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Inidoneità temporanea al servizio

 

Quesito del 10/04/2018

Si chiede in quale tipologia di assenza va inquadrata una docente dichiarata dalla commissione medica di verifica NON IDONEA TEMPORANEAMENTE AL SERVIZIO IN MODO ASSOLUTO FINO AL 30/07/2018.

Si chiede inoltre, quali sono gli adempimenti successivi della scuola.

 

Risposta

La dichiarazione della commissione medica in parola comporta l'allontanamento temporaneo dalla scuola della docente interessata.

Al DS incombe l'obbligo di collocare, con apposito provvedimento, la dipendente interessata in malattia di ufficio.

Il periodo di assenza per malattia d'ufficio va valutato quale assenza per malattia, sia ai fini della retribuzione che in merito al superamento del periodo di comporto ai sensi dell’art. 17 del CCNL 2007, non essendo stata prevista dal legislatore alcuna esclusione dal suddetto computo e dalla decurtazione della retribuzione, come invece ha fatto in altre occasioni (es. assenza per gravi patologie ai sensi dell’art. 17 comma 9 del CCNL 2007).

Pertanto, il periodo trascorso in malattia d’ufficio si deve cumulare con le altre assenze per malattia (nel triennio precedente la visita medica collegiale) ai fini del calcolo della durata massima dell’assenza.

In merito alla questione del comporto, l’art. 17 comma 1 del CCNL 2007 prevede che il dipendente assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di diciotto mesi. Ai fini della maturazione del predetto periodo, si sommano, alle assenze dovute all'ultimo episodio morboso, le assenze per malattia verificatesi nel triennio precedente.

Il secondo comma dispone che, superato il periodo previsto dal comma 1, al lavoratore che ne faccia richiesta è concesso di assentarsi per un ulteriore periodo di 18 mesi in casi particolarmente gravi, senza diritto ad alcun trattamento retributivo.

Il terzo comma prevede che, prima di concedere su richiesta del dipendente l'ulteriore periodo di assenza di cui al comma secondo l'amministrazione procede all'accertamento delle sue condizioni di salute, per il tramite del competente organo sanitario ai sensi delle vigenti disposizioni, al fine di stabilire la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro.

Superati i periodi di conservazione del posto previsti dai commi 1 e 2, oppure nel caso che, a seguito dell'accertamento disposto ai sensi del comma 3, il dipendente sia dichiarato permanentemente inidoneo a svolgere qualsiasi proficuo lavoro, l'amministrazione può procedere, salvo quanto previsto dal successivo comma 5, alla risoluzione del rapporto corrispondendo al dipendente l'indennità sostitutiva del preavviso.

In materia è successivamente intervenuto il DPR 27 luglio 2011, n. 171 con il quale, in ottemperanza alla previsione di cui all'articolo 55-octies del D.Lsg. 30 marzo 2001, n. 165, è stato introdotto il “Regolamento di attuazione in materia di risoluzione del rapporto di lavoro dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche dello Stato e degli enti pubblici nazionali in caso di permanente inidoneità psicofisica”. Il citato regolamento disciplina la procedura, gli effetti ed il trattamento giuridico ed economico relativi all'accertamento della permanente inidoneità psicofisica dei dipendenti, anche con qualifica dirigenziale, delle amministrazioni dello Stato.

Le disposizioni del decreto in argomento si applicano in via automatica, ai sensi dell’art. 2 comma 3 bis, del D.Lgs. 165/2001 e, pertanto, abrogano le precedenti disposizioni anche di natura contrattuale.

Nel citato Regolamento viene previsto che la pubblica amministrazione avvia la procedura per l'accertamento dell'inidoneità psicofisica del dipendente, in qualsiasi momento successivo al superamento del periodo di prova, in caso assenza del dipendente per malattia, superato il primo periodo di conservazione del posto previsto nei contratti collettivi di riferimento.

In detta ipotesi la scuola, prima di concedere l'eventuale ulteriore periodo di assenza per malattia, dandone preventiva comunicazione all'interessato, procede all'accertamento delle condizioni di salute dello stesso, per il tramite dell'organo medico competente, al fine di stabilire la sussistenza di eventuali cause di permanente inidoneità psicofisica assoluta o relativa. Ferma restando la possibilità di risoluzione del rapporto di lavoro in caso di superamento del periodo di comporto previsto dal CCNL vigente, la scuola procede alla risoluzione del rapporto di lavoro se a seguito all'accertamento medico emerge un'inidoneità permanente psicofisica assoluta.

 

 

Esami di Stato: documento del 15 maggio e privacy

 

Quesito del 13/04/2018

Desidero chiedere una vostra opinione sulla legittimità di inserire nel documento del 15 maggio l'elenco dei nominativi degli alunni componenti la classe e una ulteriore tabella che riguarda le ore e i progetti che questi hanno affrontato nel corso del triennio relativamente all'alternanza scuola  lavoro. Dal momento che i documenti vanno pubblicati all'albo on line e quindi visibili a tutti ci sono problemi legati alla privacy o queste informazioni presenti nel documento sono eccedenti? Grazie per il parere.

 

Risposta

Sul tema è intervenuto il Garante della privacy con la nota prot. n. 10719 del 21marzo 2017 con la quale fornisce, nell’Allegato n.1, le indicazioni operative per la corretta redazione del documento del 15 maggio, con l’obiettivo di garantire la protezione dei dati personali degli studenti.

Il Garante, nella nota citata, sottolinea l’importante ruolo delle scuole che, nello svolgimento delle proprie funzioni istituzionali, devono agire nel pieno rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità degli studenti, anche con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali.

In base a questa necessaria e doverosa tutela per gli studenti ed evidenziando che alcuni modelli di documento predisposti da alcune scuole, una parte reperibile anche in rete, non è rispettosa del diritto alla tutela dei dati personali e, quindi, della privacy degli studenti, il Garante stabilisce quanto segue:

[…] non si ha alcuna ragionevole evidenza della necessita di fornire alla commissione esaminatrice dati personali riferiti agli studenti in un documento finalizzato ad orientare tale commissione nella redazione del testo della terza prova che sia il più adeguato possibile agli studenti esaminandi.

E chiaro, infatti, che il senso del documento sia quello di mettere in evidenza i1 percorso didattico e formative di ciascuna classe, prescindendo dalle peculiarità dei singoli elementi che la compongono.

Lo stesso dato normativo, nonché le successive indicazioni ministeriali al riguardo, non lasciano margini a un’interpretazione estensiva circa il contenuto del documento tale da comprendere anche riferimenti ai singoli studenti, risultando quindi priva del necessaria fondamento normative la diffusione di un documento così redatto”.

Tutti i consigli di classe che sono chiamati all’elaborazione del documento del 15 maggio, sono tenuti, quindi, a seguire e rispettare le indicazioni fornite dal Garante a tutela della privacy degli studenti frequentanti l’ultimo anno di corso della scuola secondaria II grado e che, in seguito all’ammissione, dovranno sostenere l’Esame di Stato.

 

 

Supplenza di docente in maternità

 

Quesito del 11/04/2018

Una docente a t.i. ha una cattedra di 20 ore. La docente usufruisce della riduzione di 5 ore per allattamento.

Sulle 5 ore viene nominata una supplente, chiamiamola supplente 1, che dopo poco tempo si mette in maternità. Viene nominato sulle 5 ore un altro supplente, supplente due.

La docente titolare da oggi, avendo il bimbo superato un anno di età, è in congedo parentale per 20 giorni.

1. Il supplente 2 ha diritto di priorità sulla supplenza di 20 giorni?

2. Oppure per conferire la supplenza la scuola deve fare una nuova convocazione?

3. Quali diritti mantiene la supplente 1, che è in maternità?

 

Risposta

Nell'ipotesi che la supplente 2 sia tuttora in servizio per le 5 ore, ad essa compete il diritto alla sostituzione della titolare per 20 giorni sulla base dell'art. 7/4 del DM 131/2007, il quale dispone che “Per ragioni di continuità didattica, ove al primo periodo di assenza del titolare ne consegua un altro, o più altri, senza soluzione di continuità o interrotto solo da giorno festivo o da giorno libero dall’insegnamento, ovvero da entrambi, la supplenza temporanea viene prorogata nei riguardi del medesimo supplente già in servizio, a decorrere dal giorno successivo a quello di scadenza del precedente contratto”.

La proroga di tale supplenza avviene di diritto, senza necessità di fare una nuova convocazione.

Alla supplente 1, in maternità, ai sensi dell'art. 12, comma 2 del CCNL/2007, spetta “l'intera retribuzione fissa mensile nonché le quote di salario accessorio fisse e ricorrenti che competono nei casi di malattia superiore a 15 giorni consecutivi o in caso di ricovero ospedaliero e per il successivo periodo di convalescenza post-ricovero, secondo la disciplina di cui all'art. 17, comma 8. Durante il medesimo periodo di astensione, tale periodo è da considerarsi servizio effettivamente prestato anche per quanto concerne l’eventuale proroga dell’incarico di supplenza”.

Pertanto, alla supplente 1 in maternità, va conferita anche una nomina per tutto il periodo di astensione obbligatoria a tale titolo, con l'attribuzione dei conseguenti diritti di cui all'art. 12/2 del CCNL/2007.

 

 

Uscita didattica durante l'orario delle lezioni

 

Quesito del 11/04/2018

Una docente ha organizzato un'uscita didattica accordandosi con i genitori che sono disposti ad accompagnare gli alunni. Mi chiedo se una tale modalità sia legittima e non esponga, in caso di incidente, a reato di lesioni colpose o di grave colpa organizzativa per non aver prevenuto nel miglior modo i possibili danni. Il viaggio in questione si svolgerebbe in orario didattico. Il mio RSPP sostiene che se gli alunni si ritrovano direttamente sul posto senza passare dalla scuola e poi rientrano sempre, senza transitare da scuola, il problema non si pone e la responsabilità cade esclusivamente su colui che guida l'auto.

Grazie.

 

Risposta

Non pare possibile escludere la scuola con le conseguenti responsibilità dall'attività in questione, organizzata da una docente in orario didattico, anche se gli alunni, accompagnati dai genitori, si ritrovano direttamente sul posto senza passare dalla scuola e poi rientrano, senza transitare da scuola.

In merito, va premesso infatti che, con l'entrata in vigore del DPR 8/03/1999 n. 275, le istituzioni scolastiche hanno completa autonomia in materia di organizzazione e responsabilità delle visite guidate e dei viaggi di istruzione.

Per questo la regolamentazione di tutte le tipologie di “uscita” dalla scuola (viaggi di integrazione culturale, viaggi di integrazione della preparazione di indirizzo, stage, viaggi connessi ad attività sportive, settimane bianche, visite guidate, partecipazione a gare nazionali o internazionali) è di competenza degli organi scolastici che ne regolano anche le modalità, in quanto tutte quelle (anche particolareggiate) indicate nelle circolari ministeriali precedenti (in particolare C.M. 14/10/1992 n. 291 e C.M. del 2/10/1996 n. 623), assumono oramai la funzione di opportuno riferimento per orientamenti e suggerimenti operativi, ma non rivestono più carattere prescrittivo. La circostanza è stata ancora ribadita nella nota MIUR prot. n. 2209 del 11/04/2012.

Spetta in particolare al Consiglio di Istituto approvare uno specifico Regolamento o comunque fissare i criteri generali organizzativi delle attività in parola, al Collegio dei docenti ed ai Consigli di classe la loro programmazione didattica.

In tale regolamento andranno ricompresi pure i viaggi di uno o più giorni che è nella piena disponibilità e responsabilità della scuola programmare.

 

 

Legge 104/92: Fruizione personale supplente

 

Quesito del 11/04/2018

Sono una collaboratrice scolastica e usufruisco della legge 104 per mia madre (alzaimer) che da circa 1 anno è in una struttura privata (i tre giorni di permesso li ho potuti usufruire per una dichiarazione di assistenza fornitami dalla struttura stessa).

Sono stata inserita nella graduatoria della scuola ma esclusa dalla precedente di cui usufruivo della legge 104.

Se lei mi darà una risposta in merito può per favore dirmi se è giusto o sbagliato e di quale articolo in merito si tratta.

 

Risposta

La possibilità di fruire della legge 104 non è legata alla sede di servizio. Pertanto a qualunque scuola lei venga assegnata può fruirne alle condizioni stabilite dall'art. 33, comma 3 della legge 104/92. Esso dispone che a condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa.

Per fruire dei permessi previsti dall'art. 33/3 della legge medesima il dipendente deve produrre alla scuola

1) il verbale rilasciato dalla competente ASL di accertamento del disabile in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3 commi 1 e 3.

2) dichiarazione sostitutiva resa dall’interessa, ai sensi degli artt. 46 e 47 del DPR 445/2000, e sottoscritta ai sensi dell’art. 76, attestante:

a) che il disabile non è ricoverato a tempo pieno presso un istituto specializzato;

b) l’impegno a comunicare eventuali variazioni delle precedenti condizioni.

Poiché la legge nulla dice sulla qualità del lavoro del dipendente, anche il supplente temporaneo ha  titolo a fruire del diritto relativo.

 

 

Graduatoria tutor bando PON

 

Quesito del 7/04/2018

Una docente del mio Istituto ha presentato ricorso avverso le graduatorie provvisorie per la selezione di Tutor interni nei moduli previsti dal bando PON (Inclusione e lotta al disagio) che allego alla presente.

Le chiedo: Il riscontro al ricorso (impostato dallo scrivente e che le allego), le sembra formalmente corretto? E’ necessario indicare alla ricorrente anche gli eventuali successivi step per poter impugnare le citate graduatorie?

Respinto il ricorso, possiamo passare alla pubblicazione delle graduatorie definitive per la selezione di Esperti/Tutor interni? Il procedimento può ritenersi concluso? Quale altre azioni potrebbe intraprendere la ricorrente per impugnare anche le graduatorie definitive?

 

Risposta

Si condivide il risconto al ricorso della docente in parola. Non pare necessario indicare i successivi passaggi per impugnare le graduatorie (che l'interessata deve conoscere poiché indicati nel bando relativo).

Respinto il ricorso, è possibile pubblicare le graduatorie definitive relative al caso.

E' nella facoltà della ricorrente intraprendere ulteriori iniziative cui si potrà rispondere sulla base delle argomentazioni prodotte.

 

 

Elezioni RSU: elettorato passivo

 

Quesito del 6/04/2018

Per essere in lista come rsu occorre essere di ruolo?

In due liste differenti ho un ata (dsga) che è assistente amministrativa con incarico dsga (ma non vi è certezza che rimanga... nel caso dovesse arrivare uno di ruolo), l'altra è una docente che è supplente temporanea...

Mi è venuto il dubbio...

Infatti non avrebbe senso eleggere componenti di cui non si ha certezza di stabilità...

Attendo tue delucidazioni.

Grazie mille.

 

Risposta

La Circolare ARAN n. 1 del 1918 ha indetto le elezioni delle RSU nei giorni 17-19 aprile 2018 richiamando la normativa che disciplina attualmente la materia (CCNQ del 10 luglio 1996, Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e suc. mod. ed integrazioni).

L'elettorato passivo interessa tutto il personale in servizio a tempo indeterminato (sia a tempo pieno che a tempo parziale).

Pertanto, indipendentemente dalla stabilità nella vostra istituzione scolastica, l'assistente amministrativa di ruolo con incarico dsga ha titolo all'elettorato passivo, mentre non lo ha la supplente temporanea che si ritiene essere docente non di ruolo.

 

L'amministrazione comunale richiede il registro degli ingressi a scuola

 

Quesito del 6/04/2018

Relativamente ad un plesso di scuola del I ciclo, l’Amministrazione comunale, Ente proprietario dell’edificio, mi richiede copia del registro degli ingressi nell’edificio (registro dei visitatori, sul quale si registrano e firmano le persone esterne alla scuola ammesse a vario titolo nell’edificio), relativamente ad un periodo di qualche mese, con la motivazione generica di conoscere l’accesso di estranei alla scuola.

Le mie perplessità a dar corso alla richiesta sono ovviamente relative alla possibile violazione della privacy delle persone registrate (data e ora, firma, motivo della visita). Per contro, la considerazione che il registro degli ingressi è uno strumento per la sicurezza, per la quale collaborano la scuola e l’Ente proprietario.

Come procedere? Quale normativa eventualmente opporre?

Grazie.

 

Risposta

Si ritiene legittima la richiesta dell'ente locale anche se la motivazione è generica. Infatti l'Amministrazione comunale, in ragione della proprietà dell'edificio, ha interesse a conoscere chi vi accede, per motivi di sicurezza, la cui garanzia è anche sua specifica competenza.

Semmai, per tutelare la privacy, si potrebbero oscurare i soli nomi dei visitatori.

 

 

Docente: incompatibilità

 

Quesito del 6/04/2018

Un docente titolare di ruolo con orario completo 18 ore chiede la formale autorizzazione a stipulare un Contratto di "Lavoro Intermittente" con una Associazione Privata per attività che non interferiscono con il servizio scolastico.

E' ammissibile che un docente a tempo pieno possa svolgere un secondo lavoro di questa particolare tipologia (in ogni caso lavoro subordinato) o solamente tale possibilità è limitata a docenti a tempo parziale (9 ore )?

 

Risposta

Il tema delle incompatibilità professionali o lavorative del personale in servizio presso le pubbliche amministrazioni, compresa la scuola, è un argomento complesso e molto delicato.

L’incompatibilità si riferisce ai doveri di esclusività delle prestazioni del pubblico dipendente (obbligo di dedicare le proprie energie lavorative soltanto alla funzione). Tale esclusività può essere assoluta (vieta qualsiasi altra attività), o relativa (anche se in astratto ammessa, rende di fatto inconciliabile con la funzione principale qualsiasi altra attività). Tra queste ultime rientrano le ipotesi di incompatibilità condizionata (realizzabili a determinate condizioni, ad es. con l’autorizzazione preventiva).

Sull’argomento ciascuna amministrazione ha margini di autonomia decisionale e ha facoltà di adottare un proprio regolamento per individuare le attività non consentite e le procedure amministrative di autorizzazione (Circ. Funzione Pubblica n. 6 del 18/07/1997). Il M.P.I. finora non ha assolto a tale adempimento sicché per il personale scolastico manca un regolamento organico in materia.

Tuttavia la disciplina delle incompatibilità riferita alle scuole è rinvenibile nell’art. 60 del D.P.R. n. 3 del 10/01/1957, nell'art. 508 del D.Lgs. 297 del 16/04/1994; nell'articolo 53 del D.Lgs n. 165 del 30/03/2001 e in alcune clausole dei contratti collettivi in vigore nel comparto (per il part time vedi ad es. l’art. 36, 9 del CCNL/2003).

Ancora la nota MIUR Prot. n. 1584/Dip/Segr. del 29.07.2005 ha disposto: “Oggetto: Esercizio di attività incompatibili con la funzione docente. In relazione a ricorrenti quesiti concernenti la materia in oggetto, si fa presente che, ai sensi del disposto di cui all’articolo 508, comma 10 del D.L.vo n. 297/94 (Testo Unico), il personale docente non può esercitare attività commerciale, industriale o professionale, né può accettare o mantenere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fini di lucro, tranne che si tratti di cariche in società od enti per i quali la nomina è riservata allo Stato.

Tale divieto non si applica nel caso di personale nei cui confronti sia stata disposta la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo parziale, con una prestazione lavorativa  non superiore al 50 per cento di quella a tempo pieno. Tale personale è tuttavia tenuto a comunicare lo svolgimento dell’attività aggiuntiva, a pena di decadenza dall’impiego, secondo quanto previsto dall’articolo 1, comma 61, della legge n. 662 del 23.12.1996 (finanziaria 1997).

Al personale docente è consentito, previa autorizzazione del dirigente scolastico, l’esercizio della libera professione a condizione che non sia di pregiudizio all’ordinato e completo assolvimento delle attività inerenti alla funzione docente e che risulti, comunque, coerente con l’insegnamento impartito”.

I citati enunciati giuridici dispongono per il personale con rapporto a tempo pieno l'assoluta incompatibilità nei seguenti casi:

- attività, onerose o gratuite, che oltrepassino i limiti della saltuarietà e occasionalità;

- cariche in società costituite a fini di lucro;

- libere professioni (salvo i casi riferiti a personale in part-time e quelli ammessi da regimi normativi speciali, come per es. per i docenti).

Sono, invece, compatibili e possono essere svolte senza alcuna autorizzazione:

- le attività rese a titolo gratuito presso associazioni di volontariato o cooperative a carattere socio/assistenziale senza scopo di lucro;

- le attività, anche con compenso, che siano espressive di diritti della personalità, di associazione e di manifestazione del pensiero, costituzionalmente protetti (collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili); l'utilizzazione economica da parte dell'autore o inventore di opere dell'ingegno o di invenzioni industriali; la partecipazione a convegni e seminari; gli incarichi per i quali sia corrisposto solo il rimborso delle spese documentate; gli incarichi per lo svolgimento dei quali il dipendente è posto in posizione di aspettativa, di comando o di fuori ruolo; gli incarichi conferiti dalle organizzazioni sindacali a dipendenti presso di esse distaccati o in aspettativa non retribuita; le partecipazioni a società a titolo di semplice socio (arg. da art. 58, comma 6, 2° periodo, D.Lgs. n. 29/1993).

Da ultimo, sono astrattamente compatibili, ma devono essere preventivamente autorizzati:

- gli incarichi, anche occasionali, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, per i quali sia previsto sotto qualsiasi forma un compenso;

- gli incarichi conferiti da altre amministrazioni pubbliche (commissioni tributarie, consulenze tecniche, consigli di amministrazione, collegi sindacali, commissioni di vigilanza, collaborazioni, ecc.) per i quali deve essere valutata la non interferenza con l'attività principale;

- le partecipazioni attive a società agricole a conduzione familiare, quando l'impegno richiesto sia modesto e non abituale o continuato durante l'anno;

- le cariche in società cooperative ovvero enti per i quali la nomina sia riservata allo Stato (art. 60 D.P.R. n. 3/1957 e legge n. 59/1992 sulle società cooperative). In particolare, le partecipazioni attive a società cooperative, ivi comprese casse rurali, sono ammesse purché l'impegno e le modalità di svolgimento siano inidonee ad interferire con l'attività ordinaria;

- le partecipazioni in qualità di amministratore a società cooperative, ivi comprese casse rurali, purché non vi sia conflitto di interessi tra attività gestionale del dipendente e competenze dell'amministrazione;

- l'attività di amministratore di condominio, purché l'impegno riguardi la cura dei propri interessi;

- altre attività rese anche a titolo gratuito, delle quali va valutata caso per caso la compatibilità con il rapporto di lavoro principale.

In relazione al caso prospettato, non pare ammissibile che un docente a tempo pieno possa svolgere un secondo lavoro di tale particolare tipologia rivestendo esso la natura di lavoro subordinato.

 

 

Alternanza scuola-lavoro

 

Quesito del 4/04/2018

Buongiorno. Sono una mamma che vorrebbe avere delle informazioni sull'alternanza scuola lavoro. Mio figlio frequenta la classe terza di un Liceo Scientifico e quest'anno deve svolgere le attività relative all'alternanza scuola lavoro. La scuola ha proposto un'alternanza scuola lavoro interregionale in un periodo in cui mio figlio è, per motivi strettamente familiari, impossibilitato a parteciparvi. Essendo le ore di alternanza obbligatorie e incidenti nella valutazione di fine anno non vorrei mettere in difficoltà mio figlio. Esiste la possibilità che l'alternanza scuola lavoro possa essere svolta in un altro modo? Ovvero può il genitore organizzare un percorso di alternanza scuola lavoro alternativo a quello della scuola e riconosciuto dalla stessa? E se la legge consente tale possibilità, quali sono gli obblighi del genitore e le modalità per poterlo organizzare? Qual è l'iter da seguire?

 

Risposta

La legge 107/2015, nei commi dal 33 al 43 dell’articolo 1, sistematizza l’alternanza scuola lavoro dall’a.s. 2015-2016 nel secondo ciclo di istruzione, attraverso: la previsione di percorsi obbligatori di alternanza nel secondo biennio e nell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, con una differente durata complessiva rispetto agli ordinamenti: almeno 400 ore negli istituti tecnici e professionali e almeno 200 ore nei licei, da inserire nel Piano triennale dell’offerta formativa.

Le ore di alternanza possono anche essere effettuate in periodo estivo. In questo modo l’alternanza scuola lavoro diventa parte integrante del curricolo di ogni studente e non più un fatto facoltativo ed aggiuntivo.

Qualora lo studente sia impossibilitato a partecipare all'attività di alternanza proposta dalla scuola, il consiglio di classe può approvare per lui un percorso specifico presentato da lui e dalla famiglia che presenti le caratteristiche simili a quelle proposte per i compagni di classe sia circa il monte ore, sia circa i contenuti del percorso.

Prima della conclusione dell'anno scolastico, l'alunno dovrà produrre al consiglio di classe una relazione, sottoscritta anche da genitori, concernente l'esperienza formativa svolta e le competenze acquisite.

 

 

Alunni: istruzione domiciliare

 

Quesito del 2/04/2018

Ho due alunni di scuola secondaria di primo grado con problemi psicologici che in questo ultimo periodo non frequentano le lezioni scolastiche. Gli specialisti della NPI consigliano un intervento di istruzione domiciliare al fine di evitare contatti diretti con l’ambiente scolastico. Sto verificando con l'Ufficio Scolastico Regionale se la situazione rientra tra quelle ammissibili per l'istruzione domiciliare. Secondo te ci sono le condizioni per attivare un tale intervento? In alternativa alcuni docenti propongono il ritiro da scuola (che va richiesto dalla famiglia entro il 15 marzo?), l'istruzione privata a carico dei genitori e poi l’esame di idoneità per l'ammissione alla classe successiva. A mio parere non ritengo opportuna questa seconda modalità, considerata la particolare situazione di disagio degli alunni in questione e preferirei programmare un intervento domiciliare con alcuni insegnanti.

 

Risposta

L’istruzione domiciliare si propone di garantire il diritto all’apprendimento, nonché di prevenire le difficoltà degli studenti e delle studentesse colpiti da gravi patologie o impediti a frequentare la scuola per un periodo di almeno trenta giorni, anche se non continuativi, durante l’anno scolastico.

Il MIUR con la circolare n. 56 del 4 luglio 2003 ha pubblicato un vademecum dettagliato in cui sono riportate le principali azioni da adottare da parte delle Istituzioni scolastiche.

L’istruzione domiciliare permette di garantire agli alunni, che si trovano nell’impossibilità di recarsi a scuola per gravi motivi di salute, il diritto all’Istruzione e all’Educazione.

Il servizio didattico offerto si presenta come parte integrante del processo terapeutico e non risponde solo ad un diritto costituzionalmente garantito; esso contribuisce, infatti, al mantenimento e al recupero psicofisico degli alunni, tenendo il più possibile vivo il tessuto di rapporti dell’alunno stesso con il suo mondo scolastico ed il sistema di relazioni sociali ed amicali da esso derivanti. L’importanza dell’istruzione domiciliare, dunque, non è relativa soltanto al diritto all’istruzione ma anche al recupero psicofisico dell’alunno grazie al mantenimento dei rapporti con il mondo della scuola: insegnanti e compagni.

Pertanto, l’istituzione scolastica di appartenenza dell’alunno, previo consenso dei genitori e su loro specifica richiesta, attiva un progetto di Istruzione domiciliare secondo la procedura e i documenti necessari descritti nel vademecum del MIUR e i singoli UU.SS.RR. disciplinano annualmente le modalità per accedere ai fidanzamenti da destinare alle scuole per attivare i singoli percorsi di istruzione domiciliare.

Di norma sono i docenti dell’istituzione scolastica di appartenenza che effettueranno gli interventi domiciliari per un monte ore massimo così ripartito:

• scuola primaria: massimo 4 ore settimanali in presenza

• scuola secondaria di 1^ grado: massimo 5 ore settimanali in presenza

• scuola secondaria di 2^ grado: fino a 6/7 ore settimanali in presenza

Oltre all’azione in presenza, necessariamente limitata nel tempo, è possibile prevedere attività didattiche che utilizzino differenti tecnologie (sincrone e asincrone), allo scopo di consentire agli studenti (in particolare ai più grandi) un contatto più continuo e collaborativo con il proprio gruppo-classe.

Le patologie, che consentono l’attivazione dell’istruzione domiciliare, dopo che l’alunno sia stato ricoverato in ospedale, sono quelle di seguito elencate:

- Patologie onco–ematologiche;

- Patologie croniche invalidanti, che comportano l’allontanamento periodico dalla scuola;

- Malattie o traumi acuti temporaneamente invalidanti;

- Patologie o procedure terapeutiche che richiedono una terapia immunosoppressiva prolungata, oltre il periodo di ospedalizzazione, tale da impedire una normale vita di relazione, per l’aumentato rischio di infezioni.

Le suddette patologie devono essere dettagliatamente certificate dalla struttura ospedaliera in cui l’alunno è stato ricoverato, così come il periodo di impedimento alla frequenza scolastica.

Ciò precisato non pare possibile attivare l'istruzione domiciliare nei casi rappresentati.

Tuttavia, vista la situazione economica disagiata delle famiglie e il termine per il ritiro da scuola ormai scaduto, si potrebbe suggerire ad alcuni docenti volonterosi di avviare iniziative didattiche che utilizzino le differenti tecnologie di cui si è detto.

 

 

Accesso agli atti: ammissibilità

 

Quesito del 2/04/2018

La famiglia di un alunno mi chiede un accesso agli atti per visionare la relazione di un’insegnante in merito a un episodio avvenuto all’uscita da scuola, quando una maestra ha parlato con il padre di un alunno di difficoltà comportamentali del figlio e poi ne è scaturito un diverbio. Successivamente lo stesso padre è stato ricevuto prima dalle maestre e poi da me per chiarimenti sull’episodio. Nonostante ciò vuole sapere se la maestra ha relazionato in modo corretto e completo quanto è avvenuto. Sono tenuta a consegnarli copia della relazione predisposta dall’insegnante?

 

Risposta

Chi intende accedere agli atti in possesso della scuola deve presentarne una richiesta, ai sensi dell’art. 22 della legge 241/90 e successive modificazioni e integrazioni, dimostrando l’esistenza di un suo reale interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso, fermo restando che non è consentito l’accesso al solo scopo di sottoporre a un controllo generalizzato l’attività della P.A.

Se l’istanza coinvolge controinteressati, l’amministrazione è tenuta a dare comunicazione agli stessi, mediante invio di copia con raccomandata con avviso di ricevimento, o per via telematica per coloro che abbiano consentito tale forma di comunicazione (DPR 184/06, art 3). Il telefax sarà utilizzabile solo previa adozione di cautele “atte ad evitare che la riservatezza non venga esposta oltre misura: rispetto al plico raccomandato e alla posta elettronica, infatti, il fax non assicura sempre la medesima confidenzialità prima di pervenire al controinteressato” (Garante per la protezione dei dati personali, parere 23 marzo 2006).

Si è del parere che nel caso rappresentato ricorrano le condizioni perché il genitore possa accedere alla relazione in questione, con contestuale comunicazione dell'istanza alla docente interessata.

 

 

ATA: ferie

 

Quesito del 27/03/2018

Ti scrivo per ricevere una cortese tua opinione rispetto al seguente tema:

ferie personale ATA in un contesto lavorativo che prevede 5 gg. di lavoro 36 ore settimanali, giornata del sabato.

Il dubbio che mantengo concerne le richieste di congedo del personale ATA, e la loro concessione da parte mia, che tendono a considerare il sabato, in un contesto lavorativo di cinque giorni settimanali, come automaticamente non spendibile come congedo, in quanto già ritenuto di chiusura settimanale della scuola. Ovviamente il personale risolve il tema delle trentasei ore di lavoro settimanali in cinque giorni lavorativi con l’applicazione della formula 32+4, in considerazione del sabato sussunto in quanto riposo anche nel periodo di congedo. Di fronte alla certezza da parte del personale amministrativo di non conteggiare il sabato come giorno di congedo, quando esso si trova all’interno di un contesto complessivo di un periodo di congedo anche lungo, conservo ancora delle perplessità nonostante il parere dell’ARAN teso a convalidare l’opinione del personale del mio istituto.

Qual è la tua opinione al riguardo?

 

Risposta

Il MPI già con CM n.155 del 6 maggio 1989 affermava che, indipendentemente dalle turnazioni effettuate (su 6 o su 5 giorni lavorativi), la formale settimana lavorativa del personale scolastico rimane stabilita in 6 giorni settimanali. I CCNL del personale scolastico nulla hanno innovato in materia, in particolare in essi viene ribadito quanto già affermato dal MPI con la circolare citata. Ad esempio l’art. 13, comma 5 del CCNL/2007 recita: “Nell’ipotesi che il POF d’istituto preveda la settimana articolata su cinque giorni di attività, per il personale ATA il sesto è comunque considerato lavorativo ai fini del computo delle ferie e i giorni di ferie goduti per frazioni inferiori alla settimana vengono calcolati in ragione di 1,2 per ciascun giorno.”

Va fatta salva la regola che se il personale ATA è stato assunto da meno di 3 anni ha diritto a 30 giorni di ferie all’anno, che diventano 32, dopo tre anni di contratto.

Risulta pertanto evidente che le ferie del personale ATA, indipendentemente dall’orario settimanale effettuato, devono essere sempre rapportate a 32 (o 30) giorni effettivi, escludendo quindi tutte le festività ricadenti nel periodo di ferie richiesto (domeniche e quant’altro), ma non il giorno lavorativo in cui il dipendente non è in servizio. Solo in caso di ferie usufruite per limitati periodi, meno di 6 giorni nell’arco settimanale, non comprendenti il “giorno libero” di un determinata settimana, queste comportano un computo maggiorato del 20% (1,2). Ad esempio, se un ATA ha usufruito, nell’ a.s., dei seguenti periodi di ferie: dal lun. 15 al ven. 19 marzo e dal lun. 10 al ven. 14 maggio (per un totale di 10 giorni), le ferie rimanenti corrispondono a: 32 – (10 x 1,2) = 20 giorni (in caso di dipendente con diritto a 32 giorni di ferie). La norma vuole, evidentemente, impedire la sperequazione rispetto a coloro che richiedono periodi di ferie al cui interno è collocato il giorno lavorativo in cui i dipendenti non sono in servizio (di norma il sabato) che, come detto, deve essere incluso nei 32 giorni di ferie spettanti.

 

 

Congedo parentale a ore

 

Quesito del 29/03/2018

Una docente della scuola in reggenza il giorno 8 aprile, al compimento dell'anno del suo bambino dovrebbe rientrare ad orario completo. Fino ad ora ha usufruito di 5 ore di allattamento. In realtà noi abbiamo nominato per 6 ore, a fronte dell'unitarietà dell'insegnamento, lei ha svolto il servizio su due classi (12 ore) dando un'ora di disponibilità alla scuola. Ora vorrebbe terminare l'anno scolastico (per il prossimo ha fatto domanda di part-time) usufruendo del congedo parentale a ore (per queste 6 ore) in modo che le supplenti terminino l'anno scolastico. Ho letto che ciò è possibile, ma la segreteria non sa come stipulare il contratto ai supplenti.

Come una assenza, quindi giorno per giorno, ma allora sul primo giorno non si nomina, oppure trovare un modo per fare un unico contratto per due giorni alla settimana (o 1/3 di 18 ore o 1/3 di 5 giorni)?

 

Risposta

La legge 24 dicembre 2012, n.228 ha introdotto la possibilità di frazionare ad ore la fruizione del congedo parentale, rinviando tuttavia alla contrattazione collettiva di settore il compito di stabilire le modalità di fruizione del congedo stesso su base oraria, nonché i criteri di calcolo della base oraria e l'equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa.

Il decreto legislativo del 15 giugno 2015, n. 80, attuativo della delega contenuta nel Jobs Act, prevede che i genitori lavoratori dipendenti, in assenza di contrattazione collettiva, anche di livello aziendale, possano fruire del congedo parentale su base oraria in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha inizio il congedo parentale.

Già l'art. 32, comma 1-ter del D.Lgs. 151/2001, valido anche per il comparto scuola precisava: "In caso di mancata regolamentazione, da parte della contrattazione collettiva, anche di livello aziendale, delle modalità di fruizione del congedo parentale su base oraria, ciascun genitore può scegliere tra la fruizione giornaliera e quella oraria. La fruizione su base oraria è consentita in misura pari alla metà dell'orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha inizio il congedo parentale. Nei casi di cui al presente comma è esclusa la cumulabilità della fruizione oraria del congedo parentale con permessi o riposi di cui al presente decreto legislativo”.

La supplenza da conferire per la copertura del congedo parentale a ore va assegnata con le stesse modalità con cui le supplenti hanno sostituito finora la collega.

 

 

Inidoneità all'insegnamento: passaggio ad altro ruolo

 

Quesito del 23/03/2018

Ritiene possibile che un docente di sostegno scuola primaria dichiarato non idoneo all'insegnamento dalla CMV, ma idoneo ad altri compiti, faccia ricorso (cosa prevista) ritenendosi danneggiato dal giudizio e dal conseguente passaggio ad altri compiti di tipo organizzativo/amministrativo, pur avendo dato il proprio consenso alla VMC?

Dopo aver inviato all'Ufficio Scolastico provinciale il verbale con l'esito e un progetto contenente compiti e obiettivi da perseguire per il docente, quali ulteriori adempimenti possono essere intrapresi, visto il contenzioso che presumibilmente sarà avviato?

Preciso che ancor prima di richiedere la VMC, sentito il medico competente e il Rspp di istituto, ho predisposto un piano di lavoro con e per il docente in questione contenente limitazioni ed indicazioni volte a tutelarlo da possibili rischi.

La ringrazio del riscontro anche circa le ultime indicazioni normative in materia.

 

Risposta

L'art. 15, ai commi 4 e seguenti, del D.L. n. 104 del 12.09.2013, convertito con modificazioni in Legge n. 128/2013, dispone che nei confronti del personale docente della scuola dichiarato, successivamente al 1 gennaio 2014, permanentemente inidoneo alla propria funzione per motivi di salute, ma idoneo ad altri compiti, trova applicazione la procedura di cui all'articolo 19, commi da 12 a 14 del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, con conseguente assunzione, su istanza di parte, della qualifica di assistente amministrativo o di assistente tecnico.

Non esistono ulteriori disposizioni sull’argomento e pertanto la scuola ha agito in piena legittimità.

 

 

Esami I ciclo: prova scritta lingua inglese

 

Quesito del 21/03/2018

Avrei un quesito da porre per la questione della prova scritta esame primo ciclo.

La questione è la seguente: le docenti del gruppo disciplinare chiedono di poter differenziare le due prove scritte di inglese tra le sezioni di inglese potenziato e bilinguismo, in altre parole vorrebbero aggiungere un supplemento di prova per gli alunni che hanno frequentato le 5 ore alla settimana.

La DS l'anno scorso presidente esame da me aveva già cassato questa possibilità adducendo il fatto che le 2 ore in più la settimana sono finalizzate all'ascolto e alla conversazione e per questo non trova ragion d'essere un supplemento di prova scritta d'esame.

Se mai, in sede di colloquio, trova spazio la valutazione di questi aspetti.

Non riesco a trovare l'appiglio normativo.

Se potessi avere un'indicazione per come meglio agire...

Grazie.

 

Risposta

La nota MIUR Prot. n. 0000741 del 3/10/2017 relativa all'Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione, art. 9 (Prova scritta relativa alle competenze nelle lingue straniere) dispone:

“l. La prova scritta relativa alle lingue straniere accerta le competenze di comprensione e produzione scritta riconducibili ai livelli del Quadro Comune Europeo di riferimento per le lingue del Consiglio d'Europa, di cui alle Indicazioni nazionali per il curricolo e, in particolare, al Livello A2 per l'inglese e al Livello Al per la seconda lingua comunitaria.

2. La prova scritta è articolata in due sezioni distinte, rispettivamente, per l'inglese c per la seconda lingua comunitaria.

3. La commissione predispone almeno tre tracce in coerenza con il profilo dello studente e i traguardi di sviluppo delle competenze delle Indicazioni nazionali per il curricolo, con riferimento alle tipologie in elenco ponderate sui due livelli di riferimento: a) questionario di comprensione di un testo a risposta chiusa e aperta; b) completamento di un testo in cui siano state omesse parole singole o gruppi di parole, oppure riordino e riscrittura o trasformazione di un testo; c) elaborazione di un dialogo su traccia articolata che indichi chiaramente situazione, personaggi e sviluppo degli argomenti; d) lettera o email personale su traccia riguardante argomenti di carattere familiare o di vita quotidiana; e) sintesi di un testo che evidenzi gli elementi e le informazioni principali.

4. Per le alunne e gli alunni che utilizzano le due ore settimanali di insegnamento della seconda lingua comunitaria per il potenziamento della lingua inglese o per potenziare l'insegnamento dell'italiano per gli alunni stranieri, la prova scritta fa riferimento ad una sola lingua straniera.

5. Nel giorno di effettuazione della prova la commissione sorteggia la traccia che viene proposta ai candidati”.

Alla luce di queste indicazioni, si condivide la modalità di svolgimento della prova di inglese già utilizzata negli esami del precedente anno scolastico.

 

 

Infortuno in itinere: mancata denuncia all'INAIL

 

Quesito del 19/03/2018

In data 26 febbraio una docente ha avuto un infortunio nel percorso casa-scuola. Il 27 febbraio, ricevuta la documentazione, una assistente amministrativa ha provveduto a caricare l'infortunio a SIDI.

Venerdì scorso (16 marzo) scopro che la denuncia di infortunio non è mai pervenuta all'INAIL.

Da verifica fatta, l'assistente amministrativa non aveva completato la pratica: la sua motivazione è stata che in quei giorni il SIDI funzionava male ma, dalla risposta pervenuta dal ticket aperto su SIDI, risulta che non è stato fatto l'invio di quanto caricato.

Come mi devo comportare? In caso di sanzione potrò rivalermi sulla assistente?

Può essere utile una lettera di spiegazioni all'INAIL?

Grazie per il costante supporto.

 

Risposta

L'assistente amministrativa in questione ha contravvenuto a un suo specifico dovere. Essa è pertanto passibile di sanzione che andrà attivata con le modalità previste dall'art. art. 55-bis del D.Lgs. 105/2001 e cioè: contestazione degli addebiti entro 20 giorni da quando si è avuto notizia del fatto.

I passi successivi sono i seguenti:

- convocazione del dipendente per il contraddittorio a difesa con un preavviso di almeno 10 giorni;

- conclusione del procedimento entro 60 giorni, salvo che non sia stato richiesto e accordato (per gravi e oggettivi impedimenti) un rinvio della convocazione per più di 10 giorni; in tal caso la durata del rinvio si somma al limite di 60 giorni;

- possibilità di un unico rinvio nel corso del procedimento, che si deve quindi concludere necessariamente.

I termini suddetti sono perentori.

In linea generale, la competenza del dirigente in fatti di natura disciplinare si estende, in una logica di progressività, dall’avvertimento scritto alla censura fino alla sospensione dal servizio e dalla retribuzione per un massimo di 10 giorni.

Si ritiene inutile o quantomeno inopportuna una lettera di spiegazioni all'INAIL che è un ente autonomo nell'assunzione di iniziative sul caso rappresentato.

La “rivalsa” nei confronti dell’effettivo responsabile materiale della violazione cui potrebbe  scaturire una sanzione amministrativa, assume sul piano qualificatorio le forme dell’ordinaria azione civile risarcitoria davanti al giudice civile. Azione extracontrattuale regolata dall’art 2043 c.c., nel caso, non sussistendo alcun rapporto contrattuale diretto tra il dirigente scolastico ed il personale della scuola (unico rapporto contrattuale è quello con l’amministrazione, che non diventa mai rapporto trilaterale).

Azione nella quale, in concreto, il dipendente convenuto potrebbe comunque opporre, per ridurre la propria responsabilità ex art 1226 c.c., quale fatto colposo del creditore (nel caso il dirigente scolastico) la mancata attivazione di poteri di direttiva e di successivo controllo a questi spettante in quanto dirigente. Trattasi dunque di fattispecie giuridica incerta sotto il profilo giuridico, cosicché la sua convenienza in concreto andrà valutata attentamente da parte del dirigente scolastico.

 

 

Locali e arredi scolastici: uso da parte dell'ente locale

 

Quesito del 19/03/2018

La scuola che dirigo possiede un auditorium realizzato con finanziamento europeo Asse II.

In origine il locale era una palestra in disuso e si è approfittato del finanziamento europeo per effettuarne la trasformazione e acquistare le attrezzature e gli arredi.

L’auditorium de quo è dotato anche di attrezzature audio fisse, acquistate in proprio dalla Scuola.

Il Comune, in qualità di ente proprietario dei locali scolastici, accampa il diritto d’uso dell’auditorium così realizzato, per attività della comunità locale, da concedere a terzi.

La Scuola con il teatro ha maggiori potenzialità e vorrebbe poterne godere a lungo per il futuro e non vanificare le energie spese per la realizzazione del progetto che, tra l’altro, non è ancora ultimato nella fase amministrativa.

Ho bisogno di ragguagli in materia e conoscere la normativa applicabile.

 

Risposta

Occorre rilevare che l'auditorium realizzato nella scuola è ubicato in un locale di proprietà del comune, mentre soltanto le attrezzature e gli arredi sono proprietà dell'istituzione scolastica.

A fronte della richiesta dell'ente locale di usare dell'auditorium per le attività della comunità locale, si suggerisce di stipulare una convenzione con il comune per l’uso di tali locali al di fuori dell’orario delle attività didattiche, per attività compatibili con quelle scolastiche, da parte di associazioni, enti, persone ed altri soggetti che abbiano per fine istituzionale la promozione sociale, culturale, civile e sportiva dei cittadini.

La convenzione andrà accompagnata da una dichiarazione di assunzione, per le attività da svolgersi negli spazi e con le attrezzature concessi in uso, di tutte le responsabilità sia civili che penali (comprese quelle per eventuali infortuni subiti dagli addetti ai lavori e dai partecipanti), dalle quali sono sollevati il dirigente scolastico e il personale della scuola.

La gestione di tali attività potrebbe generare anche un utile per la scuola, se opportunamente inserito nella convenzione.

 

 

Presidenza degli esami di stato

 

Quesito del 19/03/2018

Sono dirigente scolastico titolare di un liceo con reggenza di un istituto comprensivo.

In relazione agli esami di stato conclusivi del primo ciclo ed agli esami di maturità non mi è chiaro cosa mi compete.

Riferendomi rispettivamente all'art. 8 comma 2 del D.lgvo 13 Aprile 2017 n.62 (Esami di scuola media) e art 2 par 2.d.b pag. 21 disposizioni particolari della Circolare MIUR 4537 del 16-03-2018 (Formazione delle commissioni di esame di maturità) devo fare il presidente di esami presso la scuola media di reggenza o devo fare la domanda di presidente degli esami di maturità presso istituti superiori di secondo grado?

Grazie della disponibilità.

 

Risposta

Poiché le disposizioni citate non paiono sufficientemente chiare e tali da dissipare ogni equivoco nella loro applicazione, si ritiene più coerente che il dirigente titolare di un liceo  e soltanto reggente di un istituto comprensivo possa optare per la presidenza degli esami di stato conclusivi dei corsi di studio d’istruzione secondaria di secondo grado, pur non precludendogli l'opzione per la presidenza degli esami di stato delle scuole secondarie di primo grado.

In ultima analisi, però, la soluzione è data dagli uffici centrali e periferici del MIUR cui è affidata la nomina dei componenti le commissioni d'esame.

 

 

Il diploma ISSR non è riconosciuto diploma di laurea

 

Quesito del 17/03/2018

Il diploma accademico ISSR (Istituto Superiore di Scienze Religiose) abilita “esclusivamente all’insegnamento della religione cattolica” (Cfr. Consiglio di Stato – Adunanza della sezione seconda in data 1 aprile 1998 – Parere numero 365/98). Sempre lo stesso parere del Consiglio di Stato, all’ultimo comma recita “… non essendo stato equiparato ad un diploma di laurea rilasciato dall’università italiana non può conferire titolo all’attribuzione del punteggio …”.

Cortesemente, mi può dire se bisogna attribuire il punteggio per il diploma di laurea?

La ringrazio per il prezioso chiarimento che riterrà di inviarmi.

 

Risposta

Qualora il docente di IRC fosse in possesso di un attestato di laurea diverso dal diploma accademico  ISSR avrebbe titolo a vedersi attribuito il punteggio corrispondente.

Punteggio che non può vedersi invece assegnare per il solo il diploma accademico in scienze religiose (ISSR) perché esso non equivale a laurea riconosciuta dallo Stato italiano (non perché non ha contenuti tali da essere riconosciuto laurea), ma perché le facoltà teologiche lo considerano preliminare al baccalaureato e alla licenza.

 

 

Compiti della scuola nella somministrazione dei pasti ai bambini della scuola dell'infanzia

 

Quesito del 16/03/2018

Vorrei sapere quale è il ruolo specifico dell'insegnante durante la somministrazione dei pasti ai bambini nella scuola dell'infanzia, cioè devono tagliare la carne, devono sbucciare la frutta, devono spiattare, oppure devono solo vigilare sui bambini?

Grazie.

 

Risposta

I docenti della scuola dell'infanzia svolgono un’importante funzione di assistenza educativa durante la consumazione del pasto dal momento che il tempo della mensa è incluso nel loro orario di servizio “frontale”.

In particolare, durante la refezione scolastica i collaboratori scolastici statali non "sostituiscono" i docenti, ma si "affiancano" ad essi. Le classi, durante questo intervallo di tempo, sono gestite dai rispettivi insegnanti e i collaboratori scolastici possono svolgere un ruolo di vigilanza e assistenza (in particolare nella scuola materna) in compresenza e a supporto dei docenti. Nella scuola dell'infanzia questo dovrebbe risolvere, come giustamente ebbe modo di sottolineare l'ANCI, un vecchio contenzioso (chi deve versare l'acqua, tagliare la carne o sbucciare la frutta ai bambini, ecc.). E' importante comunque rilevare che si tratta sempre di "collaborazione" con i docenti e che i collaboratori scolastici non sostituiscono mai gli stessi nelle loro funzioni educative. Non solo: la competenza delle mansioni relative alla predisposizione delle porzioni e alla distribuzione delle stesse agli utenti della mensa scolastica (scodellamento) rimane all'ente locale; al collaboratore scolastico, e quindi alla scuola, compete l'“ordinaria vigilanza e assistenza degli alunni”.

 

 

Accesso agli atti: compensi dipendenti

 

Quesito del 15/03/2018

Ho ricevuto tramite PEC dall'avvocato di un collaboratore scolastico una richiesta di accesso agli atti della documentazione di dettaglio relativa al pagamento delle attività di manutenzione (retribuite con FIS a.s. 2016-17) sia del dipendente sia di un collega, con l'indicazione/riepilogo della manutenzione svolta da ognuno dei collaboratori presso ciascuna scuola dell'IC.

Punto 1: è lecito che un dipendente chieda di avere accesso al compenso di un collega (E' stata data informazione successiva in sede di contrattazione con nominativi del personale che ha avuto accesso e compensi espressi in forma aggregata)? Se sì, il collega è controintressato e quindi devo avviare tutta la procedura relativa prevista dalla normativa?

Punto 2: il documento di riepilogo della manutenzione effettuata non è documento in possesso dell'amministrazione in quanto l'incarico ha compenso forfettario differenziato in base al carico di lavoro e non alle singole manutenzioni effettuate (n. e complessità dei plessi di competenza e svolgimento di attività volte al mantenimento della sicurezza). Che risposta posso fornire all'avvocato in merito?

 

Risposta

Punto 1:

Il dipendente che volesse accedere ai compensi di un collega dovrebbe presentare una richiesta di accesso, ai sensi dell’art. 22 della legge 241/90 e successive modificazioni e integrazioni, dimostrando l’esistenza di un suo reale interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso, fermo restando che non è consentito l’accesso al solo scopo di sottoporre a un controllo generalizzato l’attività della P.A.

Se l’istanza coinvolge controinteressati, l’amministrazione è tenuta a dare comunicazione agli stessi, mediante invio di copia con raccomandata con avviso di ricevimento, o per via telematica per coloro che abbiano consentito tale forma di comunicazione (DPR 184/06, art 3). Il telefax sarà utilizzabile solo previa adozione di cautele “atte ad evitare che la riservatezza non venga esposta oltre misura: rispetto al plico raccomandato e alla posta elettronica, infatti, il fax non assicura sempre la medesima confidenzialità prima di pervenire al controinteressato” (Garante per la protezione dei dati personali, parere 23 marzo 2006).

Punto 2:

Se l'amministrazione non è in possesso del documento di riepilogo della manutenzione effettuata, il Dirigente ne indicherà all'avvocato di parte le ragioni che non consentono di fornire una risposta esaustiva. Esse sono così precisate nel testo fornito: l'incarico ha compenso forfettario differenziato in base al carico di lavoro e non alle singole manutenzioni effettuate (n. e complessità dei plessi  di competenza e svolgimento di attività volte al mantenimento della sicurezza).

 

 

Giustificazione incompleta di assenza

 

Quesito del 13/03/2018

Chiedo gentilmente il Suo parere su una questione sorta con un'insegnante che, dopo essersi assentata alcune volte per visita specialistica, puntualmente ha presentato una attestazione della visita effettuata, ma senza l'indicazione dell'orario. Alla richiesta verbale, fatta dall'assistente amministrativo, di perfezionamento della certificazione, la docente ha risposto dicendo che la cosa è irrilevante e chiede che le venga messa per iscritto. Io ho già diramato a Settembre una circolare sulle assenze che, per quanto concerne la tipologia di assenza in oggetto, fa esplicito riferimento al Decreto Legislativo, all'articolo e al comma che prevede l'attestazione indicante anche l'orario della visita effettuata, quindi non vedo la necessità di scrivere alcunché.

A questo punto, devo considerare l'assenza come ingiustificata?

 

Risposta

Si condivide il parere che la circolare sulle assenze diramata a suo tempo dalla Dirigente ne prevedeva tutte le modalità.

Tuttavia, per prevenire eventuali ricorsi contro un'assenza considerata ingiustificata, si suggerisce di rispondere per iscritto alla dipendente richiamando le dettagliate disposizioni impartite a suo tempo dalla Dirigenza, che giustificano l'immotivazione dell'assenza.

 

 

Chiusura scuole per maltempo

 

Quesito del 13/03/2018

La nostra scuola, al pari delle altre del territorio, è rimasta chiusa, per effetto di un’ordinanza sindacale, emanata per il maltempo, per tre giorni per i quali alcuni docenti avevano chiesto ed ottenuto permessi per visita specialistica e ferie. Detti permessi sono da ritenersi nulli?

Devono essere annullati dal D.S. con apposito atto o sono da registrare come visita specialistica, ferie…?

Grazie.

