

Nel caso in cui il dipendente risulti assente alla visita fiscale, lo stesso viene invitato dal medico fiscale a presentarsi per la visita ambulatoriale; la visita ambulatoriale non ha lo scopo di sanare l’assenza dal domicilio ma solo quello di certificare la malattia e il suo decorso (Cfr. Cass. 14 settembre 1993 n. 9523).

L’INPS, con il Messaggio n. 3265 del 9 agosto 2017, ha fornito le prime indicazioni operative sull’applicazione della nuova normativa entrata in vigore il 1° settembre del 2017 con l’attribuzione all’Istituto della competenza esclusiva ad effettuare visite mediche di controllo (VMC) sia su richiesta delle Pubbliche Amministrazioni, in qualità di datori di lavoro, sia d’ufficio.

Qualora il dipendente risulti assente alla visita fiscale, lo stesso viene invitato dal medico fiscale a presentarsi per la visita ambulatoriale; la visita ambulatoriale non ha lo scopo di sanare l’assenza dal domicilio ma solo quello di certificare la malattia e il suo decorso (Cfr. Cass. 14 settembre 1993 n. 9523).

Spetta al datore di lavoro (dirigente scolastico) valutare se l’assenza risulti giustificata o meno.

Il dirigente quindi, una volta venuto a conoscenza dell'assenza del proprio dipendente alla visita fiscale, deve concedere allo stesso un termine per giustificare detta assenza.

A seconda dei motivi addotti dal dipendente il dirigente dovrà valutare se l'assenza alla visita fiscale risulti giustificata o meno e agire di conseguenza applicando le disposizioni indicate, senza tuttavia dover avviare nei suoi confronti una procedura disciplinare.

 

 

Ferie: periodo di sospensione attività didattiche

 

Quesito del 6/06/2018

Una docente di scuola primaria lo scorso anno scolastico è entrata in maternità anticipata per gravidanza a rischio e non ha goduto dei 32 giorni di ferie. Ora ha richiesto di fruire delle ferie arretrate nel periodo di sospensione delle attività didattiche. Per tale periodo va inteso anche il mese di giugno una volta terminate le lezioni? Si considera la porzione di mese dal 10 al 30 giugno o solo i giorni in cui sono calendarizzate le riunioni di fine anno scolastico? Oppure per periodo di sospensione delle attività didattiche vanno intesi solo i mesi di luglio e agosto?

 

Risposta

Con riferimento alle ferie del personale scolastico, per periodi di sospensione delle attività didattiche si ritiene vadano intesi prioritariamente i mesi di luglio e agosto negli istituti in cui non si svolgono esami di stato.

 

 

Scuola secondaria I grado: composizione commissione esami

 

Quesito del 6/06/2018

I docenti di potenziamento assegnati alle classi terze di scuola media fanno parte della commissione d’esame e partecipano a tutte le prove delle classi a cui sono assegnati?

 

Risposta

L'art. 2, comma 3 del D.Lgs. 62/2017 dispone che i docenti che svolgono insegnamenti curricolari per gruppi di alunne e di alunni, i docenti incaricati dell'insegnamento della religione cattolica e di attività alternative all'insegnamento della religione cattolica partecipano alla valutazione delle alunne e degli alunni che si avvalgono dei suddetti insegnamenti. La valutazione è integrata dalla descrizione del processo e del livello globale di sviluppo degli apprendimenti raggiunto. I docenti, anche di altro grado scolastico, che svolgono attività e insegnamenti per tutte le alunne e tutti gli alunni o per gruppi degli stessi, finalizzati all'ampliamento e all'arricchimento dell'offerta formativa, forniscono elementi conoscitivi sull'interesse manifestato e sul profitto conseguito da ciascun alunno.

Detti docenti pertanto prendono parte a pieno titolo agli scrutini e agli esami degli alunni che si avvalgono di tali insegnamenti.

Le stesse norme paiono applicabili anche ai docenti di potenziamento assegnati alle classi terze di scuola media.

 

 

Diritti del supplente in servizio dopo il 30 aprile

 

Quesito del 6/06/2018

Il titolare di Scuola Primaria è stata assente dal 22 settembre al 24 dicembre 2017 e successivamente dal 08 gennaio 2018 al 10 giugno 2018 e sostituita dallo stesso supplente per gli interi periodi.

Considerato che la titolare non è intenzionata a rientrare in servizio ma ha già comunicato, in modo informale alla segreteria, che vorrebbe chiedere ferie dal 10 giugno 2018.

Si chiede:

1. Se lo scrivente possa rifiutare alla stessa le ferie almeno nei giorni del mese di giugno in cui sono previste, come da calendario, attività per i docenti;

2. Se il supplente debba essere confermato in servizio (visto il rientro della titolare dopo il 30 aprile) e fino a che data: fino agli scrutini, o alla consegna delle schede alle famiglie, o al collegio dei docenti di fine anno o al 30 giugno.

 

Risposta

1) Si ritiene che il DS possa rifiutare la concessione delle ferie nei giorni del mese di giugno in cui sono previste attività didattiche programmate nel piano annuale delle attività.

2) Il termine della supplenza è così stabilito dall'art. 1, comma del D.M. 131/2007, che dispone: “Il conferimento delle supplenze si attua mediante la stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, sottoscritti dal dirigente scolastico e dal docente interessato, che hanno effetti esclusivi dal giorno dell’assunzione in servizio e termine: […] per le supplenze temporanee fino al termine delle attività didattiche, il giorno annualmente indicato dal relativo calendario scolastico quale termine delle attività didattiche”.

 

 

Dimensionamento scuole: adempimenti

 

Quesito del 6/06/2018

La scuola in reggenza è soggetta a dimensionamento per l’a.s.2018/19. Cesserà di esistere in quanto circolo didattico per trasformarsi in istituto comprensivo.

La sede della dirigenza e degli uffici sarà nell’attuale scuola secondaria di primo grado la quale ultima viene “smembrata”: uno dei tre attuali plessi scolastici farà parte di un comprensivo, gli altri due di un altro.

Le due direzioni didattiche attuali invece non subiscono perdite di plessi.

Per riassumere :

DD attuale + 1 plesso di SMS= nuovo IC

Altra DD attuale + 2 plessi di SMS= nuovo IC

Ed ecco i quesiti che pongo :

1) I docenti delle due direzioni didattiche già in servizio che non mutano il proprio incarico devono formalmente assumere servizio nel nuovo IC il 1° settembre 2018? Sicuramente devono farlo i docenti della SMS ed il personale ATA che hanno dovuto optare per uno dei due comprensivi.

2) Problema più spinoso: le due dd posseggono la documentazione riservata riguardante i dati vaccinali degli alunni. Come trasmettere tale documentazione alle segreterie dei nuovi IC? Con il verbale di passeggio di consegna dei dirigenti scolastici oppure è necessaria esplicita e formalizzata autorizzazione da parte dei genitori?

 

Risposta

1) Si conferma che tutto il personale delle due direzioni didattiche già in servizio che non muta il proprio incarico deve formalmente assumere servizio nel nuovo IC il 1° settembre 2018.

2) Tutta la documentazione (compresa quella riservata riguardante i dati vaccinali degli alunni) va trasmessa con il verbale di passaggio di consegna dei dirigenti scolastici, senza esplicita e formalizzata autorizzazione da parte dei genitori.

 

 

Docente: cambio di classe

 

Quesito del 6/06/2018

Sono una docente di ruolo di scuola primaria che gode di 104 art.3 coma 1 (invalidità all'80 per cento, quindi art.21, ho una grave patologia, cancro al seno ed ho effettuato terapie salvavita (chemioterapia, terapia biologica) e ormonoterapia per cinque anni, quest'anno ho insegnato in una classe prima, l'anno prossimo vorrebbero formare una pluriclasse con 10 bambini di seconda, più cinque bambini di prima, più un bambino disabile grave, un autistico, potrei chiedere alla Dirigente di cambiare classe, per gravi motivi di salute? Grazie.

 

Risposta

La sua richiesta alla dirigente di cambio di classe pare motivata e pertanto legittima. Alla dirigente medesima, cui l’art. 5/2 del D.Lgs. 165/2001 (come modificato dal D.Lgs. 150/2009) attribuisce, tra l’altro, in via esclusiva le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro, fatta salva la sola informazione alla parte sindacale, il compito di soddisfarla avute presenti le necessità generali della scuola.

 

 

Pubblicazione degli esiti degli esami

 

Quesito del 5/06/2018

Nei giorni scorsi già due alunni mi hanno chiesto se sia possibile non pubblicare gli esiti di ammissione all'esame di Stato (uno perché quasi sicuramente non sarà ammesso, l'altra per motivi più vaghi).

Ho risposto che l'Ordinanza ministeriale prevede che siano pubblicati i risultati (nel caso del non ammesso, senza alcun voto).

Si potrebbero appellare ad una violazione del loro diritto alla privacy?

Mi puoi indicare la normativa?

Grazie mille.

 

Risposta

Si conferma che l'art. 28, comma 1 dell'O.M. 350 del 2/05/2018 dispone che l'esito dell'esame con l'indicazione del punteggio finale conseguito, inclusa la menzione della lode qualora attribuita dalla Commissione, è pubblicato, contestualmente, per tutti i candidati delle due classi costituenti la commissione, nell'albo dell'istituto sede della commissione, con la sola indicazione della dizione ESITO NEGATIVO nel caso di mancato superamento dell'esame stesso (cfr. articolo 6, comma 4, D.P.R. n. 122/2009).

Quest'ultimo stabilisce che “Gli esiti finali degli esami sono resi pubblici mediante affissione all'albo della scuola, ai sensi dell'articolo 96, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196”.

Pertanto l'O.M. si fa scudo di una disposizione di legge e ne acquisisce pari efficacia.

Fatta questa premessa che riporta la normativa in merito alla pubblicazione degli esiti finali, non si rileva alcuna violazione della privacy nel darvi corso e pertanto non pare nemmeno legittimo appellarvisi contro.

 

 

Continuità di servizio

 

Quesito del 4/06/2018

Un docente di lingua francese titolare dal 1998 presso questa scuola e perdente posto nel 2009 presenta sempre domanda di trasferimento per il rientro. Nel 2012 presenta domanda di trasferimento e passaggio di cattedra. Ottiene il passaggio, in questa scuola, alla lingua inglese e nel 2013 non presenta più domanda di trasferimento per rientrare nella lingua francese. La continuità deve essere sempre conteggiata dal 1998 o inizia dal 2012?

 

Risposta

La continuità di servizio non va riferita alla classe di concorso di appartenenza ma al servizio svolto nella scuola.

Pertanto la docente in oggetto ha titolo a veder riconosciuto il servizio nell'attuale istituzione scolastica dal 1998.

 

 

Graduatoria interna: ricorso

 

Quesito del 31/05/2018

Un nostro docente ha presentato ricorso alla graduatoria interna obiettando il fatto che la continuità del servizio è stata valutata a partire dall’a.s. 2012/2013 anno in cui ha richiesto volontariamente e ottenuto il passaggio di cattedra dalla classe di concorso A072 alla classe di concorso A071. Secondo la sua osservazione, con l’unificazione delle classi di concorso dopo la . 105 questa distinzione di valutazione dovrebbe decadere e rivalutare la continuità nella scuola a partire dalla prima titolarità ottenuta nella classe di concorso A072. Leggendo il CCNI non si trovano spiegazioni in merito; si può equiparare questo caso al punto in cui viene precisata il modo di valutazione tra le classi ex A076 e A075?

Pur avendo ottenuto il passaggio di cui sopra, lo stesso sostiene che non perde il diritto all’attribuzione del punteggio una tantum perché il passaggio non è avvenuto nel periodo tra il 2000 e il 2008 ma successivamente. Questa interpretazione, a mio parere non trova fondamento nel CCNI perché semplicemente viene spiegato che si perde nel caso in cui si ottiene il passaggio senza fornire lassi temporali.

 

Risposta

Poiché il docente in questione è stato sempre in servizio nella stessa scuola, si conviene che egli abbia titolo a vedersi conteggiata la continuità di servizio dalla prima titolarità ottenuta nella classe di concorso A072.

La tabella di valutazione dei titoli, di cui al CCNI 2018/2019 sottoscritto il 17/03/2018 che proroga il CCNI relativo alla mobilità del personale scolastico a.s. 2017/18 sia ai fini del trasferimento che della mobilità professionale, presenta al punto D) la possibilità di un punteggio aggiuntivo di 10 punti. Requisito: non aver presentato domanda di trasferimento o passaggio provinciale (o averla revocata entro i termini stabiliti annualmente) per un triennio dall'a.s. 2000/01 all'a.s. 2007/08.

Ciò precisato, si condivide la proposta del docente in parola.

 

 

Scuola primaria: consiglio di classe

 

Quesito del 30/05/2018

Le chiedo chiarimenti in merito alla seguente questione:

per gli scrutini sono solita predisporre un modello di verbale. Nella presentazione, uso la dicitura "si è riunito il consiglio della classe", volutamente non Consiglio di Classe, perché un docente Cobas sostiene che tale dicitura non è consentita nella scuola primaria.

E' una questione di lana caprina o è realmente vietata tale denominazione per la scuola primaria? Ma sei i docenti di classe si riuniscono in organo perfetto, non costituiscono un Consiglio?

 

Risposta

Non risulta il divieto espresso a denominare consiglio di classe anche la riunione dei docenti di una classe di scuola primaria.

Peraltro, logica vuole che tali riunioni costituiscano una modalità con la quale la scuola opera.

Si conviene quindi che il problema sorto sia più di lana caprina che di sostanza.

 

 

Pubblicazione di immagini dell'Istituzione Scolastica: consenso degli interessati

 

Quesito del 29/05/2018

In occasione dello spettacolo finale di un progetto promosso da nota associazione, viene richiesto ai genitori il consenso a riprese e foto.

La manifestazione, essendo appunto finanziata da un famoso ente, viene poi fatta oggetto di articoli giornalistici in testate locali.

Il docente referente non si accorge, per mero errore materiale, che non tutti i genitori della classe partecipante abbiano dato il relativo consenso alla realizzazione ed alla diffusione di immagini.

Durante lo spettacolo, questi ultimi non fanno rimostranze.

Mi vengono in seguito richieste spiegazioni sul mancato rispetto della decisione da parte di una famiglia che non aveva dato il consenso, prima a voce, poi ora con mail che preannuncia il ricorso al legale.

Mi sono affrettata, appena avuta notizia del problema, a richiedere agli organizzatori di non pubblicare le immagini e di rimuovere quelle pubblicate in cui sia ritratta la classe, ma ovviamente resta evidente la nostra mancanza.

Il docente in questione è solitamente molto scrupoloso, ed è profondamente dispiaciuto. Io non ho avuto possibilità di controllare a suo tempo, questo aspetto per il notevole carico di lavoro.

Cosa suggerisci di fare, oltre ad aver informato i genitori interessati del fatto che ho richiesto la rimozione delle foto?

In concreto cosa si rischia?

 

Risposta

Occorre premettere che la pubblicazione di foto ed immagini da parte dell'Istituzione Scolastica (su bacheche in classe; sul sito istituzionale; su bacheche all’interno della scuola; su pubblicazioni) è ammessa quando è legata alle funzioni istituzionali dell'ente, anche in difetto di specifica autorizzazione degli interessati.

In termini generali, infatti, la non necessità dell'acquisizione del consenso è prevista dall'art. 18, comma 4 del D.Lgs. 196/2003: “... i soggetti pubblici non devono richiedere il consenso dell'interessato”.

È necessario, tuttavia, fornire agli interessati una adeguata informativa preventiva ai sensi dell’art. 13 del Decreto medesimo.

Pertanto, la pubblicazione di fotografie relative alla vita scolastica ed attinenti ad attività poste in essere dalla scuola e rientranti quindi nell’attività istituzionale della stessa deve rispettare certi limiti ed essere adeguatamente anticipata nell’informativa sulla riservatezza prevista dall’art. 13 del D.Lgs. 196/2003, ma in generale un trattamento di questo tipo è legittimo.

Quindi, come chiarito dal Garante Privacy anche con specifico riferimento alla pubblicazione sul sito ma i cui principi sono applicabili ad ogni modalità di pubblicazione:

- non è necessario il consenso alla pubblicazione: l’art. 18, comma 4 del D.Lgs. 196/2003 chiarisce che le scuole, in quanto soggetti pubblici, non hanno necessità di acquisire il consenso, purché (comma 2) perseguano una funzione istituzionale quale potrebbe essere senz’altro quella con la pubblicazione di materiali e documenti attinenti la vita scolastica o altre iniziative poste in essere dalla scuola;

- è invece necessaria una corretta informativa (prevista dall’art. 13 del D.Lgs. 196/2003), che chiarisca l’ambito, l’estensione e i limiti della pubblicazione: occorrerà applicare integralmente il 1° comma dell’art. 13 e specificare agli alunni, alle famiglie ed a tutti i soggetti coinvolti nella pubblicazione tutte le informazioni necessarie per un corretto trattamento (fra le informazioni più importanti: finalità e modalità del trattamento, informare esplicitamente della eventuale pubblicazione sul sito web, specificare i diritti degli interessati, ecc.): in caso di pubblicazione sul sito sarà utile anche specificare che il trattamento avrà natura temporanea, ovvero che immagini e video resteranno sul sito della scuola solo per il tempo necessario per la finalità cui sono destinati;

- qualora i video e le immagini ritraggano minori si dovrà prestare una maggiore attenzione al contenuto sostanziale delle immagini e dei video, assicurandosi che siano ritratti solo momenti “positivi” (questa la terminologia utilizzata dal Garante) legati alla vita della scuola: apprendimento, recite scolastiche, competizioni sportive, ecc.

Tutto ciò premesso, si ritiene che la scuola non debba porre in essere ulteriori iniziative al riguardo.

 

Scuola secondaria di I grado: esame di stato

 

Quesito del 26/05/2017

Le pongo alcuni quesiti sull'esame di stato.

1) la prova di lingua 2 comporta per gli studenti la possibilità di optare tra 2 o più tipologie per ciascuna lingua, oppure la commissione in sede di preliminare definisce una tipologia unica per Francese e una per Inglese senza possibilità di scelta per gli studenti?

Dalla lettura del DLgs 62, del DM 741, della Cm 1865 e della recente nota Miur non si desume con chiarezza.

2) L' insegnante di alternativa, fa parte della commissione? Se sì, partecipa a tutte le sedute della sottocommissione, essendo questa organo perfetto, o solo a quelle in cui ci sono gli alunni della ARC?

3) Insegnante RC e ARC possono inserirsi nel colloquio pluridisciplinare, ponendo quesiti non afferenti religione e alternativa (che non sono materia di esame), ma le altre discipline?

Grazie e a presto.

 

Risposta

1) La nota MIUR n.1865 del 10 ottobre 2017 stabilisce che per la prova scritta relativa alle lingue straniere, che si articola in due sezioni distinte ed è intesa ad accertare le competenze di comprensione e produzione scritta riconducibili al Livello A2 per l'inglese e al Livello Al per la seconda lingua comunitaria, come previsto dalle Indicazioni nazionali, le commissioni predispongono almeno tre tracce I, costruite sulla base dei due livelli di riferimento (A2 per inglese e A l per la seconda lingua), scegliendo tra le seguenti tipologie, che possono essere anche Ira loro combinate all'interno della stessa traccia: 1. Questionario di comprensione di un testo 2. Completamento. riscrittura o trasformazione di un testo 3. Elaborazione di un dialogo 4. Lettera o email personale 5. Sintesi di un testo.