 

Risposta

Il tema della chiusura temporanea delle sedi scolastiche quando ha ripercussioni sul rapporto di lavoro intercorrente con i lavoratori, trova il proprio fondamento giuridico e normativo nei principi giuridici del Contratto di lavoro.

Nella fattispecie, l’interruzione dell’erogazione del servizio per qualsiasi causa esterna di forza maggiore, configura sicuramente una situazione di inadempimento derivante da cause non imputabili al prestatore (lavoratore), che, impossibilitato a svolgere i propri obblighi contrattuali, è legittimato ad assentarsi senza alcun vincolo di restituzione e/o recupero delle relative ore/giornate.

Nelle cause esterne di forza maggiore è opinione consolidata considerare la chiusura temporanea delle Istituzioni scolastiche e/o di plessi singoli appartenenti alle medesime per ordinanza del Prefetto o del Sindaco a causa di maltempo.

Essendo il rapporto di lavoro del Comparto Scuola di natura civilistica e obbligazionaria tra le parti che lo sottoscrivono, il principio giuridico di riferimento è l’art. 1256 del Codice civile, che recita: “L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore [il lavoratore], la prestazione diventa impossibile. Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore, finché essa perdura, non è responsabile del ritardo dell’adempimento”.

Pertanto, tutto il personale scolastico non è tenuto al servizio qualora i locali dove abitualmente lavora siano inaccessibili in virtù dell’ordinanza prefettizia o sindacale che ha disposto la chiusura della Istituzione Scolastica per eventi atmosferici avversi.

Si ritiene che anche coloro che hanno richiesto permessi retribuiti o ferie rientrino nella fattispecie e pertanto le loro domande e i relativi decreti vadano annullati d'ufficio.

 

 

Alunni: servizio mensa

 

Quesito del 10/03/2018

Nel Comune dove è ubicata la mia Direzione, ogni giorno si assiste a malumori e proteste dei genitori nei confronti del servizio mensa. Dopo aver lottato e ottenuto il mantenimento del Tempo pieno nella scuola primaria, si è scatenata la protesta, ormai incontenibile, dei genitori nei confronti dei costi del pasto, della qualità del servizio mensa, tanto da far vociferare che molte famiglie stiano pensando al famoso "pasto domestico". Martedì 13 marzo p.v., è stato proclamato lo sciopero dei dipendenti della Ditta aggiudicataria del servizio per questioni legate al pagamento dello straordinario. Io ho diramato una circolare con cui informo famiglie e personale dello sciopero e autorizzo i genitori a ritirare i propri figli durante l'ora di mensa per riportarli alla ripresa dell'attività pomeridiana. Immediata la reazione dei genitori: tutti i rappresentanti comunicano che lasceranno i bambini a scuola per tutto il tempo e forniranno loro un panino come pranzo.

E' legittimo? Gli insegnanti in servizio durante la mensa, sono tenuti a vigilare sugli alunni mentre mangiano il panino?

 

Risposta

La Nota MIUR n. 348 del 3 marzo 2017 ha fornito agli Uffici Scolastici regionali le direttive in caso di consumo del pasto a scuola, anche se preparato a casa.

Essa assegna alle scuole la competenza a valutare ed adottare le soluzioni più idonee a far consumare agli alunni il pasto domestico, garantendo l’assistenza da parte dei docenti e la massima sicurezza igienico-sanitaria, anche al fine di evitare qualsiasi forma di contaminazione e di scambio tra gli alimenti.

Da ciò si evince il diritto dei genitori a far consumare a scuola il pasto fornito ai propri figli e il dovere della scuola di disporre di un locale mensa e individuare un’area della stessa da destinare agli alunni che usufruiscono del servizio mensa e un’altra area (distinta, anche se non separata da divisori) agli alunni che consumano cibi propri.

A tutti gli alunni deve essere garantito lo stesso servizio di assistenza da parte dei docenti incaricati.

 

 

Graduatoria interna: l'anno di sospensione dal servizio non va valutato

 

Quesito del 9/03/2018

Una docente è stata sospesa dal servizio dal 28 agosto 2017 al 31 agosto 2018 a seguito di un provvedimento disciplinare del'UPD. Ai fini della graduatoria interna per l'individuazione di eventuali soprannumerari, l'anno scolastico 2017-2018 deve essere contato o no? qual è il riferimento normativo?

 

Risposta

L'art. 497 del D.Lgs. tratta degli effetti della sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio. In particolare i commi 5 e 6 rispondono al quesito:

“5. Il tempo di sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio è detratto dal computo dell'anzianità di carriera.

6. Il servizio prestato nell'anno non viene valutato ai fini della progressione economica e dell'anzianità richiesta per l'ammissione ai concorsi direttivo e ispettivo nei confronti del personale che abbia riportato in quell'anno una sanzione disciplinare superiore alla censura, salvo i maggiori effetti della sanzione irrogata”.

Pertanto l'anno di sospensione dall'insegnamento non può essere valutato nemmeno fini della graduatoria interna per l'individuazione di eventuali soprannumerari.

 

 

Alunni: visite di istruzione

 

Quesito del 8/03/2018

Sempre più frequentemente pervengono richieste da parte dei genitori volte ad ottenere per i loro figli, partecipanti a visite di istruzione, l'autorizzazione al rientro a casa da soli dalla città oggetto della visita, in diverse forme:

trattenersi a Milano nel pomeriggio o in serata dopo il termine della visita;

scendere dalla metro o dal mezzo pubblico alla fermata vicino alla casa dei nonni;

scendere dal treno nella stazione del paese di residenza, sita sul percorso del rientro a Novara, anziché rientrare a Novara (termine della visita didattica) e riprendere il treno sulla stessa linea per fare ritorno al proprio domicilio.

Finora ho sostenuto la linea della unitarietà della visita di istruzione, che ha inizio e termine uguale per tutti secondo quanto comunicato alle famiglie (ad es.: partenza dalla stazione ferroviaria e rientro alla stazione ferroviaria, oppure partenza da scuola e termine della visita alla stazione dei bus, ecc.) e sotto la responsabilità del docente.

Intenderei proseguire su questa linea anche per i maggiorenni, salvo rarissime e gravissime eccezioni da valutare volta per volta (es.: alunno il cui padre è stato ricoverato d'urgenza e la madre non ha possibilità di prelevare il figlio al rientro e non ha possibilità di delegare, o simili...), anche se i genitori fanno pressioni in senso opposto, talvolta non scoraggiati dai docenti, che forse non sono sufficientemente consapevoli delle proprie responsabilità ai sensi del 2048 C.P.

Chiedo un tuo parere sulla questione.

Grazie.

 

Risposta

Alla luce delle responsabilità poste in capo anche al personale scolastico dall'art. 2018 del Codice civile, si condivide appieno la linea adottata dalla dirigenza della unitarietà della visita di istruzione, che ha inizio e termine uguale per tutti secondo quanto comunicato alle famiglie (ad es.: partenza dalla stazione ferroviaria e rientro alla stazione ferroviaria, oppure partenza da scuola e termine della visita alla stazione dei bus, ecc.) e sotto la responsabilità del docente. Linea adottata anche per i maggiorenni, salvo rarissime e gravissime eccezioni da valutare volta per volta.

 

 

PON: selezione esperti

 

Quesito del 8/03/2018

Devo sottoporle due quesiti.

Il Primo

Un docente RSU può essere nominato dal Dirigente Scolastico membro della commissione che valuta le candidature pervenute per il PON Inclusione e lotta al disagio, a seguito di avviso pubblico, per la selezione interna di esperti e tutor?

Il secondo

E' stata avviata nella mia scuola la procedura per la selezione di esperti e tutor per il PON Inclusione e lotta al disagio.

Se nella tabella di valutazione dei titoli per esperto si specifica che i Master o titoli di perfezionamento devono essere coerenti con l'oggetto del bando, un master in Storia del Novecento è per lei coerente, considerato che il docente concorre per un modulo di italiano dal titolo "Caro amico ti scrivo".

Spero in un riscontro per avere un po' di chiarezza

Grazie!

 

Risposta

1) Non esistono preclusioni alla nomina di un docente RSU a far parte della commissione di valutazione delle candidature per la nomina di esperti PON, non essendo essa inclusa tra le incompatibilità previste dall'art 9 dell'Accordo collettivo quadro per la costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie per il personale dei comparti delle pubbliche amministrazioni siglato il 7/8/1998.

2) Si ritiene che chi è in possesso di un master in Storia del Novecento sia legittimato a concorrere per il modulo di italiano in questione. Infatti il corso universitario di Storia comprende anche insegnamenti di lingua italiana.

 

 

Dimissioni dal servizio di un dipendente di ruolo

 

Quesito del 6/03/2018

Sono un assistente amministrativo in ruolo da circa 5 anni. Mi si è presentata l'opportunità di poter avviare un'attività in proprio, sognata da tanti anni. Dopo vari ripensamenti (decidere di lasciare un lavoro sicuro per intraprendere una nuova attività senza sicurezza di continuità non è così facile), ho deciso di presentare le dimissioni a far data dal 1° settembre 2018. Non so però che procedura bisogna fare. Ho chiesto informazioni ma nessuno mi è stato preciso in merito.

La ringrazio per l'attenzione che vorrà porre alla presente.

 

Risposta

L'art. 1 del DPR 28/4/1998, n. 351 prevede: “Le dimissioni dall'impiego del personale del comparto "Scuola" con rapporto di lavoro a tempo indeterminato decorrono dall'inizio dell'anno scolastico o accademico successivo alla data in cui la domanda è stata presentata”.

Il 23 novembre 2017 è stata pubblicata la circolare operativa (nota 50436/17) relativa ai pensionamenti dal 1 settembre 2018, in attuazione del D.M. 919/17.

Tuttavia il caso rappresentato si riferisce a una cessazione non per pensionamento ma per intraprendere altra attività di lavoro.

Il principio che le dimissioni del personale a t.i. decorrono dal 1 settembre dell'anno scolastico successivo si applica anche al caso rappresentato.

Da quella data è pertanto possibile accettare incarichi annuali in altro profilo o altra attività di lavoro.

La procedura è quella di presentare le dimissioni al capo del servizio di appartenenza (nel caso della scuola è il Dirigente scolastico). Allo scadere della data delle dimissioni è possibile intraprendere una nuova attività di lavoro.

I termini di preavviso per le dimissioni volontarie vanno osservati ai sensi dell’art. 2118 del codice civile e sono quelli stabiliti dai contratti nazionali di comparto che nel caso specifico sono contenuti nell’art. 23 del CCNL del comparto scuola attualmente vigente nei seguenti termini: “In tutti i casi in cui il presente contratto prevede la risoluzione del rapporto con preavviso o con corresponsione dell'indennità sostitutiva dello stesso, i relativi termini sono fissati come segue: 

- 2 mesi per dipendenti con anzianità di servizio fino a 5 anni; 

- 3 mesi per dipendenti con anzianità di servizio fino a 10 anni; 

- 4 mesi per dipendenti con anzianità di servizio oltre 10 anni”.

Nel caso rappresentato sono sufficienti 2 mesi.

 

 

Scuola dell'infanzia: servizio mensa

 

Quesito del 5/03/2018

Dirigo una Direzione Didattica che si costituisce di n. 6 plessi, 3 dei quali di scuola dell’infanzia.

Negli ultimi due anni ho rilevato una frequenza irregolare al servizio mensa da parte degli alunni di due plessi della scuola dell’infanzia, dislocati nei quartieri meno abbienti della cittadina.

Lo scorso anno il Comune assegnò l’appalto del suddetto servizio a una nuova ditta: dopo poco più di un mese ci furono le proteste dei genitori in merito alla qualità del cibo.

Pertanto, le frequenze registrate si aggiravano attorno al 60% degli iscritti al servizio.

A ottobre 2017 la ditta ha cambiato il personale e la qualità del cibo è migliorata notevolmente. Di contro, io continuo a registrare una frequenza irregolare da parte dei piccoli alunni.

Un mese fa ho inviato una comunicazione ai genitori, richiedendo la collaborazione degli stessi affinché vi sia da parte degli allievi la partecipazione costante alla mensa scolastica, evidenziando l’importante momento educativo e, quindi, formativo, per la crescita degli scolari, ancor di più in questa fascia d’età.

Ho incontrato le docenti per esaminare la situazione e le stesse hanno rilevato che il problema è essenzialmente di natura economica. I genitori sono stati indirizzati all’apposito ufficio comunale, ma non sto qui a descriverLe quanto talvolta un modello ISEE si scontri con la situazione economica concreta delle famiglie.

Il discorso è che tutti, proprio tutti i genitori, continuano a scegliere il tempo pieno, sia all’atto dell’iscrizione che nelle riconferme annuali. Io, pertanto, richiedo l’organico in base alle domande delle famiglie (che poi, correttamente, iscrivono gli alunni al servizio mensa comunale), ma di fatto la frequenza, per il 40% degli stessi, è pari a zero per alcuni, mentre per altri si registra a giorni alterni.

Sollecitati a richiedere il tempo pieno solo se motivati a frequentare la mensa, gli stessi genitori rispondono che loro selezionano il tempo pieno nella speranza di poterlo far frequentare al proprio figlio l’anno successivo.

Considerata la situazione, esposta anche all’Ufficio competente del Comune, che altro posso fare?

Le mie perplessità nascono dal fatto che io richiedo puntualmente l'organico per un tempo pieno che, poi, potrebbe non essere frequentato da tutti.

Io più che incontrare le famiglie, ricordare loro che la domanda di iscrizione rappresenta un impegno, attivare iniziative per rendere più “appetibile” la permanenza a scuola, non saprei…

Al contempo, non posso negare l’uscita anticipata a un alunno il cui genitore si presenta alle 13.00 a scuola e non posso richiedere sezioni a orario antimeridiano se i genitori persistono nella loro richiesta del tempo pieno.

Ha qualche suggerimento in merito?

 

Risposta

L'operato della Dirigente che scrive è pienamente condivisibile perché coerente con le norme stabilite annualmente dalla circolare ministeriale sulle iscrizioni (la più recente è la Nota prot.n. 14659 del 13 novembre 2017: “Iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2018/2019”.

Non pare necessario né opportuno fornire ulteriori informazioni in merito.

 

Docenti: supplenze in altro plesso

 

Quesito del 1/03/2019

Scuola dell’Infanzia. In assenza di una docente nei plessi con una sola sezione, per garantire il servizio per l’intera giornata, alcune volte l’altra insegnante copre l’intero orario. In alternativa, per non gravare su un’unica persona, si chiede a una docente in servizio in un altro plesso dell’istituto (il più grande con 5 sezioni) di provvedere alla sostituzione, nell’ambito del suo orario giornaliero senza prestare ore aggiuntive. Se però nessuna docente si rende disponibile ad andare nell’altro plesso, come mi devo regolare? Posso fare un ordine di servizio per garantire la sostituzione?

 

Risposta

L’assegnazione dei docenti ai plessi è demandata alla competenza del dirigente scolastico, che ai sensi del decreto legge 150/2009 è responsabile della gestione del personale e dell’organizzazione del servizio.

Tuttavia, una volta fatta l’assegnazione ai vari plessi, eventuali disponibilità orarie dei docenti nel’ambito dell’orario settimanale obbligatorio non dedicate all’insegnamento frontale non possono essere impiegate per sostituire colleghi assenti in altro plesso dello stesso istituto.

Infatti l’art. 28 comma 5 del CCNL/2007 prevede espressamente che nel caso in cui il collegio dei docenti non abbia impegnato totalmente la quota oraria eccedente l'attività frontale e di assistenza alla mensa, “tali ore saranno destinate per supplenze in sostituzione di docenti assenti fino ad un massimo di cinque giorni nell'ambito del plesso di servizio”.

Il limite previsto dalle disposizioni contrattuali relativo alle supplenze nel plesso di servizio non è stato modificato da alcuna disposizione successiva, né è stato abrogato da analoghe norme contrattuali.

Pertanto nel caso in questione, la docente non può essere impiegata con ordine di servizio per supplenze in altro plesso. L'eventuale utilizzazione può essere solo manifestazione di personale disponibilità.

 

 

Supplenza: indicazione di erronea cessazione

 

Quesito del 25/02/2018

E' stato stipulato un contratto di lavoro a tempo determinato con una data di cessazione del rapporto errata. Più specificatamente è stato indicato il termine 30/06 per una sostituzione di un docente in aspettativa che dovrebbe rientrare in servizio ai primi di aprile. E' corretto affermare che in questo caso non è possibile recedere unilateralmente in applicazione del principio dell'autotutela? Se sì come si può procedere?

Grazie mille.

 

Risposta

L'erronea indicazione del termine di una supplenza non ne legittima l'interruzione prima della sua scadenza naturale.

Infatti la posizione prevalente in giurisprudenza e dottrina è contraria alla risoluzione di un contratto di supplenza a seguito del venir meno del presupposto giuridico del congedo del titolare (ad es. per il suo rientro anticipato).

Soltanto il CCNL Scuola del 1995 prevedeva espressamente la risoluzione del contratto per rientro anticipato del titolare, mentre analoga previsione non è stata riportata nei successivi CCNL del 1999, 2003 e 2007.

       Lo ha ricordato anche l’ARAN nell’Orientamento applicativo SCU_069 del 14/06/2013, nel quale alla domanda: “Il contratto stipulato con il supplente si risolve nel caso di rientro anticipato del titolare?” ha risposto: “Si fa presente che l’art. 18 comma 2 lett c) del CCNL 04/08/1995 prevedeva espressamente la risoluzione del contratto stipulato con il supplente a seguito del “rientro anticipato del titolare”, questa norma non è stata più ripresa dai successivi CCNL per cui si deve considerare non più applicabile”.

Il vigente CCNL/2017 Scuola (art. 25/5 per il personale docente e art. 44/7 per il personale ATA) prevede che “Il contratto individuale specifica le cause che ne costituiscono condizioni risolutive e specifica, altresì, che il rapporto di lavoro è regolato dalla disciplina del presente CCNL. E' comunque causa di risoluzione del contratto l'annullamento della procedura di reclutamento che ne costituisce il presupposto”.

Nel caso sottoposto la risoluzione del contratto sarebbe determinata non dall’annullamento della procedura, bensì dal rientro anticipato del titolare, condizione non specificata nel contratto di lavoro.

Il dirigente scolastico può risolvere anticipatamente un contratto soltanto per i seguenti motivi:

- superamento del limite massimo di assenze consentito;

- provvedimenti disciplinari che si concludono con la sanzione del licenziamento;

- annullamento della procedura amministrativa che ha portato all’assunzione del lavoratore.

In giurisprudenza, invece, è stato affermato che non è possibile licenziare il lavoratore a tempo determinato qualora vengano meno le esigenze per cui era stato assunto qual è, per l’appunto, il rientro anticipato del titolare (cfr. tribunale Pordenone, sentenza n. 12/2004; Corte d'Appello di Trieste, sentenza n. 160 del 2005).

Infatti i contratti individuali di lavoro costituiscono un obbligo da ottemperare per entrambi i contraenti e una rescissione unilaterale di tale obbligo non prevista dallo stesso contratto non è legittima e può essere impugnata dinanzi al giudice ordinario.

Alla luce di quanto sopra, si ritiene che la scuola non possa procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro con il supplente per decadenza del presupposto giuridico del congedo del titolare e conseguente rientro anticipato in servizio, ma debba procedere alla relativa utilizzazione per la durata del contratto stipulato in precedenza.

Anche il dipendente che rientra anticipatamente dal servizio viene utilizzato secondo le necessità della scuola con le modalità previste dall’art. 47 del CCNL/2007:

- attività e mansioni  espressamente previste dall’area di appartenenza;

- incarichi specifici che, nei limiti delle disponibilità e nell’ambito dei profili professionali, comportano l’assunzione di responsabilità ulteriori,

- svolgimento di compiti di particolare responsabilità, rischio o disagio, necessari per la realizzazione del piano dell’offerta formativa. Tali attività saranno particolarmente finalizzate per l’area A nell’assolvimento dei compiti legati all’assistenza alla persona, all’assistenza agli alunni diversamente abili e al pronto soccorso.

 

 

Fruizione della legge 104 da parte di un nipote

 

Quesito del 25/02/2018

Ho una zia, "sorella di mia madre", la quale usufruisce della legge 104 art. 3 comma 3. Questa mia zia è vedova e ha due figli disoccupati non conviventi in quanto coniugati. Posso usufruire della legge 104 in qualità di nipote? I figli eventualmente devono firmare qualche documento di impossibilità all'assistenza della madre?

 

Risposta

Va premesso che, per fruire dei benefici dell'art. 33/3 della legge 104/92, devono essere prodotti alla scuola i seguenti documenti:

1) verbale rilasciato dalla competente ASL di accertamento del disabile in situazione di gravità  ai sensi dell’art. 3 commi 1 e 3;

2) dichiarazione sostitutiva resa dall’interessato, ai sensi degli artt. 46 e 47 del DPR 445/2000 e sottoscritta ai sensi dell’art. 76, attestante:

a. il grado di parentela o affinità con il disabile in situazione di gravità;

b. che il disabile non è ricoverato a tempo pieno presso un Istituto specializzato;

c. di non essere convivente ma di garantire al familiare disabile assistenza con continuità ed esclusività;

d. che non ci sono altri familiari in grado di prestare assistenza e che nessun altro familiare beneficia dello stesso oggetto e delle stesse condizioni;

e. l’impegno a comunicare eventuali variazioni delle precedenti condizioni.

In aggiunta a quanto previsto per i figli dei portatori di handicap in situazione di gravità dall'art. 33/3 della legge 104/92, gli artt. 19 e 20 della legge 53/2000 hanno riconosciuto anche ai parenti o affini entro il terzo grado, conviventi e non, che prestano assistenza con esclusività e continuità al familiare disabile in situazione di gravità che non sia ricoverato a tempo pieno, il diritto alla fruizione dei 3 giorni di permesso mensile.

L'art. 74 del codice civile definisce la parentela il vincolo tra le persone che discendono da uno

stesso stipite (quindi legate da un vincolo di consanguineità); mentre l'art. 78 definisce l'affinità il incolo tra un coniuge e i parenti dell'altro coniuge.

In applicazione dell’art. 75, il grado di parentela è così rappresentato:

a) sono parenti in linea retta le persone che discendono l’una dall’altra (genitore-figlio);

b) sono parenti in linea collaterale coloro che, pur avendo uno stipite comune (ad esempio il padre o il nonno), non discendono l’una dall’altra (fratelli e sorelle o cugini);

c) gli affini sono uniti da un vincolo di parentela con i parenti dell’altro coniuge (suocera/o, nuora/genero, cognati, moglie e marito dello zio o zia, moglie e marito del nipote o della nipote). L’affinità non cessa per la morte, anche  senza prole, del coniuge da cui deriva.

Pertanto, il nipote di una persona handicappata può fruire dei permessi previsti dalla legge 104 alle condizioni rappresentate nella premessa.

 

 

Il docente responsabile dell'Ufficio Tecnico

 

Quesito del 24/02/2018

Sono un insegnante tecnico pratico in ruolo, presso un Istituto Tecnico, nel Corso di Istruzione degli Adulti.

In occasione del pensionamento del docente responsabile dell'Ufficio Tecnico dell'istituto, ed appartenendo alla stessa classe di concorso, ho deciso di presentare la mia candidatura alla copertura di tale ruolo.

Nell'esporre questa mia intenzione al Dirigente Scolastico e al DSGA mi è stato detto che l'essere in organico nel Corso di Istruzione degli Adulti non mi consente di presentare la candidatura a tale incarico, ma che essa è aperta solo ai docenti del diurno in quanto codici meccanografici diversi.

Malgrado abbia sostenuto che tale ufficio è operativo sia per il diurno che per il serale, che gli ex "corsi serali", da normativa, sono incardinati agli Istituti di secondaria superiore da cui dipendono (quindi parte dell'istituzione scolastica) e facendo riferimento all'art. 8 comma 4 del DPR 88/2010 che dispone "i posti relativi all'Ufficio Tecnico debbono essere coperti, prioritariamente, con personale titolare nell'istituzione scolastica ...", mi è stata confermata l'incandidabilità a meno che non chieda, ed ottenga, il trasferimento al diurno.

Ritenendo discriminante questo impedimento chiedo un Vostro parere sulla questione.

 

Risposta

Il docente responsabile dell’ufficio tecnico è un un insegnante di laboratorio individuato dal dirigente scolastico. L’art. 4 comma 3 del DPR n. 88 del 15.3.2010 prevede che: "Gli istituti tecnici per il settore tecnologico sono dotati di un ufficio tecnico con il compito di sostenere la migliore organizzazione e funzionalità dei laboratori a fini didattici e il loro adeguamento in relazione alle esigenze poste dall’innovazione tecnologica, nonché per la sicurezza delle persone e dell’ambiente. Per i relativi posti, si fa riferimento a quelli già previsti, secondo il previgente ordinamento, dai decreti istitutivi degli istituti tecnici confluiti negli ordinamenti di cui al presente regolamento in base alla tabella di cui all’Allegato D."

L’art 8, comma 4 dello stesso DPR n. 88/2010 afferma che “I posti relativi all’Ufficio tecnico di cui all’articolo 4, comma 3, sono coperti prioritariamente con personale titolare nell’istituzione scolastica e in mancanza, con personale appartenente a classe di concorso in esubero con modalità da definire in sede di contrattazione collettiva nazionale integrativa sulla mobilità e sulle utilizzazioni”.

Il responsabile dell’Ufficio Tecnico ha il compito di collaborazione con la direzione dell’Istituto ed è di raccordo con gli insegnanti nello svolgimento delle esercitazioni pratiche con il personale A.T.A.

Ha un ruolo rilevante per lo sviluppo e il funzionamento ottimale delle attrezzature tecnologiche e delle strumentazioni necessarie a supporto della didattica.

Il responsabile dell’Ufficio Tecnico lavora in stretto coordinamento con il Dirigente Scolastico e i suoi collaboratori, fa parte del Servizio di Prevenzione e Sicurezza, si raccorda con il D.S.G.A. per gli aspetti amministrativi e contrattuali, è punto di riferimento per i Responsabili dei Laboratori, per gli Assistenti Tecnici, per i Direttori di Dipartimento e le Funzioni Strumentali al Piano dell'Offerta Formativa, per i referenti di Commissioni, di progetti, del Comitato Tecnico Scientifico, del Centro Sportivo scolastico. Interviene nelle riunioni dello Staff del Dirigente.

In linea di massima, il responsabile dell'Ufficio Tecnico svolge incombenze di natura tecnica relative alla gestione delle risorse, con riferimento alle seguenti aree:

- Area didattico-educativa: come coadiuvante dei docenti interessati nell'attuazione della programmazione didattico-educativa dell'Istituto, soprattutto per quanto riguarda le attività dei laboratori;

- Area tecnico-amministrativa: con funzione consultiva per competenti valutazioni strettamente tecnico-amministrative, in rapporto con il Responsabile Amministrativo e l'assistente addetto all'Ufficio di Magazzino.

Il responsabile dell'Ufficio Tecnico, inoltre, segnala alla Provincia, proprietaria dell'edificio scolastico, guasti o inefficienze di natura tecnica e/o dei locali.

L’ITP addetto all’ufficio tecnico riveste la figura giuridica del docente, e a lui si applicano le disposizioni contrattuali relative: gli ITP sono insegnanti di scuole secondarie di secondo grado, per i quali vige in via generale l’obbligo di prestare 18 ore di servizio di insegnamento.

Il docente assegnato all’ufficio tecnico non perde per tale ragione la sua qualifica giuridica d’insegnante tecnico pratico, né può essere sottratto alle prerogative e agli obblighi che ne conseguono.

Il suo orario resta quindi quello previsto dagli artt. 27 e 28 del CCNL/2007, costituito da 18 ore settimanali di lezione, passate però nella conduzione dell’ufficio tecnico.

Da queste premesse non si evince come l'essere in organico nel Corso di Istruzione degli Adulti sia di ostacolo alla presentazione della candidatura a tale incarico in un istituto tecnico o professionale dotato di corso diurno e serale, con codici meccanografici diversi, che sarebbe aperta solo ai docenti del diurno.

Se è vero infatti che i codici meccanografici degli istituti sono diversi tra i corsi diurni e serali, la classe di concorso degli ITP è la stessa. E l'appartenenza a tale classe di concorso costituisce il titolo per l'accesso al compito di responsabile dell'Ufficio Tecnico.

Semmai potrebbe essere di ostacolo al buon funzionamento dell'Ufficio Tecnico stesso se il suo titolare prestasse servizio soltanto durante l'orario serale e non anche in quello diurno. E tale potrebbe essere la ragione per la sua esclusione dall'assegnazione. L'alternativa potrebbe essere che egli garantisca la sua presenza anche durante l'orario diurno, tuttavia con oneri a suo carico esclusivo.

 

 

Scuola del carcere: sostituzione docenti assenti

 

Quesito del 20/02/2018

In caso di assenza prolungata dei docenti della scuola del carcere (5 giorni o più), al fine di non far saltare le lezioni ai detenuti, ho richiesto ai docenti, che in orario risultano in compresenza, di spostarsi nelle classi dei colleghi assenti o di dichiararsi disponibili ad effettuare ore eccedenti l’orario di servizio o, dove è possibile, di accorpare le classi (alcune classi sono formate da 3/4 studenti)

Non ho ancora condiviso tali criteri con il collegio docenti, ma, confrontandomi con i referenti di sede degli altri plessi, ho appreso che utilizzavano i medesimi criteri.

I docenti del carcere si sono appellati alla nota del Miur 9839 dell’8 novembre 2010 per rimarcare che non è legittimo richiedere loro l’interruzione delle compresenza per effettuare la sostituzione dei colleghi assenti.

Non essendoci nemmeno nel nuovo CCNL riferimenti alla specificità della sede carceraria, ti chiedo come procederesti.

Purtroppo in questo gioca un ruolo determinante la sede...

Per ottenere l'autorizzazione all'ingresso in carcere infatti occorre quasi una settimana; va da sé che non sarebbe percorribile coprire con un supplente le assenze di pochi giorni.

Se però i docenti si rifiutano, dicendo che in quelle ore di compresenza hanno un progetto (non si quale!) devo ricorrere ad ordine di servizio?

Grazie per la tua consueta disponibilità e collaborazione!

 

Risposta

E' indubbio che il dirigente può nominare un docente supplente anche per assenze di un giorno.

Secondo la nota MIUR n. 9839 dell’8/11/2010, “Nel caso in cui le soluzioni indicate (sostituzione con personale in esubero, con ore a disposizione, con attribuzione di ore eccedenti nel limite delle risorse assegnate) non risultino praticabili o sufficienti, i dirigenti scolastici, al fine di garantire ed assicurare il prioritario obiettivo del diritto allo studio e della piena funzionalità delle attività didattiche, possono provvedere alla nomina di personale supplente in ogni ordine e grado di scuola anche nel caso di assenza del titolare per periodi inferiori a 5 giorni nella scuola primaria, come previsto dall’art. 28, c. 5 del CCNL e a 15 giorni nella scuola secondaria”.

Bisogna inoltre considerare che sull’argomento “ore eccedenti” la stessa Nota 9839/2010 ha chiarito che: “l’istituto delle ore eccedenti, considerato l’ammontare limitato delle risorse disponibili, annualmente definito e di celere esaurimento, ha natura emergenziale ed ha come finalità lo specifico obiettivo di consentire la sostituzione immediata e limitata nel tempo del docente assente, in attesa della nomina del supplente temporaneo avente diritto”.

Pertanto, se l’assenza del titolare è superiore ai 15 giorni non vi è dubbio che si deve nominare un supplente; se invece l’assenza è fino ai 15 gg. è possibile anche sostituire il titolare assente con personale interno, fermo restando il monito del Ministero sulle ore eccedenti e la possibilità comunque di nominare il supplente anche per un giorno di assenza del titolare.

Tuttavia considerando anche che per l'autorizzazione all'ingresso in carcere occorrono più giorni, non è possibile nominare un supplente per pochi giorni. Pertanto il DS, per garantire il servizio agli alunni, ha titolo a ricorrere a un ordine di servizio ai sensi sia dell’art. 4, comma 2, che dell’art. 5, comma 2, del D.Lgs. 165/2001 (come modificato dal D.Lgs. 150/2009) i quali attribuiscono in via esclusiva al dirigente scolastico le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro, fatta salva la sola informazione alla parte sindacale.

In particolare l’art. 5/2 cit. prevede: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Questo significa che la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza del dirigente e, tra questi, altresì quelli relativi all'organizzazione della didattica, che è la sostanza della vita della scuola, ivi compreso quanto concerne le modalità di impiego a tal fine dei docenti.

Il dirigente deve tuttavia fornire informazione alla parte sindacale su tutti gli atti gestionali, quindi anche su questo. E' opportuno che l'informazione sia preventiva, in modo che il DS possa esplicitare i criteri che ha adottato in sede di predisposizione del provvedimento e possa anche recepire, se del caso, eventuali osservazioni che possano provenire da parte sindacale.

Pertanto nel caso rappresentato è nella piena facoltà del DS conferire un ordine di servizio al docente in compresenza di coprire la classe scoperta, eventualmente anche accorpando classi poco numerose. Il diritto degli alunni alla didattica è prioritario nei confronti di qualunque altro interesse.

 

 

Concorso docenti 2018

 

Quesito del 21/02/2018

Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Economiche (classe LM-56); sto conseguendo i 24CFU, non ho alcuna abilitazione; vorrei chiederle se posso partecipare al concorso che è uscito ora o debbo aspettare il prossimo, in quanto alcuni colleghi mi parlavano di un ricorso da dover fare per poter entrare in II fascia e partecipare al concorso.

Inoltre mio marito ha il diploma di maturità tecnica industriale specializzazione tecnologie alimentari; ha fatto domanda di inclusione in III fascia nella provincia di Roma ed ha in atto il ricorso per il passaggio in II fascia, nel suo caso è possibile fare questo primo concorso con riserva?

 

Risposta

È stato pubblicato in GU n. 14 del 16/02/2018 il Bando di concorso per posti di docente nella scuola secondaria di I e II grado, cui possono partecipare coloro che hanno conseguito l'abilitazione all'insegnamento entro il 31 maggio 2017.

L’obiettivo è quello di permettere ai docenti abilitati di partecipare alle procedure di immissione in ruolo già a partire dall’Anno Scolastico 2018/19.

Alcune categorie (Laureati non abilitati e Diplomati ITP) sono state escluse dalla partecipazione alla procedura concorsuale e private della possibilità di cogliere questa occasione. La decisione è stata presa dal Ministero nonostante queste categorie non abbiano ad oggi alcuna possibilità di abilitarsi.

Risulta che alcuni sindacati hanno attivato un ricorso per la partecipazione alla procedura concorsuale dei Laureati non Abilitati e dei Diplomati ITP, estendendo i termini di adesione fino al Giorno 28 Febbraio (data di spedizione della documentazione).

 

 

Scuola dell'infanzia: orario delle lezioni

 

Quesito del 18/02/2018

Volevo capire se un dirigente scolastico può decidere autonomamente sulle turnazioni dei docenti della scuola dell'infanzia con turnazioni, a mio avviso, che non rispettano le esigenze dei docenti stessi, tipo quella di fare i turni quadrimestralmente con lo stesso orario pomeridiano mentre i colleghi per quattro mesi turnano di mattina.

Chiedo se vi è una normativa specifica che regolamenti l'orario.

Grazie.

 

Risposta

L’orario delle lezioni, essendo un’incombenza gestionale/amministrativa, è di competenza del DS.

Infatti l’art. 5 comma 2 del D.Lgs. n. 165 del 2001, come modificato dall'articolo 34 del D.Lgs. n. 150 del 2009 e dall’art. 2, comma 17 della legge 135/2012, ha disposto che “Nell’ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all’articolo 2, comma 1, le determinazioni per l’organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatti salvi la sola informazione ai sindacati per le determinazioni relative all’organizzazione degli uffici ovvero, limitatamente alle misure riguardanti i rapporti di lavoro, l’esame congiunto, ove previsti nei contratti di cui all’articolo 9. Rientrano, in particolare, nell’esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità nonché la direzione, l’organizzazione del lavoro nell’ambito degli uffici”.

Questo significa che la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza del dirigente e, tra questi, anche quelli relativi alla formulazione dell’orario delle lezioni.

Di conseguenza, tutte le norme preesistenti sull’argomento, o anche se non sono state abrogate esplicitamente, debbono intendersi sovrascritte da questa disposizione successiva, compreso l’art. 7, comma 2 lett. b) del D.Lgs. 297/94 che attribuiva al collegio docenti il compito di formulare proposte al direttore didattico per la formulazione dell’orario delle lezioni. Essa, come altre del genere, si deve intendere pertanto sovrascritta dalla nuova disposizione contenuta nell’art. 5/2 del D.Lgs. n. 165/2001 cit.

Ciò precisato, l'operato del DS di cui al quesito è del tutto legittimo.

 

 

Assegnazione reggenze a presidi incaricati?

 

Quesito del 16/02/2018

Vorrei sapere se sia possibile dare una reggenza ai presidi incaricati, anche se in passato non è stata loro conferita. Infatti è impensabile dare 4 reggenze a un DS. Anche perché noi DS a questo punto ci potremmo anche rifiutare di averla.

 

Risposta

L'ultima norma in ordine di tempo ad occuparsi di reggenza è stato l'art. 1-sexies della legge 31 marzo 2005 n. 43 (di conversione del DL 31 gennaio 2005 n. 7). In detto comma si stabiliva che:

"A decorrere dall'anno scolastico 2006-2007 non sono più conferiti nuovi incarichi di presidenza, fatta salva la conferma degli incarichi già conferiti. I posti vacanti di dirigente scolastico sono conferiti con incarico di reggenza."

La reggenza di altra istituzione scolastica è un incarico aggiuntivo previsto dall’art. 19 del CCNL dell’area V sottoscritto l’11/04/2006 che il dirigente è tenuto ad accettare [CCNL 11 aprile 2006, Art. 19, Incarichi aggiuntivi (art. 26 del CCNL 01.03.02):

1. Il MIUR e le Direzioni regionali, sulla base delle norme vigenti, possono formalmente conferire i seguenti incarichi, che il dirigente è tenuto ad accettare:

b) reggenza di altra istituzione scolastica, oltre quella affidata con incarico dirigenziale”. [...].

5. Nell'attribuzione degli incarichi aggiuntivi gli Uffici scolastici regionali seguono criteri che tengono contro degli obiettivi, priorità e programmi assegnati al dirigente, del relativo impegno e responsabilità, delle capacità professionali dei singoli, assicurando altresì il criterio della rotazione”.

Pertanto la reggenza di altra istituzione scolastica è un incarico aggiuntivo che il dirigente è tenuto ad accettare. E' quindi un incarico obbligatorio e non declinabile. Nella prassi la reggenza viene assegnata se è il dirigente che ne fa richiesta o se all'atto della attribuzione il DS è d'accordo. Ma in ogni caso se assegnata non si può rifiutare.

Pertanto, nel confermare l'illegittimità del conferimento di reggenze ai presidi incaricati, si ritiene sempre possibile che un DS faccia motivate insistenze presso l'USR per esserne esonerato.

Da ultimo è altrettanto possibile aderire allo stato di agitazione della categoria proclamato recentemente da ANP che comprende anche la motivata indisponibilità ad assumere reggenze di altre istituzioni scolastiche.

 

DS: assegnazione reggenze

 

Quesito del 16/02/2018

E' possibile verificare che nessun preside incaricato in Italia abbia assunto reggenze di Istituti?

Te lo chiedo perché la situazione nella mia provincia è gravissima dato che noi dirigenti di ruolo abbiamo tutti due reggenze (oltre all'Istituto di titolarità) e con il pensionamento a breve di due colleghi avremo sicuramente anche una terza reggenza a testa con tutte le responsabilità che ne seguono.

Anche se ciò non sia mai avvenuto, ti chiedo se fosse possibile chiedere all'USR di orientarsi verso questa direzione. Ti preciso che nella mia provincia ci sono due Presidi incaricati.

Grazie!

 

Risposta

Non risulta che ai presidi incaricati siano state assegnate reggenze di altre istituzioni scolastiche né si presume che ciò possa avvenire.

Qualora infatti risultino disponibili sedi di dirigenza, da almeno una decina d’anni tali posti vengono coperti con le reggenze.

 

 

Graduatoria B08: titoli di ammissione

 

Quesito del 16/02/2018

Due aspiranti supplenti hanno dichiarato nella domanda di inserimento in graduatoria iii fascia docenti itp di essere in possesso dei seguenti titoli di studio:

1) diploma di arte della ceramica;

2) diploma di tecnico delle arti ceramiche: tali titoli dichiarati sono validi per la classe di concorso b08?

Grazie.

 

Risposta

I titoli richiesti per l'ammissione alla classe di concorso B08 (Esercitazioni ceramiche di decorazione) sono:

Diploma di istruzione professionale, settore Industria e Artigianato

- indirizzo Produzioni industriali e artigianali articolazione Artigianato purché congiunto a certificazione delle competenze per la ceramica acquisite nel secondo biennio e ultimo anno del percorso formativo

- indirizzo Produzioni industriali e artigianali articolazione Artigianato opzione Produzioni artigianali del territorio purché congiunto a certificazione delle competenze per la ceramica acquisite nel secondo biennio e ultimo anno del percorso formativo

Si ritiene che i titoli prodotti da tali aspiranti supplenti siano validi per l'inserimento nella graduatoria della classe di concorso B08.

 

 

Alunno disabile: ripetenza classe

 

Quesito del 15/02/2018

In una scuola secondaria di primo grado un alunno, con una grave disabilità intellettiva e motoria, frequenta la classe terza e a giugno dovrà sostenere gli esami di licenza.

I genitori, tramite formale comunicazione al dirigente scolastico, hanno chiesto che il proprio figlio possa permanere nella scuola attuale, dichiarando di voler dare l'opportunità di acquisire una maggiore autonomia.

Tale richiesta è stata avallata anche da una breve relazione del centro riabilitativo a firma degli specialisti che seguono il ragazzo.

Alla luce delle nuove disposizioni introdotte dall'art. 11 del decreto 62, comma 8, il gruppo di lavoro formato dal consiglio di classe, dagli specialisti ASL, dai sevizi sociali del comune e dalla famiglia, può elaborare un progetto di permanenza nella classe 3^ secondaria di primo grado per l'allievo e far approvare tale progetto dal Collegio dei docenti per l'inserimento nel PTOF?

 

Risposta

Va premesso che l'art. 11, comma 8 del D.Lgs. 62/2017 dispone che “Alle alunne e agli alunni con disabilità che non si presentano agli esami viene rilasciato un attestato di credito formativo. Tale attestato è comunque titolo per l'iscrizione e la frequenza della scuola secondaria di secondo grado ovvero dei corsi di istruzione e formazione professionale, ai soli fini del riconoscimento di ulteriori crediti formativi da valere anche per percorsi integrati di istruzione e formazione”.

Competente a valutare se un alunno sia o meno da ammettere all’esame di licenza è soltanto il CdC e non i genitori né gli specialisti che lo hanno in cura. Le ragioni di questi ultimi vanno tenute in conto dal CdC ma è questo che istituzionalmente ha titolo a valutare se gli obiettivi didattici e formativi previsti dal Piano educativo individualizzato dell'alunno siano o meno stati da lui raggiunti. Infatti non avrebbe fondamento né giustificazione una ripetenza della classe terza nel caso in cui fossero stati raggiunti gli obiettivi del PEI.

Pertanto, dal punto di vista della scuola (consiglio di classe) si tratta di valutare con serenità e rigore quale sviluppo cognitivo e di maturazione personale è possibile, da parte dell’allievo, con un anno di ripetenza; e ciò al fine di evitare che, assecondando acriticamente le pressioni della famiglia, la scuola risolva la propria finalità formativa in una semplice funzione di accoglienza.

Se quindi il CdC ritenesse che gli obiettivi del PEI non sono stati del tutto raggiunti dall’alunno potrà anche deliberarne motivatamente la non ammissione all’esame.

Se invece l’eventuale permanenza a scuola dell’alunno non gli garantisse un ulteriore sviluppo cognitivo e di maturazione personale la scuola dovrà motivatamente ammetterlo all’esame ed esplicitarne chiaramente alla famiglia le ragioni.

 

 

Istruzione parentale

 

Quesito del 14/02/2018

Nella zona dove opero come DS è stata aperta una scuola di ispirazione montessoriana che accoglie alcuni allievi precedentemente iscritti negli istituti statali comprensivi che dirigo. In realtà si tratta di istruzione parentale svolta presso questa struttura, anche per evitare l'obbligo vaccinale che alcune famiglie osteggiano. I genitori a inizio di ogni anno scolastico mi presentano la dichiarazione che vogliono avvalersi della facoltà di istruire privatamente i propri figli ed alla fine di ogni anno i bambini sostengono l'esame previsto presso una scuola statale dei dintorni. Oggi mi è però sorto un dubbio che ti sottopongo. Insieme alla dichiarazione i genitori in passato hanno anche chiesto il nulla osta che il collega che mi ha preceduto ed anch'io abbiamo firmato forse con leggerezza. Mi chiedo e ti chiedo (una risposta chiara nella normativa non l'ho trovata): i bambini che si avvalgono dell'istruzione parentale devono rimanere in carico alla scuola presso cui si sono iscritti? Oppure abbiamo correttamente rilasciato il nulla osta? La scuola incaricata della vigilanza sull'adempimento dell'obbligo è la scuola presso cui si erano iscritti o la scuola statale presso cui dichiarano che faranno ogni anno gli esami? Grazie per la tua disponibilità e per le preziose risposte che saprai darmi.

 

Risposta

Nel confermare la mancata normativa su tema, si ritiene che la scuola incaricata della vigilanza sull'adempimento dell'obbligo sia la scuola statale presso cui si svolgono gli esami.

Infatti la scuola in cui detto alunno si è iscritto non è più in possesso dei documenti relativi al percorso successivo all'iscrizione stessa.

 

 

ITP: nomina a commissario interno

 

Quesito del 14/02/2018

Ho un quesito sulla nomina del commissario interno.

Il consiglio di classe decide di nominare come commissario interno un docente tecnico pratico (itp) che ha delle ore di insegnamento autonomo oltre a quelle di compresenza. A questo punto che materia va indicata per l'itp? Non esiste la disciplina di laboratorio, cosa si mette a verbale?

Ci sono dei riferimenti normativi?

Grazie.

 

Risposta

Poiché l'ITP in questione ha svolto ore di insegnamento autonomo, appartenente a una determinata classe di concorso, si ritiene che tale disciplina vada indicata nel verbale di nomina del commissario interno.

 

 

Mancata vigilanza alunni: provvedimento disciplinare

 

Quesito del 14/02/2018

Vorrei un chiarimento in merito ad un problema: una docente di scuola primaria, assegnata ad un gruppo di alunni per attività alternativa all'IRC si è trovata a dover andare in un'altra classe per supplire una docente assente. La referente di plesso le ha detto di portarsi gli alunni dell'alternativa nell'altra classe di supplenza.

La docente ha deciso di lasciarli in un'aula vicino, assegnare loro dei compiti. Peccato che non si sia presa cura di loro. Addirittura nessuno è andato al momento dell'uscita.

Una mamma dei  bambini lasciati soli nell'aula mi scrive inviperita dicendo, appunto, che nessuno si è preso cura di loro.

Ritenete sia opportuno procedere con una contestazione di addebito? Certamente la docente ha mancato al dovere di vigilanza sugli alunni etc.etc.

 

Risposta

Si conferma che la docente che non ha ottemperato all'invito della referente di plesso di portarsi gli alunni dell'alternativa nella classe assegnatale in supplenza ha mancato gravemente ai propri doveri di vigilanza sugli alunni e pertanto va sottoposta a un provvedimento disciplinare conseguente, da assumere con le modalità previste dall'art. art. 55-bis del D.Lgs. 105/2001 e cioè: contestazione degli addebiti entro 20 giorni da quando si è avuto notizia del fatto. E poi,

- convocazione della dipendente per il contraddittorio a difesa con un preavviso di almeno 10 giorni;

- conclusione del procedimento entro 60 giorni, salvo che non sia stato richiesto e accordato (per gravi e oggettivi impedimenti) un rinvio della convocazione per più di 10 giorni; in tal caso la durata del rinvio si somma al limite di 60 giorni;

- possibilità di un unico rinvio nel corso del procedimento, che si deve quindi concludere necessariamente.

I termini suddetti sono perentori.

In linea generale, la competenza del dirigente in fatti di natura disciplinare si estende, in una logica di progressività, dall’avvertimento scritto alla censura fino alla sospensione dal servizio e dalla retribuzione per un massimo di 10 giorni; per infrazioni che comportassero sanzioni superiori, la competenza è del direttore dell'USR, al quale il dirigente scolastico trasmette gli atti entro 5 giorni dalla notizia del fatto, dandone informazione al dipendente.

 

 

Chiusura temporanea di un plesso

 

Quesito del 11/02/2018

In nome di una perizia che a dire il vero non è così allarmante, un Sindaco vuole chiudere un edificio scolastico e spostare tra una settimana (pochissimo preavviso) tutti gli alunni suddividendoli in altri plessi (addirittura alunni di una scuola primaria di un Istituto comprensivo dentro i locali di un altro Istituto comprensivo!)

Ho saputo che però non vorrebbe emettere un'ordinanza ma solo una delibera di giunta. Il fatto che manderebbe via gli alunni fra una settimana ma lascerebbe l'edificio disponibile per le elezioni politiche del 4/3.

Forse non vuole emettere l'ordinanza perché così non potrebbe permettere le elezioni nel plesso?

Mi risulta che solo con ordinanza temporanea il Sindaco possa chiudere un plesso e non con delibera di giunta che darebbe solo delle linee di indirizzo allo spostamento.

Vorrei una consulenza in merito dato che i tempi sono molto stretti e non saprei come comportarmi se mi arrivasse nei prossimi giorni una delibera e non so se sia valida e debba per forza spostare gli alunni.

Ringrazio come sempre la disponibilità.

 

Risposta

Va premesso che le ordinanze sono i provvedimenti tipici del Sindaco e di solito contengono un dovere di condotta positiva (comando) o negativa (divieto). Possono essere ordinarie o contingibili e urgenti; queste ultime sono emanate per far fronte a situazioni di emergenza sanitaria o di igiene pubblica, nonché per prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità dei cittadini.

La delibera (o più propriamente deliberazione) è l'atto tipico con cui il Consiglio comunale e la Giunta assumono le loro decisioni nelle materie di competenza.

Fino ad un recente passato era adottata con deliberazione di giunta la maggior parte degli atti amministrativi del Comune. Oggi, invece, a seguito delle riforme amministrative degli scorsi anni novanta, con deliberazione degli organi politici sono adottati i soli atti di indirizzo politico-amministrativo e gli altri atti riservati a tali organi, mentre i rimanenti atti amministrativi sono di competenza dei responsabili dei servizi (e sono per lo più denominati determinazioni o, nel linguaggio corrente, determine). In particolare, sono tuttora approvati con deliberazione i bilanci dell'ente, i regolamenti e gli strumenti di pianificazione (ad esempio i piani regolatori), il cui testo viene allegato alla deliberazione stessa "per farne parte integrante e sostanziale".

Poiché la chiusura anche solo temporanea di un plesso è competenza dell'ente locale, nel caso proposto occorrerebbe apposita determina motivata del responsabile del servizio dell'ente locale.

 

 

Procedimento disciplinare nei confronti di un docente a tempo determinato

 

Quesito del 8/02/2018

Le allego la nota pervenuta due giorni fa da parte dei rappresentanti di classe. Che cosa mi suggerisce? Vorrei fare contestazione e evitare visita ispettiva. Il docente è supplente e ha il contratto fino al 30 giugno.

Attendo sue notizie.

 

Risposta

Il testo sottoscritto dai rappresentanti di classe presenta gravi lacune nel comportamento del professore di matematica che non possono essere disattese.

Si suggerire alla Dirigente di raccogliere ulteriori e specifiche dirette informazioni sull'attività di tale soggetto che, se confermate, non possono che comportare il ricorso a una sanzione disciplinare.

Ai sensi dell'art. 535 del D.Lgs. 297/94 il Dirigente può infliggere ai docenti non di ruolo le sanzioni disciplinari dell'ammonizione e della censura.

Esse possono essere assunte previa contestazione degli addebiti da effettuare con le modalità previste dall'art. 55-bis, comma 2 del DLgs. 165/01, che si riassumono qui si seguito:

- indirizzare al dipendente una lettera di contestazione di addebito entro venti giorni dai fatti contestati;

- la lettera deve qualificarsi fin dall’oggetto come “contestazione di addebito disciplinare” e deve contenere una menzione del tipo “la presente costituisce avviso di avvio di procedimento disciplinare ai sensi delle norme vigenti”;

- nella stessa lettera di contestazione si descriveranno succintamente i fatti con la formula “risulta a questo ufficio che la S.V. ha tenuto ripetutamente comportamenti lesivi della suo status professionale e specificamente: [elencare alcune delle mancanze rilevate nella lettera dei rappresentanti di classe e confermate dalle informazioni dirette]”. Il condizionale è d’obbligo perché altrimenti i fatti vengono dati per accertati prima ancora che il procedimento si apra, mentre la contestazione ha il fine di garantire all’interessato il diritto alla difesa;

- sempre nella lettera, si convocherà l'interessato “ad una audizione personale per essere sentito a propria difesa”. L’audizione sarà fissata per una data successiva di almeno dieci giorni a quella della contestazione. L’interessato sarà avvertito che può farsi assistere in quella sede da un procuratore legale ovvero da un rappresentante del sindacato cui aderisce o a cui abbia conferito mandato;

- gli si ricorderà che ha facoltà – ove non intenda presentarsi – di produrre entro gli stessi termini una memoria scritta a propria difesa; e che, qualora non si presenti e non produca memoria, il procedimento sarà comunque concluso; inoltre che in caso di grave ed oggettivo impedimento (da documentare) ha facoltà di chiedere esplicitamente un differimento dell’audizione, per una sola volta. Non è sufficiente che sia assente per aver titolo al differimento (potrebbe produrre una memoria scritta): deve chiederlo formalmente e la richiesta va vagliata dal dirigente ed altrettanto formalmente accolta o respinta;

- il dirigente chiamerà ad assistere all’audizione uno dei propri collaboratori (per evitare di essere “solo contro due” nel corso della discussione, se il dipendente viene con l’avvocato), oltre un assistente amministrativo per verbalizzare l’audizione. Il verbale va redatto contestualmente e sottoscritto da tutti i presenti, compreso l'avvocato di parte. Se qualcuno si rifiuta, deve indicarne i motivi. Del rifiuto e dei motivi addotti si dà atto nel verbale stesso a firma degli altri;

- il dirigente aprirà l’audizione dando lettura della lettera di contestazione e chiedendo al dipendente cosa ha da dire a propria difesa. Ascolterà, per quanto possibile, senza rispondere o controbattere e comunque senza instaurare un battibecco. Al termine, chiederà esplicitamente se vuole aggiungere altro e si riserverà di valutare e prendere le proprie decisioni;

- dopo aver lasciato trascorrere qualche giorno (per poter argomentare di aver pesato attentamente tutti gli atti e le circostanze), prenderà la propria decisione, che dovrà essere formalizzata per iscritto, con una sanzione o con l’archiviazione del procedimento;

- tutto il procedimento – dal momento della contestazione a quello della sanzione – si deve chiudere entro sessanta giorni, a pena di decadenza.

 

 

Dimissioni di un supplente

 

Quesito del 7/02/2018

La disturbo per un quesito che ha carattere di urgenza e, più precisamente, per avere consulenza sulle corrette azioni da intraprendere in seguito alla richiesta di dimissioni di un docente nella quale vengono formulate contestazioni gravi e infondate nei miei confronti.

E' stata inviata da parte del docente mail di preannuncio dimissioni.

Le dimissioni formali, nelle quali si annuncia azione legale nei miei confronti, per demansionamento, manifesta ostilità e condotta vessatoria, sono state inviate nella stessa data. Nel documento si chiede di esprimere formale accettazione.

La prima questione che pongo è: con che forma acquisire/accettare le dimissioni?

E’ opportuno accettare le dimissioni e ricusare le contestazioni?

Ci sono i presupposti per una controquerela?

Certa che, come sempre, mi fornirà preziosi consigli, La ringrazio.

 

Risposta

Con la privatizzazione del rapporto di pubblico impiego, a seguito del Dlgs 29/1993, le dimissioni sono regolate dalle norme del codice civile e dalle leggi civili sul lavoro. Pertanto le dimissioni costituiscono un atto unilaterale idoneo a determinare la risoluzione del rapporto di lavoro e non necessitano di un provvedimento di accettazione da parte della pubblica amministrazione.

In risposta al dipendente andrà chiarita la circostanza.

Contestualmente è opportuno ricusare le contestazioni di demansionamento, manifesta ostilità e condotta vessatoria per difetto di legittimazione passiva della dirigenza scolastica chiamata in causa.

Non pare opportuno avviare una controquerela per le lungaggini burocratiche conseguenti. Peraltro l'interessato non verrà ulteriormente contattato dalla scuola.

 

 

Scuola media: iscrizioni e scelta di una nuova seconda lingua

 

Quesito del 7/02/2018

Per le future nuove classi prime della scuola media il consiglio di istituto ha deliberato a dicembre l'introduzione della possibilità dello spagnolo in alternativa al tedesco come seconda lingua comunitaria.

Il Collegio dei docenti a Gennaio non ha approvato. Tuttavia nelle iscrizioni la quasi totalità delle scelte condizionate da "eventuale approvazione ed attuazione dello spagnolo" è andata allo spagnolo.

Ieri ho informato dei dati delle iscrizioni il collegio che ha chiesto di rivedere la delibera negativa e dopo accesa discussione ha approvato a larga maggioranza l'introduzione dello spagnolo in alternativa al tedesco ribaltando la decisione presa a Gennaio.

Naturalmente sarebbero salvaguardati come di norma i posti dei titolari di lingua tedesca e chiesta l'autorizzazione all'Ambito Territoriale dopo il passaggio informativo e parere del RSU di scuola. Tuttavia è stata posta la questione dai docenti di tedesco (contrari ) di illegittimità della delibera in quanto secondo loro:

- non è possibile la revisione e rettifica di una delibera già presa anche perché all'ordine del giorno del collegio di ieri era prevista "l'informativa sulle iscrizioni" e la richiesta di revisione della decisione con la nuova votazione è stata fatta solo durante la seduta.

- nel Pof della scuola ad oggi non è indicata come seconda lingua lo spagnolo ma solo il tedesco

- ribaltare una determinazione del collegio dopo le richieste dei genitori sarebbe un atto che "esautora" la funzione docente.

Ora, per evitare la "fuga" dalla scuola degli iscritti con opzione spagnolo procedo accettando le loro iscrizioni ma rischiando un eventuale ricorso amministrativo per illegittimità procedurale?

Oppure devo annullare subito la determinazione del collegio per illegittimità della procedura formale seguita andando contro il chiaro volere dei genitori e del consiglio di istituto rigettando quasi tutte le iscrizioni contro l'interesse della scuola ed il buon senso?

La decisione va presa subito... grazie davvero.

 

Risposta

Ai sensi dell'art. 10/4 del Dlgs 297/1974, il consiglio di istituto indica i criteri generali relativi alla formazione delle classi, all'assegnazione ad esse dei singoli docenti, all'adattamento dell'orario delle lezioni e delle altre attività scolastiche alle condizioni ambientali.

Mentre il collegio docenti formula proposte al direttore didattico o al preside per la formazione, la composizione delle classi e l'assegnazione ad esse dei docenti, per la formulazione dell'orario delle lezioni e per lo svolgimento delle altre attività scolastiche, tenuto conto dei criteri generali indicati dal consiglio d'istituto (art. 7/2).

Le deliberazioni assunte da entrambi questi organi possono essere modificate in ordine alle esigenze della scuola o alle cambiate realtà che si verificano nel tempo.

Pertanto anche le decisioni da assumere in ordine all'introduzione dello spagnolo in alternativa al tedesco conseguenti alle iscrizioni pervenute alla scuola possono essere modificate dagli organismi competenti a seguito delle iscrizioni stesse, senza con ciò esautorare alcuna componente della scuola.

 

 

Docente ITP non laureato designato membro interno

 

Quesito del 2/02/2018

Un docente ITP classe di concorso B-14 ex C430, non laureato, può essere nominato membro interno per esempio per la disciplina Gestione del Cantiere, visto che l'insegnante curriculare della materia, titolare di Progettazione e anche di Gestione del Cantiere, sarà nominato membro interno per Progettazione?

 

Risposta

Premesso che le commissioni d'esame sono composte da tre membri esterni e tre interni (più un presidente esterno), si ritiene legittima la designazione quale membro interno di un docente ITP classe di concorso B-14 ex C430, non laureato, purché abbia svolto la funzione di docente con insegnamento autonomo nella classe interessata.

 

 

Compensi PON-FSE

 

Quesito del 1/02/2018

Sui compensi PON-FSE c'è una questione da dirimere con urgenza. L'Autorità di Gestione, facendo riferimento alla circolare del Ministero del Lavoro n.2 del 2-2-2009, indica il compenso in 150 euro lordi ogni 6 ore, ossia 25 euro lorde l'ora: meno di un tutor! (vedi ad esempio pag.2 dell'allegato 3 all'avviso sulle "Competenze di base").

Tale compenso, oltre ad essere in sé scandaloso, è anche SBAGLIATO proprio ai sensi della citata circolare del Ministero del Lavoro.

L'AdG, infatti, fa erroneamente riferimento a quanto indicato a pag. 21 della circolare, che indica in 150 euro ogni 6 ore il compenso PER L'ATTIVITA' DI COORDINAMENTO SVOLTA NELL'AMBITO DI UN CONTRATTO DI PRESTAZIONE D'OPERA. Il personale interno (e dunque il DS) va retribuito secondo quanto indicato nel paragrafo B.1 della suddetta circolare (pag. 17): il costo orario "deve essere determinato tenendo conto del costo giornaliero del dipendente, quale si ottiene suddividendo la somma degli emolumenti lordi annui fissi corrisposti al dipendente in base alla sua posizione organica nel periodo progettuale, dei contributi previdenziali annuali, della quota di indennità di fine rapporto per il numero dei giorni lavorativi previsti dal contratto".

Inoltre "qualora il computo annuale non dovesse consentire la determinazione del costo orario in ragione del sistema di contabilizzazione delle spese adottato dall'ente" si deve fare riferimento al CCNL 8 giugno 2010 (quindi DOPO la circolare del Ministero del Lavoro) il MIUR, in risposta ad un quesito posto dalla UIL, indicava in 80 euro il compenso lordo orario da corrispondere al DS per il coordinamento dei progetti PON:http://www.uilscuolabari.it/index.php?option=com_content&view=article&id=162&Itemid=167

L'ANP deve difendere la dignità professionale dei suoi soci (e dei DS in generale), attivandosi affinché questo compenso:

sia riconosciuto in via forfettaria, sul totale dell'importo finanziato; non vedo infatti cosa ci sia da rendicontare: qualcuno pensa che un progetto PON possa venire realizzato senza il lavoro del DS? In subordine l'ANP dovrebbe

pretendere che il compenso orario sia quello indicato dal CCNL e dalla stessa circolare del Ministero del Lavoro citata dall'AdG, ossia 80 euro l'ora.

Secondo me, in assenza di risposte da parte del MIUR, l'ANP dovrebbe promuovere il boicottaggio dei progetti PON-FSE.

Due anni fa, per 2 progetti PON-FESR ho percepito un compenso di 380 euro complessivi a fronte di tantissime ore di lavoro e preoccupazioni: non voglio che accada ancora. Se mi limitassi a non portare avanti i PON finanziati nelle mie due scuole (titolarità e reggenza) ne guadagnerei in salute ma la categoria rimarrebbe vessata e la questione si riproporrebbe per tutti i prossimi progetti PON. Non credi anche tu che sia da preferire un'azione collettiva?

Fammi sapere, per mail o telefono: 328 5808 921

Buon lavoro.

 

Risposta

Nel testo del quesito si rileva un'imprecisione che lo condiziona là dove si scrive che “qualora il computo annuale non dovesse consentire la determinazione del costo orario in ragione del sistema di contabilizzazione delle spese adottato dall’ente e/o di necessità dettate dal sistema di rilevazione dei costi da trasmettere alla Pubblica Amministrazione ai fini dei pagamenti intermedi”, il testo corretto prosegue: “si deve fare riferimento al trattamento economico mensile di cui al CCNL, tenendo presente che nel computo del costo orario ordinario deve essere escluso ogni emolumento ad personam (indennità di trasferta, lavoro straordinario, assegni familiari, premi di varia natura, ecc.)”.

Il contratto in questione è quello dei Dirigenti scolastici e non il CCNL 8 giugno 2010 che è il CCNL integrativo dell'Area della dirigenza dei ruoli sanitario, professionale, tecnico ed amministrativo.

Il contratto dei DS non parla dei PON-FSE né della misura dei loro compensi.

Da ultimo, la nota MIUR AOODGPER 16139 del 6/10/2008 dispone che "ai dirigenti delle scuole che partecipano ai progetti in oggetto spetti l'importo del contributo nella sua integrità, fatte salve le ritenute previdenziali ed assistenziali. Nella sede contrattuale competente saranno rimesse eventuali diverse interpretazioni o gli adattamenti ai regolamenti europei in materia di fondi strutturali".

Si condividono le considerazioni sull'inadeguatezza di tali compensi e anche sull'esigenza espressa di azioni nelle sedi appropriate.

 

 

Part time: fruizione legge 104/92

 

Quesito del 29/01/2018

Un docente con contratto a tempo determinato di 8 ore settimanali ha diritto ai permessi per assistere un familiare L104.

Il suo impegno a scuola però è di tre giorni su sei a settimana.

Chiedo se bisogna calcolare in proporzione i giorni di diritto ai permessi L 104 mensili oppure i tre giorni non sono riducibili in quanto il CCNL della Scuola non prevede riproporzionamenti per tutti gli istituti giuridici ad eccezione di ferie e festività soppresse?

Grazie.

 

Risposta

Il contratto in questione è assimilabile a un contratto di part time.

Il contratto di lavoro a tempo parziale orizzontale è quello in cui si ha una riduzione di orario giornaliero rispetto al tempo pieno (per esempio 6 ore di lavoro giornaliero invece di 8).

Il contratto di lavoro a tempo parziale verticale è quello in cui si ha un’attività lavorativa solo in alcuni giorni della settimana (per esempio il lunedì, il martedì e il giovedì e non invece dal lunedì al venerdì o al sabato nel caso di settimana lunga.

Nel caso di contratto di lavoro a tempo parziale, INPS e INPDAP hanno regolamentato con apposite circolari il godimento dei giorni di permesso previsti dalla Legge 104/1992.

Per i dipendenti pubblici la Circolare dell’INPDAP n. 34/2000 prevede quanto segue:

a) Part time orizzontale:

- permesso giornaliero ridotto in proporzione alle ore lavorate, (pertanto, nel caso di prestazione lavorativa inferiore alle 6 ore, il permesso giornaliero si riduce ad 1 sola ora);

- permesso mensile di tre giorni resta per intero indipendentemente dall’orario di lavoro.

b) Part time verticale:

- permesso giornaliero di due ore per ogni giorno di servizio prestato;

- permesso mensile di tre giorni ridotto proporzionalmente alle giornate effettivamente lavorate.

 

 

Chi è legittimato a fregiarsi del titolo di 'professore'

 

Quesito del 30/01/2018

Chi è legittimato a fregiarsi del titolo/appellativo di 'professore'?

Credo che a diversi livelli sia importante un chiarimento in merito.

 

Risposta

Il titolo di professore designa gli eruditi esperti in un settore o in una disciplina e che esercitano attività di insegnamento nel campo dell'istruzione media, superiore, e a livello universitario.

Indica una figura professionale che appartiene all'ambito dei lavoratori della conoscenza ed opera principalmente nel settore delle istituzioni dell'educazione formale come risorsa umana appartenente ad uno specifico progetto educativo.

Il titolo di professore viene utilizzato per gli insegnanti di entrambi i gradi della scuola secondaria. Esso è accordato sia a quanti siano assunti in ruolo, a tempo indeterminato, sia a quanti ricevano un incarico di insegnamento a tempo determinato. Viene usato anche per riferirsi ad un insegnante tecnico pratico (ITP).

Da un punto di vista formale, il titolo denota le persone che abbiano superato un esame che abilita alla professione corrispondente (in questo caso l'esame di abilitazione all'insegnamento); quindi è analogo agli altri titoli professionali come biologo, medico, infermiere, farmacista, avvocato, ingegnere, architetto, dottore commercialista.

Secondo l'attuale normativa, per accedere al concorso abilitante, denominato FIT ("Formazione Iniziale e Tirocinio"), è necessaria una laurea magistrale (o una laurea triennale nel caso degli ITP), a seconda della classe di concorso (correlata alla disciplina insegnata).

 

 

Assenza temporanea di un membro della giunta esecutiva

 

Quesito del 25/01/2018

E' previsto un sostituto di uno dei membri della giunta esecutiva in caso di impedimento momentaneo di uno dei componenti della stessa?

Grazie.

 

Risposta

L'O.M. 215/1991, che regola in maniera permanente le elezioni degli organi collegiali, all'art. 47 prevede soltanto atti di surrogazione di consiglieri che abbiano rinunciato alla nomina o che siano cessati dalla carica per qualsiasi causa.

E all'art. 50 dispone che i consigli di circolo o di istituto possono funzionare anche se privi di alcuni membri cessati per perdita dei requisiti, purché quelli in carica non siano inferiori a tre, in attesa dell'insediamento dei nuovi eletti.

Inoltre all'art. 53 prevede che i membri dei consigli di circolo o di istituto, cessati dalla carica per qualsiasi causa, devono essere sostituiti con il procedimento della surrogazione.

Nulla precisa invece relativamente all'assenza temporanea di qualsiasi membro degli organi stessi, né alla sua sostituzione, che vanno regolati pertanto ai sensi della maggioranza dei componenti degli organi collegiali.

Il funzionamento della giunta esecutiva è pertanto legittimo a condizione che sia presente la maggioranza dei suoi componenti.

 

 

La formazione è un obbligo per i docenti

 

Quesito del 25/01/2018

Ho organizzato per domani un corso di h1,30 sulla privacy (anche in funzione della normativa europea che da maggio dovrebbe entrare in vigore).

Ora siccome il DS è tenuto a formare (e non solo informare) il personale (docente/ATA) sul trattamento dei dati (so di una collega DS che ha avuto 8.000 euro di sanzione per questo), ho pensato con un formatore esterno, di offrire questa opportunità al personale.

Il Piano delle attività deliberato dal CD è di 36+38h (abbiamo lasciato spazi orari per eventuali urgenze).

Tale formazione non è stata oggetto di delibera del C.D.

Ora un gruppo di docenti mi chiede di non venire, in quanto non obbligato dal contratto.

Come posso fare, per tutelarmi e parallelamente far capire loro la responsabilità che hanno come pubblici ufficiali?

Di oggi dovrei mandare risposta!

Grazie mille!!

 

Risposta

La materia della formazione in servizio del personale scolastico è regolata dal CCNL/2007, in particolare dagli articoli 63-66.

Va sottolineato in particolare che la formazione costituisce una leva strategica fondamentale per lo sviluppo professionale del personale, per il necessario sostegno agli obiettivi di cambiamento, per un’efficace politica di sviluppo delle risorse umane. L’Amministrazione è tenuta a fornire strumenti, risorse e opportunità che garantiscano la formazione in servizio.

La partecipazione ad attività di formazione e di aggiornamento costituisce un diritto per il personale in quanto funzionale alla piena realizzazione e allo sviluppo delle proprie professionalità.

Con la legge 107/2005 la formazione diventa “obbligatoria, permanente e strutturale” (comma 124).

Ogni docente dispone di un portfolio digitale che raccoglie esperienze professionali, qualifiche, certificazioni, attività di ricerca e pubblicazioni, storia formativa. La formazione potrà svolgersi in modo diversificato: con lezioni in presenza o a distanza, attraverso una documentata sperimentazione didattica, attraverso la progettazione.

La legge 107 ha disposto la Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione dei docenti che comprende un voucher di 500 euro all’anno da utilizzare per l’aggiornamento professionale attraverso l’acquisto di libri, testi, strumenti digitali, iscrizione a corsi, ingressi a mostre ed eventi culturali, hardware e software. Può essere utilizzata anche per l’iscrizione a master e corsi post lauream. La card spetta ai docenti di ruolo delle istituzioni di ogni ordine e grado.

Alla luce di queste considerazioni la proposta formativa in questione si ritiene obbligatoria per tutti i docenti della scuola.

 

 

Scrutini: sostituzione docente che presta servizio solo in codocenza

 

Quesito del 23/01/2018

Docente, assegnato in codocenza in due classi ha richiesto e ottenuto aspettativa per 104 a partire dal 15 gennaio 2018 (accudimento padre : 6 mesi): non si è ritenuto di dover procedere con nomina supplente in quanto lo stesso docente prestava servizio unicamente in codocenza e veniva utilizzato per sostituzioni. Ci si chiede se nei prossimi scrutini, essendo il codocente assente, si debba, per la perfezione dell'organo, procedere con la sua sostituzione.

 

Risposta

Se la scuola ha ritenuto di non dovere sostituire il docente in aspettativa per la legge 104 con un supplente, non è nemmeno necessario che venga sostituito negli scrutini. L'organo è legittimamente costituito anche senza di lui.

 

 

Scrutini: docenti di laboratorio

 

Quesito del 22/01/2018

Dopo un'attenta analisi del Dlgs 62 del 2017 sulla valutazione, mi è rimasto un dubbio riguardante le/i docenti di laboratorio nel tempo prolungato (36 ore) che in alcune classi svolgono solo le ore dedicate ai laboratori, non so se tali docenti sono tenuti a partecipare agli scrutini con diritto di voto. Invece le/i docenti dell'organico potenziato che svolgono attività di ampliamento e potenziamento dell'offerta formativa per gruppi di alunne/i hanno l'obbligo di partecipare agli scrutini e hanno diritto di voto.

 

Risposta

I docenti di laboratorio nel tempo prolungato (36 ore) che in alcune classi svolgono solo le ore dedicate ai laboratori sono tenuti a partecipare agli scrutini con diritto di voto, limitatamente agli alunni che abbiano seguito tali attività.

Si riporta, per analogia, la sentenza n. 33433 del 15.11.2010 del TAR Lazio che ha dichiarato inapplicabili gli articoli del DPR 122/2009 contenenti una disciplina ritenuta discriminatoria per i docenti delle attività alternative all’IRC rispetto ai docenti di religione cattolica. In conseguenza la sentenza impone di ristabilire parità di trattamento tra le due categorie di docenti, attraverso l’adozione delle medesime prassi. Tali docenti partecipano pertanto a pieno titolo alle attività di scrutinio degli alunni. Allo stesso modo partecipano allo scrutino anche i docenti che svolgono attività o insegnamenti per l'ampliamento e il potenziamento dell'offerta formativa, come quello di cui al quesito.

La sentenza è stata fatta propria dall’amministrazione in più circostanze, ad es. nell’attribuzione del credito scolastico agli alunni delle scuole secondarie di secondo grado: l’art. 8, commi 13 e 14 dell’OM 13/2013, contenente le istruzioni e modalità organizzative ed operative per lo svolgimento degli esami di Stato, precisa che i docenti di Religione Cattolica partecipano a pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti l’attribuzione del credito scolastico agli alunni che si avvalgono di tale insegnamento, esprimendosi in relazione all’interesse con il quale l’alunno ha seguito l’insegnamento e al profitto che ne ha tratto. Analogamente, partecipano a pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti l’attribuzione del credito scolastico i docenti delle attività didattiche e formative alternative all’insegnamento della religione cattolica. Detti docenti si esprimono sull’interesse manifestato e sul profitto raggiunto limitatamente agli alunni che abbiano seguito tali attività.

 

 

Alunni: uscita da scuola in caso di genitori separati

 

Quesito del 21/01/2018

Le scrivo per un parere riguardo un mio alunno: sono un’insegnante di scuola secondaria di primo grado e nella mia prima classe c’è un alunno figlio di genitori separati. Dopo le vacanze natalizie, periodo in cui questo alunno ha assistito ad un’aggressione da parte del padre alla madre, al rientro a scuola rifiuta categoricamente di vedere il padre all’uscita. Questo padre genitore affidatario condiviso ha fatto per iscritto una richiesta che richiama il suo diritto (come da sentenza di divorzio) in determinati giorni a prelevare il figlio. Allo stesso tempo, anche la madre di questo alunno ha presentato richiesta affinché per il benessere psicofisico del figlio, che lo stesso non venga consegnato con la forza al padre e di chiamarla se il bambino non vuole andare con il padre. Il padre minaccia di denunciare la scuola e l’insegnante se chiamiamo la madre. Insomma, per dirla in poche parole, il mio alunno all’uscita da scuola piange e ha forti crisi dichiarando apertamente che non vuole andare con il padre e chiede a viva voce di chiamare la madre. Scappa di nuovo dentro la scuola e si chiude in aula piangendo. Cosa devo fare io come insegnante per non beccarmi una denuncia né dal padre né dalla madre che a sua volta sostiene che non dobbiamo obbligare il minore ad andare con il padre? Mi aiuti per favore! Se può mi dia un riferimento di legge a cui posso appellarmi. Grazie!

 

Risposta

Essendo stata emessa una sentenza di divorzio che ha stabilito il diritto del padre a prelevare il figlio da scuola in determinati giorni, occorre che sia lo stesso giudice a modificare detta condizione.

La madre potrà quindi rivolgersi al tribunale minorile o al giudice tutelare perché sia rivista la sentenza.

Nelle more dell'intervento del giudice la madre potrebbe presentarsi a scuola all'uscita del figlio per riportarlo a casa, senza che la scuola venga coinvolta nella questione.

 

 

RSU: Votazioni

 

Quesito del 20/01/2018

Non riesco a trovare una normativa che specifichi se per le elezioni delle rsu scuola, bisogna fare liste separate tra docenti e personale ata e se i docenti possono votare il personale ata o viceversa.

Grazie.

 

Risposta

Il riferimento normativo è dato dall'Accordo collettivo quadro per la costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie per il personale dei comparti delle P.A. e per la definizione del relativo regolamento elettorale del 7 agosto 1998.

L'art. 3 dispone che alla costituzione delle RSU si procede mediante elezione a suffragio universale ed a voto segreto con il metodo proporzionale tra liste concorrenti.

Non occorre fare liste separate tra le varie componenti della scuola e pertanto i docenti possono votare il personale ata e viceversa.

 

 

Legittimità di corrispondere un contributo ad agenzia formativa

 

Quesito del 20/01/2018

Il nostro Liceo si accinge a realizzare un significativo programma di Alternanza Scuola Lavoro. Ferma restando la normata gratuità della stessa, sarebbe nostra intenzione fruire dei servizi di una nota Agenzia del settore, che ci chiede al riguardo un contributo economico. I quesiti sono:

1) Sarebbe legittimo corrispondere all’Agenzia la somma richiesta quale compenso per la coprogettazione o voce simile?

2) Quale sarebbe la corretta procedura amministrativa? È necessaria una determina e poi a seguire una procedura di individuazione?

 

Risposta

L'art. 40 del DM 44/2001 dispone

1. La istituzione scolastica può stipulare contratti di prestazione d'opera con esperti per particolari attività ed insegnamenti, al fine di garantire l'arricchimento dell'offerta formativa, nonché la realizzazione di specifici programmi di ricerca e di sperimentazione.

2. Il Consiglio di istituto, sentito il collegio dei docenti, disciplina nel regolamento di istituto le procedure e i criteri di scelta del contraente, al fine di garantire la qualità della prestazione, nonché il limite massimo dei compensi attribuibili in relazione al tipo di attività e all'impegno professionale richiesto.

Alla luce di queste disposizioni si ritiene legittimo corrispondere all’Agenzia interessata una somma a compenso per la coprogettazione previa deliberazione del Consiglio di istituto.

 

 

Indagine ocse pisa 2018

 

Quesito del 19/01/2018

Sono un dirigente scolastico. Alla mia e mail è arrivato l'avviso che la scuola da me diretta è una delle circa 700 scuole campionata su tutto il territorio nazionale.

La partecipazione della scuola è obbligatoria?

La ringrazio della risposta.

 

Risposta

PISA - acronimo di Programme for International Student Assessment - è un’indagine internazionale promossa dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) oggi alla sua settima edizione (PISA 2018) che coinvolge più di 80 Paesi.

Lo Studio Principale dell'edizione in corso si svolgerà nel 2018, mentre nel 2017 è stata effettuata la Prova sul campo. Gli esiti di questa rilevazione sono particolarmente importanti perché consentono di validare le procedure e di affinare ulteriormente, e in forma definitiva, gli strumenti di rilevazione al fine di garantire risultati validi e comparabili nella fase di Main Study.

PISA ha le seguenti caratteristiche:

- è la più grande indagine internazionale nel campo dell’educazione

- ha come oggetto di indagine gli studenti quindicenni;

- valuta la preparazione degli studenti ad affrontare la vita adulta;

- rileva le competenze degli studenti in matematica, scienze, lettura e in ambito finanziario;

- raccoglie informazioni di contesto sulle pratiche educative nei paesi partecipanti.

È importante partecipare a PISA perché i risultati possono essere utilizzati per:

    - conoscere il livello di preparazione degli studenti in Italia, nel momento in cui questi potrebbero  decidere di lasciare la scuola;

    - permettere a scuole, sistemi di istruzione e governi di individuare di volta in volta gli aspetti da  migliorare;

    - consentire un confronto tra il rendimento degli studenti e i contesti di apprendimento dei diversi Paesi.

Ciò precisato, nonostante gli indubbi vantaggi che provengono dall'adozione del progetto Ocse Pisa, non pare che tale adesione sia obbligatoria per le scuole.

 

 

Insegnamento della materia alternativa alla IRC

 

Quesito del 19/01/2018

Nell'Istituto Comprensivo che ho in reggenza nessun docente dell'organico ha dato la disponibilità a tenere l'insegnamento alternativo alla IRC che pertanto fino ad ora non è stato attivato.

Nella scuola media è obbligatorio l'insegnamento della materia alternativa alla IRC?

In questo caso è legittimo affidarlo d'ufficio ai docenti di "potenziamento"anche in mancanza di una loro disponibilità?

Altrimenti, si può convocare docenti supplenti ad hoc?... e come?... Incrociando le graduatorie disciplinari...

Grazie come sempre!

 

Risposta

Va premesso che l’Accordo tra Repubblica Italiana e Santa Sede, sottoscritto il 18 febbraio 1984 e ratificato con legge 25 marzo 1985 n. 121, consente agli studenti o ai loro genitori, di esercitare la scelta, all’atto dell’iscrizione alle varie Istituzioni Scolastiche, di avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica.

La CM prot. 0014659.13-11-2017 “Iscrizioni alle scuole dell'infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2018/2019” ribadisce che la facoltà di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica è esercitata dai genitori di alunne e alunni che si iscrivono alla prima classe della scuola primaria o secondaria di primo grado al momento dell’iscrizione, mediante la compilazione dell’apposita sezione on line.

La facoltà di avvalersi o non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica per studentesse e studenti della scuola secondaria di secondo grado è esercitata dagli stessi all’atto dell’iscrizione da parte dei genitori nella compilazione del modello on-line, ovvero, per le iscrizioni che non siano presentate on line, attraverso la compilazione del modello nazionale di cui alla scheda che sarà allegata a successiva nota.

La scelta ha valore per l’intero corso di studi e in tutti i casi in cui sia prevista l’iscrizione d’ufficio, fatto salvo il diritto di modificare tale scelta per l’anno successivo entro il termine delle iscrizioni, esclusivamente su iniziativa degli interessati.

La scelta di attività alternative è operata, all’interno di ciascuna scuola, attraverso il modello nazionale di cui alla scheda che sarà trasmessa con successiva comunicazione. Si ricorda che tale allegato deve essere compilato, da parte degli interessati, all’avvio dell’anno scolastico, in attuazione della programmazione di inizio d’anno da parte degli organi collegiali, e trova concreta attuazione nelle seguenti opzioni:

• attività didattiche e formative;

• attività di studio e/o di ricerca individuale con assistenza di personale docente;

• libera attività di studio e/o di ricerca individuale senza assistenza di personale docente (per studenti delle istituzioni scolastiche di istruzione secondaria di secondo grado);

• non frequenza della scuola nelle ore di insegnamento della religione cattolica.

Per l’individuazione del personale docente allo scopo, il riferimento è la nota del MEF 7 marzo 2011 prot. n. 26482, trasmessa dal MIUR il 22 marzo 2011 prot. n. 1670 (ribadita con nota MEF per utenti SPT n.87/2012 per l’implementazione delle funzioni SPTweb) che ha fornito gli opportuni chiarimenti in merito alla gestione delle ore alternative all’insegnamento della Religione Cattolica. Innanzitutto si precisa che le ore alternative all’IRC costituiscono un servizio strutturale obbligatorio, che possono essere retribuite a mezzo dei ruoli di spesa fissa.

I docenti destinatari dell’assegnazione possono essere identificati secondo le seguenti tipologie:

a) personale interamente o parzialmente a disposizione della scuola (ore di disponibilità entro l’orario cattedra);

b) docenti dichiaratisi disponibili ad effettuare ore eccedenti l’orario cattedra;

c) personale supplente già titolare di altro contratto con il quale viene stipulato un nuovo contratto a completamento dell’orario d’obbligo;

d) in via residuale, qualora non si possa ricorrere alle tipologie sopra indicate, personale supplente appositamente assunto.

In assenza del personale di cui al punto a) il Dirigente dovrà comunicare formalmente la richiesta di disponibilità a ricoprire ore eccedenti a tutti i docenti in servizio presso l’Istituto. Qualora vi siano docenti disponibili, per quanto riguarda le opzioni “Attività didattiche e formative”, occorre prestare attenzione ad individuare docenti che non insegnano nella classe o nelle classi degli alunni interessati in modo che venga assicurato, per gli alunni avvalentisi e per quelli non avvalentisi, il rispetto del principio della "par condicio". Infatti i docenti che svolgono l’attività didattica e formativa partecipano a pieno titolo allavalutazione intermedia e finale, limitatamente agli alunni che seguono tale attività (O.M. 257/2017 sugli Esami di Stato).

Solo dopo l’accertamento della totale indisponibilità da parte di docenti interni, si procede con l’individuazione di supplenti esterni. Nei provvedimenti di individuazione dei destinatari delle supplenze, il Dirigente dovrà dichiarare sotto la propria responsabilità di non aver potuto provvedere con l’attribuzione di ore eccedenti causa indisponibilità dei docenti interni. Inoltre, nel caso di supplenze in scuole secondarie di I o II grado, le graduatorie di Istituto dalle quali attingere il personale saranno relative alle classi di concorso coerenti con gli obiettivi e i contenuti deliberati dal Collegio in sede di programmazione iniziale (C.M. 302/1986).

Per attuare le procedure sopra indicate non occorre alcuna autorizzazione degli Uffici periferici del MIUR stante la natura obbligatoria di tali attività.

Pertanto è possibile assegnare le attività alternative all’IRC a personale supplente esterno, secondo le modalità indicate. Inoltre, visto che spetta al Dirigente Scolastico, attraverso l’applicazione del principio di pari opportunità e il rispetto della normativa vigente (oltre a quella citata, ricordiamo anche l’art. 5 comma 2 del D.Lgs. 165/2001”Potere di organizzazione”), l’individuazione dei docenti destinatari delle attività alternative, per la verifica delle disponibilità interne si consiglia di procedere con richiesta di disponibilità tramite comunicazione scritta formale a tutti i docenti, indicando anche una scadenza, così da rendere più motivato a livello amministrativo l’eventuale ricorso alle supplenze esterne in caso di indisponibilità, evitando pertanto il ricorso ad una semplice richiesta verbale in seduta di Collegio.

 

 

Valutazione alunni

 

Quesito del 19 gennaio 2018

Riferimenti normativi per l’acquisizione di elementi utili alla valutazione periodica e finale degli alunni della secondaria di secondo grado.

Alla luce della vigente normativa relativa alla valutazione di cui all’oggetto, calata in un IPSSS, la valutazione del processo/percorso educativo formativo, nei casi di alunni con frequenti assenze per motivi di salute, soprattutto nei giorni destinati a verifiche in classe, il docente può/deve acquisire elementi di valutazione anche attraverso compiti somministrati per casa nell’interesse dell’alunno e nel rispetto della normativa vigente? Da sottolineare che nel caso nostro, trattasi di alunna di quinto anno, nella valutazione del primo quadrimestre, con problemi anche di salute.

 

Risposta

Fatta salva la disposizione dell'art. 14, comma 7, del DPR 22 giugno 2009, n. 122 relativa alla  frequenza di almeno tre quarti dell'orario annuale personalizzato per la validità dell'a.sc., per acquisire elementi utili di valutazione si ritiene che sia possibile utilizzare tutti gli strumenti opportuni allo scopo, compresa l'assegnazione di compiti somministrati per casa.

 

 

Congedo per diritto allo studio

 

Quesito del 18/01/2018

Sono un insegnante a tempo indeterminato di scuola primaria. In data 12 dicembre 2017 ho fatto richiesta di congedo per un dottorato da svolgere presso la SEvs (Slovacchia), consegnando tutta la documentazione necessaria per la richiesta. Ad oggi il dirigente non si è espresso in merito e non firmerà nessun decreto con diniego o accettazione fino a quanto non riceverà un parere ex ante da parte del Miur. Da calendario io dovrei sostenere la prima sessione di esami dal 12 al 16 febbraio. La mia domanda è cosa fare se il dirigente ancora per quella data non si è espresso? e se dal Miur non arriva nessun parere in merito o arrivasse oltre la data calendarizzata di esame?

 

Risposta

Va premesso che l'art. 19, comma 3 della legge 240/2010, relativamente alla concessione del congedo per dottorato di ricerca ha introdotto la discrezionalità dell’Amministrazione (per le istituzioni scolastiche del Dirigente scolastico), che, sulla base delle esigenze di servizio, può concedere o meno il congedo stesso.

La CM 15/2011 ha confermato che il congedo straordinario per il borsista è un diritto, ma resta comunque subordinato alla compatibilità con le esigenze dell’Amministrazione.

Nel caso prospettato, in attesa che il DS risolva le sue perplessità, il docente potrebbe richiedere un congedo straordinario per diritto allo studio ai sensi dell'art. 15, comma 1 del CCNL/2007 per sostenere la prima sessione di esami dal 12 al 16 febbraio: “Il dipendente della scuola con contratto di lavoro a tempo indeterminato, ha diritto, sulla base di idonea documentazione anche autocertificata, a permessi retribuiti per i seguenti casi:  - partecipazione a concorsi od esami: gg. 8 complessivi per anno scolastico, ivi compresi quelli eventualmente richiesti per il viaggio”.

 

 

Due casi di emanazione di provvedimento disciplinare

 

Quesito del 17/01/2018

Avrei bisogno cortesemente di un suo parere su due casi.

1 Caso. docente di matematica e fisica.

I genitori hanno avuto diversi incontri con me e la docente in questione di cui lamentano spiegazioni confusionarie, scarsa disciplina, non disponibilità a far recuperare, non corretta applicazione delle griglie di valutazione di istituto. Anche in presenza di compiti svolti le sue valutazioni hanno come esito uno o due, mentre chiaramente nelle griglie c’è scritto che la valutazione due si dà in caso di prova in bianco.

Queste lamentale sono reiterate negli anni. I genitori hanno ragione, non c’è verso di modificare il comportamento della docente. Come procedere?

2 caso. Docente di italiano supplente che usa un linguaggio scorretto e volgare in classe, dà giudizi negativi pesanti sui colleghi, didatticamente richiede compiti pesantissimi ai ragazzi, fa cercare il significato di parole riguardanti pratiche sessuali particolari sul vocabolario, nascoste tra una cinquantina di parole che dall’oggi al domani gli studenti devono cercare.

L’anno precedente ha avuto con me un forte contenzioso. Devo necessariamente fare una contestazione di addebito o posso direttamente inviargli una lettera di richiamo?

Grazie per la collaborazione.

 

Risposta

In entrambi i casi rappresentati si ritiene necessario avviare dei provvedimenti disciplinari applicando le modalità previste dall'art. 55-bis, comma 2 del DLgs. 165/01, che si riassumono qui si seguito:

- indirizzare al dipendente una lettera di contestazione di addebito entro venti giorni dai fatti contestati;

- la lettera deve qualificarsi fin dall’oggetto come “contestazione di addebito disciplinare” e deve contenere una menzione del tipo “la presente costituisce avviso di avvio di procedimento disciplinare ai sensi delle norme vigenti”;

- nella stessa lettera di contestazione si descriveranno succintamente i fatti con la formula “risulta a questo ufficio che la S.V., ...”. Il condizionale è d’obbligo perché altrimenti i fatti vengono dati per accertati prima ancora che il procedimento si apra, mentre la contestazione ha il fine di garantire all’interessato il diritto alla difesa;

- sempre nella lettera, si convocherà l'interessato “ad una audizione personale per essere sentito a propria difesa”. L’audizione sarà fissata per una data successiva di almeno dieci giorni a quella della contestazione. L’interessato sarà avvertito che può farsi assistere in quella sede da un procuratore legale ovvero da un rappresentante del sindacato cui aderisce o a cui abbia conferito mandato;

- gli si ricorderà che ha facoltà – ove non intenda presentarsi – di produrre entro gli stessi termini una memoria scritta a propria difesa;

- gli si ricorderà che ove non si presenti e non produca memoria, il procedimento sarà comunque concluso;

- gli si ricorderà che in caso di grave ed oggettivo impedimento (da documentare) ha facoltà di chiedere esplicitamente un differimento dell’audizione, per una sola volta. Non è sufficiente che sia assente per aver titolo al differimento (potrebbe produrre una memoria scritta): deve chiederlo formalmente e la richiesta va vagliata dal dirigente ed altrettanto formalmente accolta o respinta;

- il dirigente chiamerà ad assistere all’audizione uno dei propri collaboratori (per evitare di essere “solo contro due” nel corso della discussione, se il dipendente viene con l’avvocato), oltre il DSGA o un assistente amministrativo per verbalizzare l’audizione. Il verbale va redatto contestualmente e sottoscritto da tutti i presenti, compreso l'avvocato di parte. Se qualcuno si rifiuta, deve indicarne i motivi. Del rifiuto e dei motivi addotti si dà atto nel verbale stesso a firma degli altri;

- il dirigente aprirà l’audizione dando lettura della lettera di contestazione e chiedendo al dipendente cosa ha da dire a propria difesa. Ascolterà, per quanto possibile, senza rispondere o controbattere e comunque senza instaurare un battibecco. Al termine, chiederà esplicitamente se vuole aggiungere altro e si riserverà di valutare e prendere le proprie decisioni;

- dopo aver lasciato trascorrere qualche giorno (per poter argomentare di aver pesato attentamente tutti gli atti e le circostanze), prenderà la propria decisione, che dovrà essere formalizzata per iscritto, con una sanzione o con l’archiviazione del procedimento;

- tutto il procedimento – dal momento della contestazione a quello della sanzione – si deve chiudere entro sessanta giorni, a pena di decadenza.

 

 

Assunzione di provvedimento disciplinare

 

Quesito del 17/01/2018

Avrei la necessità di un tuo parere circa un increscioso episodio successo nella tarda mattinata nella mia scuola di titolarità. Io non ero presente perché ero nell'Istituto che mi hanno dato in reggenza. A quanto mi ha riferito la vicepreside, una insegnante di sostegno che, per la verità, aveva già iniziato a litigare da ieri con una collega, questa mattina, dopo un litigio piuttosto violento le avrebbe dato uno schiaffo. A prescindere dall'imbarazzo nel dover gestire una simile situazione, ho pensato di convocarle domani (in separata sede) per chiedere loro cosa è successo e di avviare per entrambe un procedimento disciplinare. Secondo te è corretto?

In tutta franchezza, mi pare non adeguato un semplice rimprovero verbale o scritto anche perché questa insegnante ha una modalità aggressiva di cui tutti si lamentano. Cosa mi consigli di fare?

Grazie anticipatamente.

 

Risposta

Nel caso prospettato occorre assumere un provvedimento disciplinare da avviare con le modalità previste dall'art. art. 55-bis del D.Lgs. 105/2001 e cioè: contestazione degli addebiti entro 20 giorni da quando si è avuto notizia del fatto.

I passi successivi sono i seguenti:

- convocazione del dipendente per il contraddittorio a difesa con un preavviso di almeno 10 giorni;

- conclusione del procedimento entro 60 giorni, salvo che non sia stato richiesto e accordato (per gravi e oggettivi impedimenti) un rinvio della convocazione per più di 10 giorni; in tal caso la durata del rinvio si somma al limite di 60 giorni;

- possibilità di un unico rinvio nel corso del procedimento, che si deve quindi concludere necessariamente.

I termini suddetti sono perentori.

In linea generale, la competenza del dirigente in fatti di natura disciplinare si estende, in una logica di progressività, dall’avvertimento scritto alla censura fino alla sospensione dal servizio e dalla retribuzione per un massimo di 10 giorni; per infrazioni che comportassero sanzioni superiori, la competenza è del direttore dell'USR, al quale il dirigente scolastico trasmette gli atti entro 5 giorni dalla notizia del fatto, dandone informazione al dipendente.

 

 

Supplenza temporanea: termine

 

Quesito del 16/01/2018

Il caso si riferisce a supplenza di alternativa alla religione - scuola primaria - per n. 10 ore, a partire dal giorno 16 gennaio. La domanda è se il contratto debba essere fatto fino al 30 di giugno, cioè fino al termine delle attività didattiche, come da circolare MIUR 9108 del 27/09/2007 o fino al 10 di giugno, cioè fino al termine delle lezioni, come sembrerebbe da DM 131/2007, essendo la stessa supplenza da considerarsi supplenza temporanea data dal DS dopo il 31/12. Il posto si è reso disponibile in seguito a licenziamento del docente che aveva accettato l'incarico e che ha lasciato lo stesso per un posto di sostegno.

 

Risposta

La circolare MIUR 9108 del 27/09/2007 dispone che “I contratti per ore alternative hanno scadenza obbligatoria entro e non oltre il 30 giugno di ogni anno scolastico (conformemente anche al limite generale stabilito dalla nota del Ministero dell’Economia e delle finanze, Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato prot. n. 32509 del 06/04/2016)”.

L'art. 7, comma 1 del DM 131/2007 prevede che “i dirigenti scolastici conferiscono supplenze utilizzando le rispettive graduatorie di circolo e di istituto in relazione alle seguenti situazioni e secondo le correlate tipologie: a. supplenze annuali e temporanee fino al termine delle attività didattiche per posti che non sia stato possibile coprire con il personale incluso nelle graduatorie ad esaurimento”.

La disposizione della CM 9108/2007 non è in contrasto con il DM 131/2007 perché la scadenza entro il 30 giugno non pone un limite temporale assoluto, ma solo che esse non possono superare tale data.

Si conferma che il posto che si è reso disponibile dopo il 31/12 comporta l'assegnazione di una supplenza temporanea fino al termine delle attività didattiche, cioè il giorno annualmente indicato dal relativo calendario scolastico quale termine delle attività didattiche (DM 131/2007, art. 7).

 

 

Come la scuola deve comportarsi in caso di rientro in servizio di chi fruisce della legge 104

 

Quesito del 16/01/2018

Una docente a tempo indeterminato, con permesso annuale sino al 9 giugno per assistenza madre art.4 D.lgs 119/2011, a seguito decesso familiare rientra in servizio a gennaio. Come ci si comporta con la supplente nominata fino al 30 giugno? Grazie.

 

Risposta

Si conferma che la docente che ha fruito del congedo per la legge 104, a seguito decesso familiare deve rientrare in servizio poiché è venuta meno la causa che lo giustificava.

La supplente nominata fino al 30 giugno non può essere licenziata avendo essa titolo al mantenimento della supplenza fino al suo termine naturale.

       Lo ha ricordato l’ARAN nell’Orientamento applicativo SCU_069 del 14/06/2013, nel quale alla domanda: “Il contratto stipulato con il supplente si risolve nel caso di rientro anticipato del titolare?” ha risposto: “Si fa presente che l’art. 18 comma 2 lett c) del CCNL 04/08/1995 prevedeva espressamente la risoluzione del contratto stipulato con il supplente a seguito del “rientro anticipato del titolare”, questa norma non è stata più ripresa dai successivi CCNL per cui si deve considerare non più applicabile”.

Va rilevato infine che la titolare rientrata in servizio non può riprendere le sue classi, ma ai sensi dell'art. 28, comma 6 del CCNL/2017 va utilizzata per la copertura di ore di insegnamento disponibili in classi collaterali non utilizzate per la costituzione di cattedre orario, in interventi didattici ed educativi integrativi, nonché mediante l'utilizzazione in eventuali supplenze e, in mancanza, rimanendo a disposizione anche per attività parascolastiche ed interscolastiche.

 

 

Inabilità temporanea al lavoro

 

Quesito del 12/01/2018

Il caso: docente a cui il medico di base fa una diagnosi di un mese di malattia; il giorno successivo, convocata per visita dal medico competente, visita richiesta dalla sottoscritta su domanda della docente, viene fatta diagnosi di inabilità temporanea al lavoro. Quali sono i successivi passi burocratico-amministrativi? Poiché la situazione è molto delicata, vorrei evitare errori.

Grazie.

 

Risposta

La diagnosi di inabilità temporanea al lavoro di una docente comporta la sua astensione da tutte le attività connesse con la funzione per l'intero periodo previsto dal documento relativo.

Qualora l'attestato non ne stabilisca i termini, la dipendente va inviata dal proprio medico di famiglia affinché ne certifichi la durata.

 

 

La riforma Madia avrebbe ribaltato il D.Lgs 150/2009 (riforma Brunetta)?

 

Quesito del 12/01/2018

"E' vero che la Riforma Madìa (riforma del pubblico impiego) avrebbe 'ribaltato' tutto il 'Brunetta ecc.', riammettendo alla contrattazione tutte le materie elencate nel CCNL e azzerato quanto il 165/2001 conferiva ai dirigenti circa l'organizzazione degli uffici?'

Grazie.

 

Risposta

La legge 124/2015 recante “Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”, meglio conosciuta come Legge Madia di Riforma della PA, è costituita da 23 articoli, così suddivisi: artt. 1-7: semplificazioni amministrative; artt. 8-10: organizzazione; artt. 11-15: personale; artt. 16-23: deleghe per la semplificazione normativa.

Non si rinvengono in tale legge norme che riformino il D.Lgs. 150/2009 e aboliscano le competenze attribuite ai dirigenti scolastici dall'art 25 del D.Lgs. 165/2001, tra cui in particolare l'organizzazione degli uffici e l'adozione dei provvedimenti di gestione delle risorse e del personale (comma 4).

 

 

Collaboratori scolastici: nota Miur 121/2018

 

Quesito del 9/01/2018

In una scuola dell'infanzia - monosezione con 20 bambini - dispongo di un solo collaboratore scolastico che svolge la sua attività lavorativa su 40 ore settimanali (di cui 4 retribuite dal FIS) per garantire la sorveglianza sull'intera giornata. In realtà, in questo plesso sarebbe necessaria la presenza di 2 collaboratori scolastici. La ripetuta richiesta di potenziamento dell'organico all'UST di competenza è rimasta inevasa. Di conseguenza, mi chiedo se quanto previsto dalla nota Miur 121 del 4 gennaio 2018 - relativamente alla possibilità di ottenere finanziamenti per l'ampliamento dei servizi di ausiliariato - possa trovare applicazione in questo caso. Preciso che la mia scuola non rientra tra quelle destinatarie di accantonamenti nell'organico dei collaboratori scolastici. Tuttavia, sembrerebbe che l'acquisto di tali servizi possa essere effettuato da tutte le istituzioni scolastiche. Mi domando, inoltre, se la soluzione prevista dalla nota in oggetto non produca un sovraccarico amministrativo che azzeri il beneficio auspicato.

 

Risposta

Per ovvie considerazioni oggettive, si condivide la necessità della presenza di due collaboratori scolastici nella vostra scuola dell'infanzia.

In sua mancanza si ritiene legittima l'applicazione della nota Miur 121/2018, la cui tipologia di servizi offerti può essere effettuata da tutte le istituzioni scolastiche, indipendentemente dalla presenza di accantonamenti nell’organico dei collaboratori. Essa deve comunque corrispondere ad una specifica e documentabile esigenza straordinaria dell’istituzione scolastica, che non può essere soddisfatta facendo ricorso alle risorse umane e finanziarie ordinarie già assegnate. Condizione presente nel vostro caso.

E' indubbio che il dettato della nota ministeriale costituisce un aggravio di lavoro per le scuole, ma i benefici conseguenti lo compensano abbondantemente.

 

 

DSGA: illegittimità dello svolgimento della libera professione

 

Quesito del 8/01/2018

Ha accettato una nostra supplenza temporanea di ore 36 come assistente amministrativa fino al 30/06/2018 (su posto di dsga) un avvocato iscritto all’ordine degli avvocati di ...., provincia di ......

Sappiamo che i docenti hanno la facoltà di esercitare anche la libera professione, chiedendo ogni anno l’autorizzazione al dirigente scolastico. Ci chiediamo se questa possibilità può essere estesa anche al personale ATA.

L'assegnataria di tale supplenza può tranquillamente prestare il servizio di ore 36 presso la nostra segreteria?

Grazie mille.

 

Risposta

Il comma 15 dell’art. 508 del D.Lgs. n. 297 del 1994, prevede che al personale docente è consentito, previa autorizzazione del Dirigente Scolastico, l’esercizio della libera professione a condizione che non sia di pregiudizio all’ordinato e completo assolvimento delle attività inerenti alla funzione docente.

Invece, per il personale ATA l'attività libero-professionale è autorizzabile solo se il dipendente si trovi in part time con prestazione lavorativa non superiore al 50% (legge 662 del 1996) e sempre che non arrechi pregiudizio alle esigenze di servizio e non sia incompatibile con l'attività di istituto.

Infatti l’art. 1 comma 56 e seguenti della citata legge 662/1996 consente ai dipendenti pubblici con prestazione di lavoro part-time non superiore al 50% di quella a tempo pieno di svolgere attività libero-professionale ed attività di lavoro subordinato o autonomo.

In tali ipotesi, pertanto, il cumulo di rapporto lavorativo viene legislativamente consentito, con la conseguenza che, per i dipendenti in regime di tempo parziale, non superiore al 50% di quello a tempo pieno, le disposizioni di cui all’art. 53 del decreto legislativo n. 165 del 2001, nonché quelle contenute in leggi o regolamenti che vietano l’iscrizione in albi professionali, risultano inapplicabili.

L’art. 58, comma 1 del CCNL 2007 prevede che per il personale ATA, con esclusione della qualifica di DSGA, possono essere costituiti rapporti di lavoro a tempo parziale.

Pertanto, poiché il DSGA non può essere destinatario di un part time, lo stesso non può esercitare la libera professione in quanto, come già detto, per il personale ATA il requisito necessario è che trattisi di dipenden con rapporto di lavoro a tempo parziale non superiore al 50%.

 

 

Sostituzione ATA assente per più di 30 giorni

 

Quesito del 8/01/2018

In relazione all'art. 1 comma 602 della Legge Finanziaria approvata in via definitiva lo scorso 23.12.2017 che consente la sostituzione del personale tecnico assente per più di 30 giorni, ti chiedo conferma se tale norma può essere applicata per sostituire un tecnico ATA che, ottenuta una supplenza quale docente in altra scuola fino al 30.06.2018 per art. 59 CCNL è assente dai primi di ottobre 2017 e fino al 30 giugno 2018.

In definitiva è possibile la sostituzione di un tecnico Ata per una assenza iniziata da prima della promulgazione della legge finanziaria?

Grazie.

 

Risposta

Si conferma che l'art. 1 comma 602 della legge 27/12/2017, n. 205 dispone che le istituzioni scolastiche ed educative statali possono conferire incarichi per supplenze brevi e saltuarie ai sensi dell'articolo 1, comma 78, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, in sostituzione degli assistenti amministrativi e tecnici assenti, a decorrere dal trentesimo giorno di assenza.

Pertanto si ritiene pienamente legittima la sostituzione dell'A.T. in questione dalla data dell'approvazione della finanziaria, anche se la sua assenza ha avuto una decorrenza dal primi giorni di ottobre 2017, comunque oltre30 giorni antecedenti la nomina di supplenza.

 

 

Alunni maggiorenni: comunicazioni scuola

 

Quesito del 3/01/2018

Purtroppo devo lavorare anche nelle vacanze poiché quest'anno oltre a due Comprensivi ho in reggenza anche un Istituto superiore.

Dato che in questo Istituto superiore ho trovato quasi nessun regolamento e sto poco alla volta provvedendo, mi trovo con questo dubbio: sto provvedendo a redigere la modulistica da dare in caso di provvedimenti disciplinari (lettera di convocazione del Consiglio di classe, lettera alle famiglie degli alunni oggetto di sospensione, lettera di convocazione ai rappresentanti dei genitori e alunni, lettera per la famiglia interessata con l'irrogazione della sanzione).

Nel caso di alunni maggiorenni, la lettera di comunicazione delle infrazioni e di convocazione del consiglio straordinario di sospensione e poi di irrogazione della sanzione le devo indirizzare solo alla famiglia o all'alunno? O a entrambi? La famiglia di un maggiorenne deve essere per forza informata? Cosa mi consigli?