- Nel giorno calendarizzato per l’effettuazione della prova, la commissione sorteggia la traccia che sarà proposta ai candidati riferita sia all’inglese che alla seconda lingua studiata.

Da ciò si evince che, sorteggiata la traccia tra quelle proposte, ciascuna delle quali può contenere quesiti e richieste anche di diversa tipologia, il candidato sarà tenuto a svolgere quella sorteggiata.

2) L'art. 2, comma 3 del D.Lgs. 62/2017 dispone che i docenti incaricati dell'insegnamento della religione cattolica e di attività alternative all'insegnamento della religione cattolica partecipano alla valutazione delle alunne e degli alunni che si avvalgono dei suddetti insegnamenti.

Essi pertanto prendono parte a pieno titolo agli scrutini e agli esami degli alunni che si avvalgono di tali insegnamenti.

3) Essendo tali docenti membri della commissione d'esame nulla vieta che questi possano interagire con gli alunni. , la mancata partecipazione degli Insegnanti RC e ARC al colloquio finale rende invalido l’esame stesso.

 

 

 

Ferie commutate in malattia

 

Quesito del 26/05/2018

Un' assistente amministrativa il giorno sabato 19 maggio ha chiesto un giorno di ferie (orario di servizio 7.30 13.30) il giorno lunedì chiama a scuola e avverte che sabato è caduta procurandosi una frattura alle ore 16.00. Presenta un certificato del proprio medico datato 21 maggio in cui le assegnata la malattia dal 19 maggio al 20 giugno (confermando quanto dichiarato nel certificato del pronto soccorso che la dipendente non ha mai presentato). Allo stato attuale il giorno di ferie si deve concedere o decurtare?

E' possibile procedere alla nomina di una supplente considerato che siamo affannati in segreteria con tutte le pratiche da sbrigare?

 

Risposta

L'art. 13 del CCNL/2007 prevede l'interruzione delle ferie per motivi di servizio (comma 12) o per malattia insorta durante la fruizione delle ferie stesse (comma 13).

Per interromperle nel secondo caso occorre che la malattia sopraggiunta determini il ricovero ospedaliero o si protragga per più di tre giorni. In presenza di tali ipotesi non vi è alcun potere discrezionale da parte del dirigente scolastico nell'accordare l'interruzione delle ferie: essa è automatica. L'amministrazione deve solo essere messa in condizioni di effettuare tempestivamente gli accertamenti fiscali al fine di verificare l'esistenza della malattia. A tal scopo il dipendente è tenuto a comunicare e documentare tempestivamente il proprio stato di salute.

Pertanto, poiché la dipendente ha prodotto un certificato medico attestante malattia superiore a 3 giorni (dal 19 maggio al 20 giugno), il giorno di ferie richiesto va commutato in malattia. Nulla incide la mancanza del certificato del pronto soccorso.

Le norme da applicare al caso in questione in ordine alla nomina di un supplente sono contenute nell'art. 1, comma 602 della legge 27 dicembre 2017, n. 205 il quale prevede che le istituzioni scolastiche statali possono conferire incarichi per supplenze brevi e saltuarie ai sensi dell'articolo 1, comma 78, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, in sostituzione degli assistenti amministrativi e tecnici assenti, a decorrere dal trentesimo giorno di assenza, in deroga all'articolo 1, comma 332, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

 

 

Recupero dei debiti

 

Quesito del 24/05/2018

Premetto che nella mia scuola calendarizziamo gli esami di recupero dei debiti nell'ultima settimana di agosto, come prevede la normativa.

Alcuni allievi extracomunitari (marocchini, indiani, ecc), che rientrano nel paese di origine durante  il periodo estivo, mi presentano richiesta di poter effettuare le prove a settembre, che naturalmente rifiuto in quanto non è possibile effettuare una gestione personalizzata degli esami.

In tutte le comunicazioni ho precisato che eventuali assenze dovranno essere giustificate con certificato medico, altrimenti l'assenza verrà equiparata a mancato superamento del debito.

L'anno scorso di fronte al mio diniego alcuni alunni hanno inviato il certificato di un medico del paese di origine.

Temo che quest'anno la situazione possa ripresentarsi visti i precedenti. Come posso evitare queste incresciose situazioni?

Il Certificato medico del paese di origine è valido? Posso pretendere un certificato italiano? Posso far deliberare dal Consiglio di Istituto un regolamento che preveda in questi casi il rientro in Italia almeno una settimana prima della verifica?

 

Risposta

Di norma, in caso di malattia durante lo svolgimento degli esami i candidati vengono ammessi a una sessione suppletiva o a una sessione straordinaria previa visita fiscale (vedi O.M. 13/2013, art. 19, per gli esami finali del II ciclo; C.M. 48 del 31/05/2012 che detta istruzioni a carattere permanente per gli esami finali del I ciclo). Per gli esami di idoneità l'art. 18/1 dell'OM 90/2001 prevede l’unicità della sessione, che può svolgersi anche nel mese di settembre, purché prima dell’inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo.

Poiché le operazioni di recupero dei debiti devono concludersi, improrogabilmente, entro la data di inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo (O.M. 92/2007, art. 8, comma 1), non pare possibile ricorrere a sessioni suppletive oltre tale data. Pertanto, nel caso di studenti che siano impediti a svolgere le verifiche finali dei debiti formativi per gravi ragioni di salute debitamente documentate e comprovate da visita fiscale, pare possibile ricorrere, in analogia, al disposto dell’art. 19, comma 8 dell’O.M. 13/2013: “In casi eccezionali, ove nel corso dello svolgimento delle prove d'esame un candidato sia impedito in tutto o in parte di proseguire o di completare le prove stesse secondo il calendario prestabilito, il presidente, con propria deliberazione, stabilisce in qual modo l'esame stesso debba proseguire o essere completato, ovvero se il candidato debba essere rinviato alle prove suppletive per la prosecuzione o per il completamento”.

Qualora ad esempio l'alunno sia ricoverato poiché coinvolto in incidente stradale si ritiene che la scuola possa anche disporre che la prova di verifica dei debiti venga effettuata con modalità semplificate (ad es. solo prove orali) da una commissione di due o più docenti presso la sede dell’ospedale ove il ragazzo è ricoverato o presso l’abitazione del medesimo. La condizione è che l’alunno sia nelle condizioni fisiche e psichiche che gli consentano di sostenerla. In alcune scuole, in casi simili, si è cercato di andare incontro ai ragazzi che erano stati coinvolti in incidenti, concedendo anche qualche giorno dopo l'inizio dell'anno scolastico, proprio per non far perdere loro l'anno.

In riferimento poi alle specifiche richieste, si precisa che in caso di certificazione di malattia insorta all’estero il certificato medico è valido se si tratta di Paesi appartenenti all’Unione Europea. Invece per Paesi non facenti parte della Comunità Europea, o Paesi che non hanno stipulato con l’Italia convenzioni e accordi specifici che regolano la materia, la certificazione sanitaria deve essere legalizzata e tradotta in lingua italiana dalla locale rappresentanza diplomatica o consolare italiana operante nel territorio estero.

Pare anche possibile richiedere un certificato medico italiano o far deliberare dal Consiglio di Istituto un regolamento che preveda in questi casi il rientro in Italia almeno una settimana prima della verifica.

 

 

Graduatoria soprannumerari: esclusione

 

Quesito del 22/05/2018

Esclusione dalla graduatoria: La normativa prevede che l’esclusione dalla graduatoria per i beneficiari della precedenza di cui al punto V si applica solo se si è titolari nella stessa provincia del domicilio dell’assistito. Il punto successivo però dice che qualora la scuola di titolarità sia in un comune diverso da quello dell’assistito, l’esclusione dalla graduatoria interna si applica solo a condizione che sia stata presentata, per l’ a.s. 2014/15, la domanda volontaria di trasferimento per l’intero comune. I due punti non sono in contraddizione? In poche parole per usufruire della precedenza di cui al punto V è indispensabile che la sede della scuola di titolarità e il domicilio dell’assistito devono essere ubicati nella stessa provincia e anche nello stesso comune?

 

Risposta

Il 7 marzo 2018 è stato sottoscritto in via definitiva l'Accordo Ponte relativo alla mobilità del personale scolastico a.s. 2018/19 che proroga il CCNI relativo alla mobilità del personale scolastico a.s. 2017/18.

Si conferma che i beneficiari della precedenza di cui al punto V “Assistenza al coniuge, ed al figlio con disabilità; assistenza da parte del figlio referente unico al genitore con disabilità; assistenza da parte di chi esercita la tutela legale” del CCNI fruiscono della precedenza limitatamente ai trasferimenti all'interno e per la provincia o diocesi, per gli insegnanti di religione cattolica, che comprende il comune ove risulti domiciliato il soggetto disabile ed a condizione che abbia espresso il predetto comune o distretto sub comunale in caso di comuni con più distretti.

Si conferma altresì che qualora la scuola di titolarità sia in comune diverso o distretto sub comunale diverso da quello dell’assistito, l’esclusione dalla graduatoria interna per l’individuazione del perdente posto si applica solo a condizione che sia stata presentata, per l’anno scolastico 2014/2015, domanda volontaria di trasferimento per l’intero comune o distretto sub comunale del domicilio dell’assistito o, in assenza di posti richiedibili, per il comune o il distretto sub comunale viciniore a quello del domicilio dell’assistito con posti richiedibili (Per posto richiedibile si intende l’esistenza nel comune di una istituzione scolastica corrispondente al ruolo di appartenenza dell’interessato, a prescindere dall’effettiva vacanza di un posto o di una cattedra assegnabile per trasferimento al medesimo).

Quanto sopra non si applica qualora la scuola di titolarità comprenda sedi (plessi, sezioni associate) ubicate nel comune o distretto sub comunale del domicilio del familiare assistito.

Non si riscontrano contraddizioni tra le due disposizioni.

 

 

 

Nomina dei RLS (Responsabili dei lavoratori per la sicurezza)

 

Quesito del 21/05/2018

In caso di non disponibilità di RLS interne, è sufficiente che il ds lo comunichi alle OOss territoriali? E all'INAIL?

Grazie.

 

Risposta

Tra i diversi obblighi dei lavoratori, previsti dall’art. 20, comma 1, del D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico della Sicurezze a), si rileva in maniera inequivocabile che gli stessi devono in particolare: a) contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all'adempimento degli obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro; b) osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale; c) utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e miscele pericolose, i mezzi di trasporto, nonché i dispositivi di sicurezza; d) utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione; […] h) partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro.

Al DS, quale datore di lavoro, sono state attribuite in via esclusiva le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro, fatta salva la sola informazione alla parte sindacale (art. 4, comma 2, art. 5, comma 2, del D.Lgs. 165/2001, come modificato dal D.Lgs. 150/2009).

Egli pertanto designa preventivamente i lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell'emergenza (art. 18, comma b)

I lavoratori non possono, se non per giustificato motivo, rifiutare la designazione. Essi devono essere formati, essere in numero sufficiente e disporre di attrezzature adeguate, tenendo conto delle dimensioni e dei rischi specifici dell'azienda o dell'unità produttiva (art. 43, comma 3, D.Lgs. 81/08).

Tutto ciò premesso, al DS incombe l'onere di nominare tra il personale dell'istituzione scolastica i Responsabili dei lavoratori per la sicurezza. Il personale non può rifiutarsi se non per giustificato motivo da documentare e da valutare opportunamente dal DS.

 

 

Supplenze: limite di 30 giorni di assenza

 

Quesito del 21/05/2018

Si pone il seguente quesito:

Docente scuola dell’infanzia in servizio

- dal 15/01/2018 al 30/06/2018 su posto sostegno per n. ore 9.5 (supplenza copertura posto disponibile dopo il 31/12)

- dal 08/02/2018 al 30/06/2018 su posto sostegno per n. ore 5.0 (supplenza copertura posto disponibile dopo il 31/12)

chiede di assentarsi per malattia:

- dal 29/01/2018 al 31/01/2018 stipendio al 50% gg. 3

- dal 23/02/2018 al 20/03/2018 stipendio al 50% gg. 26

- dal 07/05/2018 al 07/05/2018 stipendio al 50% gg. 1 (tot. gg. 30)

- dal 08/05/2018 al 11/05/2018 malattia-ricovero ospedaliero per intervento

- dal 12/05/2018 al 27/05/2018 malattia post ricovero ospedaliero per intervento.

Come evidenziato il 07/05/2018 ha esaurito i 30 giorni con retribuzione al 50%. Pertanto come da normativa “il personale assunto dal dirigente per supplenza temporanea ha diritto alla conservazione del posto per un periodo non superiore a 30 giorni all’anno, con retribuzione al 50%, nei limiti della durata del rapporto di lavoro”. Dobbiamo revocare il contratto a decorrere dal 08/05/2018?

 

Risposta

Si conferma che l'art. 19/10 del CCNL/2007 dispone che “Nei casi di assenza dal servizio per malattia del personale docente ed ATA, assunto con contratto a tempo determinato stipulato dal dirigente scolastico, si applica l'art. 5 del D.L. 12 settembre 1983, n. 463, convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 1983, n. 638. Tale personale ha comunque diritto, nei limiti di durata del contratto medesimo, alla conservazione del posto per un periodo non superiore a 30 giorni annuali, retribuiti al 50%”.

Pertanto, superati i 30 giorni di assenza, detto personale va licenziato. Non esistono deroghe alla disposizione.

Nel caso esposto quindi, il contratto va revocato a decorrere dal 08/05/2018.

 

 

La legge antimafia va applicata negli acquisti delle scuole?

 

Quesito del 19/05/2018

La scuola che dirigo ha organizzato, in rete con un altro istituto, un progetto cinema finanziato dalla Regione. In occasione della proiezione di un film presso la nostra scuola, preceduta da una conferenza di esperti storici e dei propri collaboratori, al nostro istituto alberghiero è stato chiesto, previo preventivo si spese, di organizzare un brunch nella pausa dei lavori. Le spese hanno interessato gli acquisti di derrate alimentari e i compensi per il personale docente e ata coinvolto, per un totale di 200,00 euro.

La scuola capofila che ha richiesto il preventivo e ha proceduto al successivo incarico scritto all'istituto alberghiero, chiede che quest'ultimo le invii il modulo di tracciabilità dei flussi indicando il relativo conto dedicato e il modulo relativo al patto di integrità.

Finora, in casi analoghi di collaborazione fra scuole o altri Enti quali Prefettura, Comune USR, ATS... la procedura seguita dal mio istituto è stata quella di firmare una convenzione e di rilasciare, dopo il versamento della cifra pattuita sul conto della scuola tramite bonifico, una ricevuta semplice.

Chiedo quale sia la procedura da seguire, nella convinzione di aver agito sempre correttamente e che le scuole nei rapporti fra esse e fra Enti siano escluse dall’ambito di applicazione della legge n. 136/2010.

La ringrazio per la risposta.

 

Risposta

La legge 136/2010 (“Piano straordinario contro le mafie, nonché delega al Governo in materia di normativa antimafia”) delega il Governo ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge stessa, un decreto legislativo recante il codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione.

In linea generale, in considerazione del fatto che la normativa in esame ha finalità antimafia e che la normativa antimafia trova applicazione generalizzata ai contratti pubblici, sono senz’altro tenuti all’osservanza degli obblighi di tracciabilità tutti i soggetti sottoposti all’applicazione del Codice; di conseguenza l’articolo 3 della legge n. 136 si applica alle stazioni appaltanti di cui all’art. 3, comma 1, dalla lett. a) alla lett. o) del D.Lgs. n. 50 del 18/4/2016.

Le scuole dovrebbero rientrarvi. Tuttavia, fino alla determinazione che il MIUR dovrebbe assumere in merito, comunicandola alle amministrazioni scolastiche dipendenti, si ritiene legittimo che le scuole operino come per il passato.

 

 

Esami di stato scuola I grado

 

Quesito del 18/05/2018

Le pongo alcuni quesiti sull'esame di stato.

1) la prova di lingua 2 comporta per gli studenti la possibilità di optare tra 2 o più tipologie per ciascuna lingua, oppure la commissione in sede di preliminare definisce una tipologia unica per Francese e una per Inglese senza possibilità di scelta per gli studenti?

Dalla lettura del DLgs 62, del DM 741, della Cm 1865 e della recente nota Miur non si desume con chiarezza.

2) L'insegnante di alternativa, fa parte della commissione? Se sì, partecipa a tutte le sedute della sottocommissione, essendo questa organo perfetto, o solo a quelle in cui ci sono gli alunni della ARC?

3) Insegnante RC e ARC possono inserirsi nel colloquio pluridisciplinare, ponendo quesiti non afferenti religione e alternativa (che non sono materia di esame), ma le altre discipline?

Grazie.

 

Risposta

1) La nota MIUR 0001865 del 10-10-2017, contenente indicazioni in merito a valutazione, certificazione delle competenze ed Esame di Stato nelle scuole del primo ciclo di istruzione, dispone:

Per la prova scritta relativa alle lingue straniere, che si articola in due sezioni distinte ed è intesa ad accertare le competenze di comprensione e produzione scritta riconducibili al Livello A2 per l'inglese e al Livello Al per la seconda lingua comunitaria, come previsto dalle Indicazioni nazionali, le commissioni predispongono almeno tre tracce, costruite sulla base dei due livelli di riferimento (A2 per inglese e A l per la seconda lingua), scegliendo tra le seguenti tipologie, che possono essere anche Ira loro combinate all'interno della stessa traccia:

1. Questionario di comprensione di un testo

2. Completamento. riscrittura o trasformazione di un testo

3. Elaborazione di un dialogo

4. Lettera o email personale

5. Sintesi di un testo.

La nota non fornisce ulteriori indicazioni, tuttavia si ritiene che le commissioni d'esame possano legittimamente optare tra 2 o più tipologie per ciascuna lingua.

2) L'art. 2, comma 3 del D.Lgs. 62/2017 dispone che i docenti incaricati dell'insegnamento della religione cattolica e di attività alternative all'insegnamento della religione cattolica partecipano alla valutazione delle alunne e degli alunni che si avvalgono dei suddetti insegnamenti.

Essi pertanto partecipano a pieno titolo agli scrutini degli alunni che si avvalgono di tali insegnamenti.

3) Essendo tali docenti membri della commissione d'esame nulla vieta che questi possa interagire con gli alunni durante il colloquio finale.

Anzi, la non partecipazione degli insegnanti di religione al colloquio finale rende non valido l’esame stesso.

 

 

Supplenze: valutazione presenza figli

 

Quesito del 16/05/2018

Per sostituzione di un docente di sostegno assente dal 2/05 al 8/06 (non essendovi più disponibilità  di docenti provvisti del titolo) è stata predisposta dalla mia segreteria la graduatoria incrociata delle diverse classi di concorso.

Nella graduatoria così ottenuta, due aspiranti con punti 33 erano disponibili. La supplenza è stata attribuita al più giovane per età, applicando la L. 127/1997 art. 3 comma 7, come modificato dall'art. 2, L. 16 giugno 1998, n. 191.

Perviene oggi reclamo e richiesta di annullamento dalla docente ML, con la motivazione secondo cui, benché più anziana, la preferenza R (figli a carico) avrebbe dovuto garantire a lei l'incarico. Preciso che entrambi i docenti sono inclusi in graduatorie di classi di concorso presenti nella scuola.