Non vorrei incorrere in errori e poi inficiare il procedimento disciplinare...

Grazie!

 

Risposta

In premessa si ritiene che la lettera di comunicazione delle infrazioni disciplinari commesse da un alunno vada indirizzata sia all'alunno sia alla sua famiglia.

Infatti è opportuno chiarire che, con il raggiungimento della maggiore età, lo studente acquisisce una capacità di agire che lo rende soggetto di diritto a tutti gli effetti. Tuttavia l'esercizio di tale diritto si colloca all'interno di un sistema di diritti e di doveri di altri soggetti, rispetto ai quali la scuola è parimenti obbligata. Fra tali soggetti rientrano i genitori, ai quali le norme della Costituzione (art. 30) e del Codice Civile (artt. 147, 148 e 155 e art. 6 della legge 1/12/1970 n. 188) richiedono di fornire un'educazione e un'istruzione adeguata ai propri figli. Si tratta nel loro caso di un diritto-dovere che richiede la possibilità di conoscere le informazioni scolastiche relative al proprio figlio, alle assenze prolungate, all’elevato rischio di non promozione o ammissione all'esame di Stato, alle gravi mancanze e conseguenti provvedimenti disciplinari, ecc.

Pertanto, il solo fatto del raggiungimento della maggiore età non genera un diritto alla riservatezza del figlio sufficiente ad escludere la famiglia dalle informazioni relative al suo rendimento scolastico.

A tale conclusione è pervenuta la Corte di Cassazione con una sentenza resa in tema di mantenimento dei figli e considerata dagli interpreti come applicabile alla materia della privacy (Corte di Cassazione, Sez. I – sentenza n. 4765 del 3 aprile 2002).

La chiave interpretativa della questione è infatti la considerazione che il figlio, benché maggiorenne, resta un figlio, ed è pertanto soggetto all'obbligo imposto sul genitore dal disposto dell'art. 147 del Codice Civile, ovvero il dovere “di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli”. Tale obbligo di mantenimento/istruzione/educazione è peraltro ribadito all’art. 155 quinquies del Codice Civile con particolare riferimento ai figli maggiorenni.

E' infatti innegabile, in senso logico prima che giuridico, che il dovere di educazione necessita della conoscenza del rendimento scolastico del figlio e del suo comportamento a scuola quale strumento insostituibile per il suo corretto esercizio.

La riservatezza dell'alunno non potrà, pertanto, trovare tutela presso la scuola, almeno fino a quando non si dovessero realizzare i requisiti che la Corte ritiene sufficienti per l'affrancamento dalla dimensione familiare, come l'autonomia economica e sociale (requisito che ben di rado si realizza in un adolescente in età scolare).

Pertanto si ritiene che la lettera di comunicazione delle infrazioni e di convocazione del consiglio straordinario di sospensione e poi di irrogazione della sanzione vada indirizzata sia all'alunno sia alla sua famiglia.

 

 

Ristrutturazione dei locali mensa della scuola

 

Quesito del 21/12/2017

Pongo alla Sua attenzione il seguente caso: i locali mensa della scuola che dirigo sono di proprietà del Comune e concessi in comodato d’uso gratuito alla Provincia e necessitano di una profonda ristrutturazione.

Un imprenditore esterno ha offerto la propria disponibilità a:

1. ristrutturare completamente i locali a proprie spese;

2. mettere a disposizione i locali per le esigenze scolastiche (pasti, attività di alternanza scuola-lavoro…);

3. aprire il locale ad utenza esterna nei momenti di non sovrapposizione con le esigenze didattiche. Naturalmente, come contropartita, chiede la gestione del locale per un certo numero di anni per ripagarsi dell’investimento.

La Provincia si rende disponibile a collaborare nei vari aspetti amministrativi e tecnici nel rispetto dei seguenti vincoli:

A) la ristrutturazione dei locali e l’autorizzazione all’attività dovrà ricevere il nulla osta da parte dei vigili del fuoco

B) il progetto non dovrà comportare oneri o impegni finanziari per la Provincia per autorizzazioni, progettazione, esecuzione lavori, manutenzioni, spese di funzionamento.

La Provincia ha intenzione di lasciare alla scuola la formulazione e l'emissione del bando nel quale è nostra intenzione inserire le esigenze formative e didattiche in particolare legate a:

- fornire occasioni di attività in alternanza scuola-lavoro per gli allievi dell'istituto enogastronomico nonché di svolgimento delle normali attività laboratoriali in orario curricolare;

- alla necessità di fornire adeguata ospitalità ai nostri allievi e a tutto il personale che quotidianamente si ferma a scuola per le attività pomeridiane;

- fornire un servizio di ristorazione di alta qualità e a Km zero utilizzando i prodotti della nostra azienda agraria;

- utilizzare il servizio anche a supporto di diversi progetti avviati dall'istituto.

Quanto illustrato è il quadro di riferimento alla luce del quale si formulano i seguenti quesiti:

1) Il Consiglio di istituto è titolato ad esprimersi su questa materia e se sì, in quali forme?

2) E’ sufficiente una comunicazione scritta della Provincia che esprima parere positivo alla realizzazione dell'iniziativa?

3) Il bando per l'affidamento dell'attività deve essere emanato dalla Provincia o dalla scuola?

4) L'apertura del servizio ristorazione a utenza esterna è compatibile con il ruolo dell'istituzione scolastica?

5) Esiste un quadro normativo di riferimento?

 

Risposta

La disponibilità offerta da un imprenditore esterno a ristrutturare i locali mensa della vostra scuola di proprietà del Comune e concessi in comodato d’uso gratuito alla Provincia può essere da voi accolta ai sensi dell'art. 50 del D.I. 44/2001 che dispone: “1. La utilizzazione temporanea dei locali dell'istituto forniti dall'ente locale competente può essere concessa a terzi, con l'osservanza dell'articolo 33, comma 2, lettera c), a condizione che ciò sia compatibile con la destinazione dell'istituto stesso ai compiti educativi e formativi.

2. Con la attribuzione in uso, l'utilizzatore assume la custodia del bene e risponde, a tutti gli effetti di legge, delle attività e delle destinazioni del bene stesso, tenendo nel contempo esente la scuola e l'ente proprietario dalle spese connesse all'utilizzo.

3. L'edificio scolastico può essere concesso solo per utilizzazioni precarie e previa stipulazione da parte del concessionario, di una polizza per la responsabilità civile con un istituto assicurativo”.

Il Consiglio di istituto ha titolo ad esprimersi sulla materia. Infatti l’art. 10, comma 6 del D.Lgs. 297/94, gli attribuisce l'esercizio delle competenze in materia di uso delle attrezzature e degli edifici scolastici ai sensi dell'art. 94, il cui comma 3 prevede che i rapporti tra ente obbligato ed ente proprietario dei locali da utilizzare, qualora si tratti di enti diversi, sono regolati da apposita convenzione, che può prevedere anche l'assegnazione in uso gratuito”, come nel caso in questione.

E' pertanto opportuno dar corso alla convenzione in parola inserendo in essa le condizioni da voi espresse legate a specifiche esigenze formative e didattiche:

- fornire occasioni di attività in alternanza scuola-lavoro per gli allievi dell'istituto enogastronomico nonché di svolgimento delle normali attività laboratoriali in orario curricolare;

- fornire adeguata ospitalità ai vostri allievi e a tutto il personale che quotidianamente si ferma a scuola per le attività pomeridiane;

- fornire un servizio di ristorazione di alta qualità e a Km zero utilizzando i prodotti della vostra azienda agraria.

La contropartita richiesta dall'imprenditore per ripagarsi dell’investimento e consistente nella gestione del locale per un certo numero di anni è legittima con il consenso dell'amministrazione comunale proprietaria dei locali concessi in comodato d’uso gratuito alla Provincia

Si ritengono sufficienti comunicazioni scritte del Comune e della Provincia che esprimano parere positivo alla realizzazione dell'iniziativa.

Il bando per l'affidamento dell'attività deve essere emanato dalla scuola.

L'apertura del servizio di ristorazione a utenza esterna è compatibile con il ruolo dell'istituzione scolastica, come la prassi instaurata in tante scuole dimostra.

 

 

 

Supplenza temporanea: dimissioni

 

Quesito del 21/12/2017

Le scrivo per un avere un suo parere circa una situazione difficile in cui mio marito si è venuto a trovare. Attualmente ha due incarichi (8 e 9 ore) da graduatoria di istituto in due scuole diverse. In una di queste sta subendo vessazioni e richiami per motivi futili dal DS, che terrorizza tutti i docenti con i suoi comportamenti a dir poco scorretti. Mio marito vorrebbe dimettersi dall'incarico in questa scuola ma non riusciamo a capire a quali sanzioni andrebbe incontro. La normativa fa riferimento sempre all'ipotesi di docenti che abbandonino un unico incarico. Nel suo caso lui conserverebbe l'altro spezzone. Potrebbe ancora accettare supplenze per il completamento? In alternativa cosa ci consiglia di fare? La situazione così come è non è sostenibile. Grazie.

 

Risposta

Il dimettersi anche solo da una parte del contratto comporta le conseguenze dell'abbandono dal servizio come regolato dall'art. 8 del DM 13 giugno 2007 (Regolamento supplenze docenti). Esso dispone che l’abbandono del servizio comporta la perdita della possibilità di conseguire supplenze, conferite sulla base delle graduatorie di circolo e di istituto, per tutte le graduatorie di insegnamento.

Pertanto il titolare della supplenza che intendesse rinunciare a parte di essa, non solo perderebbe anche l'altra parte ma non potrebbe accettare altre supplenze.

Il suggerimento è di adattarsi al meglio alla realtà che sta vivendo.

 

 

Sostituzione assistente amministrativo

 

Quesito del 19/12/2017

Ho un'assistente amministrativa che da pochi giorni ci ha lasciato per assumere il posto di dsga incaricato presso un'altra Istituzione scolastica. Sapevo della legge di stabilità 2016 che non permetteva di sostituire per supplenze brevi il personale di segreteria sopra le tre unità. L'Usr mi ha mandato i riferimenti della legge di stabilità insieme ad una nota in cui si dice di assumersi la responsabilità della nomina di supplente eventualmente nei casi di morte o pensionamento del personale... Vorrei un tuo parere. Grazie.

 

Risposta

Sul tema occorre aver presenti le seguenti indicazioni ministeriali:

1) Nota 37383 del 29/08/2017: “i dirigenti scolastici non possono conferire le supplenze brevi di cui al primo periodo del comma 78 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 1996, n. 662 a:

a) personale appartenente al profilo professionale di assistente amministrativo, salvo che presso le istituzioni scolastiche il cui relativo organico di diritto abbia meno di tre posti”.

2) Nota 10073 del 14/04/2016: “solo qualora ricorrano ipotesi eccezionali e sia irrimediabilmente compromesso il regolare funzionamento delle istituzioni scolastiche, non essendo oggettivamente e altrimenti possibile garantire le condizioni minime indispensabili per l'erogazione del servizio col personale a disposizione, con misure alternative e flessibili di organizzazione dell'attività né con gli istituti contrattualmente previsti, potendosi configurare un'interruzione di pubblico servizio, i dirigenti scolastici valuteranno caso per caso la possibilità di ricorrere alla nomina del supplente sotto propria responsabilità e con adeguato provvedimento che motivi dettagliatamente le cause oggettive di impossibilità di funzionamento del pubblico servizio”.

Alla luce quindi di queste premesse, il dirigente, che conosce dettagliatamente la realtà della sua scuola, valuterà se sia possibile nominare un supplente sotto la propria responsabilità e con provvedimento adeguatamente motivato.

 

 

Alunni: rinuncia alla refezione scolastica

 

Quesito del 18/12/2017

Un genitore, nel formalizzare la richiesta di consumare il pasto domestico, chiede quanto segue:

“1 - che nostra figlia possa portare il pasto domestico nei giorni dove abbiano constatato che la bambina non mangia nulla o quasi, fornendo adeguati contenitori/termos, posate e tovaglietta, e quindi di non aver bisogno di riscaldare o conservare il pasto in forni a microonde, frigoriferi o altri strumenti forniti dalla scuola;

2 – che avvisando per tempo (cioè quando si fa l’appello per la mensa) nei giorni quando si porta il pasto domestico non ci venga addebitato il costo della refezione scolastica;

3 - che nei giorni dove ci sono cibi a lei graditi possa usufruire del pasto della mensa scolastica;

4 – che mangi negli stessi locali dove gli altri usufruiscono del servizio di refezione esterna”.

Leggendo le richieste del genitore si evince che la famiglia chiede di optare per una forma mista: refezione scolastica nei giorni in cui viene servito il cibo gradito dalla bambina, pasto domestico negli altri giorni.

Tenuto conto che tale richiesta potrebbe determinare un effetto “domino” ed essere avanzata con le stesse modalità da altri genitori anche di altre classi, determinando problemi organizzativi per la scuola di difficile gestione, sarei orientata a negare la forma mista, così come richiesto dal genitore, e comunicare al genitore che, per motivi organizzativi, la rinuncia alla refezione scolastica deve riguardare tutti i giorni della settimana.

Quale è la sua opinione in merito? Posso a suo parere negare la forma mista?

 

Risposta

Anche per ovviare all'effetto domino che determinerebbe l'accoglimento della richiesta della madre in questione, si condivide la proposta che la rinuncia alla refezione scolastica deve concernere tutti i giorni della settimana.

Infatti il soddisfacimento della domanda in parola comporterebbe un notevole aggravio organizzativo per la scuola, non facilmente realizzabile con le risorse di cui l'istituzione scolastica  può disporre.

 

 

La semplice convivenza con persona handicappata non implica l'applicazione della legge 104/92

 

Quesito del 15/12/2017

Ho per le mani una situazione alquanto anomala relativa ad un nucleo familiare formato da un genitore, dalla sua figlia docente nella mia scuola e due altre persone che risultano nel nucleo anagrafico ma senza alcun rapporto di parentela espresso. La docente ha richiesto di usufruire dei benefici della L.104. Alla nostra richiesta di dichiarazione a che altri non siano già beneficiari di tale diritto, si è dichiarato che essendo il suo compagno un convivente di fatto non è tenuto a tali dichiarazioni, meno che mai l'altro membro della famiglia (fratello del suo convivente). E' giusta la prassi? Ossia, è normale che se all'interno dello stesso nucleo familiare, attestato dall'ufficio anagrafico, convivano più persone pur senza alcun rapporto di parentela, questi ultimi, pur essendo in condizione di provvedere all'invalido e conviventi sotto lo stesso tetto, siano esentati dalla dichiarazione prevista dalla legge?

Grazie.

 

Rispondi

Il lavoratore che intende fruire dei permessi mensili previsti dall’art. 33, comma 3 della Legge 104/92, deve presentare oltre al verbale rilasciato dalla Commissione Medica, una dichiarazione sostitutiva di certificazione, ai sensi degli artt. 46 e 47 del DPR 445/2000, e sottoscritta ai sensi dell’art. 76, attestante:

1) il grado di parentela o affinità con il disabile in situazione di gravità;

2) che il disabile non è ricoverato a tempo pieno presso un Istituto specializzato;

3) di non essere convivente ma di garantire al familiare disabile assistenza con continuità ed esclusività;

4) che non ci sono altri familiari in grado di prestare assistenza e che nessun altro familiare beneficia dello stesso permesso;

5) l’impegno a comunicare tempestivamente, eventuali variazioni delle condizioni dichiarate.

Viene così affermato il diritto/dovere della Pubblica Amministrazione di verificare la veridicità della documentazione e delle dichiarazioni presentate dal lavoratore (cfr DPR 445/2000) in modo particolare se si nutrono eventuali dubbi sulla veridicità del loro contenuto.

Come è stato evidenziato ai punti 3-4 , tale diritto è condizionato all'inesistenza di altri familiari o affini che siano in grado di occuparsi dell'assistenza al disabile.

Secondo una parte della giurisprudenza, tale condizione può sussistere anche in presenza di altri congiunti i quali, pur teoricamente in grado di prestare assistenza al portatore di handicap, non siano disponibili per impedimenti di natura oggettiva o soggettiva.

Di recente, questo orientamento, non è stato condiviso dal Consiglio di Stato, Sezione IV^, sentenza 825 del 15/02/2010 (già nel passato si erano già pronunciati sia il TAR che altri tribunali (vedi sentenza del Tribunale di Oristano del 26/11/2009) che ritiene necessaria un'interpretazione coerente con la ratio ed il ruolo assolto dall'istituto dell'assistenza ai soggetti svantaggiati nel nostro ordinamento.

Il Supremo Organo ritiene pertanto che "il requisito della esclusività assistenziale può ritenersi integrato solo se l'istante comprova l'inesistenza di altri parenti ed affini in grado di occuparsi dell'assistenza del disabile: e ciò non mediante semplici dichiarazioni di carattere formale, magari attestanti impegni generici, ma attraverso la produzione di dati ed elementi di carattere oggettivo, concernenti eventualmente anche stati psico-fisici connotati da una certa gravità, idonei a giustificare l'indisponibilità sulla base di criteri di ragionevolezza e tali da concretizzare un'effettiva esimente da vincoli di assistenza familiare".

Poiché le disposizioni citate parlano sempre di “parenti ed affini”, non si ritiene che la semplice convivenza con persona handicappata di altri soggetti anche se appartenenti allo stesso nucleo anagrafico ma senza alcun rapporto di parentela espresso siano tenuti all'assistenza e vincolati alle prescrizioni della legge 104/92.

 

 

Provvedimento disciplinare nei confronti di un docente

 

Quesito del 9/12/2017

L'animatore digitale per ragioni a me sconosciute, ma presumibilmente legate ad un compenso FIS ritenuto insufficiente, ha inviato a tutta la comunità scolastica e a mia insaputa la seguente comunicazione: 'Si comunica a tutte le utenze che a breve verranno completamente dismesse le piattaforme online di Google Suite e Microsoft Office 365. Siete invitati a salvare altrove tutto il materiale ivi contenuto, poiché dopo le ore 23:59 del 22 dicembre 2017 verrà cancellato definitivamente; verrà congiuntamente dismesso anche l’indirizzo di posta elettronica di Istituto con dominio @russell-moro.it. Per la didattica digitale rimangono disponibili le numerose piattaforme gratuite presenti sul web: Edmodo, WeSchool, etc, non essendo legate a licenza di utilizzo e fornendo alcuni servizi di posta elettronica alle utenze. Tra queste, Edmodo viene gestita amministrativamente dalla scuola, nella persona dell’Animatore Digitale, come anche Moodle. Qualora se ne presenti la necessità, le modalità di utilizzo di queste piattaforme verranno chiaramente esplicate al personale docente in sede di eventuale seminario informativo, da Pianificare con l’ufficio di Presidenza'.

Ho immediatamente preso le distanze dall'iniziativa con una circolare interna indirizzata al personale in cui assicuro di intraprendere tutte le misure necessarie per risolvere la questione da un punto di vista tecnico e contestualmente mi riservo di valutare ogni possibile profilo di responsabilità conseguente all’iniziativa in oggetto.

Ritieni che si possa procedere da un punto di vista disciplinare?

Grazie mille.

 

Risposta

La comunicazione di tale docente, fatta ad insaputa della dirigente, può costituire un'ingerenza indebita nei suoi confronti e pertanto perseguibile anche disciplinarmente. Infatti l'incarico di animatore digitale da cui è stato delegato non lo esime dai doveri di subordinazione nei confronti del suo diretto superiore, la cui prima manifestazione consiste nel renderla edotta delle iniziative che non sono direttamente connesse con il suo incarico.

Pertanto tale comportamento può essere passibile di provvedimento disciplinare, da assumere con le modalità previste dall'art. art. 55-bis del D.Lgs. 165/2001.

Esso va avviato con la contestazione degli addebiti entro 20 giorni da quando si è avuto notizia del fatto.

I passi successivi sono i seguenti:

- convocazione del dipendente per il contraddittorio a difesa con un preavviso di almeno 10 giorni;

- conclusione del procedimento entro 60 giorni, salvo che non sia stato richiesto e accordato (per gravi e oggettivi impedimenti) un rinvio della convocazione per più di 10 giorni; in tal caso la durata del rinvio si somma al limite di 60 giorni;

- possibilità di un unico rinvio nel corso del procedimento, che si deve quindi concludere necessariamente.

I termini suddetti sono perentori.

In linea generale, la competenza del dirigente in fatti di natura disciplinare si estende, in una logica di progressività, dall’avvertimento scritto alla censura fino alla sospensione dal servizio e dalla retribuzione per un massimo di 10 giorni.

 

 

Recupero delle ore da parte dei docenti

 

Quesito del 7/12/2017

Il problema è il seguente: a seguito delle delibere del C.D. relative all’organizzazione delle attività di alternanza molti docenti non prestano servizio nelle prime due settimane di lezione e nelle ultime due settimane di lezione: svolgono attività per poche ore in quanto tutta la classe è in azienda.

E’ stato previsto che le ore non svolte in detti periodi vengano recuperate con attività pomeridiane che di recupero, eccellenza, supporto agli allievi.

Le organizzazioni sindacali (SNALS E UIL) ritengono che ciò non sia legittimo e sostengono che il recupero non sia ammissibile. Si è concordato di formulare un quesito alla Commissione Regionale a supporto della Contrattazione.

Cosa ne pensi?

 

Risposta

In attesa che la Commissione Regionale coinvolta si esprima, si può formulare la seguente ipotesi di soluzione: i docenti impossibilitati a svolgere le lezioni nelle classi loro assegnate per ragioni obiettive come quelle descritte, sono tenuti a restare a disposizione della scuola per il rispettivo orario della giornata e potranno essere impiegati ai sensi dell'art. 28/6 del CCNL/2007, “mediante l'utilizzazione in eventuali supplenze e, in mancanza, rimanendo a disposizione anche per attività parascolastiche ed interscolastiche”.

L'eventuale diniego alla prestazione o l'abbandono del servizio si configura come inosservanza dei compiti e doveri d'ufficio perseguibile disciplinarmente.

In alternativa il Dirigente, cui l’art. 4, comma 2, e l’art. 5, comma 2, del D.Lgs. 165/2001 (come modificato dal D.Lgs. 150/2009) attribuiscono in via esclusiva le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro, fatta salva la sola informazione alla parte sindacale, può disporre che le ore non svolte in detti periodi vengano recuperate con attività pomeridiane di recupero, eccellenza, supporto agli allievi.

Pertanto la disposizione della scuola è pienamente legittima.

 

 

Part time: modalità di attuazione

 

Quesito del 6/12/2017

Un collaboratore scolastico ha un contratto part-time orizzontale (3h x 6 giorni), in una scuola che ha sei giorni di attività.

Per motivi organizzativi si intende disporre, con la condivisione del collaboratore, un servizio di 3 h e 36 min. su 5 giorni, attivando di fatto un part-time nel contempo orizzontale e verticale.

E' legittimo?

Grazie.

 

Risposta

Con l'assenso del dipendente interessato pare possibile disporre un part time così come proposto. Si tratta infatti sempre di un part time di cui sono state soltanto modificate le modalità di attuazione.

 

 

Ricostruzione di carriera di docente

 

Quesito del 6/12/2017

Docente immessa nel ruolo della scuola primaria nel 2007, ottiene il passaggio di ruolo alla scuola dell'infanzia a partire dal 1° settembre 2010. La docente non ha servizio pre-ruolo. Deve fare la ricostruzione di carriera, con la nuova modalità on-line prevista dalla norma? e quali periodi deve dichiarare, perché se va ad istanze on line risulta solo il periodo in cui ha avuto il passaggio di ruolo, cioè dal 1° settembre 2010. La prego di aiutarmi a chiarire le idee per dare una risposta alla docente interessata. La ringrazio.

 

Risposta

La docente in questione, anche se non ha svolto servizio pre-ruolo, ha titolo alla ricostruzione di carriera a far data dal 1/10/2007 con la nuova modalità on-line in vigore. A tal fine è necessario che la stessa produca un certificato di servizio degli anni precedenti il passaggio nel ruolo attuale.

 

 

Personale non di ruolo: competenze dell'USP in fatti di natura disciplinare

 

Quesito del 5/12/2017

Una supplente di scuola dell'infanzia ha preso servizio il 28 novembre su una maternità.

Ieri, lunedì 4 dicembre, mi giungono voci di un alunno abbandonato all'infanzia, lasciato solo,…

Tramite la referente del plesso riesco a ricostruire quanto avvenuto:

Alle 15,50 una mamma ritira il proprio figlio da una sezione e, avviandosi verso l'uscita, nel corridoio, sente il pianto dirotto di un bambino. Si affaccia nell'aula buia e individua un bambino, lo tranquillizza e lo consegna alle docenti di altre sezioni.

Si tratta di un bambino che frequenta fino alle 16,45 e pertanto le docenti, terminato il servizio alle 16,00, lo lasciano con la collega incaricata del prolungamento.

La mamma che ha "trovato" il bambino e la docente che lo ha ricevuto nel prolungamento hanno relazionato per scritto: non ci sono dubbi è abbandono di minore da parte della supplente.

Considero il fatto molto grave (soprattutto considerata l'età dei bambini).

Procedo io con la contestazione o meglio trasmettere tutto all'Ufficio Scolastico?

Grazie.

 

Risposta

In linea generale, la competenza del dirigente in fatti di natura disciplinare nei confronti del personale non di ruolo si estende, in una logica di progressività, dall’ammonizione alla censura. Le ulteriori sanzioni previste dall'art. 535 del D.Lgs. 297/94 competono al direttore dell'USP, al quale il dirigente scolastico trasmette gli atti, dandone informazione alla dipendente.

Poiché i fatti rappresentati sono di rilevante gravità si ritiene che la pratica vada trasmessa da subito al direttore dell'USP e da lui trattata.

 

 

Enti locali: servizio mensa personale scolastico

 

Quesito del 5/12/2017

Posto che l'art. 21 del CCNL prevede che i docenti e i collaboratori scolastici in servizio durante la mensa abbiano diritto al pasto, può l'Ente Locale limitare la fruizione del pasto stesso a un solo docente per classe (adducendo come giustificazione il fatto che i fondi MIUR rimborsino un solo docente di classe a tempo pieno e della scuola dell'infanzia) ed escludendo i collaboratori scolastici in quanto "mancano motivazioni a termini di legge a che il Comune sostenga questa spesa" e i docenti delle classi a 28 ore (dove si fruisce del pasto una volta alla settimana)?

In questo modo nella scuola dell'infanzia, dove l'orario della mensa coincide con la compresenza dei docenti del 1° e del 2° turno, verrebbero esclusi dal diritto al servizio tutti i docenti del 1° turno e, laddove presente, anche l'insegnante di sostegno.

 

Risposta

La norma dell’art. 21 costituisce uno degli esempi (purtroppo non rari) di formulazione ambigua ed approssimativa del contratto.

Infatti la fruizione della mensa a titolo gratuito, per le categorie di personale di cui all’articolo in questione, può legittimamente costituire una rivendicazione sindacale e come tale può trovare posto in un contratto. Il problema è: quanto costa e chi paga?

I Comuni (cui in ultima analisi spetta fornire i pasti) non sono stati consultati. Questo è un primo limite della clausola: che sarebbe stato superabile se nel testo dell’accordo fosse stato indicato l’onere a carico del MIUR per assicurarne l’applicazione. Ma questo non è stato fatto: e non per caso. Se infatti fosse stata stabilita una cifra, essa avrebbe dovuto gravare sui fondi contrattuali e quindi diminuire le risorse disponibili per gli altri compensi. Il sindacato non ha voluto che ciò accadesse ed ha preferito costituire un obbligo generico in capo al datore di lavoro, senza fissarne la misura. L’ARAN, per parte sua, ha fatto finta di non accorgersi di questa indeterminatezza e lo stesso Ministero ha dato il via libera alla firma senza sollevare obiezioni.

Dopo di che, il MIUR ha iscritto nei propri bilanci una cifra “piccola a piacere”, non avendo un vincolo specifico e dovendo d’altra parte far quadrare i conti generali.

Questa premessa cerca di spiegare come si è arrivati al nodo, ma non può offrire una soluzione, che non è dato individuare nella situazione attuale. Si può dire che – una volta di più – una piccola furbizia contrattuale (su cui sia l’ARAN che le parti sociali hanno trovato comodo trovare un accordo, rimandando ad altri l’onere di farvi fronte) ha finito con lo scaricarsi sui lavoratori, introducendo fra l’altro discriminazioni fra di loro, in dipendenza dal profilo professionale e dal Comune di riferimento.

Cosa possono fare i dirigenti delle scuole? La prima considerazione è che essi non hanno il “dovere” di tutelare in prima persona i lavoratori: compito che spetta ai sindacati. Loro compito è di attuare pienamente le clausole contrattuali che dipendono dal loro potere decisionale ed organizzativo: ma non di sostituirsi all’ARAN (per individuare la misura dell’onere) o al MIUR (per reperire le risorse relative).

Un’azione di supplenza in questo ambito, oltre ad essere non dovuta, è quasi sicuramente votata all’insuccesso. Quel che si può suggerire sono alcune iniziative di buona volontà o di buon senso, con tutti i limiti facilmente individuabili. Per esempio:

- visto che la situazione più critica è quella dei collaboratori scolastici, rispetto ai quali i Comuni oppongono la massima resistenza, cercare di ridurre al minimo il numero di coloro che debbono essere in servizio alla mensa “durante” i pasti. Ciò può essere ottenuto negoziando con le RSU turni ed orari tali da saltare il tempo della mensa, tranne che per i numeri minimi indispensabili. Le pulizie, per esser chiari, si possono fare dopo;

- cercare un accordo con i Comuni, sulla base di una “moral suasion”, ovvero dei buoni rapporti istituzionali, ovvero ancora offrendo una qualche contropartita, naturalmente a condizione di averne una. A titolo indicativo: attuazione di qualche progetto di ampliamento dell’offerta formativa che stia a cuore all’assessore di turno; collaborazione nella gestione dell’integrazione degli studenti immigrati, con l’offerta (gratuita - cioè pagata con il FIS) di qualche servizio extra; maggiore flessibilità nella concessione dell’uso pomeridiano della palestra per iniziative patrocinate dal Comune; altro ancora che si possa individuare nella situazione concreta.

 

 

Sciopero dei collaboratori scolastici e funzionamento di un plesso

 

Quesito del 29/11/2017

Sono la mamma di un bambino che frequenta la primaria in una scuola nella quale il personale ATA ha già scioperato 3 volte dall'inizio del corrente anno scolastico e si sta preparando al prossimo sciopero del 15 dicembre. Ciò ha determinato la chiusura della scuola nelle giornate di sciopero pur in presenza di tutti i docenti. Preciso inoltre che la scuola è dotata di due plessi e che nell'altro plesso il personale ATA non ha scioperato pertanto le lezioni si sono svolte regolarmente.

Domanda: come gruppo rappresentanti dei genitori possiamo chiedere al nostro Dirigente Scolastico di assumersi la responsabilità di garantire comunque le lezioni nei giorni di sciopero del personale ATA? In altri termini, il DS ha l'autonomia di poterci esaudire ovvero di agire in tal senso?

Grazie.

 

Risposta

Sottolineate prioritariamente le carenze dell’attuale normativa concernente l’esercizio del diritto di sciopero nei pubblici servizi (e in particolare nella scuola), in occasione di uno sciopero il dirigente scolastico deve sostanzialmente cercare di contemperare tre esigenze e, sopratutto, tre diritti, diversi: a) il diritto dell'utenza al servizio che può essere assicurato nel rispetto del diritto di sciopero dei lavoratori; b) il diritto del personale non scioperante alla prestazione dovuta nella giornata in cui è stato proclamato lo sciopero; c) il diritto di sciopero dei lavoratori che hanno aderito all'astensione dal lavoro legittimamente proclamata dai sindacati.

I riferimenti normativi sono costituiti dalla legge 146/1990 e successiva modificazione e, in particolare per il comparto scuola, dall'allegato al CCNL del 26/05/1999.

Alla luce di tale normativa, nonché dei prevalenti orientamenti giurisprudenziali, si ritiene che:

1) In caso di sciopero di tutti i collaboratori scolastici (compreso il custode cui compete l'apertura e la chiusura dei locali) il DS, ove ritenga di poter garantire un servizio per tutto l'arco dell'orario o solo per una parte di esso nonostante le assenze constatate, al fine di dare soddisfazione alle prime due esigenze sopra evidenziate può procedere egli stesso all'apertura e chiusura dei locali o delegarne l'incombenza a un suo collaboratore o - se si tratta di succursale o plesso - al responsabile o fiduciario di plesso.

2) Se il dirigente ha ritenuto, assumendosi un certo rischio (accessi incustoditi, mancanza di pulizie, mancanza di assistenza in caso di infortuni o malori di alunni, ecc.) che, date le circostanze concrete, poteva essere assicurato un certo grado di servizio, pur in mancanza dei collaboratori scolastici in sciopero, al fine di evitare la configurazione degli estremi di comportamento antisindacale, l’importante è che, apertura e chiusura a parte, non abbia sostituito nelle loro mansioni (portineria, pulizia, ecc.) i collaboratori scolastici in sciopero.

3) Come per i docenti, anche per il personale ATA è consentita la riorganizzazione del servizio dei non scioperanti, rimodulando l’orario di servizio e solo per le ore di servizio previste per quel giorno da ciascuno di loro. Essa è riconosciuta legittima (ovvero non implicante comportamento antisindacale) da un costante orientamento giurisprudenziale (in ultimo Corte di Cassazione, Sez. lavoro, sentenza 15782 del 19/07/2011).

La richiesta che potreste fare al dirigente della scuola frequentata dai vostri figli potrebbe essere avallata dalle precedenti indicazioni.

 

 

Viaggi di istruzione: utilizzo docenti

 

Quesito del 28/11/2017

Nel nostro istituto è consuetudine disporre che i docenti che non svolgono lezione nei giorni in cui le loro classi sono in viaggio d'istruzione (di norma quelli che durano almeno 4 giorni) recuperino le ore entro due mesi. Si è sempre fatto ricorso ai principi di flessibilità e autonomia organizzativa, stabilendo tramite circolare interna che gli allievi non partecipanti alle gite di più giorni svolgano un orario personalizzato con determinati insegnanti, liberando di conseguenza quelli non impegnati in quanto non presente la/le loro classe/i.

Quest'anno mi è stata fatta pervenire da un docente una dichiarazione di presenza «a disposizione nell'Istituto dalle ore x alle ore x [...] in quanto dipendente pubblico con orario obbligatorio definitivo». E in aggiunta il medesimo docente ha scritto «di non aver avuto nessuna comunicazione scritta che dichiarasse [...] di potersi allontanare od assentare dal proprio posto di lavoro e di non aver avuto indicazione di variazione di orario complessivo settimanale».

Come rispondere a tale dichiarazione? Grazie.

 

Risposta

Va premesso che i docenti hanno l'obbligo della prestazione del proprio orario completo di lezioni fin dal primo giorno di scuola. Qualora ne siano impediti per mancanza degli alunni essi devono stare a disposizione della scuola per tutte le attività relative al funzionamento della stessa: sostituzione di colleghi assenti o quantomeno permanendo a scuola secondo l'orario quotidiano previsto per ciascuno di essi.

Non è necessario che la circostanza venga posta in contrattazione essendo contrattualmente prevista: sarà sufficiente che il dirigente la ricordi in una nota di funzionamento della scuola di inizio d'anno.

Proprio per garantire all'utenza un servizio efficace è del tutto condivisibile la consuetudine praticata nella vostra scuola con ricorso ai principi di flessibilità e autonomia organizzativa e ricordata dal dirigente con circolare interna ad inizio d'anno che i docenti che non svolgono lezione nei giorni in cui le loro classi sono in viaggio d'istruzione di più giorni recuperino le ore entro due mesi.

La dichiarazione di presenza del docente del quesito potrebbe essere giustificata dall'ignoranza della consuetudine della vostra scuola ricordata dal dirigente ad inizio d'anno e pertanto non necessitante di rinnovo in ogni occasione di uscita delle classi o parti di esse.

Questo potrebbe essere lo spunto per la risposta da inviargli.

 

 

 

 

 

 

 

Supplenze di sostegno: modalità assunzione

 

Quesito del 27/11/2017

A seguito di assenza per maternità di una docente di sostegno siamo in difficoltà a trovare supplenti. Nessuno con il titolo e neppure laureati perché tutti impegnati. Dovrei nominare da messe a disposizione di studentesse o persone con titolo non idoneo (lauree varie).

Durante il colloquio con l'ispettrice ..... mi è parso di capire che un docente di un ordine superiore può essere utilizzato in uno inferiore. Nella graduatoria di 3^ fascia della scuola secondaria di primo grado ci sono ovviamente laureati in svariate discipline, tutti senza specializzazione per il sostegno. Mia figlia è in queste graduatorie, è già stata convocata in diversi istituti, ma non si è arrivati a lei nell'assegnazione. Potrei nominarla sulla scuola primaria se toccasse a lei come posizione in graduatoria? mi trovo a far lavorare studentesse al secondo anno di università... quindi senza titolo. Spesso incappiamo anche in persone che vengono da lontano e che sovente si assentano creandoci notevole disagio.

Grazie.

 

Risposta

Ai sensi della C.M. n. 37381 del 29/08/2017, nel caso in cui non sia possibile attribuire una supplenza di sostegno a docenti specializzati, si ricorre alle graduatorie di istituto dei docenti non specializzati. I dirigenti, in questo caso, individuano gli interessati:

- tramite lo scorrimento della graduatoria di riferimento in caso di scuola dell’infanzia e primaria;

- tramite lo scorrimento incrociato delle graduatorie d’istituto, secondo l’ordine prioritario di fascia, in casi di scuola secondaria di primo grado o di secondo grado con gli stessi criteri adottati al riguardo per la formazione degli elenchi del sostegno, senza la distinzione nelle 4 aree.

Pertanto il dirigente che scrive può legittimamente nominare la figlia, iscritta nella graduatoria di 3^ fascia della scuola secondaria di primo grado, quale supplente nella scuola primaria se toccasse a lei come posizione in graduatoria.

 

 

Assegnazione bonus docenti: modalità

 

Quesito del 27/11/2017

Bisogna anche fare una determina complessiva dell’assegnazione bonus con tutti i docenti? Hai un modello?

Grazie!

 

Risposta

Va premesso che i commi 126 e seguenti dell’articolo unico della legge 107/2015 hanno istituito uno specifico fondo dedicato alla valorizzazione del personale docente. Tale fondo è ripartito tra le istituzioni scolastiche in ragione sostanzialmente proporzionale alla consistenza dell’organico docente. Esso deve essere utilizzato dal dirigente per assegnare ai docenti di ruolo una somma a carattere premiale, detta bonus, sulla base dei criteri individuati dal comitato per la valutazione dei docenti (art. 11 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, come novellato dal comma 129 dell’art.1 della Legge n. 107 del 13 luglio 2015) delle tre macro-aree di attività: a) qualità dell'insegnamento e del contributo al miglioramento dell'istituzione scolastica, nonché del successo formativo e scolastico degli studenti; b) risultati ottenuti dal docente o dal gruppo di docenti in relazione al potenziamento delle competenze degli alunni e dell'innovazione didattica e metodologica, nonché collaborazione alla ricerca didattica, alla documentazione e alla diffusione di buone pratiche didattiche; c) responsabilità assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale.

Al dirigente viene conferito il potere-dovere di procedere alla valutazione dei docenti, al fine di: 1) individuarne alcuni da premiare; 2) quantificare l’importo del bonus da assegnare a ciascuno.

I soli nominativi dei docenti destinatari del bonus devono costituire oggetto di informazione successiva nei confronti della parte sindacale in apposito incontro. Non devono essere comunicati gli importi erogati ai singoli.

Inoltre nulla va pubblicato sul sito della scuola relativamente al bonus assegnato ai singoli docenti per valorizzarne il merito.

Tale operazione costituisce la determina complessiva dell’assegnazione bonus.

 

 

Attività alternative alla religione cattolica: supplenza

 

Quesito del 27/11/2017

Salve, sono una docente a tempo determinato della scuola primaria. Mi hanno chiesto di impegnare n. 4 ore delle 22 per cui sono assunta per svolgere attività alternative alla religione cattolica. Sono assunta per il sostegno di cui 11 ore sul potenziamento. Le chiedo se è compatibile quello che mi hanno chiesto di fare con gli alunni che non frequentano la religione cattolica.

Grazie.

 

Risposta

La supplente nominata sul sostegno può essere impiegata anche per svolgere attività alternative alla religione cattolica. Infatti la nota MIUR n. 26482 del 7/03/2011 indica tra i 4 destinatari di tali ore anche il personale supplente già titolate di altro contratto con il quale viene stipulato apposito contratto a completamento dell'orario d'obbligo.

Pertanto la richiesta della sua scuola è legittima e ad essa va dato corso.

 

 

Assenze per malattia

 

Quesito del 27/11/2017

Buongiorno, vorrei sapere quanta malattia ha un collaboratore scolastico assunto su part-time con contratto fino all'avente diritto. Grazie.

 

Risposta

Il caso sottoposto concerne una supplenza breve o temporanea.

Il personale impiegato su supplenze brevi ha diritto, in caso di malattia, alla conservazione del posto per un periodo non superiore a 30 giorni all’anno, con retribuzione al 50%, nei limiti della durata dei rapporto di lavoro.

 

 

Al mercatino natalizio delle scuole non si applica la circolare Gabrielli

 

Quesito del 27/11/2017

Il fatto: richiesta dei genitori di utilizzare, come da tradizione, il cortile della scuola primaria per realizzare il mercatino di Natale.

Il dubbio: va attuata la procedura della Legge Gabrielli? si tenga conto che si tratta di un paesino e che il mercatino natalizio rappresenta un normale momento di aggregazione della Comunità.

Grazie per l'attenzione

 

Risposta

A seguito dei recenti fatti di Torino, dove è morta una ragazza e ci sono stati centinaia di feriti per la calca in piazza, il capo della Polizia Franco Gabrielli ha emanato la circolare NR. 555/0P/0001991/201 del 7/06/2017.

Essa fornisce nuove regole precise per la gestione degli eventi che prevedono un forte afflusso di pubblico e fa una netta distinzione tra safety (responsabilità di Comune, Vigili del fuoco, Polizia municipale, Prefettura, organizzatori) e security (servizi di ordine e sicurezza), fissando e distinguendo di conseguenza i compiti che spettano alle forze di polizia e quelli spettanti alle altre amministrazioni e agli organizzatori.

Il mercatino natalizio offerto dalla vostra scuola non è certamente un evento che preveda un forte afflusso di pubblico e quindi ad esso non si devono applicare le norme della circolare Gabrielli.

 

 

Mensa scolastica: consumo “pasto domestico”

 

Quesito del 25/11/2017

Sottopongo alla sua cortese attenzione, per avere da Lei un parere su una situazione che si è venuta a creare nella scuola da me diretta (Istituto Comprensivo della provincia di Cagliari).

Un genitore di una alunna frequentante la classe 4^ a Tempo Pieno della scuola primaria chiede di non usufruire del servizio mensa scolastica (il cui appalto e organizzazione sono di competenza dell’amministrazione comunale), che la famiglia ha scelto di far frequentare alla propria figlia all’atto di iscrizione.

Nel corrente anno scolastico 2017/2018, durante un colloquio con la scrivente, il genitore ribadisce ciò che ha più volte fatto notare alle insegnanti e cioè che la bambina non gradisce il menù proposto dal servizio mensa; facendo pertanto riferimento alla nota MIUR del 03/03/2017, mi chiede che la propria figlia possa consumare a scuola, in sostituzione del pasto fornito dalla mensa scolastica, il “pasto domestico”.

Il panorama di informazioni, a cui la scrivente ha avuto accesso tramite un confronto con i colleghi dirigenti di altre scuole e informazioni ricercate in rete, è stato variegato e non univoco anche alla luce delle sentenze che su questo argomento sono state emesse da diversi TAR.

Si chiede, pertanto, al suo autorevole parere un suggerimento sulle azioni che la scrivente è chiamata a mettere in atto per dare risposta al genitore.

 

Risposta

Il 13/09/2016 il tribunale di Torino ha rigettato il reclamo presentato dal ministero dell’Istruzione contro l’ordinanza del giugno precedente della Corte d’Appello che riconosceva il diritto di portarsi il pranzo da casa e consumarlo nel refettorio con i compagni. Una interpretazione diversa, precisava il tribunale, “non ha un solido fondamento normativo ed entra in conflitto con gli articoli 3 e 34 della Costituzione. La refezione deve restare una agevolazione alle famiglie, un servizio a domanda individuale. L’unica alternativa, ragionevolmente praticabile, rispettosa dell’articolo 34 della Costituzione, consiste nel consentire agli alunni del tempo pieno che non aderiscono al servizio di refezione di consumare a scuola un pasto domestico”.

La nota MIUR del 03/03/2017 raccomanda di seguire le seguenti indicazioni del Ministero della Salute: “adottare, in presenza di alunni o studenti ammessi a consumare cibi preparati da casa, precauzioni analoghe a quelle adottate nell'ipotesi di somministrazione dei c.d. pasti speciali. Nell'ambito dell'organizzazione di tali procedure ed ai fini del controllo delle eventuali fonti di pericolo, le istituzioni scolastiche potranno richiedere supporto al Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione attivo presso la ASL competente per territorio”.

Anche l'USR Piemonte, con nota 0010849 del 10/10/2016, precisa: “In attesa che sul riconoscimento del diritto alla fruizione del pasto c.d. “domestico” si pronunci definitivamente la Corte di Cassazione, si ritiene che l’unica modalità applicativa idonea a tutelare i diritti e le scelte di tutte le famiglie, salvaguardando al contempo la continuità dell’erogazione dell’offerta formativa e i valori educativi e di socializzazione propri del tempo pieno, sia costituita dalla possibilità di consumare il pasto domestico nei locali adibiti a refezione scolastica, anche attraverso l’individuazione di apposite aree dedicate”.

E ancora: “Il servizio di pulizia, laddove necessario, sarà assicurato dal personale ATA dell’istituzione scolastica negli spazi dedicati al consumo del pasto domestico. A tal fine, qualora non vi sia la possibilità di far fronte a tale specifica necessità con l’organico attualmente assegnato alla scuola, le SS.LL. potranno chiedere, con istanza debitamente motivata da rivolgere al dirigente dell’Ambito territoriale di riferimento, una risorsa aggiuntiva di collaboratore scolastico per garantire il buon andamento del servizio e la tutela della sicurezza di tutti i bambini sotto il profilo igienico sanitario...   La sorveglianza e l’assistenza educativa da parte del personale docente verrà garantita a tutti gli allievi secondo le consuete modalità”.

A fronte di queste autorevoli indicazioni è opportuno consentire all'alunna in parola di consumare a scuola il “pasto domestico”, in sostituzione di quello fornito dalla mensa scolastica.

 

 

 

I contributi volontari delle famiglie possono finanziare solo personale esterno

 

Quesito del 25/11/2017

I docenti di lingua della scuola hanno presentato un progetto di arricchimento formativo che prevede corsi di preparazione alle certificazioni linguistiche offerti liberamente a tutti gli studenti del liceo in orario pomeridiano.

Il numero di adesioni è stato elevato e non risultano sufficienti i fondi progettuali FIS insieme alle ore dedicate alla attività nel loro orario cattedra dai docenti di potenziamento.

E' legittimo utilizzare i fondi dei contributi volontari versati all'atto delle iscrizioni dalle famiglie per pagare ulteriori ore progettuali ai docenti interni (dopo debita delibera del Consiglio di Istituto)?

Il punto è proprio questo: è legittimo utilizzare i contributi volontari dei genitori per pagare attività aggiuntive di arricchimento formativo al PERSONALE INTERNO alla scuola o è unicamente possibile utilizzare i contributi dei genitori per finanziare attività formative svolte da PERSONALE ESTERNO incaricato dopo regolare bando di selezione in assenza di competenze interne.

Nel caso in questione, per esempio, i docenti madrelingua di cui la scuola è sprovvista...

Non ho trovato una norma chiarificatrice ed il comportamento delle scuole non è uniforme.

 

Risposta

Uno dei riferimenti normativi per la soluzione del caso proposto potrebbe essere la C.M. 312/12 che prevede: “Le risorse raccolte con contributi volontari delle famiglie devono essere indirizzate esclusivamente ad interventi di ampliamento dell'offerta culturale e formativa e non ad attività di funzionamento ordinario e amministrativo che hanno una ricaduta soltanto indiretta sull'azione educativa rivolta agli studenti”.

Poiché l'eventuale utilizzo del personale interno alla scuola riveste la caratteristica di un'attività di funzionamento ordinario e amministrativo, pagato con i finanziamenti ministeriali, ad esso non è possibile ricorrere con i contributi volontari delle famiglie, che vanno invece impiegati per compensare personale esterno.

 

 

Consiglio di istituto: elezioni suppletive

 

Quesito del 23/11/2017

Attualmente in Consiglio d’Istituto la componente docenti è carente di due rappresentanti, 1 consigliere si è dimesso, l’altro si è trasferito. La lista è esaurita e quindi non è possibile surrogare. Non ci sono altre liste.

Il Consiglio d’Istituto va a scadenza l’anno prossimo.

Devo obbligatoriamente indire elezioni suppletive pur sapendo che, quasi certamente, non si presenterà alcuna lista?

Posso chiedere al CdI di andare a scadenza senza elezioni? Se invece devo indire le elezioni suppletive quando devo farle e come?

Grazie per la consueta disponibilità.

 

Risposta

In merito alle elezioni suppletive dei consigli di circolo o di istituto resta tuttora in vigore l'Ordinanza Ministeriale 15 luglio 1991 n. 215, che all'art. 53 dispone:

“1. I membri dei consigli di circolo o di istituto, cessati dalla carica per qualsiasi causa, devono essere sostituiti con il procedimento della surrogazione. Un membro dimissionario o decaduto, regolarmente surrogato, viene depennato definitivamente dalla lista. In caso di impossibilità di procedere alla surrogazione suddetta per esaurimento delle rispettive liste non si può ricorrere ad altre liste, ma i posti vacanti devono essere ricoperti mediante elezioni suppletive.

2. Pur essendo valida la costituzione del consiglio anche nel caso in cui non tutte le componenti abbiano espresso la propria rappresentanza (art. 28 D.P.R. 31 maggio 1974, n. 416), si dà luogo a elezioni suppletive, qualora manchi la rappresentanza della componente genitori, nell'ambito della quale deve essere eletto il presidente del consiglio di circolo o istituto.

3. Anche per le elezioni suppletive, tale la facoltà di presentazione di liste contrapposte.

4. Le elezioni suppletive, per motivi di opportunità, debbono essere indette, di norma, all'inizio dell'anno scolastico successivo all'esaurimento delle liste, contestualmente alle elezioni annuali”.

Ciò precisato, pare condivisibile la proposta del dirigente che scrive di non indire elezioni suppletive della componente docenti, nella consapevolezza che, quasi certamente, non si presenterà alcuna lista. Sta a lui acquisire ulteriori discrete informazioni che lo rassicurino sulla sua decisione, anche per prevenire eventuali recriminazioni di chi ne fosse interessato.

 

 

L'assenza ingiustificata ne comporta il mancato pagamento

 

Quesito del 23/11/2017

Ho annullato un decreto di concessione di aspettativa retribuita per dottorato di ricerca avendo appurato che il dottorato in oggetto non ha il riconoscimento del Miur e l'equipollenza... ho invitato la docente a riprendere servizio e a trasformare l'aspettativa in motivi personali familiari e di studio senza assegni. La Stessa ha ripreso servizio ma si rifiuta di trasformare l'aspettativa annullata in aspettativa senza assegni e, pertanto, restando tre mesi in assenza ingiustificata, come è meglio muoversi?

 

Risposta

In caso di annullamento della concessione di aspettativa retribuita per dottorato di ricerca non provvisto di riconoscimento del Miur e di equipollenza, si ritiene che la docente in argomento debba giustificare i tre mesi di assenza ricorrendo alle modalità legittime disposte dalle norme contrattuali vigenti: CCNL/2007, art. 15/2: (“tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, sono fruiti i sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma”) o all'aspettativa per motivi di famiglia o personali (art. 18).

Il rifiuto della dipendente di trasformare l'aspettativa annullata in aspettativa senza assegni comporta l'emissione di un decreto dirigenziale di assenza ingiustificata e la mancata corresponsione degli assegni relativi.

Poiché questo produca i suoi effetti economici, dovrà essere comunicato alla Direzione Provinciale del Tesoro per gli adempimenti di competenza.

 

 

Scuola primaria: servizio mensa

 

Quesito del 21/11/2017

Alcuni genitori di una classe 3^ primaria a 28 ore settimanali (n. 4 giorni dalle ore 8:30 alle ore 13:30 e un giorno dalle ore 8:30 alle ore 16:30 con fruizione del servizio mensa a carico delle famiglie (l'ora della mensa è stata concessa utilizzando le ore eccedenti a disposizione del Circolo) decidono, per attriti con il Comune relativi alla retta, di rinunciare al servizio mensa, ritirare i figli alle ore 13:30 e riportarli alle 14:30.

Le chiedo: è fattibile? Può la scuola negare e costringere i genitori a rispettare il tempo scuola a suo tempo richiesto da loro stessi? Quali le possibilità per la scuola di arginare il fenomeno che, in questa situazione di malcontento verso la politica comunale si estenderebbe a macchia d'olio?

 

Risposta

I nuovi ordinamenti relativi al primo ciclo di istruzione consentono alle famiglie di esprimere diverse opzioni orarie, che la scuola assume per richiedere all’amministrazione scolastica l’organico del personale docente e ATA e che possono essere soddisfatte in ragione dell’organico effettivamente assegnato.

Tra le diverse opzioni è previsto per la scuola primaria il modello a tempo pieno, comprensivo anche dell’orario destinato al servizio mensa

Essendo il tempo della mensa tempo-scuola, la partecipazione dovrebbe essere intesa come obbligatoria e l’eventuale esenzione dalla mensa dovrebbe essere richiesta in forma motivata dalla famiglia ed autorizzata dal dirigente scolastico. Non è invece autorizzabile, secondo le norme sanitarie, la consumazione a scuola di pasti portati da casa, dal momento che la somministrazione di cibo all’interno di una struttura pubblica deve essere sottoposta a specifiche regole igieniche e rispettare alcune condizioni abbastanza vincolanti. Inoltre la differenza tra alunni che consumano il pasto fornito dalla mensa e altri che consumano quanto portato da casa potrebbe risultare problematica e discriminante.

Nella scuola primaria tuttavia, nel caso dell’orario settimanale a 27 ore, estensibile fino a 30 ore, l’attività di mensa non rientra nel tempo-scuola e pertanto le famiglie devono essere considerate libere di usufruire o meno dell’eventuale servizio offerto dall’amministrazione locale.

Pertanto nel caso rappresentato i genitori potrebbero legittimamente rinunciare al servizio mensa, ritirare i figli alle ore 13:30 e riportarli alle 14:30, se l'orario deliberato a suo tempo dalla scuola non vi osti.

 

 

GLHO: comportamento docenti

 

Quesito del 21/11/2017

In relazione alla consegna del PEI, i docenti sono stati invitati, non con circolare ma con comunicazione tramite la Funzione Strumentale che si occupa dell'Handicap, a scannerizzare il documento debitamente sottoscritto e inviarlo alla casella della scuola.

Durante un GLHO, si verifica una situazione alquanto incresciosa: le docenti del team, invitate a scannerizzare il documento per l'invio, in presenza dei genitori e di tutti i componenti del GLHO, si lanciano in lamentele sindacali, sostenendo che non sia un adempimento di propria competenza (fermo restando le disposizioni in merito alla digitalizzazione delle segreterie) e via dicendo.

Che fondamento hanno tali affermazioni? Quali le possibili azioni della scuola che non può consentire queste partacce davanti all'utenza?

 

Risposta

Va premesso che il GLHO è il Gruppo di Lavoro Operativo attivato per ogni allievo disabile iscritto nell’Istituzione scolastica.

Esso è stato previsto dalla Legge 104/1992 e non ha mutato nel tempo la sua funzione, come per altro ricordato dalla Nota ministeriale 22 novembre 2013, n. 2563.

Non sono è previsto per alunni con BES diversi dalla disabilità certificata. Quindi deve essere attivo un GLHO per ciascun alunno certificato ex Legge 104/1992.

Il GLHO è composto dal dirigente scolastico, docente referente per la disabilità, docente o docenti referenti per i BES, docenti di sostegno, rappresentante dei servizi dell’ASL competente per territorio e rappresentante dei genitori. Possono eventualmente farne parte rappresentanti di associazioni o enti.

Esso provvede alla programmazione generale dell’inclusione scolastica nella scuola ed ha il compito di collaborare alle iniziative educative e di integrazione previste dal piano educativo individualizzato (PEI) dei singoli alunni con disabilità ed dal Piano didattico personalizzato dei singoli alunni con altri BES.

Che i docenti componenti del GLHO in presenza dei genitori si siano lamentati dei compiti legittimamente loro assegnati dal DS è azione deprecabile e passibile di invito scritto del DS a comportamenti più responsabili e coerenti con la loro posizione professionale.

 

 

ATA: riduzione orario a 35 ore

 

Quesito del 17/11/2017

Ancora sulla riduzione dell'orario a 35 ore per il personale ATA. Nella scuola in reggenza gli assistenti amministrativi svolgono l'orario, articolato su 5 giorni, con 1 o 2 rientri pomeridiani, a loro scelta. Hanno quindi un orario fisso, senza turni. Mi pare che manchi il requisito della forte oscillazione e scostamento dall'orario ordinario per la concessione della riduzione dell'orario a 35 ore. Mentre è presente quello dell'apertura per almeno 3 giorni per 10 ore. È corretta la mia interpretazione? Inoltre, dove vi fossero i requisiti, la riduzione può essere fruita anche dal DSGA o non è possibile in quanto figura unica? Ovviamente poi tutti vogliono svolgere l'orario di 36 ore con recupero durante i periodi di sospensione dell'attività didattica...

Grazie per l'attenzione.

 

Risposta

Ai sensi dell'art. 55 del CCNL/2007 destinatari della riduzione oraria di lavoro a 35 ore settimanali sono i dipendenti che operino in una istituzione scolastica che presenti sia le caratteristiche oggettive (orario di servizio giornaliero superiore alle dieci ore per almeno tre giorni alla settimana), sia quelle soggettive, essi vengano cioè adibiti a regimi di orario articolati su più turni o coinvolti in sistemi d’orario comportanti significative oscillazioni degli orari individuali, rispetto all’orario ordinario, finalizzati all’ampliamento dei servizi all’utenza e/o comprendenti particolari gravosità.

In merito alle caratteristiche soggettive, il personale che ha diritto alla riduzione dell’orario settimanale di lavoro è quello che, a cagione del predetto ampliamento dei servizi, “subisce” un orario di lavoro “aggravato”.

La nota n. 73072 del 6 giugno 2006 della Ragioneria Generale dello Stato ha precisato che la suddetta riduzione di orario non può essere prevista per il personale che effettua un turno fisso o che solo sporadicamente effettua qualche rientro pomeridiano.

Pertanto, destinatari della riduzione oraria di lavoro a 35 ore settimanali sono i dipendenti che operano in una istituzione scolastica che presenti sia le caratteristiche oggettive di cui si è detto (orario di servizio giornaliero superiore alle dieci ore per almeno tre giorni alla settimana), sia quelle soggettive, essi vengano cioè adibiti a regimi di orario articolati su più turni o coinvolti in sistemi d’orario comportanti significative oscillazioni degli orari individuali, rispetto all’orario ordinario, finalizzati all’ampliamento dei servizi all’utenza e/o comprendenti particolari gravosità.

Quindi, solo se si verificano simultaneamente i due presupposti oggettivi e soggettivi sopra descritti il dirigente scolastico potrà procedere alla individuazione del personale Ata avente diritto alla riduzione dell’orario di lavoro, stante che è da escludersi che il beneficio in esame possa spettare indiscriminatamente a tutto il personale Ata a prescindere dalla valutazione delle singole posizioni individuali.

Non paiono riscontrarsi queste caratteristiche nel lavoro del personale della scuola che ci interpella, che pertanto non può fruirne.

Inoltre, si ritiene che non si possano attribuire le 35 ore settimanali al DSGA poiché in capo a lui manca il requisito soggettivo sopra descritto.

Infatti l’orario dello stesso è strutturato secondo un turno fisso e non è presente, quindi, quella significativa oscillazione dell’orario individuale che rappresenta l’elemento soggettivo necessario ai fini della concessione delle 35 ore settimanali.

 

 

L'orario di lavoro dei collaboratori scolastici

 

Quesito del 14/11/2017

Vorrei chiederle se è possibile per il personale ata, collaboratori scolastici, impegnati in cucina, fare nove ore giornaliere per quattro giorni la settimana e restare a casa il venerdì. Premetto che da noi si lavora con la settimana corta e il rimanente personale fa sette ore e dodici sino a venerdì compreso. Se si possono fare le nove ore bisogna fare una pausa e come farla? Grazie.

 

Risposta

L'art. 51 del CCNL/2007 prevede l’orario ordinario di lavoro di 36 ore, suddivise in sei ore continuative, di norma antimeridiane, o anche pomeridiane per le istituzioni educative e per i convitti annessi agli istituti tecnici e professionali.

Il comma 3 precisa che l’orario di lavoro massimo giornaliero è di nove ore.

Tale previsione è tassativa e non ammette deroga, nemmeno se oggetto di contrattazione integrativa.

In definitiva la durata massima dell'orario di servizio giornaliero è fissata direttamente dal CCNL e non è lasciata alla determinazione tra le parti.

Se la prestazione di lavoro giornaliera eccede le sei ore continuative il personale usufruisce a richiesta di una pausa di almeno 30 minuti al fine del recupero delle energie psicofisiche e dell’eventuale consumazione del pasto.

Tale pausa deve essere comunque prevista se l’orario continuativo di lavoro giornaliero è superiore alle 7 ore e 12 minuti.

Quindi, in base alle norme del contratto,l’orario di 6 ore giornaliere è riferito ad una situazione ordinaria. Tuttavia sono previste forme di flessibilità oraria legata alle esigenze di servizio, che nel contratto sono demandate alla contrattazione integrativa di istituto, ma che a seguito della legge 150/2009, rientrano nell’esclusiva competenza del dirigente scolastico, fatta salva l’informativa sindacale.

Pertanto i diversi casi rappresentati nel quesito vanno risolti dal D.S. cui compete la materia.

 

 

Riforma istituti tecnici

 

Quesito del 13/11/2017

Ti disturbo per chiederti a che punto è la riforma degli Istituti tecnici (da quest'anno oltre a due Istituti comprensivi dirigo anche un Istituto superiore). Ho visto che è uscito un Decreto (n. 134/17 in vigore dal 1/9/17) ma non trovo nulla di esplicativo e non c'è formazione in merito nella mia provincia (ho trovato solo del materiale in merito alla riforma degli istituti professionali). Sai mica riassumermi le principali novità che riguardano i Tecnici e dirmi quando entrerà in vigore il Decreto?

 

Risposta

Il DPR 134/17 reca integrazioni al DPR 15 marzo 2010, n. 88.

Quest'ultimo, all'art. 8 (Passaggio al nuovo ordinamento), disponeva che “Gli attuali istituti tecnici di ogni tipo e indirizzo confluiscono, a partire dall'anno scolastico 2010-2011, negli istituti tecnici di cui al presente regolamento”.

Pertanto quella è la data di partenza del nuovo ordinamento e dei successivi provvedimenti, di cui è parte anche il DPR 134/17.

Le novità del DPR sono contenute nell'art. 1-bis.

L'orario annuale complessivo è definito secondo i seguenti criteri:

a) superamento delle sperimentazioni didattiche già adottate;

b) ripartizione delle ore di laboratorio in maniera da assicurarne una prevalenza nel secondo biennio e nell'ultimo anno;

c) conformazione dei piani di studio in base ad una quota oraria di 60 minuti, fatte salve le forme di flessibilità adottate ai sensi dell'articolo 4, comma 2, lettera b), del DPR 8 marzo 1999, n. 275;

d) ponderazione dei quadri orari tenuto conto, in particolare, della sostenibilità dell'impegno orario richiesto agli studenti e dell'introduzione di metodologie didattiche innovative;

e) definizione di piani di studio il cui impianto curriculare garantisca il raggiungimento dei risultati di apprendimento, declinati in competenze, conoscenze e abilità, attraverso la complementarità tra le diverse discipline;

f) previsione di piani di studio con un numero di ore complessive per ogni disciplina adeguato al conseguimento dei risultati di apprendimento attesi in esito ai corrispondenti percorsi quinquennali; g) adeguata ripartizione tra le discipline dell'area di istruzione generale e dell'area di indirizzo, diversificata in relazione al primo biennio, secondo biennio e quinto anno;

h) dimensionamento dell'orario complessivo annuale e dell'orario settimanale delle lezioni ad un livello tale da garantire un equilibrato assortimento delle discipline di studio, al fine di assicurare, a regime, l'ottimale determinazione delle cattedre, salvaguardando la stabilità dei docenti presenti nell'istituzione scolastica e la loro titolarità in organico e tutelando la continuità didattica nell'ambito dell'intero ciclo di studi.

 

 

Accesso agli atti da parte del Comune

 

Quesito del 10/11/2017

E' prassi che le figure sensibili e gli incaricati della Commissione Sicurezza scrivano al DS, ad ogni inizio anno, un elenco di riparazioni/interventi che ritengono di segnalare. Tali segnalazioni vengono trasmesse al RSPP (esterno) che compila un documento con cognizione di causa ed integrandolo con tutta una serie di richieste specifiche di documentazione (per la quale gli insegnanti non possono essere a conoscenza), il quale, a firma DS-RSPP viene inviato al Comune.

Novità di quest'anno: il Comune richiede, come accesso agli atti, di avere copia degli scritti che il personale ha consegnato al DS.

Il DS è tenuto ad ottemperare alla richiesta?

 

Risposta

L'accesso agli atti è previsto dall'art. 22 della legge 241/1990 che prescrive:

“2. L'accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce principio generale dell'attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l'imparzialità e la trasparenza.

3. Tutti i documenti amministrativi sono accessibili, ad eccezione di quelli indicati all'articolo 24, commi 1, 2, 3, 5 e 6.

6. Il diritto di accesso è esercitabile fino a quando la pubblica amministrazione ha l'obbligo di detenere i documenti amministrativi ai quali si chiede di accedere”.

La richiesta fatta con queste caratteristiche va soddisfatta.

Si ritiene pertanto che anche quella in oggetto vada accolta con la consegna di copie delle segnalazioni di riparazioni/interventi proposte dai docenti della scuola, che peraltro è compito del comune soddisfare.

 

Dottorato di ricerca: differimento di autorizzazione

 

Quesito del 9/11/2017

Sono reggente presso un Itc, e mi trovo alle prese con una docente di ruolo che intende partecipare ad un dottorato di ricerca triennale promosso da un Istituto maltese.

La docente ha allegato alla domanda certificato del Consolato italiano da cui si evince che:

1) la durata legale del dottorato è di tre anni;

2) la data di inizio è il 1 dicembre 2017;

3) la data di completamento è il 30 novembre 2020;

4) il titolo predetto corrisponde al Livello 8 del Quadro maltese delle Qualifiche (a sua volta parametrato al Quadro europeo delle Qualifiche);

5) che l'Istituzione che ha indetto il bando del dottorato di ricerca risulta ufficialmente riconosciuta dalla Commissione Nazionale di Malta per I'Educazione Continuativa e Superiore come Istituzione di Educazione superiore ed è pertanto abilitata a rilasciare titoli accademici validi.

Ho inviato tutta la documentazione al Miur ai fini della valutazione ex ante del Dottorato e mi è stato risposto che: "questa Amministrazione ritiene di non poter esprimere alcun preventivo parere sul futuro riconoscimento di titoli conseguiti presso la suindicata Istituzione straniera di nuova creazione, a fronte della mancanza almeno di una coorte di un primo ciclo dottorale e si riserva di chiedere sul titolo finale il previsto parere al CUN ed eventualmente all'ANVUR".

Che cosa mi consigliate di fare? Non vorrei incorrere in un eventuale danno erariale concedendo l'aspettativa triennale retribuita e non potendo motivare un mancato accoglimento della domanda per esigenze di servizio non vorrei incorrere in un ricorso al tribunale del lavoro.

 

Risposta

In attesa che il MIUR, tempestivamente interessato dalla scuola, sciolga la riserva sul titolo finale del corso, si invita alla cautela nel concedere alla docente l'autorizzazione a partecipare al dottorato di ricerca triennale  in questione.

Si suggerisce anzi di procrastinare l'autorizzazione fino allo scioglimento di detta riserva.

Peraltro l'art. 19, comma 3 della legge 240/2010, relativamente alla concessione del congedo per dottorato di ricerca ha introdotto la discrezionalità dell’Amministrazione (per le istituzioni scolastiche del Dirigente scolastico), che, “compatibilmente con le esigenze dell'amministrazione”, può concedere o meno il congedo stesso.

La CM 15/2011 ha confermato che il congedo straordinario per il borsista è un diritto, ma resta comunque subordinato alla compatibilità con le esigenze dell’Amministrazione.

L'espressione “compatibilmente con le esigenze dell'amministrazione” è molto generica e può comprendere una molteplicità di casi non difficili da dimostrare.

 

 

Locali scolastici: oneri di legge a carico delle Province

 

Quesito del 7/11/2017

Ho un decreto ingiuntivo (c/o tribunale di ........) di pagamento spese arretrate per l'utilizzo del centro sportivo comunale relativo ad anni (2012/13) in cui il liceo non aveva una palestra. La spesa è a carico della Provincia....., ma viene citato il mio Istituto in quanto, per consuetudine ventennale, la Provincia versava i soldi alla scuola che poi li girava al centro sportivo. Ora, l'Avvocatura dello Stato mi chiede i riferimenti normativi in base ai quali le Province sono tenute a fornire alle scuole superiori le strutture necessarie al funzionamento (edifici, palestre, ecc.). Tu li conosci, o li puoi reperire? Grazie davvero.

 

Risposta

I riferimenti normativi in base ai quali le Province sono tenute a fornire alle scuole superiori le strutture necessarie al loro funzionamento sono costituiti principalmente dall'art. 3 della legge 11 gennaio 1996, n. 23, che dispone:

“1. In attuazione dell'articolo 14, comma 1, lettera i), della legge 8 giugno 1990, n. 142, provvedono alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici:

a) i comuni, per quelli da destinare a sede di scuole materne, elementari e medie;

b) le province, per quelli da destinare a sede di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, compresi i licei artistici e gli istituti d'arte, di conservatori di musica, di accademie, di istituti superiori per le industrie artistiche, nonché di convitti e di istituzioni educative statali.

2. In relazione agli obblighi per essi stabiliti dal comma 1, i comuni e le province provvedono altresì alle spese varie di ufficio e per l'arredamento e a quelle per le utenze elettriche e telefoniche, per la provvista dell'acqua e del gas, per il riscaldamento ed ai relativi impianti.

3. Per l'allestimento e l'impianto di materiale didattico e scientifico che implichi il rispetto delle norme sulla sicurezza e sull'adeguamento degli impianti, l'ente locale competente è tenuto a dare alle scuole parere obbligatorio preventivo sull'adeguatezza dei locali ovvero ad assumere formale impegno ad adeguare tali locali contestualmente all'impianto delle attrezzature.

4. Gli enti territoriali competenti possono delegare alle singole istituzioni scolastiche, su loro richiesta, funzioni relative alla manutenzione ordinaria degli edifici destinati ad uso scolastico. A tal fine gli enti territoriali assicurano le risorse finanziarie necessarie per l'esercizio delle funzioni delegate”.

 

 

Collaboratori scolastici: pausa pranzo

 

Quesito del 7/11/2017

Oggetto: due collaboratori scolastici in disaccordo sulla pausa pranzo prevista quando l’orario di servizio supera le 7 ore e 12.

La pausa ovviamente è chiaramente esplicitata nel piano di lavoro della scuola.

Uno dei due collaboratori non effettua la pausa per abbreviare il suo tempo di permanenza a scuola, l’altro minaccia di denunciare il DS per questo mancato rispetto dei diritti del lavoratore.

Quesito: se un collaboratore scolastico effettua sua sponte, otto ore si servizio, senza la pausa dei trenta minuti, sussiste una forma di illegalità da imputarsi alla scuola (DS)?

Ringraziandola anticipatamente per l’attenzione, le porgo distinti saluti.

 

Risposta

L'art. 51, comma 3 del CCNL/2007 dispone che l’orario di lavoro massimo giornaliero del personale ATA è di nove ore. Se la prestazione di lavoro giornaliera eccede le sei ore continuative il personale usufruisce a richiesta di una pausa di almeno 30 minuti al fine del recupero delle energie psicofisiche e dell’eventuale consumazione del pasto. “Tale pausa deve essere comunque prevista se l’orario continuativo di lavoro giornaliero è superiore alle 7 ore e 12 minuti”.

Si ritiene pertanto che, qualora il dipendente svolga un orario di lavoro continuativo di otto ore,  “deve” effettuare la pausa di almeno 30 minuti.

E' compito del D.S., venuto a conoscenza dell'operato del collaboratore in questione, invitarlo per iscritto all'osservanza di tale norma contrattuale.

 

 

Le competenze del commissario straordinario

 

Quesito del 6/11/2017

Il CPIA non ha consiglio d'istituto ma commissariò straordinario... sai dirmi QUALI sono i suoi compiti? Ad esempio è corretto che chieda di intervenire sui criteri di assegnazione dei docenti alle classi? Avrei bisognò che mi dessi chiarimenti in merito.

A mio parere con L 107 l'organizzazione del servizio spetta al ds...

I criteri generali io li ho discussi con rsu e inseriti in contrattazione... 

Grazie mille!

 

Risposta

La nomina del commissario straordinario è contemplata dall’art. 9 del D.I. 28 maggio 1975.

Successive disposizioni ministeriali (C.M. 177/1975, O.M. 215/1991, art. 5, comma 6) riprendono la norma precedente.

Tali direttive non attribuiscono al commissario alcuna competenza che non afferisca direttamente alle funzioni amministrative e finanziarie. Ovviamente questo provoca un vuoto di competenza per quanto riguarda le decisioni in rapporto alla definizione dell’offerta formativa, senza per questo che se ne possa dedurre un passaggio di attribuzioni al collegio docenti, che resta organo tecnico di programmazione educativa e non organo d’indirizzo.

Pertanto le disposizioni di natura organizzativo-didattica vengono assunte dal dirigente scolastico, in quanto responsabile della gestione dell’istituto, dopo aver acquisito il parere del collegio docenti e dopo averne semplicemente informato il commissario straordinario.

Nel caso in cui tali decisioni abbiano riflessi sull’organizzazione del lavoro e sulla gestione del personale scolastico, sarà dovere del dirigente fornire l’informazione alla parte sindacale, in modo da esplicitare i criteri e le finalità che sottostanno alle decisioni stesse.

 

 

Locali scolastici: competenze enti locali e dirigente scolastico

 

Quesito del 31/10/2017

Quali sono le competenze dell'amministrazione comunale e del dirigente scolastico relativamente ai locali scolastici? Quali le norme di riferimento? Grazie.

 

Risposta

Ai sensi dell'art. 3 della legge 11 gennaio 1996, n. 23, provvedono alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici: a) i comuni, per quelli da destinare a sede di scuole materne, elementari e medie; b) le province, per quelli da destinare a sede di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, compresi i licei artistici e gli istituti d'arte, di conservatori di musica, di accademie, di istituti superiori per le industrie artistiche, nonché di convitti e di istituzioni educative statali.

I comuni e le province provvedono altresì alle spese varie di ufficio e per l'arredamento e a quelle per le utenze elettriche e telefoniche, per la provvista dell'acqua e del gas, per il riscaldamento ed ai relativi impianti.

Per l'allestimento e l'impianto di materiale didattico e scientifico che implichi il rispetto delle norme sulla sicurezza e sull'adeguamento degli impianti, l'ente locale competente è tenuto a dare alle scuole parere obbligatorio preventivo sull'adeguatezza dei locali ovvero ad assumere formale impegno ad adeguare tali locali contestualmente all'impianto delle attrezzature.

Gli enti territoriali competenti possono delegare alle singole istituzioni scolastiche, su loro richiesta, funzioni relative alla manutenzione ordinaria degli edifici destinati ad uso scolastico. A tal fine gli enti territoriali assicurano le risorse finanziarie necessarie per l'esercizio delle funzioni delegate.

Le competenze del Dirigente scolastico sui locali assegnati alle scuole si limitano principalmente agli interventi resi necessari dalle leggi sulla prevenzione dei rischi connessi con il funzionamento delle scuole medesime.

 

 

Documentazione di gravi patologie

 

Quesito del 2/11/2017

Sono una dirigente scolastica in servizio in provincia di Cagliari, iscritta all’ANP e abbonata a Italia Scuola.

Le scrivo per avere parere in merito alla seguente situazione: docente di scuola primaria, dal 15 maggio ricoverata in una struttura RAS convenzionata ASL. Il 24 agosto 2017 è pervenuta alla scuola la certificazione medica della neuropsichiatra della ASL che attesta la grave patologia e indica la terapia seguita dalla docente.

In base all'art 17, c. 9 del CCNL Scuola, "In caso di gravi patologie che richiedano terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia, di cui ai commi 1 e 8 del presente articolo, oltre ai giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital anche quelli di assenza dovuti alle conseguenze certificate delle terapie. Pertanto per i giorni anzidetti di assenza spetta l'intera retribuzione"; poiché la docente è in malattia da quasi 500 giorni, la scuola dovrebbe procedere alle eventuali decurtazioni.

Dalla documentazione, che Le allego, non risulta se queste terapie siano temporaneamente e/o parzialmente invalidanti, né viene indicato quando le stesse vengano somministrate.

Dalla lettura può essere desumibile "resistente alle terapie farmacologiche, che comporta una grave compromissione delle capacità lavorative", ma di fatto non è riportato in nessun documento.

Essendo una situazione delicata (la docente è stata appena valutata inidonea permanentemente e in modo assoluto a proficuo lavoro), poiché la scuola sta procedendo alla risoluzione del rapporto di lavoro, avrei bisogno di un parere in merito, al fine di non causare danni alla docente, tanto meno all'Amministrazione.

Infine: ha diritto all’indennità per il mancato preavviso non avendo mai superato l’anno di prova? Dalla Ragioneria Territoriale mi dicono di no, ma nessuno mi dà conferma...

La ringrazio in anticipo.

 

Risposta

Si conferma che l’art. 17 comma 9 del CCNL 2007 prevede che in caso di gravi patologie che richiedano terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia, di cui ai commi 1 e 8 del citato articolo 17 (che disciplinano, rispettivamente, il periodo massimo di comporto e la retribuzione spettante in caso di assenza per malattia), oltre ai giorni di ricovero ospedaliero o di day hospital anche quelli di assenza dovuti alle conseguenze certificate delle terapie; pertanto per i giorni anzidetti di assenza spetta l'intera retribuzione.

Il CCNL Scuola non opera un elenco delle gravi patologie rilevanti ai fini dell'art. 17 comma 9.

Sono necessarie, quindi, sia una certificazione a monte che riconosca al dipendente una grave patologia (rilasciata dalla ASL o dalla struttura ospedaliera) sia una successiva certificazione (redatta o dal medico curante o dalla struttura ospedaliera presso la quale vengono effettuate le terapie) dalla quale risulti in maniera chiara e inequivocabile che il dipendente sta praticando delle terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti richieste da una grave patologia, indicando chiaramente i periodi di durata di tale invalidità con la conseguenza che, per usufruire dei benefici di cui all’art. 17 comma 9, la certificazione medica deve specificare che si tratta di “grave patologia” ed il tipo di terapia cui il lavoratore è sottoposto ed i suoi eventuali effetti invalidanti (l'assenza, infatti, gode del beneficio contrattuale di cui all'art. 17 comma 9 anche per le conseguenze - certificate - delle terapie invalidanti cui il dipendente si sottopone con riferimento alla grave patologia di cui è affetto).

E' possibile che un intero periodo precedentemente attribuito a malattia possa essere ricondotto a grave patologia se la struttura ospedaliera o il medico curante, sotto la sua responsabilità, rettifichi con nuova certificazione i pregressi periodi attestando che anch'essi sono riconducibili a grave patologia.

Se pertanto la dipendente è in grado di produrre questa documentazione, ad essa è possibile far riferimento per la soluzione del suo caso, altrimenti vanno operate le trattenute previste dal contratto.

Circa il diritto all’indennità per il mancato preavviso non avendo mai superato l’anno di prova, si concorda con il parere negativo espresso dalla Ragioneria Territoriale.

 

 

Gli obblighi dei docenti assegnati alla scuola del carcere

 

Quesito del 30/10/2017

Scrivo nuovamente per l'orario dei docenti in carcere.

Si sono rivolti ad un sindacato che INSISTE dicendo che tali orari sono DI SERVIZIO...

Provo a riassumere il tutto...

Sino ad ora hanno i docenti svolto le 18 ore settimanali (o 22 nel caso di alfabetizzatori) considerando nel proprio orario di servizio anche i tempi di percorrenza (corridoi) o di attesa ai cancelli di sbarramento.

Ciò comporta un orario scritto che parte dalle ore 8,00 e che termina alle ore 11,30.

Si consideri che i detenuti non possono essere presenti in aula se non prima delle 8,30/45 (e in un caso addirittura prima delle 9,30) e che alle ore 1045 (in pochi casi alle ore 11) i detenuti rientrano in cella per il pranzo...

Questo per ciò che concerne le lezioni mattutine (e già si configura, come orario EFFETTIVO di lezione, una discrepanza tra le 3,30 considerate e le ore 2,30/2,45 effettive), al quale si deve aggiungere lo stesso criterio di calcolo per quelle pomeridiane, estese da questo anno sino alle ore 17,00 (si configurerebbe un "buco orario" di 30 minuti , tra le ore 14,45 e le ore 15,15, ora della conta dei detenuti, da parte degli agenti.)

Io vorrei ovviamente utilizzare il buonsenso, senza però incorrere in quello che, a mio parere, si potrebbe configurare come danno erariale...

Come potrei risolvere la situazione?

La pretesa dei docenti di continuare come sino ad oggi hanno sempre fatto, si può avallare o si configura come diritto acquisito ma non legittimato dalla norma?

C'è qualche norma che dà loro ragione (essendo il carcere una situazione particolare?)

Non vorrei incorrere in vertenze sindacali...

Avendo urgenza di definire l'orario definitivo resto in attesa di un parere in merito...

 

Risposta

Sul tema occorre far riferimento ad alcune disposizioni intervenute nel tempo:

- Corte di Cassazione – Sentenza n. 17511 del 27-07-10 / Direttive 2003/88 e 1993/104: “Il tempo necessario al dipendente per recarsi sul luogo di lavoro va considerato lavorativo, se lo spostamento è funzionale alla prestazione”.

- D.M. 12 marzo 2015 - “Linee guida per il passaggio al nuovo ordinamento a sostegno dell’autonomia organizzativa e didattica dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti” (punto 3.6): “La programmazione dei percorsi di istruzione degli adulti negli istituti di prevenzione e pena, fermo restando quanto previsto dal DPR 230/2000, dovrà tenere conto della specificità e distintività dell'istruzione nelle carceri, anche al fine di rendere compatibili i nuovi assetti organizzativi e didattici con i "tempi" e i "luoghi" della detenzione, nonché con la specificità dell'utenza, utilizzando metodi adeguati alla condizione dei soggetti e predisponendo soluzioni organizzative coerenti con il principio di individualizzazione del trattamento penitenziario.

Pertanto, i CPIA e le istituzioni scolastiche di secondo grado a cui sono ricondotti i percorsi di istruzione degli adulti negli istituti di prevenzione e pena, devono attivare - nell'ambito della loro autonomia - misure di sistema finalizzate ad apportare i necessari adattamenti organizzativi in relazione alla specificità della domanda formativa degli adulti in carcere, alla peculiarità dei luoghi di apprendimento, nonché alla variabilità dei tempi di detenzione, fermo restando gli assetti previsti dal Regolamento”.

- CCNL 2007, art 22, lettera d): “l’articolazione dell’orario di rapporto con l’utenza dei docenti in servizio presso i centri territoriali permanenti è definita in base alla programmazione annuale dell’attività e all’articolazione flessibile su base annuale. Nelle funzioni di competenza dei docenti all’interno dell’orario di rapporto con l’utenza si debbono considerare le attività di accoglienza e ascolto, nonché quelle di analisi dei bisogni dei singoli utenti. Per le attività funzionali alla prestazione dell’insegnamento si fa riferimento a quanto stabilito dal successivo art. 29”.

- In merito alla riduzione oraria, è sempre in vigore il testo del CCNL/2017, art. 28, comma 8: “Per quanto attiene la riduzione dell’ora di lezione per cause di forza maggiore determinate da motivi estranei alla didattica, la materia resta regolata dalle circolari ministeriali n. 243 del 22.9.1979 e n.192 del 3.7.1980 nonché dalle ulteriori circolari in materia che le hanno confermate. La relativa  delibera è assunta dal consiglio di circolo o d’istituto”.

 

 

Aspettativa per motivi di lavoro

 

Quesito del 25/10/2017

Spero tanto mi possiate aiutare a sciogliere il seguente quesito: riporto tutti i dati necessari per capire se è possibile concedere o meno ulteriori periodi di aspettativa.

- Docente di musica

- immissione in ruolo 01/09/2006.

Negli anni pregressi ha già usufruito di questa tipologia di assenza, come da prospetto di seguito riportato: .......................

Nella situazione sopra illustrata è possibile concedere l’aspettativa per motivi di lavoro richiesta dal docente?

Qual è il limite massimo fruibile durante l’intera vita lavorativa dell'aspettativa per motivi di lavoro?

 

Risposta

Per impostare una risposta al caso rappresentato soccorrono due orientamenti applicativi dell'ARAN:

- Cosa significano le locuzioni “per un anno scolastico” e “diversa attività lavorativa” espresse all’art. 18, comma 3, del CCNL del 29.11.2007?

- E’ possibile reiterare il periodo di aspettativa di cui al terzo comma dell’art. 18 così come prevedono gli artt. 36 e 59 dello stesso contratto?

Questo è il testo dell'ARAN: “L’art. 18, comma 3 del CCNL del 29.11.2007 del comparto scuola prevede la concessione di un periodo di aspettativa per un tempo corrispondente ad un anno scolastico al dipendente della scuola a tempo indeterminato che volesse realizzare l’esperienza di una diversa attività lavorativa o superare un periodo di prova Tale esperienza può essere effettuata in qualsiasi ambito lavorativo, pubblico o privato.

Gli artt. 36 e 59 del su citato contratto, invece, disciplinano la possibilità per il personale docente ed ATA di accettare, sempre nell’ambito del comparto scuola, rapporti di lavoro a tempo determinato di durata non inferiore ad un anno scolastico, mantenendo, senza assegni la titolarità di sede per un periodo complessivo di anni tre.

Ne consegue che diversa è la species del genus aspettativa di riferimento dei due articoli, e che solo per l’art. 18, comma 3, il periodo è circoscritto ad un anno scolastico.”

Pertanto pare legittimo autorizzare il docente in questione a fruire ancora di Aspettativa per motivi di lavoro per accettare un incarico al Conservatorio di ...........

 

 

Modalità dell'uscita degli alunni dalla scuola e responsabilità di scuola e famiglia

 

Quesito del 25/10/2017

Ho sentito alcuni colleghi e siamo tutti in apprensione per la questione dell'uscita autonoma degli studenti delle scuole medie di I grado a seguito della recente sentenza della cassazione che ha condannato dirigente, docente ecc. per un incidente occorso ad un ragazzo dopo che era uscito da scuola. Oltre a questo oggi ho letto su La Stampa l'articolo che conteneva le proteste dei colleghi rappresentanti Cgil, Cisl e Uil sugli adempimenti che le scuole dovrebbero affrontare per inviare i dati che l'ASL ha recentemente richiesto per la questione vaccini. L'ANP ha in animo analoga protesta? Possiamo inviare solo gli elenchi degli inadempienti per i vaccini? L'ASL ha titolo a richiederci questi dati ed in modo così massiccio? Possiamo trovare una linea comune per l'uscita autonoma degli alunni minori di 14 anni? Lo chiedo a nome mio e di alcuni colleghi della provincia di Torino.

 

Risposta

In seguito ala recente sentenza della Corte di Cassazione, che ha ritenuto responsabili per la tragica morte del ragazzino, investito da una manovra dell’autista dello scuolabus, il Dirigente Scolastico e il docente, oltre al Comune e all’autista dello scuolabus, la questione della sicurezza e dell’incolumità degli studenti all'uscita da scuola ha creato molta apprensione in relazione alle responsabilità del Dirigente Scolastico nella gestione organizzativa della scuola.

Per affrontare insieme le problematiche urgenti e rilevanti dal punto di vista della responsabilità del Dirigente, l'ANP organizza a Torino un incontro specifico sul tema con l’Avvocato Pennisi il 10 novembre prossimo presso l’IIS Bosso Monti dalle 15.00 alle ore 17.00.

 

Sui vaccini la richiesta dei dati dell'USR Piemonte prevede: 1) l'inserimento del codice meccanografico e della denominazione della scuola, email, 2) la tipologia di ordine e grado, 3) n. totale alunni scuola, n. alunni inadempienti, n. alunni con dichiarazioni non conformi ai modelli MIUR/Regione.

Rimane il fatto che all'ASL dovranno essere inviati gli elenchi che l'ente poi tratterà per il controllo.

ANP nell'apposito incontro con l'USR Piemonte ha chiesto di semplificare al massimo la procedura di invio dei dati e continua a sostenerlo controllando tutti i passaggi.

 

 

Alunni: sanzione disciplinare dell'allontanamento da scuola

 

Quesito del 25/10/2017

Sono una DS di un Istituto di Istruzione Superiore, sottopongo alla sua cortese attenzione il seguente quesito. Talvolta capita che gli alunni infrangano le regole previste dal Regolamento Interno di disciplina e che il Consiglio di Classe preveda per gli stessi l’irrogazione di sanzioni disciplinari; ci si domanda se sia possibile prevedere la sospensione dello studente dalle attività didattiche per un certo numero di giorni sulla base di quanto previsto dal regolamento interno oppure come recita lo Statuto degli studenti e delle studentesse “allo studente è sempre offerta la possibilità di convertire le sanzioni in attività in favore della comunità scolastica”? Tenuto conto che in diverse occasioni i ragazzi continuano ad infrangere le regole della scuola perché attribuiscono scarso valore alle attività sociali alternative quali ad esempio pulizia del cortile, riordino delle aule, sistemazione della biblioteca ecc., considerato inoltre che per la scuola non è facile organizzare controllo e vigilanza sugli alunni che effettuano le attività sociali in quanto sia i docenti sia il personale ATA risultano impegnati nello svolgimento del loro ruolo e materialmente impossibilitati;

considerato altresì che non è facile far svolgere ai ragazzi attività sociali presso le associazioni di volontariato poiché queste ultime per problemi di responsabilità si dimostrano poco disponibili ad accogliere i suddetti studenti poco rispettosi delle regole, ci si domanda se davvero devono sempre essere previste sanzioni alternative alle sanzioni disciplinari. In un Consiglio di Classe tenutosi i giorni scorsi i componenti si sono rifiutati di stabilire sanzioni alternative per un alunno che già lo scorso anno sia anche in questo anno scolastico ha messo in atto ripetuti comportamenti offensivi, lesivi della dignità personale dei docenti. Il Consiglio di Classe ha previsto l’allontanamento dell’alunno dalle attività didattiche per sette giorni e nessuna possibilità di convertire la suddetta sospensione in sanzione alternative perché queste ultime adottate più volte lo scorso anno si erano rivelate pienamente inefficaci.

 

Risposta

Il regolamento di disciplina degli alunni che ogni scuola deve darsi dev'essere conforme alle norme contenute nell'art. 4 del DPR 249/98 (come riformato dal DPR 235/2007), che così prescrive:

"Art. 4 (Disciplina). - 1. I regolamenti delle singole istituzioni scolastiche individuano i comporta-menti che configurano mancanze disciplinari con riferimento ai doveri elencati nell'articolo 3, al corretto svolgimento dei rapporti all'interno della comunità scolastica e alle situazioni specifiche di ogni singola scuola, le relative sanzioni, gli organi competenti ad irrogarle e il relativo procedimento, secondo i criteri di seguito indicati.

2. I provvedimenti disciplinari hanno finalità educativa e tendono al rafforzamento del senso di responsabilità ed al ripristino di rapporti corretti all'interno della comunità scolastica, nonché al recupero dello studente attraverso attività di natura sociale, culturale ed in generale a vantaggio della comunità scolastica.

3. La responsabilità disciplinare è personale. Nessuno può essere sottoposto a sanzioni disciplinari senza essere stato prima invitato ad esporre le proprie ragioni. Nessuna infrazione disciplinare connessa al comportamento può influire sulla valutazione del profitto.

4. In nessun caso può essere sanzionata, né direttamente né indirettamente, la libera espressione di opinioni correttamente manifestata e non lesiva dell'altrui personalità.

5. Le sanzioni sono sempre temporanee, proporzionate alla infrazione disciplinare e ispirate al principio di gradualità nonché, per quanto possibile, al principio della riparazione del danno. Esse tengono conto della situazione personale dello studente, della gravità del comportamento e delle conseguenze che da esso derivano.

Allo studente è sempre offerta la possibilità di convertirle in attività in favore della comunità scolastica.

6. Le sanzioni e i provvedimenti che comportano allontanamento dalla comunità scolastica sono adottati dal consiglio di classe. Le sanzioni che comportano l'allontanamento superiore a quindici giorni e quelle che implicano l'esclusione dallo scrutinio finale o la non ammissione all'esame di Stato conclusivo del corso di studi sono adottate dal consiglio di istituto.

7. Il temporaneo allontanamento dello studente dalla comunità scolastica può essere disposto solo in caso di gravi o reiterate infrazioni disciplinari, per periodi non superiori ai quindici giorni.

8. Nei periodi di allontanamento non superiori a quindici giorni deve essere previsto un rapporto con lo studente e con i suoi genitori tale da preparare il rientro nella comunità scolastica. Nei periodi di allontanamento superiori ai quindici giorni, in coordinamento con la famiglia e, ove necessario, anche con i servizi sociali e l'autorità giudiziaria, la scuola promuove un percorso di recupero educativo che miri all'inclusione, alla responsabilizzazione e al reintegro, ove possibile, nella comunità scolastica.

9. L'allontanamento dello studente dalla comunità scolastica può essere disposto anche quando siano stati commessi reati che violano la dignità e il rispetto della persona umana o vi sia pericolo per l'incolumità delle persone. In tale caso, in deroga al limite generale previsto dal comma 7, la durata dell'allontanamento è commisurata alla gravità del reato ovvero al permanere della situazione di pericolo. Si applica, per quanto possibile, il disposto del comma 8.

9-bis. Con riferimento alle fattispecie di cui al comma 9, nei casi di recidiva, di atti di violenza grave, o comunque connotati da una particolare gravità tale da ingenerare un elevato allarme sociale, ove non siano esperibili interventi per un reinserimento responsabile e tempestivo dello studente nella comunità durante l'anno scolastico, la sanzione è costituita dall'allontanamento dalla comunità scolastica con l'esclusione dallo scrutinio finale o la non ammissione all'esame di Stato conclusivo del corso di studi o, nei casi meno gravi, dal solo allontanamento fino al termine dell'anno scolastico.

9-ter. Le sanzioni disciplinari di cui al comma 6 e seguenti possono essere irrogate soltanto previa verifica della sussistenza di elementi concreti e precisi dai quali si desuma che l'infrazione disciplinare sia stata effettivamente commessa da parte dello studente incolpato.

10. Nei casi in cui l'autorità giudiziaria, i servizi sociali o la situazione obiettiva rappresentata dalla famiglia o dallo stesso studente sconsiglino il rientro nella comunità scolastica di appartenenza, allo studente è consentito di iscriversi, anche in corso d'anno, ad altra scuola.

11. Le sanzioni per le mancanze disciplinari commesse durante le sessioni d'esame sono inflitte dalla commissione di esame e sono applicabili anche ai candidati esterni”.

Ai docenti che richiedono interventi disciplinari di sospensione dalle lezioni indiscriminate occorrerà rappresentare il contenuto della normativa su riportata che contiene anche utili elementi di riflessione sulle finalità educative dei provvedimenti disciplinari che tendono al rafforzamento del senso di responsabilità ed al ripristino di rapporti corretti all’interno della comunità scolastica. A tali disposizioni anch'essi hanno il dovere di attenersi. In particolare dovrà loro essere sottolineato il comma 7 che richiede, per il temporaneo allontanamento dello studente dalla comunità scolastica, l'occorrenza di “gravi o reiterate infrazioni disciplinari”. Se le decisioni dei CdC vengono assunte in difformità da essa, non sono legittime e il DS ha il dovere di riconvocare i consigli stessi per rivedere il provvedimento.

 

 

Collegio docenti coincidente con sciopero

 

Quesito del 24/10/2017

E' stato previsto, nel piano delle attività annuali, un collegio dei docenti che adesso vediamo coincidere con una giornata di sciopero generale. Che si fa in questi casi? Si fa lo stesso il Collegio? O serve vedere in quanti scioperano e casomai rimandare ad altra data...

 

Risposta

Sottolineate le carenze dell’attuale normativa concernente l’esercizio del diritto di sciopero nei pubblici servizi (e in particolare nella scuola), in occasione di uno sciopero il dirigente scolastico deve sostanzialmente cercare di contemperare tre esigenze e, sopratutto, tre diritti diversi: a) il diritto dell'utenza al servizio che può essere assicurato nel rispetto del diritto di sciopero dei lavoratori; b) il diritto del personale non scioperante alla prestazione dovuta nella giornata in cui è stato proclamato lo sciopero; c) il diritto di sciopero dei lavoratori che hanno aderito all'astensione dal lavoro legittimamente proclamata dai sindacati (obbligo di astensione da comportamenti lesivi dei diritti sindacali).

I riferimenti normativi sono costituiti dalla legge 146/1990 e successiva modificazione e, in particolare per il comparto scuola, dall'allegato al CCNL del 26/05/1999.

Alla luce di tali disposizioni, nonché dei prevalenti orientamenti giurisprudenziali, si ritiene che in occasione di uno sciopero le attività già programmate non possano essere spostate; qualora non si effettuino per sciopero non vanno riconvocate se non quelle che comportino obblighi imposti da norme specifiche (il caso più frequente è quello delle riunioni del Collegio docenti per l’adozione dei libri di testo, regolata dall’art. 7, comma 2, lett. e) del D.Lgs. 297/1994: qualora si scioperi la riunione va riconvocata).

 

Docente di potenziamento: continuità didattica

 

Quesito del 23/10/2017

A un docente, assegnato l’anno scorso “in potenziamento”, quest’anno ho attribuito 8 ore in Organico di fatto in attesa della nomina dalle GAE da parte dell’ATP dell’USR. Concluse le operazioni di attribuzione, le 8 ore sono state ufficialmente e formalmente restituite alla scuola. Posso nominare fino al 30 giugno su queste 8 ore da destinare al potenziamento stante la volontà di confermare il docente già impegnato sulle classi per 8 ore e che completa con 10 ore “di potenziamento”?

 

Risposta

Si ritiene che la scuola possa legittimamente dar corso alla proposta rappresentata, che garantisce la continuità didattica, elemento prioritario dell'attività docente.

 

 

Progettualità a carico del FIS

 

Quesito del 23/10/2017

Poiché nella mia scuola la progettualità a carico del FIS è molto elevata, mi viene da proporre al Collegio dei Docenti (per poter autorizzare tutti i progetti proposti... italiano per stranieri, aiuto compiti ai DSA, Ket, Delf, laboratori musicali... quindi non progetti di nicchia, ma di ampia ricaduta) l'utilizzo del bonus per la valorizzazione del merito per compensare le persone che si mettono in gioco nell'organizzazione della scuola (collaboratori, responsabili di plesso, tutor, commissione progetti PON, commissione continuità, INVALSI....). Ciò mi sembra coerente con quanto valorizzabile all'art.1 comma 129 punto c.

L'introduzione di tale bonus è sancito all'interno della legge 107. Prima di procedere in questo modo vorrei essere sicura che anche per l'a.s. 2017-18 questi fondi vengano erogati alle scuole.

Grazie.

 

Risposta

Si hanno buoni motivi per ipotizzare che i fondi erogati per il bonus in questione vengano assegnati anche per l'a.s. 2017-18, essendo essi previsti da apposita legge.

Pertanto non si nutrono dubbi per procedere alla proposta al collegio docenti delle iniziative di cui al quesito.

 

 

Assenza alla visita fiscale

 

Quesito del 22/10/2017

Sottopongo alla sua attenzione quanto segue:

1. Docente in malattia risulta assente alla visita fiscale (prontamente effettuata a cura dell'INPS) e fa pervenire in giornata referto di ricovero presso Pronto Soccorso. Ad oggi assente.

2. Docente in malattia risulta assente alla visita fiscale (prontamente effettuata a cura dell'INPS) e comunica telefonicamente a scuola di aver dimenticato di informare del nuovo domicilio a seguito di trasloco. Ad oggi assente.

Si richiedono chiarimenti procedurali in merito.

 

Risposta

L’art. 18 del D.Lgs. n. 75 del 2017 ha modificato l’articolo 55-septies del D.Lgs. n. 165 del 2001, cioè la norma che disciplina il controllo sulle assenze per malattia.

Spetta al datore di lavoro (nel caso il dirigente scolastico) valutare se l’assenza risulti giustificata o meno.

Qualora il lavoratore risulti assente alla visita di controllo senza giustificato motivo, decade dal diritto a qualsiasi trattamento economico per l’intero periodo sino a dieci giorni e nella misura della metà per l’ulteriore periodo, esclusi quelli di ricovero ospedaliero o già accertati da precedente visita di controllo.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 78 del 1988, ha confermato la regola della perdita del trattamento economico per i primi dieci giorni, ma ha stabilito che per quelli successivi la decadenza dal medesimo diritto nella misura del 50% si verifichi soltanto nel caso di assenza ingiustificata a una seconda visita di controllo.

Nel caso in cui il dipendente risulti assente alla visita fiscale, lo stesso viene invitato dal medico fiscale a presentarsi per la visita ambulatoriale; la visita ambulatoriale non ha lo scopo di sanare l’assenza dal domicilio ma solo quello di certificare la malattia e il suo decorso (Cfr. Cass. 14 settembre 1993 n. 9523).

L’INPS, con il Messaggio n. 3265 del 9 agosto 2017, ha fornito le prime indicazioni operative sull’applicazione della nuova normativa entrata in vigore il 1° settembre del 2017 con l’attribuzione all’Istituto della competenza esclusiva ad effettuare visite mediche di controllo (VMC) sia su richiesta delle Pubbliche Amministrazioni, in qualità di datori di lavoro, sia d’ufficio.

Qualora il dipendente risulti assente alla visita fiscale, lo stesso viene invitato dal medico fiscale a presentarsi per la visita ambulatoriale; la visita ambulatoriale non ha lo scopo di sanare l’assenza dal domicilio ma solo quello di certificare la malattia e il suo decorso (Cfr. Cass. 14 settembre 1993 n. 9523).

Spetta al datore di lavoro (dirigente scolastico) valutare se l’assenza risulti giustificata o meno.

Il dirigente quindi, una volta venuto a conoscenza dell'assenza del proprio dipendente alla visita fiscale, deve concedere allo stesso un termine per giustificare detta assenza.

A seconda dei motivi addotti dal dipendente il dirigente dovrà valutare se l'assenza alla visita fiscale è giustificata o meno e agire di conseguenza applicando le disposizioni indicate.

 

 

Esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche

 

Quesito del 22/10/2017

Da giorni mi sta inseguendo per un confronto un genitore che si è accorto che nelle aule delle medie dove risulta iscritto suo figlio non ci sia esposto il crocifisso, mentre in altre scuole del mio Istituto comprensivo, frutto negli anni passati dell'unione due ex scuola medie e di una direzione didattica, è esposto.

Come linea ho sempre tenuto che dove ci fosse non fosse rimosso (richieste in tal senso non ne avevo mai avute) e dove fosse presente rimanesse.

Nella scuola media è stato tolto una decina di anni fa presumo da un precedente dirigente scolastico.

Vorrei un consiglio.

 

Risposta

L'ultima presa di posizione del Ministero dell'Istruzione, in materia si è avuta con la nota prot. 2667 del 3 ottobre 2002 e della Direttiva prot. 2666 di pari data. Nella nota prot. 2667 si afferma che "le disposizioni che disciplinano l'esposizione del Crocifisso nelle aule delle scuole sono contenute nell'art. 118 del R.D. 30 aprile 1924 n. 965 recante disposizioni sull'ordinamento interno degli istituti di istruzione media, nell'art. 119 del R.D. 26 aprile 1928 n. 1297 e nella tabella C allo stesso allegata (Regolamento generale sui servizi dell'istruzione elementare). Tali disposizioni prevedono in particolare che il Crocifisso fa parte dell'ordinario arredamento delle aule scolastiche e che spetta al capo di istituto (art. 10 comma 3 e art. 119 del R.D. 965/1924) assicurare la completezza e la buona conservazione di tutti gli arredi occorrenti. Va precisato che le citate incombenze a carico dei capi di istituto non sono state né abrogate né modificate dalle disposizioni del Testo unico di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994 n. 297 e del decreto legislativo 6 marzo 1998 n. 59". Il Ministero supportava la citata presa di posizione con il riferimento al parere n. 63 del 27 aprile 1988 del Consiglio di Stato e al parere dell'Avvocatura dello Stato di Bologna (parere del 16 luglio 2002), entrambi convergenti nell'affezione della permanente vigenza delle citate disposizioni.

Con tale nota il MIUR ribadiva quanto già espresso nella Circolare ministeriale 157 del 9 giugno 1988, con cui si trasmetteva il parere 63/88 del Consiglio di Stato.

E la Direttiva 3 ottobre 2002, prot. 2666 precisava che "Il competente Dipartimento del Ministero dell'Istruzione e della ricerca provvederà ad impartire le occorrenti disposizioni perché: 1) sia assicurata da parte dei dirigenti scolastici l'esposizione del Crocifisso nelle aule scolastiche".

In ultimo è intervenuto sulla questione il Consiglio di Stato che, con sentenza 556 del 15 febbraio 2006, nega che l'esposizione del crocifisso, che - secondo il supremo consesso - non è "un suppellettile" né solo un "oggetto di culto", in quanto "simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili" (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona ecc.) che hanno una origine religiosa ma "che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello stato", intacchi la laicità dello stato; anzi, sottolineano i giudici del Consiglio "Il crocifisso svolgerà una funzione simbolica educativa a prescindere dalla religione professata dagli alunni".

 

 

Assunzione di provvedimenti disciplinari per i docenti

 

Quesito del 20/10/2017

Un docente, già destinatario di un provvedimento disciplinare, continua ad essere poco scrupoloso nell'assolvimento dei suoi doveri professionali. Nell'irrogazione di una eventuale ulteriore sanzione, penso che si debba partire da quella precedentemente irrogata e passare allo "step" successivo. E' corretto?

 

Risposta

Le sanzioni disciplinari previste per i docenti dall'art. 492 del D.Lgs. 297/1994 sono l'avvertimento scritto, la censura, la sospensione dell'insegnamento fino ad un mese, da otre un mese a sei mesi, per un periodo di sei mesi e l'utilizzazione per lo svolgimento di compiti diversi da quelli inerenti alla funzione docente, la destituzione.

Pertanto dopo una prima sanzione, è legittimo assegnarne altra prevista dall'ordinamento, seguendo la progressività stabilita da detta norma, da assumersi con le modalità disposte dall'art. 55 bis, comma 2 del D.Lgs. 165/01.

La procedura da porre in essere è la seguente:

- indirizzare una lettera di contestazione di addebito entro venti giorni dai fatti di cui si è venuti a conoscenza;

- la lettera deve qualificarsi fin dall’oggetto come “contestazione di addebito disciplinare” e deve contenere una menzione del tipo “la presente costituisce avviso di avvio di procedimento disciplinare ai sensi delle norme vigenti”;

- nella stessa lettera di contestazione si descriveranno succintamente i fatti con la formula “risulta a questo ufficio che la S.V. il giorno... si sarebbe ...”. Il condizionale è d’obbligo perché altrimenti i fatti vengono dati per accertati prima ancora che il procedimento si apra, mentre la contestazione ha il fine di garantire all’interessata il diritto alla difesa;

- sempre nella lettera, si convocherà la docente “ad una audizione personale per essere sentita a propria difesa”. L’audizione sarà fissata per una data successiva di almeno dieci giorni a quella della contestazione. L’interessata sarà avvertita che può farsi assistere in quella sede da un procuratore legale ovvero da un rappresentante del sindacato cui aderisce o a cui abbia conferito mandato;

- gli si ricorderà che ha facoltà – ove non intenda presentarsi – di produrre entro gli stessi termini una memoria scritta a propria difesa;

- gli si ricorderà che ove non si presenti e non produca memoria, il procedimento sarà comunque concluso;

- gli si ricorderà che in caso di grave ed oggettivo impedimento (da documentare) ha facoltà di chiedere esplicitamente un differimento dell’audizione, per una sola volta. Non è sufficiente che sia assente per aver titolo al differimento (potrebbe produrre una memoria scritta): deve chiederlo formalmente e la richiesta va vagliata dal dirigente ed altrettanto formalmente accolta o respinta;

- il dirigente chiamerà ad assistere all’audizione uno dei propri collaboratori (per evitare di essere “solo contro due” nel corso della discussione, se la docente viene con l’avvocato), oltre il DSGA o un assistente amministrativo per verbalizzare l’audizione. Il verbale va redatto contestualmente e sottoscritto da tutti i presenti. Se qualcuno si rifiuta, deve indicarne i motivi. Del rifiuto e dei motivi addotti si dà atto nel verbale stesso a firma degli altri;

- il dirigente aprirà l’audizione dando lettura della lettera di contestazione e chiedendo al dipendente cosa ha da dire a propria difesa. Ascolterà, per quanto possibile, senza rispondere o controbattere e comunque senza instaurare un battibecco. Al termine, chiederà esplicitamente se vuole aggiungere altro e si riserverà di valutare e prendere le proprie decisioni;

- dopo aver lasciato trascorrere qualche giorno (per poter argomentare di aver pesato attentamente tutti gli atti e le circostanze), prenderà la propria decisione, che dovrà essere formalizzata per iscritto, con una sanzione o con l’archiviazione del procedimento;

- tutto il procedimento – dal momento della contestazione a quello della sanzione – si deve chiudere entro sessanta giorni, a pena di decadenza.