Non trovo né nel DM del 13/06/2007 né nel decreto n. 374 2017 una disciplina dell'applicazione delle preferenze al momento dell'attribuzione dell'incarico, anzi l'elenco delle preferenze non è neppure riportato nel decreto, ma solo nel modulo di domanda.

Controllando nel SIDI la modalità di generazione delle graduatorie di terza fascia per singola classe di concorso, in effetti, il più anziano per età precede se ha dichiarato un titolo di preferenza.

La spiegazione sta forse nel seguente DPR, che però è relativo ai pubblici concorsi, e non alle graduatorie per supplenze. Tuttavia, prima di procedere ad un annullamento in autotutela, vorrei un tuo parere. Grazie.

 

Risposta

Si conferma che la L. 127/1997 art. 3 comma 7 dispone l'abolizione dei titoli preferenziali relativi all'età, mentre restano fermi le altre limitazioni e i requisiti previsti dalle leggi e dai regolamenti per l'ammissione ai concorsi pubblici. Anzi, “se due o più candidati ottengono, a conclusione delle operazioni di valutazione dei titoli e delle prove di esame, pari punteggio, è preferito il candidato più giovane di età”.

Tuttavia, il Regolamento delle supplenze adottato con D.M. n. 131 del 13 giugno 2007, precisa che la presenza di figli non dà punteggio nelle graduatorie di istituto, ma solo preferenza a parità di punteggio, elencata con la lettera R. Le preferenze valgono nell’ordine in cui sono inserite, così ad es. la preferenza Q “aver prestato servizio senza demerito, a qualunque titolo, ivi inclusi i docenti, per non meno di un anno alle dipendenze del Miur” precede la preferenza R “numero dei figli a carico”.

La definizione di “figlio a carico” infatti non è di tipo fiscale (circostanza che potrebbe anche variare), ma fa riferimento al nucleo familiare.

I figli, anche se naturali riconosciuti, adottivi, affidati o affiliati, sono considerati a carico di ciascun genitore se fino alla scadenza del termine di presentazione della domanda non hanno un reddito complessivo superiore ad 2.840,51 €.

Venendo pertanto al caso rappresentato si ritiene che la presenza di figli, a parità di punteggio, comporti la preferenza e quindi la precedenza nell'assegnazione della supplenza.

 

 

 

Graduatoria soprannumerari: valutazione servizio

 

Quesito del 16/05/2018

Gradirei un vostro parere su quanto mi sta accadendo in merito alla graduatoria interna per l'individuazione dei soprannumerari.

Espongo il caso:

Sono un diplomato e per 25 anni sono stato un docente ITP ex classe di concorso 320, successivamente due anni fa dopo aver partecipato con profitto al corso di riconversione professionale per acquisire il titolo di sostegno, son transitato a partire dallo anno scolastico 2016/17 sulla scuola secondaria di II grado sul sostegno.

Ora nella Graduatoria Interna per l'individuazione dei soprannumerari la scuola di titolarità mi valuta 25 anni da ITP 3 punti ad anno e non sei.

La risposta datami è che quegli anni sono stati svolti su altro ruolo (dei diplomati). L'anno 2016/17 sul sostengo sempre 3 punti + 3 perché sul sostegno.

25x3 = 75

1x3   = 3

Punteggio aggiuntivo 3 (servizio su sostegno). Totale punti 78.

Io ritengo la valutazione errata. Ho chiesto di rettificare assegnandomi il seguente punteggio:

25 x 6 = 150 (servizio sempre di ruolo ITP classe di concorso 320);

1   x 6 = 6 (servizio anno scolastico 2016/17).

Punteggio aggiuntivo (servizio anno scolastico 2016/17 sostegno) 6 Totale Punti 162.

Con la valutazione datami dalla scuola risulterò Perdente Posto, prima di inoltrare eventualmente un contenzioso gradirei un vostro parere.

 

Risposta

Se la scuola di sua attuale titolarità è istituto di istruzione superiore, quindi di 2° grado, si ritiene che la valutazione del suo servizio sia quella da lei conteggiata.

 

 

Scuola primaria: iscrizione alunni HC

 

Quesito del 15/05/2018

Ho 23 alunni iscritti a classe prima modulare di scuola primaria. Tra questi ci sono 2 HC di cui uno grave. Le aule sono piccole (capienza 21 persone) e non possono assolutamente accogliere tutti gli alunni, docente di classe e 2 docenti di sostegno. L'ufficio non concede sdoppiamento classe ma consiglia di spostare l'HC meno grave ad altro plesso (situato nello stesso comune a poche centinaia di metri, a tempo pieno con classe di 23 alunni) per consentire all'alunno più grave di rimanere in una classe di 22 alunni ex DPR 81/09

Avvertita oggi di questa possibilità la madre ha minacciato denuncia ai carabinieri nonostante le rassicurazioni sulla possibilità di mantenere l'orario del modulo. Nei criteri per l'accoglienza delle domande d'iscrizione non è contemplata l'ipotesi di spostamento di alunni hc.

Compio un atto illegittimo disponendo lo spostamento dell'alunno in nome della sicurezza e dell'inclusione?

Grazie per l'attenzione

 

Risposta

Prima di avviare qualsiasi iniziativa pare opportuno che venga riconvocato l'organo che ha regolato i criteri dell'accoglienza delle domande di iscrizione invitandolo a pronunciarsi anche in merito allo spostamento di alunni hc in nome della sicurezza e dell'inclusione.

Solo dopo sarà possibile mettere in atto le azioni conseguenti.

 

 

Soglia a disposizione del DS per le negoziazioni dirette

 

Quesito del 15/05/2018

Come è noto, il Codice degli Appalti consente l'acquisto diretto da un unico fornitore per somme sotto la soglia di 40.000 euro.

Al contrario quella a disposizione del Dirigente Scolastico per le negoziazioni dirette risulta nettamente inferiore (2.000 euro o analoghe cifre come da delibere correttive del Consiglio di Istituto.)

Quale dei due limiti si deve considerare per poter operare acquisti diretti rivolgendosi ad un solo fornitore senza alcun altro vincolo?

Grazie.

 

Risposta

La soglia a disposizione del Dirigente Scolastico per le negoziazioni dirette è quella deliberata dal Consiglio di istituto ai sensi dell'art. 33 del DI 44/2001, che può essere anche superiore a 2.000 euro con il limite i 40.000 euro.

 

 

Sostituzione di docente assente continuativamente oltre il 30 aprile

 

Quesito del 11/05/2018

Una nostra docente è assente dal 05.12.2017 e con ogni probabilità rientrerà in data 19.05.2018. La stessa non vuole rientrare sulle classi ma rimanere a disposizione. Il periodo di assenza è stato coperto da un primo supplente fino al 11.04.2018 che in quella data ha rinunciato alla proroga. Dal 12.04.2018 è stato un secondo supplente.

Si chiede se al secondo supplente possa essere conferita la nomina fino al 30 di giugno.

 

Risposta

La risposta al quesito è contenuta nell’art. 37 del CCNL/2007 che dispone: “Al fine di garantire la continuità didattica, il personale docente che sia stato assente, con diritto alla conservazione del posto, per un periodo non inferiore a centocinquanta giorni continuativi nell’anno scolastico, ivi compresi i periodi di sospensione dell’attività didattica, e rientri in servizio dopo il 30 aprile, è impiegato nella scuola sede di servizio in supplenze o nello svolgimento di interventi didattici ed educativi integrativi e di altri compiti connessi con il funzionamento della scuola medesima. Per le medesime ragioni di continuità didattica il supplente del titolare che rientra dopo il 30 aprile è mantenuto in servizio per gli scrutini e le valutazioni finali. Il predetto periodo di centocinquanta giorni è ridotto a novanta nel caso di docenti delle classi terminali.”

Pertanto, per ragioni di continuità didattica, al secondo supplente va conferita la proroga fino al 30 giugno.

 

 

Adozione libri di testo: strumenti alternativi

 

Quesito del 9/05/2018

Il problema riguarda l'adozione dei libri di testo.

Grazie alla possibilità di avere un potenziamento di arte, due insegnanti hanno realizzato una serie di dispense che andrebbero a sostituire il libro di testo. Le dispense avrebbero come prezzo il solo costo netto di stampa, con significativo risparmio per le famiglie.

La domanda è: l'unica norma di riferimento è il punto 2 della nota MIUR 2581 del 9 aprile 2014, cioè serve solo delibera del Collegio docenti per adozione "strumenti alternativi"?

In verità, non si può neanche parlare di utilizzazione economica di opere di ingegno (art. 33, comma f, D. Interministeriale 44 2001, in quanto la Scuola non guadagna nulla.

 

Risposta

Non risulta l'esistenza di altra disposizione ministeriale sull'argomento, oltre il punto 2 della nota MIUR 2581 del 9 aprile 2014 sull'argomento che dispone:

“2. Scelta dei testi scolastici (art. 6, comma 1, legge n. 128/2013)

Il collegio dei docenti può adottare, con formale delibera, libri di testo ovvero strumenti alternativi, in coerenza con il piano dell'offerta formativa, con l'ordinamento scolastico e con il limite di spesa stabilito per ciascuna classe di corso”.

Pertanto, a queste condizioni e modalità, pare possibile l'adozione delle dispense realizzate da tali due insegnanti in sostituzione del libro di testo.

 

 

Certitificazione versamenti effettuati alla scuola

 

Quesito del 4/05/2018

Alla scuola arrivano in questi giorni numerose istanze di genitori per avere una certificazione del versamento a suo tempo effettuato quale contributo volontario all'atto della iscrizione.

Viene affermato dai richiedenti che tale certificazione risulta necessaria per la dichiarazione dei redditi.

Chiedo: la scuola è OBBLIGATA a tale certificazione?

Per la dichiarazione dei redditi non serve unicamente la ricevuta di versamento alla scuola tramite bollettino postale o bonifico bancario con debita causale di cui deve essere in possesso la famiglia?

Posso pertanto rifiutare la certificazione?

 

Risposta

In linea di principio la scuola non è obbligata a fornire la certificazione in parola per le ragioni esposte nel quesito, tuttavia pare consigliabile, per ragioni di opportunità e per fornire all'utenza un servizio corrispondente alle aspettative, riscontrare positivamente l'istanza (che comunque richiede una risposta), che peraltro non comporta un eccessivo aggravio di lavoro per la scuola, essendo i versamenti in questione registrati in appositi elenchi in suo possesso.

 

 

Prove Invalsi: obbligatorietà

 

Quesito del 4/05/2018

Le scrivo per un parere in merito a una situazione che sto affrontando in questi giorni.

PROVE INVALSI: come ogni anno, ho previsto in contrattazione un numero di ore congrue per retribuire i docenti che volontariamente si prestano alla correzione e tabulazione degli esiti delle prove INVALSI. Poiché il decreto n. 62/2017 stabilisce che tutte le attività relative allo svolgimento delle prove Invalsi sono attività ordinarie di istituto, probabilmente ho sbagliato a inserire queste attività tra le ore aggiuntive da retribuire.

La contrattazione, vista dai revisori, è stata firmata. A questo punto mi chiedo cosa sia più corretto fare: lasciare la situazione così per quest’anno scolastico e modificare dal prossimo? Intervenire con una modifica nella contrattazione, sentita la RSU? Il problema è che ieri un gruppo di docenti ha già proceduto alla correzione delle prove di inglese e le prossime prove sono nei prossimi giorni… Che fare?

 

Risposta

Si conferma che il D.Lgs. 62/2017, attuativo della legge n. 107/2015, stabilisce che tutte le attività relative allo svolgimento delle prove Invalsi sono attività ordinarie di istituto. Il nuovo dettato normativo sembra non lasciare dubbi sugli obblighi dei docenti in relazione alla somministrazione e correzione delle prove.

La circostanza è stata anche ribadita dalla nota Miur n. 2992 del 20 aprile 2017, precisando che: “In linea di coerenza anche il piano annuale delle attività, predisposto dal dirigente scolastico e deliberato dal collegio dei docenti, ai sensi dell’art 28, comma 4, del vigente C.C.N.L non può non contemplare tra gli impegni aggiuntivi dei docenti, anche se a carattere ricorrente, le attività di somministrazione e correzione delle prove INVALSI”.

Le predette attività di somministrazione e correzione, dunque, rientrano tra gli impegni aggiuntivi dei docenti.

Ciò precisato, poiché tali attività non sono tra le ore aggiuntive da retribuire, nel caso sottoposto si conviene sull'opportunità di intervenire con una modifica nella contrattazione, sentita la RSU.

La circostanza andrà chiarita ai docenti che hanno già avviato l'attività e a quelli che la proseguiranno.

 

 

Somministrazione e correzione prove Invalsi

 

Quesito del 3/05/2018

Con la mia RSU non corre buon sangue e ogni occasione è buona per ostacolarmi. L'ultima trovata riguarda la correzione delle prove invalsi. Sulla scia del Dlgs n. 62 sulla valutazione, che al punto 3 dell'art. 4 considera tali prove attività ordinarie......"

Che fare?

 

Risposta

Il D.Lgs. 62/2017, attuativo della legge n. 107/2015, ha introdotto delle importanti novità riguardo alle Prove Invalsi, entrate in vigore nel 2017/18 per il primo ciclo, nel 2018/19 per il secondo.

Il decreto stabilisce che tutte le attività relative allo svolgimento delle prove Invalsi sono attività ordinarie di istituto.

Il nuovo dettato normativo sembra non lasciare dubbi su quelli che sono gli obblighi dei docenti in relazione alla somministrazione e correzione delle prove.

Nel 2011, il Miur era intervenuto in merito con la nota n. 2992 del 20 aprile, volta a fornire precisazioni in merito alle rilevazioni nazionali.

Nella nota vengono riportate le norme entro le quali si collocano le rilevazioni, per poi sottolineare che:

Da quanto finora detto emerge con assoluta chiarezza che l’ordinamento scolastico richiede alle scuole la partecipazione, anzi il concorso istituzionale, alle rilevazioni periodiche e di sistema.”

Riguardo alla somministrazione e correzione della prova da parte degli insegnanti stabilisce: “In linea di coerenza anche il piano annuale delle attività, predisposto dal dirigente scolastico e deliberato dal collegio dei docenti, ai sensi dell’art 28, comma 4, del vigente C.C.N.L non può non contemplare tra gli impegni aggiuntivi dei docenti, anche se a carattere ricorrente, le attività di somministrazione e correzione delle prove INVALSI”.

Le predette attività di somministrazione e correzione, dunque, rientrano tra gli impegni aggiuntivi dei docenti.

Le nuove disposizioni dettate dal decreto legislativo n. 62/2017 ridefiniscono la natura delle attività connesse allo svolgimento delle Prove, che sono non più aggiuntive ma ordinarie. Il nuovo dettato normativo non si riferisce soltanto ai docenti ma alla scuola nel suo insieme, riferendosi quindi anche alle attività svolte dalle segreterie.

 

Così, infatti, leggiamo agli articoli 4/3 e 7/5: “Le azioni relative allo svolgimento delle rilevazioni nazionali costituiscono per le istituzioni scolastiche attività ordinarie d’istituto”.

Per le ragioni qui indicate si ritiene pertanto legittimo imporre ai docenti l'onere della somministrazione e della correzione delle prove Invalsi.

 

 

Correzione prove Invalsi alunni di Scuola Primaria

 

Quesito del 22/04/2018

Se i docenti somministratori effettuano ore aggiuntive rispetto al loro normale orario di servizio, vengono compensate come ore eccedenti. Fino all’anno scorso la correzione delle prove avveniva durante l’incontro di programmazione settimanale. Ma, poiché il D.Lgs. n. 62 del 13 aprile 2017, art. 4 comma 3 prevede che “le azioni relative allo svolgimento delle rilevazioni nazionali costituiscono per le istituzioni scolastiche attività ordinarie d'istituto”, posso far svolgere la correzione al di fuori dell’orario della programmazione (pur pagando le ore aggiuntive per la somministrazione)?

 

Risposta

Il parere è che sia possibile far correggere tali prove al di fuori dell'orario della programmazione, essendo esse “attività ordinario d'istituto” e come tali da programmare e svolgere.

 

 

Formazione docenti non di ruolo

 

Quesito del 22/04/2018

Il Collegio Docenti ha deliberato il Piano di formazione di istituto, in cui è previsto un percorso formativo di 8 ore sulla valutazione condotto da una docente universitaria. Alcuni docenti supplenti dichiarano che non intendono partecipare al corso di formazione, richiamando il comma 124 della Legge 107/2015: "Nell'ambito degli adempimenti connessi alla funzione docente, la formazione in servizio dei docenti di ruolo è obbligatoria, permanente e strutturale." E’ accettabile questa giustificazione per l’assenza dal corso, visto che il Collegio Docenti lo ha approvato per gli insegnanti in servizio nell’istituto? Se così fosse è opportuno precisare a questi docenti che la formazione rappresenta un’opportunità preziosa in vista della loro futura immissione in ruolo?

 

Risposta

Si condivide la dichiarazione che la formazione in servizio dei docenti rappresenta per i supplenti un’opportunità preziosa anche in vista della loro futura vita professionale, a cominciare dall'immissione in ruolo.

Che il comma 124 della legge 107/2015 si riferisca espressamente ai docenti di ruolo non comporta che dalla formazione siano esclusi quelli non di ruolo.

Tuttavia poiché il collegio docenti ha deliberato il Piano di formazione per gli insegnanti dell'istituto, obbligatoria per tutti, in cui è previsto tale percorso formativo di 8 ore, non possono venirvi esclusi i supplenti nel periodo in cui sono in servizio nella scuola, formazione pertanto obbligatoria anche per essi.

 

 

Supplenze di sostegno

 

Quesito del 22/04/2018

Nella scuola di reggenza a febbraio ho nominato una supplente di sostegno sulla base della graduatoria vigente: contratto fino al 30 giugno. Contestualmente richiedevo conferma dei punti alla scuola che ne aveva determinato il punteggio. Qualche giorno dopo, un docente che seguiva in graduatoria ha richiesto la revisione del proprio punteggio sempre alla propria scuola capofila. La rideterminazione del suo punteggio gli faceva scavalcare in graduatoria chi prima lo precedeva. Mi faceva quindi istanza perché io facessi decadere la collega e assegnassi a lui il posto. Io non l’ho fatto attendendo anche per la collega la risposta della propria rideterminazione: questa è arrivata a metà aprile e retrocede ulteriormente la docente. Ora devo procedere ad annullare il contratto che feci a febbraio e riassegno al pretendente? Quando però feci il contratto, chiamai regolarmente chi si trovava davanti in graduatoria…

 

Risposta

Le procedure da seguire da parte delle scuole per le chiamate degli aspiranti a supplenze sono stabilite dagli artt. 10 e 11 del DM 374/2017 relativo alle graduatorie di istituto per gli anni scolastici 2017/2018, 2018/2019 e 2019/2020.

La vostra scuola avrebbe dovuto pertanto utilizzare la procedura informatica di consultazione delle proprie graduatorie che rende possibile la prospettazione della situazione di occupazione totale o parziale ovvero di inoccupazione degli aspiranti e, conseguentemente, di procedere all’interpello e convocazione dei soli aspiranti che siano nella condizione di accettare la supplenza stessa.

La supplenza così conferita aveva piena validità per la durata del suo conferimento.