 

 

DS: gestione del personale

 

Quesito del 20/10/2017

Poiché in vari plessi del nostro istituto non sono stati nominati referenti di plesso, il DS sostiene che può ricorrere per qualsiasi comunicazione al docente più anziano in servizio. Noi sapevamo che il "decano" potesse essere riferimento per il DS solo in casi di emergenza (calamità) e, forse, sciopero. Il DS sostiene che il più anziano in servizio deve fungere da riferimento per lui, anche rispondendo alle sue telefonate durante l'orario di lezione (praticamente svolgendo parte dei compiti di referenti di plesso) anche contro la propria volontà.

Quali sono i riferimenti normativi?

Il DS non ne ha prodotti. Ce ne sono?

Grazie.

 

Risposta

Le innovazioni apportate sia dall’art. 4, comma 2 del D.lgs. 165/2001, sia dal successivo art. 5, comma 2, come modificato dal D.lgs. 150/2009 attribuiscono, tra l’altro, in via esclusiva al dirigente scolastico le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro, fatta salva la sola informazione alla parte sindacale.

In particolare l’art. 5/2 cit. prevede: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Tale nuova distribuzione delle competenze, per effetto della stessa legge, è imperativa, cioè sovrascrive ed annulla ogni diversa previsione legislativa o contrattuale preesistente o successiva.

Pertanto, la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza esclusiva del dirigente e, tra questi, anche quelli relativi a chi deve fungere da riferimento per lui, anche rispondendo alle sue telefonate durante l'orario di lezione (praticamente svolgendo parte dei compiti di referenti di plesso).

Il dirigente deve tuttavia fornire informazione alla parte sindacale su tutti gli atti gestionali, quindi anche su questo. E' opportuno che l'informazione sia preventiva, in modo che il DS possa esplicitare i criteri che ha adottato in sede di predisposizione del provvedimento e possa anche recepire, se del caso, eventuali osservazioni che possano provenire da parte sindacale.

 

 

Alunni: provvedimenti disciplinari

 

Quesito del 20/10/2017

Un alunno della mia scuola, responsabile di un atto di bullismo nei confronti di un compagno, ha chiesto ed ottenuto il trasferimento presso un altro Istituto. Il Consiglio di classe vorrebbe, comunque, procedere all'irrogazione di una sanzione disciplinare che, a mio avviso, dovrebbe "seguire" l'alunno ed essere notificata al Dirigente dell'altro Istituto. Le sembra una procedura corretta?

 

Risposta

Se l'alunno è già stato trasferito ad altro istituto, il consiglio di classe di provenienza non ha più facoltà di comminargli una sanzione disciplinare, che avrebbe dovuto essere emanata durante la sua permanenza nella scuola.

Eventualmente il DS potrebbe segnalare alla scuola di destinazione la volontà del CdC di sanzionarlo.

 

 

Attività di formazione: esonero dal servizio

 

Quesito del 19/10/2017

Posso chiedere i 5 giorni art. 64 per svolgere attività di tutor formatore in corsi FSE da svolgere presso un altro Istituto?

Grazie mille.

 

Risposta

L'art. 64/7 del CCNL/2007 prevede: “Le stesse opportunità, fruizione dei cinque giorni e/o adattamento dell’orario di lavoro, devono essere offerte al personale docente che partecipa in qualità di formatore, esperto e animatore ad iniziative di formazione”.

La formulazione generica di “formatore, esperto e animatore ad iniziative di formazione” che può fruire dei 5 giorni per la partecipazione a iniziative di formazione con l’esonero dal servizio pare non escludere i docenti che svolgono attività di formazione nei corsi del Fondo Sociale Europeo.

 

 

Adozione della settimana corta

 

Quesito del 18/10/2017

Nell'Istituto comprensivo che da quest'anno dirigo in reggenza il consiglio di istituto ha deliberato a fine settembre per tutte le future classi prime medie il passaggio dai sei ai cinque giorni di lezione alla settimana. Poiché la questione è da tempo molto controversa la delibera ha subito generato proteste, un reclamo formale, e generato una conflittualità non trascurabile tra genitori e scuola. Chiedo se sull'organizzazione dell'orario delle lezioni e quindi sulla scelta tra la settimana corta o lunga sia competente in modo vincolante il consiglio di istituto oppure il responsabile alla fine sia il dirigente scolastico Se così fosse potrei modificare-integrare la delibera e decidere per una soluzione di compromesso: alcune classi a tempo lungo ed altre a tempo corto...?

Grazie.

 

Risposta

L’adozione della settimana corta discende dall’art. 5, comma 3 del DPR 275/99 che consente alle scuole di organizzare in modo flessibile l'orario complessivo del curricolo e quello destinato alle singole discipline e attività, anche sulla base di una programmazione plurisettimanale, fermi restando l'articolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali e il rispetto del monte ore annuale, pluriennale o di ciclo previsto per le singole discipline e attività obbligatorie.

Ai sensi dell’art. 10, comma 3 del D.Lgs. 297/94, il consiglio istituto, fatte salve le competenze del collegio dei docenti e dei consigli di classe, ha potere deliberante, su proposta della giunta, per quanto concerne l'organizzazione e la programmazione della vita e dell'attività della scuola.

Il collegio docenti ha invece potere deliberante in materia di funzionamento didattico dell'istituto (art. 8, comma 2, lett. a).

L’adozione della settimana corta rientra quindi tra le competenze attribuite al CdI. Poiché la sua adozione incide anche sul funzionamento didattico della scuola, il CdI non può disattendere il parere espresso in merito dal collegio.

Al DS, quale presidente del collegio docenti e membro autorevole del CdI, incombe l’onere di coordinare le proposte in questione, facendo leva anche sugli opinion leaders dei due organismi, per giungere a una decisione che consenta l’adozione di un provvedimento equanime e che non generi fratture all’interno della scuola. Egli tuttavia non può autonomamente modificare o integrare la delibera del Cd'I.

Nel caso proposto, alla luce della conflittualità sorta tra genitori e scuola, il DS potrebbe soltanto invitare il Cd'I a rivedere la propria decisione per ovviare ai lamentati inconvenienti conseguenti, senza però intervenire in prima persona a modificarne la deliberazione.

 

 

La funzione di RLS e di vicario è legittima

 

Quesito del 16/10/2017

Il caso si riferisce a RLS, già parte della RSU, che si dimette dalla RSU in quanto nominato vicario. La surroga di una componente della RSU fa decadere la nomina del Vicario da RLS? Si consideri, anche, il costo della formazione di un RLS. Se il collegio e la componente ATA sono d'accordo nel tenere detto RLS, perché sembra necessario rifare individuazione?

Grazie.

 

Risposta

Si condividono le ragioni che giustificano la permanenza del RLS tra le componenti della RSU nonostante la sua nomina a vicario.

Pertanto tale docente può legittimamente svolgere la funzione di RLS e di vicario, tanto più con l'accordo del collegio e della componente ATA.

 

 

Copertura assicurativa di ANP

 

Quesito del 17/10/2017

Il 12 ottobre ho ricevuto una contestazione di addebiti relativa a vari illeciti amministrativi (contratti non vistati) che si riferiscono agli anni dal 2009 al 2017 stipulati nella scuola in cui sono reggente dal 26 aprile 2017.

E' opportuno che apra una pratica per la copertura assicurativa?

Qual è la procedura?

Grazie.

 

Risposta

In via generale, qualora si intenda far ricorso alla copertura assicurativa offerta da Anp ai suoi iscritti, si ricordano le modalità relative presenti sul sito anp.it alla pagina: http://www.anp.it/anp/doc/assicurazioni, che qui si riassumono:

1. La denuncia del sinistro va fatta entro 30 giorni dall'accadimento o da quando l'assicurato ne ha avuto conoscenza (art. 1913 c.c.).

2. La denuncia va fatta on line all'indirizzo http://www.igsonline.it/anp/sinistri_anp.asp, sul quale è presente un apposito modello che guiderà il socio nell'introduzione degli elementi descrittivi necessari.

3. Al termine dell'immissione dei dati, l'interessato stamperà e sottoscriverà la denuncia; quest'ultima, corredata dagli eventuali documenti in forma cartacea, dovrà essere inviata esclusivamente via fax al n.ro 06-89280053 alla B&B Insurance Broker, che provvederà ad inviarne copia all'amministrazione dell'Anp.

4. La B&B Insurance Broker, entro tre giorni dalla ricezione della denuncia, ne verificherà la completezza, provvedendo a contattare direttamente il socio in caso di mancanze od inesattezze.

5. Qualora la denuncia sia completa, si procederà all'apertura del sinistro con assegnazione del relativo numero di repertorio, di cui sarà inviata comunicazione al socio denunciante.

6. Il socio dovrà trasmettere la denuncia di sinistro anche alle altre eventuali compagnie di assicurazione (art. 1910 c.c.).

7. Il socio potrà inviare ulteriore documentazione sempre via fax al n.ro 06-89280053.

 

 

Supplente ATA dimissionario: depennamento dalle graduatorie

 

Quesito del 15/10/2017

Un supplente assistente amministrativo nominato fino all'avente diritto si è dimesso volontariamente abbandonando l'incarico per motivi personali (altra attività lavorativa non scolastica).

L          Il divieto ad essere nominato supplente non vale quindi per tutto l'anno scolastico in corso ma solo fino a che non saranno pubblicate le nuove graduatorie triennali … Giusto?

In tal caso il provvedimento di depennamento va ugualmente comunicato alle scuole della Provincia... seppur limitato al periodo transitorio...?

Grazie.

 

Risposta

La risposta è positiva a tutti i quesiti posti.

Di per sé il provvedimento di depennamento va comunicato alle scuole della Provincia, seppur limitato al periodo transitorio.

Tuttavia, data l'imminenza della riformulazione delle graduatorie in questione per il triennio 2017/2018, 2018/2019 e 2019/20 ai sensi del D.M. 640 del 30/08/2017, la circostanza potrebbe essere omessa senza conseguenze.

 

 

Compatibilità di supplenza in part time con altro contratto

 

Quesito del 14/10/2017

Può una dipendente di una farmacia comunale, con orario di 20 ore, essere oggetto di contratto per una supplenza di assistente amministrativo di 15 ore, al 30 giugno, fino all’avente diritto?

 

Risposta

La supplenza in questione, di sole 15 ore, può essere considerata una forma di part time.

In proposito l'art. 6, comma 2 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 marzo 1989, n. 117 dispone che al personale con rapporto a tempo parziale è consentito, previa motivata autorizzazione dell'amministrazione o dell'ente di appartenenza, l'esercizio di altre prestazioni di lavoro che non arrechino pregiudizio alle esigenze di servizio e non siano incompatibili con le attività di istituto della stessa amministrazione o ente.

Pertanto, a tali condizioni, si ritiene possibile conferire la supplenza in parola a una dipendente di una farmacia comunale che svolge un orario di 20 ore.

 

 

RSU: prosecuzione in caso di riordino della scuola

 

Quesito del 12/10/2017

Premesso che sono iscritta all'ANP, sono a porle una domanda sulle RSI. Legge con me il Capo dei servizi amministrativi (DGSA in Italia).

Dal 1° settembre 2017 sono Dirigente di una nuova istituzione scolastica (nuovo CF, nuovo codice meccanografico, ecc.) nata dalla chiusura di 2 altre istituzioni, una delle quali era già diretta da me.

Mi conferma che le RSI delle 2 istituzioni scolastiche che sono state chiuse sono decadute visto che le 2 istituzioni precedenti sono "morte"?

 

Risposta

L'art. 2 del C.C.Q. sottoscritto il 9/02/2015 dispone:

“1. In caso di riordino delle pubbliche amministrazioni che comporti l’accorpamento di amministrazioni o uffici delle stesse già sede di RSU, in via transitoria e fino a scadenza del proprio mandato la RSU, anche in deroga all’art. 4, Parte Prima, dell’ACQ 7 agosto 1998, sarà formata da tutti i componenti trasferiti nella nuova amministrazione o ufficio, i quali continueranno a svolgere le funzioni di componente RSU esclusivamente nell’amministrazione o ufficio dove sono assegnati”.

Si ritiene che suddetta prescrizione si applichi pure al caso rappresentato e pertanto i rappresentanti delle due istituzioni scolastiche estinte continuano a svolgere la loro mansione nuova istituzione scolastica.

 

Alternanza scuola-lavoro e ammissione all’esame di Stato a.s. 2017-2018

 

Quesito dell'11/10/ 2017

Il progetto "Alternanza scuola-lavoro" attuato l'anno scorso, quarto anno, e quest'anno quinto anno, e perciò non di durata triennale, può costituire da solo, impedimento all'ammissione degli alunni all'esame di Stato 2017-2018, fatti salvi tutti gli altri presupposti della normativa vigente: valutazione sufficiente in condotta, valutazione sufficiente in ciascuna disciplina, numero di assenze con eventuali deroghe di legge?

 

Risposta

Non si ritiene che il mancato svolgimento triennale del progetto “Alternanza scuola-lavoro” possa impedire l'ammissione degli alunni all'esame di Stato 2017-2018, salvo che l'emananda O.M. relativa lo precisi. Nulla infatti è previsto in merito dall'O.M. n. 257 del 4 maggio 2017.

 

 

Gli obblighi dei docenti assegnati alla scuola del carcere

 

Quesito del 9/10/2017

In Carcere una docente ha scelto (nomina UST) la cattedra di lingua straniera.

Due giorni dopo, individuata dalla scuola, è arrivata una supplente che l'anno prima era stata in carcere.

Vista la delicatezza del contesto avrei preferito affidare la docenza a quella che vi ha già lavorato ma la prima docente si oppone... posso comunque, avvalendomi della continuità assegnarle la cattedra o incorrerei in ricorsi? (ipotesi ventilata).

A ciò si aggiunge che la docente in questione deve fruire dell'allattamento, cosa che rende più complicata la gestione dell'orario che lei rivendica di voler fare su quattro giorni, accorpando le ore in una giornata.

Oltretutto i docenti del carcere che dovrebbero svolgere le 18 ore di didattica, chiedono che il tempo per percorrere i corridoi interni per arrivare alle celle o per aspettare l'apertura dei cancelli, venga considerato come didattica... in tal modo chiedono che venga conteggiato dalle ore 8 sino alle ore 11.30.

I detenuti scendono nelle aule alle ore 8,45/9 ed escono alle ore 10.45/11.

Il pomeriggio possono essere in aula alle ore 13 alle 14,45 (e i docenti chiedono il conteggio dalle ore 12) e poi dalle ore 15,15 alle ore 17....

Se conti le REALI ore di lezione, mi pare che più che motivazione al lavoro in carcere ciò diventi difesa di una “nicchia”, senza contare che a fine anno, tali docenti, prendono circa 300 euro in più, visto che la struttura carceraria riconosce loro tale compenso.

A tal proposito, ne devo tener conto in sede di contrattazione?

Come vedi il problema è molto articolato ma confidando sulla tua solita solerzia e serietà, confido in un tuo aiuto!!!

Grazie mille!!!

 

Risposta

Si ritiene impercorribile la strada di rifiutare la docente nominata dall'USP per sostituirla con quella individuata dalla scuola, senza incorrere in un ricorso insostenibile.

I docenti assegnati al carcere sono soggetti agli obblighi di legge e contrattuali come tutti i colleghi, specificamente declinati nell'art. 26 del CCNL/2007.

Pertanto non pare ammissibile che venga considerato come didattica il tempo per percorrere i corridoi interni per arrivare alle celle o per aspettare l'apertura dei cancelli o quello privo della presenza degli alunni.

Peraltro per il disagio connesso con la loro funzione viene riconosciuto dall'amministrazione carceraria un compenso non indifferente di circa 300 euro.

 

 

Le funzioni strumentali: loro individuazione e nomina

 

Quesito del 6/10/2017

Ricevo da una docente questa mail:

"Fonti sindacali mi confermano che la normativa riguardante le funzioni strumentali non è cambiata e che rimane l'art. 33 del CCNL a normarle.

Se così è, le chiedo di rinviare il punto dell'odg che prevede l'attribuzione delle funzioni strumentali, così da consentire al collegio di deliberare prossimamente in merito alla loro individuazione.

Se continua a ritenere che una nuova normativa dia al DS la prerogativa di decidere quali funzioni strumentali attivare, le chiedo di farmi la cortesia di indicarmela. Senza tale indicazione mi vedrò obbligata, come componente RSU, a non sottoscrivere alcun atto che provenga da una procedura non rispettosa delle regole democratiche che ancora vigono nella scuola pubblica."

Vorrei un consiglio su quanto mi ha spinto a non modificare le aree delle funzioni strumentali, ovvero:

Essendo le aree già definite in ambito PTOF, di durata triennale, non si vede quale avrebbe dovuto essere la procedura, se non la conferma di dette aree e la richiesta, rivolta al Collegio, di candidature a riguardo, valutando che il DS PUO' decidere a riguardo (L. 107/2015, c.83).

 

Risposta

L’art. 33/2 del CCNL/2007 dispone che le funzioni strumentali sono identificate con delibera del collegio dei docenti in coerenza con il piano dell’offerta formativa che, contestualmente, ne definisce criteri di attribuzione, numero e destinatari. Le stesse non possono comportare esoneri totali dall’insegnamento e i relativi compensi sono definiti dalla contrattazione d’istituto.

Il collegio pertanto deve limitarsi a identificare le funzioni strumentali, definirne i criteri di attribuzione, il numero e i destinatari.

Va ricordato che sia l’art. 4, comma 2 del D.lgs. 16a 5/2001, sia il successivo art. 5, comma 2, come modificato dal D.lgs. 150/2009 attribuiscono, tra l’altro, in via esclusiva al dirigente scolastico le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro, fatta salva la sola informazione alla parte sindacale. La disposizione è stata confermata anche da numerose recenti sentenze di giudici del lavoro.

Tale nuova distribuzione delle competenze, per effetto della stessa legge, è imperativa, cioè sovrascrive ed annulla ogni diversa previsione legislativa o contrattuale preesistente o successiva.

Pertanto, la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza esclusiva del dirigente e, tra questi, anche quelli relativi alla designazione dei docenti incaricati delle funzioni strumentali una volta che il collegio ne abbia identificato le funzioni (non le persone), definito i criteri di attribuzione, il numero e i destinatari.

Tuttavia la posizione assunta dal DS sull'argomento basata sul comma 83 dell'art. 1 L.107/2015 che gli riserva il compito di individuare nell'organico dell'istituto fino al 10% di docenti che lo coadiuvano in attività di supporto organizzativo e didattico dell'istituzione scolastica, a condizione che non derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, è condivisibile poiché le aree sono state già definite nell'ambito del Piano triennale dell'offerta formativa (triennale appunto!) e pertanto confermate, con la sola richiesta di candidature al collegio.

 

 

Compatibilità di supplenza con borsa di studio

 

Quesito del 4/10/2017

Un aspirante docente per una supplenza in sostituzione di titolare per un periodo di circa un mese è titolare di una Borsa di Studio presso una Università. Specificatamente tale borsa di studio non è né Dottorato né Assegno di Ricerca …

Una Borsa di Studio è compatibile con l'assunzione all'incarico di supplenza breve? Nel caso positivo è necessaria l'autorizzazione dell'Università?

Grazie.

 

Risposta

In linea di principio nella scuola, così come più in generale nel pubblico impiego, vale il principio di esclusività del rapporto di lavoro pubblico: articolo 53 comma 1 del D.Lgs 165/01, articolo 60 e seguenti DLgs 3/57, articolo 508 D.Lgs 297/94. Dalle norme citate deriva che, per essere assunti a tempo indeterminato nella scuola, occorre presentarsi in una condizione di non occupato: l’eventuale rapporto di lavoro in essere deve cessare (l’interessato si deve licenziare), fatto salvo il caso di richiesta di part time nella scuola. E tuttavia, all’atto stesso della sottoscrizione del contratto si può chiedere l’aspettativa per un anno.

Tuttavia nel caso rappresentato si tratta di supplenza breve che non è soggetta a questi limiti, pertanto si ritiene possibile assegnarla, anche senza necessità di autorizzazione dell'università.

 

 

Aspettativa per ricongiungimento al coniuge e attività di docenza annuale

 

Quesito del 4/10/2017

Usufruisco di una aspettativa per congiungimento al coniuge per cui mi trovo a Losanna. Mi sono state proposte due ore settimanali dall’ufficio scuola. Posso accettarle? Quali condizioni?

 

Risposta

In linea di principio occorre affermare che il docente in aspettativa per motivi di famiglia (quella per ricongiungimento al coniuge ne è una sottospecie) conserva lo status di dipendente della P.A. ed è conseguentemente soggetto a tutti gli oneri che ne derivano, salvo quello della prestazione del servizio. Egli pertanto è anche soggetto al regime delle incompatibilità che vincolano i pubblici dipendenti, che sono regolate dall'art. 60 del TU 3/1957, nonché dall'art. 53 del D.Lgs. 165/2001 e dall'art. 508 del D.Lgs. 297/1994.

In giurisprudenza è stato affermato che l’aspettativa per motivi di famiglia o di studio non fa venire meno il dovere di esclusività del rapporto di lavoro del dipendente pubblico; pertanto, durante i periodi di aspettativa per tali ragioni, permane il regime ordinario delle incompatibilità e non è possibile svolgere altra attività lavorativa retribuita (cfr. T.A.R. Roma Lazio sez. III 04 gennaio 2006 n. 73).

L'art. 53 del D.Lgs. 165/2001 dispone che resta ferma per tutti i dipendenti pubblici la disciplina delle incompatibilità dettata dagli articoli 60 e seguenti del DPR 10/01/1957, n. 3.

Lo stesso articolo prevede che gli incarichi retribuiti conferiti ai pubblici dipendenti devono essere previamente autorizzati dall'Amministrazione di appartenenza. Tali incarichi sono quelli, anche occasionali, non compresi nei compiti e doveri di ufficio, per i quali è previsto, sotto qualsiasi forma, un compenso.

Per poter svolgere attività ed incarichi extraistituzionali è necessaria l'autorizzazione del dirigente scolastico (cfr art. 53 del D.Lgs. n. 165 del 2001). A meno che non si tratti di personale in part time con prestazione lavorativa non superiore al 50% i presupposti per il conferimento di incarichi extraistituzionali a dipendenti pubblici sono l'occasionalità, la saltuarietà, la mancanza di conflitto di interessi anche potenziale, la compatibilità dell’impegno lavorativo derivante dall’incarico con l’attività lavorativa di servizio cui il dipendente è addetto tale da non pregiudicarne il regolare svolgimento, con la ulteriore precisazione che l’attività deve essere svolta necessariamente al di fuori dell’orario di servizio (cfr Circolare Funzione Pubblica 3 del 1997; Parere Funzione Pubblica 24 gennaio 2012, n. 1).

Quindi, in merito all’aspettativa per motivi di famiglia, potrà essere autorizzato al dipendente esclusivamente lo svolgimento di attività occasionali secondo i principi della Funzione Pubblica espressi con i provvedimenti sopra citati.

Più in generale la norma prevede che possono essere autorizzati altri incarichi di lavoro che rispondano a queste condizioni:

− la temporaneità e l’occasionalità dell’incarico.

− il non conflitto con gli interessi dell’amministrazione e con il principio del buon andamento della pubblica amministrazione;

− la compatibilità dell’impegno lavorativo derivante dall’incarico con l’attività lavorativa di servizio cui il dipendente è addetto tale da non pregiudicarne il regolare svolgimento.

Quindi, durante l’aspettativa il dipendente di cui al quesito potrebbe svolgere esclusivamente degli incarichi occasionali quali non sono le due ore settimanali proposte dall’ufficio scuola, che si presume essere di durata annuale.

 

 

Supplenza A.A.

 

Quesito del 3/10/2017

La scuola ha chiamato un supplente assistente amministrativo dalle graduatorie di istituto per un posto fino al 30 Giugno in quanto posto non assegnato dal Ust per esaurimento graduatorie provinciali.

Il contratto è stato poi stipulato fino all'avente diritto in attesa delle nuove graduatorie. Il supplente si è dimesso volontariamente avendo trovato un altro lavoro non nella scuola. È possibile chiamare un nuovo supplente assistente amministrativo dalle graduatorie di istituto con posto al 30 Giugno (fino all'avente diritto in attesa delle nuove graduatorie)? In questo caso non sussiste il divieto di sostituzione previsti dall’art. 1, comma 332, della legge 190 del 2014 essendo un posto di nuovo libero e quindi con supplenza da assegnare fino al 30 Giugno. Giusto?

Grazie.

 

Risposta

Si condivide il parere che nel caso proposto non si possa far riferimento al divieto posto dall’art. 1, comma 332, della legge 190/2014, trattandosi appunto di posto ridiventato ibero per dimissioni di chi lo occupava.

Pertanto pare legittimo chiamare un nuovo supplente assistente amministrativo fino al 30 giugno dalle graduatorie di istituto.

 

 

Il vicario e gli altri collaboratori del DS: le novità recenti

 

Quesito del 29/09/2017

Sono docente di IRC in una scuola secondaria di secondo grado e svolgo da tempo il ruolo di collaboratore del DS; con la Riforma e l’abolizione dell’esonero per il vicario è diventato estremamente difficile svolgere questo compito con 18 ore in classe. Su suggerimento di responsabile dell’UST, avendo in Istituto cattedre di potenziamento disponibili e vacanti, il DS con decreto interno ha disposto la nomina anziché di un docente della classe di concorso del potenziamento, di un docente di IRC per 14 ore, motivando ampiamente la scelta.

Tale procedura è corretta?

In alternativa, ci sono strade per poter ottenere un esonero parziale dalle lezioni per questo incarico?

Grazie mille.

 

Risposta

Il quesito richiede una duplice risposta.

1. Non esistono più i due collaboratori del dirigente scolastico, come previsto dal CCNL di comparto, e non esiste più la funzione vicaria, come stabilito dalla Legge di stabilità 2015. Il dirigente scolastico, a differenza di quanto avveniva prima, può però individuare nell'ambito dell'organico dell'autonomia fino al 10% di docenti che lo coadiuvano in attività di supporto organizzativo e didattico dell'istituzione scolastica. Lo precisa l'art. 1, comma 83, della legge 107/2015, che ha riformato radicalmente le forme di collaborazione con il dirigente scolastico.

Il dirigente, quindi può chiamare a far parte del proprio staff un numero x di docenti, con il solo vincolo di non sforare il 10% dell’organico dell’autonomia assegnato all’istituto (che comprende organico di diritto, potenziato e sostegno).

Teoricamente qualunque membro dello staff può sostituire il dirigente in caso di assenza, per malattia, ferie, impegni istituzionali, permessi, ecc. Ovviamente il dirigente può anche decidere che uno dei membri dello staff svolga le funzioni che una volta svolgeva il vicepreside, che cioè faccia da filtro con il personale, gli alunni, i genitori; ma la funzione del vicepreside o del vicario non esiste più. Lo staff è da intendersi come una cabina di regia che aiuta il dirigente a tenere sotto controllo il funzionamento dei principali processi organizzativi e gestionali, quindi ne devono far parte un gruppo ristretto di docenti direttamente coinvolti nelle fasi di autovalutazione, di elaborazione del piano di miglioramento, di monitoraggio delle attività connesse al POF triennale.

2. Ai membri dello staff, qualora il dirigente lo ritenga necessario, possono essere concessi esoneri parziali dall’insegnamento in classe, a condizione che le ore possano essere affidate a docenti che debbono completare l’orario cattedra o a docenti assegnati come organico potenziato e che appartengano alla stessa classe di concorso o a classe affine dei docenti cui è stato concesso l’esonero orario. Va tenuto presente che, una volta assegnati ad una scuola, tutti i docenti rientrano nell’organico dell’autonomia e pertanto possono svolgere attività d’insegnamento in classe o di supporto organizzativo sia che appartengano all’organico di diritto sia che siano stati assegnati come organico potenziato.

A queste novità di legge si ritiene che debba adeguarsi anche la scuola nel gestire il caso proposto.

 

 

Conferimento supplenza: controlli

 

Quesito del 28/09/2017

La scuola ha individuato dalle graduatorie di istituto terza fascia ATA un aspirante supplente per un contratto fino all'avente diritto in attesa delle nuove graduatorie. Per completezza documentale all'assunzione si è chiesto il decreto di controllo del punteggio alla scuola che aveva stilato il primo contratto con l'interessato tre anni fa... come da norma...

Il controllo NON è stato fatto... cosa fare?

Anche in assenza di tale controllo e per dirla tutta con qualche perplessità sul punteggio in graduatoria definitiva 2014-2017 del supplente si può convalidare il contratto?

Non credo sia di competenza della scuola verificare un punteggio che da tre anni ha consentito al supplente diversi contratti lavorativi... e se fosse errato ricalcolarlo con le conseguenze retroattive del caso...

Grazie.

 

Risposta

Al momento di conferire una supplenza a personale scolastico inserito in graduatoria di istituto, non grava sulla scuola l'onere di verificare la legittimità di tale inserimento né il punteggio relativo. La presunzione è che la circostanza sia legittima, tanto più se consta, come nel caso rappresentato, che l'interessato è stato oggetto di precedenti contratti di lavoro.

 

 

                                                                                                                                                                                                                                      Compatibilità di supplenza sul sostegno di coadiuvante di impresa familiare

 

Quesito del 27/09/2017

Le convocazioni per supplenza in sostegno sono compatibili con una persona che fa parte come coadiuvante di una impresa familiare edile?

 

Risposta

La premessa è che per diventare docente di sostengo bisogna superare:

- un concorso pubblico nazionale, indetto su base regionale o interregionale

- un successivo percorso triennale di formazione iniziale e tirocinio, differenziato fra posti comuni e posti di sostegno, destinato ai soggetti vincitori del concorso

- una procedura di accesso ai ruoli a tempo indeterminato, previo superamento delle valutazioni intermedie e finali del percorso formativo

Nelle more dell’entrata in vigore del decreto legislativo attuativo della delega di cui all’articolo l, comma 181, lettera b) della legge 13 luglio 2015 n. 107, la specializzazione per le attività di sostegno didattico agli studenti con disabilità nella scuola secondaria di primo e secondo grado si consegue attraverso la frequenza del corso di specializzazione in pedagogia e didattica speciale per le attività di sostegno didattico e l’inclusione scolastica.

Pertanto il coadiuvante di una impresa familiare edile può essere destinatario di una supplenza di sostegno qualora sia in possesso dei titoli suddetti. Evidentemente egli dovrà garantire l'osservanza di tutti i doveri connessi con l'assunzione del contratto con la scuola.

 

 

Supplenza su posto comune vacante

 

Quesito del 25/09/2017

Docente di prima fascia accetta supplenza su sostegno primaria. All'atto della richiesta di disponibilità viene comunicato che si tratta di cattedra su due plessi. Preso servizio in uno dei due, la docente chiede di spezzare la cattedra per tenerne solo metà, adducendo fatica nella gestione dei casi. Al diniego della ds, che ritiene utile spezzare una cattedra solo per completamento orario e non per altri motivi, configurandosi anche un danno erariale, dovendo lo Stato retribuire due docenti al posto di uno, la docente si licenzia e chiede di essere passata su posto comune ancora vacante. La docente in questione non ha titoli di specializzazione su sostegno.

E' legittima tale richiesta?

 

Risposta

La richiesta della docente di passare su posto comune vacante pare legittima e da assecondare, anche se essa non possiede titoli di specializzazione su sostegno non indispensabili per svolgere la supplenza, salvo che nella classe siano presenti alunni disabili.

 

 

Supplenze fuori graduatoria

 

Quesito del 25/09/2017

All'Istituto sono stati assegnati posti di lingua inglese primaria più 11 ore. La graduatoria di Istituto LI è esaurita. Si può accedere a personale fuori graduatoria con certificazione oppure necessita scorrimento su posto comune e successivo adeguamento delle risorse interne, come sollecitato in sede di corso di aggiornamento ATA?

 

Risposta

Si condivide il parere di effettuare lo scorrimento su posto comune e successivo adeguamento delle risorse interne. In caso di mancata possibilità di coprire le ore disponibili è legittimo ricorrere a supplenti fuori graduatoria in possesso dei titoli prescritti.

 

 

Assunzione di provvedimenti disciplinari

 

Quesito del 24/09/2017

In uno dei miei Istituti è stata destinata in modo definitivo una ex docente per occuparsi delle biblioteche dei vari plessi. La sua carriera pregressa di docente è stata costellata di procedimenti disciplinari, sospensioni per mancata vigilanza e aggressioni fisiche.

Essendo ovviamente disfunzionale, come quando insegnava, gli stessi meccanismi si stanno ripetendo anche ora. Pertanto invece che restarsene in biblioteca, entra nelle classi per dare comunicazioni agli alunni e non c'è modo di farla uscire... interrompendo in continuazione le lezioni. I rapporti con tutto il personale sono tesissimi, urla nei corridoio, come quando insegnava in altri Istituti.

Mi chiedo se fosse possibile, presentando un progetto in Collegio e in Consiglio di Istituto, mandarla a fare ogni tanto delle ricerche in biblioteche pubbliche...

Cosa ne pensi? Non vorrei che poi avesse un incidente... Ho inviato all'usp una lettera, come il Dirigente precedente, in cui ho comunicato i giorni in cui è assegnata nelle biblioteche scolastiche dei vari plessi.

Cosa mi consigli?

 

Risposta

La proposta di inviare la docente in questione a fare ogni tanto delle ricerche in biblioteche pubbliche non è condivisibile anche per le ragioni presenti nella relazione.

L'unica strada percorribile pare quella di avviare dei procedimenti disciplinari dopo comportamenti  scorretti, da assumere con le modalità previste dall'art. art. 55-bis del D.Lgs. 105/2001.

 

 

Alternanza scuola-lavoro: utilizzo dei finanziamenti

 

Quesito del 24/09/2017

Vorrei sapere come posso utilizzare i fondi che arrivano negli Istituti superiori sull'alternanza scuola/lavoro...

Ho letto un verbale di Commissione alternanza e ho visto che il precedente anno scolastico sono stati dati 50 euro ad ogni ragazzo come compenso a forfait rimborso spese spostamenti, sono state pagate ore ai docenti referenti dell'alternanza in proporzione al numero degli alunni a carico ed inoltre sono stati pagati altri soldi agli stessi docenti per organizzare delle attività di alternanza durante l'anno scolastico.

Mi chiedo se ci siano dei limiti di spesa, dei paletti e se i fondi che restano da un anno scolastico si possano tenere e spendere per il successivo.

Non vorrei fosse solo una corsa a come spendere i soldi.

 

Risposta

Le risorse finanziarie destinate ai percorsi di alternanza scuola-lavoro sono ancora quelle previste per l’a.s. 2015/16 dalla L. 107/15 e dalla nota MIUR 936 del 15 settembre 2015:

- Fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche - ex lege 440/97.

- Fondo di cui all'articolo 1, comma 39, legge 107/2015, per gli 8/12 dei 100.000.000 complessivamente stanziati per l'alternanza da realizzarsi nel 2016.

- Fondi PON (Programma Operativo Nazionale) “Per la Scuola” 2014-2020, a titolarità del Ministero dell'istruzione, dell’università e della ricerca.

La quota pro-capite spettante ad ogni studente partecipante alle attività di alternanza si stima che possa variare da euro 50,00 a euro 60,00 negli istituti tecnici e professionali, riducendosi alla metà nei licei, per effetto del minor numero di ore di alternanza previste, ma ogni scuola potrà procedere al conto esatto della cifra pro-capite dividendo quanto assegnato dal MIUR in ragione del numero degli alunni iscritti alle terze, quarte e quinte classi considerando la metà per gli alunni dei Licei.

In merito al problema che i fondi residuanti da un anno scolastico si possano tenere e spendere per il successivo, la Guida operativa dispone che "Le istituzioni scolastiche assegnatarie dei fondi, qualora non avessero programmato per l'a.s. 2015/2016 attività di alternanza per le classi quarte e quinte, potranno comunque utilizzarli per future attività di alternanza negli anni scolastici successivi, nei quali tali attività si renderanno obbligatorie per legge …"

 

 

Docente di ruolo: accettazione di rapporto a tempo determinato

 

Quesito del 23/09/2017

Su un posto disponibile (cattedra esterna) restituita alla scuola dal UST per esaurimento delle graduatorie provinciali è stata espletata dalla scuola la convocazione scorrendo le graduatorie di istituto.

Il docente individuato è un docente di ruolo presso un altro istituto in altra provincia su una classe di concorso diversa e come stabilito dall'art. 36 del CCNL accetterebbe la supplenza fino al 30 giugno prendendo un anno di aspettativa sul ruolo.

Il punto è che il suo contratto di ruolo è di Part-Time 12 ore su 18.

E' legittimo assegnare al suddetto docente (secondo art. 36) la supplenza su una cattedra intera?

 

Risposta

Si ritiene possibile assegnare al docente di ruolo in parola, anche se in part time, la supplenza in questione fino al 30 giugno ai sensi dell'art. 36 del CCNL/3007, poiché detta norma non esclude un docente in part time da tale possibilità.

Evidentemente egli dovrà rinunciare al beneficio in parola (part time).

 

 

Licenziamento docente

 

Quesito del 20/09/2017

Sono socio ANP nella provincia di ........

Ho cercato di trovare procedure da seguire ed eventuali modelli da adottare sia tra i colleghi della zona, che all'ufficio legale dell'USR ...... e dell'USP di .... ed ho parlato anche con Petrolino a Roma, ma non ho avuto tutte le risposte che mi servivano:

1) Dirigo un Istituto Comprensivo ad indirizzo musicale della provincia di Catanzaro;

2) Un docente di strumento ha presentato il primo settembre di quest'anno un preavviso di licenziamento a far data dal 1 novembre p.v. per accettare un incarico presso un conservatorio della regione;

3) Premetto che con questo docente sono alla conclusione di un processo ex art 700 (arrivato al reclamo) dopo una sentenza parzialmente favorevole all'amministrazione (il giudice ha rigettato il ricorso, senza entrare nel merito) per il quale è prevista una sentenza definitiva entro la fine di ottobre. Il ricorso è dovuto alla mancata assegnazione di un anno di aspettativa (il docente aveva già goduto di tutta l'aspettativa prevista dal contratto scuola, e aveva chiesto un altro anno di aspettativa per insegnare al conservatorio (Comparto Afam) ai sensi del combinato disposto tra l'art. 36 (Contratto scuola) che consente la mobilità verticale (tra gli ordini di scuola) ed orizzontale (tra classi di concorso) per il personale Comparto scuola.

4) Anche se il fatto rileva solo indirettamente nello specifico (si licenzia perché non avuto l'aspettativa richiesta, ma se il reclamo dovesse essere positivo per il docente, potrebbe revocare il (tra l'altro, è possibile?), è indispensabile che io segua una procedura e produca atti formalmente ipercorretti.

5) Risolto il problema se per un docente è possibile comunicare l'intenzione di licenziarsi in corso d'anno, ma andarsene solo dal primo settembre dell'anno successivo,

avrei bisogno di sapere:

So che devo emanare un decreto che prende atto della volontà del docente e procede al licenziamento dello stesso, e comunicarlo per i provvedimenti di competenza all'ATP ed alla Ragioneria territoriale dello stato.

- Se il docente sarà regolarmente al suo posto di lavoro fino al 31 ottobre, quando dovrò datare il mio decreto? Se nel preavviso si parla di licenziamento a partire dal I novembre, e giorno uno e due novembre le scuole sono chiuse per festività, il mio decreto dovrà portare la data del 3 novembre?

- Devo comunque accertarmi che il docente non sia in servizio in quella giornata?

- E' disponibile presso ANP Piemonte un modello di decreto da adattare alla situazione?

Sperando che lei possa rispondere alle mie richieste e scusandomi se sono stato poco chiaro.

 

Risposta

Si ritiene che il decreto di licenziamento del docente in questione che rimane al suo posto di lavoro fino al 31 ottobre possa essere emesso anche prima di tale data, in risposta alla volontà da lui precedentemente espressa per iscritto di licenziarsi da tale giorno. Nulla pertanto incide il fatto che i primi giorni di novembre siano festivi: il suo licenziamento data dalle ore 24 del 31 ottobre.

Anp Piemonte non dispone del modello relativo.

 

 

Astensione dal lavoro per allattamento a rischio biologico

 

Quesito del 20/09/2017

Una docente di scuola dell'infanzia fa appello al Dlgs 151 del 2001 in riferimento all'allattamento a rischio biologico per richiedere ulteriori 4 mesi di astensione, fino al settimo mese, a stipendio pieno … come regolarmi?

 

Risposta

L’interdizione dal lavoro per le lavoratrici madri (decreto legislativo n. 151/2001 così come modificato dalla legge del 4/04/2012, n. 35) può essere esercitata anche per condizioni di lavoro o ambientali pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino prima del parto e fino ad un massimo di sette mesi dopo il parto (art. 17, comma 2. lett. b) e c) del D.Lgs n. 151/2001. La procedura è attribuita alle Direzioni del Lavoro, che ne curano l’istruttoria, fino all’emanazione del provvedimento finale.

La richiesta di estensione del congedo di maternità può essere presentata dalle dipendenti di datori di lavoro pubblici o privati e prodotta allegando la documentazione necessaria alla sede della Direzione Territoriale del Lavoro competente per territorio. La Direzione del Lavoro, esaminata la documentazione presentata, emetterà il provvedimento autorizzativo di interdizione dal lavoro, ricorrendone i presupposti e, l’astensione dal lavoro decorrerà dalla data di emanazione del provvedimento interdittivo.

Per ottenere l’autorizzazione all’astensione dal lavoro per la citata motivazione (art. 17, comma 2 , lettera b) e c) del D.Lgs 151/2001), cioè espletamento di attività lavorativa pericolosa, faticosa, insalubre dopo il parto, alla domanda deve essere allegata la seguente documentazione:

1. Dichiarazione sottoscritta dal datore di lavoro (modello che si può estrapolare dai modelli disponibili sul sito del Ministero del Lavoro) completa delle indicazioni di seguito riportate:

- generalità della lavoratrice;

- sede legale della società e sede di lavoro presso la quale risulta impiegata la lavoratrice;

- qualifica e mansioni svolte dalla lavoratrice e/o reparto cui è addetta e orario di lavoro giornaliero e settimanale prestato;

- tipologia di rischio al quale la lavoratrice può essere esposta in ragione delle mansioni a cui è adibita;

- dichiarazione del datore di lavoro circa l’impossibilità di adibire la lavoratrice a mansioni diverse da quelle svolte normalmente e compatibili con l’allattamento.

2. Fotocopia del documento di identità del legale rappresentante che ha reso la dichiarazione di cui al punto precedente, ove la stessa pervenga a mezzo posta;

3. Documento di valutazione del rischio, effettuata nell’ambito ed agli effetti della valutazione di cui agli artt.17 e 28 del D.Lgs n. 81/2008. Detto documento, rilasciato dal datore di lavoro, deve recare data certa e deve essere sottoscritto dal datore di lavoro, dal responsabile del servizio di prevenzione e protezione, dal rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e dal medico competente, ove nominato.

Queste sono le regole che devono essere soddisfatte al fine di poter usufruire di questo beneficio.

 

 

Consiglio di istituto: elezioni suppletive

 

Quesito del 20/09/2017

Sono socia ANP dal 2014.

Attualmente in consiglio d’istituto non c’è la componente ATA, 1 consigliere si è pensionato l’altro si è trasferito. La lista è esaurita e quindi non è possibile surrogare.

Il Consiglio d’Istituto va a scadenza l’anno prossimo.

Devo fare le suppletive sapendo che non si presenterà alcuna lista? Posso chiedere al CdI di andare a scadenza senza elezioni? Se invece devo fare le elezioni suppletive quando devo farle? Contestualmente con quelle annuali della componente studentesca o devo rispettare la data dell’USR?

Grazie per la consueta disponibilità.

 

Risposta

Il D.Lgs. 297 del 16 aprile 1994, all’art. 35, ultimo periodo, prevede le elezioni suppletive quando, dovendosi procedere alla sostituzione dei consiglieri di una determinata componente, le relative liste risultino esaurite.

La questione è stata ripresa all’articolo 53 dell’O.M. 215 del 15 luglio 1991, ove le elezioni suppletive sono previste quando, “in caso di impossibilità di procedere alla surrogazione suddetta per esaurimento delle rispettive liste non si può ricorrere ad altre liste, ma i posti vacanti devono essere ricoperti mediante elezioni suppletive”.

Il successivo comma 2 introduce elezioni suppletive, nel corso della consiliatura, anche quando non sia stata eletta, per mancata presentazione di liste, la componente dei genitori. Ciò perché è all’interno della predetta componente che deve essere eletto il presidente, che costituisce un organo del consiglio.

Ma si tratta, appunto, come si evince dal secondo comma dell’art 53, di una eccezione, non riproponibile per le altre componenti.

In ogni caso, dovendo fare elezioni suppletive ad inizio a.sc., esse devono coincidere con le date stabilite dall'USR.

 

 

DS: comportamenti inadeguati alla funzione

 

Quesito del 19/09/2017

Le scrivo per riportare alcune serie perplessità di un gruppo di insegnanti di scuola secondaria superiore relative ad una recente delibera del collegio circa il piano annuale delle attività dei docenti. Tale circostanza è prevista nel comma 4 dell’art. 28 del CCNL 2006/2009, relativo al monte ore, quantificato e definito da contratto, ex art. 29, rientrante nelle cosiddette attività funzionali all'insegnamento. Dall'allegato si evince, per alcune voci, una programmazione ad dir poco "strampalata". Gradirei sapere, cortesemente, in quale modo si può intervenire nei confronti del DS che manifesta una preparazione e un ruolo a dir poco inadeguato? L'ANP non può intervenire in tali casi?

 

Risposta

Qualora si riscontrino nell'operato di un DS comportamenti gravemente inadeguati al proprio ruolo è possibile inviare una richiesta di visita ispettiva all'USR da cui dipende la scuola.

La richiesta va debitamente motivata e documentata con riferimento di casi specifici non coerenti con la funzione.

L'Anp non ha il compito di sanzionare i colleghi che possono dimostrarsi inadeguati alla mansione, semmai ha quello di sostenerli nel loro ruolo.

 

 

Provvedimento disciplinare verso un docente che si rifiuta di sostituire un collega assente

 

Quesito del 18/09/2017

Per la sostituzione di un’ora di un docente assente, in via emergenziale, il Dirigente, sulla base della vigente normativa ed anche della Nota MIUR 2852/16, può utilizzare il docente di potenziamento, nel rispetto del suo impegno di servizio, intendo, delle ore di servizio, da prestare presso una delle due istituzioni scolastiche in cui è impegnato, rispettando comunque il numero di ore complessive componenti la cattedra? Se il docente si rifiuta, come comportarsi? Si deve adeguare lo stipendio al numero di ore effettivamente prestato, cioè meno delle diciotto per cui egli è pagato?

 

Risposta

Come previsto dall’art. 1, comma 5, della Legge 107/2015, tutti i docenti dell’organico dell’autonomia contribuiscono alla realizzazione dell’offerta formativa attraverso le attività di insegnamento, di potenziamento, di sostegno, di organizzazione, di progettazione e di coordinamento.

Pertanto ogni docente deve adeguare il proprio comportamento a tale disposizione, che si esplica anche con la sostituzione dei colleghi assenti per brevi periodi.

Chi vi si sottrae va assoggettato a un provvedimento disciplinare da avviare con le modalità previste dall'art. art. 55-bis del D.Lgs. 105/2001 e cioè: contestazione degli addebiti entro 20 giorni da quando si è avuto notizia del fatto.

I passi successivi sono i seguenti:

- convocazione del dipendente per il contraddittorio a difesa con un preavviso di almeno 10 giorni;

- conclusione del procedimento entro 60 giorni, salvo che non sia stato richiesto e accordato (per gravi e oggettivi impedimenti) un rinvio della convocazione per più di 10 giorni; in tal caso la durata del rinvio si somma al limite di 60 giorni;

- possibilità di un unico rinvio nel corso del procedimento, che si deve quindi concludere necessariamente.

I termini suddetti sono perentori.

In linea generale, la competenza del dirigente in fatti di natura disciplinare si estende, in una logica di progressività, dall’avvertimento scritto alla censura fino alla sospensione dal servizio e dalla retribuzione per un massimo di 10 giorni; per infrazioni che comportassero sanzioni superiori, la competenza è del direttore dell'USR, al quale il dirigente scolastico trasmette gli atti entro 5 giorni dalla notizia del fatto, dandone informazione al dipendente.

 

 

Docente assegnato in codocenza: diritti e doveri

 

Quesito del 18/09/2017

Docente dell'organico dell'autonomia viene assegnato con regolare decreto dal ds in codocenza ad una classe: ci si chiede se lo stesso docente debba partecipare ai consigli e alle operazioni di scrutinio anche  alla luce di un possibile contenzioso in caso di bocciatura.

Ringrazio per la consueta disponibilità.

 

Risposta

Il docente assegnato in codocenza ad una classe è membro componente della classe medesima.

Egli pertanto è tenuto alla partecipazione a tutte le attività collegiali concernenti la classe stessa (consigli di classe, scrutini, ecc.) pena le conseguenze derivanti dalla mancata collegialità delle attività medesime.

 

 

Graduatoria di istituto: erroneo inserimento - depennamento

 

Quesito del 15/09/2017

Il caso si riferisce a docente in possesso di diploma di maturità linguistica – sperimentazione Brocca – ottenuto presso Istituto Magistrale prima dell’anno 2001/02.

La docente veniva inserita in graduatoria di Istituto - triennio 14–17. Al conseguimento del primo contratto, in occasione del controllo documentale, veniva depennata con provvedimento della sottoscritta motivato con le stesse argomentazioni che oggi si ritrovano nel DM 374 1 giugno 2017, art. 2, commi 8 e 9; tuttavia, la docente, con provvedimento del Tribunale ordinario di Novara, emesso in data 8/10/2015, vedeva accolta la propria istanza di reinserimento e, di conseguenza, otteneva contratti di lavoro nel triennio considerato.

In occasione del rinnovo delle graduatorie – triennio 2017-20 – la docente ripresentava alla sottoscritta domanda di aggiornamento delle stesse, domanda che non poteva essere accolta, proprio in funzione del nuovo dettato normativo (DM 374 cit.) (Beffa!!!)

Pertanto, a tutt’oggi, non essendo stata aggiornata la sua posizione, si ritiene che non dovrebbe apparire nelle graduatorie di istituto. Da verifica effettuata, la docente appare, invece, inserita nella graduatoria di Istituto - prima fascia - con lo stesso punteggio del triennio precedente; non appare nella graduatoria di seconda fascia. Inoltre, non appare il codice della scuola di acquisizione della domanda.

Si chiede, cortesemente, se debba essere depennata e, nel caso, chi debba emettere apposito decreto.

 

Risposta

Si ipotizza che l'inserimento nelle graduatorie di istituto del triennio 2017-20 della docente in questione sia frutto dell'acquisizione d'ufficio dell'elenco dei docenti della graduatoria del precedente triennio. Ne è riprova lo stesso punteggio e la mancata indicazione della scuola di acquisizione della domanda.

Si ritiene che il decreto di depennamento vada emesso in prima istanza dall'ufficio provinciale competente in materia e in seconda istanza dalla scuola che le dovesse assegnare una supplenza al momento del controllo dei documenti.

 

 

Graduatorie di istituto: formulazione

 

Quesito del 12/09/2017

Con la riapertura delle scuole con l'organico in servizio non copro, nella scuola secondaria di primo grado, l'orario di lezione, come regolarmi non essendo ancora definite le graduatorie d'Istituto?

 

Risposta

Si suggerisce di dare la precedenza alla formulazione delle graduatorie di istituto della scuola secondaria di primo grado in modo da potervi attingere un docente per coprire l'orario delle lezioni, che non va mai decurtato.

 

 

ATA: riduzione orario a 35 ore

 

Quesito del 11/09/2017

Chiedo se l'applicazione della riduzione di orario a 35 ore settimanali si applica anche al personale in regime di part-time e se sì, se la riduzione è proporzionale all'orario svolto?

 

Risposta

Ai sensi dell'art. 55 del CCNL/2007 destinatari della riduzione oraria di lavoro a 35 ore settimanali sono i dipendenti che operano in una istituzione scolastica che presenti sia le caratteristiche oggettive (orario di servizio giornaliero superiore alle dieci ore per almeno tre giorni alla settimana), sia quelle soggettive, essi vengano cioè adibiti a regimi di orario articolati su più turni o coinvolti in sistemi d’orario comportanti significative oscillazioni degli orari individuali, rispetto all’orario ordinario, finalizzati all’ampliamento dei servizi all’utenza e/o comprendenti particolari gravosità.

Si è del parere che i dipendenti in part time di cui all'art. 58 del CCNL/2007, in ragione della specificità della loro prestazione, non possano fruire di tale riduzione.

 

 

La gestione del personale è competenza esclusiva del dirigente

 

Quesito del 11/09/2017

Quesiti:

1. può un/una DS nominare referente di plesso o collaboratore un proprio familiare (moglie/marito)?

2. può essere nominato referente di plesso un docente con contratto part-time?

Grazie.

 

Risposta

La premessa è che sia l’art. 4, comma 2, che l’art. 5, comma 2, del D.Lgs. 165/2001 (come modificato dal D.Lgs. 150/2009) attribuiscono, tra l’altro, in via esclusiva al dirigente scolastico le competenze che attengono alla gestione del personale e all’organizzazione del lavoro, fatta salva la sola informazione alla parte sindacale.