Non si vede perché abbiate poi richiesto conferma dei punti alla scuola che ne aveva determinato il punteggio mettendovi così nella condizione di dover rivedere il vostro operato a vantaggio di chi dalla rivalutazione potesse vantare titoli poziori.

 

 

Docente: mancanze ai doveri d'ufficio

 

Quesito del 19/04/2018

Ho un docente di ........., in ruolo dal 2004, che manca gravemente ai suoi doveri. Elenco i problemi maggiori, ......................

Tu come procederesti? Tiene presente che sta rovinando la fama della scuola e anche la mia, visto che dovrei essere garante del diritto all'apprendimento degli alunni, oltre che del corretto comportamento dei docenti! Grazie in anticipo.

 

Risposta

Si conferma che i comportamenti tenuti dal docente in parola sono passibili di procedimento disciplinare, da attivare dal DS.

Tuttavia, se si ritiene di dover intraprendere tale strada, occorre tener presenti due aspetti:

- il decreto legislativo 150/2009 amplia di molto i poteri del dirigente ed al tempo stesso rende le procedure più stringenti. Nel complesso, si tratta di uno strumento molto più efficace che in passato, ma che deve essere utilizzato con particolare attenzione e con rigore concettuale ed amministrativo;

- proprio per questo, è meglio scegliere, per un eventuale intervento sanzionatorio, un singolo evento di evidente rilevanza, piuttosto che disperdersi su questioni di minor peso. Visto che ormai è possibile irrogare anche sanzioni “pesanti”, che in passato erano precluse al dirigente scolastico, è bene evitare di logorarne l’efficacia contrastando episodi di minore evidenza.

 

 

Consumo di pasti domestici a scuola

 

Quesito del 18/04/2018

Avrei necessità di un parere in merito ad una situazione creatasi nella mia Direzione Didattica.

Nei primi giorni di marzo i genitori di una classe 4^ a tempo pieno hanno deciso di mettere in atto una protesta contro il servizio mensa, del quale lamentano la scarsa qualità, scarsa igiene e pasti freddi. Mi hanno comunicato con una nota che da una certa data avrebbero fornito ai figli un panino. Ho riunito immediatamente i genitori per comprendere meglio le ragioni del malcontento, per rassicurarli comunicando che non sono mai pervenute segnalazioni di fatti che giustificassero una protesta di quel genere e spiegare loro quali fossero le difficoltà della scuola in quella situazione (carenza di spazi, di risorse per la vigilanza, ecc.). Vista la nota del MIUR n. 348 del 3.3.2017 non ho ritenuto opportuno fare un'azione di forza per vietare l'iniziativa e ho chiesto al Comune e all'Ufficio Igiene della ASSL il previsto supporto per l'individuazione di spazi idonei e corrette procedure per la consumazione del pasto domestico. Il Comune, come era prevedibile, ha risposto negativamente sulla concessione di uno spazio all'interno della sala mensa (in concessione alla ditta che ha in appalto il servizio) e la ASSL, nonostante i solleciti, non ha dato risposta.

Attualmente la protesta si è ridotta a due famiglie, che hanno ora comunicato al Comune la disdetta del servizio sino a quando "avremo rassicurazioni concrete in merito alle segnalazioni fatte e alle richieste esposte". Faccio presente che il 6 aprile c'è stato un controllo del SIAN (a seguito dell'esposto di una delle mamme dei due alunni che non stanno usufruendo del servizio), il quale ha rilevato l'assoluta conformità delle condizioni e delle procedure adottate nell'erogazione del servizio. Ho comunicato l'esito del sopralluogo a docenti e genitori al fine di poter tranquillizzare chi ancora avesse qualche dubbio. Le due famiglie continuano a portare avanti la protesta (ormai totalmente infondata visto il riscontro avuto dal SIAN) e, fatto che aggrava la situazione, non rispettano quanto hanno dichiarato nella nota, ovvero che i figli avrebbero consumato un panino, ma forniscono il pasto domestico. Ho più volte comunicato loro la necessità di rispettare quanto dichiarato, poiché la scuola non possiede attrezzature idonee alla conservazione di cibi cotti né attualmente ha messo a punto procedure che possano escludere il rischio di contaminazione, in attesa del parere della ASSL. Inoltre, nelle mie comunicazioni li ho sempre sollecitati a evitare il coinvolgimento dei bambini nelle loro azioni di protesta e a presentare le istanze nelle sedi competenti, fornendo loro tutte le informazioni relative ai diversi ruoli e alle diverse competenze, non essendo la scuola stazione appaltante del servizio. In breve, le azioni persuasive, in particolare nei confronti della mamma "leader", non hanno dato l'esito sperato ed è chiaro, da una serie di ulteriori elementi a contorno della vicenda, che stia cercando lo scontro, un'azione eclatante che le dia l'occasione per mettersi in luce (a giugno ci saranno le elezioni amministrative).

Con il perdurare della situazione, ritengo, a questo punto, che si stiano violando pesantemente anche i diritti dei due alunni ad usufruire, con il resto della classe, dell'intero tempo scuola, scelto e sottoscritto in fase di iscrizione, ossia 40 ore comprensive della mensa scolastica.

Le chiedo cortesemente un parere per poter valutare altre modalità che non lascino spazio a comportamenti ostinati e irragionevoli.

 

Risposta

Il comportamento adottato dalla dirigenza di codesta istituzione scolastica è piamente condivisibile.

Infatti è vero che la nota del MIUR n. 348 del 3.3.2017 invita le istituzioni scolastiche ad adottare, in presenza di alunni o studenti ammessi a consumare cibi preparati da casa, precauzioni analoghe a quelle adottate nell'ipotesi di somministrazione dei c.d. pasti speciali. Nell'ambito dell'organizzazione di tali procedure ed ai fini del controllo delle eventuali fonti di pericolo, le istituzioni scolastiche potranno richiedere supporto al Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione attivo presso la ASL competente per territorio.

Tra le indicazioni che vengono date per evitare situazioni di criticità c’è quella di attivare procedure atte ad evitare possibilità di scambio di alimenti e conseguenti contaminazioni, adottando nei confronti di studenti ammessi al pasto domestico precauzioni analoghe a quelle previste nell’ipotesi di somministrazione dei cd pasti speciali, anche chiedendo il supporto del Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione presso l’Asl territoriale. L’assimilazione del pasto domestico al pasto speciale (in caso ad esempio di celiachia e/o di intolleranze alimentari) di fatto risolve in senso positivo la questione sollevata in merito alla possibilità del consumo del pasto domestico nel refettorio o comunque insieme a chi utilizza il servizio di refezione, dal momento che non è contestato che gli alunni con pasti speciali – per i quali pure sussiste un rischio di contaminazione – pranzino insieme agli altri.

 

 

Piano annuale delle attività del personale docente

 

Questo del 14/04/2018

La RSU ..... di questa istituzione scolastica mi ha inviato una mail in cui in relazione al "Piano Annuale delle Attività.........., si chiede cortesemente di attenersi alla calendarizzazione prevista dal Piano già approvato in modo da consentire a tutti i docenti la partecipazione alle attività collegiali."

 

Risposta

Il testo della RSU fa riferimento all'art. 28, comma 4 del CCNL/2007.

Tuttavia, il Piano annuale delle attività del personale docente rientra nelle competenze che l'art. 5, comma 2, del d.lgs. 165/01, dopo la modifica sostanziale introdotta dal d.lgs. 150/09, assegna in via esclusiva al dirigente di una pubblica amministrazione. Visti i nuovi elementi interpretativi (Decreto interpretativo del dlgs 150/2009, orientamenti giurisprudenziali, posizione della funzione pubblica sulla questione dell'assegnazione dei docenti ai plessi e alle sedi, ecc.) si hanno elementi valutativi importanti per aderire con maggiore certezza a questa visione dell'assetto organizzativo interno.

Il Piano costituisce quindi provvedimento gestionale attraverso il quale il dirigente provvede ad organizzare il lavoro e a gestire le risorse umane assegnate in organico all'istituto. Il dirigente pertanto assume la responsabilità di tale pianificazione e del funzionigramma, che costituisce parte fondamentale del Piano, assicurando in questo modo un'organizzazione del personale che sia funzionale alla realizzazione degli obiettivi strategici definiti all'interno del POF, e sempre il dirigente risponde dei risultati conseguiti.

Nella predisposizione del provvedimento gestionale il dirigente dovrà opportunamente avvalersi del contributo dei suoi collaboratori e potrà anche acquisire il parere del collegio docenti, qualora lo ritenga opportuno, ma la sua decisione finale non potrà essere subordinata alla delibera del collegio, come previsto dal CCNL del comparto scuola, che in questo caso risulta sovrascritto dal d.lgs. 150/09, che ha carattere di norma imperativa.

Il dirigente è invece tenuto per legge a fornire informazione alla parte sindacale su tutti gli atti gestionali, quindi anche sul Piano annuale delle attività del personale docente. In questo caso è consigliabile che l'informazione abbia carattere preventivo, in modo che il dirigente possa esplicitare i criteri che ha adottato in sede di predisposizione del provvedimento e possa anche recepire, se del caso, eventuali osservazioni che possano provenire da parte sindacale.

In conclusione, questi sono gli elementi per impostare una risposta responsabile e coerente alla richiesta della RSU.

 

 

Inidoneità temporanea al servizio

 

Quesito del 10/04/2018

Si chiede in quale tipologia di assenza va inquadrata una docente dichiarata dalla commissione medica di verifica NON IDONEA TEMPORANEAMENTE AL SERVIZIO IN MODO ASSOLUTO FINO AL 30/07/2018.

Si chiede inoltre, quali sono gli adempimenti successivi della scuola.

 

Risposta

La dichiarazione della commissione medica in parola comporta l'allontanamento temporaneo dalla scuola della docente interessata.

Al DS incombe l'obbligo di collocare, con apposito provvedimento, la dipendente interessata in malattia di ufficio.

Il periodo di assenza per malattia d'ufficio va valutato quale assenza per malattia, sia ai fini della retribuzione che in merito al superamento del periodo di comporto ai sensi dell’art. 17 del CCNL 2007, non essendo stata prevista dal legislatore alcuna esclusione dal suddetto computo e dalla decurtazione della retribuzione, come invece ha fatto in altre occasioni (es. assenza per gravi patologie ai sensi dell’art. 17 comma 9 del CCNL 2007).

Pertanto, il periodo trascorso in malattia d’ufficio si deve cumulare con le altre assenze per malattia (nel triennio precedente la visita medica collegiale) ai fini del calcolo della durata massima dell’assenza.

In merito alla questione del comporto, l’art. 17 comma 1 del CCNL 2007 prevede che il dipendente assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di diciotto mesi. Ai fini della maturazione del predetto periodo, si sommano, alle assenze dovute all'ultimo episodio morboso, le assenze per malattia verificatesi nel triennio precedente.

Il secondo comma dispone che, superato il periodo previsto dal comma 1, al lavoratore che ne faccia richiesta è concesso di assentarsi per un ulteriore periodo di 18 mesi in casi particolarmente gravi, senza diritto ad alcun trattamento retributivo.

Il terzo comma prevede che, prima di concedere su richiesta del dipendente l'ulteriore periodo di assenza di cui al comma secondo l'amministrazione procede all'accertamento delle sue condizioni di salute, per il tramite del competente organo sanitario ai sensi delle vigenti disposizioni, al fine di stabilire la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro.

Superati i periodi di conservazione del posto previsti dai commi 1 e 2, oppure nel caso che, a seguito dell'accertamento disposto ai sensi del comma 3, il dipendente sia dichiarato permanentemente inidoneo a svolgere qualsiasi proficuo lavoro, l'amministrazione può procedere, salvo quanto previsto dal successivo comma 5, alla risoluzione del rapporto corrispondendo al dipendente l'indennità sostitutiva del preavviso.

In materia è successivamente intervenuto il DPR 27 luglio 2011, n. 171 con il quale, in ottemperanza alla previsione di cui all'articolo 55-octies del D.Lsg. 30 marzo 2001, n. 165, è stato introdotto il “Regolamento di attuazione in materia di risoluzione del rapporto di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche dello Stato e degli enti pubblici nazionali in caso di permanente inidoneità psicofisica”. Il citato regolamento disciplina la procedura, gli effetti ed il trattamento giuridico ed economico relativi all'accertamento della permanente inidoneità psicofisica dei dipendenti, anche con qualifica dirigenziale, delle amministrazioni dello Stato.

Le disposizioni del decreto in argomento si applicano in via automatica, ai sensi dell’art. 2 comma 3 bis, del D.Lgs. 165/2001 e, pertanto, abrogano le precedenti disposizioni anche di natura contrattuale.

Nel citato Regolamento viene previsto che la pubblica amministrazione avvia la procedura per l'accertamento dell'inidoneità psicofisica del dipendente, in qualsiasi momento successivo al superamento del periodo di prova, in caso assenza del dipendente per malattia, superato il primo periodo di conservazione del posto previsto nei contratti collettivi di riferimento.

In detta ipotesi la scuola, prima di concedere l'eventuale ulteriore periodo di assenza per malattia, dandone preventiva comunicazione all'interessato, procede all'accertamento delle condizioni di salute dello stesso, per il tramite dell'organo medico competente, al fine di stabilire la sussistenza di eventuali cause di permanente inidoneità psicofisica assoluta o relativa. Ferma restando la possibilità di risoluzione del rapporto di lavoro in caso di superamento del periodo di comporto previsto dal CCNL vigente, la scuola procede alla risoluzione del rapporto di lavoro se a seguito all'accertamento medico emerge un'inidoneità permanente psicofisica assoluta.

 

 

Esami di Stato: documento del 15 maggio e privacy

 

Quesito del 13/04/2018

Desidero chiedere una vostra opinione sulla legittimità di inserire nel documento del 15 maggio l'elenco dei nominativi degli alunni componenti la classe e una ulteriore tabella che riguarda le ore e i progetti che questi hanno affrontato nel corso del triennio relativamente all'alternanza scuola  lavoro. Dal momento che i documenti vanno pubblicati all'albo on line e quindi visibili a tutti ci sono problemi legati alla privacy o queste informazioni presenti nel documento sono eccedenti? Grazie per il parere.

 

Risposta

Sul tema è intervenuto il Garante della privacy con la nota prot. n. 10719 del 21marzo 2017 con la quale fornisce, nell’Allegato n.1, le indicazioni operative per la corretta redazione del documento del 15 maggio, con l’obiettivo di garantire la protezione dei dati personali degli studenti.

Il Garante, nella nota citata, sottolinea l’importante ruolo delle scuole che, nello svolgimento delle proprie funzioni istituzionali, devono agire nel pieno rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità degli studenti, anche con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali.

In base a questa necessaria e doverosa tutela per gli studenti ed evidenziando che alcuni modelli di documento predisposti da alcune scuole, una parte reperibile anche in rete, non è rispettosa del diritto alla tutela dei dati personali e, quindi, della privacy degli studenti, il Garante stabilisce quanto segue:

[…] non si ha alcuna ragionevole evidenza della necessita di fornire alla commissione esaminatrice dati personali riferiti agli studenti in un documento finalizzato ad orientare tale commissione nella redazione del testo della terza prova che sia il più adeguato possibile agli studenti esaminandi.

E chiaro, infatti, che il senso del documento sia quello di mettere in evidenza i1 percorso didattico e formative di ciascuna classe, prescindendo dalle peculiarità dei singoli elementi che la compongono.

Lo stesso dato normativo, nonché le successive indicazioni ministeriali al riguardo, non lasciano margini a un’interpretazione estensiva circa il contenuto del documento tale da comprendere anche riferimenti ai singoli studenti, risultando quindi priva del necessaria fondamento normative la diffusione di un documento così redatto”.

Tutti i consigli di classe che sono chiamati all’elaborazione del documento del 15 maggio, sono tenuti, quindi, a seguire e rispettare le indicazioni fornite dal Garante a tutela della privacy degli studenti frequentanti l’ultimo anno di corso della scuola secondaria II grado e che, in seguito all’ammissione, dovranno sostenere l’Esame di Stato.

 

 

Supplenza di docente in maternità

 

Quesito del 11/04/2018

Una docente a t.i. ha una cattedra di 20 ore. La docente usufruisce della riduzione di 5 ore per allattamento.

Sulle 5 ore viene nominata una supplente, chiamiamola supplente 1, che dopo poco tempo si mette in maternità. Viene nominato sulle 5 ore un altro supplente, supplente due.

La docente titolare da oggi, avendo il bimbo superato un anno di età, è in congedo parentale per 20 giorni.

1. Il supplente 2 ha diritto di priorità sulla supplenza di 20 giorni?

2. Oppure per conferire la supplenza la scuola deve fare una nuova convocazione?

3. Quali diritti mantiene la supplente 1, che è in maternità?

 

Risposta

Nell'ipotesi che la supplente 2 sia tuttora in servizio per le 5 ore, ad essa compete il diritto alla sostituzione della titolare per 20 giorni sulla base dell'art. 7/4 del DM 131/2007, il quale dispone che “Per ragioni di continuità didattica, ove al primo periodo di assenza del titolare ne consegua un altro, o più altri, senza soluzione di continuità o interrotto solo da giorno festivo o da giorno libero dall’insegnamento, ovvero da entrambi, la supplenza temporanea viene prorogata nei riguardi del medesimo supplente già in servizio, a decorrere dal giorno successivo a quello di scadenza del precedente contratto”.

La proroga di tale supplenza avviene di diritto, senza necessità di fare una nuova convocazione.

Alla supplente 1, in maternità, ai sensi dell'art. 12, comma 2 del CCNL/2007, spetta “l'intera retribuzione fissa mensile nonché le quote di salario accessorio fisse e ricorrenti che competono nei casi di malattia superiore a 15 giorni consecutivi o in caso di ricovero ospedaliero e per il successivo periodo di convalescenza post-ricovero, secondo la disciplina di cui all'art. 17, comma 8. Durante il medesimo periodo di astensione, tale periodo è da considerarsi servizio effettivamente prestato anche per quanto concerne l’eventuale proroga dell’incarico di supplenza”.

Pertanto, alla supplente 1 in maternità, va conferita anche una nomina per tutto il periodo di astensione obbligatoria a tale titolo, con l'attribuzione dei conseguenti diritti di cui all'art. 12/2 del CCNL/2007.

 

 

Uscita didattica durante l'orario delle lezioni

 

Quesito del 11/04/2018

Una docente ha organizzato un'uscita didattica accordandosi con i genitori che sono disposti ad accompagnare gli alunni. Mi chiedo se una tale modalità sia legittima e non esponga, in caso di incidente, a reato di lesioni colpose o di grave colpa organizzativa per non aver prevenuto nel miglior modo i possibili danni. Il viaggio in questione si svolgerebbe in orario didattico. Il mio RSPP sostiene che se gli alunni si ritrovano direttamente sul posto senza passare dalla scuola e poi rientrano sempre, senza transitare da scuola, il problema non si pone e la responsabilità cade esclusivamente su colui che guida l'auto.

Grazie.

 

Risposta

Non pare possibile escludere la scuola con le conseguenti responsibilità dall'attività in questione, organizzata da una docente in orario didattico, anche se gli alunni, accompagnati dai genitori, si ritrovano direttamente sul posto senza passare dalla scuola e poi rientrano, senza transitare da scuola.

In merito, va premesso infatti che, con l'entrata in vigore del DPR 8/03/1999 n. 275, le istituzioni scolastiche hanno completa autonomia in materia di organizzazione e responsabilità delle visite guidate e dei viaggi di istruzione.

Per questo la regolamentazione di tutte le tipologie di “uscita” dalla scuola (viaggi di integrazione culturale, viaggi di integrazione della preparazione di indirizzo, stage, viaggi connessi ad attività sportive, settimane bianche, visite guidate, partecipazione a gare nazionali o internazionali) è di competenza degli organi scolastici che ne regolano anche le modalità, in quanto tutte quelle (anche particolareggiate) indicate nelle circolari ministeriali precedenti (in particolare C.M. 14/10/1992 n. 291 e C.M. del 2/10/1996 n. 623), assumono oramai la funzione di opportuno riferimento per orientamenti e suggerimenti operativi, ma non rivestono più carattere prescrittivo. La circostanza è stata ancora ribadita nella nota MIUR prot. n. 2209 del 11/04/2012.

Spetta in particolare al Consiglio di Istituto approvare uno specifico Regolamento o comunque fissare i criteri generali organizzativi delle attività in parola, al Collegio dei docenti ed ai Consigli di classe la loro programmazione didattica.

In tale regolamento andranno ricompresi pure i viaggi di uno o più giorni che è nella piena disponibilità e responsabilità della scuola programmare.

 

 

Legge 104/92: Fruizione personale supplente

 

Quesito del 11/04/2018

Sono una collaboratrice scolastica e usufruisco della legge 104 per mia madre (alzaimer) che da circa 1 anno è in una struttura privata (i tre giorni di permesso li ho potuti usufruire per una dichiarazione di assistenza fornitami dalla struttura stessa).

Sono stata inserita nella graduatoria della scuola ma esclusa dalla precedente di cui usufruivo della legge 104.

Se lei mi darà una risposta in merito può per favore dirmi se è giusto o sbagliato e di quale articolo in merito si tratta.

 

Risposta

La possibilità di fruire della legge 104 non è legata alla sede di servizio. Pertanto a qualunque scuola lei venga assegnata può fruirne alle condizioni stabilite dall'art. 33, comma 3 della legge 104/92. Esso dispone che a condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa.

Per fruire dei permessi previsti dall'art. 33/3 della legge medesima il dipendente deve produrre alla scuola

1) il verbale rilasciato dalla competente ASL di accertamento del disabile in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3 commi 1 e 3.

2) dichiarazione sostitutiva resa dall’interessa, ai sensi degli artt. 46 e 47 del DPR 445/2000, e sottoscritta ai sensi dell’art. 76, attestante:

a) che il disabile non è ricoverato a tempo pieno presso un istituto specializzato;

b) l’impegno a comunicare eventuali variazioni delle precedenti condizioni.

Poiché la legge nulla dice sulla qualità del lavoro del dipendente, anche il supplente temporaneo ha  titolo a fruire del diritto relativo.

 

 

Graduatoria tutor bando PON

 

Quesito del 7/04/2018

Una docente del mio Istituto ha presentato ricorso avverso le graduatorie provvisorie per la selezione di Tutor interni nei moduli previsti dal bando PON (Inclusione e lotta al disagio) che allego alla presente.

Le chiedo: Il riscontro al ricorso (impostato dallo scrivente e che le allego), le sembra formalmente corretto? E’ necessario indicare alla ricorrente anche gli eventuali successivi step per poter impugnare le citate graduatorie?

Respinto il ricorso, possiamo passare alla pubblicazione delle graduatorie definitive per la selezione di Esperti/Tutor interni? Il procedimento può ritenersi concluso? Quale altre azioni potrebbe intraprendere la ricorrente per impugnare anche le graduatorie definitive?

 

Risposta

Si condivide il risconto al ricorso della docente in parola. Non pare necessario indicare i successivi passaggi per impugnare le graduatorie (che l'interessata deve conoscere poiché indicati nel bando relativo).

Respinto il ricorso, è possibile pubblicare le graduatorie definitive relative al caso.

E' nella facoltà della ricorrente intraprendere ulteriori iniziative cui si potrà rispondere sulla base delle argomentazioni prodotte.

 

 

Elezioni RSU: elettorato passivo

 

Quesito del 6/04/2018

Per essere in lista come rsu occorre essere di ruolo?

In due liste differenti ho un ata (dsga) che è assistente amministrativa con incarico dsga (ma non vi è certezza che rimanga... nel caso dovesse arrivare uno di ruolo), l'altra è una docente che è supplente temporanea...

Mi è venuto il dubbio...

Infatti non avrebbe senso eleggere componenti di cui non si ha certezza di stabilità...

Attendo tue delucidazioni.

Grazie mille.

 

Risposta

La Circolare ARAN n. 1 del 1918 ha indetto le elezioni delle RSU nei giorni 17-19 aprile 2018 richiamando la normativa che disciplina attualmente la materia (CCNQ del 10 luglio 1996, Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e suc. mod. ed integrazioni).

L'elettorato passivo interessa tutto il personale in servizio a tempo indeterminato (sia a tempo pieno che a tempo parziale).

Pertanto, indipendentemente dalla stabilità nella vostra istituzione scolastica, l'assistente amministrativa di ruolo con incarico dsga ha titolo all'elettorato passivo, mentre non lo ha la supplente temporanea che si ritiene essere docente non di ruolo.

 

L'amministrazione comunale richiede il registro degli ingressi a scuola

 

Quesito del 6/04/2018

Relativamente ad un plesso di scuola del I ciclo, l’Amministrazione comunale, Ente proprietario dell’edificio, mi richiede copia del registro degli ingressi nell’edificio (registro dei visitatori, sul quale si registrano e firmano le persone esterne alla scuola ammesse a vario titolo nell’edificio), relativamente ad un periodo di qualche mese, con la motivazione generica di conoscere l’accesso di estranei alla scuola.

Le mie perplessità a dar corso alla richiesta sono ovviamente relative alla possibile violazione della privacy delle persone registrate (data e ora, firma, motivo della visita). Per contro, la considerazione che il registro degli ingressi è uno strumento per la sicurezza, per la quale collaborano la scuola e l’Ente proprietario.

Come procedere? Quale normativa eventualmente opporre?

Grazie.

 

Risposta

Si ritiene legittima la richiesta dell'ente locale anche se la motivazione è generica. Infatti l'Amministrazione comunale, in ragione della proprietà dell'edificio, ha interesse a conoscere chi vi accede, per motivi di sicurezza, la cui garanzia è anche sua specifica competenza.

Semmai, per tutelare la privacy, si potrebbero oscurare i soli nomi dei visitatori.

 

 

Docente: incompatibilità

 

Quesito del 6/04/2018

Un docente titolare di ruolo con orario completo 18 ore chiede la formale autorizzazione a stipulare un Contratto di "Lavoro Intermittente" con una Associazione Privata per attività che non interferiscono con il servizio scolastico.

E' ammissibile che un docente a tempo pieno possa svolgere un secondo lavoro di questa particolare tipologia (in ogni caso lavoro subordinato) o solamente tale possibilità è limitata a docenti a tempo parziale (9 ore )?

 

Risposta

Il tema delle incompatibilità professionali o lavorative del personale in servizio presso le pubbliche amministrazioni, compresa la scuola, è un argomento complesso e molto delicato.

L’incompatibilità si riferisce ai doveri di esclusività delle prestazioni del pubblico dipendente (obbligo di dedicare le proprie energie lavorative soltanto alla funzione). Tale esclusività può essere assoluta (vieta qualsiasi altra attività), o relativa (anche se in astratto ammessa, rende di fatto inconciliabile con la funzione principale qualsiasi altra attività). Tra queste ultime rientrano le ipotesi di incompatibilità condizionata (realizzabili a determinate condizioni, ad es. con l’autorizzazione preventiva).

Sull’argomento ciascuna amministrazione ha margini di autonomia decisionale e ha facoltà di adottare un proprio regolamento per individuare le attività non consentite e le procedure amministrative di autorizzazione (Circ. Funzione Pubblica n. 6 del 18/07/1997). Il M.P.I. finora non ha assolto a tale adempimento sicché per il personale scolastico manca un regolamento organico in materia.

Tuttavia la disciplina delle incompatibilità riferita alle scuole è rinvenibile nell’art. 60 del D.P.R. n. 3 del 10/01/1957, nell'art. 508 del D.Lgs. 297 del 16/04/1994; nell'articolo 53 del D.Lgs n. 165 del 30/03/2001 e in alcune clausole dei contratti collettivi in vigore nel comparto (per il part time vedi ad es. l’art. 36, 9 del CCNL/2003).

Ancora la nota MIUR Prot. n. 1584/Dip/Segr. del 29.07.2005 ha disposto: “Oggetto: Esercizio di attività incompatibili con la funzione docente. In relazione a ricorrenti quesiti concernenti la materia in oggetto, si fa presente che, ai sensi del disposto di cui all’articolo 508, comma 10 del D.L.vo n. 297/94 (Testo Unico), il personale docente non può esercitare attività commerciale, industriale o professionale, né può accettare o mantenere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fini di lucro, tranne che si tratti di cariche in società od enti per i quali la nomina è riservata allo Stato.

Tale divieto non si applica nel caso di personale nei cui confronti sia stata disposta la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale, con una prestazione lavorativa  non superiore al 50 per cento di quella a tempo pieno. Tale personale è tuttavia tenuto a comunicare lo svolgimento dell’attività aggiuntiva, a pena di decadenza dall’impiego, secondo quanto previsto dall’articolo 1, comma 61, della legge n. 662 del 23.12.1996 (finanziaria 1997).

Al personale docente è consentito, previa autorizzazione del dirigente scolastico, l’esercizio della libera professione a condizione che non sia di pregiudizio all’ordinato e completo assolvimento delle attività inerenti alla funzione docente e che risulti, comunque, coerente con l’insegnamento impartito”.

I citati enunciati giuridici dispongono per il personale con rapporto a tempo pieno l'assoluta incompatibilità nei seguenti casi:

- attività, onerose o gratuite, che oltrepassino i limiti della saltuarietà e occasionalità;

- cariche in società costituite a fini di lucro;

- libere professioni (salvo i casi riferiti a personale in part-time e quelli ammessi da regimi normativi speciali, come per es. per i docenti).

Sono, invece, compatibili e possono essere svolte senza alcuna autorizzazione:

- le attività rese a titolo gratuito presso associazioni di volontariato o cooperative a carattere socio/assistenziale senza scopo di lucro;

- le attività, anche con compenso, che siano espressive di diritti della personalità, di associazione e di manifestazione del pensiero, costituzionalmente protetti (collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili); l'utilizzazione economica da parte dell'autore o inventore di opere dell'ingegno o di invenzioni industriali; la partecipazione a convegni e seminari; gli incarichi per i quali sia corrisposto solo il rimborso delle spese documentate; gli incarichi per lo svolgimento dei quali il dipendente è posto in posizione di aspettativa, di comando o di fuori ruolo; gli incarichi conferiti dalle organizzazioni sindacali a dipendenti presso di esse distaccati o in aspettativa non retribuita; le partecipazioni a società a titolo di semplice socio (arg. da art. 58, comma 6, 2° periodo, D.Lgs. n. 29/1993).

Da ultimo, sono astrattamente compatibili, ma devono essere preventivamente autorizzati:

- gli incarichi, anche occasionali, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, per i quali sia previsto sotto qualsiasi forma un compenso;

- gli incarichi conferiti da altre amministrazioni pubbliche (commissioni tributarie, consulenze tecniche, consigli di amministrazione, collegi sindacali, commissioni di vigilanza, collaborazioni, ecc.) per i quali deve essere valutata la non interferenza con l'attività principale;

- le partecipazioni attive a società agricole a conduzione familiare, quando l'impegno richiesto sia modesto e non abituale o continuato durante l'anno;

- le cariche in società cooperative ovvero enti per i quali la nomina sia riservata allo Stato (art. 60 D.P.R. n. 3/1957 e legge n. 59/1992 sulle società cooperative). In particolare, le partecipazioni attive a società cooperative, ivi comprese casse rurali, sono ammesse purché l'impegno e le modalità di svolgimento siano inidonee ad interferire con l'attività ordinaria;

- le partecipazioni in qualità di amministratore a società cooperative, ivi comprese casse rurali, purché non vi sia conflitto di interessi tra attività gestionale del dipendente e competenze dell'amministrazione;

- l'attività di amministratore di condominio, purché l'impegno riguardi la cura dei propri interessi;

- altre attività rese anche a titolo gratuito, delle quali va valutata caso per caso la compatibilità con il rapporto di lavoro principale.

In relazione al caso prospettato, non pare ammissibile che un docente a tempo pieno possa svolgere un secondo lavoro di tale particolare tipologia rivestendo esso la natura di lavoro subordinato.

 

 

Alternanza scuola-lavoro

 

Quesito del 4/04/2018

Buongiorno. Sono una mamma che vorrebbe avere delle informazioni sull'alternanza scuola lavoro. Mio figlio frequenta la classe terza di un Liceo Scientifico e quest'anno deve svolgere le attività relative all'alternanza scuola lavoro. La scuola ha proposto un'alternanza scuola lavoro interregionale in un periodo in cui mio figlio è, per motivi strettamente familiari, impossibilitato a parteciparvi. Essendo le ore di alternanza obbligatorie e incidenti nella valutazione di fine anno non vorrei mettere in difficoltà mio figlio. Esiste la possibilità che l'alternanza scuola lavoro possa essere svolta in un altro modo? Ovvero può il genitore organizzare un percorso di alternanza scuola lavoro alternativo a quello della scuola e riconosciuto dalla stessa? E se la legge consente tale possibilità, quali sono gli obblighi del genitore e le modalità per poterlo organizzare? Qual è l'iter da seguire?

 

Risposta

La legge 107/2015, nei commi dal 33 al 43 dell’articolo 1, sistematizza l’alternanza scuola lavoro dall’a.s. 2015-2016 nel secondo ciclo di istruzione, attraverso: la previsione di percorsi obbligatori di alternanza nel secondo biennio e nell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, con una differente durata complessiva rispetto agli ordinamenti: almeno 400 ore negli istituti tecnici e professionali e almeno 200 ore nei licei, da inserire nel Piano triennale dell’offerta formativa.

Le ore di alternanza possono anche essere effettuate in periodo estivo. In questo modo l’alternanza scuola lavoro diventa parte integrante del curricolo di ogni studente e non più un fatto facoltativo ed aggiuntivo.

Qualora lo studente sia impossibilitato a partecipare all'attività di alternanza proposta dalla scuola, il consiglio di classe può approvare per lui un percorso specifico presentato da lui e dalla famiglia che presenti le caratteristiche simili a quelle proposte per i compagni di classe sia circa il monte ore, sia circa i contenuti del percorso.

Prima della conclusione dell'anno scolastico, l'alunno dovrà produrre al consiglio di classe una relazione, sottoscritta anche da genitori, concernente l'esperienza formativa svolta e le competenze acquisite.

 

 

Alunni: istruzione domiciliare

 

Quesito del 2/04/2018

Ho due alunni di scuola secondaria di primo grado con problemi psicologici che in questo ultimo periodo non frequentano le lezioni scolastiche. Gli specialisti della NPI consigliano un intervento di istruzione domiciliare al fine di evitare contatti diretti con l’ambiente scolastico. Sto verificando con l'Ufficio Scolastico Regionale se la situazione rientra tra quelle ammissibili per l'istruzione domiciliare. Secondo te ci sono le condizioni per attivare un tale intervento? In alternativa alcuni docenti propongono il ritiro da scuola (che va richiesto dalla famiglia entro il 15 marzo?), l'istruzione privata a carico dei genitori e poi l’esame di idoneità per l'ammissione alla classe successiva. A mio parere non ritengo opportuna questa seconda modalità, considerata la particolare situazione di disagio degli alunni in questione e preferirei programmare un intervento domiciliare con alcuni insegnanti.

 

Risposta

L’istruzione domiciliare si propone di garantire il diritto all’apprendimento, nonché di prevenire le difficoltà degli studenti e delle studentesse colpiti da gravi patologie o impediti a frequentare la scuola per un periodo di almeno trenta giorni, anche se non continuativi, durante l’anno scolastico.

Il MIUR con la circolare n. 56 del 4 luglio 2003 ha pubblicato un vademecum dettagliato in cui sono riportate le principali azioni da adottare da parte delle Istituzioni scolastiche.

L’istruzione domiciliare permette di garantire agli alunni, che si trovano nell’impossibilità di recarsi a scuola per gravi motivi di salute, il diritto all’Istruzione e all’Educazione.

Il servizio didattico offerto si presenta come parte integrante del processo terapeutico e non risponde solo ad un diritto costituzionalmente garantito; esso contribuisce, infatti, al mantenimento e al recupero psicofisico degli alunni, tenendo il più possibile vivo il tessuto di rapporti dell’alunno stesso con il suo mondo scolastico ed il sistema di relazioni sociali ed amicali da esso derivanti. L’importanza dell’istruzione domiciliare, dunque, non è relativa soltanto al diritto all’istruzione ma anche al recupero psicofisico dell’alunno grazie al mantenimento dei rapporti con il mondo della scuola: insegnanti e compagni.

Pertanto, l’istituzione scolastica di appartenenza dell’alunno, previo consenso dei genitori e su loro specifica richiesta, attiva un progetto di Istruzione domiciliare secondo la procedura e i documenti necessari descritti nel vademecum del MIUR e i singoli UU.SS.RR. disciplinano annualmente le modalità per accedere ai fidanzamenti da destinare alle scuole per attivare i singoli percorsi di istruzione domiciliare.

Di norma sono i docenti dell’istituzione scolastica di appartenenza che effettueranno gli interventi domiciliari per un monte ore massimo così ripartito:

• scuola primaria: massimo 4 ore settimanali in presenza

• scuola secondaria di 1^ grado: massimo 5 ore settimanali in presenza

• scuola secondaria di 2^ grado: fino a 6/7 ore settimanali in presenza

Oltre all’azione in presenza, necessariamente limitata nel tempo, è possibile prevedere attività didattiche che utilizzino differenti tecnologie (sincrone e asincrone), allo scopo di consentire agli studenti (in particolare ai più grandi) un contatto più continuo e collaborativo con il proprio gruppo-classe.

Le patologie, che consentono l’attivazione dell’istruzione domiciliare, dopo che l’alunno sia stato ricoverato in ospedale, sono quelle di seguito elencate:

- Patologie onco–ematologiche;

- Patologie croniche invalidanti, che comportano l’allontanamento periodico dalla scuola;

- Malattie o traumi acuti temporaneamente invalidanti;

- Patologie o procedure terapeutiche che richiedono una terapia immunosoppressiva prolungata, oltre il periodo di ospedalizzazione, tale da impedire una normale vita di relazione, per l’aumentato rischio di infezioni.

Le suddette patologie devono essere dettagliatamente certificate dalla struttura ospedaliera in cui l’alunno è stato ricoverato, così come il periodo di impedimento alla frequenza scolastica.

Ciò precisato non pare possibile attivare l'istruzione domiciliare nei casi rappresentati.

Tuttavia, vista la situazione economica disagiata delle famiglie e il termine per il ritiro da scuola ormai scaduto, si potrebbe suggerire ad alcuni docenti volonterosi di avviare iniziative didattiche che utilizzino le differenti tecnologie di cui si è detto.