In particolare l’art. 5/2 cit. prevede: “Nell'ambito delle leggi e degli atti organizzativi di cui all'articolo 2, comma 1, le determinazioni per l'organizzazione degli uffici e le misure inerenti alla gestione dei rapporti di lavoro sono assunte in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, fatta salva la sola informazione ai sindacati, ove prevista nei contratti di cui all'articolo 9. Rientrano, in particolare, nell'esercizio dei poteri dirigenziali le misure inerenti la gestione delle risorse umane nel rispetto del principio di pari opportunità, nonché la direzione, l'organizzazione del lavoro nell'ambito degli uffici”.

Questo significa che la micro-organizzazione e tutti gli atti gestionali che la realizzano appartengono alla sfera di competenza del dirigente e, tra questi, altresì le nomine dei referenti di plesso o dei propri collaboratori.

Nulla vieta pertanto che

1) questi siano anche familiari (moglie/marito) del dirigente con la salvaguardia dell'opportunità della nomina in rapporto anche all'ambiente in cui egli opera;

2) la nomina a referente di plesso di un docente in part-time è legittima anche se sconsigliabile per la mancata costante presenza nel plesso.

 

 

Non ammissione alla classe successiva

 

Quesito del 8/09/2017

Una nostra studentessa è andata all’estero per mobilità internazionale individuale.

Al momento del rientro in Italia ha effettuato le prove integrative delle materie non studiate all’estero, in base a quanto stabilito dalle linee guida sulla mobilità studentesca, Nota Prot. 843, punto B.3 per procedere poi all’assegnazione del credito scolastico.

Ha avuto ben quattro valutazioni negative gravi e dai documenti inviati dalla scuola estera è presente una D (valutazione insufficiente) anche se si afferma che globalmente è sufficiente e manca la valutazione della lingua inglese.

E’ possibile non ammetterla alla classe successiva?

Grazie.

 

Risposta

Il punto B.3 della nota MIUR 843 del 10/04/2013 assegna al CdC la verifica e l'attribuzione del credito scolastico del periodo di studio all’estero, incoraggiandolo a valutare e a valorizzare gli apprendimenti non formali ed informali, nonché le competenze trasversali acquisite dagli studenti partecipanti a soggiorni di studio o formazione all’estero. Può anche sottoporre, se ritenuto necessario, il giovane ad accertamento, escludendo che la scuola possa sottoporre l’alunno ad esami di idoneità che sono previsti dall’ordinamento per altre casistiche.

E' quanto è stato fatto per il caso in esame. Se tuttavia tali prove hanno dato esiti gravemente negativi, accompagnati da una valutazione insufficiente della scuola estera, pare legittimo il giudizio di non ammissione alla classe successiva.

 

 

Legge 104/92: assistenza a zio della moglie

 

Quesito del 7/09/2017

Un collaboratore è stato ritenuto, dalla commissione medica di verifica, idoneo alle funzioni del profilo tranne per l'effettuazione delle pulizie e l'assistenza ai diversamente abili. Il collaboratore scolastico chiede di fruire dei benefici della Legge 104 per assistere uno zio della moglie. A suo parere ha diritto ad assistere un parente disabile ultra ottantenne se è stato ritenuto con mansioni ridotte e, tra l'altro, non può assistere gli alunni diversamente abili?

Grazie.

 

Risposta

Si condividono le perplessità sulla possibilità di ammettere tale collaboratore alla fruizione della legge 104/92 a favore dello zio della moglie poiché non si vede come possa assistere efficacemente tale persona se a scuola non può effettuare le pulizie e l'assistenza ai diversamente abili.

Tuttavia la legge non condiziona la fruizione a considerazioni di tale natura ma riconosce (art. 33 comma 3 della Legge 104/92) il diritto a fruire dei tre giorni di permesso mensile retribuito, oltre ai genitori, anche ai familiari parenti e affini entro il terzo grado conviventi e non conviventi che provvedono con continuità ed esclusività alla cura ed all’assistenza del familiare disabile in situazione di gravità purché non ricoverato a tempo pieno.

Secondo l’art. 78 del codice civile, l’affinità è il vincolo che unisce un coniuge con i parenti dell’altro coniuge. L’affinità non cessa per la morte, anche senza prole, del coniuge da cui deriva. Lo zio della moglie è affine di terzo grado.

Ciò posto, il soggetto principale è il disabile in situazione di gravità, il familiare che intende fruire dei permessi per assistenza è soggetto indiretto, quindi ne consegue che i tre giorni di permesso mensile possono essere fruiti da un solo lavoratore, tant’è che il vincolo che “il predetto diritto non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l'assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità” è una condizione inderogabile che deve essere certificata anche con una dichiarazione sostitutiva di certificazione rilasciata e sottoscritta ai sensi del DPR 445/2000.

A questa condizione si deve aggiungere anche l’altra che, ancorché non convivente con lo zio della moglie, l’assistenza sia prestata contemporaneamente con i requisiti della continuità ed esclusività.

Con questi vincoli il collaboratore in questione può fruire dei permessi dell’art. 33/3 della legge 104/92.

 

 

Le nuove modalità di richiesta delle visite fiscali

 

Quesito del 7/09/2017

A proposito delle nuove modalità per le visite fiscali potresti dirmi quali sono le operazione che devo fare, avendo già dei dipendenti in malattia?

 

Risposta

A partire dal 1° settembre 2017, ai sensi del D.Lgs. n. 75/2017 (artt. 18 e 22), è entrato in vigore il Polo unico per le visite fiscali, con l’attribuzione all’Inps della competenza esclusiva ad effettuare visite mediche di controllo (VMC) sia su richiesta delle Pubbliche amministrazioni in qualità di datori di lavoro, sia d’ufficio.

Tra le categorie di amministrazioni e dipendenti pubblici interessati rientrano tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, nonché i dipendenti del settore pubblico, tra cui i docenti e i ricercatori universitari.

Con messaggio 9 agosto 2017 n. 3265 l’Inps ha fornito le prime indicazioni operative per l’attuazione delle nuove disposizioni.

La richiesta di VMC dovrà essere effettuata, da parte delle PPAA, come di consueto, tramite Portale. Il datore di lavoro pubblico che richieda una VMC dovrà specificare se deve essere effettuata o meno la visita ambulatoriale, nelle modalità già attualmente previste in caso di assenza del lavoratore a visita domiciliare, al fine di consentire la verifica dell’effettiva sussistenza dello stato morboso.

Una volta effettuate le VMC, l’Inps metterà a disposizione dei datori di lavoro pubblici gli esiti dei verbali mediante i servizi telematici, conformemente a quanto già avviene per tutte le VMC datoriali.

Per quanto concerne la disposizione d’ufficio delle visite mediche domiciliari, gli applicativi in uso presso l’Inps saranno adattati al fine di acquisire i dati dei certificati dei dipendenti pubblici e disporre un numero prestabilito di visite d’ufficio.

Anche per le VMC disposte d’ufficio verrà restituito al datore di lavoro pubblico l’esito, incluse le informazioni circa i casi di assenza al domicilio e la conseguente convocazione a visita ambulatoriale. Nel corso della visita ambulatoriale dovranno essere valutate soltanto l’effettiva sussistenza dello stato morboso e la relativa prognosi, mentre non rientra tra i compiti dell’Istituto la valutazione delle eventuali giustificazioni prodotte.

Orari e fasce di reperibilità

Sia per gli statali che per i dipendenti privati la reperibilità è attiva 7 giorni su 7, comprese le giornate non lavorative, i festivi, i prefestivi e i weekend.

Ciò comporta che si dovrà rimanere presso il proprio domicilio anche nei giorni non lavorativi, come ad esempio domenica o giornate di festa. In questo caso però la richiesta della visita fiscale è a pagamento e la fatturazione deve avvenire al richiedente nel momento della richiesta.

La richiesta deve inoltre essere inoltrata entro le 11:30 del giorno precedente al giorno di richiesta della visita.

Per quanto riguarda le fasce orarie, i lavoratori nel pubblico impiego possono ricevere una visita fiscale:

a)    dalle 9:00 alle 13:00;

b)   dalle 15:00 alle 18:00.

Nelle seguenti fasce orarie i dipendenti statali sono tenuti a restare presso l’indirizzo di residenza indicato nella documentazione medica di malattia e attendere la visita del medico fiscale inviata dal datore di lavoro o dall’INPS.

Polo Unico INPS

È il Polo Unico dell’INPS a gestire i contro per le assenze per malattia dei dipendenti pubblici (ad eccezione delle Forze dell’Ordine) e privati. È un algoritmo complicato a gestire i controlli, il quale individua i casi a rischio in cui bisogna inviare prontamente il controllo del medico.

Con l’introduzione delle nuove regole cade il vincolo dell’unica visita fiscale per ogni assenza per malattia: qualora ne rilevi la necessità, infatti, l’INPS può ripetere la visita fiscale, così da accertare che il dipendente sia ancora malato.

Confermato l’obbligo della visita fiscale nel caso in cui l’assenza sia immediatamente successiva, o precedente, al weekend, alle ferie o ad un giorno di riposo.

Obblighi per medici e dipendenti

In caso di malattia il dipendente pubblico o privato deve farsi rilasciare il certificato medico e rendersi reperibile presso l’indirizzo indicato per la visita fiscale.

Sarà poi obbligo del medico curante inviare, in modo telematico, l’attestato medico all’Istituto di Previdenza.

Solo nel caso in cui la trasmissione per via telematica non sarà possibile, il certificato medico sarà rilasciato in modalità cartacea. Il dipendente avrà quindi due giorni di tempo, dal verificarsi della malattia, per presentare il certificato medico all’ufficio INPS di competenza e una copia al datore di lavoro.

Il medico fiscale, invece, ha il dovere di verificare le condizioni fisiche del paziente e di analizzare la patologia riportata all’interno del documento di malattia.

In caso di necessità, potrà protrarre la diagnosi di 48 ore, variarla e sollecitare il dipende a sottoporsi ad un controllo specialistico. Inoltre, se si rende conto che il lavoratore è guarito può disporre del rientro anticipato a lavoro.

 

 

Richiesta di aspettativa contestuale all'immissione in ruolo

 

Quesito del 7/09/2017

Una docente neoimmessa in ruolo chiede due anni di aspettativa per poter svolgere un lavoro di ricerca all'Università di Bergamo....... in quanto vincitrice di assegno di ricerca biennale.

La normativa relativa agli assegni di ricerca è la Legge 240 del 2010 art 22 c.3.

Secondo la mia interpretazione, la docente ne avrebbe diritto, pur non essendo ancora confermata in ruolo, in quanto la legge suddetta parla "di personale in servizio presso la Pubblica Amministrazione".

Chiedo, cortesemente, conferma.

 

Risposta

L'art 18/2 del CCNL/2007 dispone: “Ai sensi della predetta norma [artt. 69 e 70 del T.U. approvato con D.P.R. n. 3 del 10 gennaio 1957] il dipendente può essere collocato in aspettativa anche per motivi di studio, ricerca o dottorato di ricerca. Per gli incarichi e le borse di studio resta in vigore l'art. 453 del D.P.R. n. 297 del 1994”.

Il successivo art. 25, comma 3 prevede che i rapporti individuali di lavoro a tempo indeterminato o determinato del personale docente degli istituti e scuole statali di ogni ordine e grado siano costituiti e regolati da contratti individuali, nel rispetto delle disposizioni di legge, della normativa contrattuale e del contratto collettivo nazionale vigente.

All’individuazione dell’avente diritto alla nomina fa seguito la firma del contratto stipulato tra l’insegnante e il dirigente dell’ufficio territoriale oppure per delega il dirigente scolastico.

Il contratto è poi perfezionato dalla presa di servizio, che può essere rimandata per giustificato motivo. Questi elementi sono essenziali affinché il docente sia inserito nel sistema informativo come titolare di ruolo e sia retribuito dal MEF.

Pertanto si ritiene possibile, contestualmente alla presa di servizio, la richiesta di aspettativa per un anno scolastico senza assegni per realizzare l’esperienza di una diversa attività lavorativa di cui all’art. 18, comma 3 del CCNL/2007. La circostanza andrà concordata preventivamente con il DS della scuola di assegnazione.

Si rileva che la concessione di tale aspettativa non è discrezionale, in quanto la norma prevede testualmente che il dipendente, “a domanda, è collocato”, non lasciando, pertanto, alla scuola alcun margine di discrezionalità legato a esigenze di servizio. Naturalmente nella domanda il docente dovrà precisare ed attestare l’esperienza lavorativa per la quale chiede di essere collocato in aspettativa. 
Pertanto, 
1) la concessione dell'aspettativa è legittima;
2) come detto, la concessione dell'aspettativa non è discrezionale, ma deve essere ben motivata e il richiedente deve esibire riscontri ufficiali correlati alla richiesta;
3) non si riscontrano danni erariali in quanto l'aspettativa è senza assegni;
4) l'aspettativa può essere concessa solo per un anno scolastico e non può essere prorogata.

 

 

Fruizione del congedo parentale

 

Quesito del 7/09/2017

Avrei bisogno di un parere in merito alla seguente questione: ho una docente di scuola secondaria di primo grado, classe di concorso matematica e scienze, a cui spettano 5 ore di permesso per allattamento. In considerazione che le ore per matematica sono 4 e le ore di scienze 2 a classe dovrei spezzare un insegnamento su due docenti, ma non è consentito per norma... come posso regolarmi? E' possibile nominare la supplente per 6 ore e mettere a disposizione la docente in allattamento per un'ora, il che comporterebbe un aggravio economico di un'ora a settimana.

 

Risposta

Il congedo parentale in parola è quello previsto dall’art. 39 del D.Lgs. 26/03/2001 n. 151 relativo ai riposi settimanali della madre nel primo anno di vita del bambino. Esso stabilisce che:

“1. Il datore di lavoro deve consentire alle lavoratrici madri, durante il primo anno di vita del bambino, due periodi di riposo, anche cumulabili durante la giornata.

2. Il riposo è uno solo quando l'orario giornaliero di lavoro è inferiore a sei ore. I periodi di riposo di cui al comma 1 hanno la durata di un'ora ciascuno e sono considerati ore lavorative agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro. Essi comportano il diritto della donna ad uscire dall'azienda”.

Nella scuola, ai sensi del Telex MPI 22 febbraio 1985 prot. 278, la riduzione si realizza togliendo all’insegnante in allattamento una o più classi, evitando in tal modo che in una stessa classe prestino servizio due insegnanti nell'arco della settimana. Di conseguenza, se ad esempio l’orario della docente è costituito da gruppi binari di ore per classe, o del loro multiplo, come nel caso proposto, dovrà essere esentata da 3 classi con un’ora a disposizione. Le sei ore sottratte vanno in supplenza.

 

 

Fruizione della legge 104/92

 

Quesito del 6/09/2017

Una insegnante dell'I.C. _______, fino allo scorso anno assegnata al plesso di _________, per il quale nel corrente anno scolastico è stata disposta la sospensione delle lezioni per mancanza di iscrizioni, in quanto beneficiaria della Legge 104, chiede di essere assegnata al plesso più vicino al suo domicilio.

Nello stesso plesso non vi sono posti vacanti, pertanto si scalzerebbe un docente che vanta anni di continuità. Ciò comporterebbe a catena una serie di spostamenti tali da alterare il clima sociale e relazionale di almeno 2 plessi e creare possibili incompatibilità ambientali.

Si chiede se, ai sensi delle disposizioni connesse alla legge 107/2015 e al conseguente organico della autonomia, la richiesta della interessata sia legittima o se potrebbe essere tale solo in caso di posti vacanti nel plesso. La legge 104 prevale sulla continuità didattica, sul potere discrezionale di assegnazione del dirigente che valuta il benessere di tutti i lavoratori?

 

Risposta

La premessa è che l'art. 33 commi 3 e 5 della legge 104/92 prevede che il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede.

Il comma 6 dispone che la persona handicappata maggiorenne in situazione di gravità, ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferita in altra sede, senza il suo consenso.

Tuttavia, l'assegnazione dei docenti alle sedi e ai plessi è un preciso diritto-dovere del dirigente non condizionato da limiti di sorta se non quelli del corretto funzionamento della scuola. Pertanto, il dirigente potrebbe non soddisfare la richiesta della docente se essa, a ragion veduta, comporta l'alterazione del clima sociale e relazionale di almeno 2 plessi e crea incompatibilità ambientali.

 

 

Personale ATA: no alla riabilitazione

 

Quesito del 4/09/2017

Ho ricevuto un'istanza per riabilitazione provvedimento disciplinare da parte di un assistente amministrativo a tempo indeterminato. Sbaglio o per il personale ATA non è prevista la riabilitazione?

Grazie dell'attenzione e un caro saluto.

 

Risposta

Si conferma che l'ordinamento non prevede l'istituto della riabilitazione per il personale ATA. Esso è disposto esclusivamente per i docenti dall'art. 501 del D.Lgs. 297/1994 per una delle sanzioni disciplinari previste dai precedenti artt. 492-500.

 

 

Insufficienze elevate a sex

 

Quesito del 2/09/2017

Per impostare il registro elettronico in avvio del nuovo a.s. ti sottopongo questo dubbio. In sede di scrutinio di scuola secondaria di 1° grado i voti insufficienti delle discipline che passano a sei per voto di consiglio vengono riportati con un asterisco sul prospetto on line che viene poi stampato e conservato agli atti. Questo stesso asterisco può o deve comparire anche sulla scheda di valutazione finale oppure basta la nota allegata da consegnare alla famiglia, in cui sono riportate le discipline con carenze poi elevate a sei, per le quali l’alunno necessita di svolgere il recupero?

 

Risposta

Si ritiene che l'asterisco in questione debba comparire sia sulla scheda di valutazione finale sia sulla nota allegata da consegnare alla famiglia.

 

 

Attività alternative: competenza dirigente

 

Quesito del 2/09/2017

Se più docenti di ruolo di scuola secondaria di 1° grado sono disponibili a svolgere le ore di attività alternative e superano il numero di classi che ne necessitano, come procedo nella scelta degli insegnanti da assegnare a tale insegnamento? Devo seguire la posizione dei suddetti docenti nella graduatoria di istituto? Se un docente ha la L. 104 e si assenta spesso, ha diritto a prendere anche le ore di attività alternative, visto che poi deve essere sostituita dai colleghi?

 

Risposta

Poiché l'assegnazione dei docenti alle classi è competenza esclusiva del dirigente, a lui compete anche la scelta di chi svolga le ore di attività alternative.

Il buon funzionamento della scuola giustifica che il dirigente escluda il beneficiario della legge 104 poiché si assenta spesso e non può garantire un servizio efficace.

 

 

Graduatoria supplenze: ricorso contro erronea valutazione titoli

 

Quesito del 2/09/2017

Chiedo chiarimenti in merito al ricorso presentato da un docente supplente inserito nella graduatoria provvisoria terza fascia per l’insegnamento strumento musicale Violino di scuola secondaria di 1° e 2° grado, il reclamo è avverso la valutazione dei titoli artistici, che secondo il docente non rispecchiano neanche la “valutazione al minimo”. Tale valutazione è stata effettuata da una apposita commissione giudicatrice nominata dal Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Cuneo. Come devo rispondere a tale ricorso? Devo inoltrarlo all’UST? Però, secondo l’O.M., la decisione sul ricorso deve essere presa dal Ds.

 

Risposta

La decisione sul ricorso in questione va presa dal DS che dichiarerà la sua incompetenza a dirimere la questione poiché la valutazione è stata assunta dalla commissione giudicatrice nominata dal Dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale.

A quest'ultimo ufficio l'interessato potrà comunque rivolgersi per la soluzione del problema.

 

 

Scuola primaria: ore di programmazione

 

Quesito del 28/08/2017

Rileggendomi la C.M. prot. 24306 "Anno scolastico 2016/17 Istruzioni e indicazioni operative in materia di supplenze al personale docente, educativo e ATA", nel paragrafo "Disposizioni particolari per la scuola primaria" si dice che per le supplenze da 1 a 11 h si aggiunge 1 h di programmazione, mentre dalle 11 h alle 22 h si aggiungono 2 h (sostituendo la precedente normativa). Per i docenti di religione cattolica rimane in vigore la C.M. prot. n. 366 del 24/7/96 cioè da 12 a 16 h si svolge 1 h di programmazione, mentre da 18 a 22 se ne aggiungono 2 h, mentre fino a 10 h di servizio le ore di programmazione sono nell'ambito delle attività funzionali.

Mi chiedo se queste disposizioni siano valide PURE per i docenti di RUOLO che svolgono meno ore di servizio a seguito part- time.

Grazie!

 

Risposta

La C.M. 24306.01-09-2016 citata nel quesito dispone: “I posti, gli spezzoni orari ed i posti part-time che residuino dopo le utilizzazioni del personale di ruolo devono essere integrate con le ore di programmazione da attribuire nei contratti a tempo determinato secondo il seguente criterio. Le ore da considerare per l'adeguamento devono riguardare le sole ore di insegnamento frontale pari a 22 settimanali. A tali ore si aggiungono rispettivamente, 1 ora di programmazione per ogni 11 ore e 2 ore di programmazione per ogni 22 ore. Ne consegue, pertanto, che da 1 a 11 ore si aggiunge un' ora di programmazione, da 11 a 22 ore si aggiungono 2 ore”.

Per il personale di ruolo tali ore seguono la disposizione del CCNL/2007: “In coerenza con il calendario scolastico delle lezioni definito a livello regionale, l’attività di insegnamento si svolge in […] 22 ore settimanali nella scuola elementare […] distribuite in non meno di cinque giornate settimanali. Alle 22 ore settimanali di insegnamento stabilite per gli insegnanti elementari, vanno aggiunte 2 ore da dedicare, anche in modo flessibile e su base plurisettimanale, alla programmazione didattica da attuarsi in incontri collegiali dei docenti interessati, in tempi non coincidenti con l’orario delle lezioni.”

L'orario dei docenti in part time va ridotto proporzionalmente. La stessa proporzione è valida pure per le ore di programmazione che saranno pertanto non più di una.

 

 

Incarico di RSPP: modalità operative

 

Quesito del 28/08/2017

Sono una Dirigente iscritta all'Anp di Bari, ma che ha operato qualche anno fa in Piemonte e vi ricorda tutti con rimpianto.

Ti chiedo di darmi conforto rispetto a un problema.

Dopo avere accertato che nella mia Scuola non vi è nessuno con i titolo per svolgere la funzione di RSPP, ho pubblicato un bando, in cui richiedo i titoli accademici, iscrizione all'albo degli ingegneri i vari aggiornamenti in materia di sicurezza, la viciniorità, le esperienze nelle scuole e l'offerta economica.

Hanno risposto un ingegnere esterno alla scuola di ......., in possesso di tutti i titoli richiesti dal bando e con una offerta economicamente vantaggiosa, e un perito elettronico con i titoli idonei a svolgere i compiti di RSPP, che lavora nella scuola, ma a Bari cioè a 50 Km da ........... e risiede a ............ che dista altrettanti Km da ...........

Poiché ho pubblicato l'assegnazione provvisoria al primo classificato, il perito, secondo classificato invocando l'art. 32 del Dlvo 81/2008 ha fatto ricorso.

La questione che pongo è questa:

ai sensi dell'art. 32 tutti gli operatori della scuola d'Italia se hanno i/ titoli possono concorrere, o sarebbe serio che ci fosse un vincolo di viciniorità? Come è possibile avere un RSPP a 40 Km di distanza?

Considerato che la mia scuola consta di tre edifici di cui uno storico per cui è necessario verificare staticità, impianti ecc. è essenziale che l'RSPP sia un ingegnere o comunque un tecnico competente che mi tuteli, considerato, come ben sai, che sono aumentate le responsabilità in materia di sicurezza in capo al dirigente.

C'è un soluzione che mi consente di non avere un RSPP a 40 Km di distanza, impegnato come ITP in una scuola e ciò potrebbe comportare una limitazione negli impegni mattutini come le prove di evacuazione?

Nei vari incontri organizzati anche dall'Anp in materia di sicurezza si è parlato del rapporto fiduciario tra dirigente e RSPP, se è così quale potrebbe essere la procedura corretta?

Mi auguro di avere esplicitato con chiarezza il quesito.

Ti ringrazio.

 

Risposta

La peculiare procedura per la selezione del RSPP è prevista dall’art. 32, commi 8 e 9, del D.Lgs. 81/08:

“8. Negli istituti di istruzione, di formazione professionale e universitari e nelle istituzioni dell’alta formazione artistica e coreutica, il datore di lavoro che non opta per lo svolgimento diretto dei compiti propri del servizio di prevenzione e protezione dei rischi designa il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, individuandolo tra:

a) il personale interno all’unità scolastica in possesso dei requisiti di cui al presente articolo che si dichiari a tal fine disponibile;

b) il personale interno ad una unità scolastica in possesso dei requisiti di cui al presente articolo che si dichiari disponibile ad operare in una pluralità di istituti.

9. In assenza di personale di cui alle lettere a) e b) del comma 8, gruppi di istituti possono avvalersi in maniera comune dell’opera di un unico esperto esterno, tramite stipula di apposita convenzione, in via prioritaria con gli enti locali proprietari degli edifici scolastici e, in via subordinata, con enti o istituti specializzati in materia di salute e sicurezza sul lavoro o con altro esperto esterno libero professionista.”

Pertanto il Dirigente scolastico, in applicazione di quanto disposto dall’art. 32, comma 8, lett. a), del D.L.gs. 81/08, emana una Circolare interna all’istituzione scolastica, con la quale informa il personale in possesso dei requisiti previsti dall’art. 32, del citato D.Lgs. 81/08, della possibilità di presentare la propria disponibilità ad assumere l’incarico di RSPP, unitamente ai titoli specifici posseduti. Nella stessa Circolare saranno precisati i criteri di attribuzione dei punteggi ai fini della redazione della graduatoria, onde evitare che la stessa possa essere inficiata da manifesta illogicità o errori evidenti.

A questo proposito, si ritiene opportuno chiarire che il “rapporto fiduciario” con il RSPP deve essere inteso nel senso che nel fissare l’entità del punteggio da attribuire a ciascun titolo posseduto dagli aspiranti RSPP, il Dirigente scolastico tenga conto delle caratteristiche tecniche, professionali e di esperienza che permettano la scelta migliore del candidato interno (in tal senso è garantito il necessario margine di discrezionalità da parte del Dirigente scolastico).

In tale fattispecie, se il dipendente che “non gode della fiducia del D.S.” dovesse risultare primo della graduatoria, redatta esclusivamente sulla base di criteri “oggettivi”, al Dirigente scolastico/datore di lavoro compete l’obbligo di affidargli l’incarico di RSPP.

Infatti, l'attribuzione dell'incarico di RSPP è conseguenza della valutazione dei criteri e dei requisiti che sono stati precedentemente fissati e portati a conoscenza degli aspiranti RSPP.

Va da sé che in caso di comprovata evidenza di inadempimento ovvero di inesatto adempimento delle prestazioni previste nel contratto stipulato con detto RSPP, il Dirigente scolastico potrà revocare l'incarico con provvedimento motivato. In caso di eventuale contenzioso il dirigente dovrà dimostrare come la revoca dell'incarico sia la conseguenza dell'inadempimento o delle mancanze del dipendente nell'attività di RSPP.

Nel caso in cui, invece, il D.S. ritenesse comunque di escludere il soggetto in questione dalla graduatoria (nonostante lo stesso si sia classificato al primo posto), a fronte di contenzioso posto in atto dallo stesso lavoratore escluso, il Dirigente scolastico potrà risultare soccombente alla luce delle considerazioni sopra svolte.

 

 

Requisiti di accesso al percorso FIT

 

Quesito del 27/08/2017

Sono una dirigente scolastica iscritta a Anp Liguria.

Desidero avere chiarimenti riguardo al percorso FIT.

Ho necessità di saperlo per mia figlia, ma poiché si tratta di un problema generale penso possiate darmi questo chiarimento.

Bisogna necessariamente avere crediti in tutti e 4 gli ambiti? Mia figlia ha complessivamente 27 crediti in 3 dei 4 ambiti (almeno 3 esami da 9 cfu nei primi 3 ambiti), ma nessun credito nell'ambito Metodologie e tecnologie didattiche.

Deve necessariamente coprire anche l'ultimo ambito?

Grazie per la cortese riposta.

 

Risposta

Per poter partecipare al concorso previsto dal percorso FIT devono sussistere contemporaneamente tre requisiti di accesso:

• essere in possesso di una laurea magistrale o a ciclo unico, diploma di II livello dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, o un qualsiasi altro titolo a questi equipollente;

• aver acquisito i crediti previsti dalla classe di concorso;

• essere in possesso di almeno 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie didattiche, di cui almeno 6 CFU in tre dei seguenti ambiti disciplinari: pedagogia, pedagogia speciale e didattica dell'inclusione; psicologia; antropologia; metodologie e tecnologie didattiche.

Si ritiene pertanto che la docente del quesito in possesso di 3 degli ambiti disciplinari previsti possa fruire del percorso FIT.

 

 

Part time al 50% e svolgimento di altra attività di lavoro

 

Quesito del 27/08/2017

Il destinatario di una proposta di assunzione in servizio nella scuola che richieda, al momento dell’assunzione a t.i. un contratto part-time (al 50%) ha diritto di conservare un’altra attività lavorativa nel settore privato senza risolvere il precedente rapporto di lavoro? In caso affermativo può, subito dopo, richiedere alla scuola un periodo di aspettativa non retribuita per un anno?

Grazie mille.

 

Risposta

Il dipendente della scuola beneficiario di un contratto part time al 50% conserva il diritto a svolgere altra attività di lavoro nel settore privato. Qualora gli venga concessa l'autorizzazione dal dirigente, può anche richiedere un'aspettativa non retribuita per un anno senza tuttavia fruire degli oneri e diritti derivanti dalla qualifica di dipendente della PA (periodo di prova, stipendio ecc.).

L'O.M. 446/1997, che regola tutta la materia per il personale della scuola, dispone all'art. 4 che lo svolgimento di lavoro subordinato o comunque di altra attività non ammessa per il personale a tempo pieno comporta, ai sensi dell'art. 1, comma 56, della legge n. 662/96, che il relativo rapporto a tempo parziale non possa venir costituito con orario superiore al 50 per cento di quello previsto per l'analogo personale a tempo pieno.

Inoltre tali prestazioni lavorative possono essere esplicate in quanto siano compatibili con gli obblighi di servizio, non comportino conflitto di interessi con le funzioni istituzionali svolte nell'ambito della scuola e non siano espressamente escluse dalla legge.

 

 

Richiesta di risarcimento danni per incidente di alunna

 

Quesito del 24/08/2017

L’anno scolastico non è ancora cominciato e… sono già nei problemi! Mi è giunto da un avvocato quanto ti allego. Vorrei un tuo parere perché non so come muovermi. Ho scritto ovviamente subito all’assicurazione chiedendo di essere contattata con urgenza, ma nel frattempo vorrei capire meglio cosa posso/devo fare.

Grazie come sempre.

 

Risposta

Il problema è riferito a una richiesta di risarcimento danni da parte dei genitori di un'alunna per incidente avvenuto a scuola (ruzzolone mentre giocava nel cortile).

Avendo la scuola messo in essere tutte le precauzioni necessarie per prevenire incidenti come quello descritto, non si ritiene che potrà essere tacciata di negligenza. L’importante è dimostrare con atti scritti la richiesta all’ente gestore della struttura di effettuare preventivi controlli di sicurezza.

Potrebbe essere utile contattare anche il consulente legale Anp avv. Giuseppe Pennisi per verificare se effettivamente è stato fatto tutto il necessario in generale e in particolare nei confronti dell’Assicurazione.

In ogni caso, di eventuali danni non risponde la scuola ma l’ente locale proprietario dell’immobile (Comune) e il suo eventuale fruitore (Provincia).

 

 

La formazione obbligatoria sulla sicurezza

 

Quesito del 24/08/2017

Il dirigente scolastico è tenuto ad assicurare al personale la formazione obbligatoria sulla sicurezza. Quante ore devono essere previste? La formazione deve essere garantita ogni anno scolastico? Può essere organizzato un unico corso per la totalità del personale o devono essere previsti due corsi di cui uno per i docenti e l'altro per il personale ata? Ringrazio e saluto cordialmente.

 

Risposta

La disciplina relativa è contenuta nell’art. 37 comma 12 del D.Lgs. n. 81/2008 (tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro). La norma non prevede uno specifico numero di ore per la formazione sulla sicurezza, ma soltanto che essa deve avvenire durante l’orario di lavoro su specifici argomenti ampiamente descritti e non può comportare oneri a carico dei lavoratori.

Il D.Lgs. n. 81/2008 introduce una novità rispetto al D.Lgs. 626/94: la partecipazione obbligatoria da parte dei lavoratori alla formazione sulla “Sicurezza” organizzata dal datore di lavoro.

Infatti, l’art. 20, comma 2, lettera h), dello stesso Decreto, afferma che il lavoratore ha l’obbligo di “h) partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro” il quale è tenuto ad adempiere agli obblighi di formazione, di informazione e di addestramento.

Qualora il Dirigente Scolastico non abbia ottemperato alla predetta disposizione è punito: “e) con l’arresto da quattro a otto mesi o con l’ammenda da 2.000 a 4.000 euro”(art. 55, c. 4, lett. e).

Tale formazione, ai sensi dell’art. 37 comma 12 dello stesso decreto, deve avvenire durante l’orario di lavoro e non può comportare oneri a carico dei lavoratori.

Alla luce di quanto sopra, si evince che il personale della scuola non può rifiutarsi di partecipare ai corsi di formazione sulla sicurezza organizzati dal dirigente scolastico in orario di servizio, pena l’applicazione delle sanzioni previste.

Nel caso in cui le suddette attività venissero, per esigenze organizzative, effettuate fuori dall’orario di servizio, il personale ATA ha diritto al recupero.

Per il personale docente, per cui non è previsto il recupero, tali ore rientrano tra le attività funzionali all’insegnamento previste dall’art. 29 del CCNL 29.11.2007.

In sintesi, i corsi sono obbligatori solo se svolti durante l’orario di servizio, altrimenti le ore impegnate dal personale devono essere recuperate se trattasi degli ATA, oppure rientrare nelle 40 ore delle attività funzionali all’insegnamento di cui all’art. 29 del Contratto (Piano annuale delle attività) se trattasi di personale docente.

A scanso di equivoci precisiamo che: trattandosi di attività "collegiali" e considerando che le 40 ore di cui alla lettera a dell’art. 29/3 del CCNL/2007 non vanno confuse o considerate “intercambiabili” con quelle della lettera b (si fa dunque riferimento a 40+40 ore (distinte) e non ad 80), i corsi sulla sicurezza, se svolti al di fuori dell’orario di servizio (ad es. nel pomeriggio per i docenti), devono necessariamente rientrare nell’art. 29 comma 3 lettera a: "partecipazione alle riunioni del Collegio dei docenti, ivi compresa l’attività di programmazione e verifica di inizio e fine anno e l’informazione alle famiglie sui risultati degli scrutini trimestrali, quadrimestrali e finali e sull’andamento delle attività educative nelle scuole materne e nelle istituzioni educative, fino a 40 ore annue".

 

 

Valutazione del servizio di una supplenza

 

Quesito del 18/08/2017

Un docente ha presentato reclamo al punteggio attribuitogli dalla scuola in graduatoria provvisoria di terza fascia specificando la tipologia di servizio prestato in una scuola media statale. Da quanto riferito dall'interessato e dalla documentazione ricevuta, si deduce che, per l'anno scolastico 2016/2016, il docente ha prestato un servizio curricolare in una classe di scuola media (con individuazione e nomina da graduatoria di istituto di terza fascia) ma stipulando un contratto atipico con finanziamento del Comune che è intervenuto a favore del servizio scolastico locale in assenza di autorizzazione in organico MIUR. Il docente ritiene questo servizio, seppur con contratto atipico curricolare, totalmente equipollente a quello di una regolare supplenza annuale e in analogia ai contratti atipici delle scuole paritarie o dei centri di formazione professionali richiede la valutazione piena dell'anno di servizio sulla disciplina insegnata (12 punti) e ricaduta di 6 punti sulle altre discipline. La scuola aveva attribuito un punteggio di 3 punti quale servizio di tipologia "altro servizio"...

Quale punteggio è il più corretto? In sostanza il docente ha effettuato un servizio sostanzialmente da supplente annuale disciplinare (programma, orario lezioni, valutazioni, scrutini) ma senza un formale contratto regolarmente registrato al SIDI ma con un contratto atipico sostenuto  finanziariamente da un accordo scuola-comune.

Grazie.

 

Risposta

Poiché il servizio in questione è stato prestato in una scuola media statale per l'intero a.sc., esso va valutato, indipendentemente dalla ragione giuridica che lo ha costituito e dal suo finanziamento, ai sensi della tabella di valutazione dei titoli allegata al D.M. del 13 giugno 2007, cioè punti 12 (“Per lo specifico servizio di insegnamento riferito alla graduatoria per cui si procede alla valutazione, prestato rispettivamente in: Scuole di ogni ordine e grado statali o paritarie: per ogni anno: punti 12”).

 

 

L'assegnazione dei docenti alla classi è prerogativa esclusiva del dirigente

 

Quesito del 17/08/2017

Ti chiedo un chiarimento: la scuola media che dirigo dal 1 settembre sarà spezzata in due comprensivi. Un’insegnante di IRC mi chiede se è costretta per legge ad avere una cattedra tutta interna al comprensivo 1 (in cui potrebbe avere la cattedra completa) o se può mantenere le classi che aveva anche sul comprensivo 2.

A parte che sarebbe anche nel suo interesse avere un solo IC di riferimento, ritengo che non sia possibile, per non recare danno anche al collega dell’altro IC, che si vedrebbe anche lui costretto ad avere due IC. Ci sono riferimenti normativi in proposito?

Grazie.

 

Risposta

L'assegnazione dei docenti alle classi è prerogativa esclusiva del dirigente, come disposto dall'art. 5, comma 2 del D.Lgs. 165/01 (poi modificato dal D.Lgs. 150/09). Egli la effettua nell'interesse primario dell'utenza, senza che possano essere precostituiti diritti da parte degli interessati.

Pertanto sarà il dirigente a risolvere il caso proposto in piena autonomia.

 

 

 

Lo stipendio del dirigente scolastico

 

Quesito del 12/08/2017

Sono dirigente neoimmessa in ruolo in .... con procedura di interregionalità 2016/17.

Fino a oggi ho percepito sempre e solo lo stipendio base che, partendo da una posizione di docente delle Scuole Secondari Superiore in ultima fascia, differisce mediamente per meno di 200 euro al mese (a cui viene detratta la quota sindacale per anp che mi fa andare sotto i ..... euro).

Le mie condizioni di vita sono peggiorate moltissimo... oltre i disagi legati all'allontanamento da casa e alla stanchezza fisica... anche dal punto di vista economico: costo affitto di un appartamento sul posto e relative spese, spese di carburante, con un carico medio mensile che supera i 600 euro....

A parte la situazione pietosa e il… chi me lo ha fatto fare... chiedo a tutti voi le altre quote di stipendio quando e come verranno pagate? Verranno mai pagate? Io ho dato fondo ai risparmi e non riesco a sostenere più neanche le spese che prima gestivo per i figli universitari...

Nessuno è in grado di darmi una risposta e non leggo una sola nota del sindacato in proposito....

E' uscita adesso l' avviso per presentare domanda di incarico di reggenza... Avevo deciso di non presentare domanda aderendo alla protesta ma quale vantaggio economico davvero comporta l'incarico di reggenza ...al di là della retorica... a cosa sto rinunciando? Cambia qualcosa se trattasi di scuola dimensionata o sottodimensionata?

L'importo percepito è pensionabile? E' utile ai fini del TFS?

Se, dopo aver avuto incarico di reggenza, dovessi avere necessità di assentarmi per L 104 - assistenza mia mamma disabile - l'importo per reggenza continua ad essere percepito? Tra l'altro avevo chiesto modifica di incarico almeno in Basilicata per motivi eccezionali legati alla 104, per attenuare almeno parzialmente ma nessuno si è degnato di fornirmi risposta...

Ultima domanda importante: la scelta folle di chiedere il passaggio da docente a ds quali reali vantaggi comporta (pensionistico e tfs) se dovessi optare per pensione di anzianità nel prossimo anno, maturando i 41 anni e 10 mesi?

Ringrazio chi vorrà rispondermi.

 

Risposta

Le quote di stipendio dovute per le attività svolte dai dirigenti oltre quelle istituzionali vengono corrisposte in unica soluzione entro la fine dell'anno finanziario.

La reggenza di altra istituzione scolastica è un incarico aggiuntivo previsto dall’art. 19 del CCNL dell’area V sottoscritto l’11/04/2006 che il dirigente è tenuto ad accettare. I compensi relativi a tale incarico, in quanto obbligatorio e non declinabile, sono integralmente e direttamente percepiti dal dirigente.

I criteri di attribuzione delle reggenze e i compensi connessi sono stati definiti dal contratto nazionale integrativo, sottoscritto il 22/02/2007. In specie, per quanto concerne l’indennità di reggenza, l’art. 2 comma 2 prevede: “Al Dirigente cui è affidata una reggenza, in aggiunta all’indennità di cui all’art. 43, comma 1, lettera i) e in applicazione dell’art. 57, comma 3 del C.C.N.L., viene corrisposta una integrazione della retribuzione di risultato, per un importo pari all’80% della parte variabile della retribuzione di posizione prevista per la fascia in cui è collocata la scuola affidata in reggenza.

L’importo, determinato in relazione alla durata della reggenza, sarà corrisposto in un’unica soluzione annuale da imputare all’esercizio finanziario dell’anno di liquidazione; si considera pari ad un mese la frazione di servizio continuativo non inferiore a 16 giorni”.

In concreto, la reggenza viene remunerata con una indennità fissa pari al cinquanta per cento di quella prevista per gli incarichi o le sostituzioni di cui all’art. 69, comma 2, del CCNL del Comparto Scuola 04.08.95 e con un importo pari all’80% della parte variabile della retribuzione di posizione prevista per la fascia in cui è collocata la scuola affidata in reggenza

 

 

Conferma supplenti

 

Quesito del 8/08/2017

Ho alcune mamme di alunni disabili che, facendo riferimento alla L. 107, mi richiedono la continuità con lo stesso docente dello scorso anno. In un caso con il docente supplente per pochi mesi per una parte delle ore del proprio figlio (il restante delle ore era con altro docente con incarico annuale).

Ho letto che la ministra Fedeli a Lodi avrebbe parlato di proroga del contratto e che i Presidi erano autorizzati. Qualcuno mi dice che non c'è Decreto attuativo in merito e che ci sarebbero facili ricorsi dei docenti sorpassati in graduatoria.

Mi puoi delucidare in merito gentilmente?

Ti ringrazio!

 

Risposta

Si conferma che non è stata ancora emessa alcuna disposizione in merito. Pertanto fino alla sua emanazione è bene attenersi alle norme pregresse, che non prevedono in capo al dirigente la conferma di docenti supplenti temporanei.

 

 

Conservazione compiti alunni

 

Quesito del 4/08/2017

Un genitore di un alunno di terza liceo respinto e che si è ritirato per iscriversi ad una scuola privata ha chiesto di avere copia di tutti gli scritti svolti dal figlio nei tre anni di frequenza del liceo.

La richiesta è pervenuta senza motivazione e via e.mail informalmente.

In risposta ho convocato il genitore a scuola per rispondere al meglio alla sua richiesta di persona. Ti chiedo se devo fornire tutto questo materiale al richiedente - impegnando in un lavoro non breve la segreteria - o posso limitarmi alla consegna di copia delle prove di questo anno scolastico con esito negativo (i primi due anni lo studente è stato regolarmente promosso) e solo dopo un accesso agli atti motivato.

Per quanti anni i compiti scritti devono essere conservati in archivio?

Grazie

 

Risposta

In relazione alla prima domanda, si ritiene che vada praticata la seconda ipotesi.

Gli elaborati delle prove scritte, grafiche e pratiche (esclusi quelli prodotti per gli esami di Stato) devono essere conservati almeno un anno e un campione un anno ogni 10, mentre gli elaborati delle prove scritte, grafiche e pratiche prodotti per gli esami di Stato hanno una conservazione illimitata.

 

 

Personale ATA: pausa di 30' se l'orario continuativo di lavoro giornaliero è superiore alle 7h e 12'

 

Quesito del 2/08/2017

Una mia dsga, senza dirmi niente, per tutto l'anno scolastico, non ha effettuato la pausa di 30' prevista se l'orario continuativo di lavoro giornaliero è superiore alle 7h e 12'.

Accortami di questo da un controllo effettuato alla fine dell'anno sono risultate moltissime pause mancate. Chiestole giustificazioni per ora a voce, mi ha presentato un lunghissimo dettaglio di motivazioni di servizio.

In alcuni giorni dell'anno ha partecipato fuori città a corsi di formazione del MIUR sui Pon e penso che sia corretto in questo caso non decurtarle la pausa mancata di 30'.

In tutti gli altri casi ha giustificato di non aver potuto effettuare la pausa in quanto vi sono state sopraggiunte e non prevedibili esigenze di funzionamento e di servizio dell'ufficio al fine di consentire l'espletamento in tempi utili di pratiche con scadenze perentorie (es. progetti PON) o di grande rilievo nell'organizzazione generale dell'attività scolastica in collaborazione anche con la sottoscritta (che non sapeva che la dsga non avesse effettuato la pausa però!) che è reggente in due grossi Istituti Comprensivi e pertanto con tempo a disposizione limitato. In questo secondo caso, è corretto che le decurti i 30' per tutti i giorni in cui non ha effettuato la pausa?

Preciso che ho decurtato la pausa ad alcuni collaboratori scolastici che effettuavano lo straordinario (pochissimi casi).

Cosa mi consigli?

 

Risposta

Il suggerimento è di non essere troppo fiscali nella decurtazione della mancata pausa di 30', che in realtà è già stata sufficientemente motivata dalla dipendente in questione.

Semmai per il prossimo anno pare opportuno rappresentarle l'art. 51/3 del CCNL/2007, con invito ad attenervisi: “L’orario di lavoro massimo giornaliero è di nove ore. Se la prestazione di lavoro giornaliera eccede le sei ore continuative il personale usufruisce a richiesta di una pausa di almeno 30 minuti al fine del recupero delle energie psicofisiche e dell’eventuale consumazione del pasto. Tale pausa deve essere comunque prevista se l’orario continuativo di lavoro giornaliero è superiore alle 7 ore e 12 minuti”.

E' opportuno comunque che il dirigente verifichi di tanto in tanto l'osservanza della norma.

 

 

Concorso DS

 

Quesito del 28/07/2017

Ci sono insegnanti della scuola dove ero preside che mi chiedono se ho notizie del concorso, essendo un iscritto ad Anp. Posso girare a te la domanda? Qui le info provengono solo dalla Cgil.

Grazie.

 

Risposta

Sembra un viaggio senza fine l’iter di approvazione del nuovo bando per il concorso a dirigente scolastico: annunciato da un anno e mezzo come imminente, ritardato per via della nuova organizzazione assegnata al Miur, posticipato per fare spazio ai decreti legislativi di attuazione della Legge 107/15, ora sembrerebbe spostato a dopo l’estate.

Infatti la pubblicazione del bando è legata all’approvazione del Regolamento che, dopo le modifiche apportate e volute dalla Funzione Pubblica e dal MEF, ha ripreso l’iter consueto passando al vaglio di: CSPI, Consiglio di Stato e Funzione Pubblica. Quindi, l’amministrazione ha fatto presente che “si sta per concludere l’Iter di approvazione del Regolamento, cui seguirà l’emanazione del bando”.

Considerate tuttavia le consuetudini dell'amministrazione centrale non pare che il bando sia così imminente.

 

 

Numerazione delibere

 

Quesito del 27/07/2017

Desidero innanzitutto ringraziarla per i suoi riscontri sempre precisi e puntuali. Le chiedo cortesemente un parere e insieme un suggerimento circa la maniera più corretta di numerare le delibere del Collegio dei docenti e del Consiglio d'Istituto (per anno scolastico? per anno solare?).

 

Risposta

Si ritiene più opportuno numerare le delibere in questione per anno scolastico, essendo questo il riferimento consueto per le attività della scuola.

Per anno solare vanno numerate invece le attività più strettamente amministrative come il bilancio, le entrate, le spese, ecc. che seguono l'anno solare.

 

 

Ricorso contro mancato trasferimento

 

Quesito del 24/07/2017

Sono un'insegnante della classe di concorso A013 (ex A052 materie letterarie latino e greco nel Liceo Classico), nel 2014 sono risultata soprannumeraria dalla mia scuola di titolarità. Dal 2014 al 2016 sono stata utilizzata in un Liceo Scientifico. Lo scorso anno a seguito della domanda condizionata di trasferimento sono rientrata nell'organico potenziato dell'A013, però nel Liceo Linguistico ............... dove non è presente l'insegnamento del greco.

Quest'anno ho presentato di nuovo la domanda di trasferimento, per usufruire della precedenza di rientro nella scuola di precedente titolarità entro l'ottennio.

Il 20 luglio scorso sono stati pubblicati i trasferimenti, io non ho ottenuto il movimento richiesto, ma ho notato che nel Liceo Classico da me richiesto sono stati trasferiti n. 4 docenti della classe di concorso A011 (ex A051 Lettere e Latino) e 2 verranno scelti sempre nella stessa classe di concorso, con la chiamata diretta del Dirigente Scolastico.

Premesso che nella mia stessa situazione ci sono altri 2 docenti di cui una addirittura senza sede (DOP), si può fare un ESPOSTO/RECLAMO per il fatto che nell'elaborazione dell'organico non si è tenuto conto di questa situazione di fatto esistente, per permetterci a noi soprannumerari di rientrare?

 

Risposta

Contro i provvedimenti amministrativi è sempre esperibile ricorso a difesa della propria situazione giuridica soggettiva.

L'esposto-reclamo debitamente motivato contro il provvedimento in questione è pertanto possibile, anche per chiarire le motivazioni che hanno guidato l'amministrazione nel suo operato, che doveva essere coerente con i principi dettati dall'O.M. 221/2017, ritenuto invece illegittimo dai ricorrenti.

 

 

I permessi per motivi personali o familiari vanno fruiti in proporzione al servizio prestato

 

Quesito del 24/07/2017

La scuola di servizio come ass. tecnico a t.i. mi ha concesso solo un giorno per motivi personali e non tre, in proporzione al servizio svolto come tecnico (4 mesi e 7 giorni).

Avreste dei suggerimenti?

 

Risposta

L’art. 15, comma 2, del CCNL/2007 prevede che il dipendente ha diritto, a domanda, nell'anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, può fruire di sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma.

Sul tema della fruizione dei permessi retribuiti per motivi personali o familiari si è espresso autorevolmente l'Aran in un Orientamento applicativo pubblicato sul sito istituzionale il 17/10/2011, affermando che l’art. 15, comma 2, primo periodo, esplicita chiaramente che il diritto ai permessi retribuiti per motivi personali o familiari (norma comune per il personale docente ed ATA) è subordinata ad una richiesta (...a domanda...) del dipendente documentata “anche mediante autocertificazione”.

Lato a previsione contrattuale generica ed ampia di “motivi personali o familiari” e la possibilità che la richiesta di fruizione del permesso possa essere supportata anche da “autocertificazione”, a parere dell'Agenzia, esclude un potere discrezionale del dirigente scolastico il quale, nell'ambito della propria funzione è preposto al corretto ed efficace funzionamento dell'istituzione scolastica nonché alla gestione organizzativa della stessa.

Tuttavia i giorni in questione vanno fruiti in proporzione al servizio prestato. Pertanto all'assistente tecnico in argomento, che ha prestato solo 4 mesi e 7 giorni, può essere corrisposto solo un giorno.

Egli inoltre, se fruitore di contratto a t.i., potrà beneficiare dei restanti 2 giorni nella scuola di titolarità.

 

 

Reggenze: indisponibilità del DS

 

Quesito del 22/07/2017

In previsione di una esigenza di reggenze a livello mai raggiunto prima, ti chiedo quali sono i margini dal punto di vista contrattuale e normativo per supportare la propria assoluta indisponibilità a ricoprire un tale incarico aggiuntivo.

Vorrei capire cosa si intende per "motivata indisponibilità" ed agire di conseguenza nel caso fossi coinvolto contro la mia volontà nella giostra delle reggenze La mia posizione è sempre stata contraria a situazioni di colleghi che si destreggiano su più scuole ed ora, oltre a condividere la protesta portata avanti dalla ANP, avrei seri problemi personali a gestire due scuole... faccio faticosamente il mio meglio per una...

Grazie davvero.

 

Risposta

L'ultima norma in ordine di tempo ad occuparsi di reggenza è stato l'art. 1-sexies della legge 31 marzo 2005 n. 43 (di conversione del DL 31 gennaio 2005 n. 7). In detto comma si stabiliva che:

"A decorrere dall'anno scolastico 2006-2007 non sono più conferiti nuovi incarichi di presidenza, fatta salva la conferma degli incarichi già conferiti. I posti vacanti di dirigente scolastico sono conferiti con incarico di reggenza."

La reggenza di altra istituzione scolastica è un incarico aggiuntivo previsto dall’art. 19 del CCNL dell’area V sottoscritto l’11/04/2006 che il dirigente è tenuto ad accettare [CCNL 11 aprile 2006, ART. 19, INCARICHI AGGIUNTIVI (Art. 26 del CCNL 01.03.02)

1. Il MIUR e le Direzioni regionali, sulla base delle norme vigenti, possono formalmente conferire i seguenti incarichi, che il dirigente è tenuto ad accettare:

b) reggenza di altra istituzione scolastica, oltre quella affidata con incarico dirigenziale”.

[...].

5. Nell'attribuzione degli incarichi aggiuntivi gli Uffici scolastici regionali seguono criteri che tengono contro degli obiettivi, priorità e programmi assegnati al dirigente, del relativo impegno e responsabilità, delle capacità professionali dei singoli,assicurando altresì il criterio della rotazione”.

Pertanto la reggenza di altra istituzione scolastica è un incarico aggiuntivo che il dirigente è tenuto ad accettare. E' quindi un incarico obbligatorio e non declinabile. Nella prassi la reggenza viene assegnata se è il dirigente che ne fa richiesta o se all'atto della attribuzione il ds è d'accordo. Ma in ogni caso se assegnata non si può rifiutare.

Si ritiene sempre possibile fare motivate insistenze presso l'USR per esserne esonerati.

Da ultimo è altrettanto possibile aderire allo stato di agitazione della categoria proclamato recentemente da ANP che comprende anche la motivata indisponibilità ad assumere reggenze di altre istituzioni scolastiche.

 

 

Requisiti di ammissione all’Esame di Stato 2017-2018

 

Quesito del 21/07/2017

Considerato lo slittamento delle novità della Buona Scuola, all’as 2018-2019 e la valutazione finale as 2017-2018, secondo la normativa vigente, circa la frequenza all’Alternanza Scuola-Lavoro, 400/200 ore come occorre regolarsi?