 

 

Accesso agli atti: ammissibilità

 

Quesito del 2/04/2018

La famiglia di un alunno mi chiede un accesso agli atti per visionare la relazione di un’insegnante in merito a un episodio avvenuto all’uscita da scuola, quando una maestra ha parlato con il padre di un alunno di difficoltà comportamentali del figlio e poi ne è scaturito un diverbio. Successivamente lo stesso padre è stato ricevuto prima dalle maestre e poi da me per chiarimenti sull’episodio. Nonostante ciò vuole sapere se la maestra ha relazionato in modo corretto e completo quanto è avvenuto. Sono tenuta a consegnarli copia della relazione predisposta dall’insegnante?

 

Risposta

Chi intende accedere agli atti in possesso della scuola deve presentarne una richiesta, ai sensi dell’art. 22 della legge 241/90 e successive modificazioni e integrazioni, dimostrando l’esistenza di un suo reale interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso, fermo restando che non è consentito l’accesso al solo scopo di sottoporre a un controllo generalizzato l’attività della P.A.

Se l’istanza coinvolge controinteressati, l’amministrazione è tenuta a dare comunicazione agli stessi, mediante invio di copia con raccomandata con avviso di ricevimento, o per via telematica per coloro che abbiano consentito tale forma di comunicazione (DPR 184/06, art 3). Il telefax sarà utilizzabile solo previa adozione di cautele “atte ad evitare che la riservatezza non venga esposta oltre misura: rispetto al plico raccomandato e alla posta elettronica, infatti, il fax non assicura sempre la medesima confidenzialità prima di pervenire al controinteressato” (Garante per la protezione dei dati personali, parere 23 marzo 2006).

Si è del parere che nel caso rappresentato ricorrano le condizioni perché il genitore possa accedere alla relazione in questione, con contestuale comunicazione dell'istanza alla docente interessata.

 

 

ATA: ferie

 

Quesito del 27/03/2018

Ti scrivo per ricevere una cortese tua opinione rispetto al seguente tema:

ferie personale ATA in un contesto lavorativo che prevede 5 gg. di lavoro 36 ore settimanali, giornata del sabato.

Il dubbio che mantengo concerne le richieste di congedo del personale ATA, e la loro concessione da parte mia, che tendono a considerare il sabato, in un contesto lavorativo di cinque giorni settimanali, come automaticamente non spendibile come congedo, in quanto già ritenuto di chiusura settimanale della scuola. Ovviamente il personale risolve il tema delle trentasei ore di lavoro settimanali in cinque giorni lavorativi con l’applicazione della formula 32+4, in considerazione del sabato sussunto in quanto riposo anche nel periodo di congedo. Di fronte alla certezza da parte del personale amministrativo di non conteggiare il sabato come giorno di congedo, quando esso si trova all’interno di un contesto complessivo di un periodo di congedo anche lungo, conservo ancora delle perplessità nonostante il parere dell’ARAN teso a convalidare l’opinione del personale del mio istituto.

Qual è la tua opinione al riguardo?

 

Risposta

Il MPI già con CM n.155 del 6 maggio 1989 affermava che, indipendentemente dalle turnazioni effettuate (su 6 o su 5 giorni lavorativi), la formale settimana lavorativa del personale scolastico rimane stabilita in 6 giorni settimanali. I CCNL del personale scolastico nulla hanno innovato in materia, in particolare in essi viene ribadito quanto già affermato dal MPI con la circolare citata. Ad esempio l’art. 13, comma 5 del CCNL/2007 recita: “Nell’ipotesi che il POF d’istituto preveda la settimana articolata su cinque giorni di attività, per il personale ATA il sesto è comunque considerato lavorativo ai fini del computo delle ferie e i giorni di ferie goduti per frazioni inferiori alla settimana vengono calcolati in ragione di 1,2 per ciascun giorno.”

Va fatta salva la regola che se il personale ATA è stato assunto da meno di 3 anni ha diritto a 30 giorni di ferie all’anno, che diventano 32, dopo tre anni di contratto.

Risulta pertanto evidente che le ferie del personale ATA, indipendentemente dall’orario settimanale effettuato, devono essere sempre rapportate a 32 (o 30) giorni effettivi, escludendo quindi tutte le festività ricadenti nel periodo di ferie richiesto (domeniche e quant’altro), ma non il giorno lavorativo in cui il dipendente non è in servizio. Solo in caso di ferie usufruite per limitati periodi, meno di 6 giorni nell’arco settimanale, non comprendenti il “giorno libero” di un determinata settimana, queste comportano un computo maggiorato del 20% (1,2). Ad esempio, se un ATA ha usufruito, nell’ a.s., dei seguenti periodi di ferie: dal lun. 15 al ven. 19 marzo e dal lun. 10 al ven. 14 maggio (per un totale di 10 giorni), le ferie rimanenti corrispondono a: 32 – (10 x 1,2) = 20 giorni (in caso di dipendente con diritto a 32 giorni di ferie). La norma vuole, evidentemente, impedire la sperequazione rispetto a coloro che richiedono periodi di ferie al cui interno è collocato il giorno lavorativo in cui i dipendenti non sono in servizio (di norma il sabato) che, come detto, deve essere incluso nei 32 giorni di ferie spettanti.

 

 

Congedo parentale a ore

 

Quesito del 29/03/2018

Una docente della scuola in reggenza il giorno 8 aprile, al compimento dell'anno del suo bambino dovrebbe rientrare ad orario completo. Fino ad ora ha usufruito di 5 ore di allattamento. In realtà noi abbiamo nominato per 6 ore, a fronte dell'unitarietà dell'insegnamento, lei ha svolto il servizio su due classi (12 ore) dando un'ora di disponibilità alla scuola. Ora vorrebbe terminare l'anno scolastico (per il prossimo ha fatto domanda di part-time) usufruendo del congedo parentale a ore (per queste 6 ore) in modo che le supplenti terminino l'anno scolastico. Ho letto che ciò è possibile, ma la segreteria non sa come stipulare il contratto ai supplenti.

Come una assenza, quindi giorno per giorno, ma allora sul primo giorno non si nomina, oppure trovare un modo per fare un unico contratto per due giorni alla settimana (o 1/3 di 18 ore o 1/3 di 5 giorni)?

 

Risposta

La legge 24 dicembre 2012, n.228 ha introdotto la possibilità di frazionare ad ore la fruizione del congedo parentale, rinviando tuttavia alla contrattazione collettiva di settore il compito di stabilire le modalità di fruizione del congedo stesso su base oraria, nonché i criteri di calcolo della base oraria e l'equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa.

Il decreto legislativo del 15 giugno 2015, n. 80, attuativo della delega contenuta nel Jobs Act, prevede che i genitori lavoratori dipendenti, in assenza di contrattazione collettiva, anche di livello aziendale, possano fruire del congedo parentale su base oraria in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha inizio il congedo parentale.

Già l'art. 32, comma 1-ter del D.Lgs. 151/2001, valido anche per il comparto scuola precisava: "In caso di mancata regolamentazione, da parte della contrattazione collettiva, anche di livello aziendale, delle modalità di fruizione del congedo parentale su base oraria, ciascun genitore può scegliere tra la fruizione giornaliera e quella oraria. La fruizione su base oraria è consentita in misura pari alla metà dell'orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha inizio il congedo parentale. Nei casi di cui al presente comma è esclusa la cumulabilità della fruizione oraria del congedo parentale con permessi o riposi di cui al presente decreto legislativo”.

La supplenza da conferire per la copertura del congedo parentale a ore va assegnata con le stesse modalità con cui le supplenti hanno sostituito finora la collega.

 

 

Inidoneità all'insegnamento: passaggio ad altro ruolo

 

Quesito del 23/03/2018

Ritiene possibile che un docente di sostegno scuola primaria dichiarato non idoneo all'insegnamento dalla CMV, ma idoneo ad altri compiti, faccia ricorso (cosa prevista) ritenendosi danneggiato dal giudizio e dal conseguente passaggio ad altri compiti di tipo organizzativo/amministrativo, pur avendo dato il proprio consenso alla VMC?

Dopo aver inviato all'Ufficio Scolastico provinciale il verbale con l'esito e un progetto contenente compiti e obiettivi da perseguire per il docente, quali ulteriori adempimenti possono essere intrapresi, visto il contenzioso che presumibilmente sarà avviato?

Preciso che ancor prima di richiedere la VMC, sentito il medico competente e il Rspp di istituto, ho predisposto un piano di lavoro con e per il docente in questione contenente limitazioni ed indicazioni volte a tutelarlo da possibili rischi.

La ringrazio del riscontro anche circa le ultime indicazioni normative in materia.

 

Risposta

L'art. 15, ai commi 4 e seguenti, del D.L. n. 104 del 12.09.2013, convertito con modificazioni in Legge n. 128/2013, dispone che nei confronti del personale docente della scuola dichiarato, successivamente al 1 gennaio 2014, permanentemente inidoneo alla propria funzione per motivi di salute, ma idoneo ad altri compiti, trova applicazione la procedura di cui all'articolo 19, commi da 12 a 14 del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, con conseguente assunzione, su istanza di parte, della qualifica di assistente amministrativo o di assistente tecnico.

Non esistono ulteriori disposizioni sull’argomento e pertanto la scuola ha agito in piena legittimità.

 

 

Esami I ciclo: prova scritta lingua inglese

 

Quesito del 21/03/2018

Avrei un quesito da porre per la questione della prova scritta esame primo ciclo.

La questione è la seguente: le docenti del gruppo disciplinare chiedono di poter differenziare le due prove scritte di inglese tra le sezioni di inglese potenziato e bilinguismo, in altre parole vorrebbero aggiungere un supplemento di prova per gli alunni che hanno frequentato le 5 ore alla settimana.

La DS l'anno scorso presidente esame da me aveva già cassato questa possibilità adducendo il fatto che le 2 ore in più la settimana sono finalizzate all'ascolto e alla conversazione e per questo non trova ragion d'essere un supplemento di prova scritta d'esame.

Se mai, in sede di colloquio, trova spazio la valutazione di questi aspetti.

Non riesco a trovare l'appiglio normativo.

Se potessi avere un'indicazione per come meglio agire...

Grazie.

 

Risposta

La nota MIUR Prot. n. 0000741 del 3/10/2017 relativa all'Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione, art. 9 (Prova scritta relativa alle competenze nelle lingue straniere) dispone:

“l. La prova scritta relativa alle lingue straniere accerta le competenze di comprensione e produzione scritta riconducibili ai livelli del Quadro Comune Europeo di riferimento per le lingue del Consiglio d'Europa, di cui alle Indicazioni nazionali per il curricolo e, in particolare, al Livello A2 per l'inglese e al Livello Al per la seconda lingua comunitaria.

2. La prova scritta è articolata in due sezioni distinte, rispettivamente, per l'inglese c per la seconda lingua comunitaria.

3. La commissione predispone almeno tre tracce in coerenza con il profilo dello studente e i traguardi di sviluppo delle competenze delle Indicazioni nazionali per il curricolo, con riferimento alle tipologie in elenco ponderate sui due livelli di riferimento: a) questionario di comprensione di un testo a risposta chiusa e aperta; b) completamento di un testo in cui siano state omesse parole singole o gruppi di parole, oppure riordino e riscrittura o trasformazione di un testo; c) elaborazione di un dialogo su traccia articolata che indichi chiaramente situazione, personaggi e sviluppo degli argomenti; d) lettera o email personale su traccia riguardante argomenti di carattere familiare o di vita quotidiana; e) sintesi di un testo che evidenzi gli elementi e le informazioni principali.

4. Per le alunne e gli alunni che utilizzano le due ore settimanali di insegnamento della seconda lingua comunitaria per il potenziamento della lingua inglese o per potenziare l'insegnamento dell'italiano per gli alunni stranieri, la prova scritta fa riferimento ad una sola lingua straniera.

5. Nel giorno di effettuazione della prova la commissione sorteggia la traccia che viene proposta ai candidati”.

Alla luce di queste indicazioni, si condivide la modalità di svolgimento della prova di inglese già utilizzata negli esami del precedente anno scolastico.

 

 

Infortuno in itinere: mancata denuncia all'INAIL

 

Quesito del 19/03/2018

In data 26 febbraio una docente ha avuto un infortunio nel percorso casa-scuola. Il 27 febbraio, ricevuta la documentazione, una assistente amministrativa ha provveduto a caricare l'infortunio a SIDI.

Venerdì scorso (16 marzo) scopro che la denuncia di infortunio non è mai pervenuta all'INAIL.

Da verifica fatta, l'assistente amministrativa non aveva completato la pratica: la sua motivazione è stata che in quei giorni il SIDI funzionava male ma, dalla risposta pervenuta dal ticket aperto su SIDI, risulta che non è stato fatto l'invio di quanto caricato.

Come mi devo comportare? In caso di sanzione potrò rivalermi sulla assistente?

Può essere utile una lettera di spiegazioni all'INAIL?

Grazie per il costante supporto.

 

Risposta

L'assistente amministrativa in questione ha contravvenuto a un suo specifico dovere. Essa è pertanto passibile di sanzione che andrà attivata con le modalità previste dall'art. art. 55-bis del D.Lgs. 105/2001 e cioè: contestazione degli addebiti entro 20 giorni da quando si è avuto notizia del fatto.

I passi successivi sono i seguenti:

- convocazione del dipendente per il contraddittorio a difesa con un preavviso di almeno 10 giorni;

- conclusione del procedimento entro 60 giorni, salvo che non sia stato richiesto e accordato (per gravi e oggettivi impedimenti) un rinvio della convocazione per più di 10 giorni; in tal caso la durata del rinvio si somma al limite di 60 giorni;

- possibilità di un unico rinvio nel corso del procedimento, che si deve quindi concludere necessariamente.

I termini suddetti sono perentori.

In linea generale, la competenza del dirigente in fatti di natura disciplinare si estende, in una logica di progressività, dall’avvertimento scritto alla censura fino alla sospensione dal servizio e dalla retribuzione per un massimo di 10 giorni.

Si ritiene inutile o quantomeno inopportuna una lettera di spiegazioni all'INAIL che è un ente autonomo nell'assunzione di iniziative sul caso rappresentato.

La “rivalsa” nei confronti dell’effettivo responsabile materiale della violazione cui potrebbe  scaturire una sanzione amministrativa, assume sul piano qualificatorio le forme dell’ordinaria azione civile risarcitoria davanti al giudice civile. Azione extracontrattuale regolata dall’art 2043 c.c., nel caso, non sussistendo alcun rapporto contrattuale diretto tra il dirigente scolastico ed il personale della scuola (unico rapporto contrattuale è quello con l’amministrazione, che non diventa mai rapporto trilaterale).

Azione nella quale, in concreto, il dipendente convenuto potrebbe comunque opporre, per ridurre la propria responsabilità ex art 1226 c.c., quale fatto colposo del creditore (nel caso il dirigente scolastico) la mancata attivazione di poteri di direttiva e di successivo controllo a questi spettante in quanto dirigente. Trattasi dunque di fattispecie giuridica incerta sotto il profilo giuridico, cosicché la sua convenienza in concreto andrà valutata attentamente da parte del dirigente scolastico.

 

 

Locali e arredi scolastici: uso da parte dell'ente locale

 

Quesito del 19/03/2018

La scuola che dirigo possiede un auditorium realizzato con finanziamento europeo Asse II.

In origine il locale era una palestra in disuso e si è approfittato del finanziamento europeo per effettuarne la trasformazione e acquistare le attrezzature e gli arredi.

L’auditorium de quo è dotato anche di attrezzature audio fisse, acquistate in proprio dalla Scuola.

Il Comune, in qualità di ente proprietario dei locali scolastici, accampa il diritto d’uso dell’auditorium così realizzato, per attività della comunità locale, da concedere a terzi.

La Scuola con il teatro ha maggiori potenzialità e vorrebbe poterne godere a lungo per il futuro e non vanificare le energie spese per la realizzazione del progetto che, tra l’altro, non è ancora ultimato nella fase amministrativa.

Ho bisogno di ragguagli in materia e conoscere la normativa applicabile.

 

Risposta

Occorre rilevare che l'auditorium realizzato nella scuola è ubicato in un locale di proprietà del comune, mentre soltanto le attrezzature e gli arredi sono proprietà dell'istituzione scolastica.

A fronte della richiesta dell'ente locale di usare dell'auditorium per le attività della comunità locale, si suggerisce di stipulare una convenzione con il comune per l’uso di tali locali al di fuori dell’orario delle attività didattiche, per attività compatibili con quelle scolastiche, da parte di associazioni, enti, persone ed altri soggetti che abbiano per fine istituzionale la promozione sociale, culturale, civile e sportiva dei cittadini.

La convenzione andrà accompagnata da una dichiarazione di assunzione, per le attività da svolgersi negli spazi e con le attrezzature concessi in uso, di tutte le responsabilità sia civili che penali (comprese quelle per eventuali infortuni subiti dagli addetti ai lavori e dai partecipanti), dalle quali sono sollevati il dirigente scolastico e il personale della scuola.

La gestione di tali attività potrebbe generare anche un utile per la scuola, se opportunamente inserito nella convenzione.

 

 

Presidenza degli esami di stato

 

Quesito del 19/03/2018

Sono dirigente scolastico titolare di un liceo con reggenza di un istituto comprensivo.

In relazione agli esami di stato conclusivi del primo ciclo ed agli esami di maturità non mi è chiaro cosa mi compete.

Riferendomi rispettivamente all'art. 8 comma 2 del D.lgvo 13 Aprile 2017 n.62 (Esami di scuola media) e art 2 par 2.d.b pag. 21 disposizioni particolari della Circolare MIUR 4537 del 16-03-2018 (Formazione delle commissioni di esame di maturità) devo fare il presidente di esami presso la scuola media di reggenza o devo fare la domanda di presidente degli esami di maturità presso istituti superiori di secondo grado?

Grazie della disponibilità.

 

Risposta

Poiché le disposizioni citate non paiono sufficientemente chiare e tali da dissipare ogni equivoco nella loro applicazione, si ritiene più coerente che il dirigente titolare di un liceo  e soltanto reggente di un istituto comprensivo possa optare per la presidenza degli esami di stato conclusivi dei corsi di studio d’istruzione secondaria di secondo grado, pur non precludendogli l'opzione per la presidenza degli esami di stato delle scuole secondarie di primo grado.

In ultima analisi, però, la soluzione è data dagli uffici centrali e periferici del MIUR cui è affidata la nomina dei componenti le commissioni d'esame.

 

 

Il diploma ISSR non è riconosciuto diploma di laurea

 

Quesito del 17/03/2018

Il diploma accademico ISSR (Istituto Superiore di Scienze Religiose) abilita “esclusivamente all’insegnamento della religione cattolica” (Cfr. Consiglio di Stato – Adunanza della sezione seconda in data 1 aprile 1998 – Parere numero 365/98). Sempre lo stesso parere del Consiglio di Stato, all’ultimo comma recita “… non essendo stato equiparato ad un diploma di laurea rilasciato dall’università italiana non può conferire titolo all’attribuzione del punteggio …”.

Cortesemente, mi può dire se bisogna attribuire il punteggio per il diploma di laurea?

La ringrazio per il prezioso chiarimento che riterrà di inviarmi.

 

Risposta

Qualora il docente di IRC fosse in possesso di un attestato di laurea diverso dal diploma accademico  ISSR avrebbe titolo a vedersi attribuito il punteggio corrispondente.

Punteggio che non può vedersi invece assegnare per il solo il diploma accademico in scienze religiose (ISSR) perché esso non equivale a laurea riconosciuta dallo Stato italiano (non perché non ha contenuti tali da essere riconosciuto laurea), ma perché le facoltà teologiche lo considerano preliminare al baccalaureato e alla licenza.

 

 

Compiti della scuola nella somministrazione dei pasti ai bambini della scuola dell'infanzia

 

Quesito del 16/03/2018

Vorrei sapere quale è il ruolo specifico dell'insegnante durante la somministrazione dei pasti ai bambini nella scuola dell'infanzia, cioè devono tagliare la carne, devono sbucciare la frutta, devono spiattare, oppure devono solo vigilare sui bambini?

Grazie.

 

Risposta

I docenti della scuola dell'infanzia svolgono un’importante funzione di assistenza educativa durante la consumazione del pasto dal momento che il tempo della mensa è incluso nel loro orario di servizio “frontale”.

In particolare, durante la refezione scolastica i collaboratori scolastici statali non "sostituiscono" i docenti, ma si "affiancano" ad essi. Le classi, durante questo intervallo di tempo, sono gestite dai rispettivi insegnanti e i collaboratori scolastici possono svolgere un ruolo di vigilanza e assistenza (in particolare nella scuola materna) in compresenza e a supporto dei docenti. Nella scuola dell'infanzia questo dovrebbe risolvere, come giustamente ebbe modo di sottolineare l'ANCI, un vecchio contenzioso (chi deve versare l'acqua, tagliare la carne o sbucciare la frutta ai bambini, ecc.). E' importante comunque rilevare che si tratta sempre di "collaborazione" con i docenti e che i collaboratori scolastici non sostituiscono mai gli stessi nelle loro funzioni educative. Non solo: la competenza delle mansioni relative alla predisposizione delle porzioni e alla distribuzione delle stesse agli utenti della mensa scolastica (scodellamento) rimane all'ente locale; al collaboratore scolastico, e quindi alla scuola, compete l'“ordinaria vigilanza e assistenza degli alunni”.

 

 

Accesso agli atti: compensi dipendenti

 

Quesito del 15/03/2018

Ho ricevuto tramite PEC dall'avvocato di un collaboratore scolastico una richiesta di accesso agli atti della documentazione di dettaglio relativa al pagamento delle attività di manutenzione (retribuite con FIS a.s. 2016-17) sia del dipendente sia di un collega, con l'indicazione/riepilogo della manutenzione svolta da ognuno dei collaboratori presso ciascuna scuola dell'IC.

Punto 1: è lecito che un dipendente chieda di avere accesso al compenso di un collega (E' stata data informazione successiva in sede di contrattazione con nominativi del personale che ha avuto accesso e compensi espressi in forma aggregata)? Se sì, il collega è controintressato e quindi devo avviare tutta la procedura relativa prevista dalla normativa?

Punto 2: il documento di riepilogo della manutenzione effettuata non è documento in possesso dell'amministrazione in quanto l'incarico ha compenso forfettario differenziato in base al carico di lavoro e non alle singole manutenzioni effettuate (n. e complessità dei plessi di competenza e svolgimento di attività volte al mantenimento della sicurezza). Che risposta posso fornire all'avvocato in merito?

 

Risposta

Punto 1:

Il dipendente che volesse accedere ai compensi di un collega dovrebbe presentare una richiesta di accesso, ai sensi dell’art. 22 della legge 241/90 e successive modificazioni e integrazioni, dimostrando l’esistenza di un suo reale interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso, fermo restando che non è consentito l’accesso al solo scopo di sottoporre a un controllo generalizzato l’attività della P.A.

Se l’istanza coinvolge controinteressati, l’amministrazione è tenuta a dare comunicazione agli stessi, mediante invio di copia con raccomandata con avviso di ricevimento, o per via telematica per coloro che abbiano consentito tale forma di comunicazione (DPR 184/06, art 3). Il telefax sarà utilizzabile solo previa adozione di cautele “atte ad evitare che la riservatezza non venga esposta oltre misura: rispetto al plico raccomandato e alla posta elettronica, infatti, il fax non assicura sempre la medesima confidenzialità prima di pervenire al controinteressato” (Garante per la protezione dei dati personali, parere 23 marzo 2006).

Punto 2:

Se l'amministrazione non è in possesso del documento di riepilogo della manutenzione effettuata, il Dirigente ne indicherà all'avvocato di parte le ragioni che non consentono di fornire una risposta esaustiva. Esse sono così precisate nel testo fornito: l'incarico ha compenso forfettario differenziato in base al carico di lavoro e non alle singole manutenzioni effettuate (n. e complessità dei plessi  di competenza e svolgimento di attività volte al mantenimento della sicurezza).

 

 

Giustificazione incompleta di assenza

 

Quesito del 13/03/2018

Chiedo gentilmente il Suo parere su una questione sorta con un'insegnante che, dopo essersi assentata alcune volte per visita specialistica, puntualmente ha presentato una attestazione della visita effettuata, ma senza l'indicazione dell'orario. Alla richiesta verbale, fatta dall'assistente amministrativo, di perfezionamento della certificazione, la docente ha risposto dicendo che la cosa è irrilevante e chiede che le venga messa per iscritto. Io ho già diramato a Settembre una circolare sulle assenze che, per quanto concerne la tipologia di assenza in oggetto, fa esplicito riferimento al Decreto Legislativo, all'articolo e al comma che prevede l'attestazione indicante anche l'orario della visita effettuata, quindi non vedo la necessità di scrivere alcunché.

A questo punto, devo considerare l'assenza come ingiustificata?

 

Risposta

Si condivide il parere che la circolare sulle assenze diramata a suo tempo dalla Dirigente ne prevedeva tutte le modalità.

Tuttavia, per prevenire eventuali ricorsi contro un'assenza considerata ingiustificata, si suggerisce di rispondere per iscritto alla dipendente richiamando le dettagliate disposizioni impartite a suo tempo dalla Dirigenza, che giustificano l'immotivazione dell'assenza.

 

 

Chiusura scuole per maltempo

 

Quesito del 13/03/2018

La nostra scuola, al pari delle altre del territorio, è rimasta chiusa, per effetto di un’ordinanza sindacale, emanata per il maltempo, per tre giorni per i quali alcuni docenti avevano chiesto ed ottenuto permessi per visita specialistica e ferie. Detti permessi sono da ritenersi nulli?

Devono essere annullati dal D.S. con apposito atto o sono da registrare come visita specialistica, ferie…?

Grazie.

 

Risposta

Il tema della chiusura temporanea delle sedi scolastiche quando ha ripercussioni sul rapporto di lavoro intercorrente con i lavoratori, trova il proprio fondamento giuridico e normativo nei principi giuridici del Contratto di lavoro.

Nella fattispecie, l’interruzione dell’erogazione del servizio per qualsiasi causa esterna di forza maggiore, configura sicuramente una situazione di inadempimento derivante da cause non imputabili al prestatore (lavoratore), che, impossibilitato a svolgere i propri obblighi contrattuali, è legittimato ad assentarsi senza alcun vincolo di restituzione e/o recupero delle relative ore/giornate.

Nelle cause esterne di forza maggiore è opinione consolidata considerare la chiusura temporanea delle Istituzioni scolastiche e/o di plessi singoli appartenenti alle medesime per ordinanza del Prefetto o del Sindaco a causa di maltempo.

Essendo il rapporto di lavoro del Comparto Scuola di natura civilistica e obbligazionaria tra le parti che lo sottoscrivono, il principio giuridico di riferimento è l’art. 1256 del Codice civile, che recita: “L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore [il lavoratore], la prestazione diventa impossibile. Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore, finché essa perdura, non è responsabile del ritardo dell’adempimento”.

Pertanto, tutto il personale scolastico non è tenuto al servizio qualora i locali dove abitualmente lavora siano inaccessibili in virtù dell’ordinanza prefettizia o sindacale che ha disposto la chiusura della Istituzione Scolastica per eventi atmosferici avversi.

Si ritiene che anche coloro che hanno richiesto permessi retribuiti o ferie rientrino nella fattispecie e pertanto le loro domande e i relativi decreti vadano annullati d'ufficio.

 

 

Alunni: servizio mensa

 

Quesito del 10/03/2018

Nel Comune dove è ubicata la mia Direzione, ogni giorno si assiste a malumori e proteste dei genitori nei confronti del servizio mensa. Dopo aver lottato e ottenuto il mantenimento del Tempo pieno nella scuola primaria, si è scatenata la protesta, ormai incontenibile, dei genitori nei confronti dei costi del pasto, della qualità del servizio mensa, tanto da far vociferare che molte famiglie stiano pensando al famoso "pasto domestico". Martedì 13 marzo p.v., è stato proclamato lo sciopero dei dipendenti della Ditta aggiudicataria del servizio per questioni legate al pagamento dello straordinario. Io ho diramato una circolare con cui informo famiglie e personale dello sciopero e autorizzo i genitori a ritirare i propri figli durante l'ora di mensa per riportarli alla ripresa dell'attività pomeridiana. Immediata la reazione dei genitori: tutti i rappresentanti comunicano che lasceranno i bambini a scuola per tutto il tempo e forniranno loro un panino come pranzo.

E' legittimo? Gli insegnanti in servizio durante la mensa, sono tenuti a vigilare sugli alunni mentre mangiano il panino?

 

Risposta

La Nota MIUR n. 348 del 3 marzo 2017 ha fornito agli Uffici Scolastici regionali le direttive in caso di consumo del pasto a scuola, anche se preparato a casa.

Essa assegna alle scuole la competenza a valutare ed adottare le soluzioni più idonee a far consumare agli alunni il pasto domestico, garantendo l’assistenza da parte dei docenti e la massima sicurezza igienico-sanitaria, anche al fine di evitare qualsiasi forma di contaminazione e di scambio tra gli alimenti.

Da ciò si evince il diritto dei genitori a far consumare a scuola il pasto fornito ai propri figli e il dovere della scuola di disporre di un locale mensa e individuare un’area della stessa da destinare agli alunni che usufruiscono del servizio mensa e un’altra area (distinta, anche se non separata da divisori) agli alunni che consumano cibi propri.

A tutti gli alunni deve essere garantito lo stesso servizio di assistenza da parte dei docenti incaricati.

 

 

Graduatoria interna: l'anno di sospensione dal servizio non va valutato

 

Quesito del 9/03/2018

Una docente è stata sospesa dal servizio dal 28 agosto 2017 al 31 agosto 2018 a seguito di un provvedimento disciplinare del'UPD. Ai fini della graduatoria interna per l'individuazione di eventuali soprannumerari, l'anno scolastico 2017-2018 deve essere contato o no? qual è il riferimento normativo?

 

Risposta

L'art. 497 del D.Lgs. tratta degli effetti della sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio. In particolare i commi 5 e 6 rispondono al quesito:

“5. Il tempo di sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio è detratto dal computo dell'anzianità di carriera.

6. Il servizio prestato nell'anno non viene valutato ai fini della progressione economica e dell'anzianità richiesta per l'ammissione ai concorsi direttivo e ispettivo nei confronti del personale che abbia riportato in quell'anno una sanzione disciplinare superiore alla censura, salvo i maggiori effetti della sanzione irrogata”.

Pertanto l'anno di sospensione dall'insegnamento non può essere valutato nemmeno fini della graduatoria interna per l'individuazione di eventuali soprannumerari.

 

 

Alunni: visite di istruzione

 

Quesito del 8/03/2018

Sempre più frequentemente pervengono richieste da parte dei genitori volte ad ottenere per i loro figli, partecipanti a visite di istruzione, l'autorizzazione al rientro a casa da soli dalla città oggetto della visita, in diverse forme:

trattenersi a Milano nel pomeriggio o in serata dopo il termine della visita;

scendere dalla metro o dal mezzo pubblico alla fermata vicino alla casa dei nonni;

scendere dal treno nella stazione del paese di residenza, sita sul percorso del rientro a Novara, anziché rientrare a Novara (termine della visita didattica) e riprendere il treno sulla stessa linea per fare ritorno al proprio domicilio.

Finora ho sostenuto la linea della unitarietà della visita di istruzione, che ha inizio e termine uguale per tutti secondo quanto comunicato alle famiglie (ad es.: partenza dalla stazione ferroviaria e rientro alla stazione ferroviaria, oppure partenza da scuola e termine della visita alla stazione dei bus, ecc.) e sotto la responsabilità del docente.

Intenderei proseguire su questa linea anche per i maggiorenni, salvo rarissime e gravissime eccezioni da valutare volta per volta (es.: alunno il cui padre è stato ricoverato d'urgenza e la madre non ha possibilità di prelevare il figlio al rientro e non ha possibilità di delegare, o simili...), anche se i genitori fanno pressioni in senso opposto, talvolta non scoraggiati dai docenti, che forse non sono sufficientemente consapevoli delle proprie responsabilità ai sensi del 2048 C.P.

Chiedo un tuo parere sulla questione.

Grazie.

 

Risposta

Alla luce delle responsabilità poste in capo anche al personale scolastico dall'art. 2018 del Codice civile, si condivide appieno la linea adottata dalla dirigenza della unitarietà della visita di istruzione, che ha inizio e termine uguale per tutti secondo quanto comunicato alle famiglie (ad es.: partenza dalla stazione ferroviaria e rientro alla stazione ferroviaria, oppure partenza da scuola e termine della visita alla stazione dei bus, ecc.) e sotto la responsabilità del docente. Linea adottata anche per i maggiorenni, salvo rarissime e gravissime eccezioni da valutare volta per volta.

 

 

PON: selezione esperti

 

Quesito del 8/03/2018

Devo sottoporle due quesiti.

Il Primo

Un docente RSU può essere nominato dal Dirigente Scolastico membro della commissione che valuta le candidature pervenute per il PON Inclusione e lotta al disagio, a seguito di avviso pubblico, per la selezione interna di esperti e tutor?

Il secondo

E' stata avviata nella mia scuola la procedura per la selezione di esperti e tutor per il PON Inclusione e lotta al disagio.

Se nella tabella di valutazione dei titoli per esperto si specifica che i Master o titoli di perfezionamento devono essere coerenti con l'oggetto del bando, un master in Storia del Novecento è per lei coerente, considerato che il docente concorre per un modulo di italiano dal titolo "Caro amico ti scrivo".

Spero in un riscontro per avere un po' di chiarezza

Grazie!

 

Risposta

1) Non esistono preclusioni alla nomina di un docente RSU a far parte della commissione di valutazione delle candidature per la nomina di esperti PON, non essendo essa inclusa tra le incompatibilità previste dall'art 9 dell'Accordo collettivo quadro per la costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie per il personale dei comparti delle pubbliche amministrazioni siglato il 7/8/1998.

2) Si ritiene che chi è in possesso di un master in Storia del Novecento sia legittimato a concorrere per il modulo di italiano in questione. Infatti il corso universitario di Storia comprende anche insegnamenti di lingua italiana.

 

 

Dimissioni dal servizio di un dipendente di ruolo

 

Quesito del 6/03/2018

Sono un assistente amministrativo in ruolo da circa 5 anni. Mi si è presentata l'opportunità di poter avviare un'attività in proprio, sognata da tanti anni. Dopo vari ripensamenti (decidere di lasciare un lavoro sicuro per intraprendere una nuova attività senza sicurezza di continuità non è così facile), ho deciso di presentare le dimissioni a far data dal 1° settembre 2018. Non so però che procedura bisogna fare. Ho chiesto informazioni ma nessuno mi è stato preciso in merito.

La ringrazio per l'attenzione che vorrà porre alla presente.

 

Risposta

L'art. 1 del DPR 28/4/1998, n. 351 prevede: “Le dimissioni dall'impiego del personale del comparto "Scuola" con rapporto di lavoro a tempo indeterminato decorrono dall'inizio dell'anno scolastico o accademico successivo alla data in cui la domanda è stata presentata”.

Il 23 novembre 2017 è stata pubblicata la circolare operativa (nota 50436/17) relativa ai pensionamenti dal 1 settembre 2018, in attuazione del D.M. 919/17.

Tuttavia il caso rappresentato si riferisce a una cessazione non per pensionamento ma per intraprendere altra attività di lavoro.

Il principio che le dimissioni del personale a t.i. decorrono dal 1 settembre dell'anno scolastico successivo si applica anche al caso rappresentato.

Da quella data è pertanto possibile accettare incarichi annuali in altro profilo o altra attività di lavoro.

La procedura è quella di presentare le dimissioni al capo del servizio di appartenenza (nel caso della scuola è il Dirigente scolastico). Allo scadere della data delle dimissioni è possibile intraprendere una nuova attività di lavoro.

I termini di preavviso per le dimissioni volontarie vanno osservati ai sensi dell’art. 2118 del codice civile e sono quelli stabiliti dai contratti nazionali di comparto che nel caso specifico sono contenuti nell’art. 23 del CCNL del comparto scuola attualmente vigente nei seguenti termini: “In tutti i casi in cui il presente contratto prevede la risoluzione del rapporto con preavviso o con corresponsione dell'indennità sostitutiva dello stesso, i relativi termini sono fissati come segue: 

- 2 mesi per dipendenti con anzianità di servizio fino a 5 anni; 

- 3 mesi per dipendenti con anzianità di servizio fino a 10 anni; 

- 4 mesi per dipendenti con anzianità di servizio oltre 10 anni”.

Nel caso rappresentato sono sufficienti 2 mesi.

 

 

Scuola dell'infanzia: servizio mensa

 

Quesito del 5/03/2018

Dirigo una Direzione Didattica che si costituisce di n. 6 plessi, 3 dei quali di scuola dell’infanzia.

Negli ultimi due anni ho rilevato una frequenza irregolare al servizio mensa da parte degli alunni di due plessi della scuola dell’infanzia, dislocati nei quartieri meno abbienti della cittadina.

Lo scorso anno il Comune assegnò l’appalto del suddetto servizio a una nuova ditta: dopo poco più di un mese ci furono le proteste dei genitori in merito alla qualità del cibo.

Pertanto, le frequenze registrate si aggiravano attorno al 60% degli iscritti al servizio.

A ottobre 2017 la ditta ha cambiato il personale e la qualità del cibo è migliorata notevolmente. Di contro, io continuo a registrare una frequenza irregolare da parte dei piccoli alunni.

Un mese fa ho inviato una comunicazione ai genitori, richiedendo la collaborazione degli stessi affinché vi sia da parte degli allievi la partecipazione costante alla mensa scolastica, evidenziando l’importante momento educativo e, quindi, formativo, per la crescita degli scolari, ancor di più in questa fascia d’età.

Ho incontrato le docenti per esaminare la situazione e le stesse hanno rilevato che il problema è essenzialmente di natura economica. I genitori sono stati indirizzati all’apposito ufficio comunale, ma non sto qui a descriverLe quanto talvolta un modello ISEE si scontri con la situazione economica concreta delle famiglie.

Il discorso è che tutti, proprio tutti i genitori, continuano a scegliere il tempo pieno, sia all’atto dell’iscrizione che nelle riconferme annuali. Io, pertanto, richiedo l’organico in base alle domande delle famiglie (che poi, correttamente, iscrivono gli alunni al servizio mensa comunale), ma di fatto la frequenza, per il 40% degli stessi, è pari a zero per alcuni, mentre per altri si registra a giorni alterni.

Sollecitati a richiedere il tempo pieno solo se motivati a frequentare la mensa, gli stessi genitori rispondono che loro selezionano il tempo pieno nella speranza di poterlo far frequentare al proprio figlio l’anno successivo.

Considerata la situazione, esposta anche all’Ufficio competente del Comune, che altro posso fare?