Un progetto di Alternanza con una durata inferiore alle 400 ore complessive del triennio così come l’eventuale frequenza minore delle 400 ore, è una “conditio sine qua non” per ammettere il candidato all’Esame di Stato 2017-2018?

 

Risposta

Si ritiene che sarà l'O.M. relativa agli esami di stato 2017/18 a indicare le norme relative alla verifica dell'effettuazione della frequenza in questione, mentre l'O.M. 257 del 4/05/2017 non ne ha fatto cenno.

Si segnala che dall’anno scolastico 2015/2016, l’alternanza è obbligatoria per gli studenti del terzo anno: le 400/200 ore rimangono comunque un obiettivo del triennio.

Dal corrente anno scolastico 2016/2017 l’alternanza è obbligatoria per gli studenti del terzo e del quarto anno. A regime, dall’anno scolastico 2017/2018, saranno coinvolti tutti gli studenti dell’ultimo triennio.

Il percorso di alternanza scuola lavoro disposto dal Decreto legislativo 15 aprile 2005, n.77, (“Definizione delle norme generali relative all'alternanza scuola-lavoro, a norma dell'articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n. 53”) si articola in moduli didattico-informativi, svolti in classe o in azienda, e in moduli di apprendimento pratico all’interno del contesto lavorativo.

Rispetto al tirocinio o allo stage, l’alternanza scuola lavoro è un percorso più strutturato e sistematico dotato di obbligatorietà, forte impegno organizzativo con un dispiego di esperienze all’interno di un triennio.

 

 

Procedimento disciplinare a docente a tempo determinato

 

Quesito del 20/07/2017

Procedimento disciplinare a docente a tempo determinato. Quali sono le sanzioni che possono essergli comminate (leggo di una comunicazione dell' USR Toscana che notifica che dal 22 giugno 2017 sono entrate in vigore nuove norme (semplificative) per il procedimento disciplinare.

Inoltre il verbale dell'audizione a difesa va firmato solo dal docente o anche dall'avvocato che l'ha assistito? Entro quanti giorni? (sono un po' in ritardo, causa esami di stato, preparazione documenti per un ricorso al TAR, e tutte le mille incombenze che sai.

Infine: hai un modello di sanzione disciplinare?

 

Risposta

1) Ai sensi dell'art. 535 del D.Lgs. 297/94 il Dirigente può infliggere ai docenti non di ruolo le sanzioni disciplinari dell'ammonizione e della censura.

Esse possono essere assunte previa contestazione degli addebiti da effettuare con le modalità previste dall'art. 55-bis, comma 2 del DLgs. 165/01, che si riassumono qui si seguito:

- indirizzare al dipendente una lettera di contestazione di addebito entro venti giorni dai fatti contestati;

- la lettera deve qualificarsi fin dall’oggetto come “contestazione di addebito disciplinare” e deve contenere una menzione del tipo “la presente costituisce avviso di avvio di procedimento disciplinare ai sensi delle norme vigenti”;

- nella stessa lettera di contestazione si descriveranno succintamente i fatti con la formula “risulta a questo ufficio che la S.V., in data...”. Il condizionale è d’obbligo perché altrimenti i fatti vengono dati per accertati prima ancora che il procedimento si apra, mentre la contestazione ha il fine di garantire all’interessato il diritto alla difesa;

- sempre nella lettera, si convocherà l'interessato “ad una audizione personale per essere sentito a propria difesa”. L’audizione sarà fissata per una data successiva di almeno dieci giorni a quella della contestazione. L’interessato sarà avvertito che può farsi assistere in quella sede da un procuratore legale ovvero da un rappresentante del sindacato cui aderisce o a cui abbia conferito mandato;

- gli si ricorderà che ha facoltà – ove non intenda presentarsi – di produrre entro gli stessi termini una memoria scritta a propria difesa;

- gli si ricorderà che ove non si presenti e non produca memoria, il procedimento sarà comunque concluso;

- gli si ricorderà che in caso di grave ed oggettivo impedimento (da documentare) ha facoltà di chiedere esplicitamente un differimento dell’audizione, per una sola volta. Non è sufficiente che sia assente per aver titolo al differimento (potrebbe produrre una memoria scritta): deve chiederlo formalmente e la richiesta va vagliata dal dirigente ed altrettanto formalmente accolta o respinta;

- il dirigente chiamerà ad assistere all’audizione uno dei propri collaboratori (per evitare di essere “solo contro due” nel corso della discussione, se il dipendente viene con l’avvocato), oltre il DSGA o un assistente amministrativo per verbalizzare l’audizione. Il verbale va redatto contestualmente e sottoscritto da tutti i presenti, compreso l'avvocato di parte. Se qualcuno si rifiuta, deve indicarne i motivi. Del rifiuto e dei motivi addotti si dà atto nel verbale stesso a firma degli altri;

- il dirigente aprirà l’audizione dando lettura della lettera di contestazione e chiedendo al dipendente cosa ha da dire a propria difesa. Ascolterà, per quanto possibile, senza rispondere o controbattere e comunque senza instaurare un battibecco. Al termine, chiederà esplicitamente se vuole aggiungere altro e si riserverà di valutare e prendere le proprie decisioni;

- dopo aver lasciato trascorrere qualche giorno (per poter argomentare di aver pesato attentamente tutti gli atti e le circostanz e), prenderà la propria decisione, che dovrà essere formalizzata per iscritto, con una sanzione o con l’archiviazione del procedimento;

- tutto il procedimento – dal momento della contestazione a quello della sanzione – si deve chiudere entro sessanta giorni, a pena di decadenza.

 

 

La scuola media che richiede gli esiti dei propri alunni allo scrutinio del liceo

 

Quesito del 19/07/2017

Una scuola media chiede il dettaglio degli esiti annuali dei propri ex alunni che attualmente frequentano il liceo per l'analisi dei successi ed insuccessi dei propri studenti.

Ho qualche perplessità a consentire l'accesso ai dati senza un preventivo consenso o per lo meno una debita informativa alle famiglie degli interessati. È forse un eccesso di rispetto della riservatezza sui percorsi formativi? Per le prove Invalsi viene appositamente assicurato l'anonimato... Il fatto che i tabelloni degli scrutini siano pubblici, secondo me, non giustifica la risposta positiva di accesso ai dati a seguito di una puntuale e formale richiesta.

Come sempre attendo il tuo parere per rispondere adeguatamente alle pressanti sollecitazioni della scuola media.

Grazie!

 

Risposta

Si ritiene che la richiesta possa essere evasa, senza preventivo consenso delle famiglie, trattandosi di inviare il solo elenco dei promossi o bocciati allo scrutinio finale senza ulteriori indicazioni, per l'analisi dei successi e insuccessi degli studenti provenienti da tale scuola media.

Non si tratta infatti di ledere alcun diritto alla riservatezza poiché tali risultati erano già stati resi pubblici al momento della loro pubblicazione all'albo della scuola.

Anzi, la scuola potrebbe anche appellarsi all'art. 22 della legge 241/1990 relativo all'accesso ai documenti amministrativi che costituisce principio generale dell'attività amministrativa.

 

 

Permessi retribuiti per motivi personali

 

Quesito del 18/07/2017

Un assistente tecnico di ruolo che ha svolto da novembre a giugno dell'a.s. 16/17 una supplenza come docente, può chiedere alla scuola in cui è tecnico i tre giorni retribuiti per motivi personali? Oppure tali giorni sono proporzionali al servizio come assistente tecnico?

 

Risposta

L’art. 15, comma 2, del CCNL/2007 prevede che il dipendente ha diritto, a domanda, nell'anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, può fruire di sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma.

Sul tema della fruizione dei permessi retribuiti per motivi personali o familiari si è espresso autorevolmente l'Aran in un Orientamento applicativo pubblicato sul sito istituzionale il 17/10/2011, affermando che l’art. 15, comma 2, primo periodo, esplicita chiaramente che il diritto ai permessi retribuiti per motivi personali o familiari (norma comune per il personale docente ed ATA) è subordinata ad una richiesta (...a domanda...) del dipendente documentata “anche mediante autocertificazione”.

La previsione contrattuale generica ed ampia di “motivi personali o familiari” e la possibilità che la richiesta di fruizione del permesso possa essere supportata anche da “autocertificazione”, a parere dell'Agenzia, esclude un potere discrezionale del dirigente scolastico il quale, nell'ambito della propria funzione è preposto al corretto ed efficace funzionamento dell'istituzione scolastica nonché alla gestione organizzativa della stessa.

Il diritto in questione può essere fruito da tutto il personale scolastico, compreso chi ci scrive, in qualunque situazione venga a trovarsi.

 

Inserimento in classe di concorso B22

 

Quesito del 17/07/2017

Si desidera sapere se solo con il titolo di studio rilasciato dal nostro istituto -solo istituto d'arte fino al 2013/14 con indirizzo: grafica pubblicitaria e fotografia ci si può inserire nella graduatoria b22 (laboratori di tecnologie e tecniche delle comunicazioni multimediali). Grazie.

 

Risposta

Va premesso che il DPR 14 febbraio 2016 contiene il regolamento delle disposizioni di revisione dell'attuale assetto ordinamentale delle classi di concorso per la scuola secondaria di primo e di secondo grado.

La Tabella B allegata allo stesso riporta l'elenco delle classi di concorso relative.

Per la classe B22 - “Laboratori di tecnologie e tecniche delle comunicazioni multimediali”, il titolo di accesso secondo il D.M. 39/1998 (Vecchio ordinamento) era costituito dal Diploma di perito industriale per le arti fotografiche; per le arti grafiche. Diploma di maturità professionale per tecnico delle industrie grafiche.

Invece i titoli di accesso non previsti dal DM 39/98 e Diplomi di istruzione secondaria superiore ex  dd.PP.RR. 15 marzo 2010 n. 87 e 88 sono Diploma di Tecnico della grafica pubblicitaria, Tecnico della produzione dell’immagine fotografica, Tecnico dell’industria audiovisiva, Tecnico dell’industria grafica, Diploma di tecnico dell’industria audiovisiva

purché congiunto a

Diploma di operatore della comunicazione audiovisiva.

Pertanto non si ritiene possibile l'accesso alla classe B22 con il solo titolo rilasciato dal vostro istituto - istituto d'arte fino al 2013/14 con indirizzo: grafica pubblicitaria e fotografia.

 

 

Inserimento in III fascia classe di concorso B22

 

Quesito del 15/07/2017

Vista la classe di concorso B-22 (Laboratori di tecnologie e tecniche delle comunicazioni multimediali) per la quale:

1 ) il D.M. 39/1998 (Vecchio ordinamento) prevede come titolo d’accesso

· Diploma di perito industriale per le arti fotografiche , per le arti grafiche

· Diploma di maturità professionale per tecnico delle industrie grafiche

· Diploma di tecnico della cinematografia e della televisione (1)

(1) congiunto a diploma di qualifica di montatore o a diploma di qualifica di fonico o a diploma di qualifica di operatore cinematografico e cameraman o a diploma di qualifica di fotografo rilasciati da istituto professionale

2) Titoli di accesso non previsti dal DM 39/98 e Diplomi di istruzione secondaria superiore ex dd.PP.RR. 15 marzo 2010 n. 87 e 88:

· Diploma di Tecnico della grafica pubblicitaria,

· Tecnico della produzione dell’immagine fotografica,

· Tecnico dell’industria audiovisiva,

· Tecnico dell’industria grafica Diploma di tecnico dell’industria audiovisiva purché congiunto a Diploma di operatore della comunicazione audiovisiva Diploma di tecnico della produzione dell’immagine fotografica purché congiunto a

Diploma di operatore della comunicazione fotografica Diploma di maturità professionale di tecnico della grafica pubblicitaria Diploma di istruzione tecnica – settore tecnologico indirizzo Grafica e Comunicazione Diploma di istruzione professionale – settore Industria e Artigianato indirizzo Produzioni industriali e artigianali articolazione Industria purché congiunto a certificazione delle competenze per l’ambito audiovisivo acquisite nel secondo biennio e ultimo anno del percorso formativo indirizzo Produzioni industriali e artigianali articolazione Industria opzione Produzioni audiovisive Qualsiasi Diploma di istruzione secondaria di secondo grado purché congiunto a Diploma di Istituto Tecnico Superiore

Area Tecnologie dell’informazione e della comunicazione

Visto il numero di richieste pervenute e trattate favorevolmente in molte Istituzioni scolastiche, si chiede alla S.V. se poter annoverare tra questi titoli di accesso alla classe Codice B22, il Diploma di Esame di Stato di “Arte della Grafica Pubblicitaria e della fotografia “conseguito entro l’a.s. 2013/2014 unitamente al diploma triennale di maestro d’arte.

Si chiede inoltre se è corretto inserire al sistema SIDI le eventuali domande anche se solo al fine di escluderle formalmente.

Si ringrazia per l’attenzione.

 

Risposta

Viste le norme citate nel quesito, si ritiene legittimo annoverare tra i titoli di accesso alla classe B22, il Diploma di Esame di Stato di “Arte della Grafica Pubblicitaria e della fotografia “conseguito entro l’a.s. 2013/2014 unitamente al diploma triennale di maestro d’arte.

Infatti l'accesso a tale classe di concorso va congiunto a Diploma di Istituto Tecnico Superiore Area Tecnologie dell'informazione e della comunicazione Ambito Organizzazione e fruizione dell'informazione e della conoscenza.

Pare anche corretto inserire al sistema SIDI le eventuali domande anche se solo al fine di escluderle formalmente.

 

 

 

Sanzione amministrativa dell'INAIL

 

Quesito del 12/07/2017

Ho ricevuto una notificazione d'illecito amministrativo dall'INAIL per ritardo nella presentazione della denuncia di infortunio nella scuola dove sono reggente. Espongo brevemente i fatti.

Il giorno 11/5 un alunno ha avuto un infortunio in palestra durante l'attività pomeridiana di gruppo sportivo. Il giorno 22/5 la scuola riceve il certificato medico relativo all'infortunio.

L'AA che si occupa normalmente della denuncia è assente per malattia. Nell'area alunni è comunque presente un altro AA che, in forza della ripartizione degli incarichi effettuata dalla DSGA, si occupa della denuncia confrontandosi telefonicamente, per i necessari chiarimenti ed istruzioni, con l'AA assente. A causa di un malfunzionamento del portale SIDI l'AA non riesce ad inviare la denuncia il giorno 24/5, pur avendo effettuato numerosi tentativi.

Senza prima confrontarsi con me o con la DSGA, a fronte dell'impossibilità di inviare la denuncia, terminato il suo turno di lavoro rimanda al giorno dopo l'incombenza.

Rifacendomi alla Sentenza 21 marzo 2013 n. 20438 del Tribunale di Bologna - Sezione Lavoro, è possibile secondo lei seguire la medesima linea difensiva?

Le azioni poste in essere in termini di organizzazione del lavoro sono provate da:

- documento, notificato agli interessati nell'a.s. scorso dal Dirigente Scolastico precedente, in cui vengono assegnate le mansioni agli AA;

- pratica nella gestione documentale digitale da me assegnata all'AA presente e da lui presa in carico nella mattinata del 22/5 (si è auto assegnato un'attività che prova la presa in carico).

Se volessi oppormi alla sanzione quale iter devo seguire? L'opposizione interrompe i termini per il pagamento della sanzione minima (da pagare entro 30 giorni dalla notifica) oppure perdo il diritto a questa agevolazione?

Ringraziando per la preziosa risposta saluto molto cordialmente.

 

Risposta

L’INAIL, con la circolare n. 10 del 21 marzo 2016, ha illustrato le novità in tema di infortuni introdotte a seguito della modifica all’art. 53, comma 3, del DPR n. 1124 del 1965 da parte del D.Lgs. 151/2015, che ha recato varie semplificazioni in materia di adempimenti formali concernenti gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Le modifiche sono entrate in vigore dal 22 marzo 2016.

L'INAIL ribadisce che, pur a seguito delle modifiche normative, il datore di lavoro deve continuare a trasmettere la denuncia di infortunio all’INAIL, esclusivamente in forma telematica, per gli infortuni prognosticati non guaribili entro tre giorni, indipendentemente da ogni valutazione circa la ricorrenza degli estremi di Legge per l’indennizzabilità. La denuncia dell’infortunio deve essere fatta entro due giorni da quello in cui il datore di lavoro ne ha avuto notizia.

L'INAIL precisa che, in attuazione delle nuova normativa, i termini per la presentazione delle denunce decorrono dalla “data in cui il datore di lavoro ha ricevuto i riferimenti del certificato medico dal lavoratore” e tale dicitura è stata riportata sia nella modulistica che nell’applicativo delle denunce.

Nelle FAQ sulle denunce infortunio INAIL per le scuole si legge:

“19. Come posso procedere nell'invio della denuncia nel caso in cui il SIDI non sia disponibile nell'arco temporale previsto dalla normativa, ovvero 48 h dalla ricezione del certificato, e non posso scaricare il modulo compilato tramite la funzione "Stampa Denuncia su Modulo per il Datore di Lavoro"?

Se non è possibile inviare telematicamente la denuncia in questo arco temporale è possibile inviare il modulo cartaceo 4 Bis Prest (scaricabile dal sito INAIL) tramite Pec alla sede INAIL competente. (http://www.inail.it/internet/default/Contatti/SediINAILePEC/index.html)".

L'INAIL, con l' Istruzione operativa del 5 marzo 2013, precisa che l'obbligo di denuncia presuppone la possibilità di adempiere e, pertanto, la sanzione può essere irrogata solo quando non vi sia, da parte del datore di lavoro, giustificato motivo per l'omissione o il ritardo.

Al riguardo, l'INAIL specifica che le sanzioni possono essere irrogate in presenza di un comportamento colpevole e graduate in base all'entità della colpa stessa; nel nostro  ordinamento, infatti, non è consentito applicare sanzioni prescindendo dal comportamento del soggetto che ha commesso la violazione.

Va inoltre considerato che, per generale principio del nostro ordinamento, la causa di forza maggiore, qualora sia determinante, esclude la responsabilità.

Il Tribunale di Bologna, con l'Ordinanza n. 20438 del 21 marzo 2013, ha annullato la sanzione irrogata al Dirigente Scolastico per non avere tempestivamente consegnato all'INAIL la copia del certificato medico prodotto da una alunna infortunatasi a scuola.

Ad avviso del Tribunale l'illecito amministrativo contestato difettava dell'elemento soggettivo necessario a sorreggerlo; nel caso di specie il Dirigente aveva agito incolpevolmente avendo nei termini di legge compilato, firmato e consegnato al personale di segreteria (per la protocollazione e la spedizione postale) la denuncia di infortunio.

Il dirigente, una volta compilata e firmata la denuncia di infortunio, ha fatto tutto ciò che gli competeva sul punto, affidandosi necessariamente, per l'espletamento dei successivi adempimenti, agli Uffici competenti del suo Istituto.

Atteso ciò, secondo la sentenza, non si può esigere dal dirigente che dovesse egli stesso personalmente curare la protocollazione e l'invio del plico a mezzo posta all'INAIL, o comunque che dovesse personalmente controllare il corretto espletamento dei successivi adempimenti: come detto, la composizione dell'Istituto e la complessità dell'organizzazione non gli consentivano di operare in tal senso.

Pertanto, ad avviso del Tribunale bolognese, il ritardato invio all'INAIL, dovuto ad una mera disattenzione del personale di segreteria, non può essere addebitato al Dirigente che, avendo fatto quanto di propria competenza, non può essere altresì tenuto, in ragione della complessità della struttura organizzativa, a svolgere o a controllare personalmente anche i successivi adempimenti degli uffici competenti.

Conseguentemente, atteso che nessun profilo di colpa è ascrivibile all'odierno opponente, l'ordinanza ingiunzione impugnata è stata annullata in quanto l'illecito amministrativo contestato difetta dell'elemento soggettivo necessario a sorreggerlo.

Nel caso di specie, invece, l'invio in forma telematica (che è la modalità esclusiva ora prevista) non è stato possibile per un malfunzionamento del sistema.

Tuttavia, in questa ipotesi la normativa vigente non consente di sospendere il termine per l'inoltro della denuncia.

Per contro, nel caso di malfunzionamento, dimostrato tramite la copia della schermata di errore, la denuncia di infortunio deve comunque essere presentata con modello cartaceo da inviare tramite PEC.

Atteso ciò, si ritiene che una eventuale opposizione avverso la sanzione si prospetta difficile e dall'esito incerto.

Pertanto, sarebbe preferibile procedere al pagamento in forma ridotta della sanzione nei termini specificati nell'atto notificato dall'INAIL.

Conclusivamente si ritiene:

1) La sanzione irrogata è legittima in quanto sussisteva obbligo della denuncia da presentare tramite PEC;

2) E’ possibile ottemperare alla contestazione, nei termini di legge, con conseguente pagamento delle somme ridotte come indicate;

3) Se il dirigente è intenzionato a non pagare, può provare a impugnare la sanzione contestandone i presupposti (eccependo quindi il malfunzionamento del sistema anche se, come detto, detta difesa è molto difficile).

 

 

Precedenze in caso di parità di punteggio

 

Quesito del 11/07/2017

Sono una ds di Roma iscritta all'ANP del Lazio.

Avrei bisogno di un suo parere poiché mi trovo in difficoltà con il conferimento degli incarichi triennali.

Il caso specifico riguarda la disponibilità di 1 posto di Sostegno primaria: la delibera del Collegio Docenti prevede come unico criterio quello del punteggio della mobilità (senza specifica nel caso di parità di punteggio).

Ho due candidate con lo stesso punteggio e mi ritrovo con il problema di come poter fare la scelta...

La ringrazio in anticipo per la sua disponibilità.

 

Risposta

In caso di parità di punteggio di due concorrenti al medesimo incarico occorre far riferimento al D.P.R. 09.05.1994 n. 487 (Regolamento recante norme sull'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni). All'art. 5, dopo aver indicato le categorie di cittadini che nei pubblici concorsi hanno preferenza, precisa (comma 5):

“A parità di merito e di titoli la preferenza è determinata:

a) dal numero dei figli a carico, indipendentemente dal fatto che il candidato sia coniugato o meno;

b) dall’aver prestato lodevole servizio nelle amministrazioni pubbliche;

c) dalla più giovane età, ai sensi dell’art.3, comma 7, della legge n.127/1997, come modificata dall’articolo 2 della legge 16 giugno 1998, n. 191”.

Questa disposizione si ritiene debba essere tenuta presente anche nel risolvere il caso proposto.

 

 

Accesso agli atti d'esame

 

Quesito del 10/07/2017

I genitori di un’alunna licenziata all’esame di terza media hanno richiesto l’accesso agli atti per visionare ed estrarre copia di tutti gli elaborati scritti e del verbale del colloquio orale. Hanno già parlato con il coordinatore di classe per chiedere chiarimenti sul voto finale (sette) che risulta inferiore a quello di ammissione (otto). Desidero sapere:

- come posso procedere all’apertura del pacco (devo farlo con alcuni testimoni e redigere uno specifico verbale? Deve essere presente anche la famiglia?)

- se devo far pagare i diritti di segreteria per tutte le fotocopie (l’istituto ha un regolamento interno per l’accesso agli atti e prevede un costo per ciascuna copia).

 

Risposta

L'accesso agli atti è ammesso con le modalità previste dall'art. 22 della legge 241/1990 che prescrive:

“2. L'accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce principio generale dell'attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l'imparzialità e la trasparenza.

3. Tutti i documenti amministrativi sono accessibili, ad eccezione di quelli indicati all'articolo 24, commi 1, 2, 3, 5 e 6.

6. Il diritto di accesso è esercitabile fino a quando la pubblica amministrazione ha l'obbligo di detenere i documenti amministrativi ai quali si chiede di accedere”.

Pertanto va soddisfatta la richiesta dei genitori del quesito.

Le modalità relative all'apertura del pacco sono contenute nell’art. 25, comma 1 dell’O.M. 13/2013, il quale prevede che gli atti e i documenti scolastici degli esami di Stato devono essere consegnati, con apposito verbale, al dirigente scolastico, o a chi ne fa le veci, il quale, ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241 e successive modificazioni, è responsabile della loro custodia e dell'accoglimento delle richieste di accesso e dell'eventuale apertura del plico sigillato che contiene gli atti predetti e che è custodito dallo stesso dirigente scolastico; in tal caso il dirigente scolastico, alla presenza di personale della scuola, procede all'apertura del plico stesso redigendo apposito verbale sottoscritto dai presenti, che verrà inserito nel plico stesso da sigillare immediatamente.

Conseguentemente all’apertura del pacco non deve essere presente anche la famiglia.

Il rilascio di copie in carta semplice di documentazione è sottoposto al pagamento di un corrispettivo di euro 0,26 per il rilascio da una a due copie, di euro 0,52 da due a quattro copie e così di seguito, salvo che il regolamento della scuola preveda oneri diversi. Le cifre relative saranno corrisposte mediante applicazione di marche da bollo ordinarie da annullare con il datario a cura dell’ufficio ricevente l’istanza di accesso.

Quanto sopra in conformità alla Direttiva della Commissione per l’accesso del 19/3/1993 n. 27720/928/46.

Il regolamento di istituto concernente le modalità per l’esercizio del diritto di accesso non è obbligatorio.

 

 

Formazione classi per sorteggio

 

Quesito del 10/07/2017

Il Consiglio di Istituto ha confermato la consuetudine prevista dal regolamento di sorteggiare l’abbinamento dei gruppi classe alle sezioni della scuola secondaria. Tale sorteggio avverrà solo a inizio settembre. Quindi devo aspettare dopo tale sorteggio a fare le assegnazioni dei docenti alle classi? Al momento ho solo dei gruppi per le future classi prime e non mi è possibile prevedere l’assegnazione dei docenti alle sezioni delle future classi prime.

Inoltre si sono presentate due questioni che devo valutare:

- un genitore ha chiesto di cambiare sezione per il figlio non ammesso alla classe seconda che dovrà ripetere la classe prima; lo inserisco dopo il sorteggio della sezione?

- una docente ha richiesto di non avere sua nipote come alunna della futura classe prima; se tale alunna è inserita in un gruppo classe che sarà abbinato per sorteggio alla sezione a cui assegno la docente, come posso fare?

In buona sostanza il ricorso al sorteggio mi pare una complicazione che limita la discrezionalità dell’assegnazione. Non sarebbe opportuno eliminare tale procedura dal regolamento?

 

Risposta

E' facoltà del Consiglio di istituto rivedere il proprio regolamento relativo alla formazione delle classi ed eliminare la procedura del sorteggio soprattutto se esso nuoce alla funzionalità nell'assegnazione dei docenti alle classi medesime. E' facoltà del Dirigente proporre motivatamente al Consiglio la revisione di tale disposizione.

Nell'ipotesi tuttavia che ciò non avvenga

- il cambio di sezione per il figlio non ammesso alla classe seconda che dovrà ripetere la classe prima potrà avvenire dopo il sorteggio della sezione;

- lo stesso criterio potrà essere seguito per non inserire la nipote della docente nella classe assegnatale.

 

 

Segnalazione anonima di comportamenti scolastici inidonei

 

Quesito del 8/07/2017

Sono Dirigente Scolastica, neo immessa in ruolo presso l'Istituto Tecnico Statale ...

Mi è pervenuta il 6 luglio dall'Ufficio V dell'ATP di ......., su posta istituzionale della scuola e quindi visibile a chiunque ha accesso a tale mail, una richiesta di relazione relativa a una segnalazione anonima da parte di "sedicenti genitori" (così denominati dal dott. .......) in relazione a presunti gravi comportamenti tenutosi nel mio Istituto che le allego.

Ci si riferisce a cose completamente infondate e/o prive di significato.

In particolare

- l'unica docente di sesso femminile con nomina su potenziamento (.......... di grande serietà, professionalità e correttezza come le sarà facile verificare) ha regolarmente svolto le attività deliberate e programmate nell'ambito di un progetto "ArricchiMenti..." mirato a garantire il potenziamento dell'offerta formativa, la sostituzione di docenti assenti e il recupero e potenziamento degli alunni in difficoltà, oltre che la preparazione per le certificazioni DELF in orario extracurriculare;

- le uniche sospensioni sono state comminate a degli alunni della IV ...., che niente hanno a che fare con tale docente, che sono stati artefici di un episodio grave di attivazione di un estintore che ha comportato evacuazione dell'Istituto e problemi in un'ala dell'edifico; in relazione a tale episodio è stato applicato la procedura prevista dal regolamento d'Istituto con convocazione degli alunni per accertare le responsabilità, convocazione del Consiglio di Classe, presieduto su mia delega dal coordinatore di classe, e comunicazione scritta ai genitori degli alunni con successivo incontro;

- il sito web dell'Istituto, realizzato da Argo, ha cambiato indirizzo da nomeistituto.it a nomeistituto.gov.it; pur rispettando la struttura obbligatoria prevista dalla legislazione in vigore, non soddisfa neanche me dal punto di vista grafico e dell'interattività ed è stato individuato nell'ultimo collegio come punto di debolezza su cui è necessario lavorare nel mio “bilancio sociale” di fine anno;

- il corso serale ha allo stato attuale circa 60 iscritti, con domande regolarmente prodotte e protocollate, a fronte di un'unica classe autorizzata in organico di diritto e, allo stato attuale, non esiste ancora nessun elenco.

Concludo sottolineando che l'Istituto a me affidato, con una classe docente con un'età media superiore alla media, si caratterizzava per una conflittualità interna molto evidente e stratificata negli anni e per un trend di decrescita degli iscritti che lo aveva condotto pericolosamente vicino alla soglia del dimensionamento.

Con una continua presenza, una politica di condivisione, di gestione dei conflitti, di valorizzazione delle risorse, di promozione di nuove progettazioni (PON, POR, ...), di percorsi significativi di alternanza scuola/lavoro, di attento e continuo coordinamento di tutte le fasi di gestione delle riunioni collegiali, di rapporti continui e diretti con alunni e genitori, con l'adesione a progettazioni proposte anche dall'USR nel corso dell'anno scolastico sono riuscita, svolgendo al meglio il mio ruolo di DS, a dare fiducia e prospettiva di sviluppo all'Istituto con un incremento significativo del numero degli iscritti nelle classi prime, l'attivazione dell'indirizzo di studio di Grafica e Comunicazione, la riattivazione del corso serale, la gestione (come scuola sede individuata dalla scuola Polo) della formazione dei docenti, la creazione di un clima sereno di lavoro, ecc.

Vorrei avere dei suggerimenti in merito ai passaggi formali che si rendono necessari per accertare le responsabilità e tutelare la mia persona e la mia posizione, e consigli su come procedere per individuare e denunciare gli autori della missiva anonima, di cui chiederò copia all'ATP, ma anche di effettuare tutti i dovuti controlli, verifiche, ispezioni che possano servire a salvaguardare la mia posizione in qualità di DS e l'individuazione di violazioni di procedure abbastanza evidenti.

 

Risposta

Ci si consenta di manifestare stupore per il comportamento dell'ATP di ........ che trasmette alla scuola una segnalazione anonima da parte di "sedicenti genitori", ignorando tutta una letteratura giuridica in fatto di lettere anonime.

Competente a trattare la questione dei passaggi formali necessari per accertare le responsabilità e tutelare la persona e la posizione del DS che scrive, e a consigliarle su come procedere per individuare e denunciare gli autori della missiva anonima è un legale. Noi ci serviamo abitualmente dell'avv. Giuseppe Pennisi, professore di Diritto Pubblico e Legislazione scolastica dell'Università Roma 3.

In merito poi alle contestazioni dell'Ufficio V dell'ATP di ........ la DS scrivente ha fornito opportune e ineccepibili risposte nel testo del quesito e ha documentato i suoi sforzi per dare fiducia e prospettiva di sviluppo all'Istituto.

Pertanto la DS può ritenersi sufficientemente sicura del suo buon operato.

 

 

Ammissione alle graduatorie con il diploma accademico di II livello

 

Quesito del 7/07/2017

Una docente ha il Diploma accademico di II livello rilasciato dall'Istituto Superiore .... di ..... nel 2013, possiede inoltre il diploma in Violino conseguito nel 2010 c/o Liceo ..... e un diploma di maturità conseguito nel 2004.

La docente ha presentato domanda per le seguenti classi di concorso:

A029 ex A031

A030 ex A030

A53, A55, A56 ex A077

A64

A63

avendo il diploma accademico di II livello può accedere direttamente alla seconda fascia (è titolo abilitante)?

 

Risposta

I corsi accademici di II livello costituiscono la parte superiore del nuovo percorso formativo applicato nei Conservatori di Musica italiani.

Autorizzati e riconosciuti dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, come sperimentazione degli ordinamenti previsti dalla legge di riforma dei Conservatori (legge 508/99), i corsi accademici di II livello sono parte del sistema dell'Alta Formazione Artistica e Musicale.

Il diploma accademico di II livello in "Discipline musicali" è equiparato alla laurea magistrale delle Università italiane.

Pertanto la docente in questione può essere ammessa alla prima fascia delle classi di concorso richieste.

 

 

Passaggio da ambito territoriale a scuola

 

Quesito del 4/07/2017

Entro il prossimo 08 luglio gli istituti di istruzione secondaria di secondo grado dovranno emanare il relativo avviso pubblico per segnalare i posti vacanti e disponibili per il passaggio da ambito territoriale a scuola.

Mi chiedo quali posti possano ragionevolmente essere segnalati se, ad oggi, le operazioni di mobilità non sono state ancora effettuate e rese note.

Attualmente ho la copertura totale dei posti in organico, compresi quelli del potenziamento, ad eccezione di una cattedra di lingua inglese per docente che, a dicembre 2016, è stato assegnato all'estero per i prossimi 9 anni. Non ho contezza di eventuali richieste di mobilità da parte dei docenti in organico perché, per il corrente a.s., non è stato possibile per i ds accedere a tali informazioni.

 

Risposta

Il passaggio da ambito a scuola va effettuato ai sensi dell'art. 3 del CCNI sottoscritto l'11 aprile 2017 concernente la mobilità del personale docente, educativo ed A.T.A. per l'a.s. 2017/2018.

Se entro la data del 8/07/2017 la situazione della scuola sarà ancora quella prospettata nel quesito, occorrerà segnalare la sola disponibilità della cattedra di lingua inglese, mentre in tempi successivi sarà possibile indicare eventuali disponibilità sopraggiunte.

 

 

Nuovo credito scolastico (D.Lgs. 62/2017): decorrenza

 

Quesito del 3/07/2017

Nella mia scuola secondaria secondo grado, è stato attribuito alle classi III il nuovo credito scolastico previsto dal DL 62 2017. La piattaforma Sidi non accetta il nuovo credito, in quanto l'articolo relativo al credito scolastico si attua a partire dal 1° settembre 2017.

Vorrei sapere se vi sono altre scuole in questa situazione e come hanno risolto il problema.

Grazie.

 

Risposta

Sul tema il MIUR con la nota 6193 del 1/06/2017 ha chiarito:

“A seguito di alcuni quesiti qui pervenuti, in relazione all’applicazione delle norme in materia di valutazione e svolgimento dell’esame di Stato, contenute nel decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62 (G.U. n. 112 del 16/5/2017 Suppl. Ordinario n. 23 – cfr. anche art. 15 D. Lgs n. 62/2017), si ritiene opportuno precisare quanto segue.

Scuole primarie e secondarie di primo grado. Le nuove modalità di valutazione e di ammissione alla classe successiva o all’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione, previste dal citato D. Lgs. n. 62/2017, si applicano a decorrere dall’anno scolastico 2017/2018. Pertanto nulla è innovato per l’anno scolastico in corso per l’effettuazione degli scrutini finali e per lo svolgimento dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione.

Scuole secondarie di secondo grado. In relazione alle modalità di attribuzione del credito scolastico nel corrente anno scolastico, si precisa che per tutte le attuali classi (comprese le terze) in sede di scrutinio finale si continuano ad applicare le tabelle allegate al DM n. 99 del 16 dicembre 2009. A decorrere dall’anno scolastico 2018/2019, data in cui andrà a regime tutto l’impianto correlato alla nuova disciplina degli esami di Stato, si applicheranno le tabelle di cui all’Allegato A al decreto legislativo n. 62/2017, operando le necessarie confluenze ivi previste”.

A queste disposizioni le scuole debbono adeguarsi senza esclusione di sorta, né si è a conoscenza di istituti che non vi si siano attenuti.

 

 

Esami di stato: attribuzione del bonus di 5 punti

 

Quesito del 2/07/2017

Sono una docente "commissario interno" per gli esami di stato 2017 in una scuola secondaria superiore. Chiedo chiarimento sull'attribuzione dei 5 punti di bonus sui voti totali conseguiti dall'alunno.

Fermo restando le condizioni ministeriali dei 15 crediti e di una valutazione totale pari o superiore a 70 in tutte le prove d'esame e, scontata la non obbligatorietà dell'assegnazione di tali punti di bonus, può una commissione, nella fase di determinazione dei criteri, escludere a priori la possibilità di attribuirne 5 o 4 e prevedere, per esempio, che se ne potranno attribuire al massimo 3?

Ancora, a causa di criteri troppo rigidi pretesi dal presidente, ci troviamo con due casi assurdi:

1° caso - un alunno meritevole che, arrivato a 97 punti totali (di cui 25 crediti), non ha diritto ad alcun punto di bonus e avrà quindi voto finale di 97/100;

2° caso - un alunno che, arrivato a 97 punti totali (di cui 24 crediti), ha diritto a 3 punti di bonus e conseguirà voto finale di 100/100.

Questo perché nei criteri era stato deciso che per accedere ai punti di bonus l'alunno avrebbe dovuto conseguire almeno un 15 e due 14 nelle tre prove scritte. Tale condizione era presente nel 2° caso, mentre nel 1° caso i voti delle tre prove scritte erano 15, 14 e 13.

Non capisco l'assurda rigidità di alcuni presidenti di commissione che non dimostrano alcuna elasticità e non tengono nella giusta considerazione le motivazioni dei commissari interni!

Terminati i colloqui di tutti gli alunni, prima di procedere con le operazioni finali di attribuzione dei bonus, si può chiedere la rideterminazione dei criteri per evitare tali incongruenze o meglio "INGIUSTIZIE"?

Ringrazio per l'attenzione e chiedo cortesemente una risposta rapida visti i tempi ristretti per la conclusione degli Esami di Stato.

Una docente che ama il proprio lavoro e ha profondo rispetto per gli alunni.

 

Risposta

I criteri che la commissione d'esame si dà all'inizio dei propri lavori sono criteri di massima e non obblighi inderogabili che la stessa si auto impone.

Ad essi pertanto si può derogare soprattutto in fase di attribuzione dei voti finali che devono tenere in considerazione anche il curriculum di ciascun candidato, presente agli atti e opportunamente valorizzato soprattutto dai commissari interni.

Questa modalità operativa non è pertanto una rideterminazione dei criteri, ma solo un adeguamento alla realtà e alla storia individuale di ogni candidato.

In conclusione si ritiene legittimo assegnare ad entrambi i candidati di cui al quesito il massimo del punteggio attribuibile.

 

 

Esami di stato: classe di concorso A050

 

Quesito del 1/07/2017

L'O.M.257 all'art.21 comma 4 dice che "i commissari, ..., conducono l'esame in tutte le materie per le quali hanno titolo secondo la normativa vigente."

La mia domanda è questa: un commissario di A050 (Italiano e storia) può condurre l'esame di storia in un liceo linguistico in cui l'insegnamento di storia è affidato alla classe A037?

Grazie per la sua risposta.

 

Risposta

La risposta è affermativa: il commissario nominato per la classe A050 “Lettere Istituti di istruzione di II grado” può condurre l'esame di storia in un liceo linguistico in cui l'insegnamento di storia è affidato alla classe A037 “Filosofia e storia”, perché nella A050 sono compresi anche insegnamenti di Storia.

 

 

Il congedo biennale per assistere un famigliare non comporta ulteriori oneri con l'amministrazione

 

Quesito del 1/07/2017

Volevo porre un quesito relativo alla fruizione del congedo ai sensi della l. 151/00 (quella del congedo biennale); se io (D.S.) dovessi optare per il congedo di un anno, per eventuali assenze che potrei essere costretto a fare (viaggio, ferie, o altro) come mi devo comportare? sussiste l'obbligo di permanenza nella abitazione del mio genitore per tutto il periodo del congedo o posso, con una comunicazione all'amministrazione, muovermi per periodi limitati anche al di fuori dell'Italia?

Grazie.

 

Risposta

L'art. 4 della legge 53/2000, comma 5-quinquies dispone che il periodo di cui al comma 5 [diritto a fruire del congedo di cui al comma 2 dell'articolo 4 della stessa legge] non rileva ai fini della maturazione delle ferie, della tredicesima mensilità e del trattamento di fine rapporto. Per quanto non espressamente previsto dai commi 5, 5-bis, 5-ter e 5-quater si applicano le disposizioni dell'articolo 4, comma 2, della legge 8 marzo 2000, n. 53 [“Durante tale periodo il dipendente conserva il posto di lavoro, non ha diritto alla retribuzione e non può svolgere alcun tipo di attività lavorativa. Il congedo non è computato nell'anzianità di servizio né ai fini previdenziali; il lavoratore può procedere al riscatto, ovvero al versamento dei relativi contributi, calcolati secondo i criteri della prosecuzione volontaria”]».

Si ritiene che il dipendente che sottostà a queste ultime disposizioni non abbia ulteriori oneri con la propria amministrazione né relativamente alle assenze, ferie o viaggi anche fuori dall'Italia, fatto salvo il diritto del genitore ad avere l'assistenza per cui  il congedo è stato concesso.

 

 

La collaboratrice scolastica che non sente il campanello

 

Quesito del 28/06/2017

Richiesta di informazioni relativamente alla procedura per sottoporre una collaboratrice scolastica continuamente assente (ogni settimana fa 2/3 gg di assenza per malattia). L'iniziativa sarebbe mia e non della collaboratrice che non sa nulla in merito.

Oltre all'estrema difficoltà di coprire il suo servizio, non potendo nominare supplente perché assenze molto brevi, la collaboratrice non sente ad un orecchio, a dire delle docenti che svolgono il servizio nel suo plesso, pertanto non apre il portone alle famiglie perché non sente il campanello e non risponde alle chiamate delle docenti.

 

Risposta

E' opportuno che la dirigente si faccia rilasciare una testimonianza scritta dalle docenti del plesso che confermi la circostanza che la collaboratrice scolastica non apre il portone alle famiglie e non risponde alle loro chiamate.

Successivamente essa inviterà la dipendente a sottoporsi a una visita medica specialistica che ne accerti l'idoneità allo svolgimento della funzione. Qualora essa si rifiuti potrà valutare l'opportunità di sottoporla a visita medica collegiale.

Com’è noto, la richiesta va indirizzata alla Commissione medica di verifica (CMV) operante presso le sedi decentrate del MEF. Così prevede il Decreto del Ministero dell’economia e delle Finanze del 12/02/2004, commentato dalla Circolare del MEF n. 426 del 26/04/2004. La circostanza è stata ancora fatta oggetto di ulteriore circolare del MEF n. 868 del 20/01/2009.

La visita medica collegiale mira a stabilire la sussistenza di eventuali cause di assoluta e permanente inidoneità fisica a svolgere qualsiasi proficuo lavoro o dei requisiti fisici temporanei e/o permanenti di idoneità allo svolgimento della funzione.

Competente a richiederla è il dirigente scolastico, ai sensi dell'art. 14 del DPR 275/1999. Della richiesta va informato il dipendente, con l’avvertenza esplicita che potrà farsi assistere da un sanitario di sua fiducia.

La richiesta va accompagnata da un riepilogo delle assenze per malattia dell’ultimo triennio e da idonea, documentata relazione, che fornisca tutti gli elementi utili alla CMV per porre una corretta diagnosi e assumere un provvedimento conseguente.

 

 

Esami di stato: compiti del docente che ne vigila lo svolgimento

 

Quesito del 27/06/2017

Ogni anno mi trovo a discutere coi miei colleghi se durante la prova di maturità di matematica sia legittimo dare indicazioni e suggerimenti agli studenti o se, al contrario, dobbiamo permanere in silenzio e limitarci a vigilare. Esiste una normativa o un regolamento a tal proposito?

Grazie.

 

Risposta

La normativa che regola lo svolgimento degli esami di stato è data dall'annuale O.M. relativa. Quella per gli esami 2016/2017 è l'O.M. 257 del 4/05/2017.

Essa tuttavia non tratta specificatamente del tema proposto nel quesito, sul quale tuttavia non esistono norme o regolamenti specifici, se non quelli generali relativi a qualsiasi tipo di esame.

L'operato dell'assistente alle prove deve limitarsi alla vigilanza sul corretto comportamento degli esaminandi senza interferire con indicazioni e suggerimenti sul relativo svolgimento.

 

 

Adozione della settimana corta

 

Quesito del 27/06/2017

Le invio un quesito sulla procedura di delibera di settimana corta. Preciso che sono un docente, componente del Consiglio di Istituto e RSU.

Ecco i fatti.

Liceo classico con 2 sezioni di liceo classico europeo.

17 maggio: al collegio docenti viene presentata dai 4 rappresentanti dei genitori al consiglio di istituto la proposta di istituire la settimana corta, già dal prossimo anno scolastico, solo nel liceo classico (non in quello europeo). Il collegio esprime parere favorevole con: 35 voti favorevoli 33 contrari 2 astenuti. Votano anche 4 docenti titolari di cattedra presente solo al classico europeo (cioè spagnolo, francese, diritto, lettore madrelingua di inglese e di francese) che non è interessato dall'eventuale cambiamento di orario. Il loro voto è favorevole.

C’è da precisare che:

MAI, nelle sedute precedenti del Consiglio di Istituto, era stato inserita all’ordine del giorno la discussione su tale proposta di cambiamento dell’orario, di cui quindi non si è mai dibattuto;

MAI il Collegio dei docenti è stato chiamato a riflettere sull’aspetto didattico della settimana corta, della fattibilità e/o opportunità didattica di essa, in termini per esempio di scansione oraria, anche tenuto conto del numero elevato di pendolari che frequentano quello che è l’unico Liceo classico della Provincia; il 17 maggio ( a scuola ormai finita) il collegio ha dovuto dire SI’ o NO.

Nei giorni successivi gli alunni svolgono un sondaggio scritto anonimo su una proposta di orario di settimana corta. Il 72% vota contro.

Il 29 maggio due docenti membri del consiglio di istituto inviano una lettera protocollata al presidente del consiglio in cui: 1) sottolineano che la proposta dei rappresentanti dei genitori è pervenuta direttamente al collegio docenti senza essere mai stata prima presentata e discussa al Cons. di istit.; 2) chiedono di conoscere la percentuale numerica dei genitori che chiedono la settimana corta; 3) sottolineano che il parere favorevole del collegio si è ottenuto con i voti di quei docenti che per la loro classe di concorso possono insegnare solo all'europeo; 4) chiedono di ritirare la proposta visto che il 72% dei ragazzi, che sono i veri protagonisti della vita scolastica, non la vogliono.

31 maggio: è convocato il consiglio di istit. con 2 punti all'Ord. del giorno (nessuno dei quali riguarda la proposta di settimana corta) e senza il punto "varie ed eventuali". Pertanto non si discute della proposta e non si dà lettura della predetta lettera nonostante i due docenti firmatari ne facciano esplicita richiesta. ( Il DS e i 4 genitori mostrano grande fretta di andare via).

5 giugno: viene depositata in segreteria una richiesta rivolta al Cons di istit corredata da 327 dichiarazioni firmate dai genitori contrari alla settimana corta su una base votante di 534 (sono volutamente esclusi i ragazzi dell'ultimo anno e quelli dell'europeo non interessati dalla modifica) con richiesta formale di ritirare la proposta.

14 giugno: vengono depositate in segreteria: 1) altre 20 firme con reitera del ritiro della proposta; 2) un documento del comitato genitori sottoscritto da una delegazione di 16 genitori in cui si chiede nuovamente di ritirare la proposta e di effettuare un sondaggio ufficiale da parte della scuola per conoscere la volontà delle famiglie. In caso di mancato accoglimento della richiesta si chiedono le dimissioni dei 4 genitori rappresentanti. Lamentano la totale assenza di democrazia e condivisione nell’ambito di un cambiamento tanto radicale dello stile di vita degli STUDENTI soprattutto.

15 giugno: è convocato il Cons di Istit con all’ordine del giorno “delibera settimana corta”. Due docenti presentano richiesta di non deliberare, motivando ampiamente la richiesta. Si delibera con 7 voti contrari (3 docenti e 4 studenti), 10 favorevoli (4 genitori, 4 docenti - tutti dell'organico potenziato - 2 ata), 1 astenuto.

Tenga conto che la scuola, per la presenza dell’indirizzo “classico europeo”, rimarrà comunque aperta anche di sabato, quindi non ci sarà alcun risparmio di luce e/o riscaldamento.

Inoltre: 1) nel PTOF non si parla di settimana corta; 2) da una simulazione di orario effettuata dal Dirigente i ragazzi del liceo che svolgono un’ora aggiuntiva di matematica (31 ore settimanali) dovranno svolgere le lezioni dal lunedì al giovedì dalle 8,15 alle 13,45 (con ore quindi di 50/45 minuti) e il venerdì dalle 8,15 alle 13,45 e dalle 14,30 alle 16,30.

Quesito: la procedura con cui si è arrivati alla delibera della settimana corta è corretta? E’ impugnabile? Prima che al TAR, i cui tempi sono notoriamente lunghi, presso quale organo studenti e famiglie possono chiedere di essere ascoltati?

2° quesito: in data 24 giugno sul sito del Liceo nella sezione Albo online è stato pubblicato il verbale, NON ANCORA APPROVATO e con inesattezze, imprecisioni ed affermazioni false, nonché privo degli allegati, del Consiglio di Istituto in cui si è votata la delibera e non è stata invece pubblicata la Delibera in questione. So dalla CM 105/75 che questo non è legale. Come bisogna procedere?

La ringrazio sentitamente dell’attenzione che ci vorrà prestare.

 

Risposta

La premessa è che lo svolgimento delle lezioni in cinque giorni alla settimana è una forma di flessibilità organizzativo-didattica da ricondurre all’adattamento del calendario scolastico di cui all’articolo 5 comma 2 del D.P.R. 275/1999: “Gli adattamenti del calendario scolastico sono stabiliti dalle istituzioni scolastiche in relazione alle esigenze derivanti dal Piano dell’offerta formativa, nel rispetto delle funzioni in materia di determinazione del calendario scolastico esercitate dalle Regioni a norma dell’art. 138, comma 1, lettera d) del decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 112”.

Alla luce di quanto sopra la concentrazione delle lezioni in cinque giorni alla settimana è correlata alle esigenze del piano dell’offerta formativa e, rientrando in quanto soluzione didattico-organizzativa, nel piano, segue la stessa procedura di approvazione dello stesso: elaborazione (e quindi parere favorevole/proposta) del collegio e approvazione da parte del consiglio.

A queste indicazioni le scuole devono attenersi nel deliberare la settimana corta.

 

 

Scuola primaria: ore di programmazione

 

Quesito del 21/06/2017

Mi sono confrontata con alcune colleghe ma i pareri sono discordanti. Chi decide quando si devono effettuare le ore di programmazione (2 settimanali) alla scuola primaria? Possono essere i docenti ad organizzare giorno e orario o il dirigente?

Grazie.

 

Risposta

Pur avendo presente l’art. 5 comma 2 del D.Lgs. n. 165 del 2001, come modificato dall'articolo 34 del D.Lgs. n. 150 del 2009 e dall’art. 2, comma 17 della legge 135/2012 che ha attribuito al dirigente la competenza esclusiva sulla micro-organizzazione della scuola e su tutti gli atti gestionali che la realizzano, si ritiene legittima una certa elasticità nell’organizzare gli orari della programmazione nella scuola primaria che, tenendo conto delle motivazioni addotte dai docenti interessati, favorisca le loro richieste. L’orario della sua effettuazione infatti non è regolamentato contrattualmente. Anzi, l’art. 28, comma 5 del CCNL/2007 prevede che le 2 ore di programmazione didattica vadano attuate in incontri collegiali dei docenti interessati, anche in modo flessibile e su base plurisettimanale.

 

 

Beneficiari art. 21 legge 104/92: esclusione dalla graduatoria d'istituto

 

Quesito del 21/06/2017

Quest’Istituto Scolastico deve procedere alla compilazione delle graduatorie interne d’Istituto per il personale docente, di cui fa parte una docente che ha presentato, come previsto dall’art. 21 legge n. 104/92:

… “La persona handicappata con un grado di invalidità superiore ai due terzi o con minorazioni iscritte alle categorie1’/2’/3’ della Legge 10/08/1950 n.648 assunta presso Enti Pubblici, come vincitrice di concorso o ad altro titolo, ha diritto di scelta prioritaria tra le sedi disponibili”...;

      a) - l’allegato verbale del 23/6/2016 Legge 104/92 da cui emerge il riconoscimento non revisionabile di una situazione di Portatore di HC art. 3 comma 1;

      b) - l'allegato certificato del 20/3/2017 rilasciato da AOU Città della Salute e della Scienza di Torino.

      Si chiede:

- se la patologia certificata da AOU Città della Salute e della Scienza di Torino rientra nella tabella A Categoria 1’/2’/3’ della Legge 10/08/1950 n. 648 ;

- se deve essere supportata da un riconoscimento/certificazione anche in merito alla durata come per lo stato di hc e/o invalidità.

Si comunica per completezza d'informazione che sia il Medico Competente, sia la Commissione Medica di Verifica di Torino, sia l'Ufficio Legale che la Commissione Medica di Verifica dell'ASL di competenza hanno dichiarato la loro non competenza in merito. Il quesito posto al MIUR ed all'USP non ha prodotto alcuna risposta.

 

Risposta

In attesa di una risposta da parte del MIUR e dell'USP si cercherà di esprimere un parere sul quesito proposto.

Tuttavia, anche non sono stati allegati i documenti a) e b), si ritiene che la docente in questione abbia titolo a beneficiare delle disposizioni dell’art. 21 legge n. 104/92, senza ulteriori documentazioni.

Ad essa va applicato pertanto l'art. 13, comma 2 del Contratto Collettivo Nazionale Integrativo concernente la mobilità del personale docente, educativo ed A.T.A. per l'a.s. 2017/2018, sottoscritto l'11 aprile 2017, relativo all'esclusione dalla graduatoria d'istituto per l'individuazione dei perdenti posto, che precisa.

“a) I docenti beneficiari delle precedenze previste ai punti I), III), IV) e VII) di cui al comma 1 del presente articolo e riconosciute alle condizioni ivi indicate, non sono inseriti nella graduatoria d'istituto per l'identificazione dei perdenti posto da trasferire d'ufficio, a meno che la contrazione di organico non sia tale da rendere strettamente necessario il loro coinvolgimento (es. soppressione della scuola, ecc.)”.