Le mie perplessità nascono dal fatto che io richiedo puntualmente l'organico per un tempo pieno che, poi, potrebbe non essere frequentato da tutti.

Io più che incontrare le famiglie, ricordare loro che la domanda di iscrizione rappresenta un impegno, attivare iniziative per rendere più “appetibile” la permanenza a scuola, non saprei…

Al contempo, non posso negare l’uscita anticipata a un alunno il cui genitore si presenta alle 13.00 a scuola e non posso richiedere sezioni a orario antimeridiano se i genitori persistono nella loro richiesta del tempo pieno.

Ha qualche suggerimento in merito?

 

Risposta

L'operato della Dirigente che scrive è pienamente condivisibile perché coerente con le norme stabilite annualmente dalla circolare ministeriale sulle iscrizioni (la più recente è la Nota prot.n. 14659 del 13 novembre 2017: “Iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2018/2019”.

Non pare necessario né opportuno fornire ulteriori informazioni in merito.

 

Docenti: supplenze in altro plesso

 

Quesito del 1/03/2019

Scuola dell’Infanzia. In assenza di una docente nei plessi con una sola sezione, per garantire il servizio per l’intera giornata, alcune volte l’altra insegnante copre l’intero orario. In alternativa, per non gravare su un’unica persona, si chiede a una docente in servizio in un altro plesso dell’istituto (il più grande con 5 sezioni) di provvedere alla sostituzione, nell’ambito del suo orario giornaliero senza prestare ore aggiuntive. Se però nessuna docente si rende disponibile ad andare nell’altro plesso, come mi devo regolare? Posso fare un ordine di servizio per garantire la sostituzione?

 

Risposta

L’assegnazione dei docenti ai plessi è demandata alla competenza del dirigente scolastico, che ai sensi del decreto legge 150/2009 è responsabile della gestione del personale e dell’organizzazione del servizio.

Tuttavia, una volta fatta l’assegnazione ai vari plessi, eventuali disponibilità orarie dei docenti nel’ambito dell’orario settimanale obbligatorio non dedicate all’insegnamento frontale non possono essere impiegate per sostituire colleghi assenti in altro plesso dello stesso istituto.

Infatti l’art. 28 comma 5 del CCNL/2007 prevede espressamente che nel caso in cui il collegio dei docenti non abbia impegnato totalmente la quota oraria eccedente l'attività frontale e di assistenza alla mensa, “tali ore saranno destinate per supplenze in sostituzione di docenti assenti fino ad un massimo di cinque giorni nell'ambito del plesso di servizio”.

Il limite previsto dalle disposizioni contrattuali relativo alle supplenze nel plesso di servizio non è stato modificato da alcuna disposizione successiva, né è stato abrogato da analoghe norme contrattuali.

Pertanto nel caso in questione, la docente non può essere impiegata con ordine di servizio per supplenze in altro plesso. L'eventuale utilizzazione può essere solo manifestazione di personale disponibilità.

 

 

Supplenza: indicazione di erronea cessazione

 

Quesito del 25/02/2018

E' stato stipulato un contratto di lavoro a tempo determinato con una data di cessazione del rapporto errata. Più specificatamente è stato indicato il termine 30/06 per una sostituzione di un docente in aspettativa che dovrebbe rientrare in servizio ai primi di aprile. E' corretto affermare che in questo caso non è possibile recedere unilateralmente in applicazione del principio dell'autotutela? Se sì come si può procedere?

Grazie mille.

 

Risposta

L'erronea indicazione del termine di una supplenza non ne legittima l'interruzione prima della sua scadenza naturale.

Infatti la posizione prevalente in giurisprudenza e dottrina è contraria alla risoluzione di un contratto di supplenza a seguito del venir meno del presupposto giuridico del congedo del titolare (ad es. per il suo rientro anticipato).

Soltanto il CCNL Scuola del 1995 prevedeva espressamente la risoluzione del contratto per rientro anticipato del titolare, mentre analoga previsione non è stata riportata nei successivi CCNL del 1999, 2003 e 2007.

       Lo ha ricordato anche l’ARAN nell’Orientamento applicativo SCU_069 del 14/06/2013, nel quale alla domanda: “Il contratto stipulato con il supplente si risolve nel caso di rientro anticipato del titolare?” ha risposto: “Si fa presente che l’art. 18 comma 2 lett c) del CCNL 04/08/1995 prevedeva espressamente la risoluzione del contratto stipulato con il supplente a seguito del “rientro anticipato del titolare”, questa norma non è stata più ripresa dai successivi CCNL per cui si deve considerare non più applicabile”.

Il vigente CCNL/2017 Scuola (art. 25/5 per il personale docente e art. 44/7 per il personale ATA) prevede che “Il contratto individuale specifica le cause che ne costituiscono condizioni risolutive e specifica, altresì, che il rapporto di lavoro è regolato dalla disciplina del presente CCNL. E' comunque causa di risoluzione del contratto l'annullamento della procedura di reclutamento che ne costituisce il presupposto”.

Nel caso sottoposto la risoluzione del contratto sarebbe determinata non dall’annullamento della procedura, bensì dal rientro anticipato del titolare, condizione non specificata nel contratto di lavoro.

Il dirigente scolastico può risolvere anticipatamente un contratto soltanto per i seguenti motivi:

- superamento del limite massimo di assenze consentito;

- provvedimenti disciplinari che si concludono con la sanzione del licenziamento;

- annullamento della procedura amministrativa che ha portato all’assunzione del lavoratore.

In giurisprudenza, invece, è stato affermato che non è possibile licenziare il lavoratore a tempo determinato qualora vengano meno le esigenze per cui era stato assunto qual è, per l’appunto, il rientro anticipato del titolare (cfr. tribunale Pordenone, sentenza n. 12/2004; Corte d'Appello di Trieste, sentenza n. 160 del 2005).

Infatti i contratti individuali di lavoro costituiscono un obbligo da ottemperare per entrambi i contraenti e una rescissione unilaterale di tale obbligo non prevista dallo stesso contratto non è legittima e può essere impugnata dinanzi al giudice ordinario.

Alla luce di quanto sopra, si ritiene che la scuola non possa procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro con il supplente per decadenza del presupposto giuridico del congedo del titolare e conseguente rientro anticipato in servizio, ma debba procedere alla relativa utilizzazione per la durata del contratto stipulato in precedenza.

Anche il dipendente che rientra anticipatamente dal servizio viene utilizzato secondo le necessità della scuola con le modalità previste dall’art. 47 del CCNL/2007:

- attività e mansioni  espressamente previste dall’area di appartenenza;

- incarichi specifici che, nei limiti delle disponibilità e nell’ambito dei profili professionali, comportano l’assunzione di responsabilità ulteriori,

- svolgimento di compiti di particolare responsabilità, rischio o disagio, necessari per la realizzazione del piano dell’offerta formativa. Tali attività saranno particolarmente finalizzate per l’area A nell’assolvimento dei compiti legati all’assistenza alla persona, all’assistenza agli alunni diversamente abili e al pronto soccorso.

 

 

Fruizione della legge 104 da parte di un nipote

 

Quesito del 25/02/2018

Ho una zia, "sorella di mia madre", la quale usufruisce della legge 104 art. 3 comma 3. Questa mia zia è vedova e ha due figli disoccupati non conviventi in quanto coniugati. Posso usufruire della legge 104 in qualità di nipote? I figli eventualmente devono firmare qualche documento di impossibilità all'assistenza della madre?

 

Risposta

Va premesso che, per fruire dei benefici dell'art. 33/3 della legge 104/92, devono essere prodotti alla scuola i seguenti documenti:

1) verbale rilasciato dalla competente ASL di accertamento del disabile in situazione di gravità  ai sensi dell’art. 3 commi 1 e 3;

2) dichiarazione sostitutiva resa dall’interessato, ai sensi degli artt. 46 e 47 del DPR 445/2000 e sottoscritta ai sensi dell’art. 76, attestante:

a. il grado di parentela o affinità con il disabile in situazione di gravità;

b. che il disabile non è ricoverato a tempo pieno presso un Istituto specializzato;

c. di non essere convivente ma di garantire al familiare disabile assistenza con continuità ed esclusività;

d. che non ci sono altri familiari in grado di prestare assistenza e che nessun altro familiare beneficia dello stesso oggetto e delle stesse condizioni;

e. l’impegno a comunicare eventuali variazioni delle precedenti condizioni.

In aggiunta a quanto previsto per i figli dei portatori di handicap in situazione di gravità dall'art. 33/3 della legge 104/92, gli artt. 19 e 20 della legge 53/2000 hanno riconosciuto anche ai parenti o affini entro il terzo grado, conviventi e non, che prestano assistenza con esclusività e continuità al familiare disabile in situazione di gravità che non sia ricoverato a tempo pieno, il diritto alla fruizione dei 3 giorni di permesso mensile.

L'art. 74 del codice civile definisce la parentela il vincolo tra le persone che discendono da uno

stesso stipite (quindi legate da un vincolo di consanguineità); mentre l'art. 78 definisce l'affinità il incolo tra un coniuge e i parenti dell'altro coniuge.

In applicazione dell’art. 75, il grado di parentela è così rappresentato:

a) sono parenti in linea retta le persone che discendono l’una dall’altra (genitore-figlio);

b) sono parenti in linea collaterale coloro che, pur avendo uno stipite comune (ad esempio il padre o il nonno), non discendono l’una dall’altra (fratelli e sorelle o cugini);

c) gli affini sono uniti da un vincolo di parentela con i parenti dell’altro coniuge (suocera/o, nuora/genero, cognati, moglie e marito dello zio o zia, moglie e marito del nipote o della nipote). L’affinità non cessa per la morte, anche  senza prole, del coniuge da cui deriva.

Pertanto, il nipote di una persona handicappata può fruire dei permessi previsti dalla legge 104 alle condizioni rappresentate nella premessa.

 

 

Il docente responsabile dell'Ufficio Tecnico

 

Quesito del 24/02/2018

Sono un insegnante tecnico pratico in ruolo, presso un Istituto Tecnico, nel Corso di Istruzione degli Adulti.

In occasione del pensionamento del docente responsabile dell'Ufficio Tecnico dell'istituto, ed appartenendo alla stessa classe di concorso, ho deciso di presentare la mia candidatura alla copertura di tale ruolo.

Nell'esporre questa mia intenzione al Dirigente Scolastico e al DSGA mi è stato detto che l'essere in organico nel Corso di Istruzione degli Adulti non mi consente di presentare la candidatura a tale incarico, ma che essa è aperta solo ai docenti del diurno in quanto codici meccanografici diversi.

Malgrado abbia sostenuto che tale ufficio è operativo sia per il diurno che per il serale, che gli ex "corsi serali", da normativa, sono incardinati agli Istituti di secondaria superiore da cui dipendono (quindi parte dell'istituzione scolastica) e facendo riferimento all'art. 8 comma 4 del DPR 88/2010 che dispone "i posti relativi all'Ufficio Tecnico debbono essere coperti, prioritariamente, con personale titolare nell'istituzione scolastica ...", mi è stata confermata l'incandidabilità a meno che non chieda, ed ottenga, il trasferimento al diurno.

Ritenendo discriminante questo impedimento chiedo un Vostro parere sulla questione.

 

Risposta

Il docente responsabile dell’ufficio tecnico è un un insegnante di laboratorio individuato dal dirigente scolastico. L’art. 4 comma 3 del DPR n. 88 del 15.3.2010 prevede che: "Gli istituti tecnici per il settore tecnologico sono dotati di un ufficio tecnico con il compito di sostenere la migliore organizzazione e funzionalità dei laboratori a fini didattici e il loro adeguamento in relazione alle esigenze poste dall’innovazione tecnologica, nonché per la sicurezza delle persone e dell’ambiente. Per i relativi posti, si fa riferimento a quelli già previsti, secondo il previgente ordinamento, dai decreti istitutivi degli istituti tecnici confluiti negli ordinamenti di cui al presente regolamento in base alla tabella di cui all’Allegato D."

L’art 8, comma 4 dello stesso DPR n. 88/2010 afferma che “I posti relativi all’Ufficio tecnico di cui all’articolo 4, comma 3, sono coperti prioritariamente con personale titolare nell’istituzione scolastica e in mancanza, con personale appartenente a classe di concorso in esubero con modalità da definire in sede di contrattazione collettiva nazionale integrativa sulla mobilità e sulle utilizzazioni”.

Il responsabile dell’Ufficio Tecnico ha il compito di collaborazione con la direzione dell’Istituto ed è di raccordo con gli insegnanti nello svolgimento delle esercitazioni pratiche con il personale A.T.A.

Ha un ruolo rilevante per lo sviluppo e il funzionamento ottimale delle attrezzature tecnologiche e delle strumentazioni necessarie a supporto della didattica.

Il responsabile dell’Ufficio Tecnico lavora in stretto coordinamento con il Dirigente Scolastico e i suoi collaboratori, fa parte del Servizio di Prevenzione e Sicurezza, si raccorda con il D.S.G.A. per gli aspetti amministrativi e contrattuali, è punto di riferimento per i Responsabili dei Laboratori, per gli Assistenti Tecnici, per i Direttori di Dipartimento e le Funzioni Strumentali al Piano dell'Offerta Formativa, per i referenti di Commissioni, di progetti, del Comitato Tecnico Scientifico, del Centro Sportivo scolastico. Interviene nelle riunioni dello Staff del Dirigente.

In linea di massima, il responsabile dell'Ufficio Tecnico svolge incombenze di natura tecnica relative alla gestione delle risorse, con riferimento alle seguenti aree:

- Area didattico-educativa: come coadiuvante dei docenti interessati nell'attuazione della programmazione didattico-educativa dell'Istituto, soprattutto per quanto riguarda le attività dei laboratori;

- Area tecnico-amministrativa: con funzione consultiva per competenti valutazioni strettamente tecnico-amministrative, in rapporto con il Responsabile Amministrativo e l'assistente addetto all'Ufficio di Magazzino.

Il responsabile dell'Ufficio Tecnico, inoltre, segnala alla Provincia, proprietaria dell'edificio scolastico, guasti o inefficienze di natura tecnica e/o dei locali.

L’ITP addetto all’ufficio tecnico riveste la figura giuridica del docente, e a lui si applicano le disposizioni contrattuali relative: gli ITP sono insegnanti di scuole secondarie di secondo grado, per i quali vige in via generale l’obbligo di prestare 18 ore di servizio di insegnamento.

Il docente assegnato all’ufficio tecnico non perde per tale ragione la sua qualifica giuridica d’insegnante tecnico pratico, né può essere sottratto alle prerogative e agli obblighi che ne conseguono.

Il suo orario resta quindi quello previsto dagli artt. 27 e 28 del CCNL/2007, costituito da 18 ore settimanali di lezione, passate però nella conduzione dell’ufficio tecnico.

Da queste premesse non si evince come l'essere in organico nel Corso di Istruzione degli Adulti sia di ostacolo alla presentazione della candidatura a tale incarico in un istituto tecnico o professionale dotato di corso diurno e serale, con codici meccanografici diversi, che sarebbe aperta solo ai docenti del diurno.

Se è vero infatti che i codici meccanografici degli istituti sono diversi tra i corsi diurni e serali, la classe di concorso degli ITP è la stessa. E l'appartenenza a tale classe di concorso costituisce il titolo per l'accesso al compito di responsabile dell'Ufficio Tecnico.

Semmai potrebbe essere di ostacolo al buon funzionamento dell'Ufficio Tecnico stesso se il suo titolare prestasse servizio soltanto durante l'orario serale e non anche in quello diurno. E tale potrebbe essere la ragione per la sua esclusione dall'assegnazione. L'alternativa potrebbe essere che egli garantisca la sua presenza anche durante l'orario diurno, tuttavia con oneri a suo carico esclusivo.

 

 

Scuola del carcere: sostituzione docenti assenti

 

Quesito del 20/02/2018

In caso di assenza prolungata dei docenti della scuola del carcere (5 giorni o più), al fine di non far saltare le lezioni ai detenuti, ho richiesto ai docenti, che in orario risultano in compresenza, di spostarsi nelle classi dei colleghi assenti o di dichiararsi disponibili ad effettuare ore eccedenti l’orario di servizio o, dove è possibile, di accorpare le classi (alcune classi sono formate da 3/4 studenti)

Non ho ancora condiviso tali criteri con il collegio docenti, ma, confrontandomi con i referenti di sede degli altri plessi, ho appreso che utilizzavano i medesimi criteri.

I docenti del carcere si sono appellati alla nota del Miur 9839 dell’8 novembre 2010 per rimarcare che non è legittimo richiedere loro l’interruzione delle compresenza per effettuare la sostituzione dei colleghi assenti.

Non essendoci nemmeno nel nuovo CCNL riferimenti alla specificità della sede carceraria, ti chiedo come procederesti.

Purtroppo in questo gioca un ruolo determinante la sede...

Per ottenere l'autorizzazione all'ingresso in carcere infatti occorre quasi una settimana; va da sé che non sarebbe percorribile coprire con un supplente le assenze di pochi giorni.

Se però i docenti si rifiutano, dicendo che in quelle ore di compresenza hanno un progetto (non si quale!) devo ricorrere ad ordine di servizio?

Grazie per la tua consueta disponibilità e collaborazione!

 

Risposta

E' indubbio che il dirigente può nominare un docente supplente anche per assenze di un giorno.

Secondo la nota MIUR n. 9839 dell’8/11/2010, “Nel caso in cui le soluzioni indicate (sostituzione con personale in esubero, con ore a disposizione, con attribuzione di ore eccedenti nel limite delle risorse assegnate) non risultino praticabili o sufficienti, i dirigenti scolastici, al fine di garantire ed assicurare il prioritario obiettivo del diritto allo studio e della piena funzionalità delle attività didattiche, possono provvedere alla nomina di personale supplente in ogni ordine e grado di scuola anche nel caso di assenza del titolare per periodi inferiori a 5 giorni nella scuola primaria, come previsto dall’art. 28, c. 5 del CCNL e a 15 giorni nella scuola secondaria”.

Bisogna inoltre considerare che sull’argomento “ore eccedenti” la stessa Nota 9839/2010 ha chiarito che: “l’istituto delle ore eccedenti, considerato l’ammontare limitato delle risorse disponibili, annualmente definito e di celere esaurimento, ha natura emergenziale ed ha come finalità lo specifico obiettivo di consentire la sostituzione immediata e limitata nel tempo del docente assente, in attesa della nomina del supplente temporaneo avente diritto”.

Pertanto, se l’assenza del titolare è superiore ai 15 giorni non vi è dubbio che si deve nominare un supplente; se invece l’assenza è fino ai 15 gg. è possibile anche sostituire il titolare assente con personale interno, fermo restando il monito del Ministero sulle ore eccedenti e la possibilità comunque di nominare il supplente anche per un giorno di assenza del titolare.

Tuttavia considerando anche che per l'autorizzazione all'ingresso in carcere occorrono più giorni, non è possibile nominare un supplente per pochi giorni. Pertanto il DS, per garantire il servizio agli alunni, ha titolo a ricorrere a un ordine di servizio ai sensi sia dell’art. 4, comma 2, che dell’art. 5, comma 2, del D.Lgs. 165/2001 (come modificato dal D.Lgs. 150/2009) i quali attribuiscono in via esclusiva al dirigente scolastico le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro, fatta salva la sola informazione alla parte sindacale.

In particolare l’art. 5/2 cit. prevede: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Questo significa che la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono